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  • Amt, il WWF scrive al Comune: cambiare le politiche del tpl

    Amt, il WWF scrive al Comune: cambiare le politiche del tpl

    Una lettera aperta indirizzata ai consiglieri comunali per sollecitare un intervento della Giunta affinchè venga riscritta la delibera di indirizzo su Amt approvata dallo stesso consiglio comunale nel luglio scorso. Questa l’iniziativa messa in atto dalla sezione genovese del WWF, da sempre attenta al tema del trasporto pubblico locale.

    Lo spunto è fornito dalle preoccupanti notizie sulla possibile disdetta della tariffa integrata Trenitalia-AMT«Crediamo sia superfluo rimarcare come tale disdetta rappresenti una scelta gravissima per la mobilità cittadina, in totale contraddizione con obiettivi di favorire il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile – scrive il WF –  La tariffa integrata è una delle poche cose intelligenti fatte per il trasporto pubblico in questa città dal 1994 ad oggi, che a parte questo, non ha visto che tagli del servizio, aumenti tariffari, e sperpero di denaro pubblico per opere sbagliate».

    L’associazione ambientalista ricorda che «A Milano un abbonamento mensile (treno + bus + metrò + tram) costa 30 euro, contro i 43 di quello genovese, per un servizio ben superiore. Con la disdetta della tariffa integrata migliaia di cittadini si troveranno a pagare tariffe dell’ordine di 80 forse 100 euro per poter utilizzare più mezzi: tariffe superiori a quelle svizzere (dove gli stipendi sono 3 volte i nostri) e totalmente insostenibili in una situazione di crisi simile».

    «Qualcuno pensa che queste scelte possano migliorare i conti AMT? – si domanda retoricamente il WWFAl contrario, è l’integrazione tariffaria che procura più introiti per le stesse aziende, in quanto aumenta il bacino di utenza. È come pensare che se in un bus ogni 10 minuti ci sono 20 persone, mettendo un bus ogni ora ce ne saranno 120!».

    Il WWF, inoltre, sottolinea «Questa disdetta è una conseguenza della delibera del 31 Luglio che doveva “salvare AMT”. Siamo convinti che molti tra Voi non abbiano capito che quella delibera aveva tra le tante conseguenze negative quella della scomparsa delle tariffazione integrata. Ma resta il fatto che è stato approvato un pessimo documento programmatico, che partendo da premesse false (ovvero che le aziende pubbliche di TPL non possano funzionare bene, mentre i casi ATM di Milano e GTT di Torino dimostrano l’esatto contrario) non si è posto in alcun modo l’obiettivo di migliorare e incentivare il trasporto pubblico, ma al contrario quello di tagliare e privatizzare il servizio».

    E l’associazione conclude la missiva con alcune richieste «Noi pensiamo che il Consiglio Comunale debba chiedere conto al Sindaco, alla Giunta, all’Assessore alla Mobilità e al Presidente di AMT degli indirizzi adottati; debba chiedere conto dell’inerzia della Giunta e dell’Assessore, sul perché non sia stata ancora approntata la delibera per l’efficientamento del servizio di trasporto pubblico, così come previsto dagli Ordini del Giorno approvati».

    Insomma, il WWF pensa che «La delibera sia da riscrivere e debba invece essere approvato un nuovo documento di indirizzo in cui si reimposti totalmente la politica del trasporto pubblico, che non dovrà più vedere i cittadini pagare un prezzo altissimo di scelte sbagliate».

     

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Diamante, Casa Ambientale: educazione alla sostenibilità

    Diamante, Casa Ambientale: educazione alla sostenibilità

    Nel febbraio scorso in via Maritano, nel quartiere Diamante a due passi dalla “Diga”, è stata inaugurata la Casa Ambientale (vedi l’approfondimento di Era Superba), uno spazio che il Municipio Valpolcevera intende destinare ad un progetto ampio e strutturato di educazione allo sviluppo sostenibile, fruibile dall’intera città di Genova.

    Dopo alcuni mesi di silenzio, finalmente, nei prossimi giorni partiranno le nuove attività. Venerdì 23 novembre, infatti, sarà presentata la mostra fotografica sugli orti urbani in Val Polcevera (visitabile fino al 20 dicembre con orari di apertura settimanali concordati con l’Associazione Diamante) e si svolgeranno alcuni laboratori didattici gratuiti sulla semina in serra, rivolti alle scuole.

    «La creazione di un laboratorio permanente di idee (seminari, convegni, tavole rotonde), esperienze dirette e di studio assume particolare significato in Val Polcevera e soprattutto nel quartiere Diamante – sottolinea Patrizia Palermo, assessore del Municipio Valpolcevera – Lo sviluppo industriale, urbano (quest’ultimo particolarmente incisivo) e sociale in tale porzione della città permette di avviare percorsi di riflessione importanti per un ripensamento di politiche non sempre rispettose del contesto ambientale e sociale locale. Il laboratorio è lo spazio della sperimentazione e il quartiere Diamante è l’emblema della necessità di sperimentare nuovi spazi fisici, architettonici e sociali».

    Il centro di educazione ambientale sorge dalle ceneri di un’antica casa rurale a due piani completamente ristrutturata. La nuova costruzione è dotata di pannelli fotovoltaici e solare termico, una serra riscaldata ed un sistema di recupero dell’acqua, il tutto in uno spazio completamente coibentato. Gli altri locali, a breve, diventeranno sale per esposizioni e conferenze, aula didattica, biblioteca e zona lettura.
    Gli orti urbani collocati nei pressi della Casa, lungo le “fasce” che scendono verso valle, sono stati assegnati alla cittadinanza e la loro presenza permetterà di intraprendere un percorso educativo sulle tecniche di compostaggio e le tecniche di irrigazione tramite la raccolta dell’acqua piovana.

    L’evento organizzato dal Municipio Valpolcevera Venerdì 23 Novembre – con il patrocinio ed il contributo finanziario del Comune di Genova (Assessorato all’Ambiente) ed il patrocinio della Commissione Nazionale italiana per l’UNESCO – si colloca nell’ambito della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile (19-25 Novembre 2012) dedicata quest’anno al tema Madre Terra: Alimentazione, Agricoltura ed Ecosistema. Un’occasione per condividere competenze, sensibilità e conoscenze per salvaguardare il nostro patrimonio naturalistico, culturale e sociale, nonché la nostra salute, grazie ad un’alimentazione basata su prodotti sani e coltivati direttamente in loco.
    Sono in programma anche azioni di riduzione dei rifiuti, con particolare riferimento all’utilizzo della compostiera, visto che la giornata è inserita nella Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (17-25 novembre 2012).

    «L’iniziativa di venerdì ha una triplice finalità – spiega l’assessore Palermo – presentare la realtà positiva degli orti urbani in Val Polcevera; coinvolgere i bambini tramite il laboratorio sulla coltivazione e alimentazione; illustrare il progetto, di ampio respiro, inerente la creazione del laboratorio permanente di educazione allo sviluppo sostenibile».

    La realtà della Val Polcevera, collinare e con spazi rurali dedicati agli orti urbani «È idonea per intraprendere un percorso sulle future prospettive di approfondimento delle problematiche connesse all’educazione allo sviluppo sostenibile», sottolinea Palermo. I sistemi di produzione energetici presenti nella Casa ambientale e negli orti «Permettono un percorso visivo “dalla tradizione all’innovazione” nella coltivazione», spiega l’assessore.

