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  • Strada a mare di Cornigliano, il quadro generale dei lavori

    Strada a mare di Cornigliano, il quadro generale dei lavori

    Ponte di CorniglianoNei giorni scorsi sono circolate notizie di un possibile blocco ai lavori della Strada a mare di Cornigliano, a causa di possibile rifiuto di Anas di coprire 4 milioni di costi non preventivati, dovuti alle sopraggiunte bonifiche belliche che hanno anche rallentato i tempi di consegna dell’appalto assegnato nel 2010 inizialmente per 67 milioni di euro.

    Inevitabile che la questione arrivasse in Sala Rossa, dove i consiglieri Bruno, Pastorino e Grillo hanno presentato un articolo 54 rivolto al vicesindaco Bernini. Di per sé, l’interrogazione a Cantiere fiume polceverarisposta immediata era in calendario già per la scorsa seduta di Consiglio comunale, ma le ben note vicende di Amt hanno portato a stravolgere l’ordine dei lavori. Sul tavolo non solo la questione economica ma anche lo smistamento del terreno e dei materiali asportati e i potenziali intralci alla linea ferroviaria che conduce al porto di Sampierdarena.

    «Si tratta di una grande opera stradale che non viene contestata da nessuno – ha detto il capogruppo di FdS, Antonio Bruno – neppure dai No Gronda. Anzi, viene considerata un contributo fondamentale per la mobilità nel Ponente cittadino, soprattutto se nel frattempo si allestiscono le strade interne con le corsie protette per gli autobus. È importante capire come stanno veramente le cose».

    «Insomma – gli fa da eco il collega Grillo (Pdl) – è vero che Anas non ha concesso l’ulteriore finanziamento e, anzi, ha richiesto i documenti della trattativa di base prima di valutare l’opportunità di sborsare nuove risorse?».

    La risposta è affidata al vicesindaco Bernini, che aveva seguito la questione fin da principio in qualità di presidente del Municipio – VI Medio Ponente, direttamente interessato dalla nuova infrastruttura: «Come si sa, gli incrementi di costo hanno riguardato soprattutto le necessarie bonifiche nell’area di cantiere di Sampierdarena per il rinvenimento di ordigni bellici inesplosi. Imprevisto che ha anche generato un rallentamento dei lavori. La trattativa per la compensazione finanziaria che ne è conseguita ha portato all’individuazione di un maggiore esborso da parte del finanziatore, che entrambe le parti hanno concordato sarebbe stato anche l’unico aumento previsto rispetto alle spese indicate nel bando. I problemi nascono proprio sulle modalità con cui questo ammontare dovrebbe essere conferito. Noi abbiamo concordato un trasferimento ex ante per velocizzare le operazioni, ma Anas solitamente segue percorsi differenti, evitando le transazioni in itinere e aspettando una valutazione di un soggetto terzo alla consegna dei lavori. Ad ogni modo, Anas e Società per Cornigliano stanno lavorando su un ricalcolo congiunto del surplus necessario e nel giro di poco tempo dovrebbe arrivare l’assenso definitivo. A voler essere precisi, non si tratta neppure di un pagamento diretto, dal momento che finora i soldi sono tutti stati anticipati da Società per Cornigliano, anche quelli che riguardano le tranche concordate dall’appalto».

    Il vicesindaco è intervenuto anche sulla questione dello smaltimento del materiale rimosso che, tuttavia, non è stato trasferito ma resta depositato dietro alla stazione di Cornigliano perché sarà riutilizzato per costruire le massicciate sotto alle rampe della strada a mare.

    Il ponte di CorniglianoPiù complessa la situazione che riguarda il ventilato intralcio della linea ferroviaria portuale di Sampierdarena. «La strada a mare ha avuto un lungo iter di progettazione – ha ricordato Bernini – passato attraverso la Conferenza dei servizi Stato-Regione e ha avuto il parere positivo espresso da tutti gli enti interessati, compresa l’Autorità portuale che ha espresso la propria posizione tramite il Comitato portuale, dove siedono anche i terminalisti che oggi lamentano queste difficoltà». Il vicesindaco, dunque, conferma che, nel punto in cui si sovrappone ad alcuni binari in uscita dal porto di Sampierdarena, il ponte della strada a scorrimento veloce non ha altezze elevate. La costruzione della nuova infrastruttura, però, non poteva essere spostata per una questione di pendenze previste dalle normative di viabilità stradale.
    «È stato dunque necessario intervenire sulla linea ferroviaria» ha proseguito Bernini. «O si allungava leggermente il percorso, dovendo però procedere all’eliminazione di un capannone nel terminal di Sampierdarena, o si aumentava la pendenza dei binari. Per le Ferrovie la questione era indifferente, i portuali hanno preferito la seconda opzione. Gli stessi, ora, lamentano che, con i vecchi locomotori in funzione nel porto, ci sarebbe un maggiore consumo di carburante. Un problema che, comunque, potrebbe essere ovviato dal momento che nella progettazione si è intervenuti affinché fosse garantito il transito di treni elettrificati, portando la linea elettrica fino all’interno del porto. Naturalmente il locomotore nuovo costa leggermente di più, ma anche meno inquinante e più potente».

     

    Collegamento con l’Aeroporto

    marina-aeroporto-barche-d1Infine, il capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, ha posto l’accento anche su un’altra problematica legata alla futura strada a scorrimento veloce, ovvero quella del collegamento con il casello autostradale di Genova Aeroporto. Si tratta del famoso “lotto 10”, di cui ci aveva già parlato proprio Bernini a giugno (qui). I problemi dipendono dal fatto che i lavori non sono stati inseriti nel bando principale, gestito dal precedente ciclo amministrativo e chiuso a marzo 2009. La speranza del vicesindaco era di poter allargare l’appalto esistente assegnando anche questo lotto alla Società per Cornigliano, come adeguamento imprevedibile dell’opera già appaltata, allo stesso ribasso d’asta, per accorciare notevolmente i tempi di realizzazione. Ma quest’ipotesi sembra ormai essere definitivamente tramontata, anche se la decisione ufficiale verrà presa solo nei prossimi giorni, dopo i necessari confronti con la Regione. «Abbiamo avuto pareri discordanti dal punto di vista legale – ha spiegato Bernini – e alla fine, per ragioni di massima trasparenza, abbiamo scelto di andare a nuova gara con il progetto comunque già pronto».

    Ciò comporterà un ulteriore ritardo nei tempi di consegna che, a questo punto, avverrà separatamente rispetto al tratto principale della strada a mare. «Avremo una continuità di cantiere – ha aggiunto il vicesindaco con delega all’urbanistica – ma non finiremo i lavori insieme. In ogni caso, cercheremo di stringere al massimo i tempi della nuova gara anche perché in quel periodo dovrebbero iniziare anche i lavori di riqualificazione di via Cornigliano e vorremmo limitare il più possibile i disagi per i residenti e i commercianti della zona».

    «Mi auguro vivamente che si faccia di tutto per completare i lavori nel più rapido tempo possibile – ha chiosato Pastorino – perché il rischio è che all’altezza di piazza Savio, dove le tre corsie della viabilità a mare si intersecheranno con quelle ordinarie, si venga a creare un grosso ingorgo di difficile smaltimento».

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Rio Fegino, lavori già fermi: necessaria una rivisitazione del progetto?

    Rio Fegino, lavori già fermi: necessaria una rivisitazione del progetto?

    Fegino. rio1Da almeno tre mesi i lavori sono fermi. «Dopo Ferragosto – raccontano alcuni abitanti di Fegino – gli operai sono scomparsi». I lavori per l’adeguamento idraulico del ponte di via Ferri e del primo tratto del rio Fegino a monte dello stesso, dunque, subiscono un brusco stop.
    «Hanno tirato su delle paratie protettive lungo gli argini del torrente – continuano i residenti – e hanno cominciato a segnare i punti dove dovranno passare le tubature. Poi più nulla».

    L’intervento, illustrato nel dettaglio da Era Superba, prevede la demolizione del vecchio ponte stradale e la ricostruzione di una nuova struttura in versione più alta e più larga. Ma soprattutto – per rispondere al rischio idrogeologico – si procederà all’abbassamento dell’alveo del rio Fegino a partire dal ponte di via Ferri in direzione monte, fino all’altezza del traliccio dell’Enel (poco prima del ponte ferroviario di via Borzoli).

    «La ditta esecutrice ha riscontrato dei problemi con le sottoutenze – risponde l’assessore comunale ai Lavori Pubblici, Giani Crivello – Quelle minori sono state fatte. Il rallentamento dei lavori è dovuto ad un’ulteriore verifica sull’impianto progettuale, in particolare per quanto riguarda via Borzoli».
    In altri termini, bisogna capire se sarà necessaria una parziale modifica del progetto. In questo caso sarebbe pressoché inevitabile uno stop prolungato dei lavori.
    «Speriamo davvero che tale situazione non si verifichi – conclude Crivello – Noi comunque solleciteremo i responsabili affinché l’intervento possa ripartire in breve tempo».

     

    Matteo Quadrone

  • Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    cantiere-stazione-praPrà è un quartiere sui generis e ancora in divenire. Dopo la creazione del porto commerciale a discapito delle spiagge che attiravano turisti da tutto il nord Italia soprattutto negli anni ’50 e ’60, la sua fisionomia è mutata radicalmente e ancora oggi i praini ne pagano lo scotto. I progetti del POR-Fesr Prà Marina di questi ultimi anni per il rilancio della zona si sono sviluppati con andamento variabile e incerto nel corso di tre amministrazioni fascia-rispetto-pradifferenti, dalla giunta Pericu all’attuale Doria, e oggi restano tante perplessità: la Fascia di Rispetto attualmente risponde alle iniziali aspettative di cittadini e amministrazione? La risposta è no.

    Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo visitato il quartiere e abbiamo parlato con cittadini, associazioni e rappresentanti politici. In questo articolo ci concentriamo in particolare su due aree della Fascia di Rispetto: Parco Dapelo ed ex stazione ferroviaria.

    Quella che sarebbe dovuta essere una zona di “respiro” tra città e porto, dotata di strutture per il divertimento, lo sport, il relax, è oggi perlopiù nel degrado. La parte a Levante è occupata abusivamente da quattro anni da una quindicina di famiglie (in totale 30 – 40 persone) che hanno insediato lì le loro baraccopoli. Il tutto, con ripercussioni anche sulla vivibilità nel quartiere. Ad ascoltare i racconti dei cittadini, gli occupanti si aggirerebbero nel centro cittadino, non senza causare disagi: «Li vediamo ancora fare i loro bisogni in strada, anche dopo che Piazza Sciesa è stata dotata di un vespasiano, e avvertiamo tensioni sociali». Non a caso, poche settimane fa CIV e Comitato per Prà hanno presentato alla procura oltre 500 esposti per lo sgombero, ma finora non sono arrivate risposte.

     

    Parco Dapelo

    parco-dapelo-praAnche la parte più a Ponente della Fascia di Rispetto, seppur in stato migliore, presenta non poche contraddizioni: se il polo sportivo (campo da calcio, piscina, centro remiero) funziona e attira ogni giorno sportivi e cittadini, la zona occupata dal Parco Dapelo, di proprietà comunale, è invece l’emblema di un’operazione di riqualificazione fallita: nato nel 2001, è stato pensato per essere il polmone verde del quartiere, sul modello nerviese (con palme provenienti dalla dotazione di Euroflora 2001), con spazio giochi e teatro all’aperto per coinvolgere la cittadinanza in manifestazioni e concerti. Oggi, le palme -secche- sono da sostituire e dei sei pioppi originari due sono crollati una settimana fa, mentre gli altri quattro dovrebbero essere abbattuti, con procedure lunghe e costose. La scarsa cura dei 30 mila mq, con le erbacce che superano in altezza le panchine e la poca illuminazione, lo rendono poco frequentato.

