Il 7 dicembre inaugura la mostra personale di Giorgio Levi ad Artrè arte contemporanea di Bruna Solinas, quarant’anni di opere che la curatrice ha volutamente scelto per rappresentare l’evoluzione artistica del maestro.
Ciò poteva comportare una certa disomogeneità, diverse le ispirazioni del momento, gli umori la scelta dei materiali usati e delle tecniche pittoriche sperimentate perchè negli anni sono stati usati infatti cartoni, collages fotografici, plastiche ecc…
Le ricerche rivolte in più direzioni che hanno determinato infine una sintesi ove da forma figurativa si passa ad astratti revisionati rappresentanti aspetti della realtà e non riconoscibili a volte che vanno dalla clonazione all’intelligenza artificiale.
Ma in questo orizzonte polimorfo si può avvertire un filo conduttore che accomuna le prime opere alle successive.
Il titolo della mostra segue questi caotici cambiamenti come in uno “Zapping televisivo”.
“Minuto, agile, quasi fragile… con sguardo curioso
Mille tonnellate, ovvero circa 50 mila moduli fotovoltaici rotti o comunque non più funzionanti sono in attesa di essere smaltiti.
È quanto emerge all’indomani di Ecomondo, Fiera internazionale dello Sviluppo sostenibile, svoltasi a Rimini alcuni giorni fa, dove Ecolight, consorzio che si occupa della gestione di Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), pile e accumulatori, ha presentato il sistema integrato per la raccolta e il recupero dei pannelli solari.
“Dai contatti che abbiamo avuto – spiega il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio – sono emersi numeri elevati. E probabilmente sono numeri in difetto rispetto alla realtà. Ci troviamo davanti a una montagna di rifiuti per i quali non esiste ancora una normativa precisa”.
Il decreto del 5 maggio 2011, riferito al quarto conto energia, ha sancito l’obbligo per i soggetti responsabili di dotarsi di un canale corretto di smaltimento per tutti gli impianti che entreranno in funzione dal 30 giugno 2012, pena la non concessione dei contributi di incentivo. I soggetti responsabili, ovvero i produttori e gli importatori, sono chiamati ad aderire ad un consorzio che garantisca il riciclo dei moduli fotovoltaici al termine della loro vita. Viene introdotto il principio secondo il quale chi inquina paga. Per ottemperare questo principio, il finanziamento e l’organizzazione della raccolta e del trattamento sono posti in capo ai produttori.
Il fotovoltaico in Italia ha registrato una grande diffusione fin dalle prime installazioni avvenute negli anni Novanta. Ad oggi, sono oltre 54 milioni i pannelli solari in esercizio in Italia, ma non esiste nessun impianto di riciclaggio.
Anche se la durata di un pannello fotovoltaico viene stimata intorno ai 20-25 anni, esistono già oggi molti moduli che rotti o non più funzionanti devono essere smaltiti in modo corretto.
Ecolight ha studiato un apposito servizio tutto made in Italy per rispondere alle esigenze di recupero e smaltimento. In collaborazione con aziende partner che operano già nel settore della raccolta e del trattamento di rifiuti elettronici, è stato definito un sistema integrato di gestione di questi rifiuti garantendo il ritiro dei pannelli rotti o non più funzionanti su tutto il territorio nazionale e il loro corretto trattamento con il recupero delle materie prime seconde e lo smaltimento delle sostanze non riutilizzabili.
Infatti, una volta giunto a fine vita, un normale pannello solare può ancora dare molto all’ambiente. La maggior parte dei moduli fotovoltaici è quasi interamente recuperabile. Se opportunamente trattati, infatti, è possibile ottenere silicio, vetro, alluminio e plastica: tutte materie prime seconde, che possono essere immesse nuovamente nei cicli produttivi, facendo risparmiare energia e contribuendo a salvaguardare l’ambiente. Alcuni pannelli, inoltre, contengono tellururo di cadmio (CdTe), una sostanza particolarmente inquinante che deve essere smaltita in modo corretto.
Di quanti imballaggi inutili si riempie ogni giorno la nostra pattumiera? Quante volte ci è capitato di aprire la scatola di un prodotto appena acquistato e di rimanere impressionati di quanto la dimensione del packaging sia sproporzionata rispetto a quella del prodotto contenuto?
L’immagine dell’asparago solitario incellofanato ed etichettato in una vaschetta di polistirolo rende bene l’idea. Ma ci sono esemplari di imballaggi spreconi (vedi foto) che fanno anche molto peggio. E’ arrivata l’occasione per non farceli sfuggire.
