Autore: erasuperba

  • Suoni reali: concorso musicale al Circolo Arci Belleville

    Suoni reali: concorso musicale al Circolo Arci Belleville

    musica-live-cantanti-microfonoIl Circolo Arci Belleville di vico Calvi è uno dei locali che aderiscono alla seconda edizione del concorso musicale Suoni reali, organizzato da Arci ReAL (la Rete Arci per la musica dal vivo) e rivolto a giovani emergenti under 30.

    La selezione dei partecipanti avverrà in due fasi: anzitutto avrà luogo un ascolto dei brani indicati dai concorrenti su piattaforma web (YouTube, SoundCloud, Facebook, MySpace, etc) dal 31 marzo al 10 aprile 2013. Per partecipare è necessario inviare una mail a suonirealiliguria@gmail.com entro il 31 marzo 2013.

    A seguire, verranno scelti 18 semifinalisti che si esibiranno in 8 appuntamenti dal vivo – articolati fra semifinali e finali – che si terranno in otto regioni italiane nei circoli Arci aderenti.

    Verranno infine decretati i quattro vincitori, che potranno usufruire dell’organizzazione di vere e proprie tournèe nei circoli Arci che in tutta Italia aderiscono al circuito, aprendo, nel corso della stagione 2013/2014, anche i concerti di artisti più affermati. Un quinto vincitore riceverà inoltre  il Premio Speciale MEI, con la possibilità di esibirsi al Supersound di Faenza a settembre 2013.

    Due dei progetti selezionati avranno inoltre l’opportunità di esibirsi in un evento off di Mediterranea 2013, la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo (Ancona – 6 giugno/7 luglio 2013), mentre tutti i cinque i vincitori parteciperanno al festival nazionale Collisioni 2013. Infine verrà realizzata una compilation contenente i brani dei 18 semifinalisti.

  • Tassa di concessione governativa e abbonamenti telefonici a contratto

    Tassa di concessione governativa e abbonamenti telefonici a contratto

    smsQuesta settimana parliamo della odiosa tassa di concessione governativa, estesa dalla normativa vigente anche alla telefonia, la quale viene identificata come un ponte radio. Basta prenedere soldi… lo Stato interpreta le leggi secondo la propria convenienza. Ricordiamo che la TCG viene applicata solo agli abbonamenti telefonici con un contratto, ovverosia con l’esclusione della cosiddette ricaricabili.

    Come dicevamo, secondo la Cassazione, sez. tributaria, con la sentenza 14 dicembre 2012, n. 23052 il contratto di abbonamento va a sostituirsi alla licenza di stazione radio; il regime autorizzato giustifica il mantenimento della tassa di concessione governativa che deve essere pagata.
    Sulla questione vi erano, da parecchio tempo, “pareri contrastanti”; e quando vi sono troppi pareri contrastanti passare il Piave non è facile.

    Infatti l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione del 18 gennaio 2012 n. 9/E aveva ribadito l’obbligatorietà del pagamento della tassa per tutti (privati ed enti pubblici non statali) ex art. 21 tariffa allegata al DPR n. 641/1972, mentre la giurisprudenza (cfr. sentenze: Comm. Trib. reg. Veneto 2 aprile 2012, n. 2; Comm. Trib. reg. Veneto 10 gennaio 2011, n. 5; Comm. Trib. Perugina 15 febbraio 2011, n. 37) ha riconosciuto che con l’entrata in vigore del codice delle telecomunicazioni la tassa di concessione governativa non era più prevista, definendo la stessa come illegittima ed anacronistica in un mercato oggetto di privatizzazione e liberalizzazione.
    Con la sentenza in commento i giudici della Corte hanno definitivamente risolto la querelle sancendo la legittimità della TCG.

    Nella decisione di cui si sta parlando, si legge testualmente che “Non rileva l’argomentazione dei controricorrenti, secondo cui il citato art. 160 del Codice delle comunicazioni elettroniche riguarderebbe soltanto gli impianti radioelettrici e non gli apparecchi di telefonia mobile, che non costituiscono un impianto radioelettrico. Invero tale articolo ha riprodotto esattamente il contenuto normativo dell’abrogato D.P.R. n. 156 del 1973, art. 318, che costituiva in precedenza il presupposto oggettivo della tassa di concessione governativa sulla telefonia mobile….La delineata interpretazione del quadro normativo di riferimento trova conferma nel disposto della L. finanziaria n. 244 del 2007, art. 1, comma 203, che. intervenuta successivamente alla ritenuta abrogazione dell’art. 21 della tariffa per effetto del disposto del D.Lgs. n. 159 del 2003, art. 268, ha esteso ai non udenti l’esenzione dalla tassa di concessione governativa già prevista dallo stesso art. 21 per invalidi e non vedenti, restando così dimostrata la persistente vigenza di tale disposizione tariffaria anche dopo l’abrogazione del D.P.R. n. 196 del 1973, art. 318”.

    E gli enti pubblici non la pagano, per legge. Un’altra battaglia persa, l’ennesima, da parte degli utenti tartassati da balzelli deliranti.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Comune di Genova, società partecipate: slitta l’ok al regolamento

    Comune di Genova, società partecipate: slitta l’ok al regolamento

    palazzo-tursi-vassallo-giovanni-Pd-DGiungerà in Consiglio Comunale il prossimo martedì il “Regolamento per il controllo delle società partecipate”, l’unico punto all’ordine del giorno della seduta di ieri. Proprio la mancanza di un testo definitivo su cui discutere in aula è stata la ragione che ha spinto a non convocare il Consiglio e di rinviarlo alla prossima settimana.

    La decisione ha riacceso la polemica per la scarsa produttività della Giunta alimentata non solo dai consiglieri dell’opposizione, ma anche dal consigliere Vassallo del Pd, uno dei veterani del principale partito di maggioranza. Alcuni  giornali hanno letto in questo rinvio “forzato”, come una presa di posizione del Partito Democratico contro il Sindaco Doria, reo di aver tentato di procedere ad un’approvazione lampo del regolamento. Che l’obiettivo di questo rinvio fosse approfondire il contenuto della bozza di documento presentato dall’assessore al Bilancio del Comune di Genova Miceli è effettivamente vero, ma che vi siano state delle tensioni tra la Giunta e il Pd è meno certo.

    Una delle ragioni principali del rinvio è dovuta principalmente alla volontà, espressa da diverse forze politiche, di convocare per la terza volta una Commissione congiunta Sviluppo Economico e Affari Istituzionali per approfondire l’analisi del documento e per audire l’Autorità Servizi Pubblici Locali (ASPL), un organo tecnico che si occupa proprio di controllo dei servizi erogati ai cittadini.

    Il regolamento, infatti, nasce per rispondere ad un obbligo di legge che prevedeva come limite ultimo per la sua approvazione da parte della Giunta il 9 marzo, dopo di che venivano concessi 60 giorni per ottenere anche l’approvazione del Consiglio Comunale. La necessità, quindi, di realizzare uno strumento per il controllo delle partecipate del Comune aveva portato alla definizione di un documento su cui, tuttavia, la norma stessa prevede la possibilità di un profondo intervento da parte dei consiglieri comunali. Nulla di strano quindi sul fatto che la Commissione abbia previsto una serie di riunioni per riconsiderare e modificare il testo emanato dalla Giunta.

    Durante la prima seduta, svoltasi giovedì 14 marzo, proprio il consigliere Vassallo aveva avanzato diverse proposte di modifica, formalizzate poi in un successivo documento in cui venivano previsti diversi cambiamenti per rendere più organico il testo e in cui si richiedeva di indicare con chiarezza l’organo a cui sarebbe spettata la definizione degli obiettivi delle partecipate e la verifica del loro raggiungimento.

    La bozza di regolamento presentata ieri ha accolto la maggioranza delle richieste del consigliere Vassallo, che si è detto soddisfatto del lavoro della Giunta, ma ha comunque voluto sottolineare la necessità di inserire un limite alla retribuzione variabile degli amministratori delle partecipate del comune – quella parte di stipendio dipendente dal raggiungimento degli obiettivi – e di stabilire un tetto anche per la retribuzione dei dirigenti.

    Su questo tema ha presentato nuovi emendamenti anche il M5S, che ha proposto di commisurare il massimo stipendio di un amministratore a 6 volte quello minimo di un dipendente della stessa società partecipata o, in alternativa, al 60% della retribuzione del Sindaco. Queste richieste di modifica potranno essere inserite dalla Giunta all’interno della versione definitiva del Regolamento di cui si discuterà in aula al prossimo Consiglio Comunale, in caso contrario potranno essere nuovamente presentate dal Movimento in fase di discussione in aula.

