Tag: iniziative

  • Valbisagno: mobilitazione in difesa di Ponte Carrega

    Valbisagno: mobilitazione in difesa di Ponte Carrega

    Ponte Carrega, ValbisagnoDopo WWF e Legambiente, adesso è la volta degli “Amici di Ponte Carrega”, gruppo di cittadini della Val Bisagno che chiedono di salvare lo storico manufatto – costruito nel 1788, detto originariamente “ponte delle carrare” in quanto unico ponte carrabile della zona che consentiva il passaggio dei carri dalla sponda sinistra del Bisagno a quella destra – e contestano il progetto del Comune di Genova che prevede l’abbattimento di 4 ponti per realizzare l’allargamento della strada sulla sponda destra del Bisagno.
    Si allarga il fronte dei contrari ad un’operazione dai costi significativi e su cui gravano diversi dubbi in merito all’effettiva utilità, per la quale l’amministrazione comunale ha chiesto un cofinanziamento al Governo nell’ambito del Piano delle città (leggi l’inchiesta di Era Superba).

    «Piuttosto che di allargamento della strada noi preferiamo parlare di restringimento dell’alveo del Bisagno, perché è quello che accadrà – spiegano gli “Amici di Ponte Carrega” – Questo progetto, contrariamente a quanto sostengono tecnici e amministratori comunali, non servirà affatto a migliorare la sicurezza del Bisagno che, anzi, peggiorerà con il restringimento dell’alveo e la realizzazione di un muro d’argine alto 5 metri. Senza considerare il fatto che l’abbattimento di 4 ponti, solo 2 dei quali verranno ricostruiti, penalizzerà notevolmente i cittadini. Spendere diversi milioni di euro per buttare giù questi ponti è un’assurdità»

    Ponte CarregaGli “Amici di Ponte Carrega” sono molto attivi ed hanno creato una pagina Facebook in cui spiegano le ragioni della mobilitazione «Vogliamo informare la cittadinanza sulle assemblee e le iniziative pubbliche che hanno come soggetto il quartiere di Pontecarrega. Il nostro obiettivo è quello di preservare e proteggere il più antico ponte della Valbisagno, simbolo del nostro quartiere, dal rischio di un probabile abbattimento paventato dalla Regione Liguria e dal Comune di Genova. Chiediamo di salvare Ponte Carrega perché si tratta di un bene storico e monumentale della città».

    «Abbiamo iniziato una raccolta firme in difesa del ponte e contro il progetto prospettato dal Comune», spiegano i promotori dell’iniziativa che nel frattempo hanno trovato nuovi alleati come il Fai, Italia Nostra, la parrocchia di Montesignano ed il centro sociale Pinelli. «Siamo stati contattati anche dalla Fondazione Genoa, visto che proprio in spianata Ponte Carrega il Genoa vinse il suo primo scudetto – concludono gli amici del ponte – Ci siamo rivolti alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria, la quale ci ha assicurato che Ponte Carrega è un bene tutelato. Questo significa che non potrà esserci un parere favorevole alla sua demolizione».

     

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Stop all’apartheid dei Rom: campagna per il superamento dei campi nomadi

    Una campagna nazionale per dire “Stop all’apartheid dei Rom”. L’ha lanciata all’inizio di ottobre l’Associazione 21 luglio Onlus – che si batte per la tutela dei diritti umani e dell’infanzia – rivolgendosi a quanti nella società civile italiana ancora credono che i diritti dei rom rappresentino i diritti di ogni cittadino e che solo partendo dalla tutela dagli “ultimi” della scala sociale sarà possibile costruire un nuovo Paese.

    All’interno della campagna saranno previste una serie di azioni per condannare e denunciare le politiche praticate in diverse città italiane e segnate dalla discriminazione istituzionale, per individuare e proporre le alternative migliori e per sostenere a coloro i quali, anche in campagna elettorale, avranno la forza e il coraggio di parlare di politiche nuove, che prevedano la restituzione di una cittadinanza effettiva a ogni rom.

    I “campi nomadi”, costruiti e gestiti da molte amministrazioni locali, sono il simbolo più evidente del recente “apartheid”. Per tale ragione, come prima azione della campagna viene lanciato un appello con raccolta firme indirizzato agli amministratori nazionali e locali che guideranno il nostro Paese e le nostre città dopo le prossime elezioni.

    Ad essi viene chiesto un impegno concreto: l’attuazione di nuove politiche per il superamento definitivo dei “mega campi monoetnici”, caratterizzati dalla discriminazione e dalla segregazione. Un gesto che rappresenta un primo impegno concreto per affermare: Stop all’apartheid dei Rom!

    Negli ultimi decenni le politiche nazionali e locali rivolte alle comunità rom e sinte sono state contrassegnate dall’esclusione, dalla segregazione, dalla discriminazione, da costanti violazioni dei diritti umani. Famiglie rom allontanate verso il margine della città, azioni di sgombero, proclami minacciosi e violenti: sono questi i segnali più evidenti di un fiorente antiziganismo che ha colpito in diverse città italiane le comunità rom e sinte.

    La petizione è firmabile all’indirizzo web http://www.21luglio.org/

     

  • Salvaiciclisti Genova: un gruppo Facebook per chi va in bici

    Salvaiciclisti Genova: un gruppo Facebook per chi va in bici

    Su Era Superba vi abbiamo parlato in più occasioni di #salvaiciclisti, l’iniziativa nata sul web che si propone di promuovere iniziative a favore della mobilità sostenibile e sensibilizzare sugli incidenti che spesso coinvolgono chi si sposta su due ruote. Si contano infatti oltre 2.500 ciclisti rimasti vittime di incidenti stradali negli ultimi dieci anni.

    È nata la costola genovese del movimento, che sul social network Facebook ha trovato un canale per diffondere proposte e iniziative a un vasto numero di persone. Anche nella nostra città ci si batte dunque per promuovere le otto regole per strade più sicure e per chiedere alle istituzioni maggiori piste ciclabili e il limite dei 30 km/h in alcune strade urbane.

    Per richiedere l’iscrizione al gruppo è dunque sufficiente ricercare “Salvaiciclisti – Genova”  sul motore di ricerca di Facebook.

