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  • Democrazia e cittadini: nasce il Laboratorio partecipativo

    Democrazia e cittadini: nasce il Laboratorio partecipativo

    Sestri Ponente, GenovaUn progetto che ambisce a diventare un esempio per l’intera città, avvicinando i cittadini alla politica intesa nel senso più nobile del termine, partendo dai bisogni primari, quelli che emergono dal territorio, per stimolare riflessioni che conducano a scelte condivise. Stiamo parlando del “Laboratorio partecipativo” promosso dai cittadini del Municipio Medio Ponente, un percorso di partecipazione democratica avviato sul finire di novembre che oggi muove i primi passi e con l’inizio del nuovo anno si tradurrà in realtà. «Crediamo che il terreno della politica, inteso come azione di cittadinanza attiva e quindi accessibile a tutti, debba essere riscoperto, rivisitato e rinnovato – spiegano i promotori dell’iniziativa – L’obiettivo è quello di costruire, intorno ad un problema collettivo, la ricerca delle sue possibili soluzioni, attraverso luoghi e momenti di discussione, organizzati secondo regole condivise, inclusive, entro tempi rigorosamente prestabiliti, sulla base di un’informazione e di una documentazione ampia, trasparente e paritaria».

    Il primo appuntamento, convocato in tempi ristretti, è stato un successo: Giovedì 29 novembre una settantina di persone hanno seguito la presentazione del progetto a cui hanno partecipato, tra gli altri, la dott.ssa Michela Freddano (Università di Genova) e Giuseppe Spatola (Presidente del Municipio VI – Medio Ponente).
    «È un tentativo di mettere in piedi un processo di partecipazione istituzionalizzata – racconta Loris Viari, un cittadino che ha deciso di impegnarsi nel laboratorio – in grado di coinvolgere le associazioni del Municipio Medio Ponente (in particolare Sestri Ponente e Cornigliano), la cittadinanza attiva, ossia singole persone senza appartenenze politico-associative ma che vogliono partecipare alle scelte del territorio ed infine la componente istituzionale, ovvero il Municipio Medio Ponente».
    Quest’ultimo diventa il luogo in cui si attua la scelta politica, senza dimenticare il fatto che l’ente municipale, nonostante sia l’istituzione più vicina ai cittadini, gode di poteri assai limitati (pareri non vincolanti, spesso è scavalcato o addirittura tenuto all’oscuro, ecc.).

    «Abbiamo coinvolto l’Università di Genova quale elemento terzo nel processo – continua Viari – La dott.ssa Michela Freddano si è già occupata di processi partecipati. A suo tempo ha seguito il Dibattito Pubblico sulla Gronda di Ponente per studiarne le dinamiche. L’Università è l’elemento di facilitazione per interfacciarci in maniera più agevole con le istituzioni».
    L’obiettivo del laboratorio «È arrivare ad elaborare decisioni condivise – sottolinea Viari – sempre partendo dal presupposto che l’ultima parola spetta alle istituzioni. Ma nel momento in cui queste ultime dovessero fare una scelta diversa rispetto alla decisione condivisa, saranno chiamate a fornire adeguate spiegazioni ai cittadini. In prospettiva futura l’obiettivo è avviare il processo partecipativo in merito alle scelte che sono previste sul territorio di riferimento del Municipio Medio Ponente. Ma il nostro ha tutte le caratteristiche per divenire una sorta di “progetto pilota”, un modello per l’intera città».

    Oggi la parola partecipazione è un termine “magico” che, spesso a sproposito, compare sulla bocca di numerosi esponenti politici. Ma la presunta necessità di coinvolgere i cittadini nei processi decisionali si traduce sempre in fatto concreto? Oppure, a volte, si trasforma in specchietto per le allodole, insomma uno strumento utile soltanto per pulirsi la coscienza da parte delle istituzioni?
    «Se questi percorsi sono trasparenti possono diventare un successo – ribadisce Viari – Se, invece, prendono strade strumentali (per interessi politici, personali, o altro) l’effetto è l’opposto, ovvero un allontanamento brutale dalla politica e dall’attivismo».
    «La nostra idea è quella di riattivare la cittadinanza attiva – continua Loris Viari – Abbiamo l’ambizione di riavvicinare le persone alla politica nelle forme più immediate e concrete: quelle del territorio di riferimento. Guardando ancora più in alto miriamo ad abbattere il muro dell’astensionismo».

    Per mettere in moto il progetto occorre innanzitutto creare i presupposti affinché sia possibile «Una trasmissione dell’informazione trasparente e costante – spiega Viari – attraverso la quale sollecitare le persone a partecipare. A gennaio abbiamo programmato una giornata seminariale, sempre con il supporto dell’Università, per condividere gli strumenti necessari per iniziare il lavoro. Lanciamo l’invito a tutti i soggetti, singoli e associativi, interessati (per informazioni scrivere all’indirizzo mail: medioponentepartecipa@gmail.com). Dopo questa giornata il laboratorio potrebbe partire. In seguito occorrerà trovare una sede fisica per incontrarsi e confrontarsi».

    Al fine di allargare la platea dei possibili soggetti interessati al Laboratorio partecipativo del Medio Ponente «Vogliamo installare delle postazioni multimediali con software libero (ad esempio presso il Centro Civico di Cornigliano, Palazzo Fieschi e la Biblioteca Bruschi-Sartori a Sestri Ponente, ecc.) – aggiunge Viari in modo da consentire a chi vuol mettersi in rete di trovare tutta la documentazione relativa al laboratorio e alle discussioni che affronteremo di volta in volta. Stiamo pensando anche alla possibilità, attraverso questa rete, di comunicare direttamente con il Municipio Medio Ponente. La nostra sarà una democrazia digitale a costo zero grazie a computer riciclati e software libero».

    Occorre ricordare che i municipi dovrebbero dotarsi di un regolamento sulla partecipazione. Purtroppo, però, diversi enti municipali hanno disatteso la prassi e non si sono dotati di alcunché. «Sarebbe opportuno che la realizzazione del regolamento avvenisse tramite un percorso partecipato – afferma Viari – L’esperienza del Medio Ponente assume il valore di apripista: studiando un modello di regolamento sulla partecipazione che potrebbe essere fatto proprio dallo stesso Comune di Genova. In maniera tale da avere un’omogeneità di strumenti, regole e obiettivi». D’altra parte, se davvero si crede fermamente in un percorso simile «Bisogna avviare la partecipazione, l’azione, l’informazione e la condivisione – conclude Viari – gli atti formali, i regolamenti e tutto il resto, saranno la naturale conseguenza».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Diego Arbore]

  • Natale a Marassi: la denuncia della situazione delle carceri italiane

    Natale a Marassi: la denuncia della situazione delle carceri italiane

    Un presidio davanti alla casa circondariale di Genova Marassi, un Natale diverso organizzato da Radicali e Socialisti, insieme ai parenti dei detenuti, per sostenere la battaglia che da anni conduce Marco Pannella in difesa dei diritti dei reclusi, quotidianamente calpestati all’interno dei penitenziari italiani.

    L’iniziativa “Natale a Marassi”, si svolgerà il 25 dicembre dalle ore 9:30 alle 11:30 «Per dare un segno diverso alle festività e dare un concreto sostegno a Marco Pannella, noi Radicali insieme ad esponenti del PSI genovese abbiamo organizzato un presidio di militanti e di parenti di detenuti davanti ai cancelli del carcere di Marassi, con battitura di stoviglie, per esprimere vicinanza ai reclusi proprio nel giorno in cui la disperazione e l’abbandono sono più sentiti e sofferti».