    I prodotti della terra, quale risorsa per l’alimentazione sana, formeranno l’oggetto principale del laboratorio “Semino, raccolgo, mi alimento: dal basilico al pesto”, che si svolgerà con gli alunni durante la mattina del 23 novembre. «L’obiettivo è far vivere ai bambini l’esperienza della semina del basilico (in appositi vasetti), la raccolta di quello già coltivato e cresciuto, la preparazione del pesto al mortaio – racconta Patrizia Palermo – I vasi in cui verrà seminato il basilico verranno donati ai bambini in modo che questi ultimi possano assistere, a scuola oppure a casa, alla crescita delle piantine».

    Grazie al supporto del Comune di Genova (Assessorato all’ambiente) dal 26 novembre al 20 dicembre sono stati organizzati altri 4 laboratori didattici sulla semina in serra, indirizzati alla scuola dell’infanzia ed elementare. Esperienze teoriche e pratiche che metteranno al centro la terra ed i suoi organismi, il compost e le affinità con il bosco, i diversi tipi di semi e la realizzazione di vasetti per la semina con materiali di recupero.
    «L’osservzione diretta consente ai bambini di comprendere i fondamenti dell’educazione allo sviluppo sostenibile, volti ad incentivare un utilizzo più attento e rispettoso delle risorse naturali – conclude l’assessore Palermo – Ma non solo. Alimentarsi con ciò che è stato prodotto permetterà loro di comprendere l’importanza di mangiare prodotti sani e locali di cui si conoscono ingredienti e modalità di produzione».

     

    Matteo Quadrone

  • Meno rifiuti più benessere: 10 mosse verso una società del riciclo

    Meno rifiuti più benessere: 10 mosse verso una società del riciclo

    Rifiuti raccolta differenziata“Meno Rifiuti- Piu’ Benessere in 10 mosse”, questo lo slogan di un documento condiviso con cui l’Associazione Comuni Virtuosi, Italia Nostra e Adiconsum si rivolgono direttamente al mondo della produzione e della distribuzione per sollecitare 10 azioni attuabili nel breve e medio termine per alleggerire l’impatto ambientale di imballaggi e articoli usa e getta.
    Insieme ai promotori c’è un folto gruppo di enti locali (tra cui i comuni di Lucca, Lecco, Perugia, Trento, Pesaro, le provincie di Lecco e Avellino, l’Assessorato all’Ambiente della Regione Campania), associazioni nazionali e locali (Greenaccord, Fare Verde, MDF- Movimento Decrescita Felice, Slow Food Italia , Cittadinanzattiva, Altroconsumo e l’Associazione Borghi Autentici d’Italia) e singoli cittadini, che hanno sottoscritto il documento condiviso o firmato la petizione, condividendo la necessità che le evidenze nazionali e globali sulla produzione di rifiuti, richiedano delle soluzioni tempestive.

    L’iniziativa partecipa alla Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti (17-25 novembre), un evento che mette al centro della pubblica attenzione l’esigenza di ridurre drasticamente la quantità dei rifiuti, aumentare la produzione eco-compatibile, allungare la vita dei prodotti e promuovere consumi attenti e responsabili.

    Secondo le stime della Banca Mondiale la crescita della popolazione mondiale e lo sviluppo economico dei paesi emergenti porterà nei prossimi 10-15 anni ad un raddoppio dei rifiuti solidi urbani attualmente prodotti che ammontano a 1,3 miliardi di tonnellate circa e dei relativi costi di gestione.

    «Nonostante il fatto che il Rapporto Banca dati sulla raccolta differenziata 2011, registri come dato positivo un calo del 1,88% dei rifiuti prodotti rispetto al 2010 la gestione dei rifiuti in Italia presenta ancora grossi elementi di criticitàscrivono i sottoscrittori del documento – Ben difficilmente riusciremo ad arrivare all’obiettivo del 65 % di Raccolta differenziata (già conseguito e superato da altri paesi europei) se l’aumento annuo del livello di RD continuerà ad attestarsi su percentuali modeste come l’incremento del 2,27 % avvenuto nel 2011 rispetto all’anno precedente. La percentuale di raccolta differenziata, secondo i dati del rapporto, passa infatti dal 33,26% del 2010 al 35,5 % del 2011».

    In Europa occupiamo il 20° posto su 27 Stati membri e rientriamo tra i 12 paesi della classifica che hanno basse performance di gestione dei rifiuti a causa di:

    – politiche deboli o inesistenti di prevenzione dei rifiuti,
    – assenza di incentivi destinati ad evitare la messa in discarica e, di conseguenza,
    – uno scarso sfruttamento del riciclaggio e riutilizzo dei rifiuti e
    – l’inadeguatezza delle infrastrutture.

    L’Italia conferisce in discarica ancora quasi il 50% della sua produzione totale di rifiuti che ammonta a 15 milioni di tonnellate. Proprio per non aver provveduto a bonificare grande parte delle nostre 255 discariche di rifiuti illegali e incontrollate, nel rispetto di una sentenza del 2007 della Corte di giustizia Europea, rischiamo ora di dover pagare una multa da 56 milioni.

    «Questo contesto nazionale richiede un forte bilanciamento “a monte” nello sviluppo dei processi di produzione industriali che sono responsabili della quantità e qualità dei prodotti che vengono immessi in commercio nel rispetto del principio della responsabilità estesa del produttore – sottolineano i promotori dell’appello –  Dobbiamo diventare i primi della classe in Europa lavorando intensamente sulla prevenzione e sulla produzione eco compatibile per creare velocemente le condizioni affinché l’Italia diventi una “Società del riciclo” . L’industria del riciclo viene riconosciuta come uno degli assi portanti della green economy capace di creare un’occupazione 10 volte maggiore rispetto allo smaltimento in discarica e all’incenerimento».

    «Le 10 mosse, che non si ritengono esaustive, sono state ispirate a esempi e soluzioni che hanno permesso ad altri paesi europei di raggiungere migliori tassi di riciclo e una minore produzione di imballaggi – continua la nota – In quanto a produzione di imballaggi a livello pro capite, anche se il dato è riferito a qualche anno fa, siamo classificati al terzo posto in Europa. Per quanto riguarda gli imballaggi in plastica le proposte sono in linea con le considerazioni espresse recentemente dal commissario europeo per l’Ambiente Janez Potočnik che indica due principali obiettivi che l’Europa deve raggiungere nella gestione della plastica: la riduzione del suo conferimento in discarica e la sostituzione del recupero energetico con quello meccanico, oggi fermo, in media, al 24%».

