Autore: Gabriele Serpe

  • Teatro Sociale di Camogli: cantiere abbandonato, non ci sono i soldi

    Teatro Sociale di Camogli: cantiere abbandonato, non ci sono i soldi

    Teatro Sociale Camogli

    (Aggiornamento febbraio 2012. In arrivo i fondi Fas, si attende la riapertura del cantiere: Intervista con l’architetto Marta Puppo presidente dell’Associazione “Gli Amici del Teatro Sociale”)

    Dopo decenni di abbandono, il Teatro Sociale di Camogli nel 2009 tornò agli onori della cronaca grazie all’apertura del cantiere per l’avvio dei lavori di restauro e messa in sicurezza, un progetto ambizioso fortemente voluto dai cittadini, un centinaio di famiglie che hanno formato l’associazione “Gli amici del Teatro Sociale“, autotassandosi pur di rivedere operativo il teatro forti dell’appoggio di un fondo statale Fas (Fondo Aree Sottoutilizzate) e del contributo di Provincia di Genova, Regione Liguria, la Fondazione Carige e dei comuni di Camogli e Recco.

    Un nuovo tentativo per restituire agibilità al teatro (dopo quello fallito che fece la Provincia di Genova negli anni 80 investendo 700 milioni di vecchie e pubbliche lire) destinato ad andare a buon fine, si diceva.

    Ma il 29 giugno 2011 la ditta SACAIM, che si era aggiudicata l’appalto, la stessa azienda che ha ricostruito il Teatro La Fenice a Venezia, sospende i lavori perché in credito di quasi 700.000 euro e abbandona il cantiere. Non ci sono i soldi per pagare gli operai.

    I lavori non terminati al Teatro di Camogli

    “Avevamo destinato dei fondi Fas all’opera – dichiarò Claudio Burlando nel 2010 – ma come per altre opere, non sono arrivati e abbiamo anticipato la spesa. Non so come faremo, se non arrivano”. I Fas non sono arrivati e la Regione al momento non ha i soldi per intervenire.

    Nel frattempo in via Bettolo a Camogli, davanti al Teatro Sociale, il cantiere è abbandonato da mesi, le finestre della struttura sono coperte con teli di nylon e quindi esposte alle infiltrazioni d’acqua.

    Pochi mesi fa l’associazione “Gli amici del Teatro Sociale” ha scritto una lettera aperta alle istituzioni dove in particolare viene sottolineato:

    – che ad oggi sono stati versati oltre 700.000 euro di soldi pubblici;
    – che tale somma è anche comprensiva di  26.000 euro quale contributo volontario trasmesso dalla nostra associazione attraverso l’iniziativa delle “cento famiglie”, che costituisce la dimostrazione della importanza che per i cittadini di Camogli e non solo, riveste la riapertura del Teatro Sociale ;
    – che un cantiere di tale delicatezza non può rimanere chiuso a lungo senza causare danni irreversibili economici e tecnici;
    – tenuto conto che, come si legge nella delibera Regionale n.1014/24.7.2009 “la presenza di un teatro funzionante rappresenta una naturale risorsa culturale, economica e sociale per il territorio in cui si trova”;

    Un servizio Rai andato in onda subito dopo la notizia dell’apertura del cantiere testimonia l’entusiasmo che si era creato nelle persone, anche non direttamente coinvolte, per il recupero del vecchio teatro… I lavori avrebbero dovuto ingrandire la buca dell’orchestra, era previsto il rinnovamento completo delle macchine sceniche, la trasformazione dell’antico alloggio del custode in zona uffici e la conversione dell’ex cabina di regia in sette nuovi palchi centrali.

    Il teatro sociale di Camogli risale al 1876, precisamente venne inaugurato la sera del 30 settembre con una rappresentazione dell’Ernani di Giuseppe Verdi. Tra il 1929 e il 1932, per non meglio precisati problemi di sicurezza, arrivò la prima chiusura della sala. Si riaprì nel 1933, ma il teatro cambiò nome in “Principe di Piemonte”.

    Dopo la seconda guerra mondiale, il teatro riprese il proprio nome originale ma venne utilizzato come sala cinematografica, fino alla chiusura completa sul finire degli anni settanta.

     

  • Finanza: i gioiellieri dichiarano meno dei venditori ambulanti

    Finanza: i gioiellieri dichiarano meno dei venditori ambulanti

    Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato le tabelle relative agli studi di settore e alle dichiarazioni di redditto delle diverse categorie di lavoratori italiani. Ovviamente si tratta di medie, dati che non fotografano singole situazioni, ma forniscono un quadro generale.

    Era facile attendersi situazioni quantomeno “storpiate” dall’evasione fiscale, ma in realtà ci si trova davanti a incongruenze tremende. Un paese, l’Italia, dove i gioiellieri in media dichiarano allo Stato 16.000 euro annui, udite udite, soltanto 1.800 euro in più rispetto ai venditori ambulanti di bibite e generi alimentari! O ancora i gestori di stabilimenti balneari che con 13.600 euro dichiarano meno di quanto non faccia un edicolante o un barista. I giornalai, infatti, dichiarano in media 18.000 euro annui, i macellai (17.800), i baristi (16.500) e i venditori di generi alimentari (17.100).

    Per non parlare di psicologi (20.800), veterinari (19.200),  tassisti (14.200)… tutte categorie “povere” secondo i dati del Mef. Avvocati e medici arrivano appena a 58.200 e 68.300, gli ingegneri non più di (44.600) e i commercialisti dichiarano meno degli amministratori di condominio… Bisogna andare avanti con la lettura della tabella? Citiamo allora i venditori di elettrodomestici (11.900) e i poveri centri benessere (5.300).

