Autore: Gabriele Serpe

  • Equitalia, le amare sorprese dopo la verifica della propria posizione

    Equitalia, le amare sorprese dopo la verifica della propria posizione

    EquitaliaAnni fa era conosciuta come San Paolo Riscossioni, poi è diventata Gest Line. Sembrava una linea aerea pronta a traspostare passeggeri morosi… Allora si è pensato di creare Equitalia (Polis prima, Sestri in un secondo tempo e Nord adesso) con tanto di legge parlamentare ad hoc.

    Visto il nome, uno si aspettava qualcosa di equo, appunto, di giusto, ma così non è stato. Innanzitutto vale la pena ricordare che sono gli Enti pubblici (Comuni, Regioni, Inps, Agenzia delle Entrate ad esempio) i soggetti che incaricano Equitalia di riscuotere dei presunti debiti contratti dai cittadini – contribuenti. Quindi, se pensate che una bolletta non pagata ad un gestore telefonico vi faccia portare via la casa, vi sbagliate: questo non potrà mai accadere, anche se in italia si sa, tutto sembra possibile.

    Tornando a bomba, chiunque può essere d’accordo sul fatto che i debiti vanno pagati, se è il caso con i dovuti interessi, ma nessuno potrà mai concordare sul fatto che un contribuente debba trovarsi per strada per debiti assolutamente non dovuti o comunque già saldati.

    Tanti dicono: “Ho perso i bollettini, non trovo più le ricevute, ecc, ecc.” Male! Bisogna conservare con cura i documenti comprovanti l’estinzione di un debito, almeno per il periodo di prescrizione del medesimo. Ricordiamo che la prescrizione altro non è che il momento in cui un creditore perde la possibilità di vantare un diritto.

    Sulle specifiche prescrizioni torneremo presto, perchè quello è il nocciolo della questione e, spesso, è il nocciolo di un frutto amaro.
    Per fare un esempio pratico, vi è mai capitato di recarvi presso gli sportelli di Equitalia e, dopo avere richiesto un estratto conto della vostra posizione, avete trovato amare sorprese? Cartelle dagli importi esigui (qualche Euro…), cartelle notificate quindici anni prima, cartelle già oggetto di ricorso vinto presso il Giudice di Pace con tanto di sentenza. E l’impiegato che sta allo sportello vi dice che non ci può fare niente perchè se il terminale gli dice così, così è.

    Così è se vi pare… i malcapitati di turno passano dalla sorpresa all’arrabbiatura in men che non si dica: devono scrivere una raccomandata all’ente impositore il quale deve dare l’ok a Equitalia per estinguere il debito inesistente. E passano mesi…
    La domanda finale è: sono errori che capitano o errori… che non si vuol correggere? In questo secondo caso, potendo dimostrarlo, si può ipotizzare un’azione penale nei confronti di Equitalia.

    Aggiungo io: chi paga il danno da perdita di tempo, stress, disagio? Purtroppo nessuno, a meno che non si inizi a fare qualcosa di pratico che nessun politico o politicante finora ha fatto. Per concludere, non possiamo e non vogliamo dire che Equitalia sia una banda di delinquenti, anzi. Ci limitiamo a dire che i contribuenti sono milioni e quindi la gestione di milioni di pratiche richiede un’organizzazione perfetta che Equitalia certamente non ha. Se poi ci aggiungiamo l’organizzazione imperfetta degli enti pubblici abbiamo ottenuto una imperfezione altamente organizzata, meravigliosa alchimia a danno di tutti.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

     

     

  • La classe dirigente è il cancro dell’Italia, Mario Monti il garante

    La classe dirigente è il cancro dell’Italia, Mario Monti il garante

    Mario MontiCome promesso la settimana scorsa, ritorno a discutere dell’operato del governo, cercando questa volta di rispondere alla domanda: che cosa avrebbe dovuto fare Monti? E’ implicita in questa questione l’idea, condivisa da molti, che il premier non avesse alternative rispetto alla strada che ha scelto di imboccare. Secondo questa interpretazione, se guardiamo con realismo alla difficilissima situazione finanziaria, economica, politica e culturale in cui si trova il paese e vogliamo porvi rimedio in modo responsabile, siamo costretti ad ammettere che Monti non aveva possibilità di operare in modo molto diverso. Io invece la penso in modo opposto.

    Monti doveva si fare una riforma delle pensioni e varie altre cose; ma tutto questo, pur gravando pesantemente sui lavoratori e sui contribuenti, non basta ad arginare la crisi, come ci mostrano i dati negativi sulla disoccupazione, il mercato dell’auto e l’andamento del PIL. Con il rigore che ci impone l’Europa, lo Stato non può investire: e senza investimenti non possiamo promuovere lo sviluppo e interrompere la spirale recessiva. Per parlare chiaro, se vogliamo tornare a crescere dobbiamo convincere la Merkel ad allentare i cordoni della spesa europea. Se tutto quello che Monti ha fatto finora (pensioni, liberalizzazioni, articolo 18, eccetera) sarà utile a questo scopo, allora i sacrifici che la gente ha dovuto fare non saranno del tutto vani.

    Il problema però è che Monti non ha ancora ottenuto un bel niente. E la realtà è che, se dobbiamo vedercela con la crisi da soli, armati unicamente delle riforme fatte, non faremo molta strada. E’ chiaro che adesso la situazione è un po’ bloccata per via delle imminenti elezioni in Francia e Germania: può darsi che, se verranno rieletti, Merkel e Sarkozy avranno le mani libere e potranno permettersi di cambiare atteggiamento verso i paesi in crisi. Ma se non lo faranno, Monti avrà vita dura a dimostrare che «la crisi è superata» e che «l’Italia adesso è solida». Come scrissi tempo addietro, incrociamo le dita.

    Certo che c’era anche un’altra strada percorribile. Quando a novembre Monti si insediò al governo e pronunciò per la prima volta la parola “equità“, mi ero illuso che avesse capito qual’è il primo problema dell’Italia. O meglio: qual’è il secondo, perché il primo problema dell’Italia è culturale e riguarda la nostra mentalità e il nostro atteggiamento generale. Ma è ovvio che su questo punto, su cui magari avrò occasione di tornare in futuro, non è possibile ottenere risultati profondi in poco tempo: ci vogliono i tempi della Storia e Monti aveva a disposizione poco più di un anno.

    Tuttavia, se non poteva né doveva mettersi ad educare gli Italiani, poteva però andare ad incidere sul cancro del paese, che non è le mafie (130 miliardi di fatturato illegale ogni anno), né la corruzione (che ci costa 60 miliardi) e neppure l’evasione fiscale (120 miliardi). Questi fenomeni prosperano grazie ad un altro fattore, su cui bisognava calare la mannaia: vale a dire la classe dirigente italiana. E’ infatti il blocco politico, industriale e finanziario che governa l’Italia ad essere la principale causa del mancato sviluppo con cui stiamo facendo i conti.

