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  • Fiera Internazionale della Musica a Genova, la presentazione e le voci dei protagonisti

    Fiera Internazionale della Musica a Genova, la presentazione e le voci dei protagonisti

    imageCi siamo. Tutto pronto per la Fiera Internazionale della Musica in programma dal 16 al 18 maggio alla Fiera del Mare di Genova. Lo hanno annunciato questa mattina gli organizzatori durante la presentazione alla stampa nella sala conferenze del padiglione B. La giovane struttura affacciata sul mare e progettata dall’archistar Nouvel, sarà il fulcro della manifestazione, ma non l’unica location. Verranno allestiti cinque palcoscenici di 10 metri per otto, postazioni dedicate a dj, un palco dedicato alla libera espressione musicale, l’area incontri e jam session, uno studio televisivo in streaming e molto altro. Trecento eventi in programma nei tre giorni di fiera più altri trecento eventi estemporanei.
    Numeri importanti per una tre giorni di eventi arricchita da tante sorprese, come ad esempio la presentazione in anteprima internazionale del pianoforte più leggero del mondo (parliamo di uno strumento la cui struttura non veniva modificata dal lontano 1825).
    «Grazie a Verdiano Vera, grazie a questi matti pieni di passione che in questi giorni invadono la nostra Fiera – ha commentato Sara Armella, presidente Fiera di Genova – un’occasione per puntare i riflettori su questo “padiglione blu”, una struttura stupenda che ha caratteristiche architettoniche uniche».

    Proprio Verdiano Vera, direttore del FIM, racconta le fatiche per arrivare a questo punto: «In otto mesi di lavoro siamo riusciti a organizzare questo evento nonostante la mancanza di sostegno delle istituzioni. Questo grazie ad uno staff sempre più numeroso e all’appoggio di importanti partner privati, un binomio che ha permesso di arrivare sino a qui, alla presentazione di un evento importante per Genova sia dal punto di vista culturale che turistico. Abbiamo coinvolto sedici istituti alberghieri e arriveranno pullman da tutta Italia e non solo. Avremo visitatori dalla Francia, dalla Spagna e anche dal Giappone e della Corea».

    La passione e la sana pazzia, dunque, non sono gli unici ingredienti. L’obiettivo principe del FIM è quello di offrire un momento di incontro, unire elementi distanti fra loro, ponendosi come contenitore e interlocutore di tutte le componenti del mondo musicale, rivolgendosi ad un pubblico più ampio e toccare tutte le rappresentanze della musica.

    La serata di inaugurazione di venerdì 16 sarà dedicata al chitarrista leggenda Jimi Hendrix, saliranno sul palco diversi artisti uniti nel nome di Bambi Fossati, grande chitarrista genovese oggi alle prese con una brutta malattia. Una dedica speciale, nel giorno in cui tanti compagni di viaggio saliranno sul palco per eseguire i brani di Hendrix, da Marco Zuccheddu ad Andrea Cervetto.

    Grande risalto verrà dato non solo ai tantissimi artisti presenti, sia sul palco che nell’area incontri, ma anche ai tecnici della musica. Su tutti Eddie Kramer, il produttore dei Kiss, l’uomo che ha registrato i Beatles, i Rolling Stones, David Bowie ed Eric Clapton.

    Durante il FIM verranno consegnati anche i FIM awards 2014. Kramer sarà uno dei premiati per la categoria leggende del rock, con lui Bobby Kimball (storica voce e frontman dei Toto), Colin Norfield (tecnico dei Pink Floyd) e il grande batterista internazionale Michael Baker. Per la categoria premio Italia premiati Omar Pedrini, i Gem Boy, il comico Fabrizio Casalino, il cantautore Alan Sorrenti e il chitarrista Andrea Braido. Premio alla carriera per i Camaleonti, Ivan Cattaneo, Don Backy, Mal dei Primitives e i Delirium, oltre al premio speciale legato alla danza per Nicolò Noto. Non è finita, per gli awards saliranno sul palco per la categoria regionale i Buio Pesto, Roberto Tiranti, l’Orchestra Bailam, i Tuamadre e Claudia Pastorino.

    Proprio il leader dei Buio Pesto Massimo Morini e il cantante-bassista Roberto Tiranti hanno voluto intervenire alla presentazione dell’evento per sottolinearne la grande portata e il valore della manifestazione.
    «Il mugugno non serve piu a un belino – ha sentenziato Morini – il FIM è un esempio di sinergia importante e tutta la città deve remare dalla stessa parte. A memoria Genova non ha mai ospitato un evento simile. Deve essere solo l’inizio di un percorso che Verdiano Vera ha condotto fino a qui con grande coraggio, queste realtà creano occupazione e ricchezza».

    Tiranti ha voluto invece porre l’accento sulle polemiche riguardanti il contributo economico richiesto agli artisti emergenti per esibirsi: «Una polemica che proprio non riesco a comprendere, in altnativa si può benissimo restare a casa, a suonare in cantina. Questa è un’occasione unica per esibirsi in una situazione che probabilmente molti artisti emergenti non vivranno più. Non capisco perché criticare il contributo degli artisti, quando il piu delle volte la realtà quotidiana è fatta di esibizioni nei locali che raramente pagano, e se pagano lo fanno poco e male».

    Tutti gli spettacoli e il programma dei tre giorni sul sito ufficiale del FIM.

  • Piscine genovesi, il caso di Nervi e il punto sugli impianti cittadini. Genova non investe sullo sport

    Piscine genovesi, il caso di Nervi e il punto sugli impianti cittadini. Genova non investe sullo sport

    NerviLa piscina Massa di Nervi aprirà i battenti il primo di giugno. Lo ha assicurato l’assessore allo Sport Pino Boero a margine del Consiglio comunale di martedì scorso spiegando che la gara per la concessione dell’impianto ha subito una piccola proroga perché i termini del bando sono stati ritenuti troppo stretti e perché si era resa necessaria una revisione dei punteggi per le graduatorie in conformità a quanto previsto dalla legge regionale. Gli interessati, dunque, avranno tempo fino al 15 maggio per far pervenire la propria candidatura. Stando a quanto sostenuto dall’assessore dovrebbe essere scongiurata una replica di quanto accaduto lo scorso anno con il bando andato deserto e la necessità di procedere a un affido diretto alla società My Sport che ha fatto un vero e proprio favore all’amministrazione rimettendoci 5 mila euro e aprendo i battenti solo ad agosto. Ma le diverse manifestazioni di interesse già pervenute, anche in virtù del fatto che il Comune si farà carico della coperture delle utenze per un massimo di 36 mila euro a fronte di un canone praticamente nullo pari a 400 euro iva compresa per la durata di tutta la concessione fino all’11 ottobre, fanno ben sperare per i prossimi mesi. A queste condizioni, che i consiglieri Caratozzolo (Pd) e Gioia (Udc) promotori di un art. 54 sul tema ritengono assolutamente antieconomiche e non eque rispetto al restante panorama dell’impiantistica sportiva genovese, sembra infatti impossibile non raggiungere quantomeno il pareggio di bilancio seppure per un periodo di attività molto conciso.

    Il futuro a lungo termine, invece, resta ancora incerto. «Il municipio sta lavorando a un progetto a più ampio respiro che comprenda anche una parte di spiaggia, posti barca e spazi per i pescatori oltre alla piscina Groppallo attualmente in capo ad Amiu e Bagni Marina» spiega Andrea Mariani dell’assessorato allo Sport del Comune di Genova. «Resta comunque evidente che non sarà più economicamente sostenibile pensare a un pallone che copra la Massa per renderla fruibile anche nei mesi freddi. La struttura – prosegue Mariani – deve essere considerata una vasca da 7-8 mesi all’anno mentre per il periodo invernale sarebbe opportuno dirottare tutti gli sforzi verso le piscine di Albaro, dove la copertura di una vasca da 33 metri va sostenuta anche economicamente». Già perché una piscina invernale di tali dimensioni richiede dai 15 ai 20 mila euro al mese per funzionare al meglio. «Benché le piscine di Albero facciano parte di un project financing trentennale un po’ sui generis rispetto alle altre concessioni comunali e più simile nella gestione a un impianto privato – spiega ancora Mariani – gli investimenti infrastrutturali per un’operazione di copertura devono essere appoggiati dalle società sportive, dalle federazioni ma anche dall’amministrazione, se non direttamente dal punto di vista economico quantomeno con una serie di agevolazioni».

    Un esempio potrebbe essere dato dalla riduzione degli “obblighi sociali” a cui ogni concessionario deve sottostare riservando alcune vasche o corsie a scuole, disabili o fasce di popolazione più sfortunate: «Il Comune – commenta l’assessore Boero – nella storia ha saputo tutelare molto bene gli obblighi sociali ma è chiaro che se ho corsie impegnate non posso metterle a reddito. È giusto difendere la socialità ma dobbiamo anche cercare di non soffocare eccessivamente gli imprenditori».

     Non solo Nervi: il punto sugli impianti cittadini

    Piscina SciorbaMa è l’intero sistema piscine che necessita di una sistemazione e di una ricalibratura su tutto il territorio cittadino. «Non possiamo certo dire che le piscine, come tutti i nostri impianti sportivi (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), siano in piena salute – confessa Boero – sia per l’aumento dei costi di gestione sia per il fatto che a molte società il Comune ha tolto i corrispettivi diretti». Nei fatti, a godere dei contributi pubblici sono solo 5 piscine: su tutte, Lago Figoi e Sciorba che possono contare sui contratti stipulati ancora con Sportingenova e ricevono globalmente 770 mila euro all’anno. La Sciorba, in particolare, può essere considerata una vera e propria “Ferrari” degli impianti natatori genovesi, con una vasca sempre riservata all’agonismo, a prezzi relativamente modici; ma anche in questo caso saranno necessari importanti interventi di manutenzione perché i beni sono stati parecchio “consumati” dai genovesi. A questi due impianti si aggiungono la Mameli di Voltri e la Massa di Nervi che vedranno la copertura dei costi delle utenze da parte delle casse comunali, oltre alla piscina di Pontedecimo che almeno fino all’anno prossimo potrà contare sull’annullamento delle spese per il gas.

    «Genova – sostiene con forza l’assessore Boero, riprendendo i concetti già esposti nella Commissione comunale dedicata – è una della poche se non l’unica grande città in cui tutti gli impianti sportivi sono stati dati in concessione. Questo ha comportato indubbiamente grossi risparmi negli anni per l’amministrazione: basti pensare a quanto costerebbe oggi al Comune gestire una piscina, personale compreso. Ma non possiamo pensare che le strutture sportive siano solo da mettere a risparmio, in quanto la manutenzione ordinaria e straordinaria viene ricaricata sui concessionari, e a reddito, in quanto seppure in forme diverse chiediamo la corresponsione di un canone. La differenza tra entrate e uscite è un rosso di 300 mila euro all’anno: questo è tutto ciò che il Comune spende per lo sport, all’incirca 50 centesimi a cittadino. Quale altro comune spende così poco?».

    piscina-sciorba

    Benché i numeri riportati dall’assessore siano leggermente diversi dai conti riportati su Era Superba in un articolo precedente, la sostanza non cambia: Genova non investe sullo sport. E i risultati, purtroppo, si vedono anche dalle sempre più rare eccellenze agonistiche nel panorama nazionale e internazionale. Secondo Mariani, Genova e la Liguria «non sfornano più giovani, o quantomeno non in proporzione agli impianti che hanno, perché i giovani lo sport non lo fanno più. Le attività agonistiche dei ragazzi vengono relegate a orari impossibili perché negli orari più appetibili i gestori devono pensare agli ingressi dei privati che consentono di mantenere l’impianto in equilibrio economico. Ma non è possibile che, ad esempio, i ragazzini che giocano pallanuoto entrino in vasca alle 10 di sera e siano costretti a cenare a mezzanotte quando il giorno devono andare a scuola».

    La soluzione? Troppo ovvio parlare solo di stanziamento di risorse. «Dobbiamo fare un ragionamento politico più ampio – spiega Boero – andando a rivedere il regolamento degli impianti sportivi del 2010 e soprattutto prevedendo una serie di investimenti strutturali sullo sport a partire dal bilancio preventivo del 2014: non significa buttare milioni di euro e tornare a una situazione anarchica che fino al 2008 vedeva diversi sperperi fuori controllo. Bisogna piuttosto ritracciare una linea politica che non pensi agi impianti sportivi solo come un costo arrembato a qualcuno. Dobbiamo, insomma, essere almeno in grado di partecipare a bandi regionali ed europei che ci chiedono di impegnarci economicamente per il 30% dei finanziamenti a disposizione. Questa è la scommessa politica che la Giunta deve fare propria: potrò anche perdere ma spero che si riesca a vincere tutti insieme perché piscine e impianti sportivi a Genova ne abbiamo e ne abbiamo tanti».