    Farmacisti e notai, rispettivamente 109.000 e 310.800 euro l’anno, sembrano ricchi petrolieri se paragonati alla desolante situazione generale. Che dire, aggiungere parole serve a poco.

    Voi lo avreste mai immaginato che vendere quotidiani conviene di più che commerciare oro? Non si smette mai di imparare.

     

  • Rock Targato Italia, aperte le iscrizioni per la Liguria

    Rock Targato Italia, aperte le iscrizioni per la Liguria

    Aperte le iscrizioni per le selezioni liguri di “Rock Targato Italia“, il concorso per band emergenti ormai giunto alla 24esima edizione.

    Clicca qui per il download del bando . Se siete interessati e volete partecipare scrivete a rtiliguria@gmail.com, per ottenere tutta la documentazione necessaria e chiedere informazioni all’organizzazione per la Liguria.

    Settanta euro a gruppo, cinquanta per artista singolo è la quota di partecipazione.

    Ogni partecipante dovrà fornire all’organizzazione un cd con la registrazione di 2 o 3 brani, la fotocopia del versamento, la scheda del gruppo/artista e una foto, oppure tutto via email indicando il proprio sito internet o myspace (l’importante è che ci sia la possibilità di ascoltare 2 o 3 brani, di leggere info sul gruppo e vedere almeno una foto).

    I brani devono essere originali, non sono ammesse le cover, e gli artisti devono dichiarare di essere senza contratto discografico.

    Lo staff di “Divinazione” che organizza il concorso si curerà della prima selezione del materiale inviato seguendo criteri precisi e premiando: qualità, ricerca, innovazione e stile. I primi selezionati parteciperanno alla seconda fase, ovvero un’esibizione live in un locale cittadino dove la band dovrà eseguire 5 brani per un’esibizione non superiore ai 25 minuti.

    Solo sedici gruppi/artisti in tutta Italia verranno scelti per le finali nazionali previste a Milano. La giuria sceglierà 8 brani che formeranno la compilation finale di “Rock Targato Italia”.

  • Strada a mare Cornigliano, il punto sui lavori con l’ass. Margini

    Strada a mare Cornigliano, il punto sui lavori con l’ass. Margini

    Progetto Strada a mare di CorniglianoLa nuova strada inizierà a levante in Lungomare Canepa e terminerà a ponente in Piazza Savio (Stazione FS di Cornigliano). Sarà lunga circa 1,6 km e si svilupperà su 3 corsie per senso di marcia passando attraverso il nuovo ponte sul Polcevera, una struttura di 100 metri di lunghezza che si eleverà sino a una quota massima di 12 metri sul livello del mare sopra i binari ferroviari di collegamento con il Porto in sponda sinistra e sopra l’asta di manovra ferroviaria ILVA.

    Il progetto prevede inoltre la realizzazione di due rotatorie e due lunghi viadotti all’altezza della Fiumara e di Via San Giovanni D’Acri, circa 400 metri l’uno, e un collegamento che immetterà il traffico sulla viabilità urbana passando sotto la linea ferroviaria, in Piazza Savio, dove verrà realizzata una terza rotatoria. Negli spazi sottostanti il viadotto dal lato ponente verranno realizzati spazi urbani attrezzati.

    L’importo complessivo dell’opera, IVA inclusa, ammonta a euro 152.101.682,17. Il finanziamento è per circa due terzi a carico della Società Per Cornigliano, che utilizza i fondi del Ministero delle Infrastrutture, e per un terzo a carico di ANAS.
    I lavori sono iniziati nel 2010 e dovrebbero terminare nel 2014, allo stato attuale dovremmo essere esattamente a metà dell’opera. Abbiamo chiesto delucidazioni in merito direttamente all’assessore ai Lavori Pubblici Mario Margini.

    A che punto siamo con i lavori assessore? “Sono state concluse tutte le attività di demolizione (fra cui quella dell’impianto elettrofiltri che era ancora presente sulle aree), nonché la bonifica bellica delle aree di sponda destra (aree ex Ilva di Cornigliano); risultano sostanzialmente completate tutte le opere di fondazione e di elevazione delle pile e delle spalle del futuro ponte, del viadotto e delle rampe di collegamento ed è in fase di montaggio l’impalcato metallico del viadotto. Prossimamente sarà avviata la realizzazione del sottopasso ferroviario che permetterà di collegare la strada a mare con piazza Savio e, in sponda sinistra Polcevera (aree di Sampierdarena), sta per essere avviata la fase di bonifica bellica delle aree; una volta conclusa saranno realizzate le fondazioni del viadotto di levante, la galleria artificiale di collegamento con la viabilità di sponda sinistra e il nuovo assetto ferroviario portuale”.

    L’area di riferimento è molto delicata, la costruzione di un’opera di queste proporzioni implica necessariamente accorgimenti o meglio vere e proprie opere parallele per garantire la sicurezza del territorio, soprattutto dal punto di vista idrogeologico. Quali opere idrauliche verranno realizzate? “Per quanto riguarda le aree di Cornigliano è prevista la realizzazione di un nuovo collettore che, prendendo origine in corrispondenza dell’attuale fognatura in prossimità dell’ex area di posteggio Ilva in adiacenza a piazza Savio (a monte dell’immissione della fognatura nel collettore Italsider), raccoglie gli altri scarichi attualmente confluenti nello stesso collettore Italsider e raggiunge quindi l’attuale rio Roncallo a valle di piazza Metastasio e del sottopasso ferroviario esistente.”