    La manutenzione del parco è stata affidata dal Comune all’associazione Prà Viva, gruppo sociale senza scopo di lucro che registra la partecipazione di oltre mille cittadini e riunisce in sé oltre 15 Associazioni differenti, e nel cui Consiglio Direttivo sono stati insediati soggetti (3, dei 7 totali) nominati direttamente dal Comune di Genova. La missione di Prà Viva è la gestione di tutti i servizi pubblici, impianti sportivi, parcheggi, aree e immobili, spazi verdi, attività commerciali esistenti e previste sulla Fascia di Rispetto. Dal 2004-2005, considerate soprattutto le difficoltà dell’associazione nel garantire da sola il decoro, Prà Viva ha sottoscritto un accordo con Aster, per cui i due soggetti collaborano nella gestione degli 80 mila mq totali, con Prà Viva che versa ad Aster circa 40 mila euro l’anno, impianti esclusi: spesa insostenibile per l’associazione, che è attualmente alla ricerca di soluzioni diverse. Racconta il presidente Ginetto Parodi: «Vorremmo optare per una formula in cui i costi sono gestiti dall’Amministrazione. Noi diventiamo “sponsor” di Aster e gestiamo le aree di pertinenza limitrofe al nostro circolo, mentre loro si occupano del restante. Per noi è un impegno troppo grande, sono aree pubbliche e non c’è ritorno economico».

    Continua Parodi: «Impensabile per noi pensare di farci carico di un onere di questa portata, il Comune delega a noi ma noi non abbiamo i mezzi per gestire la “cosa pubblica”. Chiediamo ai cittadini di Prà di collaborare: creare gruppi di aggregazione è sì indice di una città viva e che vuole cambiare, ma nel nostro quartiere ce ne sono tanti e spesso il rischio è quello di disperdere le forze. Meglio stare uniti».

    Il parco Dapelo e le restanti porzioni della Fascia di Rispetto dovrebbero essere il simbolo della rinascita del quartiere, sui progetti si è investito molto anche in termini di promozione, invece la realtà dei fatti sottolinea impietosa gli errori di valutazione commessi dalle amministrazioni, a partire dall’affidare la gestione di un’area così vasta e delicata ad un soggetto che non avrebbe mai potuto avere le spalle abbastanza grosse per sostenerne il peso.

     

    Ex stazione ferroviaria

    Ex stazione Ferroviaria Genova PràSempre davanti all’impianto sportivo, ecco il vecchio sedime ferroviario, ora smantellato ma mai rimosso, con tracce di amianto. Di questo, solo una parte è stata trasformata in parcheggio provvisorio, ad uso degli utenti degli impianti. La vecchia stazione, invece, fa parte degli interventi del POR 2007-2013: erano stati stanziati finanziamenti dall’Unione Europea per la creazione di un mercato a Km 0, per l’integrazione del centro abitato con la Fascia di Rispetto, ma finora nulla è stato fatto. Al posto di quest’ultimo, racconta Nicola Montese del Comitato per Prà, al sabato mattina ci sono due banchi di Coldiretti, ma non sono sufficienti a sostituire il progetto iniziale. Nuova, invece, l’altra stazione di Prà, quella più a mare: aperta dal 2006, lo stesso Montese avanza l’ipotesi che l’architettura così imponente sia stata voluta solo “per riempire” gli oltre 6 km di fascia di rispetto, troppo “vuoti”. E poi? Null’altro: si attende di vedere se verrà realizzata la modifica alla viabilità della Via Aurelia entro il 2015 (concessa una proroga di due anni), con i fondi stanziati per il POR, altrimenti ci sarà la revoca dei finanziamenti. Anche qui il Comitato mostra perplessità. Quello che doveva essere un percorso “partecipato”, che coinvolgeva Amministrazione e cittadini, per molti operatori (come ad esempio Comitato per Prà e Associazione Per il Ponente) si è rivelato un percorso “a senso unico” e partecipato solo nominalmente. Mentre i cittadini avrebbero preferito la trasformazione di Via Aurelia in una strada a due corsie a scorrimento lento (30 Km/h, con agevolazioni per il traffico ciclabile a limitazioni per quello automobilistico), con la creazione di una nuova strada a scorrimento veloce più lontana dal centro abitato (lungo l’ex sedime ferroviario), l’Amministrazione ha dato il via libera a una soluzione che prevede il raddoppiamento delle corsie sulla Via Aurelia, senza limitazioni di velocità. Cosa che, a detta dei comitati, non fa che allontanare la Fascia di Rispetto dal centro commerciale del quartiere (Via Fusinato) e non integrare le due realtà.

    Nicola Montese racconta: «Avevamo tutto, non abbiamo più niente: ci hanno portato via la nostra identità, promettendoci un risarcimento mai arrivato. Storicamente questa era una delle località turistiche più ambite della riviera ligure (la Nervi o la Camogli di Ponente come ricorda una vecchia canzone popolare “Sabbo a Camoggi e dumenega a Prà”, n.d.r.). Poi, la frattura: dagli anni ’70-’80, le spiagge – prima fonte di occupazione, di reddito e parte dell’identità locale – sono state smantellate per far posto all’insediamento del porto merci con la prospettiva di 5 mila posti di lavoro per i cittadini di Prà (i posti sono stati poi mille, di cui solo 26 sono praini). Per “risarcire” gli abitanti della perdita, prima è arrivata la Fascia di Rispetto e poi il progetto di creazione di una “grande Prà”, invece siamo nel degrado assoluto. Proviamo a interagire da tempo con un Municipio inesistente e un Comune che pensa di poter nascondere qui tutto il “marcio”. Abbiamo creato un Comitato senza bandiere politiche per rivendicare quel che ci spetta e dare voce a quelle persone che hanno così paura di vivere nel loro quartiere, che non denunciano nemmeno più i crimini: dopo l’arrivo delle baraccopoli, i furti risultavano diminuiti».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Aster: 12 milioni per interventi straordinari, Tursi accende un mutuo

    Aster: 12 milioni per interventi straordinari, Tursi accende un mutuo

    erzelli-strada-asfalto-dPoco più di 30 milioni di euro. A tanto ammontano i trasferimenti che Aster, la municipalizzata che si occupa della manutenzione dei 7 milioni di metri quadri di superficie asfaltata e 1400 chilometri di strade genovesi, degli impianti di illuminazione pubblica e delle aree verdi, ha ricevuto dal Comune nel corso del 2013. I primi 18 milioni, o poco più, sono arrivati in parte corrente dal bilancio approvato sul far dell’estate, per la copertura del contratto di servizio. Altri 12 milioni e 450 milioni sono, invece, stati stanziati dalla Giunta in conto capitale, un paio di settimane fa, per fare fronte a tutti gli interventi straordinari e difficilmente programmabili a priori. Se 3,3 milioni per queste spese extra arrivano da risorse dell’Ente e coprono gli interventi su verde pubblico e segnaletica stradale, per i restanti e molto più corposi 9 milioni e oltre, necessari per le manutenzioni di strade, marciapiedi e illuminazione pubblica, si è dovuti ricorrere all’indebitamento tramite mutuo.

    Una possibilità che, al momento, come ha avuto più volte modo di ricordare l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli, è esclusa per le finanze pubbliche a partire dal prossimo anno.

    Per quanto riguarda il futuro, tuttavia, la situazione è ancora piuttosto confusa, come ci spiega Gianni Crivello, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova: «Stiamo ancora cercando di capire quando potremo parlare del bilancio 2014 perché, ahimè, non è ancora chiaro, non solo a Genova ma al Paese intero, quali saranno le condizioni che determineranno il sostegno ai Comuni da parte dello Stato nei prossimi mesi e anni. È chiaro che la manutenzione di una città va garantita. Obiettivo fondamentale di questa amministrazione è tutelare l’occupazione ma anche la manutenzione della città perché una città che non ha manutenzione non è certo vivibile né misura d’uomo».

    In quest’ottica potrebbe anche essere vista l’eventuale apertura a capitali privati che dovrebbe essere discussa domani pomeriggio (19 novembre) in Consiglio comunale. Condizionale d’obbligo visto le indiscrezioni e le proteste che si stanno susseguendo.

    A ben vedere, tuttavia, la tanto contestata delibera di Giunta alla voce Aster parla di possibile ingresso di partner principalmente “per l’attuazione di progetti al fine di garantire le capacità di investimenti coerenti con le strategie di sviluppo dell’azienda”. Ad esempio, nel settore dell’illuminazione pubblica, in cui le nuove tecnologie consentirebbero importanti investimenti e la creazione di know-how aziendale tranquillamente spendibile al di fuori delle mura cittadine. Fondamentale sarà anche capire l’indirizzo del nuovo piano industriale per quella “riorganizzazione degli aspetti produttivi” che la stessa delibera chiede al management di Aster, come anche a quello di Amiu.

    D’altronde, come sottolinea Crivello, «le criticità sono principalmente legate alla sostenibilità economica di nuovi investimenti e ai finanziamenti che ne possono derivare. Basti pensare che una volta sui lavori pubblici si ragionava su un arco di tre anni. Adesso, pur dovendo lavorare sullo stesso orizzonte temporale, non sappiamo neppure che cosa succederà tra tre mesi».

     

    Gli interventi straordinari di Aster

    lavori-cantiereMa torniamo agli interventi straordinari che Aster ha fin qui realizzato o previsto di realizzare nel 2013. Si tratta, come detto, di tutti quei lavori di asfaltatura, ripristino marciapiedi, sistemazione dell’illuminazione e del verde pubblici che non possono essere preventivati in sede di bilancio, anche se ogni anno le cifre stanziate non sono mai troppo dissimili tra loro (eccezion fatta per il famoso piano straordinario voluto dalla Vincenzi che nel solo 2010 aveva accantonato 20 milioni di euro). Anche quest’anno, naturalmente, la fanno da padrone le sistemazioni del manto stradale e dei marciapiedi. Degli oltre 9 milioni di euro per cui il Comune di Genova è dovuto ricorrere alle banche, infatti, ben 7,7 milioni riguardano questo capitolo, sulla base delle segnalazioni di priorità giunte dai Municipi. La media di spesa per le 9 circoscrizioni si aggira intorno ai 300 mila euro, con gli estremi di 283 mila per il Ponente e di 317 mila per il Medio Levante. A questi vanno aggiunti circa 3,5 milioni di euro principalmente per asfaltature eccezionali di rilevanza cittadina (2,7 milioni di euro) e manutenzione dei rivi (360 mila euro).

    La restante parte di mutuo, pari a 1,4 milioni, sarà, invece, destinata alla copertura degli interventi sull’illuminazione pubblica. Qui, le spese municipali si aggirano attorno ai 10 mila euro per delegazione, con il picco dei 13 mila del Municipio Ponente, che va così a bilanciare le quote minori sul settore strade, mentre un altro milione di euro è destinato a interventi riguardanti l’intero territorio cittadino.

    Di particolare interesse anche i lavori per la sistemazione del verde pubblico e dell’arredo urbano, per un totale di 2,5 milioni di euro. Nei Municipi si è trattato soprattutto di potature e riordini vegetazionali, per importi che variano dai circa 69 mila euro della Media Val Bisagno ai 110 mila del Centro Est, mentre a livello cittadino più globale sono stati investiti altri 1,3 milioni di euro, di cui 370 mila destinati ai parchi e alle ville storiche (75 mila euro per Villa Pallavicini, 20 mila per il Parco urbano delle Mura, 10 mila per Staglieno).

    Da citare, infine, l’ultimo capitolo di interventi straordinari che riguarda i 733 mila euro spesi per la segnaletica stradale sia orizzontale che verticale.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Depuratori di Genova: stato dei lavori e nuovo impianto di Cornigliano

    Depuratori di Genova: stato dei lavori e nuovo impianto di Cornigliano

    genova-darsena-d1Secondo i dati riportati sul sito di Mediterranea delle Acque, che ricalcano l’ultimo rapporto di Legambiente, il 98,2% del territorio genovese è coperto dal servizio di depurazione. Un dato sicuramente soddisfacente dal punto di vista quantitativo che, tuttavia, si scontra con la percezione qualitativa che i genovesi hanno delle “proprie” aria e acqua.