    «Da tredici giorni Marco Pannella sta conducendo una dura e straordinaria lotta per richiamare l’attenzione delle istituzioni su due punti principali: sulla necessità e urgenza di affrontare la crisi della giustizia e l’emergenza del sovraffollamento delle carceri; sul silenzio dell’informazione e l’assenza di ogni confronto-dibattito sulla questione, che imporrebbe importanti decisioni legislative – continua la nota di Radicali e PSI Il drammatico sciopero della fame e della sete di questi giorni è l’ultimo di una serie di iniziative che da anni il Partito Radicale conduce per denunciare come sia fuori legge, rispetto alla nostra Costituzione, lo Stato di diritto nel nostro Paese. Basti pensare a come il Parlamento ignorò completamente quanto deliberato dai cittadini con il referendum “Tortora” del 1987, per l’introduzione nel nostro ordinamento di una effettiva responsabilità civile dei magistrati. Nel solco delle tante battaglie che hanno segnato positivamente la vita politica e civile della nostra società, oggi Marco Pannella continua a denunciare lo stato drammatico delle carceri italiane, epifenomeno di una giustizia penale e civile che, oltre a tenere sotto scacco le vite dei cittadini, contribuisce non poco ad aggravare la crisi economica in corso, con costi elevati per le nostre imprese (basti pensare al dramma dei ritardi nei pagamenti e ai dati contenuti nel rapporto Doing Business 2012 della Banca Mondiale), senza contare le continue e pesanti condanne da parte della giurisdizione europea».

    Aggiornamento 26/12/2012:

    REPORT DELLA VISITA ISPETTIVA CONDOTTA OGGI A MARASSI DA UNA DELEGAZIONE COMPOSTA DA RADICALI E SOCIALISTI, ACCOMPAGNATA DAL SEN. CLAUDIO GUSTAVINO E DELL’ON. MARIO TULLO.

    Oggi, 26 dicembre 2012, una delegazione di Radicali e Socialisti, accompagnati dall’on.Mario Tullo e dal sen. Claudio Gustavino, ha condotto una visita ispettiva di circa due ore presso il carcere di Marassi. La delegazione era composta da Michele De Lucia, tesoriere di Radicali Italiani; Deborah Cianfanelli, membro di direzione di Radicali Italiani; Marta Palazzi, segretaria dell’associazione Radicali Genova; Angela Burlando, del Partito Socialista Italiano di Genova.

    La visita è avvenuta dopo 14 giorni di sciopero totale della fame e della sete di Marco Pannella, “per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà”.

    «Marassi è il carcere più grande della Liguria, con una capienza di circa 450 posti, ma si trova, come gli altri istituti, in una situazione di endemico sovraffollamento: al momento della visita infatti i detenuti risultano essere 733, quasi il doppio del limite stabilito dalla legge spiega una nota diramata dai Radicali Tra questi, i condannati definitivi sono 251, un percentuale davvero bassa, ennesima testimonianza del malfunzionamento della giustizia italiana».

    «Il carcere dispone di un centro clinico con 45 detenuti: il primo piano dedicato al cosiddetto sostegno integrato, con l’assistenza di uno psichiatra tutti i giorni dalle 8 alle 19 e la presenza di alcune cooperative sociali che si occupano di far svolgere alcune attività ai 10 reclusi. Il secondo piano è dedicato ai casi che necessitano di assistenza sanitaria. Si tratta di detenuti con problemi di salute provenienti da tutta la Liguria, in quanto Marassi è l’unica struttura che può ospitarli. Al terzo piano, separati dagli altri, vi sono i malati di HIV. Ogni cella, di uno o due letti, dispone di bagno e doccia, grazie alla ristrutturazione completata di recente».

    «A margine si fa notare come patologie quali l’HIV o epatite C, di cui sono affetti buona parte dei detenuti tossicodipendenti, sono totalmente incompatibili con il regime carcerario, e soprattutto non consentono l’applicazione della legge 230/99, che prevede pieno accesso all’assistenza sanitaria per tutti i cittadini, anche se reclusi – continua la notaL’art. 94 della legge sulle tossicodipendenze (la Fini-Giovanardi) prevede l’affido per uso terapeutico, che tuttavia nei fatti è precluso alla totalità degli immigrati e applicato in modo solo parziale ai tossicodipendenti italiani».

    «L’ispezione è proseguita nella sezione II, riservata ai condannati definitivi. In questa sezione il sovraffollamento raggiunge punte drammatiche: la media per ogni cella è di 8-9 detenuti, che dormono in letti a castello di due o tre piani: in ogni cella c’è un solo bagno per tutti, mentre le docce sono ancora in comune, cinque per ogni piano. I lavori per installare la doccia in ogni singola cella sono iniziati a partire dall’ultimo piano della II sezione. I detenuti sono quindi costretti in pochi metri quadrati per 20 ore al giorno, tranne le due ore d’aria mattutine e due pomeridiane».

    «Nella III sezione sono reclusi i detenuti con sentenza definitiva, ma in regime di custodia attenuata o di semilibertà: si tratta di tossicodipendenti od ex tossicodipendenti che possono circolare liberamente fuori dalle proprie celle, dotati di cucina, spazi in comune, stanze con due letti, bagno in cella e docce in comune».

    «Un dato positivo è rappresentato dalla scolarizzazione: un corso di elementari, due di scuola media, un corso odontotecnico con laboratorio frequentato da 23 persone; un corso di grafica pubblicitaria frequentata da 20 persone. Il provveditorato agli Studi ha destinato un’apposita sezione scolastica per il carcere di Marassi».

    «Gli sforzi della direzione carceraria vanno verso un maggiore coinvolgimento dei detenuti in attività all’esterno del carcere: questa volontà però si scontra con il taglio dei fondi e delle borse di lavoro erogate dalle amministrazioni per poter garantire una attività lavorativa ai detenuti – sottolinea il comunicato stampa – Vi sono state alcune esperienze positive recentemente, come il lavoro di ripulitura del cimitero di Staglieno eseguito da 15 detenuti per 6 mesi, ma sono operazioni di difficile ripetibilità. Il carcere dispone di una panetteria, in cui lavorano solo 4 addetti, ed una falegnameria, inutilizzata per la maggior parte del tempo per mancanza di appalti. All’interno del carcere viene svolto un laboratorio teatrale ed è in corso la costruzione di un teatro vero e proprio».

    «Nonostante gli sforzi del personale di polizia penitenziaria e degli operatori carcerari per garantire il miglior funzionamento possibile dell’istituto, persistono anche a Marassi i problemi che affliggono tutte le carceri italiane e più complessivamente, a partire dal sovraffollamento, lo stato di illegalità che ha fatto collezionare al nostro Paese condanne su condanne ad opera della Corte europea dei diritti dell’uomo, al punto che l’Italia si trova sotto il costante monitoraggio da parte del Comitato dei Ministri della Corte Europea – conclude la nota – Il carcere è più che mai uno dei più gravi epifenomeni dello sfascio della giustizia, i cui gravissimi effetti e costi in termini civili, sociali, politici ed economici sono sempre più evidenti».

  • Valle Scrivia: a Busalla l’energia pulita spazza via l’eternit

    Valle Scrivia: a Busalla l’energia pulita spazza via l’eternit

    BusallaBusalla, e la Liguria, si aggiudicano il secondo posto come maggior impianto per potenza installata nell’ambito della campagna nazionale “Eternit Free”, promossa da Legambiente e AzzeroCO2, che ha portato alla bonifica di oltre 100.000 mq di eternit in tutta Italia ed alla loro sostituzione con impianti fotovoltaici, con benefici per la salute e per l’ambiente, sfruttando l’extraincentivo previsto nel “Quarto conto energia” per la sostituzione delle coperture dei tetti in amianto.

    L’esperienza con l’azienda della Valle Scrivia – la TI GROUP AUTOMOTIVE (produzione e lavorazione di tubi di acciaio) – inizia con l’adesione alla campagna nel 2011, a poche settimane dal lancio dell’iniziativa in Liguria e si concretizza nell’Agosto dello stesso anno con la firma dell’accordo per lo sviluppo del progetto da parte della ESCo AzzeroCO2.

    I lavori di bonifica e la realizzazione dell’impianto, che viene allacciato ufficialmente il 26 Agosto 2012 ancora in tempo per rientrare nel Quarto Conto Energia, permettono la bonifica in totale sicurezza di oltre 15.000 mq di Eternit, l’installazione di 1,8 MW di potenza con un contributo di 1.249 t di CO2 annue evitate.

    ETERNIT FREE a livello nazionale è stata un’importante esperienza di collaborazione tra Enti pubblici, Aziende private e Associazioni che ha portato ad importantissimi risultati in termini di potenza installata totale, oltre 11 MWp di impianti fotovoltaici, ma che non ha potuto concretizzare le tante richieste inoltrate a causa della mancanza di sostegno agli investimenti e soprattutto dell’instabilità del sistema di incentivazione nazionale.

    «Solo in Liguria sono pervenute richieste di adesione da parte di Comuni per la bonifica di oltre 2500 mq di superficie di eternit, mentre da parte di aziende e privati sono giunte adesioni per un totale di 30.000 mq, che porterebbero ad un potenziale installato pari a circa 4 MW – commenta Santo Grammatico, Presidente regionale di Legambiente – Questo è l’esempio che una politica energetica basata sulla diffusione capillare delle fonti rinnovabili sarebbe possibile, ma a livello nazionale si preferiscono altre strade, ancora legate alla produzione energetica da fonti fossile, sussidiate per 9 miliardi di euro all’anno».

    Appare quindi fondamentale che lo Stato proponga nuove forme di incentivazione oltre il Conto Energia, come sottolinea Giuseppe Gamba, Presidente di AzzeroCO2, all’interno del Dossier della Campagna Eternit Free: un sistema di incentivazione attraverso il rilascio di Titoli di Efficienza Energetica più efficaci per la sostituzione di coperture ad alto rendimento energetico e la regolamentazione delle RIU (Reti interne di Utenza) e dei SEU (Sistemi Efficienti di Utenza) anche per superfici di amianto poco estese ma in prossimità di forti utenze elettriche.

  • Giornata d’azione contro il razzismo: fermiamo la strage dei migranti

    Giornata d’azione contro il razzismo: fermiamo la strage dei migranti

    Il 18 dicembre ricorreva la giornata d’azione globale contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati.

    «Oltre ad esigere la ratificazione o applicazione della Convenzione per i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie (firmata il 18 dicembre 1991), quest’anno consideriamo importante dare visibilità e denunciare collettivamente la tragedia che, quotidianamente, si consuma alle frontiere – spiegano in un volantino le associazioni Cgil, Arci, Acli, Auser, Libera e Senza Paura – Ogni giorno migliaia e migliaia di migranti muoiono o scompaiono nel viaggio verso un futuro migliore. Due situazioni, tra le molte che esistono, ci hanno portato a dare priorità a questo argomento. Da una parte la lotta che stanno facendo i familiari dei giovani tunisini che esigono dagli stati italiano e tunisino e dall’Unione Europea la verità sulle circostanze in cui sono morti o scomparsi i loro figli nel mare mediterraneo, uno dei mari più controllati del mondo. Dall’altra la tenacia delle famiglie centroamericane che da anni organizzano la “carovana della dignità” lungo la frontiera alla ricerca dei loro cari scomparsi in transito per il Messico».

    Il 21 dicembre 2012, dalle 16.30 alle 18.30, Cgil, Arci, Acli, Auser, Libera e Senza Paura hanno organizzato nelle piazze principali della città (San Lorenzo, De Ferrari, Piccapietra) una diffusione itinerante del volantino sopra citato per rappresentare efficacemente la tragedia che quotidianamente si consuma alle frontiere o nel nostro mar Mediterraneo.

    «L’obiettivo è che nuovamente il 18 dicembre 2012 si uniscano tutte le campagne che si stanno realizzando nel mondo su questa tematica e che la giornata d’azione globale diventi ancora quello spazio unitario per far sentire con forza un urlo di protesta che esiga verità e giustizia per i migranti morti o scomparsi nel nulla – sottolineano le associazioni – Ciò che accomunerà tutte queste iniziative sarà il logo della giornata che è possibile scaricare dal sito web www.globalmigrantsaction.org».

    Lo scopo della giornata d’azione globale è «Contribuire a dare maggiore visibilità alle attività che quotidianamente già si fanno in difesa dei diritti dei migranti concludono Cgil, Arci, Acli, Auser, Libera e Senza Paura – e favorire la costruzione di un movimento globale dei migranti e di chi li sostiene».

  • Liceo D’Oria: alcune proposte per cambiare la scuola

    Liceo D’Oria: alcune proposte per cambiare la scuola

    liceo d'oriaQuando frequentavo il liceo mi è stato insegnato che non dovevo studiare per prendere 6, quanto piuttosto per prendere 8, meglio ancora per prendere 10. Di rado è capitato che qualcuno provasse a trasmettere un concetto differente: studiare non per un voto (o meglio, non solo per un voto), ma per imparare cose che ancora non si sanno, per sviluppare capacità di analisi e spirito critico, per imparare a lavorare in gruppo e confrontarsi con gli altri.

    Questi i temi di cui si è parlato questa mattina al liceo classico D’Oria, durante l’assemblea di istituto. “Come possiamo ripensare la nostra scuola?”, è il punto di partenza dell’incontro, così descritto dalla rappresentante degli studenti Maddalena.

    Un’assemblea viva e partecipata, dove studenti e professori presenti hanno discusso e messo sul piatto proposte concrete per migliorare la loro istruzione nel quotidiano.

    Il tutto è partito da un video di Sir Ken Robinson, dal titolo Il paradigma dell’educazione, che potrete vedere in coda all’articolo: il nostro sistema educativo distingue gli studenti in accademici (con formazione classica e che conoscono le nozioni loro trasmesse) e non accademici (privi di formazione classica): i primi sono comunemente ritenuti ” studenti brillanti”, i secondi no.

    Il nuovo paradigma scolastico dovrebbe valorizzare da un lato interessi, attitudini, creatività del singolo, dall’altro capacità di lavorare in gruppo dando rilievo ai punti di forza di ciascuno, nell’ottica di quello che viene chiamato pensiero divergente. Lo studioso J.P. Guilford definisce questo concetto come la “capacità di produrre una gamma di possibili soluzioni per un dato problema”. Esempio: quanti modi ci sono di utilizzare un comune fermaglio per la carta? (almeno 200, secondo i teorici).

    All’assemblea sono stati mostrati due esempi di applicazione concreta del pensiero divergente. Massimo Chiesa, direttore artistico del Teatro della Gioventù (che con alcune scuole superiori di Genova ha attivato il laboratorio “Innamorarsi del teatro“), ha raccontato di come l’amore per il teatro abbia compensato una carriera scolastica poco brillante: “Non bisogna per forza essere creativi a tutti i costi, ma si può e si deve essere meno “ingabbiati” e più liberi nel proprio modo di rapportarsi con l’arte e lo studio“.

    Tobia Lorenzani e Jacopo Sterlocchi sono due dei quattro fondatori di FreeFutool, un quaderno di appunti stampato in 50.000 copie e distribuito gratuitamente agli studenti universitari di Genova, Torino e Milano, un progetto che si autofinanzia attraverso la pubblicità posta nella parte inferiore di ogni foglio. “Durante l’università abbiamo iniziato a fare il “gioco della startup“: ogni giorno, ognuno di noi aveva il compito di inviare una mail agli altri con unidea. FreeFutool era una di queste idee: noi soci abbiamo quattro specializzazioni diverse – finanza, marketing, management e design – e ognuno di noi sfrutta al massimo questa sua competenza, in relazione con le competenze degli altri“.

    Più grandi di pochi anni degli studenti che li ascoltano, questo è il loro consiglio: “L’Italia è, dopo la Germania, il Paese europeo più florido di startup: si tratta di aziende, ma prima ancora sono idee. Quello che voi ragazzi dovete fare è dare valore alla vostra curiosità: da qui nasce la voglia di imparare cose nuove, di confrontarvi, da qui derivano le idee“.

    Idee che vengono presentate oggi dagli stessi studenti, in un’assemblea cui hanno assistito il preside e alcuni insegnanti. Qualche esempio? Leggere il giornale in classe e discuterne, dare maggiore rilievo all’ora di educazione civica (accorpata a storia e raramente svolta), fare un giorno di autogestione al mese in cui gli studenti possono preparare un argomento (non necessariamente scolastico) da esporre agli altri, analizzare opere letterarie, filosofiche e di storia alla luce dell’attualità, e così via.

    Il passo successivo, come sottolineato dai rappresentanti di istituto del D’Oria, sarà applicare alcune di queste proposte a partire dall’anno scolastico in corso e coinvolgere anche altre scuole della città.

    Questo il video di Ken Robinson che ha ispirato l’incontro di oggi.

    Marta Traverso

  • Giorno della memoria 2013: “La tregua”, reading collettivo

    Giorno della memoria 2013: “La tregua”, reading collettivo

    Giornata della memoriaDomenica 27 gennaio 2013, Giorno della Memoria, Palazzo Ducale ospiterà un evento organizzato dal Centro Culturale Primo Levi: una lettura pubblica collettiva del romanzo “La tregua” di Primo Levi, che riprende l’iniziativa analoga svoltasi lo scorso anno con “Se questo è un uomo”.

    Chiunque può partecipare: non è necessario iscriversi, è sufficiente mettersi in coda e ognuno leggerà il passo seguente a quello di chi lo precede. La lettura durerà per l’intera giornata del 27 gennaio.

    Un modo non soltanto per ricordare le tragiche vicende della Shoah e per riflettere sul passato, ma un’opportunità per progettare un futuro di tolleranza e di pace senza dimenticare gli orrori della nostra storia recente.

  • Campagna elettorale: appello di Libera Liguria alle forze politiche

    Campagna elettorale: appello di Libera Liguria alle forze politiche

    elezioniLibera Liguria si appella alle forze politiche e movimenti attivi in Liguria affinché nella formazione delle liste per l’imminente campagna elettorale non vengano inseriti candidati con condanne o processi in corso per reati gravi, quali corruzione, mafia, terrorismo, ecc.

    In questi giorni i coordinamenti provinciali, i presidi e l’assemblea regionale di LIBERA si sono confrontati sul tema delle liste “pulite” in vista della imminente campagna elettorale.

    «Il Decreto “liste pulite”, presentato dal Governo Monti, prevede l’incandidabilità per chi ha subito condanne definitive per peculato, corruzione, concussione, terrorismo, mafia fino ad 2 anni e 1 giornospiega il coordinamento territoriale di Libera Liguria – Il decreto legislativo verrà esaminato dalle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia di Camera e Senato in settimana. Anche se questa legge non ha ancora l’efficacia da noi auspicata, crediamo che sia necessario che il Parlamento esprima un parere obbligatorio non vincolante per il governo (che poi dovrà approvare definitivamente il decreto legislativo, mandarlo alla firma del Capo dello Stato e pubblicarlo in Gazzetta ufficiale). I fatti di cronaca che in questi mesi hanno interessato il malcostume di personaggi politici in parlamento e nei consigli regionali, l’infiltrazione mafiosa di amministrazioni locali, il commissariamento di comuni nel Nord compreso alcuni del ponente ligure, crediamo debbano essere gli esempi concreti per cui i partiti politici che si cimentano nella formazione delle liste di candidati, si impegnano a promuovere una selezione delle candidature proponendo all’elettorato persone di provati valori democratici e di onestà».

    Per questo Libera Liguria rivolge un appello alle forze politiche e movimenti presenti in Liguria in attività per la prossima campagna elettorale di «Mostrare rispetto per l’elettorato proponendo candidature senza carichi pendenti. Libera, auspicando una campagna elettorale che metta a confronto programmi, dedizioni e disponibilità personali, augura anche che possa riconoscere agli eletti il successo dovuto all’impegno per la crescita della cultura della legalità e della sicurezza e della giustizia».

    L’obiettivo è quello di «Suggerire che non vengano candidate persone, non solo con condanne, ma con processi in corso per corruzione, mafia, terrorismo, perché questo Paese non se lo può più permettere – conclude Libera Liguria – Se così non fosse allora spetta a noi cittadini riprenderci la sovranità ed evitare di votare persone che hanno macchie di questo genere. Gli eletti saranno contattati dal nostro coordinamento per una iniziativa pubblica in occasione della quale apriremo un confronto sugli impegni dei parlamentari in ordine al tema della difesa della legalità democratica e della lotta contro tutte le mafie».

  • Comitato StopOPG: paura per il futuro dei pazienti, lettera al Ministro

    Comitato StopOPG: paura per il futuro dei pazienti, lettera al Ministro

    Il comitato StopOPG – che racchiude numerose realtà (associazioni, sindacati, forum per i diritti, fondazioni, ecc.) impegnate su tutto il territorio nazionale per l’abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari scrive al Ministro della Salute, Renato Balduzzi, al Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani e al Presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, Ignazio Marino, per denunciare il rischio che l’annunciato superamento degli OPG possa tradursi nella chiusura di essi con il conseguente trasferimento dei pazienti in strutture regionali (una sorta di “mini OPG”), ovvero nuovi contenitori dove attuare le misure di sicurezza, senza puntare sul recupero delle persone attraverso progetti terapeutici e riabilitativi individuali.

     

    Ecco il testo della missiva:

    Oggetto: chiudono gli OPG o riaprono i manicomi ? PROPOSTE

    Ministro della Salute prof. Renato Balduzzi
    Presidente della Conferenza delle Regioni e P.A. dott. Vasco Errani
    p.c. Presidente Commissione d’inchiesta efficacia efficienza SSN sen. Ignazio Marino

    Roma, 11 dicembre 2012

    Egregio Ministro, egregio Presidente,
    siamo molto preoccupati sullo stato di attuazione del processo di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari OPG.
    Infatti, in seguito

    – all’approvazione del Decreto Ministeriale 1o ottobre 2012Requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi delle strutture residenziali destinate ad accogliere le persone cui sono applicate le misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e dell’assegnazione a casa di cura e custodia“;
    -alle due Intese, sancite in Conferenza Unificata il 6.12.2012, sul riparto dei finanziamenti destinati agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, ex art. 3 ter della Legge 9/2012;

    il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari sta per risolversi con il mero trasferimento delle persone attualmente internate negli OPG e CCC nelle “strutture speciali regionali” (che abbiamo chiamato “mini OPG”).

    In particolare:
    – L’intesa sul riparto conferma a tutto campo quanto abbiamo più volte denunciato in riferimento all’articolo 3 ter della legge 9/2012: il non superamento dell’ospedale psichiatrico giudiziario ma la sua trasformazione in “strutture speciali regionali” che diventano i “nuovi contenitori” dove attuare le misure di sicurezza. Di più sembra oggi possibile perfino il mantenimento di alcuni attuali Opg, suddivisi in moduli da 20, di cui verrà cambiato solo il nome.

    Bisogna evitare che ciò accada e pertanto, nel procedimento attuativo dei riparti (con i programmi regionali da approvarsi con decreto del Ministro della Salute) PROPONIAMO:

    1. Le risorse vanno destinate ai Dipartimenti di Salute Mentale per progetti individuali finalizzati alle dimissioni degli/delle internati/e o per progetti di alternativa alla misura di sicurezza detentiva in Opg o Ccc (vedi sentenze Corte Costituzionale 253/2003 e 367/2004 richiamate dall’allegato 1C Dpcm 1.4.2008) Così da evitare i “mini OPG” o i “manicomi regionali”.
    2. Vanno attuate le “dimissioni senza indugio”, come sollecitato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul SSN ai Ministri della Salute e della Giustizia, che risultano possibili immediatamente per i due terzi delle persone internate attraverso la presa in carico dei DSM, che porterebbero già alla chiusura di alcuni Opg.

    Sulle risorse di parte corrente (38 milioni nel 2012 ma saranno 55 milioni dal 2013):
    I 38 milioni di parte corrente per il 2012 (55 milioni dal 2013) sono ripartiti tra le regioni al 50% in base alla popolazione regionale complessiva e al 50% in base al numero di internati residenti in ciascuna regione.
    – Questo criterio (50% popolazione complessiva 50% internati), secondo il decreto, si motiva perché le risorse servono in parte per l’attivazione delle strutture ed in parte per il rafforzamento dei servizi del Dipartimento di Salute Mentale DSM (si citano ambulatori e residenze).
    – Per assegnare queste risorse, ogni regione deve presentare uno specifico programma assistenziale (vedi 6° capoverso decreto riparto spesa corrente) da approvarsi con Decreto del Ministro della Salute.

    PROPONIAMO:
    1. Il programma assistenziale della regione, sottoposto al vaglio e al decreto del Ministro della Salute, deve contenere i progetti terapeutico riabilitativi individuali, a cura del DSM competente, finalizzati prioritariamente alle dimissioni e all’esecuzione delle misure di sicurezza “alternative” all’internamento.
    2. Siccome spetta al DSM il dovere di garantire i LEA sanitari, a partire dalla presa in carico di tutti gli internati, le risorse devono essere destinate al suo rafforzamento, al budget per i progetti terapeutico riabilitativi.

    Sulle risorse in conto capitale (anni 2012 e 2013: 173,8 milioni di euro)
    Sulle strutture ribadiamo il dissenso già espresso; così come sono concepite nella legge 9/12 e poi nel decreto relativo ai loro requisiti, si configurano come “mini OPG”. Con un peggioramento introdotto da questo riparto: sono previste strutture interregionali (vedi articolo 2 decreto riparto conto capitale) che andranno a costituire grandi strutture – pur divise in moduli, manterranno persone internate fuori dalla loro regione, rafforzeranno meccanismi di delega da parte di alcuni Dsm e principalmente rischiano di tenere in piedi alcuni Opg suddivisi in moduli.

    Inoltre è sparito qualsiasi riferimento al rapporto tra le strutture e i progetti terapeutico riabilitavi individuali. Con il “decreto Balduzzi” (ora articolo 6 legge 189/2012) era stato così modificato l’articolo 3 ter della legge 9/2012: “Le predette risorse … sono ripartite tra le regioni,…, previa intesa .., ed assegnate alla singola regione con decreto del Ministro della salute di approvazione di uno specifico programma di utilizzo proposto dalla medesima regione che deve consentire la realizzabilità di progetti terapeutico-riabilitativi individuali”. Questa formulazione non è stata riportata nel decreto di riparto.
    – Ogni regione, per ottenere l’invio del finanziamento spettante deve presentare entro 60 giorni uno specifico programma al Ministero della Salute che, con Decreto, lo dovrà approvare.

    PROPONIAMO:
    1. Anche i finanziamenti in conto capitale devono essere assegnati e gestiti dal DSM, che decide come è necessario investire i fondi in per “consentire la realizzabilità di progetti terapeutico-riabilitativi individuali (ex articolo 3 ter della legge 9/2012 come modificato dall’articolo 6 della legge 189/2012) per dimissioni ed esecuzione della misura di sicurezza alternativa al’internamento.
    2. Quindi, il programma della regione, sottoposto all’approvazione con decreto del Ministro della Salute, deve contenere i progetti terapeutico riabilitativi individuali, a cura del DSM competente, finalizzati prioritariamente alle dimissioni e all’esecuzione delle misure di sicurezza “alternative” all’internamento.

    INFINE PROPONIAMO
    l’istituzione di una specifica autorità di garanzia nazionale (che possa agire anche con funzioni commissariali ad acta) per l’attuazione dei programmi delle regioni e per il loro monitoraggio.

    Comprendiamo che “recuperare” il ritardo con cui si è proceduto all’attuazione delle norme per il superamento degli OPg comporti l’adozione di provvedimenti immediati, ma occorre evitare che la domanda che avevamo rivolto: “chiudono gli OPG o riaprono i manicomi ?” si trasformi in una desolante affermazione.

    Infine, ribadiamo che il definitivo superamento dell’Opg possa solo essere raggiunto con la modifica degli articoli del codice penale 88 e 89, altrimenti gli Opg (vecchi o nuovi) continueranno ad essere alimentati da nuovi ingressi. Sono quegli articoli del codice Rocco che, associando “follia” ad incapacità di intendere e di volere e a “pericolosità sociale”, hanno mantenuto in vita l’Opg e dunque un canale “parallelo e speciale” per i malati di mente che commettono reati.
    La legge Basaglia aveva invece finalmente eliminato uno statuto speciale per il malato di mente e sancito la sua entrata nella cittadinanza.

    In attesa di un urgente riscontro, inviamo cordiali saluti
    p. stopOPG
    Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Francesca Moccia.
    StopOPG

  • Comitato ospedale Sestri Ponente: lettera al segretario Pd Bersani

    Comitato ospedale Sestri Ponente: lettera al segretario Pd Bersani

    SanitariIl Comitato per la salvezza dell’ospedale di Sestri Ponente scrive una lettera aperta al segretario nazionale del Partito Democratico, nonché candidato premier del centro-sinistra, Pierluigi Bersani, per contestare la politica sanitaria della Regione Liguria, raccontando la travagliata storia della sanità in Val Polcevera e nel Ponente genovese a partire dall’avvento, nel 2005, della Giunta regionale di Burlando, affiancato dall’altro Claudio, Montaldo, come assessore alla Sanità.

    Nello stesso anno arriva lo stop al famoso “ospedale di Vallata” «La Regione interruppe l’appalto indetto dal centrodestra, per la costruzione di un nuovo ospedale in Valpolcevera, vinto dalla Pirelli Re – spiega il comitato – si saranno pagate delle penali, ma una delle motivazioni per non costruire, era che, trattandosi di un project financing, il privato avrebbe gestito per anni le pulizie, i pasti, la lavanderia e cose simili, quindi Montaldo, che affermava di essere per la sanità pubblica, non aveva condiviso: bene! La seconda motivazione era meno credibile: non condivideva il sito prescelto, l’ex area industriale Mira Lanza a Teglia». Peccato però, sottolinea il comitato che «La scelta era stata fatta dal Comune di Genova, quando Claudio Montaldo era vicesindaco».

    Nell’estate del 2006 «Dopo aver chiuso la Chirurgia dell’Ospedale di Sestri, trasformata in day surgery, l’assessore Montaldo annunciava che avrebbe costruito il Nuovo Ospedale del Ponente ma che nel frattempo avrebbe riorganizzato gli ospedali di Sestri e Rivarolo – continua la missiva – tradotto dal politichese all’italiano, intendeva chiudere i due ospedali. Fu logico controbattere che prima si costruiva il nuovo ospedale e poi si sarebbero chiusi gli altri. I Sestresi insorsero, raccolsero le firme (su 54.000 abitanti furono raccolte 16.000 firme), si tennero assemblee infuocate e manifestazioni con cortei a cui parteciparono anche le ambulanze delle Pubbliche assistenze».

    «Nel 2007 Claudio Burlando dichiarò: “State tranquilli, non taglieremo altri servizi fin quando non sarà costruito il Nuovo Ospedale del Ponente” ricordano i firmatari della lettera  – Nel frattempo l’Ospedale Celesia di Rivarolo veniva chiuso (avevano creduto a Montaldo) e ora la Regione vuol vendere quell’immobile, l’Ospedale di Sestri invece, era salvo, ci eravamo fidati di Burlando!».

    Senza dimenticare il balletto sul sito ideale per costruire il Nuovo Ospedale del Ponente «Il Comune, a guida Pd, individuava diversi siti ma la Regione, sempre a guida Pd, voleva si decidesse per il sito di Villa Bombrini a Cornigliano – racconta il comitato – Dopo tre anni di balletti, Comune e Regione, concordarono per Villa Bombrini».

    Nel frattempo «I finanziamenti recuperati dalla soppressione dell’appalto per il nuovo ospedale in Valpolcevera e che Montaldo aveva assicurato servissero per il Nuovo Ospedale del Ponente, venivano gentilmente donati all’ospedale privato Galliera, con i “ringraziamenti del cardinal Bagnasco” – spiega l’ex parlamentare (Ds) Aleandro Longhi, membro del comitato di cittadini  – Il Galliera ha già speso tre milioni dei cinquantatre ricevuti, per realizzare il progetto di un mega ospedale con relativa speculazione edilizia su parte del vecchio ospedale. Quel progetto probabilmente non si realizzerà mai, poiché il Galliera era intenzionato a contrarre un mutuo con interessi a carico della Regione, non consenziente, ma altresì perché un ricorso al Tar, ha bocciato il progetto.Chi pagherà per quei tre milioni di euro pubblici sprecati?».

    Sono passati 6 anni e mezzo dall’annuncio della Regione di costruire il nuovo ospedale del Ponente «I finanziamenti previsti sono spariti continua Longhi – la Regione sembra che voglia sostenere che il sito da lei scelto non sarebbe bonificabile in quanto in passato era un’area utilizzata dalle acciaierie. Bella scoperta: che ci abbiano mentito? Ma gli amministratori pubblici possono permettersi di mentire? Circa un anno fa, prima di Natale, nonostante Burlando avesse assicurato che non avrebbe tagliato i servizi nei nostri ospedali, sono ricominciati i tagli e gli annunci di nuovi tagli. È stato chiuso il Centro Ictus di Sestri, poi la Chirurgia e la Cardiologia di Pontedecimo, il Pronto soccorso di Sestri, dove si vuol anche chiudere la Neurologia e la Psichiatria per acuti. I due ospedali stanno chiudendo e l’unico ospedale pubblico del Ponente, il Villa Scassi di Sampierdarena, sta esplodendo».

    «Devi sapere, caro Bersani, che Ponente e Val Polcevera contano una popolazione di oltre 300 mila persone, circa la metà dell’intera popolazione di Genova: sono le zone operaie, le zone rosse, quelle che hanno permesso la vittoria di Burlando nel 2005 e nel 2010 sottolinea LonghiPossibile che i due terzi dei servizi sanitari per acuti siano sempre più concentrati nel centro Levante, nelle zone “bene” di Genova e che, non solo si finanzi la sanità privata per subalternità alla Curia, ma si tagli dove già vi è scarsa sanità e molti sono i fattori di rischio, quali il porto, le acciaierie, il cantiere, le grandi fabbriche, i depositi petroliferi, la discarica e via elencando».

    L’ex Senatore Longhi ricorda le diverse manifestazioni dei cittadini contro la politica sanitaria della regione e gli incontri con l’assessore Montaldo che «Ha continuato a raccontarci le sue favole. È riuscito persino a dire che è sua intenzione realizzare l’ospedale del Ponente. Il nuovo nosocomio sarebbe stato finanziato con i fondi Fas, quegli stessi fondi che qualche giorno dopo ha dichiarato che sarebbero serviti per finanziare le piastre ambulatoriali di Pegli e Voltri, ma poco dopo sono spuntati anche i fondi europei. Infine Burlando ha dichiarato che dovevano intervenire i privati».

    «Alcuni componenti dei nostri Comitati per la Salvezza degli ospedali del Ponente, elettori del Pd, hanno cominciato a raccogliere firme di altri elettori del Pd, che non voteranno più per il tuo partito se la Regione non tornerà indietro e non manterrà gli impegni pubblicamente presi – conclude Aleandro LonghiIn Regione il Pd è rimasto il solo a sostenere i tagli. Non portano in consiglio i provvedimenti presi dal direttore della Asl 3 Genovese poiché, giustamente, i gruppi consiliari di Sinistra Ecologia Libertà e Federazione della Sinistra, che sono in maggioranza, voterebbero contro e noi per questo li ringraziamo. Noi continueremo la nostra protesta con manifestazioni e raccolta di firme tra gli elettori del Pd. Ti chiediamo di impegnarti perché la politica si faccia seriamente, non si menta ai cittadini e non si colpisca sempre la parte più debole della popolazione». 

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Centro storico, Giardini Babilonia: la riqualificazione parte dal basso

    Centro storico, Giardini Babilonia: la riqualificazione parte dal basso

    Un concorso di idee quale primo passo verso uno spazio pubblico comune progettato direttamente dalle persone che lo frequentano, l’hanno frequentato e lo frequenteranno. Al centro dell’iniziativa un’area che sorge nei pressi della Facoltà di Architettura (Stradone Sant’Agostino), in pieno centro storico genovese, rinata grazie all’impegno di studenti universitari, ragazzi, residenti coinvolti in un percorso collettivo e conviviale, capace di essere una risposta concreta all’assenza delle istituzioni.

    Stiamo parlando dei Liberi Giardini di Babilonia, “liberati” nello scorso autunno, quando nella notte del 28 novembre 2011 alcuni giovani hanno scavalcato il muro della Facoltà che li separava dal giardino e hanno piantato un melograno dando il via a al processo di riqualificazione.

    «Abbiamo iniziato con un giardino di quartiere in uno spazio strappato all’abbandono, realizzato e gestito in modo orizzontale – spiegano i protagonisti – Poi abbiamo smontato reti, costruito, coltivato, festeggiato. Abbiamo pensato al giardino come mezzo per coinvolgere gli studenti e risvegliare le coscienze assopite dal ritmo incessante degli studi accademici. Ora sono le relazioni umane nate in questo luogo, diventato spazio libero, a definire le strade che abbiamo percorso».

    Un gruppo eterogeneo, non formale e trasversale che ha continuato a darsi da fare per richiamare l’attenzione su una zona dimenticata da tutti «L’area di Castello versa in una situazione pietosa, così come il circondario – continuano i promotori dell’azione di “liberazione” – Noi vorremmo essere il riscatto».
    Sono diversi gli interventi realizzati, in appena un anno, guidati da una ferma convinzione «Non vi sono certezza, solo opportunità – sottolineano i membri del gruppo – Il 15-16 marzo 2012, in pieno orario accademico, abbiamo smontato le reti che dal 1991 chiudevano Piazza San Silvestro, restaurata durante la costruzione della Facoltà e mai aperta al pubblico. Con questo gesto abbiamo denunciato lo stato di abbandono in cui versa l’intero complesso di Santa Maria in Passione nonostante un evidente sperpero di denaro pubblico: 7 milioni e 500 mila euro di fondi comunali ed europei dal 1992 al 1997».

    Domenica 27 maggio 2012, invece, si è svolta una giornata di confronto e informazione per pensare ai modi di vivere la città e gli spazi pubblici; ma anche condivisione, divertimento e gastronomia sul campo: dalle 9.30 fino a sera presso due spazi dove è già stato avviato un processo di riqualificazione per mano dei cittadini – i Liberi Giardini di Babilonia, i Giardini Rotondi di Santa Maria in Passione – e uno, Salita della Misericordia, che rischia di essere deturpato per sempre dall’edificazione selvaggia.

    Esperienze che ricordano da vicino quelle avviate dal Quic in via di San Bernardo e dal Comitato Le Serre a Castelletto (Valletta San Nicola).

    Tornando all’esperienza di Stradone Sant’Agostino «Abbiamo attraversato oltre un anno di autogestione – concludono i protagonisti – Grazie agli incontri, all’esperienza, agli sbagli commessi e ai risultati ottenuti intorno al giardino, siamo in grado, ora, di proporre alla comunità universitaria e al quartiere la progettazione di questo spazio comune».

    Una proposta di progetto conviviale: PRIMO CONCORSO D’IDEE
    Per informazioni: spaziolibero@inventati.org

    Una prima raccolta di materiale e discussione “verso un progetto preliminare” è prevista lunedì 17 dicembre dalle ore 18 presso la facoltà di Architettura.

    MANIFESTO:
    -Autoformazione
    È escluso il coinvolgimento di professionisti, se non in qualità di formatori a titolo volontario.

    -No budget
    Non è prevista alcuna risorsa economica, anche se il progetto potrà proporre forme di autofinanziamento.

    -Recupero materiali
    È favorito l’utilizzo di materiali reperibili a costo zero. Per un inventario completo del materiale già disponibile contattateci

    -Partecipazione
    Gli interventi devono tenere conto del contesto e prevedere il contributo della cittadinanza e della popolazione universitaria.

    -Convivialità
    Il progetto non deve limitarsi alla realizzazione di manufatti ma contribuire alla rivitalizzazione culturale del quartiere.

    -Tempi e modalità
    è possibile lavorare da soli o in gruppo; è possibile consegnare qualunque tipo di elaborato o documento, dalla foto al disegno, dalla pianta al 3d, dall’articolo di giornale alla relazione scritta, che sia un contributo coerente all’idea di progetto.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Terzo Valico, Val Chiaravagna: via libera alle estrazioni nelle cave

    Terzo Valico, Val Chiaravagna: via libera alle estrazioni nelle cave

    La Giunta comunale dà il via libera all’accordo che consente lo sfruttamento di due cave della Val Chiaravagna, Giunchetto e Gneo, per l’estrazione dei materiali inerti necessari alla realizzazione del Terzo Valico ferroviario ed il successivo riempimento di esse e della cava dismessa Vecchie Fornaci con il materiale di scavo delle nuove gallerie (circa 1 milione di metri cubi di “smarino”).

    Il provvedimento – illustrato dal Vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – prevede un accordo di programma che coinvolge Regione Liguria, Cociv (il consorzio di imprese incaricato della costruzione del Terzo Valico) e proprietari della cave.
    Il via libera definitivo, però, dovrà arrivare la prossima settimana dal Consiglio comunale e già si preannunciano malumori nella maggioranza (in particolare nell’ala sinistra, Fds in primis ma anche all’interno della Lista Doria, il cui capogruppo, Enrico Pignone è vicino alle istanze dell’associazione Amici del Chiaravagna, da anni impegnata per una riqualificazione ambientale della zona che preveda il definitivo superamento delle attività estrattive).

    Il Vicesindaco Stefano Bernini ha spiegato che per il trasporto dei materiali su camion sarà realizzata una galleria nel Monte Gazzo e che l’impianto per la frammentazione delle rocce sarà inserito in una grotta del monte per attutire il rumore. Inoltre, una volta conclusa l’attività estrattiva nei due impianti «Tutte e tre le cave (Giunchetto, Gneo e Vecchie Fornaci) saranno rinaturalizzate – afferma Bernini – il progetto sarà affidato al professore Mauro Giorgio Mariotti (docente universitario di botanica ambientale e applicata) che ha fattto parte del comitato per Sestri e conosce il territorio. Il piazzale che sarà realizzato, una volta chiuse le cave, avrà una destinazione produttiva».

    Il provvedimento comunale dà seguito alla Delibera di Giunta regionale dell’agosto scorso, relativa al previsto accordo di programma e duramente contestata dagli Amici del Chiaravagna (vedi articolo di Era Superba) perchè in un colpo solo cancellerebbe decenni di aspettative di risanamento della zona.

    Adesso è arrivato il semaforo verde da parte del comune che, su richiesta del proprietario, ha deciso di inserire nel progetto anche un’altra cava (Conte). Accolta anche l’osservazione degli abitanti che hanno chiesto di realizzare la strada sulla sponda destra del Chiaravagna, anziché su quella sinistra. Mentre le osservazioni presentate dall’associazione Amici del Chiaravagna, contraria a qualsiasi intervento, sono state bocciate.

    Antonio Bruno, capogruppo di Fds, ricorda una sua interpellanza, presentata nel luglio scorso per chiedere al comune di dare parere negativo agli interventi sulle cave, ma purtroppo rimasta inascoltata e si domanda «La popolazione si ribellerà?».

     

    Nel frattempo contro il Terzo Valico, Sabato 15 dicembre a partire dalle ore 15:30 (ritrovo piazzale Piscine di Pontedecimo) gli abitanti di Val Polcevera e Val Verde sfileranno in fiaccolata da Pontedecimo a Campomorone.

    I manifestanti prendono in prestito un messaggio degli Irochesi al mondo occidentale «Il suolo è pieno delle ossa di migliaia dei nostri antenati, ciascuno di noi fu creato su queste terre, ed è nostro dovere averne cura, poichè da queste terre scaturiranno le future generazioni …CHE RISPLENDA LA VALLE!».

    «Sabato 15 dicembre ci sarà la fiaccolata contro il terzo valico che ci porterà da Pontedecimo a Campomorone ad attraversare i luoghi che saranno interessati dalle opere propedeutiche alla cantierizzazione per questa “grande” opera – scrive il Movimento No Tav–Terzo Valico Valpolcevera e Val Verde – Quegli stessi luoghi che la scorsa estate abbiamo presidiato e difeso, unitamente alla gente del posto, dagli espropri mandati da chi vuole sottrarci la nostra terra per devastarla in nome del profitto».

    «Sabato alcune di quelle persone non ci saranno, in quanto colpite da provvedimenti restrittivi della libertà personale da parte dell’autorità giudiziaria, per aver difeso lo scorso agosto la propria “Casa” in via dei Giustiniani, nel centro storico di Genova, da uno sgombero imposto con la forza– conclude il Movimento – Denunceremo ancora una voltà l’assurdità di questo progetto, ma soprattutto marceremo anche per loro, la lotta contro il terzo valico e la TAV non si arresta!».

     

    Sono previsti diversi autobus dal Piemonte per raggiungere la manifestazione:

    Alessandria ore 14 Piazza Garibaldi; Pozzolo Formigaro (anche per tortonesi e rivaltesi) ore 14 e 20 davanti centro commerciale ex Giovi Novi Ligure ore 14 e 30 Piazza della stazione FS; Serravalle Scrivia ore 14 e 50 Piazza Paolo Bosio (piazza del mercato); Arquata Scrivia (anche per vallemmini) ore 15 Piazza Caduti davanti all’edicola.

