Autore: erasuperba

  • Vendere casa, il ruolo dell’agenzia immobiliare: legge e consigli

    Vendere casa, il ruolo dell’agenzia immobiliare: legge e consigli

    Case di piazza Rossetti alla FoceLa scorsa settimana  abbiamo visto quali sono le cose da sapere prima di intraprendere il cammino verso l’acquisto di una casa. Oggi affrontiamo lo stesso tema, concentrandoci su chi, invece, la casa la vuole vendere.
    Al di là delle inserzioni private che chiunque può fare attraverso la carta stampata o via internet, noi vogliamo riferirci a chi si vuole avvalere di un’agenzia immobiliare.

    Innanzitutto, per quanto possibile, fate una verifica sulla serietà dell’agenzia (per meglio dire) dell’agente cui vi rivolgete. In secondo luogo, fate sì che venga valutato in maniera circostanziata il valore del vostro immobile. Diffidate da chi fa valutazioni al rialzo: così – almeno in questo periodo nero – non venderete mai alcunché.

    A questo punto, ovvero una volta  individuata l’agenzia di cui più vi fidate, potete conferire un mandato a vendere.
    ATTENZIONE : in questo caso, conferire un mandato non significa esattamente che l’agente immobiliare vi rappresenta (altrimenti dovremmo parlare di rappresentanza o di procura).
    L’agente immobiliare è un mediatore, ossia un agente atipico (tipico nel prendere una provvigione, atipico perché deve fare gli interessi di due soggetti: venditore ed acquirente).

    Il mandato a vendere può essere in esclusiva (questo significa che un solo agente può vendere la vostra casa) oppure non in esclusiva  (vale a dire che più agenzie immobiliari possono avere in vendita il vostro immobile). Ricordatevi che l’agente immobiliare è obbligato a ricevere le offerte di acquisto qualunque formulazione economica abbia, anche qualora essa sia di molto inferiore al prezzo richiesto.

    Il mediatore – in quanto tale – non può discriminare l’interesse del venditore da quello dell’acquirente; in altre parole, la sua funzione di mediatore lo obbliga, una volta ricevuta un’offerta, a non riceverne altre, salvo avvisare il promittente acquirente della situazione esistente (offerta d’acquisto molto al di sotto) e quindi a prospettargli una proposta revocabile.

    Già, perché con una proposta irrevocabile, l’acquirente si impegna in modo formale ed il mediatore, per la funzione tanto giuridica quanto professionale che lo impersona, non può favorire il venditore a discapito dell’acquirente, anche se quest’ultimo prova a fare l’affare della vita giocando al ribasso.

    Appunto in questo caso, valutate sempre l’operato dell’agente immobiliare: per lui è più conveniente vendere ad un prezzo più alto, per via della provvigione spettantegli, ma così facendo potrebbe farvi correre il rischio di perdere una vendita sicura. Insomma, valutate sempre l’ipotesi del “pochi, maledetti e subito”!

    D’altronde, la proposta la potete accettare solo voi, mica l’agente immobiliare: se così fosse sarebbe un vostro rappresentante legale volontario. Ma come detto, così non è.

    Un ultimo consiglio: leggete sempre, almeno due volte, ciò che firmate quando conferite il mandato all’agente immobiliare, controllate che quest’ultimo sia regolarmente iscritto alla camera di commercio territorialmente competente e che vi sia la ragione sociale, con tanto di partita IVA, dell’agenzia.

    Diffidate dalle agenzie che non espongono i prezzi di vendita: quelle non sono offerte al pubblico vere e proprie in quanto mancanti di un elemento fondamentale in una compravendita.

    Stiamo parlando di case, mica di noccioline…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Roberto Manzoli]

  • Freedom of birth a Genova: un film per difendere la libertà nel parto

    Freedom of birth a Genova: un film per difendere la libertà nel parto

    cinema-registi-cortometraggi-filmAgnes Gereb è un’ostetrica ungherese, che negli ultimi trent’anni si è battuta perché nel suo Paese fossero consentite la presenza dei padri al momento del parto e la scelta di partorire in casa o in luoghi diversi dall’ospedale. Ha aiutato oltre 3.500 bambini a nascere, tuttavia nel 2007 le è stata revocata per tre anni l’abilitazione alla professione e nel 2010 è stata arrestata, ufficialmente con l’accusa di negligenza.

    Una delle sue pazienti, Anna Ternovsky, ha denunciato la sua libertà di scelta alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, che in una sentenza del 2010 ha stabilito che ogni donna ha il diritto legale di decidere dove e come partorire.

    freedom-of-birth

    La storia di queste due donne è raccontata nel documentario Freedom of birth, che sarà proiettato a Genova (piazza Cernaia) sabato 23 febbraio alle 15.30, un evento organizzato dalla rete di ostetriche libere professioniste LiberaMente Mamma. Lanciato il 20 settembre 2012, Freedom of birth è un film di 58 minuti che è già stato proiettato più di 1.000 volte in oltre 50 Paesi del mondo.

    Le vicende di Agnes Gereb e Anna Ternovsky sono raccontate in una panoramica delle violazioni dei diritti delle partorienti che ancora oggi sono effettuate in molti Paesi: in particolare, l’essere costrette a partorire in ospedale e non in altri luoghi di loro scelta, oppure l’essere sottoposte a interventi chirurgici o tagli cesarei anche quando non vi è necessità.

    Questo video rappresenta una versione “ridotta” del documentario, con spezzoni di interviste ad Agnes Gereb e altre persone che lavorano nello stesso ambito.

    Marta Traverso

  • Municipio e genitori insieme per prevenire la dipendenza giovanile

    Municipio e genitori insieme per prevenire la dipendenza giovanile

    pina-colada-alcool-bevande-CNon solo sostanze nocive o illegali, ma anche computer e internet, videogiochi, TV e cellulare, solo per citare i più comuni. La dipendenza degli adolescenti da sostanze o attività è tradizionalmente un problema che preoccupa larga parte della popolazione adulta italiana.

    Alcune dipendenze oggi si configurano come comportamenti socialmente accettati – come la dipendenza dallo shopping, dal lavoro, addirittura dalle relazioni affettive – che, ripetuti ossessivamente o in modo continuamente vano e insensato, smettono di svolgere il loro ruolo sociale per spersonalizzare l’essere umano.

    Il Municipio Centro Est ha scelto di promuovere sul suo territorio un percorso rivolto ai genitori, in particolare a quelli dei bambini che frequentano la scuola primaria. Il progetto si chiama “Incomincio da 3”, in collaborazione con Cooperativa Minerva e Asl3, particolarmente adatto a formare nei genitori la fondamentale consapevolezza che sono proprio gli stili educativi familiari a costituire fattori di rischio per futuri comportamenti di dipendenza patologica. Il progetto parte infatti dal presupposto – avvallato dalla letteratura tecnico-scientifica – che il supporto alla famiglia nel suo ruolo educativo costituisca la principale strategia di prevenzione verso il rischio di comportamenti di dipendenza dei figli.

    L’iniziativa sarà presentata oggi alle ore 17.00 nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi. Il percorso è totalmente gratuito e si articola in 4 incontri dedicati a 4 gruppi di genitori, che si svolgeranno a cadenza settimanale nei locali del Centro Civico Remigio Zena – in Salita del Prione 26. Al termine è previsto un incontro plenario tra tutti i genitori che avranno partecipato ai gruppi.

    L’assessore (coesione sociale e cittadinanza attiva) Maria Carla Italia, che ha voluto e organizzato l’iniziativa, commenta: «La persona è sempre al centro della nostra azione. Per questo siamo profondamente convinti che tra i compiti del Municipio – anche in ragione della sua vicinanza al territorio – ci sia quello di offrire gli strumenti per costruire una comunità di persone responsabili. In particolare, per quanto riguarda il tema delle dipendenze, l’attenzione nasce con riferimento alle ludopatie legate al gioco d’azzardo. I colloqui con le psicologhe ci hanno illustrato le opportunità di un approccio più generale al tema delle dipendenze, con un percorso che parta dalla prevenzione primaria, rivolta ai genitori dei bambini delle scuole elementari, per renderli consapevoli del loro ruolo educativo e delle loro modalità di interazione con i figli».

    [foto di Constanza Rojas]

  • Il lavoro del critico teatrale: corso gratuito al Teatro Akropolis

    Il lavoro del critico teatrale: corso gratuito al Teatro Akropolis

    teatro akropolisDal 13 al 17 marzo 2013 presso l’auditorium dell’ex Manifattura Tabacchi e il Teatro Akropolis di Sestri Ponente ospitano un laboratorio gratuito di critica teatrale.