    Ecco le 10 mosse:

    1) Sostituire tutti gli imballaggi non riciclabili;
    2) Ridurre il peso degli imballaggi con l’eliminazione dei doppi imballaggi e componenti accessori all’imballaggio superflui e mettere in commercio di prodotti iperconcentrati o allo stato solido;
    3) Sostituire o eliminare negli imballaggi quelle componenti che ne impediscono o complicano il riciclaggio come le etichette sleeves e l’uso di additivi, coloranti e composti esterni.
    4) Ottimizzare l’impiego dei materiali e del design dei contenitori ai fini di un riciclo efficiente.
    5)Promuovere l’uso di contenitori a rendere (anche in plastica infrangibile)
    6)Utilizzare ove possibile materiale riciclato per realizzare il packaging al posto di materia vergine.
    7) Adottare un sistema di marcatura/etichettatura degli imballaggi che possa comunicare in modo chiaro e trasparente al consumatore il grado di riciclabilità dell’imballaggio stesso.
    8 ) Nei punti vendita della GDO: favorire la nascita di circuiti specifici a “filiera breve” raccolta-ricicloriprodotto, anche con sistemi a cauzione come avviene ad esempio in molte catene GDO centro europee.
    9) Nei punti vendita della GDO: eliminare l’imballaggio eccessivo e ridurre il consumo di sacchetti monouso per l’ortofrutta introducendo soluzioni riutilizzabili.
    10) Nei punti vendita della GDO: favorire un cambio di abitudini che spinga i cittadini consumatori al riutilizzo di contenitori portati da casa e all’adozione di prodotti con parti intercambiabili adatti all’uso multiplo in quanto unica strategia possibile ed efficace per ridurre il consumo usa e getta.

    «Una produzione eco-compatibile non potrà che portare benefici a cascata anche ai comuni che non raggiungeranno entro il 31 dicembre 2012 il 65% di percentuale di raccolta differenziata (Art. 205 D D.Lgs. 152/2006) – conclude la nota – e alle regioni italiane che non sono vicine all’obiettivo del 50% di avvio a riciclo dei rifiuti di carta, legno, plastica e vetro in termini di peso (Imposto dalla Direttiva 2009/08/CE recepita dal D.Lgs 152/2006 all’Art. 181 entro il 2020)».

    Maggiori approfondimenti e l’elenco completo delle Associazioni, Enti Locali e Comitati Civici che hanno sottoscritto il documento sono disponibili sul sito dell’Associazione Comuni Virtuosi.

    http://www.comunivirtuosi.org/index.php/component/content/article/50/1848-meno-rifiutipiu- benessere

    La pagina dedicata all’iniziativa con il testo completo del documento condiviso e delle 10 mosse, link alla petizione e alle adesioni http://www.comunivirtuosi.org/index.php/component/content/article/50/1848-meno-rifiutipiu- benessere

    Il link alla petizione http://www.comunivirtuosi.org/index.php/meno-rifiuti?view=petition&id=49

     

    Foto di Daniele Orlandi

  • Rischio idrogeologico: stop opere inutili per salvare l’Italia

    Rischio idrogeologico: stop opere inutili per salvare l’Italia

    Rinunciando ad alcune inutili grandi opere pubbliche dai costi elevatissimi e dagli impatti ambientali enormi – per esempio il progetto del ponte sullo stretto di Messina – possiamo recuperare risorse necessarie e urgenti per la tutela e la sicurezza del territorio. «Chiediamo al Governo il coraggio di scegliere», Questo l’appello lanciato da Legambiente.

    «La prima grande opera pubblica necessaria al Paese è la prevenzione e la mitigazione del rischio idrogeologico in Italiascrive Legambiente –  La mancata prevenzione ci è costata, solo dall’ottobre 2009, oltre 1 milione di euro al giorno, senza contare la drammatica perdita di vite umane, di affetti e di beni personali».

    Il Governo, evitando di continuare a investire in alcuni grandi interventi infrastrutturali in via di realizzazione, potrebbe disporre da subito di circa 10 miliardi di euro, (derivanti da previsioni di spesa e non da impegni, che quindi si possono rinviare), da destinare alla prevenzione e alla mitigazione del rischio idrogeologico.

    «Via la TAV Torino-Lione ed ecco 5.623 milioni di euro; via l’autostrada Tirreno-Brennero ed eccone altri 1.430. Cancellando anche la Orte-Mestre recuperiamo ben 1.428 milioni di euro mentre rinunciando definitivamente al Ponte sullo Stretto possiamo ottenerne altri 250. Aggiungiamo pure i 711 milioni previsti per la realizzazione dell’autostrada Cisterna Valmontone e del corridoio autostradale Roma-Latina, ed otteniamo ben 9.442 miliardi di euro», spiega il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza.

    «Chiediamo che queste risorse sostengano l’attuazione del Programma nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, proposto dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare – continua l’associazione – Vista l’entità degli investimenti necessari e l’urgenza delle azioni da mettere in campo, condividiamo e sosteniamo la proposta del Ministro Corrado Clini alla Commissione Europea, di derogare al patto di stabilità la spesa prevista per gli interventi di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico».

    «Il territorio e i fiumi italiani hanno oggi più che mai bisogno di una concreta ed efficace politica di tutela ambientale, di prevenzione e mitigazione del rischio e di un’alleanza di tutti i soggetti portatori d’interesse: le imprese, gli enti competenti, gli esperti, le università, gli enti di ricerca, i soggetti professionali e le amministrazioni locali, con l’obiettivo comune di avanzare proposte d’intervento anche al fine di ottenere e indirizzare le risorse necessarie – conclude Legambiente – Un’intesa su cui costruire un processo di partecipazione e condivisione che individui gli interventi prioritari e quelli di medio periodo e ne garantisca una corretta attuazione, con l’obiettivo di coniugare la mitigazione del rischio idrogeologico con la tutela ambientale».

    Hanno aderito:

    Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente

    Graziano Delrio, presidente Anci e sindaco di Reggio Emilia

    Enrico Rossi, presidente Regione Toscana

    Luca Mercalli, climatologo, metereologo

    Ilaria Borletti Buitoni, presidente FAI

    Franco Iseppi, presidente TCI

    Mario Tozzi, geologo CNR

    Gianvito Graziano, presidente Ordine dei Geologi

    Leopoldo Freyrie, presidente Consiglio nazionale degli architetti

    Andrea Sisti, presidente Ordine nazionale dottori agronomi e forestali

    Firma anche tu!

     

     

     

    Foto di Diego Arbore

  • Basta morti sulle strade: flash mob di Salva i ciclisti

    Basta morti sulle strade: flash mob di Salva i ciclisti

    Bciciletta in cittàSu Era Superba abbiamo parlato più volte delle numerose iniziative che a Genova e in Italia cercano di sensibilizzare sulla mobilità sostenibile, e di conseguenza su una maggiore sicurezza nelle strade per chi sceglie di spostarsi a piedi o in bicicletta.

    Domenica 11 novembre l’ennesima vittima della strada: una ragazza di Lodi è morta mentre andava in bicicletta, investita da un Suv che ha poi trascinato il suo corpo per 200 metri. A seguito di questo evento, il movimento #salvaiciclisti ha organizzato un flash mob nazionale, dove pedoni e ciclisti di ogni città si radunino per chiedere maggiore sicurezza.

    Anche Genova ha aderito all’iniziativa con una biciclettata simbolica che partirà venerdì 16 novembre alle 18 da Via Garibaldi, sostenuta dal gruppo Anemmu in bici a Zena.

  • Liguria, trasporto pubblico locale: no al taglio dei finanziamenti

    Liguria, trasporto pubblico locale: no al taglio dei finanziamenti

    In una regione in cui il trasporto ferroviario è già ridotto all’osso, il trasporto su gomma in tutti i capoluoghi di provincia e nel territorio extraurbano già ora assolutamente carente, inadeguato e quasi assente in certe zone e la sera, ma in compenso con le tariffe sia di bus che treni le più care in Italia, ridurre le risorse al tpl, diminuire ancora il numero di treni circolanti o le corse dei bus, non è più sostenibile.

