Autore: erasuperba

  • Piazza Sarzano, mercato alimentare: slitta ancora l’inaugurazione

    Piazza Sarzano, mercato alimentare: slitta ancora l’inaugurazione

    mercato piazza sarzanoI lavori per la realizzazione del mercato alimentare di piazza Sarzano, adiacente al pozzo di Giano, la cui fine era stata prevista –dopo varie posticipazioni- per lo scorso 5 novembre 2012, sono ormai in fase di ultimazione. Tuttavia, il mercato non è ancora operativo e la situazione resta in una fase di stallo, tanto che perfino dal municipio centro-est non arrivano notizie certe riguardo l’apertura, data mesi fa già come imminente.

    Tra novembre 2012 e gennaio 2013, gli ultimi interventi nel cantiere (aperto dal 2010): era stata realizzata la piattaforma in cemento ed erano stati inseriti i banchi, acquistati tramite partecipazione ad apposito bando da alcuni commercianti già attivi all’interno del Mercato Orientale di via XX. La struttura finale, così come l’aveva pensata la progettista, arch. Susanna Bordoni, è stata realizzata in ferro e rame, su una superficie di 260 metri quadrati. Il progetto, realizzato dall’impresa edile artigiana Vino su commissione del consorzio “Il pozzo di Giano”, era stato approvato già nel lontano 2009. Ma ad oggi la situazione è ancora ferma.

    Così Antonella Davite,  presidente del C.I.V. di Sarzano: «Parlando a nome di tutti i residenti, non possiamo fare altro che esprimere rammarico per il ritardo sui lavori e dirci favorevoli all’idea di creare un mercato in questa zona. Infatti, la realtà del centro storico è piuttosto problematica: è un contesto difficile, con poco interscambio, scarsamente frequentato. La viabilità è mal funzionante, la metro c’è, ma purtroppo non basta, da anni noi chiediamo che venga messo a nostra disposizione un pulmino, soprattutto per rispondere alle esigenze dei residenti più anziani. Sappiamo tutti che il centro e i vicoli sono abitati anche –e per lo più- da persone anziane, con difficoltà a muoversi in strade strette e a spostarsi tra le salite e le discese del centro. Inoltre, da qualche tempo ci stiamo muovendo per la realizzazione nella zona antistante alla piazza di parcheggi a rotazione con tariffe agevolate per i residenti. Tutto ciò perché in questa fase di crisi generale, internazionale e nazionale, ci sembra che Genova –e soprattutto il centro storico- arranchi particolarmente. I vicoli attirano ben poche persone da fuori, e spesso gli stessi residenti –come si diceva prima- faticano a muoversi per le strade. Gli unici a frequentare abitualmente Sarzano e i suoi vari locali sono gli studenti: ben venga, però non rappresentano di certo la fascia di fruitori esclusiva né del mercato che aprirà, né degli altri esercizi. Dobbiamo puntare a richiamare sempre più persone da fuori e invogliare i residenti ad investire nel loro quartiere».

    mercato-piazza-sarzano-2Inoltre, anticipa il presidente, sembra imminente l’inizio dei tanto attesi lavori in vico del Dragone, in cui da tempo si deve procedere alla rimozione dei residui bellici del bombardamento dell’allora casa chiusa.

    Abbiamo chiesto un quadro della situazioe anche al vice-presidente del Municipio centro-est Fabio Grubesich: «In questo momento -dice Grubesich- la situazione sta attraversando una fase di stallo. Tuttavia, si tratta di un momento transitorio: contiamo di dare al più presto alla cittadinanza le risposte che ci chiedono e di rendere operativa la struttura mercatale. È giusto ed è auspicabile -anche da parte nostra, oltre che da parte dei commercianti- che le strutture su cui investiamo vengano utilizziate e non restino improduttive. A Genova purtroppo abbiamo altre situazioni paragonabili a quella di Sarzano, come ad esempio il mercato del Carmine».

     

    Elettra Antognetti

  • Una cosa divertente che non rifarò mai più: mostra di Matteo Negri

    Una cosa divertente che non rifarò mai più: mostra di Matteo Negri

    via venti settembreDa qualche tempo nel centro di Genova (via Porta degli Archi, largo Lanfranco, piazza De Ferrari) sono visibili alcune installazioni colorate a forma di nodo: si tratta dell’opera di Matteo Negri, che fino al 19 aprile 2013 si possono vedere anche alla Galleria Abc-Arte di via XX Settembre nella mostra Una cosa divertente che non rifarò mai più.

    L’artista Matteo Negri (San Donato Milanese, 1982) è specializzato nella produzione di opere con mattoncini Lego, per combinare elementi pop con il territorio. La mostra, con opere site-specific, è introdotta da un parallelo percorso urbano genovese, en plein air, ed è estesa al tessuto metropolitano attraverso installazioni pubbliche, come già a Parigi, Londra e Honk Kong.

    Orari di apertura: da lunedì a venerdì 9.30-13.30 e 14.30-19.30, sabato e domenica su appuntamento.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Genova antica, tra bordelli e case chiuse: tour guidato dei caruggi

    Genova antica, tra bordelli e case chiuse: tour guidato dei caruggi

    Pavimentazione nel Centro StoricoDomenica 24 febbraio (ore 15) l’associazione Genova Cultura organizza il tour guidato del centro storico Genova antica, tra bordelli e case chiuse.

    Un itinerario tra alcune di quelle che erano le zone “a luci rosse” della città, dal Medioevo fino all’abolizione che avvenne nel 1958.

