Tutto parte da un’idea, ossia che la mobilità sostenibile aiuta a risparmiare e a tutelare l’ambiente e che in molte città europee sono stati attivati progetti di bike sharing, piste ciclabili e iniziative analoghe con il contributo morale ed economico delle istituzioni. Cose che a Genova ancora mancano, almeno in parte.
Per questa ragione Andrea Midoro – già anima del laboratorio musicale Ri-percussioni sociali al Lagaccio – ha da poco creato la sua startup Gecoeco installando la sua prima bike station ai Giardini Luzzati: «Per ora mi occupo solo di noleggio di bici elettriche e di conversione delle biciclette normali in elettriche, ma in futuro vorrei contribuire ai sempre più numerosi eventi e iniziative che ci sono in città. Il nome Gecoeco deriva da “Genova ecologica economica“, che è una sorta di slogan che ho voluto dare al progetto».
La bike station è un luogo per il deposito e il mantenimento di biciclette, sia a pedali sia elettriche: è alimentata da un pannello fotovoltaico e consente a chiunque di recarsi ai Giardini Luzzati (previa prenotazione) e noleggiare la bicicletta per il tempo che desidera. «La richiesta è molto elevata, sia da parte di pendolari che vogliono fare in bicicletta il tragitto casa-lavoro, sia da parte di turisti: il servizio di bike sharing attualmente è costoso e sottoutilizzato, se le istituzioni prendessero a modello quanto si fa in Nord Europa ci sarebbero notevoli vantaggi anche per il turismo. Si parla molto di Smart City, è importante che dietro questa etichetta ci siano dei contenuti “veri” e che portino servizi utili ai cittadini».
Sebbene nata da poco, Gecoeco vanta già collaborazioni con molte realtà del territorio attive su questo tema: il Manena Hostel alla Maddalena, il blog Anemmu in bici a Zena, il negozio La Formica e altri. Ha anche aperto un laboratorio sul portale dell’associazione Open Genova, alla ricerca di nuovi contatti con persone che possano aiutare a diffondere la cultura della mobilità sostenibile.
«Il mio progetto parte da un libro scritto dall’inglese Carlton Reid, intitolato Bike to work: le prime pagine sfatano tutti i luoghi comuni sull’uso della bicicletta, applicabili anche a Genova. Qualche esempio: andare in bici è più pericoloso che in altri mezzi di trasporto non è vero, perché ci sono studi che ritengono che l’alta velocità sia un fattore determinante per gli incidenti stradali; il fatto che Genova sia una città collinare non è un problema, perché le bici elettriche permettono di “dosare” la fatica della pedalata; le bici sono molto costose, ma la durata della batteria e l’abbattimento dei costi di benzina, assicurazione etc. permettono di ammortizzare la spesa in pochi mesi».
Nuova edizione del Premio Bindi, bando di concorso dedicato a Umberto Bindi e indetto dal Comune di Santa Margherita Ligure, a cura dell’Associazione Culturale Le Muse Novae di Chiavari.
Sono ammessi al bando solo cantautori, sia singoli che band. La partecipazione è gratuita: il materiale (domanda in carta semplice con biografia artistica e recapiti, 1 foto, scheda tecnica, Cd contenente 2 brani inediti e con testi totalmente o quasi in lingua italiana) va inviato entro il 15 maggio 2013 all’indirizzo Premio Bindi c/o Associazione Culturale Le Muse Novae – Via Vinelli 34/2 -16043 Chiavari (GE).
La prossima edizione del Premio Bindi si svolgerà il 6 luglio 2013, in due fasi eliminatorie (pomeriggio e sera). Una commissione ammetterà alla finale 8 artisti, le spese di viaggio e di soggiorno sono a carico dei partecipanti mentre l’organizzazione metterà a disposizione una band di quattro elementi: pianoforte/tastiere, basso/contrabbasso, batteria/percussioni, fiati (sax, clarino, flauti).
Il criterio di selezione dei finalisti si basa sulla preparazione compositiva e strumentale del partecipante, oltre che sulla qualità e originalità di testi e vocalità.
I premi sono i seguenti:
– 1° classificato: targa di riconoscimento come vincitore assoluto ed esibizione di 20 minuti in acustico il 7 luglio nel pomeriggio nel corso degli “Incontri intorno alla canzone d’autore”, sempre nell’ambito del Premio Bindi, sulla terrazza del castello di Santa Margherita Ligure.
– Eventuale Targa di riconoscimento come “miglior testo”.
– Eventuale Targa di riconoscimento come “miglior musica”.
– Eventuale Targa di riconoscimento come “miglior interpretazione”.
Venerdì 29 marzo 2013 (ore 22) concerto live della band progressive La maschera di cera.
Il gruppo presenta il nuovo lavoro Le porte del domani, dieci anni dopo la pubblicazione del primo album (2002): omaggio a certo prog italiano degli Anni Settanta che però ha sempre messo in primo piano l’aspetto compositivo, riuscendo nel difficile tentativo di creare qualcosa che ha radici nel passato ma allo stesso tempo è personale, inventivo e passionale.
Il concept, una suite di 45′ divisa in nove capitoli, affronta la lotta tra i due pianeti, uno luminoso e l’altro buio. “Le Porte del Domani” esce su AMS Records in CD in edizione e italiana e inglese (questa con un missaggio leggermente diverso), in LP, e in uno speciale box contenente la litografia su plexiglass del dipinto e tutte le versioni di CD e LP.
Un “fun-shopping center” adiacente a Galata Museo del Mare e alla Facoltà di Economia dell’Università di Genova e che estende verso Levante la banchina portuale e fa da continuazione alla zona che dalla Fiera del Mare arriva al Porto Antico, facendone un unico grande waterfront. Questo il progetto per l’ambizioso restyling di Ponte Parodi presentato nell’ormai lontano 2000 dagli architetti Ben van Berkel e Carolin Bos dello studio olandese UNStudio (gli stessi che hanno già firmato il Mercedes-Benz Museum a Stoccarda e l’Erasmus Bridge a Rotterdam), che hanno vinto il Concorso Internazionale “Ponte Parodi e la Città di Genova” indetto dalla Porto Antico S.p.A. e si sono aggiudicati l’appalto, scalzando competitors d’eccellenza anche nostrani, come gli architetti dello studio di Stefano Boeri a Milano.