    «Se entro il 2015 i depuratori non soddisferanno gli standard qualitativi imposti dall’Unione Europea – ha detto Guido Grillo, consigliere comunale del Pdl, nel corso di un art. 54 in Sala Rossa – scatteranno sanzioni di 10 mila euro più una multa di 715 euro per ogni giorno di ritardo per gli Stati inadempienti. Il rischio è che a pagare siano i cittadini attraverso un aumento della bolletta dell’acqua perché lo Stato si rivarrà sulle Regioni, che a loro volta presenteranno il conto ai Comuni, i quali non hanno più un centesimo». E il presidente Burlando sul punto è stato molto chiaro: nessuna richiesta di proroga; i Comuni inadempienti dovranno rispettare la scadenza stabilita dall’Europa o pagarne le conseguenze.

    Ma, secondo quanto sostenuto dall’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, il problema per il Comune di Genova non si pone neppure, dal momento che «i nostri depuratori sono tutti funzionanti a norma, sia dal punto di vista della acque trattate che da quello delle emissioni in aria. E nessuno risulta passibile di procedure di infrazione comunitarie, attuali o all’orizzonte, a differenza di altri comuni».

    La tesi dell’assessore sulla normalità della situazione genovese, confermataci anche da diversi e autorevoli addetti ai lavori, non convince del tutto il consigliere Grillo che ha chiesto una relazione dettagliata sugli impianti nel territorio comunale, redatta dai tecnici competenti di Ato (Autorità dell’Ambito Territoriale Ottimale), che certifichi lo stato dell’arte e gli eventuali interventi necessari per la sistemazione delle situazioni critiche.

    «In punta di legge e sul piano strettamente burocratico – commenta il legambientino Andrea Agostiniè anche possibile che il Comune rispetti i parametri europei. Ma se l’assessore si dice soddisfatta della situazione genovese, mente sapendo di mentire. E pensare che tutto possa andare magicamente a posto entro il 2015 è un po’ come credere alle apparizioni della Madonna».

     

    Il punto sui depuratori di Sestri Ponente, Darsena e Val Polcevera – Cornigliano

    Partiamo da Sestri, oggetto di recente e ingente intervento di miglioramento con la realizzazione della nuova condotta sottomarina, sostanzialmente giunta a completamento.  «Si è trattato di un intervento piuttosto lungo e complicato – spiega Garotta – perché la tubatura ha dovuto aggirare la banchina aeroportuale. La condotta, comunque, è stata collaudata nel corso di quest’anno e ha già portato importanti benefici per la qualità delle acque della Marina di Sestri Ponente».

    A detta di Legambiente, su Sestri insisterebbe anche un altro problema, ovvero lo smaltimento del percolato della discarica di Scarpino. «In caso di pioggia – spiega Agostini – la funzione filtrante del depuratore viene messa in seria difficoltà dalla copiosa presenza dell’acqua piovana, con il rischio di emissioni in mare non proprio pulite. Inoltre, se le piogge sono particolarmente sostanziose, può verificarsi l’eventualità che non tutto il flusso venga deviato nelle tubature e alcuni riversamenti vadano a finire nel Chiaravagna».

    Ancora in corso d’opera, invece, la posa delle tubature sottomarine per l’impianto della Darsena. In questo caso, i lavori sono resi complicati dalle deviazioni imposte dalle banchine portuali, che impediscono di procedere secondo una linea retta. «Siamo arrivati a circa metà del percorso, fino a calata Oli minerali» racconta nel dettaglio l’assessore. «I lavori proseguiranno per tutto il 2014 e, nel frattempo, si procederà anche con interventi sulle stazioni di pompaggio per la realizzazione di un nuovo sistema di trattamento degli odori. Ad ogni modo – ci tiene a sottolineare Garotta – anche allo stato attuale il depuratore rilascia acque trattate ed emissioni in aria all’interno dei parametri di legge».

    Cantiere fiume polcevera

    La situazione più critica e anche più nota è, comunque, quella che riguarda il depuratore di Cornigliano, che intercetta tutta la zona della Val Polcevera. «L’impianto di Cornigliano – commenta Agostini – è stato sbagliato alla radice per questo continua a fare puzza e non vi si riesce a porre rimedio. E, infatti, il primo a volerlo sostituire è proprio il Comune».

    «Su Cornigliano le abbiamo provate tutte» ammette Carlo Senesi, assessore al Ciclo delle Acque ai tempi della giunta VincenziIl ponte di Cornigliano«ma non siamo riusciti a trovare una soluzione soddisfacente. L’unica strada è costruire un nuovo depuratore, già finanziato e per cui il cammino sta procedendo con l’acquisizione delle aree ex Ilva e la progettazione preliminare».

    «L’impianto di Cornigliano fu costruito negli anni ’80 inizialmente solo per il trattamento dei reflui industriali – entra nello specifico l’assessore Garotta – e successivamente venne adattato ad altre esigenze della città. Le criticità attualmente presenti nella zona non riguardano infrazioni di legge ma esclusivamente problemi di convivenza con i cittadini, dal momento che il depuratore si trova molto vicino al centro abitato e agli esercizi commerciali». La situazione verrà sanata solo con la realizzazione del nuovo impianto nell’area retrostante Villa Bombrini. «Grazie a un accordo di programma con l’Autorità portuale – prosegue Garotta – i terreni sono finalmente nella disponibilità del Comune, che sta completando il passaggio a Mediterranea della Acque. Nel giro di qualche mese, inoltre, dovrebbe concludersi la fase di progettazione preliminare, per poi passare alla realizzazione inizialmente della linea di trattamento fanghi e, successivamente, di quella delle acque».

    Secondo le stime dell’assessore, infatti, entro il 2020 il nuovo impianto di Cornigliano dovrebbe concentrare su di sé il trattamento dei fanghi di tutto il centro cittadino, consentendo la totale dismissione dell’impianto di Volpara. Quest’ultimo, infatti, nell’attuale sistema di depurazione genovese, riceve i fanghi dal depuratore di Punta Vagno e pone anch’esso parecchi problemi di convivenza con i cittadini. A Cornigliano, inoltre, verranno convogliati anche i fanghi della Darsena e di Sestri Ponente, con il conseguente ridimensionamento dei relativi impianti alla sola trattazione delle acque. Infine, in una seconda fase che dovrebbe durare altri due o tre anni, verrà attivato anche il trattamento delle acque per l’impianto che sorgerà nell’area ex Ilva, consentendo la definitiva chiusura di quello attuale e vetusto di Cornigliano – Val Polcevera.

     

     Simone D’Ambrosio

  • Scuola piazza delle Erbe: slitta la consegna, ok per apertura a gennaio

    Scuola piazza delle Erbe: slitta la consegna, ok per apertura a gennaio

    piazza-delle-erbe-genova-centro-storico-cantiereCi siamo quasi. Con l’ultimo, ma questa volta breve, ritardo la nuova scuola di piazza delle Erbe è praticamente pronta alla consegna, confermando sostanzialmente il cronoprogramma già annunciato dagli assessori Crivello e Boero a settembre. La fatidica data era stata fissata per il 31 ottobre: sicuramente si sforerà a novembre, ma la nuova posticipazione non dovrebbe creare particolari problemi alla prevista apertura delle porte agli alunni degli istituti Garaventa e Baliano dopo le vacanze natalizie.

    «I tre piani più alti dell’edificio sono pronti per la consegna – conferma l’assessore Boero – e a breve si potrà procedere con il trasloco dei primi arredamenti. Bisogna invece attendere ancora qualche giorno per ultimare il primo piano e il piano terra, ma sicuramente anche questi verranno consegnati entro il mese di novembre». A quel punto inizierà la fase delle verifiche sull’agibilità e dei controlli sulla sicurezza. «Sperando che non insorgano intoppi e che ci siano effettivamente i tempi tecnici per tutti i collaudi, durante le vacanze di Natale si potrà procedere con il trasloco effettivo. Non ci saranno molti giorni lavorativi a disposizione, ma sulle tempistiche siamo in pieno accordo con il dirigente scolastico e con il comitato dei genitori. Tra l’altro la scuola ha già attivato il contratto telefonico per poter essere operativa fin da subito anche su questo versante».

    Nessuna necessità, dunque, di ricorrere alle penali contrattuali eventualmente previste per la ditta costruttrice qualora non rispettasse i tempi. I sopralluoghi dei due assessori, particolarmente intensificati nelle ultime settimane, dovrebbero aver impresso l’accelerazione decisiva ai lavori.

    «Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno», invita l’assessore ai Lavori pubblici, Gianni Crivello. «Siamo di fronte a un quadro, se non unico, quantomeno rarissimo a livello nazionale, di una scuola costruita ex novo nel cuore della città e sulle macerie di una realtà che viveva una situazione di abbandono. Ma il merito è di chi mi ha preceduto nell’amministrazione, noi ci siamo limitati a far proseguire quanto di buono già impostato».

    Poco meno di 2500 metri quadrati (2425, per la precisione) in cui troveranno spazio i 418 alunni delle scuole Garaventa e Baliano: due sezioni da cinque classi ciascuna per i 250 bambini della scuola elementare e altrettante da tre classi per i 168 ragazzi della scuola media. Saranno allestite 16 aule tradizionali, a cui se ne aggiungeranno tre speciali, con laboratori condivisi da tutti gli studenti. Costo complessivo di poco inferiore ai 4 milioni di euro: ai 3 milioni e 724 mila euro di investimento iniziale, infatti, sono stati aggiunti altri 223 mila euro in corso d’opera. «La variante suppletiva – ricorda Crivello – si è resa necessaria perché nella prima fase del cantiere sono emerse una serie di problematiche assolutamente non previste, come spesso accade quando si tratta di andare a scavare nel centro storico. Presenza di cisterne, locali interrati, manufatti in calcestruzzo armato e opere di consolidamento alle pareti dell’ex Oratorio hanno anche costretto ad allungare di 200 giorni il tempo previsto per l’esecuzione dei lavori».

    Terminate le opere murarie della scuola dopo oltre tre anni, proseguiranno ancora i cantieri dell’ex oratorio. Ma, nel frattempo, il vecchio angolo dimenticato di piazza delle Erbe avrà finalmente una nuova vita.

     

    Simone D’Ambrosio 

  • Ponte Parodi fun shopping center: il 2014 è vicino, facciamo il punto

    Ponte Parodi fun shopping center: il 2014 è vicino, facciamo il punto

    ponte-parodi-portoCalata Darsena: era il 2000 quando gli architetti olandesi van Berkel e Bos di UNstudio hanno messo a punto per il capoluogo ligure il progetto di realizzazione di un fun-shopping center. Sono passati 13 anni, nel corso dei quali si sono succedute alterne vicende, stop e rimandi. Ad oggi, dopo un iter travagliato, i lavori per la realizzazione del progetto -seppur non sono ancora iniziati- sembrano imminenti: a inizio 2014 dovrebbe venire aperto ufficialmente il cantiere per la creazione del centro polifunzionale, che si inserisce nel progetto del waterfront genovese e di riqualifica complessiva dell’area.

    Sullo stato attuale del progetto di Ponte Parodi si è espresso il vicesindaco Stefano Bernini, interrogato dal consigliere Lega Nord Edoardo Rixi lo scorso 23 luglio 2013 in occasione della seduta del Consiglio Comunale, confermando quello che già aveva detto a Era Superba nel mese di marzo: «Alcuni impegni su Ponte Parodi sono a carico del Comune, altri dell’Autorità Portuale. Noi dobbiamo provvedere alla viabilità di accesso da Via Buozzi e trovare una provvisoria collocazione alla Croce Verde, che troverà sede definitiva a Ponte Parodi. Abbiamo dato la disponibilità ad effettuare tutto ciò nei tempi stabiliti. È invece in ritardo l’impegno di Autorità Portuale per il cerchiaggio del ponte, indispensabile per realizzare le nuove strutture. È in corso il relativo bando di gara, che dovrebbe concludersi il prossimo ottobre».