    Un progetto che si affianca ad analoghe iniziative cittadine, a partire dal Cicloriparo che presso il Circolo Arci Belleville (vico Calvi) vede impegnato il gruppo nato dal blog Anemmu in bici a Zena.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Acqua Bene Comune: mobilitazione europea, appello al Sindaco Doria

    Acqua Bene Comune: mobilitazione europea, appello al Sindaco Doria

    È partita anche a Genova, Sabato 20 ottobre in Piazza De Ferrari, la raccolta firme promossa dalla Federazione europea dei sindacati del Servizio Pubblico (FESP) insieme a diversi gruppi e associazioni, per chiedere alla Commissione europea l’adozione di una normativa che riconosca tre principi fondamentali:
    1) l’impegno da parte delle istituzioni dell’Unione europea e degli Stati membri a riconoscere e garantire a tutti i cittadini il diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari;
    2) l’esclusione della gestione dei servizi e delle risorse idriche dalle “logiche del mercato unico” e da qualsiasi forma di liberalizzazione;
    3) il rafforzamento dell’impegno europeo nel mondo per garantire un accesso universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

    Con il lancio del “Diritto di Iniziativa dei Cittadini Europei” almeno 1 milione di persone chiederanno alla Commissione Europea che l’acqua venga dichiarata un diritto umano e non una merce.
    Attraverso questo nuovo, e finora unico, strumento di partecipazione diretta dei cittadini alla legislazione dell’Unione Europea – in vigore da aprile 2012 – cittadini, gruppi e associazioni hanno la possibilità di porre una questione all’ordine del giorno delle istituzioni europee, raccogliendo un milione di firme in almeno sette stati membri dell’Unione.

    Il testo della petizione si può firmare anche online, sul sito http://www.acquapubblica.eu/

    Ma non solo, in linea con lo stesso spirito, il Comitato genovese Acqua Bene Comune ed il sindacato FP-CGIL, si appellano al Sindaco Marco Doria affinché, con un’ordinanza, impedisca i distacchi dell’acqua ai cittadini morosi.

    «Non si può in nessun caso interrompere la fornitura d’acqua alle utenze domestiche – spiegano i promotori dell’iniziativa in una nota – In tempo di crisi si moltiplicano i casi di distacchi di fornitura idrica, talvolta in situazioni di indigenza, irregolarità nella rilevazione dei consumi (contatori installati all’insaputa dell’utente) e persino in presenza di crediti dello stesso utente di valore superiore, come l’anticipo di garanzia o la quota di remunerazione ancora da rimborsare dopo oltre un anno dal referendum».

    «Sono centinaia i condomini genovesi che, magari per un solo utente che non riesce a pagare la bolletta, sono minacciati in blocco di sospensione della fornitura – concludono Comitato e FP-CGIL  – Il Sindaco deve provvedere al più presto con un’ordinanza (ai sensi dell’art. 50 comma 5 DLgs 267/2000) che impedisca il distacco della fornitura ai morosi, prima che un’emergenza di povertà diventi anche emergenza di igiene».

     

    Matteo Quadrone

  • Giardini Luzzati: un’opportunità per il futuro del centro storico

    Giardini Luzzati: un’opportunità per il futuro del centro storico

    Uno spazio pieno di potenzialità nel cuore del centro storico, alle spalle di piazza delle Erbe, sta vivendo una seconda giovinezza, dopo esser stato per lungo tempo abbandonato a se stesso in situazione di degrado, poco frequentato dagli abitanti anche a causa di alcuni episodi di microcriminalità. Stiamo parlando dei Giardini Luzzati e della piazza antistante, al centro di un progetto di riqualificazione e rivitalizzazione promosso dall’Associazione il Ce.Sto – realtà che da trent’anni opera nel centro storico proponendosi quale “contenitore” per sviluppare una reale integrazione fra le persone di differenti etnie e classi sociali, con una particolare attenzione verso i minori – e Giardini Luzzati Nuova Associazione (fondata dallo stesso Ce.Sto insieme ad un gruppo di volontari, operatori sociali ed artisti).

    Da gennaio 2012 – su richiesta dell’associazione Ipa che in precedenza, con molta fatica, gestiva l’area – il Ce.Sto ha preso in sub-gestione i Giardini e l’attiguo circolo-bar-ristorante, con l’obiettivo di creare un luogo di aggregazione positiva in una zona, quella che ruota intorno a Piazza delle Erbe, che offre molto in termini di vita notturna, con numerosi locali che attirano nei vicoli una marea di giovani, ma in cui si sente una forte esigenza di spazi alternativi alla “movida” (che tra l’altro genera inevitabili disagi ai residenti), dedicati all’intera popolazione del quartiere: famiglie, bambini, ragazzi, anziani, comunità straniere, dove favorire l’incontro e lo scambio di esperienze ed offrire occasioni conviviali anche durante le ore diurne, tramite l’organizzazione di svariate attività ricreative, educative, ludiche e culturali.

    In soli 10 mesi grazie ad un fitto calendario di eventi – laboratori teatrali e musicali, mercatini, concerti, spettacoli teatrali, feste tradizionali delle comunità straniere, presentazioni di libri, mostre, proiezioni – i Giardini hanno cambiato volto, diventando un punto di riferimento per il centro storico. Inoltre volontari ed operatori sociali si sono occupati della quotidiana pulizia dell’area, con una particolare cura per la manutenzione degli spazi verdi, preservando e valorizzando gli alberi di ulivo e di melograno già presenti in loco.
    «Con grande impegno ma con altrettanta soddisfazione siamo riusciti a far rivivere la piazza – spiega il Segretario del Ce.Sto, Mimmo De Simone – Adesso vogliamo lanciare proposte sempre più accattivanti, allargando la platea di persone, dai bambini agli anziani, che ci auguriamo si affezionino sempre di più ad uno spazio così importante per questo territorio».

    Sabato 20 ottobre si svolgerà la prima edizione di “Giardini in Fiera” – un appuntamento che diventerà a cadenza fissa – una giornata con mercatini dell’artigianato, prodotti biologici e usato, animazione per bambini (con mangiafuoco, giochi gonfiabili, ecc.) e concerti (Orchestra Bailam e The Marciellos).

    Il bilancio dei primi 10 mesi di gestione è senza alcun dubbio positivo, mentre sul breve, ma soprattutto sul lungo periodo, sono moltissime le opportunità offerte da un simile spazio.
    Sfruttando una logistica particolarmente felice, infatti, i Giardini potrebbero diventare un luogo di ritrovo all’aria aperta per le famiglie e i bambini del quartiere. Sabato all’interno del circolo sarà inaugurato lo spazio nursery dedicato all’accoglienza di mamme e bambini nella fascia da 0 a 6 anni, un punto di appoggio con fasciatoio, bagno di servizio, area morbida e piccola biblioteca. «Nel più breve tempo possibile l’intenzione è quella di installare dei giochi per i più piccoli (altalene, scivoli, ecc.) – raccontano gli operatori del Ce.Sto e della Nuova Associazione Giardini Luzzati – siamo alla ricerca di fondi, oppure di qualcuno disponibile a sponsorizzarci».

    Un altro aspetto attualmente in via di sviluppo è quello legato alla promozione di stili di vita eco-sostenibili, con una particolare attenzione alla cultura del “mangiare sano”. Il circolo-bar-ristorante propone colazioni, pranzi, merende, aperitivi con degustazioni, cene sociali e corsi di cucina, offrendo un menù biologico a km zero. «A pranzo offriamo la pasta con pesto biologico e altri prodotti locali e naturali – spiegano gli operatori – Ci riforniamo dal Gas (gruppo di acquisto solidale, ndr) della Formica che ci consegna frutta e verdura ogni settimana». Nel prossimo futuro l’obiettivo è ospitare stabilmente un mercato biologico ed un mercato dell’artigianato, studiando un’organizzazione della piazza improntata verso il riciclo e la riduzione dei consumi energetici. Oggi è attiva un’officina per la riparazione delle biciclette, mentre è già stata firmata una convenzione per l’affitto di bici elettriche.

