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  • I debiti dei genovesi: ogni famiglia è esposta per oltre 17mila euro

    I debiti dei genovesi: ogni famiglia è esposta per oltre 17mila euro

    economia-soldi-D3La borsa firmata, il motorino, i mobili nuovi come quelli della vicina. Il dentista, il funerale della nonna, la facciata del palazzo da rifare. I motivi che portano le persone ad indebitarsi sono i più disparati, e non necessariamente ricorrere ad un finanziamento ha delle valenze negative, questo è ovvio. In Liguria, dove secondo tradizione gli abitanti sono persone morigerate e poco disposte a fare il passo più lungo della gamba, in realtà si ricorre all’indebitamento in maniera piuttosto massiccia, come in ogni altra parte d’Italia. Secondo una ricerca della CGIA di Mestre (Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato), che mantiene un ufficio studi molto attivo in materia economica, ogni famiglia italiana è esposta in media per 19.251 euro, esclusi i finanziamenti alle imprese o agli artigiani. Ma mentre le province lombarde hanno un indebitamento medio di 27.544 euro, in Liguria siamo ad una media di 16.468, che va dai 14.568 di Imperia (la più virtuosa) ai 17.280 di Genova, la città maggiormente indebitata. In questo dato sono compresi anche i mutui per l’acquisto della casa ma, visti gli andamenti del mercato immobiliare, specialmente nella nostra provincia, è difficile immaginare che l’aumento tendenziale dei prestiti (+34,9% dal 2007 ad oggi) dipenda da questa ragione.

    L’articolo integrale è pubblicato sul numero 58 di Era Superba (dove trovare la rivista). Sostenendo Era Superba puoi ricevere ogni uscita direttamente a casa o sulla tua email (qui maggiori informazioni)

    Purtroppo la diminuzione drastica del reddito pro capite in Liguria (-2,9%, maglia nera secondo l’Istat) è probabilmente una delle cause, e forse la principale, del massiccio ricorso al credito; in ogni caso, trovare i canali attraverso cui ottenerlo non è un grande problema, e spesso è lo stesso venditore che propone di rateizzare un acquisto tramite finanziarie convenzionate. Una volta si ironizzava molto su chi pagava la crociera a rate, oppure comprava un abito da sposa con una sfilza di cambiali più lunghe del matrimonio stesso. Oggi per che cosa si fanno debiti in Liguria, e a Genova in particolare? Vediamo di capire qualcosa di più con l’aiuto di Luca (nome di fantasia) che segue il credito al consumo presso un primario istituto bancario ligure. «Se dobbiamo fare una “hit parade” delle motivazioni per cui si chiede un prestito, a Genova sicuramente al primo posto c’è l’auto nuova, ed era così anche prima dell’emergenza alluvione. In generale per comprare l’auto non ci si sente particolarmente in colpa ad indebitarsi, anche se talvolta vengono richieste durate tali che, si può ipotizzare, il cliente avrà sostituito la vettura ben prima di aver finito il debito! Durante quel periodo, qualsiasi altra necessità finanziaria abbia, si trova con l’accesso al credito probabilmente bloccato». Eh sì, perché una persona non si potrebbe in teoria indebitare per una percentuale troppo elevata rispetto al reddito totale… «Che poi esistano finanziarie che ti offrono qualunque tipo di pagamento pur di prendersi il cliente, questo non significa che sia opportuno farlo.Tenete presente che, con due sole rate arretrate, si entra nel registro Crif che cataloga tutti i “cattivi pagatori” che restano tali per parecchi mesi anche dopo aver onorato il proprio debito, ed in ogni caso non sono certo agevolati nel futuro ricorso al credito».

    Ovviamente non è sempre la voglia di strafare che porta ad indebitarsi. Chiunque, per una serie di motivi, si può trovare a corto di liquidi. Per fortuna ci sono i pensionati, che nella nostra regione stanno diventando la vera stampella alla crisi. Molte famiglie vanno avanti grazie all’impegno quotidiano dei “nonni” e non solo in termini di aiuto pratico, ma anche e soprattutto economico. «Non sa quante richieste abbiamo che sono state accolte proprio grazie alla “seconda firma” del pensionato di turno!». Casi, purtroppo sempre più numerosi, in cui chi chiede il finanziamento è già impegnato con altre rate, e ovviamente non si può superare una certa percentuale del reddito totale, di solito intorno al 30%. E chi non riesce ad avere questa seconda firma? «Si può ricorrere alla cessione del quinto (in pratica viene liquidata una somma in base allo stipendio annuale e su quella si trattiene una rata non superiore al quinto dello stipendio direttamente in busta paga o dall’Inps, ndr), ma se anche questa strada è già stata percorsa, il soggetto dovrebbe cercare il più possibile di evitare la spesa, in caso contrario è molto facile che si ricorra a canali “paralleli” che quasi automaticamente significano cadere nelle mani degli strozzini, che anche qui a Genova hanno purtroppo un buon giro d’affari».

    Per proteggere ed aiutare le persone cadute in questo genere di trappole, o che sono comunque a rischio usura, è nata a Genova nel 1996 la Fondazione Santa Maria del Soccorso per iniziativa dell’allora arcivescovo di Genova, il Cardinale Tettamanzi. Finanziata da enti pubblici (Sezioni Antiusura del Ministero dell’Interno e del Dipartimento del Tesoro) e privati, si avvale del lavoro di una cinquantina di volontari.

    Ma l’orizzonte del credito non è fisso, si muove sempre, ed ecco comparire il Social Lending di Smartika (ed esiste anche Prestiamoci): in pratica si tratta dei prestiti diretti fra privati, dove chi ha del denaro da investire lo mette a disposizione guadagnando un interesse superiore a quello che si vedrebbe riconoscere dalla propria banca, mentre chi ne ha bisogno ottiene un prestito a condizioni nominalmente inferiori (non sempre sostanzialmente) e soprattutto una valutazione del merito, si dice, meno severa.

     

    Bruna Taravello

    L’articolo integrale su Era Superba #58

  • Sturla, sopralluogo nel quartiere genovese. Dalla Casa del Soldato a Villa Gentile, facciamo il punto

    Sturla, sopralluogo nel quartiere genovese. Dalla Casa del Soldato a Villa Gentile, facciamo il punto

    sturla-3Il sopralluogo di #EraOnTheRoad di questa settimana ci ha portato a visitare in diretta Twitter il quartiere di Sturla, in compagnia di Francesco , residente ed attivista del “Comitato in Difesa di Sturla”.
    La nostra visita inizia da Piazza Cadevilla, nelle immediate vicinanze di Piazza Sturla, dove ha sede il deposito e stoccaggio di materiali da costruzione della ditta Viziano, oltre che di “zetto”, che viene scaricato ed ammucchiato nel piazzale: «Nei giorni secchi e ventosi – racconta Francesco – si alza una gran quantità di polvere. Sembra assurdo concepire un’attività di questo genere nel cuore di un bel quartiere come Sturla. Da segnalare anche la vicinanza con il liceo M.L. King, dove i ragazzi sono costretti a stare ore in un ambiente insalubre. Inoltre nell’area attorno alla piazza c’è una situazione non decorosa, anche quella rischiosa da un punto di vista sanitario, a causa di topi e sporcizia».

    Effettivamente la piazza è puntellata di costruzioni fatiscenti, divenute evidentemente ricettacolo di immondizia ed abbandonate a sé stesse «Quella di Piazza Cadevilla è una problematica che permane da più di vent’anni, quando il Comune cedette l’area a Viziano Costruzioni».

    Altrettanto vicina a Piazza Sturla, ma dalla parte opposta della strada, sorge invece l’ex-Casa Littoria o Casa del Soldato, che costituisce la seconda tappa della nostra visita. Era Superba si è già occupata di questo edificio nel marzo 2013, sarà cambiata la situazione? Purtroppo no, lo stabile è ancora in disuso, e non ci sono elementi che facciano presagire una veloce presa in carico da parte delle amministrazioni e del demanio (proprietario dell’immobile) del destino di uno spazio che potrebbe diventare una risorsa per Sturla, anzi che costituire un problema: anche in questo caso la prossimità con edifici scolastici pone la questione dell’igiene a causa di topi ed animali che hanno colonizzato la zona.

    «La Casa del Soldato fino a qualche anno fa era abitata almeno nella sua parte superiore da ufficiali dell’esercito. Da quando se ne sono andati lo stabile è nel più completo abbandono. Pensare che potrebbe, con un piccolo investimento, essere utilizzato con finalità pubbliche, come richiesto dal nostro Comitato circa 5 anni fa. L’abbandono è completo, l’edificio è diventato il regno dei roditori, tanto da rendere praticamente inutili le disinfestazioni nelle scuole vicine». Dunque il problema, oltre a riguardare la pulizia e la salubrità della zona, riguarda il mancato sfruttamento di uno stabile pubblico che non avrebbe bisogno di ristrutturazioni straordinarie, ma semplicemente di un pochino di ordinaria manutenzione, come dimostrano le finestre, spesso aperte ed a volte rotte, dal vento o da qualche vandalo. Prima di procedere con la prossima tappa del sopralluogo, gli impianti sportivi ed il giardino pubblico di Villa Gentile, ci soffermiamo a vedere come l’ingresso posteriore ai giardini di Via Chighizola sia stato reso impossibile da una frana frutto delle recenti ondate di straordinario maltempo.

    Con un breve spostamento ci rechiamo dunque, sempre in compagnia di Francesco, nell’area di Villa Gentile. Anche di quest’area Era Superba si è occupata recentemente. L’impianto sportivo di Vila Gentile è al centro di una vertenza che vede contrapposti il Comitato per la Difesa di Sturla e la società Quadrifoglio, affidataria degli sopazi comunali. La principale accusa mossa a Quadrifoglio è quella di non aver dato seguito all’impegno di mantenere aperti e fruibili alla cittadinanza i giardinetti pubblici limitrofi alla pista per l’atletica, ma di tenere anzi chiusi tre dei quattro accessi, rendendo di fatto possibile accedere all’area verde se non attraversando il campo di atletica. Dal canto suo la società che ha in gestione l’impianto replica che i cancelli sono tenuti chiusi per motivi di sicurezza, a causa di lavori in corso, oltre che per la difficoltà nel gestire economicamente anche la manutenzione degli spazi verdi. «L’unico lavoro sul giardino che abbiamo visto –spiega Francesco- è la rimozione di una transenna che divideva la pista ed il giardino, che pare sia stata effettuata senza i permessi necessari. Il risultato è di fatto quello dell’annessione dello spazio che dovrebbe essere di uso libero e pubblico al campo sportivo».

