Categoria: Notizie

Notizie di cronaca e cultura da Genova e provincia, news da tutto il mondo di economia, curiosità e tecnologia

  • A.S.D. Arte e Immagine: festa Zumba e Bolliwood Party

    A.S.D. Arte e Immagine: festa Zumba e Bolliwood Party

    Domenica 30 settembre la scuola di danza A.S.D. Arte e Immagine di Genova Voltri di via al Santuario delle Grazie 5 organizza una festa Zumba e Bolliwood Party.

    Il programma prevede:

    ore 16.30-17 lezione gratuita di Zumba Fitness par bambini e di seguito gioco e merenda

    ore 17- 17.45 lezione gratuita di Bollywood adulti (danza indiana cinematografica)

    ore 17.45-18.30 lezione gratuita di Zumba Fitness adulti

    Zumba Alberto Beto Perez

  • Immigrazione: la Sanatoria 2012 rischia di essere un fallimento

    Immigrazione: la Sanatoria 2012 rischia di essere un fallimento

    A 10 giorni dalla partenza ufficiale già si profila un rischio flop e piovono critiche sul provvedimento di emersione previsto dal Decreto legislativo n. 109 del 16 luglio 2012 – la cosiddetta sanatoria volta, ufficialmente, a far emergere e “legalizzare” i rapporti di lavoro irregolari relativi a cittadini extracomunitari: i datori di lavoro che, alla data di entrata in vigore del decreto, occupano irregolarmente da almeno tre mesi lavoratori stranieri presenti nel territorio nazionale (in modo ininterrotto e documentato almeno dal 31 dicembre 2011 o precedentemente) potranno dichiarare la sussistenza del rapporto di lavoro allo Sportello unico per l’immigrazione ed avviare una procedura di regolarizzazione. La dichiarazione potrà essere presentata dal 15 settembre al 15 ottobre 2012.

    «In realtà più che di sanatoria per immigrati dovrebbe parlarsi di condono, anche penale, per i datori di lavoro che hanno assunto “in nero” lavoratori stranieri irregolari – denuncia l’avvocato Alessandra Ballerini, membro dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e consulente della Cgil, dalle pagine del sito web www.corriereimmigrazione.it – Infatti il datore di lavoro, e solo lui, potrà autodenunciarsi per gli illeciti commessi e, a fronte del versamento di un contributo di 1.000 Euro per ciascun lavoratore con l’aggiunta del pagamento delle somme dovute a titolo contributivo e retributivo degli ultimi sei mesi, potrà ottenere l’estinzione dei reati commessi. Il “condono” del datore di lavoro potrebbe (il condizionale è d’obbligo visti tutti gli ostacoli ed i trabocchetti previsti dalla norma) avere come effetto collaterale il rilascio di un permesso di soggiorno per il lavoratore straniero».
    Il limite più grave di questa norma è che il lavoratore non ha la possibilità di attivare autonomamente la procedura di emersione «Il lavoratore straniero in queste procedure di emersione non è un soggetto giuridico parte di un contratto, ma un oggetto», sottolinea Ballerini. Una scelta legislativa che appare «Incomprensibilmente discriminatoria, anche perché lascia il migrante in una condizione di sudditanza e di ricattabilità, oltre a non attribuirgli alcuna dignità di persona – continua Ballerini – Con queste norme per l’ennesima volta i lavoratori sono in balia dei datori di lavoro. Il fine, neppure troppo mascherato, è quello di fare soldi sulle spalle delle migliaia di immigrati che sognano di uscire dalla clandestinità».
    In sostanza, se il datore di lavoro non intenderà dar corso alla procedura di emersione, al lavoratore non resteranno che due opzioni: rimanere in condizioni di irregolarità o rivolgersi al mercato illegale delle false assunzioni. «Così si spalancano le porte ai truffatori di professione, come è già accaduto nelle precedenti sanatorie – ribadisce l’avvocato ad Era Superba – individui capaci di chiedere la regolarizzazione del rapporto con 6-7 persone a cui estorcono almeno 6-7 mila euro di bottino».

    Finora le domande di emersione sono state solo 16 mila in tutta Italia, pochissime a Genova. Mentre le previsioni della vigilia parlavano di 300 mila domande. «Nel caso siano assenti alcuni requisiti e la procedura di emersione venga comunque presentata, a rischiare penalmente è il datore di lavoro che quindi ci pensa due volte prima di autodenunciarsi», precisa Ballerini.