    “Allacciato quest’ultimo rio – continua l’assessore – il nuovo collettore percorrerà l’area a sud dell’infrastruttura stradale, sino allo scarico nel torrente Polcevera a valle del nuovo ponte veicolare in progetto. È previsto inoltre il rifacimento dell’attuale attraversamento del rio Roncallo al di sotto della linea ferroviaria, all’altezza di piazza Metastasio. La lunghezza complessiva del nuovo collettore è di circa 930 m. In sponda sinistra l’interferenza tra il collettore Barabino esistente e la viabilità in progetto (binario ferroviario e rampa di discesa alla rotatoria) rende invece necessaria la demolizione del tratto di collettore interessato dalle interferenze per una lunghezza di circa 70 m , onde consentire il passaggio della nuova viabilità”.

    Sul progetto inziale si legge l’intenzione di installare lungo il tracciato barriere fonoassorbenti per non commettere l’errore di ritrovarsi un’autostrada rumorosa nel cuore della città… Conferma quella intenzione iniziale? “Certo, sono previsti diversi interventi di mitigazione acustica. Innanzitutto per l’intero tratto della nuova infrastruttura stradale sarà utilizzato asfalto drenante e silente. Le barriere fonoassorbenti, invece, verranno installate nel tratto compreso fra la rampa di collegamento a piazza Savio e piazza Metastasio (370 metri) e nel tratto compreso fra piazza Metastasio e l’area in corrispondenza di villa Bombrini (415 metri)”.

    Gabriele Serpe

  • Curiosità: la storia del Carnevale o meglio “carne levamen”

    Curiosità: la storia del Carnevale o meglio “carne levamen”

    Saturnali e CarnevaleIl 26 febbraio sarà la prima domenica di Quaresima, quel periodo in cui, in segno di penitenza, la Chiesa ordinava un “carne levamen” (allontanamento dalla carne, per analogia da ”vale” = dire addio) od anche carnem laxare (ridurre) da cui Carnasciale. Deriverebbe da questo monito latino, dunque, l’etimologia del nostro Carnevale riferito al luculliano banchetto che si teneva la sera, precedente il mercoledì delle Ceneri, dal quale iniziava il forzoso digiuno.

    Esiste un’altra versione, più accreditata tra le popolazioni nordiche, che il nome trarrebbe origine da “Carrus Navalis”, propiziatoria imbarcazione inghirlandata che i pescatori approntavano, all’inizio della primavera, per un immaginario percorso alla volta degli dei. Feste e riti portatori di fertilità, dedicati alla dea Iside ed assimilabili al nostro Carnevale, erano già presenti 4000 anni fa presso gli Egizi, così come le analoghe greche “Grandi Dionisiache” di Atene, crapule viziose celebrate nel mese di Elafebolione e dedicate a Bacco, dio del vino.

    Non ne erano scevri, neppure, i Romani: i lupercali erano cerimonie di purificazione che i sacerdoti “luperci”, seguaci del dio Fauno, ufficiavano il 15 febbraio in una grotta sul monte Palatino mentre i “Saturnali” in onore del dio dell’oro, (Saturno), iniziavano il 17 dicembre e si prolungavano per un intervallo di tempo sovrapponibile alle nostre feste natalizie (inizialmente duravano solo 3 giorni, poi portati a 7).

    Caratterizzavano la festa carri festosi tirati da animali bizzarramente bardati, grandi tavolate in cui sedevano insieme schiavi e padroni per la sospensione, temporanea, delle leggi che regolavano i rapporti tra le classi sociali, nonché balli e lazzi che degeneravano, talora, in manifestazioni di lascività e dissolutezza incontrollata.

    Dal Quattrocento inizia un’azione moratoria della chiesa per porre un freno agli eccessi ma il Carnevale continuò ad impazzare arricchendosi di nuove tradizioni: duelli di bastoni (da cui l’uso dei manganelli) tra ceti o congreghe rivali, guerriglie virtuali, come quella delle arance ad Ivrea, tra i rioni delle città e roghi di simulacri a ricordo delle celebrazioni proprie delle antiche comunità agresti in cui il fuoco simboleggiava il passaggio dalla morte alla vita.

    Ma l’emblema assoluto della festa è stato, da sempre, l’uso diffuso della maschera. Il suo significato intrinseco è da ricercarsi nel sentimento liberatorio con cui l’identità celata si affranca dalla banalità del quotidiano, lasciando l’individuo arbitro di eccedere in comportamenti inusuali sia per ruolo che per dissolutezza. Nella Grecia antica, ad esempio, nascondersi dietro un’effigie serviva a personificare entità inesistenti quali gli dei, parimenti al servo che, nei festeggiamenti carnevaleschi, poteva illudersi per poche ore di essere un vero nobile.

    Il volto nascosto, inoltre, impediva l’identificazione di persone protagoniste di “scappatelle” sessuali o veri baccanali, che nulla avevano da invidiare agli atavici rituali pagani celtici in cui gli amplessi, consumati sul nudo suolo, erano vissuti come un omaggio alla Madre Terra, dea della fertilità. Il tutto condito da un po’ di “sana” superstizione perché, secondo la credenza, una maschera ridente aveva il potere straordinario di allontanare le brame maligne di spiriti mal intenzionati.