    Addio alla Nico Sapio di Multedo?

    multedo-giardini-lennon-degrado-piscine-sapio-2A fare le spese di questa necessaria razionalizzazione delle risorse e del conseguente riordino degli impianti sul territorio genovese potrebbe essere, ad esempio, la piscina Nico Sapio di Multedo, di cui tanto abbiamo parlato in passato. La struttura, che attualmente vede aperti solo i campetti circostanti in dotazione al Municipio, potrebbe infatti essere trasformata in una palestra: «Sappiamo che si tratterebbe di una scelta dolorosa per i cittadini della zona – ammette l’assessore Boero – ma va anche detto che il Ponente non è né sprovvisto né in carenza di piscine. Anzi, con i tempi di crisi che corrono non tutti hanno la possibilità di andare a fare sport e più impianti apriamo più abbiamo difficoltà a mantenerne perché è più probabile che il pubblico si divida piuttosto che aumenti».
    D’altronde in zona ci sono altre due strutture con un futuro decisamente più roseo. Una è l’Acquacenter di Prà, sede del gruppo sportivo Aragno e all’intero del consorzio “Utri Mare” che raggiunge un suo equilibrio economico grazie ai diversi spazi su cui può contare nello stesso Municipio. L’altra è la Mameli di Voltri che, dopo lunghe tribolazioni, è stata anch’essa assegnata al medesimo consorzio insieme con una porzione di spiaggia demaniale: non si tratta di una vera e propria concessione ma di un affido del bene a “Utri Mare” che opera come una sorta di partecipata anomala del Comune di Genova. Come già detto, anche per questa piscina Tursi coprirà i costi delle utenze e metterà un piccolo contributo di avvio: terminati gli ultimi passaggi in giunta, l’amministrazione conta di mettere in condizione i gestori di aprire piscina e spiaggia attrezzata con l’arrivo della bella stagione.

    Le altre piscine: da Sampierdarena alla Foltzer di Rivarolo

    Spostandoci verso il centro cittadino, troviamo la “Tea Benedetti” di Sestri Ponente, una vasca da 25 metri che gode di uno suo equilibrio economico, come succede anche per altri impianti di dimensioni contenute e più facili da mantenere come l’Andrea Doria e la piscina di San Fruttuoso.
    Qualche piccolo problema di forza lavoro, invece, per la Foltzer di Rivarolo: qui la questione è tutta economica dopo che la società ha deciso di non utilizzare più i cosiddetti “contratti sportivi” per i propri dipendenti che consentivano una gestione molto più agevole dal punto di vista contributivo e di affidarsi a un rapporto più tradizionale e corretto.

    Già accennata, invece, la situazione di Pontedecimo, una piscina da 25 metri ma molto profonda, che ha pesanti oneri di socialità a causa della vicinanza con l’istituto comprensivo scolastico della delegazione: grazie a un project financing in via di ottimizzazione che consentirà un’importante riqualificazione dell’impianto, i gestori vedranno ridotto l’obbligo di riservare mezza vasca alla scuola ma non riceveranno più i contributi del Comune per il pagamento del gas.

    Resta da citare ancora un grosso impianto, l’unico di queste dimensioni a non usufruire di contributi pubblici diretti, e che nell’immediato futuro potrebbe avere parecchi problemi di sopravvivenza, nonostante la solidità del gruppo sportivo che ha alle spalle. Stiamo parlando della Crocera, in via Eridania a Sampierdarena, gestita dal Don Bosco. L’impianto è costituito da due palestre, un palazzetto dello sport e una piscina di 33×25 metri profonda 2,5 metri. «Gli ultimi due bilanci – spiega Mariani – sono stati disastrosi perché nonostante si tratti di impianti ordinati e ben tenuti, la società non riceve mezzo centesimo di contributo pubblico per una spesa che si aggira intorno ai 300 mila euro all’anno. Così il passivo ha raggiunto i 40 mila euro due anni fa e i 100 mila l’anno scorso. Se non interveniamo in qualche modo, ad esempio con una riduzione dei 15 mila euro annui di canone o con il riconoscimento di investimenti per il futuro, il rischio è che presto siano costretti a chiudere soprattutto ora che la concorrenza del Lago Figoi non è più limitata al settore agonistico ma anche al pubblico dei semplici appassionati». E il Lago Figoi contributi pubblici ne prende e neppure pochi.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Giovani e media, fra stereotipi e diffidenze. Dati e riflessioni dal Festival Internazionale del Giornalismo

    Giovani e media, fra stereotipi e diffidenze. Dati e riflessioni dal Festival Internazionale del Giornalismo

    Ragazza giovane
    Fotografia di Roberto Manzoli

    I giovani d’oggi: chi li capisce, chi li racconta? E poi, come si raccontano loro stessi? Due visioni compatibili o in contrasto? Il motivo dell’acuirsi di queste riflessioni, tra le altre cose, è stato lo scoppiare del caso letterario de “Gli sdraiati” di Michele Serra.

    Serra, columnist di Repubblica, scrittore e autore televisivo, nella sua ultima fatica letteraria ha cercato di raccontare la generazione degli adolescenti di oggi con la sensibilità del padre che osserva il figlio. Il ritratto di Serra ha suscitato reazioni diverse: non sono mancate le polemiche (su Twitter, ad esempio, è impazzato il caso dell’account fake del “Figlio di Michele Serra”, creato qualche ora prima dell’intervista di Serra alle ‘Invasioni Barbariche’) per quella che per molti era solo una narrazione stereotipata che presentava ragazzi web-dipendenti, con il divano come seconda pelle, semi-lobotomizzati a causa della tv. Insomma, ragazzi indolenti che rimandano sempre a domani quel che possono fare oggi.

    Non stiamo qui a discutere se l’analisi dei detrattori sia corretta o meno, né cercheremo di fare una recensione critica del libro. Piuttosto ci concentriamo sulle reazione che il libro ha scatenato, con il pregio di essere riuscito quantomeno a riportare l’attenzione sul mondo degli adolescenti, suscitando discussioni critiche, oltre gli scandali, la cronaca, le baby prositute, le professoresse che seducono gli alunni, e viceversa.

    Abbiamo partecipato all’incontro dal titolo “Sdraiati a chi? La scuola e le nuove generazioni: chi le conosce, chi le capisce, chi le racconta…” al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia lo scorso mercoledì 30 aprile (qui lo storify della diretta Twitter di #EraOnTheRoad). Abbiamo raccolto il pensiero di Lirio Abbate (L’Espresso), della ‘iena’ Mauro Casciari, Lella Mazzoli, docente di comunicazione all’Università di Urbino, e di Francesca Ulivi di MTV News, sul modo in cui i media oggi parlano dei e ai giovani: quali sono gli errori che commettono i giornalisti?

    Gli sdraiati: stereotipo mediatico o realtà?

    Festival Internazionale del Giornalismo, Perugia
    L’edizione del Festival Internazionale del Giornalismo 2014 si svolge dal 30 aprile al 4 maggio in varie location del centro di Perugia: oltre 200 eventi (tra workshop, panel, keynote speech, convegni, social event, premiazioni, rassegna stampa, presentazioni di libri, serate teatrali, incontri, documentari, data journalism, concerti, hacker’s corner, live con la puntata speciale del programma Gazebo in onda su Rai 3); quasi 400 speaker da tutto il mondo.
    Tra i temi principali dell’edizione, il ruolo crescente del lettore nell’era dell’open web, la ricerca di nuovi modelli di business, il futuro dei media in Africa, le donne e il giornalismo, gli effetti del caso Snowden (a partire dallo scoop del Guardian).
    Si tratta dell’edizione VIII del Festival, manifestazione iniziata nel 2007 per iniziativa di Arianna Ciccone e Chris Potter, i due professionisti hanno fortemente voluto questo festival che, già un successo dalla prima edizione, è andato crescendo costantemente.
    In questa edizione, per la prima volta, gli organizzatori hanno dato avvio a una campagna di crowdfunding, visto che è venuto loro a mancare il sostegno – economico e morale – delle istituzioni cittadine, che inspiegabilmente hanno scelto di non sostenere finanziariamente il Festival. Il crowdfunding è stato un successo: si chiedeva di raccogliere 100 mila euro per l’organizzazione, alla fine ne sono stati raccolti anche di più.

    Come descrivereste i giovani d’oggi? Quanto sono diversi da genitori e nonni? Sono alcune delle domande che gli alunni del Liceo Galileo Galilei di Perugia, in aperto contrasto con Serra, hanno posto durante l’incontro per fare luce sui limiti degli adulti, giornalisti e comunicatori. Le reazioni sono varie, ma fondamentalmente concordi: gli adolescenti di oggi sono composti da identità diverse, e si può parlare per loro di transizioni fluide (nel senso usato da Bauman) che cambiano da contesto a contesto.

    Se volessimo metterci a raccontare i quindicenni di oggi, in poche parole falliremmo. E penso che anche il più giovane di noi (neo-trentenne o quasi trentenne, o anche solo venticinquenne) avrebbe difficoltà nell’impresa (vana e che pecca di hybris). Per farlo, suggerisce Francesca Ulivi con una metafora, è fondamentale inginocchiarsi: impossibile raccontare il mondo di un bambino se si resta in piedi; possibile farlo solo se ci si inginocchia e ci si cala al suo livello. Viceversa, si pensa di raccontare il mondo altrui, ma in realtà si racconta soltanto il nostro modo di vedere l’altro.

    Proprio questo, dice Ulivi, è l’approccio che usa MTV News nel cercare di parlare di giovani in modo anticonvenzionale e fuori dai soliti schemi: il canale ha creato un format in cui i ragazzi stessi si raccontano in prima persona senza l’intermediazione del giornalista, che scompare lasciando la parola al protagonista. I ragazzi vengono scelti soprattutto non perché esemplificano casi limite, soggetti particolari o stereotipo positivo/negativo (dal giovane responsabile e volenteroso a quello che “sabato in barca a vela, lunedì al Leoncavallo”, come cantavano gli Afterhours anni fa in una famosa canzone).

    Commenta Ulivi: «La scelta è di raccontare la normalità con un approccio diverso, non i “fenomeni” (come ad esempio l’abuso di droghe chimiche e tutte le altre realtà di cui parlano spesso le cronache). Non una storia sola, ma tantissime storie raccontate da una generazione alla sua stessa generazione (il target di MTV è composto per eccellenza da adolescenti, n.d.r.), che messe insieme costituiscono l’universo della generazione stessa. Ad esempio, abbiamo raccolto la testimonianza di Brenda, ‘milanesissima’ ventiquattrenne, stagista per un’agenzia di moda perché ha trovato, come tanti, l’offerta sul sito dell’università. È solo una delle 650 storie scelte da noi: abbiamo neo-laureati in sociologia che scelgono storie sul territorio, non decidiamo a priori di parlare di chi fa tre lavori, ha il mutuo da pagare e vuole comprarsi la casa, ma è piuttosto una scelta a partire dal dato reale. Cerchiamo di raccontare in maniera normalizzante e non drammatizzante».

    Ma perché queste storie ‘normali’ non trovano spazio su tv, giornali e media? Da un lato, il limite per eccellenza delle grandi redazioni (dettato in parte dai vincoli aziendali legati soprattutto agli accordi con i grandi inserzionisti) del dover scrivere quello che “fa vendere”, secondo un circolo vizioso per cui al giornalista è chiesto di scrivere quel che il lettore si aspetta, finendo per rinforzare stereotipi errati e non svelare una realtà più complessa.
    Dall’altro, un limite del giornalismo soprattutto italiano: la tendenza a educare il lettore, a dare un parere, a moralizzare. Si dovrebbe partire dalla domanda su “come la pensi tu?”, ascoltare, stare in mezzo alla gente, “annusare la puzza delle notizie” (come dice Lirio Abbate, con una espressione fortunata che è stata una delle citazioni più riprese sui media del festival), raccontarle come le hai registrare senza fronzoli, superlativi o giudizi. Ma questo pare che il giornalismo italiano abbia in troppi casi difficoltà a farlo.

    Chi sono “gli adolescenti”?

    giornali

    Ma chi sono i ragazzi che abbiamo davanti, qual è il loro rapporto con i media? Lella Mazzoli, docente universitaria, ha svolto due forum con i suoi studenti di Urbino, uno sui giovani e uno sull’informazione culturale di cui normalmente fruiscono. Quel che è emerso è che i ragazzi sono più attenti e selettivi di quanto si può pensare normalmente.

    Racconta Mazzoli: «Abbiamo indagato su quali media usano i giovani per informarsi. È venuto fuori che la televisione non è del tutto ignorata, ma viene guardata in modo diverso. La rete, naturalmente, cresce in modo straordinario, soprattutto le visite a quotidiani e siti specializzati. C’è un ritorno ai media tradizionali, ma in modo più moderno e attento: i giovani sono diffidenti nei confronti dell’informazione, perché viene percepita come schierata; sono più critici e omofilici, ovvero seguono il consiglio di amici persone di fiducia che danno suggerimenti su cosa guardare tramite Facebook, ma non solo. Tuttavia, è emerso che, di pari passo con l’omofilia, che anche la tendenza a imbattersi in notizie inaspettate e c’è curiosità. Omofilia da un lato, dall’altro criticità e indipendenza nella scelta di contenuti dal basso».