Un investimento di oltre 150 milioni di euro per il progetto di riqualificazione di un’area altamente strategica per la città di Genova, allo scopo di ridare impulso al turismo –nazionale ma anche internazionale, di svago ma anche lavorativo- e di inserirsi in quella serie di progetti previsti per il restyling del Porto (dalle Colombiadi del ’92, con le opere di Renzo Piano, alla riqualifica del 2004, in occasione della nomina di Genova a “Città della Cultura”, fino al più recente progetto di ristrutturazione del silos Hennebique), a creare un continuum progettuale ad hoc, firmato da alcune delle più in vista archistar mondiali.
Grandi ambizioni, grandi speranze: il progetto, presentato nel 2000, approvato definitivamente nel 2002, sarebbe dovuto terminare già nel 2010. Poi, una serie di rimandi, dovuti ai più svariati rallentamenti: dal ritardo nel liberare le banchine, alla difficoltà di rendere Via Buozzi strada di trasporto funzionale al cantiere aperto. E così si è arrivati a fissare l’inizio dei lavori (da ultimo previsto per inizio 2013, poi metà 2013) nei primi mesi del 2014, con deadline per la fine dei fine lavori prevista tra 2015 e 2016. Ne abbiamo parlato con il Presidente del Municipio centro-est Simone Leoncini, e con il Vicesindaco e Assessore all’Urbanistica Stefano Bernini.
IL PROGETTO
Fonte: urbancenter.comune.genova.it
“Fun-shopping center”, ovvero centro polifunzionale di circa 40 mila metri quadri, su un’area di estensione complessiva pari a 76 mila da tempo in disuso, capace di coniugare attenzione alla fruizione pubblica e integrazione del nuovo polo con la città: una grande piazza sull’acqua, o meglio “la” grande Piazza sul Mediterraneo, tridimensionale e ecosostenibile, così com’era stata pensata inizialmente dalle amministrazioni genovesi e come ben era stata interpretata dagli architetti di UNStudio Van Berkel & Bos. Prima, in quell’area solo un grande silos granario, costruito negli anni ’60 e demolito progressivamente a partire dal 2002 per far posto alla creazione –come da progetto- di terminal traghetti, centro wellness e spa, polo didattico dotato di auditorium, centro commerciale e area shopping, parco pubblico con anfiteatro, ecc. Il tutto, con un investimento iniziale dell’ordine dei 150-160 milioni di euro (poi salito sino a sfiorare i 200 milioni), realizzato con un project-financing (il sistema di partenariato pubblico-privato che consente il concorso di investitori privati nella realizzazione di opere pubbliche, con successivo rimborso di capitale investito derivate dalla gestione dell’opera per un tempo stabilito da contratto) con concessione di 90 anni dall’avvio dei lavori.
La convenzione ufficiale è stata sottoscritta da parte della Porto Antico S.p.A. di Genova, soggetto appaltatore, e dell’associazione temporanea di imprese (ATI) Ponte Parodi, promotrice del progetto, di cui la società Altarea è capogruppo e proprietaria del 90% delle azioni: in particolare, si tratta di Altarea Italia, investitore-operatore milanese affiliato del colosso francese Altarea Cogedim, per la costruzione, restyling e gestione di importanti opere architettoniche, tra cui il nodo di interconnesione metro/ferroviario della Gare du Nord di Parigi. Dal 2007 Atarea, già appaltatrice, è stata affiancata da affiancata da altri imprenditori edili -anche genovesi- tra cui Carena Impresa di Costruzioni S.p.A., Unieco, e Serteco e tutti insieme, questi gruppi hanno costituito la Società Altaponteparodi, diventata ufficialmente concessionaria dell’area Ponte Parodi in seguito alla procedura pubblica di attribuzione.
Altro soggetto coinvolto nel progetto, l’Autorità Portuale, adibita alla realizzazione dei lavori preliminari (opere di dragaggio dei fondali, posa dei cassoni e successivo riempimento), per una spesa complessiva di 6 milioni e 800 mila euro.
Il progetto preliminare è fornito anche di un programma di destinazioni d’uso di Ponte Parodi, presentato alla Porto Antico S.p.A.: una struttura articolata nei tre poli tematici fondamentali di “musica e conoscenze”, “tempo libero e sport”, “viaggi e scoperte”. Rispettivamente, il primo polo -legato alla musica- prevedeva la creazione di auditorium, discoteca, centri ludico-culturali e altri spazi interattivo-espositivi, mentre il secondo –per il tempo libero- vedeva la realizzazione di campi da squash, palestra per free climbing, piscina, centro fitness e spazi polivalenti, e il terzo voleva l’edificazione di un nuovo Terminal Crociere, con aree dedicate ai servizi per la nautica. Di particolare rilevanza, la copertura della struttura, ricoperta grazie all’impianto di vegetazione sia autoctona che di altre aree geografiche, a creare un vero e proprio giardino. La copertura, così pensata, voleva sfruttare –oltre agli spazi interni- anche tutta l’estensione superficiale e creare uno spazio per attività all’aperto, in questo particolare “parco” affacciato sul mare. Inoltre, previsti anche una serie di spazi commerciali, parking auto da 1300 posti, esercizi di vario genere -dalle agenzie di viaggio all’ufficio postale- per ridare slancio a un’economia che già allora pareva assopirsi e per creare migliaia di nuovi posti di lavoro (circa 1000-1500, tra le nuove assunzioni nelle strutture del Centro e gli impieghi durante la fase di cantiere), investendo nel business del marketing territoriale (con flusso turistico annuo di almeno 10 milioni di persone), per rendere Genova quella città aperta sul Mediterraneo che da tempo aspira a diventare.
Il nuovo complesso era stato pensato per mettere in relazione Stazione Marittima e Porto Antico, vicoli del centro e colli genovesi (il richiamo alla morfologia collinare è dato dalla particolare configurazione a “diamante” della struttura) con l’antistante banchina portuale e inoltre, grazie anche alla facile accessibilità ai mezzi pubblici e il conseguente smaltimento di traffico, si prevedeva un’interconnessione a 360 gradi tra le varie aree cittadine. Un’importante punto di snodo sia per i visitatori che per le merci, ridando slancio alla funzione turistica e ripristinando anche quella commerciale, andata scemando.