    Qualche ulteriore spunto per la riflessione, è giunto dal capogruppo del Pd Farello, il quale ha fatto notare come l’insieme delle norme esistenti sul tema a livello nazionale e locale abbiano fatto sì che l’amministratore, qualora non ottenga la parte di retribuzione variabile legata al raggiungimento degli obiettivi, essendo anche dirigente della società partecipata, potrebbe comunque ottenere gli incentivi che spettano a questa seconda figura. In secondo luogo il consigliere Farello ha messo in evidenza come il trasferimento della competenza per i controlli sulle aziende in capo al Consiglio Comunale renda di fatto inutili le authority.

    Fa parte di questi organismi anche la ASPL, la cui convocazione è stata annullata poiché formalmente non è richiesto un suo parere su una delibera del Comune.

    La prossima approvazione del regolamento apre la strada ad una serie di riflessioni sul sistema delle società partecipate del Comune di Genova, un tema sul quale la Giunta vorrebbe realizzare una profonda revisione, con l’obiettivo principale di riportarne il controllo nelle mani del Consiglio Comunale, riducendo la discrezionalità del Sindaco e il potere degli organismi esterni come le authority. Nelle prossime settimane l’argomento si riproporrà con sedute dedicate alle difficoltà economiche di AMT e AMIU.

     

     Federico Viotti

  • Amici dell’Acquario: Mercoledì Scienza, un ciclo di conferenze

    Amici dell’Acquario: Mercoledì Scienza, un ciclo di conferenze

    acquarioProsegue l’appuntamento con Mercoledì Scienza, la rassegna di conferenze che si svolge ogni settimana presso l’Auditorium dell’Acquario di Genova e curata dall’associazione Amici dell’Acquario in collaborazione con l’Acquario stesso, con il Centro Studi Sotterranei di Genova e con la sponsorizzazione della Fondazione CARIGE.

    Le conferenze si svolgono ogni mercoledì pomeriggio a partire dalle 17.50, con ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

    Il tema che viene affrontato oggi (mercoledì 20 marzo 2013) è “Dai templi sotterranei alle Chiese rupestri medievali“. Templi, tombe e chiese realizzati nelle varie epoche e da varie culture, condurranno i partecipanti in un viaggio virtuale dal centro del Mediterraneo al Medio Oriente ed in particolare in Turchia.

    I relatori sono Roberto Bixio, presidente del Centro Studi Sotterranei di Genova, e Andrea De Pascale, conservatore del Museo Archeologico del Finale.

  • Rivoluzione francescana e design urbano: la casa del futuro

    Rivoluzione francescana e design urbano: la casa del futuro

    rifugi-solidi-urbani-impalcatureCari amici del fashion ecocompatibile, il momento è storico, anche la Chiesa si adegua all’austerity ed elegge un Pontefice minimalista che prende il nome di Francesco, sostituisce la Papamobile col Califfone elettrico e le scarpe rosse di Prada con dei più comodi sandali Crocks dalla suola antiscivolo, mentre il gusto degli arredi spartani torna in auge prepotentemente.
    La rivoluzione francescana è iniziata, le teorie economiche più innovative ci insegnano a spogliarci degli inutili orpelli e dei bisogni superflui che la società capitalista ci impone e anche il design urbano e il mondo del fashion non può rimanere insensibile a queste tematiche sociali.
    La casa del futuro appare di un minimalismo chic che unisce il glamour di Cavalli al Cantico delle Creature, gli elementi di arredo sono essenziali e i materiali utilizzati semplici ed economici, trasmettendoci un sentimento di purezza e frugalità che solo guru come Terzani , Scilipoti e Fiorito avevano saputo rappresentare in passato.

    Il cemento, simbolo di pesantezza e capitalismo selvaggio, viene abbandonato, la nuova casa , visibile nella foto, si veste di abiti leggeri ed eterei; una struttura in ferro, composta da tubi innocenti, quasi virginali nel loro pudore stilistico che si eleva ad ideale trait d’union tra l’architettura di Eiffel e il plasticismo infantilista del Meccano.
    Le pareti in muratura, simboli di divisione classista e di individualismo settario, vengono abbattute, il muro dello snobbismo borghese viene travolto dal vento del francescanesimo glamour; solo un telo bianco di plexiglas delimita la casa del futuro, una sottile vela sintetica che si gonfia quando spira la brezza del rinnovamento minimalista, dirigendosi a vele spiegate verso la rotta del fashion più puro.

    Essenzialità frugale e minimalismo integralista: la casa francescana, in plexiglass e tubi di ferro sembra una nave dalla rotta incerta , indecisa se salpare verso un futuro di design essenziale o rimanere strettamente ancorata al presente, in questi tempi in cui la sopravvivenza quotidiana diventa un lusso, un piccolo esercizio stilistico di fashion intimista.
    Il telone sintetico bianco, che illumina col suo candore il panorama del fashion urbano, sostituisce perfettamente le pareti, consente il passaggio della luce evitando lo spreco dell’illuminazione artificiale; il continuo ricambio d’aria con l’esterno consente di avere in casa temperature simili a quelle esterne, in un’empatica armonia con Madre Natura che rispetta il ciclo vitale di Fratello Sole e di Sorella Luna.

    Il rigore dell’inverno sarà solo un modo elegante per temprare il fisico e la mente, abituandosi al piacere delle piccole cose, anche perché in una casa priva completamente di ogni forma di lusso e di tecnologia, l’unica sveglia sarà quella del canto del gallo all’alba, o più probabilmente (trovandoci nel cuore del centro storico) quella del canto molesto ed etilico di giovani Erasmus iberici alle 4 del mattino.

    L’homo francescanus ha ritrovato il suo eremo spartano, rinuncerà ad ogni privilegio economico e forma di finanziamento pubblico, recuperando quel rapporto ancestrale con la natura che si era perso dai tempi d’oro di Heidi e della Casa nella Prateria.
    La strada trendy che unisce Gubbio a Parigi, passando per Assisi , Sant’Ilario e New York, è lastricata di buone invenzioni che portano l’uomo del 2013 ad indossare un saio ecocompatibile e termoautonomo in Juta versione “froissè”, spogliandosi del pesante orpello del kitch, perché l’essenziale sarà anche invisibile agli occhi, ma non allo sguardo attento del fashion e dei suoi occhiali scuri antiuveite.

     

    Dottor Grigio

  • Lilith Genova: la musica delle donne e la Carovana dei festival indie

    Lilith Genova: la musica delle donne e la Carovana dei festival indie

    sabrina-napoleoneLa Carovana dei Festival è un collettivo nato a settembre 2012 dall’unione di forze di sette festival indipendenti attivi tra Liguria, Piemonte, Val d’Aosta ed Emilia. Sabato 16 marzo, presso Palazzo Ducale, gli organizzatori dei vari festival si sono dati appuntamento per organizzare le mosse future e gettare le basi di quello che diventerà un vero e proprio statuto di riferimento. I festival che fanno parte di questa realtà sono Indiesponente (Im), Miscela Rock Festival (To), Orzorock (Pc), Varigotti Festival (Sv), Wanted Primo Maggio (To), e i genovesi Festival delle Periferie e Lilith Festival: “Per questa stagione 2013 – racconta Roberto Giannini presidente dell’associazione Metrodora che organizza il Festival delle Periferie – la Carovana mira ad un consolidamento degli aspetti già intrapresi, quali scambio di artisti tra festival, eventi comuni, aiuto ad artisti di altre regioni o province onde avere la possibilità di esibirsi nei territori dei festival, in locali o situazioni altrimenti di difficile accesso per artisti che abitano a centinaia di chilometri, propaganda e promozione comune a tutti i festival ed eventi. Per il momento rimane un cartello di festival ed eventi, che si dà una serie di regole pratiche che da settembre, al termine dell’ultimo evento (il Supersound di Faenza che prenderà il nuovo nome Mei 2.0), potrebbe evolversi in un vero e proprio statuto che dovrebbe regolare aspetti quali l’ingresso di nuovi festival, i rapporti con la rete dei festival nazionale e alcuni festival europei affini. Non verrà istituito un vero e proprio organigramma con cariche e ruoli, e le decisioni strategiche saranno prese a larga maggioranza, senza distinzione tra festival più o meno importanti”.