    Recandoci sul posto lo stato di abbandono del giardino pare evidente: rifiuti, vegetazione incontrollata e cancelli chiusi. «Un problema aggiuntivo – incalza Francesco – sempre derivante dalla chiusura degli accessi al campo, è costituito dal fatto che uno di questi varchi era previsto come via di fuga dalla vicina materna in caso di emergenza. Si è dovuto programmare un piano di evacuazione temporaneo, che prevede il deflusso delle scolaresche in un’area molto meno funzionale, compiendo un tragitto che prevede anche l’attraversamento di una strada percorsa dalle macchine: una soluzione sicuramente meno felice della precedentemente che sfruttava il campo di atletica come via di fuga».

    Ultima questione legata a Villa Gentile è quella del parcheggio annesso, una volta ad uso degli spettatori delle gare, ed attualmente adibito a parcheggio privato. Recandoci sul posto abbiamo notato come sia anche esposto un cartello che annuncia la possibilità di affittare dei posti macchina, una situazione che a prima vista sembrerebbe normale, ma Francesco tuona: «Ci sembra assurdo, non è certo facile venire in macchina ad assistere a delle gare; personalmente ho dei dubbi sulla legittimità di un uso simile del parcheggio». Per quanto riguarda Villa Gentile, in buona sostanza, abbiamo potuto constatare come la situazione sia sostanzialmente tale e quale a quella che avevamo raccontato a Giugno.

    Francesco ci accompagna infine alla ex-Casa del Dazio, un piccolo edificio in Via dei Mille, dismesso da una trentina d’anni. Lo stabile è chiuso e transennato, come inaccessibile è anche il parcheggio retrostante. «Originariamente la struttura sarebbe dovuta andare alla Polizia, ma nel 2004 – racconta Francesco – è stato compiuto un doppio attentato dinamitardo ai danni della vicino commissariato: da allora sono stati chiusi e transennati sia la casa de Dazio, che il parcheggio, e tutto è rimasto immutato fio ad oggi».

    «A mio parere – conclude Francesco – la situazione del nostro quartiere non è certo ottimale. Sturla è una zona molto bella, con angoli e scorci meravigliosi, ed è un vero peccato che sia così mal gestita. Con interventi poco onerosi e volontà politica si potrebbero restituire alla cittadinanza aree verdi e spazi pubblici. A parole specialmente dal Municipio abbiamo ricevuto promesse e rassicurazioni, vedremo in cosa si tradurranno concretamente».

     

    Carlo Ramoino

  • Borgoratti, a tre anni dalla frana nulla è cambiato. Un palazzo a rischio e sei famiglie fuori casa

    Borgoratti, a tre anni dalla frana nulla è cambiato. Un palazzo a rischio e sei famiglie fuori casa

    box via bocciardoEra il 4 dicembre del 2011 quando una frana nell’area di cantiere per la costruzione di un centinaio di box interrati in via Tanini a Borgoratti provocò lo stop ai lavori e l’immediato sgombero del civico 1 di via Bocciardo, un palazzo che si trova proprio sopra gli scavi. Inizialmente le famiglie vengono rassicurate circa un rapido rientro a casa. Poi capita che passano tre anni e 7 giorni e le famiglie a casa non sono ancora rientrate.

    Non è la prima volta che scriviamo di questa vicenda (qui l’inchiesta del 2012 | qui l’ultimo aggiornamento): un’operazione immobiliare invasiva in un’area sottoposta a vincoli, un permesso a costruire che non sarebbe mai dovuto arrivare, la pubblica incolumità a rischio, un’area che non è mai più stata messa in sicurezza e un dolore, quello di sei famiglie sfollate da tre anni, silenzioso, discreto e inascoltato. «Al fine di non ostacolare equilibri già difficili siamo rimasti in silenzio per tanto tempo – racconta Enrico Ciani, inquilino e amministratore del condominio – con la speranza che si riuscisse ad ottenere qualche risultato, confidando nel buon senso, nella legittimità delle nostre richieste, nella giustizia e in chi ci amministra, ma ormai ci sentiamo completamente abbandonati, in questi anni solo litigi e discorsi privi di seguito».

    Tre anni di sentenze, ricorsi, rimbalzi di responsabilità, fallimenti, monitoraggi (intervallati da un incontro degli inquilini con il sindaco Marco Doria e da diversi colloqui con rappresentanti delle istituzioni) e il civico 1 di via Bocciardo rimane inagibile, a rischio, con le crepe ben visibili sulle pareti e le famiglie fuori casa.

    via-bocciardo-borgoratti (4)«Nessuna istituzione ha fatto nulla – continua Ciani – Il Comune, che è organo vigile per quanto riguarda il vincolo idrogeologico che in questo cantiere è stato palesemente disatteso, ci ha ricevuto dopo mesi di telefonate e mail con la promessa di aggiornarci dopo un mese. Non solo non ci ha più incontrato, parliamo di più di sei mesi fa, ma non ci ha nemmeno più risposto anche alla banalissima richiesta del verbale dell’incontro che c’è stato. Ha continuamente ripetuto che il problema è tra privati, ma ora, stranamente, ha preso in carico il monitoraggio del sito. Non ufficialmente, ci è stata anche proposta la possibilità di un intervento di messa in sicurezza relativa al solo condominio; fare quindi un intervento mirato a rendere nuovamente agibile le abitazioni per contenere i costi. Il condominio avrebbe partecipato con il Comune per sostenere economicamente l’intervento, ma ad oggi nonostante la nostra disponibilità (ricordo che non abbiamo percepito nessun indennizzo da nessuna assicurazione da nessun ente e siamo oberati di spese) non si riesce a concretizzare nulla».

    Dapprima confinata a esclusiva diatriba fra ditta e condominio, la situazione è degenerata in seguito alla palese impossibilità da parte della stessa ditta di ovviare alla messa in sicurezza come da sentenza del Tribunale Civile. A quel punto sono arrivati i monitoraggi commissionati dal Comune al dipartimento universitario DICCA per controllare i movimenti del terreno sotto al civico 1, attività che nei prossimi giorni dovrebbe essere incrementata con l’intervento di una ditta esterna, la Edilcontrol srl di Arenzano.
    All’orizzonte non sembrano dunque esserci novità sostanziali, fino a qui evidentemente i risultati delle rilevazioni hanno fatto  dormire sonni tranquilli a Tursi. Lo stesso, certo, non si può dire per gli ormai ex inquilini.

    Gabriele Serpe

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  • Carmine, fra vicoli dissestati e progetti fermi al palo. Il piccolo borgo riparte da Freak Antoni

    Carmine, fra vicoli dissestati e progetti fermi al palo. Il piccolo borgo riparte da Freak Antoni

    Borgo del Carmine, GenovaAd un anno dal nostro ultimo sopralluogo, #EraOnTheRoad torna al Carmine per documentare non solo lo stato di avanzamento degli ambiziosi progetti di abitanti ed associazioni per rivitalizzare questo bellissimo e prezioso angolo di Genova, ma anche la gravità del dissesto delle creuze, che negli ultimi mesi ha raggiunto dimensioni e velocità molto preoccupanti, una vera e propria emergenza.

    Arrivati in Piazza del Carmine ci dirigiamo in Piazza della Giuggiola dove abbiamo appuntamento con Marta Nadile, abitante del quartiere e titolare della “Giuggiola”, un laboratorio-negozio di abbigliamento; Marta è anche membro del Cantiere Idee per il Carmine, un attivo gruppo di residenti che si è da tempo distinto per le proposte e le attività poste in essere al fine di riqualificare la vita del quartiere. Già in Salita San Bernardino possiamo notare un certo dissesto della mattonata e delle pietre di fiume che costituiscono la pavimentazione storica di questi vicoli, oltre a vistose riparazioni realizzate alla meglio con asfalto e cemento.
    Ma è solo arrivando in Vico della Giuggiola che si può notare tutta la gravità della situazione: avvallamenti, buchi e piccole voragini rosicchiano la creuza, rendendo necessario muoversi con una certa attenzione per evitare storte o cadute.

    Purtroppo non va meglio in piazza, dove trovo Marta nel suo laboratorio; si tratta di uno spazio articolato in due ambienti, in uno dei quali spesso vengono ospitate mostre ed eventi culturali. Attualmente si può apprezzare una mostra di oggetti, dischi e foto dedicata allo scomparso cantante Freak Antoni, ma scopriremo più avanti qual è il legame fra questo personaggio e la zona della Giuggiola.

    Dissesto pavimentazione al CarmineMarta ci spiega che la situazione è piuttosto grave, va avanti da anni, ma negli ultimi sei mesi l’accelerazione del processo si è fatta veramente preoccupante. «Il problema– spiega –ha una doppia natura: da una parte, come in tutte le zone collinari del centro storico, ci sono dei rivi sotterranei che scorrono in dei canali costruiti centinaia di anni fa dei quali sostanzialmente non sappiamo lo stato di conservazione, ma il problema più grande sono i lavori avvenuti nel 2010 per un intervento sul sistema fognario. Questo intervento, realizzato dalla COSME Srl, è stato fatto in maniera non adeguata, e ci siamo subito resi conto di questa situazione. Il problema è stato il ripristino della pavimentazione che non è avvenuto assolutamente a regola d’arte, come abbiamo documentato fotograficamente e segnalato in Comune già allora inviando mail ripetute quando i lavori erano ancora in corso: non abbiamo mai ricevuto risposta. In molti punti sono sparite le originali pietre di fiume che componevano l’acciottolato, sono stati fatti rattoppi di cemento e asfalto che in breve si sono sgretolati, determinando un progressivo susseguirsi di crolli e piccole voragini».
    Marta mi fa notare, come esempio dello stile con cui sono stati condotti questi lavori del 2010, come la mattonata ad un certo punto sia stata interrotta da una gettata di cemento: «Nelle condizioni attuali l’accesso alla piazza rischia di essere proibitivo per persone con ridotte capacità motorie; recentemente è scomparso un anziano residente che negli ultimi tempi era costretto a spostarsi con una stampella, se fosse ancora qua non so come avrebbe fatto».