    Adriana Morando

  • Emma Dante, intervista esclusiva alla regista siciliana

    Emma Dante, intervista esclusiva alla regista siciliana

    Emma DanteIl Teatro dell’Archivolto ospita, venerdì 20 gennaio e sabato 21, uno spettacolo della regista e drammaturga Emma Dante. Palermitana, classe 1967, è tra i più affermati registi nel teatro di ricerca contemporaneo. Forte di un linguaggio personalissimo e intenso, ha collezionato negli anni diversi premi, come regista emergente e migliore novità italiana tra il 2001 e il 2003, come migliore regista e drammaturga con il Premio Gassman e il Premio della Critica nel 2004, fino al Premio Vittorini del 2009 per il suo romanzo “Via Castellana Bandiera”. I suoi spettacoli sono stati rappresentati anche all’estero in diversi paesi europei tra cui Francia e Spagna. All’Archivolto va in scena con “Gli alti e bassi di Biancaneve”.

    Può spiegare brevemente il significato del titolo e in che modo ha approcciato una fiaba tradizionale come questa? In sostanza, di cosa tratta lo spettacolo?

    È la riscrittura di Biancaneve dei fratelli Grimm. La ragazzina chiamata Biancaneve viene cacciata di casa per invidia della matrigna e trova rifugio nel bosco a casa dei sette nani. Biancaneve fa esperienza del mondo uscendo di casa e diventa grande attorniata da esseri imperfetti come i minatori bassi e la matrigna che grazie a un sortilegio si trasforma in una vecchia strega alta e secca.

    Nella sinossi si legge che i nani sono senza gambe, mutilati da un incidente in miniera, e la regina rappresenta, più che il male vero e proprio, il pericolo dell’esaltazione dell’io. Tema doloroso il primo, che rimanda agli incidenti sul lavoro, tema altrettanto di attualità il secondo, nel mondo iperindividualistico di oggi. Nel sottotitolo si legge inoltre “favola per bambini e adulti”: come ha reso accessibili ai bambini temi così complessi?

    Ho cercato di usare la fantasia per raccontare qualcosa di reale come un incidente in miniera o l’egocentrismo che dilaga sempre di più in una società individualistica. Lo spettacolo non vuole far denunce o lanciare messaggi sociopolitici, semplicemente cerca di mostrare al bambino un’altra versione dei fatti, partendo dal basso, dalle piccole cose come un cappello e un paio di ginocchiere o una mela e un paio di trampoli. Mi piacerebbe responsabilizzare il bambino che davanti a un certo tipo di esperienza diventa adulto e fare in modo che l’adulto, tornando bambino, possa lasciarsi andare a regole nuove.

    In una quotidianità dominata da una comunicazione-lampo, soprattutto visiva, in cui la fruizione è istantanea, usa e getta, come si può proporre, soprattutto ai più giovani, la comprensione del “tempo” del teatro, che è scandito in maniera totalmente diversa?

    È difficile effettivamente far spegnere in sala gli iphone, praticamente impossibile. Ma io tengo duro, insisto e secondo me a forza di insistere la gente si stanca di distrarsi continuamente e va a finire che casca nella mia trappola. La mia trappola è il teatro, come riflesso dell’umanità, lo specchio della regina viene interpellato anche da noi, è l’unico modo per non essere passivi.

    Com’è fare teatro in un momento di difficoltà come questo, in cui molti chiudono o rischiano la chiusura e altri, come il Teatro Valle a Roma, vengono occupati per protesta? Si può dire a questo punto che continuare a fare cultura è una forma di resistenza?

    Assolutamente sì. Diciamolo forte: fare cultura oggi è una forma di resistenza, una condizione straordinaria in un paese assuefatto e stanco.

    Scrivere e mettere in scena opere teatrali originali può ancora essere un lavoro e Lei ne è la dimostrazione; quale pensa possa essere la strada da seguire per i giovani autori? Mandare presentazione della propria opera a tutti i teatri possibili e immaginabili che nell’ipotesi di un sì chiedono comunque affitti di centinaia di euro, o esistono altri modi per perseguire l’ambizione di vivere di teatro?

    Fare il teatro nell’entroterra del proprio io, questo è il mio consiglio, gridare forte la propria voce dal basso, da uno scantinato, da un vicolo buio… farlo con tutta la forza di cui si è capaci.

    Claudia Baghino

  • La Costa Concordia e la storia della gente comune

    La Costa Concordia e la storia della gente comune

    Naufragio Costa ConcordiaUn gigante del mare  mostra il fianco, lacerato da una ferita di 80 m, a pochi passi dall’isola del Giglio: in uno scenario evocatore di vacanze, di natura incontaminata, di pace e relax si è scatenato un inferno dantesco che i protagonisti porteranno scolpito nei loro occhi per l’intera vita.

    La cruda cronaca ci parla del naufragio della Costa Concordia con una molteplicità di immagini che ben documentano la tragedia, così come ci aggiornano, in tempo reale, sulle cause o sulle responsabilità di un fatto che ha pochi precedenti se non ritornando, molto indietro nel tempo, al Titanic, all’Andrea Doria o al Moby Prince.

    Io vorrei, però, focalizzare l’attenzione su quei piccoli o grandi gesti eroici che passano sotto silenzio o sulla solidarietà che la gente comune sa far propria in caso di ingenti calamità.