    L’ostacolo più importante, però, rimane quello dell’esborso economico «E’ evidente che tutti i costi, così come nelle sanatorie precedenti, saranno sobbarcati dal migrante, disposto a tutto pur di ottenere quel pezzo di carta che lo rende finalmente legale», afferma l’avvocato. In molti casi, infatti, il datore di lavoro pretenderà che sia il lavoratore stesso a pagare il contributo forfettario di 1.000 euro, dovuto alla presentazione della domanda di emersione, nonché i contributi e le ritenute fiscali dovuti per almeno sei mesi.
    Inoltre, il Decreto legislativo impone allo straniero di provare – con atti provenienti “da organismi pubblici” – di essere presente sul suolo italiano almeno dal 31 dicembre 2011. «È assurdo chiedere ad una persona che è stata sempre costretta a nascondersi di documentare con atti pubblici (e dunque forse non si era nascosta poi così bene) di aver commesso un reato (la clandestinità) da non meno di 9 mesi», sottolinea Ballerini. Il “clandestino”, per definizione, cerca di vivere in una condizione di invisibilità, quindi chi non abbia avuto la sfortuna di incappare in un provvedimento di espulsione o in un ricovero ospedaliero, difficilmente potrà assolvere a tale condizione. Per numerosi lavoratori l’unica soluzione per accedere alla sanatoria sarà quella di procurarsi una documentazione contraffatta.
    «La procedura di emersione va resa equa e fruibile o rischia di essere un’occasione mancata – denuncia il Tavolo Immigrazione (Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cisl, Cgil, Comunità di S. Egidio, Fcei, Sei-Ugl, Uil) – La richiesta della prova di presenza in Italia al 31 dicembre 2011 è incongrua e ingiustificata e si configura come una vessazione sia nei confronti dei lavoratori che dei datori di lavoro. Le pubbliche amministrazioni non possono produrre documentazione, salvo in casi molto particolari, per stranieri irregolarmente presenti nel territorio. La nostra richiesta, che non ha ottenuto risposta, è di chiarire al più presto almeno cosa si intenda per organismi pubblici, ampliando il più possibile il novero dei soggetti che possono rientrare in questa categoria, non escludendo anche il ricorso a certificazioni emesse da enti privati».
    «Che affidabilità può dare uno Stato che fa le regole e poi le disfa, le sovverte?  – è la domanda retorica che si pone Alessandra Ballerini  – Che prima urla la tolleranza zero per i “clandestini” e poi con un gioco di prestigio proclama che lo stesso presupposto che fino al giorno prima comportava come conseguenza il decreto di espulsione, il trattenimento per 18 mesi in un Cie e la contestazione del reato di clandestinità, il giorno dopo comporti il premio del rilascio del permesso di soggiorno. Come si fa a credere in uno Stato così?».

    Occorre sottolineare che oggi l’unico modo di diventare “legale” per uno straniero che ha perso, oppure non ha mai avuto, il diritto al soggiorno, è quello di usufruire delle sanatorie, strumenti periodici quanto necessari per rilasciare permessi di soggiorno a lavoratori che in Italia in realtà già ci sono.
    «La legge impone una presenza ininterrotta ma sono numerosi i casi di persone presenti sul suolo italiano anche da molto più tempo, però in maniera discontinua – spiega Ballerini – Per loro è impossibile emergere». Ad esempio gli stranieri esenti dall’obbligo di visto d’ingresso che entrano nel nostro Paese per motivi turistici e possono soggiornarvi massimo tre mesi. Terminato quest’arco temporale «Tornano al paese natio e successivamente rientrano nuovamente in Italia – continua Ballerini – rispettando la legge sono penalizzati perché non possono fare la richiesta di emersione».
    E non vanno dimenticati coloro i quali «Sono costretti a fare un breve ritorno in patria per la morte di un parente – racconta l’avvocato – E solo per questo motivo vengono esclusi dalla sanatoria».
    Inoltre alcuni migranti che già possiedono un permesso di soggiorno temporaneo, ad esempio genitori di bambini con problemi di salute «Potrebbero essere stati assunti ugualmente “in nero – afferma Ballerini – Ovviamente in casi simili è ancora più arduo ipotizzare che il datore di lavoro, di sua spontanea volontà, decida di autodenunciarsi. Se invece il datore di lavoro è una persona onesta e ha regolarizzato il lavoratore, quest’ultimo alla scadenza del permesso temporaneo torna ad essere un irregolare». Ciò accade anche per i richiedenti asilo «Per i primi 6 mesi la legge non gli consente di lavorare ma se la pratica dura di più, come accade solitamente, viene data loro quest’opportunità – continua l’avvocato – Pensiamo a tutti i profughi giunti in Italia l’anno scorso. Se stanno lavorando in regola non possono essere sanati. Quindi, se la loro pratica per l’asilo non andrà a buon fine, ricadranno in clandestinità».

    «Una sanatoria degna di questo di nome dovrebbe essere permanente e dunque non limitata in un mese di tempo né stabilita con “norma transitoria” o decreti ministeriali, ma invocabile in qualsiasi momento e sancita per legge – conclude Ballerini – dovrebbe essere azionabile anche e soprattutto dal lavoratore straniero indipendentemente dal consenso del datore di lavoro, e dovrebbe essere immune da gabelle, trucchetti, ostacoli e dunque dovrebbe prevedere: nessuna dimostrazione con atti pubblici di datata permanenza in Italia, la previsione di un permesso per attesa occupazione nel caso in cui sia il datore di lavoro a non possedere i requisiti per l’emersione, nessun limite alla tipologia di lavoro, eliminazione dell’automatica ostatività delle segnalazioni di inammissibilità nello spazio Schenghen e di condanne penali».

     

    Matteo Quadrone

  • Ostello Su Genova: evento per giovani artisti emergenti

    Ostello Su Genova: evento per giovani artisti emergenti

    Una struttura recente e forse ancora poco nota al pubblico genovese: tanti conoscono l’ostello del Righi, ma esiste anche uno spazio analogo nel quartiere di San Fruttuoso, inaugurato poco più di un anno fa e gestito dalla cooperativa Solidarietà e Lavoro.

    Da venerdì 28 a domenica 30 settembre l’Ostello SuGenova (salita N. S. Del Monte, 234) apre le sue porte alla città durante una festa che coinvolge tutto il quartiere, ossia la solennità della Madonna del Monte. Tre giorni in cui la struttura ospiterà artisti emergenti, che potranno mostrare al pubblico la loro opera.

    Un primo ciclo di incontri che si pone l’obiettivo di essere punto di partenza per una serie di iniziative analoghe, per far conoscere l’Ostello alla città e valorizzare i giovani talenti genovesi.

    Questo il programma del primo evento.