Fotografiamoli e partecipiamo subito a No Pack!, il concorso fotografico con cui Legambiente, all’interno della campagna “Ridurre si può”, torna a farci riflettere con ironia sull’assurdità di tanti imballaggi che avvolgono i prodotti che troviamo sui banchi dei supermercati e degli esercizi commerciali, creati con l’unico ed evidente scopo di renderli più appariscenti per invogliarne l’acquisto.
Scovato e fotografato l’imballaggio più assurdo che ci sia mai capitato fra le mani, partecipare a No Pack! è semplice.
La fotografia, da una fino ad un massimo di 3 per partecipante, va inviata all’indirizzo e-mail campagne@legambiente.it entro il 25 gennaio 2012 accompagnata da una breve didascalia e aggiungendo il proprio nome, cognome e indirizzo mail.
Lo scatto giudicato più significativo dalla Giuria, sarà insignito del poco ambito riconoscimento di “imballaggio sprecone” e riceverà in premio una fotocamera digitale compatta.
Si può partecipare al concorso anche sulla pagina Facebook di No Pack!. Qui, il giudizio sarà esclusivamente popolare. Le prime tre foto che collezioneranno più “mi piace” vinceranno un paio di occhiali da sole in plastica riciclata.
Cosa aspettiamo? Imbracciamo la nostra macchina fotografica e che vinca il migliore!
A partire dalle ore 19 di venerdì 2 dicembre al Circolo Barabini di Trasta, appuntamento con il teatro civile con apericena ( 5 € ) e con l’interpretazione di “Professione precario”, la storia semi seria di un lavoratore “ flessibile” in una cronaca semi tragica di quotidiano precariato.
Un monologo sulla condizione lavorativa del precario e sul fenomeno degenerativo dei contratti cosiddetti flessibili, un testo che attraverso l’ironia (amara) vuole mettere il dito sugli schemi assurdi del nuovo mercato del lavoro, con contratti a progetto e lavori in affitto.
Lavori con carenti norme di sicurezza, mancanza in molti casi di strumenti di protezione, privazione di tutele e alta probabilità di infortuni. La diagnosi è molto seria: il lavoro precario fa male alla salute e gli effetti diretti sono insicurezza psicologica, stress eccessivo, gastriti, disturbi cardio-circolatori, problemi nervosi…
“Professione precario”, un semplice spaccato di vita de “l’Italia peggiore” come direbbe il Sig. Renato Brunetta.
Il progetto culturale è firmato dalla ricercatrice Maria Galasso
Venerdì sera 2 dicembre 2011 alle 20,30 presso la Libreria San Benedetto via Santa Caterina 1/1 (angolo Piazza Fontane Marose) avverrà il terzo incontro della Setta dei Poeti non Estinti .
E’ un’impresa “poetica”, che rifacendosi al memorabile film L’Attimo Fuggente, raduna coloro che hanno una passione “esagerata” per la poesia, una riconoscenza per questo stile espressivo che scava nelle profondità di ciascuno e dove ci si ritrova e si gode di questa trasmissione di vita che è appunto scrivere o ascoltare “poesia”.
Possono parteciparvi tutti coloro che scrivono proprie poesie o chi vuol decantare poesie scritte da altri autori che intensamente l’hanno colpiti, anche accompagnandosi con strumenti o basi musicali.
Ciascuno porti il meglio della propria produzione lirica da offrire a tutti.
Questo scambio reciproco e arricchente ci aiuterà a crescere e a colmare i vuoti che l’attuale sistema politico sta generando nel mortificare la cultura ed ogni altra espresione artistica, letteraria e musicale.
A ciascuno viene lasciato uno spazio personale mediamente di 5/8 minuti per consentire a tutti la partecipazione.
Presentata ieri a Genova la campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”.
L’obiettivo della campagna e’ quello di raccogliere almeno 50 mila firme sul territorio nazionale a sostegno di due proposte di legge di iniziativa popolare.
Secondo i promotori è necessaria una riforma del diritto di cittadinanza che preveda che anche i bambini nati in Italia da genitori stranieri regolari possano essere cittadini italiani e una nuova norma che permetta il diritto elettorale amministrativo ai lavoratori regolarmente presenti in Italia da cinque anni.
Per raggiungere questi obiettivi le due proposte di legge di iniziativa popolare debbono raccogliere 50mila firme entro la fine di febbraio 2012. Ci sono oltre cento città al lavoro con altrettanti comitati e migliaia di volontari che stanno raccogliendo firme e Genova è una di queste.
Il primo appuntamento genovese e’ previsto per oggi 2 dicembre 2011 presso Palazzo Ducale dove a partire dalle ore 15 sarà allestito un punto di raccolta firme e la divulgazione del materiale informativo.