    SABRINA NAPOLEONE E LA CAROVANA DEI FESTIVAL INDIE

    Abbiamo poi parlato con Sabrina Napoleone, musicista e fondatrice dell’associazione culturale Lilith, che ci ha raccontato la storia della sua associazione, del Lilith Festival (progettato e realizzato in collaborazione con La Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale e con il patrocinio del Comune di Genova), e ha discusso con noi i risultati dell’assemblea della Carovana: “La Carovana dei Festival – dice Sabrina – è un movimento che nasce spontaneo sulla base di un obiettivo comune, ovvero quello di fare concretamente qualcosa per la musica emergente. Ognuno dei sette festival che compongono la Carovana ha una propria storia ed una propria specificità, ognuno è nato rispondendo ad e esigenze e colmando lacune del proprio territorio e così facendo ne ha sviluppato le potenzialità ed ha tenuto vivo l’interesse della gente per la musica indipendente”.

    Quali propositi vi siete dati per il futuro?

    «Il proposito fondamentale è quello di dare agli artisti la possibilità di esibirsi di fronte ad un pubblico molto più vasto, farsi conoscere a livello nazionale e cosa importantissima confrontarsi con altri musicisti, produttori ed etichette. Per un artista partecipare ad un festival significa potersi esibire di fronte ad un pubblico a volte centinaia di volte più numeroso di quello che potrebbe intercettare suonando nei pochi locali e e club dove ancora si fa musica dal vivo».

    Quali saranno i punti fondamentali dello statuto?

    «Lo statuto su cui stiamo ancora lavorando dovrà regolamentare i rapporti tra i festival consorziati definendone gli impegni reciproci, sia quelli artistici che quelli economici. Dovrà inoltre definire le regole fondamentali attraverso cui verranno prese le decisioni. Ad esempio abbiamo già cominciato a lavorare, grazie alle intuizioni di Roberto Grossi del Varigotti Festival, ad un festival dei festival il 3 agosto a Finale Ligure».

    Quale ruolo specifico assumerà la vostra associazione relativamente al collettivo Carovana?

    «All’interno della Carovana ogni associazione collaborerà impegnandosi equamente e nel rispetto delle proprie specificità. Non ci sono ruoli definiti, ognuno farà la sua parte ma senza rigidità. Per una più rigida divisione dei ruoli occorre ancora un po’ di tempo, confrontarsi con progetti ambiziosi e capire chi di noi fa meglio cosa».

     

    sabrina-napoleone-2

    LILITH, LA MUSICA DELLE DONNE

    Come e quando è nata l’esigenza di fondare un’associazione musicale dedicata alle donne musiciste? Il fatto stesso che tu ne abbia sentito il bisogno indica che qualcosa manca.

    «Lilith è un’associazione creata da musiciste per le musiciste. Dopo anni di amicizia e condivisione di spazi, palchi, consigli e la cura a livello individuale di direzioni artistiche di alcuni interessanti progetti io, Cristina Nicoletta e Valentina Amandolese abbiamo fondato Lilith Associazione Culturale. Lilith nasce nel 2010 ma porta avanti istanze ben precedenti, come l’esperienza personale mia e delle mie socie o la consapevolezza che le “cantautrici” e comunque le donne che suonano nel variegato mondo del rock oggi siano tante quasi quanti sono i colleghi maschi ma assai meno rappresentate. Solo per restare nel mondo dei festival sarebbe già ottimistico affermare che la presenza di progetti femminili è scarsa. Le cose stanno lentamente cambiando e forse anche grazie a noi. Quando ho cominciato io a far musica era il 1994 e a Genova non avevo notizie che di Claudia Pastorino, ci sono voluti anni per incontrare le altre, forse perché allora i locali ancora più di oggi sembrava avessero spazio solo per le cover band e anche i maschietti che facevano musica originale avevano difficoltà a trovare date. Insomma ci voleva una bella faccia tosta e molta perseveranza per avere l’onore di essere ammessa a suonare (gratis) in qualche locale. Poi le cose hanno cominciato a smuoversi, o forse mi sono scossa io, ho abbandonato i progetti di band dietro a cui mi nascondevo come autrice e cantante ( avevamo già autoprodotto un EP dal titolo Aria Di Vetro e un Album intitolato Anacronismi quando è terminata la mia lunga avventura dietro il nome degli AUT-AUT) e ho messo il mio nome e la mia faccia su un palco».

    Nelle band la presenza femminile appare sempre abbastanza ridotta. Come spieghi questa cosa? Non saremo mica nella condizione in cui ci vorrebbero le quote rosa anche nella musica?

    «Questo è esattamente ciò che sembra, ma se tu affrontassi un viaggio musicale con noi come guide scopriresti che la presenza femminile è piuttosto importante e che la gran parte dei progetti musicali femminili è davvero interessante. Anzi prendetelo proprio come un invito da parte di Lilith: non dovremmo neppure allontanarci da Genova per trovare nuove galassie musicali “rosa”».

    Lilith festival - lisa galantini, sabrina napoleone, valentina amandolese, cristina nicolettaNella vostra attività come associazione quali difficoltà avete incontrato finora, in ambito cittadino ed extracittadino? Quali invece gli aspetti positivi?

    «Io sono fortemente convinta, al contrario di molti colleghi e colleghe, che Genova non sia un ambiente più ostile alla musica di quanto lo siano altre città anche più grandi. Le istituzioni stesse hanno guardato con interesse al Lilith Festival e ci hanno concesso spazi importanti. A Genova in linea teorica non manca più nulla per la musica femminile. Le ragazze sono uscite allo scoperto, si sono messe in gioco e presto faranno scuola. Noto solo che la crisi del mondo musicale sta influenzando moltissimo le nuove generazioni: è difficilissimo vedere dei ventenni ai concerti e questo un po’ mi allarma».

    Avete organizzato il “Festival della musica d’autrice”, che ha già avuto due edizioni.

    «Ci abbiamo messo tutte noi stesse e tutta la nostra passione (anche in senso etimologico) per realizzare il Lilith Festival, per la prima edizione esponendoci personalmente a livello economico, poi ci hanno soccorse degli sponsor illuminati che ci hanno aiutato a coprire i costi della seconda edizione. Il pubblico ha risposto molto bene, infondo presentavamo un’idea difficile…Se dici “cantautrice” la gente si immagina già la ragazzina con la chitarrina che canta canzoncine d’amore, noia noia noia. Ebbene questa visione è completamente sbagliata: le donne hanno sperimentato di più, si sono conformate di meno ai modelli e in linea di massima sono più originali».

    Quali i progetti per il futuro?

    «Tantissimi! Come cantautrice sto completando un progetto discografico con il mio amico di sempre e produttore Giulio Gaietto. A fine mese uscirà ufficialmente, per Toast Records di Torino, il primo singolo dal titolo “E’ Primavera” potete già ascoltarlo su soundcloud. A seguire il disco. Intanto proseguono le collaborazioni con le mie colleghe Cristina Nicoletta, Valentina Amandolese e Jess. 4even è il nome del progetto.
    Lilith invece sta crescendo a vista d’occhio e la terza edizione del Lilith Festival diventa internazionale con la partecipazione di una cantautrice dalle Hawaii e con la presenza di alcuni nomi amati dal grande pubblico di cui non posso ancora svelare nulla. Quest’anno il Lilith Festival si svolgerà nelle giornate del 7-8-9 giugno sempre a Palazzo Ducale-Piazza Matteotti. La nostra associazione si impegnerà nella campagna contro la violenza sulle donne e sosterrà con alcuni progetti il Centro Antiviolenza. Entro maggio uscirà infatti una Compilation Lilith i cui proventi andranno devoluti al fondo per i centri antiviolenza. Ci sono donne che dedicano la vita ad insegnare ad altre donne che possono, anzi devono,  non essere vittime e noi vogliamo contribuire, lo sentiamo come un nostro dovere».