    Venerdì 28 e domenica 30 settembre, ore 18.30: “Le tecniche della carta: la tecnica di marmorizzazione ebru“, laboratorio creativo gratuito a cura dell’artista Sara Dellapiana. L’artista frequenta l’Accademia di Belle Arti di Genova, indirizzo decorazione, e si occupa di attività laboratoriali per bambini e adulti.

    Sabato 29 settembre, ore 18.30: “Ricordi di Masche“, proiezione del cortometraggio di Flavia Cantini, regista e scrittrice fantasy diplomata alla Scuola D’Arte Cinematografica di Genova.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Terzo Valico: presto apriranno i cantieri, riprende la mobilitazione No Tav

    Terzo Valico: presto apriranno i cantieri, riprende la mobilitazione No Tav

    I Lavori per il Terzo Valicoinfrastruttura ferroviaria sulla cui utilità persistono numerosi dubbi – questa volta sembrano davvero pronti a partire con l’installazione dei campi base a Trasta, destinati ad ospitare i lavoratori delle ditte impegnate dei cantieri (con buona pace di chi sosteneva che l’opera avrebbe avuto importanti ricadute occupazionali sul territorio genovese).

    La notizia è riportata stamattina da “La Repubblica” che sottolinea come il Terzo Valico goda di un sostegno politico trasversale dal Pd al centro-destra. Mentre nella maggioranza le voci critiche non mancano ad esempio quella del consigliere di Fds, Antonio Bruno che commenta così «Come contribuente e prima ancora come politico sono scandalizzato. Chiedo alle forze politiche di fermare questo spreco pazzesco. Invece di ammodernare le linee e costruire il prolungamento della bretella ferroviaria Voltri – Borzoli verso le linee dei Giovi, arrivando a una capacità di trasporto fino a 5 milioni di TEU, il tutto senza fare il Terzo Valico; in pochi anni e non nei quindici previsti».
    Poi Bruno aggiunge «La scuola di villa Sanguineti sembrerebbe salva. Nessun ufficio nei suoi locali. Nessun trasferimento forzoso. Ma i cittadini di Trasta e della Val Polcevera non sono salvi dall’inquinamento da amianto e da traffico di camion». 

    Contestualmente all’imminente avvio dei lavori riparte la mobilitazione del popolo No Tav- No Terzo Valico. Dopo aver respinto, tra il 10 luglio ed il 10 agosto scorsi, centinaia di espropri nei comuni di Serravalle, Arcquata, Gavi, Carrosio, Voltaggio, Fraconalto, Borgo Fornari, Genova, Campomorone e Ceranesi, grazie all’impegno di migliaia di cittadini che hanno fermato i tentativi del Cociv, il prossimo appuntamento è per il 6 ottobre a Serravalle dove si svolgerà una marcia popolare fino ad Arquata al grido “Giù le mani dalla nostra terra” per chiedere di fermare la costruzione del Terzo Valico.

     

    Matteo Quadrone

  • Fare sapone in casa: Luana e Silvia presentano Eticologiche

    Fare sapone in casa: Luana e Silvia presentano Eticologiche

    eticologicheLuana e Silvia sono amiche e colleghe, accomunate dalla passione per il rispetto dell’ambiente, la creatività e l’autoproduzione. Insieme hanno iniziato ad autoprodurre saponi 100% vegetali, realizzati senza ricorrere al grasso di origine animale e agli additivi chimici che si possono trovare in alcuni saponi industriali: da qui nasce Eticologiche, termine nato dalla fusione di etica + ecologico che attraverso un blog e una pagina Facebook illustra le loro creazioni.

    Così le due ragazze raccontano il progetto: «ad entrambe piace autoprodurre, senza essercelo dette nello stesso momento eravamo interessate a capire come poter fare saponi a casa e abbiamo deciso di iniziare a sperimentare insieme. Siamo colleghe, anche se la nostra professione non c’entra, ma frequentandoci giornalmente abbiamo avuto la possibilità di mettere in pratica molti progetti comuni, da qui nasce il progetto “Eticologiche”».

    Finora Eticologiche ha realizzato quattro linee di saponi:
    – “MarsigliaEticologico”, per il bucato ma anche per il corpo
    – “Non+Esausto” fatto con l’olio esausto di frittura buono per le mani, il bucato e l’ambiente
    – “sapo(RI)ni”, con oleoliti fatti in casa e profumati
    – “FariMaConSapone”, fatto con la farina.

    Si tratta di un prodotto di norma piuttosto costoso (il valore dei saponi si aggira tra i 20 e i 24 € al kg), ma che Luana e Silvia hanno scelto di “vendere” in un modo decisamente sostenibile: attraverso il baratto. Ogni sapone è barattato con una serie di prodotti alimentari biologici dal prezzo equivalente: passata di pomodoro, aceto, farina integrale, latte vegetale e così via.

    Non solo: Eticologiche aderirà presto al progetto Scec, un’associazione che a livello nazionale elargisce buoni per coprire parte dell’acquisto di beni e servizi (1 Scec = 1 €), allo scopo di rilanciare l’economia dei singoli territori attraverso la loro circolazione.

    Come acquistare questi saponi? Contattando Luana e Silvia all’indirizzo mail eticologiche@gmail.com. Luana e Silvia vivono a Sestri Ponente, ma i saponi vengono prodotti nel laboratorio delle Titere in vico del Duca, nel centro storico di Genova: uno spazio dedicato al riciclo creativo aperto da Silvia con la sorella Laura nel 2002. Lo scambio può avvenire nel laboratorio, o dandosi appuntamento in un luogo comodo per entrambi.