    Dallo studio di Mazzoli è emerso che i ragazzi che si informano con supporti mobile e cercano news, soprattutto su Facebook e Twitter, oggi sono l’84%, contro un 55% che dichiara di non farlo: gli adolescenti vivono in un contesto di mobilità stanziale, usano il second screen ora, mentre prima era appannaggio delle persone agé perché erano strumenti costosi. Inoltre, il 63% dei ragazzi usa app per avere accesso alle notizie.

    Ormai dalla metà degli anni 2000 abbiamo capito che i nuovi adolescenti sono costituzionalmente diversi dagli adulti, perché compongono la generazione dei nativi digitali, con una prospettiva su vita e futuro diversa da quella delle generazioni precedenti data proprio dalla tecnologia. I ragazzi costruiscono un proprio ‘patchwork mediale’, una coperta mediale che compone il loro universo e che è costruita con tessere strane, non predisposte ma piuttosto messe insieme dal basso, grazie a internet e agli altri media. Quello che incuriosisce è che gli adolescenti sono molto critici nei confronti di internet: non si prende tutto quello che c’è, ma anzi si è molto selettivi.

    Elettra Antognetti

  • Gronda, respinto il ricorso presentato da Autostrade. Ora la Conferenza dei servizi

    Gronda, respinto il ricorso presentato da Autostrade. Ora la Conferenza dei servizi

    autostrada-impatto-ambientale-grandi-opere“Oggi il Tar ha respinto l’istanza di sospensiva presentata dalla Società Autostrade per l’Italia contro il decreto del Ministero dell’Ambiente di pronuncia di compatibilità ambientale”, così si legge sulla nota stampa diffusa dalla Regione Liguria.

    Il ricorso era stato inoltrato da Società autostrade con lo scopo di dirimere i conflitti in essere tra le prescrizioni del Ministero (qui l’approfondimento) e le valutazioni di Regione Liguria.
    La decisione del Tar della Liguria potrebbe dunque scongiurare il rischio impasse e dare quindi nuovo slancio all’iter della grande opera per il traffico su gomma.
    I tanti nodi ancora da sciogliere verranno dunque affrontati in Conferenza dei servizi.

    L’approfondimento >> Gronda, i passi indietro di Autostrade

    Il progetto >> Gronda di Ponente, di che cosa si tratta?

  • Wow! Science Center, Porto Antico: le ragioni della chiusura e il futuro dell’area

    Wow! Science Center, Porto Antico: le ragioni della chiusura e il futuro dell’area

    imageEra stato inaugurato il primo marzo 2013, ai Magazzini del Cotone di Genova. All’epoca era stato salutato benevolmente da tutti (noi di Era Superba ne avevamo parlato qui, e anche sul numero 45 della nostra rivista), soprattutto dalle autorità di Porto Antico S.pA. e dal gruppo Costa Edutainment. Ma a distanza di nemmeno un anno, Wow! Science Center, polo scientifico-culturale del Porto Antico promosso dalla fondazione Edoardo Garrone, è già chiuso, costretto a cedere alle pressioni economiche, alla mancanza di fondi e alla carenza di visitatori, molto inferiori rispetto al previsto.

    E la cosa, naturalmente, non rallegra nessuno: uno dei pochi poli culturali a presidiare un’area satura di esercizi commerciali, di ristorazione e uffici amministrativi: poco prima della sua inaugurazione ne avevamo parlato con Alberto Cappato, direttore generale di Porto Antico S.p.A. in una lunga intervista in cui si cercava di capire come l’inaugurazione di Wow! e il concomitante rinnovamento del Museo dell’Antartide potessero cambiare volto a una zona strategica della nostra città.

    Il perché della chiusura di Wow! Science Center

    Chiusi i battenti dopo soli dieci mesi di attività: questo, in sintesi, il bilancio dell’esperienza di Wow!, il museo interattivo voluto da Riccardo Garrone e a lui dedicato che ha contato solo la modica cifra di 40 mila visitatori (32 mila paganti), a fronte dei 300 mila stimati nell’arco di un anno. Numeri che non sono sembrati sufficienti: le cause dell’insuccesso, nonostante il fervore con cui era stato salutato, sono riconducibili alla crisi interna al sistema scolastico cittadino (e italiano), in cui – scarseggiando i fondi – sono stati operati tagli su gite e uscite didattiche: proprio agli alunni e alle scolaresche, infatti, si rivolgeva Wow!.
    Inoltre, il format impiegato, da rivisitare in base alla richiesta dei visitatori, non ha funzionato.

    «Wow! Genova Science Center è chiuso dall’inizio di gennaio – commenta la Dott.ssa Gardella, portavoce della Fondazione Edoardo Garrone – la motivazione principale della chiusura è la crisi del mercato delle gite scolastiche, le scuole sono infatti uno dei target principali per il centro di divulgazione scientifica dedicato in particolare ai più giovani, una crisi legata ovviamente alla più generale crisi economica e dei consumi. Come dichiarato non molto tempo fa da Antonio Bruzzone, Amministratore Delegato della società Science Expo Center Genova, “I numeri registrati in realtà ci incoraggiano ad andare avanti, ma al tempo stesso ci suggeriscono di affrontare un ripensamento per meglio adeguarci alle esigenze delle scuole e dei visitatori, profondamente mutate negli ultimi anni».

    “Il centro è chiuso per motivi tecnici e riaprirà non appena possibile”, si legge sulla vetrina di Wow!, e il cartello fa ben sperare in una riapertura, non appena arriveranno tempi migliori. Una soluzione transitoria e non permanente, dunque, che tuttavia farà riflettere organizzatori e promotori sulla necessità di ripensare le dinamiche messe in atto finora, per evitare un ulteriore flop. Chissà che in autunno Wow! non torni a meravigliare ragazzi, bambini, famiglie, genovesi e turisti, con nuove mostre e percorsi didattici.
    È possibile? Lo chiediamo ad Alberto Cappato, Direttore Generale di Porto Antico S.p.A: «Wow! ha chiuso addirittura a fine 2013. Purtroppo, nonostante l’idea fosse estremamente interessante ed innovativa, la risposta del pubblico non ha rispettato le aspettative degli organizzatori dell’iniziativa. Probabilmente sarebbe stato necessario un maggior investimento in promozione. Va considerato che per iniziative di questo genere i primi due anni di vita sono molto complessi e sono necessari ingenti investimenti. Mostre che cambiano ogni tre mesi necessitano un imponente sforzo in termini di comunicazione. La chiusura di WOW! con la formula attuale è definitiva, ma a brevissimo (primi di maggio) vi saranno novità interessanti relative all’utilizzo degli spazi».

    L’attività di Wow!

    imageWow! era stato pensato per inserirsi nel progetto Genova Science Center: promosso dalla Fondazione Garrone, era amministrato dalla società costituita ad hoc nel 2013, la Science Expo Center Genova Srl. Originariamente la sua offerta prevedeva, ogni anno, tre mostre interattive di 4 mesi ciascuna con effetti speciali e riproduzioni in 3D, selezionate tra la migliore produzione internazionale di intrattenimento formativo e presentate per la prima volta in Italia. Lo scopo era quello di educare e divertire, con un marcato intento didattico che si rivolgeva perlopiù ai più giovani (bambini, famiglie, alunni delle scuole primarie e secondarie). Wow! ha trovato spazio all’interno dei Magazzini del Cotone, nel primo modulo, proprio nel complesso che già ospita la Città dei Ragazzi e la Biblioteca De Amicis, allo scopo di creare un continuum con queste realtà. Uno spazio di 1500 mq in cui la divulgazione scientifica fosse un tutt’uno con cultura, esperienza e divertimento. Non a caso lo slogan di Wow! Genova Science Center era proprio “La scienza è uno spettacolo”: non si sarebbe potuta trovare una “dichiarazione di intenti” più esplicita di questa. Anche il nome Wow! non era casuale, bensì scelto per richiamare l’idea di stupore e meraviglia da un lato, e l’aspetto ludico dall’altro. Genova, insomma, sembrava ad ogni effetto la città adatta ad ospitare un’iniziativa del genere, che si inseriva nel solco tracciato negli ultimi dieci anni da un evento scientifico dalla portata internazionale, come il Festival della Scienza, la cui tradizione è ormai ben consolidata.
    La presenza costante e duratura di Wow! avrebbe permesso di dare continuità lungo tutto l’anno alla manifestazione temporanea del Festival, contribuendo a fare del Porto Antico un museo a cielo aperto, tra Acquario, Museo dell’Antartide e Science Center, per incentivare il turismo culturale. Non a caso era stato proprio il Festival della Scienza a battezzare anticipatamente gli spazi in cui doveva sorgere Wow!, durante la decima edizione, quella del 2012: nei locali era stata allestita la mostra I giochi di Einstein, e Ginowa, hiar 2492 (Genova, anno 2492).

    Ad aprire l’attività dello Science Center, la mostra ‘Brain, the world inside your head’, da marzo a giugno 2013, prodotta da Evergreen Exhibitions e incentrata sugli sviluppi della ricerca scientifica sul cervello: un viaggio all’interno del cervello umano tra allestimenti interattivi e riproduzioni 3D. Successivamente, in autunno era stato il turno di ‘ABISSI – Missione in fondo al mare’, sempre di Evergreen Exhibitions: viaggio in tre stazioni alla scoperta delle profondità dell’oceano. Infine, ‘2050’ dal 16 novembre al 9 febbraio 2014: mostra ideata dal Science Museum di Londra, in cui si cerca di rispondere ad alcune importanti questioni scientifiche e tecnologiche che hanno un effetto determinante sul presente e sul futuro della nostra esistenza.
    Inoltre, laboratori per le scuole ed eventi collegati a mostre di arte contemporanea allestite nello stesso periodo a Villa Croce, per rinforzare l’interazione con le varie realtà cittadine, non solo con il Porto Antico. L’obiettivo dichiarato dalla Fondazione Garrone, all’epoca, era arrivare a produrre gli eventi direttamente a Genova, da esportare anche fuori.

     

    Elettra Antognetti

  • AIESEC Genova, programma Make in Italy: dai banchi universitari al mondo del lavoro

    AIESEC Genova, programma Make in Italy: dai banchi universitari al mondo del lavoro

    GiovaniBen 124 Paesi in tutto il mondo, oltre 86 mila iscritti, 8 mila partner, 500 conferenze nel mondo, 2.400 università, 65 anni di attività: questi sono i numeri di AIESEC. Vi sarà capitato – soprattutto ai più giovani – di leggere questa sigla su cartelloni e poster che tappezzano la città, ma soprattutto le aule universitarie. Per chi ancora non sapesse cos’è e cosa fa, si tratta di un network internazionale gestito da studenti universitari per “creare un impatto positivo attraverso esperienze di sviluppo della leadership” (www.aiesec.it), favorire attraverso scambi internazionali lo sviluppo di competenze pratiche ai fini di un inserimento nel mondo del lavoro, proprio all’interno del mondo accademico, spesso tacciato di astrattezza.

    L’associazione esiste in varie città italiane, tra cui Genova: qui il comitato direttivo organizza attività che interessano tutti gli studenti della regione, senza vincoli di background accademici: chiunque può partecipare. In particolare, dallo scorso anno AIESEC Italia ha dato vita al programma Make in Italy, per valorizzare il potenziale del nostro Paese e insegnare ai giovani a far fruttare le materie prime di cui disponiamo.

    «Abbiamo iniziato a interrogarci sul perché della fuga dei cervelli in un Paese ricco di eccellenze che lo rendono famoso in tutto il mondo – racconta Michele Bassetto della Facoltà di Economia di Genova, vice presidente di AISEC Italia Local Committee of Genoa – perché il potenziale che abbiamo non è sfruttato? Perciò abbiamo pensato a questo nome legato a un punto di snodo così importante per l’Italia come il “made in Italy”: vogliamo dire ai ragazzi di “svegliarsi”, di aver voglia di fare, di essere curiosi, agire per cambiare ora. Era una contraddizione che l’associazione si occupasse prevalentemente di scambi all’estero e non facesse nulla per valorizzare le risorse di cui disponiamo» 

     Cos’è AIESEC

    Si tratta di un’organizzazione globale, apolitica, indipendente, no-profit gestita interamente da studenti universitari e neolaureati di età media 23 anni. I soci sono studenti di norma interessati alle grandi questioni globali, alla leadership e al management. “Pace e sviluppo del potenziale umano” è la loro mission, come si può leggere sul loro sito. Attualmente AIESEC Italia è presente in 16 città, ha 18 sedi locali e coinvolge 30 tra le migliori università della penisola: oggi l’associazione conta un totale di 1000-1500 membri solo nel nostro Paese.