    Si potrebbe incominciare da un anonimo Claudio che una superstite ha pubblicamente ringraziato per l’aiuto portato, ai più fragili, nei momenti drammatici dell’evacuazione o di quel volto apparso per pochi minuti in Tv di un certo Omar Brolli, studente di Misano Adriatico,  che, a rischio della sua incolumità, ha  contribuito alla salvezza di persone “intrappolate” in sedie a rotelle da una diversa abilità motoria.

    Vorrei parlare di quel popolo instancabile di soccorritori, appartenenti alle più disparate categorie, che continuano, con il loro ininterrotto lavoro, a compiere miracoli insperabili come il ritrovamento e la liberazione, dopo due giorni, di passeggeri bloccati nelle loro cabine, compiendo quel prodigio che, tanto invocato, i malcapitati prigionieri disperavano si potesse realizzare.

    Soprattutto vorrei  soffermarmi su quella stirpe italiana di “navigatori ed eroi” che non ha esitato un solo attimo a mettere in mare ogni tipo di “risorsa” galleggiante per recuperare coloro che, per disavventura o per panico, era finito nelle gelide acque del mare.

    Che dire, poi, degli abitanti del Giglio che hanno aperto le loro dimore, umili o signorili, a una folla di più di 4000 persone per rifocillarle, scaldarle, vestirle ma, principalmente, per  rincuorarle e sostenerle in un momento tanto terribile.

    E’ la stessa folla dai connotati indistinti che si è mossa verso l’Aquila sepolta dalle macerie del terremoto, quella che ha scavato nel fango della recente alluvione  ligure, quella che interviene, senza essere evocata, quando è necessaria la solidarietà.

    In questa società che ci brutalizza, quotidianamente, con fatti di cronaca agghiaccianti che non risparmiano neppure i bambini, in una società abbruttita dal potere economico ed in balia dei giochi di “palazzo”, sapere che esistono ancora sentimenti di totale altruismo è un buon viatico per l’umanità.

    Per dare l’idea dello sforzo titanico compiuto dagli abitanti dell’isola basti pensare che i residenti ufficiali sono 1500 ma, in periodi di bassa stagione, la popolazione effettiva risulta di 700 anime: 700 piccoli “David” capeggiati da un esausto sindaco, Sergio Ortelli, e dal parroco  don Lorenzo Pasquotti che, ancor prima dell’intervento della protezione civile, si sono “armati” contro l’agonizzante Golia, evitando che la tragedia si trasformasse in un’ecatombe di vite umane.

    Un grazie, dunque, unica ricompensa che possiamo offrire, accanto a un dubbio angosciante: questa catastrofe poteva essere evitata?

    Adriana Morando

  • SIAE, ripartizione passaggi radio: rubo ai poveri per dare ai ricchi

    SIAE, ripartizione passaggi radio: rubo ai poveri per dare ai ricchi

    Niente di più facile, mi spettano di diritto. Nessuno mi può privare dei miei diritti, meno che mai qualcuno che pago perché li difenda. E invece no. Basta rivolgersi alla SIAE per capire che questa realtà inopinabile sia invece così poco scontata.

    Accompagno un amico all’ufficio SIAE di Genova, necessita di un’informazione circa dei passaggi radio di una sua canzone. Il mio amico è bravo, ha talento, e si sta sbattendo come un matto per cercare di farlo notare a qualcun altro a parte me. Il mio amico ottiene circa duemila passaggi radio; possiamo capire che questa è una cifra che farebbe sorridere Ligabue o Vasco Rossi, ma per un autore emergente è un ottimo risultato.

    Ma arriviamo al punto. Il nostro emergente inizia ad insospettirsi quando viene informato da uno degli operatori radio che passa il suo singolo che non è obbligato a compilare il borderò (modulo in cui si certifica l’esecuzione di un determinato brano, specificando l’autore; una volta consegnato alla SIAE, il borderò consente l’attribuzione dei diritti d’autore). Domanda: come può la SIAE pagare un autore se nulla attesta che il suo brano è stato eseguito? Risposta, semplice e disarmente: non può. Come sarebbe non può? E dei suoi duemila passaggi radio che se ne fa il nostro? Semplice, niente.

    Proviamo a metterci in contatto con un ufficio di Roma (a Genova non sanno), e una signorina ci spiega molto serenamente che i passaggi radio “locali” non hanno una ripartizione analitica; per i 2/3 vengono distribuiti sulla base del reddito prodotto dalla vendita dei propri dischi, e per il restante terzo sulla base del numero dei bollini SIAE acquistati dall’autore.

    Tradotto dal burocratese: i soldi non ti arrivano, puoi farne anche un milione di passaggi radio su emittenti locali, non conta nulla. Più guadagni (o meglio, nel caso dei bollini, più soldi versi nelle casse della Siae) e più ti pago. Un Robin Hood moderno, che ruba ai poveri per dare ai ricchi. Divertente no? Concludo con questo breve aneddoto. Una volta Moni Ovadia mi disse: “Piuttosto che far finire soldi nel calderone, mi attribuirei l’Amleto di Shakespeare!” Auguri amico!

    Marco Topini

  • Storia di Genova: la chiesa di Sant’Ilario

    Storia di Genova: la chiesa di Sant’Ilario

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Lasciando la statale Aurelia e salendo verso il monte, (leggi anche la storia delle antiche creuze di Sant’Ilario) la strada si inerpica in salita tra il verde degli ulivi, tra antiche case che occhieggiano nascoste nel verde, tra vecchi muri a secco e piccole crœze che serpeggiano lungo le pendici del monte, erti sentieri che raccontano una storia remota. Lì dove la salita rifiata, appare la chiesa, che da il nome al borgo, dedicata a S. Ilario di Poitiers, grande padre della cristianità di cui si celebra il dies natalis il 13 gennaio.