     

    Claudia Baghino

  • Gaber e il movimento del ’77: da rivoluzionari a polli d’allevamento

    Gaber e il movimento del ’77: da rivoluzionari a polli d’allevamento

    giorgio-gaberNel 1978 Giorgio Gaber uscì con il nuovo lavoro, scritto sempre con S. Luporini, “Polli di allevamento”. Spettacolo decisamente amaro, duro e violentemente polemico, venne contestato più di una volta. Infatti il “ Signor G” in questo testo non si limitò ad ironizzare sulle miserie piccolo-borghesi di tutti noi, sui grandi mali che affliggevano (e tuttora affliggono) l’Italia, no, questa volta parte dei monologhi e delle canzoni era rivolta direttamente all’area del “movimento del ‘77”; quell’area che spesso aveva seguito i suoi spettacoli e gli riconosceva una lucidità politica non comune, quell’essere “sempre avanti”, fuori dagli schemi (capacità che Gaber seppe mantenere fino alla fine).

    “Polli di allevamento” fu per molti una doccia ghiacciata. Gaber accusava pesantemente le ultime generazioni “impegnate” di comportamenti modaioli, standardizzati e massificati in un nuovo consumismo a misura di tutti; di perdita di quel rigore, di quella spinta ideale indispensabile per un autentico cambiamento; di essere incazzati per frustrazione e non per scelta; di nascondere dietro ad una pratica violenta un’angosciante vuoto esistenziale e progettuale che solo per poco tempo il “sogno rivoluzionario” aveva riempito.

    Traspariva una profonda amarezza per come la carica rinnovatrice del ’68 fosse naufragata nell’isteria e nell’imbecillità più totale. Simbolo di quel naufragio può essere considerato il festival di “Re nudo”, svoltosi a Milano nel ’77 (parco Lambro), con gli stand degli alimentari presi d’assalto dal “proletariato giovanile” e le successive partite a “pallone”… con i polli arrosto!!! Sembrava impossibile che l’intendimento politico di non delegare, di voler affrontare da protagonisti le proprie problematiche – spinta che aveva portato ad una dura contestazione di Luciano Lama (allora segretario generale della CGIL) all’università La Sapienza di Roma – fosse in così breve tempo scaduto in una rabbia isterica, autoreferenziale e priva di progetto politico.

    In questo vuoto di azioni e pratiche politiche “sensate” giunge ai massimi livelli l’impatto (e la follia) dei gruppi armati. Il 16 marzo 1978, in via Fani, a Roma, le BR rapirono Aldo Moro (allora presidente della democrazia cristiana, che venne poi ucciso dopo oltre 50 giorni di prigionia), uccidendo la scorta. Sono molti gli episodi di “gambizzazioni” e uccisioni in questo periodo di “delirio armato”. Sempre nel 1978 i fascisti ammazzeranno due ragazzi del centro sociale milanese Leoncavallo, impegnati nella lotta contro gli spacciatori di eroina.

    Già, l’eroina, mortale protagonista degli ultimi anni ’70 e di buona parte degli anni ’80. L’eroina, di fatto, andò a riempire per molti/tanti/troppi lo spazio e il tempo prima dedicati all’impegno politico. Ed il pensiero, la creatività? Azzerati, brutalmente. Ed è difficile non scorgere, dietro alla mafia degli spacciatori, una gestione politica nella diffusione dell’eroina (val la pena di ricordare anche negli Stati Uniti l’organizzazione radicale delle “Black Panters” fu annientata dalla diffusione, all’interno del movimento, dell’eroina). Dunque, eroina da una parte, repressione poliziesca dall’altra, idiozia neo consumistica al centro… non male, vero?!

    Certo, si potrebbe obiettare che questa non è tutta la società, ma solo una parte di essa. Rispondo che, abitualmente, non mi occupo degli “ontologicamente imbecilli”, dei servi, degli infimo-borghesi, delle teste vuote se non per combatterne la loro pestilenziale presenza e diffusione. E ritengo che l’amarezza di Gaber fosse proprio questa: vedere una razza che avrebbe potuto essere realmente diversa, bruciarsi il cervello. Intanto nel 1977 arriverà la televisione a colori; il primo di gennaio il mitico “Carosello” andrà in pensione; gli americani lasceranno il Vietnam: sconfitta di una guerra mai ufficialmente dichiarata; di lì a poco il “grande intrallazzatore” inizierà la sua ascesa, succhiando vergognosamente soldi che una ancor più vergognosa classe politica gli lascerà succhiare. È un sipario pesante quello che sta calando.

     

    Gianni Martini

  • Università all’estero e mobilità dei giovani: i progetti di Aegee

    Università all’estero e mobilità dei giovani: i progetti di Aegee

    rapporti-studi-dati-statisticheAcronimo di Association des Etats Généraux Des Etudiants de l’Europe, AEGEE è una delle associazioni studentesche più grandi d’Europa, che promuove l’integrazione europea e la mobilità giovanile attraverso scambi culturali internazionali. Tra i suoi progetti, organizza ogni anno le Summer University: un’esperienza all’estero rivolta ai giovani che vogliono conoscere la cultura, la lingua e le opportunità di studio di un Paese diverso dal proprio.

    Il progetto comprende diversi tipi di esperienze: corsi di lingua straniera base o intensivo (dalle due alle quattro settimane), corsi estivi su temi specifici che vanno oltre l’apprendimento della lingua (da 12 giorni a quattro settimane), giro turistico del Paese ospitante (con almeno 4 luoghi diversi di pernottamento).

    L’associazione illustrerà i progetti 2013 in incontri informativi che si terranno presso le facoltà universitarie di Genova. Questo il programma:
    – mercoledì 20 marzo (ore 17) Facoltà di Architettura
    – mercoledì 10 aprile (ore 17) Facoltà di Medicina
    – mercoledì 17 aprile (ore 17) Facoltà di Lettere.

    Per maggiori informazioni aegee.genova@gmail.com o 349 1252472 – 380 4106037.

  • Genova Smart City: progetti, finanziamenti e un concorso di idee

    Genova Smart City: progetti, finanziamenti e un concorso di idee

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    Novembre 2010: si costituisce a Genova l’associazione Genova Smart City, composta da realtà pubbliche e private del territorio con l’obiettivo di aderire ai progetti europei di riqualificazione energetica e ambientale, sviluppo economico e innovazione. Genova è la prima città italiana a partecipare attivamente all’iniziativa europea per creare una rete di “città intelligenti”.

    Febbraio 2012: Genova riceve un finanziamento europeo di 6 milioni di Euro per la realizzazione di tre progetti legati a Genova Smart City. Sono tre le proposte inviate dal Comune, che hanno ricevuto la piena approvazione dei promotori del bando “Smart cities and Communities 2011″:
    – per l’ambito “pianificazione strategica sostenibile delle città”, Genova riceverà 674.000 € per la creazione di linee guida comuni alle diverse realtà che compongono il tessuto urbano, per favorire la trasformazione complessiva da città “semplice” a Smart City.
    – per l’ambito “riscaldamento e raffreddamento”, Genova otterrà 2.425.000 € per un progetto di rete energetica locale alle Gavette, zona Staglieno.
    – infine, per l’ambito “efficientamento energetico degli edifici”, Genova avrà 2.486.000 € per la riqualificazione energetica degli edifici presso la diga di Begato.

    Marzo 2012: il Comune di Genova sigla un protocollo d’intesa con Siemens – una delle aziende aderenti all’associazione Genova Smart City – per favorire lo sviluppo di ulteriori progetti, rispetto a quelli oggetto del bando europeo. I temi messi in campo sono utilizzo di energie rinnovabili negli edifici, sviluppo green di porti e aeroporti, mobilità sostenibile.

    Giugno 2012: Gloria Piaggio, coordinatrice del progetto Genova Smart City, spiega in un’intervista a Era Superba il dettaglio dei tre progetti e i tempi di realizzazione. «I progetti europei solitamente hanno una durata temporale di 3-4 anni. Il loro scopo principale è sfruttare l’occasione della disponibilità di un budget finanziario per sperimentare soluzioni alternative ed innovative che poi dovranno essere replicate nelle singole realtà, con le proprie forze». Scendendo in dettaglio, i tre progetti sopra citati verranno portati a compimento entro il triennio 2013/2016, in sinergia con le altre città europee vincitrici del bando, per diventare poi un modello per altri luoghi che volessero seguirne l’esempio.

    Ottobre 2012: il Ministero dell’Istruzione apre un nuovo bando per progetti legati a Smart City. Il finanziamento complessivo per i progetti che verranno sottoposti è di 655,5 milioni di euro.

    Gennaio 2013: il Comune di Genova apre un bando per 20 stage di sei mesi rivolti a giovani e laureati, che verranno inseriti nei diversi uffici comunali che operano nel progetto Genova Smart City. Un’opportunità per arricchire il proprio curriculum ed entrare a contatto con le realtà della pubblica amministrazione che si occupano di questo settore.