    In futuro, Eticologiche ha in previsione di “allargarsi” partecipando a mercatini biologici e allestendo piccoli laboratori per insegnare ad autoprodurre il sapone: «ispirandoci al film “Wily Wonka e la fabbrica di cioccolato” stiamo pensando di far vincere ai nostri “clienti” un corso per visitare il laboratorio e  imparare a fare il sapone, nascondendo all’interno della saponetta un biglietto vincente».

    Marta Traverso

  • Che fare: bando per progetti culturali, in palio centomila euro

    Che fare: bando per progetti culturali, in palio centomila euro

    EconomiaSi parla spesso di come e quanto un adeguato investimento nella cultura possa dare una mano in questo periodo di crisi. L’Associazione Doppiozero crede pienamente in questa idea, tanto da lanciare un bando per progetti culturali che mette in palio 100.000 euro per progetti innovativi e di forte impatto sociale.

    Questa iniziativa vuole dare la possibilità di emergere a quelle realtà culturali che non si limitano a dire “non ci sono soldi, non possiamo fare nulla”, ma che vogliono cambiare una formula troppo dipendente dai finanziamenti pubblici mettendosi in gioco in prima persona.

    Il bando “CheFare” ha lo scopo di costruire una rete tra imprese culturali con alto contenuto di innovazione e ad alto impatto sociale, con due obiettivi primari:
    1) incentivare le dinamiche positive che emergono dalla messa in rete delle competenze di diverse imprese culturali;
    2) supportare il mondo delle imprese culturali nella costruzione di nuovi modelli di business economicamente e socialmente sostenibili.

    Destinatari del bando sono imprese non profit, low profit e profit (associazioni, imprese sociali, società cooperative, onlus ecc) che operano nei campi della cultura umanistica: letteratura, musica, teatro, danza, pittura, cinema, video, fotografia, arti plastiche, performing arts, editoria, filosofia, pedagogia, psicologia, sociologia, antropologia.

    Le imprese devono presentare un progetto che risponda agli obiettivi specifici del concorso e inviarlo tramite mail entro sabato 3 novembre 2012 all’indirizzo mail posta@che-fare.com, allegando la seguente documentazione:
    1. presentazione sintetica del progetto e del soggetto proponente;
    2. 3 immagini relative all’attività del soggetto proponente;
    3. materiale multimediale atto a fornire una breve presentazione del Progetto;
    4. altro materiale atto all’illustrazione del business model.

    I progetti saranno valutati in tre fasi distinte: preselezione, votazione on line del pubblico e votazione da parte di una Giuria.

    Al progetto vincitore sarà riconosciuto un contributo pari a 100.000 €. Saranno inoltre fissati incontri di monitoraggio per verificare la trasparenza di spesa del progetto vincitore e ottimizzare gli aspetti economici e di impatto sociale.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Ericsson, la protesta sul web: basta soldi pubblici per licenziare

    Ericsson, la protesta sul web: basta soldi pubblici per licenziare

    La vicenda del licenziamento collettivo alla Ericsson, multinazionale appena trasferitasi sulla collina degli Erzelli, si avvicina al momento decisivo: il 1 ottobre, infatti, è il termine ultimo entro il quale è possibile raggiungere un accordo sindacale per attenuare le drammatiche conseguenze del previsto taglio di 94 posti di lavoro.

    Parliamo di un’azienda in salute che ha goduto di un finanziamento pubblico di 41,9 milioni di euro allo scopo di realizzare progetti di ricerca e sviluppo agli Erzelli. Ebbene, appena un mese dopo l’insediamento nella nuova sede, la Ericsson ha dichiarato ben 40 licenziamenti (dei 94 complessivi) proprio nell’area di ricerca e sviluppo.
    Secondo i lavoratori siamo di fronte a «Una colossale presa in giro per tutti noi contribuenti italiani e liguri (i 41,9 milioni di euro pubblici sono dati in parte dai ministeri MISE e MIUR ed in parte, ben 11 milioni, dalla Regione Liguria) che con le nostre tasse finanziamo una multinazionale estera che prende i nostri soldi e un minuto dopo licenzia».

    La RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) Ericsson sta promuovendo una serie di iniziative per non far calare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei genovesi su questa vergognosa vicenda. Dopo l’assemblea pubblica e lo sciopero per le strade della città, adesso la protesta si muove sul web: i lavoratori della Ericsson invitano tutti coloro che possiedono un profilo sui social network (facebook, twitter, ecc.) ad inviare al Sindaco di Genova, Marco Doria e soprattutto al Presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando il seguente messaggio: “Sono un amico/a (parente) di un/a lavoratore/trice di Ericsson e dico basta soldi pubblici a chi licenzia!”; oppure più semplicemente: “Sono un/a cittadino/a a conoscenza degli esuberi in Ericsson e dico basta soldi pubblici a chi licenzia!”
    Lo stesso messaggio si può inviare come mail ai seguenti indirizzi:
    gabsindaco@comune.genova.it
    presidente.giunta@regione.liguria.it

    Inoltre su facebook è nato un gruppo di discussione dal nome  “BASTA SOLDI PUBBLICI PER LICENZIARE” a cui si sono già iscritti diversi esponenti politici locali «Bisogna far sentire agli amministratori pubblici che il problema è grave e vogliamo che si cambi direzione – spiegano i lavoratori – Se avete un profilo Facebook chiedete l’amicizia a “rsu eric genova”, iscrivetevi al gruppo di discussione e portate dei contributi. Invitate amici e parenti perchè è importante allargare l’adesione».

