Autore: Gabriele Serpe

  • Le 72 ore più fredde dell’anno: i “giorni della merla”

    Le 72 ore più fredde dell’anno: i “giorni della merla”

    Un vento gelido di tramontana che fischia insinuandosi tra le imposte (“ondata di freddo siberiano”, è stata definita: nulla di più vero), tetti imbiancati sulle prime propaggini dei monti che circondano Genova e  previsioni metereologiche foriere di altre precipitazioni: rispettando gli antichi detti popolari, sono arrivati i giorni della merla.

    Se qualcuno si era illuso che le tiepide temperature di un inverso anomalo ci potessero traghettare verso la bella stagione, senza farci tirare fuori dall’armadio guanti, sciarpe e berretti, è stato prontamente smentito. Questi giorni (29-30-31  per alcuni, 30-31-1° febbraio per altri) vengono, a buon diritto, considerati i più rigidi dell’anno e, per consuetudine, indicati come il “barometro” dei mesi a venire.

    Se sono ”artici”, infatti, ci assicurano i ben informati, potremo godere di una mite stagione primaverile. Ma cosa c’entra la merla in tutto questo? Precisiamo subito che dovremmo dire ”merlo” perché, per il dismorfismo sessuale (differenza tra i generi), è il maschio ad avere un piumaggio più scuro ma la leggenda vuole che sia stata una femmina di tale volatile a rifugiarsi nella canna di un camino per riparare se e i suoi piccoli dal freddo intenso, sporcando di un nero perenne, il candido piumaggio della livrea originaria.

    Esistono tante varianti di questa favola, alcune dall’esito “noir”, ma due, in particolare, ci fornirebbero anche la spiegazione del perché febbraio è il mese più corto. La nivea merla di cui sopra, stufa delle angherie di cui era oggetto da parte di gennaio che, col suo gelo, le impediva di uscire dal nido, decise di farsi una bella provvista di cibo e di mettere il becco fuori solo agli inizi del mese successivo. Gennaio, indispettito dallo scaltro raggiro, si fece regalare dal Febbraio i suoi primi 3 giorni, sorprendendo il povero volatile uscito con la sicurezza di trovare un tiepido sole e al quale non rimase che riparare in tutta fretta nel camino, con  le conseguenze di cui sopra.

    Una versione quasi simile narra di un merlo convinto di aver ingannato Gennaio con analogo stratagemma e, lasciato il caldo nido, avesse esclamasse “Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno!”, il cui borioso atteggiamento fu punito, immediatamente, con l’acquisizione di quei fatidici 3 giorni e solito finale, una leggenda parafrasata da Dante, nel XIII canto del Purgatorio, con il verso “Ormai più non ti temo!”, come fé ‘l merlo per poca bonaccia”.

    Le uniche tracce di una qualche verità storica le possiamo riferire alla riforma del calendario romano ad opera di Numa Pompilio ( 713 a.C.), in cui i due primi mesi dell’anno vennero aggiunti ai 10 già preesistenti, attribuendo a gennaio (dal dio Giano=Ianuarius) un computo di 29 giorni, portati a 31 solo successivamente.

    Anche la religione annovera due varianti di questo detto popolare: un’eroica merla si sarebbe sacrifica bevendo il latte di Gesù, avvelenato dal fiele, ricevendone in cambio, dopo 3 giorni di patimenti, un clima più mite per una più rapida guarigione; una seconda stesura racconta come un servo di Erode avesse catturato il pennuto insieme ai suoi piccoli e se li volesse mangiare. Il disperato padre dopo aver raccolto una provvida pagliuzza, strappata dalla culla del Signore, l’avrebbe lasciata cadere sugli implumi che, acquisita l’immediata capacità di volare, si sarebbero messi in salvo con una precipitosa fuga.

    Meno nobile ma sicuramente efficace, fu il freddo che fece ghiacciare le acque del Po e permise a una cotal nobile signora di Caravaggio, nominata De Merli, di raggiungere l’amato per l’agognato matrimonio o l’analogo espediente usato per traghettare, sullo stesso fiume, un pesante cannone denominato “La Merla”. La spiegazione di un tale motto, forse, molto più semplicemente, è da ricercare nelle buie serate invernali, quando la terra, stretta nella morsa del gelo, fermava il lavoro dei contadini e permetteva loro momenti di aggregazione intorno al caldo di vecchie stufe o scoppiettanti camini e dove l’allegria era assicurata da novelle beneauguranti, da festosi canti e qualche libagione di troppo.

    Gli stessi fuochi e canti rituali che si celebravano nelle ancestrali comunità rurali come omaggio propiziatorio per il futuro raccolto, similmente a quanto accade nella rievocazione dei” Canti della Merla” lombardi in cui la Merla, una fanciulla del luogo, sale su una catasta di fascine ed inizia una serie di cori a cui rispondono gli astanti, in una sorta di “predizione” per la futura stagione agraria. Certo che, se c’è qualcosa di vero nella saggezza popolare, dovrò spiegare ai miei gerani, fioriti inaspettatamente in pieno dicembre, che possono tornare a dormire sereni perché, stante la tradizione, è in arrivo una limpida, tiepida, prossima Primaveraaaaaa

    Adriana Morando

  • Leonardo Da Vinci è al cinema con la mostra della National Gallery

    Leonardo Da Vinci è al cinema con la mostra della National Gallery

    I disegni di Leonardo Da Vinci“Leonardo da Vinci: pittore alla corte di Milano”, è il titolo della mostra curata da Luke Syson allestita alla National Gallery di Londra, è l’esposizione più completa mai realizzata dei dipinti di Leonardo. Una mostra che riunisce preziosi prestiti internazionali indagando l’opera di Leonardo come pittore di corte del duca di Milano Ludovico Sforza. Nei primi dieci giorni di apertura la mostra è stata presa d’assalto da oltre 300 mila visitatori, tanto da andare in sold out già a inizio dicembre. Per questo la National Gallery ha deciso, in via del tutto eccezionale e per la prima volta al mondo, di offrire al pubblico mondiale un tour cinematografico

    Il 16 febbraio 2012 sarà “visitabile” via satellite nella sale cinematografiche di tutto il mondo. Il tour-evento si chiama “Leonardo Live“, per una sola sera in alta definizione e in contemporanea in oltre 15 paesi (Argentina, Australia, Canada, Colombia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Giappone, Lussemburgo, Malta,Messico, Olanda, Nuova Zelanda, Polonia, Stati Uniti e Svezia).

