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  • Altrove, incontro con i protagonisti del nuovo teatro della Maddalena

    Altrove, incontro con i protagonisti del nuovo teatro della Maddalena

    teatro-hops-altrove-d4Lo scorso 13 novembre il Teatro Altrove di Piazzetta Cambiaso, nel cuore della Maddalena, ha riaperto i battenti: dopo una storia travagliata, in due mesi (da settembre a novembre 2013) le associazioni vincitrici del bando per l’assegnazione dei locali sono riuscite a risistemare le sale e aprire la stagione del teatro. Un segnale per il quartiere, dicono. E sembra che la loro strategia li abbia premiati: oltre 400 persone per ognuna delle 5 serate inaugurali ad ingresso gratuito e un calendario di manifestazioni già pronto per i prossimi mesi, fino a febbraio 2014. Dopo il clamore iniziale, adesso l’incognita per il futuro è quella di passare dalla formula inaugurale con eventi gratis a quella a pagamento: in corso una campagna di abbonamenti con formula non nominativa (e quindi utilizzabili da più persone). Il pubblico continuerà a premiare l’Altrove? Ci auguriamo di sì, anche perché l’impegno degli organizzatori è tanto e le sorprese non sono mancate e non mancheranno nemmeno in futuro.

    Tanto per cominciare, è cambiato lo spazio. Diversi i locali sfruttati all’interno del teatro: i palchi sono aumentati (uno, piccolo, proprio davanti alla porta di ingresso, dove una volta c’era il bar, per richiamare gente anche da fuori e dare subito un’idea di quel che succede all’interno); il bar si è spostato in un angolo, inserito in una nicchia laterale per sfruttare tutte le superfici; i locali al piano superiore sono stati tutti ristrutturati e anche quelli che non saranno usati per gli spettacoli o per la ristorazione serviranno per le riunioni. Il tutto, nel rispetto delle norme imposte dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e artistici, che controlla l’edificio e che ne tutela la storicità. Queste soluzioni hanno, oltre a una funzione pratica (ospitare tante persone e dare spazio contemporaneamente alle attività delle varie associazioni), anche uno scopo ideale: far capire quel che succede all’interno, trasmettere l’idea di un cantiere nel quale c’è qualcosa in continuo divenire.

    Come dice Matteo Casari di Disorder Drama: «Basta solo essere un po’ curiosi, qui dentro qualcosa succede sempre. Non ci si annoia mai». Infatti l’offerta è in continuo aumento: a breve, anche l’arrivo di danze popolari e teatro per ragazzi, con l’obiettivo di non sovrapporsi alla programmazione degli altri teatri cittadini, ma di offrire qualcosa di nuovo. Inoltre, nuova anche la “politica” alla base della rinnovata gestione dell’Altrove: il teatro deve essere una “piazza coperta” nel cuore della Maddalena, un pezzo di quartiere che entra dentro al teatro, come raccontano gli organizzatori. «L’idea -continua Casari- è quella di “essere attraversati”: da abitanti, cittadini, turisti che arrivano qui e vogliono vedere l’edificio, ammirarne la bellezza e osservarne gli affreschi».

    teatro-hops-altrove-d5Per il prossimo anno, anche la proposta di inserire l’edificio nella lista dei Rolli genovesi, in modo da essere aperto al pubblico durante i Rolli Days, con eventi e manifestazioni. La nuova politica si evince anche dalle modalità scelte per l’arredamento degli interni: a cura dello studio di architettura grooppo.org (fondato dallo stesso Casari), il design è moderno e “al risparmio”, basato sull’idea di recupero e sull’attenzione per l’ambiente. Il legno della vecchia libreria della sala principale è stato riciclato e usato per il bancone del bar; le luci sono a basso consumo; i lampadari sono fatti di cartoncino; i tavoli con materiali di scarto. «Come si suol dire, “poca spesa tanta resa” -chiosa Casari-. Non costruiamo per l’eternità». La stessa attenzione per l’arredamento e per i materiali è stata posta anche nel cibo: alimenti e bibite sono biologici e rigorosamente a km 0.

    Racconta Stefano Kovac che «la persona che ci fornisce la carne ha un allevamento in Val Bisagno e abita a 50 metri da qui, in Vico delle Rose. Abbiamo voluto coinvolgere direttamente gli abitanti del quartiere, sul piano ecologico e sociale. Alcuni all’inizio non erano contenti del nostro insediamento qui: avrebbero preferito che il teatro restasse un posto aperto a tutti, sul modello del Laboratorio Sociale di Vico Papa. Adesso però sembrano soddisfatti». Non a caso, anche il progetto di entrare a breve a far parte del CIV Maddalena e di collaborare con le associazioni come A.Ma., che hanno già dato una mano in funzione della riapertura. Empatia sarà la parola chiave.

    Infine, tante novità per il futuro: una crescente integrazione degli eventi proposti dalle varie associazioni, nel segno dell’interartisticità. Così commentano: «Siamo un nodo formato da tante reti riunite in un unico posto, un centro culturale aperto a tutti: il primo a Genova sul modello europeo. È la casa di tutti noi e di quelli che già ci seguivano prima, quando eravamo divisi. Adesso vogliamo continuare a fare, abbiamo tante idee, troppe: vogliamo partecipare a bandi europei per avere più finanziamenti e realizzare i nostri progetti in ambito fotografico, artistico, musicale, teatrale, cinematografico. Vorremmo produrre qui materiale nuovo da mettere poi in circolazione in tutta l’Italia e in Europa. Vogliamo diventare un laboratorio, un aggregatore che inglobi realtà locali, nazionali, internazionali. Abbiamo nove anni di tempo prima della scadenza del nostro mandato: se facciamo vedere che si può fare qui, sarà la testimonianza che si può esportare questa formula in spazi più periferici, o più centrali».

    Tra le prossime novità, quella di ospitare Radio Gazzarra all’interno degli spazi dell’Altrove, a collaborare da vicino sia con Disorder Drama per quanto riguarda il panorama musicale (finora, due concerti, Ulrich Schnauss e gli Orchestra of Spheres, che hanno riscosso ampio successo; stasera, invece, Maybe Happy + Three Lakes), sia con le altre associazioni. Da gennaio 2014 non è escluso che la radio inizi a trasmettere proprio dalla Maddalena, con trasmissioni sia audio che video, dj set, salotti di intrattenimento con esperti e personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. Una dimensione ulteriore della web radio, uno spazio in cui potranno confluire ospiti e personaggi interessanti che arrivano a Genova per interviste, scambi, contributi fruibili da tutti.

     

    Elettra Antognetti

  • Afet, Ghetto e Sampierdarena: aiuti a tossicodipendenti e migranti

    Afet, Ghetto e Sampierdarena: aiuti a tossicodipendenti e migranti

    ghetto-centro-storico-vicoliÈ un progetto che parte da lontano quello che i volontari della Onlus A.F.E.T. Aquilone (Associazione Famiglie per la lotta contro l’Emarginazione giovanile e la solidarietà ai Tossicodipendenti) stanno portando avanti (non senza fatica) sul territorio genovese. Si tratta di un’iniziativa duplice, volta da un lato a fornire sostegno ai tossicodipendenti, ai giovani che vivono disagi legati all’emarginazione e alla loro famiglie; dall’altro, invece, l’attenzione è afet-centro-ghetto (6)posta verso i migranti e le problematiche legate alla povertà, alla mancanza di lavoro, al disagio di trovarsi in un Paese straniero di cui non si conosce la lingua.

    Il primo progetto è quello capofila: nato negli anni ’80, ha sede a Sampierdarena in Via Cantore, con propaggini in Via Balbi e in altri luoghi strategici della città; il secondo, invece, è attivo da una decina di anni ed è nato spontaneamente, visto il successo riscosso dal primo progetto di A.F.E.T. e in considerazione dell’alta affluenza di poveri e senzatetto nei locali dell’associazione. Da qui, l’idea di creare un presidio socio-sanitario nel cuore del ghetto ebraico, a due passi da Piazza dell’Annunziata e Via delle Fontane. Non senza incontrare problematiche. Tuttavia, dopo oltre 10 anni dalla fondazione di quest’ultima struttura, i volontari di A.F.E.T. sono ancora qui: pur senza grandi fondi e in mancanza di una strategia di promozione e di pubblicità a livello mediatico, le adesioni dei volontari e le richieste d’aiuto continuano ad aumentare. Siamo andati nel ghetto a visitare la struttura e parlare con gli operatori.

     

    Drop-in per tossicodipendenti a Sampierdarena

    Via Cantore SampierdarenaTutto ebbe inizio nel 1981 nel quartiere di Sampierdarena, quando un gruppo di cittadini, genitori di tossicodipendenti e operatori territoriali costituiscono l’associazione di volontariato A.F.E.T. per trovare risposte al disagio giovanile, in particolare ai giovani emarginati e tossicodipendenti e alle loro famiglie. Sul modello di questa prima iniziativa, nel 1986 nasce L’Aquilone, sede operativa per il reinserimento sociale e lavorativo ed il trattamento terapeutico diurno dei soggetti affetti da dipendenza patologica, con servizi di orientamento al lavoro e formazione professionale per italiani e stranieri svantaggiati o esclusi dai processi produttivi. Da gennaio 2002, individuando un’unica sede legale ed operativa, si procede all’unione delle due realtà e viene costituita A.F.E.T. Aquilone Onlus.