    Edificio, probabilmente, risalente all’anno mille, lascia traccia certa di sé solo in un certificato notarile del 1198 ed in uno successivo del 1270 in cui il “Presbiter Iones Minister S.Ilarii” è citato quale testimone in un atto di compravendita. Dell’antica pieve (nel Medioevo si definiva “pieve” la chiesa principale di una circoscrizione ecclesiastica n.d.r.) rimane ben poco dopo il restauro operato, nel 1700, secondo il gusto barocco dell’epoca e l’ampiamento della navata (1712), contesto nel quale viene ingrandito, anche, il sagrato adiacente la chiesa. Sempre dello stesso periodo sono due altari, aggiunti ai sei già esistenti mentre, solo nel 1791, si procede al rifacimento di quello maggiore nel cui interno, sembra, sia stata racchiusa un’antica tavola liturgica in pietra.

    Da un inventario del 1325, si apprende che abbellivano la struttura due campanili, al posto dell’attuale alto 33 m, di cui non rimangono tracce così come non è più visibile la sobria facciata romanica, sostituita dall’attuale in stile neoclassico (1911). La chiesa, dal 1934 dichiarata monumento nazionale, conserva nel suo interno opere d’arte pregevoli come la “Madonna con bambino” dello scultore Leonardo Misano, l’affresco della volta del pittore Giovanni Carlon e un bel crocifisso ligneo del Maragliano (attribuzione incerta).

    La consacrazione a S. Ilario è ammantata di leggenda: secondo la tradizione popolare, il religioso, strenuo difensore dell’ortodossia, avrebbe trovato rifugio in questi luoghi, durante la sua fuga dalla Francia. Sulla sponda sinistra del torrente Nervi, subito all’imbocco della valletta Costalunga, vi è ancor oggi una piccola grotta, chiamata in dialetto genovese Tan-na du Santu (la tana del santo), dimora genovese dell’ecclesiastico, come testimonierebbero i documenti reperiti dal parroco Dagnino (1857). Esiste anche un’altra versione del racconto che vede il prelato solo di passaggio, su una nave, di fronte alla collina, passaggio miracoloso perché, nell’occasione avrebbe provveduto a liberare l’altura dalle terribili serpi che la infestavano.

    Qualche anziano riporta che fino al novecento fosse usanza, in ricorrenza della festa patronale, recarsi in chiesa con un ramoscello di mimosa che, rigogliosa, fiorisce lungo i pendii del monte e la cui fioritura precoce è favorita dal clima particolarmente mite di cui risente questo luogo. Tradizione ben più radicata è quella, invece, che si svolge a Parma che annovera il santo come patrono della città. Mantenuta come giornata festiva, il 13 gennaio contempla, accanto a manifestazioni religiose, la consuetudine di confezionare ed offrire gustosi biscotti fatti a scarpette in ricordo di quel lontano “die” in cui S. Ilario, transitando per la città a piedi nudi, si vide offrire un paio di calzari da un povero ciabattino, atto di bontà ricompensato con la comparsa, il giorno successivo, di un paio di calzature d’oro sul suo umile banco di calzolaio.

    Quest’anno la ricorrenza celebrativa genovese è turbata dalla contesa che anima gli abitanti per una discussa strada che dovrebbe nascere in via del Pianello. La “querelle” vede contrapposti i Verdi e il Circolo Nuova ecologia di Legambiente da una parte, al comitato per la viabilità dall’altro. “Una raccolta di firme, gazebo e striscioni per dire no ad un’opera, spiega Andrea Agostini presidente del circolo, che deturperebbe la collina con una cementificazione che prevede la costruzione di parcheggi e box e che rovinerebbe una struttura storica e importante come la scuola di agraria”. In risposta, Daniela Vecchio, presidentessa del comitato, ribadisce la necessità di attuare un collegamento viario per le famiglie che vivono nelle zone interne oltre a fornire un passaggio agibile a mezzi di emergenza quali ambulanze e vigili del fuoco. Non rimane che sperare nell’ennesimo miracolo del santo per una ritrovata concordia e una condivisa risoluzione della contesa che sappia conciliare il mantenimento di un vero angolo di paradiso naturale alla necessità di alleviare i disagi oro-geografici del territorio.

    Adriana Morando

    Foto e video di Daniele Orlandi

  • “Conseguenze del groove”, è uscito l’ album di Bobby Soul

    “Conseguenze del groove”, è uscito l’ album di Bobby Soul

    Bobby SoulDopo quattro anni di lavoro, sessioni di registrazione da Londra allo Zerodieci di Genova, è uscito il nuovo album solista di Bobby Soul dal titolo “Conseguenze del groove“.

    Il ragionier De Benedetti, in arte Bobby Soul, regala 18 tracce ai suoi fans frutto di collaborazioni musicali oltre che con i fidati compagni di viaggio “Les Gastones” anche con Aziz, The Knickers, Les Bonobos Boracheros, Zero Plastica, Hira Grossi… La sperimentazione musicale a cui ci ha sempre abituato il “funkettaro” di casa nostra in questo nuovo album è accompagnata da un’intenzione che si potrebbe definire da “rock band” con chitarre pronunciate e piglio “live”.

    Lo avevamo incontrato nella sua sala prove quando ancora l’album era in lavorazione…

  • Quando “avere la luna storta” diventa una realtà scientifica

    Quando “avere la luna storta” diventa una realtà scientifica

    Avere la luna storta, è stato, fino ad oggi, un modo di dire sulla cui origine si possono fare solo delle ipotesi. Una di queste lo legherebbe all’astrologia perché “avere la luna nel segno” è sinonimo di buon auspicio, mentre il suo contrario sarebbe un simbolo di negatività; un’altra potrebbe essere riferita al fenomeno della luna nuova che, come in tutte le situazioni di mancanza di luce, evoca un senso di disagio, tristezza e malumore.

    Da agosto 2011, un articolo apparso sul Washington Post, parrebbe dirimere questo dilemma e trasferire questo assunto dai detti popolari al mondo reale, con tanto di documentazione scientifica. Dati raccolti dai vari robot a spasso sul nostro satellite e a cui nessuno ha saputo dare una spiegazione plausibile, avrebbero evidenziato che la luna è asimmetrica. Per spiegare questa scoperta, il planetologo Erik Asphaug dell’Università della California a Santa Cruz e Martin Jutzi dell’Università di Berna, in Svizzera, hanno elaborato una curiosa teoria.

    Secondo questi studiosi, una collisione primordiale tra una piccola luna a la sua sorella maggiore, avrebbe determinato la trasposizione di un’enorme quantità di materiale roccioso nella parte retrostante il nostro satellite, con formazione di una “crosta” molto più spessa nella parte posteriore, che lo rende “sbilenco”.

    Per far chiarezza su questo conturbante mistero, la NASA ha inviato verso l’astro d’argento due sonde gemelle, Gravity Recovery and Interior Laboratory (Grail), con il compito di scrutare l’interno della nostra mitica Selene e verificare se residua, al suo interno, un sottile strato di metalli pesanti quali uranio e potassio allo stato fuso, vestigia ancestrali di quell’atavico scontro stellare.

    Raggiunta l‘orbita prestabilita il 2 gennaio scorso, questi due Sherlock Holmes cibernetici, della grandezza di una lavatrice, incominceranno a mandare i loro risultati a partire da marzo e solo, allora, sapremo se la strana teoria è sostenibile o si tratta dell’ennesima fantasia da aggiungere a quella folta schiera di credenze popolari che “orbitano” intorno al nostro diafano corpo celeste.

    Signora delle nascite e dei raccolti, gioca con le unghie e i capelli facendoli “germogliare” solo in tempi di fase crescente, sede di basi aliene nella sua faccia più nascosta, potrebbe essere responsabile di terremoti e tsunami sulla terra, evocatrice di mostri famelici come i lupi mannari nei momenti di massimo splendore, sarebbe la causa dello scatenarsi degli istinti primitivi dell’uomo trasformandolo in un crudele MR Hyde, fautrice di uno strabismo infantile per sguardi troppo prolungati, ripagherebbe, con una mente impazzita, una bella dormita sotto le stelle: ecco alcuni esempi di miti che non hanno nulla di reale.

    I sostenitori degli influssi lunari addebitano all’attrazione gravitazionale un abbassamento della pressione atmosferica che influirebbe sulla circolazione del sangue con conseguente alterazione del metabolismo della serotonina, regolatrice dell’umore, trasformandoci tutti in “lunatici”. I più pessimisti giungono a paventare una luna assassina basandosi sul rallentamento del moto terrestre causato dal nostro satellite.: una “frenata” calcolata in 2 secondi ogni 100 anni, come dire che 600 milioni di anni fa il giorno era di venti ore e tra qualche miliardo, quando la terra si fermerà, per metà di essa sarà eterno, evento apocalittico che affronterà la nostra progenie solo se sopravvivremo alla maledizione dei Maya del prossimo dicembre.

    Controlli scientifici rigorosi hanno escluso che ci sia qualcosa di vero in quasi tutte queste credenze, al di là del reale influsso gravitazionale sulle maree marine o sulle cosiddette “maree atmosferiche”, un fenomeno che ricade sulla pressione dell’aria con una portata pari a un millesimo di millimetro di mercurio (quindi trascurabile) e alle “maree terrestri” che sono piccoli movimenti dovuti all’elasticità del suolo.

    Adriana Morando

  • Niente referendum per l’abrogazione della legge elettorale

    Niente referendum per l’abrogazione della legge elettorale

    Il referendum per l’abrogazione della legge Calderoli ha incassato una doppia bocciatura dalla Consulta. I quesiti per abbattere la così detta legge “Porcellum” sono stati respinti dalla Corte Costituzionale dopo un giorno e mezzo di camera di consiglio. Il primo quesito presentato dal comitato promotore del referendum chiedeva l’abrogazione totale dell’attuale legge elettorale, mentre il secondo proponeva l’abrogazione di una parte del testo di legge.

    Risultano dunque vane le 35.000 firme raccolte nella sola Genova tra settembre e ottobre: “La Corte costituzionale – si legge nel comunicato – in data 12 gennaio 2012, ha dichiarato inammissibili le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 dicembre 2005, n. 270 (Modifiche alle norme per l’elezione della camera dei deputati e del senato della repubblica). La sentenza sarà depositata entro i termini previsti dalla legge”. Bocciati entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore del referendum: quello che chiedeva l’abrogazione totale della Calderoli, sia quello che ne chiedeva l’abrogazione in parte.