    Alcuni esempi.
    Galleria Mazzini: nei paraggi c’era il “Suprema”, in assoluto la casa chiusa più chic della città. Via Garibaldi: prima di diventare la lussuosa “Strada Nuova” a metà del ‘500, era sede del bordello pubblico. Via Maddalena e Piazza Lepre: dove si trovava il famoso “Lepre”, molto in voga nel ventennio, perché frequentato dai gerarchi fascisti accolti dalla portinaia “Dolly” con il saluto romano, Vico Castagna: il “Castagna”, il più amato dagli studenti. Porta Soprana: il “Sommergibile”, uno dei più economici.

    Info e prenotazioni 010 3014333 – 392 1152682 – genovacultura@genovacultura.org.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Teatro Verdi, Sestri Ponente: “Adesso o mai più”, omaggio al musical

    Teatro Verdi, Sestri Ponente: “Adesso o mai più”, omaggio al musical

    musicalmenteSabato 23 e domenica 24 febbraio 2013 al Teatro Verdi di Genova Sestri Ponente va in scena Adesso o mai più – opera rock, uno spettacolo a cura della compagnia Musicalmente ispirato alla vita di Jonathan Larson e al suo musical di maggior successo, Rent.

    Trama dello spettacolo
    25 gennaio 1996. Jonathan finisce la prova generale di “Rent”, il musical in cui sente di aver racchiuso tutta la sua vita e i suoi significati migliori. La risposta del pubblico è molto convincente. Rent riprende la Bohème di Puccini, esattamente 100 anni dopo, sullo sfondo di una New York venata dal dilagare dell’Aids. La compagnia si dà appuntamento al giorno dopo per il debutto. Sul far dell’alba, Jonathan viene colto da un aneurisma e muore. Ha 35 anni. “Rent” diventa uno dei successi più acclamati del musical.

    315 ore di prove, 30 canzoni dal vivo, 2 ore di spettacolo, 18 ragazze e ragazzi in scena. La nuova produzione della Compagnia Musicalmente è un musical tutto cantato che invita a riflettere sul modo in cui scegliamo di vivere, sulla capacità di superare la sofferenza e i pregiudizi facendo spazio all’amore, sulla necessità di vivere ogni momento fino in fondo, all’altezza dei nostri sogni.

    Orari spettacolo: sabato ore 21, domenica ore 16.

  • Finire come la Grecia: tagliare la spesa pubblica per aggravare la crisi

    Finire come la Grecia: tagliare la spesa pubblica per aggravare la crisi

    grecia2“Rischiamo di finire come la Grecia”. È questo lo spauracchio che il precedente governo ha utilizzato per convincerci di come le politiche di austerità fossero necessarie per uscire dalla crisi. Per la maggior parte di noi la Grecia rappresenta quindi il pericolo dell’arrivo della povertà a casa nostra, ma, a parte questo, sappiamo concretamente cosa sta succedendo laggiù?

    Purtroppo, come spesso accade, non è facile ottenere informazioni affidabili in rete dove spesso si incappa in elaborazioni fantasiose della realtà o addirittura in vere e proprie bufale. In questo caso è sufficiente limitarsi alle fonti ufficiali per capire che la situazione greca è purtroppo drammatica, tanto che si è arrivati a parlare addirittura di crisi umanitaria. Siamo abituati a sentire parlare di crisi umanitaria all’indomani di una catastrofe naturale o di una guerra, ma forse nessuno di noi era preparato a sentirne parlare in seguito a una crisi economica e tanto meno in un paese europeo.

    Le statistiche parlano chiaro: nel 2011 più del 30% della popolazione è a rischio povertà e, pur non essendo ancora disponibili i dati aggiornati, ci si aspetta un peggioramento di queste percentuali per il 2012. Il tasso di disoccupazione è arrivato al 27%, mentre quella giovanile ha sfondato quota 50%. Il rapporto debito PIL, seppur in discesa, è ancora oltre la soglia del 150%.

    Tra le molte manifestazioni di protesta del popolo greco, ha provocato particolare scalpore quella degli agricoltori greci che, in agitazione da quindici giorni consecutivi, l’11 febbraio hanno respinto  le concessioni proposte dal governo di coalizione per proseguire la loro battaglia contro gli aumenti delle tasse sui carburanti. Il blocco stradale organizzato a Lamia, nella Grecia centrale, è degenerato in scontri con la polizia che hanno portato a 11 arresti tra i manifestanti, mentre due agenti e tre dimostranti sono rimasti feriti. L’aumento delle tasse sui carburanti si somma agli aumenti dell’IVA e delle imposte sul reddito e patrimoni, ma, nonostante tutti questi sacrifici, la situazione delle finanze pubbliche greca non sta migliorando. Come è possibile?

    La ragione principale è che purtroppo quest’incredibile stretta fiscale sta uccidendo l’economia reale del paese e, nonostante l’aumento dell’imposizione fiscale, a gennaio si è avuto una diminuzione del gettito fiscale del 16%. Più le tasse aumentano, meno soldi hanno da spendere le famiglie. Le aziende, strette tra minore domanda di beni e tasse crescenti chiudono una dopo l’altra lasciando a casa i lavoratori che vanno a ingrossare le file dei disoccupati. Maggiore disoccupazione significa minori consumi e, di conseguenza, minore gettito. Per queste ragioni gli obiettivi di rientro del rapporto deficit-Pil vengono costantemente sforati e, per cercare di compensarli, si aumenta ancora di più l’imposizione fiscale creando un circolo vizioso da cui sembra impossibile uscire.

    Non è certo per pigrizia o per lassismo fiscale se la Grecia non riesce a raggiungere gli obiettivi previsti dalla Troika, è proprio la cura a base di austerità che sta uccidendo il paese. È stato addirittura lo stesso Fondo Monetario Internazionale a pubblicare uno studio che afferma che troppa austerità può portare allo strangolamento dell’economia di un paese, soprattutto se gli anche altri paesi attuano contemporaneamente le stesse politiche. In passato, la maggior parte dei modelli utilizzati per prevedere l’impatto delle politiche di austerità sulla crescita (fra cui quello utilizzato dalla Commissione europea) indicava il moltiplicatore fiscale a 0,5: cioè a ogni punto percentuale di taglio del deficit corrisponderebbe mezzo punto di minor crescita. Secondo questo nuovo studio realizzato sotto la guida del capo economista Olivier Blanchard il valore del moltiplicatore si collocherebbe invece tra lo 0,9 e l’1,7.

    Questo significa che ad ogni punto percentuale di minore spesa pubblica il prodotto interno lordo può diminuire, nel caso peggiore, di quasi due volte. La diminuzione del PIL causa, a sua volta, una diminuzione del gettito fiscale e quindi un peggioramento dei conti pubblici. Il paradosso è: più si taglia spesa pubblica più peggiorano i conti dello stato. Per questo motivo abbiamo assistito a forti recessioni in tutti i paesi dove sono state applicate le politiche di austerità e, in modo particolarmente violento, in Grecia.

    Per uscire da questa situazione sarebbe necessario cambiare rotta, ma i governi di tutta Europa stanno dando segnali tutt’altro che incoraggianti. Il non farlo significherebbe condannare non solo la Grecia, ma anche tutti quei paesi, come il nostro, dove l’austerità da opportunità di salvezza si è trasformata in incubo da cui sembra impossibile svegliarsi.

     

    Giorgio Avanzino

  • Il Garden Museum di Londra: il più antico museo di giardinaggio al mondo

    Il Garden Museum di Londra: il più antico museo di giardinaggio al mondo

    garden detail

    Ho recentemente avuto occasione di visitare il Garden Musem di Lambeth Palace Road, a Londra. Avevo più volte sentito parlare di questo museo ed ero quindi curioso di vedere se corrispondesse alle descrizioni.
    In generale, il Regno Unito dedica, da sempre, grande attenzione al verde, sia pubblico che privato, ed è, senza dubbio, tra i Paesi europei quello in cui è più vivo l’interesse per la paesaggistica e per la botanica in generale. Quasi ogni casa ha, infatti, il suo spazio verde e moltissimi si dedicano con passione e perizia alla coltivazione di piante, alberi o, anche, di semplici ortaggi, sia in spazi estesi che in quelli estremamente ridotti. garden passGirando per la città si vedono poi ovunque parchi e giardini, alberi ed arbusti che spuntano dalle austere cancellate dei palazzi. Le inferriate dei quartieri eleganti sono decorate con cassette e persino i lampioni hanno appositi portavasi, in estate straripanti di fiori del tabacco (nicotiana), surfinie, lobelie e mille altre varietà di essenze annuali. Solo in questo Paese esistono giardini comuni ed indivisi, nel centro delle piazze, con chiavi riservate ai fortunati proprietari degli immobili che su di essi si affacciano. Tra il cemento e lo smog cittadino, crescono quindi qui vere e proprie aree verdi. Superata la ringhiera in ferro nero e la coltre dei “mixed border” (bordi misti di erbacce perenni ed arbusti) che delimitano il garden lawn fieldgiardino centrale, si entra in una dimensione diversa che fa dimenticare che Londra è una delle grandi capitali mondiali, a più alto tasso di antropizzazione. La dimensione inglese delle cose è però sempre umana, il lusso frammisto alle cose semplici e di tutti i giorni ed il “verde”, inteso sia come elemento vegetale che modo di vivere, è parte integrante della vita delle persone.
    In poche parole, tanto diffuso è, nel Regno Unito, l’interesse per il giardinaggio che gli stessi inglesi definiscono il loro Paese: “A Land of Gardners”.
    Il museo di cui parleremo questa settimana e la prossima, va letto proprio alla luce di quanto sopra ed esso è garden-detail-1espressione di questa particolare, tutta inglese, attenzione al tema del “Verde”.
    Il Garden Museum è uno spazio piccolo ma interessante. E’ un giardino ma anche una raccolta di antichi strumenti di lavoro, di vasi e di prodotti per la cura delle piante. E’ un luogo dove si vendono libri, semi e dove non manca la tipica “tea roominglese e dove, fra centenarie pietre di un edificio religioso sconsacrato, si mira a valorizzare la natura ed il suo rapporto con l’uomo.
    In concreto, il piccolo spazio verde del Museo ha una origine piuttosto recente. E’ stato infatti creato nel 1980, poco dopo che la chiesa sconsacrata di St. garden detail 2Mary-at-Lambeth venne salvata dalla demolizione, restaurata e trasformata nel primo museo al mondo dedicato alla storia del giardino.
    La realizzazione di un simile luogo ha tratto origine ed ispirazione dall’antica tomba di John Tradescant e di suo figlio. Entrambi furono grandi giardinieri, “cacciatori” di piante, viaggiatori e collezionisti ed essi stessi fondarono un museo, garden viewThe Ark, nel giardino sito nella medesima parrocchia dell’attuale Garden Museum. In particolare, John il Vecchio viaggiò in Nord Africa e Russia, il Giovane compì invece tre lunghe spedizioni in America. Essi importarono nel Regno Unito molte piante quali: una particolare varietà di cipresso, l’acero rosso, l’albero dei tulipani (Liriodendron tulipifera) e la Yucca. Tutte queste essenze sono oggi molto diffuse ed ampiamente impiegate nei giardini.
    Nel prossimo articolo ci addentreremo poi nella parte più caratterizzante del museo descrivendo il Knot Garden di ispirazione seicentesca.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Opere d’arte in affitto: il progetto di Art Commission

    Opere d’arte in affitto: il progetto di Art Commission

    mostra-museo-arte-macba-museum-C«Mostre ed eventi sono importanti per far conoscere gli artisti e metterli in relazione con il territorio, ma scopo ultimo di ogni artista è vendere le proprie opere. Tuttavia, complice anche il periodo di crisi, sono sempre meno le persone che possono permettersi di acquistare un’opera d’arte. Per questo motivo Art Commission lancerà prossimamente un progetto di arte in affitto: si potrà avere un’opera per un periodo da uno a tre mesi, a un prezzo accessibile, e solo al termine decidere se acquistarla o meno. In questo modo si fa entrare l’arte nelle case, si ritrova il contatto fra l’opera e il suo pubblico».

    Questo interessante progetto è solo uno dei tanti che Art Commission da tempo organizza sul territorio: oltre 36 eventi nel 2012, che spaziano dalle mostre collettive a performance che abbinano all’arte visiva il teatro, la poesia o altre forme creative.

    Tra i più recenti, Segrete, Made in Italy e ContemplArt: «Uno dei tratti distintivi di Art Commission è valorizzare il patrimonio culturale e architettonico di Genova attraverso l’arte contemporanea. Per questo organizziamo mostre in luoghi istituzionali ma poco visitati, come i chiostri del centro storico in occasione di ContemplArt, per attirare un pubblico che non conosce i beni della propria città. Al tempo stesso chiediamo agli artisti di non essere “invasivi”, ossia di concepire opere che si adattino a spazi non nati per ospitare mostre d’arte contemporanea: in questo modo il pubblico è invitato a riflettere, a porsi domande quali “Perché questa installazione si trova qui?”».

    Art Commission è una realtà molto attiva a Genova, curata dall’artista Virginia Monteverde, che ha in sé una doppia anima: da un lato l’organizzazione di eventi, dall’altro associazione culturale con oltre 100 iscritti. Con una quota di iscrizione di 20 € è possibile partecipare agli incontri dell’associazione e conoscere le attività in programma (info artcommission.genova@gmail.com).

    L’associazione mette in rete artisti di Genova, ma non solo: uno degli scopi di Art Commission è far conoscere gli artisti di Genova fuori città – di recente hanno partecipato a eventi a Bergamo, Milano e Varese – e portare a Genova artisti foresti, provenienti anche da fuori Italia. A questo scopo ci sono due iniziative in programma: un premio di pittura internazionale, che culminerà in una mostra al Museo di Sant’Agostino a fine 2013; una mostra collettiva al Munizioniere di Palazzo Ducale (28 giugno – 28 luglio 2013) con 35 artisti italiani e 35 artisti finlandesi, intitolata Le latitudini dell’arte e che auspica di essere la prima di una serie di esposizioni per valorizzare gli scambi culturali fra artisti di diversi Paesi, senza vincoli di età o di tematica.

    Marta Traverso

    [foto di Constanza Rojas]

  • Commenda di Prè: concorso artistico per la riqualificazione

    Commenda di Prè: concorso artistico per la riqualificazione

    commenda-preSono aperte le iscrizioni per il bando di concorso artistico Commenda Creativity Contest, rivolto a giovani di età compresa tra i 16 e i 35 anni che vogliono raccontare il modo inedito e creativo lo spazio della Commenda di Prè.

    Il tema del concorso è Commenda e Colore: colore come multiculturalità, molteplicità dei punti di vista e delle tecniche artistiche e come esaltazione dei valori che questo luogo comunica.

    Ogni artista può partecipare al concorso con una sola opera, realizzata con qualunque tecnica artistica (arte visiva, fotografia, video, installazioni, etc). La scadenza per l’invio dei materiali e del modulo di partecipazione è il 24 marzo 2013 all’indirizzo mail iscrizione@commendacreativitycontest.it.

    Le opere che meglio rappresenteranno lo spirito del luogo saranno visibili in una mostra collettiva dal 4 al 9 aprile 2013, al secondo piano della Commenda: l’elenco delle opere sarà comunicato entro il 29 marzo. La cerimonia di premiazione si terrà il 6 aprile. Una giuria e i visitatori della mostra selezioneranno l’opera vincitrice, il cui autore riceverà l’attestato di vincitore del premio della critica e avrà la possibilità di esporre le sue opere in una mostra personale.

  • Palazzo Ducale: Fosco Maraini, mostra di fotografia “Il Miramondo”

    Palazzo Ducale: Fosco Maraini, mostra di fotografia “Il Miramondo”

    Palazzo Ducale entrataVenerdì 22 febbraio 2013 inaugura a Palazzo Ducale (Loggia degli Abati) la mostra fotografica “Miramondo. Fosco Maraini. Sessanta anni di fotografia.

    Una nuova esposizione arricchisce l’offerta del Ducale, che in questi mesi ospita anche le mostre dedicate a Joan Mirò e a un altro celebre fotografo, Steve McCurry.

    Il Gabinetto Vieusseux di Firenze, che conserva la Biblioteca Orientale (oltre 8.000 volumi), l’Archivio Fotografico (circa 100.000 foto) e l’Archivio personale di Maraini, è tra i promotori di questa mostra, la più vasta esposizione antologica della sua produzione fotografica.

    La mostra sarà aperta al pubblico fino al 7 aprile 2013.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Mercato del Pesce, piazza Cavour: ipotesi trasferimento a Bolzaneto

    Mercato del Pesce, piazza Cavour: ipotesi trasferimento a Bolzaneto

    pesca-pesce-d3Il Mercato del Pesce di Piazza Cavour sarà trasferito a Bolzaneto? Si tratta di un progetto emerso da poche settimane e passato quasi inosservato, ma rappresenta un tassello importante di una vicenda iniziata alla fine del 2010, quando la ASL 3 chiuse per ragioni igienico sanitarie la struttura.

    Dopo la riapertura del mercato, avvenuta solo pochi giorni dopo, si avanzò l’ipotesi di un trasferimento all’interno dei macelli di Cà de Pitta in Val Bisagno, non incontrando però il favore degli operatori. Gli stessi lavoratori dei macelli si erano opposti a questa possibilità sostenendo che la struttura non avrebbe potuto ospitare entrambe le attività economiche.

    C’è voluto più di un anno perché fosse presentata una nuova soluzione. L’area in cui potrebbe sorgere il nuovo mercato del pesce è adiacente al mercato ortofrutticolo di Bolzaneto, la cosiddetta area ex Trony in cui si sono alternati due centri di elettronica (Unieuro e appunto Trony). La proposta è stata fatta all’assessore allo Sviluppo Economico Francesco Oddone direttamente dalla società SGM che gestisce il mercato ortofrutticolo ed è subito parsa una soluzione interessante: «Soprattutto perché – ha affermato l’assessore – avendo interloquito con gli operatori, questi ultimi si erano detti non contrari come zona e come tipologia di collocazione». L’appoggio al progetto da parte degli operatori è fondamentale perché i canoni che verseranno per l’affitto dei loro banchi devono essere in grado di sostenere l’operazione. L’operazione, benché di dimensioni molto più piccole, riprende da questo punto di vista il modello adottato nel caso del mercato ortofrutticolo.

    Per questa ragione è stato chiesto alla società SGM di eseguire alcuni approfondimenti tecnici che verranno presentati all’amministrazione entro marzo. «Non si tratta ancora di un progetto – precisa Oddone – ma di dettagli tecnici più precisi».

    Dalla prima chiusura in avanti il Comune ha cercato di intervenire per adeguare l’edificio di Piazza Cavour alle norme igieniche, soprattutto per ciò che riguarda l’areazione, ma resta lo spauracchio di una possibile chiusura da parte della Asl. L’assessore non esclude questa possibilità, ma afferma: «sto facendo il possibile per mettere il mercato nelle condizioni migliori possibili ed evitare che chiuda».

    Ma il problema non è solo legato alle condizioni igieniche. «Il mercato è una struttura obsoleta – prosegue Oddone – anche per i traffici moderni». Un aspetto che va risolto, infatti, è anche quello dalla logistica. Il mercato attuale non è adatto ad accogliere il traffico dei mezzi che vi accedono e, per questa ragione, non permette agli operatori di lavorare nelle condizioni migliori possibili e limita lo sviluppo futuro.

    L’area individuata a Bolzaneto è leggermente più grande rispetto a quella di Piazza Cavour, ma l’aspetto positivo secondo Oddone è soprattutto il fatto che si tratti di «un’area disegnabile in base alle esigenze degli operatori».

    La Valpolcevera è una zona già caratterizzata da una massiccia presenza di attività commerciali e capannoni industriali di grandi dimensioni a cui si è aggiunto anche il mercato ortofrutticolo, che occupa una superficie di ben 82.000 mq. Tuttavia il rischio di andare a congestionare questa porzione di territorio è esclusa dallo stesso assessore che, riferendosi al “nuovo mercato del pesce” precisa «È incomparabilmente più piccolo del mercato ortofrutticolo. Stiamo parlando di un rapporto 1 a 10. Non si tratta di due mercati».

    Per adesso questo è il progetto in fase più avanzata, ma l’amministrazione sta valutando anche altre opzioni. Una di queste riguarda la zona dell’Aeroporto, ma si tratta solo di una prima segnalazione che non è stata ancora approfondita.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Bambini e alimentazione: cucina bio e vegana nelle mense scolastiche?

    Bambini e alimentazione: cucina bio e vegana nelle mense scolastiche?

    scuolaRicordate il fumetto di Mafalda, che si lamentava con la madre quando le imponeva di mangiare l’odiata minestra?

    La qualità di ciò che mangiano i bambini (per chi non ha figli, basta ricordare quanto e cosa si mangiava da piccoli) è ormai diventata un tema prioritario all’interno dei progetti educativi. Che si tratti di una moda o una conseguenza della crisi, negli ultimi tempi molte persone sono sempre più attente alla provenienza, alla qualità e ai benefici per la salute dei cibi che consumano.

    Anche le scuole della nostra città vogliono seguire l’esempio di altri Comuni virtuosi d’Italia, a partire da quelli dell’Emilia Romagna, che hanno istituito con Legge Regionale lo Sportello Mense Bio. Per questa ragione lunedì scorso (18 febbraio 2013, ndr) la Commissione Welfare del Comune di Genova si è riunita – insieme all’Assessore Pino Boero e ai rappresentanti dei Municipi – per discutere la qualità del servizio mensa nelle scuole cittadine, in particolare sull’utilizzo di prodotti km zero, biologici e con attenzione alla presenza di piatti vegetariani o vegani.

    Genova ha ufficializzato l’adesione a due progetti europei: Bampé (acronimo di Bambini e Prodotti agricoli d’Eccellenza), per favorire il consumo di prodotti tipici del territorio e far capire ai bambini il concetto di filiera corta; Fruttometro, ossia dare ai bambini durante la ricreazione una merenda a base di frutta, nella razione normalmente consumata a pranzo.

    Come conciliare, tuttavia, l’educazione alimentare scolastica con quella che i bambini ricevono a casa? Denise Filippin, nutrizionista e mamma di due bambini, ha creato a questo scopo la pagina Facebook Genitori (e non solo) vegani a Genova: «La pagina è stata creata ai tempi in cui il Comune non voleva accettare la nostra richiesta di menù vegano, per trovare altri genitori solidali, ma alla fine ci siamo dovuti muovere da soli. Molte famiglie vorrebbero che i loro figli mangiassero diversamente, non per forza vegano ma più sano: alcuni genitori ci scrivono sulla pagina, ma spesso non sono di Genova. Abbiamo inoltre avuto ottima partecipazione alle cene e ai picnic che organizziamo per far socializzare i bambini vegani, che di solito si trovano ad essere gli unici a seguire questo tipo di alimentazione nella cerchia di amichetti».

    Denise ha agito in prima persona perché le sue figlie (4 e 7 anni) avessero un menu vegano nella mensa scolastica: «Le mie figlie frequentano scuole a Sestri Ponente: la piccina va a una scuola materna privata con mensa interna e devo dire che il cibo è molto curato, ma monotono. Anni fa c’erano alimenti più variegati, poi sono stati tolti dal menù. La grande va in una scuola elementare pubblica, servono ai bambini pasti veicolati da una ditta, come accade nella gran parte delle scuole genovesi, ovviamente essendo tutto precotto la qualità è inferiore. A mio parere il menù proposto è molto monotono, con pietanze che mangiano tutti i giorni, senza “osare” piatti più salutari che magari a casa non vengono preparati. Capisco che sia uno spreco se i bambini non mangiano, ma sarebbe di certo più educativo. La mia insistenza sulla monotonia deriva dal fatto che, avendo analizzato menù di altre città, sono rimasta stupita di quanti piatti proponessero alcuni Comuni, difficile che si ripetesse la stessa pietanza più di una volta per diverse settimane».

    Marta Traverso

  • Mondiali Antirazzisti: concorso musicale per realizzare l’inno

    Mondiali Antirazzisti: concorso musicale per realizzare l’inno

    musica-live-cantanti-microfonoI Mondiali Antirazzisti si svolgono dal 1997 e sono curati da UISP (Unione Italiana Sport per Tutti), con lo scopo di contaminare, attraverso il linguaggio dello sport, realtà spesso considerate “distanti” come gruppi ultras, comunità di migranti, associazioni sportive e organizzazioni antirazziste. Negli anni si sono trasformati in un happening multiculturale che oltre ai tornei sportivi offre concerti, dibattiti, spazio di incontro per oltre 5.000 persone provenienti da ogni parte del mondo.

    In occasione dell’evento sono aperte le iscrizioni per il contest “Inno Indipendente dei Mondiali Antirazzisti”. Tutte le band, cantautori e artisti indipendenti ed emergenti di ogni genere e stile, con residenza in Italia, potranno presentare un brano musicale ispirato allo spirito dei Mondiali Antirazzisti: il brano deve rispecchiare promozione dei diritti e il rispetto per tutti, lotta contro ogni forma di discriminazione attraverso lo sport, la musica e la cultura.

    Il concorso scade domenica 31 marzo 2013: per iscriversi è necessario inviare all’indirizzo mail mei@materialimusicali.it una biografia, una foto, una scheda tecnica, il link ai propri siti e profili e il brano inedito (da inviare attraverso “WeTransfer” o attraverso altri modelli similari, compreso Mp3 leggero).

    Il miglior brano sarà scelto da una giuria coordinata da Giordano Sangiorgi (patron Mei) e da Carlo Balestri (organizzatore dei Mondiali Antirazzisti UISP), che valuterà se la proposta aderisce ai valori di base dei Mondiali Antirazzisti: promozione dei diritti e il rispetto per tutti, lotta contro ogni forma di discriminazione attraverso lo sport, la musica e la cultura.

    Il vincitore potrà esibirsi in apertura dei Mondiali Antirazzisti 2013, che si terranno a Bosco Albergati (Castelfranco Emilia – MO) dal 4 al 7 luglio. È previsto un rimborso spese di 500 € oltre a vitto e alloggio. Il brano sarà pubblicizzato attraverso il sito dei Mondiali Antirazzisti e di UISP e sarà diffuso continuamente durante i Mondiali stessi.

  • You, forme allocutive: come si fa in inglese a dare del Lei?

    You, forme allocutive: come si fa in inglese a dare del Lei?

    londra-cabina-DI“Hello. How’re you?” “Fine, thanks. And you?” Quante volte sui libri di inglese di livello più elementare avete letto questo breve scambio di battute? Se avete una minima conoscenza dell’inglese, non credo che vi servirà la traduzione… O forse sì! Infatti, se si analizza questo mini-dialogo in maniera più approfondita,  saranno due, e non una sola, le traduzioni possibili  (entrambe corrette).