    Il vero momento di svolta si ebbe nel 2001, quando l’associazione dette vita a un nuovo presidio in Via Balbi con funzione di drop-in per tossicodipendenti con possibilità di sosta, ristoro, servizi per la cura dell’igiene personale, di orientamento al territorio e di tipo socio-sanitario. Anche questa struttura era originariamente rivolta a soggetti svantaggiati e/o affetti da dipendenze, ma presto l’affluenza fu così alta anche da parte degli stranieri che convinse i volontari della necessità di aprire un luogo adibito solo alla cura delle problematiche dei migranti, anche in virtù del fatto che esistevano già vari presidi per l’aiuto a tossicodipendenti o senza fissa dimora, mentre per gli stranieri c’erano più limitazioni. Da qui, l’idea di raddoppiare gli spazi.

     

    A.f.e.t. al Ghetto: centro assistenza tossicodipendenti e migranti

    Così ha preso vita dai primi anni del 2000 la struttura di Vico della Croce Bianca, nel cuore del Ghetto e a due passi da GhettUp, aperta sia a tossicodipendenti che immigrati.

    L’iter è stato complicato, a cominciare dal reperimento di fondi per finanziare l’iniziativa: le prime sovvenzioni facevano parte dello stesso blocco di finanziamenti stanziati per la creazione del Museo del Mare, inaugurato nel 2004. Nel progetto complessivo di restyling del waterfront, era previsto anche l’ampliamento del collegamenti tra porto e centro storico, con particolare attenzione alle aree più problematiche a livello sociale e con la realizzazione di progetti culturali (oltre al Mu.Ma., anche la Casa della Musica, luoghi di aggregazione per artisti e per studenti, la Facoltà di Economia), sociali (come questo) e residenziali, con il restyling di appartamenti a fondo perduto (tra i quali anche quelli del ghetto bombardati durante la seconda guerra mondiale e ancora con i ponteggi). La creazione dei locali in Vico della Croce Bianca era una clausola imprescindibile e la mancata realizzazione avrebbe comportato la restituzione dei finanziamenti.

    Scemata questa prima tranche, nel 2008-2009 c’è stata la partecipazione al bando della Regione Liguria e la conseguente vincita, con l’arrivo di fondi più ingenti che hanno permesso ai volontari di dare dimensione più vasta anche al progetto, con l’aumento dei servizi e dei giorni di apertura (da 2 pomeriggi, si è passati a 4 giornate intere).

    Da ultimo, l’adesione al Progetto FEI – Fondo Europeo per l’Integrazione dei paesi terzi 2007-2013: si tratta di un’iniziativa lanciata dal Ministero dell’Interno (Direzione per le politiche dell’integrazione e asilo) nell’ambito del programma generale “Solidarietà e gestione dei flussi migratori”, con cui sono stati stanziati 825 milioni euro da distribuire tra i Paesi membri dell’Eurozona.

    L’afflusso di fondi ha permesso ai volontari di incrementare ulteriormente i servizi: oggi esiste un ambulatorio medico-sanitario in ATS con l’associazione Mater Domina con medici volontari infettivologi, psicologi, psichiatri, che partecipano grazie alla firma di un protocollo d’intesa con Asl 3; infermieri; una farmacia. Oltre all’ambulatorio, anche un drop-in che si affaccia su Vico San Filippo, con servizi a bassa soglia: docce, lavanderia, rasatura, servizio ristoro e area di raccolta e svago. Ogni martedì, inoltre, è presente nella struttura lo Sportello Multilingue di Asl 3 per i migranti (uno dei tre presenti in tutta Genova) che, oltre a fornire informazioni e orientamento ai servizi sanitari, eroga tessere ENI (per i comunitari non iscritti ad alcuna anagrafe comunale, non assistiti negli Stati di provenienza e in condizione di fragilità sociale)  e STP (per l’assistenza sanitaria a stranieri irregolari). E ancora, come all’interno di GhettUp e della Moschea, anche qui un servizio di consulenza legale.

    Oltre alle difficoltà economiche, anche i problemi con il vicinato. Raccontano i volontari: «I residenti delle abitazioni limitrofe al nostro presidio si sono dapprima opposti all’accoglienza dei tossicodipendenti perché non li volevano nel quartiere, poi hanno posto limitazioni anche alla presenza degli stranieri: per evitare che passassero vicino alle loro case, hanno voluto mettere un doppio cancello. Adesso non si può accedere direttamente al drop-in da Vico San Filippo, ma si può entrare solo attraverso l’ambulatorio di Vico della Croce Bianca».

    Continuano: «A.F.E.T. L’Aquilone Onlus nasce come associazione culturale e sociale, che aiuta giovani e donne in difficoltà, ma abbiamo dovuto inventarci nel tempo una vocazione anche sanitaria. Abbiamo creato un’associazione di medici volontari per poter partecipare a un bando apposito e garantirci l’apertura dell’ambulatorio, in modo da permettere l’accesso anche al drop-in. Viceversa, si sarebbe creato un imbarazzante stallo con i residenti, che si sarebbe aggiunto alle altre difficoltà: siamo stati ostacolati e abbiamo aspettato circa 2 anni prima di poter entrare in questi locali (quando ci siamo insediati, le garanzie degli elettrodomestici che avevamo acquistato erano già scadute!)». Inoltre, non solo i problemi con i residenti: anche la Banca Carige di Piazza Santa Sabina, ci raccontano, non ha permesso l’ingresso alle strutture da Via delle Fontane.

    Adesso, quale futuro si prospetta per i volontari? Dopo l’assegnazione l’anno scorso dei fondi FEI, quest’anno A.F.E.T. non si è riconfermata vincitrice e farà affidamento solo sui fondi stanziati da Tursi, riservati solo al drop-in di Vico San Filippo e per altro decurtati negli ultimi anni del 33%. Due al prezzo di uno, un affare per il Comune: «Costiamo poco, siamo volontari, offriamo un servizio alla comunità e non vediamo perché Tursi (o altri soggetti) non debbano premiarci e incentivare le nostre iniziative».

     

    Elettra Antognetti

  • Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    cantiere-stazione-praPrà è un quartiere sui generis e ancora in divenire. Dopo la creazione del porto commerciale a discapito delle spiagge che attiravano turisti da tutto il nord Italia soprattutto negli anni ’50 e ’60, la sua fisionomia è mutata radicalmente e ancora oggi i praini ne pagano lo scotto. I progetti del POR-Fesr Prà Marina di questi ultimi anni per il rilancio della zona si sono sviluppati con andamento variabile e incerto nel corso di tre amministrazioni fascia-rispetto-pradifferenti, dalla giunta Pericu all’attuale Doria, e oggi restano tante perplessità: la Fascia di Rispetto attualmente risponde alle iniziali aspettative di cittadini e amministrazione? La risposta è no.

    Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo visitato il quartiere e abbiamo parlato con cittadini, associazioni e rappresentanti politici. In questo articolo ci concentriamo in particolare su due aree della Fascia di Rispetto: Parco Dapelo ed ex stazione ferroviaria.

    Quella che sarebbe dovuta essere una zona di “respiro” tra città e porto, dotata di strutture per il divertimento, lo sport, il relax, è oggi perlopiù nel degrado. La parte a Levante è occupata abusivamente da quattro anni da una quindicina di famiglie (in totale 30 – 40 persone) che hanno insediato lì le loro baraccopoli. Il tutto, con ripercussioni anche sulla vivibilità nel quartiere. Ad ascoltare i racconti dei cittadini, gli occupanti si aggirerebbero nel centro cittadino, non senza causare disagi: «Li vediamo ancora fare i loro bisogni in strada, anche dopo che Piazza Sciesa è stata dotata di un vespasiano, e avvertiamo tensioni sociali». Non a caso, poche settimane fa CIV e Comitato per Prà hanno presentato alla procura oltre 500 esposti per lo sgombero, ma finora non sono arrivate risposte.

     

    Parco Dapelo

    parco-dapelo-praAnche la parte più a Ponente della Fascia di Rispetto, seppur in stato migliore, presenta non poche contraddizioni: se il polo sportivo (campo da calcio, piscina, centro remiero) funziona e attira ogni giorno sportivi e cittadini, la zona occupata dal Parco Dapelo, di proprietà comunale, è invece l’emblema di un’operazione di riqualificazione fallita: nato nel 2001, è stato pensato per essere il polmone verde del quartiere, sul modello nerviese (con palme provenienti dalla dotazione di Euroflora 2001), con spazio giochi e teatro all’aperto per coinvolgere la cittadinanza in manifestazioni e concerti. Oggi, le palme -secche- sono da sostituire e dei sei pioppi originari due sono crollati una settimana fa, mentre gli altri quattro dovrebbero essere abbattuti, con procedure lunghe e costose. La scarsa cura dei 30 mila mq, con le erbacce che superano in altezza le panchine e la poca illuminazione, lo rendono poco frequentato.

    La manutenzione del parco è stata affidata dal Comune all’associazione Prà Viva, gruppo sociale senza scopo di lucro che registra la partecipazione di oltre mille cittadini e riunisce in sé oltre 15 Associazioni differenti, e nel cui Consiglio Direttivo sono stati insediati soggetti (3, dei 7 totali) nominati direttamente dal Comune di Genova. La missione di Prà Viva è la gestione di tutti i servizi pubblici, impianti sportivi, parcheggi, aree e immobili, spazi verdi, attività commerciali esistenti e previste sulla Fascia di Rispetto. Dal 2004-2005, considerate soprattutto le difficoltà dell’associazione nel garantire da sola il decoro, Prà Viva ha sottoscritto un accordo con Aster, per cui i due soggetti collaborano nella gestione degli 80 mila mq totali, con Prà Viva che versa ad Aster circa 40 mila euro l’anno, impianti esclusi: spesa insostenibile per l’associazione, che è attualmente alla ricerca di soluzioni diverse. Racconta il presidente Ginetto Parodi: «Vorremmo optare per una formula in cui i costi sono gestiti dall’Amministrazione. Noi diventiamo “sponsor” di Aster e gestiamo le aree di pertinenza limitrofe al nostro circolo, mentre loro si occupano del restante. Per noi è un impegno troppo grande, sono aree pubbliche e non c’è ritorno economico».