Nel 2012 il progetto del “diamante” di UNStudio ha subito alcune variazioni: l’ultima versione, rispetto ai disegni del 2007, rimodula l’insieme generale e porta il totale delle superfici fruibili a 83mila mq , rispetto ai 76 mila iniziali.
2002-2013: L’ITER PROGETTUALE E I RITARDI SUI LAVORI
In 10 anni, poco di quello che era stato previsto ha effettivamente visto la luce. Nel 2002, anno di inizio di questo complicato iter, si dava come data di fine lavori il 2010. Piano piano, però, una serie di proroghe: dopo vari ritardi amministrativi e problemi di interazione tra soggetti coinvolti, il progetto di Van Berkel & Bos è stato presentato ufficialmente al MAPIC di Cannes nel novembre 2011, occasione in cui fu anche annunciato da Ludovico Castillo, amministratore delegato di Altarea Italia, l’inizio lavori datato 2014. Varie le cause dei ritardi: da parte sua, l’Autorità Portuale assicurava che i lavori di sua competenza sarebbero stati ultimati entro metà 2012, permettendo ad Altarea di iniziare un anno dopo; anche il Comune assicurava la realizzazione del collegamento stradale tra Via Buozzi e l’area portuale. Ma né l’Autorità né l’amministrazione hanno ancora ultimato i lavori di loro competenza, nel grande imbarazzo di tutti i soggetti coinvolti: sia per Altarea, che non può procedere, che per Porto Antico S.p.A, che ha già avanzato 9 milioni di euro.
Oggi poco si muove attorno al waterfront. Per primo il Presidente del Municipio Centro Est, Simone Leoncini, sollecita una rapida soluzione di questo empasse burocratico: «Tutti ci auguriamo che i lavori vengano presto avviati, tuttavia per adesso la situazione è in fase di stallo e non sembrano esserci cambiamenti rilevanti: se ci sono dei movimenti, sono talmente impercettibili che neppure noi dell’amministrazione li percepiamo».
Più rassicuranti le parole del Vicesindaco Bernini, Assessore all’Urbanistica: «Si è aperta finalmente la Conferenza di Servizi per la consultazione tra le parti e l’acquisizione delle autorizzazioni, licenze e permessi per procedere con i lavori. Stiamo risolvendo il problema relativo all’ingresso di Via Buozzi -in cui ora i lavori sono ufficialmente partiti- e al trasferimento della Croce Verde, la cui attuale sede nei pressi del Ponte impedisce i lavori sulla banchina. Da parte nostra, stiamo facendo tutto ciò che dobbiamo per permettere ad Altarea di iniziare con la realizzazione del progetto: gli unici impedimenti persistenti sono legati alle competenze dell’Autorità Portuale, che deve ancora ultimare i lavori che le competono».
A volte è sufficiente una buona idea, il giusto spirito di iniziativa e tanta volontà per provare a mutare lo stato delle cose ed alleggerire il carico di tensioni – fisiche ed emotive – quotidianamente vissute dagli oltre 800 reclusi all’interno delle vecchie mura del carcere di Marassi, simbolo dell’emergenza carceraria in Liguria.
Parliamo del progetto – promosso da un’associazione impegnata in attività con i minori – che prevede la realizzazione di un’area verde destinata all’incontro tra familiari e detenuti, in particolare i figli di questi ultimi, al di fuori del normale contesto dell’asettica sala colloqui.
«Abbiamo già individuato l’area adatta», spiega con soddisfazione il direttore del carcere di Marassi, Salvatore Mazzeo. Si tratta di uno spazio di circa 50 mq, ricavato nel vecchio cortile di passeggio oggi in disuso. L’obiettivo è creare un luogo di socializzazione aperto in grado di favorire la convivialità fra genitori e figli.
«Un architetto ha già eseguito le prime misurazioni – continua Mazzeo – i volontari sonoentusiasti dell’idea. Adesso occorre stabilire il budget economico necessarioe poi si potrà partire con gli interventi». L’associazione, della quale per ora non possiamo rivelare il nome, coprirà i costi economici dell’opera «Noi, invece, forniremo la manodopera con il contributo di alcuni detenuti», sottolinea il direttore.
L’oasi verde di Marassi sarà la terza a sorgere sul territorio regionale: la prima nacque nel 2008 all’interno del carcere di Chiavari. Nel 2011, invece, è stata la volta di Pontedecimo. «Questi progetti miranoad allentare le tensioni e migliorare le condizioni delle vittime incolpevoli come i bambini figli di detenuti e gli anziani genitori dei reclusi», conclude l’ex direttore dei carceri di Chiavari e Pontedecimo, Maria Milano, ideatrice di entrambe le iniziative.
Chi ha fatto un giro al Porto Antico in questi giorni ha già potuto vedere le creazioni della mostra Yarn bombing – Intrecci urbani: nei mesi scorsi numerose associazioni, biblioteche e realtà culturali di Genova si sono trasformate in laboratori di cucito creativo per mettere insieme lana e filati che non si usano più e cucirli insieme in una grande installazione.
Un progetto inedito per la nostra città, ma che è stato realizzato già in diverse parti del mondo: questa forma di arte di strada è nata nel 2005 in Texas a opera di Magda Sayeg, che ha rivestito di lana la porta del suo negozio di abbigliamento e ha “ufficializzato” l’esistenza di gruppi di knitters (così si chiamano in gergo le appassionate di cucito) che lavorano insieme per realizzare grandi creazioni di lana e uncinetto.
Non solo persone comuni hanno partecipato alla grande installazione genovese, ma si sono prestate anche artiste note sul territorio nazionale. In particolare Mariacarmela Milano e Claudia Rordorf, le cui opere si possono vedere al piano terra di Palazzo Ducale: per entrambe è la prima partecipazione a un’installazione di questo genere. Come spiega Claudia Rordorf «è la prima volta che partecipo a un evento in cui è la lana a farla da padrona. Fino ad ora avevo ammirato le operazioni dello Yarn Bombing attraverso foto o in altre città, da Barcellona a Monza, ma solo comespettatrice. Il mio progetto della Sciura Fedora si basa sull’idea che l’arte vada portata nelle strade, in mezzo alle persone: un’idea che si è perfettamente sintonizzata con gli intenti di Intrecci Urbani. Abbiamo bisogno che le persone si riapproprino del proprio spazio abitativo. Ognuno di noi, intervenendo sullo spazio urbano, lo porta più vicino a sè, lo addomestica, rendendolo ancor più familiare. Così si aumenta l’amore per i propri luoghi e di conseguenza si accresce il rispetto e il senso di tutela verso di essi. A Genova in questi giorni tutti erano protagonisti sorridenti. Le persone hanno abbellito un punto importante della città, hanno cooperato con passione e grande rispetto reciproco. Ci si fermava l’un l’altro per sapere quale fosse l’opera dell’uno e dell’altro e si percepiva una dimensione decisamente costruttiva. Iniziative che rendono la città così frizzante credo siano vitali e molto stimolanti, oltre ad portare attenzione sul territorio e ad attrarre ulterioremente la curiosità dei turisti».