    Il film-evento, prodotto dal pluripremiato Phil Grabsky della PhilGrabskyFilms.com, è presentato da due importanti giornalisti d’arte anglosassoni, Mariella Frostrup e Tim Marlow. Tra le opere in mostra La Belle Ferronière (Musée du Louvre, Parigi), la Madonna Litta (Hermitage, San Pietroburgo), San Girolamo (Pinacoteca Vaticana, Roma), oltre che le due versioni della Vergine delle Rocce – appartenenti alla National Gallery e al Louvre- che saranno mostrati insieme per la prima volta in assoluto.

    La mostra presenta inoltre il Salvator Mundi (di recente attribuzione) e una copia dell’Ultima Cena, in prestito dalla Royal Academy. Accanto ad essa vengono esposti tutti gli straordinari disegni preparatori realizzati da Leonardo per il Cenacolo: un modo esclusivo per scoprire, sin nel minimo dettaglio, come un grande dipinto sia stato progettato ed eseguito da uno dei più grandi geni di tutti i tempi.

    A Genova aderiscono i cinema CoralloUci FiumaraThe Space.

     

  • “Galleria 44 Days”: cercasi fotografi entro il 18 febbraio

    “Galleria 44 Days”: cercasi fotografi entro il 18 febbraio

    “Galleria 44 Days” è il concorso fotografico promosso dallo staff della Galleria Studio 44. Ogni giorno verranno pubblicate sul sito della galleria (www.galleriastudio44.it) e sul blog internazionale di fotografia 591 Photography le immagini di un fotografo selezionato. Per partecipare non è necessario essere un artista professionista, è lo stesso Paolo Saccheri, referente dell’associazione e fotografo, a confermarlo: “Cerchiamo nuove visioni concentrandoci sull’immagine ed il suo perché piuttosto che sul come sono state realizzate”.

    Si tratta di una buona opportunità per fotografi e appassionati, il blog 591 Photography ha infatti un alto numero di visitatori al giorno ed è gestito da un gruppo internazionale di editors che pubblica fotografie provenienti da tutto il mondo. “Invitiamo tutti voi fotografi amici della 44 a fare la Vostra selezione e inviarla, nei termini sotto specificati, entro e non oltre sabato 18 febbraio 2012 all’indirizzo mail galleria_studio44@yahoo.it specificando nell’oggetto Galleria 44 Days”, si legge nella nota dell’associazione.

    Per partecipare:

    – inviare al massimo 5 fotografie
    – le foto devono essere ridimensionate 600 pixel minimo – 800 pixel massimo sul lato più lungo
    – i files devono essere consegnati in formato .jpg nominati col nome e cognome dell’autore e il titolo. Es.: “nome_cognome-titolo.jpg”
    – colore o B/N
    – soggetto libero
    – poche righe di testo che illustrino voi e il vostro lavoro (opzionale)

    L’inaugurazione del “Galleria 44 Days” è prevista per domenica 26 febbraio 2012.

  • Terremoto a Genova, ore 15,50: la terra trema ancora

    Terremoto a Genova, ore 15,50: la terra trema ancora

    Tremano gli appartamenti dei piani alti, scivolano gli oggetti dalle librerie e dagli scaffali, la terra ruggisce sotto i piedi di Genova. Una scossa forte per quelle che sono le abitudini e i ricordi dei genovesi, verificatasi intorno alle 15,50 e percepita in tutta la città. Anche mercoledì mattina la città si è svegliata con il terremoto, due episodi ravvicinati che ovviamente non interessano esclusivamente il genovesato, ma senza dubbio si tratta di un episodio raro dalle nostre parti.

    La terra ha tremato in tutto il nord Italia e tremano gli abitanti che ancora hanno negli occhi le terribili immagini dell’Aquila o di Fukushima. Le prime stime dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia parlano di un terremoto di magnitudo 5.4, con epicentro nella zona confine fra la provincia di Parma e Appennino tosco emiliano. L’ipocentro sarebbe di 60,8 chilometri.

    In direttore dell’Agenzia regionale della Protezione civile dell’Emilia Romagna, Demetrio Egidi ha dichiarato all’agenzia Adnkronos: “Stiamo facendo le verifiche per capire se si tratta della stessa faglia interessata dalla scossa di mercoledì scorso con epicentro nel reggiano. Quella delle 15.53 del pomeriggio è stata una scossa molto profonda ed è stata avvertita distintamente in un raggio fino a 100 chilometri“.

    Le prime scosse, nel veronese, già martedì sera alle 20.41 e alle 20.49, seguite da quella molto intensa (4.2 della scala Richter) alle 00.54, con epicentro tra i comuni Bosco Chiesanuova, Cerro Veronese, Fumane, Grezzana, Marano di Valpolicella, Negrar, San Pietro in Cariano e Sant’Anna d’Alfaedo, di magnitudo 4,2 della scala Richter, e da repliche di lieve entità all’1,05 e alle 8,26 di ieri mattina.

    Poi era toccato all’Emilia, in corrispondenza dei comuni di Boretto, Poviglio, Brescello e Castelnovo di Sotto, Campegine e Gattatico, alle ore 9,06. Qui l’entità del sisma aveva raggiunto i 4,9 gradi della scala Richter provocando panico nella gente che si era riversata in strada senza, per fortuna, ulteriori conseguenze e dando adito all’ordine di evacuazione delle scuole, in via precauzionale.

    Il terremoto, avvenuto ad una profondità di circa 25-30 km, interessa quella zona in cui la placca Adriatica incomincia, a sud, ad innalzarsi all’altezza del Po per poi incunearsi sotto l’Appennino, e, a nord, spinge verso l’Europa per scorrere sotto le Alpi. Da ciò la conseguenza che il fenomeno è stato percepito dalla Val d’Aosta al Trentino, fino alla Toscana.

    Che l’Italia debba convivere con la minaccia di sismi incombenti, lo depongono le cronache di sempre e che anche la Liguria debba essere considerata una zona a rischio, lo testimonia il recente terremoto registrato in Val di Vara, tre mesi fa: ma in che misura circostanze esterne potrebbero influenzare il precipitare degli eventi?

    Nessuno è in grado di rispondere a questa domanda ma il continuo oltraggio dell’uomo alla natura “così in cielo così in terra”, che non è la nota preghiera cristiana, certo non contribuisce alla sua stabilità. Che anche il “fuori” abbia la sua importanza era una ferma convinzione di un bizzarro personaggio Raffaele Bendandi (1893-1979) il quale, pare, avesse la sorprendete capacità di predire tali eventi e che, pur morto, ha lasciato scritto che, il 5 ed il 6 aprile 2012, una nuova serie impressionante di sismi colpiranno l’intero pianeta, non esclusa l’Italia. Ci aspettano ben 103 di sue previsioni per gli anni a venire, previsioni fatte sulla convinzione che il movimento del sole e dei pianeti possano spostare le masse semiliquide che si trovano negli strati più profondi della terra.