    IL PRESENTE

    Febbraio 2013: nuovi finanziamenti per Genova Smart City. Il capoluogo ligure riceve infatti 160 milioni di Euro per il bando aperto dal Miistero dell’Istruzione la scorsa estate. La cifra verrà così suddivisa: 84 milioni di euro per finanziare cinque progetti di ricerca e sviluppo legati alla città, 75 milioni di euro per quattro progetti che permetteranno ad altrettante imprese genovesi di sviluppare attività di ricerca in altre regioni italiane.

    Marzo 2013: il Comune di Genova lancia il concorso di idee Smart R-evolution. Entro il 16 maggio è possibile consegnare un’opera grafica che rappresenti l’idea di Smart City del suo autore: ai vincitori delle rispettive categorie (suddivise per fasce d’età) verranno assegnati in premio 4 tablet. Scopo del bando è sensibilizzare i cittadini sui temi chiave del progetto Smart City.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Rolandofest: cantautori e band al primo festival di Sampierdarena

    Rolandofest: cantautori e band al primo festival di Sampierdarena

    musica-live-cantanti-microfonoSono aperte fino a lunedì 25 marzo 2013 le iscrizioni per la prima edizione di Rolandofest, grande evento musicale che si svolgerà a Sampierdarena sabato 20 aprile ed è organizzato dall’associazione culturale Green Greed, in collaborazione con il Municipio di Sampierdarena.

    Gli organizzatori del festival hanno scelto Facebook come mezzo di reclutamento delle band: chiunque voglia partecipare deve pubblicare sulla pagina-evento “Selezioni Rolandofest” un proprio brano, demo o videoclip, seguito dal nome e da un contatto (telefono, e-mail, Facebook, etc).

    Possono partecipare solo gruppi emergenti con pezzi inediti (no cover band).

  • Museo dei Cereali: un nuovo progetto per il quartiere del Molo

    Museo dei Cereali: un nuovo progetto per il quartiere del Molo

    porto-antico-sfera-giorno-magazzini-cotone-DIUn Museo dei Cereali –o meglio, della Birra, della Focaccia e della Città di Genova- all’interno dello storico magazzino di Vico Bottai 6r, nel quartiere del Molo. Un progetto ambizioso, con tanto di area ristoro e cortile esterno nell’adiacente piazzetta Paolo De Luca, che bene si integra sia al sistema museale del Porto Antico, sia al progetto di Renzo Piano per la creazione di un percorso litoraneo che unisca il Levante al Ponente genovese. È questa l’idea di Giuseppe Iose Varlese (proprietario del magazzino, nonché ex gestore del Teatro Hop Altrove e produttore della birra Bryton) che, con l’aiuto degli architetti dello studio OBR – Open Building Research – di Salita San Matteo, ha pensato a una proposta di ampio respiro per il rilancio dell’intero quartiere. Fino ad ora, il progetto è ancora “work in progress”: avviato nel settembre-ottobre 2012, il lavoro ha subito un primo arresto a causa della mancanza di investitori, anche se le trattative con diversi soggetti interessati (l’ultimo, di due settimane fa) non si sono mai fermate. Con l’aiuto del proprietario e dell’architetto Michele Renzini, Senior Associate di OBR, vediamo di cosa si tratta.

    magazzino-vico-bottai-iole-varleseIL PROGETTO

    Il progetto, come detto, consiste nella trasformazione del magazzino di Vico Bottai 6 r in museo interattivo e spazio ristoro. All’interno, un’articolazione su due piani, grazie all’inserimento di soppalchi: al piano inferiore, il museo vero e proprio; al piano superiore, uno spazio adibito a bookshop e vendita di gadget, e un bar. Il museo al piano terra strutturato in modo didattico e ludico insieme, e dotato di: uno spazio expo; macchinari per la lavorazione di grano, cereali e diverse farine; attrezzature per la cottura della focaccia e la produzione di birra artigianale, da fare assaggiare ai visitatori e da servire ai clienti dello spazio ristoro; tavoli e sedie che, oltre alla loro funzione d’uso, serviranno anche da elementi espositivi e come arredo museale. Al piano superiore, invece, l’area per lo shopping e il relax, con possibilità di ristoro in un bar-ristorante che si affaccia all’esterno su Piazza De Luca. A sua volta, nei giardini della piazza trovano spazio tavoli, panche e altri arredi, a riprendere il leitmotiv del progetto mediante l’inserimento di una vegetazione consona (grano, cereali) e panche in pietra a forma di parallelepipedo. La proposta gioca sull’alternanza di livelli e prevede due ingressi: uno da Vico Bottai, che consente l’accesso allo spazio expo del piano inferiore; uno dai giardini di Piazza De Luca, che affaccia direttamente sul piano superiore, nella zona bar e bookshop. Anche la ristrutturazione del magazzino –come quella dei giardini- vuole essere effettuata nel rispetto della struttura originaria, con l’utilizzo di mattoni, acciaio e legno. Ci spiega l’architetto: «Il museo si propone come uno spazio interattivo in cui, oltre alla consueta visita, si possano anche degustare i prodotti presentati: i visitatori potranno produrre e poi degustare birra e focaccia. Inoltre, accanto a questo museo ludico-didattico, un vero e proprio locale per la ristorazione, autonomo e svincolato dal resto della struttura».

    IL RILANCIO DEL QUARTIERE MOLO

    Di origine medievale (‘400-‘500), l’ampio magazzino di Vico Bottai è sito in una zona densa di costruzioni che risalgono alla stessa epoca (si pensi a quelli del limitrofo Vico Palla) e che nel corso degli anni sono stati utilizzati in funzione della vita portuale. Tutte le attività del quartiere giravano attorno al Molo Vecchio, rispondendo alle esigenze degli operai che vi lavoravano e risiedevano in quella zona: nel reticolato urbano tra Porta Siberia (o Cibaria, com’era chiamata in origine) e Corso Maurizio Quadrio, gli edifici, ampi e spaziosi, sono stati usati come depositi per le derrate alimentari (cereali, nel caso del magazzino di Vico Bottai, sale nel caso di Palazzo Verde, ecc.) che giungevano e dipartivano dal porto genovese. In un’ottica di ritorno alle antiche tradizioni e ripristino in chiave moderna delle funzioni originarie di questi magazzini, nasce il progetto del  Museo dei Cereali. Inizialmente pensato per essere inserito nel sistema museale del Porto Antico (che oggi già comprende: Galata – Museo del Mare, Museo Nazionale dell’Antartide,  ARMUS – Archivio Museo della Stampa, Porta Siberia – Museo Luzzati, Science Expo Center, Magazzini dell’Abbondanza), l’iniziativa ha assunto dimensioni sempre più importanti e si è ampliata oltre le iniziali previsioni. L’idea è quella di un recupero a 360 gradi del quartiere e, come ci spiega l’architetto Renzini, partendo dall’edificazione del Museo, ci sono i presupposti per creare un percorso insieme ad Acquario di Genova, Bigo e Biosfera, che richiami visitatori e permetta –con un unico biglietto cumulativo- di visitare i diversi poli museali della zona. Un progetto che, oltre la creazione del museo in sé, senza dubbio contribuirebbe notevolmente a rilanciare il turismo e l’economia del Porto Antico. Inoltre, anche un collegamento con il progetto di Renzo Piano, che prevede la creazione di tre grandi parchi –a Voltri, a Multedo e Sestri, al Molo- per la formazione di una cintura verde tra la città e il mare. In particolare, l’idea di Piano è quella di una riqualifica generale del litorale genovese che, seguendo il percorso delle antiche Mura di Malapaga, colleghi il Ponente al Levante e termini in pieno centro cittadino, nell’area  tra la Fiera del Mare e i Magazzini dell’Abbondanza. L’edificazione del Museo dei Cereali si inserirebbe perfettamente in questo contesto urbanistico, grazie alla sua collocazione a ridosso delle Mura. Proprio al di sotto delle storiche fortificazioni, infatti, si apre piazzetta De Luca che, nonostante sia stata da poco ristrutturata dall’amministrazione comunale e dotata di spazio verde, arredi urbani e area gioco, risulta degradata e inaccessibile. L’idea di inglobare al progetto del Museo anche i giardini della Piazza servirebbe a renderli di nuovo accessibili e fruibili dalla cittadinanza. «È mia intenzione -dice Varlese- creare una sinergia tra comitato di quartiere, Comune di Genova e altri enti coinvolti, in modo da rispettare le esigenze di tutte le parti interessate e offrire allo stesso tempo un servizio in grado di migliorare quest’area urbana».