    Così il Forum Ligure del tpl – composto da diverse associazioni e comitati di pendolari –  ribadisce la sua ferma opposizione al taglio dei finanziamenti destinati al trasporto pubblico locale.

    «Abbonati, utenti e cittadini pagano ogni giorno da anni il peso più grosso, mentre gli sprechi generati da cattiva o assente pianificazione, priorità sbagliate nelle scelte di spesa complessive della regione, inefficienze del servizio, disordine organizzativo e clientelismo non vengono invece toccati», sottolinea il Forum.

    «Abbiamo apprezzato che l’Assessore Vesco abbia detto di voler essere “l’Assessore ai Trasporti” e non “l’Assessore al taglio dei trasporti” e abbia detto no al taglio anche di un solo centesimo dal bilancio della Regione al settore trasporti – continua il Forum – Ma non basta, ci aspettiamo un chiaro no dal Presidente Burlando e dalla Giunta tutta evitando la guerra tra i bisogni e dannose contrapposizioni tra trasporti e sanità, tra questa e i servizi sociali».

    Secondo il Forum del tpl le risorse ci sono «Se c’è la volontà di fare scelte diverse rispetto alla solita politica di tagli e come Forum del tpl da tempo lo diciamo:

    efficientando il servizio di treni e bus, che hanno velocità commerciali lumaca che incidono per decine di milioni di euro sui costi del servizio;

    intervenendo su un’inefficiente organizzazione del servizio a livello regionale, che vede oggi la gomma far concorrenza al ferro, i bus extraurbani fare concorrenza ai treni e ai bus urbani e che dovrebbe vedere invece la regione imporre una sinergia per un tpl migliore, pienamente integrato e a costi inferiori, e che proprio le diminuite risorse impongono una pianificazione seria del tpl;

    intervenendo sugli sprechi degli innumerevoli consigli di amministrazione delle aziende ligure;

    intervenendo sul contratto di servizio con Trenitalia, contratto penalizzante per l’utenza, i cittadini e le casse della regione, in cui si paga di più per un servizio scadente e per viaggiare su carrozze di 40 anni fa, predisponendo un contesto serio per una futura messa a gara per l’assegnazione del trasporto ferroviario;

    -invertendo la politica che vede come sempre la regione, invece di investire per materiale rotabile adeguato e per un tpl migliore, dedicare risorse alla realizzazione di nuove strade ed infrastrutture dedicate all’automobile, nonostante la crisi stia al contrario evidenziando un ritorno di molte persone verso il trasporto pubblico, chiedendo con forza che venga finalmente dato al trasporto pubblico il ruolo strategico che dovrebbe avere nelle scelte economiche della regione.

    intervenendo sul governo perché confermi le risorse al tpl».

     

    Foto di Daniele Orlandi

  • Flash mob Genova: appuntamento con i #metroreaders

    Flash mob Genova: appuntamento con i #metroreaders

    Mentre a Palazzo Ducale si svolge L’altra metà del libro, che porta a Genova scrittori di fama internazionale, le due autrici di un blog dedicato alla lettura hanno organizzato un flash mob nel centro storico.

    Era Superba è media partner di questa iniziativa, chi ha già preso e letto il nuovo numero del nostro free press (se non è ancora arrivato nel vostro quartiere, potete scaricare l’anteprima), sa già di cosa stiamo parlando: sabato 17 novembre appuntamento con i #metroreaders per l’iniziativa a cura del blog Il cesto dei tesori.

    Alle 17 ci si incontra a Porta Soprana con un libro in mano, per un guerrilla stickering (i primi adesivi sono stati distribuiti insieme alla nostra rivista) che non intende coprire muri, edifici e monumenti dei caruggi, ma piuttosto (ris)coprirli e valorizzarli.

    Così Benedetta e Cristina illustrano il loro progetto: «Il Guerrilla stickering partirà sabato alle 17 da Porta Soprana dove verranno distribuiti a tutti gli stickers dei #metroreaders. Il percorso si snoderà da lì lungo via Ravecca, proseguendo per stradone S. Agostino, per terminare in piazza Renato Negri, davanti al Teatro della Tosse, dove si svolgerà un’azione collettiva che coinvolgerà voi e i vostri libri. Ricordatevi quindi di portarvi da casa il libro che vi ha segnato, quello che ha accompagnato un momento della vostra vita, o semplicemente l’ultimo che avete letto o il vostro preferito di sempre. 

    Alla fine del percorso i libri che avrete portato con voi diventeranno i veri protagonisti, in un confronto e scambio che sarà alla base di un bookcrossing estemporaneo. Ad accompagnare l’azione una jam session dei Selfbar, gruppo indipendente milanese che si muove tra sonorità hip-hop, rock e funky.

     

    L’obiettivo è coinvolgere più persone possibile, segnarle con il nostro passaggio lasciando loro un ricordo visibile appiccicato sulla giacca, sulla felpa o sui pantaloni per invitarle a riflettere sull’importanza di leggere in qualsiasi momento della giornata, in qualunque contesto.

    Perché leggere ci salva la vita».

    Per saperne di più potete contattarle all’indirizzo ilcestodeitesori@gmail.com.

  • Sicurezza: mediazione comunitaria, risorsa per la Polizia Locale

    Sicurezza: mediazione comunitaria, risorsa per la Polizia Locale

    «La città è il luogo dove tutte le differenze si pongono in relazione, confrontandosi con un sistema di regole – spiega l’assessore comunale a Legalità e Diritti, Elena Fiorini in apertura del convegno “Dalla sicurezza passiva alla sicurezza partecipata: le risorse della mediazione comunitaria per la Polizia Locale”, un’occasione per fare il punto sui possibili contributi della mediazione comunitaria in tema di sicurezza e sulle esperienze della Polizia Municipale di Genova che ha già intrapreso un percorso di formazione dei propri operatori (vedi l’approfondimento di Era Superba) differenza non vuol dire diseguaglianza ma può diventarlo a seconda di come ci rapportiamo con gli altri individui. Poi c’è il binomio inclusione/esclusione: le regole tracciano dei confini tra chi è dentro e chi sta fuori da un determinato sistema. Le persone, quando si sentono incluse, percepiscono maggiore sicurezza. Al contrario, quando sono escluse, peggiora la loro qualità della vita».
    Parlare di mediazione nell’ambito dell’amministrazione pubblica «È un modo per valorizzare un termine fondamentale: responsabilità – continua l’assessore – Quella dei cittadini che hanno il dovere di rispettare le regole e quella delle istituzioni che sono tenute a farle rispettare. La violazione di una regola, però, può diventare l’occasione per stimolare il dibattito sul valore di essa».