    Tra le principali finalità che si propone, quella di fare in modo che che i membri acquisiscano “skills” come leadership, efficienza, responsabilità sociale, internazionalismo, autocoscienza. Ad esempio, gli iscritti all’associazione hanno l’opportunità di guidare team in diverse aree tematiche e realizzare progetti. Inoltre, attraverso i programmi di scambio e l’interazione online, gli studenti lavorano a contatto con persone provenienti da tutto il mondo, imparano a lavorare in ambienti diversi e ad acquisire una prospettiva globale: un percorso che di solito li aiuta a fare chiarezza sulla strada da intraprendere in futuro.

    AIESEC a Genova è presente da oltre 60 anni: nata intorno alla fine degli anni ’50 è una delle prime sedi in Italia. Anche qui, nel comitato locale, l’attenzione è rivolta all’etica, al team work, alla sostenibilità, all’innovazione. Si legge proprio sul sito di AIESEC: “Siamo un’associazione globale con una vasta gamma di programmi e progetti gestiti interamente dai nostri membri. Questi investono tra le 10 e 20 ore settimanali in AIESEC, parallelamente alla vita universitaria, alla famiglia, agli amici e alle loro altre attività. Imparano quindi a gestire il tempo e le priorità simultaneamente”.

    I programmi di AIESEC: Move, Play, Make in Italy

    Due i programmi principali dell’associazione, Move e Play. Il primo permette ai giovani studenti italiani di svolgere dalle 6 alle 8 settimane di lavoro in progetti all’estero. I ragazzi vengono supportati nella ricerca dello stage e seguiti passo passo nell’acquisizione di “soft skills” che favoriscano il posizionamento sul mercato del lavoro. 

    Play, invece, permette di entrare a far parte dell’organizzazione e lavorare all’interno di un comitato locale, “per mettere in pratica quello che si studia sui libri attraverso un’esperienza concreta fatta di impegno e crescita professionale”. Mentre Move è un programma internazionale, questo ha carattere spiccatamente più nazionale: chi aderisce, diventa parte attiva nell’aiutare altri giovani a partire per un’esperienza all’estero.

    All’interno di Play, da qualche tempo AIESEC ha lanciato il progetto Make in Italy. L’iniziativa è nata nel 2013 da un’idea di AIESEC Italia e offre ai giovani l’opportunità di imparare, fare esperienza di ciò che studiano solo in teoria, allargare i propri orizzonti a contatto con culture e prospettive diverse. Il nome del programma è una storpiatura del più noto “made in Italy” e non a caso l’iniziativa è fortemente collocata a livello nazionale: il suo scopo è valorizzare le potenzialità di cui dispone l’Italia (moda, manifattura, industria, artigianato, insomma il “made in Italy”) e aiutare i giovani a sfruttare queste eccellenze, invogliandoli a restare in Italia piuttosto che fargli sognare di emigrare già a 18 anni, in cerca di un Eldorado chissà dove.

    Make in Italy si rivolge ai ragazzi di quella che è stata definita la “generazione Erasmus” – persone in movimento, che si spostano, si impegnano in attività di volontariato e professionali, vivono esperienze multiculturali in vari ambiti -, e proprio a loro dice che andarsene via può essere un momento di formazione costruttiva, ma non deve essere una decisione inderogabile: Make in Italy è un imperativo concreto e immediato, un invito a fare, ad attivarsi per la costruzione del futuro dei giovani ventenni e trentenni di oggi, che sappiamo affrontano grosse difficoltà. Il programma cerca di coinvolgere ogni anno sempre più giovani per mettere da parte lo slogan dei “cervelli in fuga” e tornare a credere che i giovani possono ancora portare uno stravolgimento in positivo.

    “Perché con le nostre azioni e attività vogliamo dimostrare che tutto è possibile, anche in Italia. Perché i giovani che entrano in AIESEC sono stanchi degli stereotipi e vogliono dimostrare al mondo che gli italiani non sono solamente pizza, spaghetti e mafia. Perché AIESEC è fatta da una generazione di giovani che vuole sentirsi fiera di essere italiana”, tratto da  http://aiesec.it/lc/trento/.

     

    Elettra Antognetti

  • Scuola digitale, la situazione degli istituti genovesi. Tablet e lavagne interattive, finanziamenti e iniziative

    Scuola digitale, la situazione degli istituti genovesi. Tablet e lavagne interattive, finanziamenti e iniziative

    scuola-piazza-erbe-inaugurazione-27-gennaio-2013 (1)La scuola genovese compie passi decisi verso la digitalizzazione. Sono molti gli istituti che hanno già raggiunto buoni risultati e altrettanti si apprestano a farlo, forti dei finanziamenti ricevuti, ma anche e soprattutto della buona volontà delle persone che ci lavorano. Tante scuole si sono mosse prima di vedere i soldi accreditati e altre lo hanno fatto di loro spontanea iniziativa, aiutate dai genitori.

    Sul sito del MIUR leggiamo che l’intento è fare in modo che l’innovazione digitale “rappresenti per la scuola l’opportunità di superare il concetto tradizionale di classe, per creare uno spazio di apprendimento aperto sul mondo nel quale costruire il senso di cittadinanza e realizzare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”.

    LIM, cl@ssi 2.0,WIFI e rete LAN sono le sigle più in voga fra i dirigenti scolastici. Che cosa significano?

    LIM, lavagna interattiva multimediale

    LIMLa lavagna interattiva multimediale (LIM) è lo strumento che dovrebbe far sparire gessetti e ardesia che, diciamocelo, fanno molto scuola nell’immaginario della maggior parte di noi. La LIM, insieme ad un video proiettore e un pc permette di ampliare le possibilità di insegnamento per gli insegnanti e l’interazione con gli studenti. In parole povere sulla LIM si può scrivere, gestire immagini, vedere video e navigare in rete, ma soprattutto si possono fare video lezioni, creare ambienti virtuali nei quali far agire gli studenti. Le potenzialità sono molte e gli insegnati genovesi formati dai corsi previsti dal Ministero o auto-formatasi sembrano volerle sfruttare. Proprio di questi giorni l’invio di una circolare dell’Ufficio Scolastico Regionale che invita i vari istituti ad eleggere a capofila una singola scuola per chiedere e acquistare i dispositivi digitali in modo da poter avere un contenimento dei costi.

    Le lavagne multimediali si possono acquistare all’interno del MePA, il mercato elettronico della Pubblica Amministrazione, questo dovrebbe garantire costi inferiori al normale mercato. Pare però che il MePA non sia visto così di buon occhio da tutti gli istituti. Ad esempio ci raccontano dall’istituto Comprensivo Centro storico (gli istituti comprensivi riuniscono scuola materna elementare e media)  che non è così di facile utilizzo e la direttrice scolastica del comprensivo di S. Fruttuoso aggiunge che a volte si trovano fornitori vantaggiosi al di fuori del MePA, che poi si dovranno comunque accreditare al suo interno.

    Ad ogni modo, che sia MePa oppure no, una volta acquistata la LIM viene spontaneo chiedersi se tutti gli insegnanti sappiano come utilizzarla per questo sono stati pensati dei corsi di formazione ad hoc.

    Chi tiene i corsi di formazione per l’utilizzo della LIM?

    In una prima fase, con le prime assegnazioni di fondi per la scuola digitale, cioè tramite l’accordo del settembre 2012 fra Miur, Ufficio Scolastico Regionale e Regione Liguria,  erano stati individuati tutor con competenza specifica per formare i docenti. Ad oggi ci racconta Dino Castiglioni Referente per la Scuola digitale dell’Ufficio Scolastico Territoriale – c’è la possibilità di manifestare la propria disponibilità da parte dei docenti che hanno loro competenze specifiche per essere i prossimi formatori. «A livello regionale – continua – abbiamo 20 docenti con le competenze giuste e di questi una dozzina sono a Genova. A loro le scuole potranno rivolgersi per la gestione della formazione al digitale».

    Le cl@ssi 2.0

    Con il termine, molto digitale, cl@ssi 2.0si fa riferimento ad ambienti/classi ricavate all’interno degli istituti scolastici, attrezzate per i nuovi dispositivi didattici e per ottenere il fine ultimo di un più efficace apprendimento. Le classi 2.0 sono sperimentazioni partite già nell’anno scolastico 2008/09 e si assegnano tramite bando regionale. Gli ultimi bandi del 2012 stanno erogando ora i finanziamenti. Secondo i dati dell’ufficio regionale scolastico (in aggiornamento) a Genova le classi sperimentali sono 29.

    Anche qui ritroviamo insieme al finanziamento pubblico l’intervento diretto della scuola, che si muove in autonomia. Citiamo ancora una volta l’esempio dell’istituto Comprensivo Centro Storico che, grazie all’appoggio di una dottoranda in Architettura, riesce ad allestire le cl@ssi 2.0. Anche l’istituto Comprensivo di Pegli si è mosso con anticipo sperimentando i nuovi dispositivi grazie allo sforzo di genitori e insegnanti insieme, che hanno comprato i tablet ai propri figli.

    I finanziamenti pubblici

    Sono stati realizzati diversi bandi nel corso degli anni, tutti partiti da un accordo fra Miur Regione Liguria e Ufficio Scolastico Regionale, i cui fondi sono in corso di erogazione in questi mesi. I fondi sono destinati all’acquisto di LIM, alle sperimentazioni nelle classi 2.0 e all’ampliamento o creazione di reti LAN e di WiFi all’interno degli istituti.

    Inoltre, quest’anno, l’Assessorato alla formazione Liguria ha organizzato una serie di incontri sul territorio per definire i desideri e i progetti del sistema scolastico regionale. Il risultato di questi lavori lo vedremo il prossimo ottobre in occasione della Conferenza Regionale sulla scuola. Per i prossimi finanziamenti aspettiamo le decisioni  dell’autunno.

    Supporto di Regione, Ufficio Scolastico e Miur a parte, diamo un’occhiata a che cosa succede in alcune scuole. Perché ciò che conta è sicuramente avere i dispositivi digitali finanziati, ma ancor di più conta che questi vengano sfruttati al meglio delle proprie capacità. Quello che è emerso dalle nostre telefonate è che l’intenzione della maggior parte degli istituti genovesi è muovere passi significativi verso una scuola digitale indipendentemente dal fatto che i finanziamenti arrivino o meno. E soprattutto che, con un modo di dire efficace in questo caso, le azioni ‘a macchia di leopardo’ delle singole scuole possono e devono portare alla creazione di linee guida e vanno utilizzate come buone pratiche da istituzionalizzare.

    Questo è anche il futuro che auspica l’assessore regionale al bilancio e alla formazione Sergio Rossetti: «vogliamo arrivare ad ottobre (Conferenza regionale sulla scuola 8-9 ottobre 2014 ndr) con la messa a sistema di tutto quello che fino ad oggi è stato fatto, sia grazie ai finanziamenti pubblici che in autonomia dagli istituti. Dobbiamo capire anche come fare a delegare e sostenere le autonomie scolastiche, inoltre punteremo molto sul fondo sociale europeo per reperire risorse contro la dispersione scolastica che in Liguria è aumentata fino al 17%». Anche Alessandro Clavarino, direttore del settore sistema scolastico regionale, ci conferma che va fatto «un ragionamento di sistema come regione, da un lato come media education e dall’altro come scuola digitale».

    Dal Comprensivo di Pegli la direttrice racconta con entusiasmo un percorso – che definisce affascinante – con docenti competenti che stanno utilizzando i tablet per coinvolgere maggiormente gli studenti nelle varie fasi dell’apprendimento. In questo caso la sperimentazione digitale è partita spontaneamente con la collaborazione dei genitori. «Nel nostro caso è stata scelta la tecnologia android, meno dispendiosa e più duttile rispetto ad apple». Ma il messaggio che ci ha colpito nel racconto della direttrice è che la cosa importante è valutare cosa è veramente compatibile con la didattica, cosa può essere modulato sulle esigenze della singola classe. È valsa molto l’esperienza diretta degli insegnanti in classe che hanno verificato cosa fosse fattibile e cosa no.

    Anche il Comprensivo Pontedecimo conferma che il metodo LIM funziona e che i docenti le utilizzano con successo. C’è poi il caso dell’istituto Pertini che sta progettando una struttura di rete fisica e wifi in parte finanziata. A proposito del wifi la sua distribuzione è abbastanza diffusa, ci ha confermato l’ufficio scolastico, alcune scuole se ne sono dotate in autonomia altre con accordi con il comune, altri ancora si attiveranno grazie ai fondi. Il dato di distribuzione generale va oltre il 70/75%.

    Concludiamo questa breve panoramica condividendo le parole di Castiglioni «è importante il fatto che la Regione Liguria ponga particolare attenzione al voler contribuire alla distribuzione in maniera omogenea su tutto il territorio dei finanziamenti».

    Insomma la scuola digitale anche a Genova compie passi importanti verso il futuro, istituto dopo istituto si è inserita correttamente nei tempi che il Ministero per primo ha dettato e ora, in parte con iniziative autonome, si è mossa verso l’innovazione. Ora non resta che attendere la Conferenza regionale di ottobre, l’auspicio è che gli esempi virtuosi possano diventare linee guida per tutta la provincia di Genova e per la Liguria e che i finanziamenti per il 2015 non tradiscano le attese.