    Occorre sottolineare che questa innovativa esperienza gestionale ha preso il via senza alcun investimento economico iniziale e si è avvalsa soprattutto del forte attivismo delle associazioni impegnate in prima linea nel progetto. «Ci siamo presi in carico un’area dalle enormi potenzialità ma che richiede un impegno immane, senza chiedere niente a nessuno – sottolinea Marco Montoli, presidente del Ce.Sto – Attraverso le attività commerciali (bar e ristorante) siamo riusciti gettare le basi di una possibile fattibilità economica. Per statuto la Nuova Associazione Giardini Luzzati non prevede la produzione di profitto, infatti, ogni guadagno viene investito in miglioramenti strutturali dell’area e per incrementare le iniziative culturali e sociali».

    Ma l’idea “forte” è rappresentata dalla possibile trasformazione della piazza in luogo di turismo “alternativo e compatibile” in cui storia, cultura ed arte si intrecciano con la vita reale del territorio. «Ben pochi ne sono a conoscenza, ma adiacente ai Giardini esiste un sito archeologico facilmente accessibile spiega il presidente del Ce.Sto – si tratta di reperti che testimoniano i primi insediamenti della città di Genova, in epoca romana. All’interno della suggestiva ambientazione del centro storico questa potrebbe diventare una piacevole tappa, dove trovare un’occasione di ristoro ed altre attrattive connesse».
    Senza dimenticare che la piazza è dedicata ad uno degli artisti contemporanei genovesi più conosciuti all’estero. «L’inserimento di alcune opere di Emanuele Luzzati all’interno dei Giardini sarebbe un valore aggiunto – continua Marco Montoli – Inoltre la location è congeniale per dare una risposta alla fame di spazi per le espressioni artistiche cittadine».

    Ovviamente per raggiungere questi obiettivi sono necessari alcuni interventi, realizzabili solo grazie ad importanti investimenti che potrebbero essere reperiti grazie a una ricerca comune tra le associazioni coinvolte e l’amministrazione pubblica. «Stiamo portando avanti un dialogo con le istituzioni, in particolare con il Municipio di riferimento – conclude il presidente del Ce.Sto – La speranza è quella di passare dalle parole ai fatti, anche se sappiamo che le risorse economiche sono ridotte al lumicino».
    L’assessore del Municipio Centro-Est, Maria Carla Italia, conferma «Siamo disponibili ad ascoltare proposte e progetti, la nostra mission è quella di farsi portavoce delle istanze del territorio. Assicuro il massimo impegno del Municipio affinché si possa proseguire questo percorso, affiancando le realtà associative impegnate nella gestione dei Giardini Luzzati».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Sovranità alimentare e Beni comuni, nel mondo e a Genova

    Sovranità alimentare e Beni comuni, nel mondo e a Genova

    Sovranità alimentare e diritti dei cittadini sono un binomio intrinsecamente legato perché, proprio partendo dalla conoscenza del cibo che mangiamo, conserviamo la libertà di scelte consapevoli.
    In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, la Campagna internazionale SBLOCCHIAMOLI: Cibo, salute e saperi senza brevetti – nata per impedire la trasformazione di cibo, salute e saperi, da beni comuni (da preservare e godere democraticamente) in beni privatizzati dal monopolio del brevetto, acquisibili solo a fronte di lucrose licenze di utilizzo – promuove a Genova Vesima, Sabato 20 ottobre, la giornata di sensibilizzazione “Sovranità Alimentare e Beni Comuni nel mondo e a Genova” organizzata dalla ong Cospe con il Comitato per la salvaguardia del territorio della Vesima.
    Un appuntamento importante per riflettere sui nostri diritti al cibo, alla salute e ai saperi tradizionali, oggi messi a repentaglio dalle potenti multinazionali dell’agro-industria (leggi l’articolo sul libero uso delle sementi) e della farmaceutica che continuano a registrare brevetti su alcune varietà di frutta, verdura e su farmaci non innovativi, al solo scopo di mantenerne alti i prezzi.

    «Sabato il focus verterà soprattutto sull’agricoltura – racconta Cristina Puppo (Cospe) – La sovranità alimentare è un concetto espresso da movimenti di contadini sorti in tutto il mondo, i quali cercano di mettere al centro un modello di produzione che sia attento non solo agli aspetti legati alle pratiche agricole tradizionali, biologiche, legate al territorio, ma anche agli aspetti sociali, quindi le condizioni di lavoro degli agricoltori e culturali ad esempio difendendo l’agricoltura famigliare che sta andando scomparendo».

    «L’agricoltura potrebbe essere un potente motore di sviluppo del nostro Paese – ricorda Alberto Zoratti (Associazione Fairwatch e Campagna Sblocchiamoli) – Il problema sono le regole su cui oggi si basa la cosiddetta agricoltura moderna. L’attuale regime normativo europeo, infatti, non tutela la piccola agricoltura, bensì le grandi multinazionali. Dunque, quello che dovrebbe essere un bene comune, il patrimonio di saperi tradizionali della comunità, diventa un bene privatizzato. Per ripartire con un modello di società sostenibile bisogna mettere in campo pratiche agricole nuove: un’agricoltura biologica, di piccola scala, legata al territorio. è uno scontro tra due modelli: da una parte quello industriale, dall’altra quello che mira al coinvolgimento di tutti i piccoli contadini».
    Una contrapposizione che, inevitabilmente, mette in gioco i diritti, in primis quello al cibo «Spesso noi lo perdiamo di vista, ma l’agricoltura resta la prima fonte di cibo per tutta l’umanità – sottolinea Zoratti – e poi ha un ruolo fondamentale perché contribuisce allo sviluppo della biodiversità. In caso contrario, se lasciamo campo libero al mercato e ai suoi criteri selettivi, faremo un favore all’agricoltura industriale».

    L’obiettivo della giornata di sabato è mettere in relazione le pratiche locali «Le esperienze positive delle diverse comunità vanno condivise – spiega Puppo – Il discorso non va affrontato solo a livello politico bensì va radicato nelle realtà locali: prendendo esempio dai modelli virtuosi che per fortuna esistono. È questo il caso di Vesima dove si rischia di veder stravolta la vocazione agricola di un territorio. A Vesima ancora oggi vivono delle persone che hanno deciso di lavorare la terra, fornendo prodotti sani e di qualità all’intera città. Inoltre saranno presenti anche altre esperienze italiane, ad esempio i Campi Aperti di Bologna».

