Una storica vittoria degli ambientalisti dopo decenni di battaglie in alta quota. Parliamo dello stop all’eliski in Marmolada. Finalmente infatti sulla “regina” delle Dolomiti sarà bandita la pratica che consentiva ai turisti più facoltosi di decollare da località poco distanti – in particolare da Passo Gardena e da Monte Cherz – atterrare a Punta Rocca e poi scendere a valle sugli sci.
Il 27 dicembre l’associazione ambientalista internazionale “Mountain Wilderness” e la Società funiviaria Marmolada srl hanno stipulato un accordo che avvia un percorso di collaborazione e di condivisione sulle scelte dello sviluppo turistico nel gruppo della Marmolada.
La notizia è clamorosa perché mette fine a 23 anni di conflitti aspri fra l’associazione e la società. Nel 1988 Mountain Wilderness dava avvio ai primi due campi di pulizia della montagna dai rifiuti, azione conclusa solo nel 2005 e che ha portato alla prima condanna penale della società. Nel dicembre del 1996 si teneva in Marmolada la prima azione contro l’eliski, azione che faceva maturare anche la prima legge sul tema in Parlamento (1998).
Oggi gli elicotteri sono definitivamente banditi da Punta Rocca e la Marmolada si candida a diventare un laboratorio innovativo. Come conferma Mario Vascellari, presidente di Marmolada srl “Non daremo più l’assenso all’atterraggio degli elicotteri, ma il tavolo di lavoro che abbiamo aperto con MW è di più ampio respiro vuole rilanciare il turismo di qualità in Marmolada con soluzioni di sostenibilità che possano poi essere adottate in altre località delle Dolomiti e più in generale dell’arco alpino”.
“Con Marmolada srl contiamo di riunirci al più presto – spiega Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness Italia – e di sottoscrivere nel giro di due/tre mesi un programma condiviso da sottoporre alla Provincia autonoma di Trento e dalla Regione Veneto”.
L’ambientalista ribadisce l’importanza dello stop all’eliski “I danni più gravi li provoca alla fauna selvatica: camosci e galli forcelli, che svernano sui versanti soleggiati centellinando le loro energie, sono costretti a spostarsi in luoghi dove fanno molta più fatica ad alimentarsi. L’eliski in certe condizioni può provocare il distacco di valanghe. E poi quel rumore rompe il silenzio disturba chi vive la montagna nella sua dimensione più autentica”.
“Il confronto che da oggi in poi porterà l’associazione a progettare un piano d’insieme della gestione della montagna sarà senza dubbio impegnativo – continua Casanova – ma ci auguriamo possa avere una ricaduta positiva su tutta la montagna italiana”.
Ma nelle Dolomiti sul tema dell’eliturismo, c’è ancora da combattere.
“La Provincia di Bolzano infatti ha autorizzato una società locale a sorvolare le Dolomiti con partenze da Corvara, da Bressanone, Brunico, dalla Val Gardena – conclude Casanova – Il gioco delle clientele politiche ha praticamente vanificato i positivi contenuti della legge provinciale bolzanina. Per tutto l’inverno, causa queste scellerate scelte, le Dolomiti bellunesi e bolzanine saranno sconvolte da questo continuo flusso di elicotteri, dal rumore: un tassello che certamente influisce sulla caduta di credibilità delle Dolomiti quali patrimonio naturale dell’umanità”.
-h 1630 Seminario “Il regno dei Faraoni Neri: Archeologia e Storia dell’Antica Nubia”. Berio e Centro Studi di Egittologia e Civiltà Copta “J.F.Champollion”
Martedì 10 gennaio
-h 17 Incontro “Pietro Carlini, lo scrittore che fuggì dalla vita” e Presentazione libro “(Tra parentesi)” di Pietro Carlini – Il Canneto Editore. Relatori: Massimo Bacigalupo e Stefano Verdino (Università di Genova) Nicolò De Mari (Direttore Ed. Il Canneto Editore). Un piccolo tributo a un grande scrittore troppo presto e ingiustamente dimenticato e alla sua Genova
Giovedì 12 gennaio
-h 1430 Visita guidata al Laboratorio di Legatoria della Biblioteca. La costruzione del libro: esemplificazione dei vari passaggi che portano alla rilegatura. Vengono presentati materiali e tecniche, accorgimenti e segreti del mestiere di un legatore e di un laboratorio artigiano che conserva intatto tutto il suo fascino senza rinunciare all`utilizzo dei più recenti prodotti tecnologici. E` possibile anche provare a cimentarsi, sotto la guida di un esperto legatore. E’ gradita la prenotazione Tel. 010 557.6070
-h 17 Presentazione libro “Prigioniero del passato” Franco Basso – Libro pubblicato dall’autore. Interventi: Giuliano Galletta (Giornalista Secolo XIX). Le vicende di due paleontologi bloccati a Vladivostok dalla guerra russo-giapponese del 1904. Il tema dominante è la misteriosa estinzione dei mammut in Siberia e le svariate ipotesi formulate in seguito alle numerose spedizioni russe di fine secolo
Venerdì 13 gennaio
Adagio e Curioso 2011. Visita guidata alla mostra “…Che l’Italia unita intera / sorga al fine a libertà”: personaggi, storie, atmosfere risorgimentali riemergono da pagine e documenti originali della Biblioteca Berio. Informazioni e prenotazioni: tel. 010 557.6050 / beriocons@comune.genova.it
-h 17 Inaugurazione Mostra di pittura “Luoghi, luci e colori della Valbisagno”. Esposizione: Sala Mostre dal 14 al 27 gennaio da lunedì a sabato dalle 10.30 alle 18.00. Mostra collettiva che raccoglie le opere realizzate nel corso delle sette edizioni della manifestazione “I colori della Valbisagno – Ex tempore di pittura” in cui è utilizzata la tecnica pittorica in “Plein Air”. Lo scopo è restituire a tutta la città l’immagine della Valbisagno, il suo paesaggio ruvido ma a tratti bellissimo, i suoi manufatti, l’acquedotto storico. Berio e Associazione Aegua Fresca
Sabato 14 gennaio
-h 18 Spettacolo “Affresco.Spettacolo in due atti sull’Unità d’Italia” Da A. Manzoni, G Leopardi, di Santarosa, G. Mazzini, G.T. di Lampedusa. A conclusione dell’anno dedicato alla ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, l’Associazione Ricerca Teatrale propone un contributo all’evento, articolato in due momenti. Ne risulta il racconto epico di un popolo che da “volgo disperso” si scopre composto da fratelli, assurgendo infine a comunità nazionale.