    La mediazione è un nuovo strumento che dà un’ulteriore opportunità di gestire il conflitto. Come spiega il comandante del Corpo di Polizia Municipale di Genova, Giacomo Tinella «È utile ai corpi di polizia perché cerca di affrontare il tema del rapporto tra aggressore e vittima. Ma va inserito nell’attuale quadro normativo. Il Decreto legislativo 4 marzo 2010/28 introduce l’istituto della mediazione. L’intento è quello di costruire dei servizi di mediazione grazie al contributo di professionisti in questo campo».
    Partendo da questo presupposto «Abbiamo ragionato sul nuovo regolamento della polizia urbana che oggi all’articolo 4 prevede la mediazione sociale dei conflitti – continua Tinella – Un esempio concreto di applicazione sono gli atti di impegno di alcuni esercizi commerciali che creano disagio in determinati quartieri (pensiamo alla vendita di alcolici, ad esempio). La mediazione è efficace: impegna meno il corpo di polizia e garantisce una sicurezza partecipata ai titolari dei negozi. Ma la mediazione risulta utile anche in contesti più semplici, a gestire il conflitto tra l’agente e le persone che incontra quotidianamente sulla strada. Noi vogliamo continuare ad investire sulla formazione. I corsi proseguiranno e coinvolgeranno un numero maggiore di operatori della polizia municipale».

    Genova è una città che sul piano della criminalità sta cambiando repentinamente «Dopo anni in cui i dati erano sostanzialmente stabili adesso registriamo un sensibile aumento dei reati di criminalità predatoria (furti e borseggi, ndr) che sono quelli che creano più allarme sociale – spiega Stefano Padovano, coordinatore dell’Osservatorio Sicurezza Urbana della Regione Liguria – l’utilizzo della mediazione deve essere un anello del progetto operativo, è necessario lavorare sulla preparazione degli agenti, esplorando nuove esperienze in grado di accrescere le loro competenze».

    «Quando parliamo di mediazione parliamo di identità sociale – spiega il professore Juan Carlos Vezzulla, presidente IMAP Portogallo e IMAB Brasile e vice presidente del Foro Mundial de Mediaciòn – Ciò che accade ad una singola persona interessa l’intera comunità. La civiltà occidentale, invece, ha basato l’ordinamento sociale su due sistemi: penale e assistenziale. Ma questi ultimi non garantiscono il rispetto della dignità umana. Quando la società esclude un gruppo ritenendolo “cattivo”, provoca un danno alla coesione sociale, rallentando la propria crescita. Le politiche pubbliche devono favorire una corretta relazione tra stato e cittadini basata sulla responsabilità. La mediazione si basa sul concetto di democrazia partecipativa. Dobbiamo far sì che la comunità riesca a gestire i conflitti interni ad essa per migliorare la vita di tutti gli individui. I corpi di polizia devono aggiungere al proprio ruolo di controllo e repressione, anche un ruolo pedagogico: aumentando la consapevolezza di ognuno di noi. Bisogna che la regola non sia fine a se stessa. Infrangendo una determinata norma l’individuo danneggia se stesso e la comunità. La mediazione si avvicina alle persone per dirgli che sono capaci. Le incoraggia ad emanciparsi. La polizia urbana può essere molto utile in questo senso. Insieme al contributo dei gruppi di lavoro che si sono creati in vari quartieri di Genova. Esiste un altro metodo rispetto a quello della competizione, ovvero il metodo della cooperazione. Per convivere e rispettare la dignità gli altri devo comprendere le differenze. Se vogliamo rispetto dobbiamo dare rispetto. I corpi di polizia devono sentirsi parte integrante di un gruppo umano che lavora in modo cooperativo».

    Infine sono intervenuti Danilo De Luise, della Fondazione San Marcellino di Genova e Mara Morelli, del Dipartimento di Scienze della Comunicazione Linguistica e Culturale (DISCLIC) dell’Università di Genova, promotori del percorso di formazione sulla mediazione comunitaria a Genova. «L’obiettivo è allargare la rete – spiegano – con l’espansione dei gruppi di cittadini e operatori di polizia coinvolti nel progetto. Occorre diffondere questo metodo, farlo conoscere il più possibile alla cittadinanza. Inoltre, i dati sull’aumento della criminalità predatoria che abbiamo ascoltato in precedenza devono essere incrociati con altri dati: quelli relativi alla disoccupazione, alla dispersione scolastica, al depauperamento dei servizi socio-sanitari, ecc. Solo così possiamo affrontare i conflitti cercando di realizzare una società più coesa. Per quanto riguarda il processo formativo, non parliamo solo di corsi ma anche di altre forme di sensibilizzazione. Proprio in questi giorni abbiamo fatto un giro per tutti i distretti di polizia municipale. L’intenzione è quella di proseguire su questa strada».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Camogli paese del sesso: intervista alla redazione del blog

    Camogli paese del sesso: intervista alla redazione del blog

    Donne che fanno lap dance sulla passeggiata a mare, negozi trasformati in rinnovati bordelli, fotomontaggi che associano luoghi reali a contesti a luci rosse. No, non è l’ennesimo sito vietato ai minori che contribuisce al traino di sorte e bilancio di Internet.

    Camogli paese del sesso è un’iniziativa, volutamente provocatoria, nata da alcuni cittadini che hanno osservato con dispiacere lo “stagionale spopolamento turistico” del borgo di Levante e hanno voluto realizzare un prodotto che attirasse l’attenzione di cittadini, esercenti e istituzioni per trovare nuove idee e proposte volte a valorizzarlo maggiormente.

    Hai mai visto Camogli d’inverno? Come non far morire Camogli?” sono le due domande che si è posta la redazione del blog e dalla quale tutto è partito.

    Abbiamo posto loro alcune domande, per capire lo sviluppo del progetto e la reazione dei cittadini. “Abbiamo creato la storia della legalizzazione della prostituzione per attrarre turismo anche in bassa stagione. E’ un paradosso, un’idea estrema ed impraticabile, folle, ma grazie a essa nelle ultime settimane il paese ha ottenuto un risalto mediatico come mai negli ultimi anni. Volevamo partire da qui per creare un contenitore di proposte, suggerimenti, idee per riqualificare e valorizzare Camogli“.

    L’iniziativa tuttavia ha avuto vita breve: al momento i contenuti del blog sono stati rimossi, perché il Comune non ha accolto bene l’iniziativa e ha intrapreso azioni legali.  “L’amministrazione comunale non ha colto la provocazione, hanno guardato il sito “Camogli Paese del Sesso” solo a un livello superficiale, vedendo solo l’immoralità di donne poco vestite in abiti succinti in giro per Camogli e la dissacrazione dei suoi simboli, anche se in realtà il messaggio che si voleva lanciare era un altro“.

    Al di là di questa situazione, cosa ne pensano i camogliesi?Molti cittadini ci hanno contattato, ci sono commercianti che chiedono un restyling ironico della loro bottega e cittadini che ci sostengono contro la reazione particolarmente avventata di sindaco e vicesindaco“.

    In attesa di conoscere gli sviluppi dell’azione legale, il blog si è fermato e i suoi fondatori chiedono un dialogo con pubblica amministrazione, cittadini e chiunque voglia contribuire per adempiere a quello che era lo scopo iniziale del progetto: trovare idee e proposte per riqualificare Camogli. Sul web sono nate iniziative spontanee, come l’hashtag #siamotuttikatia creato su Twitter dai lettori e una pagina Facebook molto attiva. Chi vuole contattare direttamente la redazione del blog può inviare una mail a intimamentekatia@gmail.com.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Sanità, spending review: il ruolo del Comune di Genova

    Sanità, spending review: il ruolo del Comune di Genova

    I comuni sono attori chiave, inseriti a pieno titolo nel sistema sociosanitario, al pari delle aziende sanitarie locali. Peccato, però, che sempre più spesso quando si parla di sanità in territorio ligure, il ruolo delle amministrazioni comunali venga messo in secondo piano rispetto alla competenze della Regione Liguria.
    Al contrario, i comuni dovrebbero essere maggiormente coinvolti nelle scelte che comportano tagli e riorganizzazioni dei servizi sanitari, visto che conoscono da vicino le esigenze dei loro cittadini.