Tanti sono gli appuntamenti sul territorio cittadino: si può firmare presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico della Provincia di Genova in salita Santa Caterina, dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 13 e lunedì mercoledì giovedì dalla ore 14,30 alle ore 16,00.
Di seguito gli appuntamenti messi in cantiere sino a metà dicembre:
4/12 Circolo Arci Belleville Vico Calvi 4d ore 16/18
6/12 Centro Civico Buranello via Buranello 1a Giovani PD, ore 20,30/22,30
11/12 Centro Civico Buranello via Buranello 1a FCEI, ore 11/13
16/12 Fiera Macondo Bottega solidale, ore 14/17
16/12 SMS La Fratellanza Pontedecimo, ore 19/22
Del Comitato promotore di Genova fanno parte: Provincia di Genova, Comune di Mignanego, Bottega solidale, Giovani Mussulmani Italiani, Centro Islamico, Libera, Federazione Provinciale SEL, Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Cgil, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Sei Ugl, Tavola della Pace, AMRI, Associazione Al Mohammadia, Baia del Re.
Il Comitato di La Spezia nasce su iniziativa dei promotori a livello nazionale, che in provincia della Spezia sono: ACLI – ARCI – Caritas – CGIL.
Hanno aderito sul territorio provinciale:
PD – Partito della Rifondazione Comunista – SEL – Comunisti Italiani – Socialisti Italiani – Associazione Ecuatorianos Unidos – Associazione Dominicana ADOSP – Comitato Solidarietà Immigrati – Associazione Colombia Viva – Gruppo di Azione Non Violenta (GAN).
Il comitato Liguria è composto da: Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Sei Ugl, Tavola della Pace, Libera.
Presentazione ufficiale del progetto preliminare del nuovo PUC, oggi pomeriggio in Sala Rossa a Palazzo Tursi. Discussione che proseguirà nella prossima seduta del Consiglio, martedì 6 e forse per la definitiva adozione del progetto sarà necessario un’ulteriore seduta.
In apertura dei lavori il Sindaco, Marta Vincenzi, ha voluto ricordare il percorso lungo e articolato che ci ha condotto fino a qui.
Tra il 2007-2008 l’individuazione degli elementi strategici attorno ai quali la città sarebbe stata chiamata a decidere sul proprio futuro grazie al confronto con città europee dalle caratteristiche simili, città portuali che hanno vissuto una radicale trasformazione post industriale e che si pongono l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile; nel febbraio 2009 una delibera consiliare recepì il primo quaderno di Urban Lab e il documento degli obiettivi, le famose 10 regole d’oro, fra le quali spiccano l’indicazione di “costruire sul costruito”, l’individuazione di una linea verde e di una linea blu, la volontà di realizzare una città d’accesso capace di relazionarsi al meglio con l’esterno. Infine tra gennaio e luglio 2011 è iniziato un percorso di partecipazione che ha promosso numerosi incontri con gli interlocutori del territorio, con la presenza fondamentale dei Municipi.
“La proposta che presentiamo oggi è decisamente migliore rispetto al primo dibattito in commissione”, sottolinea il Sindaco. Una proposta che comunque contiene la previsione che nel regime di salvaguardia – sempre presente nei piani urbanistici – si debba procedere all’adozione di varianti di allineamento.
Il concetto di fondo è “Cambiare durante l’elaborazione ma non fermarsi”. Quindi un work in progress, un metodo di confronto continuo che presenta diverse difficoltà.
“La scelta di aprire subito il percorso di partecipazione è una scelta politica – ribadisce la Vincenzi – e il risultato odierno è frutto del confronto con decine di soggetti diversi”.
Successivamente il Sindaco è passato ad esporre alcuni nodi cruciali, un tentativo di risposta diretta alle polemiche uscite a mezzo stampa in questi giorni.
Per quanto riguarda Fincantieri la possibilità di cambiamento per queste aree è subordinata al tanto sospirato ribaltamento a mare dello stabilimento e alla conseguente liberazione di alcune aree.
“Nell’ultima versione abbiamo ritenuto di indicare alcune funzioni complementari (industria, artigianato, attività commerciali) conservando comunque l’idea iniziale di un parco urbano – spiega la Vincenzi – Ma il ribaltamento a mare resta prioritario perché noi vogliamo che a Sestri Ponente si continuino a costruire navi”.
La domanda fondamentale a cui il Puc è tenuto a rispondere è come riuscire a mediare con efficacia il conflitto tra l’abitare e il produrre all’interno della città. E in questo senso si registrano notevoli cambiamenti.