    Oltre al degrado grave della strada la cosa che preoccupa i residenti sono anche le lunghe crepe sul muro di Vico della Giuggiola: «Terranno questi muraglioni?», si chiede preoccupata Marta. «Oggi – continua – grazie all’interessamento dei media al problema e all’intervento della signora Valentina del sindacato dei piccoli proprietari che ha tempestato l’assessore Crivello di messaggi, abbiamo ottenuto un incontro con preventivo sopralluogo di tecnici comunali: ci hanno garantito che i lavori sarebbero iniziati in una decina di giorni. Non è la prima volta che ci dicono cose simili, e abbiamo paura che passino i mesi senza che accada nulla, come è già successo in passato; non è un problema di soldi, perché pare che i fondi ci siano effettivamente. La nostra preoccupazione è poi non solo che i lavori vengano fatti in fretta, ma soprattutto che vengano fatti in maniera adeguata, è un vero peccato trattare così una piazza di questo valore estetico e storico». Abbiamo poi raggiunto telefonicamente Stefano Bruzzone, responsabile dell’associazione Cantiere Idee per il Carmine, al quale abbiamo chiesto quale sia dal suo punto di vista la situazione, e a che punto sono i progetti di riutilizzo delle aree al centro dei loro progetti: «Attualmente gli sforzi del Cantiere sono rivolti prima di tutto all’emergenza Giuggiola, che per fortuna non è estesa con la stessa gravità ad altre zone del quartiere, che rispetto a tanti anni fa ha comunque un’altra faccia. Il mercato è stato rifatto, la piazza pedonalizzata, benché ci si trovino spesso macchine che non dovrebbero esserci, moltissimi palazzi hanno rifatto le facciate che una volta erano cadenti, insomma non ci sono solo novità negative; trovare un posto in affitto qua non è facile, la gente vuole venire a vivere qua. Un’altra direzione nella quale sono incanalate le residue forze dell’associazione è la realizzazione di “I love Freak: piazza della Giuggiola, un piccolo mondo da salvare”, un evento dedicato alla scomparsa voce degli Skiantos, che durante la Notte Bianca del 2008 fece uno storico concerto in piazza della Giuggiola».

    «Freak – spiega Stefano- era un mio caro amico e tornò spesso in Piazza della Giuggiola, ad esempio quando era di passaggio per un concerto in zona spesso si fermava a dormire da me, che abito proprio lì. L’idea è quella di attirare l’attenzione sul quartiere grazie alla memoria di personaggi che lo hanno amato per preservarlo e, se possibile, migliorarlo. Cerchiamo di creare una reazione ed un coinvolgimento simile a quella che si creò con i primi “Mi hanno rubato il prete”, la manifestazione che da tanti anni testimonia l’affetto del quartiere per Don Gallo, che come è noto fu l’amato parroco del Carmine fino al 1970».

    «Per quanto concerne gli altri progetti del Cantiere, come quelli che riguardano la Chiesa sconsacrata di San Bartolomeo in Piazza dell’Olivella o l’Abbazia di San Bernardino in cima all’omonima salita, purtroppo al momento sono destinati a rimanere tali per carenza di tempo e forze. Il Cantiere Idee è un piccolo gruppo, e poi purtroppo sono recentemente scomparsi due storici soci ormai in là con gli anni, sottraendo altre preziose energie al gruppo. Al momento dunque abbiamo accantonato quelle idee, ma non è detto che lo rimangano per sempre».
    Nel frattempo ci auguriamo che il Comune, pur in una fase in cui Genova vive la generalizzata emergenza dell’alluvione, non trascuri la manutenzione di un gioiello nascosto del cuore della città come è Piazza della Giuggiola.

    Carlo Ramoino

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  • Ancora alluvione, Genova incredula

    Ancora alluvione, Genova incredula

    alluvione-polceveraDalla tragedia del 10 ottobre scorso la città non si era ancora ripresa, e sarebbe stato impossibile ipotizzare il contrario. L’allerta 1 e 2 dei giorni scorsi aveva portato con sé l’alluvione del chiavarese e nuovi allagamenti nella zona di Staglieno. In città i genovesi hanno tenuto costantemente gli occhi al cielo, negli uffici, nei bar, nelle stazioni, serpeggiava la paura, perché adesso tutti noi sappiamo di essere in pericolo, ad ogni forte temporale, una intera città in pericolo. E, puntualmente, l’incubo è tornato.

    Danni già alle prime ore del mattino di oggi, l’ennesima giornata segnata dallo stato di massima allerta. Il primo a fare paura è stato il Cerusa a Voltri, che è esondato all’altezza di via delle Fabbriche portando al crollo parziale di una casa, fortunatamente senza conseguenze per l’inquilini.

    Poi a rompere gli argini è stato il Polcevera, nel quartiere di Pontedecimo. Negozi e strade sott’acqua. A ruota i rii minori della Val Polcevera, danni e allagamenti a Certosa, Rivarolo e Fegino.

    I forti temporali nel primo pomeriggio hanno travolto anche la Val Bisagno e il levante cittadino. Via Adamoli e piazza Adriatico ancora una volta allagata per l’esondazione del rio Torre (stesso destino per il Ca’ de Rissi a Molassana), rompono gli argini anche il Sant’Antonino a Staglieno (e siamo a tre allagamenti in un mese) e il Rovare a San Fruttuoso, in ginocchio la zona di Via Manuzio che si ritrova sott’acqua come avvenne nel 2011.

  • Genova, piano comunale di emergenza. Ecco tutte le carenze

    Genova, piano comunale di emergenza. Ecco tutte le carenze

    alluvione-genova-10-ottobre-2014 (48)Al di là della mancata emanazione dello stato di “allerta” da parte della Regione Liguria, e di conseguenza dell’inevitabile ritardo nel lesto avvio del sistema di Protezione civile comunale, delle opere infrastrutturali sul torrente Bisagno non realizzate anche a causa della lentezza della giustizia amministrativa, non va dimenticato, però, il ruolo che le amministrazioni locali dovrebbero giocare nella pianificazione delle strategie di emergenza.
    Innanzitutto va puntualizzato che i previsori del centro meteo-idrologico di Arpal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure, sotto accusa per non aver previsto la drammatica escalation degli eventi che ha portato ai disastri della serata di giovedì 9 ottobre) in questa occasione avevano prodotto un messaggio di “avviso” per temporali forti, evidenziando quindi un livello di criticità, seppure il meno grave, che avrebbe comunque potuto far scattare – a discrezione di ogni singolo Comune – opportune contromisure di protezione, a maggior ragione nella città di Genova, notoriamente soggetta ad episodi alluvionali spesso di notevole gravità, e dove da lungo tempo sono palesi le forti problematiche che affliggono determinate aree a rischio del territorio.

    Tuttavia, trincerandosi dietro l’impossibilità di agire in assenza dell’allerta, l’amministrazione comunale sembra voler nascondere le carenze di un piano di emergenza comunale approvato nel 2009, e giudicato inadeguato sia dalla relazione tecnica redatta dai consulenti della Procura del Tribunale genovese in merito al processo per l’alluvione del novembre 2011, sia dall’apposita Commissione consiliare incaricata di fare luce sui medesimi episodi del 2011. Destino vuole che le linee guida del nuovo piano – come aveva anticipato ad Era Superba l’assessore alla Protezione civile Gianni Crivello – dovevano essere illustrate al Sindaco Marco Doria proprio nel fine settimana appena trascorso, per proseguire il proprio iter prima in commissione e poi in Consiglio comunale, ma i tragici eventi hanno avuto il sopravvento.
    Infine, non va dimenticato il ruolo della Regione Liguria che dovrebbe vigilare sulla realizzazione dei piani di emergenza comunale e sulla conformità alla normativa di quelli realizzati. Ebbene, in una terra considerata tra le più fragili d’Italia soltanto 172 Comuni liguri (su 235 complessivi) sono dotati di tali piani.

    «Il vigente piano di emergenza, approvato del 2009, è troppo generico – afferma Alfonso Bellini, consulente della Procura della Repubblica del Tribunale di Genova – È evidente la mancanza di una serie di azioni pre-determinate, dunque di un’attenta pianificazione eseguita a “bocce ferme”. Inoltre, il piano non contiene indicazioni specifiche sulle aree considerate esondabili. Pur avendo dato prova, più volte, della sua pericolosità, non è previsto alcun piano di emergenza di dettaglio per l’area del Bisagno. Eppure, esiste un preciso impegno in questo senso, fin dal lontano 1998, con la firma di un protocollo di intesa tra Regione, Provincia e Comune di Genova. Impegno finora disatteso. Pianificare strategie di prevenzione e protezione è l’unico modo per convivere con il rischio».

    [quote]La nostra città ha accumulato un pesante debito sul fronte idrogeologico, quindi dovremo scontare un simile handicap per almeno altri venti o trent’anni, prima che siano effettivamente realizzate le opere infrastrutturali necessarie a mitigare la pericolosità dei corsi d’acqua genovesi».[/quote]

    Le carenze del piano comunale di Genova

    alluvione-genova-10-ottobre-2014 (43)Il piano di emergenza (o di protezione civile) rappresenta il progetto di tutte le attività coordinate e di tutte le procedure che dovranno essere adottate per fronteggiare un evento calamitoso in modo da garantire l’effettivo ed immediato impiego delle risorse necessarie al superamento dell’emergenza.
    Per quanto riguarda le emergenze meteo-idrologiche, le zone di Genova soggette ad eventi potenzialmente dannosi sono contenute nella “Carta di criticità ad uso di Protezione civile” contenuta nel D.G.R. 746 del 09/07/2007, comprendente le varie situazioni di potenziale dissesto idrogeologico derivate dai Piani di bacino. “Carta che ben segnala le aree di esondazione su tutto il territorio comunale”, sottolineano i consulenti del Tribunale nella relazione tecnica relativa al processo per l’alluvione del 2011.
    I piani comunali devono definire gli scenari di rischio “Evidenziando e descrivendo le aree caratterizzate da importanti livelli di pericolosità (legata ai fenomeni attesi) e contestualmente dalla presenza di elementi vulnerabili e/o strategici – continua la relazione – Solo in questo modo risulta possibile pianificare le azioni da intraprendere nelle situazioni di emergenza. Azioni che devono essere specifiche per ogni area a rischio, affinchè siano efficaci”. Ad esempio indicando esattamente dove devono essere chiuse le strade potenzialmente allagabili, come verrano chiuse, chi se ne occuperà, ecc. Ma lo “Schema operativo per la gestione delle emergenze meteo-idrologiche”, documento che fa parte del “Piano comunale di emergenza” del Comune di Genova (approvato con delibera consiliare n. 13 del 19-02-09) “Non contiene nessun riferimento di pianificazione degli interventi specifici per le aree del territorio comunale riconosciute come zone potenzialmente a pericolo di esondazione“, sanciscono i periti del Tribunale.