     

    Elettra Antognetti

  • La Claque: un libro e uno spettacolo su donne, impegno e politica

    La Claque: un libro e uno spettacolo su donne, impegno e politica

    La ClaqueMartedì 19 marzo 2013 a La Claque due appuntamenti dedicati all’impegno civico e politico delle donne.

    Alle 20.30 la presentazione del libro “Non per odio ma per amore. Storie di donne internazionaliste” di Paola Staccioli e Haidi Giuliani (Derive Approdi, 2012).

    Scheda del libro
    Tamara Bunke, Elena Angeloni, Monika Ertl, Barbara Kistler, Andrea Wolf, Rachel Corrie. Sei vicende biografiche diverse per provenienza geografica, formazione culturale e politica. Sei esistenze accomunate dalla scelta di abbandonare la propria vita «privilegiata» di donne occidentali per andare a combattere una rivoluzione degli altri. Dalla decisione di mettere in gioco la propria vita in una militanza a sostegno delle lotte di liberazione di altri popoli.
    Donne comuniste, antimperialiste, pacifiste, alcune delle quali sono entrate nella clandestinità delle formazioni armate, hanno aderito alla guerriglia o hanno esercitato una resistenza attiva. Non per odio ma per amore è il racconto della loro vita, della «ragione» che le ha spinte a combattere e della «passione» che le ha animate fino al più tragico epilogo.

    Alle 21.30 lo spettacolo teatrale M O N I K A di Beppe Casales, diretto e interpretato da Irene Lamponi. Un progetto TEATRO OP//TeatrOniricoPolitico, con il sostegno di AltroQuando. Liberamente ispirato al libro “La ragazza che vendicò Che Guevara“, Nutrimenti 2011.

    Tema dello spettacolo
    Cosa ci spinge a rischiare la vita per volere cambiar le cose?
    Attraverso la vera storia di Monika Ertl, la ragazza che vendicò Che Guevara sparando all’ufficiale dei servizi segreti boliviani nel 1971, lo spettacolo parla anche del nostro presente, tracciando una linea d’unione tra la storia di Monika e le grida di protesta degli ultimi anni, dalla primavera araba ai movimenti globali degli indignati.

    Alle 19, aperitivo a buffet organizzato da Astranna Eventi. L’ingresso a entrambi gli eventi è 8 €, si può anche partecipare a uno solo dei due incontri. Info 010 2470793.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Opg, chiusura rinviata: la situazione in Liguria, nuovi centri regionali

    Opg, chiusura rinviata: la situazione in Liguria, nuovi centri regionali

    opg_montelupoLa chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari – prevista per il 31 marzo 2013 come sancito dalla legge 9/2012 – sarà rinviata di almeno 9 mesi (inizio 2014). Ancora non ci sono certezze ma una proroga è inevitabile visto che il processo di superamento degli Opg – a causa degli eccessivi ritardi sia dei ministeri di Salute e Giustizia sia delle Regioni – certamente non può considerarsi concluso. Anzi, l’accoglienza degli internati “dimissibili” presso i rispettivi territori di provenienza procede a rilento e la realizzazione di nuove strutture sanitarie alternative agli Opg – considerando i tempi necessari per lo svolgimento delle consuete procedure e l’indizione delle gare d’appalto – realisticamente non potrà concretizzarsi prima del 2015.

    Il decreto ministeriale sui requisiti dei nuovi centri è stato firmato ad ottobre 2012, con sette mesi di ritardo. La Conferenza Unificata Stato Regioni ha raggiunto l’intesa relativa al riparto del finanziamento di 173,8 milioni di euro disponibili per realizzare le strutture, soltanto il 7 febbraio, con l’obbligo per le amministrazioni locali di presentare i loro progetti di riconversione degli Opg entro 60 giorni per ottenere l’approvazione e lo sblocco dei fondi da parte del ministero della Salute.
    «Nessuna Regione, alla data del 1° aprile 2013, avrà pronte le strutture sanitarie che nelle intenzioni della legge 9/2012 devono ospitare gli autori di reato malati di mente al posto degli attuali 6 ospedali psichiatrici giudiziari – lanciano l’allarme gli psichiatri della Sip (Società Italiana di Psichiatria) – Serve una proroga, non solo per avere il tempo di approntare le strutture, ma anche per potenziare adeguatamente l’assistenza psichiatrica nelle carceri e sul territorio».

    Il Comitato Stop Opg (composto da una variegata moltitudine di realtà associative), riunitosi il 5 marzo, ribadisce tutte le sue perplessità sull’impianto stesso della legge 9/2012 «Senza una modifica del Codice penale, in particolare degli articoli 88 e 89, che, associando “follia” ad incapacità di intendere e di volere e a “pericolosità sociale” stabiliscono un percorso “parallelo e speciale” per i malati di mente che commettono reati e sono socialmente pericolosi, gli Opg non possono essere aboliti – affermano Stefano Cecconi e Giovanna Del Giudice nel report della riunione – Tutta l’attenzione di Governo e Regioni è stata rivolta alle nuove strutture speciali destinate a sostituire gli attuali Opg. Diverse Regioni hanno presentato progetti per grandi strutture (da 40, 60 posti, con l’accorpamento delle strutture a 20 posti previste dalla legge) e con una “finalità e caratteristiche di custodia”. Ecco perché diciamo che “chiudono gli Opg e riaprono i manicomi”. Le “strutture”, che dovrebbero essere la soluzione di ultima istanza e residuale, diventerebbero se non l’unica, la principale risposta».
    Questa è la maggior critica rivolta alla legge 9/2012: aver sostenuto come priorità la creazione di strutture in cui eseguire la misura di sicurezza, anziché dare forza ed esigibilità alle misure alternative.
    La Corte Costituzionale, con due sentenza del 2003 e 2004, ha riconosciuto una maggiore apertura di scelta del giudice chiamato a valutare la pericolosità sociale degli imputati con infermità mentale «È stato eliminato l’automatismo che imponeva al giudice di comminare una misura di sicurezza detentiva, quindi l’internamento in Opg – spiega Annalisa Giacalone, magistrato del Tribunale di Genova – quando, invece, in taluni casi una misura cautelare rappresenta la soluzione più adeguata».

    Oggi quanti sono gli internati nei 6 Opg italiani? Per la Società Italiana di Psichiatria «E’ verosimile che il numero attuale sia inferiore alle 1000 persone, probabilmente circa 800. Il numero deve essere continuamente aggiornato poiché sino al 31 marzo 2013 non cesseranno gli invii da parte dell’Autorità Giudiziaria negli Opg».
    Una parte, con disturbi meno gravi, potrebbe passare in carico ai Dipartimenti di salute mentale (Dsm) delle Asl, come prevede la legge. Ma le Regioni di residenza dovrebbero aver lavorato ai Progetti Terapeutici Riabilitativi Individuali, ovvero piani finalizzati alle dimissioni (con il ritorno al proprio domicilio o con l’accoglienza in piccole strutture e comunità), cosa che non è ancora avvenuta su tutto il territorio.

    L’incertezza più grave, però, riguarda il futuro degli internati – non più del 10% del totale – giudicati non dimissibili e dei nuovi destinatari di misura di sicurezza. Quale sarà il loro destino?
    Il 31 marzo 2013 sicuramente non chiuderanno gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari «Così continueranno a rimanere negli Opg gli attuali internati ed internate – sottolinea il Comitato Stop Opg – E come si comporteranno i magistrati? Sarà lecito per il magistrato provvedere all’invio (o prorogare l’internamento) in Opg di una persona in misura di sicurezza? Molti sostengono che sarà illecito. Dato che nessuna proroga, pur richiesta dalla Conferenza delle Regioni, è stata ancora decisa, si rischia lo “scaricabarile” tra Governo e Regioni, con pericolose soluzioni “improvvisate” che rischierebbero di peggiorare l’attuale situazione».