Impressioni analoghe sono arrivate da Mariacarmela Milano: «“Intrecci urbani” è il primo evento di yarn bombing a cui ho partecipato, nonostante mi occupi di crochet e knitting art da diversi anni: i miei lavori hanno girato in diversi Festival di arte pubblica e street art dove questo tipo di interventi erano molto isolati, ho l’impressione che questo modo di esprimersi stia prendendo piede in Italia solo adesso. Questo ti po di interventi non solo offre la possibilità a chiunque di partecipare, ma anche di vedere le opere d’arte senza necessariamente dover accedere ad uno spazio istituzionale, dover pagare un biglietto che magari non ci si può permettere, oltre che un modo per “occupare” luoghi rendendoli più belli, bizzarri, e anche un pò onirici».
Né Claudia né Mariacarmela sono genovesi: abbiamo pertanto chiesto loro che impressione si sono fatte della nostra città, sia da un punto di vista degli spazi sia del “fermento” artistico. Partendo da Claudia, «Genova mi affascina e attrae con i suoi vicoli e la sua dimensione traterra, mare e cielo. Ho avuto l’impressione che ci fossero fermento,molti eventi in programmazione e un grandemovimento, con tantissime persone giovani e meno giovani.Ho percepito una grande voglia di fare e di valorizzarsi euna sana fierezza per ciò che è il proprio territorio: Genova mi dà l’impressione di essere un posto dove si possono spalancare ampi spazi a una nuova stagione artistica molto vitale. Chi la conosce megliomi ha detto che prima la città era un pò ferma, chiusa, mentre ora finalmente sirespira una bella aria di primavera».
Mariacarmela è stata di parere analogo: «Ho trovato Genova molto interessante, non solo perchè la partecipazione a questo evento è stata davvero enorme, ma anche per aver visto i musei e gli spazi delle mostre sempre gremiti di spettatori. È una città con due aspetti molto stimolanti: da un lato stimola la creatività, architettonicamente e urbanisticamente, inoltreè a misura d’uomo, una città che puoi “camminare”».
Giovedì 28 marzo 2013 (ore 17.45) alla Sala del Camino di Palazzo Ducale la presentazione di Dentro Anonymous. Viaggio nelle legioni dei cyberattivisti, ebook della giornalista Carola Frediani edito da Inform-ant.
Con l’autrice dialogano Giuliano Galletta (giornalista), Raffaele Mastrolonardo (giornalista Effecinque), Giovanna Sissa (ricercatrice Università di Milano). Evento organizzato da Museo del caos e dall’Associazione per un archivio dei movimenti.
Il libro è un viaggio-inchiesta che – attraverso testimonianze, interviste e retroscena – ricostruisce gli ultimi sviluppi di Anonymous e svela il “dietro le quinte” di alcuni cruciali attacchi informatici, riflettendo sulle sfide di un movimento di “senza volto” che si propone di difendere la libertà di espressione e la libera circolazione delle informazioni.
Il libro, di recente uscito anche in edizione inglese, affronta alcuni nodi cruciali: la Rete sta diventando un nuovo terreno di conflitto? E chi sono i protagonisti di questo campo di battaglia? Cosa è successo al movimento di hacktivisti dopo l’ondata di arresti internazionali di alcuni mesi fa? Come si organizza? Quali sono i suoi strumenti? Come sono state effettuate alcune delle azioni più famose, compiute in Italia? Interrogativo dietro ai quali si cela Anonymous, un soggetto nuovo e difficilmente inquadrabile nelle categorie tradizionali della politica e dei media. Liquido come la società in cui viviamo.
L’edificio “Nicola Bonservizi”, collocato al numero civico 3 di Piazza Sturla e affacciato sul retro su discesa B. Chighizola, è inutilizzato dal 2009 e il futuro è un punto interrogativo. L’ex Casa Littoria (progettata nel 1936 dall’architetto Luigi Carlo Daneri e ultimato nel 1938) è una delle oltre 11 mila Case del Fascio costruite in Italia durante il Ventennio, e che nel secondo dopoguerra sono state devolute allo Stato per effetto delle disposizioni contenute nelle “Sanzioni contro il fascismo”, come all’articolo 38 del DLL 27 luglio 1944, n. 159.
L’edificio dopo il ’45 perse ovviamente la sua valenza e seguì alterne vicende. Assegnato al Ministero della Difesa (cui ancora oggi appartiene) è di proprietà dello Stato, e i suoi affari sono seguiti tuttora dagli uffici del Demanio Pubblico (nello specifico, dalla sezione Militare), che fungono da gestore e intermediario tra proprietario e soggetto assegnatario della proprietà a uso privato.
Con il passare degli anni il Ministero della Difesa ha reputato opportuno cedere una parte dei locali che restavano inutilizzati ed è arrivato il via libera per la cessione a una serie di associazioni di ex-combattenti con sede a Genova e prima in affitto presso altre strutture. Si tratta, nello specifico, delle Associazioni Arma Aeronautica, Nazionale Militari Italiani, Nazionale Bersaglieri e Associazione Nastro Azzurro, che sono rimaste nei locali fino al 2009. Da quel momento il totale abbandono della proprietà, oggi ancora deserta.
Negli anni, l’unico altro uso cui l’edificio è stato adibito è stato a residenza privata: in particolare, l’ultimo piano è stato utilizzato come alloggio di servizio, messo a disposizione dal Ministero della Difesa come residenza di un ufficiale dell’esercito. Oggi è anch’esso in corso di liberazione.
Dal 2009 a oggi, dopo ormai 4 anni, la situazione non sembra destinata ad evolvere e non ci sono progetti per la riqualificazione dell’edificio di piazza Sturla.