    Anche laddove la criminalità organizzata non c’entra direttamente, sono certi imprenditori che prosperano grazie ai soldi di certe banche e ai legami con una certa politica ad ingessare il paese in un sistema di relazioni tipicamente mafioso. Questa metastasi non è ovunque, ma è certo sufficientemente estesa per impedire che si prendano quelle decisioni che ci incanalerebbero lungo un cammino virtuoso, spezzando gli equilibri consolidati che fanno la fortuna di chi presiede posizioni di potere sfruttandole per il proprio interesse. Che le cose stiano in questi termini è facile da intuire. Basta accorgersi che coloro che siedono al vertice, che si tratti di centri di potere economici o politici, ormai da molti anni a questa parte sono quasi sempre le stesse persone.

    Nemmeno Tangentopoli, al contrario di quanto viene spesso propagandato, ha rinnovato la classe dirigente. Prima la caduta del muro di Berlino e poi la tempesta giudiziaria del ’92 avevano messo in discussione gli assetti economici e politici in essere, portando anche la mafia dei Corleonesi a muoversi piazzando bombe in giro per l’Italia. Ma il processo andò per le lunghe, perse slancio e così ritornarono i vecchi affari, con i reduci della prima Repubblica e i loro figliocci ancora ben saldi sul ponte di comando. Al contrario un paese civile e democratico si dovrebbe basare sul principio che il potere logora: quindi deve passare di mano. Chi governa deve passare il testimone per legge; chi è ricco, invece, può restare tale, purché questo avvenga per merito personale e non per rendite di posizione.

    Tant’è che negli Stati Uniti ci sono tasse di successione molto alte: i figli, anche se hanno il diritto di godere del lavoro dei padri, devono però essere incentivati a non sedersi sugli allori e a guadagnarsi per proprio conto una posizione sociale. L’Italia invece per mentalità, consuetudine e regole è più vicina ad un ordinamento feudale. Se oggi si hanno serie difficoltà a far pagare le tasse  e a condannare gli evasori e gli amici dei mafiosi, questo lo si deve al fatto che chi ha il potere non permette che si vadano a scardinare quegli equilibri su cui basa la propria sopravvivenza. Detto questo, è anche vero che il clientelismo ha dato lavoro a molti italiani: abbiamo circa tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici e questo significa che 1 italiano su 20 vive grazie alle tasse che versano (quando li versano) i restanti 19, senza contare che in questo numero molti sono bambini, studenti, pensionati e disoccupati. Anche questa è una situazione non sostenibile sul lungo periodo.

    Eppure è stato proprio Monti a dimostrare che le riforme impopolari si possono fare. Quelle che non si possono fare, invece, sono le riforme sgradite al blocco di potere che tiene in mano le redini. Dal nostro premier, che è andato a condurre il gioco in un momento di estrema eccezionalità parlando di “equità”, mi sarei aspettato come prima cosa un pacchetto di norme contro la casta: regole stringenti per ridurre e rendere trasparenti i finanziamenti ai partiti, riduzione drastica di stipendi e privilegi, codice etico per la pubblica amministrazione, norme draconiane contro la corruzione, il traffico di influenze, il favoreggiamento alla criminalità e l’abuso d’ufficio, e infine il ripristino del falso in bilancio.

    In questo modo si spezzavano i legami della politica con la parte marcia dell’imprenditoria, che avrebbe così perso i suoi appoggi e si sarebbe ritrovata isolata. Certo, questa classe politica non avrebbe mai votato di sua volontà una cosa del genere. Ma la scommessa andava fatta con un voto di fiducia: o il Parlamento approvava, oppure si prendeva la responsabilità davanti all’opinione pubblica di far fallire in partenza l’estremo tentativo politico per salvare il paese dalla bancarotta, rischiando a quel punto di ritrovarsi davvero i forconi sotto casa. D’altra parte è la minaccia che si sente fare Bersani e il PD a proposito dell’articolo 18. Se avesse vinto, Monti avrebbe avuto carta libera. Altro che pensioni, liberalizzazioni e mercato del lavoro: l’opinione pubblica gli avrebbe concesso questo e altro, perché nessuno avrebbe potuto accusarlo di essere forte con i deboli e debole con i forti.

    Invece così non è stato. E visto che ora è troppo tardi, dato che tra lui e uno spread a 330 non c’è dubbio per cosa opterebbero i politici, Monti prosegua pure per la strada che ha scelto: che è poi quella di farsi garante del sistema esistente, non di scardinarlo. E speriamo che possa vincere l’indispensabile battaglia europea, rimettendo la battaglia per un paese a migliore nelle mani di chi verrà dopo di lui. Ma almeno ci risparmi una cosa: la smetta di citare la parola “equità”.

     

    Andrea Giannini

  • La pillola dei 5 giorni dopo è in vendita nelle farmacie italiane

    La pillola dei 5 giorni dopo è in vendita nelle farmacie italiane

    La pillola dei 5 giorni dopo ha fatto ieri il suo esordio nelle farmacie italiane. “Ellaone“, questo il nome con cui viene commercializzata, è prodotta dalla HRA Pharma già produttore della “sorella minore” NorLevo, meglio conosciuta come pillola del giorno dopo.

    Si tratta di un medicinale già in commercio in oltre venti Paesi del mondo, acquistabile, in Italia, solo dopo aver effettuato un test di gravidanza preventivo anche con un semplice stick sulle urine reperibile nelle farmacie. Una condizione richiesta espressamente dalla commissione tecnico scientifica dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), anche se non in linea con quanto avviene negli altri Paesi dove non è richiesta la prescrizione medica nè tantomeno il test di gravidanza.

    Ellaone ha un costo di 34,89 euro a confezione (una pillola – 30 mg di Ulipristal acetato) e agisce entro le 120 ore (5 giorni) dal rapporto mediante rallentamento dell’ovulazione, rendendo quindi l’utero non accessibile.

     

  • Alessandro Ligato, le fotografie che guardano le stelle

    Alessandro Ligato, le fotografie che guardano le stelle

    Dal 17 marzo al 20 aprile, presso l’OpenLab Gallery di Vico Giannini 1 a Genova, è aperta la mostra personale di Alessandro Ligato, vincitore della prima edizione del concorso “Art Is Clear As Clouds Are” rivolto a giovani artisti emergenti e organizzato in collaborazione con il Balla Coi Cinghiali Festival.