    «La verità è che la legge e lo sviluppo di questo piano sono stati portati avanti senza sentire ragioni – spiega il presidente della Sip, il dott. Claudio Mencacci – Questo non è accettabile, così come non è accettabile che agli psichiatri venga richiesta una funzione di vigilanza e custodia di questi malati. Noi siamo medici e non ci compete altro che non sia la cura».
    «Non si può delegare tutto ai Dipartimenti di Salute Mentale – afferma il dott. Luigi Ferranini, direttore del Dsm dell’Asl 3 genovese, ex presidente Sip dal 2009 al 2011 – occorre un’alleanza di sistema con il supporto delle altre specialità del Servizio Sanitario Nazionale. Per quanto riguarda l’inserimento di nuovi soggetti in comunità, sappiamo che le risorse economiche sono ridotte al lumicino. Inoltre bisogna trovare un equilibrio tra pazienti con disturbi psichiatrici autori di reato e non. Attualmente ci sono lunghe liste di attesa con persone che, ormai da anni, attendono dei trattamenti. In che modo li inseriamo nei percorsi di assistenza? Sono necessari tempi determinati e sicuri. Il rischio, in caso contrario, è quello di creare nuovi contenitori isolanti e restrittivi».

    La Società Italiana di Psichiatria precisa di essere assolutamente favorevole alla chiusura degli Opg «Purché accompagnata da un adeguato investimento scientifico ed economico sui percorsi di cura alternativi, che non devono essere limitati alla creazione delle strutture previste dalla normativa e non ancora realizzabili, ma principalmente all’incremento dell’investimento sui Dsm delle Asl, affinché possano attrezzarsi a realizzare dei percorsi di cura adeguati dentro e fuori agli Istituti di Pena».

    Il senatore Ignazio Marino (rieletto nelle file del Pd), presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale che nell’estate 2010 ha denunciato le condizioni degli internati, si schiera in difesa della legge 9/2012 e considera una decisione gravissima il probabile rinvio della chiusura degli Opg «Serve da subito l’istituzione di un commissario che si occupi di gestire i fondi, che ci sono, per mettere la parola fine all’esistenza di strutture disumane che non curano ma recludono».

     

     GLI INTERNATI LIGURI, IL NUOVO CENTRO REGIONALE

    sanita-corsia-ospedale

    La nostra regione, fortunatamente, si trova a confrontarsi con numeri relativamente piccoli e quindi è auspicabile che – almeno per quanto riguarda i soggetti dimissibili – siano approntate le soluzioni più idonee.
    «La Liguria fa parte del bacino di utenza dell’Opg di Montelupo Fiorentino (insieme a Toscana, Umbria e Sardegna) – spiega Sergio Schiaffino, dirigente dell’Assessorato alla Salute della Regione Liguria – Quasi tutti gli internati liguri considerati dimissibili (ossia non più socialmente pericolosi) sono stati trasferiti in Liguria negli ultimi 2-3 anni ed inseriti nel circuito di assistenza ai pazienti psichiatrici».
    Nell’ultima riunione romana del tavolo Opg Stato Regioni «È emerso l’intento di trasferire nelle normali strutture psichiatriche regionali tutti i soggetti dimissibili – afferma l’assessore alla Salute della Regione Liguria, Claudio Montaldo – Noi in gran parte l’abbiamo già fatto. Nell’ultimo anno e mezzo ne abbiamo accolti 16 e dovremmo prenderne in carico un’altra quindicina».
    «Circa una ventina di internati dimissibili sono rientrati in Liguria negli ultimi tempi», conferma Giulia Stella, Cgil Fp Genova, aderente al Comitato Stop Opg.
    «All’interno degli Opg sono rimasti solo gli internati liguri che devono scontare un residuo di pena – racconta Schiaffino – Parliamo di circa 20-25 persone non dimissibili destinate alla nuova struttura sanitaria regionale».

    «C’è già un’assegnazione di risorse vincolate allo scopo – aggiunge l’assessore Montaldo – per la Liguria si tratta di circa 5 milioni e 655 mila euro per il 2012 e 2013. Il 7 aprile ogni Regione dovrà presentare il proprio progetto di massima per lo svincolo dei fondi. A fine marzo porterò la delibera in Giunta».
    Ma le associazioni, gli operatori sanitari, i parenti dei pazienti, i sindacati, che avrebbero voluto confrontarsi con l’amministrazione regionale su una materia delicatissima, sono stati completamente esclusi. «Non abbiamo mai visto alcun progetto – sottolinea il rappresentante della Cgil Fp, Giulia Stella – Come Comitato Stop Opg abbiamo ripetutamente chiesto un incontro alla Regione, senza ottenere risposta. Noi vorremmo poter dire la nostra, sia per la salute dei pazienti che per la sicurezza degli operatori, visto che siamo molto preoccupati. È paradossale perché in questo caso le risorse economiche ci sono, ma non sappiamo in che maniera verranno spese».
    Preoccupazioni a dir poco lecite, considerando le scellerate scelte politiche perpetrate dalla Regione negli ultimi tempi, in merito alla gestione del patrimonio immobiliare e dell’assistenza ai pazienti psichiatrici nelle aree degli ex manicomi di Genova Quarto e di Pratozanino a Cogoleto, con i malati ospitati per anni nei container.

    Le future strutture, almeno una in ogni regione, sono tecnicamente definite REMS, ossia Residenze Esecuzione Misura di Sicurezza. In Liguria «L’edificio idoneo è già stato individuato – afferma Montaldo – Non è di proprietà della Regione ed in parte dovrà essere ristrutturato». Si tratta di una struttura già adibita allo svolgimento di servizi socio-sanitari ma l’assessore non si sbilancia sulla sua localizzazione.
    «Dovrebbe essere un edificio di proprietà della Curia in Provincia di La Spezia – aggiunge Stella, Comitato Stop Opg – parliamo di assistenza/riabilitazione e trasferiamo queste persone nell’entroterra, magari in un luogo isolato: questa ipotesi è sicuramente criticabile. Inoltre, dal punto di vista logistico La Spezia non rappresenta la soluzione ideale, considerato che il nuovo centro dovrà accogliere pazienti provenienti da tutta la Liguria».

    Secondo il Comitato Stop Opg i “mini opg” regionali potrebbero rappresentare la moderna versione di istituzioni “speciali” per gli autori di reato malati di mente fondate sulla persistenza del binomio “cura e custodia”, caratteristica peculiare del manicomio. Come risponde l’assessore Montaldo?
    «Non corrisponde al vero perché si tratta di strutture sanitarie con un forte taglio riabilitativo che saranno gestite dai Dipartimenti di Salute Mentale sotto la guida di uno psichiatra responsabile e con personale medico composto da psichiatri. Sono strutture modulari da circa 20 posti per ogni modulo. In Liguria avremo un modulo da 20 che sia sufficientemente “elastico” in modo tale da poter accogliere anche qualche paziente in più e coprire in pieno le nostre esigenze. Sono luoghi di transito e non di reclusione perenne come di fatto accade negli attuali Opg».
    «Parliamo di centri che dovranno garantire assistenza sanitaria ma avranno doveri anche in termini di custodia – sottolinea Stella, Comitato Stop Opg – In merito alla sorveglianza non sappiamo come funzionerà, ad esempio a quali soggetti sarà affidata. Per quanto concerne l’assistenza sanitaria non abbiamo idea del modello organizzativo: con quale e quanto personale, di che tipologia, ecc. Sono tutte domande che attendono una risposta».
    «Non ci sarà alcun tipo di sorveglianza – afferma il dirigente regionale, Sergio Schiaffino – La realizzazione delle REMS seguirà precisi criteri per garantire la sicurezza di pazienti e operatori. Ovviamente, già le normali comunità psichiatriche sono in qualche modo “chiuse”, a maggior ragione lo saranno i nuovi centri. Il nostro è un programma di massima – continua Schiaffino – Quando da Roma arriverà l’ok stileremo il progetto dettagliato: per individuare costi, numero del personale, disposizione degli spazi, ecc.».

    La legge stabilisce il 31 marzo quale data di chiusura dei 6 Opg nazionali «Ma è impensabile rispettare la scadenza – sottolinea Schiaffino – La macchina organizzativa è partita almeno con 6 mesi di ritardo. Il riparto dei fondi è stato deciso da poco. Occorre il tempo necessario per la definizione del progetto e lo svolgimento della gara pubblica. Ragionevolmente, pure accelerando le procedure, penso che i nuovi centri potrebbero essere pronti a fine 2015. E ciò vale per tutte le Regioni».
    Ad oggi, ancora non ci sono notizie certe «Speriamo che, al più presto, esca un provvedimento di proroga almeno a fine 2013-inizio 2014», chiosa il dirigente.
    «La situazione è difficile in tutta Italia – conclude Montaldo – Gli assessori regionali hanno chiesto al Governo di posticipare la data di chiusura degli Opg per poter attuare nel miglior modo possibile i vari piani regionali».