     

    Claudia Dani

  • La Regione sorprende tutti e dà il via libera al nuovo Ospedale Galliera: dubbi a palazzo Tursi

    La Regione sorprende tutti e dà il via libera al nuovo Ospedale Galliera: dubbi a palazzo Tursi

    ospedale-galliera-pronto-soccorsoSta circolando la notizia che la giunta regionale, in una parte di seduta non coperta dalla consueta diretta streaming, la scorsa settimana abbia dato il via libera al progetto per la realizzazione del nuovo ospedale Galliera seppure in maniera non ancora del tutto ufficiale. Il progetto, ridimensionato rispetto a una prima stesura che avrebbe richiesto 180 milioni di investimenti, prevede il mantenimento della funzione sanitaria per buona parte dell’attuale ospedale che verrà completato da una nuova struttura con un profondo radicamento nel sottosuolo. I posti letto saranno nell’ordine di grandezza di 400, anziché i 500 inizialmente previsti, ma dovrà essere liberata un’area di circa 20 mila metri quadrati da destinare a nuove funzioni abitative. Un passaggio imprescindibile per cofinanziare gli investimenti necessari.

    La situazione, naturalmente, è monitorata con grande attenzione anche dalle parti di Palazzo Tursi, ove iniziano a registrarsi le prime reazioni. Su tutte, quella di Lista Doria che, oltre alle questioni edilizie, vorrebbe porre l’attenzione su alcune urgenti problematiche di carattere sanitario. «In mancanza di un Piano Sanitario Regionale – sostiene la consigliera Clizia Nicolella, dirigente medico presso Villa Scassi – e stanti le attuali direttive nazionali che mirano al superamento dell’assistenza ospedaliera tramite l’articolazione di un sistema territoriale che preveda anche l’installazione di costruzioni dedicate alla salute (si veda ad esempio la piastra sanitaria in Valpolcevera, ndr), pensare a un intervento spot su un ospedale, senza un’analisi del bisogno del territorio, getta sull’opera quantomeno il dubbio che possa essere realizzata per interessi che esulano dalla salute pubblica».

    In parole più semplici, che servizi vorrebbe inserire il Galliera nel nuovo padiglione? «I soldi vanno investiti dove c’è bisogno – sostiene in maniera sensata ma anche un po’ lapalissiana Nicolella nel suo intervento sul sito di Lista Doria – e il Galliera deve specificare gli obiettivi che vuole raggiungere attraverso un ingente investimento economico». Se le attività previste potessero essere svolte nella struttura esistente con adeguati interventi di ristrutturazione o se si trattasse di servizi già offerti ad esempio dall’IRCCS San Martino – è la sintesi di quanto sostenuto da Nicolella – il progetto di un nuovo ospedale non avrebbe senso e non dovrebbe essere finanziato.

    A proposito di finanziamenti, la cifra necessaria dovrebbe aggirarsi attorno ai 135 milioni di euro: 48 milioni dovranno provenire dalla già citata parziale vendita degli spazi attualmente occupati dall’ospedale; 53 milioni, invece, arriveranno da fondi nazionali e regionali, in funzione anche di un debito pregresso che via Fieschi ha contratto con l’ente ospedaliero; al Galliera, infine, toccherà accendere un mutuo trentennale per i restanti 34 milioni.

    Ma è sulla compartecipazione alle spese da parte delle Regione che a Tursi si storce il naso. Il timore, infatti, è che la cifra destinata a finanziare l’ente presieduto dall’arcivescovo Angelo Bagnasco venga sottratta dalle risorse per la realizzazione dell’ospedale di ponente, ritenuto decisamente più urgente e strategico del Galliera bis.

    Le questioni aperte o, meglio, da aprire sembrano ancora molte e parecchio sostanziose. C’è, ad esempio, il capitolo che riguarda l’iter urbanistico di un progetto presentato nel 2009 e non sottoposto a procedura di valutazione ambientale, all’epoca non ancora introdotta dalla Regione Liguria. Ma siccome le pietre devono ancora essere posate, il nuovo Galliera è comunque soggetto a Vas? E ancora: verrà inserito nel nuovo Puc? Per questo motivo pare che gli stessi consiglieri di Lista Doria siano intenzionati a presentare un’interrogazione a risposta immediata al vicesindaco Bernini nella prossima seduta ordinaria di Consiglio comunale, prevista per martedì 29 aprile. Se ciò non bastasse è anche pronta la richiesta di un’interrogazione a risposta scritta sempre indirizzata al vicesindaco per mettere nero su bianco quali siano le competenze e le intenzioni dell’amministrazione genovese a riguardo. In ballo, infatti, c’è la necessità di una variante urbanistica che preveda il cambio di destinazione d’uso per i padiglioni del Galliera attualmente per servizi sanitari ma che diventerebbero a funzione abitativa. «Tale variante – dicono ancora i consiglieri di Lista Doria – è stata bocciata dal Tar e riabilitata dal Consiglio di stato: il Comune intende mantenerla o modificarla? La modifica a tale variante urbanistica deve passare in Consiglio comunale?».

    Insomma, come sempre accade con l’avvicinarsi delle elezioni (non solo europee ma anche quelle per il rinnovo di via Fieschi, previste il prossimo anno) le notizie sull’accelerazione di opere grandi, medie e piccole rimaste al palo per anni si moltiplicano tanto quanto i campi di confronto e scontro politico. Solo il tempo potrà dire quante delle molte parole che stanno iniziando a circolare si tramuteranno in fatti, cantieri e opere compiute.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Abbattimento delle barriere architettoniche, linee guida del Comune: priorità alle scuole

    Abbattimento delle barriere architettoniche, linee guida del Comune: priorità alle scuole

    palazzo-tursi-D7Il diritto di accesso e libera mobilità a tutti i cittadini è una delle sfide più importanti intraprese dalla civiche amministrazioni di tutta Italia negli ultimi dieci anni. L’abbattimento delle barriere architettoniche è un processo ancora in atto, in qualunque zona della penisola, da nord a sud. A Genova, specialmente, considerata la particolare conformazione geografica caratterizzata anche dalla presenza di un vasto centro storico con strutture architettoniche di tipo monumentale.

    La Giunta comunale ha approvato oggi i criteri di ripartizione e le linee guida per l’utilizzo dei fondi destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche. Il documento è il risultato del lavoro coordinato dall’assessorato Legalità e ai Diritti con l’Ufficio Accessibilità e la Consulta Comunale per i Diritti degli Handicappati, insieme alle Direzioni rappresentate nella Commissione Barriere, per la ridefinizione dei “criteri di ripartizione e alla formulazione delle linee guida per l’utilizzo dei fondi destinati all’abbattimento delle barriere architettoniche e localizzative, per opere, edifici ed impianti di competenza comunale, secondo un ordine di priorità necessariamente imposto dalla limitatezza delle risorse accantonate”.

    “La Commissione, istituita con decisione della Giunta comunale n.94 del 22 marzo 2001, esamina, approva ed eventualmente finanzia i progetti per rendere accessibili strade ed edifici pubblici sul territorio comunale, attingendo dalle risorse disponibili ogni anno e provenienti dall’accantonamento del 10% degli oneri di urbanizzazione accertati e riscossi. L’accantonamento di questa quota parte di oneri è specificatamente previsto dalla legge 13/1989, secondo le indicazioni del DPR. 503/1996. La Commissione assegna i fondi necessari per interventi di abbattimento di barriere architettoniche esistenti per costruzioni antecedenti l’11 agosto 1989, data dell’entrata in vigore della normativa in materia, presupponendo che tutte le costruzioni successive dovrebbero essere già di per sé completamente accessibili”.

    “L’Amministrazione si è attivata prevedendo per tutti i progetti di opere e lavori pubblici e opere o lavori privati ad uso pubblico, l’acquisizione del parere dell’ufficio Accessibilità espresso di concerto con la Consulta nelle fasi preliminari di realizzazione del progetto ed in ogni caso prima dell’approvazione definitiva”. I maggiori sforzi saranno incentrati sulle scuole “dove possono trovarsi i nostri piccoli cittadini disabili, eliminando, per quanto si riuscirà con le risorse disponibili, le barriere ancora presenti, per consentire di accedere, frequentare e vivere quei luoghi affrontando meno ostacoli possibili. Ma anche tutti gli altri cittadini con difficoltà motorie sono presi in considerazione nelle linee di finanziamento dei progetti, dai giovani agli anziani, dalle mamme che spingono passeggini, alle persone che subiscono un incidente, una malattia e provvisoriamente incappano nel limite della loro mobilità ridotta”.

    Nella nota stampa diffusa nel primo pomeriggio, il Comune di Genova riporta l’elenco degli interventi relativi all’ultimo triennio, resi possibili grazie all’utilizzo degli oneri di urbanizzazione:

    – Via Garibaldi: rifacimento totale della pavimentazione in lastre di pietra, previa asportazione e riutilizzo delle stesse, nonché rifacimento completo di tutte le utenze presenti nel sottosuolo;
    – Palazzo Comunale: realizzazione di una rampa interna a Palazzo Tursi, previe opere di scavo e sottomurazione, al fine di eliminare il vetusto impianto servo scala e permettere l’accessibilità diretta a Palazzo Albini, sede degli Uffici del Comune di Genova;
    – Palazzo Bianco: è in fase di realizzazione un collegamento tramite rampa che permetta l’accesso da via Garibaldi a Palazzo Bianco, previa creazione di un nuovo varco porta e rampa interna in metallo;
    – Biblioteca Berio: è stata realizzata una rampa in acciaio, posta nel cortile interno della biblioteca, che permette l’accesso diretto al palco della sala conferenze ed ai servizi igienici;
    – Scuola De Scalzi: è in fase di realizzazione un servizio igienico per disabili, al piano terra, dove si trovano la palestra e i laboratori;
    – Scuola Da Passano: è stata finanziata la fornitura e messa in opera di nuovo impianto ascensore;
    – Scuola Materna Bacigalupo e Cantore Via Reti C. Ovest: è stata finanziata la fornitura e messa in opera di nuovo impianto ascensore;
    – Scuola Gallino:  è in fase di cantierizzazione la realizzazione di un nuovo impianto ascensore;
    – Abbattimento delle barriere presso il centro giovani polivalente di via Pellegrini;
    – Adeguamento dei locali di piazza Americhe: sportello vittime di reato- Centro est;
    – Fornitura e posa in opera di mappe tattili per non vedenti presso il MuMa, a Castelletto e a Principe
    – Creazione di un tavolo tattile girox a Palazzo Bianco per non vedenti;
    – Realizzazione di un impianto di induzione magnetica nella sala Linnea per non udenti;
    – Realizzazione di impianto di induzione magnetica nell’auditorium della biblioteca De Amicis per non udenti.

  • “Bocche tassate”, di che cosa si tratta? Uno spreco di oltre 7 miliardi di litri ogni anno di acqua pulita

    “Bocche tassate”, di che cosa si tratta? Uno spreco di oltre 7 miliardi di litri ogni anno di acqua pulita

    rubinettoLo ammettiamo: fino a ieri non avevamo mai sentito parlare di “bocche tassate o tarate”. E, mossi da questa nostra ignoranza di fondo, con curiosità abbiamo deciso di soffermarci sull’articolo 54, interrogazione a risposta immediata, con cui il capogruppo dell’Udc, Alfonso Gioia, ha chiesto chiarimenti all’assessore Garotta in merito a questa particolare tipologia di fornitura di acqua ai condomini della città, che crediamo sia noti a pochi non addetti ai lavori.

    Per chi, come noi, si fosse avvicinato per la prima volta al termine, dunque, specifichiamo che si sta parlando di un sistema di tariffazione flat, un po’ come quello dei cellulari, che non tiene in considerazione il consumo effettivo del bene pubblico ma prevede un pagamento forfettario a fonte di una fornitura giornaliera in misura fissa. Questa tipologia di impianto veniva installata a Genova fino agli Settanta e prevede una vasca di accumulo condominiale che vada ad alimentare i serbatoi dei singoli appartamenti. L’acqua erogata ma non consumata confluisce in una vasca di riserva e, da qui, direttamente alle fogne anche se si tratta di acqua ancora pulita. Con uno spreco immane. «Secondo i dati forniti dalle associazioni condominiali – ha detto Gioia – a un condominio a bocca tarata vengono erogati mediamente 5200 metri cubi di acqua all’anno mentre uno con il contatore ne consuma circa 2300». Ne deriva che ogni bocca tassata spreca ogni anno 2 milioni e 900 mila litri di acqua. Ma quanti sono i condomini che utilizzano questo sistema sprecone?