    Insomma, sono completamente assenti i piani di dettaglio, come spiega il geologo Alfonso Bellini «Il documento non contiene indicazioni specifiche sulle aree considerate esondabili. Dopo l’alluvione di Sestri Ponente del 2010 l’amministrazione si è improvvisamente accorta della fragilità idraulica di tale area, quindi nel 2011 ha redatto un piano di dettaglio che prevede determinate azioni. Dopo l’alluvione del 2011 hanno fatto lo stesso con un’ordinanza specifica sulla zona di via Ferregiano».
    A integrazione del “Piano di emergenza di dettaglio per la zona di Sestri Ponente”, il 4 agosto 2011 la Giunta comunale ha adottato una delibera riguardante la procedura operativa. Quest’ultima prevede che, in seguito ad un messaggio di attenzione o avviso di temporali “vengano attivate procedure di pronta reperibilità di personale e mezzi per la rimozione di ristagni di acqua superficiale, segnalazioni di aree allagate, interdizioni e/o deviazioni di traffico”. Delibera che identifica con precisione sia la zona oggetto di intervento, sia il numero e la tipologia di persone e mezzi di pronta reperibilità messi a disposizione dai diversi enti coinvolti (Protezione civile, Amiu, Aster, Polizia municipale, Municipio, ecc.).
    Il 2 marzo 2012 il Sindaco Doria ha emesso l’ordinanza n. 33/2012 riguardante “Misure di sicurezza a tutela della pubblica incomunità della popolazione per la zona di via Fereggiano e vie limitrofe, interessate dall’evento alluvionale del 4 novembre 2011, da attivare in caso di emergenza idrogeologica”, che prevede, nel caso di avviso di temporali o della dichiarazione di stato di allerta 1 e 2, la messa in atto di una serie di prescizioni cautelative. “Tale documento, seppur sotto forma giuridica diversa, rappresenta di fatto un’integrazione al piano comunale di emergenza, così come lo è stata quella fatta per Sestri Ponente dopo l’alluvione del 2010“, scrivono i consulenti del Tribunale. Integrazioni che certificano la scarsa affidabilità dello stesso piano comunale.

    «Il Bisagno, quando si trova di fronte a coperture insufficienti, esce costantemente in sponda destra o sinistra – spiega Bellini – Questa situazione di rischio è stata pesantemente evidenziata fin dall’alluvione del 1970. La pianificazione di dettaglio, però, è stata fatta solo per Sestri e la zona di via Fereggiano, sempre in seguito a tragici eventi alluvionali. I piani di dettaglio prendono come riferimento il livello di allerta massima (allerta 2), ma prevedono una serie di specifici adempimenti in qualsiasi caso di emergenza».
    Già nel Piano di bacino del Bisagno (fascicolo 2, volume 2), si riporta che “Spetta al Comune elaborare un piano operativo di protezione civile per il bacino da attivarsi con urgenza”. Attività considerata talmente strategica da essere inserita nel protocollo di intesa Regione, Provincia e Comune di Genova, firmato il 5 ottobre 1998.

    Il piano di Genova risulta alquanto generico o totalmente mancante sulla parte più importante: gli scenari di rischio che riportano le informazioni sulla tipologia del rischio specifico e sulla vulnerabilità a persone, cose, servizi, edifici strategici, viabilità; e poi manca la carta del modello di intervento (presente nel piano per Sestri Ponente), che specifica l’ubicazione di centri operativi, aree di emergenza, l’indicazione di vie di fuga, presidi di forze dell’ordine e volontari, ecc. Queste mancanze rendono molto difficile affrontare con efficacia l’emergenza”, conclude la relazione tecnica del Tribunale.
    Carenze individuate non solo dal Tribunale, ma anche dalla Commissione consiliare (istituita con delibera di Consiglio n. 81 del 22/11/2011) incaricata di fare luce sugli eventi del 2011. «I Venti consiglieri comunali hanno concluso anch’essi che il piano era inadeguato», chiosa Bellini.

    Realizzazione e conformità alla normativa dei piani di emergenza: la Regione non controlla

    Palazzo della RegioneAffinché i piani siano realmente efficaci “Risulta strategico che vi sia un organo di controllo superiore di validazione che ne possa giudicare i contenuti in termini di qualità e conformità alla normativa vigente – scrivono i consulenti del Tribunale – Va rilevato che tale organo di controllo in Liguria non esiste. Pertanto ogni Comune si dota del proprio piano autoapprovandolo”.
    Organismo di controllo che, secondo logica, dovrebbe essere rappresentato dalla Regione stessa. La normativa vigente in questo contesto, infatti, è opera dell’amministrazione regionale, la quale ha stabilito regole e modalità di esecuzione dei piani con la D.G.R. 746 del 09-07-2007, senza poi preoccuparsi della valutazione di tali documenti. Eppure, già l’articolo 3 della L.R. n. 9/2000 riporta che alla Regione “spetta di raccordare a livello regionale le risultanze dei piani locali (comunali e provinciali)”.
    Questa mancanza di controllo “Ha portato come ulteriore grave conseguenza che in Liguria esistano ancora molti Comuni che non hanno un piano di protezione civile – sottolineano i periti del Tribunale – Va osservato che la Legge regionale di riferimento per la protezione civile è del 2000 e che la delibera di Giunta regionale che ha pubblicato le linee guida per l’esecuzione dei piani di emergenza, con le annesse Carte di criticità, è del 2001, con aggiornamento nel 2007″.
    Tutto ciò porta squilibri che si ripercuotono sulla stesura dei piani, per i quali “I singoli comuni (almeno quelli che fanno il piano), in mancanza di controlli qualitativi, si possono dotare di piani incompleti, contenenti procedure generali che lasciano ampio margine alla soggettività dei comportamenti personali, salvo poi modificare e migliorare le cose quando vengono colpiti da eventi calamitosi“, concludono i consulenti. In tal senso il caso del piano comunale di Genova è esemplare.

     

    Matteo Quadrone

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  • Case popolari: ascensori vecchi e fuori uso. Problema da oltre 8 mln di euro

    Case popolari: ascensori vecchi e fuori uso. Problema da oltre 8 mln di euro

    Begato, la diga di via MaritanoL’ascensore inclinato di via Novella, nella zona del Cep di Prà, è una struttura moderna di proprietà comunale, inaugurata nel giugno 2003, e sostanzialmente ancora giovane rispetto alla stragrande maggioranza degli impianti elevatori presenti nelle case popolari (Erp, edilizia residenziale pubblica) sparse sul territorio genovese, dal Ponente alla Val Polcevera, risalenti perlomeno a trenta, quarant’anni orsono. Tuttavia, richiede una manutenzione particolare, data la complessità di un sistema che permette il collegamento tra via Novella e la sottostante via Montanella, dove è presente il supermercato Lidl e la fermata dei mezzi pubblici per le delegazioni di Voltri e Prà. Da oltre un mese, però, l’impianto del Ceputilizzato dagli inquilini dei civici Erp dal n. 24 al n. 32 di via Novella (per i quali rappresenta un varco di accesso facilitato ai portoni dei palazzi, sennò raggiungibili esclusivamente tramite una lunga e ripida scala), ma pure dagli altri residenti nella medesima via e nel resto del quartiereè fermo perchè devono essere sostituite alcune sue componenti interne.
    Diverse centinaia di cittadini, tra cui numerosi anziani e persone con difficoltà di deambulazione, ogni giorno prendono l’ascensore inclinato per scendere a valle. Senza dimenticare che l’ampia cabina consente di caricare anche una barella, velocizzando così le eventuali operazioni di soccorso in caso di emergenza.

    La manutenzione ordinaria degli impianti elevatori che servono gli edifici Erp (sia del Comune di Genova che di Arte, azienda regionale territoriale per l’edilizia), fino al luglio scorso era affidata dalla stessa Arte (ente responsabile di tale attività) alla ditta Schindler Group. Oggi, a seguito di una nuova gara di appalto per l’affidamento di tutte le operazioni di manutenzione nelle case popolari, l’incarico è stato appaltato ad un’altra grande multinazionale del settore, la Kone. Quest’ultima, però, avrebbe effettivamente iniziato ad occuparsi dell’impianto di via Novella soltanto dopo Ferragosto. In altre parole, l’ascensore inclinato sarebbe rimasto orfano di manutenzione per circa un mese, a cavallo del cambio di gestione da una ditta all’altra, e ciò spiegherebbe lo stop prolungato e tuttora perdurante, con i conseguenti disagi per una popolazione che al Cep supera le 2000 unità.