    A tale proposito, nel luglio 2013, con la diretta di #EraOnTheRoad eravamo andati di persona in Calata Darsena per valutare lo stato di avanzamento dei lavori. Avevamo interpellato i dipendenti della ditta Santoro srl, ancora in attesa delle disposizioni dell’Autorità Portuale per effettuare il trasferimento e lasciare libero il sito per la predisposizione del cantiere. I lavoratori della ditta, che ha sede da oltre 15 anni proprio nella Calata (sulla banchina di levante, di fronte al grande complesso di Ponte Parodi), ci raccontavano con voce unanime che i continui rimandi nell’avvio del progetto non mancavano di causare loro disagi: «Da tempo aspettiamo segnali da parte dell’Autorità Portuale. La nostra collocazione in zona Darsena è una sistemazione provvisoria e siamo in attesa di disposizioni per spostarci in un’altra sede qui vicina (dall’altro lato della banchina ndr). Questa situazione è determinata dal fatto che noi occupiamo una zona di proprietà dell’Autorità, cui paghiamo una concessione, e dobbiamo rimetterci alle disposizioni dell’ente. Il tutto sta diventando, col passare del tempo, paradossale: con noi qui, l’Autorità non può procedere con i lavori, ma d’altro canto noi non possiamo spostarci se questa non ci da disposizioni in merito. Quindi per ora è tutto bloccato, con massimo disagio sia per gli operai del cantiere di Ponte Parodi (che stanno predisponendo l’area ma non possono operare finché ci siamo noi), sia per noi, che sappiamo di doverci spostare ma non sappiamo né quando né come».

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    Intanto, da Palazzo San Giorgio, arrivano rassicurazioni: «Dallo scorso luglio, la situazione è cambiata e ci sono stati dei progressi: in questo momento sono in corso le procedure per il trasferimento della Santoro dall’attuale sede sulla banchina di levante a quella nuova. Il tutto dovrà essere ultimato entro metà ottobre e dopo procederemo con i lavori su quella banchina. Inoltre, stiamo predisponendo il cerchiaggio del ponte: è in corso un bando (del valore di quasi 5 milioni di euro) per l’assegnazione dell’appalto per la cinturazione idraulica, che sarà chiuso entro l’anno. I lavori, assieme a quelli di risanamento delle banchine, sono propedeutici all’avvio dei lavori veri e propri per la realizzazione dello shopping center. Da parte nostra, dobbiamo procedere con il completamento delle opere marittime strutturali, con il banchinamento e la creazione di infrastrutture: tutte operazioni di preparazione del sito. Attualmente stiamo svolgendo quanto è di nostra competenza, il resto è pertinenza del Comune».

    Di pertinenza del Comune, ad esempio, il trasferimento della Croce Verde: anche qui, a fine luglio la sede era ancora in attesa di spostamento. In loco si possono vedere le strutture dei capannoni prefabbricati che ospitano l’organizzazione, campeggiano a ridosso di quella che dovrebbe essere la zona del cantiere.

    A prescindere dalle questioni tecniche, tuttavia, bisogna notare come il continuo posporre l’avvio dei lavori stia creando una situazione di forte malcontento tra i cittadini genovesi, soprattutto tra  i residenti e i lavoratori della Darsena. Le opinioni raccolte confermano una certa perplessità nei confronti di una proposta, quella del fun-shopping center, che appare ai più obsoleta e inadatta.

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    E se il progetto – all’epoca della sua elaborazione moderno e avanguardista- fosse ormai desueto, datato, già vecchio e non rispondente ai reali bisogni della città?

    Tanto più che la struttura dovrebbe sorgere a ridosso  dell’ ex silos granario Hennebique  per il quale è aperto un bando (con scadenza a novembre 2013) per la riqualifica e la ristrutturazione. Le due grandi strutture potrebbero essere ripensate in modo da dialogare tra loro e offrire alla città nuovi spazi per l’incontro culturale e per l’impiego. Ad ogni modo, queste restano soltanto ipotesi e per sapere cosa succederà alla Darsena bisognerà aspettare la fine del 2013 quando, alla scadenza del bando di Hennebique e all’avvio dei lavori di Ponte Parodi, si avranno notizie più certe.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Ospedale Villa Scassi: padiglione 9bis, apertura a fine ottobre

    Ospedale Villa Scassi: padiglione 9bis, apertura a fine ottobre

    Sanità[IL PRECEDENTE]

    Luglio 2012: un cantiere avviato nel 2004, che ha subito negli anni numerosi rallentamenti dovuti in buona parte alla spending review e alla crisi / chiusura delle ditte appaltatrici: questa la storia del padiglione 9bis di Villa Scassi, una struttura su 6 piani con 130 posti letto che dovrebbe diventare operativo a inizio 2013.

    Come raccontiamo nella nostra inchiesta, la struttura del nuovo padiglione sarà così ripartita: primo piano, servizi interni; secondo piano, Nefrologia e il Servizio Dialisi; terzo e quarto piano: Medicina Interna; quinto piano: Neurologia e Centro Ictus; sesto piano, Pneumologia.

    Un passo avanti importante per la struttura di Sampierdarena, il cui Pronto Soccorso conosce quotidianamente lunghi tempi di attesa anche a causa della carenza di posti letto nei reparti. Una problematica che ha portato nel 2011 – primo caso nella storia italiana – a un processo e alla condanna da parte di Asl 3 all’allora primario del Pronto Soccorso Mauro Zanna, proprio a causa dei disservizi subiti da molti pazienti prima di ricevere una cura.

    [IL PRESENTE]

    Il Padiglione 9bis dell’Ospedale Villa Scassi è finalmente pronto: lo comunica il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando insieme all’Assessore Montaldo, annunciando che lo spazio sarà inaugurato il prossimo 14 ottobre e aperto ai pazienti il 28 ottobre. Un totale di 130 posti letto nell’edificio che ospiterà anche i reparti di Medicina dell’ospedale di Sampierdarena: pneumologia, neurologia e centro ictus, medicina, nefrologia e dialisi.

    Il finanziamento complessivo per la sua realizzazione è di 10,8 milioni di euro, ricavati in parte dai fondi Fas e in parte dall’ex articolo 20, ossia lo stanziamento governativo per la ristrutturazione di edifici sanitari. In attesa di capire se verrà mai aperto un ospedale del Ponente, tra poco meno di due mesi vi sarà comunque un importante passo avanti per ridurre i tempi di attesa nei Pronto Soccorso e garantire migliore funzionalità ai reparti.

    Marta Traverso

  • Mini scolmatore Fereggiano, c’è chi dice no: costi e dubbi sull’utilità

    Mini scolmatore Fereggiano, c’è chi dice no: costi e dubbi sull’utilità

    foto-alluvione-genova-via-fereggiano-novembre-2011-3La logica è quella di sempre: la grande opera – anche se stavolta paradossalmente in versione “mini” – lava le coscienze e dà l’unica risposta possibile al problema. Il nodo del contendere è soprattutto politico, prima di essere una questione di ingegneria idraulica. Parliamo del progetto per lo scolmatore del Fereggiano presentato in pompa magna giovedì scorso presso il Municipio Bassa Valbisagno dal Sindaco Marco Doria e dall’Assessore comunale ai Lavori Pubblici Gianni Crivello.
    Una galleria di 3,7 Km che risalirà la città da Corso Italia fino a Quezzi (precisamente in via Pinetti – altezza via Ginestrato) per intercettare l’acqua del torrente Fereggiano e convogliarla a mare. La soluzione progettuale prescelta è quella del prolungamento di circa 2,8 Km della galleria rimasta incompiuta del vecchio progetto per il “deviatore” del Fereggiano – poco più di 900 metri sviluppati in direzione monte a partire dall’altezza dei Bagni Benvenuto, lavori realizzati negli anni ’90 e poi stoppati dalla Magistratura – che sarà dunque utilizzata a fini idraulici per la captazione della portata di morbida e di piena dei rivi Fereggiano, Rovare e Noce.
    Inizialmente, però, sembrava che i progettisti fossero orientati a sostenere la soluzione che prevedeva la realizzazione di una nuova galleria di 3,3 Km parallela a quella esistente e che avrebbe rappresentato un vero e proprio primo lotto dello scolmatore definitivo. La scelta di Comune, Regione e Provincia (l’unico ente ad aver espresso dubbi in merito), invece, è stata diversa. Tuttavia, se mai un giorno dovessero rendersi disponibili le risorse per costruire l’agognato scolmatore del Bisagno del quale si parla da tempo immemorabile – costo che oscilla tra i 230 e i 265 milioni di euro secondo le ultime valutazioni – la galleria che si intende realizzare sarà destinata a diventare una galleria di servizio (a fini di manutenzione) rispetto a quella principale.

    Costo complessivo e copertura finanziaria

    La copertura finanziaria dell’opera desta qualche perplessità: i 45 milioni di presunto costo complessivo arriveranno dal finanziamento del Piano Città dell’ex Governo Monti (25 milioni), dalla Regione Liguria (5 milioni) e dal Comune di Genova (15 milioni mediante l’accensione di un mutuo). Occorre sottolineare che tali fondi, sulla carta, dovrebbero garantire solo la captazione dell’acqua del Fereggiano. «Con il ribasso d’asta potremmo riuscire ad avere margine anche per costruire le opere di presa del Noce e del Rovare», dichiara l’assessore Crivello. Vale a dire due mini tunnel che capteranno l’acqua dei due rivi attraverso dei pozzi: costo altri 14 milioni (dunque per un totale di 59 milioni e non 45) che al momento non ci sono.
    L’iter approvativo – partito l’8 agosto scorso con la Conferenza dei Servizi in seduta referente – proseguirà con la presentazione delle osservazioni entro il 6-7 settembre, una delibera del consiglio comunale per la variante al PUC, l’accensione del mutuo entro dicembre e, per la prima metà di gennaio 2014, l’approvazione del progetto definitivo del primo lotto del canale scolmatore del Bisagno. Seguirà la gara d’appalto e l’amministrazione conta di poter partire con i lavori – che dureranno 4-5 anni – nell’ottobre 2014. Nel frattempo il progetto ha incassato il sì del consiglio municipale della Bassa Valbisagno – con l’eccezione del voto contrario di Rifondazione Comunista che mette in bilico la sua posizione nella maggioranza e del Movimento 5 Stelle per l’opposizione – mentre questa settimana tocca al Municipio Medio Levante che sarà maggiormente interessato dalla cantierizzazione.

    torrente-bisagno«La Val Bisagno aspetta da tantissimi anni che si approntino strumenti adeguati per risolvere una questione drammatica come quella della sicurezza del territorio – afferma il Sindaco Marco Doria – Questa amministrazione ha avuto una grande opportunità poco dopo essersi insediata con l’importante stanziamento del Piano Città destinato a progetti di riqualificazione del territorio cittadino. Noi abbiamo pensato a progetti immediatamente cantierabili, individuando una sola porzione: la Val Bisagno. A livello politico la nostra iniziativa è stato un successo. Ma la partita è complicata anche dal punto di vista tecnico. Questo è stato il lavoro dei tecnici chiamati a valutare diverse opzioni. Vogliamo realizzare un’opera che raggiunga un obiettivo e non un’incompiuta. Adesso ci siamo messi in cammino. Da domani avremo degli impegni precisi: monitorare i tempi di gara e di realizzazione. E controllare i costi».

    Le voci fuori dal coro

    In Municipio Bassa Valbisagno si è registrato un coro unanime di approvazione, da sinistra a destra. Uniche due voci stonate quelle di Rifondazione Comunista e del M5S.
    I grillini dall’opposizione hanno puntato il dito sui costi «Nel documento che abbiamo ricevuto pochissimi giorni fa per valutare il progetto è completamente assente il quadro economico», spiega Iliana Pastorino, consigliere M5S. «I 45 milioni necessari per il primo stralcio del primo lotto saranno sufficienti per “scolmare” solo il Ferregiano – aggiunge Cosimo Gastaldi, consigliere M5S – Mentre per il Noce e il Rovare servono altri 14 milioni che al momento non sono stanziati. Manca qualsiasi previsione di copertura finanziaria del secondo stralcio del primo lotto che è parte integrante di quest’ultimo. Insomma, stiamo approvando un progetto di cui non conosciamo neppure i dati economici completi».