    E, allora, spinti dalla curiosità non certo dal desiderio di proporre la profezia Maya bis, andiamo a vedere cosa succede al nostro astro. E’ di questi giorni, la segnalazione dal Solar Dynamics Observatory (Sdo) e dal Solar Heliospheric Observatory (Soho) della Nasa e della Agenzia Spaziale Europea (Esa), di un’eruzione che ha portato ad una violenta tempesta solare come non si vedeva dal 2005 e, secondo una recente relazione (dossier di 145 pagine) eseguita per gli stessi enti dalla USA National Academy of Science (Accademia Nazionale di Scienze USA), ne è prevista un’altra, nel corso dell’anno 2012.

    Adriana Morando

  • Carlo Maria Viganò: l’uomo allontanato dal Vaticano, voleva ordine nei conti

    Carlo Maria Viganò: l’uomo allontanato dal Vaticano, voleva ordine nei conti

    Ancora una volta gli “Intoccabili” di La7. Una nuova inchiesta provocatoria, un argomento “scottante”, un’altra casta di intoccabili, ecco gli ingredienti di un’indagine che ha messo in luce come gli interessi economici non risparmino nessuno, neppure coloro che, pur nella loro dimensione umana, dovrebbero avere obiettivi più metafisici, i religiosi e con essi la loro “casa” madre, la Città del Vaticano.

    In questo piccolo stato, che è il faro mondiale della cristianità dove si predica la carità, il rispetto, la moralità, parallelamente si tramano complotti di palazzo degni di veri “noir”, si corrompe e si è corrotti spinti dall’ambizione di maggior potere, si gioca disinvoltamente con il denaro (per la maggior parte donazione di credenti) con la disinvoltura dei più navigati brokers e, se si dimostra di essere troppo ligi, viene applicata la formula salva-faccia “promoveatur ut amoveatur” (ti promuovo per toglierti dalle scatole).

    E’ quello che sembra essere successo a Carlo Maria Viganò, nominato Segretario Generale del Governatorato del Vaticano, il 16 luglio 2009, organismo con potere esecutivo che gestisce tutti gli appalti, i lavori, gli Enti e le forniture della roccaforte della fede. Al momento dell’incarico il bilancio segnava un pesante passivo di circa 8 milioni di euro, legato a transazioni poco trasparenti, come quella che ha comportato una perdita di 2,5 milioni di euro in un sol giorno, e all’utilizzo di ditte “aficionadas” per appalti di ogni genere.

    Quando è stato rimosso dall’incarico, dopo solo poco più di un anno, il bilancio segnava un “più” di 34 milioni e 450 mila euro. Questo onesto prelato, figlio di imprenditori lombardi, con un’opera capillare e vigile su capitoli di spesa lievitati, su episodi di corruzione, sul riordino di magazzini caotici, su un impegno costante della trasparenza fa un lavoro immane di risanamento, procurandosi, per ovvi motivi, una miriade di nemici che lo attaccano con biechi bisbiglii di palazzo o con articoli “anonimi” come quelli comparsi su ”Il Giornale”.

    Con lettere inedite che, inequivocabilmente, dimostrano i fatti, l’arcivescovo Viganò relaziona il Papa circa lo stato “drammatico” della gestione delle cose dello stato e, successivamente, di questo attacco alla sua persona, palesando i suoi timori circa voci che parlano di una sua destituzione dal servizio. Questa coraggiosa denuncia insieme ai tagli drastici con cui ha portato avanti il suo operato, prova ne siano il risparmio di 850 mila euro sul giardinaggio, utilizzati per creare una piccola centrale termica, o il dimezzamento dei 550 mila euro del costo del presepe natalizio, hanno toccato interessi economici enormi e il paventato allontanamento diventa una realtà.

    Ancora una missiva, indirizzata al Presidente della Segreteria di Stato, Cardinale Bertone, dai toni duri in cui si chiede, tra l’altro, di poter dar conto del suo operato davanti agli organi preposti, come prevede il diritto canonico, e chiede conto della sua mancata nomina a Cardinale, come promesso, che “suona” come azione punitiva nei suoi confronti. Nonostante ciò, inesorabile arriva il suo trasferimento a Washington e la “promozione” a Nunzio Apostolico in USA, carica molto prestigiosa ma che ha il sapore di una beffa. In un ultimo disperato tentativo, il prelato si rivolge direttamente al Santo Padre ma senza esito e il 19 ottobre 2011, rispettando quel voto di obbedienza a cui sono legati i religiosi, parte per il nuovo incarico.

    Questi i fatti e i dubbi di correttezza, sollevati dall’inchiesta, che hanno suscitato un prevedibile vespaio con critiche durissime da parte del Vaticano, il quale ha già minacciato pesanti azioni legali a salvaguardia dell’onorabilità non solo dei religiosi ma anche di grandi nomi della finanza o del faccendiere di cui si parla nel servizio… Non si può non essere d’accordo che prima di infangare l’immagine di una persona bisogna essere estremamente cauti ma i documenti presentati, la testimonianza di un personaggio del mondo finanziario, debitamente oscurato, che denuncia la perdita di 15 milioni di euro in 10 anni, l’enorme risanamento di bilancio, le lettere inedite di Viganò e, non ultima, la repentina (assolutamente lecita) nomina a cardinale di Mons. Giuseppe Bertello, uno dei due sostituti dell’arcivescovo, sono fatti che paiono difficilmente inconfutabili: le insinuazione, le ambiguità, le illazioni sono un problema di opinione che ognuno risolverà secondo coscienza.

    Adriana Morando

  • La favola dei blue jeans: dal porto di Genova agli Stati Uniti

    La favola dei blue jeans: dal porto di Genova agli Stati Uniti

    panorama del porto di genovaC’era una volta il “denim”, una solida tela in cotone, contrassegnata da robustezza ed adattabilità, grazie alla sua armatura a saia (disposizione diagonale dei fili), il cui nome sembra derivare da “Nimes”, città della Francia, in cui veniva intrecciato. Fin dal XV secolo, era usato in competizione col fustagno, prodotto nella città di Chieri (Torino) e che raggiungeva Genova per venire esportato o adoperato nella creazione di sacchi per vele o per teloni da copertura. Secondo alcuni, questo tipo di filato è stato impiegato, per primo, nella manifattura di pantaloni da lavoro, antesignani dei “Jeans”, primogenitura assegnata, da altri al bordatto ligure o vergatino, un tessuto, quadrettato, in cotone.

    Sta di fatto che, come narra  questa “favola”, un anonimo mercante genovese decide, alla fine dell’800, di inviare in America una partita di queste tele di colore blu (dalla tintura con indaco), e di sfruttarle per la confezione di tute e, soprattutto, di calzoni, caratterizzati da ampie e robuste tasche, molto richiesti dai cercatori d’oro.

    L’accoglienza favorevole dimostrata verso tale abbigliamento, spinge due attenti tessitori, Levi Strauss e Jacob Davies, non solo a produrre la tela di “Genes” (da cui Jeans) ma anche a chiederne il brevetto, nel 1874.

    Il cammino dei jeans verso la notorietà conosce, fino ai primi del ‘900, un periodo di “oscurantismo” che li confina tra la merce di “basso rango” ma con l’avvento, negli anni ’30, dei primi film sui cowboys, in cui i protagonisti li indossano insieme agli immancabili pistoloni, in atteggiamento da vero “macho” e quando James Dean, nel 1955, diviene un mito emblematico con la sua “Gioventù bruciata”, il loro uso si diffonde rapidamente tra i giovani americani, tanto da farne “l’uniforme” dei teenagers.

    Con la guerra, arrivano in Europa portati dai Marines, ma si deve aspettare fino al 1953, nel periodo post-bellico, perchè , grazie al basso costo, vengano assunti come “divisa” da giovani ribelli inglesi, i Teddy Boys, che li sfoggiano, sotto blazer scuri, con  modelli a sigaretta, orli rivoltati e aspetto consunto  o, più avanti, dai Capelloni che si affollano in mitiche piazze come quella di Tommaseo, a Genova.

    Contro questi simboli della contestazione giovanile, visti in molti casi come artefici di atti di delinquenza e di bravate censurabili, si scatena una vera battaglia denigratoria, a partire dal 1959, da cui non si salvano neppure i blue jeans che vengono proibiti perentoriamente dai Presidi, i quali non esitavano a rispedire a casa coloro che osano presentarsi così abbigliati, e sono fortemente esecrati dai capo-uffici, pubblici e privati, che non tolleravano nessuna deroga, in nome del contegno e del decoro.

    Ma come in ogni favola, arriva un principe salvatore, in questo caso un vero re dell’automobile,Gianni Agnelli, con impeccabili Jeans in perfetto stile “casual”, assicurando che possono essere indossati in molte occasioni, grazie ad un piacevole “senso di libertà”.

    Jesus Jeans

    Come una principessa risvegliata da un bacio, la moda dilaga già dal giorno successivo, sotto gli sguardi impotenti dei tutori del look, sia tra uomini che donne, queste ultime finalmente liberate dal talebano dictat religioso “e la donna non si metterà un indumento da uomo, perché chiunque fa tali cose è in abomino del signore (deuteronomio capitolo XXII)”.

    Merita citare, non proprio come esempio di morale conclusiva di una fiaba,  lo scalpore suscitato in quegli anni dall’immagine provocatoria di una nota pubblicità lanciata dal marchio “Jesus”, il quale campeggiava su un formoso lato B, accompagnato da un “caldo” invito: “chi mi ama, mi segua”.

    Adriana Morando

  • Registro imprese storiche: aperte le iscrizioni per il 2012

    Registro imprese storiche: aperte le iscrizioni per il 2012

    Via S.LucaDa oggi fino al 23 marzo sono aperte le iscrizioni per il Registro delle imprese storiche, istituito l’anno scorso per valorizzare le imprese ultracentenarie e che ad oggi conta 1.800 aziende italiane di cui ben 132 in provincia di Genova.

    Potranno candidarsi all’iscrizione le imprese ancora attive in tutti i settori che esercitano da almeno 100 anni (compiuti al 31 dicembre 2011) nello stesso settore merceologico. Le imprese della provincia di Genova che hanno il pedigree ultracentenario devono compilare e inviare la domanda, pubblicata sul sito www.ge.camcom.it, alla Camera di Commercio entro il 23 marzo 2012, corredandola con una breve relazione sulla vita dell’azienda e con eventuale documentazione e pubblicazioni sulle origini e la storia dell’impresa. I materiali possono essere trasmessi in formato elettronico.

    “Genova – commenta il presidente della Camera Paolo Odone – è la provincia d’Italia che ha avuto in prima battuta il numero più alto di imprese storiche registrate, segno di una forza imprenditoriale che dura nel tempo. Siamo sicuri che le imprese che hanno i requisiti per l’iscrizione sono ancora molte, e le invitiamo a contattare al più presto i nostri uffici”.

     

  • Kodak, il colosso della fotografia richiede la bancarotta

    Kodak, il colosso della fotografia richiede la bancarotta

    Con un passivo di 1,62 miliardi di dollari superiore al fatturato e con 6,75 miliardi di dollari di debito, Kodak ha richiesto bancarotta assistita.  Il colosso americano, complice l’avvento della fotografia digitale, ha visto crollare negli ultimi 15 anni il suo valore di mercato da 31 miliardi di dollari a 150 milioni.

    La Eastman Kodak  ha interrotto la produzione e ha ufficialmente richiesto qualche giorno fa l’amministrazione controllata, il “famoso” capitolo 11 del diritto fallimentare americano, durante la quale continuerà ad operare grazie al prestito di 950 milioni di dollari  concesso dalla banca statunitense Citigroup. 

    Sotto i riflettori l’operato dell’amministratore delegato in carica Antonio Perez: durante la sua gestione Kodak ha perso 7 miliardi di dollari di valore di mercato e ha registrato perdite costanti ogni anno. I 1.100 brevetti che Kodak ha accumulato nel corso del tempo sono l’ultimo valore residuo di cui la multinazionale americana dispone e solo vendendo buona parte di questo portafoglio potrà sperare di riemergere dalla crisi.

    Il grande pioniere della fotografia George Eastman fondò la Eastman Kodak nel 1892; fu lui a fabbricare la pellicola trasparente di nitrocellulosa da 35mm che divenne la base dell’industria cinematografica e tale rimase sino all’avvento del digitale. Divenne ricco in pochissimo tempo nonostante avesse iniziato come dilettante. Nel 1932, a 78 anni, dopo aver donato parte della sua ricchezza a scopo benefico, si sparò un colpo di pistola al cuore lasciando un breve messaggio scritto: “Ai miei amici: il mio lavoro è compiuto. Perché attendere?”

     

  • Storia di Genova: gli Spinola e il palazzo della Prefettura

    Storia di Genova: gli Spinola e il palazzo della Prefettura

    “Omnia tempus habbent”: Massimiliano Spinola osò far apporre questa targa -una incauta provocazione diretta niente di meno che al re – sul portone della sua dimora che svetta, tuttora, in Largo Eros Lanfranco e che è sede della Prefettura di Genova.

    L’aneddoto si riferisce al rifiuto opposto, dal nobile, alla nomina di Ciambellano del re, conferitagli da Vittorio Emanuele I.

    Genova e dintorni, la guida online

     

    Massimiliano Spinola e l’affronto a Sua Maestà – leggi l’articolo su GuidadiGenova.it

     

     

     

  • Cinque euro per salvare il Pallio di San Lorenzo

    Cinque euro per salvare il Pallio di San Lorenzo

    Il Pallio di San LorenzoC’è un genovese illustre che è stato costretto a fare le valigie. Non ha lasciato la città per sempre, tornerà fra due anni. Ma per uno come lui, che vive a Genova da oltre sette secoli, non deve essere stato facile. Si tratta del Pallio bizantino della cattedrale di San Lorenzo, trasferito temporaneamente presso l’ Opificio delle Pietre Dure di Firenze per una delicata operazione di restauro.

    Il Pallio è un’opera d’arte di grande rilievo, un tessuto prezioso proveniente dall’antica Bisanzio lungo oltre tre e metri e mezzo e alto più di un metro. Venne donato a Genova nel XIII sec. da Michele VIII Paleologo, uno sciàmito di seta destinato ad ornare l’altare maggiore della cattedrale di San Lorenzo, decorato con fili colorati e d’oro e d’argento. L’opera nel 1663 lasciò la Cattedrale per essere conservato presso i Padri del Comune e, da lì, alla fine dell’800, venne trasferito nel Palazzo Bianco e infine nel Museo di Sant’Agostino, dove ritornerà fra due anni a conclusione dei lavori.

    L’intervento di restauro ha ovviamente un costo molto elevato, per questo motivo il Comune promuove un’iniziativa singolare per coinvolgere la cittadinanza nel “salvataggio” del Pallio: “Cinque euro per restaurare un centimetro quadrato del Pallio bizantino di San Lorenzo, ogni genovese potrà trasformarsi in Mecenate…

    Presto verranno comunicate le modalità per partecipare. Intanto, chiunque volesse saperne di più su questa opera sconosciuta a tanti genovesi, fino al 18 febbraio può farlo visitando presso lo stesso Museo di Sant’Agostino  la  mostra “Aspettando il Pallio” che, attraverso fotografie e pannelli didattici, racconta la storia del prezioso tessuto su cui sono cuciti  gli episodi e il martirio della vita dei santi LorenzoIppolito e Sisto.

    Dal sito museidigenova.it: “Il restauro di quest’opera straordinaria è un intervento di eccezionale complessità, sia per l’importanza e l’antichità del pezzo, sia per le sue dimensioni e per la fragilità del supporto. Proprio per questo, considerando che il Pallio è un’opera unica al mondo, il cui valore storico e artistico travalica sicuramente i confini nazionali, il suo restauro si svolge presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, l’unico Istituto preposto al restauro delle opere d’arte che per l’altissima preparazione dei suoi professionisti, attivi in ambito internazionale, era in grado di affrontare un tale compito. L’intervento, infatti, è stato affidato al Direttore Tecnico Coordinatore del Settore Tessili del prestigioso Istituto, Susanna Conti, che opera in stretta collaborazione con Marco Ciatti, Storico dell’Arte, Direttore del Settore. Licia Triolo, restauratrice formatasi presso l’Opificio, ha finora collaborato alla intensa fase di ricerche, analisi e raccolta dati in corso di svolgimento, che prevede l’utilizzo delle più sofisticate metodologie oggi disponibili: dai più recenti software informatici, al microscopio elettronico, dalla fotografia in luce visibile, alla radiografia.” 

  • Navebus Pegli – Porto Antico: orari e corse del 2012

    Navebus Pegli – Porto Antico: orari e corse del 2012

    Navebus GenovaIl servizio Navebus che collega via mare Pegli con il Porto Antico proseguirà anche nel 2012 dopo che era circolata la voce di un possibile taglio. La Regione ha stanziato 350.000 euro, il Navebus sarà attivo sia nei giorni feriali che festivi, nel periodo invernale, primaverile, autunnale ed estivo.

    Quattro corse in partenza dal Porto Antico e altrettante in partenza da Pegli /Molo Archetti. Il sabato e  la domenica il servizio sarà dimezzato, saranno disponibili due corse dal Porto Antico e due da Pegli.

    L’orario primaverile entrerà in vigore il 1 marzo fino al 30 aprile e sarà lo stesso della fase autunnale, mentre l’orario estivo prenderà il via il 1 maggio e terminerà il 31 agosto. Si viaggerà sul Navebus con un biglietto singolo a 3 euro valido per una sola corsa che si acquisterà solo a bordo. Sono previsti biglietti per comitive a 2.50 euro a persona, validi per una corsa, per gruppi composti da almeno 30 persone. Inoltre è previsto un biglietto ridotto a 1.50 euro riservato esclusivamente ai residenti nel Comune di Genova valido per una corsa, più 60 minuti sulla rete AMT.

    I residenti dovranno esibire solamente un documento di identità al personale all’atto dell’acquisto che avviene solo a bordo. Sono validi tutti gli abbonamenti settimanali, mensili e annuali AMT, ordinari e agevolati. “Il servizio Navebus – ha commentato Enrico Vesco assessore regionale ai trasporti – si è rivelato nel corso di questa esperienza pluriennale una modalità di trasporto pubblico determinante per collegare il ponente cittadino con il centro città offrendo anche ai turisti un sistema di trasporto intermodale, utilizzato a livello europeo”.

    ORARI DI SERVIZIO NAVEBUS

    Orario invernale in vigore dal 9 gennaio al 29 febbraio e dal 1 novembre al 31 dicembre 2012

    Feriale (dal lunedì al venerdì)
    da Porto Antico 7.40 – 14.15 – 17.20 – 18.40
    da Pegli 7.05 – 8.15 – 15 – 18

    Sabato e Festivi
    da Porto Antico 14.00 – 15.30
    da Pegli 13.20 – 14.40

    Orario primaverile e autunnale in vigore dal 1 marzo al 30 aprile e dal 1 settembre al 31 ottobre

    Feriale ( dal lunedì al venerdì)
    da Porto Antico 7.40 – 10.00 – 14.00 – 17.20 – 18.40
    da Pegli 7.05 – 8.15 – 10.40 – 14.40 – 18.00

    Sabato e Festivi
    da Porto Antico 14.00 – 15.30 – 17.00
    da Pegli 13.20 – 14.40 – 16.20

    Orario estivo in vigore dal 1 maggio al 31 agosto

    Feriale (dal lunedì al venerdì)
    da Porto Antico 7.40 – 10.00 – 11.30 – 14.00 – 15.30 – 17.20 – 18.40
    da Pegli 7.05 – 8.15 – 10.40 – 12.10 – 14.40 – 16.20 – 18

    Sabato e Festivi
    da Porto Antico 14.00 – 15.30 – 17.00 – 18.30
    da Pegli 13.20 – 14.40 – 16.20 – 17.40
     

  • La proposta: Pegli – Voltri, da autostrada a strada urbana

    La proposta: Pegli – Voltri, da autostrada a strada urbana

    Nel febbraio del 2010 sulla rivista Era Superba pubblicammo una proposta in occasione delle imminenti elezioni regionali: perché, a fronte di un pagamento annuale come accade per le blu area, non aprire il tratto autostradale al traffico cittadino? Dare al tratto Est-Voltri la funzione di tangenziale per sgravare alcune zone della città da un traffico spesso insopportabile.

    Così recitava l’articolo: “Sulla scia delle tanto criticate “zone blu”, potrebbe essere messo a punto un sistema molto simile che consenta ai residenti la libera circolazione autostradale nel tratto genovese, a condizione di aver versato una quota annuale (per esempio intorno a quegli stessi 25 euro già previsti per le blu area) al Comune. I vantaggi sarebbero enormi a partire dal fatto che si riuscirebbe a trasformare il nodo autostradale della città in una sorta di tangenziale, che di fatto allegerirebbe il traffico cittadino e permetterebbe una migliore mobilità soprattutto nelle ore di punta. Comune, Autostrade spa, interpellate sull’iniziativa, causa impegni o mancanza di tempo, al momento non rilasciano nessuna dichiarazione. E nonostante sembri perfino un’impresa impossibile anche soltanto chiedere un parere sulla proposta, chissà che qualcuno in vista delle imminenenti elezioni regionali non sappia cogliere la possibilità di farsi realmente portavoce del cambiamento”.

    Ieri in Consiglio Comunale una proposta molto simile è stata avanzata dal consigliere Franco Maggi (Gruppo Misto), una mozione bipartizan per richiedere l’impegno concreto di sindaco e giunta a declassare il tratto autostradale fra Pegli e Voltri in concomitanza con la costruzione della Gronda trasformandolo in strada urbana. “La paralisi del traffico che affligge ogni giorno il ponente genovese non si risolve con la gronda. Ma la discussa infrastruttura può diventare un’occasione straordinaria per premere sulla società autostrade e declassare il tratto da Voltri a Pegli a strada normale“.

    In questo caso un declassamento non richiederebbe, ovviamente, il pagamento di nessuna quota annuale. L’obiettivo del consigliere primo firmatario è quello di liberare Pegli e Voltri dal traffico, soprattutto quest’ultimo spesso vittima di lunghe code e rallentamenti. Una sfida politica non da poco, un passo importante per la viabilità cittadina.

     

  • In arrivo la moda dello “Zumba”, la danza salutare

    In arrivo la moda dello “Zumba”, la danza salutare

    Ballo ZumbaImpazza anche in Liguria, da un po’ di tempo, lo “Zumba”. Non vi spaventate non ha niente a che vedere con stralunate, spettrali  e barcollanti  figure del tempo che fu, uscite dai loro freddi sepolcri, per impietrirvi di paura : è un nuovo modo di affrontare quegli irriducibili chili di troppo che proprio non se ne vogliono andare dal vostro fianco botticelliano e, pur lontani dalla prova costume, meglio parlarne per  non lasciarsi cogliere impreparati.

    Questo ultimo ritrovato del fitness, dunque, nasce in California, negli anni ‘90 dalla fantasia del ballerino colombiano Alberto Perez, in arte Beto, guru del benessere e coreografo di Shakira, in un giorno in cui, avendo dimenticato le musiche per una lezione di aerobica, improvvisa l’allenamento su musiche latino-caraibiche. Non mi stupisce che tale pratica abbia subito incontrato il gradimento dei fautori della forma fisica perfetta perché unisce le noiosissime movenze ginniche di una palestra convenzionale alla festosità dei balli afro-sudamericani.

    Vederlo è sicuramente uno spettacolo, sopravvivere ad un allenamento è più difficile grazie all’obiettivo che si pone e cioè creare un alto consumo energetico, scopo  che si ottiene attraverso l’alternanza di fasi ritmiche di intensità variabile. Esercizi di resistenza, ottimi per tonificare e rinforzare tutta la muscolatura del corpo si mimetizzano con le movenze del ballo, a volte sfrenato a volte lento (per rifiatare) in una specie di “party volteggiante” che distoglie il pensiero dallo sforzo fisico che si sta compiendo.

    Se la genesi della danza convenzionale si perde lontano nei riti propiziatori-religiosi delle comunità arcaiche, ai giorni d’oggi il ballo rappresenta un momento di aggregazione sociale importante non scevro di virtù benefiche sia sulla psiche che sulla salute, liberando la mente  dallo stress e stimolando l’attività cardiovascolare, senza contare l’effetto benefico su colesterolo ed affini.

    La “ballo mania” che si è scatenata, anche in seguito a programmi nazional-popolari che imperversano sui media, ha fatto nascere una miriade di corsi frequentati da persone di ogni età. In particolare i cosiddetti “balli di gruppo” incontrano il favore di un vasto pubblico, soprattutto femminile,  perché non si è legati all’onerosa seccatura di cercarsi un partner disponibile e permette di unire la conoscenza delle tecniche di base a fantasiose coreografie da esibire in platee più ampie e in serate più mondane.

    Un ulteriore passo avanti, in questa direzione, è dato dallo Zumba, che si è divulgato rapidamente grazie alla “Zumba Academy”, società ufficiale, fondata con lo scopo di formare e perfezionare gli istruttori, i quali si sono resi promotori di percorsi “ginnici” differenziati  che vanno da quello base a quello dedicato a bambini dai 4 ai 12 anni fino a quello da praticarsi in acqua. A tempo di  merengue,  samba,  salsa,  reggaeton,  cumbia, passando per le movenze orientali della danza del ventre centri fitness, sale da ballo, palestre, sparse, anche a Genova da levante a ponente, aspettano coraggiosi “contorsionisti” per cimentarsi in una frenetica attività che, come è stato scritto, “ non è una fatica, è una festa”.

    Se poi proprio non sopportate di far vedere ad altri la vostra pancetta che si muove a balzelli  in sincronia  con movenze tribali, esistono videogiochi “salutari” con tanto di marchio registrato  (versione per Wii, Xbox e PS3)  con cui potersi cimentare tra le pareti domestiche. Se qualcuno è interessato ad entrare a far parte di questo mondo di “zumbi” o di zumbisti, che dir si voglia,  basta andare sul sito ufficiale ”Zumba fitness” e in pochi click si possono trovare indirizzi,  giorni ed orari e allora… buon divertimento.

    Adriana Morando

  • “Sottopassi e Dintorni” e “I Giovani per i Giovani”, i risultati dei bandi

    “Sottopassi e Dintorni” e “I Giovani per i Giovani”, i risultati dei bandi

    Domani, mercoledì 25 gennaio, alle ore 15 presso la Loggia di Banchi vengono presentate  le pubblicazioni dedicate ai progetti “Sottopassi & Dintorni” e “I Giovani x i Giovani” che il Comune di Genova aveva lanciato nel 2011 per promuovere la creatività giovanile nell’ambito del Piano Locale Giovani collocato nel più ampio programma del Ministero della Gioventù.

    L’assessore alla Cultura del Comune Andrea Ranieri, insieme a Pasquale Ottonello assessore ai Municipi, presenta la raccolta documentale delle due iniziative. Il programma comprendeva una serie di bandi e concorsi d’idee per la produzione di opere, imprese e progetti in collaborazione stretta con il territorio e i Municipi.

     

    – SOTTOPASSI & DINTORNI

    Con la collaborazione della Facoltà di Architettura dell’Università di Genova e con l’Accademia Ligustica di Belle Arti, “S&D” ha portato alla progettazione di sette interventi di miglioramento urbanistico in aree indicate dai Municipi. Le proposte dovrebbero permettere un maggior utilizzo da parte della popolazione residente, fondamentale è stato il contributo delle associazioni locali  al fine di avere una continuità di uso dello spazio identificato e delle strutture realizzate (Arci, Link, x-Pression, Arci Quezzi Rino Barighini, Consorzio Agorà, ass.ne La Stanza e la Comunità di S. Benedetto). Ecco i progetti per ogni Municipio:

    Centro Est: intervento di Public Art nel sottopasso dell’Annunziata a cura dell’Accademia Ligustica (Prof. Alessandro Fabbris). Il progetto vede il coinvolgimento degli abitanti del Ghetto e della Comunità di S. Benedetto.

    Centro Ovest: realizzazione di murales nel sottopasso di piazza Montano. A cura dell’ARCI ragazzi che ha coinvolto alcune scuole di Sampierdarena.

    Bassa Valbisagno: intervento nell’area della Pista Rossa di Quezzi. Lo studio dell’area e la produzione di progetti sono della Facoltà di Architettura dell’Università di Genova. I progetti (otto) sono stati presentati il 16 giugno da 8 gruppi di studenti e il progetto vincitore è stato scelto dagli abitanti del quartiere invitati a partecipare dalle due associazioni ARCI Quezzi Rino Barighini e il Comitato Genitori. Queste associazioni realizzeranno il progetto in collaborazione con gli studenti.

    Valpolcevera: realizzazione di una pista di biciclette BMX nell’area dei Giardini di Morego. A cura di un gruppo di giovani che si è costituito in associazione e affiliato all’’Associazione LINK.

    Medio Ponente: intervento nell’area dei Giardini Melis di Cornigliano. Presso il gazebo nella parte alta dei giardini verrà costruito un piccolo palco con materiale edile di recupero per esibizioni “contenute” e piccole performance. Il progetto è a cura dell’Accademia Ligustica. L’associazione che collabora si chiama “la Stanza” e da anni lavora nell’area con interventi a favore dei ragazzi.

    Medio Levante: intervento nell’area del cosiddetto “Spazio Magico” presso piazza Palermo. Realizzazione di una “Merenda Artistica” – animata da laboratori di pittura murale – a favore dei ragazzi delle scuole medie ed elementari, gestiti dagli studenti dell’Accademia Ligustica, oltre all’intervento di writers della Valpolcevera

    Levante: intervento nell’area di Quarto Alto. L’associazione X-Pression ha organizzato una festa domenica 2 ottobre durante la quale sono stati organizzati intrattenimenti per ragazzi ed è stato realizzato un murales su una parete di cemento.

     

    “I GIOVANI X I GIOVANI”

    Si tratta di un concorso di idee su base municipale con lo scopo di favorire l’aggregazione sociale. Le proposte potevano essere di vario tipo, dal recupero e riuso di spazi da destinare ad eventi alla progettazione di rassegne, alle proposte di utilizzo di locali per attività sociali. In alcuni casi gli interventi si connotano come veri e propri start up di attività. Nei 9 Municipi 9 commissioni hanno premiato 18 progetti – 2 per Municipio – presentati da giovani fino a 29 anni.

    Al bando hanno partecipato 96 progetti, distribuiti sul territorio della città (il Centro e il Ponente hanno visto una partecipazione di poco più numerosa della media cittadina). Sono stati scelti durante il periodo estivo, da commissioni locali con il supporto della Direzione Cultura, 18 progetti (2 per Municipio) per un totale di 72.000€ di sostegno alla realizzazione degli stessi.

    Ecco, in breve, i progetti vincitori divisi per Municipio:

    Centro Est
    1) rivitalizzazione del quartiere della Maddalena attraverso un concorso e una mostra fotografica;
    2) attivazione di un laboratorio tipografico per la stampa di tessuti anche riciclati
    Centro Ovest
    1) realizzazione di un evento musicale a supporto della pubblicazione e distribuzione di un volume sulle giovani culture del territorio
    2) avvio di una sala musica presso il centro civico Cornigliano
    Bassa Valbisagno
    1) laboratorio di sartoria dedicato alle giovani del territorio
    2) laboratorio e eventi di giocolerie e arte di strada
    Media Valbisagno
    1) laboratorio teatrale di comunità
    2) eventi culturali con il coinvolgimento di giovani anche non italiani
    Valpolcevera
    1) realizzazione di una pista per bicicross
    2) realizzazione di murales al quartiere Diamante
    Medio Ponente
    1) percorso formativo sulle multimedialità volto a realizzare un video
    2) evento musicale hip hop con realizzazione di un DVD
    Ponente
    1) realizzazione di un database delle opportunità locali, istituzionali e non, per i giovani
    2) eventi temporanei di recupero partecipato di aree del territorio con progettazione partecipata
    Medio Levante
    1) recupero dello skate park dei Giardini Govi
    2) realizzazione di un laboratorio musicale multietnico diretto ad un evento pubblico
    – Levante
    1) recupero di un’area urbana di Quarto Alta con il coinvolgimento di abitanti e giovani
    2) evento di danza a Nervi

    A metà ottobre è iniziata la fase realizzativa di tutti i progetti con il supporto dell’operatore e degli uffici sia dei Municipi che della Direzione Cultura. Sempre in questa fase si stanno raccogliendo i materiali per realizzare la pubblicazione di supporto e promozione delle attività. Si prevede la conclusione delle attività per almeno i 2/3 dei progetti per i primi mesi del 2012.

  • Storia di Genova: da San Domenico a piazza De Ferrari

    Storia di Genova: da San Domenico a piazza De Ferrari

    Piazza De Ferrari

    La Storia di Genova, articoli e video – Vai all’approfondimento su GuidadiGenova.it

    Pensi alla piazza più importante della città, la cartolina di Genova, quella fontana imponente che spesso il vento trasforma in getto per l’irrigazione di cemento e passanti, pensi a piazza De Ferrari, all’agorà genovese, e immagini secoli e secoli di storia. In realtà si tratta di una delle piazze più “giovani” del centro cittadino, figlia di numerosi interventi spalmati lungo un intero secolo.

    Venne ultimata soltanto nel 1934, quando fece la sua comparsa la grande fontana opera dell’architetto Giuseppe Crosa, realizzata grazie ad un cospicuo finanziamento della facoltosa famiglia Piaggio intenzionata a celebrare con un monumento l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Abissinia.

    Ma facciamo qualche passo indietro, procediamo con ordine. Fino al giorno in cui la Repubblica di Genova venne annessa al Regno di Sardegna, quella che oggi conosciamo come piazza De Ferrari era uno slargo secondario, di forma triangolare, stretto fra la grande chiesa del Rimedio, il Palazzo Ducale e l’antica sede del Secolo XIX (a nord del Ducale). Da lì partiva via Giulia (l’attuale via XX Settembre), non esisteva via Dante, né via XXV Aprile e neanche via Roma, salendo dalla chiesa si raggiungeva Porta Soprana e Ponticello, e quindi il colle di Sant’Andrea le cui pendici, che sovrastavano via Ravecca, andavano a distendersi proprio in piazza San Domenico, questo era il suo nome.

    Dalla piazza, impreziosita da un piccolo barchile risalente al 1536, si accedeva all’edificio sacro, la chiesa di San Domenico che conteneva le tombe dei Dogi (il complesso religioso era molto ampio, copriva la zona del Carlo Felice e l’attuale centro della piazza, proprio dove ora c’è la fontana). A pochi metri di distanza si trovava il vero agorà cittadino, ovvero quella piazza Matteotti sulla quale affaccia il palazzo Ducale. La facciata del Ducale che da su piazza De Ferrari, infatti, è stata riadattata e affrescata una volta ricavata la nuova piazza, prima si trattava semplicemente del retro, poco visibile, del più importante palazzo cittadino.

    Come detto, nel 1815, la Repubblica passò sotto il governo del Regno di Sardegna e le nuove autorità decisero di aprire un varco nel cuore della città, per dare un punto di riferimento e di snodo alla viabilità cittadina. Fu così che, provocando il dissenso di buona parte dei genovesi, venne demolita la chiesa di piazza San Domenico, prova di forza non da poco del regno di Sardegna visto che si trattava di uno dei simboli della città, rivale di sempre, finalmente annessa.

    La sistemazione dell’area venne affidata all’architetto genovese Carlo Barabino, il quale progettò la costruzione di una caserma sul lato orientale. Nel 1825 venne completato il porticato di levante (così come lo vediamo ora) che avrebbe dovuto “sorreggere” la caserma, e presentato il progetto per la costruzione del nuovo teatro dell’opera di Genova. Una prima fase dei lavori termino’ nel 1828 con l’inaugurazione del Teatro Carlo Felice (chiamato così in onore del re Carlo Felice) e della via Carlo Felice (attuale via XXV Aprile), la seconda fase nel 1832, quando si inaugurò un edificio di due piani che sostituì il progetto originale della caserma per ospitare l’Accademia Ligustica di Belle Arti, ancora oggi nella sua sede originale.

    Come conseguenza di questi importanti lavori di ammodernamento, San Domenico iniziò ad acquistare importanza nella vita cittadina. Il 10 dicembre 1875 si decise di dedicare la piazza a Raffaele De Ferrari, ricco filantropo genovese e promotore dell’Accademia; nell’ultima parte della sua vita, rientrato dall’esilio in Francia per aver ucciso il domestico durante la pulizia di un’arma da fuoco, De Ferrari decise di donare patrimoni enormi alla sua amata città natale, fra cui il Palazzo Rosso di via Garibaldi e venti milioni per il rifacimento dell’area portuale.

    Ma la svolta definitiva arrivò nel 1910, quando venne demolito l’antico quartiere di Ponticello per realizzare via Dante e il palazzo della Borsa (inaugurato due anni dopo). In quegli anni la conformazione della città di Genova venne stravolta, e con l’apertura di via Dante, la nuova piazza De Ferrari divenne il centro della viabilità, la piazza più frequentata a ogni ora del giorno. Nel 1920 venne ultimato anche l’ultimo palazzo che affaccia sulla piazza, quello che nasconde la chiesa del Gesù e che attualmente ospita gli uffici della Regione. Dopo la posa della fontana nel 34, arriva la seconda Guerra Mondiale e i relativi bombardamenti che distrussero parte del teatro. Piazza De Ferrari (a dieci anni dalla sua ultimazione) si trovò nuovamente monca. Per rivederla completa bisognerà aspettare addirittura il 1991, quando il Carlo Felice verrà finalmente riaperto alla città, dopo che per cinquantanni venne sostituito dal Teatro Margherita di via XX Settembre (oggi sede della Coin).