    La situazione degli ascensori del patrimonio Erp nei quartieri collinari

    In generale, su tutto il territorio, gli ascensori delle case popolari presentano criticità endemiche «Si tratta di impianti obsoleti, dunque le ditte incaricate hanno difficoltà a trovare in breve tempo i pezzi di ricambio – spiega Peppino Miletta, presidente coordinamento comitati quartieri collinari – Le problematiche maggiori riguardano Begato, soprattutto il quartiere Diamante, in particolare la “Diga” di via Maritano, e poi il Cep di Prà, soprattutto il quartiere San Pietro, in particolare gli edifici chiamati “Lavatrici”. Noi da tempo chiediamo una graduale sostituzione degli ascensori, ma la risposta di Arte è che non ci sono soldi. Secondo noi è necessario perlomeno un lavoro di prevenzione. Chi gestisce la manutenzione, insomma, dovrebbe valutare attentamente quali sono le componenti sottoposte ad usura maggiore, e segnalarle ad Arte, in modo tale che l’azienda regionale si adoperi per immagazzinare i pezzi adeguati, evitando fermate troppo prolungate degli impianti».
    La questione degli ascensori è da sempre una delle principali preoccupazioni dei residenti nelle costruzioni Erp, conferma Giorgio Colla, presidente del comitato quartiere Voltri Due «Si tratta di quartieri in cui vivono prevalentemente persone anziane e malate, quindi, visti gli innumerevoli guasti agli ascensori, è capitato spesso di vedere gli inquilini, affiancati da volontari, costretti a trasportare giù a braccia lungo le scale dei palazzi, chi da solo non riesce a muoversi sulle proprie gambe. La ditta Kone si è aggiudicata il nuovo appalto della manutenzione. In questa prima fase il dato positivo è che essa si sta rivelando più tempestiva negli interventi rispetto all’azienda precedente. Recentemente abbiamo avuto un incontro con Arte per concordare un programma di 5-6 interventi di sostituzione della cabine più vetuste, che presumibilmente partiranno ad ottobre-novembre, resi possibili grazie ad un residuo di finanziamento destinato a Voltri Due».
    Per quanto riguarda la Valpolcevera, e nello specifico il quartiere Diamante (Begato) «I problemi più grossi si riscontrano alla “Diga” di via Maritano, e negli impianti delle abitazioni di via Cechov, sovente fermi – racconta Gianni Greco, presidente del comitato quartiere Diamante – Bisogna dire che ultimamente il Comune ha stanziato 250 mila euro per agire sulle priorità e la messa in sicurezza degli ascensori della “Diga”. Ma in numerosi impianti sarebbe necessario sostituire le componenti principali. Di recente ci siamo recati in sopralluogo con gli ingegneri di Arte proprio per visionare la situazione».
    Francesco Corso, presidente coordinamento comitati Diamante, aggiunge «Il cambio ditta, da Schindler a Kone, non risolve alcunchè. Il nuovo gestore della manutenzione, infatti, dovrà fronteggiare le medesime difficoltà, soprattutto nel reperire i pezzi di ricambio, del suo predecessore. Per migliorare le cose l’unica possibilità è mettere mano al portafoglio. Per sostituire completamente un impianto servono 30-40 mila euro. Qualche anno fa si parlava di circa 2-3 milioni di euro quale cifra necessaria per ripristinare tutti gli ascensori del patrimonio Erp genovese. Dunque una cifra notevole per le casse pubbliche. Tuttavia, continuando ad agire in questa maniera, soltanto per tamponare le urgenze, le istituzioni stanno buttando via il denaro. Secondo una mappatura aggiornata su 400 ascensori complessivi, circa 200 possono ancora funzionare con investimenti non troppo ingenti. Gli altri 200, in particolare del patrimonio comunale, sono da sostituire quasi integralmente (porte, funi, cabine, rulli, ecc.). I problemi, comunque, interessano anche il patrimonio Arte. La Regione, però, grazie ad alcune operazioni immobiliari del patrimonio Arte, qualche denaro in più lo mette sul tavolo, mentre il Comune ha sicuramente più difficoltà a livello finanziario».

    begato-diga-d1L’azienda regionale territoriale per l’edilizia, dal canto suo, afferma di essere perfettamente a conoscenza dell’importanza del servizio fornito dagli ascensori nei palazzi dei quartieri popolari «Il parco ascensori nelle case Erp raggiunge le 400 unità – spiega l’ing. Giovanni Spanu, direzione tecnica di Arte – Un parco ascensori nel complesso vetusto, spesso afflitto da problematiche di tipo strutturale complessivo: mi riferisco agli edifici in cui la presenza di infiltrazioni d’acqua, umidità, ecc., peggiora la condizione degli impianti, e periodicamente ne inficia la funzionalità. Costruzioni sorte già tendendo a limitare i costi, penso ai casi di Begato e del Cep. Tutta l’impiantistica paga le conseguenze di una simile concezione di costruire. Inoltre, le componenti tecniche degli ascensori risentono della loro vetustà. I pezzi di ricambio, infatti, sono difficilmente reperibili sul mercato in breve tempo. E poi si continua ad investire solo per tamponare i guasti e non con la necessaria visione prospettica».
    La gestione del parco ascensori, secondo Spanu, è resa più faticosa dai comportamenti incivili di alcuni inquilini «Le ditte ci dicono che, rispetto ad un impianto medio, il quale riceve due chiamate di intervento all’anno, i nostri ne ricevono ben sette».
    L’insufficienza delle risorse economiche, tuttavia, è palese «Il 10% degli impianti sono in condizioni particolarmente critiche, per cui gli interventi che eseguiamo non bastano a risolvere le criticità – continua Spanu – Parliamo del Diamante ma anche di tante diverse situazioni sparse sul territorio. Il 30-40% è funzionante. Il 50-60% è afflitto da problematiche varie. Comunque sia, Arte sta investendo, soprattutto su interventi di sostituzione delle componenti: quadri, operatori di porte, ecc. Negli ultimi tre mesi abbiamo speso circa 70 mila euro. Il recupero complessivo di un singolo ascensore oscilla tra i 30 e i 50 mila euro. Adesso, con il nuovo contratto di appalto, faremo uno screening generale, e per la fine dell’anno contiamo di avere un quadro più preciso sullo stato dell’arte».
    Il passaggio di consegne, avvenuto nel luglio scorso, tra precedente (Schindler) e nuovo soggetto manutentore (Kone), è stata un’operazione delicata «Nella prima fase non tutto è funzionato appieno – ammette l’ing. Spanu – Bisogna ricordare che tale trasferimento genera una serie di criticità connesse alla gestione informatica, al passaggio di codici, così come al caricamento dei dati sul sistema, ecc. Sapevamo che ciò avrebbe comportato un impatto sul servizio. Abbiamo scelto di eseguire il cambio di ditta durante l’estate proprio perchè speravamo di mitigare i disagi».

    Il caso dell’ascensore inclinato di via Novella al Cep (Prà)

    Lo stop prolungato dell’impianto inclinato del Cep in parte sarebbe dovuto al cambio di gestione dell’attività di manutenzione «La Schindler, che fino a luglio se ne è occupata, nel particolare caso di via Novella si era affidata ad una ditta in subappalto, la Maspero (Maspero Elevatori S.p.A, nda) – racconta il presidente coordinamento comitati quartieri collinari, Peppino Miletta – Il nuovo soggetto gestore non era a conoscenza di ciò, e neppure della complessità di questo impianto, per cui ha trovato difficoltà nell’intervenire. Nel contempo, i tecnici di Arte non si sono preoccupati del fatto che le componenti dell’ascensore sono sottoposte ad intensa usura, e quindi non hanno acquistato per tempo i pezzi da sostituire. Diciamo che si è verificato un periodo di vacatio, nel quale nessuno ha controllato a dovere la situazione. Noi abbiamo segnalato ad Arte il grave disagio chiedendo di fare qualcosa. Devo dire che fortunatamente l’azienda regionale ha risposto: da lunedì 22 settembre negli orari di punta è stato predisposto un servizio di bus navetta che trasporta i residenti su e giù da via Novella. Ci hanno assicurato che le componenti di ricambio arriveranno entro il 12 ottobre, mentre l’ascensore dovrebbe entrare in funzione entro il 17 ottobre».

    Anche il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti) si è interessato al caso di via Novella «Scriverò una lettera ad Arte per sollecitare l’intervento di ripristino. Ma intendo fare un approfondimento sulla gestione degli ascensori in tutti gli immobili a gestione Arte. È un tema delicato che coinvolge numerosi residenti nelle case popolari dal Ponente alla Val Polcevera».

    Per quanto riguarda l’ascensore di via Novella «Parliamo di un impianto estremamente complesso – risponde l’ing. Giovanni Spanu, direzione tecnica di Arte – Fino a pochissimo tempo fa era l’unico a Genova con quella lunghezza di corsa, ma di recente ne è stato realizzato uno simile a Quezzi. È un impianto moderno che richiede una gestione puntuale, e tutte le sue componenti devono essere sottoposte a manutenzione programmata. L’ascensore ha subito spesso rotture causate dall’uso intenso. Qualche tempo fa, con un finanziamento del Comune, avevamo eseguito un’importante riqualificazione. In questi ultimi 3 anni, però, l’apertura del supermercato Lidl ha determinato un’esplosione inaspettata in termini di utilizzo dell’impianto inclinato. L’imprevisto ha voluto che i problemi si sommassero al passaggio da precedente a nuova ditta. Comunque, noi proporremo al Comune di effettuare un investimento per cercare di risolvere definitivamente le criticita. L’ascensore di via Novella ritornerà in funzione a metà ottobre, poi probabilmente avrà ancora bisogno di una fermata successiva».

     

    Matteo Quadrone

  • Voltri, biblioteca Benzi: chiusura prolungata per perdite dal tetto, lavori entro l’estate

    Voltri, biblioteca Benzi: chiusura prolungata per perdite dal tetto, lavori entro l’estate

    biblioteca-benzi-voltriSapevate che la “Rosanna Benzi” di Voltri è la biblioteca popolare più antica d’Italia? Nata nel 1846 e riaperta il 26 settembre 1992, due anni fa ha festeggiato il suo ventennale. È un punto di riferimento per tutto il quartiere: noi l’abbiamo visitata nel corso di una puntata di #EraOnTheRoad. Dall’autunno 2013 è stata chiusa per inagibilità, a causa di infiltrazioni dal tetto.

    La situazione ha costretto alla chiusura dapprima dell’aula informatica, poi dell’intero complesso. È stata una perdita per l’intero quartiere: è venuto a mancare un punto di riferimento importante per i giovani e i meno giovani. Sul sito web delle biblioteche genovesi il 28 novembre 2013 è comparso un avviso di chiusura dei locali, causa pioggia: “Si informano i lettori che  nelle giornate di pioggia,  a causa delle forti infiltrazioni d’acqua, la biblioteca resterà chiusa al pubblico su disposizione dei servizi tecnici del Comune . Per chi deve restituire libri, siamo a disposizione nell’atrio al 2° piano. Ci scusiamo per il disagio e ci auguriamo che la situazione si sblocchi al più presto!”. Da mesi il luogo di aggregazione è chiuso (salvo rare occasioni, rigorosamente nelle giornate di sole). Da tempo la biblioteca soffriva di problemi legati a infiltrazioni di acqua dal soffitto, in caso di forti piogge o nevicate. Proprio nel 2013 alle vicende delle biblioteca si era interessato anche il sindaco Doria, che si era recato di persona a Voltri per constatarne lo stato e aveva inserito i locali nell’elenco delle strutture da ristrutturare. I cittadini e gli operatori da mesi aspettano che comincino i lavori perché, ci dicono, “più passa il tempo e peggio è per la biblioteca e il suo patrimonio”.

    biblioteca-rosanna-benzi-voltri

    Ne parliamo con Carlo Calcagno, assessore del Municipio Ponente, che ci rassicura: «Sono in corso le pratiche, i lavori partiranno entro l’estate e saranno conclusi in autunno, in modo da rendere di nuovo agibile la struttura in previsione della riapertura delle scuole. Oggi la situazione è drammatica: l’apertura della biblioteca dipende dalle condizioni climatiche, perciò è aperta quando è bel tempo e chiusa quando piove. I problemi erano già latenti da tempo, tanto che avevamo in previsione una serie di interventi per arginare la difficile situazione del tetto e delle perdite di acqua piovana (era già stata stanziata una somma). Però non abbiamo fatto in tempo ad intervenire: nell’autunno 2013 la situazione è degenerata ed è intervenuto il Comune: oggi finanzia gli interventi. Per fortuna siamo riusciti ad intervenire in tempo per salvare i volumi».