    «Il mini-scolmatore del Fereggiano è una cosa ben diversa dallo scolmatore del Bisagno il cui costo era stimato in 153 milioni dal progetto definitivo del 2008 (più 100 milioni destinati alle opere generali di riqualificazione idraulica e paesistica dell’alveo e del bacino), che aveva ricevuto l’assenso preventivo del Consiglio superiore dei lavori pubblici nel marzo dello stesso anno – spiega Giuseppe Pittaluga, consigliere Rifondazione Comunista – un intervento diverso nell’origine del finanziamento, nei costi, negli obiettivi. E soprattutto nella reale effettiva utilità. Viene proposta l’idea di convogliare il Fereggiano verso Corso Italia attraversando il sottosuolo sconosciuto di un territorio vasto ed in equilibrio assai precario, con un tubo dalle dimensioni ridotte, che non riceverà i due rivi Rovare e Noce. Sono diverse le criticità riscontrate nel progetto da analizzare e approfondire. Ad esempio la sottostima dell’apporto di materiale solido trasportato dal Fereggiano che potrebbero intasare la “presa” dello scolmatore. I due rivi che determinano il flusso del torrente, infatti, scorrono a valle di ripide e franose pendici, dove si contano almeno una decina di grossi smottamenti e da dove tonnellate di pietre, terra, rocce e alberi vengono trascinate violentemente a valle dalle piogge. La piena del 2011 ha alzato il livello del greto del Fereggiano di almeno 50-70 centimetri: decine di tonnellate di legni e detriti sono stati in seguito asportati. Per non parlare di un intero versante a picco costituito dai materiali di risulta della Cava e contenuto da muri costruiti negli anni ‘40».

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    Secondo Pittaluga, per provare a risolvere una situazione così drammatica occorre attuare il Piano di Bacino, compreso il grande scolmatore del Bisagno. Mentre l’operazione oggi in discussione «Ha come obiettivo prioritario la possibilità di “vendersi”, per buone, le aree interessate dal problema e da questo vincolate, in primis l’ex mercato di Corso Sardegna. È una pura illusione quella di risanare centinaia di situazioni esasperate tramite un azzardo che vede poche possibilità di riuscita con i finanziamenti messi in gioco: i costi sono destinati ad aumentare con le criticità in corso d’opera, che già s’intravedono. Del resto, anche nella recente Conferenza dei Servizi i pareri erano discordanti: la Provincia, ente che ha maggiore competenza e conoscenza delle problematiche, si è espressa criticamente».

    La principale accusa rivolta all’amministrazione è quella di aver sottovalutato le alternative al mini-scolmatore previste dal Piano di Bacino. «Si potrebbe ottenere un risultato migliore continuando l’intervento iniziato dalla regione con l’allargamento dell’alveo del Fereggiano – spiega Pittalugaè necessario proseguire l’allargamento oltre Largo Merlo, raddoppiando la portata del torrente sia in via Fereggiano che in via Monticelli e permettere l’affluenza al Bisagno modificandone lo sbocco in esso. I costi sarebbero compatibili, compresa la realizzazione degli interventi diffusi, dai crinali, ai versanti, sino agli argini del rio. Distribuendo lavoro, risorse e miglioramenti in tutto il territorio della valle».

    La contrarietà al progetto nella sua versione minimale viene espressa con forza dagli ambientalisti. «Noi siamo contrari a questo mini-scolmatore – afferma Andrea Agostini di Legambiente Concordiamo, invece, con la posizione del Commissario straordinario della Provincia di Genova (Piero Fossati) che ha espresso dubbi in merito. Secondo noi i costi dell’opera proposti dal Comune non sono per niente realistici. Con 45 milioni di euro non mettiamo in sicurezza il Fereggiano».
    Inoltre, nel caso in cui in futuro si liberassero le risorse necessarie per costruire il vero canale scolmatore del Bisagno «Lo scavo oggi previsto sarà pressoché inutile e si dovrà realizzare un altro scavo per la galleria principale – continua Agostini – in pratica, stiamo per spendere 45 milioni per una galleria di manutenzione, mi sembra una scelta folle».
    Sulla stessa lunghezza d’onda è anche la sezione genovese del WWF, per voce di Vincenzo Cenzuales «Diciamo no al mini-scolmatore innanzitutto perché l’intervento non è completamente finanziato. L’approccio è sbagliato. Si spaccia la grande opera quale unica soluzione al problema. Si tratta di una scelta politica miope».

    I maggiori dubbi riguardano il tracciato sotterraneo del mini-scolmatore con tutte le incognite che potrebbero spuntare. «Non sono stati eseguiti nuovi carotaggi – spiega Agostini – Il progetto si basa su quelli eseguiti anni fa. In pratica, là sotto nessuno sa che cosa c’è. Ammesso e non concesso che si arrivi con gli scavi a Terralba, visto che quella è una zona alluvionale e inquinata da attività pluridecennali, sarà molto difficile, se non impossibile, poter scavare con dei mezzi meccanici. Si dovranno usare molte cautele negli scavi e tutto ciò farà aumentare i costi: i 45 milioni non basteranno».
    Dal punto di vista tecnico Legambiente sottolinea la vistosa assenza di alcuni elementi fondamentali. «Non esistono analisi attuali sulla situazione statica dei palazzi e delle costruzioni al di sotto dei quali dovrebbe passare il tunnel. Manca una conoscenza dello stato in essere dei terreni oggetto di possibile escavazione. Di conseguenza non conosciamo quale tipologia di terreno e quali eventuali ostacoli ci troveremo di fronte. Se il terreno è a rischio di cedimento o meno. Se saranno necessarie opere di consolidamento dei palazzi esistenti oppure no. I carotaggi risalgono ad almeno 10-15 anni fa. Nel frattempo è successo di tutto: nuove costruzioni, eventi alluvionali, modifiche urbanistiche. Ma non è disponibile nessuno studio recente in merito».

    Insomma, con queste risorse economiche a disposizione, sarebbe più utile garantire una concreta e immediata sicurezza agli abitanti, tramite altre soluzioni. Per i prossimi anni, invece, non ci saranno fondi in questo senso. Se il Comune si indebita, infatti, non potrà spendere denaro per liberare l’alveo del torrente dalle indecenti costruzioni che ostacolano il naturale deflusso dell’acqua.
    «La messa in sicurezza del Fereggiano passa attraverso interventi meno costosi e realizzabili in pochi mesi, anziché in anni – spiega Agostini – come la demolizione degli edifici situati nell’alveo (e la ricollocazione delle persone in posti più sicuri), l’abbassamento del letto del torrente in via Pinetti ed altri interventi di questo genere, ad esempio la revisione idraulica delle decine di caditoie presenti, ma completamente ostruite, in tutta la valle del Fereggiano». Il WWF è favorevole agli interventi alternativi «Come il rifacimento della copertura del Fereggiano fino all’imbocco nel Bisagno – aggiunge Cenzuales – 1-2 anni di lavoro invece di 4-5, con una spesa inferiore ai 25 milioni. E poi la riqualificazione dei versanti montuosi, ad esempio in zona Quezzi e Pedegoli. Inoltre, gli interventi diffusi sul territorio potrebbero rimettere in moto l’economia».

    Il mini-scolmatore, secondo Agostini «È una grande opera che non risolve nulla. Meglio puntare su opere minori ma subito realizzabili a costi inferiori. In primavera abbiamo manifestato di fronte al civico 2b di via Fereggiano nelle cui cantine 4 persone sono morte per annegamento nel 2011. A distanza di 2 anni i sotterranei di quello e di altri palazzi a rischio inondazione non sono ancora stati messi in sicurezza nonostante questi interventi siano scritti nero su bianco in documenti ufficiali, precedenti e successivi alla tragica alluvione del 2011. Questo vale per tutta una serie di lavori in alcuni palazzi che non sono mai stati eseguiti. Oggi, se si verificasse un altro evento alluvionale, bisogna sperare che nessuno sia presente all’interno degli scantinati sennò sarebbe inevitabile il ripetersi di quei drammatici accadimenti».

    Senza dimenticare che, come detto, il progetto non prevede, almeno inizialmente, la captazione dell’acqua dei rivi Noce e Rovare. L’amministrazione, infatti, pensa di completare l’opera con i ribassi d’asta. «Francamente mi sembra un’ipotesi allucinante che non è detto si concretizzerà – sottolinea Agostini – Così non si mette in sicurezza la zona di San Fruttuoso, abitualmente allagata da Noce e Rovare che continueranno ad esondare con tanto di violente esplosioni, come accaduto in via Donghi».
    E così non si mette in sicurezza il Bisagno e l’area di Corso Sardegna. Insomma «Se parliamo di salvare vite umane, sono altre le priorità – continua Agostini – Non c’è nessuna volontà reale in questo senso. Piuttosto siamo dinanzi al solito business appannaggio di pochi».

    Per quanto riguarda i costi, Legambiente si domanda: come verranno spesi nel dettaglio i 45 milioni? «Non è stata fatta un’accurata analisi econometrica dell’opera – conclude Agostini – I dati di costo previsti sono riferibili a studi fatti alcuni lustri fa e superati dall’avanzamento dei procedimenti tecnici, dei costi e delle conoscenze. Pertanto non vi è nessuna certezza scientificamente fondata che l’opera proposta possa essere completata con le disponibilità messe in campo da Stato, Regione, Comune. Se così sarà chi pagherà la differenza?».

    Matteo Quadrone

  • Lavori sul rio Fegino: tensione alle stelle in assemblea pubblica

    Lavori sul rio Fegino: tensione alle stelle in assemblea pubblica

    Fegino. rio1Dopo un’ora di tensioni e toni accesi, in un clima a dir poco avvelenato, gli assessori si alzano dalla sedia e se ne vanno. L’assemblea pubblica ieri pomeriggio non è neppure cominciata: interrotta da fischi e grida della maggioranza più rumorosa tra i partecipanti, mentre una parte di cittadini, accorsi nel salone parrocchiale di Sant’Ambrogio di Fegino – forse troppo piccolo per accogliere tutti, visto che alcuni sono rimasti fuori – per la presentazione dei lavori sul rio Fegino, tornano a casa senza aver ascoltato una parola.

    Gli animi fin, dal principio, sono apparsi esasperati. In particolare quelli dei residenti di Borzoli che da mesi sono ai ferri corti con l’amministrazione comunale per la questione viabilità. L’assemblea, però, era stata convocata per discutere degli interventi di messa in sicurezza del torrente Fegino, alla presenza del presidente del Municipio Valpolcevera, Ioele Murruni e di molti consiglieri, del vicesindaco, Stefano Bernini, degli assessori comunali Gianni Crivello (Lavori Pubblici) e Anna Maria Dagnino (Traffico) e dell’ingegnere Stefano Pinasco (Direzione manutenzione infrastrutture e verde pubblico).

    Il confronto con gli abitanti – va detto – è tardivo, considerando che gli interventi sono già stati decisi, tuttavia neanche i rappresentanti istituzionali si aspettavano una simile accoglienza. La partenza non è delle migliori: l’ingegnere Pinasco si prodiga nell’illustrare i lavori ma la sua voce, senza l’ausilio di un sistema di amplificazione, non raggiunge i numerosi presenti. Poi, con l’aiuto del parroco, si provvede a recuperare microfoni e casse, però la situazione è ormai degenerata e, nonostante ripetuti tentativi, l’incontro finisce in un flop, senza aver trasmesso uno straccio di informazione utile. Le parole si perdono in una sala che rumoreggia sempre più e qualsiasi tentativo di dialogo – affinché sia possibile almeno mitigare l’impatto di lavori che per 2 anni interesseranno una zona perennemente congestionata da un forte traffico – naufraga miseramente.

    Il mantra è il solito, quello che contraddistingue un periodo particolarmente difficile per le casse comunali: “se ci fossero i soldi potremmo...ma visto che non ci sono bisogna arrangiarsi come si può.
    L’ingegnere Pinasco, nel marasma generale, riesce a ribadire un solo concetto «Dal punto di vista idraulico, l’amministrazione sta agendo correttamente». Ossia partendo con gli interventi da valle e risalendo, nonostante tra i residenti sia opinione comune che le criticità stiano a monte (come evidenziato nella nostra inchiesta).
    «Dal ponte di via Ferri verso la foce del torrente abbiamo già abbassato l’alveo di 1,5- 2 metri – sottolinea Pinasco – Se togliamo il “tappo” a monte e contestualmente non lo facciamo a valle non miglioriamo la situazione, anzi la peggioriamo. Certo, disponessimo delle risorse necessarie si potrebbe fare un appalto unico. Ma non le abbiamo. Dunque, siamo obbligati a partire da valle e via via abbassare il letto del corso d’acqua in direzione monte. La Provincia non autorizzerebbe interventi a partire da monte perché i Piani di Bacino lo vietano».

    Alcuni residenti di Borzoli, esasperati da anni di convivenza con il traffico di mezzi pesanti contestano lo scopo dei lavori che, a dir loro «Serviranno soltanto a migliorare il passaggio dei camion con l’allargamento del ponte di via Ferri, facendo un favore ai privati, mentre la sicurezza dei cittadini, evidentemente non interessa al Comune».

    Alla fine l’incontro si risolve in un nulla di fatto: vicesindaco e assessori, a questo punto, hanno gioco facile ad alzare i tacchi e andarsene. Così è impossibile continuare, la giustificazione è plausibile. I toni sono fin troppo coloriti anche fra gli stessi cittadini, divisi tra chi pensa che non far parlare gli altri sia un metodo profondamente sbagliato oltreché controproducente e chi, al contrario, ritiene di esser già stato preso in giro a sufficienza.
    Insomma un vero e proprio dialogo tra sordi che non serve a nessuno e chiama in causa tutti, ognuno per la sua parte di responsabilità. Non è la prima volta che capita in simili assemblee sul territorio. Questa volta, però, si è superato il limite: quello che emerge con maggiore evidenza è lo scollamento totale delle istituzioni dal territorio che dovrebbero rappresentare. Il clima avvelenato, probabilmente, è il frutto malsano di una politica che a tutti i livelli – dal locale al nazionale – è vista dai cittadini come il fumo negli occhi. Se davvero le istituzioni intendono riprendere il filo del discorso, innanzitutto occorre che esse recuperino la credibilità persa in questi anni, spesso segnati da una scellerata gestione della cosa pubblica.

     

    Matteo Quadrone

  • Ponte Carrega, Valbisagno: i lavori di restauro presentati alla città

    Ponte Carrega, Valbisagno: i lavori di restauro presentati alla città

    Ponte CarregaIL PRECEDENTE

    4 novembre 2011: alluvione a Marassi e in Valbisagno, oltre al Rio Fereggiano esondano i torrenti che attraversano la zona di piazzale Adriatico, causando gravi danni. Un gruppo di abitanti del quartiere, insieme ad associazioni di volontariato, contribuisce ai lavori per ripulire la zona dal fango.

    Settembre 2012: il Comune di Genova presenta – nell’ambito del Piano delle città – una richiesta di finanziamenti europei per la messa in sicurezza del Bisagno e la riqualificazione della zona. In particolare si parla di un restringimento del letto del fiume in zona Gavette e dell’abbattimento di 5 ponti, tra i quali Ponte Carrega, allo scopo di creare una strada carrabile che favorisca l’accesso ai due centri commerciali di futura costruzione (ex Italcementi ed ex Officine Guglielmetti).

    Ottobre 2012: si costituisce l’Associazione Amici di Ponte Carrega, formata da alcuni dei volontari che un anno prima hanno collaborato al dopo-alluvione e che si pone come primo obiettivo una raccolta firme per scongiurare la demolizione del ponte.

    Dicembre 2012: oltre duemila firme vengono consegnate alla delegazione locale del Fai (Fondo Ambiente Italiano) a testimonianza dell’impegno dell’associazione per preservare lo storico ponte (costruito nel 1788) e opporsi alle iniziative di cementificazione del quartiere.

    Febbraio 2013: Ponte Carrega diventa Luogo del Cuore. Il progetto del Fai (avviato nel 2003) invita ogni anno i cittadini a segnalare i luoghi da loro più amati e dei quali ritengono importanti la tutela e la riqualificazione. Come ha scritto Fabrizio Spiniello  dell’associazione Amici di Ponte Carrega, inviando una mail alla nostra redazione, «su 10.173 monumenti segnalati al Fai il nostro ponte si è piazzato alla posizione numero 89. Nella classifica regionale è al quinto posto, mentre si piazza al primo posto assoluto nella classifica di Genova e provincia: questo è l’obiettivo più prestigioso che ci eravamo prefissati. In questo modo il nostro ponte può diventare tra i luoghi simbolo da proteggere e preservare anche per il Fai di Genova. Infine, la ciliegina sulla torta: nella classifica della categoria “ponti” il nostro si è classificato al secondo posto nazionale, davanti a “mostri sacri” come il Ponte Vecchio di Firenze, il Ponte di Rialto e il Ponte dei Sospiri di Venezia».

    IL PRESENTE
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    Venerdì 19 luglio 2013, nel programma del Festival teatrale dell’Antico Acquedotto, si svolgerà la presentazione alla città dei restauri di Ponte Carrega. Un’opera resa possibile grazie all’impegno dell’associazione, che in meno di un anno ha contribuito in larga misura a tenere alta l’attenzione sul quartiere, e al contributo di numerosi volontari. Come spiega Fabrizio Spiniello, «abbiamo chiesto al Municipio un mese per completare i lavori, ma abbiamo finito in 4 giorni. Il primo mattino si sono presentate circa 60 persone ad aiutarci, fra cui ragazzi degli Scout e dell’Acr e volontari che anche nel novembre 2011 hanno contribuito alla solidarietà di quartiere. Il Municipio ci ha fornito i permessi logistici, l’assicurazione e i materiali – guanti e pennelli – per lavorare. L’evento del 19 luglio sarà un momento di festa ma anche di denuncia, vogliamo far capire alla Civica Amministrazione che il territorio è nostro e vogliamo essere partecipi delle decisioni che lo riguardano. In merito alla costruzione dei due centri commerciali non è stata fatta alcuna consultazione popolare, se non una presentazione pubblica – lo scorso 11 luglio – dei progetti ormai già approvati. Progetti che si pongono in contraddizione con Agenda 21 (il programma per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile promulgato dall’Onu nel 1992, ndr) che ha visto la Valbisagno come progetto pilota per Genova: allora si parlava di valorizzazione delle aree verdi e dei luoghi storici come l’Antico Acquedotto, propositi che negli anni sono stati disattesi».

    Quello del 19 luglio è dunque un evento importante, ma al tempo stesso solo il punto di partenza per altre attività. L’associazione Amici di Ponte Carrega, oltre al prezioso contributo dei Fai, ha da subito coinvolto realtà locali e nazionali quali il Wwf ed enti di ricerca, con i quali a novembre 2013 organizzerà un convegno sul dissesto idrogeologico patrocinato da Wwf Italia: sede, programma e relatori sono ancora in via di definizione, ma si prevede anche il coinvolgimento di rappresentanti nazionali ed esteri, per confrontare la realtà genovese con quelle di altre nazioni. «Il nostro principale impegno è far capire che il dissesto idrogeologico si può risolvere in altri modi, che non prevedono il restringimento del letto del fiume né tantomeno la costruzione di nuove strade, ponti e centri commerciali». 

    Inoltre è attesa a giorni la risposta per la probabile futura sede dell’Associazione, una “casetta” di 300 mq di proprietà di Coopsette in salita Migliavacca: «Vorremmo renderla un’area di aggregazione aperta a tutta la cittadinanza, restituire al quartiere lo spazio verde che l’alluvione ha portato via e realizzare – per esempio – i progetti di orti urbani citati nel nostro manifesto costitutivo. Inoltre vorremmo che la casetta diventasse un polo di educazione ambientale e il punto di partenza per le escursioni al Parco delle Mura Orientali: un progetto che stiamo portando avanti con il Wwf e che vedrebbe coinvolti i forti Ratti, Richelieu e Santa Tecla. Ponte Carrega sarebbe, nella nostra ideale, l’ideale anello di congiunzione tra il Parco delle Mura Occidentali e il versante orientale».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Teatro Cargo: crollo del cornicione, stagione a rischio

    Teatro Cargo: crollo del cornicione, stagione a rischio

    teatro-cargoIl Teatro Cargo sta per compiere vent’anni. La compagnia è infatti nata nel 1994 e dal 2002 ha sede nello spazio di piazza Odicini a Genova Voltri, animando il quartiere con spettacoli di alto livello, progetti teatrali e culturali esportati nel resto della città, in Italia e all’estero, e dal 2010 anche con la riqualificazione del Teatro di Villa Duchessa di Galliera. Un importante traguardo per il principale spazio culturale del Ponente cittadino, tuttavia oscurato da una situazione di degrado che al momento non trova spiragli di risoluzione.

    Riepiloghiamo. Lo scorso 19 giugno Laura Sicignano, direttrice del Teatro Cargo di Genova Voltri, comunica sul suo profilo Facebook il crollo del cornicione, pubblicando una foto della facciata (vedi immagine sotto) e un appello: «confidiamo che gli Enti Locali preposti ripristinino subito la sicurezza visto che abbiamo trovato uno sponsor che decora la (squallida) facciata e a settembre vorremmo inaugurare le nostre consuete attività».

    cargo Il cedimento, dovuto a infiltrazioni d’acqua presenti da molto tempo e mai riparate, rischia di compromettere la prossima e ventesima stagione teatrale del Cargo. Abbiamo contattato Laura Sicignano per conoscere gli sviluppi della situazione, a quasi un mese dall’accaduto: «Al momento nulla è stato risolto. Un privato si è offerto di mettere il cornicione in sicurezza ma la normativa lo vieta, in quanto ogni attività di manutenzione deve essere stabilita con una gara pubblica, non sarebbero possibili nemmeno prestazioni di volontariato. Secondo la Convenzione che abbiamo sottoscritto, è previsto che le opere di manutenzione straordinaria (come appunto la riparazione del cornicione e della facciata) siano a carico della Civica Amministrazione: i tecnici del Comune hanno fatto un sopralluogo, ma al momento non abbiamo comunicazioni ufficiali né sulle tempistiche né sulla natura degli interventi necessari. Se le infiltrazioni fossero state controllate prima, il lavoro sarebbe stato più semplice da gestire e meno oneroso: di fatto ora sarebbe necessario un lavoro strutturale, lungo e costoso, ma che non possiamo sostenere perché tra due mesi deve ripartire la stagione teatrale. L’urgenza di questi giorni è fare un “tappullo”, usando un’espressione genovese, più semplice ed economico e che ci dia la possibilità di riaprire senza ritardi. La presenza dei calcinacci davanti al teatro, con il passare dei giorni, sta peggiorando la situazione perché sporcizia e spazzatura si accumulano: un problema non solo per noi, ma per la Biblioteca che ha sede in piazza Odicini e per tutti coloro che abitano il quartiere».

    cargo2 La caduta del cornicione ha dunque interrotto il progetto di restauro della facciata, per il quale era già stato individuato lo sponsor (nell’immagine, pubblicata da Laura Sicignano su Facebook, il rendering del progetto): «Una Consigliera Comunale si è attivata e sta lavorando affinché la situazione venga risolta quanto prima, anche perché ci si avvicina ad agosto e ogni attività durante l’estate subisce rallentamenti. Noi, nel frattempo, stiamo lavorando come se dovessimo ripartire a settembre, anche se le difficoltà sono tante. Se il cornicione fosse crollato a Palazzo Tursi o in un teatro del centro, probabilmente sarebbe già stato riparato: noi prendiamo i soldi con il contagocce, mentre ad altre realtà cittadine sembra che tutto sia dovuto. I cittadini di Voltri sono elettori proprio come chi vive in altri quartieri, hanno gli stessi diritti, la periferia non deve essere un pretesto per considerare “cittadino di serie B” chi vi abita».

    La disparità nella ripartizione dei fondi è un problema sollevato da molte realtà teatrali genovesi, a partire da quelle indipendenti come Tilt, con una domanda spesso ricorrente: Perché produzioni e compagnie che ottengono riconoscimenti fuori Genova faticano a essere “profeti in patria”? Una questione che riguarda anche il Cargo: mentre la raccolta firme per Donne in guerra sta raccogliendo sempre più adesioni, lo spettacolo Scintille (scritto da Laura Sicignano, in scena domenica 14 luglio al Porto Antico) è stato selezionato per la quinta edizione di Face A Face – Parole d’Italia per le scene di Francia e il prossimo 19 settembre sarà rappresentato all’Istituto Italiano di Cultura di New York in occasione dell’anno della cultura italiana negli Stati Uniti.