    A Vesima sono 5 le famiglie che ruotano attorno a 3 aziende agricole famigliari «Essere agricoltori a Genova, oggi è una vera impresa – spiega Dario Patrone (contadini della Vesima) – Basta guardare al trend storico per farsi un’idea: i dati provvisori del censimento agricolo nazionale, per quanto riguarda la Liguria parlano della scomparsa di circa il 46% delle aziende agricole in soli dieci anni. Ma già nel decennio precedente le imprese si erano dimezzate».
    Secondo Patrone «È grave che i politici ed i rappresentanti del settore minimizzino questi dati. Anzi, spesso enfatizzano il fatto che l’età media degli agricoltori si sia abbassata, peccato però che a fronte dei tanti giovani che vorrebbero aver accesso ai terreni agricoli, le istituzioni non facciano nulla».
    Alla Vesima «Nel nostro piccolo, proviamo ad invertire il trend – continua Patrone – parliamo di una scelta di vita, quella di avere la libertà di svolgere un lavoro che ci piace, a contatto con il territorio, coltivando prodotti che soddisfano i clienti. Ma i problemi sono tanti». Innanzitutto l’accesso alla terra, la maggioranza di quest’ultima, infatti, è proprietà privata della società Orinvest che evidentemente ha in mente altri progetti. Parliamo di terreni panoramici per cui la scelta più facile per monetizzarne immediatamente il valore è quella di investire in operazioni edilizie.

    «Peccato però che se un terreno agricolo diventa residenziale il guadagno è tanto e subito, ma ai tuoi figli non lasci nulla – sottolinea Patrone – Al contrario, l’agricoltura ha una bassa resa però la garantisce ogni anno. E poi non bisogna dimenticare i benefici per l’intera comunità. I contadini, in maniera gratuita, “tengono la terra appesa ai monti”, insomma preservano l’integrità del territorio, un aspetto fondamentale che viene menzionato solo dopo avvenimenti tragici come le consuete alluvioni».

    Per quanto riguarda la politica locale «Attualmente l’indirizzo del Comune di Genova, dal punto di vista urbanistico, sembra muoversi in direzione di una tutela di questo territorio – continua Patrone – Ma purtroppo sappiamo che di fronte a grandi progetti, spesso gli strumenti urbanistici vengono scavalcati».

    «Con questa giornata vogliamo sensibilizzare le persone comuni, perché c’è un’ignoranza diffusa su questi temi – conclude Patrone – perché se i contadini vengono lasciati soli finiranno per diventare una “specie in via d’estinzione”. Anche noi contadini abbiamo delle responsabilità. Dobbiamo organizzarci, d’altra parte teniamo in mano il bene primario, cioè il cibo. L’importante è conoscere chi sta seguendo i medesimi percorsi, confrontarsi con l’obiettivo di crescere».

     

    Ecco il programma della giornata:

    Sabato 20 Ottobre – Ex Scuola Elementare di Vesima (Genova): SOVRANITA’ ALIMENTARE E BENI COMUNI NEL MONDO E A GENOVA. In collaborazione con il Comitato per la salvaguardia del territorio della Vesima

    Ore 10-12 Mercatino dei Contadini della Vesima
    Ore 11 Spettacolo per bambini ”Tomato Frankestein” del Teatro Scalzo
    Ore 12 Visita ai terreni della Vesima
    Ore 13.30 Pranzo gratuito preparato dai contadini della Vesima
    (si raccomanda di comunicare l’adesione all’indirizzo liguria@cospe.org
    e di portate da casa piatto, bicchiere e posate)

    Ore 15 Seminario “Sovranità alimentare e Beni Comuni”:
    Germana Fratello (Campi Aperti e Genuino Clandestino)
    Alberto Zoratti (Associazione Fairwatch e Campagna Sblocchiamoli)

    Dibattito e Tavola Rotonda con la partecipazione di
    Marco Doria Sindaco di Genova – (da confermare)
    Dario Patrone (Contadini della Vesima)
    Diego Moreno e Camilla Traldi (Università di Genova)
    Modera Cristina Puppo (Cospe)

    Mostra fotografica Abitare la nostra terra
    Proiezione dei documentari: Il tesoro della madre tierra e The India’s choice
    Istruzioni per raggiungere l’ex Scuola di Vesima
    Vesima si trova tra Voltri e Arenzano. Dalle stazioni FS di Voltri e di Arenzano prendere la linea A (Voltri – Cogoleto – Varazze), fermata Stazione FS di Vesima. Con auto propria uscita autostrada di Voltri o di Arenzano, prendere la Statale Aurelia fino al parcheggio presso la Stazione FS di Vesima. Dal parcheggio a piedi prendere la strada in salita (Via Canepa), troverete l’ex Scuola sulla vostra destra.

     

    Matteo Quadrone

  • Sampierdarena, Biblioteca Gallino: mostre e visite guidate

    Sampierdarena, Biblioteca Gallino: mostre e visite guidate

    Sampierdarena, cartolina antica del 1925La Biblioteca Gallino ospita in questi giorni una serie di iniziative, da mostre a visite guidate, rivolte agli abitanti del quartiere ma non solo.

    Grazie a un gruppo di illustratori e autori – tra i quali Nicoletta Costa, Giulia Orecchia e Susanna Tamaro – nasce la mostra itinerante sui diritti dei bambini “Io, io, io… e gli altri?”, che abbina messaggi verbali e messaggi figurati. Parole e immagini, un binomio efficace per proporre ai più giovani anche argomenti seri e complessi. Questa mostra è l’occasione per riesaminare i diritti dell’infanzia, dai diritti basilari legati alla sopravvivenza in condizioni decorose (traguardo planetario ancora lontano), a quelli forse meno evidenti, ma altrettanto fondamentali. Si pensi ad esempio al diritto dei bambini delle società cosiddette evolute a non essere sfruttati e bersagliati dalla pubblicità, specialmente televisiva. O il diritto a essere educati come cittadini del mondo, imparando la solidarietà, la tolleranza, il rispetto, grazie alla capacità di ragionare con la propria testa. O il diritto di non essere travolti dall’ansia degli adulti, perennemente in fermento e poco presenti qui e ora.

    L’esposizione, promossa da LaborPace (Laboratorio Permanente di Ricerca ed Educazione alla Pace, Caritas Genova), sarà visitabile dall’ 8 al 26 ottobre, presso la sala ragazzi della biblioteca, negli orari di apertura o, per le classi, dal lunedì al venerdì mattina su prenotazione.

     

    A cura dell’associazione “I Cercamemoria”, Venerdì 19 ottobre, ore 16:30 presso la sala ragazzi della Biblioteca Gallino, è prevista la foto-conferenza: “L’edilizia all’inizio del ‘900 tra Eclettismo e Liberty“, a cura di Fulvio Majocco e Adriana Mazza.

    Un percorso per immagini da Certosa a San Teodoro, alla scoperta dell’influenza di Eclettismo e Liberty sull’edilizia di inizio ‘900, abitativa ma non solo, nel nostro territorio.

     

     

    Inoltre la Biblioteca Gallino ripropone a chi avesse perso le precedenti edizioni:

    Visita guidata alla chiesa di Sant’Anna

    Giovedì 18 ottobre 2012 ore 15:30, con spiegazioni del significato di statue e dipinti a cura del Dott. Piacenza. Seguirà visita all’antica farmacia dei frati. Prenotazione obbligatoria e partecipazione gratuita.

     

    Visita guidata alla chiesa di San Giorgio di Bavari (per raggiungere la chiesa: bus 85 da Brignole alle ore 15:15; per il ritorno da Bavari: ore 17:15).

    Martedì 23 – Mercoledì 24 ottobre ore 16, con spiegazione del significato di statue e dipinti a cura del Dott. Piacenza. Prenotazione obbligatoria e partecipazione gratuita.

     

    Per informazioni e prenotazioni:
    Biblioteca Gallino
    tel.: 0106598102
    biblgallino@comune.genova.it

     

  • G8 Genova 2001: processo ai manifestanti, appello di 10×100

    G8 Genova 2001: processo ai manifestanti, appello di 10×100

    carlo giuliani g8Nei mesi scorsi si è parlato molto del G8 di Genova 2001: i riflettori erano soprattutto puntati sul processo per i fatti della scuola Diaz, che lo scorso 5 luglio si è concluso in Cassazione con una sentenza di condanna per 25 poliziotti, tra i quali alcuni tra i maggiori dirigenti che sono stati interdetti dai pubblici uffici per cinque anni.

    In quegli stessi giorni vi abbiamo raccontato un’iniziativa parallela e meno conosciuta: dieci manifestanti del G8 ancora sotto processo per i reati di devastazione e saccheggio e che rischiavano una condanna complessiva di 100 anni sulla base di un reato inserito nel Codice Penale durante il periodo fascista e mai rimosso dal nostro ordinamento.

    Per sostenerli è stato attivato il comitato 10×100 – Genova non è finita, che si è battuto perché venissero annullate le accuse, raccogliendo oltre 30.000 firme: il 14 luglio, ossia pochi giorni dopo la sentenza della Diaz, la condanna per i dieci imputati è stata confermata in Cassazione, pur con pena ridotta per otto di loro.

    A breve partirà il processo di appello per altri cinque imputati, sempre per gli stessi reati. A questo scopo 10×100 sostiene l’iniziativa di Supporto Legale, un progetto nato nel 2004 per contribuire alle spese legali dei manifestanti, che complessivamente ammontano a circa 80.000 €. Le donazioni si possono fare sul sito supportolegale.org e attualmente sono stati raccolti quasi 1.500 €.

    Marta Traverso

  • Turismo culturale: un’occasione per il rilancio economico dell’Italia

    Turismo culturale: un’occasione per il rilancio economico dell’Italia

    L’Italia è ricchissima, il Paese più ricco del mondo, soprattutto in questi tempi di crisi. Un paradosso? Non si direbbe: la nostra ricchezza è l’inestimabile patrimonio di natura, arte e paesaggio che rappresenta il 70% di quello del Pianeta. Un tesoro unico che può diventare un’importante fonte di sviluppo economico: la bellezza dell’Italia è una risorsa per la creazione di nuovi posti di lavoro e deve trasformarsi nel motore di rinascita del Paese.

    «La domanda di cultura cresce anche nei periodi di crisi – sostiene Magda Antonioli, Direttore del Master in Economia del Turismo all’ Università Bocconi di Milano – e crescono i visitatori di siti e monumenti, un flusso che oltretutto non è condizionato dalla stagionalità. Così come si registra un aumento dei viaggiatori e della loro spesa. Considerate le cadute dirette ed indirette, l’impatto giornaliero di un turista culturale risulta di circa 400 euro. Il triplo rispetto a quello di un visitatore tradizionale che supera di poco i 130 euro».
    Grazie al fascino dell’Italia «I tour operator europei vi indirizzano il 30% dei clienti – continua Antonioli – una percentuale che sale all’85% se consideriamo le grandi agenzie di Cina o Giappone».

    Ma tutto ciò non è sufficiente. Nella classifica dei Paesi più visitati l’Italia si piazza solo al quinto posto, dietro a Francia, Usa, Cina e Spagna. Le nostre risorse sono uniche, l’appeal internazionale è forte, quello che manca sono «Le politiche territoriali e di marketing – sottolinea Antonioli – È possibile non avere ancora un Piano di sviluppo per il turismo?».

    Per difendere il nostro patrimonio e trasformarlo in motore di sviluppo economico del Paese, il FAI lancia la Campagna di raccolta fondi “Ricordati di salvare l’Italia”, con testimonial d’eccezione l’attore Pierfrancesco Favino: per sostenere l’iniziativa basta inviare un sms del valore di 2 euro al 45503.
    «Grazie a tanti piccoli gesti di persone comuni e con il contributo dei nostri partner aziendali speriamo di raggiungere il traguardo di 700 mila euro», spiega Ilaria Borletti Buoitoni, presidente del Fondo Ambiente Italiano. E non è tutto, il 21 ottobre in 70 città sarà possibile iscriversi con soli 6 euro ad una “maratona culturale” attraverso luoghi storici restaurati con i proventi del Lotto.

     

    Matteo Quadrone

  • Come pagare senza soldi? Anche a Genova è attivo Arcipelago Scec

    Come pagare senza soldi? Anche a Genova è attivo Arcipelago Scec

    Da qualche tempo su Era Superba vi stiamo raccontando l’altra faccia della crisi, ovvero le iniziative di persone che “si rimboccano le maniche” e cercano di trovare nuovi modi per sostenere le microeconomie delle famiglie e al tempo stesso ridare valore allo scambio, ai produttori locali, a chi si impegna per mandare avanti un’attività nonostante la congiuntura economica attuale.

    Vi abbiamo parlato di vari progetti dedicati al baratto, dell’Eco moneta di Cogoleto, di iniziative anti-spreco come Il buono che avanza. Oggi è la volta di Arcipelago Scec, un progetto nato a Napoli nel 2008 e che oggi conta oltre 15.000 iscritti in tutta Italia, fra cittadini comuni ed esercenti di attività commerciali.

    Di cosa si tratta? Lo Scec è un buono locale di solidarietà, ossia un patto per sostenere lo scambio di beni e servizi a livello locale accettando che una percentuale del prezzo (dal 5 al 30%, a discrezione dell’esercente) venga pagata in buoni. Ogni Scec ha valore convenzionale di un euro, ma non è convertibile in denaro.

    Come si può aderire? Sul sito arcipelagoscec.org si può rintracciare il proprio referente di zona: all’atto dell’iscrizione, che non prevede il pagamento di alcuna quota, si ricevono 100 Scec, che vengono caricati su un Conto Scec personale e possono essere convertiti in buoni cartacei presso un Punto Scec, una sorta di “sportello di zona” dedicato agli iscritti. Il saldo del proprio conto Scec e la mappa dei Punti Scec sono consultabili sul sito arcipelagoscec.org.

    Allo stesso modo, nella sezione Pagine auree si possono conoscere le attività commerciali in cui è possibile spendere gli Scec, suddivise per area geografica e per tipologia: al momento in Liguria sono iscritte circa 40 attività commerciali, soprattutto liberi professionisti che permettono di pagare in Scec parte della loro prestazione, ma anche realtà “ecosostenibili” come il gruppo Eticologiche.

    La situazione è tuttavia destinata a migliorare: è stato attivato recentemente un contatto con le istituzioni, come ci ha spiegato il referente genovese di Arcipelago Scec Enzo Cirone: «Siamo in contatto con il Civ di Nervi, la cui presidente è molto interessata al progetto: lo scopo è fare sì che i 90 esercenti del Civ aderiscano a Scec (alcuni già li accettano, per esempio il negozio Green Store, ndr). Abbiamo chiesto a questo scopo una collaborazione da parte del Municipio Levante: Scec è un progetto che nasce dal basso, come circuito associativo, ma il sostegno delle istituzioni è fondamentale. A Roma, per esempio, il Municipio IV – in cui vivono 250.000 persone – ha annunciato che metterà a disposizione alcuni uffici come punto informativo per lo Scec, per i commercianti che vogliono maggiori informazioni su come aderire, e si sta inoltre discutendo circa la possibilità di pagare parte di alcune imposte in Scec. La stessa cosa sta avvenendo a Parma, dove il Sindaco Pizzarotti si è mostrato molto interessato ad avviare una collaborazione».

    La domanda principale che ci si pone a riguardo è: lo Scec è uno strumento valido dal punto di vista fiscale? La risposta è affermativa: l’Agenzia delle Entrate è stata interpellata nel 2009, poco tempo dopo l’istituzione di Scec, è ha dato parere favorevole al progetto assimilando lo Scec a uno “sconto commerciale circolare e continuativo”. Ciò significa che gli esercenti battono lo scontrino sulla parte pagata in euro, mentre gli Scec incassati sono riutilizzabili solo presso altre attività commerciali che a loro volta accettano Scec.

    Un esempio? A Genova il Count Basie Jazz Club di vico Tana accetta il pagamento di parte del biglietto d’ingresso in Scec. Se il biglietto di ingresso costa 10 €, il cliente può pagare 7 € e 3 Scec: il locale batte lo scontrino solo sui 7 €, mentre i 3 Scec possono essere riutilizzati solo come pagamento in un altro locale aderente al circuito.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Rivarolo ricorda Gloriano Mugnaini: i valori della passione sportiva

    Rivarolo ricorda Gloriano Mugnaini: i valori della passione sportiva

    Lo stadio Luigi ferraris negli anni 80Un personaggio che in Val Polcevera, ma non solo, è rimasto impresso nella mente di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, tifosissimo della Sampdoria, sempre disponibile nei confronti del prossimo, ha lasciato in dote a centinaia di ragazzi un prezioso bagaglio di valori che vanno al di là del gioco del calcio, anzi per meglio dire, ne rappresentano la vera essenza. Stiamo parlando di Gloriano Mugnaini, “il medico dei poveri” per l’attività che svolgeva 24 ore su 24, un volontariato genuino rivolto alle persone che non potevano permettersi una visita oppure non avevano i soldi per acquistare le medicine, a loro provvedeva, in maniera concreta e senza troppi fronzoli, «o mëgo» Mugnaini.

    Ma il suo fu un contributo cruciale anche per quanto riguarda l’aspetto educativo, con ricadute benefiche a livello sociale, soprattutto nei termini di un approccio sano alla passione sportiva.

    Nato nel 1915, Gloriano Mugnaini fu una figura fondamentale per il tifo sampdoriano ed in seguito divenne amico inseparabile del compianto presidente della Sampdoria, Paolo Mantovani. Quest’ultimo stravedeva per lui e dopo la sua morte avvenuta nel 1980, gli dedicò il nuovo centro sportivo blucerchiato di Bogliasco.

    A partire da oggi, a distanza di oltre trent’anni, anche il quartiere di Rivarolo avrà finalmente il nome del “medico dei poveri” impresso su una targa. Madrina dell’evento sarà Federica Beretta, figlia di Francesca Mantovani.

    La cerimonia di intitolazione di “Largo Gloriano Mugnaini” avrà luogo oggi, Martedì 16 ottobre, alle ore 17.00 in via Jori, all’incrocio con via Pongoli, nei pressi della Chiesa del Borghetto. Saranno presenti l’assessore comunale alla Legalità e ai Diritti, Elena Fiorini, il presidente del Municipio Valpolcevera, Iole Murruni, l’amministratore delegato dell’U.C. Sampdoria, Rinaldo Sagramola e il presidente del Sampdoria Club “Mugnaini”, Maurizio Lavagna.

    Tutto scaturisce all’indomani della pagina più negativa nella brevissima storia della Sampdoria, una giornata indimenticabile per l’intera tifoseria: la prima retrocessione, nella stagione 1965-66, dopo 20 anni di vita della società. La partita decisiva che sancì la discesa in serie B fu l’ultima di campionato, il 22 maggio 1966, quando la Samp giocò a Torino contro la Juventus e perse 2-1 con gol decisivo di Menichelli.

    «A partire da un vero e proprio dramma sportivo si genera una splendida idea, promossa da Gloriano Mugnaini e destinata a cambiare l’universo della tifoseria organizzata – ricorda Federico Buffoni, giornalista (Secolo XIX, Gazzetta dello Sport) e scrittore – ovvero la creazione della prima aggregazione ufficiale di tifosi, il primo club con specifiche finalità quali riunire i supporter blucerchiati, farsi portavoce delle loro istanze con la società, organizzare le trasferte al seguito della squadra ed altre attività collegate, la semplice mangiata oppure la visita ad una località turistica. In pratica quello spirito conviviale che per anni avrebbe contraddistinto l’appuntamento domenicale negli stadi italiani. Già esisteva il gruppo dei “Fedelissimi” di Sampierdarena ma il primo club a nascere in forma ufficiale fu il Sampdoria Club Rivarolo con sede nel Bar Sport di via Jori, il quale divenne presto il modello per la nascita di numerosi altri club in tutta Genova e non solo. Il passo seguente del “dottore dei poveri” fu la fondazione della Federazione dei club blucerchiati».

    Nella testa di Mugnaini, però, c’è un obiettivo più ambizioso, quello di coinvolgere anche le altre tifoserie italiane attraverso la creazione della Federazione Italiana Sostenitori Squadre di Calcio (FISSC) che negli anni successivi visse il suo periodo d’oro. L’azione di coordinamento tra tifosi, messa in pratica alla vigilia di ogni partita di campionato, si rivelò cruciale per preparare un clima consono all’avvenimento calcistico, mantenendo intatte le storiche rivalità, esclusivamente sul piano sportivo.

    «Tutti i tifosi si sentivano accomunati dalla medesima appartenenza – ricorda Buffoni – Mugnaini fu tra i più veloci ad intuire i germi di violenza e degenerazione che il gioco del calcio portava con sé e che di lì a poco sarebbero emersi in tutta evidenza. E riuscì a trovare le giuste contromisure per rallentare il fenomeno. Il suo apporto fu decisivo perché, ancora per lungo tempo, il gioco del calcio venne vissuto come una festa per famiglie e bambini, una sana passione sportiva che oggi rimane solo un pallido ricordo».

    Matteo Quadrone

  • Acqua Bene Comune, videonotiziario sul referendum non rispettato

    Acqua Bene Comune, videonotiziario sul referendum non rispettato

    forme dell'acquaIl comitato genovese del movimento Acqua Bene Comune con l’uscita del numero zero del Video notiziario dell’acqua, che avrà cadenza mensile, intende aggiornare i cittadini con le ultime informazioni in merito alla mancata applicazione del referendum sull’acqua del 12-13 giugno 2011, a 14 mesi di distanza da quando 27 milioni di italiani votarono esprimendosi a favore della ripubblicizzazione del servizio idrico.

    Il video è visibile sul canale youtube del comitato alla pagina http: //www.youtube.com/user/AcquaBeneComuneGe

    «Continua lo scandalo delle bollette illegalmente gonfiate –  ricorda il Comitato – infatti ancora oggi in bolletta paghiamo la remunerazione del capitale, abrogata dal 22 luglio 2011». Solo per farsi un’idea, a fine settembre di quest’anno i genovesi hanno pagato oltre 41 milioni di euro più del dovuto «un bel regalo per i gestori del servizio», sottolineano gli esponenti del movimento Acqua Bene Comune.

    Recentemente si è svolto un incontro tra il coordinamento dei comitati liguri e l’assessore all’ambiente della Regione Liguria, Renata Briano. In questa sede è stato affrontato il tema della definizione dei nuovi Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), ovvero le strutture pubbliche che governano il ciclo dell’acqua.  «Abbiamo fatto le nostre proposte – spiega il movimento nel videonotiziario – In sintesi i punti principali sono: separare l’ATO idrico dall’ATO dei rifiuti perchè si tratta di problematiche molto diverse; l’ATO idrico dovrebbe corrispondere ai distretti idrografici su base regionale; infine è necessaria una maggiore trasparenza, coinvolgendo cittadini e società civile nella gestione del servizio».

    Mentre ad Imperia la remunerazione del capitale è stata eliminata dall’assemblea dei sindaci «a Genova come in molte altre parti d’Italia, i cittadini sono costretti a promuovere la campagna di obbiendenza civile (pagando solo la parte legale della bolletta, ndr) per veder rispettato l’esito del referendum – spiega il videonotiziario – A Portofino, invece, è stato presentato il primo ricorso per ottenere il rimborso della quota di remunerazione del capitale».

    Tra fine agosto e settembre «due assemblee dei sindaci, non pubblicizzate nonostante gli impegni presi, hanno deciso un rimborso di 15 milioni di euro destinato al gestore del servizio idrico – denuncia il movimento per l’acqua bene comune – Chi pagherà questi soldi? Stiamo cercando di fare chiarezza ma non rinunciamo a protestare per chiedere che questi incontri siano aperti al pubblico».

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Acquasola, Semi Liberi: una giornata per la tutela della biodiversità agricola

    Acquasola, Semi Liberi: una giornata per la tutela della biodiversità agricola

    Un’intera giornata dedicata ai semi, un patrimonio collettivo da salvaguardare: incontri, dibattiti, video, bancarelle espositive, Sabato 13 ottobre a partire dalle ore 10 fino alle 19:30, animeranno il parco dell’Acquasola.
    «I semi non sono liberi, a rischio c’è la biodiversità agricola del nostro Paese – racconta Roberto Pisani dell’Asci Liguria (Associazione di Solidarietà per la Campagna Italiana), tra i promotori dell’iniziativa “Semi liberi all’Acquasola” nell’ambito della campagna mondiale “Salviamo i nostri semi” – Quando le persone lo scoprono rimangono stupite. La questione è parecchio intricata e Sabato proveremo a fare un po’ di chiarezza».

    Di mezzo c’è una legge incompleta visto che gli agricoltori italiani ancora aspettano un decreto ministeriale che regolamenti il loro diritto al commercio di semi di varietà da conservazione. Parliamo di sementi locali, spesso periferiche rispetto al mercato agroalimentare, ma fondamentali per le qualità organolettiche ed il valore culturale. Il diritto alla vendita delle varietà da conservazione garantirebbe agli agricoltori il miglioramento e la differenziazione delle loro coltivazioni. Inoltre sarebbe tutelata la biodiversità agricola, un bene comune alla base del diritto universale ad un’alimentazione libera e sana.
    In Italia la legge quadro del settore, la numero 1096 del 1971, prevede che anche gli agricoltori possano selezionare, riprodurre e commercializzare semi, ma solo quelli da conservazione. A distanza di 42 anni, però, manca il decreto attuativo che renda effettivo questo diritto.
    E così i contadini possono coltivare e commercializzare solo frutta, ortaggi e cereali a partire da semi autorizzati dalle leggi nazionali. Ovvero semi brevettati da quelle che il quotidiano “Terra” chiama «Le 5 sorelle, cinque multinazionali che controllano la produzione di sementi: Monsanto e Dow (Usa), Syngenta (Svizzera), Bayer (Germania) e Du Pont (Francia)».
    Per fortuna esistono piccoli produttori coraggiosi che si oppongono strenuamente a questo oligopolio, tenendo in vita varietà a rischio d’estinzione, poco appetibili per il mercato perché poco produttive.

    «Noi vogliamo che i semi locali possano essere commercializzati, valorizzati ed offerti al grande pubblico – spiega Pisani – Tutti devono conoscerne il valore. Bisogna promuovere un modello alternativo, un’agricoltura di piccola scala che metta al centro l’agricoltore, la terra, i consumatori».
    Al contrario, la cosiddetta agricoltura moderna applica un modello produttivo industriale ad alto impatto ambientale che minaccia le basi della pratica tradizionale. Il sistema agricolo, appare sempre più connesso con gli interessi del mondo del petrolio, della chimica, della finanza, piuttosto che con il diritto alla sicurezza e alla sovranità alimentare delle comunità e dei popoli.
    Una delle inevitabili conseguenze è l’erosione della biodiversità. L’agricoltura italiana purtroppo va in questa direzione. «Determinati semi vengono commercializzati solo per motivi di opportunità economica –continua Pisani – Sono sementi che si adattano a climi e Paesi diversi. Andando avanti di questo passo perderemo tutte le varietà locali».
    «In Italia esistono degli organismi di controllo, come l’albo registro sementi, che proibiscono la commercializzazione di semi non iscritti all’albo – racconta Pisani – Ma per l’iscrizione occorre affrontare un percorso dai costi notevoli. Quindi al registro sementi hanno accesso solo le ditte che possono permetterselo».
    Con buona pace dei piccoli contadini. Senza dimenticare le sanzioni «Oggi se commercializzi semi locali commetti un reato – sottolinea Pisani – L’unica possibilità è scambiarli, esclusivamente a fini conservativi. Però la nostra paura è che un domani, le società più potenti, possano accaparrarsi i nostri semi».