    Il Parlamento potrà comunque varare una nuova legge tenendo conto dell’alto numero di firme raccolte (oltre un milione in tutta Italia) a sostegno della proposta referendaria, ma qualora ciò non avvenisse, anche le prossime elezioni avranno luogo con il “Porcellum” di Calderoli.

  • “La scuola in chiaro”: segreterie scolastiche online

    “La scuola in chiaro”: segreterie scolastiche online

    Maggiore trasparenza sugli istituti scolastici italiani, più informazioni per le famiglie che stanno per iscrivere i figli a scuola e semplificazione del lavoro delle segreterie scolastiche. Questi sono i principali obiettivi indicati dal Ministero dell’Istruzione per il nuovo progetto “La scuola in chiaro” che fornirà dati continuamente aggiornati su ogni singola scuola e faciliterà la scelta delle famiglie.

    Il nuovo progetto coinvolgerà 11 mila scuole di ogni ordine e grado, dalla primaria alla secondaria di secondo grado, circa 8 milioni di studenti e 2 milioni di famiglie. Nella provincia di Genova parliamo di 181 istituti di primo e secondo grado, 284 scuole per l’infanzia e 232 scuole primarie.

    Con l’inserimento di alcune semplici informazioni i genitori potranno procedere all’iscrizione dei propri figli (in scadenza il 20 febbraio prossimo) per l’anno scolastico 2012/2013 direttamente su internet evitando permessi o eventuali ferie dal lavoro. Rimane comunque possibile effettuare l’iscrizione nel modo tradizionale recandosi personalmente presso la scuola.

    Online verranno diffuse le informazioni necessarie a delineare il profilo di ogni istituzione scolastica: la dimensione dell’istituto, le caratteristiche dell’offerta formativa, le risorse strumentali e professionali, gli studenti e i loro risultati intermedi e finali.

    Le scuole potranno promuovere e far conoscere la propria offerta didattica, gli orari delle lezioni, le attrezzature a disposizione e le biblioteche. Sarà inoltre a portata di click per ogni istituto il numero degli alunni per anno di corso e gli esiti scolastici degli alunni, ma anche il numero e persino l’età media dei docenti della scuola.

  • Sentenza rivoluzionaria, le multe di Equitalia inviate via posta non sono valide

    Sentenza rivoluzionaria, le multe di Equitalia inviate via posta non sono valide

    Una sentenza che fa discutere emessa dalla Commissione Tributaria regionale della Lombardia dichiara «giuridicamente inesistente» una multa di 9mila euro perché «notificata solo dai dipendenti di Equitalia a mezzo posta». Tale modalità di notifica, infatti, se non effettuata da soggetti abilitati, secondo i giudici lombardi, non produce effetti nei confronti dei contribuenti (in pratica è come se la cartella, l’avviso di intimazione di pagamento o l’ipoteca non fossero mai stati notificati).

    La vicenda nasce da un ricorso presentato da un contribuente sul quale gravava una multa di 9.153 euro relativa a Iva del 2003 comprensiva di sanzioni. Il contribuente sosteneva di non aver mai ricevuto la comunicazione, ma Equitalia, ricevuta di ritorno alla mano, dichiarava al contrario di aver spedito la raccomandata che era stata ritirata dal custode dello stabile sostenendo che «la notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento». Ma la XXII Commissione Tributaria ha dato torto ad Equitalia con questa motivazione: «gli unici soggetti legittimati alla notifica della cartella sono gli ufficiali della riscossione, i messi comunali, gli agenti della polizia municipale e altri soggetti sempre opportunamente autorizzati dal Concessionario», ma mai quest’ultimo «direttamente», a mezzo di propri dipendenti.

    Ecco il commento dell’Avvocato Matteo Sances alla sentenza:

    L’iscrizione ipotecaria è illegittima se Equitalia non dimostra la corretta notifica di tutte le cartelle esattoriali per cui procede. Tale prova si ottiene solo con l’esibizione in giudizio, da parte del concessionario della riscossione, delle copie delle cartelle insieme alle rispettive relate di notifica.
    In pratica, i giudici evidenziano l’onere del concessionario di produrre in giudizio sia gli atti precedenti l’iscrizione ipotecaria (ossia le cartelle esattoriali) e sia le relative relate di notifica. Solo in questo modo il concessionario può contrastare l’eccezione del contribuente che eccepisce in giudizio la mancata notifica delle cartelle. Il più delle volte, invece, il concessionario si limita a produrre in giudizio solamente le relate di notifica (oppure le ricevute di ritorno delle cartelle spedite per posta) senza tuttavia produrre in giudizio copia degli atti. Ebbene, tale comportamento se da una parte prova la ricezione di un atto dall’altra non prova assolutamente il contenuto dell’atto stesso.

  • 1981, il nuovo brano di Gabriele Serpe in download gratuito

    1981, il nuovo brano di Gabriele Serpe in download gratuito

    Dal sito di Areasonica Records:

    Gabriele propone il download gratuito della sua nuova canzone. Il “regalo di Natale in ritardo” s’intitola 1981. Un brano per salutare il travagliato 2011 e aprirsi al nuovo corso nel ricordo di tutte le vittime della terza decade, tutti gli sventurati che sono stati costretti a spegnere quest’anno la trentesima candelina.

    Quattro persone, quattro lavori differenti, l’impiegato, il ladro, il cantautore e lo studente si ritrovano seduti intorno ad un tavolo e si confessano: “Ci accomuna l’anno l’81…

    >>> SCARICA GRATIS 1981 – IL REGALO DI FINE 2011 DI GABRIELE SERPE <<<