     

    La biblioteca Rosanna Benzi e il quartiere di Voltri

    Come leggiamo sul sito della biblioteca “è la prima Biblioteca Comunale completamente automatizzata: non esistono cataloghi cartacei a schede; i lettori possono effettuare le loro ricerche attraverso un computer posto in sala lettura, assistiti dal personale della Biblioteca”. La Benzi si trova nel cuore del quartiere, in Piazza Odicini, inserita all’interno del complesso culturale voltrese, tra il Teatro Cargo, le scuole di zona e le associazioni: un polo culturale ricavato dagli ex capannoni industriali ora dismessi (“Capannoni ex Ansaldo Cerusa”), che la delegazione ha saputo riconvertire e reimpiegare ad uso del quartiere. Posizione ottima anche perché facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.
    Proprio perché nata all’interno di un ex capannone, gli spazi interni sono considerevoli: 840 mq le sale lettura, 150 mq per conferenze ed esposizioni, una terrazza per la lettura all’aperto e per il prestito in estate. La Benzi contiene oltre 29 mila volumi: dai “Primi libri” per bambini fino a 6 anni, a quelli in prestito alle classi. C’è anche un punto prestito decentrato a Pegli e uno presso la biblioteca Firpo nel quartiere Cà Nova di Prà. Moderna, è dotata di collegamento wi-fi e qui si sono sempre svolte attività didattiche, laboratori, incontri, mostre, che hanno sempre animato il quartiere. C’è anche una ludoteca per i bambini e un punto informazione Unicef.

    L’inaugurazione nel 1992 ha rappresentato per i Voltresi un vero e proprio avvenimento: dopo un’attesa durata circa settant’anni, il fermento era forte, tanto che nella prima settimana di apertura sono state toccate le punte massime di presenze giornaliere, dalle 150 alle 170 persone. Nel settembre 1993 la Biblioteca è stata intitolata a Rosanna Benzi.

     

    Elettra Antognetti

  • Borgoratti: interrogazione in Regione, si torna a discutere dello scandalo di via Bocciardo

    Borgoratti: interrogazione in Regione, si torna a discutere dello scandalo di via Bocciardo

    via-bocciardo-borgoratti-lucchetto-chiusura-sequestro-sgomberoLa storia è nota. O, perlomeno, è sicuramente nota ai lettori di Era Superba: dal momento della frana del dicembre 2011 abbiamo più volte denunciato la vergogna del civico di via Bocciardo 1 a Borgoratti (qui l’ultimo approfondimento). Sei famiglie fuori casa a spese proprie, per colpa di un cantiere maledetto per la costruzione di box interrati su un territorio a rischio idrogeologico.

    «L’assessore Cascino si è impegnato a sensibilizzare il Comune di Genova affinché trovi finalmente una soluzione una vicenda tanto tragica quanto paradossale, che vede 15 cittadini fuori dalle proprie abitazioni dal 4 dicembre 2011; speriamo – commenta il consigliere Pellerano – sia quel passo in avanti tanto atteso e finalmente decisivo per uscire da questo imbarazzante e dannoso stallo che dura da più di due anni». 

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    Nell’ottobre scorso l’amministratore del condominio raccontava ad Era Superba: «La situazione è ferma e non ci sono evoluzioni in vista. Tutti stanno a guardare lo scempio che si compie, nessuno ci dà una mano. Abbiamo richiesto un incontro al sindaco, stiamo attendendo una risposta». Ad oggi l’incontro con il sindaco non è ancora avvenuto.

    Le autorizzazioni a costruire rilasciate dal Comune di Genova (con assenso della Provincia) sono state ritirate dopo il cedimento del pilastro durante la frana del 2011, nel frattempo, una sentenza del Tribunale Civile di Genova ha obbligato la società B & C Group e la ditta esecutrice SCA a eseguire tutte le opere necessarie a garantire la sicurezza dell’edificio condominiale e dell’area di cantiere (in parallelo si apre anche un procedimento  in sede penale dopo una formale denuncia di querela, qui l’inchiesta di Era Superba del dicembre 2012 che ricostruiva nel dettaglio la situazione). Ma la messa in sicurezza non è mai stata effettuata.

    «Visto il lungo tempo trascorso senza che siano stati compiuti i lavori di messa in sicurezza del sito – spiega Pellerano – la situazione di pericolosità permane e rischia di estendersi agli edifici circostanti». L’auspicio del consigliere Pellerano e, da più di due anni, anche quello degli inquilini, è un immediato stop alla pratica dello scarica barile e una decisa presa di posizione di Comune e Regione (in particolare un’assunzione di responsabilità da parte del Comune) aldilà del contenzioso fra ditta e condominio.

    «Ormai è assodato che le imprese costruttrici del park in questione non hanno le risorse finanziarie necessarie alla messa in sicurezza del cantiere e che il Comune – che aveva la responsabilità di verificare che i lavori fossero svolti nel rispetto delle leggi e del progetto – ha espressamente dichiarato che sono necessarie opere che mettano al riparo la zona, è impensabile che gli enti pubblici temporeggino ulteriormente».

  • Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 smallLa settimana scorsa l’avvocato Daniele Granara, tutore legale degli abitanti di San Biagio (Val Polcevera), ha ufficialmente depositato il ricorso al Tar contro il cantiere del Terzo Valico di Bolzaneto, nelle immediate vicinanze del cimitero comunale della Biacca, chiedendo l’annullamento – previa sospensione – del permesso di costruire (n. 364 del 10 luglio 2013) inerente “…la realizzazione di piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature nell’ambito dei lavori del terzo valico dei Giovi nell’area di cantiere CLB 4 – Bolzaneto” e del provvedimento (prot. n. 223395 in data 10/07/2013) avente ad oggetto l’autorizzazione ad effettuare movimenti di terra in zona soggetta a vincolo idrogeologico, entrambi rilasciati dal Comune di Genova.

    Vietato costruire vicino ai cimiteri

    Il ricorso innanzitutto sottolinea la violazione e la falsa applicazione dell’art. 338 del Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 recante “Testo unico delle leggi sanitarie”. Ai sensi dell’art. 338 del R.D. 1265/1934 “…è vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale… Per dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igenico-sanitarie, il Consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell’area, autorizzando l’ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici…”.

    “Alla luce della disciplina sopra riportata – si legge nel ricorso presentato dall’avvocato Granara – la realizzazione di opere (da intendersi, in generale, quali trasformazioni del territorio) a distanza posta a meno di 200 metri dalla cinta cimiteriale, in assenza di espressa deroga da parte del Consiglio comunale, da assumersi previo parere favorevole dell’ASL competente, deve ritenersi vietata ex lege. Contrariamente, nel caso di specie, nessuna procedura finalizzata alla riduzione della fascia di rispetto cimiteriale è mai stata attivata, né tantomeno portata a termine dal Comune di Genova. E ciò, nonostante l’opera progettata e autorizzata si collochi ad una distanza ben inferiore ai 200 metri prescritti normativamente, giungendo addirittura a lambire la cinta cimiteriale”.

    Secondo i ricorrenti “Nessuna indicazione circa l’avvenuta procedura in deroga è contenuta nel titolo edilizio rilasciato che, occorre rilevarlo, prevede opere definite dallo stesso Comune come nuove costruzioni. Peraltro, non solo non risulta alcuna delibera del Consiglio comunale, ma nessuna riduzione nella fattispecie è possibile, essendo l’opera in oggetto proprio a ridosso del cimitero”.

    L’intervento prevede la “modellazione del versante” (di fatto uno sbancamento del versante collinare ed il riversamento del materiale scavato nell’area posta “a valle”) finalizzata alla realizzazione di due piazzali dell’estensione di ben 3000 e 1000 metri quadrati che permetteranno l’abbancamento in loco di oltre 70 mila metri cubi di materiali di risulta, sopra ai quali saranno  realizzate strutture e manufatti prefabbricati, oltre alle opere di incanalamento e smaltimento delle acque superficiali connesse alla modifica del versante.

    I ricorrenti al Tar precisano che le opere in questione “saranno destinate a rimanere in loco per un periodo indefinito e comunque di lunga durata (l’intero periodo di durata del cantiere per la realizzazione del Terzo Valico). Del resto, l’attività di cantiere e la movimentazione del terreno comporterà la presenza, nell’area dei lavori, di personale, con conseguente aumento, per tutto il periodo di mantenimento in loco dell’opera, del carico antropico dell’area. Esattamente ciò che il vincolo mira ad evitare”.

    La giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che “il divieto è riferibile ad ogni tipo di fabbricato o costruzione rendendo del tutto inedificabile l’area colpita dal divieto medesimo” (Cons. di Stato, sez. II, n. 3031/1996, Cons. Stato 22 novembre 2013, n. 5544 Cons. Stato, sez. V, 22 giugno 1971, n. 606). Da quanto sopra emerge “la portata assoluta ed inderogabile del vincolo cimiteriale destinato ad impedire ogni trasformazione del territorio che si ritiene per legge comportare pericolo alla salubrità dei luoghi”.

    Le opere autorizzate, per rilevanza e caratteristiche “comporteranno una trasformazione permanente del territorio – si legge nel ricorso dell’avvocato Granara – Non solo. La temporaneità delle opere è smentita dallo stesso permesso di costruire impugnato che non prevede affatto la sistemazione dell’area nelle attuali condizioni al termine dei lavori”. Nel permesso di costruire, infatti, si precisa che “l’area dovrà essere sistemata secondo un apposito progetto da sottoporsi all’approvazione del Comune prima della conclusione dei lavori”.