Con il Puc attualmente vigente infatti un proprietario di un edificio industriale dismesso poteva realizzare una riconversione – da ex fabbrica a residenze – in due modi: attraverso la demolizione e la ricostruzione nello stesso sito; oppure demolendo il fabbricato e trasferendo la superficie agibile in un’altra area sempre nel tessuto urbano, riconvertendo la funzione (nel limite del 70%).
Grazie alla variante del 2009 il trasferimento della superficie agibile rimane possibile ma si è cercato di porre un freno, delimitando le zone destinate alla riqualificazione.
Con il nuovo Puc invece, fermo restando la liceità della demolizione in loco, resta attuabile il trasferimento di superficie agibile all’interno del tessuto urbano, ma la funzione non si potrà più convertire. Il trasferimento viene limitato a specifici ambiti “Previa verifica dell’interesse pubblico – precisa Vincenzi – e non in maniera indiscriminata”. Quindi verranno favoriti i soggetti privati che intendono realizzare dei servizi pubblici. Solo nel caso di una superficie agibile residenziale è consentita la realizzazione residenziale in altri ambiti.
Per quel che concerne il presunto ampliamento delle superfici destinate a nuovi centri commerciali, il Sindaco ha sottolineato come sia un’affermazione falsa perché ad esempio per l’area delle ex Fonderie Ansaldo a Multedo – ormai destinata a funzioni commerciali vista la sentenza del Tar a favore di Panorama spa – il nuovo piano riduce da 12 mila a 7 mila metri quadrati gli spazi disponibili. Per le grandi strutture di vendita di generi alimentari sono previsti 2500 metri quadrati, per le grandi strutture di vendita di generi non alimentari,7 mila 700 metri quadrati (da cui bisogna sottrarre le aree richieste da Ikea).
Inoltre visti i drammatici eventi alluvionali che hanno interessato Genova, il Sindaco ha voluto ricordare come “Ogni nuovo intervento di trasformazione urbanistica dovrà portare ad un miglioramento del livello di efficienza idraulica. E i piani di bacino saranno il punto di riferimento”.
Infine tra le funzioni ammesse, i parcheggi privati verranno considerati una categoria a sé e sarà possibile realizzarli solo su aree impermeabilizzate.
In occasione dell’ apertura straordinaria al pubblico di domenica 4 dicembre, tutte le visite guidate a Palazzo della Meridiana nel centro storico di Genova si concluderanno con la proiezione d’immagini particolarmente utili per arricchire il racconto della ricostruzione degli spazi del Palazzo originale, alcuni perduti per sempre (ad esempio, i giardini), e per rispondere anche alle curiosità sulla città circostante (ad esempio, la situazione dell’area di via Garibaldi prima della costruzione dei suoi imponenti Palazzi).
Un originale percorso con immagini per comprendere meglio la storia di una delle più rappresentative dimore nobiliari genovesi ed apprezzare al meglio anche la visita degli ambienti attuali del Palazzo, recentemente restaurati, dove convivono splendide architetture e decorazioni liberty di Gino Coppedè e favolosi saloni cinquecenteschi affrescati da Luca Cambiaso e Lazzaro Calvi.
Le visite avranno una durata di un’ora e mezza circa, con partenza alle ore 14, 15:30, 17. Biglietti d’ingresso (comprensivi di visita e proiezioni) : 7 € (interi) e 5 € (ridotti)
Ingresso Palazzo della Meridiana : n. 4 di Salita San Francesco, Genova
Per informazioni: segreteria@palazzodellameridiana.it tel 010 2541996
Arrivo fuori dal palazzetto un’ora prima dell’apertura dei cancelli, e ci sono già diverse code a serpentina che si allungano in mezzo alla nebbia gelida di Assago. Scendendo verso l’ingresso si ha una vista dall’alto dello spiazzo: la nebbia sembra latte, illuminata dalla luce giallognola dei lampioni, in lontananza si vedono muoversi lentamente solo le teste che emergono attraverso il buio e la foschia. Mi metto paziente dietro gli altri già parecchio infreddoliti, chi immobile con la sciarpa fino al naso, chi saltellante da un piede all’altro.
Sono quasi le otto quando finalmente passo sotto la bocchetta d’aria calda dell’ingresso e riattivo la circolazione; coda per il bagno, coda per una bottiglietta d’acqua (rigorosamente servita senza tappo, non sia mai che ti venga un raptus e la usi come proiettile! Comodissimo assistere a un concerto tenendo in equilibrio la suddetta bottiglietta tra uno spintone e l’altro… l’unica soluzione è trangugiarla nel minor tempo possibile con ovvie conseguenze) e finalmente guadagno la postazione, nel primo anello. Nell’attesa guardo gradinate e parterre riempirsi lentamente, ed è esattamente come mi aspettavo: intorno a me, persone di ogni tipo e di ogni età. Letteralmente. Non è cosa da tutti avere la facoltà di riunire una tale congerie umana, eppure.
Nel parterre ancora in parte vuoto, una meravigliosa bambina balla, salta e canta mimando il microfono a ritmo delle canzoni che vengono diffuse in attesa dell’inizio. Manco a dirlo, sue canzoni, in versione cover però, con tanto di chicche come la cover italiana di Day Tripper, il cui testo è conosciuto solo dai fan di lunga data o chi, come me, ha avuto la fortuna di tenere in mano gli spartiti originali anni ’60 versione italiana, con traduzione a lato: “….perché non sei dritta, come pensi tu, ci ho messo un po’ ma d’ora in poi non me la fai!”
E con una puntualità assolutamente inglese, alle nove e un quarto buio in sala. Il pubblico comincia a urlare, e sul palco illuminato dall’occhio di bue compare lui: Paul McCartney. È un tripudio di grida, applausi e fischi. Si avvicina alla ribalta, guarda la platea, fa il gesto di toccarla con un dito e scottarsi per il calore del benvenuto. Ovazione.
La divisa è quella dei primi Beatles: completo scuro con giacca di taglio militare a bottoni, colletto e polsini rossi. A tracolla il mitico basso Hofner di allora. Schiena al pubblico, cenno di ok con il batterista, dà il via. Hello Goodbye apre il concerto. Manco a dirlo, il pubblico è un’unica voce che canta ogni singola nota insieme a lui, mentre i due megaschermi laterali trasmettono le immagini del palco. Poco dopo arriva All My Loving: giù in platea si vede gente che salta mentre canta. Di qui in poi, un crescendo che non si arresta mai: musica suonata in modo sublime, mai una sbavatura, mai una pausa, mai un errore.
Magistrali i musicisti che lo accompagnano. Facce da rock -magri, scavati, capelli un po’ lunghi, alla Mick Jagger- i due chitarristi, Rusty Anderson e Brian Ray, più David Arch alle tastiere e il trascinante Abe Laboriel Jr. a una batteria che è il suo naturale prolungamento. Tutti eccezionali performers, polistrumentisti e coristi, con in più la capacità di fare piccole scenette sul palco, nel mezzo delle canzoni, divertendo il pubblico… un vero spettacolo.
Paul canta, trascina il pubblico, alterna pezzi ritmati a ballate, cambia strumento a ogni canzone, basso, chitarra, mandolino, pianoforte; tra una canzone e l’altra dice qualche frase in italiano, fa battute, scherza, dirige il pubblico in brevi gag sonore; il fisico è perfetto, la voce pure, non dimostra nemmeno un po’ i sessantanove anni, quasi settanta, che ha.
Detta legge sul palco per tre ore filate, rendendo ridicoli al confronto gruppi e artisti molto più giovani che si fregiano di grande bravura e poi fanno concerti mediocri da un’ora e mezza. Messi in fila, anzi in un angolo, da un gigante. Questa è Storia della musica, anzi, è Storia, perché è notorio che musicisti come lui hanno cambiato il mondo non solo dal punto di vista musicale ma anche sociale e culturale. Chi dice che artisti come lui sono passati, che sono vecchi, che sono cose di un’altra epoca, non ha capito niente. Sono passati cinquant’anni da Please Please Me, ma quello che i Beatles hanno creato resta attuale più che mai, immortale, e va oltre la singola canzone. È un modo di fare musica, con il gruppo a quattro-cinque elementi, che è diventato un archetipo, e gli adolescenti scalmanati delle prime file, che saltano con le braccia al cielo e cantano ogni parola di tutte le canzoni, ne sono la prova.
Loro hanno capito, e non si lasciano sfuggire l’occasione unica di vedere a pochi metri da loro una leggenda come Sir Paul.
Drive My Car o Helter Skelter potrebbero uscire adesso e avere un successo strepitoso, non avendo niente da invidiare al rock odierno (e tanto meno a “soluzioni” pop tanto appariscenti quanto prive di sostanza, usate fino alla nausea per un’estate e poi finite esattamente dove meritano di stare, nel dimenticatoio).
Dopo le prime canzoni Paul lancia la giacca e apre i primi bottoni della camicia, per il giubilo delle voci femminili che si levano in un coro di “Wooooooow!” (d’altronde quando uno è figo, è figo pure a settant’anni!). Si va avanti in un’alternanza di pezzi dei Beatles e pezzi degli Wings, con una scaletta serratissima e mai scontata, perché Paul lascia fuori alcuni pezzi più classici per mettere invece The Night Before, I’ve Just Seen A Face, I Will.
Godimento puro in pezzi come Back in the USSR e Live Or Let Die, forse la più spettacolare perché accompagnata da una serie di fuochi d’artificio e fiammate vere che partono dalla ribalta per salire in aria per tutta la durata della canzone, mentre le immagini che si susseguono velocissime sugli schermi fanno il resto e Paul, in alto, pesta sul piano con l’energia di un ragazzo ma l’eleganza di un lord. E poi medley stupendi, come A Day In The Life/ Give Peace A Chance .
Momenti di vera commozione invece quando suona Something dedicandola a George, con le foto di loro due giovani insieme che passano sugli schermi, o Here Todayscritta per John, o Blackbird, suonate da solo con l’acustica, illuminato da un solo fascio di luce e accompagnato da un’enorme luna piena che sale lentamente, proiettata sulle quinte. Il pubblico canta piano, sussurra insieme a lui. I megaschermi mandano le immagini della platea, e molti hanno gli occhi lucidi.
Quando arriviamo a Hey Jude, per tanti le lacrime ormai hanno la meglio. Oltre alla canzone in sé, è la magia che si crea in quel momento, in quel luogo, con tutta quella gente che canta insieme a lui, che ti stringe lo stomaco e la gola e ti investe con emozioni fortissime. Per una volta, per un istante, ti senti parte di un tutto, e questa sensazione ti sopraffà. “Hey Jude, don’t take it bad, take a sad song and make it better..”e poi l’esplosione, nel celeberrimo finale di quattro minuti con gli strumenti che uno a uno si fermano fino a lasciare la voce del pubblico che canta da solo: “Naa, na na, nanananaaaa, Hey Jude!”e poi riprendono per chiudere la canzone.
Prima uscita. Eh no, non ci vorrai mica lasciare così? E allora tutti a richiamarlo sul palco, con un minuto buono, perfettamente a tempo, di coro “Hey Jude”. Rientra. Altre tre canzoni, di cui un medley. Seconda uscita e nuova standing ovation, secondo rientro, per il saluto definitivo. Le ultime tre sono Yesterday, Helter Skelter e un eccezionale estratto da Abbey Road lato B, il lato della suite per intenderci: Golden Slumbers/Carry That Weight/The End.
Lunghissimo applauso. Inchino alla Beatles, come nel ’63. Alza la chitarra al cielo, mano che saluta: “Ciao ciao! Alla prossima volta! See you next time!”. Non si poteva chiedere di più. Sir Paul stasera ha dato lezione di grandissima musica, e ha dimostrato una volta di più, se ce ne fosse bisogno, che non c’è oggi gruppo in grado di far passare per vecchia o superata questa Musica.
Esco di lì scollegata dalla realtà, con gli ultimi versi ascoltati che mi risuonano in testa:
“And in the end
the love you take
is equal to the love
you make”
“..sul ponte sventola bandiera bianca”. Non è la strofa di una nota poesia-canzone, è il bollettino di guerra che arriva dai principali ospedali della città, assediati da un numero crescente di malati, stante l’ ondata influenzale arrivata con un imprevisto anticipo.
Già martedì scorso il Direttore Sanitario del Galliera, aveva disposto un blocco temporaneo dei ricoveri ordinari, ieri è toccato al S.Martino e Villa Scassi ha retto, in qualche modo, pur avendo esaurito i 170 letti a disposizione del Pronto Soccorso.
Barelle ovunque, pazienti abbandonati nei corridoi in attese estenuanti, alcune con un record di 7 ore, personale in tilt, questo è il triste scenario in cui sono incappati coloro che, per necessità e non certo per piacere, hanno dovuto ricorrere alle cure mediche del caso.
Si è cercato di dirottare i degenti meno gravi in strutture più decentrate come Voltri, Pontedecimo, Sestri Ponente ma tale provvedimento ha trovato una strenua resistenza sia dei malati che dei famigliari.
Non ha giovato, alla situazione ormai critica, la rottura dell’apparecchiatura per le radiografie dell’ospedale Evangelico di Voltri con i conseguenti ulteriori ricoveri presso altre strutture già allo stremo della recettività.
Certamente “l’Australiana”, arrivata con largo anticipo nella nostra regione, non è stata di aiuto ma la causa principale sono gli effetti della politica dei tagli, specie in una regione che annovera un alto tasso di anziani e scarse strutture sul territorio in grado di offrire un’adeguata accoglienza.
So che è anacronistico, ma quello di cui più si avrebbe bisogno è quella figura, ormai desueta, del vecchio medico di famiglia che, all’occorrenza, terminato il suo lavoro nello studio, metteva i “ ferri del mestiere” nella tipica panciuta valigetta di pelle e veniva a suonare alla porta per visitare “o marotto”.
Adesso, è passato di moda anche il numero 33: nessuna visita, uno sguardo fugace all’insieme e giudicando dal colorito più o mene cereo, vengono prescritti una quintalata di esami dal costo non propriamente simbolico, per non parlare dell’impatto che comportano sulla spesa sanitaria nazionale. E poi parlano di risparmi.
Mai farsi cogliere da malore dopo le 7 di sera: le alternative sono l’ospedale o la guardia medica che, lungi da non voler riconoscere il meritorio lavoro di questo servizio, è spesso affidata a giovani laureati che, nell’indecisione tra una colica renale e una gravidanza extra-uterina, fanno, comunque, riferimento ad un presidio sanitario.
E, allora, lasciatemelo dire: evviva quel medico condotto che ancora esiste in qualche paesino sperduto del nostro paese che rischia, ogni giorno, un aumento incontrollato del colesterolo per le uova fresche di pollaio ricevute, talora, come compenso ma che, col suo carico di umanità, non ti fa sentire un codice, dal bianco al rosso, sperduto su un’anonima barella di uno squallido Pronto Soccorso.
Un incontro rivolto a tutte le imprese di Genova e provincia, per approfondire le opportunità di business offerte dal mercato cinese e rendere noti gli strumenti di consulenza e supporto che il tessuto locale offre alle aziende che intraprendono relazioni commerciali con la Cina.
Wtc Genoa, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Genova per l’Internazionalizzazione, in collaborazione con CNA Genova e con Liguria International, Società regionale della Liguria per l’internazionalizzazione delle imprese, promuove il convegno “ITALIA-CINA: nuovi servizi per le imprese genovesi”, che avrà luogo domani, venerdì 2 dicembre, alle 15.00 in Camera di Commercio.
Sono una ventina le aziende già iscritte e che parteciperanno all’incontro.
Ad aprire i lavori saranno Massimo Giacchetta, Presidente di Wtc Genoa e Franco Aprile, Presidente di Liguria International.
Il programma del pomeriggio proseguirà con i contributi di David Williams e Gao Zhan, ingegneri coordinatori di Ianus Engineers, un’associazione che riunisce professionisti italiani e cinesi (specializzati in ingegneria civile e meccanica) con sedi e persone dislocate in entrambi i paesi, profondi conoscitori delle caratteristiche del mercato cinese, che illustreranno e metteranno a disposizione i propri servizi.
Innanzitutto un aiuto per stabilire un contatto iniziale con i fornitori e per introdurre le imprese nel mercato asiatico. Ciò vuol dire concretamente accompagnare gli imprenditori in Cina e seguirli da vicino quando muoveranno i primi passi.
Ma non solo.
Parliamo di un servizio chiavi in mano che garantirà un’assistenza continua durante tutte le fasi della produzione. L’associazione si occuperà infatti di curare gli standard di qualità e gli aspetti normativi che regolano le attività di importazione/esportazione.
Una seconda fase invece sarà dedicata ad un approfondimento sulle regole e le normative del mercato cinese.
Interverranno Luigi Troiani, economista specializzato nel comparto marittimo ed esperto in trasporti internazionali che focalizzerà l’attenzione sugli aspetti relativi al trasporto e sdoganamento delle merci ed Elena Bassoli, avvocato e docente di Diritto della comunicazione elettronica, che punterà a diffondere la conoscenza delle norme di diritto internazionale che regolano il commercio tra Italia e Cina.
Lunedì 5 dicembre al Teatro dell’Archivolto alle ore 21 va in scena lo spettacolo “Per Genova”, con Claudio Bisio, Lella Costa, Ugo Dighero, Rosanna Naddeo e Mauro Pirovano.
I cinque attori, hanno prontamente accettato l’invito del teatro di Sampierdarena, del quale calcano il palcoscenico da diversi anni, per manifestare sostegno e vicinanza alla città colpita dall’alluvione, attraverso un recital spettacolo.
Nel corso dell’evento, Claudio Bisio leggerà un racconto inedito dello scrittore Nicolò Ammaniti, mentre Rosanna Naddeo e Lella Costa due racconti di Stefano Benni tratti da Il bar sotto il mare e Le lacrime. L’attrice poi passerà alla lettura di acluni brani e poesie di Bianca Terozzi e Carol Ann Duffy.
Ugo Dighero e Mauro Pirovano si occuperanno della parte comica della serata: il primo proporrà il suo repertorio più amato e conosciuto, il secondo un breve estratto del suo ultimo spettacolo, Mauro Garibaldino (per caso).
I fondi raccolti saranno devoluti alla Scuola per l’infanzia Chighizola, danneggiata dall’alluvione.
Biglietto unico costa 20 euro. Per info 010.6592.220
Un’occasione da non perdere per tutti gli aspiranti fotografi: partecipando al contest International Street Photography Award – che viene indetto una volta l’anno ed è aperto ad artisti dello scatto provenienti da ogni parte del mondo – è possibile vincere l’allestimento di una propria mostra personale allestita a Londra.
Non solo: il vincitore del concorso sarà anche completamente spesato dei costi di viaggio e soggiorno per partecipare alla cerimonia di premiazione e all’inaugurazione della mostra.
Non solo (parte 2): il vincitore avrà anche un premio in denaro di € 2.000.
Come partecipare? È sufficiente inviare da 5 a 8 fotografie sul tema della street, ossia “immagini che riflettono e interpretano la società contemporanea e la relazione tra l’individuo e l’ambiente che lo circonda”.
Il termine per inviare la propria candidatura tramite il sito ufficiale del concorso è il 5 gennaio 2012. Entro maggio saranno comunicati i risultati e la mostra verrà allestita a giugno.
Unica nota dolente: il concorso prevede una quota d’iscrizione di 30 Eu. Ma visto il premio in palio si può dire che il gioco valga la candela.
La giunta comunale, nella seduta di ieri, ha deciso di conferire al Teatro Carlo Felice il diritto di superficie di due magazzini in salita Noce e della palazzina liberty di Villa Gruber.
La delibera, presentata dall’assessore al Bilancio Francesco Miceli e dall’assessore alla Cultura Andrea Ranieri, ha lo scopo di abbassare il debito patrimoniale del Carlo Felice costituendo un freno ad eventuali ipotesi di commissariamento. “Si sa che se per due anni il debito del teatro è superiore al patrimonio del trenta per cento – dichiara Ranieri – scatta il commissariamento. Con questo trasferimento di beni diminuiamo il debito patrimoniale complessivo e mettiamo al riparo il teatro da incursioni di questo tipo. E se il patrimonio è zero, basta un euro per rischiare il commissariamento.”
I due magazzini di salita Noce serviranno a far risparmiare sui costi che sostiene attualmente il Carlo Felice per depositare le proprie cose e le sceneggiature. La palazzina liberty di Villa Gruber va vista invece come base logistica operativa per la stagione estiva del teatro e per la stagione musicale all’interno del parco che l’orchestra sinfonica genovese si propone di fare. A questo proposito, la giunta ha deliberato di costituire un gruppo di lavoro. “Tale gruppo – conclude Ranieri – cercherà di capire se esistano i presupposti per fare di Villa Gruber, in sinergia con il privato, un centro di produzione musicale e artistica.”
In occasione della ricorrenza dell’anno internazionale del pescatore, la Stella Maris organizza uno spettacolo musicale al Teatro Instabiledomenica 4 Dicembre alle ore 20,45 con ingresso libero e gratuito. L’evento, in collaborazione con in collaborazione con il collegio nazionale Capitani, l’Associazione Pescatori, il Movimento Cristiani Lavoratori , L’Entel, Ia Capitaneria di Porto , premierà i Pescatori che si sono distinti durante l’attività 2011.
Un’occasione per riflettere sullo stato attuale dell’attività in Italia e nel mndo e per mostrare la situazione di precarietà in cui vivono molte comunità legate al mondo della pesca e ribadire l’importanza della salvaguardia delle risorse ittiche, attività che, secondo recenti stime della Fao, è fonte di reddito e di sostentamento per oltre 15 milioni di persone.
Nel corso della serata molti gli artisti che si alterneranno sul palco: dalle esibizioni live di Facco, Kis, Gus, Giorgio Israel, Angelino Satta, Contro versi, Hidra, Ligurian Sea, Loneliest vocal Ensemble, ai contributi in versi di Goffredo Aste, Paolo Falabrino, Rosa Elisa Giangola.
Infine, saranno consegnati gli Attestati al merito sociale e artistico ENTEL 2011 a Angelo Storaci ( Attestato di Encomio per l’Impegno nella valorizzazione delle Attività Marittime), Marco Zoccheddu (Attestato alla Carriera di Musicista) e Raffaele Borriello (Attestato di Encomio per l’Impegno nella valorizzazione e nella salvaguardia delle Attività di Pesca