    Oggi alle ore 13:30 la RSU Ericsson incontrerà i capigruppo in Consiglio regionale per chiedere di fare il possibile affinchè siano salvaguardati i posti di lavoro.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Social network lavoro: come usarli? Il corso di Federico Guerrini

    Social network lavoro: come usarli? Il corso di Federico Guerrini

    Perdita di tempo, opportunità di business o via in più per socializzare? Sono tante le opinioni che circolano sui social network, ma la verità è che – da Facebook in giù – sono strumenti con i quali tutti noi abbiamo quotidianamente a che fare. Non solo: quasi ogni azienda ha ormai aperto (almeno) la sua pagina Facebook, in modo da dialogare con i clienti e creare nuovi contatti. Qual è la strategia di comunicazione più efficace per districarsi nella “giungla” del web e usare al meglio questi strumenti?

    Il manuale Vivere social del giornalista freelance Federico Guerrini cerca di rispondere a queste e altre domande. Venerdì 28 settembre (ore 17.30) il libro sarà presentato presso il Berio Cafè, insieme a Federico Guerrini, Edoardo Schenardi, titolare della Farmacia Serra e segretario provinciale Federfarma, Marta Traverso, redattrice e social media editor di Era Superba, Adriano Casissa, consulente informatico, e Gabriele de Palma, giornalista del gruppo Effecinque.

    La serata sarà anche l’occasione per presentare un corso sull’utilizzo dei social media che Guerrini terrà in autunno proprio nel locale adiacente alla biblioteca Berio.

    È lo stesso Guerrini a spiegarci il perché del libro: esiste una ricetta universale per usare i social network in modo sano? «Questa è una domanda molto interessante e a cui è difficile, in questo momento, dare una risposta precisa. In fondo, il boom di Facebook a livello mondiale è iniziato fra il 2007 e il 2008 (in Italia a fine 2008), per cui è vero che sembra un’eternità, ma sono solo 4-5 anni! Come per tutti i fenomeni nuovi, all’euforia iniziale è subentrata una maggiore prudenza, la consapevolezza che possono esistere anche degli effetti collaterali a dialogare per ore online con dei simulacri digitali delle persone. Una ricetta vera e propria non c’è, ma si stanno sviluppando sulla base dell’esperienza una serie di accorgimenti. Dopo aver scritto “Vivere social” sono stato contattato su Twitter da persone e aziende che avevano comprato il libro, e in generale ho avuto un buon feedback».

    Federico Guerrini è un giornalista, e la sua specializzazione è proprio nell’ambito delle tecnologie, social media e startup, che fanno capo anche al suo ultimo progetto “Digital awareness” (traduzione: consapevolezza digitale), uno spazio per riflettere sul rapporto tra persone, organizzazioni, comunità e comunicazione digitale. È cambiato il modo di fare giornalismo, ora che tutti hanno la possibilità di dire la loro attraverso i social network? «Secondo me sono false dicotomie, che derivano da un’errata percezione di quello che è – o dovrebbe essere – il giornalismo. La maggior parte delle discussioni sui social, su temi di attualità, ha origine da un pezzo scritto da qualche giornalista. È vero però che in taluni casi, la forza della condivisione può portare nell’agenda dei media temi che altrimenti non avrebbero trovato spazio, o in misura molto minore. Penso per esempio alla recente vicenda di un malato di tumore che ha craccato la sua cartella clinica per cercare una diagnosi allargata e una cura “open source”».

    Questi i contenuti del corso Usare gli strumenti del social media marketing, che partirà in autunno:

    Modulo 1 (4 ore)
    – Sintesi dei i concetti di web marketing e marketing tradizionale
    – Analisi delle esigenze e scelta degli strumenti
    – Sito aziendale e blog analisi delle esigenze e scelta degli strumenti
    – Facebook: a cosa serve per le aziende
    – Fan page, come crearla, popolarla e far sì che non sia solo una “vetrina”
    – I gruppi, un’opportunità di ascolto per le aziende
    – Twitter: a cosa serve per le aziende
    – Costruire il proprio network su Twitter
    – Interagire coi follower e misurare la propria influenza

    Modulo 2 (4 ore)
    – YouTube: a cosa serve per le aziende
    – Scelta e implementazione di un canale YouTube
    – Accorgimenti per far diventare un video virale
    – Linkedin: a cosa serve per le aziende
    – Company Page, applicazioni, Answers
    − Prove pratiche di gestione profili su Facebook e Twitter

    Costo del corso: 80 € complessivi + Iva per i singoli moduli da 4 ore – 120 € + Iva per chi acquista il corso completo. Il corso verrà attivato con un minimo di 10 partecipanti. Info e iscrizioni a 393 4747231 e guerrini@corsidigitali.com.

    [foto di Diego Arbore]

  • Quarto: ex manicomio in vendita, salvi solo tre padiglioni

    Quarto: ex manicomio in vendita, salvi solo tre padiglioni

    Alla fine, come volevasi dimostrare, la Regione Liguria non farà nessuna retromarcia: l’ex ospedale psichiatrico di Quarto, infatti, va venduto altrimenti il disavanzo economico della sanità non potrà essere coperto e per i contribuenti liguri scatterà l’aumento delle tasse.

    L’annucio, capace di gelare il Coordinamento per Quarto, è arrivato proprio ieri in occasione dell’ultima giornata del presidio-festa “Pianeta Quarto” in difesa dell’ex manicomio che ha visto la partecipazione di centinaia di persone.