    Dunque, secondo i ricorrenti “Il progetto approvato non prevede in alcun modo una trasformazione del territorio con conseguente ripristino al termine dei lavori, bensì una trasformazione permanente dei luoghi… ed in quanto tale deve ritenersi assolutamente vietata”.

    Il vincolo idrogeologico

    L’altra principale contestazione sollevata nel ricorso riguarda la violazione e la falsa applicazione della L.R. 22 gennaio 1999, n. 4. Come ricorda il ricorso “L’area oggetto dell’intervento è assoggettata, ai sensi della sopracitata L.R. n. 4/1999, a vincolo idrogeologico”.

    “L’autorizzazione alla movimentazione di terreno rilasciata dall’Ufficio geologico del Comune di Genova reca, tuttavia, una serie di prescrizioni connesse all’intervento, ad ogni evidenza contrastanti con l’intervento medesimo – scrive l’avvocato Granara – In particolare viene richiesto un piano di monitoraggio per la stabilità del versante e delle falde da proseguirsi anche oltre la fine dei lavori (circostanza che conferma i dubbi circa la stabilità del fronte e la realizzabilità dell’intervento), la necessità di un adeguamento della relazione geologica e geotecnica, la limitazione al minimo possibile delle movimentazioni di terra (circostanza evidentemente impossibile considerata l’entità dell’opera che prevede l’abbancamento di 70 mila metri cubi di terra), la realizzazione di tutti i possibili accorgimenti per garantire la stabilità del versante (circostanza che fa presumere che la stessa Amministrazione comunale dubiti della realizzabilità, in piena sicurezza, dell’intervento)”.

    Ma non è tutto. “Nell’autorizzazione viene prevista la realizzazione di prove geotecniche in cantiere per verificare la qualità geotecnica dei materiali abbancati – si legge ancora nel ricorso – Detta circostanza conferma le perplessità emerse e fatte proprie da molti residenti della zona in merito all’incertezza (manifestata dalla stessa Amministrazione comunale) circa le tipologie di materiali che verranno abbancati nell’area, con conseguente potenziale rischio per i cittadini della zona”.

    Insomma “Una tale serie di prescrizioni (ben 14), di tale portata e rilevanza, conferma l’assoluta irrealizzabilità dell’intervento […] che comporta grave pericolo per la stabilità dell’intero versante – conclude l’avvocato Granara – I ricorrenti che abitano nella zona subiscono grave danno dall’esecuzione di tali opere, venendo pregiudicata la loro vita dal continuo enorme movimento di mezzi e materiali, con conseguente produzione di intollerabile rumore, polveri ed emissioni di qualsiasi tipo… Si chiede, previa sospensione cautelare, l’annullamento dei provvedimenti impugnati e la condanna del Comune di Genova e della società contro-interessata (“Cociv”, Consorzio collegamenti integrati veloci) al risarcimento dei danni in favore dei ricorrenti, con la vittoria delle spese, competenze ed onorari di giudizio”.

    Matteo Quadrone

  • Porto di Genova, ritrovato ordigno bellico a Calata Tripoli: attivate procedure per la rimozione

    Porto di Genova, ritrovato ordigno bellico a Calata Tripoli: attivate procedure per la rimozione

    Porto di Genova, ritrovamento ordigno bellicoNel Porto di Genova, a Calata Tripoli,  è stato ritrovato durante i lavori in corso al Terminal San Giorgio, un ordigno bellico che sembrerebbe risalire alla Seconda guerra mondiale. “L’ordigno è di medie dimensioni – si legge nella nota stampa diffusa dall’Autorità portuale –  è lungo 160 cm ed ha un diametro di 60 cm. L’area, è stata messa in sicurezza grazie alla costruzione di un terrapieno alto due metri che isola l’ordigno dal resto del terminal. A seguito del ritrovamento, sono state attivate tutte le procedure necessarie alla rimozione dell’ordigno che avverrà nel più breve tempo possibile. Come è accaduto anche per gran parte dei residuati bellici ritrovati durante i lavori in porto negli ultimi anni, verrà trasportato in sicurezza fuori dal porto e verrà fatto brillare in un luogo isolato”.

    L’Autorithy nella nota ricorda che negli ultimi dieci anni, in concomitanza con i lavori che sono stati effettuati a terra e i dragaggi nel porto di Genova, sono stati riportati alla luce circa una ventina di ordigni bellici: “il più grande rinvenuto fino ad oggi era stato ritrovato nel 2012 a Calata Giaccone a 12 metri di profondità e, a seguito dell’intervento degli artificieri, era stato trasferito e fatto brillare”.

  • Cantiere via Montezovetto, Albaro: tutto fermo sino a giugno, quale futuro per l’area?

    Cantiere via Montezovetto, Albaro: tutto fermo sino a giugno, quale futuro per l’area?

    Via Montezovetto, Genova AlbaroDopo le proteste dei cittadini era inevitabile che l’annosa questione del cantiere di via Montezovetto, in Albaro, fosse nuovamente affrontata in Consiglio comunale. Da cinque anni ormai sono iniziati i lavori per la costruzione di 140 box sotterranei privati in un’area di circa 4 mila metri quadrati. Ma, al di là del fatto che i posti auto mai realizzati e già venduti si contano sulle dita delle mani, il grosso ostacolo al completamento dell’opera è giunto in seguito alle difficoltà economiche che hanno colpito la ditta Carena sottoposta a processo di concordato in continuità (procedura attraverso la quale viene cercato un accordo con i creditori per evitare il fallimento e tentare il superamento della crisi).

    L’interrogazione in Consiglio

    «Nella commissione di dicembre – ricorda il capogruppo Pdl, Lilli Lauro – i cittadini chiedevano di aprire alcuni varchi per poter raggiungere più agevolmente i condomini ma la sensazione è che ci sia sempre un completo immobilismo».

    «Amministrare – ricorda Alfonso Gioia, capogruppo Udc – significa fornire servizi e curare la salvaguardia dei diritti dei cittadini. Qui, invece, siamo di fronte a una situazione in cui viene lesa persino la tutela della salute dei cittadini visto che pure le ambulanze hanno difficoltà di accesso in caso di necessità».

    «Gli abitanti della zona – prosegue Edoardo Rixi, capogruppo Lega Nord – sono talmente chiusi in gabbia che nelle scorse settimane una salma è stata portata via in carriola perché il carro funebre non riusciva a passare. Neppure i vigili del fuoco riuscirebbero a fare il proprio lavoro in caso di emergenza. Dato che le decisioni sul futuro di Carena andranno per le lunghe mi chiedo che cosa si stia facendo per mettere in sicurezza i cantieri almeno dal punto di vista dell’incolumità pubblica».

    La risposta arriva dal vicesindaco con delega all’Urbanistica, Stefano Bernini: «Dopo un secondo sopralluogo effettuato dei tecnici per verificare la sicurezza dei cantieri, come richiesto da un ordine del giorno del Consiglio comunale (in data 12 novembre 2013, NdR), gli uffici hanno richiesto a Carena che venissero realizzati alcuni interventi voluti dai cittadini per la propria incolumità. La ditta ha risposto che si trovava in situazione di concordato in continuità presso il Tribunale e che per 60 giorni non avrebbe potuto svolgere alcuna attività. Gli uffici, a quel punto, hanno stilato una lista dettagliata dei miglioramenti inderogabili e il 14 febbraio ne hanno intimato la realizzazione per il rispetto della sicurezza degli abitanti. Si tratta di richieste con impatto economico assolutamente non rilevante come lo spostamento di alcune protezioni e barriere new jersey. Nei giorni scorsi, il responsabile di Carena mi ha assicurato la disponibilità per la messa in pratica di questi interventi urgenti, compresa la creazione di un passaggio pedonale al centro del cantiere per limitare le difficoltà di accesso alle abitazioni».

    Il futuro: cosa ne sarà del cantiere di via Montezovetto?

    Fin qui la gestione dell’emergenza. Ma che ne sarà del cantiere in futuro? Fino a giugno la situazione è destinata a rimanere pressoché immobile, come spiega ancora il vicesindaco: «A giugno scade la possibilità di Carena di avere a disposizione gli spazi di quel cantiere. Personalmente mi auguro che la ditta possa uscire bene dalla situazione economica deficitaria per i tanti lavoratori che impiega ma se ciò non dovesse avvenire e se il cantiere non fosse rilevato da altre aziende nell’ambito della procedura legale in corso, allora il Comune potrà discutere la fidejussione lasciata da Carena e compiere a spese della ditta gli atti necessari per il ripristino di via Montezovetto». Fino ad allora, però, bocce ferme perché un intervento dell’amministrazione potrebbe essere sanzionabile come danno erariale da parte della corte dei conti poiché Tursi dovrebbe spendere soldi pubblici (che comunque non ci sono) a favore di un privato. Il tutto senza considerare le difficoltà di intervento in un cantiere aperto.

    Simone D’Ambrosio

  • Centri di educazione al lavoro: da agosto rischio stop del servizio

    Centri di educazione al lavoro: da agosto rischio stop del servizio

    Offerta di lavoroDal 1985 sono attivi nel Comune di Genova i centri di educazione al lavoro: si tratta di strutture gestite da cooperative sociali, convenzionate con il Comune stesso, che si occupano di formazione e inserimento lavorativo per ragazzi dai 15 ai 20 anni, soprattutto i cosiddetti Neet – acronimo di Not in Education, Employment or Training – ossia coloro che hanno interrotto gli studi e non sono alla ricerca attiva di un’occupazione.

    Si tratta di cinque centri dislocati nei quartieri di Rivarolo – Certosa (CEL Tempi Moderni, gestito da Coopsse e CEL Ascur, gestito dalla cooperativa Ascur), Cornigliano (CEL Torretta, gestito da Agorà), Marassi (CEL Arianna, gestito da Agorà) e centro storico (CEL Il Laboratorio, gestito dalla Cooperativa omonima) e coordinati dall’Ufficio Coordinamento Inserimenti Lavorativi del Comune di Genova, che ha sede in via Fiasella.