    Da tempo appare evidente la necessità di una profonda riforma del nostro sistema sociosanitario che consenta di mantenere l’impronta universalistica, migliorando la qualità dei servizi e la salute della popolazione. Ma per raggiungere tali obiettivi – alle prese con la ristrettezza di risorse economiche che caratterizza i nostri tempi – occorre una puntuale analisi dei punti forti e dei punti critici del sistema, al fine di formulare opportuni progetti di rimodellamento.
    Cosa c’entra il comune in tutto questo?
    «Innanzitutto bisogna affermare che, nonostante le dichiarazioni di principio, non sembra esserci a livello regionale e della Asl 3 genovese in particolare, una visione rispetto all’evoluzione del sistema – spiega il gruppo consiliare Lista Doria – quello che appare è un approccio ragionieristico volto a far quadrare i conti a prescindere dagli effetti dei tagli sull’efficienza del sistema e sulla salute della popolazione; ciò è ancora più marcato a causa dell’urgenza con cui debbono essere effettuati i tagli, pena il commissariamento della regione e l’aumento delle tasse regionali a carico di una parte della popolazione. In questo contesto il ruolo del comune diventa quello di formulare proposte di cambiamento compatibili con il mantenimento di un sistema universalistico, efficiente ed efficace per i cittadini genovesi».

    Di questi temi si parlerà Venerdì 9 novembre alle ore 17, presso il salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, nell’ambito dell’incontro pubblico “SPENDING REVIEW: VERSO QUALE SISTEMA SOCIALE E SANITARIO STIAMO ANDANDO? Ruolo del Comune nella gestione della Sanità Genovese”, organizzato dal gruppo consiliare Lista Doria per fornire spunti di riflessione, informare e rendere consapevole la cittadinanza.
    Interverranno il professore Gavino Maciocco, docente di Politica sanitaria presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Università di Firenze, promotore e coordinatore del sito web Saluteinternazionale.info, il professore Gianni Tognoni, direttore del centro ricerche “Mario Negri Sud” di Santa Maria Imbaro (Chieti) ed il Sindaco di Genova Marco Doria. Introduce l’evento il medico e vicepresidente del consiglio comunale, Pier Claudio Brasesco (Lista Doria).

    «Il ruolo del comune può essere molteplice – spiega Brasesco – bisogna introdurre con maggiore forza il concetto di integrazione tra servizi socio-sanitari. Ovvero il ruolo del sociale e quello del sanitario devono supportarsi vicendevolmente».
    In altre regioni questo concetto è passato «Non in Liguria dove, al contrario, c’è sempre una netta separazione tra competenze comunali in ambito sociale e competenze regionali in ambito sanitario», sottolinea Brasesco.
    «Il sindaco, ai sensi delle norme nazionali, ha precise competenze da esercitare – ribadisce Brasesco – l’azione del comune discende dalla responsabilità diretta del sindaco nel rendere operativo il diritto alla salute dei cittadini e l’accesso ai servizi sociosanitari».

    Senza dimenticare la conferenza dei sindaci che, ad oggi, pare aver svolto un compito semplicemente notarile nei confronti della regione e della asl, mentre è necessario che assuma un ruolo primario in quanto deve: formulare osservazioni sulla proposta di piano sociosanitario regionale; definire linee di indirizzo per la programmazione della asl; elaborare i piani di zona; esaminare il bilancio della asl; verificare l’attività generale della asl e soprattutto deve esprimere un parere obbligatorio sul piano attuativo locale dei direttori generali.

    «In Liguria con un atto eccezionale, al di fuori dalla norma, le competenze dei sindaci, in pratica, sono state sospese – continua il consigliere Brasesco – La Regione Liguria aveva fretta di assumere le proprie decisioni e non si è premurata di ascoltare gli altri pareri. Si tratta di un vulnus che, al più presto, occorre sanare».
    Ma addirittura arriviamo al paradosso quando la politica, in questo caso regionale, fa un passo indietro, lasciando ai dirigenti delle aziende sanitarie locali, l’onere di scelte con pesanti ricadute sul territorio.

    «La sanità è vista più che altro come una questione economica ed urbanistica – spiega il consigliere Enrico Pignone (Lista Doria) – Oggi non si parla più di salute dei cittadini. Noi, invece, dobbiamo ragionare sul tema: come coniugare i tagli con un’operazione di ottimizzazione dei servizi? In pratica cosa può fare l’amministrazione comunale per i prossimi 5 anni?».
    Alcune zone di Genova, quali il Ponente e la Val Polcevera, sono state colpite duramente dai tagli e, almeno finora, non hanno ottenuto nessun risarcimento «Dobbiamo porci la domanda cosa serve per la salute pubblica in un determinato territorio – continua Pignone – Quindi dovremo ragionare su come rendere davvero efficaci le previste piastre sanitarie».

    Ma non solo, il compito del comune è anche quello di «Gestire le esigenze della popolazione rispetto all’opportunità di accesso ai servizi sanitari – afferma Brasesco – Se esiste uno squilibrio di servizi tra un territorio e l’altro il comune deve rilevarlo ed attuare un piano di riequilibrio».
    Inoltre c’è un concetto di salute che va oltre alla sanità ed investe il campo della prevenzione «L’intervento del comune passa anche da strumenti che non sono sanitari in senso stretto –  precisa il consigliere Brasesco – Ad esempio, sarebbe auspicabile il coinvolgimento del comune nell’organizzazione di campagne di prevenzione ed educazione sanitaria».
    Appare dunque essenziale «istituire un servizio di programmazione sociosanitaria facente capo al sindaco – conclude il gruppo consiliare Lista Doria – con l’obiettivo di svolgere approfondimenti e progettazioni per rendere operativo il diritto alla salute dei cittadini e l’accesso ai servizi sociosanitari, per esempio attraverso la messa a disposizione di locali per i servizi finalizzati ad una equa distribuzione».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Centro storico: nuovo centro d’ascolto alla Maddalena

    Centro storico: nuovo centro d’ascolto alla Maddalena

    Nel laboratorio di Vico del Papa, nel cuore della Maddalena, nasce un nuovo centro di ascolto dedicato all’assistenza a donne vittime di violenza e famiglie in difficoltà. L’iniziativa è frutto dell’impegno dell’Associazione Oltre il Silenzio Onlus composta da volontarie, operatrici e professioniste, con la collaborazione del Municipio Centro Est.

    Il Centro di ascolto è un servizio gratuito – usufruibile dai cittadini il lunedì dalle ore 15:00 alle 17:00 e il mercoledì dalle 16:00 alle 18:00 – costituito da un gruppo di esperti, avvocati e psicologi che offrono volontariamente la loro professionalità per trovare soluzioni al disagio che affligge le donne maltrattate, i ragazzi che hanno subito atti di bullismo, le vittime di persecuzioni, di minacce, di stalking, di mobbing lavorativo, i genitori separati, le coppie in difficoltà, alla ricerca di un equilibrio che permetta a queste persone di affrontare i problemi quotidiani.