    Al dibattito finale dedicato al tema del futuro di Quarto la Regione non si è neppure presentata ma ha fatto pervenire un comunicato nel quale spiega che verranno mantenuti ad uso sanitario solo i padiglioni 7, 8 e 10già esclusi dalla cartolarizzazione  – dove saranno ospitati i pazienti disabili, il Centro Alzheimer, i pazienti psichiatrici e la casa della salute del Levante con attività di prelievi, anagrafe sanitaria e ambulatori specialistici. Tutto il resto del complesso sarà venduto.

    Il comunicato parla di «Asssoluta impossibilità di modificare ulteriormente in riduzione la porzione alienabile restante del complesso di Quarto, in quanto il sistema non dispone di risorse immobiliari alternative». Secondo la regione l’unica soluzione sarebbe «Un aggravio dell’imposizione fiscale Irpef e Irap» che famiglie ed imprese non sono più in grado di sopportare.

    Il Coordinamento per Quarto risponde così «Si tratta di una fuga dalle proprie responsabilità giustificata con la scelta di sostenere la sola ragione economico-amministrativa. Intanto è grave che non venga salvaguardato anche il Centro dei disturbi alimentari che rappresenta il maggior problema psichiatrico per gli adolescenti. E poi la scelta di confinare in uno spazio limitato tutte le altre attività significa snaturare Quarto, privandolo oltre tutto di esperienze importanti anche dal punto di vista culturale».

  • Corso di fotografia a Genova alla Facoltà di Architettura

    Corso di fotografia a Genova alla Facoltà di Architettura

    L’Università degli Studi di Genova promuove un corso di fotografia presso la facoltà di Architettura (Stradone S. Agostino), aperto sia agli studenti sia a persone esterne, che sarà tenuto dai docenti del Dipartimento di Scienze per l’Architettura e da professionisti del settore: scopo del corso è promuovere la cultura fotografica e perfezionare le competenze sull’utilizzo e l’applicazione delle tecniche fotografiche, realizzando nelle otto settimane un portfolio per ogni partecipante, con l’obiettivo di puntare a un maggiore approccio professionale alla fotografia.

    Requisiti:
    – diploma di scuola superiore, unito a esperienze professionali riconosciute e ritenute congrue agli scopi dei corsi;
    – titolo di studio di livello universitario (triennale o magistrale), anche senza esperienze professionali nel settore.

    Struttura del corso:
    – lezioni frontali ed esercitazioni pratiche in aula per un totale di 16 ore (settimana 1-4)
    – elaborazione personale e sperimentazione per un totale di 26 ore (settimana 5)
    – uscita fotografica in esterno con i docenti del corso di una giornata (settimana 6)
    – lezione di revisione delle fotografie e composizione portfolio di quattro ore (settimana 7)
    – valutazione finale con esame del portfolio e degli elaborati (settimana 8).

    Le lezioni saranno a cadenza settimanale, in un giorno fisso (probabilmente il venerdì, ma sarà comunicato successivamente) con orario dalle 15 alle 19. Il costo di iscrizione al corso è 500 € e le lezioni saranno attivate con un minimo di 15 partecipanti e un massimo di 40.

    La preiscrizione è aperta fino a lunedì 1 ottobre, inviando la scheda di iscrizione (scaricabile dal sito di facoltà) all’indirizzo mail corso.perfez.fotografico.2012@gmail.com o pinto@arch.unige.it. L’iscrizione dovrà essere formalizzata entro il 12 ottobre 2012 mediante il versamento della quota all’Università degli Studi di Genova, causale “Corso di perfezionamento e aggiornamento professionale in fotografia prof. Pinto DSA, base e/o tematico (precisare scelta)”: c/c postale n.258160(IBAN IT 13Y0760101400000000258160).

    Ai partecipanti che hanno concluso positivamente il corso verrà rilasciato un attestato di frequenza e di verifica finale delle competenze acquisite. Agli studenti universitari saranno riconosciuti 2 CFU.

    (foto di Andrea Facco)

  • Corso di giardinaggio a Genova San Fruttuoso: il programma

    Corso di giardinaggio a Genova San Fruttuoso: il programma

    Lo Studio Tecnico del Verde, nel quartiere di San Fruttuoso, ha organizzato per quest’autunno il primo corso base di giardinaggio, per chi vuole arredare e sfruttare al meglio il proprio spazio verde.

    Questo il programma degli incontri.

    1 lezione – Botanica: gli organi delle piante, come bagnare e concimare il terreno
    Breve excursus sulla botanica delle piante, per capire meglio come funzionano, come vivono e come si riproducono. L’acqua e il fertilizzante: elementi essenziali per le piante, soprattutto quelle in vaso. Che tipo di terreno serve a seconda della specie.

    2 lezione – La luce, il fotoperiodo e la vernalizzazione, gli insetti e i funghi delle piante, i concimi gli antiparassitari
    L’incidenza della luce nella crescita delle piante e la vernalizzazione in giardino e in appartamento. Parassiti sulle piante: come combatterli e come proteggere le piante con prodotti appositi.

    3 lezione – L’acqua e l’irrigazione
    L’acqua: costruiamo un impianto di irrigazione fatto in casa per le nostre piante.

    4 lezione – Giardini storici e giardini contemporanei: a caccia di idee
    Grandi esempi dal passato e applicazioni nel presente: dai giardini storici piante, disegni e colori.

    5 lezione – Piante ornamentali: accostamenti cromatici e di specie
    Alcune idee di accostamenti cromatici e di texture per le piante in giardino e in terrazza: come giocare con le il fogliame.

    6 lezione – Idee in terrazza
    Giardini e orti verticali, riutilizzo di vecchi oggetti per dare un’aria intrigante al nostro angolo verde, in terrazza e in giardino.