L’amministrazione locale non se ne occupa, non essendo una proprietà di sua competenza e dovendo fare capo all’amministrazione statale: gli stessi referenti municipali, dal settore urbanistico, non sanno dirci granché sulle vicende legate alla struttura e quello che si sa è che non ci sono in ballo progetti di riqualifica dell’edificio, e nemmeno sono state finora avanzate richieste di trasferimento della proprietà da Roma a Genova.
Essendo statale, tutte le faccende che lo riguardano devono essere amministrate dall’Agenzia del Demanio Pubblico, che si occupa di assegnarlo di volta in volta a associazioni che al momento della concessione hanno sede in strutture prese in affitto da privati. Compito dell’Agenzia del Demanio è infatti quello di farsi gestore, intermediario nel seguire la razionalizzazione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare statale, ottimizzando gli spazi utilizzati dalle pubbliche amministrazioni e individuando nuove destinazioni urbanistiche per gli immobili, con l’ obiettivo di massimizzarne sia valore economico che sua utilità sociale, riducendo i costi derivanti dalle locazioni passive e garantendo un maggiore controllo della spesa.
In questo senso è da leggere anche la gestione dell’immobile di Piazza Sturla: il Demanio vorrebbe affidarlo in gestione a soggetti presenti in loco che necessitavano di una struttura di accoglienza. Tuttavia, essendo di proprietà del reparto militare, il Demanio deve sempre rimettersi alle disposizioni ministeriali e aspettare il via libera della Difesa per la sua assegnazione a eventuali gestori. Oggi è presumibile che il bene, ormai inutilizzato dal Ministero, torni ad essere di competenza demaniale e posso essere affidato –dopo la richiesta di cessione da parte del Ministero- in concessione ad altri soggetti.
Siamo andati a Sturla e abbiamo parlato con Giuliano Gattorno, vicepresidente del Comitato per la Difesa di Sturla e memoria storica delle vicende legate al quartiere. I residenti, tramite i portavoce del Comitato di quartiere, cercano infatti da tempo di appropriarsi degli spazi inutilizzati. «Nel 2009, dopo che le associazioni presenti sono fuoriuscite dai locali –racconta Gattorno-abbiamo fatto richiesta che la struttura venisse messa a disposizione dei cittadini singoli o delle associazioni –soprattutto quelle la cui sede è vacante o in condizioni inadatte. Tuttavia il riscontro è stato pressoché nullo: il soggetto istituzionale cui ci siamo rivolti ci ha chiesto di aspettare che fosse indetto, come da procedura, un apposito bando. Ma il bando non è stato mai aperto e siamo ancora in attesa, dallo scorso 7 settembre 2009 (data della richiesta ufficiale), di una risposta: nonostante vari solleciti, a 2010 avanzato la situazione era ancora ferma, e abbiamo desistito. Basterebbe poco: rifare l’impianto elettrico e imbiancare all’interno, ma ormai ci siamo rassegnati alla perdita dell’opportunità di utilizzare quest’area (peraltro spaziosa e fornita anche di palestra, parco e parcheggio privato sul lato di Discesa B. Chighizola), per lasciarla andare al degrado, incuranti anche del suo valore storico-artistico».
Nato come Casa del Fascio, l’edificio è stato costruito tra 1936 e’38 dall’architetto Daneri, “archistar” antesignana, ideatore delle “Case Alte alla Foce”, complesso residenziale di Piazza Rossetti e padre del “Biscione” (“casa A” del progetto INA-Casa di Quezzi, ’56-’68, in collaborazione con altri professionisti). Sede del Partito Nazionale Fascista, l’edificio di piazza Sturla 3, come molti altri all’epoca, rispecchia la tipica simbologia di partito, con tanto di stemmi, bandiere e insegna sulla facciata principale con la dicitura “P.N.F. Federazione Fasci di Combattimento – Casa Littoria Nicola Bonservizi”, il tutto rimosso nell’immediato dopoguerra. Molte le analogie con il Razionalismo di Le Corbusier e con i cinque elementi architettonici da lui individuati come capisaldi di un nuovo stile progettuale: l’edificio si estende su quattro piani, due ingressi, uno su Piazza Sturla e l’altro sull’adiacente discesa Bartolomeo Chighizola. Da Piazza Sturla, il complesso sembra ben più basso, a un solo piano, e si presenta con una conformazione squadrata a scatola, mentre l’estensione in altezza si percepisce solo dalla retrostante discesa Chighizola, nel borgo di Vernazzola. Inoltre, sulla sommità, il tetto-terrazzo (“toit-terrasse”), con l’idea di sfruttare ogni porzione dello spazio complessivo; sul lato anteriore affacciato su Piazza Sturla, la struttura principale poggiante su una serie di pilastri di piccole dimensioni (gli stessi “pilotis” di Le Corbusier a Ville Savoye), sostegni esili che sostituiscono i tipici elementi in muratura e che elevano la costruzione, separandola dal terreno e dall’umidità; il “plan libre”, o pianta libera, lo scheletro in cemento armato, per eliminare i muri portanti e liberare le pareti; allo stesso modo, anche la “façade libre” (facciata libera) e la finestra a nastro, che taglia la facciata in orizzontale, per tutta la lunghezza, aumentando l’illuminazione degli interni e mettendo allo stesso tempo in connessione con l’esterno.
Non tutti sanno che Genova ha ospitato, alcuni decenni fa, un palaghiaccio in cui si svolgevano regolarmente tornei di hockey e pattinaggio di figura. Una pista regolamentare (30×60 metri) situata al Palasport della Fiera attiva dal 1964 al 1967 e che ha portato nel 1965 alla costituzione dell’associazione sportiva Ice Club Genova e nel 1966 alla formazione della prima squadra di hockey genovese, che giocò però soli due campionati.
Ci sono ancora molti genovesi che, guidati dall’associazione, si battono perché si riapra l’opportunità di aprire un palaghiaccio: a questo scopo sono stati creati una pagina e gruppo Facebook denominate entrambe “Per un palaghiaccio a Genova“. Ice Club Genova attualmente organizza corsi di pattinaggio e hockey nella pista del Porto Antico, ma si sta impegnando affinché si realizzi uno spazio dalle dimensioni regolamentari e che permetta l’espansione di questi sport anche a livello agonistico.