    «Grazie alla generosità e all’impegno dell’associazione “Oltre il Silenzio”– commenta Simone Leoncini, Presidente Municipio Centro Est- sorge un nuovo servizio nel centro storico. E’ importante che l’iniziativa nasca dall’impegno di un gruppo di donne e sia rivolta in primo luogo proprio alle donne. Il Laboratorio municipale di Vico del Papa, attivo soltanto da pochi mesi, sta accogliendo un crescente numero d’iniziative sociali e culturali e si sta affermando come importante spazio pubblico della Maddalena».

  • Siria, I care blogging day: gara di solidarietà sul web

    Siria, I care blogging day: gara di solidarietà sul web

    siria i careI care, espressione inglese che significa “mi importa“, è la frase scelta da Don Lorenzo Milani come motto per i piccoli allievi della sua scuola a Barbiana. I care, ossia imparare a prendersi cura uni degli altri.

    Questa stessa espressione è stata scelta da alcuni siti web per lanciare una campagna di sensibilizzazione su quanto sta avvenendo in Siria e lanciare un messaggio di solidarietà ai suoi abitanti. Il Paese è infatti colpito da un conflitto che dura dal 15 marzo 2011 e che ha già provocato numerose vittime (il numero stimato è oltre 36.000).

    Per tenere alta l’attenzione su quanto sta avvenendo è possibile aderire al Siria I care Blogging day: domenica 11 novembre chiunque ha un sito web o un blog è invitato a scrivere un post sul tema della Siria – un articolo, una riflessione, un’immagine, insomma il mezzo che si preferisce – e condividerlo su Twitter attraverso l’hashtag #SiriaICare.

    Marta Traverso

    (l’immagine ufficiale dell’iniziativa è dell’illustratrice Stefania Spanò)

  • Terzo Valico: Val Polcevera in mobilitazione contro la grande opera

    Terzo Valico: Val Polcevera in mobilitazione contro la grande opera

    Due appuntamenti nel giro di 2 settimane: le proteste contro la realizzazione del Terzo Valico (leggi il nostro approfondimento) – grande opera infrastrutturale contestata al pari della Gronda che in questi giorni sta spaccando la maggioranza di Palazzo Tursi – ripartono con slancio dopo il successo ottenuto neppure un mese fa, il 6 ottobre scorso, con la marcia da Serravalle Scrivia ad Arquata che ha visto sfilare oltre tremila persone, tra i quali alcune centinaia di genovesi, come ad esempio il comitato in difesa della scuola Villa Sanguineti di Trasta, minacciata dai cantieri.

    Si comincia Sabato 10 novembre con un presidio in piazza De Ferrari dalle ore 15 alle 19. I comitati spiegheranno le ragioni della mobilitazione e lanceranno la manifestazione della settimana successiva.

    Sabato 17 novembre, infatti, è previsto un corteo in Val Polcevera con partenza dalla stazione ferroviaria di Bolzaneto alle ore 14. Da qui i manifestanti si muoveranno in direzione Certosa.

    «Il progetto Tav Genova-Milano passerà per la Val Polcevera – denunciano gli organizzatori – e significherà devastazione ambientale e salute compromessa: una galleria di 39 chilometri dove è appurata la presenza di rocce contenenti fibre di amianto; decine di cave sparse fra le province di genova e Alessandria che ospiteranno lo smarino; gli scavi delle gallerie che prosciugheranno sorgenti e provocheranno frane; il passaggio di oltre 500 camion al giorno per le strade della Val Polcevera che stravolgerà la circolazione, la vivibilità, la salute».
    Il 17 novembre, per sostenere la protesta, arriveranno anche dal Piemonte: previsti pullman speciali con partenza da Alessandria e fermate a Pozzolo Formigaro, Novi Ligure, Serravalle Scrivia, Arquata Scrivia, Borgo Fornari, mentre dalla Val Lemme sono previste carovane di automobili.

    «Quelli che vogliono costruire il Terzo Valico, dopo l’offensiva di quest’estate, con un mese continuativo di espropri a cui il Movimento ha saputo rispondere con grande determinazione e partecipazione, avevano ripiegato con la strategia dei sondaggi e l’apertura del primo campo base del progetto a Trasta in Valpolcevera – scrive il movimento No Tav-Terzo Valico sulle pagine del sito web www.notavterzovalico.info – Anche in questi casi la risposta non si è fatta attendere, in centinaia hanno risposto alla finta apertura del campo base e le trivelle hanno avuto i loro problemi, anche ad eseguire dei semplici sondaggi».
    Dalla Valle Scrivia alla Val Lemme e dalla Val Verde alla Val Polcevera «la cosa più grande che possa far pensare ai lavori del Terzo Valico sono alcune squadrette da due operai intenti a piantare chiodi per delimitare gli allargamenti delle strade – continua il movimento – Chiodi che puntualmente vengono rimossi, con questo gioco che prosegue da diversi mesi».

    E anche il campo base di Trasta «più che un cantiere sembra un deserto. Quasi sempre chiuso, i grandi lavori nei rari giorni di apertura riguardano il deposito di un po’ di terra da parte di due operai e di una ruspetta. Un pochino sottotono per essere l’inizio dei lavori del Terzo Valico che il Sindaco e il vice Sindaco di Genova, Doria e Bernini con il codazzo dei loro lacchè, sbandierano a piè sospinto».
    Una situazione di calma apparente «come qualcuno si è spinto a definirla, ma sono molti quelli che scommettono sul fatto che Cociv (il consorzio di imprese incaricato della realizzazione del Terzo Valico, ndr) stia preparando la campagna di inverno – conclude il movimento – Se qualcuno commette l’errore di pensare che dicembre, causa freddo, sia il momento migliore per lanciare l’offensiva, gli consigliamo di rileggere i libri di storia. I No Tav-Terzo Valico hanno resistito ai 40 gradi di agosto subendo al massimo alcune scottature, figuriamoci se si faranno spaventare dal termometro sotto zero e dalla neve. E poi la neve, che secondo le previsioni non dovrebbe tardare ad arrivare, è il miglior alleato possibile per impedire il passaggio agli invasori».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Violenza sulle donne: Genova, il centro di via Mascherona

    Violenza sulle donne: Genova, il centro di via Mascherona

    violenza sulle donneIL PRECEDENTE

    25 novembre 2008: in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne viene inaugurato nel centro storico di Genova (via Mascherona 19) un centro antiviolenza, a seguito della costituzione (circa un anno prima, 19 novembre 2007) della Rete Provinciale contro la Violenza di Genere.

    Novembre 2010: a quasi due anni dall’apertura, il primo annuncio di rischio chiusura del centro a causa dei tagli ai servizi sociali che colpiscono le amministrazioni locali.

    Novembre 2011: nuovo allarme chiusura per via Mascherona, che potrebbe sospendere le attività entro fine anno. La vice presidente della Provincia di Genova Marina Dondero lancia l’appello Non chiudete quella porta: in previsione una raccolta fondi e una serie di eventi in vari luoghi di Genova, per raccontare le attività del Centro e sensibilizzare i cittadini sull’importanza di sostenerne l’operato.