    Continua Parodi: «Impensabile per noi pensare di farci carico di un onere di questa portata, il Comune delega a noi ma noi non abbiamo i mezzi per gestire la “cosa pubblica”. Chiediamo ai cittadini di Prà di collaborare: creare gruppi di aggregazione è sì indice di una città viva e che vuole cambiare, ma nel nostro quartiere ce ne sono tanti e spesso il rischio è quello di disperdere le forze. Meglio stare uniti».

    Il parco Dapelo e le restanti porzioni della Fascia di Rispetto dovrebbero essere il simbolo della rinascita del quartiere, sui progetti si è investito molto anche in termini di promozione, invece la realtà dei fatti sottolinea impietosa gli errori di valutazione commessi dalle amministrazioni, a partire dall’affidare la gestione di un’area così vasta e delicata ad un soggetto che non avrebbe mai potuto avere le spalle abbastanza grosse per sostenerne il peso.

     

    Ex stazione ferroviaria

    Ex stazione Ferroviaria Genova PràSempre davanti all’impianto sportivo, ecco il vecchio sedime ferroviario, ora smantellato ma mai rimosso, con tracce di amianto. Di questo, solo una parte è stata trasformata in parcheggio provvisorio, ad uso degli utenti degli impianti. La vecchia stazione, invece, fa parte degli interventi del POR 2007-2013: erano stati stanziati finanziamenti dall’Unione Europea per la creazione di un mercato a Km 0, per l’integrazione del centro abitato con la Fascia di Rispetto, ma finora nulla è stato fatto. Al posto di quest’ultimo, racconta Nicola Montese del Comitato per Prà, al sabato mattina ci sono due banchi di Coldiretti, ma non sono sufficienti a sostituire il progetto iniziale. Nuova, invece, l’altra stazione di Prà, quella più a mare: aperta dal 2006, lo stesso Montese avanza l’ipotesi che l’architettura così imponente sia stata voluta solo “per riempire” gli oltre 6 km di fascia di rispetto, troppo “vuoti”. E poi? Null’altro: si attende di vedere se verrà realizzata la modifica alla viabilità della Via Aurelia entro il 2015 (concessa una proroga di due anni), con i fondi stanziati per il POR, altrimenti ci sarà la revoca dei finanziamenti. Anche qui il Comitato mostra perplessità. Quello che doveva essere un percorso “partecipato”, che coinvolgeva Amministrazione e cittadini, per molti operatori (come ad esempio Comitato per Prà e Associazione Per il Ponente) si è rivelato un percorso “a senso unico” e partecipato solo nominalmente. Mentre i cittadini avrebbero preferito la trasformazione di Via Aurelia in una strada a due corsie a scorrimento lento (30 Km/h, con agevolazioni per il traffico ciclabile a limitazioni per quello automobilistico), con la creazione di una nuova strada a scorrimento veloce più lontana dal centro abitato (lungo l’ex sedime ferroviario), l’Amministrazione ha dato il via libera a una soluzione che prevede il raddoppiamento delle corsie sulla Via Aurelia, senza limitazioni di velocità. Cosa che, a detta dei comitati, non fa che allontanare la Fascia di Rispetto dal centro commerciale del quartiere (Via Fusinato) e non integrare le due realtà.

    Nicola Montese racconta: «Avevamo tutto, non abbiamo più niente: ci hanno portato via la nostra identità, promettendoci un risarcimento mai arrivato. Storicamente questa era una delle località turistiche più ambite della riviera ligure (la Nervi o la Camogli di Ponente come ricorda una vecchia canzone popolare “Sabbo a Camoggi e dumenega a Prà”, n.d.r.). Poi, la frattura: dagli anni ’70-’80, le spiagge – prima fonte di occupazione, di reddito e parte dell’identità locale – sono state smantellate per far posto all’insediamento del porto merci con la prospettiva di 5 mila posti di lavoro per i cittadini di Prà (i posti sono stati poi mille, di cui solo 26 sono praini). Per “risarcire” gli abitanti della perdita, prima è arrivata la Fascia di Rispetto e poi il progetto di creazione di una “grande Prà”, invece siamo nel degrado assoluto. Proviamo a interagire da tempo con un Municipio inesistente e un Comune che pensa di poter nascondere qui tutto il “marcio”. Abbiamo creato un Comitato senza bandiere politiche per rivendicare quel che ci spetta e dare voce a quelle persone che hanno così paura di vivere nel loro quartiere, che non denunciano nemmeno più i crimini: dopo l’arrivo delle baraccopoli, i furti risultavano diminuiti».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Ponte Carrega, demolizione o riqualificazione? Futuro ancora incerto

    Ponte Carrega, demolizione o riqualificazione? Futuro ancora incerto

    Ponte CarregaDemoliamo Ponte Carrega. Anzi no, riqualifichiamolo. Il futuro del viadotto costruito nel 1788 è approdato ieri in Consiglio comunale, attraverso un articolo 54 promosso dai consiglieri di opposizione Grillo (Pdl) e Rixi (Lega). Da un lato, la volontà dei cittadini di tenere in vita un pezzo di storia della nostra città, dall’altro la necessità dell’amministrazione di mettere in sicurezza il bacino del Bisagno e riqualificare l’intera valle.

    «L’associazione Amici di Ponte Carrega – ha ricordato il decano del Consiglio comunale, Guido Grillo – ha partecipato al concorso indetto dal Fai per il finanziamento a fondo perduto dei lavori di riqualificazione dei cosiddetti “luoghi del cuore”. Per partecipare al bando era necessario acquisire il nulla osta dell’amministrazione comunale, che è arrivato ma con una puntualizzazione che dà luogo a incertezze. Viene, infatti, specificato che il Comune non si assume nessun impegno in ordine al mantenimento del ponte, in quanto il piano di bacino per la messa in sicurezza del Bisagno ne imporrebbe l’abbattimento. Tuttavia – conclude Grillo – il valore storico del ponte è stato riconosciuto anche dalla Soprintendenza e una legge del 2004 impedisce la demolizione di questi beni e impone l’obbligo di garantirne la sicurezza e la conservazione». Come si risolve questa dicotomia legislativa?

    Questione delicata, tanto che la risposta arriva direttamente dal sindaco che non ha sgomberato definitivamente il campo dai tanti dubbi. «Nel nulla osta che ci è stato richiesto e abbiamo concesso in tempi rapidissimi – spiega Marco Doria – non potevamo non far presenti alcuni dati di fatto derivanti da atti amministrativi che in qualche modo riguardano il bene». Il sindaco ha, poi, ripercorso le tappe che hanno portato alla realizzazione del piano di bacino che si occupa della sicurezza complessiva del Bisagno per evitare il rischio esondazione e alla redazione del progetto preliminare per la realizzazione del nuovo asse infrastrutturale per il trasporto pubblico nella valle. «La demolizione dei ponti Feritore, Guglielmetti, Carrega, Veronelli e Bezzecca e la loro sostituzione con due nuovi viadotti – ha sottolineato il primo cittadino – è indispensabile per la messa in sicurezza idraulica del torrente. In particolare, Ponte Carrega rappresenta il maggior rigurgito di acqua e conseguentemente è causa del maggior flusso potenziale di esondazione del Bisagno».

    Certo, l’opera di messa in sicurezza del torrente è iniziata con i lavori sullo “scolmatorino” del Fereggiano, in cui sono stati assorbiti i 25 milioni di finanziamento statale, pari a un decimo di quanto sarebbe necessario per la sistemazione idrogeologica dell’intero bacino. «Il problema della messa in sicurezza di tutto il Bisagno resta vivo – riconosce il primo cittadino – e nella zona più a monte rispetto agli interventi programmati, cioè quella in cui insiste ponte Carrega, dobbiamo fare riferimento alle indicazioni provenienti dagli studi effettuati nel 2010 e 2011 che vanno in direzione di una demolizione del ponte. Naturalmente, se nel futuro emergessero valutazioni tecniche di diverso avviso ne terremo conto».

    In sintesi: non ci sono i soldi per discutere di tutto il Bisagno, ma qualora dovessero essere stanziate le opportune risorse dal governo dovremo sottostare agli studi tecnici effettuati fino al momento che prevedono l’abbattimento di Ponte Carrega.

    ponte-carrega-valbisagno-lavori-volontariE la tutela del bene imposta dalla Soprintendenza? Ancora Doria: «Siamo in presenza di processi che riguardano la messa in sicurezza idraulica, da un lato, e la tutela dei beni culturali, dall’altro. Questi ultimi potrebbero entrare in conflitto con le prime. In tal caso l’amministrazione rispetterà le valutazioni fatte dagli organi dello Stato superiori in ordine all’interesse generale». Decide lo Stato, dunque, che a rigor di logica dovrebbe far prevalere le norme sulla sicurezza idrogeologica con il definitivo addio al viadotto.

    Ma secondo l’Associazione Amici di Ponte Carrega le cose non stanno proprio così, come ci spiega Fabrizio Spiniello: «La messa in sicurezza del Bisagno non comporta necessariamente l’abbattimento dei cinque ponti e, in particolare, di Ponte Carrega. Certo, bisognerà mettere in sicurezza l’area e intervenire con alcune migliorie comunque non strutturali sul ponte. Ma se davvero si vuole fare lo scolmatore sul Bisagno, Ponte Carrega potrà continuare ad esistere. A meno che non vi siano altre logiche speculative dietro». A dirlo non sono solo i cittadini che hanno preso a cuore il futuro di un pezzo di storia di Genova, ma soprattutto alcuni esperti del Politecnico di Milano chiamati in causa dalla stessa associazione. «Sappiamo che ci sono molte possibilità di sopravvivenza di Ponte Carrega e riteniamo che sia grave che l’amministrazione comunale si sia barricata su questa sua convinzione. Tra l’altro, l’abbattimento del ponte di per sé non risolverebbe la situazione perché il restringimento del Bisagno in questo punto, a cui si andrebbe in contro con la realizzazione della nuova viabilità nella valle, sposterebbe semplicemente i problemi di esondabilità più a valle».

    Per discutere di queste problematiche e, più in generale, dell’assetto idrogeologico e del futuro della Valbisagno, gli Amici di Ponte Carrega organizzeranno due giorni di workshop venerdì 8 e sabato 9 novembre, culminanti nella seconda giornata con un seminario a Palazzo Ducale.

    Intanto, il progetto di conservazione e riqualificazione di Ponte Carrega è stato accolto dal Fai, che ora valuterà la copertura economica richiesta (circa 10mila euro) a fronte di tutte le altre proposte giunte dal territorio nazionale. Già a luglio, i cittadini della zona erano intervenuti con alcune operazioni di manutenzione come la riverniciatura della storica ringhiera in ferro battuto e la pulizia della struttura dalle piante infestanti, grazie all’intervento di sponsor privati. Ora, il progetto prevedrebbe una risistemazione dell’illuminazione, la ricollocazione dell’edicola votiva della Madonnina del ponte nella sua posizioni originaria e la realizzazione di spazi verdi per dar vita a nuovi centri di aggregazione e orti urbani. L’obiettivo è quello di evitare che il quartiere assuma un aspetto «eccessivamente commerciale o industriale» in seguito agli ultimi interventi edilizi approvati.

    «Naturalmente – chiosa Spiniello – non sarà semplice ottenere i finanziamenti, anche perché oltre al nulla osta del Comune sarebbe stata opportuna una manifestazione di interesse da parte dall’amministrazione. Invece, le specificazioni del sindaco rischiano di metterci i bastoni tra le ruote. Ma, in ogni caso, non ci fermeremo qui. Abbiamo raccontato la nostra storia a Marco Paolini la settimana scorsa e lo faremo ad Ascanio Celestini quando anche lui sarà allo Stabile. E poi abbiamo già 11 realtà associative disposte a darci una mano e una serie di ditte private che potrebbero procedere alle opere di riqualificazione».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Ghettup Tv, futuro incerto per la casa di quartiere del centro storico

    Ghettup Tv, futuro incerto per la casa di quartiere del centro storico

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    Inaugurata ufficialmente il 24 febbraio 2011 e già attiva dal 2010, la casa di quartiere GhettUp di Vico Croce Bianca 7-11r, è ormai vicina al quarto compleanno. Nata come progetto sociale in aiuto degli immigrati e dei soggetti che vivono disagi, la casa di quartiere è stata fondata grazie alla sinergia di vari soggetti, capofila la Comunità di San Benedetto al Porto: non a caso, la casa di quartiere era stata inaugurata e fortemente voluta dallo stesso Don Gallo. Insediatasi nel cuore del ghetto, tra Vico della Croce Bianca e ghettup2Via del Campo, la casa era una delle cinque azioni previste da un “contratto di quartiere” messo a punto dalla Civica Amministrazione e poi affidata a seguito di promulgazione di bando pubblico, a una rete di associazioni virtuose e attive sul territorio. Il tutto, con la durata prevista di 4 anni. L’idea di inserire la casa nella zona del ghetto non era affatto casuale: A.R.R.E.D. Spa (agenzia per il recupero edilizio a partecipazione comunale e dell’immobialiare Ri.GeNova per il supporto a interventi nel settore del recupero edilizio) aveva individuato l’area urbana densa di problematiche e l’aveva proposta per il recupero mediante realizzazione di interventi urbanistici e architettonici.

    Per l’avvio del progetto, all’epoca vari soggetti si erano attivati per elargire sovvenzioni: nel 2010 erano stati stanziati 7 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture, mentre i locali di Vico della Croce Bianca erano stati concessi in locazione dall’immobiliare pubblica Ri.GeNova srl con servizi, sviluppati soprattutto a favore degli immigrati. Non erano mancati anche aiuti dall’Amministrazione, che sin dal primo momento ha creduto molto nel progetto: come da accordi, sono arrivati finanziamenti per i primi due anni, mentre gli altri due sarebbero dovuti essere a carico delle associazioni e di altri eventuali finanziatori privati. Restava valido lo sgravio del canone di locazione.

    Trattandosi di un bando a scadenza quadriennale, il progetto GhettUp sta per volgere al termine. Nella primavera 2014 scadrà il mandato delle associazioni che oggi hanno in gestione la casa di quartiere e, nonostante le sollecitazioni, non si sa ancora quale sia la volontà dell’Amministrazione: rifinanziare il progetto, emettere un nuovo bando, ripensare in qualche modo il futuro di GhettUp, o lasciare cadere tutto nel nulla. Da parte delle associazioni, la speranza è quella di poter proseguire con un progetto che è costato impegno e fatica e che ha visto i volontari investire anima e corpo. Siamo andati nel ghetto e abbiamo intervistato Gianfranco Pangrazio dell’Associazione Leonardi V-Idea e coordinatore del comitato di redazione di GhettUp Tv.

    Che cos’è GhettUp e cosa ha fatto in questi anni per il ghetto?

    «È una casa di quartiere, un luogo aperto a chiunque: migranti, profughi, persone di ogni età che vivono disagi legati all’emigrazione o all’emarginazione di ogni tipo si rivolgono a noi per risolvere problemi burocratici e legali, o anche solo per una chiacchierata, per momenti di gioco e doposcuola. È come un contenitore con dentro varie cose: sono cinque i progetti totali cui abbiamo dato vita in questi anni e di cui possono fruire non solo gli abitanti del ghetto ma tutta la città, anche allo scopo di aprire il quartiere verso l’esterno e farlo conoscere alla gente. In primis, abbiamo creato GhettUp Tv, esperienza autogestita che parte dal basso che per ora trasmette via web: un modo per mettere il mezzo a disposizione delle persone, insegnando i linguaggi e le tecniche di utilizzo degli strumenti di ripresa e organizzando vari laboratori per la documentazione. In questo modo, vogliamo che la città (di tutti) si racconti in tutte le sue forme.

    Inoltre, è attivo anche un corso di alfabetizzazione per immigrati, organizzato dall’Associazione Il Ce.Sto; un punto per la consulenza legale attivato dalla Comunità di San Benedetto; corsi di pittura dell’Ass. San Marcellino. Inoltre, in questi locali si riuniscono anche un comitato di quartiere e un centro ecologico per la messa a punto degli interventi da attuare nella zona, come lavori di pulizia e misure igieniche contro la proliferazione di topi e piccioni: si potrebbe pensare che si tratta di un problema comune a molte aree del centro storico, ma qui la situazione è aggravata dal fatto che anni fa erano stati condotti dall’Amministrazione dei lavori di scavo e ristrutturazione del manto stradale, che hanno portato in luce tane di topi. Non da ultimo, GhettUp ospita anche l’Associazione Princesa per i diritti dei transgender e contro l’omofobia, fondata nel 2009 da Don Gallo e dalla Comunità di San Benedetto: il tutto, per favorire la sensibilità sotto il profilo socio-politico, oltre che umano, e per creare momenti di incontro, conviviali e di confronto, nel quartiere. Le trans che lavorano qui sono solite riunirsi nella piazza senza nome del quartiere e che è conosciuta da tutti come Piazza Princesa, ma che presto verrà intitolata a Don Andrea Gallo».

    Piazza Don Andrea Gallo, Genova Piazza Don Gallo, Ghetto

     

     

     

     

     

    Il ghetto: che quartiere era e come è cambiato con l’arrivo di GhettUp?

    «Il ghetto è una zona particolare, come un’”enclave” esclusa dai normali transiti del centro. È una casa a cielo aperto, in cui tutti si conoscono: non immune da problematiche e conflitti, è anche un luogo di scambio di idee e di confronto. Non a caso, proprio nel 1600 l’antico ghetto ebraico è venuto a costituirsi qui e non a caso qui da decenni lavorano le trans (di cui solo una, Ulla, abita nel ghetto, mentre le altre non vogliono vivere qui). Esemplare, a tale proposito, il caso di Princesa: da quando siamo qui nel ghetto, le stesse trans collaborano con GhettUp, dando una mano agli immigrati, creando contatti, portando da noi persone in difficoltà (da ultimo un 15enne senegalese scappato da Bergamo): da parte loro non si tratta di “tolleranza” o  filantropia imposte, ma di un esempio di solidarietà vera e pregnante, che deriva da una condizione di vita vissuta. Prima quartiere tristemente famoso per il degrado, la delinquenza e l’attività di spaccio di droga, oggi le condizioni di salute del ghetto sembrano notevolmente migliorate: grazie a GhettUp, che con le sue attività ha creato aggregazione e occupazione per le persone con varie problematiche, e ha svolto attività di presidio sul territorio contro la delinquenza, troppo lontana dagli occhi dell’Amministrazione, spesso non curante. Il tutto è stato possibile anche grazie alla sinergia con altri soggetti del quartiere, come la moschea Khald Ibn Alwalid, sensibile e operativa, e con l’introduzione di negozi vari, come il centro stampa di “Piazza Princesa”».