Abbiamo chiesto spiegazioni a Debora Tesoro dell’associazione sportiva Ice Club Genova: «Arnaldo Salatti, che fu presidente della Sampdoria, della Sportiva Nervi (pallanuoto) e dell’Ice Club Genova, ha portato a Genova gli sport del ghiaccio ad alto livello, supportato dalla Federazione che fece disputare sia partite di hockey che campionati di pattinaggio di figura. Dopo l’alluvione del ’70, quando fu chiesto ai giovani che parteciparono alla ripulita dal fango cosa avrebbero voluto a Genova, fu risposto “il palaghiaccio”. L’attuale pista sul mare, aperta con il rinnovamento del Porto Antico, non si presta per gli sport del ghiaccio perché è grande meno della metà di una pista regolamentare, misura circa 18×26. Inoltre, qui si dà ampio spazio all’apertura al pubblico mentre l’attività sportiva è piuttosto ridotta, mentre invece i palaghiacci aprono al pubblico solo al venerdì sera, sabato pomeriggio e domenica».
Un progetto che non è solo teorico: «Esiste già un progetto per un palaghiaccio fotovoltaico, creato da un architetto genovese già collaboratore di Renzo Piano. Sarebbe una buona occasione per creare posti di lavoro e ulteriori opportunità di rilancio per la nostra città, anche a livello turistico. Gli iscritti ai corsi di Ice Club provengono da tutta la Liguria e anche da Basso Piemonte e Toscana, pertanto un eventuale palaghiaccio avrebbe utenti da tutte queste zone».
Per chi vuole saperne di più sul progetto, questo pomeriggio (mercoledì 27 marzo, ndr) a partire dalle 19.30 la pista ospita una esibizione di pattinaggio sul ghiaccio aperta a tutti, con ingresso libero.
Genova si prepara a diventare sede di un evento inedito per l’editoria indipendente: il 10 e 11 maggio 2013 si svolge infatti Gelati Fanzine Festival, il primo festival genovese dedicato esclusivamente alla microeditoria e alle fanzine.
L’evento nasce dalla collaborazione tra l’associazione Disorder Drama e le fanzine Lök e Bradiponauta. La partecipazione sarà gratuita, sia per gli espositori che per il pubblico, e ospitata in varie location della città, tra cui sono già “prenotate” i Giardini Luzzati e l’atelier Noveinternotre, da poco aperto in centro storico.
Come partecipare a Gelati? È sufficiente inviare una mail a gelatizine@gmail.com spiegando brevemente il progetto della fanzine e allegando un link. Sarà possibile per gli espositori partecipare personalmente al festival, oppure inviare le fanzine allo staff: le riviste saranno vendute in un tavolo comune e gli organizzatori tratterranno solo il 20% di spese come commissione.
La motivazione di questo festival, come spiegato dagli organizzatori è che «ci piacciono le cose di carta. Ci piace trovare modi per stamparne, vederne, toccarne e farne girare il più possibile. A Genova si respira un certo interesse per la microeditoria, vogliamo concretizzarlo cogliendo l’occasione per conoscere e conoscerci con altri addetti ai lavori».
Sono sempre due gli argomenti al centro dell’azione del Consiglio Comunale: da un lato l’emergenza AMT che chiama in causa la complessità della situazione di tutto il trasporto pubblico locale e dall’altro la regolamentazione sulle società partecipate.
La scorsa settimana la regolare seduta del Consiglio era stata rinviata per approfondire proprio il tema del Regolamento sui controlli delle società partecipate, viste le notevoli modifiche apportate dalla stessa Giunta al documento elaborato inizialmente. La convocazione, per la terza volta, di una Commissione congiunta Affari Istituzionali e Sviluppo Economico doveva servire per trovare un accordo tra le forze politiche sul testo del regolamento, ma la quantità di emendamenti (52) presentati soprattutto dall’opposizione ieri in Consiglio Comunale sembra evidenziare che tale accordo non era stato raggiunto.
Rinviata ancora al 9 aprile l’approvazione del Regolamento sui Controlli alle Società Partecipate #Consigliocomunale#Genova
Alla fine l’approvazione definitiva è stata ulteriormente rinviata a martedì 9 aprile. La novità principale dovrebbe riguardare l’obbligo da parte delle società partecipate di presentare un piano aziendale corredato di obiettivi che verrà sottoposto all’approvazione del consiglio contestualmente alla presentazione del bilancio previsionale del Comune. Questi obiettivi saranno poi sottoposti anche a verifica in sede di discussione del rendiconto consuntivo, in modo tale da poter valutare l’operato della dirigenza e l’eventuale distribuzione degli incentivi.
É stata invece ridimensionata l’idea iniziale di introdurre un limite di retribuzione per gli amministratori decidendo di non inserire una norma nel regolamento, ma di rimettersi a ciò che viene previsto dal Testo Unico sugli enti Locali che prevede un tetto massimo pari al 70% della retribuzione del Sindaco. Il Movimento 5 Stelle è intervenuto in aula ribadendo la propria volontà di studiare insieme all’amministrazione un limite inferiore a quello previsto dalla legge, il cui ammontare è pari a circa 300 mila euro.
La crisi di AMT
Con un’informativa dell’assessore Dagnino, si è anche affrontato uno dei problemi che stanno impegnato in modo più intenso l’amministrazione dal suo insediamento, ovvero la crisi dell’AMT e del trasporto pubblico locale nel suo insieme.
La Regione Liguria potrebbe intervenire in aiuto di AMT mettendo a disposizione 1 milione di euro per mantenere il biglietto integrato.
Dopo le voci di queste settimana che parlavano di una probabile abolizione del biglietto integrato bus – treno, è infatti giunta la notizia di una possibile riapertura della trattativa tra AMT e Trenitalia. La Regione sarebbe disposta a ripristinare il finanziamento di 1 milione di euro che negli anni precedenti aveva permesso di raggiungere la cifra di 7 milioni e mezzo di euro richiesti da Trenitalia per aderire al servizio. In questo momento ancora nulla è stato formalizzato, ma la tariffazione integrata sarà ancora mantenuta in proroga per un mese, in attesa che la negoziazione giunga ad un esito positivo.
E intanto la situazione di AMT resta appesa ad un filo, come hanno sottolineato gli stessi consiglieri comunali che hanno anche parlato, nemmeno troppo velatamente, di un fallimento ormai raggiunto ed evitato solo grazie all’iniezione di capitali pubblici nell’azienda. L’impossibilità di effettuare investimenti influisce anche sulla qualità del servizio, infatti, ha affermato il consigliere De Benedictis: «Il parco mezzi è il più vecchio d’Italia». Si tratta di autobus che hanno mediamente 12 anni mentre la media europea è di 7 anni e ciò comporta anche spese di manutenzione sproporzionate. Circa 1800 interventi per guasti ai freni nel 2012 e 300 solo in tre mesi nel 2013, 350 riparazioni di pneumatici e 220 per perdite di olio dal motore. Questi sono i numeri di un servizio pubblico che diventa sempre più incompatibile con l’idea di aumentare il prezzo del biglietto. Pagare di più per che cosa?
«È chiaro che i mezzi escono in regola e in sicurezza» ha voluto precisare l’assessore Dagnino, evidenziando anche che sono stati acquistati 18 nuovi mezzi e che sono previsti investimenti per 30 milioni di euro per manutenzione e rimesse.
Ma la questione, come hanno sottolineato molti consiglieri di maggioranza e opposizione, è molto più ampia e richiede una riflessione generale, che ancora non è stata fatta, sulla possibilità di definire insieme alla Regione un piano del trasporto pubblico locale che permetta una maggiore integrazione tra diversi mezzi di trasporto pubblico e tra trasporto pubblico e privato. Solo in questo modo sarà possibile tentare una razionalizzazione che consenta di contenere i costi. Nei prossimi mesi due saranno i possibili scenari a confronto: un difficile rilancio dell’AMT con capitale pubblico e risparmi sui costi o la privatizzazione dell’azienda; opzione quest’ultima che vede contrapposto il Pd favorevole e Lista Doria contraria.
Buone notizie dal #Consigliocomunale#Genova per il Teatro dell’Ortica. Vicino l’accordo con Provincia per mantenere la sede in via Allende
Buone notizie dal Consiglio comunale, invece, per quanto riguarda il Teatro dell’Ortica. A margine del consiglio è stata data notizia dell’imminente accordo con la Provincia di Genova per il mantenimento del Teatro dell’Ortica nella sua sede di via Allende. Proprio su questo tema era stata firmata a tutti i consiglieri una dichiarazione con cui veniva chiesto al Sindaco e alla Giunta di impegnarsi per evitare lo spostamento. La formalizzazione dell’accordo dovrebbe giungere a beve. Per ripercorrere la vicenda del Teatro rinviamo agli articoli di Era Superba sull’argomento.
Mercoledì 27 marzo 2013 inaugura a Palazzo Ducale la mostra socialmente | risposte dal design, curata da alcuni studenti del corso di laurea magistrale in Design del Prodotto e dell’Evento presso l’Università di Genova.
Il tema della mostra è il design sociale. Cosa sia il design oggi è tema ostico, dibattutto, controverso. Solo nell’accezione italiana, senza illuminanti specificazioni, tutto appare passibile di tale definizione; nella più ordinata accezione inglese riferimenti puntuali, “prodotto”, “arredamento”, “industriale”, aiutano a orientarsi preparando a ciò che ci si troverà davanti. Ciò che vi troverete davanti oggi sono esperienze e suggestioni di “social design”, nate dalle idee di giovani di ogni età, stanchi del design patinato e lontano da tutto se non dalle riviste, che piaceranno agli etici e ai giusti, divertiranno bambini, anche cresciuti, ancor dotati di fantasia, sposando la vostra giusta indignazione contro lo spreco in tempo di crisi, senza mortificare il vostro anelito creativo e il vostro naturale sottendere al divertimento. Questi giovani non vi presentano ambienti o oggetti che desidererete, toccherete e userete, ma sogni, idee, visioni che abbraccerete, seguirete, condividerete. Avete letto riviste e ammirato oggetti, altrove: ora lasciate che la realtà di questo design vi prenda!
La mostra sarà aperta al pubblico fino a domenica 7 aprile con orario 9-18.
Questi gli artisti presenti: Elisa Angella, Valentina Calcidese, Emiliano Civiletti, Niccolò Casiddu, Laurea Chimenz, Gloria Derba, Marco Giacchero, Elisa Gesuato, John Giovinazzo, Yuanfei Gong, Silvia Guillaro, Zunyue Liu, Xiaolong Ma, Chiara Olivastri, Alessandra Peruch, Nicoletta Raffo, Elisabetta Rebecchi, Francesco Repetto, Marta Rocca, Emma Spinelli, Martina Taranto, Carlo Vannicola, Yihan Wang, Yule Wang, Lu Yao, Bin Xu, Susanna Zunino.
Questa mattina è stato presentato alla stampa il rinnovato Museo dell’Antartide, aperto nel 1998 e (re)inaugurato di recente per presentare alla città i restauri della struttura e le nuove collaborazioni con Acquario di Genova e Università.
Facciamo però un passo indietro, per capire come mai a Genova ci sia un Museo dedicato al sesto continente. Nel 1985 fu istituito il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, che come primo atto ha avviato i lavori per costruire una base permanente in cui svolgere attività di ricerca scientifica e tecnologica. Tra coloro che progettarono la base di Baia Terranova e le prime campagne di ricerca c’è stato un genovese, il metereologo Carlo Scottino, che aveva già effettuato spedizioni in Antartide negli anni Settanta.
Nel 1998 fu inaugurato il museo al Porto Antico – intitolato all’ingegnere e geologo Felice Ippolito – che è contemporaneamente spazio espositivo e centro di ricerca. Genova è infatti una delle tre città italiane – insieme a Trieste e Siena – che fa parte del Centro Interuniversitario di ricerca dedicato all’Antartide: gli spazi espositivi delle tre città approfondiscono rispettivamente l’Antartide dal punto di vista biologico/ecologico (Genova), storico (Trieste) e geologico (Siena).
Il Museo contiene nei suoi 1.000 mq un ricco patrimonio per conoscere l’Antartide, attraverso ricostruzioni (vedi il plastico qui a destra), proiezioni di filmati, allestimenti interattivi e reperti scientifici. Una collezione espositiva destinata a rinnovarsi nel tempo, man mano che le scoperte scientifiche porteranno nuovi contributi.
In programma dunque visite guidate (ogni fine settimana e nei giorni festivi alle 11.30 e 15.30, dal titolo Scopri con noi l’Antartide”) e la possibilità di acquistare un biglietto congiunto per tutti gli spazi del percorso Acquario Village, che comprende anche Acquario, Galata Museo del Mare e sommergibile Nazario Sauro, Città dei Bambini, Bigo e Biosfera. Le attività didattiche e di gestione della struttura sono organizzate in collaborazione con le cooperative Solidarietà e Lavoro e Dafne.
Come ha spiegato da Giancarlo Albertelli, direttore del Museo dell’Antartide dal 1998 al 2012 (e oggi sostituito da Maria Angela Masini), la collaborazione di Costa Edutainment con Acquario Village fa sì che la struttura museale non sia più “sola” e possa beneficiare di un circuito che incrementi i visitatori e le possibilità di promozione.
Lo spazio si inserisce nel contesto di rinnovamento del Porto Antico e di valorizzazione di Genova come polo scientifico e culturale, date anche la recente inaugurazione del Wow! Genova Science Centere l’imminente ampliamento dell’Acquario con il nuovo padiglione dei cetacei progettato da Renzo Piano.
Sono aperte fino a giovedì 28 marzo 2013 le iscrizioni per il nuovo ciclo del bando Botteghe di mestiere, che offre a giovani tra i 15 e i 29 anni un apprendistato di sei mesi nell’ambito dei mestieri artigiani, con una retribuzione di 500 € mensili.
Il progetto è a livello nazionale e hanno aderito 72 botteghe, di cui due dalla Liguria. Ogni bottega ha presentato uno specifico progetto formativo, consultabile sul sito di Italia Lavoro. Le due iniziative liguri sono La Bottega della vera focaccia genovese, a cura dell’Associazione Panificatori di Genova e La Bottega dei golosi promossa da aziende della ristorazione nella Provincia di Imperia.
Botteghe di mestiere rientra all’interno del progetto AMVA – Apprendistato e mestieri a vocazione artigianale – promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e attuato da Italia Lavoro, per la promozione del made in Italy e per incentivare l’applicazione dei contratti di apprendistato e la creazione di nuove imprese.
Marzo 2012: la Fondazione Casa America, fondata nel 2000 con lo scopo di «approfondire e diffondere la conoscenza dell’America Latina in Italia e dell’Italia in America Latina, mettendo in evidenza i molti punti di contatto che legano le due realtà dal punto di vista culturale, ma anche istituzionale ed economico», sta attraversando un momento di crisi finanziaria.
A questo scopo vengono organizzati due eventi aperti alla città, per raccogliere i fondi necessari alla sopravvivenza e al mantenimento delle attività previste entro il 2012. Viene in particolare sollecitata la presenza degli enti, istituzioni e associazioni che in questi dodici anni hanno collaborato con Casa America e ne hanno sostenuto le attività.
La Fondazione – con sede a Villa Rosazza, a DiNegro – ha un importante ruolo culturale e sociale per la nostra città: nel secolo scorso sono stati molti i genovesi emigrati nell’America Latina, mentre negli ultimi vent’anni il flusso migratorio si è invertito. Al suo interno una biblioteca, una musicoteca e una videoteca specializzate sulle culture dell’America Latina e accessibili a tutti i cittadini, e l’organizzazione costante di mostre, conferenze, proiezioni, corsi di lingua e altri eventi culturali.
Così ha detto il presidente Roberto Speciale a Era Superba un anno fa: «Il 2012 si preannuncia per noi, alla pari di tante altre istituzioni culturali, come un anno molto difficile a causa del venir meno di molte fonti di sostegno finora assicurate dagli enti pubblici nazionali e locali e in qualche caso anche da soggetti privati. La chiusura di Casa America costituirebbe un impoverimento del nostro patrimonio istituzionale e culturale».
IL PRESENTE
Passato un anno, abbiamo chiesto al presidente di Casa America Roberto Speciale se la situazione è migliorata rispetto alle aspettative, e quali sono le attività attualmente in corso: «La raccolta fondi continua a tutt’oggi e ci ha aiutato ad arginare le gravi difficoltà venutesi a creare nel 2011-12, per il drastico taglio di sovvenzioni alla cultura e alle attività internazionalistiche operato da enti pubblici e privati, locali e nazionali. Fondazione Casa America si è giovata di questa solidarietà ma non siamo ancora fuori dall’emergenza. In questo periodo si può contribuire alle nostre attività tramite la campagna abbonamenti di sostegno alla rivista “Quaderni di Casa America” (la rivista della Fondazione) e di inserzioni pubblicitarie. Continuiamo a offrire la serigrafia del maestroRaimondo Sirottie i disegni del noto cartoonist Renzo Calegari, donati dai due artisti per aiutare la Fondazione».
Si può osservare da vicino l’attività di Casa America anche attraverso la mostra fotografica Tina Modotti, un nuovo sguardo, aperta fino a domenica 21 aprile a Palazzo Ducale: «una “piccola grande mostra” che ha girato in molti Paesi del mondo prima di arrivare a Genova. Sono foto degli anni ’20 in bianco e nero, un omaggio al Messico nel periodo immediatamente seguente la sua grande Rivoluzione e un riconoscimento dell’epopea dell’emigrazione italiana del ‘900 con il suo carico di sofferenza ma anche con il segno artistico che ha lasciato nel mondo. Attorno alla mostra abbiamo organizzato una serie di eventi per celebrare Tina Modotti, il Messico e l’Italia».. Si prevedono inoltre – vista la recente elezione di un Papa sudamericano – eventi e conferenze che tocchino più da vicino questo tema.
Più in generale, come si rapportano le attività culturali di Casa America nel favorire l’integrazione tra i genovesi e i migranti? «Le nostre attività sono aperte e concretamente partecipate sia da cittadini italiani sia da persone originarie dei diversi Paesi dell’America Latina, e già questo favorisce la conoscenza reciproca e l’interscambio tra le culture e i punti di vista. Organizziamo poi iniziative specifiche rivolte alle comunità latinoamericane, spesso assieme alle Ambasciate, ai Consolati e alle diverse associazioni. Recentemente abbiamo promosso il progetto “Edubank”, favorendo la conoscenza e l’accesso dei cittadini di origine straniera al sistema creditizio e bancario. Ora ci proponiamo di contribuire ad una svolta nei processi d’integrazione su quattro temi: salute, sicurezza, ambiente, fruizione del patrimonio culturale».