    Costo 10 Euro andata/ritorno – prenotazioni obbligatorie al 3393590806. Partenza tassativa all’orario indicato.

    Informazioni:

    www.noterzovalico.org – www.notavterzovalico.info
    info@noterzovalico.org – valverdenotav@libero.it – altraferrovia@libero.it

     

    Matteo Quadrone

     

  • Genova Brignole e Principe: flash mob in bici per le ciclostazioni

    Genova Brignole e Principe: flash mob in bici per le ciclostazioni

    Una nuova iniziativa a cura del Circolo Amici della Bicicletta, che oltre a organizzare eventi e iniziative legate al trasporto su due ruote, si batte per una maggiore sicurezza di chi sceglie la bici per spostarsi in città.

    L’ultimo obiettivo raggiunto è una delibera del Comune di Genova che esenta dalla tassa di occupazione suolo pubblico gli esercizi commerciali che installeranno le rastrelliere, un primo passo per aumentare il numero dei cicloposteggi in città.

    Sabato 15 dicembre 2012 (ore 8.30) il Circolo aderirà a un’iniziativa di Pendolaria, campagna di Legambiente in difesa del trasporto pubblico, e organizza un flash mob in bicicletta tra le stazioni Brignole e Principe per chiedere un nuovo tipo di intervento, ancora poco conosciuto a Genova, ma già consolidato in altre città italiane, soprattutto in Lombardia, Veneto e Toscana: la ciclostazione.

    Di cosa si tratta? Molte persone usano in modo combinato bicicletta e treno per gli spostamenti urbani sulle medie distanze (oltre i 5 km), ma ciò comporta spesso il problema del parcheggio sicuro della bici in prossimità delle stazioni. Le ciclostazioni sono strutture interne o adiacenti alle stazioni ferroviarie, dove è possibile lasciare la bicicletta al coperto e in un luogo custodito (dietro pagamento della sosta), con la disponibilità anche di servizi accessori quali: compressore per il gonfiaggio gomme, officina per le piccole riparazioni, noleggio di bici e uno sportello per le informazioni.

    In concomitanza dei lavori di rinnovo di Brignole e Principe, il flash mob vuole chiedere che la trasformazione delle due principali stazioni genovesi porti anche alla realizzazione di ciclostazioni.

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Facebook, Radio Faber:  un omaggio a Fabrizio De Andrè

    Facebook, Radio Faber: un omaggio a Fabrizio De Andrè

    Via Del Campo De AndrèA prima vista può sembrare l’ennesimo gruppo Facebook nato per omaggiare questo o quel grande artista scomparso troppo presto. Di fatto Radio Faber è un progetto molto più ambizioso, che oltre a far conoscere De Andrè in tutto il mondo – attraverso link, video e immagini postati quotidianamente dai suoi oltre ottomila membri – ha creato un ricco calendario di appuntamenti per mantenere viva la musica del più noto cantautore di Genova.

    «L’idea è nata ad aprile 2010, quando ci siamo resi conto che molte persone su Facebook chiedevano dediche e citazioni su De Andrè» ci spiega Antonio Rocchi, uno dei fondatori e amministratori del gruppo insieme ad Aldo AscoleseGianluca Origone e altri. «In breve tempo siamo diventati “ufficiali”, Guido Harari ci ha concesso l’utilizzo delle sue foto e la Fondazione De Andrè promuove i nostri eventi attraverso il suo sito».

    Gli utenti del gruppo sono davvero molto attivi, provengono da varie parti d’Italia e del mondo e ogni giorno mantengono vivo il loro legame attraverso le parole del loro artista preferito. «Una delle soddisfazioni più grandi è che tra i membri del gruppo ci sono ragazzi molto giovani, che non hanno potuto conoscere la musica di De Andrè quando era vivo: Facebook si è rivelato molto utile anche per questo. Il gruppo è anche un luogo dove si dialoga di temi importanti, per esempio la fede e la religione: ci sono state molte discussioni e commenti interessanti sui testi dell’album “La buona novella”».

    Tanti eventi in programma, soprattutto a sfondo benefico: Radio Faber è legata al reparto di oncologia pediatrica del Gaslini, cui ha devoluto gli incassi degli ultimi concerti, che si tengono a Genova ma a cui partecipano persone da ogni parte d’Italia.

    I prossimi appuntamenti si terranno venerdì 21 dicembre in spianata Castelletto, sabato 29 dicembre al Castello di Nervi e venerdì 11 gennaio al Clan (salita Pallavicini). È anche in programma un grande evento in previsione del 18 febbraio, compleanno di De Andrè: un tour che dal cimitero di Staglieno passerà per via del Campo e le altre zone di Genova presenti nelle sue canzoni.

    Marta Traverso

  • I pericoli della contraffazione: un vademecum per i consumatori

    I pericoli della contraffazione: un vademecum per i consumatori

    In occasione dell’evento natalizio il Movimento Consumatori fornisce uno strumento di assistenza al consumatore: un vademecum sul tema della contraffazione per indirizzare i cittadini a non acquistare prodotti pericolosi e rischiosi per la salute dei propri figli.

    A tal proposito presso la sezione genovese del Movimento Consumatori Liguria, in via dei Giustiniani 66r, è possibile consultare le apposite guide e ricevere adeguati suggerimenti. Gli opuscoli saranno disponibili anche in alcune librerie della zona ed in alcuni negozi di giocattoli, cosicché il rapporto tra negoziante e acquirente si basi su onestà e fiducia.
    «Il nostro impegno è far prendere coscienza a genitori, parenti e amici di cosa andranno a mettere sotto l’albero – spiega il Movimento Consumatori Liguria – È importante che tutti possano conoscere le conseguenze della contraffazione e i danni che essa può provocare».

    Con l’inizio dell’anno nuovo, inoltre, il Movimento Consumatori mette a disposizione uno spazio dedicato ai più creativi e fantasiosi dove dar sfogo alla propria immaginazione, realizzando oggetti personali con materiale riciclato offerto da “ReMida” (centro di riciclaggio creativo).

    «I laboratori sono aperti a chiunque abbia voglia di cimentarsi in questo progetto – conclude il Movimento Consumatori Liguria – e a tutti coloro che desiderano trascorrere un pomeriggio all’insegna della sostenibilità».

  • Rigiocattolo Genova 2012: mercato di solidarietà in piazza De Ferrari

    Rigiocattolo Genova 2012: mercato di solidarietà in piazza De Ferrari

    Piazza de Ferrari Palazzo della RegioneDomenica 9 dicembre 2012 è l’ultimo giorno per recarsi in piazza De Ferrari e fare la propria offerta per il Rigiocattolo, la piccola fiera di giochi usati che la Comunità di Sant’Egidio organizza ogni anno in numerose città italiane.

    L’idea alla base dell’iniziativa è la raccolta di giocattoli che non si usano più (perché i bambini sono cresciuti, perché ne hanno altri uguali, etc), ai quali si può dare ancora un valore facendolo diventare un “ri-giocattolo”. I giochi raccolti vengono allestiti nelle bancarelle e messi in vendita a prezzi inferiori rispetto a quelli dei negozi: il ricavato andrà al programma Dream, che si occupa di fornire cure e cibo ai bambini africani colpiti da malnutrizione e AIDS.

    Negli ultimi dieci anni il progetto ha attivato, in dieci paesi dell’Africa sub-sahariana, 38 centri di cura e ai 20 laboratori di analisi.

    Il Rigiocattolo si trova in piazza De Ferrari dalle 9.30 alle 19.