    Quali sono le previsioni per il futuro di GhettUp e nello specifico di GhettUp Tv?

    vico croce bianca

    «Nel 2014 scadrà il mandato della rete di associazioni, così come previsto dal bando promulgato dal Comune di Genova. GhettUp è nata nell’ambito del “contratto di quartiere”, che ora non esiste più, allo scopo di mettere a punto 5 progetti di recupero della zona. All’inizio, erano state avviate più iniziative rispetto a quelle che ci sono ora: anche uno sportello del cittadino (oggi solo a livello informale e di accoglienza), corsi per minori, ecc. Il progetto ha generato grandi entusiasmi, tanto che altre associazioni, oltre a quelle della rete originaria, si sono accodate e sono diventate partner. Oggi è venuto a crearsi un circolo virtuoso tra singole persone, con contributi significativi per la rinascita del ghetto: vogliamo che il quartiere torni ad alzare la testa. Tuttavia, adesso sembra si sia giunti a uno stop inderogabile: abbiamo provato a contattare l’Amministrazione per sapere se il nostro mandato verrà prolungato o se ci sono proposte per il ripensamento di GhettUp in altre forme, in modo da farlo proseguire, ma non abbiamo risposte. Noi di GhettUp Tv ci siamo confrontati con una giunta “autistica”, incapace di comunicare, evasiva e non in grado di ripensare le cose. Per quanto riguarda la nostra tv, in particolare, il Comune ha messo a disposizione i primi due anni 12mila euro totali  per l’acquisto di attrezzature varie, mentre non siamo stati sovvenzionati in seguito, come da accordi. Tuttavia, siamo riusciti ad andare avanti, e bene: testimonianza del fatto che per sopravvivere non abbiamo bisogno di molto. Come tv, siamo molto radicati: siamo in circa 6/7 persone e nessuno di noi riesce a portare a casa uno stipendio a fine mese, ma abbiamo messo il cuore in questo progetto e non intendiamo abbandonarlo, tanto che prima di arrenderci all’inevitabile siamo disposti a mettere in atto una “occupazione pacifica”. Lavoriamo sotto le soglie del volontariato, speriamo che la scadenza del mandato sarà l’occasione per l’afflusso di finanziamenti privati che ci permettano di proseguire in questo lavoro, che per noi è soprattutto un “impegno morale”».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

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    Il giorno 21/10 sono state revisionate dalla redazione alcune parti del testo. Per qualunque chiarimento in merito: redazione@erasuperba.it

  • Cornigliano, ex mercato comunale: un nuovo spazio per il quartiere

    Cornigliano, ex mercato comunale: un nuovo spazio per il quartiere

    Mercato Comunale CorniglianoL’ex mercato al coperto di Cornigliano è uno dei tanti luoghi “dimenticati” nel tessuto urbano della nostra città. Chiuso nel 2011 a causa della crisi, che aveva portato alla sopravvivenza di sole tre attività mercatali, l’edificio giace semi-abbandonato in piazza Monteverdi. Il progetto di riqualificazione dello stabile, di cui si parla già da due anni, è entrato ieri in Consiglio comunale attraverso un articolo 54 del consigliere Matteo Campora, che ha interrogato l’assessore Francesco Miceli, con delega al patrimonio, circa il futuro della struttura.

    Secondo Campora, infatti, esiste una rete di associazioni cittadine che si starebbe da tempo muovendo per rilevare l’area, cambiandone la destinazione e rendendola un nuovo punto di ritrovo per il quartiere, non proprio ricco di servizi in questo senso. Non più esercizi commerciali, ma un nuovo luogo di aggregazione, con tanto di bar e ludoteca, grazie all’azione, tra gli altri, del comitato residenti, del Circolo Lucani e del neonato civ.

    L’amministrazione, dal canto suo, sembra vedere di buon occhio il progetto. «Gli uffici – spiega l’assessore Miceli – hanno già verificato la fattibilità economica dell’operazione. I canoni pagati dai soggetti interessati, infatti, sarebbero sufficienti a coprire le spese di manutenzione straordinaria (principalmente svuotamento degli interni e derattizzazione) e ordinaria (canone di concessione e pagamento delle utenze) della struttura, che si estende per 750 mq. Inoltre, le richieste giunte in questo senso dal Municipio, riguardano un progetto organico di riqualificazione che ben si sposa con le intenzioni politiche di questa amministrazione». A questo punto, si tratta di capire quale sia l’iter migliore per l’assegnazione degli spazi. Da un lato il percorso tradizionale, ma più lungo, di una riprogettazione della destinazione d’uso dell’immobile da parte del Comune che poi passerebbe alla concessione tramite bando ad evidenza pubblica; dall’altro, l’affidamento diretto alle associazioni interessate, secondo le modalità di utilizzo e gestione concordate.

    «La seconda strada sarebbe sicuramente la migliore – commenta Campora – perché garantirebbe la gestione dell’area da parte di soggetti radicati nel territorio già da anni».

    Mercato Comunale Cornigliano

    Mercato Comunale Cornigliano

     

     

     

     

     

     

     

     

    Di diverso avviso il presidente del Municipio VI Medio Ponente, Giuseppe Spatola, che punta forte sulla trasparenza degli atti pubblici: «Se il Comune dovesse decidere la nuova destinazione d’uso associativa dell’area e spettasse al Municipio scegliere gli affidatari, allora noi ci affideremmo a un bando con evidenza pubblica. La manifestazione spontanea di interesse da parte di alcune associazioni, infatti, ci ha confermato la nostra convinzione sul futuro dell’ex mercato. Ma la scelta su chi gestirà gli spazi non deve essere condizionata da chi ha suscitato la proposta: ogni soggetto interessato deve avere le stesse possibilità di partecipazione. Naturalmente, altre strade potrebbero aprirsi qualora il Comune deceidesse di agire in autonomia».

    Mercato Comunale CorniglianoÈ lo stesso Spatola a ricostruire in maniera più puntuale il percorso che potrebbe condurre alla riqualificazione dell’ex mercato. «Fin dal nostro insediamento ci è stato chiesto, da Comune e Società per Cornigliano, un parere sulla destinazione d’uso dell’area. Dopo aver vagliato una pluralità di ipotesi, compresa quella di un mercato di dimensioni più ridotte con prodotti a chilometro zero – sullo stile, ad esempio, di quanto accaduto al Carmine, ndr – scartate per diverse difficoltà di realizzazione, ci siamo convinti che l’ideale sarebbe destinare la struttura a uso sociale, anche per rispondere a una forte richiesta della cittadinanza in questa direzione. Sarebbe, dunque, necessario che l’ex mercato diventasse formalmente una sede associativa, per garantire ad esempio la copertura della manutenzione ordinaria, ma che mettesse anche disposizione di tutti una serie di spazi da destinare a diversi eventi».

    A questo punto interviene la questione economica, come già anticipato dall’assessore Miceli. «I costi più difficili da sostenere – spiega Spatola – non sono tanto quelli riferiti ai canoni comunali, calmierati e non del tutto rispondenti a logiche di mercato, quanto quelli delle utenze e, soprattutto, del riscaldamento. Ma gli studi di fattibilità che abbiamo eseguito finora ci hanno confermato la sostenibilità economica del cambiamento di destinazione d’uso. Se poi la Soprintendenza, al cui benestare sono vincolati alcuni interventi sulla struttura, consentisse una ristrutturazione anche in ottica di risparmio energetico, a lungo termine gli esborsi per i concessionari sarebbero ancora più contenuti».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Teatro Altrove, si parte il 14 novembre: una piazza aperta per il quartiere

    Teatro Altrove, si parte il 14 novembre: una piazza aperta per il quartiere

    teatro-hops-altrove-d6Il 14 novembre (ri)aprirà ufficialmente i battenti il Teatro Altrove, rinnovato e con un nuovo programma. Dopo le alterne vicende di questi ultimi anni, tra chiusure repentine, cambi al vertice, periodi di inattività coatta sembra che per l’ex Hop Altrove (che ora si chiamerà solo “Altrove”) il 2013 sarà l’anno di svolta. Tra un mese esatto, infatti, tornerà ad essere operativo, “salvato” da un consorzio di 7 associazioni genovesi attive sul territorio che si sono aggiudicate il bando del Comune: si teatro-hops-altrove-d7tratta di Arci, Comunità di San Benedetto, Circolo culturale Punto G (formato da Disorder Drama, Narramondo, Laboratorio Probabile, circolo Arci Belleville, prima in Via Calvi 4).

    L’inaugurazione si terrà nei giorni tra 14 e 17 novembre, con una festa “pirotecnica”, con spettacoli, danze, musica, teatro, cinema, cibo, convegni. Ogni associazione si presenterà con quelle che sono le proprie “specialità”. Per il programma ufficiale degli eventi c’è da aspettare ancora qualche giorno, ma ieri sera in Piazzetta Cambiaso soci e organizzatori del Belleville si sono riuniti in assemblea per mettere a punto le ultime decisioni, delineare le linee guida del progetto, provare a condividerle con i partecipanti, diretti interessati, e ascoltare le loro proposte, richieste, obiezioni.

    Così Stefano Kovac, coordinatore Arci Genova e tra i promotori del Belleville: «L’assegnazione vera e propria della struttura alla nostra nuova rete risale al giugno 2013. Il 10 luglio siamo entrati nei locali dell’Altrove e abbiamo iniziato a lavorare per rimettere in sesto questo bello spazio, vuoto da un anno e mezzo. Abbiamo trovato tanta sporcizia, abbandono e degrado: un peccato per un posto del genere, dall’alto valore artistico e architettonico. Ora i lavori grossi sono tutti ultimati, le sale sono quasi tutte operative e restano solo piccoli interventi di pulizia che, con l’aiuto di tutti i volontari, contiamo di ultimare nel giro di questa settimana. Poi si entra nel vivo del progetto: molti qui già si stanno attivando per fare qualcosa. Ad esempio, dal 25 ottobre al 3 novembre ospiteremo eventi del Festival della Scienza. Infine, tra le novità, c’è il fatto che useremo tutte le sale per spettacoli ed eventi, non solo quella del teatro al piano inferiore».