    Il corso è rivolto a 15 giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, verte sul tema della critica giornalistica teatrale ed è condotto da Andrea Pocosgnich e Sergio Lo Gatto, della rivista teatrale on-line Teatro e Critica.

    Per iscriversi è necessario inviare una mail entro venerdì 22 febbraio 2013 a laboratori@teatroakropolis.com allegando curriculum vitae, elenco degli esami sostenuti con votazione (se studenti universitari) e una breve lettera motivazionale.

    L’iniziativa è svolta in collaborazione con Comune di Genova e con il patrocinio di DIRAAS – Università degli studi di Genova (una parte dei posti sarà riservata a studenti dell’Università di Genova, iscritti alla Scuola di Scienze Umanistiche).

    La partecipazione al laboratorio, pari a 75 ore di impegno da parte dei partecipanti, dà diritto all’acquisizione di 3 crediti formativi CFU per gli studenti dei seguenti corsi di studio: Lettere, DAMS, Produzione e traduzione audiovisiva per le arti e lo spettacolo (ProTAvAS), Letterature e civiltà moderne, Informazione ed Editoria.

  • Consiglio Comunale, elezioni: il voto nazionale e la politica locale

    Consiglio Comunale, elezioni: il voto nazionale e la politica locale

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-DQuesto martedì non è stato convocato il Consiglio Comunale per una pausa pre-elettorale. In previsione delle prossime elezioni abbiamo cercato di capire se e in che modo i recenti cambiamenti politici abbiano avuto degli effetti sulla politica locale a Genova.

    A partire dal 6 dicembre 2012, quando il Pdl ha ritirato la propria fiducia al Governo Monti, la scena politica nazionale ha subito diverse mutazioni. Nuove forze politiche hanno fatto la loro comparsa, altre rischiano lo scioglimento.

    A Genova la destra, più precisamente il gruppo consiliare del Pdl, ha perso un proprio componente, che è confluito nel Gruppo misto. Il consigliere Baroni, che era stato uno dei fondatori di Forza Italia, ha dichiarato di non essere intenzionato a restare in un partito «ormai di proprietà privata del Cavalier Berlusconi». Baroni sosterrà la lista creata dal Presidente del Consiglio uscente Mario Monti “Con Monti per l’Italia”, ma non ha specificato se questo passaggio modificherà la sua posizione nei confronti della Giunta Doria.

    A sinistra i maggiori cambiamenti hanno riguardato l’Idv, che alle prossime elezioni non si presenterà con il proprio simbolo, ma farà parte del movimento guidato dall’ex magistrato Antonio Ingroia “Rivoluzione Civile”. Entrato in consiglio come partito di maggioranza, l’Idv è stato spesso critico verso le scelte della Giunta Doria. La scissione tra il leader nazionale Antonio di Pietro e il capogruppo alla Camera Massimo Donadi ha comportato una separazione anche all’interno del gruppo consiliare comunale. Anzalone e Mazzei sono rimasti all’interno del partito, mentre De Benedictis ha aderito alla nuova forza politica di Donadi (Diritti e Libertà), che sostiene Bersani come Presidente del Consiglio. Anche in questo caso è difficile prevedere grandi cambiamenti nel comportamento dei consiglieri eletti tra le fila dell’Idv, mentre è prevedibile un maggiore avvicinamento alle posizioni del Pd da parte del “fuoriuscito” De Benedictis.

    Ad una prima analisi non sembra quindi che il quadro politico nazionale abbia inciso profondamente sugli equilibri del Consiglio Comunale. Benché la minoranza di centro-destra abbia perso un suo componente, non ne derivano infatti particolari vantaggi per il centro-sinistra.

    Al tempo stesso la maggioranza non sembra nemmeno essersi indebolita per la fuoriuscita di De Benedectis dal proprio partito, il quale, anzi, è entrato a far parte di una nuova forza politica che a livello nazionale farà parte della coalizione di centro-sinistra.

    Ma se nell’immediato non vi sono state particolari trasformazioni è per il futuro che si presentano alcune incongite. Di fronte ad un quadro politico nazionale così incerto è difficile immaginare cosa accadrà ai rappresentanti locali di alcune forze politiche di cui non si conoscono ancora le sorti. A quale partito nazionale faranno riferimento i restanti consiglieri dell’Idv, se tale partito verrà sciolto per confluire all’interno del nuovo movimento di Ingroia? La lista civica di Monti si trasformerà in un partito con una propria struttura anche nelle regioni e nei comuni? A chi risponderanno delle proprie scelte i rappresentanti di queste forze politiche? Insomma quali saranno i collegamenti tra i loro rappresentanti locali (non solo a Genova) e quelli nazionali?

    Ogni risposta a questi interrogativi sarebbe un azzardo, anche per la forte incertezza sul risultato stesso delle prossime elezioni. Tuttavia questa situazione mette in evidenza come il sistema politico italiano stia attraversando una fase di grande trasformazione e, al tempo stesso, di debolezza che ancora non si è arrestato e che, in futuro, potrebbe avere forti ripercussioni anche sulla politica locale.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Donatella Alfonso, “Animali di periferia”: presentazione del libro

    Donatella Alfonso, “Animali di periferia”: presentazione del libro

    libri-lettura-letteratura-culturaMercoledì 20 febbraio 2013 (ore 18) la giornalista Donatella Alfonso presenta al Circolo Arci Zenzero di via Torti il suo libro Animali di periferia (Castelvecchi, 2012).

    Con l’autrice Luca Borzani, presidente della Fondazione Cultura Palazzo Ducale.

    Tema del libro
    La bomba di piazza Fontana, il timore di un colpo di Stato e dell’instaurazione di un regime neofascista spinge un piccolo gruppo di giovani sottoproletari, cresciuti in un quartiere della periferia operaia, e qualche ex partigiano che si riconosce nelle delusioni di una Resistenza tradita all’azione concreta.

    Trasmissioni radio, interferenze sul primo canale della Rai per spingere alla mobilitazione, incendi e sabotaggi ad aziende messe nel mirino, attività illegali per finanziarsi (dalle rapine al rapimento del figlio di una tra le famiglie più in vista della città) sono le strategie cui ricorrono. Alcuni di loro sono iscritti al Pci, altri lo sono stati, altri sentono solo di non essere rappresentati. Non hanno nome, ma si rifanno ai Gap, i Gruppi di azione partigiana, e alla strategia della guerriglia sudamericana.

    Pensano a una nuova Resistenza e a una rivoluzione di stampo cubano. Entrano in contatto con progetti e percorsi non del tutto chiari, incrociano altre vite, come quella di Giangiacomo Feltrinelli. Sono solo gli esordi di quella che passerà alla storia come banda XXII Ottobre.

    Un nome creato dalla stampa, che si riferisce alla data di un biglietto ferroviario trovato nelle tasche di Mario Rossi, il capo della banda. Rossi è l’uomo immortalato in una fotografia con la pistola in mano, puntata verso un inerme fattorino – Alessandro Floris – a seguito di una rapina finita nel sangue: una delle immagini – icona del «male» insito nella violenza politica degli anni Settanta.

    A turno questi uomini sono stati indicati come terroristi, criminali comuni, tupamaros di quartiere. Loro preferiscono definirsi solo «animali di periferia, meno addomesticabili e più selvatici». Ma la vicenda di queste persone s’intreccia a quella di chi, vent’anni dopo la Liberazione, pensava che la Resistenza dovesse avere una nuova fiammata: quella della svolta definitiva del Paese in senso rivoluzionario. La stessa su cui si addensano ancora le nuvole oscure della Strategia della Tensione.

  • Metrodora: la nuova sede in Villa Rossi e i progetti per il futuro

    Metrodora: la nuova sede in Villa Rossi e i progetti per il futuro

    Villa Rossi a Sestri PonentePresente sul territorio da ormai dieci anni, e creatrice di alcune tra le più interessanti iniziative musicali cittadine (Festival delle Periferie, Lorca – divagazioni d’autore, Suonare la voce: Tributo a Demetrio Stratos), la nota associazione culturale Metrodora è giunta ad un importante punto di svolta: dopo anni di attese e rinvii, a breve entrerà nella nuova sede di Villa Rossi Martini a Sestri Ponente. Circa 1500 mq a disposizione, finalmente uno spazio ampio e adeguato all’organizzazione e realizzazione di tutte le attività e progetti che l’associazione ha in programma. Ne abbiamo parlato con il presidente Roberto Giannini.

     Qual è stato l’iter che vi ha permesso di giungere alla nuova sistemazione?

    «L’iter che ha consentito la parziale ristrutturazione e una nuova destinazione d’uso dell’edificio storico è stato lungo e tortuoso: dal punto di vista della ristrutturazione, il Comune ha attinto a fondi destinati alla sistemazione di alcuni parchi urbani, fondi risalenti all’epoca delle “colombiane” e per fortuna sbloccati dopo tanti anni di impedimenti tecnico-burocratici. Il bando di concorso è stato indetto, e vinto dal Consorzio C.L.E.C. – Villa Rossi, ancora ai tempi della seconda giunta guidata dal sindaco Giuseppe Pericu. In seguito la convenzione è stata ratificata dalla giunta Vincenzi, e ancora oggi tale convenzione è oggetto di verifiche e perfezionamenti da parte degli uffici comunali preposti. Il problema è che rispetto alla stipula originale, essendo passati parecchi anni, ci sono stati molti cambiamenti sia all’interno del consorzio che nelle istituzioni coinvolte nel processo (Comune e Municipio Medio Ponente in particolare), il che ha comportato, oltre ad un esponenziale scoramento nei soggetti coinvolti nel progetto, anche alcune modifiche di finalità ed obiettivi rispetto agli intenti iniziali. Ovviamente il progetto è sempre quello dello sviluppo di un polo culturale sulla falsariga delle “factory” di città europee culturalmente all’avanguardia (Berlino, Londra, ma anche per certi versi Torino). Gli spazi ci saranno consegnati in toto; un piano dell’edificio sarà altresì gestito da Isforcoop e sarà dedicato esclusivamente alla formazione tecnica e professionale».

    Un recupero realizzato tra lungaggini e intoppi: a che punto si è arrivati finalmente? Molte delle risoluzioni previste per il parco sono state tagliate, è stato invece rispettato quanto previsto per l’edificio?

    «Ristrutturare l’intero edificio avrebbe comportato costi ben superiori a quelli stanziati. Inizialmente i lavori avrebbero dovuto riguardare il piano terra e il piano nobile, quello storico con le ampie sale affrescate. Il comune, fatti salvi gli interventi sul piano terra (fondamentale per gli accessi, la sicurezza, l’abbattimento di barriere architettoniche piuttosto “pesanti”), ha dirottato l’esecuzione dei lavori prioritari dal piano nobile al terzo piano, quello che servirà l’utenza della formazione professionale, e che ospiterà le sedi di alcune associazioni che sono le parti più attive all’interno del consorzio CLEC».

    metrodora4Villa Rossi ha le potenzialità, con i suoi spazi e il bellissimo parco, per essere polmone verde e centro d’aggregazione e svago dei sestresi. Certo, non nelle condizioni di abbandono in cui è stata lasciata fino ad oggi. Cosa proporrà Metrodora per cambiare il volto di questa realtà e rendere effettivo il coinvolgimento degli abitanti? Quali sono i vostri programmi operativi, quali attività, quali iniziative e rivolte a chi? Credi ci saranno difficoltà nel realizzarle?

    «Il parco della villa è sempre stato vissuto dai sestresi (e non solo) in maniera piuttosto intensa, nonostante esistessero noncuranze e pericoli in ogni suo angolo. Anche durante i lavori di sistemazione del parco la cittadinanza, seppur con delle forti limitazioni di zone, ha continuato a frequentare il polmone verde. Sicuramente Metrodora si propone una serie di attività per riavvicinare una fetta (soprattutto quella di fascia giovanile) di popolazione. Va ricordato che durante il lungo periodo di abbandono (dal termine dell’anno scolastico 2001-2002) intercorso dallo spostamento della scuola elementare “Anita Garibaldi”, Metrodora ha operato una sorta di vigilanza e presidio di un edificio preso di mira quotidianamente da soggetti di vario tipo (tossicodipendenti, spacciatori, senza fissa dimora, teppistelli annoiati, cultori di satanismo e messe nere), subendo angherie e minacce di ogni tipo. Sia le istituzioni, soprattutto il Municipio, che le forze dell’ordine, hanno così potuto intervenire in tempo quasi reale su qualsiasi episodio di vandalismo, e tutti insieme si è cercato di limitare i danni. Teniamo anche conto, che, in questo difficile contesto, in villa è nato e si è sviluppato uno dei festival indipendenti più apprezzati al livello nazionale, il Festival delle Periferie, che proprio in Villa Rossi ha visto serate nelle quali l’affluenza del pubblico ha raggiunto numeri importanti, al di là di ogni più rosea aspettativa».

    metrodora1Due parole sul consorzio CLEC: di cosa si tratta?

    «Il consorzio CLEC (Centro Linguaggi Espressivi Contemporanei) è un insieme di associazioni culturali, alcune senza scopo di lucro (Metrodora, Open Art, Jazzlighthouse) basate esclusivamente sul volontariato, altre sono soggetti al cui interno sono presenti professionisti (teatro Akropolis, Musichiamo, Fludd), altre ancora svolgono attività legate ai Laboratori di Educazione Territoriale e si occupano soprattutto di bambini (Tuttigiùperterra). All’interno della villa verranno adibite dal consorzio: una sala per teatro e danza, una sala per attività musicali, alcune stanze che consentiranno lo svolgimento di attività artistiche a 360° (pittura, scultura, montaggio video, installazioni multimediali, liuteria ecc.). Le stanze sono gestite dal consorzio ma aperte a qualsiasi soggetto pubblico o privato che voglia portare avanti progetti artistici coerenti con le finalità del consorzio».

    Il parco prevede orari di apertura canonici, quindi chiusura serale, però i gruppi solitamente provano la sera: come vi regolerete in questo senso? Avrete la possibilità di tenere aperto anche in orario serale e proporre delle attività in quella fascia oraria? Come sarà regolamentato l’accesso?

    «Con questa domanda vai a toccare uno degli aspetti più delicati della futura gestione delle attività in villa. Probabilmente in una primissima fase le attività saranno svolte negli orari di apertura consueti stabiliti dal Comune; con il giungere della bella stagione invece il parco verrà aperto anche seralmente, in occasione di manifestazioni e iniziative che in questi mesi sono già state programmate. Da parte nostra prevediamo un mini-festival delle migliori band in età scolastica, la tappa genovese della Carovana dei Festival, iniziative musicali “unplugged”, presentazioni di dischi e libri, incontri tematici sulla storia della musica rock. E questo giusto per iniziare…».

    Chi volesse partecipare attivamente alla vita dell’associazione, e dare una mano, come deve fare? I cittadini possono fare proposte per nuove attività da mettere in pratica insieme a voi?

    «Ovviamente saremmo ben felici di convogliare nuove forze, sia fisiche che, soprattutto, di idee e nuove attività. Chiunque avesse il tempo, la voglia (o la necessità, perché no…) di proporre e realizzare progetti ed iniziative di carattere musicale, non deve far altro che contattarci (sul sito ufficiale www.metrodora.net e sui nostri social network siamo facilmente rintracciabili), sapendo che Metrodora può supportare qualsiasi idea coerente con le finalità dell’associazione».

    metrodorafestivalOrmai Metrodora ha dieci anni di vita: un bilancio di quanto fatto finora e uno sguardo al futuro. Quali difficoltà avete incontrato nella nostra città e quali invece le note positive? E cosa vorresti ci fosse in più per il futuro?

    «Dieci anni fa Metrodora nacque con l’idea di convogliare le energie che giovani artisti e band, soprattutto ragazzi in età scolastica, sprigionavano nelle sale prove, senza avere praticamente alcuna possibilità di proporre al pubblico le loro idee. Le probabilità che questi giovani artisti mollassero tutto a causa della frustrazione dovuta al fatto di non poter suonare dal vivo era forte, conseguentemente ci inventammo un festival e altre occasioni per colmare, almeno in piccola parte, questa lacuna. Da quel periodo un po’ di cose sono cambiate: non solo grazie a noi, ma anche ad altre realtà cittadine (in particolare Disorderdrama, ma anche Volumia, il Santo Rock festival ecc.) la scena musicale genovese (che, per inciso, è una scena che non ha nulla da invidiare ad altre realtà nazionali che godono di maggior supporto sia istituzionale che dal punto di vista dei mass media locali) ha avuto qualche possibilità in più di emergere. Oltre al Festival delle Periferie, che è cresciuto esponenzialmente, Metrodora si è caratterizzata per altre manifestazioni, le più importanti delle quali sono state senz’altro “Suonare la voce – Tributo a Demetrio Stratos” (di frequenza quinquennale e di valenza internazionale) e la rassegna unplugged “Lorca: divagazioni d’autore”. Le difficoltà incontrate sono state molte, in una città inizialmente poco incline alla promozione della cultura “giovanile”. Va riconosciuto al Comune di Genova la volontà di aver provato, ed essere riuscito col tempo ad incentivare tali manifestazioni, e, almeno per quel che ci riguarda, al Municipio Medio Ponente (guidato durante il periodo chiave dall’attuale vicesindaco Stefano Bernini), di aver sempre creduto nelle nostre iniziative e nel recupero (e destinazione a polo culturale) dell’edificio di Villa Rossi. Per il futuro speriamo che il fatto di avere finalmente anche una sede “fisica” (per dieci anni abbiamo fatto riunioni in tutti i posti possibili e immaginabili, bar, uffici, auditorium, sale istituzionali, a volte anche davanti al sagrato di una chiesa…) ci consenta di sviluppare meglio tutti i nostri progetti, che vanno ben al di là dei singoli concerti e festival, ma che riguarderanno vari aspetti della musica e della cultura in generale».

     

    Claudia Baghino

  • Vesima: il Comune di Genova affida in gestione i bagni Janua

    Vesima: il Comune di Genova affida in gestione i bagni Janua

    MareggiataIl Comune di Genova ha aperto un avviso pubblico per manifestazioni di interesse per la subconcessione di attività presso i bagni Janua di Vesima, uno stabilimento balneare con annesso un servizio di bar e ristorante.

    Lo stabilimento si trova in via P.P. Rubens 32-33r ed è attualmente gestito da Bagni Marina Genovese S.p.A., che ne cura la spiaggia, le strutture e le attrezzature per il tempo libero, per elioterapia e balneazione, i locali e gli spazi destinati al servizio di ristorazione e bar. Il bando prevede una subconcessione per la gestione di alcuni di questi servizi nelle stagioni 2013/2014, al fine di fornire un servizio esterno di assistenza alla balneazione, alle attività di spiaggia, alla ristorazione e bar.

    Possono partecipare al bando imprenditori, aziende, cooperative e consorzi che abbiano già svolto attività analoghe presso stabilimenti balneari.

    A seguito del ricevimento delle manifestazioni di interesse (scadenza 28 febbraio 2013, invio domanda all’Archivio Generale Protocollo del Comune di Genova) si provvederà a espletare una gara informale mediante invio di lettera di invito, nella quale verranno illustrati in dettaglio i criteri di aggiudicazione.

     

    Foto Daniele Orlandi

  • Metropolitana Genova: il percorso futuro dopo la fermata di Brignole

    Metropolitana Genova: il percorso futuro dopo la fermata di Brignole

    metropolitanaIL PRECEDENTE

    8 febbraio 2012: Gente Comune, movimento che vede il suo leader Giuseppe Viscardi candidato Sindaco alle elezioni comunali del prossimo maggio, festeggia (con polemica) i 30 anni della metropolitana di Genova.

    «I lavori sarebbero dovuti terminare in 540 giorni. Invece quella di Genova è la metropolitana più lenta, più rinviata, più litigiosa e più bugiarda d’Italia, oltre che la più costosa in proporzione a tempi, chilometri e scavi effettivamente eseguiti», è il commento di Viscardi all’iniziativa.

    Dal Comune arrivano notizie relative alla stazione di Genova Brignole, secondo cui i cantieri termineranno a marzo e l’inaugurazione effettiva avverrà a luglio.

    Marzo 2012: il Consigliere Regionale Lorenzo Pellerano annuncia che il Ministero delle Infrastrutture ha approvato il progetto per la fermata di piazza Corvetto, che sarà realizzata a mezza via tra De Ferrari e Brignole e la cui realizzazione avrà un costo complessivo di 26 milioni di euro.

    Luglio 2012: Ansaldo STS propone al Comune di Genova la prosecuzione del tragitto fino allo stadio Ferraris. Il nuovo percorso, da attuare una volta aperta la fermata di Brignole, sarebbe costituito dal tratto piazza Martinez – corso Sardegna – corso De Stefanis.

    20 novembre 2012: in Consiglio Comunale proteste per i ritardi nei lavori a Brignole. La giunta Doria promette che entro Natale la fermata diventerà operativa.

    21 dicembre 2012: inaugura la fermata Brignole della metropolitana.

    IL PRESENTE

    A poco più di un mese dall’apertura della nuova fermata, quando e come si amplierà il progetto della metropolitana? Non ci sono ancora comunicazioni ufficiali sulle tratte future, ma sono da tempo avviati studi di fattibilità per capire quali sono le destinazioni più utili alla città e a chi si sposta quotidianamente per esigenze personali e di lavoro.

    Anzitutto, quali cause hanno portato il ritardo nell’inaugurazione di Brignole, rispetto agli annunci ufficiali di un anno fa? Come ci spiega Paolo Carbone di Associazione MetroGenova «A causa della spending review oggi esiste una sola commissione di collaudo per tutte le reti metropolitane d’Italia, che deve occuparsi di valutare gli impianti, la sicurezza e ogni aspetto tecnico, un lavoro che richiede alcuni mesi. Questo fatto, sommato al dilungarsi delle trattative contrattuali fra Comune di Genova, Amt e Ansaldo STS, ha portato questo ritardo nell’apertura di Brignole».

    MetroGenova è nata nel 2007 per fare chiarezza sul progetto di trasporto pubblico a Genova, ponendosi l’obiettivo di fare una sintesi di progetti, costi e aspetti tecnici per dare una corretta informazione ai cittadini. L’associazione, attraverso il suo forum interno e la pagina Facebook, ha inoltre chiesto ai cittadini quali sono i percorsi più graditi per le future tratte: «Le principali sollecitazioni indicano una prosecuzione della metropolitana verso San Martino o la Val Bisagno, in seconda battuta Sampierdarena e Val Polcevera. Secondo noi del Consiglio Direttivo, San Martino – con una stazione al termine di via Torti, collegabile con l’ospedale attraverso tapis roulant o altre soluzioni – è l’ipotesi più praticabile per varie ragioni: sfrutterebbe l’area ferroviaria, con una prosecuzione dell’attuale linea per circa 2 chilometri; inoltre servirebbe San Fruttuoso, un quartiere molto popolato, e fornirebbe un servizio all’area ospedaliera. Il tratto verso la Val Bisagno pone invece diverse incognite: andrà eventualmente verificata la compatibilità con il piano di bacino e con il progetto di tram di cui si parla da alcuni anni e che è attualmente in sospeso».

    Appare invece meno praticabile l’opzione Corvetto: «Nel tragitto De Ferrari – Brignole chiunque può vedere lo “scheletro” della stazione Corvetto, ma non sono ancora stati realizzati gli impianti e le infrastrutture tecniche necessarie. Il progetto è attualmente fermo a causa della non disponibilità dei finanziamenti, in quanto la priorità di assegnazione dei fondi ministeriali è andata ai nuovi convogli e al deposito».

    Marta Traverso

  • Borzoli, ex Eltin: un nuovo polo per il commercio e l’artigianato

    Borzoli, ex Eltin: un nuovo polo per il commercio e l’artigianato

    Borzoli.area ex Eltin.001Un progetto dall’impatto significativo sul territorio, in particolar modo per i piccoli negozianti che temono ripercussioni negative sulle loro attività; un’iniziativa in grado di dare una parziale risposta ai problemi di viabilità e sicurezza dei cittadini, controbattono i progettisti: sono le due facce della medaglia di un intervento edilizio destinato a trasformare un buco nero della zona, rimasto tale da almeno una trentina d’anni. Stiamo parlando dell’ex fabbrica Eltin in via Borzoli, ubicata sulla destra appena si imbocca la salita in direzione Sestri Ponente, nelle immediate vicinanze dei Giardini Montecucco, tra i quartieri di Fegino e Borzoli.
    Un edificio abbandonato a se stesso, progressivamente trasformatosi in un rudere che rappresenta un pericolo per l’adiacente circolazione stradale. L’ossatura metallica del fabbricato, infatti, rimasta scoperta in seguito allo smantellamento dei pannelli di rivestimento in amianto, rischia di staccarsi e cadere sul selciato – così come i vetri delle finestre ormai in frantumi e lo stesso muro portante – a causa dell’incuria e delle sollecitazioni dovute all’incessante transito di camion e mezzi pesanti.
    A suo tempo la fabbrica Eltin realizzava quadri elettrici per le Ferrovie dello Stato. Fino al principio degli anni ’80 nel sito di Borzoli hanno continuato a svolgersi piccole attività industriali. A partire da allora l’area è rimasta un contenitore vuoto: 2000 mq di superficie inutilizzati in una zona congestionata dal traffico e gravata da numerose servitù.
    Senza dimenticare il pericolo per i danni alla salute delle persone, considerata la presenza di un manufatto rivestito di amianto a pochi metri di distanza da decine di case. «Una parziale bonifica è stata eseguita alcuni anni fa – ricorda Maurizio Braga, residente e membro del Comitato spontaneo per Borzoli e Fegino – Le piastre che rivestivano lateralmente la struttura sono state smantellate dalla Eco.Ge S.r.l. Ma la bonifica non è ultimata, l’amianto c’è ancora, soprattutto sulla copertura dell’edificio».

    IL PROGETTO

    Adesso la società proprietaria del lotto, la Eden Serra S.r.l., ha intenzione di presentare un progetto che prevede la totale demolizione del manufatto esistente e la contestuale ricostruzione di un nuovo edificio destinato a diventare un polo per attività commerciali-artigianali, con l’aggiunta di box interrati e parcheggi.
    Per quanto riguarda il pericolo ambientale «L’amianto verrà totalmente eliminato – assicura uno dei progettisti, il geometra Paolo Sasso – Abbiamo già eseguito le verifiche e nel sottosuolo non sono presenti altre sostanze inquinanti. Una volta approvato l’intervento i lavori dovrebbero durare circa 1 anno e mezzo».

    Borzoli.area ex Eltin.011Borzoli.area ex Eltin.007

    Un piano e mezzo nel sottosuolo ed una parte in superficie – per 3000 mq complessivi – saranno destinati a parcheggi pertinenziali e box in libera vendita. Al piano terra, invece, sono previsti 600 mq di spazi commerciali «Da suddividere secondo le richieste che ci arriveranno – sottolinea la proprietà – ad esempio potranno ospitare 15 negozi, oppure 30, con varie metrature. E valutiamo anche l’ipotesi di un supermercato. Ma la suddivisione non è stata stabilita a priori. Al contrario, vogliamo vestire questi spazi in base alle diverse esigenze dei richiedenti».
    Nei due piani superiori – per un totale di circa 1200 mq – troveranno sede laboratori artigianali e magazzini, pure in questo caso a seconda delle richieste. «Le realtà artigianali della zona ci hanno segnalato la carenza di spazi per il deposito di materiali», spiega la proprietà.
    Sulla copertura dell’edificio, infine, sono previsti alcuni posti auto scoperti ed una parte, come onere di urbanizzazione, verrà ceduta al Comune per farne dei parcheggi pubblici a favore dei residenti.
    I piani superiori saranno raggiungibili tramite una rampa elicoidale, inserita all’interno del lotto, che non creerà ulteriori complicazioni alla viabilità. Anzi, uno degli obiettivi dell’iniziativa, è proprio quello di migliorare la sicurezza dei pedoni «Sfrutteremo al meglio le volumetrie in altezza – spiega il geometra Sasso – il sedime della nuova costruzione, infatti, sarà più stretto rispetto a quello attuale. L’edificio sarà distanziato dalla carreggiata stradale di circa 2 metri e lungo tutto il suo perimetro realizzeremo un marciapiede protetto da una ringhiera. Inoltre, dinanzi alla porzione che si affaccia in curva, riusciremo a ricavare uno spazio verde con alcune alberature».

    Borzoli.area ex Eltin.015Borzoli.area ex Eltin.014

    «Abbiamo visionato una prima ipotesi progettuale – racconta Iole Murruni, presidente del Municipio Valpolcevera – Il progetto è nella fase embrionale e non è ancora stato presentato all’amministrazione comunale».
    L’iter progettuale, insomma, deve ancora partire. Come conferma la stessa Eden Serra «Il progetto è stato illustrato alla Giunta di Municipio perché l’intenzione era quella di condividerlo con l’istituzione più vicina ai cittadini – racconta la proprietà – A breve lo presenteremo formalmente ai competenti uffici comunali».
    «Il Municipio ha sfruttato l’occasione per chiedere al proponente degli interventi integrativi – spiega Murruni – allo scopo di risolvere alcune evidenti criticità: la realizzazione di un marciapiede lungo il perimetro dell’area, oggi assente; la messa in sicurezza del tratto di strada interessato e della fermata dell’autobus adiacente all’area ex Eltin. Tutte richieste accolte favorevolmente dalla proprietà».
    Parliamo di un’area privata, di conseguenza «La proprietà ha il sacrosanto diritto di realizzare la sua iniziativa – continua Murruni – Noi, come istituzione, dobbiamo cercare di conciliare le diverse esigenze, quelle del privato e quelle degli abitanti. Quindi ben venga una trasformazione in senso positivo ma occorre anche mettere in sicurezza e bonificare il sito. Concordo sul fatto che questo non sia il momento ideale per proporre qualunque operazione – ammette il presidente – considerando le problematiche che affliggono la zona».

    Da mesi i residenti di Borzoli e Fegino sono in lotta per denunciare il pericolo per la pubblica incolumità provocato dal continuo passaggio di camion lungo via Borzoli. Una strada tortuosa dove, in alcune curve troppo strette, i tir addirittura toccano i muri dei palazzi come dimostra, in maniera inequivocabile, l’intonaco scrostato.
    Ad onor del vero i problemi di viabilità sono da lungo tempo nodo irrisolto: prima i camion dell’Amiu diretti alla discarica di Scarpino, oggi gli autoarticolati della Derrick (il deposito che entro la fine di maggio si trasferirà all’aeroporto), i mezzi pesanti impegnati nei lavori per la demolizione del palazzo di via Giotto, mentre, a partire da marzo, quelli che lavoreranno per la messa in sicurezza del rio Fegino. Inoltre, la zona è interessata dai cantieri per il Nodo Ferroviario e nel prossimo futuro da quelli del Terzo Valico. Visto che tali opere dovranno durare diversi anni, l’esasperazione dei residenti è comprensibile.

    IL PUNTO DI VISTA DEI CITTADINI

    «Il presidente del Municipio Valpolcevera, alcune settimane orsono, ha convocato i residenti per confrontarsi sulle criticità del quartiere – spiega Angelo Spanò, ex consigliere provinciale dei Verdi, membro del Comitato spontaneo per Borzoli e Fegino – In tale occasione il presidente Murruni, in via del tutto informale, ha annunciato l’ipotesi di un progetto edilizio per trasformare l’ex area industriale Eltin».
    Ma un simile insediamento, secondo Spanò, non è compatibile con il contesto «Sono previsti box, parcheggi, un supermercato, ecc. Parliamo di un maxi cubo di cemento che in altezza supererà di circa 2 piani l’attuale edificio. Si tratta di un’opera troppo impattante, soprattutto dal punto di vista ambientale e sociale. La presenza del supermercato potrebbe configurare una fonte di concorrenza sleale nei confronti dei piccoli negozianti della zona. L’amministrazione comunale ha speso un fiume di parole contro l’eccessiva presenza di strutture commerciali – ribadisce Spanò – Nel caso acconsentisse il progetto di via Borzoli sarebbe un’evidente contraddizione rispetto alle posizioni espresse più volte».

    Borzoli.area ex Eltin.017«I cittadini di Borzoli e Fegino da molti anni lamentano la presenza del buco nero della ex Eltin – spiega il presidente del Municipio Valpolcevera, Iole Murruni – Da un lato questa potrebbe essere l’opportunità per risanare una porzione di territorio. Dall’altro lato, però, le paure dei commercianti sono perfettamente comprensibili».

    «Noi chiediamo di bonificare ed in seguito recuperare l’area ex Eltin – spiegano Maurizio Braga e Mauro Zelaschi del Comitato spontaneo per Borzoli e Fegino – magari realizzando dei parcheggi pubblici dei quali si sente forte necessità – E, invece, oggi ci propongono una nuova edificazione. Il presidente del Municipio ha affermato chiaramente che qui è previsto l’insediamento del supermercato “Di per Di”, attualmente ubicato in via Borzoli, dall’altra parte della collina in direzione Sestri Ponente».

    Comunque l’area, allo stato attuale, continua a rappresentare un pericolo per la popolazione. Dunque un intervento è auspicabile «Ma non è così che si risolvono i problemi – sottolinea Spanò – Basti pensare alla viabilità: l’afflusso di automobili dei clienti e dei mezzi utilizzati dalle attività commerciali-artigianali, inevitabilmente, complicherà ulteriormente la caotica situazione con la quale ogni giorno ci troviamo a convivere».

    La proprietà è intenzionata a confrontarsi con abitanti e commercianti «Finora, però, non si sono ancora visti – raccontano Braga e Zelaschi – Fruttivendolo, macelleria, panificio, ecc., sono spaventati dall’ipotesi di un supermercato a pochi metri dai loro negozi. Così il piccolo commercio rischia di morire».
    Secondo i residenti «Gli operatori commerciali dovrebbero essere maggiormente coinvolti, invitandoli a trasferirsi nell’area recuperata. Ad esempio, si potrebbe creare una sorta di galleria commerciale con le botteghe di quartiere».
    «L’incontro con il comitato non si è ancora svolto – risponde la proprietà – Noi non vogliamo esentarci da tale passaggio. Anzi, siamo ben contenti di poter illustrare il progetto perché siamo convinti possa migliorare in maniera significativa la situazione. Eliminare un rudere e costruire un nuovo polo per attività commerciali-artigianali, infatti, rivaluta l’intera zona e pure il valore immobiliare dei palazzi circostanti».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

     

  • Teatro alla carta: attori e spettacoli a tavola in via Fiasella

    Teatro alla carta: attori e spettacoli a tavola in via Fiasella

    teatro palcoscenicoMartedì 19 febbraio (ore 20) presso il ristorante la Locanda in Centro di via Fiasella debutta l’iniziativa Teatro alla Carta: monologhi e dialoghi su ordinazione, da degustare durante la cena e interpretati dagli attori Federica Ruggero e Davide Mancini direttamente ai tavoli.

    La serata prevede, insieme al menù alla carta proposto dal ristorante, un menù parallelo con gli spettacoli del giorno, fra i quali è possibile scegliere. Oggi in programma monologhi e dialoghi d’amore tratti da celebri film dagli anni ’60 fino ai giorni nostri.

    Il progetto è ispirato al Theater am Tisch (teatro ai tavoli) in voga a Berlino, ed è messo in scena per la prima volta in Liguria in collaborazione con la scuola di recitazione LiguriAttori di Federica Ruggero.

    Dopo la prima tappa alla Locanda in Centro, il progetto (adatto anche a grandi spazi all’aperto) diventerà itinerante e i temi varieranno periodicamente. Ogni spettacolo ha un costo unitario che va da 1 a 3 € a coperto, per consentire al pubblico di scegliere la quantità, il soggetto, il tempo e il denaro da dedicare alla rappresentazione teatrale.

  • Lagaccio: cittadini in Comune per la gestione degli spazi inutilizzati

    Lagaccio: cittadini in Comune per la gestione degli spazi inutilizzati

    Panoramica di Lagaccio e OreginaOggi, martedì 19 febbraio 2013, presso la sala consiliare di palazzo Tursi due commissioni comunali – una addetta al bilancio, l’altra al territorio – incontrano una delegazione di quartiere, composta dai rappresentanti di “Voglio la Gavoglio”, per far fronte alla situazione del quartiere Lagaccio. I temi all’ordine del giorno toccano il problema delle sorti della caserma Gavoglio, della viabilità, dell’ex autorimessa Sati. Dopo il primo incontro di quest’oggi alle ore 14.30, se ne svolgerà un secondo in data 27 febbraio.

    L’incontro è di particolare rilevanza, dal momento che cittadini e amministrazioni hanno modo di incontrarsi direttamente per decidere delle sorti del quartiere e affrontare i “temi caldi” che infiammano il Lagaccio da decenni. Tra i cittadini presenti in consiglio persiste una sostanziale unanimità nel modo di affrontare le questioni citate: si chiede la varianza dell’attuale PUC (il piano urbanistico comunale) e la messa a disposizione degli spazi della Gavoglio, da adibire a area verde; la modifica della viabilità; la cessione degli spazi e del deposito ex AMT da parte dell’amministrazione comunale ai cittadini residenti del Lagaccio, già costituiti in cooperativa.

    Oltre all’annosa diatriba sulle sorti della Gavoglio, per la quale i cittadini chiedono la modifica dell’attuale PUC con una riduzione della volumetria del costruito e un’equa tripartizione della superficie della caserma tra spazi verdi, edilizia urbana e costruzioni per il sociale (ad oggi, l’attuale PUC prevedrebbe un aumento della cementificazione del 130 per cento), anche quello della viabilità è diventato ultimamente un problema non di poco conto. Dal 4 febbraio 2013 la strada principale che attraversa il quartiere, via del Lagaccio, è stata chiusa al traffico con un blocco compreso tra la caserma Gavoglio e il superstore Pam. La chiusura è prevista fino all’ottobre 2013. Il motivo è il crollo di una parte del muro di cinta della caserma Gavoglio nel settembre del 2010, che aveva provocato anche un parziale cedimento del muro di sostegno della sede stradale.

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    Le vicende dell’ex deposito Sati sono state negli anni travagliate: l’edificio -venduto da AMT al comune, per essere prima venduto a un società esterna e poi ripreso- è completamente sgombro. Fino al ’95 era ancora occupato dai mezzi AMT, poi rimossi, e fino al ’97 ancora restavano all’interno della palazzina alcuni uffici amministrativi. Da quell’anno, tuttavia, è totalmente vuoto. Varie sono state in questi anni le proposte avanzate: prima la richiesta dei cittadini di creare parcheggi con un costo “politico” per gli abitanti del Lagaccio; poi la proposta di acquisto da parte di Genova Parcheggi di realizzare box, venduti a prezzi poco “popolari” per il quartiere; e ancora la proposta da parte delle associazioni di quartiere e dei cittadini privati di occupare i piani inferiori della palazzina (ai piani superiori, invece, 4 appartamenti sono già stati venduti).

    Al centro dell’incontro anche il deposito AMT del quartiere: attualmente adibita a posteggi privati, la sua struttura, articolata su più livelli, è stata deposito della ditta Sati fino alla metà degli anni ’70, per poi diventare di proprietà Amt, dopo che rilevò l’azienda e continuò a erogare (con i mezzi ex SATI rimasti a disposizione) servizi già precedentemente forniti dalla ditta, soprattutto sulle linee Recco – Uscio – Monleone. Tuttavia, ben presto il deposito venne chiuso e lasciato in stato di abbandono. A tale proposito, ben presto si fecero sentire le prime avvisaglie di protesta da parte dei cittadini, anche se le espressioni più forti di disagio e malcontento sono relativamente recenti e risalgono a quattro, cinque anni fa. Ciò che la cittadinanza chiedeva all’epoca -e chiede tuttora- è che i due piani inferiori ancora inutilizzati della palazzina ex AMT vengano messi a disposizione degli abitanti del Lagaccio e che siano destinati a scopi sociali, ad esempio attraverso la realizzazione di strutture pensate per i giovani o per gli anziani. Si tratta in questo caso (a differenza della questione Gavoglio) di spazi di proprietà del comune, che non coinvolgono soggetti terzi, e proprio al comune gli abitanti chiedono di poter gestire gli spazi.

     

    LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI

    Già nel 2009 le associazioni di quartiere (ben 25, per la precisione, tra cui: Quartiere in Piazza, GAL – Gruppo Amici Lagaccio, Amici di via Napoli, Centro Sociale Terra di Nessuno, Fratellanza Artigiana, Gruppo Giovani di Oregina, e altri) avevano riunito le loro forze e avevano costituito una vera e propria “rete”, denominata “Arcipelago Lagaccio”, andando poi a confluire nel gruppo “Voglio la Gavoglio”. Le associazioni, rappresentanti appunto i quartieri di Lagaccio, Oregina e San Teodoro, esasperate della situazione “difficile” in cui versano i quartieri in questione e demoralizzati dalla mancanza di attenzione ricevuta dalle varie amministrazioni, avevano deciso di redigere all’epoca un documento, stampato in proprio e datato 20 maggio 2009, per lamentare alcuni problemi da sottoporre all’attenzione generale. All’epoca, l’occasione per far sentire la propria voce era stata fornita dall’annoso problema della costruzione della moschea. La proposta di insediamento del luogo di culto nel quartiere del Lagaccio aveva acceso i riflettori –a detta dei cittadini stessi- sui limiti del quartiere e sul suo stato di abbandono, urbanistico e culturale. A distanza di quattro anni, poco è cambiato.