    Marta Traverso

  • Genova, nuova mobilità del Ponente: hub di interscambio e infrastrutture

    Genova, nuova mobilità del Ponente: hub di interscambio e infrastrutture

    aeroporto-colombo-A2Cornigliano come Milano Famagosta. Un hub, che sorgerà nell’area antistante l’aeroporto e attualmente occupata dalla ditta Derrick, consentirà un agevole interscambio tra traffico privato, autobus, linea ferroviaria metropolitana e aeroporto. Il tutto con la chicca di una funivia che collegherà il parcheggio direttamente con la zona partenze dell’aeroporto e, in un secondo tempo, potrà essere allungato fino alla collina degli Erzelli. È questa la chiave del nuovo sviluppo della mobilità nel ponente genovese, che già a maggio ci aveva anticipato il vicensidaco Bernini, e che è stata presentata ufficialmente questo pomeriggio in Regione. L’intervento ha ottenuto l’approvazione da parte della Commissione europea, che ne cofinanzierà la progettazione per una cifra di poco superiore ai 500 mila euro. Il sì definitivo arriverà a settembre, ma la successiva fase di progettazione sarà tutt’altro che agevole.

    I tempi stimati per la fase di studio tecnico non sono inferiori ai dodici mesi, considerato che lo snodo di interscambio dovrà funzionare alla perfezione per non rischiare di essere controproducente alla fluidità del traffico. Da qui, poi, partirà il bando per la realizzazione concreta dell’opera, naturalmente vincolata al reperimento delle ingenti somme necessarie: 15 milioni solo per il tratto di funivia tra il parcheggio multilivello, per la cui messa in opera non dovrebbe essere necessario più di un anno dall’inizio effettivo dei cantieri. Una cabinovia a dieci posti che nei momenti di massima affluenza dovrebbe consentire il trasposto di 4 mila persone all’ora, per un tempo di percorrenza intorno al minuto e mezzo. Con una proiezione di non più di tre minuti per l’eventuale futuro tragitto aeroporto – collina Erzelli.

    progetto hub aeroporto di Genova

    Il progetto chiama in causa altri interventi strategici che si innesteranno nel processo di complessivo restyling infrastrutturale di Cornigliano, di cui farà parte a pieno titolo anche la strada a mare. Ma la nuova mobilità del ponente non potrà prescindere da importanti opere di modernizzazione che dovrà mettere in pratica RFI (Rete Ferroviaria Italiana).

    Tasselli fondamentali del progetto presentato in Regione, infatti, saranno la nuova stazione ferroviaria di Genova Aeroporto – Erzelli, lo spostamento in area via S. Giovanni d’Acri – villa Bombrini dell’attuale fermata di Genova Cornigliano, e una revisione completa del nodo ferroviario di Sestri Ponente. Opere non proprio di poco conto, visto che fanno balzare l’ammontare di tutti i lavori all’ordine di grandezza di 35-40 milioni di euro. Lavori, tuttavia, fondamentali nella direzione della tanto attesa metropolitana di superficie, per cui è imprescindibile il completamento della ristrutturazione del nodo ferroviario genovese.

    Il quadro, dunque, è davvero molto complesso e per vedere la prima funivia genovese si dovrà pazientare ancora diversi anni.

    Altra grande incognita riguarderà la gestione della funivia stessa. In una previsione, per suo stesso dire un po’ troppo ottimistica, il presidente dell’aeroporto, Marco Arato, ha dichiarato che in futuro si potrà andare da piazza De Ferrari all’aerostazione in poco tempo e con soli 1,60 euro. Il che significherebbe una completa integrazione della nuova infrastruttura all’interno del trasporto pubblico cittadino. Ma allo stato attuale delle cose sembrerebbe inverosimile che le finanze di Amt si facessero carico anche della funivia. Il tempo, in questo caso, aiuterà a capire.

    Nonostante il progetto sia in una fase assolutamente embrionale, è comunque palpabile la soddisfazione nelle parole dei rappresentanti delle istituzioni: «L’appoggio della Commissione europea – ha detto l’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita – è garanzia per poter concorrere in futuro ai finanziamenti per la realizzazione. Certo, dovremo capire se le prossime programmazioni di risorse di tutti i soggetti in campo, ma soprattutto da parte di RFI, metteranno al centro questo progetto. La nostra intenzione è quella di disegnare una nuova parte di città, dove si innestano infrastrutture particolarmente importanti per lo sviluppo dell’economia del territorio. Con queste iniziative dobbiamo puntare al rilancio della funzione di traino del capoluogo genovese: insomma, dobbiamo rendere Genova più forte e competitiva».

    Anche Stefano Bernini, vicesindaco del Comune di Genova, ostenta soddisfazione: «Per chi è stato per anni presidente di quel municipio, oggi si tratta del vero e proprio coronamento di un sogno. Questo progetto è la dimostrazione concreta che quando i sogni sono condivisi, si possono realizzare».

    L’ultima parola spetta al presidente dell’aeroporto, Marco Arata, che inserisce il progetto in una ristrutturazione più ampia di tutto il sistema aeroportuale: «Già nel 2009 eravamo convinti della necessità di puntare sui passeggeri in arrivo a Genova. Per fare questo è necessario guardare alle compagnie low cost, che richiedono proprio una forte integrazione con il trasporto pubblico a prezzi accessibili. E con questo progetto, assume ancor più valore il piano di ampliamento dell’aerostazione in direzione delle “due ali”, per lavori già autofinanziati pari a circa 20 milioni di euro. In proposito, stiamo attendendo la stipula del contratto di programma con Enac, dopodiché potremmo procedere alla calendarizzazione degli interventi».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Genova, verde pubblico e alberature stradali: lo stato attuale

    Genova, verde pubblico e alberature stradali: lo stato attuale

    alberi-parchi-DIA Genova ogni volta che si parla di verde pubblico, parchi, alberature cittadini, non si può evitare di sollevare le polemiche di molti: chi sostiene la necessità di un restyling del verde genovese, nella speranza di portare le auspicate migliorie; chi, dall’altro lato, difende gli spazi verdi, nel timore che gli interventi pubblici celino interessi privati che finirebbero solo per peggiorare la situazione. Nel corso degli ultimi anni si è messa in evidenza la problematica della messa in sicurezza delle alberature, con particolare attenzione alla situazione delle alberature stradali cittadine -in condizioni ambientali difficili-, e la necessità di manutenzione delle piante come buona pratica civica. Da qui, una serie di progetti di riqualificazione dei viali alberati, di salvaguardia degli esemplari malati e di successivo reimpianto. Ormai da tempo le amministrazioni, in un’azione coordinata con le squadre di Aster, hanno avviato una lenta ma costante opera di riqualificazione in varie aree della città: in alcune zone gli interventi sono già stati ultimati, altre ancora restano in attesa. Facciamo il punto con Giorgio Costa, responsabile del Settore Verde di Aster.

    «In tutta Genova ci sono (su 100 mila totali) circa 20 mila alberature stradali vecchie: no, non antiche o storiche, ma vecchie. Si tratta di alberi piantati nel dopoguerra, che oggi sono ultra-cinquantenni, quasi sessantenni: già sono vecchi di per sé ma, essendo stradali (e quindi sottoposti a stress continuo, smog, inquinamento di vario tipo), invecchiano ancora prima del normale. Inoltre, all’epoca erano state piantate a distanza troppo ravvicinata e questo oggi causa dei problemi di sviluppo e di conflitto tra gli esemplari, che non hanno lo spazio necessario ad espandersi come dovrebbero. Tutto ciò comporta due problematiche principali: per prima cosa, ci sono problemi di sicurezza, per cui gli alberi instabili spesso sono stati piantati troppo vicini alle case. Per scongiurare rischi di crolli e cedimenti e per ridare alle piante lo spazio vitale di cui necessitano, è necessario effettuare frequenti e pesanti potature, ma questo finisce per indebolirle ulteriormente e innescare un circolo vizioso. Le piante potate, e perciò indebolite, risultano più soggette ad ospitare parassiti sulle radici, sul tronco e sui rami: si tratta di parassiti non visibili a occhio nudo e che non pregiudicano la fioritura della pianta e il suo fogliame, perciò da fuori si è portati a pensare che la pianta stia bene, mentre spesso è completamente invasa da questi parassiti, scavata e cariata all’interno. Il rischio di schianto è forte, e ultimamente aumenta purtroppo il numero delle vittime in seguito a incidenti di questo tipo. Per la manutenzione di queste alberature è necessario effettuare valutazioni di stabilità per individuare le piante che sono al limite e sostituirle con nuovi esemplari. Dalle nostre stime, circa il 10-30% delle attuali alberature stradali necessita di sradicamento e sostituzione. Questo sistema porterebbe al generarsi di buchi all’interno del paesaggio urbano, per colmare i quali è necessario procedere con il reimpianto di alberature che spesso sono, per forza di cose, diverse per tipologia e specie rispetto alle piante precedenti: in molti casi, al posto di piante ad alto fusto si inseriscono piante più piccole, che sono libere di crescere e svilupparsi più armoniosamente. I nostri interventi di reimpianto riguardano o tratti completi di strade, o intere vie, come nel caso del progetto di Via Spinola del 2012 (dove abbiamo sostituito ben 40 piante): questo, per dare uniformità al paesaggio urbano e non creare dissonanze sotto il profilo estetico, e anche per poter intervenire sul ridistanziamento delle alberature, che crescono così più velocemente».

    Il “famoso” intervento in Via Spinola

    Aster al lavoro in via Ambrogio Spinola a OreginaNel caso di Via Ambrogio Spinola ad Oregina, infatti, nell’ottobre 2012 sono stati effettuati interventi di recupero sugli alberi lato strada, sostituiti con altre piante a basso fusto. Gli alberi ad alto fusto, infatti, risultavano indebolite a causa degli agenti atmosferici e dell’inquinamento, ed erano a rischio stroncamento, con cavità nel tronco o nei rami. Inoltre, la crescita stentata a causa di potature di contenimento, dovute all’impianto troppo a ridosso della strada, e così via. Da parte di Aster e del Comune si sosteneva la validità della soluzione adottata, giustificando l’abbattimento delle piante stradali con l’intenzione di privilegiare piuttosto le specie vegetali idonee agli spazi disponibili e di sistemare in modo adeguato lo spazio per lo sviluppo naturale delle chiome senza necessità di potature. Inoltre, anche la realizzazione di posti auto utili per compiere le manovre di parcheggio senza danni ai tronchi delle piante. L’intervento di riqualificazione della via prevedeva, per Aster, la risistemazione ordinata dei filari di alberi, da posizionare ad una distanza regolare, tale da consentire l’adeguato sviluppo delle chiome. Sul lato strada, anche un archetto “para-alberi” per proteggere ogni nuova pianta. Per il completo reimpianto del viale sono stati piantati 41 alberi nuovi, in modo da favorire la messa in sicurezza della via dal rischio di stroncamenti degli alberi e dei rami e la riduzione del “danno” su finestre e muri dei palazzi limitrofi. Inoltre, un generale stato di miglioramento sotto il profilo paesaggistico, la riduzione degli interventi di potatura e l’abbattimento dei costi di manutenzione.

    Commenta Costa: «Quello di Via Spinola è un esempio di intervento, che è stato strumentalizzato dalle associazioni di quartiere per far parlare delle problematiche che interessano il quartiere del Lagaccio, e che è stato avversato anche da Legambiente, che si è opposta strenuamente e inaspettatamente. In quel contest, le piante precedenti, colpite da funghi e fortemente indebolite, sono state sostituite con altre specie, e questo ha innescato meccanismi di protesta e resistenza da parte dei cittadini che, affezionatisi “ai tronchi” anziché alle piante, rivendicavano il legame affettivo e il valore estetico delle piante precedenti, senza rendersi conto di quanto fossero in realtà debilitate. Le vedevano verdi, e non percepivano lo stato di usura e stress di quelle piante ultra-cinquantenni. Ora, però, gli abitanti sono contenti: abbiamo stimato che in 5 anni ci sarà l’ammortizzazione dei costi di reimpianto e sostituzione (che costano molto meno delle ripetute potature, delle valutazioni dello stato di salute, degli interventi sui marciapiedi e sulle strade, che vengono danneggiati e sradicati dalle alberature troppo grandi e pesanti».