    Come si legge sul sito del Comune, le attività principali di questi centri sono «addestramento artigianale, progetti integrati per l’assolvimento dell’obbligo scolastico e formativo, tirocini pratici in azienda, orientamento scolastico e professionale, didattica del lavoro, attività di educazione ambientale e interventi di manutenzione su aree verdi, attività ludico-sportiva». Ogni anno i CEL assistono circa 200 giovani (con una lista d’attesa che attualmente riguarda 50 persone) e sono convenzionati con circa 400 aziende: negli ultimi cinque anni sono stati avviati 607 progetti individuali, dei quali il 68% ha portato a un esito positivo (ossia inserimento del ragazzo/a in un circuito di formazione o lavoro).

    Le difficoltà economiche della pubblica amministrazione e nello specifico del Comune di Genova mettono a rischio le attività di numerosi servizi sul territorio (leggi per esempio la testimonianza del centro Zenit al Cep) fra cui i centri di educazione al lavoro. La scorsa settimana il vicepresidente di Legacoop Liguria Alessandro Frega, tramite un comunicato stampa, ha lanciato un appello al Sindaco Doria affinché si prenda in esame la salvaguardia di questo servizio: «Queste strutture rischiano di essere dimenticate visto che il loro finanziamento dipende da un altro capitolo di spesa (collegato all’Assessorato allo Sviluppo Economico) e l’Assessore Oddone ha annunciato che dal 1 agosto non ci sono più le coperture. Così il rischio di chiusura diventa reale. Questo vorrebbe dire chiudere cinque centri che ospitano a oggi 90 minori e occupano 19 educatori. Parliamo di ragazzi provenienti dall’USSM (Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni, ndr), molti sono affidati al Tribunale dei Minori, giovani immigrati in regime di protezione, alcuni sono già genitori o lo stanno per diventare: insomma parliamo di un servizio sociale, un servizio che si occupa dal 1985 di giovani e di lavoro».

    Mentre il Comune si sta impegnando a individuare le risorse per sostenere i servizi sociali, va pertanto ricordato che i centri di educazione al lavoro – a differenza di altri servizi in città – non afferiscono l’Assessorato alle Politiche Sociali ma quello allo Sviluppo Economico: «la precisazione può apparire superflua ma per noi è fondamentale perché, se da un lato ci si impegna a “salvare i servizi sociali” dall’altra noi finiamo per non essere percepiti come tali, soprattutto dall’Assessore che, dal suo punto di vista e pur dispiacendosi molto, ci considera un capitolo di spesa su cui non vi è copertura». Queste parole sono state scritte dai gestori dei centri genovesi, che hanno inviato a loro volta un appello al Sindaco Doria elencando i dati sopra esposti e sottolineando il ruolo cruciale nel rapportarsi con minori affidati ai servizi sociali (circa il 60% degli utenti), minori stranieri che hanno richiesto asilo politico e necessitano dunque di misure di protezione, minori inviati dal Tribunale sezione Penale con provvedimento di Messa alla Prova (vedi DPR 448/1998, articolo 28), minori che non hanno completato l’obbligo scolastico (per loro è attivo un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e le scuole cittadine).

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Acquisto biglietti via sms: Amt aggiusta il tiro

    Acquisto biglietti via sms: Amt aggiusta il tiro

    autobus-amt-1Dopo il nostro articolo sulle carenze del servizio di Amt per quanto riguarda l’acquisto biglietti via sms e l’anticipazione di un imminente cambio di rotta, ecco il comunicato diffuso oggi dall’ufficio stampa dell’Azienda Mobilità e Trasporti.

    Da oggi Amt Genova, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico nel capoluogo ligure, offre ai suoi  passeggeri la possibilità di acquistare da cellulare e smartphone i biglietti ordinari solo rete urbana Amt, addebitando il costo direttamente sul credito o sul conto telefonico.

    Il servizio di Mobile Ticketing, disponibile per i clienti di Telecom Italia, Vodafone Italia, Wind e 3 Italia, è realizzato in collaborazione con Netsize (azienda del gruppo Gemalto) e consente di acquistare il biglietto solo Amt inviando un semplice SMS, senza bisogno di operazioni di pre-registrazione o dell’utilizzo di una carta di credito.

    Amt dimostra di voler continuare ad investire su soluzioni innovative che permettano una migliore fruizione del trasporto pubblico locale e affianca questo servizio ad altre iniziative avviate già da tempo in materia di “infomobilità” (Infobus sms e web, Amt mobile, Amt App).

    Con il Mobile Ticketing non solo si semplifica l’acquisto, ma si risolve anche il problema della reperibilità dei biglietti, in qualsiasi luogo e momento, estendendo di fatto la rete di vendita a tutti i possessori di un telefono cellulare.

    La modalità di acquisto via sms con il credito telefonico è stata resa possibile dal decreto Digitalia, e gli operatori telefonici stanno progressivamente estendendo il servizio, dal momento che la formula riscuote ampio consenso nelle città in cui è già stata introdotta (Firenze, Bari e Savona).

    “Questa evoluzione del sistema semplifica molto la possibilità di acquistare il biglietto via sms da parte dei nostri clienti – precisa Livio Ravera amministratore unico di Amt – è un’opportunità che abbiamo sfruttato grazie all’evoluzione della tecnologia ed al supporto degli operatori telefonici. Oggi possiamo puntare a far crescere il numero degli acquirenti via sms, offrire loro un’ulteriore possibilità di acquisto, tenendo presente che abbiamo una rete di vendita tradizionale già molto estesa che conta circa mille punti su tutto il territorio. Con il biglietto facile via sms contiamo di avere uno strumento in più per agevolare la reperibilità dei titoli di viaggio anche nelle ore serali e nei giorni di festa”.

    “L’iniziativa di Amt si inserisce perfettamente tra le soluzioni smart che possono semplificare la vita dei cittadini – commenta Anna Dagnino assessore alla mobilità del comune di Genova –  E’ uno  sforzo che, con soddisfazione, vedo realizzato in questo caso anche nel trasporto  pubblico, servizio essenziale che, nonostante stia attraversando una difficile fase economica, non rinuncia all’innovazione”.

    L’acquisto del titolo di viaggio è semplice e immediato: prima di salire sull’autobus, è sufficiente inviare un SMS con il testo AMT al numero 4850209. Il biglietto arriva in pochi secondi via SMS e per 110 minuti dalla richiesta permette di viaggiare su tutte le linee Amt (esclusi Navebus e Volabus). Il costo è di 1.50 €, a cui si aggiunge il costo dell’SMS di richiesta (che può variare in funzione dell’operatore di appartenenza). La validazione è automatica e non è necessaria alcuna obliterazione.

    La transazione avviene attraverso i più avanzati standard di sicurezza, con una gestione criptata dei dati e una connessione diretta ai sistemi di tariffazione degli operatori.

    In caso di verifica è sufficiente mostrare al verificatore il biglietto ricevuto via SMS. L’azienda ricorda che fa fede l’orario di fine validità indicato sull’SMS ricevuto dal proprio operatore e che l’invio ritardato del messaggio, o fatto direttamente a bordo, può essere sanzionato come “timbratura a vista”.

    Questo servizio rende più semplice la vita dei viaggiatori, in particolare in orari serali, notturni o nei giorni festivi, risolvendo di fatto il problema della reperibilità. Permette inoltre di risparmiare il costo di esazione a bordo di € 1, applicato quando il titolo di viaggio viene comprato dall’autista.

    Le modalità di accesso al nuovo servizio di biglietto elettronico saranno promosse sugli autobus mediante avvisi e vetrofanie a bordo, con affissioni alle paline e alle pensiline di attesa, oltre che sul sito internet di Amt Genova.

  • Cep, tagli al terzo settore: a rischio le attività del Centro Zenit

    Cep, tagli al terzo settore: a rischio le attività del Centro Zenit

    voltri-palmaroLa scorsa settimana, prima che in Consiglio Comunale si annunciasse la volontà di impedire i gravi tagli al Terzo Settore, è circolato via mail (e lo abbiamo ricevuto anche in redazione) un appello per scongiurare la chiusura del Centro Zenit: si tratta di una struttura aperta dal 1996 al Cep di Prà, che ogni anno accoglie circa 100 – 150 bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni per attività di doposcuola, gioco e (dove necessario) per gestire la relazione con le famiglie e con i servizi sociali.

    I tre educatori del centro, supportati periodicamente da tirocinanti e volontari di servizio civile, operano in sinergia con Arciragazzi, con le associazioni del territorio a partire dal Consorzio Pianacci, le scuole, la parrocchia e la comunità islamica (che in questo quartiere è la più numerosa di Genova).

    Dopo la seduta in Consiglio Comunale dello scorso giovedì, Daniela Matranga, responsabile del centro, sembra essere più ottimista: «Il Comune sembra aver compreso che i tagli al terzo settore sono una via non praticabile, poiché si tratta di un servizio fondamentale per la città, e hanno sottoscritto un impegno verbale a trovare le risorse necessarie: i primi riscontri dovrebbero arrivare in un paio di settimane, ma il timore è che – per dare nuovi fondi al sociale – qualche altro settore ne subirà il contraccolpo. Tuttavia è ancora presto per dire cosa accadrà e quali strategie si attueranno e ci permetteranno di continuare il nostro lavoro». 

    Come meglio precisato da Enrico Testino «servizi come quello fornito da Zenit sono presenti in tutti i quartieri periferici di Genova e sono un supporto importante per il Comune, che non ha le risorse per gestire direttamente questo tipo di attività. Tuttavia, i servizi di animazione sociale sono ritenuti meno prioritari rispetto a quelli di “accudimento”, verso i quali sono destinati principalmente i pochi fondi disponibili. La chiusura di Zenit o di servizi analoghi significadi fatto, che il Comune cessa di occuparsi delle sue periferieArrivare a luglio senza bilancio è una situazione nuova e al tempo stesso rischiosa: le attività del Centro non si possono interrompere, neanche per un breve periodo, perché rischia di incrinarsi il tessuto di relazioni sociali e fiducia che da anni rendono possibile l’operato nel quartiere».

    Inoltre, gli educatori e volontari del Centro Zenit si occupano anche, da circa due anni, della gestione della biblioteca Firpo: «circa due anni fa – spiega Daniela Matranga – il Comune ha annunciato di non avere più le risorse necessarie a tenere aperta la biblioteca. In quello stesso periodo noi eravamo alla ricerca di una nuova sede. Abbiamo unito le due esigenze reciproche e da allora operiamo sia come educatori sia come servizio bibliotecario: l’eventuale chiusura di Zenit cagionerebbe anche la sospensione delle attività in biblioteca, l’unica presente nel quartiere».

     

    Marta Traverso