     

    Matteo Quadrone

  • Sarzano in Festival: due giorni di musica dal vivo nel quartiere

    Sarzano in Festival: due giorni di musica dal vivo nel quartiere

    Piazza Sarzano, GenovaVenerdì 22 e sabato 23 marzo 2013 il Civ di Sarzano si anima con due giorni di festival di musica dal vivo, con un ricco programma di concerti, animazioni e laboratori.

    Un’iniziativa che vede coinvolte due importanti location del centro storico: piazza Sarzano e i Giardini Luzzati. Per capire l’importanza di questo evento abbiamo contattato Massimo Cudillo del Civ di Sarzano: «Sarzano in Festival è l’inizio di un percorso per la riqualificazione del quartiere: in questa occasione si esibiranno numerosi artisti, dai giovani (ad esempio le Barche a Torsio, grupppo folk genovese) ai più esperti (come il gruppo Folcloristico “Città di Genova” che si esibirà in costumi del 700/800 con tutto il loro repertorio) ai più tradizionali (ad esempio i Trallallero con “i Canterini della Valbisagno”), tutto esclusivamente in lingua Zeneize. In tutte queste manifestazioni possiamo contare sull’aiuto di Confesercenti, della Camera di Commercio e del Municipio Centro Est, che ci aiutano a interagire con il Comune di Genova e a sviluppare le esigenze che solo la gente del luogo vede e sa come poter valorizzare, abitandoci quotidianamente».

    Cosa si vedrà dunque in Sarzano in Festival? L’evento si svolgerà venerdì 22 e sabato 23 marzo in diversi spazi tra piazza Sarzano e i Giardini Luzzati. Si parte il venerdì sera ai Luzzati con il concerto e laboratorio di Ri-Percussioni Sociali (ore 22) e in Porta Soprana con il Duo Kabu (ore 23).

    Il sabato ai Luzzati nel pomeriggio, dalle 15 con animazioni per bambini e un laboratorio musicale per bambini con materiali di riciclo. A seguire Schegge di Culture, incontro a cura di Rete Genova Plurale (ore 19) e concerto di rumba tradizionale afrocubana (ore 22). In piazza Sarzano si parte dalle 18 con un festival di musica d’autore de Zena: in programma i concerti di Gruppo Folclorico Città di Genova, i Trallallero con i Canterini della Valbisagno, Andrea Incandela (vincitore del microfono d’oro del festival musica Genovese), il duo Barche a Torsio e dj-set finale.

    In entrambe le serate, nel Chiostro di Sant’Andrea, house music a cura dell’associazione culturale Motel1989.

    Come si integra questo evento con le attività che da tempo si realizzano nel quartiere, come la Festa di Carnevale dello scorso febbraio? «Il CIV è stato fondato nel 2010 per offrire, con l’aiuto di tutti i commercianti e degli abitanti, una nuova vità sociale al quartiere e per far riscoprire le proprie bellezze artistiche. Ciò è possibile anzitutto, in quest’epoca multietnica, facendo riscoprire alla gente le proprie origini, con feste tradizionali che servono per rafforzare quello che in questi anni si è un po’ perso, ovvero lo spirito che ci lega alle nostre radici. Gli eventi realizzati di recente sono stati accolti con grande entusiasmo dagli abitanti della zona, oltre che dalla gente accorsa dai quartieri vicini per unirsi ai festeggiamenti».

    Infine, quali sono i progetti per il futuro? «Quest’anno sarà allestito un mercatino fisso vicino al chiostro del Museo di Sant’Agostino, stiamo inoltre lavorando per poter avere in piazza, una volta alla settimana, anche un mercatino di merci varie che riempia di vita e colori questo quartiere, che è ormai diventato un grosso parcheggio grigio senza alberi. Il prossimo progetto di riqualificazione verrà presentato durante la Notte Bianca negli spazi dei Giardini Baltimora (meglio conosciuti ai più come Giardini di Plastica) e avrà nome LiveLife: stiamo organizzando una pulizia e un abbellimento attraverso delle forme d’arte contemporanea o Street Art, già attive in grandi città europee come Berlino, Londra e Parigi, e che riconsegnerebbero alla città un’area verde in pieno centro per metterla a disposizione della comunità (per esempio come giardino per portare fuori i nostri animali domestici o dove creare delle zone per i più piccini con gonfiabili o altro)».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Prà, Fascia di Rispetto: futuro incerto, i cittadini si mobilitano

    Prà, Fascia di Rispetto: futuro incerto, i cittadini si mobilitano

    pra-fascia-rispetto«Oltre 150 persone si sono ritrovate venerdì sera a Prà per discutere della Fascia di Rispetto. In tempi di disaffezione dalla politica questo è un segnale in controtendenza che andava colto dalle istituzioni. Mentre, invece, non si è presentato nessuno». Così Nicola Montese, rappresentante del Comitato per Prà, racconta la sensazione di profondo abbandono che accomuna gran parte dei cittadini del quartiere. Nonostante il generale scoramento, però, la voglia di partecipazione è sempre alta. «L’assemblea presso la Sala Polivalente di San Rocco è stata l’occasione per confrontarsi con le realtà attive sul territorio, associazioni, comitati, singoli abitanti, allo scopo di studiare le prossime iniziative per far sentire la nostra voce».

    Al centro dell’incontro la gestione del progetto di riqualificazione della Fascia di Rispetto, il famoso “Progetto Integrato Prà Marina” (inserito nel P.O.R. Liguria 2007/2009) che ha seriamente rischiato di perdere il finanziamento di circa 15 milioni di euro, a causa di grossolani errori tecnici scoperti in extremis.
    «Non abbiamo più avuto notizie dai “non” rappresentanti istituzionali che ci governano – continua Montese – È da dicembre 2012 che attendiamo una comunicazione ufficiale».
    Per quanto riguarda il restyling dell’asse viario, sembra che l’amministrazione comunale intenda proseguire con la soluzione progettuale – rivista e corretta in fretta e furia, senza accogliere le istanze della popolazione – che prevede una nuova via Aurelia a 4 corsie (2+2). Il consiglio del Municipio Ponente, al termine dell’animata seduta pubblica del 12 dicembre scorso, ha approvato tale progetto.

    «I cittadini, invece, prediligono la vivibilità del quartiere, piuttosto che la viabilità – sottolinea Montese – il Comitato dei Genitori dell’Istituto Comprensivo di Prà, in una manciata di giorni, ha raccolto ben 1840 firme per supportare la proposta degli abitanti».
    In sintesi il progetto dei cittadini praesi contempla una viabilità simile a quella odierna (2 corsie) ma trasferita sull’ex sedime ferroviario – quindi allontanata dal centro abitato con la conseguente e positiva diminuzione del traffico veicolare vicino alle case – mentre al posto dell’attuale via Aurelia è prevista una “zona a 30 Km/h” per dare priorità al traffico ciclabile, nella quale le automobili possano circolare, ma con forti limitazioni di velocità.
    «Grazie all’aiuto dell’Arch. Daniele Siviero, i comitati hanno studiato una soluzione di maggior dettaglio, più aderente allo spirito con il quale furono richiesti i finanziamenti europei – spiega il Comitato per Prà – inoltre, nel progetto c’è anche l’ipotesi di un’area polisportiva che, unitamente a campo di calcio e piscina, possa completare l’offerta dedicata all’utenza».

    La Fascia di Rispetto, nel frattempo, si sta trasformando in un vero e proprio allarme sociale. Oggi, nell’area in cui fino a qualche mese fa si trovavano i famosi 800 mq di terra contenente amianto, fortunatamente rimossi, c’è un accampamento di persone senza dimora che vivono in condizioni disumane.
    «Ormai c’è uno scollamento totale tra il territorio e le istituzioni – conclude Nicola Montese del Comitato per Prà – Quest’ultime hanno completamente perso il controllo della situazione. Mi chiedo a cosa servano i Municipi se al loro interno siedono partiti che non hanno più contatti con gli abitanti dei quartieri. Sarebbe più utile poter contare sul contributo di cittadini attivi, comitati e associazioni, forse così i problemi potrebbero essere affrontati con maggiore cognizione di causa».

     

    Matteo Quadrone