    1 “Ciao. Come stai?” “Bene, grazie. E tu?”

    2 “Buongiorno. Come sta?” “Bene, grazie. E lei?”

    In altre parole, mentre in italiano esistono due forme allocutive (address forms), il “tu” e il “lei”, in inglese si dà solo dello you. Come si fa allora in inglese a dare del lei? E più in generale: esistono il tu e il lei in inglese? Partiamo dalla risposta – un po’ provocatoria – alla seconda domanda, la quale probabilmente vi sorprenderà: in English non esistono né “tu” né “lei”. Lo you che viene usato oggi indistintamente per rivolgersi a genitori, compagni di scuola, colleghi, superiori, politici, ecc. è in realtà in origine un “voi”. Sì, perché ripercorrendo la storia della lingua inglese scopriremo che il pronome personale soggetto di seconda persona singolare era thou , il quale gradualmente è stato sostituito da you, appunto. Esisteva anche un pronome che svolgeva la funzione di complemento, thee, per cui abbiamo per esempio in un celebre sonetto di Shakespaere:

    “Shall I compare thee to a summer’s day?

    Thou art more lovely and more temperate”

    Il sonetto in questione è il Sonnet 18, che peraltro vi consiglio di leggere nella sua interezza in quanto punto altissimo della letteratura non solo inglese, ma mondiale. Ogni volta che lo leggo, mi emoziono.

    Ritorniamo allora alla prima domanda: come si fa a dare del tu o del lei in inglese? Partiamo da una premessa: la cultura anglo-sassone è molto più pragmatica e meno salameleccosa della nostra, nella quale grande – troppa – importanza nelle conversazioni viene data a titoli come “Dottore”, “Egregio”, “Illustrissimo” – o il famigerato “Venerabile”). Mi trovo molto d’accordo a questo proposito con coloro che sostengono che l’uso formale e poco sostanziale di questi titoli non faccia altro che gonfiare l’ego e l’arroganza di chi si sente chiamare “Onorevole”, “Luminosissimo”, ”Eminenza” o simili acrobazie linguistiche francamente un po’ ridicole, accrescendo allo stesso tempo un senso di inferiorità in coloro che si rivolgono a tali individui. Siamo tutti esseri umani a prescindere dai nostri titoli di studio e dalle etichette nobiliari, oppure no?!

    Tornando all’inglese, ciò che ho spiegato non significa che non esistano forme di cortesia per una persona più anziana o con la quale non si ha confidenza. Il fatto è che, invece che tramite un “lei” o un “tu”, il rispetto emerge in altri modi. Per esempio, rivolgersi a una donna con Madam o a un uomo con Sir è già di per sé una forma di educazione molto apprezzata. Una frase del tipo: “Hello, Mr. Anderson. How’re you, sir?”  è equivalente al nostro dare del lei. Se l’interlocutore vorrà abbassare il livello formale della conversazione replicherà immediatamente: “Please, call me John.” Farsi chiamare per nome senza che esso sia preceduto da Mr o Mrs So and So (il signor/la signora Tal dei Tali) equivale infatti al nostro: “Dammi pure del tu.”

    Per concludere, vista la confidenza che ormai ho con voi lettori della rubrica ho quindi deciso oggi di usare un saluto particolarmente informale… Catch you later (più o meno “ci becchiamo dopo”)!

     

    Daniele Canepa

    [foto di Diego Arbore]

  • ContemporArt Genova: laboratorio artistico per pazienti psichiatrici

    ContemporArt Genova: laboratorio artistico per pazienti psichiatrici

    villa-piaggio-contemporartContemporArt, associazione culturale senza fini di lucro, è uno spazio, un “osservatorio critico” –come lo definiscono i suoi fondatori- in cui l’arte nelle sue molteplici sfaccettature si congiunge alle problematiche psichiche. L’associazione è nata a Genova otto anni fa su iniziativa di un gruppo di sei artisti, tra cui l’attore Gustavo Giacosa e il musicista jazz Fausto Ferraiuolo. Essa per prima ha dato avvio all’importante progetto sul piano sia artistico che sociale di offrire alle persone che vivono disagi l’opportunità di intraprendere un percorso artistico vero e proprio, con l‘obiettivo di promuovere eventi culturali nel campo delle arti e favorire incontri e scambi fra artisti.

    L’interesse di ContemporArt è trasversale: dalle arti visive, alla musica contemporanea, al teatro, senza trascurare laboratori artistici e conferenze. Nata nel 2005, dal 2011 è ospitata nei locali di Villa Piaggio al 24 di Corso Firenze, in cui è stato allestito un laboratorio artistico per pazienti psichiatrici (con il supporto di esperti e operatori sociali). Inizialmente il gruppo era solito riunirsi in via Prè, nella casa di Giacosa e Ferraiulo. Ben presto, tuttavia, lo spazio si è dimostrato inadeguato alle ambizioni degli artisti: il progetto ha iniziato a crescere e ad assumere dimensioni inaspettate anche per gli stessi fondatori. Come? Ce lo racconta uno di loro, Paolo Roberts, genovese, attivo nel panorama musicale, 30 anni trascorsi al Carlo Felice nel settore della comunicazione e della grafica. 

    «Tutto è partito dalla voglia di un piccolo gruppo di amici di aggregarsi e dare vita a un progetto di ampio respiro. Eravamo in sei: io e mia moglie (Anna Sini, musicista, ndr.), Fausto, Gustavo, Claudia Sanguineti e Ilario Rotella, anche loro musicisti. Oggi il gruppo non si è troppo infoltito e siamo sempre noi il centro propulsore del progetto. Alcuni amici, cioè Claudia e Ilario, ci hanno lasciati durante il percorso; altri –scenografi, responsabili audio e video- si sono aggiunti, ma si è trattato per lo più di collaborazioni temporanee. Oggi siamo in 8/10 persone a seguire il progetto di ContemporArt».

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    Il vero momento di svolta c’è stato nel 2008, anno della mostra “Due ma non due. Aperture ed incontri nell’arte degli anni post-Basaglia, alla Loggia della Mercanzia in piazza Banchi, con l’appoggio del Comune e della Provincia di Genova. «L’iniziativa, che voleva ricordare il trentennale dell’entrata in vigore della legge Basaglia, ha avuto un alto numero di visitatori, tra cui anche l’ex sindaco Marta Vincenzi e l’allora assessore alla cultura Ranieri, che hanno apprezzato molto il nostro lavoro e hanno iniziato a seguirci più da vicino.» Altro evento importante, la mostra del 2010 “Noi, quelli della parola che sempre cammina” alla Commenda di Prè. Una mostra sull’espressione dell’arte attraverso il linguaggio, in cui erano esposte opere del graffitismo outsider. Dai muri delle città degli esuli urbani, un anti-museo della scrittura ”brut”, filone in voga in Francia e Germania e poco conosciuto in Italia. Tra gli artisti esposti, nessuno era vivente, tranne una: Melina Riccio, nota a Genova per i suoi graffiti in rima, inni alla pace e all’amore per il prossimo. «Anche in questa occasione è stato un successo, tanto che è arrivata l’offerta dell’amministrazione di mettere a nostra disposizione uno spazio, quello di Villa Piaggio (dietro pagamento di un affitto), in cui proseguire e ampliare il nostro progetto di coniugare arte e follia. Abbiamo iniziato a collaborare con Comune e Asl di Genova: ogni mercoledì operatori sanitari accompagnavano a Villa Piaggio alcuni pazienti per farli partecipare al percorso artistico». Purtroppo oggi questo progetto ha subito una battuta d’arresto a causa dei problemi cui sono soggette le nostre Asl: i tagli al personale da un lato e l’aumento dei pazienti dall’altro non hanno permesso a ContemporArt di proseguire questa iniziativa con cadenza regolare.

    «Vogliamo rilanciare l’attività sotto vari profili. Certo, continuare il progetto arte-disagio psichico, ma per il prossimo 7 aprile stiamo organizzando un ciclo di 6 incontri, tre dei quali sono già stati fissati, mentre gli altri sono ancora in via di definizione. Il tema è ancora quello della follia, che si integra con un nuovo concetto di “cura” e del “fare arte insieme”. Inoltre, dal 2012 il nostro progetto è stato esportato anche all’estero: grazie alla mostra curata da Gustavo Giacosa, “Banditi dell’Arte”, il nome della nostra associazione è approdato a Parigi. La mostra è andata avanti per quasi un anno, dal marzo 2012 al gennaio 2013 e Gustavo e Fausto sono tuttora lì ad occuparsi della mostra, che ha avuto ottimo riscontro».

    C’è un legame tra il vostro progetto di “arte e follia” e il movimento sorto a Genova-Quarto alla fine degli anni ’70, alla chiusura dell’ex ospedale psichiatrico?

    «Sicuramente. Ricordo bene gli anni del post-Basaglia, quando a Quarto era stato chiuso il famoso ospedale e i locali, lasciati liberi e aperti a tutti, venivano occupati da giovani artisti. C’era un grande movimento: lì hanno iniziato ad esibirsi molti musicisti, soprattutto jazzisti, che poi hanno fatto carriera. Anch’io e mia moglie frequentavamo questi ambienti, assieme ad altri che sono confluiti in ContemporArt. Quindi è innegabile dire che questa atmosfera ci abbia influenzati, ma siamo andati oltre: lì erano i giovani a fare arte nei locali che i malati avevano dovuto sgombrare; ora siamo noi artisti a offrire ai malati spazi in cui fare arte».

     

    Elettra Antognetti

  • Arbusti Genova: incontro e aperitivo per artisti indipendenti

    Arbusti Genova: incontro e aperitivo per artisti indipendenti

    pittore-pittura-disegno-arte-CGiovedì 21 febbraio 2013 (ore 18) la Galleria Studio 44 ospita due eventi per chi ama l’arte e la creatività.

    Lo spazio di vico Colalanza ospiterà il secondo incontro di Arbusti, collettivo nato per mettere in rete realtà culturali e artistiche indipendenti presenti sul territorio di Genova (leggi la nostra intervista a Maddalena Bartolini, fra i promotori del progetto).

    Scopo dell’incontro è conoscersi e confrontarsi, per figurare possibili scenari futuri e dare origine a una comunicazione circolare e orizzontale tra tutti i soggetti che a Genova quotidianamente producono e “progettano” percorsi culturali solidi e continuativi.

    Nel corso della serata sarà inaugurata la mostra A piedi, sulle mani e altre storie piccole, a cura degli artisti svizzeri in residenza a Genova Florian Luthi e Sadhyo Niederberger. La mostra sarà visibile solo fino a sabato 23 febbraio, a causa del il successivo rientro degli artisti in Svizzera.

    [foto di Constanza Rojas]