    All’epoca, come ricordato da Costa, c’era stata una vasta mobilitazione per cercare di fermare gli interventi di abbattimento delle alberature. Ci racconta Andrea Agostini di Legambiente: «Ci siamo opposti al progetto di tagliare gli alberi ad alto fusto presenti in Via Spinola perché non vedevamo la necessità e perché erano delle risorse importanti per garantire l’ombreggiatura della strada, la pulizia dell’aria, il riparo dal rumore del traffico, l’abbellimento del quartiere. Alla fine ha vinto Aster e gli alberi ad alto fusto sono stati eliminati, per essere sostituiti con una quarantina di alberi a basso fusto, di circa 3,4 metri, che certo non sono in grado di svolgere le funzioni già elencate sopra, e che non erano nemmeno adatti alla zona, trattandosi di meli da fiori e simili. All’epoca ci eravamo rivolti alla Consulta del verde che si era pronunciata a favore dell’opposizione di Legambiente, sostenendo la nostra causa, ma da parte delle amministrazioni c’è stato lo stesso il via libera al progetto, dal momento che la Consulta –hanno detto- ha valore solo consultivo e non vincolante».

    ambiente-natura-verde-green-alberiDIE lo stato attuale? Così, ancora, Costa:  «In via Spinola gli interventi sono stati realizzati con fondi del 2011, ma ora siamo a corto di finanziamenti: dipendiamo dal Comune e non abbiamo autonomia economica. In questo momento di crisi, in cui l’amministrazione di certo non naviga nell’oro, i finanziamenti per gli interventi sul verde urbano sono stati totalmente cassati, tanto che –pur avendo in piano almeno una decina di  urgenti interventi da realizzare- siamo con le mani legate. Anche se non si tratta di spese così alte (siamo nell’ordine dei 50-100 mila euro), se ne riparlerà se tutto va bene nel 2014. Per ora ci limitiamo ad affinare i progetti e a procedere con le valutazioni, anche se anche queste sono onerose. Bisogna però ricordare che quello di Via Spinola è un intervento che si inserisce in una serie di circa una decina di interventi simili, finanziati a livello comunale e portati a buon fine da Aster negli ultimi anni: posso citare Viale Aspromonte, Via Bolzaneto, Via Prestinari e Via Martiri della Libertà a Pegli (uno degli interventi più vecchi, portati a modello di buona riuscita delle nostre operazioni). Si tratta di interventi trasversali in tutta la città, dal Levante al Ponente, di cui oggi ci risulta che tutti siano soddisfatti. A tale proposito, da citare anche gli interventi di reimpianto nel tratto finale di Corso Firenze, quelli di Corso Carbonara seguiti da Ferrovie dello Stato che vi aveva precedentemente insediato un proprio cantiere per la creazione di un impianto di aerazione nella galleria ferroviaria sotterranea, danneggiando il verde, e che si è impegnata a curare il reimpianto entro settembre/ottobre 2013 con alberi di specie diverse».

    Prossimi interventi: piazza Paolo da Novi e corso Torino

    Nonostante il momentaneo stallo, a breve, al via gli interventi anche in Piazza Paolo da Novi, nell’ambito del restyling generale della piazza, iniziato nel 2011 e della durata prevista di dieci mesi: i lavori comprendevano la riqualificazione della parte centrale della piazza, con l’inserimento di nuovo verde e panchine, recupero delle aiuole, miglioramento della fruizione e inserimento di strutture varie, tra cui anche giochi per bambini. Adesso, saranno effettuati anche qui interventi sullo stile di quelli già realizzati in Via Spinola: sostituzione di alberature ad alto fusto sui lati lunghi della piazza con altre a basso fusto e ricostruzione del marciapiedi. Si tratta di piante molto vecchie, sophore, che saranno sostituite da piante di specie diverse. Quelle angolari, più giovani, non saranno toccate. Gli interventi sono realizzati dal Comune nel progetto di restyling generale, non direttamente seguiti da Aster, che si affiancano a quelli previsti in Corso Torino: qui si parla di levare progressivamente alcune piante più critiche, dimezzando il numero delle piante totali e aumentando la distanza da 6 a 12 metri.

    C’è chi non vede tutto rose e fiori. Ancora da Legambiente: «Ci dicono che gli interventi serviranno a migliorare il verde pubblico, ma in realtà si tratta di un sistema per risparmiare e per favorire la gestione complessiva del verde da parte dell’amministrazione e degli addetti, non di un guadagno in termini ambientali. Ci risulta che per l’intervento nella piazza siano stati stanziati 400 mila euro, ma solo 16 mila saranno destinati effettivamente all’inserimento delle nuove piante, mentre la parte restante (di certo molto più ingente: 16 mila sono una cifra irrisoria su un totale di 400 mila euro) sarà destinato al rifacimento della pavimentazione, alla cementificazione e pedonalizzazione dell’area. Insomma, il verde ancora una volta non è la priorità. Il tutto, da parte nostra, è ancora in fase di valutazione: stiamo per compiere una serie di accertamenti con un team di agronomi che manderemo sul posto a valutare la situazione, poi daremo un parere specifico con pronuncia ufficiale in merito allo stato della piazza. La spesa è certamente elevata e per questo da valutare accuratamente: un intervento di questo tipo cambia la fisionomia non solo della piazza ma anche del quartiere. Alla fine, a destra di Corso Buenos Aires ci sarebbero piante basse, mentre davanti sulla sponda sinistra, piante alte come le sophore».

    La questione è, appunto, controversa e spinosa. In bilico tra bisogno di innovazione e legame –anche affettivo- al paesaggio urbano, l’amministrazione si trova davanti al dilemma di come realizzare interventi intelligenti, facendo contenti i cittadini e facendo quadrare i bilanci. «Quello del verde pubblico cittadino –chiosa Costa, da Aster- è un tema spinoso, ma attuale: parlando con vari colleghi, mi confermano le reticenze dei cittadini verso i cambiamenti: guai a toccare gli alberi! Ma, personalmente, penso che il caso di Genova sia più estremo: si sa che, come popolazione, non siamo certo degli innovatori! Mal comune, quindi, ma a Genova è un male peggiore che altrove e queste ritrosie degli abitanti ci rendono più difficile procedere con gli interventi e ci pongono davanti al bivio tra innovazione e tradizione, miglioramento e quieto vivere». 

     

    Elettra Antognetti

    [foto di Diego Arbore]

  • Villetta di Negro, riqualificazione del parco: a luglio fine dei lavori

    Villetta di Negro, riqualificazione del parco: a luglio fine dei lavori

    villetta-di-negro-2Il parco di Villetta di Negro, un polmone verde tra i più grandi della città. In pieno centro, proprio sopra Piazza Corvetto: incastonato tra antiche creuze, in basso gli uffici amministrativi della Provincia, poco distanti i due teatri, Duse e Politeama Genovese.  Dopo circa un decennio di degrado e abbandono, da poco il parco è stato restituito alla cittadinanza, tra varie difficoltà e cantieri ancora aperti. Ma non tutte le zone del parco sono oggi accessibili: alcune aree restano delimitate da protezioni che indicano i cantieri ancora aperti; le belle grotte storiche anch’esse delimitate da barriere.

    Negli ultimi tempi per il parco comunale è stato avviato dal Comune di Genova un progetto di recupero. Si parla di 800 mila euro stanziati dalla Regione e messi a disposizione dall’Unione Europea per risanare il polmone verde del centro cittadino. La cifra stanziata avrebbe dovuto coprire due diversi tipi di interventi: uno riguardante la parte bassa del parco, adiacente agli uffici comunali, per l’ammontare di 300 mila euro; l’altro riguardava il risanamento del parco nel suo complesso, per un totale di 500 mila euro.

    Nel primo lotto, quello nella parte più bassa del parco, è stato risistemato il belvedere e il piazzale retrostante l’ingresso degli uffici veri e propri. Qui i lavori sono terminati più di un anno fa, a inizio 2012. L’intervento nel secondo lotto, invece (quello più impegnativo e oneroso, cui è stata destinata più della metà del finanziamento complessivo) è partito a fine 2012, nel mese di novembre, ed è oggi ancora in corso. Si tratta dell’intervento più delicato, relativo al risanamento di un lotto di terra più esteso: oltre all’inserimento all’interno del parco un nuovo sistema di sorveglianza con telecamere, si era preventivato di effettuare un servizio di manutenzione straordinaria sulla vegetazione, creare percorsi all’interno del parco, ripulire i tracciati da rami secchi e foglie, che intralciano e possono costituire un pericolo per l’incolumità dei visitatori.

    Questo è, in sostanza, il progetto che il Comune di Genova si era proposto di realizzare entro fine maggio per ridare lustro a quest’oasi verde in pieno centro e per renderla un luogo di punta per i mesi estivi alle porte. Oggi gli interventi di manutenzione e risanamento sono in parte conclusi, in parte no: basta fare un giro nel parco, per rendersi conto del degrado che ancora colpisce alcune zone e dell’inaccessibilità di altre. Cantieri aperti, zone pericolanti, degrado degli arredi pubblici… di certo, l’impressione complessiva non è quella dell’”oasi” cui si voleva far assurgere il giardino di Piazza Corvetto.  Tra i frequentatori, chi porta a spasso il cane, chi – i giovanissimi, perlopiù- approfitta delle giornate di sole per godere del panorama impagabile che si gode dalla sommità del parco. Tuttavia, nonostante queste problematiche, il parco sembra oggi essere operativo, tanto da ospitare gli eventi del Festival Internazionale della Poesia (il 21 e il 22 giugno, il festival Voix Vives).

    Così commenta l’architetto Ines Marasso in servizio presso la Direzione Manutenzione Infrastrutture, Verde e Parchi: «Il primo lotto, ovvero la zona del parco proprio sotto al Museo Chiossone, ha portato al restyling del parterre, sono state inserite ulteriori illuminazioni, rendendo il luogo nel complesso più gradevole. Inoltre, sono state eliminate alcune aiuole, è stato inserito bambù lungo il perimetro ed è stata rifatta la pavimentazione in ghiaia. Per quanto riguarda il secondo lotto, invece, posso assicurare che i lavori saranno conclusi entro fine luglio, tra un mese. Si tratta di interventi diffusi in tutta la restante superficie del parco: dal miglioramento dell’illuminazione, all’inserimento di un sistema di videosorveglianza e l’impermeabilizzazione della cascata. Ad oggi i lavori sono a buon punto, ad esempio è stato effettuato un lavoro di manutenzione del verde e dei corsi d’acqua. Soprattutto siamo orgogliosi di poter dire che la bella vista che si gode dall’alto del parco è stata restituita ai cittadini, dopo gli interventi di potatura delle piante. In questo mese ci dobbiamo ancora occupare di piccole finiture, come inserire ringhiere in ghisa, ultimare la manutenzione del verde, inserire altre panchine. Niente di più dei normali interventi di cui un parco necessita, insomma».

    E le grotte?

    «Una faccenda delicata: per renderle di nuovo accessibili, sarebbero stati necessari degli appositi interventi di reinstallazione delle stalattiti di rivestimento, operazione che –oltre ad essere difficile sotto il profilo tecnico- è anche parecchio costosa. Per riaprire le grotte, avremmo dovuto impiegare parte dei finanziamenti del secondo lotto. Per questo abbiamo preferito mantenerle inaccessibili, impiegando i 500 mila euro per altri interventi più urgenti, per raggiungere un buon grado di vivibilità e agibilità complessiva del parco. Tuttavia le grotte saranno ugualmente valorizzate sotto il profilo scenografico, con l’inserimento di un sistema di illuminazione particolare».

     

    Elettra Antognetti

    [foto dell’autore]