    Il corso sarà tenuto da Marco Corzetto e Sara Caprini e si terrà presso lo studio (via San Fruttuoso 32) a partire da lunedì 8 ottobre, con orario 18-20 il lunedì o 20-22 il mercoledì. Il costo è 90 € (ridotto a 70 € per gli studenti di età inferiore a 26 anni, i possessori di Green Card e per chi ha già frequentato altri corsi presso lo Studio). Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza.

  • Sapete come mi trattano? Un concorso racconta la discriminazione

    Sapete come mi trattano? Un concorso racconta la discriminazione

    Un concorso per fotografi, filmakers, vignettisti e sceneggiatori, la FISH – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap sfida gli artisti a mettere in gioco la loro creatività e la loro tecnica per raccontare la discriminazione delle persone con disabilità. È questo il tema della seconda edizione del Concorso “Sapete come mi trattano?” che si concluderà il 16 novembre 2012 e prevede un premio di 2.000 euro al primo classificato di ogni categoria e di 1.250 euro al secondo classificato.

    Foto, vignette, sceneggiature e cortometraggi verranno scelti da un Comitato d’onore, composto da esponenti di spicco del mondo della cultura e del movimento per i diritti delle persone con disabilità.

    Tema complesso quello della discriminazione, sovente dimenticato dall’informazione. Un argomento non semplice da comunicare in una forma efficace e comprensibile a tutti. «La discriminazione nasce dal pregiudizio, dai luoghi comuni, dall’assenza di pari opportunità – spiega la FISH – e comporta esclusione per le persone con una menomazione o un deficit fisico, intellettivo o sensoriale».
    Il Concorso è un’iniziativa rivolta a chiunque voglia contribuire a fare luce su queste non più tollerabili zone d’ombra della nostra società testimoniando – con una foto, una vignetta, un filmato o con un testo che potrà essere la sceneggiatura per uno spot o un breve film – il proprio pensiero e la propria creatività.

    Per partecipare al Concorso è necessario rispettare le procedure e le regole per la corretta presentazione delle opere, previste nel bando del Concorso e disponibili nel sito ufficiale www.sapetecomemitrattano.it. Non è prevista alcuna quota di partecipazione.
    A selezionare i cinque finalisti per ogni categoria sarà il Comitato dei valutatori, un organismo composto da professionisti ed esperti per ciascuna delle sezioni in concorso e da leader della rete di associazioni aderenti alla FISH, che attribuiranno un punteggio per ogni opera in base all’originalità, all’efficacia e alla capacità di cogliere e trasmettere i principi proposti dal bando.

    Il concorso conta sul patrocinio dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni (UNAR), del Dipartimento della Gioventù e della Provincia di Roma. È stato richiesto il patrocinio del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Dipartimento per le Pari Opportunità.

  • Sanità, spending review: i tagli colpiscono anche la guardia medica

    Sanità, spending review: i tagli colpiscono anche la guardia medica

    Sanità, l'ambulanzaIl piano di tagli della Asl 3, in vigore entro il 31 ottobre, colpisce anche l’assistenza territoriale. In netta controtendenza rispetto alle linee indicate dal recente Decreto Salute del Ministro Balduzzi – il quale prevede la realizzazione di ambulatori aperti h 24 per garantire l’attività assistenziale – l’azienda sanitaria genovese con la delibera n. 837 del 14 settembre scorso ha deciso la chiusura e l’accorpamento di alcune sedi della guardia medica.
    «Considerando che alcuni poli hanno un costo visita decisamente elevato (Bargagli, Torriglia ed in particolare Rovegno), si prevede una riorganizzazione dell’intero sistema».
    «In particolare si disattivano i poli festivi di Serra Riccò, Sant’Olcese e Casella suddividendo il territorio di loro pertinenza tra i poli settimanali di Busalla, Pontedecimo e Rivarolo, si accorpano i poli di Bargagli, Torriglia e Rovegno sotto l’unico polo di Torriglia».
    Ad esser colpite dunque sono alta Val Bisagno, Val Trebbia, Val Polcevera e Valle Scrivia. Spariscono le sedi di Bargagli e Rovegno che vengono accorpate a quello di Torriglia. Nei fine settimana (da venerdì sera a lunedì mattina) e nei giorni festivi chiudono le sedi di Serra Riccò, Sant’Olcese, Casella e l’attività viene dirottata sui poli di Rivarolo e Pontedecimo.

    «Finché non ci saranno le condizioni per aprire i famosi studi associati dei medici di base, questi interventi rappresentano solo dei tagli di presidi sanitari sul territorio, non si possono chiamare riorganizzazione – spiega Gabriella Trotta, segretario regionale sanità Uil – Il problema è che in molti casi è fondamentale la velocità d’intervento e questa può essere garantita esclusivamente dalla guardia medica».

    Il decreto Balduzzi prevede l’aggregazione, ma senza obbligo, per i medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, della guardia medica, della medicina dei servizi e degli specialisti ambulatoriali, in nuove forme organizzative per garantire l’attività assistenziale per l’intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana.
    «Per far partire questi progetti sono necessarie delle convenzioni con i medici di base – ricorda Trotta – Oggi alcune regioni, tra cui la Liguria, non hanno un euro da investire. Inoltre bisogna rivedere la convenzione nazionale relativamente all’adesione dei medici alle aggregazioni monoprofessionali e multiprofessionali. Non si può lasciare il cerino acceso in mano alle regioni. Senza il supporto di un investimento queste strutture rischiano di rimanere un miraggio». Eppure alcuni esempi positivi esistono «In Toscana gli ambulatori h 24 sono già attivi e funzionano bene – sottolinea il segretario Uil – e non bisogna dimenticare che potrebbero essere un’opportunità lavorativa per i giovani medici».