     

    L’appuntamento di Sabato sarà un’occasione per parlare di tutti questi temi, ascoltando le diverse opinioni di coltivatori ed esperti.

    Questo il programma della giornata:

    DALLE 10 ALLE 19,30 DIBATTITI E CIBO DAL CONTADINO ALLA PIAZZA A CURA DI ASCI

    Ore 10 Distribuzione di semi tradizionali come atto di disobbedienza civile dei Contadini

    Ore 11 “La legislazione europea sulla commercializzazione di semi: facciamo chiarezza” Relatore: Ivo Bertaina (Agri.Bio Piemonte) a seguire: dibattito

    Ore 12,30 Buffet ad offerta con i prodotti dei Contadini

    Ore 14 “Il punto sull’Acquasola” il Comitato Acquasola racconta le ultime notizie sulla vertenza

    Ore 15 Contadini “sostenibili”: il contributo alla sovranità alimentare di chi mantiene in vita sementi

    tradizionali. Relatori: Contadini ASCI

    Ore 15 Animazione bimbi

    Ore 16 Coro “4 canti”: la Banda Daneo diretta dal M° Martini

    Ore 16,45 Merenda per i bambini con i prodotti dei nostri campi

    Ore 17 “Seminare liberamente: una questione complicata; che fare ?” Relatore: Ernesto Olivucci

    (presidente di Civiltà Contadina, in rappresentanza della Rete Semi Rurali)

    Ore 18,30 Proiezione di video della campagna “Salviamo i nostri semi”

    Durante l’intera giornata vendita di prodotti biologici direttamente dalle cascine di produzione

    In caso di pioggia l’evento è rinviato a sabato 20 ottobre

    Diminuisci il tuo impatto: porta piatto e bicchiere da casa

     

     

    Matteo Quadrone

  • Val Trebbia: chiusura guardia medica, mobilitazione dei cittadini

    Val Trebbia: chiusura guardia medica, mobilitazione dei cittadini

    Sanità, l'ambulanzaTutta la Val Trebbia è in mobilitazione contro l’annunciata chiusura – a partire dal 1 novembre – dei poli di Guardia Medica di Rovegno e Bargagli, decisa dall’Asl 3 con la delibera n. 837 del 14 settembre scorso che prevede l’accorpamento delle due sedi sopracitate con quella di Torriglia. Un disegno che fa storcere il naso a cittadini e istituzioni locali perché l’assistenza territoriale rischia di subire un colpo terribile. La Guardia Medica di Torriglia, infatti, si troverà a dovere servire un’area di 231 km quadrati, con diverse località situate in zone impervie, molte delle quali raggiungibili dopo oltre un’ora di strada.

    Il Comune di Rovegno ha scritto una lettera all’azienda sanitaria locale per chiedere informazioni ufficiali visto che la scoperta della chiusura è avvenuta leggendo i giornali e non tramite la consueta comunicazione degli uffici competenti. Altri Comuni hanno fatto lo stesso.
    Anche il popolo di Facebook si è attivato con una raccolta firme contro la soppressione della Guardia Medica di Rovegno. Per sottoscrivere la petizione collegarsi al link : http://firmiamo.it/no-alla-chiusura-del-servizio-guardia-medica-di-rovegno-ge

    Domani a Bargagli si svolgerà un incontro pubblico, organizzato dalla Croce Rossa locale, per fare il punto della situazione. Per l’occasione sono stati invitati il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, l’assessore regionale alla Sanità, Claudio Montaldo ed il direttore dell’Asl 3, Corrado Bedogni.

    «Dal 1 novembre assisteremo ad un progressivo aumento degli interventi in emergenza coordinati dal 118 con l’impiego di ambulanze ed auto mediche per ospedalizzare pazienti che, magari, avrebbero potuto essere trattati direttamente a domicilio – spiega una nota della Croce Rossa di Bargagli – Ciò si tradurrà in un sensibile aumento dei costi a carico del servizio sanitario ed un appesantimento delle conseguenze legate alle attività diagnostico/strumentali dei Pronto Soccorso che dovranno gestire un numero sempre maggiore di accessi, molti dei quali perfettamente inutili. Ma oltre al danno c’è anche la beffa: coloro che dopo alcune ore saranno dimessi, come potranno tornare a casa, soprattutto nelle ore notturne? Semplicemente chiamando un’ambulanza e pagando per intero il trasporto, in quanto non di competenza dell’ospedale».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Accademia di Belle Arti Genova: flash mob con le opere di Caminati

    Accademia di Belle Arti Genova: flash mob con le opere di Caminati

    Accademia Belle ArtiUna singolare protesta, quella organizzata dagli studenti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, che domenica 14 ottobre (ore 10) si vestiranno tutti di rosso per aiutare nel trasferimento dei quadri di Aurelio Caminati da una casa all’altra in via Balbi.

    Una vera e propria catena umana, a metà fra un flash mob e un’opera di volontariato, per dare una mano alla figlia ed erede dell’opera di Caminati, Maria Grazia, che ha da poco ricevuto un avviso di sfratto esecutivo (con rischio di sequestro delle opere) che avrà luogo lunedì 15 ottobre. A questo scopo, gli studenti si sono mobilitati per portare in una nuova sede tutti i quadri del pittore genovese.

    L’evento si svolgerà in collaborazione con il Comune di Arenzano, che si è impegnato a dedicare a Caminati l’edizione 2014 della mostra di pittura Florarte.

    Appuntamento dunque domenica alle 10 al civico 30 di via Balbi: chi vuole contribuire dovrà indossare qualcosa di rosso, in omaggio a Caminati e alla sua attività artistica.

    Chi era Aurelio Caminati. Nato a Genova nel 1924, inizia la sua attività artistica nel 1949 e tiene la sua prima mostra personale nel 1950 alla galleria Bergamini di Milano. Nel 1956 partecipa alla Biennale di Venezia e in seguito ad altre importanti esposizioni in Italia e all’estero. Dopo un’iniziale adesione a un realismo sociale i cui soggetti favoriti sono stati i personaggi della vita quotidiana, è passato alla realizzazione dei “falsi ideologici”, composti da citazioni tratte da quadri famosi riprodotti sulla tela e affiancati a una pittura inquietante, con raffigurazioni di larvali e fantasmatiche presenze.
    Nel 1963 si avvicina alla Pop Art e inseguito all’Iperrealismo. Nel 1975 fonda con Claudio Costa il Museo di Antropologia attiva di Monteghirfo. Nel 1990 ha realizzato gli affreschi del foyer del teatro Carlo Felice di Genova, per i quali è risultato vincitore del concorso.
    Nel luglio 1998 Palazzo Ducale gli dedica una mostra con un centinaio di opere, affiancate da video legati alle realizzazioni di performances degli anni Settanta / Ottanta.

    [foto di Daniele Orlandi]