Venerdì 20 gennaio
-h 16 Adagio e Curioso 2011 – Visita guidata alla mostra “…Che l’Italia unita intera / sorga al fine a libertà”: personaggi, storie, atmosfere risorgimentali riemergono da pagine e documenti originali della Biblioteca Berio. Informazioni e prenotazioni: tel. 010 557.6050 / beriocons@comune.genova.it
-h 17 Conferenza “Viaggio alla scoperta del cielo australe”. Relatore: Emanuele Sordini (Urania). Resoconto di un viaggio affascinante sotto il cielo della Namibia alla scoperta delle meraviglie del cielo australe Berio e Associazione Urania
Sabato 21 gennaio
-h 17 Letteratura in scena Mise en espace di testi letterari rivestiti in forma teatrale – Lo sguardo di lei. Artiste, madri e Signorine Snob “Toh, quante donne!” di Franca Valeri. Franca Valeri è una grande attrice. Ma è anche una grande psicologa: i suoi personaggi non avrebbero il calore che hanno se lei non li guardasse dentro, fin nelle pieghe più segrete, con il suo sguardo inesorabile e pietoso. Un caleidoscopio di battute e situazioni spiritose, di incontri e ricordi, di tipi ameni e stravaganti che compongono un’originale antropologia del presente e una galleria di ritratti straordinari… su tutti la Signorina Snob, la signora Cecioni e la Cesira. Berio e Associazione Sant’Ambrogio Musica- Gruppo Teatro & Contorni
Lunedì 23 gennaio
Incontro -’Associazione Suq illustra il programma e le novità del Festival Suq 2012. Interventi: Carla Peirolero (Presidente Chance Eventi – Ass. SUQ) Berio e Associazione Culturale Chance Eventi
Martedì 24 gennaio
-Apertura serale della Biblioteca fino alle 23
-h 18 Concerto “Arie d’opera, lieder, chansons, canciones“, Recital dedicato ai gruppi di lettura in italiano e in lingua straniera della biblioteca Berio. Soprano: Giulietta Picco, Pianoforte: Dennis Ippolito
Venerdì 27 gennaio
-h 1430 Laboratori Ecosostenibilità “La gestione dei rifiuti”. Per iscrizione: www.auserliguria.it
-h 1630 Nell’ambito delle celebrazioni per i cento anni della dichiarazione d’indipendenza albanese “Albania Tra storia e mito”
Programma
-16.30 Visita guidata dell’esposizione “Albania tra storia e mito” di Mustafa Arapi – Tirana, alla presenza dell’autore
-17.00 Saluto delle Autorità e presentazione dell’iniziativa “Albania tra storia e mito”
-17.30 Conferenza di Besnik Mustafaj, scrittore (Tirana) già Ministro degli Esteri d’Albania
-18.30 Breve introduzione musicale con flauto antico di Daorsa Dervishi (Durazzo). Concerto per pianoforte di Dorella Sarlo che eseguirà musiche di autori classici e di autori albanesi
-19.00 Conclusione di Giuseppe Durazzo, Console Onorario d’Albania in Liguria Berio e Consolato Onorario d’Albania in Liguria
Sabato 28 gennaio
-h 17 Presentazione libro “Il Muro” Marco Vallarino – Alacrán. Interventi: Marco Vallarino (Autore del libro, scrittore, giornalista), Stefano Bruzzone (Giornalista, attore/cantante). Quante volte passando davanti a un graffito scritto su un muro per la strada ci siamo chiesti chi possa averlo tracciato, quando, come, perché? A rispondere a queste domande ha provato Marco Vallarino, giovane scrittore e giornalista imperiese, con questo romanzo ambientato nel mondo della scuola e della street art, che si offre come strumento di indagine sociale per affrontare la realtà giovanile di provincia in maniera complice, senza giudicare o emettere sbrigative sentenze
Una biblioteca online e digitale che mette a disposizione in modo completamente gratuito ebook sui temi legati ad ambiente e sostenibilità.
Ha da poco aperto i battenti il progetto FreeBook Ambiente, che tramite i vantaggi offerti dal web, le innovazioni dell’editoria digitale e il meccanismo sempre gradito della gratuità vuole promuovere la lettura e sensibilizzare verso stili di vita più sostenibili.
Il ricco catalogo propone testi sulle tematiche più svariate – alimentazione, rifiuti, energia, ecc – messi a disposizione da associazioni, enti pubblici, aziende e strutture no profit. Per consultarlo è sufficiente registrarsi gratuitamente al sito di Edizioni Ambiente e richiedere i testi desiderati in formato .pdf o .ePub.
Il riciclo è una parola che, accanto a “raccolta differenziata”, è entrata sempre più insistentemente nel nostro quotidiano, insieme alla consapevolezza che le risorse del nostro povero mondo sono destinate ad esaurirsi se non si mettono in atto strategie oculate di recupero e di riutilizzo di quei materiali o cose che riteniamo desueti, ma che potrebbero avere un’ulteriore chance di vita.
Gli ecologisti lo sostengono in nome dell’ambiente, gli artisti lo utilizzano per composizioni futuristiche, il design lo ambisce per la creazione di oggetti originali, la moda ha lanciato il vintage (dal francese “l’age du vin”, l’annata del vino) per “svuotare” i cassetti polverosi della nonna o semplicemente per liberarci da quel regalo che proprio stona col look della nostra casa.
In tempo di crisi, nulla può sottrarsi al riciclo neppure il cibo. Tema già affrontato in sedi altisonanti come può esserlo stato il Salone del Gusto o da inchieste come quella condotta dal WWF, nel Regno Unito, da cui è emerso che ben 8 milioni di tonnellate di cibo e bevande finiscono, ogni anno, tra i rifiuti degli inglesi.
Sprecare il cibo non solo è deprecabile, basti pensare a quanti bambini muoiono di inedia ogni anno, ma è anche una spesa inutile che grava sul bilancio domestico. Mai come quest’anno, gli italiani ne hanno avuto la riprova che si è concretizzata con un drastico calo di acquisti per generi alimentari che, come sottolinea la Coldiretti, si attesta su un valore di -18%, il peggior Natale degli ultimi 10 anni le fa eco la Codacons.
Da questi dati se ne trae la conclusione che la prima regola, per evitare inutili sprechi, è comprare solo i cibi che siamo sicuri di consumare ma se poi, comunque, avanzano? Ecco arrivare il riciclo! Da interviste mandate in onda da network televisivi, emerge che non solo persone dall’aria dimessa ma eleganti signore impellicciate offrono le più svariate soluzioni con un unico scopo: non buttare via niente.
Il pane? Si riscoprono antichi sapori come quello della Panzanella o della Pappa al Pomodoro, si può utilizzare per ottenere pangrattato o si può “trasformare” in uova cedendolo alle galline del contadino.
La pasta? Timballi, frittate o perché non riscaldarla in padella, come usava la vecchia nonna, o sfarne uno sformato magari arricchendolo con melanzane e provola affumicata per arricchirla di sapori” mediterranei”?
Minestroni, passati, torte salate, ratatouille colorate sono una degna fine per rimasugli di verdure; polpettoni, polpettine o ripieni per prelibati ravioli è l’alternativa per piatti di carne riciclati.
Stesso trattamento per il pesce che, in aggiunta ad aglio e prezzemolo, si trasformerà in deliziose crocchette da gustare con un buon bicchiere di vino bianco.
Pandoro o panettone in esubero? Con un po’ di fantasia, creme, cioccolato e liquori si possono ottenere dolci dall’aspetto diverso a cui nessuno saprà resistere. Se l’arte della culinaria non fa per voi o, semplicemente, ve lo potete permettere, il consiglio è quello di essere generosi : donare il superfluo ad una delle tante associazioni che si occupa degli emarginati.
Nella nostra città, ad esempio, la comunità di S. Egidio ha allestito un pranzo di Natale in 16 location, tra cui la basilica di San Lorenzo, la chiesa di San Siro, Palazzo Tursi, pranzo in cui si sono serviti ben 5000 pasti. Forse quel panettone in più, rimasto intonso dopo una cena pantagruelica, sarebbe stato molto gradito.
Abbiamo incontrato Armando Siri, giornalista quarantenne, genovese ma residente a Milano, candidato sindaco alle prossime elezioni comunali per il Partito Italia Nuova, una formazione politica nata recentemente che si propone come portatrice di istanze innovative e soprattutto di un nuovo modo di concepire la politica. Infatti uno dei principali obiettivi di Italia Nuova è la trasformazione della pubblica amministrazione in un’organizzazione leggera ed efficiente in grado di occuparsi di poche funzioni essenziali, utili al bene comune. “Uno stato non rappresentativo ma funzionale, con precisi ruoli, compiti e responsabilità e la possibilità per i cittadini di esercitare davvero la propria sovranità e di licenziare il governo che non funziona in qualsiasi momento – si legge nel programma nazionale – Nell’Italia nuova non c’è posto per centinaia di assemblee che si riuniscono con decine di migliaia persone per decidere”.
Quindi meno apparati e una burocrazia più agevole. Ma questo ambizioso progetto è applicabile anche alla “macchina comunale”? Assolutamente sì. Oggi percepiamo – nei singoli cittadini e negli operatori economici – un sentire comune per cui l’ente pubblico rappresenta un fattore di profondo disagio. Questo perché viviamo in uno stato punitivo. Le persone arrancano per mettersi in regola con delle istituzioni sempre più complicate e la loro stessa esistenza risulta ipotecata da un eccessivo sistema di regole. Il Comune deve assumere invece un atteggiamento collaborativo con i cittadini perché il suo scopo primario deve essere il bene comune.
Ma quali interventi sono possibili concretamente? Nell’ambito dei poteri affidati al sindaco – nel caso in cui fossi eletto – mi impegnerò per rendere più leggera la “macchina comunale”. Sicuramente un’organizzazione più funzionale si può ottenere soltanto razionalizzando le spese ed eliminando gli sprechi.
Il primo punto del suo programma riguarda il problema parcheggi. Lei propone l’introduzione di un bollino annuale che darà il diritto di sosta ovunque – a condizione di non creare intralcio o pericolo – senza incorrere in sanzioni. Con il ricavato saranno finanziate nuove aree di parcheggio e il rifacimento del manto stradale. Ma con un soluzione simile non si corre il rischio di disincentivare il trasporto pubblico? Oggi ci troviamo a fare i conti con un determinato numero di automobili che circolano nelle nostre città. Lo stato con gli incentivi ci ha spinto ad acquistare l’auto ma una volta comprata ci costringe a tenerla ferma onde evitare multe. Questa vuol dire prendere in giro i cittadini. Il compito del Comune è incentivare l’uso dei mezzi pubblici cercando di migliorare il servizio. Ma deve cessare il metodo punitivo che l’amministrazione comunale esercita sugli automobilisti al fine di recuperare denaro per esigenze di bilancio.
Per migliorare l’efficienza del servizio di trasporto pubblico, secondo lei, la metropolitana di superficie potrebbe rappresentare una soluzione? Potrebbe esserlo ma richiede fondi importanti che al momento non sono disponibili. Da subito si può invece intervenire potenziando le linee. Oggi il 17% dei cittadini che viaggiano in autobus non paga il biglietto. Non è più tollerabile. Noi proponiamo di installare su ogni mezzo dei rilevatori della banda magnetica di ciascun biglietto o abbonamento per sanzionare chi non sarà in regola. Il regolare pagamento del titolo di viaggio consentirebbe ad Amt di avere maggiori risorse per aumentare la frequenza delle linee.
Un altro punto del suo programma riguarda un progetto di riqualificazione degli edifici pubblici e privati al fine di migliorare l’immagine della città. Il Comune si impegnerà a stanziare 90 milioni in 5 anni – ha scritto nel suo programma – ma dove si trovano queste risorse? Si tratta di 18 milioni all’anno. Che possono essere recuperati grazie all’extragettito del bollino annuale delle auto, dal risparmio ottenuto con una gestione più attenta della “macchina comunale”, da una parte dell’addizionale Irpef che verrà impiegata in questo senso. Noi – come tutte le amministrazioni – abbiamo l’obbligo di razionalizzare le risorse e di rimetterle in circolazione affinché creino nuovo valore.
Parlate anche di minore burocrazia nei confronti dei cittadini, in particolare commercianti ed operatori degli esercizi pubblici, ma in termini concreti quali novità ci attendono? Un ristorante oppure un bar che voglia semplicemente migliorare il suo servizio – magari posizionando alcuni tavolini all’ esterno del locale – non deve avere timore che qualche funzionario comunale possa ostacolare la sua iniziativa. Al contrario il Comune deve essere a totale disposizione del cittadino. Aiutandolo a realizzare il suo progetto nel rispetto delle norme, fornendogli la consulenza necessaria.
Genova è sempre più una città della cultura ma secondo lei con la cultura si mangia? In altre parole conviene investire in questo senso? Ci si alimenta l’anima e il cuore con la cultura, questo sì. Una comunità se vuole crescere in termini di consapevolezza non ne può fare a meno. Sicuramente il Comune nel limite delle sue risorse – e magari proponendo iniziative in collaborazione con i privati – deve promuovere il patrimonio culturale delle città. Penso ad esempio al nostro fantastico teatro dell’opera oppure a Via Garibaldi, così ammirata da chi per la prima volta transita da Genova.
IL Comune come può agire per agevolare chi vuole investire a Genova e creare nuove opportunità di lavoro? Semplicemente cercando di non ostacolare queste realtà.
Per quanto riguarda alcune tematiche che suscitano forti contrapposizioni – ad esempio la costruzione della moschea al Lagaccio e la realizzazione della gronda – lei si è detto favorevole all’indizione di referendum propositivi. Cosa ne pensa invece del progetto inceneritore a Scarpino? I gassificatori sono un argomento che va affrontato con razionalità. Allo stato attuale rappresentano uno strumento valido per risolvere il problema rifiuti. Ma anche in questo caso ritengo che – laddove ci siano dei temi così sentiti e laceranti per la città – il sindaco debba chiedere ai cittadini.
Dal 15 al 17 dicembre ad Arenzano, presso lo Science Center Muvita, si tiene la terza edizione di Fidra, il Festival Internazionale del Reportage Ambientale: un evento cinematografico per conoscere registi, autori, produttori, giornalisti che lavorano per raccontare l’ambiente, e per denunciare violazioni o per comunicare storie virtuose del mondo verde.
La manifestazione è ideata dal Genova Film Festival e realizzata in partnership con il Comune di Arenzano, e in questa terza edizione si presenta con alcune importanti novità che arricchiscono notevolmente il cartellone.
La prima di queste riguarda un concorso che presenterà dieci opere dedicate all’ambiente per denunciare storie scomode o per raccontare esperienze di vita sostenibili: dalle popolazioni dell’Amazzonia che cercano di salvare i propri fiumi dalle speculazioniselvagge alla vita difficile di chi abita nel degrado di Scampia, dalle misteriose navi arenate con i loro carichi tossici sulla costa calabrese all’inarrestabile distruzione ambientale indotta dallo sfruttamento turistico in Spagna, dalle innovative produzioni di biocarburanti al ritorno di soppiatto del vecchio killer amianto.
Accanto al concorso, il Festival propone una rassegna di cortometraggi, documentari e film d’animazione a tema, tra cui l’anteprima assoluta di Sakura – Tributo a Fukushima.
In più, due workshop gratuitie dedicati a operatori del settore audiovisivo, filmaker, studenti universitari e operatori del settore ambientale. Il primo, dedicato all’arte di realizzare un reportage, sarà tenuto dal regista Gianluca Brezza, autore La Casa Verde (una storia politica), il secondo workshop, dedicato alla realizzazione di un film di fiction a base documentaria, sarà tenuto dal regista Renato Chiocca, che ha scritto e diretto Differenti, cortometraggio interpretato da Antonello Fassari su legalità e gestione dei rifiuti, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti e proposto nel corso della rassegna.
Abbandonare l’auto e spostarsi con i mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta; chiudere l’acqua mentre ci si lava i denti o ci si insapona sotto la doccia; spegnere la luce se si va in un’altra stanza; dividere tutti i rifiuti per fare la raccolta differenziata. E così via.
Sono pratiche che molti già adottano nella loro vita quotidiana, ma che per molti altri diventano abitudini pesanti da consolidare. Fare tutto questo per un solo giorno è tuttavia un sacrificio accettabile, nonché magari l’inizio di un nuovo stile di vita più all’insegna della sostenibilità.
È questo lo scopo del No Impact Day, un progetto lanciato dalla casa editrice Macroticonzero e dal webmagazine Il Cambiamento. L’idea nasce dalla radicale scelta di vita del giornalista Colin Beavan, che ha scelto di dimostrare che anche a Manhattan si può vivere a impatto zero e documenta il tutto ogni giorno sul suo blog, chiamato appunto No impact man.
Come partecipare? È sufficiente inviare entro il 31 dicembre – tramite l’area Partecipa sul sito ufficiale del progetto – tutto il materiale che documenta l’aver vissuto a impatto zero per un giorno: può trattarsi di un articolo (max 8.000 battute, con possibilità di allegare foto) o un video (max 10 minuti). I contributi migliori saranno pubblicati sul sito e in seguito verranno raccolti rispettivamente in un ebook e in un lungometraggio.
Mille tonnellate, ovvero circa 50 mila moduli fotovoltaici rotti o comunque non più funzionanti sono in attesa di essere smaltiti.
È quanto emerge all’indomani di Ecomondo, Fiera internazionale dello Sviluppo sostenibile, svoltasi a Rimini alcuni giorni fa, dove Ecolight, consorzio che si occupa della gestione di Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), pile e accumulatori, ha presentato il sistema integrato per la raccolta e il recupero dei pannelli solari.
“Dai contatti che abbiamo avuto – spiega il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio – sono emersi numeri elevati. E probabilmente sono numeri in difetto rispetto alla realtà. Ci troviamo davanti a una montagna di rifiuti per i quali non esiste ancora una normativa precisa”.
Il decreto del 5 maggio 2011, riferito al quarto conto energia, ha sancito l’obbligo per i soggetti responsabili di dotarsi di un canale corretto di smaltimento per tutti gli impianti che entreranno in funzione dal 30 giugno 2012, pena la non concessione dei contributi di incentivo. I soggetti responsabili, ovvero i produttori e gli importatori, sono chiamati ad aderire ad un consorzio che garantisca il riciclo dei moduli fotovoltaici al termine della loro vita. Viene introdotto il principio secondo il quale chi inquina paga. Per ottemperare questo principio, il finanziamento e l’organizzazione della raccolta e del trattamento sono posti in capo ai produttori.
Il fotovoltaico in Italia ha registrato una grande diffusione fin dalle prime installazioni avvenute negli anni Novanta. Ad oggi, sono oltre 54 milioni i pannelli solari in esercizio in Italia, ma non esiste nessun impianto di riciclaggio.
Anche se la durata di un pannello fotovoltaico viene stimata intorno ai 20-25 anni, esistono già oggi molti moduli che rotti o non più funzionanti devono essere smaltiti in modo corretto.
Ecolight ha studiato un apposito servizio tutto made in Italy per rispondere alle esigenze di recupero e smaltimento. In collaborazione con aziende partner che operano già nel settore della raccolta e del trattamento di rifiuti elettronici, è stato definito un sistema integrato di gestione di questi rifiuti garantendo il ritiro dei pannelli rotti o non più funzionanti su tutto il territorio nazionale e il loro corretto trattamento con il recupero delle materie prime seconde e lo smaltimento delle sostanze non riutilizzabili.
Infatti, una volta giunto a fine vita, un normale pannello solare può ancora dare molto all’ambiente. La maggior parte dei moduli fotovoltaici è quasi interamente recuperabile. Se opportunamente trattati, infatti, è possibile ottenere silicio, vetro, alluminio e plastica: tutte materie prime seconde, che possono essere immesse nuovamente nei cicli produttivi, facendo risparmiare energia e contribuendo a salvaguardare l’ambiente. Alcuni pannelli, inoltre, contengono tellururo di cadmio (CdTe), una sostanza particolarmente inquinante che deve essere smaltita in modo corretto.
Quattro nuovi spazi per migliorare la vivibilità del quartiere San Pietro a Prà. Due alloggi popolari (2 camere più i servizi) e due locali (di circa 60 metri quadrati ciascuno) destinati a funzioni educative/sociali per i giovani.
La giunta di Palazzo Tursi venerdì scorso ha approvato una delibera che prevede lo stanziamento di 450 mila euro di fondi comunali (vincolati ad interventi Erp) per la realizzazione del progetto. Si avvia cosi il recupero degli spazi porticati al piano terra degli edifici di via Vittorini, noti come le Lavatrici di Pra.
I porticati concepiti originariamente come spazi da riempiere grazie alla presenza di attività commerciali, con il passare degli anni si sono trasformati in improvvisate discariche per rifiuti ingombranti e soprattutto sono diventati una fonte di insicurezza per i residenti.
“E’ un intervento fortemente voluto dai cittadini – sottolinea l’assessore alle politiche abitative Bruno Pastorino – che chiedono la riqualificazione degli spazi e un riutilizzo che preveda nuove funzioni per il quartiere”.
I porticati al piano terra sono una presenza costante negli edifici di Erp sparsi per la città. Così come la sensazione di abbandono che suscitano questi luoghi spesso bui anche in pieno giorno e dove il degrado la fa da padrone.
E se in alcune zone come ad esempio Begato e Voltri 2 il loro recupero ha permesso la realizzazione di box e parcheggi, in questo caso, visto che non sussisteva l’esigenza di nuovi posti auto, il progetto è più ambizioso e teso a favorire l’aggregazione dei giovani abitanti.
“I lavori partiranno entro due mesi”, assicura l’assessore.
Si tratta di un intervento che si va a sommare ai numerosi lavori che hanno interessato il quartiere nell’ultimo anno.
Ad ottobre 1 milione e 600 mila euro hanno permesso di eseguire il rifacimento delle facciate e degli spazi comuni dei palazzi di via Vittorini. Fondi comunali ma soprattutto fondi regionali (80%) che, come spiega Pastorino “Rischiavamo di perdere perché stanziati dalla Regione nel lontano 1997 e da allora mai utilizzati. Grazie alla concertazione fra i due enti siamo riusciti a non gettare al vento parecchio denaro”.
Infine altri 100 mila euro di fondi comunali sono serviti recentemente per la ristrutturazione integrale di 2 ascensori inclinati esterni, che svolgono una funzione di vero e proprio servizio pubblico, rendendo possibile il collegamento fra via Vittorini e via Pavese.
“Sono tutte spese frutto di decisioni prese congiuntamente con il comitato di quartiere”, precisa Pastorino.
Ultima apertura per l’anno 2011 della “Fabbrica del Riciclo”, in via Greto di Cornigliano 10, a Genova Campi, SABATO 3 DICEMBRE dalle ore 9 alle ore 13.
Dal dicembre 2007 Amiu collabora con il Comitato Provinciale di Genova UNICEF per la gestione di questo spazio così particolare.
Alla “Fabbrica del Riciclo” sono esposti mobili e oggetti (provenienti dalla raccolta dei rifiuti ingombranti a domicilio, dalle quattro Isole Ecologiche cittadine e dal servizio di ritiro ingombranti mobile Ecovan) che sono stati recuperati e risistemati da operatori specializzati AMIU.
I cittadini possono acquistare gli oggetti esposti (singoli pezzi o lotti) in cambio di un’offerta economica libera (sulla base di un valore minimo già prefissato) che andrà a sostenere alcune iniziative benefiche. Lo spazio è gestito dai volontari UNICEF (Comitato Provinciale di Genova) e i proventi saranno destinati alla campagna UNICEF “Uniti per i bambini, Uniti contro l’AIDS”.
Tutto ciò è stato reso possibile grazie al contributo del GAL Appennino Ligure, European Wast Management e Interreg IIIC e alla collaborazione con CONAI (Consorzio nazionale imballaggi), COREVE (Consorzio nazionale recupero vetro), COREPLA (Consorzio nazionale recupero degli imballaggi plastica), COMIECO (Consorzio nazionale recupero e riciclo imballi a base cellulosica), CIAL (Consorzio nazionale imballaggi di alluminio), RILEGNO (Consorzio nazionale recupero e riciclaggio imballaggi in leggo), CNA (Consorzio Nazionale Acciaio).
Inoltre alcuni produttori italiani specializzati si sono occupati dell’allestimento di un “Angolo del rifatto”: testimonianza tangibile del destino che hanno i materiali quando vengono differenziati e trasformati in oggetti di uso quotidiano.
E’ presente, in mostra momentanea, anche l’opera d’arte “M3” dell’artista francese Nordine Sajot avuta in gentile concessione dalla Saint Gobain Vetri e dal CO.RE.VE.
Dal 2009 la Fabbrica del Riciclo ospita un corner di Remida (Centro di riciclaggio creativo) con cui organizza laboratori per le scuole, partecipa ad iniziative di sostenibilità ambientale (tra cui le borse ottenute dalla raccolta differenziata degli ombrelli e confezionate dalle detenute del carcere di Pontedecimo). Mentre dal 2010 ogni settimana vengono ospitati, seguiti dai loro educatori, alcuni ragazzi e ragazze dell’Anffas coinvolti in un progetto educativo-formativo.
Giovedì 1 dicembre alle ore 1730, al Mercato Orientale di Genova, si tiene l’incontro con Roberto Cavallo nell’ambito di “Facciamo Eco”, organizzata da “La formica”.
A partire dal suo ultimo libro “Meno 100 Chili – Ricetteperladietadellanostrapattumiera“, l’autore racconta come ridurre la quantità di rifiuti che produciamo ogni giorno a casa e al lavoro.
In Italia ogni anno si producono circa 530 kg di rifiuti a persona: nel suo libro, alternando l’approfondimento scientifico con racconti e aneddoti, Cavallo passa al setaccio le azioni che compongono la nostra quotidianità e per ognuna ci indica come ridurre la quantità di spazzatura che potrebbe generarsi, con l’idea che il miglior rifiuto è quello che non è stato prodotto.
Una partenza molto concreta dunque per il ciclo di incontri green dal titolo “facciamoEco”: «Abbiamo scelto di svolgere questo primo incontro al Mercato Orientale – spiega Filippo Repetto, responsabile de “la formica” – proprio per calarci nella realtà delle scelte quotidiane e della gestione della casa, ma anche per lanciare l’idea che si può fare cultura ovunque, anche facendo la spesa».
La riduzione dei rifiuti e in generale degli sprechi è uno dei nodi centrali del nostro tempo che – nelle diverse crisi che viviamo – deve sollecitare tutti noi a trovare soluzioni di cambiamento. É proprio il caso di dire che, a partire dalla propria pattumiera, ognuno di noi può fare molto: ecco un’occasione per saperne di più.
Dall’ecotassa, il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti, arrivano i soldi necessari per la manutenzione straordinaria di rifugi e sentieri, ma non solo, delle aree protette della Liguria.
La giunta della Regione Liguria ha approvato infatti un provvedimento, proposto dall’assessore all’Ambiente Renata Briano, in collaborazione con gli assessori al Bilancio e al Turismo, Pippo Rossetti e Angelo Berlangeri, che destina una prima tranche di 700 mila euro agli enti parco regionali.
Parliamo di Alpi Liguri (90 mila euro), Antola (125 mila), Aveto (105 mila), Beigua (90 mila), Montemarcello-Magra (90 mila), Portofino (90 mila), ma un contributo spetta anche alla Provincia di Genova per l’area protetta del giardino botanico di Pratorondanino.
Si tratta di finanziamenti per il completamento e il consolidamento di interventi a favore del territorio montano “Con particolare attenzione per la manutenzione della rete sentieristica e delle infrastrutture che promuovono una fruizione sociale e sostenibile dell’entroterra”, spiega Briano.
Fra gli altri si segnala di “Notevole valore sostanziale e non solo simbolico – aggiunge l’assessore all’ambiente – l’attuazione di un primo lotto di lavori da 90 mila euro per il ripristino dei sentieri del parco di Montemarcello-Magra danneggiati dai recenti eventi alluvionali”.
Grazie a questo fondo si potrà migliorare la fruizione dell’Osservatorio astronomico dell’Antola, restaurare i rifugi del Passo del Bocco, le Casermette del Penna e l’impianto fotovoltaico di Pratomollo in val d’Aveto. Ma sono previsti lavori anche al rifugio Argentea nella Foresta del Lerone, e nel sentiero degli Alpini nelle Alpi Liguri.
L'impianto di compostaggio dell'umido in Valvarenna
Una cava dismessa sulle alture di Pegli, in Valvarenna, trasformata da Amiu in un impianto di compostaggio per la raccolta della frazione umida dei rifiuti, non svolge più la sua funzione da oltre un anno.
Era infatti il 4 ottobre 2010 quando l’alluvione che sconvolse il ponente ligure colpì pesantemente la vecchia cava, sita in località Chiesino di Carpenara. Il pericolo frane e la necessità della messa in sicurezza del versante montano imposero la chiusura dell’impianto.
“L’impianto è stato chiuso immediatamente dopo gli eventi alluvionali dell’ottobre 2010 – conferma l’Assessore comunale al Ciclo dei rifiuti, Carlo Senesi – a causa del dissesto idrogeologico che ha interessato la zona”.
Ebbene da allora sono passati 13 mesi e ancora oggi Amiu è costretta a smaltire i rifiuti fuori dalla Liguria, precisamente in Provincia di Alessandria. Presso una struttura privata, con un costo significativo per le casse dell’aziendacontrollata dal Comune e di conseguenza per le tasche dei cittadini.
“Il costo di conferimento è in media (compreso delle spese di trasporto) di 100 euro alla tonnellata“, spiega l’Ufficio Comunicazione Amiu. I conti sono presto fatti: considerando che la produzione annua di rifiuti compostabili è pari a circa 9000 tonnellate, il costo complessivo sostenuto finora supera i 900 mila euro.
“La raccolta dell’umido è un elemento fondamentale per attuare l’incremento della raccolta differenziata – spiega l’Assessore – Attualmente viene eseguita solo in alcune zone della città. L’obiettivo è quello di estenderla a tutta Genova, quindi un nuovo impianto risulta fondamentale”.
Il piccolo impianto della Valvarenna era infatti appena sufficiente a soddisfare le esigenze dell’area cittadina. Viste le ridotte dimensioni e considerando l’obiettivo dell’aumento della raccolta differenziata (la quota utopistica è il 65% nel 2012), Amiu ha valutato che una volta ripristinata la struttura sarebbe stato necessario un notevole ampliamento della stessa. Un’operazione giudicata antieconomica.
“L’azienda sta cercando un sito adatto per realizzare un nuovo impianto di compostaggio – racconta Senesi – Sicuramente non sarà all’interno del Comune di Genova”. Il nuovo impianto, precisa Amiu, sarà a servizio di tutta la Provincia e sarà localizzato in quest’area. L’individuazione del sito è una decisione che spetta all’ATO (Ambito Territoriale Ottimale)e coinvolgerà i 66 comuni della Provincia.
“Per adesso siamo ancora in fase di trattativa – aggiunge Senesi – Tra alcuni mesi partiranno le operazioni e il progetto si concretizzerà al massimo entro 2 anni”.
Ciò significa che per almeno altri 24 mesi l’azienda continuerà a pagare per trasferire i rifiuti umidi fuori dai confini regionali.
Una volta realizzato, il nuovo impianto di trattamento sarà dedicato esclusivamente all’umido recuperato grazie alla raccolta differenziata. Lo scopo primario sarà produrre compost di alta qualità. E renderne possibile la sua utilizzazione come fertilizzante su prati o prima dell’aratura, nella gestione del verde pubblico e nei ripristini ambientali.
Ma non si tratta dell’unica novità. Nel progetto del nuovo polo impiantistico di Scarpinosarà possibile utilizzare la frazione umida dei rifiuti ottenuta dalla separazione secco/umido. Parliamo dei rifiuti indifferenziati nei quali comunque si trova sempre una parte residua di umido. Il rifiuto umido verrà separato tramite un biodigestore anerobico con l’obiettivo di produrre energia sotto forma di biogas.
“La parte a freddo del polo di Scarpino viaggia su una corsia preferenziale e sarà realizzata per prima – conferma Senesi – Anch’essa è fondamentale per migliorare la gestione dei rifiuti. La separazione dell’umido anche dai rifiuti indifferenziati consentirà infatti di diminuire la quantità destinata alla discarica”.
Una discarica già oggi in sofferenza e a cui forse, in questo modo, sarà allungata l’esistenza.
Mentre per quanto riguarda l’ex cava, in una zona, la Valvarenna, già vessata dalla presenza di altri siti di estrazione e dal conseguente transito di mezzi pesanti, non si conosce ancora il suo destino. Per il momento sono stati eseguiti solo gli interventi indispensabili per garantire la presenza quotidiana dei lavoratori dell’Amiu, presso gli ultimi uffici rimasti.
“L’obiettivo è la completa messa in sicurezza della zona per poter usufruire di quegli spazi – dichiara Senesi – Stiamo valutando diversi progetti, alcuni legati alla realizzazione della gronda ma non c’è ancora nulla di definitivo”.
In occasione della 25° edizione della Festa della Zucca di Murta, abbiamo incontrato Paolo Putti, portavocedel Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative.
Educatore, attivista nel movimento No gronda, visti i tuoi numerosi impegni la prima domanda che sorge spontanea è come mai hai decisodi intraprendere questa avventura?
Ho condiviso per tre anni un percorso di relazione con la gente di Genova e del territorio della Valpolcevera. Tutte queste persone e altre ancora del Movimento 5 stelle mi hanno chiesto di dedicare alcuni anni per provare a rilanciare la città e così dopo averci riflettuto con la mia famiglia ho deciso di provare.
Una “piccola” candidatura come la tua, quella di un uomo che proviene dalla società civile, come affronterà il confronto serrato con politici più navigati?
Vorrei riuscire a far sì che la gente comune possa credere di avere la possibilità di riprendere a partecipare alla vita politica. Se ognuno di noi, anche chi magari si considera poco competente, invece di delegare a quelli che sono stati finora i partiti politici, decidesse di mettersi in gioco in prima persona, con i propri strumenti, in questo modo chiunque potrebbe dare un contributo positivo alla società. Anche perché i risultati ottenuti finora dalla politica tradizionale sono stati assolutamente deflagranti per la società civile. Occorre voltare pagina e i saperi dei singoli cittadini possono risultare fondamentali.
E come farai ad evidenziare la tua diversità?
Innanzitutto dal punto di vista pratico farò un solo mandato, una scelta precisa per non correre il rischio di voler conservare un privilegio acquisito. Dedicare cinque anni alla propria città è un’esperienza entusiasmante e faticosa, proprio per questo va provata una volta sola. Il secondo accorgimento è firmare le dimissioni in bianco. In questo modo, nel caso dovessi compiere degli errori, gruppi di cittadini potranno chiedere le mie dimissioni. Ma soprattutto il mio obiettivo è formare una squadra di tecnici, persone provviste di competenze specifiche in grado di trasmettere le informazioni idonee ai cittadini perché poi possano essere loro a restituire delle ipotesi di soluzione su cui io e i tecnici dovremo lavorare per trovare delle risposte o perlomeno per intraprendere dei percorsi di risposta.
Partiamo dalla tua esperienza di educatore, in quale situazione ci troviamo oggi con i tagli al cosiddetto comparto sociale?
La più grande difficoltà è stata quella di non essere riusciti a comunicare ai cittadini i dati e i numeri per poter valutare appieno l’importanza di questo servizio. Se i sevizi sociali verranno tagliati del 50%, come prospetta il Comune e come da anni sta facendo il governo, questo comporterà un’enorme ricaduta, anche economica, sulla società. Per non parlare della ricaduta sulle persone. Pensate a centinaia di anziani abbandonati in casa senza assistenza domiciliare oppure all’impossibilità di accompagnare i disabili nei loro spostamenti. La società dovrebbe prendersi in carico queste persone per il piacere di farlo invece, oltre a fargli pesare il servizio, rischiamo di privarli anche di questa opportunità.
Il tema della Sanità è importante in una città come Genova abitata da numerosi anziani. Come fare a ottimizzare il sistema garantendo comunque il principio per cui tutti i cittadini hanno diritto di accesso alle cure?
Un Comune, un Sindaco, ma anche i singoli cittadini devono difendere il diritto alla salute. Indubbiamente il costo della sanità è alto e in questo momento appare impossibile sostenerlo. Ma se pensiamo agli enormi sprechi che ci sono in altri campi è demagogico pensare di tagliare per forza in questo ambito. Io penso che ci sarà da lottare. Come sindaco non è possibile intervenire sulle spese sanitarie ma si può fare una forte opposizione. Se io ho il mandato di curare il benessere dei miei concittadini ma non ho gli strumenti per ottenere l’obiettivo devo rinunciare al mandato e restituire le chiavi della città. E’ un mio dovere lottare al fianco dei cittadini perché un domani il prossimo sindaco possa avere maggiori possibilità di intervento.
Sulle Grandi opere conosciamo la tua posizione fortemente critica. Partendo da questo presupposto quali sono invece le “piccole opere” necessarie per la città?
Spesso cercano di vendere le grandi opere come soluzioni miracolose. In realtà i problemi vanno affrontati con opere, a volte anche onerose, però di altra portata e che soprattutto non hanno l’obiettivo di far girare parecchio denaro nelle tasche di pochi individui. Ad esempio la gronda dovrebbe rappresentare una risposta ai problemi legati alla mobilità. Una teoria smitizzata da tutti i tecnici intervenuti nel dibattito pubblico. Sarebbe decisamente più utile realizzare una vera metropolitana di superficie in grado di percorrere tutte le direttrici della città. Costruire parcheggi di interscambio nelle periferie in modo tale che le persone possano lasciare l’auto e muoversi con la metropolitana. Queste sono soluzioni concrete per garantire un’accessibilità veloce a tutti i luoghi. Per quanto riguarda il trasporto merci è un disegno folle incentivare il trasporto su gomma. Noi riteniamo sia importante puntare sul trasporto merci su rotaia. Per questo ci sono moltissime linee di valico sottoutilizzate e che dovrebbero essere rese fruibili.
Da dove dobbiamo partire per far crescere l’economia della città?
Ad esempio si potrebbe investire sul traffico merci su rotaia per creare nuovi posti di lavoro strettamente collegati all’attività del porto. E poi investire nella ricerca perché Genova grazie alla presenza di una buona Università e del nuovo polo tecnologico che sorgerà agli Erzelli, può davvero dire la sua in questo campo. Senza dimenticare la vocazione turistica della città che va sviluppata con opportuni investimenti.
Oggi il territorio è sempre più abbandonato a se stesso. Anche per questo accadono eventi drammatici come l’alluvione del 4 novembre. Come fare per recuperare un corretto rapporto con la terra?
E’ fondamentale concepire una città in grado di vivere al fianco della natura. L’uomo cerca invece ogni giorno di violarla e il risultato è che la natura ci restituisce la sua presenza sotto forma di tragici eventi. Dovremmo tutelarla, investire risorse nella riqualificazione, nella cura dei rivi e del terreno. Per centinaia di anni i nostri contadini hanno curato il territorio, non solo perché li sfamava, ma perché conoscevano bene le conseguenze di un suo abbandono.
Un tema particolarmente sensibile al Movimento 5 stelle è quello delle Risorse energetiche: stiamo andando verso lo sfruttamento completo delle risorse disponibili, qual è l’alternativa?
Noi crediamo si debba puntare sulle energie rinnovabili. L’Italia e la Liguria in particolare sono avvantaggiate rispetto ad altri Paesi: penso al fotovoltaico, al solare termico, ma anche all’eolico. Magari il mini eolico, non le grandi pale che spaventano perché possono deturpare il paesaggio. Anche qui si torna all’importanza della ricerca: se investiamo nella ricerca i ragazzi di oggi potranno trovare delle soluzioni per il domani.
Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti a Borzoli è prevista la realizzazione dell’inceneritore, cosa ne pensi è una soluzione che va nella giusta direzione?
L’escamotage è cambiare nome per cercare di vendere cose vecchie: termovalorizzatore vuol dire qualcosa che valorizza, quindi appare bello. In realtà si tratta di un inceneritore che brucia, rischia di produrre diossina, produce polveri sottili e produce rischio di morte come sottolineano anche i Medici per l’Ambiente. Il movimento 5 stelle rispetto alla gestione rifiuti ha da sempre un’idea precisa: bisogna recuperare il più possibile dai rifiuti. Si può fare, ci sono esperienze positive in tutta Italia. I dati parlano chiaro: con il sistema del porta a porta la raccolta differenziata raddoppia nel giro di poche settimane. Occorre investire in questa direzione perché le risorse ci sono. Un inceneritore costa quasi 300 milioni di euro. Investire anche solo una piccola parte di questi soldi nella raccolta porta a porta permetterebbe di ampliare notevolmente la differenziata e creare nuovi posti di lavoro.
C’è una crescente richiesta di sicurezza che proviene soprattutto da alcuni quartieri. Qual è la ricetta per sconfiggere la paura?
La ricetta sarebbe bellissimo averla ma purtroppo non la conosciamo. Però c’è una direzione che possiamo intraprendere. Bisogna ascoltare le richieste che provengono da quei ragazzi con forti difficoltà, soggetti a rischio che possono subire una deriva verso l’illegalità che li porta anche ad aderire a gruppi per trovare un’identità. Fornirgli degli strumenti preventivi, sostenerli perché riescano a costruirsi un’identità possibile: lavorando, studiando, mettendo su famiglia. Dall’altro lato occorre tenere conto dei timori di alcune di persone, ad esempio gli anziani, che hanno paura di uscire di casa. Va garantito loro il diritto a vivere con la giusta serenità questa fase dell’esistenza. Investendo sulla presenza di quei soggetti in grado di fornire un’efficace mediazione. Per evitare di costruire nuove carceri domani iniziamo a ragionare in modo tale che i ragazzi di oggi abbiano a disposizione maggiori opportunità e gli anziani allo stesso tempo riescano a non vederli più come un fattore di rischio: così riusciremo a realizzare un modello di convivenza che è in grado di generare risultati positivi.
La riconversione ecologica dell’economia può essere il fondamento da cui partire per uscire dalla crisi.
Il rapporto GreenItaly 2011 di Symbola e UnionCamere, presentato oggi a Milano, evidenzia come la profondità degli effetti della crisi ponga l’intero sistema di fronte alla necessità di un radicale ripensamento del proprio modello di sviluppo.
Un’impresa su quattro (il 23,9% del totale, ovvero circa 370mila imprese, 150mila industriali e quasi 220mila dei servizi) ha realizzato negli ultimi tre anni, o realizzerà entro quest’anno, investimenti in prodotti e tecnologie che assicurano un maggior risparmio energetico o un minor impatto ambientale.
Una quota che rappresenta un segnale forte dell’effettiva diffusione di comportamenti aziendali orientati all’eco-efficienza e alla sostenibilità ambientale, considerando che in questo caso siamo di fronte a un universo che contempla sia le micro imprese al di sotto dei 20 dipendenti, dove chiaramente la propensione a investire è più contenuta, sia tutto il settore dei servizi privati costituto da diverse attività che, per chiare ragioni di natura strutturale o legate al basso impatto ambientale, possono non essere particolarmente inclini alla realizzazione di investimenti green.
Inoltre un terzo delle imprese che investono in tecnologie green vanta una presenza sui mercati esteri (34,8%), quota quasi doppia rispetto a quella rilevata per le imprese che non puntano sulla sostenibilità ambientale (meno di due su cinque, pari al 18,6%).
Per quanto riguarda i settori questa visione strategica lungimirante è chiaramente più diffusa nella manifattura, dove la quota di imprese che realizzano investimenti green sfiora il 28% a fronte di un più ridotto 22% nel terziario. E tra le attività manifatturiere, oltre alla chimica e alle attività connesse sostanzialmente all’energia (prodotti petroliferi e public utilities), spicca la filiera della meccanica, mezzi di trasporto, elettronica e strumentazione di precisione, assieme alla lavorazione dei minerali non metalliferi, dove un’impresa su tre si dedica alla realizzazione di investimenti tesi a ridurre l’impatto ambientale delle proprie produzioni.
La classifica regionale per incidenza delle imprese green sul totale vede in testa il Trentino-Alto Adige (con il 29,5% di imprese che investono in tecnologie green) seguito dalla Valle d’Aosta (27,3%), seguono le cinque regioni meridionali con valori tra il 27,2% del Molise e il 25% dell’Abruzzo, passando per la Basilicata, la Puglia e la Campania; con valori di poco superiori al 24% si posizionano poi la Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto e il Piemonte. Per quanti riguarda i valori assoluti, invece, la Lombardia guida la classifica con 69.330 imprese che investono nel green, seguita da Veneto con 32.250 imprese e Lazio con 30.240 imprese.
Anche per quanto riguarda l’occupazione, la green economy sembra possedere una marcia in più tanto che nel 2011 il 38% delle assunzioni programmate dalle imprese è riconducibile alla sostenibilità ambientale. Si tratta di più di 220.000 assunzioni sul totale di quasi 600.000 previste dalle imprese nel 2011. Di queste circa la metà, 97.600 assunzioni sono legate a professioni green in senso stretto (legate agli ambiti delle energie rinnovabili, gestione delle acque e rifiuti, tutela dell’ambiente, green mobilities, green building ed efficienza energetica).
«Sotto le ceneri depositate dalla crisi arde la brace della green economy – spiega Ermete Realacci, Presidente di Symbola – E’ una sfida che l’Italia può vincere se saprà cogliere nelle caratteristiche del suo sistema produttivo le radici di una scommessa sul futuro. Quello che emerge nella ricerca che oggi presentiamo, ci dice che la green economy, a maggior ragione nel grave periodo che stiamo vivendo, è una delle strade principali per rilanciare, su basi nuove e più solide, l’economia italiana. Una prospettiva che nel nostro Paese si incrocia con la qualità, la coesione sociale, il talento, l’innovazione, la ricerca, fattori fondamentali per rendere competitivi i territori e le nostre imprese. Quanto emerge oggi è un’indicazione importante anche per il futuro Governo».