    La delibera dell’Asl 3 prevede anche una drastica riduzione del numero di autisti della guardia medica «Nei poli di continuità assistenziale (guardia medica) risultano attualmente impiegati 29 autisti, 21 dei quali, fatta eccezione per le sedi di Voltri e Rivarolo in considerazione della particolarità del territorio di riferimento, verranno recuperati ad attività ordinarie nell’ambito dell’azienda».
    «Siamo preoccupati per la sicurezza dei medici – spiega Trotta – spesso e volentieri l’autista svolge una funzione di supporto, ad esempio nei casi di trattamento sanitario obbligatorio in attesa dell’arrivo dell’ambulanza».

    Le misure decise dall’azienda sanitaria locale suscitano le proteste dei comuni interessati, in particolare quelli della Val Trebbia. Oggi a Bargagli si riuniranno i soci della Croce Rossa locale e nelle prossime settimane sono previste delle mobilitazioni per informare i cittadini sulla situazione.
    «Appare illogico chiudere il polo di Bargagli che serve anche Davagna e Lumarzo (6500 abitanti che aumentano notevolmente nel periodo estivo) lasciando unicamente Torriglia (2500 abitanti) – spiegano i responsabili della Croce Rossa di Bargagli – un solo medico non potrà assicurare visite domiciliari in tutta la Val Trebbia se sarà costretto ad operare su un territorio così vasto, con la conseguenza di un crescente ricorso ai servizi di ambulanza che andranno ad impattare sule strutture ospedaliere. Questo, tradotto in termini di costi, porterebbe ad un sensibile aumento degli oneri a carico della Regione Liguria per il servizio 118 e quello ospedaliero. In un ottica di risparmio l’Asl 3 potrebbe utilizzare la propria sede di Torriglia per ospitare la guardia medica, risparmiando così i 15 mila euro annui che paga per affittare dei locali».

     

    Matteo Quadrone

    foto di daniele orlandi

  • Beni invisibili: bando di concorso foto e video

    Beni invisibili: bando di concorso foto e video

    Secondo un dato statistico l’Italia, da sola, ospita il 35-40% dei beni culturali esistenti a livello mondiale. Accanto ai musei, palazzi e monumenti più noti, presenti su tutte le guide turistiche e visitati da chi viene nel nostro Paese, ci sono anche tesori molto meno noti e che meritano di essere portati alla luce.

    Questa la ragione che ha spinto la Fondazione Telecom Italia ha indire un bando di concorso fotografico e per video sul tema dei “beni invisibili”, non disponibili al pubblico oppure che, nonostante la loro bellezza o importanza, non sono assolutamente conosciuti.

    Pensiamo alla nostra città, per esempio: quanti e quali sono i beni invisibili di Genova?

    L’unico requisito è che ogni contributo fotografico dovrà obbligatoriamente contenere il footer con il logo “Fondazione Telecom Italia” e ogni contributo video dovrà contenere i 2 frame con il logo “Fondazione Telecom Italia”, in apertura e chiusura di video.

    I video dovranno avere una durata massima di 1 minuto.

    Il materiale dovrà essere caricato entro lunedì 12 novembre 2012 sul sito zooppa.it, nella pagina dedicata al concorso.

    La Fondazione Telecom Italia ha messo in palio un montepremi complessivo di 13.000 $ (convertito in Euro al momento del pagamento), che sarà così ripartito:
    – 1° premio video: 5.000$
    – 2° premio video: 2.000$

    – 1° premio grafica/foto: 3.000$
    – 2° premio grafica/foto: 1.000$

    – menzioni d’onore: 2.000$ alle opere più creative e originali che si sono distinte nel concorso.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Yarn bombing: rivestire di lana e cotone i monumenti di Genova

    Yarn bombing: rivestire di lana e cotone i monumenti di Genova

    Il primo Yarn Monumento di QuartoBombing – che in italiano si può tradurre alla lettera con bombardamento di filati – è una forma di performance artistica nata nel 2005 nelle strade degli Stati Uniti, dove ogni spazio pubblico (monumenti, statue, alberi ecc) è stato rivestito con installazioni di lana e cotone colorato.

    In Italia questo fenomeno è arrivato da poco, e ha visto due performance analoghe a L’Aquila e Cagliari. Ora lo yarn bombing arriva a Genova, e proprio in questi giorni si stanno cercando i partecipanti per questo evento di rilevanza nazionale.

    Artisti, enti e associazioni sono chiamati a contribuire a questo progetto, per la cui realizzazione si prevede un percorso di preparazione molto articolato, della durata di circa 8 mesi: il Comune di Genova, attraverso l’Ufficio Cultura e Città, si è fatto portavoce di questa iniziativa e raccoglierà tutte le domande di chi vuole prenderne parte.

    Il progetto prevede la creazione di un grande evento di yarn bombing in un’area cittadina frequentata del centro dove verrà realizzata un’installazione rivestendo gli arredi urbani quali panchine, ringhiere, alberi, parti di edifici, etc. e, contestualmente sul territorio verranno create alcune installazioni di “richiamo” dell’iniziativa.

    Cosa serve? Giovani tra i 18 e i 35 anni e persone over 60 parteciperanno insieme alla fase di raccolta dei materiali (lana e cotone), al laboratorio di maglieria per la realizzazione dell’installazione, e al suo allestimento nel corso dell’evento.

    Chi vuole partecipare può contattare l’Ufficio Cultura e Città (Palazzo Ducale) all’indirizzo mail intrecciurbani@comune.genova.it.

     

    [foto di Daniele Orlandi]