    Nel complesso, l’idea è quella di creare una “piazza aperta per il quartiere”. «Essere alla Maddalena -continuano Kovac e gli altri soci- è significativo: un posto “difficile”, in cui già l’anno scorso abbiamo agito in collaborazione con Libera per sconfiggere la piaga degli usurai e oggi siamo aperti a tante altre iniziative con le associazioni del quartiere che si battono per la legalità. Inizialmente gli abitanti volevano gestire lo spazio per conto loro e ora dovremmo forse scontrarci con qualche resistenza, ma ci auguriamo ovviamente che vada tutto per il meglio».

     

    Elettra Antognetti 

    [foto di Daniele Orlandi]

  • CreamCafé, nuovo spazio a Palazzo Ducale dedicato al disagio mentale

    CreamCafé, nuovo spazio a Palazzo Ducale dedicato al disagio mentale

    Palazzo Ducale entrataInizia oggi la sua attività un nuovo spazio a Palazzo Ducale. Si chiama CreamCafé – Creative Mind Café, uno spazio “aperto” che avrà lo scopo di togliere il velo alle malattie che generano i sintomi della demenza, come l’Alzheimer, rendendole oggetto di discussione ed approfondimento culturale e permettendo a tutti di parlarne liberamente senza la vergogna e il terrore che ancora la fanno da padrone nella nostra società.

    Al CreamCafé persone sane e persone ammalate (non gravi) si confronteranno riflettendo sulle patologie, sui loro sintomi e sulle diverse facoltà cognitive coinvolte. Si trova al 72 rosso di piazza Matteotti, a pochi passi da Sala Dogana e sarà sede di laboratori che affronteranno in modo più o meno diretto i temi connessi con il disagio mentale. Tante le attività in calendario, curate da una rete di volontari, persone qualificate che da anni operano nel settore: dalla conversazione informale agli incontri più strutturati e specifici, verranno praticati giochi e riflessioni sulle loro regole, procedure e strategie. Ma anche laboratori di musica e canto, creazione di storie e racconti partendo da parole e immagini. Il tutto mirando a creare un ambiente adeguato al tentativo di proteggere le facoltà cognitive dei partecipanti. La durata prevista per i laboratori è di un’ora.

    «Dopo tanti anni di lavoro nel campo e un’esperienza quindicennale di volontariato – racconta il dottor Guido Rodriguez presidente dell’associazione CreamCafé e direttore dell’AFMA (Associazione Famiglie malati Alzheimer) – è arrivata la proposta di Luca Borzani di utilizzare uno spazio del Palazzo Ducale per un’attività culturale sul tema della demenza. Noi vogliamo diventare per la nostra città veri e propri distributori di cultura e informazione, stiamo lavorando per creare una rete forte con tutte le associazioni genovesi, ci piacerebbe diventare il nodo di questa rete. Ad oggi abbiamo esposto il calendario dei laboratori, ma siamo solo all’inizio. Altri laboratori si potranno aggiungere per rendere sempre più articolata l’offerta, ma preferiamo per ora non mettere troppa carne al fuoco… Sarà importante anche capire la risposta della città alla nostra iniziativa».

    Chiunque volesse collaborare potrà iscriversi all’associazione CreamCafé a partire da oggi (lunedì 14 ottobre). Per partecipare ai laboratori sarà necessaria l’iscrizione all’associazione versando 1 euro per la tessera. CreamCafé sarà aperto da lunedì a venerdì dalle ore 15.00 alle ore 18.30. Per informazioni http://www.creamcafe.altervista.org

  • Sestiere di Pré: il punto di vista dell’Osservatorio Pré-Gramsci

    Sestiere di Pré: il punto di vista dell’Osservatorio Pré-Gramsci

    centro-est-preDa ormai tre anni attivo nel quartiere, l’Osservatorio Pré-Gramsci è un’associazione composta da cittadini residenti nel sestiere di Pré, animati dalla buona volontà e dal desiderio di migliorare la vivibilità del proprio “rione”.
    Un luogo speciale. Speciale per lo spazio che occupa nelle cronache dei giornali, ma speciale anche per il grande fascino che custodisce, noto ben oltre i confini cittadini.  Da una lato la criminalità, con la recente scoperta di un laboratorio di false griffes e la chiusura temporanea di 3 esercizi (tra cui il famoso “La Bodeguita”, un esercizio cinese e una latteria in Salita San Giovanni) per spaccio; dall’altro, l’attrattiva, l’iniziativa di ripristino dell’arredo urbano e l’apertura degli Sportelli Sociali. Ma se i media parlano spesso di Pré come “far west”, il direttore dell’Osservatorio, Giuseppe Fanfani, non è certo più morbido. Parla di “galera a cielo aperto”, pur non mancando di sottolineare tutte le buone iniziative che ogni giorno animano il quartiere.  Lo abbiamo incontrato durante la tappa di #EraOnTheRoad nel sestiere di Pré,  per conoscere il suo punto di vista, una panoramica delle problematiche e delle eccellenze che caratterizzano questa ampia porzione di centro storico.

    «L’esperienza ha avuto inizio nell’ottobre 2010. All’epoca, abbiamo organizzato i primi incontri, ma non eravamo ancora un comitato vero e proprio. Tutto è partito nel corso di un evento alla Commenda di Prè, in cui si erano riuniti tutti i comitati della zona: lì, abbiamo notato che le associazioni erano tante, ma tutte formate da 1-2 persone, ed era troppo dispersivo e poco efficace. Così abbiamo pensato di unire le forze e metterci insieme nell’Osservatorio, in modo spontaneo. Dopo però, anche questa soluzione è diventata insufficiente e ci siamo allargati anche sul web (sito internet, mail, newsletter, ecc., che io stesso curo) per coinvolgere altre persone. Questo ci ha permesso di comunicare con le Autorità, le forze dell’ordine e i cittadini interessati. Attualmente, siamo una decina di persone, tra cui Marco Ravera, portavoce dell’associazione. Il nostro scopo è quello di agire nell’area compresa tra Via Prè, Piazza della Commenda, Via Gramsci e vicoli di collegamento, arginando il degrado urbano, la criminalità, l’abusivismo e rendendo il quartiere più vivibile».

    Il campanile della Chiesa di San Giovanni di PréPiù vivibile, appunto. Questo il primo pensiero che viene in mente a molti genovesi quando si fa riferimento a via Pré e dintorni. Le pagine di cronaca dei quotidiani locali ci consegnano il lato sicuramente più brutto del quartiere, ma anche il direttore dell’Osservatorio ci tiene  a sottolineare quanto le problematiche siano concrete e all’ordine del giorno. Tanto da spingere i volontari dell’associazione ad organizzare vere e proprie “ronde” utilizzando Whatsapp per comunicare da una postazione all’altra: «È una “galera a cielo aperto”: per questo abbiamo mobilitato le forze dell’ordine e abbiamo chiesto loro di presidiare la zona. Oggi c’è una stretta collaborazione tra noi e le forze militari, che pattugliano sempre lungo Via Pré e limitrofe anche la sera, contribuendo alla percezione del sestiere come luogo sicuro. Abbiamo limitato le aggregazioni nella problematica Piazza della Commenda, spesso scenario di risse tra “bande”, e nei locali che vi si affacciano. Anche gli arredi urbani sono un problema: palazzi fatiscenti, facciate da rifare, cornicioni che cadono a pezzi, negozi scarsamente attrattivi. Ci sono i presupposti, ma è lasciato tutto alla malora e Prè finisce per esercitare poca attrattiva su eventuali visitatori rispetto alle potenzialità che ha».

    Fanfani punta il dito anche contro la sporcizia. Da Albaro, dove abitava, a Pré il passaggio è stato sicuramente brusco: «Il problema spesso è l’inciviltà. La nostra associazione si batte anche contro questa trascuratezza. Nonostante i condomini siano spesso dotati di cassonetti privati all’interno del loro cortile, in molti scambiano i vicoli (Vico del Gallo, uno su tutti) per discariche a cielo aperto. Collaboriamo molto volentieri anche con Amiu, di cui apprezziamo il lavoro: mattina, pomeriggio e sera puliscono le strade rendendole “scintillanti” e aiutando a mantenere il decoro urbano».

    mercato-comunale-gramsci-preE l’altro lato della medaglia? «Non siamo solo negativi, qui ci sono anche cose che funzionano bene. Tanto per cominciare – precisa Fanfani – l’iniziativa di insediare a Prè gli Sportelli Sociali, inaugurati pochi giorni fa e insediati nei locali un tempo occupati dall’ex Incubatore di Imprese: dopo il suo fallimento, piuttosto che vedere altre serrande abbassate, si è optato per questa soluzione. Sembra concreta, inoltre, l’ipotesi di apertura di un ambulatorio e di uno studio dentistico al 151 r di Via Prè, dopo l’apertura, tre mesi fa, di un’agenzia di viaggi che ha finora ottimi riscontri: tutte nuove iniziative che si affiancano agli storici esercizi di Prè. Anche Piazza Sant’Elena sarà a breve soggetta a restyling: grazie alla lungimiranza di un imprenditore privato, verranno aperti una gelateria e una trattoria. Le saracinesche si alzeranno anche nei locali davanti al mercato comunale: mentre quest’ultimo è semi-deserto, con 4-5 banchi attivi, lì davanti si parla di insediare nuove botteghe artigiane e ci sono trattative con Soprintendenza e Comune (quest’ultimo si sta occupando anche degli arredi urbani e si è in attesa di un’ordinanza). E poi ancora, non va dimenticato il Punto Emergenza Prè, vera eccellenza, una casa di preghiera musulmana, il centro “Veri Amici” per il recupero di ragazzi sudamericani».

    Quindi piano piano la piaga dei locali sfitti e delle serrande abbassate potrebbe rimarginarsi? «Quello dei locali sfitti è un problema atavico – ammette il direttore dell’Osservatorio –  già l’Incubatore a suo tempo aveva provato a sconfiggere il problema, fallendo. La libreria “Books in the Casbah” e il ristorante messicano “Mamacita”, nati grazie ai fondi del progetto, sono stati costretti a chiudere e trasferirsi in zone più centrali. Così hanno chiuso molti altri esercizi, e oggi vedere la serie di fondi chiusi sulla strada non è un buon biglietto da visita.

    L’Osservatorio Pré-Gramsci, tuttavia, non molla la presa e anzi rilancia. Lo fa con una proposta al Comune per quanto riguarda l’offerta turistica. L’associazione si offre per la gestione di un punto d’informazione turistica alla Commenda: «Vorremmo attivarci per rendere Prè meta turistica. È la porta d’ingresso in città per i turisti che arrivano in crociera, e serve decoro per far sì che non si devii più su Via Gramsci. Vorremmo aprire in Piazza della Commenda un chiosco informativo, gestito da noi, installare un point all’interno della Commenda stessa per la vendita di merchandising (maglie, cartoline, ecc.), e organizzare tour lungo Via Prè, creando così un percorso “naturale” dalla piazza alla via. Ci stiamo lavorando e speriamo che le risposte degli interlocutori siano positive».

     

    Elettra Antognetti

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  • Operapolis: orchestra, compagnia lirica e formazione musicale gratuita

    Operapolis: orchestra, compagnia lirica e formazione musicale gratuita

    operapolisLa musica classica “roba vecchia”? Sicuramente non la pensa così Lorenzo Tazzieri, presidente del Movimento Allegro Con Fuoco (in gergo, un modo di suonare particolarmente passionale): per lui è giovane, attiva, corale e itinerante. La sua associazione, operante sul territorio ligure e genovese da oltre dieci anni, vuole promuovere la musica d’assieme e la lirica e quest’anno presenta un progetto sicuramente interessante. Si chiama “Operàpolis” una commistione di formazione musicale gratuita e di attività concertistica itinerante: «un programma pluriennale grazie al quale Genova potrà finalmente avere un’ Orchestra, un Coro ed una Compagnia Lirica giovanili. I tre complessi sono denominati Simon Boccanegra». Fra le sedi interessate dagli eventi di questa stagione troviamo Palazzo Ducale, Palazzo San Giorgio, Teatro Modena, Teatro della Tosse e Piazza De Ferrari, oltre a tournée in Italia (Piemonte, Lombardia, Calabria e Sicilia) e appuntamenti in Inghilterra e Romania.
    Abbiamo incontrato il presidente Lorenzo Tazzieri e ci siamo fatti spiegare meglio il progetto.

    Quale meccanismo virtuoso rende possibile la messa in pratica di un progetto come Operàpolis?

    «Operàpolis ruota su due cardini: la sostenibilità economica e quella per il futuro. L’obiezione più ricorrente, cioè che “non si mangia con la cultura”, è smentita dall’innovazione fondamentale della proposta, la sua struttura imprenditoriale, per cui tutti i gruppi musicali (orchestra, coro e compagnia lirica) sono società a tutti gli effetti. I finanziamenti delle istituzioni, felici di collaborare anche grazie a intellettuali “illuminati”, ci danno sicuramente un aiuto ma si inseriscono in un progetto che cammina già con le sue gambe, che si autosostenta e si autopromuove attraverso gli spettacoli. Il secondo punto, la sostenibilità per il futuro, prevede una formazione musicale completamente gratuita: negli istituti comprensivi, con percorsi didattici che incentiveranno l’espressione già presente nei bambini attraverso, per esempio, la costruzione dei propri strumenti, e nel polo didattico di Sampierdarena, dove la formazione ciclica permetterà agli allievi di vivere a contatto con l’orchestra e di riempirne i ranghi nel futuro».

    In questo senso, come si pone la vostra offerta didattica al cospetto della formazione accademica?

    «La didattica di Operàpolis non vuole né sminuire né sostituire quella, ad esempio, del Conservatorio Paganini, ma semmai affiancarla e completarla: dopo aver appreso, in modo tradizionale, la tecnica, essere istruiti dai componenti dell’orchestra, assistere alle loro prove e alle esibizioni, rende l’obiettivo finale più tangibile, quindi più desiderabile. Inoltre, la formazione ciclica e la partecipazione dei ragazzi agli spettacoli permettono d’illustrare il lato più magico dell’opera, fatto di ensemble perfettamente sincronizzati, di allestimenti sontuosi, di costumi preziosi, di attori e di cantanti».

    Operàpolis si presenta anche come strumento di rilancio sociale: qualche esempio concreto?

    «La proposta formativa si ispira apertamente alla situazione venezuelana e all’Orchestra Sinfonica Simon Bolivar, che strappa i ragazzi al degrado delle favelas attraverso la musica d’assieme, quella che si suona con gli altri e per gli altri. Inoltre, l’imprenditorialità prevede anche un investimento “territoriale”: la rivalutazione di quei luoghi snobbati dalla musica classica, come vie, piazze di paese, teatri di prosa, magari non formali ma adatti a catturare l’attenzione del pubblico anche per un momento; alcuni spettacoli si terranno, ad esempio, al Teatro Modena, la cui funzione di “teatro lirico” (con buca per l’orchestra) è ormai “dimenticata”».

    Incentrato sulla musica classica e sulla lirica, Operàpolis non rischia di essere considerato un progetto “per pochi eletti”?

    «Il ruolo centrale, in Operàpolis, non è rivestito dai finanziamenti istituzioni ma dal pubblico, che coprirà le spese con l’acquisto del biglietto; attirarlo e ammaliarlo, quindi, diventa essenziale. Bisogna svecchiare un genere che, per un’idea distorta, non viene associato al divertimento ma solo ad applicazione e impegno: vogliamo dare via libera a spettacoli che presentino repertori classici ma anche popolari, che trasmettano passione e che siano fruibili da tutti. L’ispirazione è sempre l’Orchestra Sinfonica Simon Bolivar che, durante il suo concerto alla BBC, ha fatto ballare, con i suoi mambi, anche gli anziani in frac».

    Nonostante lo spauracchio della “crisi”, che divora ormai ogni settore, è davvero possibile vivere di musica?

    «No, se continuiamo a immaginarci la cultura come un buco nero, inquietante e inutile, in cui le risorse si limitano a sparire. La situazione culturale genovese, devastata dai problemi economici e dall’assenza di progettualità, è stata finora solo di “mugugno”: perché non agire per ridare a Genova il suo patrimonio scomparso di orchestre, cori e compagnie liriche? La musica classica, ma soprattutto il melodramma, sono eccellenze italiane, di cui dobbiamo riappropriarci e che dobbiamo rivalutare, non però attraverso l’intervento statale bensì con una mentalità imprenditoriale che, in ogni altro settore, sembrerebbe ovvia e naturale. Un progetto come Operàpolis per essere “concreto” deve rimanere indipendente».

     

    Giulia Fusaro

  • Suq Genova 2014: incontro di presentazione alla Berio

    Suq Genova 2014: incontro di presentazione alla Berio

    Suq Festival a GenovaLunedì 30 settembre ore 17 la Biblioteca Berio di Genova – Sala Chierici ospita come ogni anno un incontro pubblico a cura di Suq Genova, in compagnia di tutti gli artisti e lo staff per illustrare le novità della prossima edizione che si terrà a giugno 2014.

    Le anticipazioni su quanto avverrà tra alcuni mesi si affiancano al ricco programma di iniziative e percorsi formativi che ogni anno l’associazione Chance Eventi, fondata nel 1999 da Carla Peirolero, offre alla nostra città. Non mancherà inoltre un momento per fare il “punto della situazione” sul progetto di ricerca di una sede permanente per il Suq.

    Ingresso libero.

  • Acquasola, l’udienza pubblica in Corte dei Conti e la visita al parco

    Acquasola, l’udienza pubblica in Corte dei Conti e la visita al parco

    Parco dell'AcquasolaQuella del park Acquasola è una vicenda ultra-ventennale che, dagli anni ’90, si protrae fino ad oggi. Tre i soggetti coinvolti: Comune di Genova, Regione Liguria e la ditta privata Sistema Parcheggi Srl, cui all’epoca era stato assegnato l’appalto per la costruzione di una auto-silos nello storico parco di Spianata Acquasola (468 posti auto di cui 147 pertinenziali concessi in diritto di superficie novantennale e 321 a rotazione per 60 anni). Qualche tempo fa, dopo la delibera da parte della ex Giunta comunale per bloccare la costruzione del park e la messa sotto sequestro del cantiere da parte di Tribunale e Cassazione, ne avevamo ricostruito la storia (leggi l’approfondimento). Ieri, infine, un giorno importante per la risoluzione delle vicende: si è svolta, infatti, l’udienza pubblica per l’indagine contabile presso la Corte dei Conti di Genova. In attesa di conoscere quale sarà la sentenza e aspettando l’apertura del procedimento penale da parte della Magistratura del 13 novembre, con #EraOnTheRoad siamo andati sul posto per fare il punto della situazione.

    Un tempo meta di Grand Tour e visitato da tutta Europa, oggi il parco è l’ombra di se stesso: devastato nella parte sotto sequestro a causa degli scempi perpetuati nel corso degli anni (inutilizzato, sono stati già tagliati molti alberi in previsione della costruzione del park interrato); poco attrattivo nella parte “libera”, seppur pulito e decoroso, non riesce ad attrarre visitatori né ad esprimere al meglio le sue potenzialità. Qui, i commercianti della zona lamentano la mala informazione che circola sui media e che finisce per boicottarli: «Dicono che l’Acquasola sia in condizioni degradate, ma basta guardarsi attorno per capire che, ad esclusione della zona sotto sequestro, non è così. Certo, non è molto frequentato, ma così facendo non si contribuisce alla costruzione della buona fama del parco. Per ripartire, abbiamo bisogno di coinvolgere la cittadinanza, altrimenti noi non vendiamo e il parco va in malora», dicono i gestori del chiosco all’interno del parco, che aggiungono: «Si parlava dell’iniziativa di cittadini spontanei per ripulire il parco. In realtà, si trattava di un mendicante che, di sua iniziativa, si era messo a togliere le foglie, chiedendo soldi. Ma non sono certo le foglie in terra il problema».

    L’udienza pubblica

    L’udienza di ieri ha visto protagonisti una decina di persone, tre ex assessori della Giunta Pericu, tre ex soprintendenti e due funzionari della Provincia, un dirigente del Comune di Genova e il legale rappresentante della società concessionaria Sistema Parcheggi Srl. A loro è stato chiesto un risarcimento di oltre 2 milioni (2,418 per la precisione) di euro da parte della Procura, che ha avanzato il procedimento con il sostegno di comitati e associazioni per la salvaguardia del parco come Italia Nostra, Legambiente e Associazione Comitato Acquasola. Questi ultimi hanno depositato un ricorso adesivo dipendente a quello del Procuratore Regionale della Corte dei Conti Ermete Bogetti e hanno chiesto il riconoscimento dell’esistenza di un danno erariale al patrimonio pubblico, causato dalla distruzione di una porzione di parco per costruire l’auto-silos. Il danno è stato arrecato a discapito del parco storico dell’Acquasola, in quanto bene ambientale e paesaggistico tutelato.

    Nell’ambito dell’udienza, sono state ascoltate le parti in causa. Dalla loro, gli avvocati della difesa hanno fatto richiesta in via preliminare di revoca dell’adesione di Italia Nostra e Associazione Comitato Acquasola al procedimento, facendo leva sullo scarso preavviso con cui è giunta la richiesta e sostenendo che le accuse da loro mosse non potessero essere prese in considerazione. Contrarie all’invalidamento, dal canto loro le associazioni si sono opposte, ma a nulla è valso: la Corte riunita ha deliberato che le associazioni non sono titolate per aderire al ricorso ma possono partecipare comunque al processo nelle vesti di uditorio.

    Così commenta l’Ingegner Giuseppe Fornari di Italia Nostra: «Avevamo deciso di aderire al procedimento in atto a supporto del Procuratore, previo consultazione con la nostra sede centrale di Roma, che ci ha accordato il suo benestare: insieme, abbiamo valutato l’opportunità di prendere parte alle vicende perché vi abbiamo intravisto la possibilità di aprire la strada ad altre situazioni analoghe e creare così un precedente in tema di rimborsi erariali per danni ambientali. Dopo le disposizioni della Corte, però, ritireremo la nostra adesione, ma resta il processo penale». Quest’ultimo, previsto per il 13 novembre, è istruito dalla Magistratura che indagherà su 5 soggetti, di cui 3 della Soprintendenza, un architetto del Comune di Genova e il legale rappresentante di Sistema Parcheggi.

    Inoltre, la Procura ha chiamato in causa due nuovi soggetti, oltre a quelli già individuati e ha chiesto di sottoporre a giudizio l’Arch. Pier Paolo Tomiolo, all’epoca direttore dell’Ufficio Urbanistica della Provincia e oggi in Regione, e l’Ingegner Paolo Tizzoni, all’epoca vice-presidente provinciale con delega al Territorio poi direttore generale del Comune con delega all’Urbanistica. Ora, con il ritiro della Corte, si attende di sapere se deciderà di accogliere l’ipotesi della Procura e fare un’altra udienza, oppure respingerla o ancora accettarla e andare a sentenza.

    La strada verso la sentenza potrebbe essere lunga: all’accusa il compito di presentare ulteriore documentazione a sostegno dell’incompatibilità di un parcheggio interrato con un parco storico. Inferociti, cittadini e associazioni, denunciano decenni di cattiva amministrazione: «È la giustizia, bellezza! -esordisce Andrea Agostini di Legambiente, facendo eco ad Humprey Bogart nel film “L’Ultima Minaccia”- In ogni caso, qualsiasi sia la pronuncia della Corte, andremo avanti. Anche se il progetto per il silos è stato fermato, ai genovesi è stata tolta Spianata Acquasola: un danno irreparabile, che la cifra chiesta come risarcimento contribuirà in parte a compensare, mediante il ripristino delle condizioni ottimali e la riapertura del verde».

     

    Elettra Antognetti

     

  • Gruppolimpido: nuova edizione del corso di teatro a Genova

    Gruppolimpido: nuova edizione del corso di teatro a Genova

    tilt-teatroCon una presentazione al pubblico svoltasi ieri sera, mercoledì 25 settembre 2013, il GruppoLimpido ha illustrato il programma del suo nuovo corso di teatro.

    Appuntamento da mercoledì 2 ottobre per la prima lezione (gratuita e senza impegno per chi non è ancora iscritto), gli incontri si terranno fino a giugno, ogni settimana dalle 19.30 alle 22.30 presso la sede di via dei Giustiniani 17/5.

    Cerchiamo di capire qualcosa in più su questa realtà teatrale. Gruppolimpido nasce nel 1996 da un’idea dell’attrice e regista Raffaella Russo con l’intento di creare un laboratorio di ricerca permanente: non tanto una “scuola di teatro”, quanto un luogo aperto a chiunque voglia condividere con chi lo dirige un percorso di ricerca e approfondimento sul “fare teatro”.

    Nel laboratorio si lavora alla costruzione totale dell’atto scenico attraverso un “viaggio” di tre anni atto a scoprire, approfondire, mettere in luce le dinamiche espressive di ciascun partecipante. Dal quarto anno si entra in Officinalimpida, un gruppo che lavora alla realizzazione di spettacoli o semplicemente all’approfondimento di una particolare tematica dell’attore e che periodicamente organizza prove aperte e incontri con il pubblico.

    Nel 2009 nasce all’interno dell’associazione la compagnia teatrale professionale BANDA KURENAI la quale lavora esclusivamente con attori formati all’interno del laboratorio. Nel 2010 nasce l’evento LimpidoFestival, con l’intento di aprire il proprio lavoro alla città e raccogliere fondi per l’attività dell’associazione la quale sopravvive grazie alla costante partecipazione di soci e pubblico.

    Per info e iscrizioni gruppolimpido@libero.it – 349 6184568.

  • Municipio Centro Est: locali sfitti per associazioni, il bando

    Municipio Centro Est: locali sfitti per associazioni, il bando

    castello-centro-storico-vicoli-4Nuovi spazi alle associazioni nel centro storico di Genova: la giunta del Municipio Centro Est ha deliberato cinque bandi per altrettanti locali destinati ad uso associativo.

    I locali si trovano in Via di Mascherona (vedi bando), Vico San Cristoforo (vedi bando), Salita Superiore San Rocchino (vedi bando), Salita del Prione (vedi bando) e Vico Indoratori (vedi bando) e sono rivolti ad associazioni che svolgono attività a sostegno e/o promozione nei seguenti ambiti: Infanzia, Soggetti Deboli, Mondo Femminile.

    La domanda va inviata entro il 18 ottobre 2013 a Comune di Genova – Municipio I Genova Centro Est – Archivio Generale e Protocollo 16121 Piazza Dante 10, 1° piano.

    Per informazioni ed eventuale sopralluogo telefonare ai numeri 010 5572304 – 74572.

  • Garage1517: un nuovo spazio per la musica in centro storico

    Garage1517: un nuovo spazio per la musica in centro storico

    musica-concerti-chitarra-elettricaDa due anni l’associazione culturale Less is more si occupa di organizzare eventi sul territorio genovese, con particolare attenzione alla musica. Ora il gruppo si è cimentato con un nuovo progetto: lo scorso 21 settembre ha inaugurato in vico Indoratori Garage 1517, nato dalla volontà dei due fondatori – Lisa e Davide, 31 anni – di «Trovare una collocazione nel panorama del “non lavoro”, situazione che caratterizza una grossa fetta di nostri coetanei».

    In questi anni Less is more ha collaborato con numerose realtà cittadine, fino al più recente festival Cre.Sta organizzato dal Comune. Lo spazio di recente inaugurazione costituisce la nuova sede dell’associazione, allo scopo di convogliare in un punto di incontro persone con interessi comuni, che vanno dalla passione per la musica a tutta una serie di realtà correlate: «abbiamo pensato di rimboccarci le maniche e di creare la “casa” in cui noi avremmo voluto vivere il nostro tempo libero – ci spiega Lisa. Garage 1517 è un second-hand shop che funziona con doppia formula (conto vendita e conto proprio) con un mini-market a piano terra e la sede dell’associazione culturale Less Is More al secondo piano. Le due realtà coesistono e funzionano l’una a supporto dell’altra».

    Cosa si può trovare nel Garage1517? Molti prodotti nuovi e usati, dall’alimentare biologico a vestiti, dischi, libri fino ai complementi d’arredo. Uno spazio che trae i propri valori dai concetti di riciclo e riuso, per donare nuova vita a oggetti e materiali.

    Less is More organizzerà in Garage1517 concerti, mostre, presentazioni di libri ed eventi culturali di vario genere, con particolare attenzione agli artisti emergenti, affinché le “due anime” del progetto possano continuare a coesistere e ad arricchirsi a vicenda.