    Per quanto riguarda l’ “Arcipelago Lagaccio” e la funzione svolta dalle associazioni nel quartiere, la rete che si è costituita negli anni vuole dare una risposta “dal basso” ai bisogni del territorio, sia sul piano sociale che urbanistico. Attorno alle associazioni, tutte rigorosamente volontarie, orbitano un gran numero di persone motivate a cambiare le cose: le loro attività sono vaste e coprono diversi settori, da quello sportivo e ludico, a quello solidaristico e culturale. In particolare, nel caso di GAL – Gruppo Amici Lagaccio, si tratta di un circolo per anziani (legato al vicino centro sociale Antea) che nasce come risposta all’isolamento cui queste persone sono spesso costrette e che ad oggi vede la partecipazione di oltre 250 “nonni” del quartiere –e non solo-, cui offre possibilità di aggregazione e risoluzione delle problematiche legate all’assistenza primaria. A parlarci di queste realtà, Salvatore Fraccavento, attivo sostenitore di GAL e “Voglio la Gavoglio”, ex consigliere comunale e cittadino impegnato per il suo quartiere (che infatti presenzierà agli incontri comunali del 19 e 27 febbraio):

    «Vogliamo impegnarci per il riscatto del Lagaccio, il nostro quartiere, che amiamo moltissimo. Tutti noi ci stiamo dando molto da fare, creando aggregazione nel quartiere, offrendo servizi agli anziani e radunando anche molti giovani. Solo qualche giorno fa abbiamo organizzato una festa e abbiamo raggiunto 300 persone: c’erano 4 generazioni, dai nonni ai pronipoti. È una bella soddisfazione, e noi facciamo del nostro meglio, solo che ci mancano le strutture: siamo stati costretti a organizzare la festa all’aperto perché non abbiamo spazi adatti ad ospitare più di 30 persone alla volta. Organizziamo spesso eventi, alla presenza di personaggi anche di rilievo, come Luca Borzani (presidente Fondazione per la cultura Palazzo Ducale, ndr.), ma siamo molto limitati. Al Lagaccio non c’è niente, ci sono solo gli spazi della rimessa AMT e della Gavoglio, e noi li rivendichiamo e chiediamo al comune che ce li lasci gestire, che ci dia qualcosa! Svolgiamo da anni, 365 giorni all’anno, una funzione importante per il Lagaccio, ma non chiediamo niente, non vogliamo soldi, vogliamo solo rendere vivibile il nostro quartiere e darci una possibilità di riscatto. Oggi in consiglio comunale chiederemo questo: la concessione di questi spazi inutilizzati, per ridare dignità a un quartiere a cui mai è stato dato nulla».

     

    Elettra Antognetti

  • Teo e Bea: da libro di fiabe a progetto educativo per bambini

    Teo e Bea: da libro di fiabe a progetto educativo per bambini

    LibroNel 2010 l’architetto genovese Francesca Podestà pubblica il suo primo libro di fiabe con la casa editrice Dps: il testo racconta la storia di Teo e Bea, rispettivamente un cucciolo di lupo e una bambina.

    Questi personaggi – protagonisti in seguito anche di nuove pubblicazioni – sono diventati il fulcro di un progetto educativo per bambini e ragazzi, che Francesca porta avanti nella sua sede di corso Torino e in sinergia con numerose associazioni, Municipi e scuole della città (a partire dall’Associazione Creando, di cui è vicepresidente).

    Di cosa si tratta? Teo e Bea nasce con lo scopo di «abbinare la fiaba tradizionale a un progetto educativo, rivolto sia ai bambini sia alle famiglie, il cui fine è il benessere dell’invididuo, che impara anzitutto ad ascoltare – concetto nuovo, rispetto a un’educazione improntata sul “bombardamento” di immagini – e poi a esprimere se stessi, a stare in gruppo. L’ascolto deve trasformarsi in uno strumento di crescita personale, capace di stimolare l’immaginazione, di sviluppare l’intelletto e di chiarire le emozioni».

    Un tema molto importante del progetto Teo e Bea è l’educazione al rispetto dell’ambiente attraverso percorsi didattici specifici, come il riciclo di tutti i materiali rinnovabili, l’opportuno consumo delle risorse naturali, il risparmio energetico, il giusto comportamento verso il mondo animale e la natura.

    A Genova esistono molte altre iniziative orientate verso i bambini, a partire da quelle organizzate da importanti istituzioni cittadine quali Palazzo Ducale e il Museo Luzzati: «La differenza è che questi ultimi si concentrano sulle singole attività – che non è necessariamente sbagliato, ma solo differente – mentre io do priorità alla costruzione “a monte” di un progetto educativo di ampio respiro. Per esempio vanno benissimo laboratori sul Carnevale, traendo un esempio dal periodo in cui ci troviamo, ma non devono essere fini a se stessi ma devono avere uno scopo che vada oltre l’attività specifica».

    Gli incontri si svolgono tre volte a settimana, con il supporto di una psicomotricista e una pedagogista clinica. Fondamentale il rapporto con le famiglie, perché «spesso le famiglie iscrivono i bambini ad attività extrascolastiche come “riempitivo”, mentre è compito di noi educatori far capire loro che devono contribuire attivamente a proseguire a casa gli stimoli forniti nei laboratori».  Obiettivo di Francesca è estendere in futuro queste attività a supporto di chi lavora nel sociale, in particolare bambini in difficoltà e che vivono in contesti di affido familiare ed educativo.

    Marta Traverso

  • Sicurezza sul lavoro: controlli nei cantieri, manca il personale

    Sicurezza sul lavoro: controlli nei cantieri, manca il personale

    sicurezza-lavoro-edilizia-operai-DIMercoledì scorso (13 febbraio, ndr) i lavoratori dello PSAL (Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro) – servizio dell’Asl 3 che vigila sulla regolare applicazione nei cantieri (e non solo) delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro  hanno organizzato un presidio di fronte alla Prefettura per denunciare la carenza di personale che colpisce il reparto e che mette a rischio il prosieguo dell’attività di controllo.

    Una situazione già conclamata da tempo, che ha raggiunto il suo apice a causa del blocco del turnover. Le ultime assunzioni sono state effettuate tra il 2009 e il 2010, ma non sono state sufficienti a rimpiazzare coloro che sono andati in pensione. «Oggi si è sotto i livelli del 2008» ha confermato il direttore della struttura, Dott. Attilio Businelli. Inoltre nei prossimi anni si prevede l’apertura di nuovi cantieri di grandi dimensioni per le Grandi Opere: «Arriveranno a Genova circa 500 lavoratori trasfertisti. – precisa Flavio Bellati della CGIL – Se i tecnici dell’ASL dovessero seguire questi cantieri non riuscirebbero più ad effettuare i controlli ordinari». Cantieri complessi per i quali, tra l’altro, sono richieste competenze tecniche molto elevate.

    L’Asl, da parte sua, ha già chiesto alla Regione delle deroghe per poter assumere nuovi tecnici, «ma – dice Businelli – si tratta di numeri piccoli e inoltre la Regione può dare deroghe per tutta la Sanità, non per uno specifico ruolo. Per cui la scelta è o tecnici professionali o infermieri».

    La richiesta dei sindacati è che vengano stanziati 350.000 euro per rafforzare il personale della struttura inserendo 7 nuove risorse. «Questi cantieri – sostiene Bellati – riguardano tutta l’Italia, se non l’Europa. Per cui l’Europa pagherà per questi lavori». È vero infatti che opere come il Terzo Valico sono state concepite come infrastrutture di collegamento tra l’intero paese e il resto dell’Europa e che esse comportano costi non indifferenti su tutta la collettività, compresi i lavoratori. «Inoltre – sostiene Bellati – la presenza di controlli può anche servire da deterrente contro la presenza della mafia e della corruzione all’interno dei cantieri».

     

    Telecamera su GenovaIL SERVIZIO DI PREVENZIONE E SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO

    Qualche numero può servire ad avere un quadro più chiaro della situazione. Il Dott. Businelli, ci ha spiegato che i tecnici, ovvero coloro che effettuano i controlli, sono in questo momento 31 e riescono a coprire circa il 10% dei cantieri presenti annualmente sul territorio (circa 4000). Nella struttura vi sono poi 6 dirigenti e 3 medici.

    I livelli essenziali di assistenza (LEA), determinati da una normativa successiva al disastro della Thyssenkrupp del 2007, che teneva conto del già scarso numero di addetti alla sicurezza, richiedono un controllo su almeno il 5% dei cantieri “soggetti all’obbligo”. Infatti, spiega ancora Businelli, non tutti i cantieri vengono monitorati, ma «solo quelli in cui è presente un elevato numero di lavoratori o in cui agiscono più imprese». E infine aggiunge «i LEA sono rispettati, ma spereremmo di fare un po’ di più».

    Un aspetto interessante della vicenda è che non sono stati solo i pensionamenti a ridurre il numero di tecnici, ma anche alcuni trasferimenti di coloro che avevano vinto il concorso per l’ASL genovese e successivamente hanno chiesto di essere spostati in altre città o regioni. Se consideriamo che i concorsi sono stati fatti tra il 2009 e il 2010 e che è necessario almeno un anno di lavoro sul campo per imparare a conoscere le specificità del territorio e diventare perfettamente operativi, ci rendiamo conto che alcuni nuovi assunti hanno potuto contribuire in modo molto limitato alla garanzia della sicurezza del lavoro nella nostra città.

    Di fronte a questo dato lo stesso sindacato ha ipotizzato della possibilità di creare contratti che vincolino i nuovi tecnici a lavorare sul territorio genovese per almeno 5 anni.

     

    erzelli-progetti-edilizia-lavoro-sicurezza-cantiere-d7I COSTI DEL PERSONALE TECNICO

    I tecnici dallo PSAL sono assunti dall’ASL, ma di fatto sono pagati dalla Regione con i propri trasferimenti. Il sindacato, come si è detto, ha chiesto che vengano stanziati 350.000 euro l’anno per aggiungere 7 risorse alla struttura, con un costo di 50.000 euro per ogni nuovo tecnico.
    In realtà secondo i dati che ci sono stati forniti dall’Ufficio Stipendi dell’Asl 3, lo stipendio base di un neo assunto si aggira sui 1600 euro al mese, che equivale a 42.000 euro lordi all’anno. Sempre considerando la busta paga tipo di un tecnico, scopriamo anche che lo straordinario influisce molto sullo stipendio finale, fino a 350 euro in più al mese. Questo a ulteriore conferma del fatto che la mancanza di personale obbliga a richiedere interventi di questi lavoratori oltre l’orario definito dal contratto, con costi/ora più elevati per l’Asl stessa.

    Colpisce che nell’infinito dibattito tra sostenitori e detrattori delle Grandi Opere, all’interno delle istituzioni e tra partiti politici, questo aspetto non sia mai emerso. Nonostante le polemiche e gli scandali che puntualmente accompagnano gli incidenti sul lavoro, la protesta dei tecnici dello PSAL evidenzia come le condizioni in cui sono costretti ad operare siano ancora tutt’altro che ottimali, a danno, ovviamente, della sicurezza. Tutto questo mentre è ormai imminente l’apertura di nuovi grandi cantieri a Genova.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi e Diego Arbore]

  • Cinema Teatro Ipotesi: partire dalla Foce per raccontare il mondo

    Cinema Teatro Ipotesi: partire dalla Foce per raccontare il mondo

    pino-petruzzelliA Genova, nel quartiere della Foce, ha sede un gruppo di artisti di fama nazionale che opera da più di vent’anni nel campo del teatro. Il progetto cui hanno dato vita negli ormai lontani anni ’80 (primo spettacolo prodotto, “La Poltrona” di Natalia Ginzburg nel 1989) prende il nome di Cinema Teatro Ipotesirappresenta un’eccellenza nel panorama teatrale nazionale, coordinando attori e sceneggiatori del calibro di Mauro Pirovano, Laura Marinoni, Predrag Metvejevic’ e molti altri.

    «Si tratta di un progetto teatrale -racconta Pino Petruzzelli, fondatore del CTI formato da un gruppo variegato di figure: sceneggiatori e scrittori di testi, attori, musicisti, tecnici di luci e suono, registi. Ad oggi il nocciolo duro è costituito da me e da Paola Piacentini, direttrice artistica. Durante il nostro percorso abbiamo avuto la fortuna di incontrare molti altri valenti compagni di viaggio e oggi tutti noi collaboriamo per portare in giro spettacoli di prosa sia scritti da altri (soprattutto nei primi anni, con testi di autori come Harold Pinter, Igor Stravinsky, Peter Shaffer, e altri), sia soprattutto scritti da noi. Siamo andati in scena nei teatri più importanti d’Italia, soprattutto al nord e centro. Al sud la cosa si fa un po’ più problematica… problemi logistici, legati al viaggio e agli spostamenti, non ci permettono di essere presenti come vorremmo nelle regioni meridionali.  Naturalmente tra le nostre mete rientra anche Genova, collaboriamo con il Teatro Stabile. È imprescindibile per noi esibirci qui, anche se –data l’importanza sociale dei messaggi che vogliamo veicolare con i nostri spettacoli- siamo spesso fuori e cerchiamo di rivolgerci ad un pubblico più ampio di quello circoscritto alla realtà cittadina. Questa situazione, mi rendo conto, potrebbe essere un po’ fuorviante e rappresentare un deterrente per il nostro approccio con il pubblico: la nostra sede ufficiale e “legale”, diciamo, si trova in via Rimassa, ma chi volesse cercarci lì non ci troverebbe, dal momento che non abbiamo una vera e propria sede fissa ma giriamo in continuo».

    Pino ci racconta della sua vita all’insegna dell’avventura, del viaggio, della curiosità. Scrittore e attore, dopo gli studi presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma, decide di fondare il Centro Teatro Ipotesi con l’obiettivo di mettere la cultura al servizio del sociale e vede nel suo teatro il mezzo con cui potersi occupare di temi come quelli del rispetto e della conoscenza delle culture. Dalle riserve degli Indiani Pueblo in Nuovo Messico sino ai popoli del Mediterraneo: per anni Pino ha girato il mondo, vivendo come e con le persone che ha incontrato. Conosce artisti e intellettuali, ma anche –soprattutto- la gente comune; vive in case palestinesi e in case israeliane, toccando con mano il conflitto che lacera quelle zone; dorme nel deserto, lottando per la sopravvivenza.

    pino-petruzzelli-verticaleDa queste esperienze nascono i suo primi spettacoli, “Piccolo viaggio lungo il Mediterraneo”, “Marocco”, “Albania” e “Il G8 di Genova”, scritti con Massimo Calandri, giornalista di Repubblica. A questa, seguono altre importanti collaborazioni con una serie di artisti che iniziano ad orbitare attorno a CTI: Predrag Matvejevic’, voce di spicco nel panorama mitteleuropeo e intellettuale di primo piano, e lo scrittore Mario Rigoni Stern, con cui nel 2009 realizza lo spettacolo “Ritorno al Lager”.

    Dal 2007 percorre l’Italia di chi vive lavorando la terra e dagli appunti di quel viaggio nasce lo spettacolo –poi anche libro- “Di uomini e di vini”, che racconta la vita e alla fatica dei vignaioli, e nel 2009 crea in collaborazione con Regione Liguria e Comunità di Sant’Egidio il “Primo Corso di Formazione Professionale per Operatori dello Spettacolo”, indirizzato a rom e sinti. Pochi anni dopo, nel 2011, è la volta del libro “Gli ultimi”, con prefazione di don Andrea Gallo, e di “Io sono il mio lavoro”, prodotto da Mittelfest, che vanno ad inserirsi sempre all’interno di questo nuovo percorso intrapreso da CTI.

    «Lo scopo? Distruggere i pregiudizi che impediscono la conoscenza sana fra le diverse culture del mondo. Per fare ciò è necessario andare a recuperare le nostre stesse radici culturali, la nostra storia. È questo il caso del nostro ultimo lavoro, “Chilometro 0”, debuttato nel novembre 2012 allo Stabile di Genova e anticipato in estate da alcune anteprime. È la storia di un “uomo artigiano” che, più volte sconfitto dalla vita, ripetutamente rimasto senza occupazione, sceglie di ripartire attraverso un diverso modo di intendere il lavoro e la vita. Così, dal Cep di Genova Prà, arriva nel suo ristorante a 2.000 metri di altitudine, tra monti, pini, larici, neve e valanghe, e propone solo ricette a chilometro zero… Io penso che la grandezza della vita non sta nel numero di vittorie ottenute, ma nel numero di volte in cui si è avuta la forza di rialzarsi e ripartire».

    La spinta alla sopravvivenza è ciò di cui parla l’autore, la capacità, in casi estremi di crisi, di trovare la forza di reinventarsi, attraverso espedienti imprevisti ed escamotages impensati. «D’altra parte, se ce l’hanno fatta i nostri nonni nel dopoguerra, perché non dovremmo farcela noi, con i nostri frigoriferi pieni, gli appartamenti caldi, le televisioni? Loro non avevano proprio nulla, e hanno saputo ricostruire tutto. Noi, almeno, partiamo in vantaggio rispetto a loro… quindi è ora di darsi da fare!».

     

    Elettra Antognetti