    Alessandro Ligato, classe 1980 e una formazione tutta artistica tra Dams di Brescia e Accademia di Brera, si esprime attraverso il mezzo della fotografia d’arte e presenta a Genova “Urbana Nostalghia”… quando il cielo stellato è il protagonista che non si vede…

     Il lavoro che presenti in mostra è molto particolare. Puoi spiegarlo?

    «Il progetto che presento presso l’Open Lab Gallery nasce due anni fa e parte dall’idea che la città è di chi la vive, e che al suo interno si può e si deve vivere tutta la gamma dei sentimenti immaginabili. La nostalgia, la malinconia e la contemplazione sono legati a un immaginario bucolico, io rivendico con questo progetto il diritto di viverli anche nell’urbanità; urbanità che di notte perde la sua frenesia e si dispone come la natura ad esserti vicina e confidente.

    La modalità di operazione è stata performativa: comunicavo ai miei soggetti con una settimana di anticipo di scegliere un luogo che potesse metterli in questo stato d’animo, quando scendeva il buio loro si sdraiavano a guardar le stelle e io documentavo quel che succedeva; quindi primariamente lo scopo era di far vivere ai miei nostalghici un’esperienza sensoriale di confronto con se stessi e quel che li circonda; al contempo il mio scopo era quello di rendere visibile l’invisibile, ovvero loro vivono movimenti e paesaggi interiori e io col mio mezzo fotografo loro e quel che hanno attorno come rappresentazione visiva di quel sentire; il mondo fuori fotografato come specchio del loro mondo interiore.

    La fotografia è per me un’arte magica e alchemica, il mio fotografare è racchiudere un mondo in un rettangolo che sia significativo ed evocativo anche di quel che ho escluso dal rettangolo; il cielo è negato nella fotografia perché solo vivendo l’esperienza è possibile perdersi a guardarlo.

    Fin dall’inizio ho capito che l’installazione di questo lavoro in galleria doveva essere pienamente conforme all’esperienza vissuta dai miei soggetti, è per questo che in galleria ho installato le fotografie su lightbox, le sale sono buie con la proiezione del cielo sul soffitto, ci sono materassi e cuscini per sdraiarsi, in modo che lo spettatore in una mimesi possa sdraiarsi e condividere -anche se in piccola parte- l’esperienza dei soggetti da me fotografati

    Urbana Nostalghia di Alessandro Ligato
    "Urbana Nostalghia" di Alessandro Ligato

    Nell’osservare le tue foto la prima reazione è stata cercare di riconoscere il luogo, in seconda battuta il forte rimando alla prosecuzione dello spazio oltre il rettangolo dell’immagine, verso un cielo che non vediamo ma che sappiamo essere lì e dispiegarsi immenso agli occhi della persona sdraiata, fa venire voglia di entrare nella foto e sdraiarsi accanto al tuo soggetto.
    C’è una chiave di lettura precisa per queste immagini? Un messaggio per il fruitore? 

    «Ognuno è libero di sentire quel che vuole, quello che mi preme è che non sia un vedere ma appunto un sentire… non un’esperienza legata solo alla vista ma che muova sensazioni interiori legate al vissuto personale di ogni visitatore».

    Ho visto che lavori con la fotografia analogica e in particolare col banco ottico. I tempi e i modi di questa tecnica sono antitetici all’immediatezza e alle peculiarità della fotografia digitale. Come nell’annosa disputa tra fautori dell’mp3 e cultori del vinile, quando si tratta di contrapposizione analogico-digitale di solito si creano fazioni tra loro inconciliabili. Appartieni a una di queste o lavori con entrambe le tipologie? Cosa hai scelto per le foto in mostra e perché?

    «Io lavoro sempre con la fotografia analogica, come nella musica c’è chi suona il pianoforte e chi il sintetizzatore, uno non è meglio dell’altro; semplicemente è radicalmente diverso. Per me il fatto di lavorare in analogico risponde al  bisogno di fotografia come oggetto fisico: poiché cerco sempre di cogliere sfumature, sentimenti, insomma ciò che non è visibile, ho bisogno che ciò sia documentato su un supporto fisico cioè sulla pellicola. Lavorare in analogico col medio e grande formato è da sempre per me legato a una fotografia intesa come visione e pensiero, il clic finale è l’1% del lavoro; è un lavorare per sottrazione e non per sovrabbondanza: il digitale ti fa fotografare e poi scegliere, io sono conformato per scegliere e poi fotografare.
    Lavorare in analogico significa anche avere tempi di latenza in cui l’immagine non è visibile e visionabile, è solo immaginabile, cosa che trovo bella ed educativa a livello progettuale; queste macchine fotografiche di grande importanza fisica mi danno anche la possibilità di vivere non solo con un dito il fotografare e il luogo in cui sono, ma anche di sentirne il peso e l’anima attraverso la fatica, questo credo ti metta in una posizione di maggior ascolto del luogo o della persona che ti sta attorno».

    Oggi chiunque possieda una reflex digitale e Photoshop si dichiara fotografo, apre un account su Flickr e inonda il web di scatti rielaborati. È la caratteristica di internet, democratizzare le cose e renderle accessibili a tutti. In questo modo però c’è una proliferazione incontrollata e pochissimo filtro. Cosa pensi di questa realtà? È un bene o un male? Stimola le idee e la concorrenza o rischia di oscurare persone meritevoli nel mare magnum della rete?

    «Non credo che la rivoluzione digitale si possa definire come una democratizzazione, ha dato sì la possibilità a tutti di fotografare ma spesso ciò implica e ha implicato il fatto che queste persone non inizino a fotografare per rispondere a un forte bisogno interiore. Oggi ci sono più fotografi che medici o fruttivendoli e ciò un po’ mi inquieta soprattutto perché più bella è la reflex minore è l’umiltà del fotografo che si crede un professionista solo per il fatto di aver tra le mani 5000 euro; credo che per dare un giudizio sul digitale dovremmo aspettar una decina d’anni e veder cosa resta di tanto strepitare e fotografare come pioggia nei monsoni.
    Ci sono però realtà notevoli che sono nate e si sono diffuse attraverso internet e i social network; io per esempio ho imparato a fotografare, sviluppare e stampare in analogico su Flickr in un gruppo che si chiama “Fotografia analogica- italia”; nella massa di immagini da cui siamo inondati si trovano anche moltissime di qualità; anche se abito in provincia posso seguire blog di fotografia scandinava ovvero non fermarmi a quel che il mainstream mi impone come idea di fotografia, ma andare a scavare ovunque e scoprire micro realtà notevoli. Credo che tutto ciò sia molto positivo; insomma il problema non è il digitale o il web ma le mani e le menti che lo usano».

    Quali sono i tuoi prossimi progetti?
    «Per il futuro ho in mente più progetti di quanti ne possa materialmente realizzare, ma quotidianamente con rigore li porto avanti, per me fotografare non è una cosa diversa dal vivere, risponde a un mio bisogno di analizzare e riflettere sulla realtà. In particolare in questo momento sto portando avanti un progetto di arte pubblica sul quartiere del Carmine a Brescia, tra mille difficoltà economiche  continuo a far quel che sento con la ferma convinzione che condividere i propri mondi interiori sia alla base di una vita sociale degna di questo nome».

     

    Claudia Baghino

  • Incontro con Roberto Delogu, candidato sindaco del Partito Comunista-Sinistra Popolare

    Incontro con Roberto Delogu, candidato sindaco del Partito Comunista-Sinistra Popolare

    DeloguRoberto Delogu, dipendente Amiu responsabile dei servizi integrativi con il Comune, un passato da consigliere comunale eletto con Rifondazione Comunista nel 1996, poi fuoriuscito per aderire al Partito dei Comunisti Italiani (pdci), nel 2009 l’ennesima scissione a sinistra ha portato la federazione genovese del Pdci verso il Partito Comunista-Sinistra popolare organizzazione politica fondata da Marco Rizzo, di cui Delogu nel 2010 diventa segretario regionale ligure ed oggi è il candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative.

    Su cosa puntate per differenziare la vostra proposta politica rispetto alla coalizione di centro sinistra?

    Il fatto di essere presenti al di fuori dello schieramento del centro sinistra è una novità. Abbiamo fatto una scelta radicale nel 2010 che ci ha portato a staccarci dal Pdci. Oggi dentro alla nostra formazione politica ci sono compagni che non sono mai stati iscritti a Rifondazione Comunista e neppure al Pdci ed altri provenienti da questi partiti. Noi riteniamo esaurita la fase di collaborazione con Ds, Margherita ed ora Partito Democratico. Sono evidenti le scelte che il Pd ed i suoi alleati stanno facendo nei confronti di cittadini e lavoratori. Parlo della scelta del liberismo, del pensiero unico, del mercato tout court. Vorrei ribadire che noi non siamo di sinistra, siamo comunisti che è una cosa diversa.

    Riguardo alla proliferazione delle liste civiche in questa competizione elettorale, che idea si è fatto?

    È la dimostrazione lampante che il nostro non è un Paese bipolare, bipartitico, bensì un Paese che ha una moltitudine di idee e dunque necessita di diverse forme di rappresentanza che attualmente i partiti maggiori non sono in grado di assicurare. Io credo che una seria legge elettorale debba partire da un sistema proporzionale puro. Ogni testa un voto, come sostenevamo all’epoca del PCI al 30%, secondo me è un concetto che deve valere ancora oggi. 

    In merito alla questione Lavoro, quali strumenti può mettere in campo un Sindaco per difendere i posti di lavoro rimasti in città e favorire nuova occupazione?

    Innanzitutto le aree industriali e produttive devono rimanere tali. Basta con la proliferazione di centri commerciali che non portano occupazione duratura. Ci vuole il coraggio di dire no ai gruppi di potere che fino ad oggi hanno agito indisturbati. Bisogna difendere i dipendenti del Comune di Genova, lavoratori spesso bistrattati e che invece occorre far crescere dal punto di vista professionale. E poi vanno tutelate tutte le aziende pubbliche che garantiscono posti di lavoro. Inoltre il Comune deve esigere che vengano rispettati gli impegni presi. Ad esempio l’accordo di programma delle acciaierie di Cornigliano: mi risulta che ad oggi Riva non lo rispetti mentre invece se l’accordo fosse rispettato potrebbe permettere un incremento occupazionale.

    Come si può fare a diminuire la mobilità privata e nello stesso tempo migliorare l’efficienza del trasporto pubblico locale?

    È necessario fare scelte drastiche. Chi decide di muoversi con i mezzi pubblici va privilegiato in tutti i sensi. Ci vuole un aumento delle corsie preferenziali. Ma senza vedere le prese in giro di questi ultimi anni. Faccio un esempio concreto. 15 giorni fa la corsia gialla che va da via Bobbio a via Canevari è stata ampliata anche nella fascia oraria pomeridiana. Scelta giusta perché è un’ora di punta. Peccato però che in via Canevari, tra Corso Montegrappa ed il tunnel di Brignole, la striscia gialla non valga perché sono presenti le strisce blu di Genova Parcheggi ed eliminare i posti auto non è possibile. Occorre andare in direzione dell’azienda unica regionale ed il Comune deve porsi come fermo interlocutore nei confronti della Regione. La metropolitana, soprattutto quando giungerà fino a Brignole, dovrà essere aperta fino a mezzanotte. Non è concepibile avere la metropolitana più corta del mondo e con orari così ristretti. La Valbisagno rappresenta il nodo maggiore: parliamo di una vallata da anni dimenticata dai mezzi pubblici. Finché non si potrà realizzare un sistema su rotaia anche qui vanno ampliate le corsie gialle cordolate.

    Considerando la carenza di risorse diretta conseguenza dei tagli agli enti locali, si riuscirà nel futuro prossimo a garantire i medesimi servizi alle stesse persone, penso ad esempio ai servizi sociali?

    Intanto mi piacerebbe conoscere con precisione i conti. C’è infatti chi sostiene che esiste un buco di bilancio mentre il sindaco in carica, Marta Vincenzi sostiene che non è vero. Detto questo è evidente che più aumenta il degrado sociale e la disoccupazione, maggiore è la richiesta di servizi sociali efficaci. Va rimesso tutto in discussione. Bisogna verificare i costi reali e come effettivamente vengono utilizzate le risorse economiche. Il Comune ha perso un’occasione di controllo: troppi servizi sono stati dati in appalto a cooperative/associazioni senza un reale controllo dell’ente.
    Inoltre il denaro può essere recuperato tagliando spese completamente inutili. Penso alle consulenze e soprattutto all’autorità dei servizi pubblici che costa alla cittadinanza una cifra spropositata, circa 500 mila euro all’anno, senza nessun beneficio se non per le tasche di chi fa parte dell’authority. In questo modo si possono recuperare risorse importanti per i servizi pubblici. Ma anche la politica deve svolgere un ruolo dicendo basta ai tagli agli enti locali. Il Pd sostiene il Governo Monti che per l’ennesima volta ha ridotto i fondi ai comuni. E nello stesso tempo il medesimo partito, a livello locale, lamenta la carenza di risorse. Oggi i cittadini sono stanchi di questo dualismo portato avanti dalla coalizione di centro sinistra.

     

    Matteo Quadrone

    Era Superba – SPECIALE ELEZIONI COMUNALI 2012

    Incontro con il candidato sindaco del centrosinistra Marco Doria

    Incontro con il candidato sindaco del Gruppo Misto Enrico Musso

    Incontro con il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Paolo Putti

    Incontro con il candidato sindaco del partito Italia Nuova Armando Siri

    Incontro con il candidato sindaco del partito La Destra Susy De Martini

    Incontro con il candidato sindaco di Primavera Politica Simonetta Saveri

    Incontro con il candidato sindaco di Gente Comune Giuseppe Viscardi 

    Incontro con il candidato sindaco della Lega Nord Edoardo Rixi

    Incontro con il candidato sindaco del centrodestra Pierluigi Vinai

    Incontro con il candidato sindaco del Pcl Giuliana Sanguineti

    Incontro con il candidato sindaco di Fratelli Fratellastri Simohamed Kaabour

    Incontro con il candidato sindaco di Portento per Genova Orlando Portento 

  • Coldiretti, il mercato a km 0 in piazza De Ferrari

    Coldiretti, il mercato a km 0 in piazza De Ferrari

    il Mercato di ColdirettiE’ spuntato un orto in città: la notizia non parrebbe significativa se l’orto, o meglio il mercato ortofrutticolo, non avesse visto i suoi “natali” in quello che è uno dei simboli della nostra città: piazza De Ferrari. E’ l’iniziativa che la Coldiretti ha promosso per un evento che diventerà un appuntamento fisso, settimanale, ogni giovedì, al fine di  favorire un incontro diretto tra i produttori e i consumatori.

    Aperto, venerdì e sabato (30 e 31 marzo), in “edizione” straordinaria per l’inaugurazione ufficiale, si propone di essere un momento di aggregazione oltre che un’opportunità commerciale, per incoraggiare la cultura della stagionalità, per garantire un  percorso di trasparenza e per offrire sicurezza di freschezza e di genuinità.

    Posizionato precisamente in piazza Pertini, godrà di una cornice straordinaria tra gli zampilli della fontana e l’ombra del Carlo Felice, quell’antico luogo che, fino agli inizi dell’Ottocento, si chiamava piazza San Domenico come l’omonima chiesa, demolita per dar luce a quell’ampio spazio, poi, dedicato a Raffaele De Ferrari.

    L’iniziativa fa parte del progetto “Campagna Amica” di Coldiretti e riporta, idealmente, nel cuore della città quegli spazi di verde che un tempo regnavano sovrani quando la “main street” (via XX Settembre) era, ancora, un susseguirsi dei cosiddetti orti di “Abrara”, ai lati dell’antica via Giulia, fuori dalle mura cinquecentesche.

    Il mercato di Piazza De Ferrari è il quarto di questo tipo presente a Genova, andando ad affiancarsi  a quello domenicale di Prà, a quello di Nervi, il mercoledì, e a quello del Porto Antico (zona Darsena), il venerdì.  Non nasconde la sua soddisfazione Germano Gadina, Presidente della Coldiretti, che sottolinea come i “mercati contadini” o Farmer market, per usare un neologismo d’oltralpe, rappresentino, per alcuni, una filosofia economica, ma, nel contempo, risultino essere  una valida offerta per quei consumatori che sono consapevoli di quanto una buona alimentazione migliori la qualità della vita e la sua longevità.  Aggiungerei, inoltre, che è, certamente, una buona occasione per venire a contatto ed approfondire quella cultura contadina, ricca di saggezza e di duro lavoro, ben lontana dalla vita cittadina dominata dallo stress e dall’indifferenza, e  per farci riscoprire quei valori etici, ambientali e sociali che dovrebbero essere alla base del nostro vivere civile.

     

    Adriana Morando

     

  • Earth Hour 2012: miliardi di persone hanno aderito all’ora di buio

    Earth Hour 2012: miliardi di persone hanno aderito all’ora di buio

    Sabato 31 marzo, Earth Hour 2012. Ha riscosso successo la sesta edizione dell’ormai celebre iniziativa lanciata nel 2007 dal WWF a favore della sostenibilità ambientale. Un’ora di buio a cui hanno aderito cittadini e istituzioni di tutto il mondo e che ha avuto inizio in quelle lontane isole Samoa, che hanno già perso due piccole consorelle a causa dell’innalzamento delle acque, e  che, come un’onda, si è propagata, seguendo la terra nella sua rotazione,  per concludersi nelle isole Cook (5,30 ora italiana del  primo aprile).

    L’oscuramento di monumenti ed altri simboli, per sollecitare un impegno  concreto  nel faticoso cammino della sostenibilità, ha visto la partecipazione pubblica di quasi 150 paesi e più di 5000 città e, grazie ad un tamtam planetario sui media , anche il coinvolgimento di semplici cittadini, stimati in 2 miliardi di persone, oltre ad organizzazioni, istituzioni, imprese, impegnate in un abbraccio globale di solidarietà.

    I 60 minuti di stop all’illuminazione della Tour Eiffel parigina, del Buckingham Palace inglese, della Porta di Brandeburgo tedesca, del ponte sul Bosforo turco,  di piazza Tahrir al Cairo, delle Kuwait Towers arabe, della Città Proibita e della muraglia cinese, della Torre di Tokio giapponese, della Times Square   di New York, del Cristo Redentore brasiliano, dell’Harbour Bridge di Sydney, solo per citare alcuni dei luoghi o degli emblemi più famosi,  sono stati condivisi, a Roma, dalla Basilica di San Pietro, dal Colosseo e da Castel Sant’Angelo.

    Il contributo di Genova a Earth Hour 2012 si è limitato alle insegne dell’Acquario e della fontana di Piazza De Ferrari e alla partecipazione attiva di alcuni gruppi di persone organizzate.

    Il WWF guarda già all’anno venturo e nell’ambito del programma di Earth Hour 2013 sponsorizza la partecipazione a City Challenge,  una sfida internazionale volta a premiare la capitale della sostenibilità. Nei prossimi mesi, infatti, si aprirà una gara che vedrà  coinvolte l’Italia, il Canada, l’India, la Svezia e gli Stati Uniti, alla ricerca della capitale che avrà messo in atto le migliori pratiche innovative per rinnovare la città sotto il profilo di aria, acqua, cibo, mobilità, rifiuti, consumo del suolo, biodiversità. Proponimenti come questi, pur non essendo risolutivi, sono assimilabili all’effetto di un sasso che cade in una grande distesa di acqua: non si generano, certo, tsunami devastanti ma tante piccole onde che possono arrivare lontano.

    Ne sono prova, per ciò che riguarda il nostro paese, le “buone pratiche” messe in atto dai 60 comuni italiani che hanno partecipato alla proposta, “Reinventiamo le città”, con i loro 4.329.638 abitanti e con un investimento di 1.379.264.033,95 euro (dati WWH),  tra cui si sono distinte e sono state premiate  Parma, per i “Pannolini lavabili e compostabili”, Venezia, per la progettualità di ottenere “ Elettricità dall’energia dalle onde”, Milano per  l’istituzione di  zone a traffico regolamentato, Ponte Buggianese (Pistoia) per  la “Riqualificazione e la valorizzazione della Palude di Fucecchio”, Torino per le “Bike sharing” (realtà da lungo esistenti in altre grandi città europee come Parigi), Napoli per l’Incremento della raccolta differenziata, Forni di Sopra (Udine) per un progetto di “autonomia energetica teleriscaldamento a biomassa forestale” di provenienza locale, reperita dalle operazione di pulizia del bosco, Vanzago (Milano) per  la “Casa dell’acqua”, una serie decisioni atte a favorire la riduzione del consumo di acqua in bottiglia, l’utilizzo di acqua a Km 0 etc, Rocchetta Vara (La Spezia) che con le ” Antiche colture di grano e filiera corta” si propone il recupero di terreni incolti.

    A fronte di risoluzioni ampiamente encomiabili, va ricordato che, relativamente all’elettricità, una tecnologia, per ottenere luce a minor impatto ambientale e con costi più bassi, esiste e si chiama “led”, lampadine che permettono un risparmio valutabile tra il 50 e l’80%, che non sono tossiche, che sono di facile smaltimento,  che possono durare anche un ventennio se usate solo come illuminazione notturna e quindi ideali per le strade o gli edifici  pubblici.

    Accanto a queste note positive si deve rimarcare, purtroppo, che nel 2012 si spegneranno le luci, anche, sul trattato di Kioto. Nato nel 1992 a Rio de Janeiro,  nell’ambito del meeting internazionale sull’ambiente, e firmato, solo, l’ 11 dicembre 1997,  in Giappone , l’accordo imponeva l’obbligo di ridurre, in un periodo compreso tra il 1990 (anno preso come base)  e il 2012,  l’emissione di elementi inquinanti l’atmosfera quali biossido di carbonio, metano, ossido di azoto, idro-fluorocarburi, per-fluorocarburi ed esa-fluoruro di zolfo.  Per questo periodo, l’aspettativa di crescita era stata stimata intorno al 45%: il trattato ne aveva fissato il limite massimo ad un valore non superiore al 30%. Il risultato? Un aumento del 49% , legato all’inaspettato boom industriale della Cina e al riprovevole ritiro degli Usa. A fronte di sconsolanti risultati negativi, primeggia il nostro paese che ha raggiunto l’obiettivo del -6,5%, già nel 2011, valori stimati ancora in decrescita per 2012. Per una volta un’Italia virtuosa? Un grazie sentito, più che ai politici che hanno remato contro, effettuando tagli sugli incentivi per le energie rinnovabili, andrebbe rivolto alla coscienza sociale dei cittadini che, sempre in maggior numero, aderiscono alle iniziative atte a conservare  il benessere del nostro mondo.

     

    Adriana Morando

  • Edoardo Rixi – Elezioni Comunali Genova

    L’INTERVISTA A EDOARDO RIXI

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Le aree industriali dismesse vanno riutilizzate a fini produttivi evitando di destinarle alla grande distribuzione commerciale e alla speculazione edilizia. Nelle aree portuali ci sono grandi spazi che non sono utilizzati in maniera appropriata. Prima di pensare a nuovi terminal occorre sfruttare a dovere quelli attuali. Su questo punto ci deve essere l’impegno di tutte le forze politiche. E poi bisogna fare pressioni a livello nazionale  affinchè, attraverso una legge ad hoc, una parte delle entrate economiche generate dal porto rimangano effettivamente sul territorio.

    Trasporto Pubblico:

    È necessario andare in direzione di un accorpamento, quindi dell’azienda unica regionale. I consigli di amministrazione si sono moltiplicati e non possiamo più mantenerli se vogliamo evitare lo sperpero di denaro pubblico.

    Grandi opere:

    Sì al terzo valico perché, considerando anche la situazione dei pendolari, una nuova arteria ferroviaria che colleghi Genova e Milano è necessaria. Occorre rivedere la legge nazionale sugli appalti: se un appalto non produce ricchezza sul territorio non è possibile immaginare che i cittadini siano «cornuti e mazziati».

    Servizi:

    Chiunque accede a contributi pubblici deve fornire dati personali sul reddito reali: basta privilegiare chi dichiara il falso. Troppi i genovesi in attesa di case popolari che non hanno risposte dal Comune.

     

    – LA BIOGRAFIA

    Genovese, 38 anni, Edoardo Rixi dopo la maturità frequenta corsi di inglese presso la Oxford University e l’International Language Center di Londra e supera gli esami di selezione per l’Accademia Militare di Modena. Frequenta l’Economics and Business Administration Programme presso la Mercuria Business School di Vantaa e l’Università di Helsinky (Finlandia). Successivamente consegue la laurea in Economia e Commercio presso l’Università di Genova. Dal 2002 al 2007 è consigliere comunale come capogruppo della Lega Nord, poi Segretario provinciale del partito. Nel 2010 (per 4 mesi) entra in Parlamento nella commissione Affari Sociali della Camera dei deputati, carica che abbandonerà a seguito alla nomina di Capogruppo in Regione della Lega Nord. E’ un appassionato di alpinismo e montagna.

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  • Giuseppe Viscardi – Elezioni Comunali Genova

    L’INTERVISTA A GIUSEPPE VISCARDI

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Rilanciare il comparto portuale puntando su una forte integrazione tra porto e città. Scommettere sul turismo promuovendo ad esempio nuovi percorsi culturali. Genova artisticamente parlando è una realtà dotata di grande fermento che occorre assecondare.

    Trasporto Pubblico:

    Incentivare il trasporto a trazione elettrica, limitando il più possibile il trasporto a trazione termica. Investire sul trasporto su ferro quindi realizzare il completamento della metropolitana estendendola a Valbisagno e Levante. Il quadruplicamento della linea Voltri-Brignole è fondamentale. Genova ha un orografia particolare che indubbiamente complica le cose. Ma le due funicolari esistenti hanno sempre svolto un ruolo eccezionale: perché non immaginare di esportare questa tecnologia in altre zone della città?

    Grandi opere:

    Una linea di alta velocità tra Genova e la Pianura Padana è indispensabile. Tutti gli investimenti devono essere fatti pensando al futuro: utilizzando tecnologie il meno invasive possibile e cercando di salvaguardare l’ambiente.

    Servizi:

    A Genova esistono tante associazioni che hanno a cuore la tutela della conservazione di aree pubbliche, zone rurali, di montagna, trascurate dall’amministrazione comunale. Occorre affidarsi all’associazionismo per costituire una rete di soggetti che consenta di valorizzare in maniera adeguata gli splendidi spazi pubblici di cui Genova dispone.

     

    – LA BIOGRAFIA

    Genovese, 49 anni, è sposato e ha tre figli. Lavora per un gruppo bancario dove si occupa di terzo settore, è giornalista sportivo e appassionato di trasporti, si laurea in Giurisprudenza con una tesi sulle Ferrovie dello Stato. Legato al mondo degli scout (è stato per due mandati Responsabile Regionale dell’Agesci), di formazione cattolica, è oggi impegnato in molte organizzazioni di volontariato, in alcune con incarichi di rappresentanza. Ha di recente pubblicato un romanzo: “Il casello nascosto tra gli alberi”.

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  • Roberto Delogu – Elezioni Comunali Genova

    L’INTERVISTA A ROBERTO DELOGU

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Le aree industriali e produttive devono rimanere tali. Basta con la proliferazione di centri commerciali che non portano occupazione duratura. Bisogna difendere i posti di lavoro dei dipendenti comunali facendoli crescere dal punto di vista professionale. Il Comune deve esigere che vengano rispettati gli accordi presi, ad esempio l’accordo di programma delle acciaierie di Cornigliano, oggi non rispettato.

    Trasporto pubblico:

    Chi si muove in autobus deve essere privilegiato in tutti i sensi. È necessario aumentare le corsie preferenziali. Va costituita un’azienda unica regionale ed il Comune deve porsi come fermo interlocutore con la Regione. Bisogna allugare l’orario di apertura della metropolitana, soprattutto quando arriverà fino a Brignole, almeno fino a mezzanotte.

    Grandi opere:

    «Anziché spendere tutti quei soldi per la Gronda il Comune potrebbe usarli per risolvere la viabilità cittadina».

    Servizi:

    Più aumenta il degrado sociale e la disoccupazione maggiore è la richiesta di servizi sociali efficienti. Innanzitutto occorre verificare i costi reali e come vengono gestite le risorse economiche: il Comune deve svolgere un ruolo di controllo. Altro denaro si può recuperare tagliando spese inutili come quelle per le consulenze e soprattutto per l’autorità dei servizi pubblici che costa una cifra spropositata e non porta reali benefici.

     

    – LA BIOGRAFIA

    E’ nato a Genova il 9 luglio 1957, ha frequentato l’Istituto Superiore con indirizzo Chimico. E’ separato, ha un figlio diciottenne, Pietro. Nel 1976 è assunto dal Comune di Genova in qualità di operatore ecologico. Nel 1984 entra in Amiu con la qualifica di operaio e in seguito diventa responsabile di unità territoriale e poi di area. Dal 1973 iscritto al PCI, nel 1988 abbandona il partito e nel 1995 aderisce a Rifondazione Comunista. L’anno seguente è eletto consigliere comunale, nel 1999 diventa capogruppo e lo rimane fino al 2003 quando, a seguito dello “scisma genovese”, esce da Rifondazione Comunista.

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  • Armando Siri – Elezioni Comunali Genova

    L’INTERVISTA AD ARMANDO SIRI

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Minore burocrazia nei confronti dei cittadini, in particolare commercianti ed operatori degli esercizi pubblici. Un bar che voglia semplicemente migliorare il suo servizio – magari posizionando alcuni tavolini all’ esterno del locale – non deve avere timore che qualche funzionario comunale possa ostacolare la sua iniziativa. Al contrario il Comune deve essere a totale disposizione del cittadino. Aiutandolo a realizzare il suo progetto nel rispetto delle norme, fornendogli la consulenza necessaria.

    Trasporto Pubblico:

    Oggi il 17% dei cittadini che viaggiano in autobus non paga il biglietto. Occorre installare su ogni mezzo dei rilevatori della banda magnetica di ciascun biglietto o abbonamento per sanzionare chi non sarà in regola. Il regolare pagamento del titolo di viaggio consentirebbe ad Amt di avere maggiori risorse per aumentare la frequenza delle linee.

    Grandi opere :

    Per quanto riguarda alcune tematiche che suscitano forti contrapposizioni il sindaco deve chiedere ai cittadini tramite l’indizione di referendum.

    Servizi:

    Il Comune deve avere a disposizione squadre di pronto intervento, costituite dagli attuali operatori di Aster ed Amiu, divise per ciascuna municipalità con il compito di intervenire rapidamente al ripristino pulizia e manutenzione ordinaria di tutto ciò che costituisce proprietà del Comune.

     

    – LA BIOGRAFIA

    Nato a Genova, residente a Milano dove lavora come giornalista, autore e produttore di programmi televisivi e editore nel settore delle energie rinnovabili. Ha scritto un nuovo libro “L’Italia Nuova – l’inizio“, dove illustra un nuovo sistema fiscale, un nuovo modello di democrazia e di convivenza sociale. Nel 1995 ha scritto il saggio politico “La Beffa: Unità Socialista Storia di un’occasione mancata” e nel 1997 “Il Sacco all’Italia: declino politico e impoverimento nell’era della globalizzazione”.

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  • Susy De Martini – Elezioni Comunali Genova

    L’INTERVISTA A SUSY DE MARTINI

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Trasformare il centro di Genova in un vero polo universitario internazionale stringendo accordi internazionali con prestigiose università. Lo slogan deve essere “Genova è il posto giusto dove andare a studiare”.

    Trasporto Pubblico:

    L’unica salvezza è una società unica tra Amt e Genova Parcheggi che consenta di elaborare strategie integrate e di far risparmiare soldi pubblici. Realizzare veri parcheggi integrati: questo significa avere il capolinea del bus nel punto esatto in cui si parcheggia. Dare ai passeggeri la possibilità di usare un biglietto elettronico che serva per bus, parcheggi, metropolitana e treni urbani.

    Grandi opere:

    Le infrastrutture vanno razionalizzate per trasportare le persone. Gli investimenti vanno indirizzati su trasporti più leggeri per i pendolari. I cittadini non possono essere continuamente ingannati, come nel caso del famoso progetto Erzelli. L’università non deve essere utilizzata come foglia di fico per mascherare una vera e propria speculazione edilizia che prosciugherà tutte le risorse finanziarie disponibili per i prossimi anni.

    Servizi:

    Usare i soldi dell’Imu per offrire anche a Genova il “mutuo sociale” a favore delle famiglie giovani e dei precari: un mutuo comunale con garanzia e pagamento di una rata che non supera 1/5 dello stipendio.

     

    – LA BIOGRAFIA

    Isabella il suo vero nome, è genovese, di madre tedesca naturalizzata inglese e padre italiano. E’ laureata in Medicina ed è docente di ruolo delle materie Economia sanitaria comparata e Psicologia del Lavoro presso l’Università di Genova, è iscritta all’albo dei giornalisti e collabora con Il Giornale e Rai Uno Mattina. Assistente personale del Capo Struttura nell’organizzazione del vertice G8 di Genova. La sua attività di medico per molti anni si è svolta all’estero, in America e in Francia (dove è iscritta all’ordine dei medici). Per tre anni è stata professoressa di ruolo presso la Pensylvania University di Philadelphia.

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  • Simonetta Saveri – Elezioni Comunali Genova

    L’INTERVISTA A SIMONETTA SAVERI 

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Il primo strumento è non ostacolare gli investimenti. Poi si possono concedere aree a basso costo ed ipotizzare misure di defiscalizzazione. Facilitare il lavoro, semplificando burocrazia e creando infrastrutture. Gli incentivi devono essere dati alle imprese meritevoli, quindi selezionati e non “a pioggia”.

    Trasporto Pubblico:

    Oggi il Comune e la Regione per la sola AMT mettono sul tappeto più di 100 milioni di euro all’anno di contributi in conto esercizio, non è più concepibile. Occorre razionalizzare il trasporto pubblico pensando ad un’unica azienda regionale.

    Grandi opere:

    Genova deve aprirsi all’Italia e all’Europa nel rispetto della persona umana. La Gronda è sicuramente un’opera imponente che sarà conclusa tra molti anni ed inevitabilmente creerà disagio ai cittadini. È necessario iniziare dalle piccole opere come il nodo di San benigno, il raddoppio della ferrovia Voltri-Genova ed aumentare i treni metropolitani. Valutare quali effetti avranno sulla viabilità questi interventi ed in seguito si potrà pensare se continuare il progetto Gronda.

    Servizi:

    Il quoziente familiare che vogliamo introdurre è una modifica dei parametri del modello Isee con cui attuare una riduzione delle tariffe dei servizi in base al reddito, al numero dei figli e alla presenza in famiglia di persone non autosufficiente. Si tratta di un’operazione a costo zero immediatamente realizzabile.

     

    – LA BIOGRAFIA

    Nata a Genova il 14 ottobre 1974,  laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Genova, svolge la professione di avvocato civilista come libera professionista. Di formazione cattolica, fa parte della comunità cristiana della Parrocchia di San Pietro alla Foce, in via Nizza dove ha svolto il servizio di catechista e di animatrice. Fino al 2008 è impegnata nel Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile della Diocesi di Genova.

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  • Simohamed Kaabour – Elezioni Comunali Genova

    L’INTERVISTA A SIMOHAMED KAABOUR

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Il Comune deve continuare i progetti locali, in particolare nei settori più legati al sociale, grazie ai quali offre posti di lavoro alle persone. Su un altro piano invece, una giunta comunale potrebbe farsi garante dei diritti dei lavoratori: dare l’esempio a livello nazionale di quello che è l’impegno di un sindaco per quanto riguarda la difesa dei diritti dei lavoratori.

    Trasporto Pubblico:

    Il tpl è un servizio essenziale per i cittadini ed occorre renderlo efficiente ed accessibile a tutti.

    Grandi opere:

    No alla gronda, almeno in questi termini, «senza la possibilità di dire la nostra».

    Servizi:

    È necessario assicurare a tutti i servizi sociali. Parliamo di servizi fondamentali che promuovono la coesione sociale e producono un effetto di serenità nelle persone stesse. Alcune risorse potrebbero essere recuperate grazie all’Imu sulle seconde e terze case. Se davvero siamo una comunità ognuno di noi deve sacrificare qualcosa cercando di partecipare alla creazione di un benessere sociale generale.

    – LA BIOGRAFIA

    Simohamed Kaabour, classe 1982, cittadino italiano di origine marocchina è il più giovane a correre per Palazzo Tursi, candidato sindaco della lista civica “Fratelli e Fratellastri”. Laureato in lingua araba e francese presso l’Università di Genova, lavora come operatore sociale del Ce.Sto, storica associazione che da oltre trent’anni opera nel complesso contesto del centro storico.

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  • Giuliana Sanguineti – Elezioni Comunali Genova

    L’INTERVISTA A GIULIANA SANGUINETI 

     

    – LINEE GUIDA DEL PROGRAMMA ELETTORALE

    Lavoro e sviluppo:

    Oggi il polo industriale si sta sgretolando giorno dopo giorno perché gli investitori, per ragioni di convenienza, hanno preferito trasferirsi altrove. Per invertire lo stato delle cose è necessario modificare il sistema di produzione: ad esempio Fincantieri continua a costruire navi da crociera ma sarebbe necessario un cambiamento relativo alla tipologia di produzione.

    Trasporto Pubblico:

    Le persone che si recano al lavoro devono poter usufruire di un servizio di trasporto pubblico degno di questo nome. Le risorse economiche necessarie per rendere il tpl efficiente si possono prendere dalla fiscalità generale. Innanzitutto facciamo pagare l’Imu alla chiesa. Perché non ripristinare la tranvia? questo sarebbe un lavoro pubblico veramente utile per i cittadini.

    Grandi opere:

    il Terzo valico non si deve assolutamente fare. La Tav è chiaramente un’opera per far ingrassare le mafie, punto e basta.

    Servizi:

    Basta dare finanziamenti pubblici a scuole e cliniche private. Cancellazione delle opere pubbliche anti ambientali. Se si combatte seriamente l’evasione fiscale e la corruzione, la disponibilità economica per interventi a favore dei lavoratori che pagano le tasse, si trova.

     

    – LA BIOGRAFIA

    Giuliana Sanguineti, nata a Genova, inizia come infermiera, durante gli anni di lavoro si iscrive all’università e diventa medico anatomo-patologo. Oggi è volontaria presso l’Associazione Ambulatorio Città Aperta che promuove il diritto alla salute per tutti e ha trovato il tempo anche per diplomarsi in pittura e scultura. Ha militato nel PCI da quando aveva 18 anni fino al 1984. Nel 2006 aderisce al Partito Comunista dei Lavoratori, movimento politico nato dalla scissione con Rifondazione Comunista in aperta polemica con le scelte della dirigenza del partito e la partecipazione al Governo Prodi.

     

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