    «Sulle 47 mila utenze di tutto il Comune di Genova – ha specificato l’assessore Garotta – solo 2500 sono interessate da questa tipologia di fornitura». Proseguendo i nostri calcoli, le “bocche tassate” comporterebbero per tutto il territorio comunale uno spreco pari a 7 miliardi e 250 milioni di litri di acqua pulita ogni anno! Un vero e proprio disastro ambientale, senza considerare la ricaduta economica. «Siamo di fronte a uno spreco non più tollerabile – aggiunge Gioia – se pensiamo anche che a Genova l’acqua è tra le più care d’Italia, con una differenza che oscilla tra il 10 e il 20 per cento rispetto al costo medio italiano. Ma a questa diversità di costi non corrisponde né una qualità elevata di servizi né tantomeno una quantità importante di investimenti».

    Possibile, dunque, che non si possa fare nulla per eliminare definitivamente tutti gli impianti di questo genere? «Il problema di questi impianti – spiega Garotta – è che non possono essere riconvertiti perché non sarebbero in grado di sopportare le pressioni normali dal momento che sono stati concepiti per un flusso costante a pressione ridotta». Negli anni passati alcuni condomini hanno superato questo sistema ma i lavori, di norma, vengono fatti nel quadro di una più complessiva ristrutturazione che consente una più facile ammortizzazione per gli inquilini. «Sono d’accordo che questo sistema vada superato – ha ammesso l’assessore – e la precedente amministrazione aveva anche approvato una mozione che consentiva l’abbattimento del canone di occupazione suolo in carico al condominio che si fosse adoperato per il superamento della “bocca tassata”. Tuttavia, si tratta spesso di costi che i condòmini non sono disposti a sostenere, neppure di fronte agli incentivi proposti dalla Regione qualche tempo fa».

    «Non basta essere d’accordo – ha replicato il consigliere Gioia – ma mi aspetterei che l’amministrazione prendesse un’iniziativa concreta per risolvere queste problematiche. Anche perché, se capisco l’aspetto dal punto di vista del privato che può essere spinto a intervenire solo attraverso una cospicua incentivazione, non capisco come si possa continuare a fare nulla per le 800 utenze a bocca tassata (1/3 del totale, ndr) che risultano in capo al Comune». Insomma, proviamo a parafrasare Gioia, com’è possibile che una giunta che si è sempre schierata a tutela dei beni comuni fin dalla campagna elettorale, si renda partecipe dello spreco annuale di miliardi di litri di “oro blu”?

    Sarà probabilmente per colpa dei tempi ristretti imposti dal regolamento alla trattazione degli articoli 54, ma su questo punto l’assessore Garotta non si è espressa. Qualche parola, invece, è stata spesa sulla questione delle tariffe salate. «Dopo decenni di attività – ricorda l’assessore – a partire dai primi anni 2000 Genova sta sostenendo investimenti fondamentali e da sostenere quasi esclusivamente con le tariffe del servizio idrico in assenza di fondi europei o altre forme di finanziamento a fondo perduto. E molto terreno abbiamo ancora da recuperare se si pensa, ad esempio, al depuratore in previsione per la nuova area centrale genovese (qui l’approfondimento di Era Superba)».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Comune di Genova, primo passo verso l’approvazione del bilancio consuntivo per il 2013

    Comune di Genova, primo passo verso l’approvazione del bilancio consuntivo per il 2013

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DDurante la Giunta di oggi è stato approvato il bilancio consuntivo 2013 del Comune di Genova. Lo ha comunicato l’ufficio stampa di Tursi con una nota. Il documento (oltre 1000 pagine, ndr) dovrà ora essere approvato dal Consiglio comunale, andrà in commissione nei prossimi giorni e arriverà in Aula Rossa per la votazione definitiva dopo le festività pasquali.

    A luglio dello scorso anno, prima della lunga pausa estiva, il Comune aveva approvato il bilancio preventivo per il 2013 (in parole povere le “previsioni” di entrata e uscita in linea con disponibilità ed obiettivi, ndr). Il bilancio consuntivo, che riguarda invece il flusso “reale” di cassa nell’anno,  si è chiuso con un avanzo di amministrazione (fondo di cassa finale + residui attivi -residui passivi, quello che in un’azienda a scopo di lucro verrebbe definito “utile”, ndr) che “al netto dei fondi vincolati e degli accantonamenti obbligatori, ammonta ad euro 5.942.740,25”.

    L’approfondimento >>  Bilancio preventivo 2013, entrate e uscite

    Nella nota il Comune sintetizza anche i dati ritenuti “salienti”:

    “Sono stati finanziati investimenti per circa 169 milioni di euro; È stato rispettato il patto di stabilità e, grazie ad una oculata gestione di cassa, non è stato necessario ricorrere ad anticipazioni di Tesoreria; È proseguito il percorso di graduale riduzione del debito complessivo del Comune, ridotto nell’anno di ulteriori 37 milioni di euro, dopo aver contratto mutui per oltre 39 milioni di euro destinati a investimenti; Il Comune di Genova, per il secondo anno consecutivo, si conferma Comune “virtuoso” , avendo rispettato tutti i 10 indici di buona gestione finanziaria previsti dalla legge. La dimensione finanziaria del bilancio consuntivo 2013 ammonta complessivamente a 1,685 miliardi di euro“. La dimensione finanziaria è  – riducendo all’osso – il rapporto/differenza tra debito e mezzi propri.

    Con l’approvazione del bilancio consuntivo, si aprirà ufficialmente il dibattito che porterà al bilancio preventivo 2014. Nei prossimi giorni approfondiremo il tema per dare ai lettori un quadro più completo.

  • La Torre Grimaldina e le carceri di Palazzo Ducale: la nostra visita e il punto sulla gestione

    La Torre Grimaldina e le carceri di Palazzo Ducale: la nostra visita e il punto sulla gestione

    genova-panorama-carceri-palazzo-ducaleUna parte della città da esplorare, ricca di storia e di mistero: la Torre Grimaldina di Palazzo Ducale, che svetta sulla città e domina tutto il centro, fino al Porto Antico, e le antiche (e a detta di molti terribili) carceri attive fino al 1930.
    Quanti genovesi le hanno mai visitate? Qui è racchiuso un pezzo fondamentale della storia della Repubblica, fino al primo dopoguerra. Noi le abbiamo visitate nel corso di #EraOnTheRoad e con noi i lettori che hanno seguito la diretta. Per chi si fosse perso la visita, vi raccontiamo com’è andata e, soprattutto, cerchiamo di fare il punto della situazione sulla gestione di questo patrimonio cittadino.

    La storia della Torre Grimaldina e delle carceri

    carceri-palazzo-ducale-jacopo-ruffini

    Muniti di elmetto, iniziamo la visita: una precauzione necessaria (ce ne accorgiamo alla prima testata, ndr) dovuta al fatto che i soffitti delle celle sono molto bassi e le porte superano appena il metro e 50. La torre risale all’incirca agli ultimi anni del 1200-primi del 1300, e ha segnato la storia della Genova medievale, con tutti gli stravolgimenti che l’hanno portata dall’età repubblicana e dall’indipendenza, all’assoggettamento al Regno di Sardegna, fino al Fascismo.

    Distribuita su sette piani, all’interno erano imprigionati soprattutto intellettuali, personaggi politici e dell’aristocrazia perlopiù genovese dell’epoca. Tra i tanti, il più famoso è Jacopo Ruffini, patriota e amico di Mazzini, che fu l’anima di una trama che avrebbe dovuto provocare un moto insurrezionale a Genova e Alessandria nel giugno 1833. Arrestato, fu poi rinchiuso nella torre, e morì suicida nel giro di un mese: trovato da una guardia steso a terra immerso nel proprio sangue, con la carotide recisa. La tesi del suicidio, pur essendo la più accreditata, lascia il posto a quella dell’omicidio mascherato, ma di certo ormai è difficile appurare il reale svolgimento dei fatti.

    Furono imprigionati Sinibaldo Scorza (1625 per lesa maestà), il pittore Domenico Fiasella (1626 per ferimento), Luciano Borzone (1628 per ferimento) e nello stesso tempo e per la stessa ragione A.G. Ansaldo. Inoltre, non dimentichiamo Dragut, il feroce pirata saraceno, terrore dei mari ai tempi di Andrea Doria; Pieter Mulier, detto “il Tempesta”, punito per aver fatto assassinare la moglie; Nino Bixio, imprigionato nella metà dell’Ottocento a seguito di tumulti scoppiati al teatro Carlo Felice. Tra loro anche Giuseppe Garibaldi, che fu arrestato a Chiavari in seguito alla caduta della Repubblica Romana.

    Scopriamo che alle cellette erano dati curiosi nomi come Paradiso, Superbia, Examinatorio, Canto, Reginetta, Donne, Luna, Palma, Gentilomo, Gallina, Strega, Volpe. Secondo alcuni esisteva anche una cella chiamata Grimaldina che avrebbe dato poi il nome alla Torre. Queste erano tra le carceri più temute e crudeli dell’epoca, in cui i condannati vivevano in condizioni misere, con scarso vitto, spazi angusti, forte umidità e temperature ostili, che in poco tempo minavano la salute dei reclusi e li portavano alla morte. Solo pochi sono sopravvissuti e solo uno – si dice – è riuscito a scappare, calandosi con una corda.

    Qui c’era anche un tribunale con strumenti di tortura (come la corda a cui gli inquisiti venivano appesi per le braccia, legate a loro volta dietro alla schiena e con pesi attaccati ai piedi) e si eseguivano condanne a morte.

    La gestione e le visite

    All’interno del complesso di carceri e torre incontriamo il custode, la persona di turno che si occupa di garantire l’apertura al pubblico del complesso. Lui un ex detenuto del carcere genovese di Marassi, dove ha trascorso 30 anni. Da circa un anno, ormai, ha trovato impiego proprio qui, nelle antiche carceri della città, grazie a un accordo tra amministrazione di Marassi e Palazzo Ducale, allo scopo di coinvolgere gli ex detenuti in un percorso di riabilitazione verso l’impiego. Prima, invece, a svolgere il ruolo di custodi erano i volontari dell’arma dei Carabinieri. Oggi in totale le persone coinvolte sono cinque, diverse per età e per percorso: la collaborazione per ora prosegue bene e che gli ex detenuti siano soddisfatti del loro impiego lo si capisce dall’entusiasmo che mostrano nel fornirci informazioni e nel rispondere alle nostre domande.

    Le carceri e la Torre sono aperte al pubblico e visitabili dal 2008 e da circa 5-6 anni funzionano a pieno regime, richiamando flussi di visitatori. Un’iniziativa piuttosto recente ma che non manca di sortire i suoi effetti positivi: con alti e bassi, racconta il nostro interlocutore, si arriva anche a un centinaio di persone al giorno, con gli alunni delle scuole e i visitatori delle mostre del Ducale, che deviano quassù perché possono godere di riduzioni e biglietto integrato.

    carceri-palazzo-ducale-ultimo-pianoRimaniamo perplessi solo per quanto riguarda l’ultima parte del percorso, quella superiore che accede direttamente al terrazzo sul tetto: teoricamente è inaccessibile anche se non ci sono controlli e chiunque, in realtà, può accedervi con facilità. «La porta è chiusa e non si può accedere al piano superiore ma se qualche visitatore sale fin su, come facciamo noi a saperlo? La mia postazione è qui all’ingresso, e non possiamo controllare. Personalmente, non penso che sia pericoloso salire, ma certo non possiamo impedirlo: si sale a proprio rischio. Sarebbe importante intervenire per la messa in sicurezza: non si tratta di interventi complicati, a mio avviso, solo la scala che conduce al tetto è un po’ stretta e ripida».

    Investire nel potenziamento di una struttura che attrae visitatori significherebbe darle modo di affermarsi definitivamente come polo turistico di sicura attrattiva,per genovesi e turisti, un osservatorio privilegiato per guardare Genova da un punto di vista inconsueto. I nostri lettori, durante la diretta twitter di #EraOnTheRoad, raccolgono la nostra provocazione e avanzano ipotesi entusiastiche di apertura del tetto e di rivalutazione del luogo: chi propone una collaborazione con il Museo del Risorgimento (in linea con la storia delle carceri), chi un sistema di riapertura e valorizzazione, che prevede su tutti una pagina Facebook e Twitter, un sistema video per la riproposizione di immagini panoramiche, il coinvolgimento di artisti in contest per valorizzare le potenzialità del luogo.

     

    Elettra Antognetti

  • Continuano le polemiche in Consiglio comunale: l’attacco al sindaco Marco Doria

    Continuano le polemiche in Consiglio comunale: l’attacco al sindaco Marco Doria

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-discorso-D3Come era prevedibile, in Consiglio comunale è tornata di prepotenza la discussione sugli avvenimenti della settimana scorsa che avevano portato alla chiusura anticipata dei lavori, dopo neppure dieci minuti dall’inizio effettivo, a causa della mancanza del numero minimo legale di consiglieri in aula al momento della votazione sulla delibera, già rinviata la settimana precedente per lo stesso motivo, di modifica al piano comunale per le attività di vendita di alimenti e bevande.

    Il sindaco, infatti, non aveva avuto mezze misure nei giorni scorsi nel definire «indecente» il comportamento dei consiglieri di opposizione, che avevano abbandonato l’aula al momento del voto facendo così mancare i numeri alla maggioranza, e nel chiedere a gran voce la rinuncia al gettone di presenza.

    Se quello del gettone di presenza risulta essere, nei fatti, un falso problema perché molti consiglieri superano costantemente il limite di 18 presenze mensili tra consigli e commissioni oltre le quali non si riceve più alcun rimborso, più scalpore hanno fatto le dichiarazioni del primo cittadino che sul tema sembrava aver perso il suo tradizionale aplomb. E la discussione, seppur quasi sempre educata a parte qualche interiezione non proprio adeguata alla Sala Rossa, si è fatta piuttosto pesante nei contenuti durante un articolo 55 che ha aperto i lavori della seduta ordinaria del Consiglio comunale.

    «Ho avuto la sensazione che, come talvolta avviene alle famiglie ricche, il sindaco sia stato ossessionato dalla questione del denaro e del rimborso e abbia perso il senso della realtà» è l’attacco di Enrico Musso. «Lei – ha detto lo sfidante di Marco Doria alle scorse amministrative – ha preferito concentrarsi su aspetti secondari definendo indecente un comportamento dell’opposizione assolutamente legittimo, proponendo di rinunciare al gettone di presenza quando in realtà i consiglieri erano presenti ma hanno deciso di non partecipare al voto uscendo dall’aula. I consiglieri hanno spesso rinunciato al gettone di presenza per motivi seri, quindi la sua mossa di dipingere i consiglieri comunali come una casta politica presente solo per quei 50/60 euro netti per sedute che durano in media 5 ore, credo sia ingiusta, scorretta e offensiva e vada a solleticare gli umori dell’antipolitca imperante come se noi fossimo qui per arricchirci a fronte di cifre che sono all’incirca pari alla retribuzione del suo personale di servizio o alla rendita che nello stesso intervallo di tempo le sue proprietà immobiliari producono senza che lei muova un dito».

    Contro il primo cittadino è intervenuto anche il consigliere Anzalone, in maggioranza come Idv all’inizio del ciclo amministrativo e ora passato al Gruppo misto: «Capisco che dopo due rinvii si sia trovato di fronte a un motivo di imbarazzo ma non trovo corretto addebitare la mancanza del numero legale all’opposizione anche perché dovrebbe avere una maggioranza piuttosto ampia. Sarebbe stato opportuno prendersela con i propri consiglieri». Un concetto ripreso anche dal capogruppo dell’Udc, Alfonso Gioia: «Le ricordo, sindaco, che non è solo questione di ritardo di un paio dei suoi consiglieri perché la settimana prima la stessa delibera non aveva raggiunto il numero legale al termine della seduta. Non crediamo di essere mai stati indecenti nei nostri comportamenti istituzionali sia in aula sia attraverso dichiarazioni alla stampa circa il lavoro della sua amministrazione. Il nostro comportamento è sempre rientrato nella dialettica politica delle forze di opposizione, visto che l’ostruzionismo rientra tra i principi democratici dei valori assembleari. Se uno non condivide un regolamento può ritenere non sufficiente esprimere il proprio dissenso solo con il voto contrario».

    L’ultima parola dell’accusa è di Edoardo Rixi, Lega Nord: «Chi c’era non può avere la colpa di esserci stato, a meno che non vogliamo fare del benaltrismo con un altro tipo di discorsi. È legittimo che l’opposizione faccia saltare il numero legale alla maggioranza e succede spesso anche in Commissione regionale: è un segnale che la Giunta ha qualche problema».

    A difendere a spada tratta il sindaco, fatto piuttosto raro di questi tempi a Palazzo Tursi, è stato il capogruppo del Partito democratico, Simone Farello attraverso un deciso “mea culpa”: «Vogliamo porre in maniera politica e formale le nostre scuse alla città perché indipendentemente dal gettone lo spettacolo di un consiglio comunale che non è in grado di esercitare la propria funzione istituzionale per mancanza del numero legale è uno spettacolo che i cittadini genovesi non meritano. E la responsabilità va attribuita principalmente alla maggioranza e dentro alla maggioranza al gruppo di maggioranza relativa che è il nostro e principalmente al suo capogruppo, che sono io. Ci sono molte cose di cui è responsabile un sindaco anche all’interno dell’aula consigliare, ma tra queste non c’è il mantenimento del numero legale. Noi abbiamo mancato di rispetto a questa istituzione e, naturalmente, abbiamo rinunciato all’emolumento che viene corrisposto per l’esercizio della nostra funzione». Ma la responsabilità dell’accaduto, secondo Farello, non è solo del Pd: «Il sindaco forse avrà sbagliato i toni, ma una cosa condivisibile l’ha detta: la responsabilità del funzionamento di un’istituzione è condivisa da tutta l’istituzione, maggioranza e minoranza. E farsi vanto di aver fatto fallire un consiglio comunale è titolo d’onere ben misero, ben più significativo sarebbe mettere la maggioranza in minoranza con i voti e con i numeri».

    «Dietro il discorso di Farello – ribatte il capogruppo Pdl, Lilli Laurosembra leggersi un “caro sindaco, per ora ci siamo ma non sappiamo fino a quanto. Capisco che il suo sia stato un attacco politico e non personale – dichiara la consigliera, lanciando una vera e propria ode accusatoria rivolta direttamente al sindaco – ma se dice che sono indecente, allora lei è inconsistente e ha una fiacchezza disarmante nell’operare. La sua amministrazione ha una svogliatezza dimostrata anche dagli assessori che spesso leggono fogli di carta degli uffici senza capirne il contenuto. La sua maggioranza è pigra perché spesso non riesce a garantire il numero legale. Tutto questo è inutilità dell’essere, ignavia. E non vorrei che questa ignavia mandasse all’inferno la città perché andando avanti di questo passo tutti noi siamo nel baratro».

    Paolo Putti, capogruppo del Movimento 5 Stelle, ha provato a riportare la discussione sui temi della delibera: «Anche io sono uno di quelli indecenti, inopportuni, inadeguati che devono vergognarsi. Io però non mi offendo e anzi mi viene il dubbio che finalmente abbiamo fatto qualcosa di importante viste le reazioni. In realtà scopro che, tempo fa, abbiamo appoggiato una delibera fatta perché era coraggiosa e l’abbiamo approvata quando la maggioranza non l’avrebbe sostenuta. Poi la delibera è stata rivista, privata di elementi importanti su pressioni della grande distribuzione. Ma le modifiche non passano una volta perché i consiglieri di maggioranza sono usciti in anticipo e una seconda volta perché sono arrivati in ritardo. E allora, sindaco, siamo veramente noi che dobbiamo vergognarci?».

    A differenza di quanto molti si sarebbero aspettati, nella sua risposta il sindaco non chiede scusa ma corregge solo leggermente il tiro ribadendo una ferma condanna a quanto accaduto la scorsa settimana. Dopo aver ripreso le parole affidate alle agenzie la scorsa settimana, in cui viene sottolineata le responsabilità dei consiglieri di maggioranza e minoranza, Marco Doria sostiene che «la sospensione del funzionamento di organismi democraticamente eletti è una forma prevista nei casi in cui si ledono diritti fondamentali delle persone, dei singoli consiglieri. Ritengo però che in condizioni di normalità, quando si votano delibere e regolamenti, sia corretto restare in aula e votare a favore o contro». Il primo cittadino torna, dunque, a puntare il dito contro i consiglieri di opposizione: «Approfittare del ritardo di pochi minuti di alcuni consiglieri di maggioranza è un atteggiamento da “giochino”, assolutamente illegittimo». Nel suo intervento, il sindaco riprende anche il concetto dell’antipolitica sollevato da alcuni interventi di chi l’aveva preceduto: «Non sono io che fomento l’antipolitica. L’antipolitica esiste nel nostro Paese ed è stata alimentata da comportamenti diffusi e generalizzati di persone che siedono in assemblee elettive o che sono comunque legate al modo della politica. Anche noi facciamo parte di questo mondo e dobbiamo distinguere i nostri comportamenti da questo clima pericoloso per la democrazia. Abbiamo perso un’occasione perché lo spettacolo di un consiglio comunale che si chiude dopo 8 minuti è un cattivo servizio alle istituzioni e alla democrazia e favorisce un clima di antipolitica, al di là delle intenzioni che possano esserci state a monte».

    Infine, una battuta sul gettone presenza: «Rinunciare al gettone di presenza per 8 minuti di Consiglio, come mi ha fatto sapere con una nota ufficiale il consigliere Gioia per quanto riguarda il suo gruppo, è un modo per rispondere a una possibile critica per quella che considero una scenata durata 8 minuti».

    Anche se, come ricorda Enrico Pignone capogruppo Lista Doria non intervenuto direttamente nel dibattito in Sala Rossa, il lavoro dei consiglieri spesso va oltre le sedute di consiglio e di commissione ed è fatto di contatti con i cittadini e di mediazioni politiche per cui non è prevista alcuna retribuzione.

    Per la cronaca, ieri la votazione sulle modifiche al “Regolamento comunale per le attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande” ha finalmente avuto luogo con esito positivo: 38 i consiglieri presenti al momento del voto, 22 i sì della maggioranza a cui si è aggiunto De Benedictis (Gruppo misto), 10 i no di Udc, M5S e Lista Musso, 6 gli astenuti (Pdl, Lega Nord e Anzalone del Gruppo misto).

    Simone D’Ambrosio

  • Gronda, i passi indietro di Autostrade e le incongruenze fra Regione e Ministero. Impasse operativa?

    Gronda, i passi indietro di Autostrade e le incongruenze fra Regione e Ministero. Impasse operativa?

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    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    Il Consiglio comunale torna a parlare di Gronda. Lo spunto è fornito da un articolo 54 del capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, che ha interrogato il vicesindaco Bernini in merito al ricorso al Tar della Liguria inoltrato da Società autostrade per dirimere i conflitti in essere tra le prescrizioni del Ministero (qui l’approfondimento) e le valutazioni di Regione Liguria.

    In realtà la domanda posta dal consigliere sembra non centrare pienamente i termini della questione: «Siamo di fronte a un paradosso – dice Pastoino – perché Autostrade facendo ricorso al Tar non intende rispettare le prescrizioni previste per la realizzazione dell’opera. Siamo di fronte a un monopolista che si rifiuta di adeguare il progetto ma si dimentica di essere un concessionario e non un padrone».

    «Probabilmente – spiega Bernini – il consigliere Pastorino non ha letto il testo del ricorso al Tar o non l’ha capito pienamente. Autostrade, infatti, non rifiuta le prescrizioni ma sottolinea che gli uffici della Regione e poi la Giunta hanno prodotto un testo che porta alcune incoerenze rispetto ai 43 punti previsti dal Ministero dell’Ambiente. Il problema nasce dal fatto che il documento licenziato dalla Regione viene acquisito e fatto proprio dal Ministero all’interno della stessa Valutazione di impatto ambientale».

    autostrada-cemento-impatto-ambientaleLe incongruenze riguardano soprattutto questioni verbali e temporali, che rischiano però di tradursi in una vera e propria impasse operativa. Entrando nel merito, una prima discordanza viene fornita riguardo le modalità di trattamento delle pietre: la Regione sostanzialmente vuole garanzie da parte di Autostrade prima della presentazione del progetto definitivo, mentre Autostrade, facendosi forza di quanto previsto dal Ministero, vorrebbe aspettare di entrare in possesso dell’area per poter fare analisi più attente e coerenti. In discussione c’è anche la questione del declassamento del tratto autostradale esistente: da un lato la Regione prevede una decisione immediata, dall’altro il Ministero ha dettagliato un percorso più complesso che prevede anche l’approvazione di Anas. «È la Regione che sbaglia – sostiene il vicesindacoperché solo il progetto definitivo consente di fare gli espropri e passare formalmente i terreni ad Autostrade. Ma il problema nasce perché le valutazioni regionali sono state fatte da tecnici ambientali che non conosco nulla della parte giuridica».

    Valutazioni che parrebbero errate, dunque, e che tuttavia il presidente Burlando e gli assessori hanno approvato. «La questione poteva essere risolta direttamente in Conferenza dei servizi – dice Bernini – facendo prevalere le prescrizioni del Ministero che sono di maggior buon senso. Tra l’altro, avevo già evidenziato queste incongruenze all’assessore Paita durante la redazione dei documenti regionali che avevo avuto modo di vedere: peccato che siano andati a modificare solo il dispositivo della relativa delibera e non l’impegnativa da cui nascono tutte le incoerenze».

    Incoerenze di cui Società Autostrade si fa forte per cercare di procrastinare il più possibile l’avvio dei lavori. Ancora Bernini: «È normale che il concessionario nicchi. Non dimentichiamoci che siamo di fronte a un soggetto che ha l’obbligo del potenziamento dell’impianto industriale a cui deve ottemperare attraverso i soldi incassati dai pedaggi. È naturale che gli convenga ritardare i lavori perché nel frattempo può investire la stessa liquidità come meglio crede, ovvero soprattutto all’estero e in America latina in particolare.  Inoltre, se si deve scegliere tra un lavoro o un altro, è altrettanto ovvio che si prediliga quello che va ad aumentare il tratto autostradale con pagamento di pedaggio perché, se si tratta solo di un’opera sostitutiva, non ha alcun guadagno né interesse a far partire i lavori. Però, questo adeguamento infrastrutturale fa parte del prezzo che il concessionario deve pagare per avere la concessione: non può fare giochini per tirarsi indietro, se no la concessione la diamo a un altro».

    E il “giochino” in questo caso si chiama ricorso al Tar, con cui Società autostrade chiede la sospensiva della Via o il rimando al Ministero per fare chiarezza sulle contraddizioni. Sembra, dunque, che si sia creata un’alleanza, apparentemente involontaria, tra chi non vede di buon occhio l’infrastruttura e chi dovrebbe realizzarla. «Temo che la Gronda non sia l’unica situazione in cui la Regione abbia fatto passi falsi per danneggiare il Comune di Genova, o meglio, i cittadini genovesi» commenta Bernini con sorriso sibillino, facendo ovvio riferimento alle diatribe sollevate dalla Vas sul Puc. «A ciò dobbiamo aggiungere che, mentre cerca di rallentare il percorso, Autostrade non vuole assumersi la responsabilità di scelte clamorose per cui sta andando avanti nella produzione dei materiali per la Conferenza dei servizi, che dovrebbero essere pronti nel giro di una settimana».

    Ma che cosa succede finché il Tar non si pronuncerà? Fermi tutti? «Assolutamente no. Sto continuando a vedermi con Autostrade e ancora stamattina (ieri, ndr) abbiamo portato avanti le questioni che riguardano quantomeno gli interferiti» assicura il vicesindaco.

    [quote]«La Regione ha titolo per presentare le prescrizioni e non vedo perché il Comune non possa mettersi dalla parte della Regione e dei cittadini e non da quella del più forte, come spesso accade in queste situazioni. Il Comune deve impedire che Autostrade se la canti e se la suoni da sola». Gian Piero Pastorino non ci sta e replica così alla risposta del vicesindaco.  [/quote]

    Quindi, la posizione del Comune, resta “avanti tutta, senza alcuna esitazione”?

    «Noi non entriamo nel tecnico – risponde Bernini – altrimenti c’è il rischio di perdersi per strada. Semplicemente, il Comune ritiene opportuno che non venga concessa alcuna sospensiva ma che si convochi la Conferenza dei servizi e si faccia chiarezza in quella sede. E ho ragione di ritenere che il ricorso possa essere risolto proprio in questi termini. Nel dibattimento che ne scaturirà, toccherà poi al ministro Lupi far capire che prevalgono le prescrizioni ministeriali rispetto alle decisioni delle Regione».

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Accademia Ligustica di Belle Arti: l’impegno di responsabili e volontari, si intravedono segnali di ripresa

    Accademia Ligustica di Belle Arti: l’impegno di responsabili e volontari, si intravedono segnali di ripresa

    Accademia Belle ArtiTorna anche questa settimana il nostro appuntamento con il tour dei musei genovesi (qui l’approfondimento): per una volta abbiamo abbandonato la strada dei musei civici e abbiamo optato per una realtà diversa da tutte le altre. Siamo stati all’Accademia Ligustica di Belle Arti, nel cuore di Genova, tra Piazza De Ferrari e il teatro Carlo Felice. Si tratta di una realtà che coniuga due anime, accademica dal 1751, e museale dal 1980. Oggi la Ligustica offre – accanto a una galleria di dipinti, ritratti, sculture e opere d’arte – anche la consueta serie di corsi (pittura, scultura, grafica, ecc.), da qualche anno equiparati a tutti gli effetti a quelli universitari. Si tratta di una delle cinque accademie private storiche d’Italia, assieme a quella di Perugia, Bergamo, Verona, Ravenna. 

    Non più tardi di qualche anno fa – era il 2011 – sui media locali si faceva un gran parlare dell’Accademia e dei gravi problemi economici (tali da far gridare alla chiusura), legati in primis ai tagli governativi voluti dall’allora Ministro all’Economia Tremonti che le alienarono una cifra di circa 750 mila euro all’anno, facendole accumulare tra 2007 e 2009 un debito di quasi 300/400.000 euro annui e costringendola alla vendita di 30 opere alla Fondazione Carige.

    Come se la passa oggi la Ligustica di Genova? Come di consueto, noi la abbiamo visitata nel corso di #EraOnTheRoad e abbiamo fatto queste domande a a Giulio Sommariva e Giorgio Devoto, rispettivamente direttore del museo e responsabile dei corsi.

    La formazione artistica e i corsi

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    Fondata a metà del ‘700 dall’aristocrazia genovese, sulla scorta delle idee illuministe che si diffondeva in Europa, l’Accademia genovese è nata un anno dopo quella di Venezia (1750), ma prima di quelle di Parma (1757), Napoli (1752) e anche Brera (1776).

    Fin dalla sua fondazione, a Genova erano presenti corsi di Pittura, Scultura, Architettura, con sezioni di Disegno elementare e Disegno dal rilievo e dal nudo, una Scuola di disegno dai gessi e una di Incisione. A partire dall’Ottocento sono stati inseriti nuovi corsi e il suo prestigio è cresciuto, fino al crollo nel XIX secolo, in cui ha perso appeal. È stato negli anni ’70 del Novecento che l’Accademia si è aperta definitivamente alla città, istituendo corsi di formazione professionale nel settore del restauro del patrimonio artistico e corsi quadriennali di istruzione artistica superiore.

    Oggi l’offerta complessiva prevede 7 corsi principali per il triennio (pittura, scultura, scenografia, didattica dell’arte, decorazione, grafica, progettazione artistica per l’impresa, di cui i primi tre si svolgono nella sede principale di Largo Pertini, mentre le altre nelle succursali di Via Bertani e Museo di Sant’Agostino), e 4 biennali (pittura, decorazione, scenografia, scultura). Da dieci anni, infatti, si è passati dal corso quadriennale allo sdoppiamento secondo il modello universitario: un diploma breve di tre anni e uno di specializzazione di due anni, conformi ai dettami ministeriali. Da qualche anno, poi, in base alla legge 508/99 il titolo rilasciato dalle Accademie è stato equiparato alle lauree universitarie.

    «Nell’anno accademico 2013 abbiamo registrato un incremento del 20%, oggi gli studenti in totale sono circa 450. L’equiparazione dei diplomi di certo ci ha facilitato le cose perché gli studenti sono più stimolati a iscriversi. A dispetto di quel che si potrebbe pensare – commenta il direttore Devoto – in questo momento di crisi non abbiamo avvertito cali, anzi: al contrario, la crisi generale, investendo ogni settore disciplinare e lavorativo, permette agli aspiranti artisti di avvicinarsi a questo mondo, nella consapevolezza che oggigiorno la strada è in salita per tutti, tanto per i laureati in legge che per quelli in scultura. Di recente abbiamo visto che le iscrizioni si registrano soprattutto in settori che hanno ricadute pratiche sulla società: meno pittori, più grafici, e più decoratori, nella speranza di un inserimento lavorativo nel ricco contesto ligure e genovese».

    Inoltre, attualmente vengono svolte attività artistiche per bambini, workshop fotografici, collaborazioni con il Conservatorio e l’Ufficio Politiche Giovanili del Comune di Genova, ed esiste anche un piano di mobilità LLP Erasmus. Anni fa gli studenti avevano perfino dato vita a una free-press, “Accade”, e non mancano le collaborazioni con facoltà universitarie, musei civici e statali genovesi (Villa Croce, Galata, Musei di Nervi) e teatri dal Carlo Felice al Cargo di Voltri.

    Insomma, la Ligustica offre un’alternativa al classico percorso universitario e si fa carico del difficile compito non solo di formare giovani artisti, ma anche di immetterli in un mondo del lavoro da sempre ostile ai creativi. Tra gli studenti illustri della Ligustica ci sono stati i pittori Cesare Viazzi, Giannetto Fieschi, l’artista performativo Cesare Viel, l’italo-britannica Vanessa Beecroft, oggi residente a New York e affermata a livello internazionale.

    Il museo dell’Accademia

    museo-accademia-ligusticaTra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, alla scuola si è affiancato anche un museo, aperto in realtà solo dal 1980. Qui sono state radunate le tante opere della pittura ligure di cui la scuola già disponeva: un patrimonio ingente e prestigioso, se si pensa che fino all’istituzione delle Soprintendenze regionali i rettori e professori della scuola svolgevano la funzione di “commissari” e accumulavano molto materiale all’interno della Ligustica.

    Fino a tempi non troppo lontani, il museo era una sorta di osservatorio, di officina (workshop, diremmo oggi) per i giovani artisti in erba, che potevano disporre delle opere, tenerle nelle loro classi, usarle a fini artistici e compositivi. Oggi purtroppo questo non succede più: è necessario conservare le opere in un luogo apposito e protetto, come il museo, per garantirne l’integrità e preservarne il valore. In tempi recenti, in particolare dal 2002, direttore del museo è Giulio Sommariva, che ha allestito personalmente l’attuale percorso, adottando un criterio cronologico che, partendo dal 1700, arriva fino ai giorni nostri. Ci sono state e ci sono tutt’oggi donazioni importanti da parte di privati che permettono di aggiornare e rinnovare costantemente l’offerta museale.«Ho avuto carta bianca nella gestione fin dall’inizio – racconta Sommariva – quando sono arrivato, questi locali erano vuoti, era appena stata smontata una mostra allestita in occasione del G8 del 2001 e dedicata a Mirò. Era febbraio quando ho assunto l’incarico, e ricordo che mi hanno chiesto di prepararmi alla riapertura del museo entro l’estate: un’impresa impossibile. Alla fine, comunque, abbiamo riaperto a novembre, un buon risultato. Ho voluto un percorso cronologico perché il museo deve servire da manuale di storia dell’arte per gli studenti della scuola».

    Vanto della gestione Sommariva è la gipsoteca, unica galleria ligure di sculture e opere in gesso, e la galleria di autoritratti. Inoltre, nei depositi sono conservati oltre duemila disegni, quattromila incisioni, maioliche e porcellane, calchi in gesso, studi e bozzetti originali.

    «Scuola e museo sono un tutt’uno, c’è sintonia e sinergia: il museo accoglie anche opere degli studenti, e si svolgono spesso mostre in cui sono coinvolti i nostri giovani. Un peccato che ancora molti non conoscano questa realtà, fortemente rappresentativa del mondo artistico ligure: non facciamo parte dei musei civici né di quelli statali, ma collaboriamo con entrambi e siamo in rete. Svolgiamo attività in comune, mostre in collaborazione con la GAM di Nervi e altri, offriamo gli stessi incentivi anche in termini di biglietteria, siamo anche in pieno centro, e questo dovrebbe aiutare la nostra popolarità, ma non è così. Tuttavia, negli ultimi 10 anni ci stiamo impegnando molto: si è costituita l’Associazione Amici dell’Accademia Ligustica, un gruppo attivo che coordina le iniziative, organizza incontri frequenti (uno o più a settimana), si occupa di internet e Facebook. Questo ci ha aiutati: nel 2013 abbiamo registrato un +82% di entrate. Il bilancio è risicato e non ci permette di fare molto, ma l’aiuto dei volontari è fondamentale: ad esempio, grazie a loro apriamo il museo anche di sabato».

    Un bilancio degli ultimi anni

    Non è facile sopravvivere, non ci sono sovvenzioni a livello comunale e locale, solo fondi ministeriali (che sappiamo aver subito una brusca riduzione) e  entrate interne, tra scuola e museo: non molto, visto che gli iscritti sono circa 450 e le rette sono di 800-900 euro l’anno, con lievi variazioni a secondo dei corsi. Anche la bigliettazione, pur con l’incremento elevato, non basta a sostenere il museo: non basta per il Louvre, dice Sommariva, figuriamoci per la Ligustica!

    Tuttavia, da qualche anno a questa parte le cose vanno meglio: scongiurata la chiusura, arginato il debito, ora 30 opere dei depositi e da restaurare sono state vendute alla Fondazione Carige e si trovano nel locali di Via Chiossone, aperte al pubblico una volta a settimana con visita guidata.

    Tra le altre novità che si prospettano nei prossimi tempi, anche la statizzazione dell’Accademia: sempre in base alla alle legge 508/99 in decreto attuativo, nei capoluoghi sprovvisti di istituzioni statali, gli Istituti non statali legalmente riconosciuti che abbiano presentato apposita domanda devono essere pareggiati a quelli statali e legalmente riconosciuti.

     

    Elettra Antognetti

     

    Qui l’intervista al presidente dell’Accademia ed ex sindaco di Genova Giuseppe Pericu