    Marzo 2012: annunciato che il centro resterà aperto almeno fino a marzo 2013 grazie al contributo del Comune e alle donazioni dei cittadini. Dall’apertura, il centro di via Mascherona e gli altri punti di ascolto dislocati sul territorio della provincia di Genova hanno ricevuto circa 900 contatti da donne vittime di violenza, direttamente al centro o attraverso il numero telefonico 1552.

    22 giugno 2012: a Genova e in altre città italiane si tiene la Notte Bianca dei centri antiviolenza.

    IL PRESENTE

    Nel corso del 2012 sono state numerose le iniziative per sensibilizzare sul tema della violenza e del femminicidio, alimentate grazie al passaparola sui social network e da molte testate giornalistiche che hanno affrontato l’argomento.

    Tutto questo a fronte di tagli che continuano a mettere a rischio l’attività di via Mascherona e degli altri centri antiviolenza, non solo a Genova ma in tutta Italia.

    A questo scopo è stata organizzata un’iniziativa in collaborazione con la squadra di calcio del Genoa, denominata Progetto Andromaca: un gruppo di tifose chiamate Red’n Blue Ladies ha messo in vendita una bandiera in edizione limitata (1.000 pezzi) raffigurante i colori del Genoa e il logo del Centro Antiviolenza, che verrà portata allo stadio nel corso di Genoa-Napoli, che si gioca domenica 11 novembre alle 15. Il ricavato andrà a sostenere le attività del centro di via Mascherona. Per acquistare la bandiera inviare una mail a udi251108ge@yahoo.it.

    Marta Traverso

  • Consumo di territorio: nascono gli obiettori per la salvaguardia dei suoli

    Consumo di territorio: nascono gli obiettori per la salvaguardia dei suoli

    GenovaUna rivoluzione prima di tutto culturale che chiama in causa i professionisti dei settori collegati al comparto edile perché le alternative all’esasperato consumo di suolo esistono, funzionano e possono essere messe in pratica su larga scala, evitando la cementificazione selvaggia figlia di una visione del costruire che non rispetta il territorio, incapace di guardare al futuro, al contrario, strettamente legata al raggiungimento di risultati immediati.

    È questo il senso dell’appello a diventare “obiettori di coscienza per la salvaguardia dei suoli non cementificati, scaturito dalle riflessioni individuali di Tommaso Gamaleri, savonese, giovane ingegnere dell’ambiente che dal 2006 opera nel settore dell’efficienza energetica, socio della cooperativa Retenergie, collabora con l’associazione PAEA nelle attività di didattica e progettazione (Gruppo Tecnici del Risparmio Energetico). In sostanza un tecnico – termine che va tanto di moda in questo periodo – abituato a confrontarsi con la ristrutturazione dell’esistente e con le nuove costruzioni, il cui compito è fornire indicazioni progettuali al fine di ottenere prestazioni energetiche sostenibili, sia dal punto di vista ambientale sia in termini economici.
    “Stop al consumo di territorio” – Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato che raggruppa comitati, associazioni, gruppi e singoli cittadini – ha fatto proprio l’appello «Per invertire concretamente la rotta seguiamo l’esempio di questo giovane collega e creiamo un folto gruppo di “obiettori per la salvaguardia dei suoli non cementificati” – si legge sulle pagine web del movimento – Per adesioni: info@stopalconsumoditerritorio.it (indicare: cognome e nome, professione, età, comune e provincia di residenza)».

    «Di fronte al consumo di territorio cosa possono fare i progettisti edili “critici”? In che modo un tecnico come me, convinto della necessità di uno stop immediato alle nuove edificazioni che distruggono suolo, vi si può opporre? Da tempo mi pongo queste domande e, di fronte ad un incarico riguardante una nuova edificazione su terreni ancora liberi, mi sono chiesto se accettarlo volesse dire essere complice oppure no – racconta Tommaso – Essendo un progettista dell’efficienza energetica, ho ritenuto di non dovermi tirare indietro (il committente avrebbe facilmente trovato un altro tecnico disposto a svolgere il lavoro) ma di far forza sul ruolo conferitomi per mitigare il danno. Fare cioè pressione affinché l’intervento in progetto potesse raggiungere un livello prestazionale più elevato rispetto agli standard vigenti dettati dalla normativa energetica».
    In altri termini, non accontentandosi del soddisfacimento dei requisiti minimi previsti per legge, bensì proponendo soluzioni tecnologicamente avanzate che guardano al futuro «Utilizzando l’isolamento quale elemento fondante e non accessorio, per avere una casa in cui le bollette si riducono del 90% – continua Tommaso – Mi sono sforzato per massimizzare gli spessori degli isolamenti e l’efficienza degli impianti. Prestando attenzione che dalla teoria del progetto si passasse realmente alla pratica in cantiere, affidandosi a materiali naturali e tecniche esecutive che tengano in particolare considerazione questi aspetti».
    D’altra parte «Costruire per il risparmio energetico vuol dire costruire con maggiore qualità – sottolinea il giovane ingegnere – Di conseguenza la manutenzione sarà più facile, meno costosa e la casa avrà una vita più lunga. Ho cercato di esasperare questi aspetti promuovendo un’azione culturale anche nei confronti dei mie colleghi. Ritengo di aver ottenuto dei risultati e che, quindi, qualche nuova costruzione abbia consumato del suolo con un’impronta ecologica complessiva leggermente minore».

    Ma tutto ciò per Tommaso Gamaleri non è sufficiente «Questa consapevolezza mi aiutava a mascherare il timore di avere assunto un atteggiamento complice. E dentro di me continuavo ad attribuire la responsabilità del danno a chi aveva politicamente deciso la pianificazione territoriale, a chi aveva messo a disposizione il lotto di terreno e a chi aveva investito (speculato) nella costruzione».
    Le sue indicazioni progettuali, valide per azzerare i consumi energetici, comunque sia, continuano ad avere un impatto sul territorio. E allora «Con fatica sono arrivato a maturare una convinzione – racconta Tommaso – Occorre tirarsi fuori dalla logica del costruire ad ogni costo, anche sfruttando una targa energetica per autogiustificarsi. Il fenomeno del consumo di suolo va contrastato alla base. I tecnici giocano un ruolo importante stimolando riflessioni che possono diventare patrimonio di tutti. Il cambiamento passa attraverso la constatazione che “c’è chi dice no”. Per questo ho scelto di fare obiezione di coscienza al consumo di territorio, non accettando più alcun incarico progettuale per edifici da realizzarsi su terreni non ancora edificati».

    Risultati significativi sono raggiungibili tramite un approccio alla riqualificazione energetica che punti soprattutto sulla demolizione/ricostruzione dell’esistente. Dando forza ad una corrente di pensiero alternativa «Facendo pesare culturalmente e politicamente la nostra scelta –  conclude Tommaso – Il contributo di chi lavora nel settore è fondamentale. Ma da soli si può fare poco o niente. Affinché la mia non si riveli una presa di posizione fine a se stessa, utile a giustificarmi con la coscienza ma non a costruire un’alternativa praticabile, lancio un appello a tutti coloro i quali vorranno condividere questo percorso. Servirà darsi degli obiettivi, definire dei criteri di azione, essere capaci di comunicare. Visto che credo nella contaminazione tra le differenze, sono certo che nel Movimento “Stop al Consumo di Territorio” e nel Forum “Salviamo il Paesaggio”, ci siano le persone giuste per poterlo fare».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi