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  • Nodo ferroviario Genova: lavori fermi, imprese e residenti in difficoltà

    Nodo ferroviario Genova: lavori fermi, imprese e residenti in difficoltà

    Fegino. nodo ferroviarioPerché le Ferrovie dello Stato (oggi Società per Azioni, ndr) – pur non disponendo del denaro necessario – avviano la realizzazione di grandi opere? È lecita la domanda che si pongono residenti e commercianti del quartiere di Fegino (del quale ci siamo occupati ieri, a proposito della messa in sicurezza dell’omonimo torrente) di fronte all’impasse degli interventi per la realizzazione del Nodo ferroviario genovese, fermi al palo ormai da alcuni mesi (anche se le Ferrovie ufficialmente smentiscono e parlano di “forti rallentamenti”, ndr).
    Per la conclusione dei lavori si parla di almeno un anno di ritardo rispetto al crono programma annunciato: fine del 2017, anziché fine 2016. La causa? La situazione di difficoltà economica che attanaglia le imprese appaltatrici dell’opera, riunite nel consorzio Eureca.

    Da fine 2012 è in corso un contenzioso tra i committenti, ovvero Rfi, Italfer (società di Ferrovie dello Stato S.p.A.) ed il consorzio, in merito ai costi degli interventi. Le ditte rivendicano un corrispettivo più alto, rispetto alla cifra con la quale era stato assegnato l’appalto. Secondo le notizie circolate, si tratta di una richiesta aggiuntiva di circa 150 milioni di euro. Non proprio noccioline.
    Attualmente il confronto prosegue alla ricerca di un’intesa tra le parti in causa ma, nel caso non si riuscisse a raggiungere un compromesso, la conseguenza potrebbe essere la rescissione del contratto, con un ulteriore allungamento dei tempi.
    «Mi auguro davvero che il cantiere del Nodo non si fermi (anche se a dire il vero è già fermo, ndr) perché si tratta di un’opera fondamentale per spostare quote di traffico su ferro – ha dichiarato una settimana fa l’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita – Bisogna lavorare tutti per trovare in tempi brevi una soluzione».

    I residenti, che per lunghi mesi hanno sopportato i disagi del cantiere, oggi sono increduli. «Dopo un avvio in pompa magna, adesso è praticamente tutto bloccato – racconta Franco Traverso, abitante e portavoce del Comitato per la riqualificazione di Fegino – gli operai delle imprese impegnate nel Nodo ferroviario sono in cassa integrazione. Così, oltre al danno, c’è pure la beffa: i lavori sono fermi ormai da mesi, mentre gli ammortizzatori sociali li paghiamo noi cittadini. Vorrei sapere che senso ha tutto ciò».
    Angelo Spanò, ex consigliere provinciale dei Verdi, aggiunge un’amara constatazione: «In questa città non si riescono a realizzare neppure le opere condivise da tutti, come il Nodo, come si fa a parlare di Gronda e Terzo valico, interventi così divisivi?».

    La “roggia” di via Evandro Ferri

    Fegino. nodo ferroviario1Il cantiere del Nodo si affaccia su via Evandro Ferri, la strada che attraversa il quartiere di Fegino. Sotto il selciato, perpendicolare al rio Fegino, scorre l’antica “roggia” (canale artificiale, proveniente generalmente da un corso d’acqua più ampio, per l’irrigazione o per altri usi, nrd) che dalla località Barabini di Trasta conduce l’acqua in direzione di Cornigliano. La storica roggia, che serviva le realtà artigianali e agricole della zona, è stata interrotta all’altezza del torrente e deviata nel suo letto.
    Questa modifica, secondo alcuni abitanti, è la causa dei frequenti allagamenti in via Ferri e Corso Perrone. «La parte di via Ferri è stata parzialmente sistemata – spiega Traverso – Va dato atto all’ex presidente del Municipio Valpolcevera, Gianni Crivello, di aver capito l’importanza della roggia». Infatti, nel 2011, lungo la strada sono stati realizzati 3 bocchettoni che, in caso di evento alluvionale, dovrebbero servire a smaltire le acque.
    Ma i lavori per la grande opera rischiano di compromettere il vecchio canale sotterraneo. Chi conosce la storia del quartiere esprime timore, come ricorda Traverso «All’interno dell’area di cantiere c’è una zona che un tempo ospitava i truogoli comunali. E qui sotto scorre la famosa roggia. Ebbene, proprio in corrispondenza dei truogoli, sorgerà uno dei due piloni che reggeranno il nuovo cavalcavia ferroviario. Questa struttura creerà dei problemi – conclude Traverso – Noi abbiamo chiesto di realizzare un canale che conduca le acque direttamente dentro al torrente Polcevera».

    La nuova stazione dei Carabinieri: ancora un’incognita

    Il secondo pilone del nuovo cavalcavia, invece, rimpiazzerà l’attuale caserma dei carabinieri di via Ferri che sarà demolita. I carabinieri saranno trasferiti in un grande edificio in corso di realizzazione presso un’area FS adiacente alla stazione ferroviaria di Rivarolo (sempre nell’ambito del potenziamento del Nodo genovese): anche questo intervento, da almeno un anno  subisce continui ritardi, dovuti a ripetute interruzioni dei lavori. Oggi è tutto nuovamente fermo ed è visibile solo uno scheletro perennemente circondato dai ponteggi. L’intenzione è quella di realizzare una stazione unica dei carabinieri per Rivarolo, Pontedecimo e Bolzaneto. Con la conseguente perdita dei presidi territoriali nei singoli quartieri.

    Rivarolo. nuova stazione carabinieriRivarolo. nuova stazione carabinieri1

     

     

     

     

     

     

     

    La partecipazione mancata

    Gli abitanti ricordano che, quando l’intervento è partito «Le Ferrovie ci avevano fornito delle garanzie – spiega Traverso – Anche le istituzioni, tramite la creazione dell’Osservatorio sui lavori del Nodo, voluto dall’ex presidente del Municipio Val Polcevera, Gianni Crivello, ci avevano rassicurato».
    L’Osservatorio, però, si è rivelato una vera e propria beffa (come è successo con il suo omologo sulla Gronda): «Ci siamo riuniti una volta soltanto e mai più», sottolinea Traverso.
    Da alcuni mesi la comunicazione con le Ferrovie si è interrotta. E pure il dialogo con il Municipio è diventato difficile. «Una volta a Fegino c’era la sede del Pci e sapevi di poter contare sull’ascolto di qualcuno – conclude Traverso – Oggi per avere un colloquio con l’attuale presidente del Municipio Val Polcevera, Iole Murruni, abbiamo dovuto mandare una raccomandata. E ancora attendiamo risposta».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Rio Fegino, messa in sicurezza: mancano soldi per interventi a monte

    Rio Fegino, messa in sicurezza: mancano soldi per interventi a monte

    Fegino. rio. passerella abusiva1A breve partiranno i lavori per la realizzazione del nuovo ponte di via Ferri e la messa in sicurezza – parziale – del rio Fegino, in Val Polcevera, uno dei corsi d’acqua nostrani che desta maggiore preoccupazione perché, più di una volta (l’ultima nell’ottobre 2010), ha causato disagi e danni a persone e cose. Ma gli interventi previsti fanno già discutere gli abitanti di quello che un tempo era un borgo di campagna, ospitante decine di botteghe artigiane circondate da vasti appezzamenti di terreno coltivati, progressivamente trasformatosi – con l’avvento dell’industrializzazione – nell’ennesimo quartiere periferico soffocato da innumerevoli servitù.
    La gara da 1 milione e 366 mila euro si è conclusa ai primi di maggio e l’appalto se l’è aggiudicato l’impresa edile Edil due s.r.l. di Sestri Ponente “…con un’offerta al ribasso del 37% – scrive “Il Secolo XIX” (09/05/2013) – assicurando di riuscire ad eseguire le opere richieste utilizzando 926 mila euro complessivi”. Stiamo parlando dell’adeguamento idraulico del ponte di via Ferri sul rio Fegino e del primo tratto di rio a monte del ponte stesso.
    Dagli uffici comunali spiegano che a valle si è già intervenuti in due fasi, l’ultima circa 2 anni fa: dal ponte di via Ferri in direzione della confluenza del rivo nel torrente Polcevera. «Solitamente si parte dalla foce per poi risalire il corso d’acqua – aggiunge Sergio Abbondanza, segretario dell’assessore ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello – Adesso dobbiamo adeguare il ponte per permettere di alzarlo e raddoppiare le carreggiate. Inoltre, abbasseremo l’alveo del rio a partire dal ponte di via Ferri in direzione monte fino all’altezza del traliccio dell’Enel (poco prima del ponte ferroviario di via Borzoli)».
    In pratica la vecchia struttura sarà demolita e ricostruita a fianco, in versione più alta e più larga. «Garantiremo il mantenimento del doppio senso di marcia – assicura il segretario dell’assessore ai Lavori Pubblici – realizzando prima il nuovo ponte dove sarà spostato il traffico veicolare. Dopodiché abbatteremo il vecchio».
    Il progetto contempla ben 2 anni di lavori – con i conseguenti disagi per la viabilità – ma pare che la ditta vincitrice della gara si sia impegnata a garantire tempi più ristretti che lo stesso assessorato ai Lavori Pubblici ritiene «Impossibili da rispettare».

     

    RIO FEGINO, DIGHE GALANO, RIO FIGOI: LE CRITICITÀ SONO A MONTE

    I principali affluenti del torrente che attraversa Fegino sono il rio Figoi, che scende dal versante montuoso di Borzoli e due rivi minori: il Galano ed il Bordello che declinano dalla costiera di Fegino per poi ricongiungersi a valle di Salita Pianego e confluire nel rio Fegino nei pressi dei Giardini Montecucco.
    La presenza di tre antiche digheuna lato Borzoli, sopra quello che fino ad una cinquantina di anni fa era il Lago Figoi (dove oggi si trova l’impianto sportivo comunale) e due sul versante di Fegino, lungo il rio Galano – garantiva il regolare deflusso delle acque.
    La zona tra Borzoli e Fegino ha sempre fatto i conti con i numerosi ruscelli che corrono sia in superficie che nel sottosuolo. Una costante dell’intera Val Polcevera. Il buon senso di una volta ha partorito soluzioni lungimiranti, quali il sistema di dighe che, storicamente, ha svolto egregiamente il proprio ruolo. Oggi, però, tali strutture sono circondate da foltissima vegetazione spontanea e necessitano di adeguata manutenzione. Le fotografie documentano, in maniera inequivocabile, come il tutto sia pressoché abbandonato a se stesso, in attesa di periodi più floridi.
    «A monte non siamo più intervenuti – conferma l’assessorato ai Lavori Pubblici di Palazzo Tursi – Ad eccezione di un intervento di somma urgenza dopo l’alluvione del 4 ottobre 2010». Lavori per lo sgombero del trasporto vegetale dagli invasi delle dighe Galano e Figoi: circa 22 mila euro per una pulizia sommaria realizzata in una decina di giorni. Poi più nulla.

    Fegino.diga Galano2Borzoli. diga Figoi1

     

     

     

     

     

     

     

    Tornando al rio Fegino, la popolazione non sembra convinta della bontà delle prossime operazioni. «Così non risolveranno un bel niente!– accusa Franco Traverso, residente e portavoce del Comitato per la riqualificazione di Fegino – La messa in sicurezza riguarderà solo la prima parte del torrente su via Borzoli, pressappoco fino all’altezza dell’impresa Alpitel. Il tratto più importante, quello che occorre sistemare con urgenza, non sarà toccato».
    In merito all’allargamento del ponte, secondo gli abitanti, esso è utile soprattutto per migliorare la viabilità dei mezzi pesanti. Sono note, infatti, le difficoltà di circolazione dei camion che quotidianamente transitano per via Ferri e via Borzoli.
    Ai fini della protezione dal rischio idraulico «Abbiamo chiesto di ripristinare la ringhiera di protezione sull’argine del torrente, ma non sappiamo se saremo ascoltati», sottolinea Traverso.
    A destare preoccupazione, in particolare nei commercianti, sono anche le inevitabili ripercussioni sul traffico veicolare, durante l’esecuzione dei lavori. «Il Comune sta ragionando su quest’aspetto? – si domanda Maurizio Braga del Comitato spontaneo per Borzoli e Fegino, proprietario di un forno in Salita al Lago – Prima di dare il via agli interventi almeno dovrebbero confrontarsi con noi».

    Fegino. rio. passerella abusiva2Risalendo il rio Fegino in direzione Borzoli, la situazione, già a vista d’occhio, appare pericolosa. Una foltissima vegetazione riveste il letto del torrente e deborda addirittura dagli argini. In poche centinaia di metri sono presenti 3-4 passerelle che, in caso di piena, rischiano di trasformarsi in dighe artificiali. In particolare una di queste, un vero e proprio ponte con un franco idraulico di neppure mezzo metro, situato dinanzi alla ditta Euro Blinda. «È una struttura palesemente abusiva che va immediatamente eliminata – spiega Franco Traverso – Noi lo abbiamo segnalato agli uffici competenti ma finora nessuno è intervenuto».

     

    Salendo ancora, nei pressi dei Giardini Montecucco e Salita al Lago – alla confluenza degli affluenti nel rio Fegino – il quadro non migliora. Soprattutto il rio Figoi, capace di causare pesanti devastazioni nell’ottobre 2010, necessita di una messa in sicurezza. O perlomeno di una costante pulizia.
    «Il corso d’acqua non è curato, in particolare a monte – spiega Braga – in caso di forti piogge scendono massi, arbusti e tronchi d’albero. È qui che dovrebbero intervenire, piuttosto che a valle. Sono anni che non si esegue alcuna manutenzione, neppure sui 2 rivi che scendono dalla costiera di Fegino, il Galano e il Bordello».

    Borzoli. diga Figoi2Borzoli. rio Figoi3

     

     

     

     

     

     

     

    In cima a Salita al Lago, a fianco della “creuza” di via Burlo, costruzioni lasciate a metà sono l’impronta del tentativo di cementificazione a due passi dal rivo. I lavori, fortunatamente, sono stati bloccati. Ora rimane lo scempio di edifici abbandonati a se stessi, forse nella speranza di una futura approvazione dell’intervento.
    «Il cantiere è stato sequestrato e da oltre 1 anno è abbandonato», sottolinea Maurizio Braga. Non c’è un cartello e nessun controllo sull’area, recintata ma facilmente accessibile da chiunque. È evidente il tentativo di speculazione edilizia per realizzare nuove residenze, in pratica con le fondamenta sull’acqua, dove anni orsono sorgeva un antica casa di pietra dotata di mulino.

    Borzoli. Salita al Lago2Borzoli. Salita al Lago1

     

     

     

     

     

     

     

    Chi sperava in un secondo lotto di lavori – perlomeno sulla parte a monte del rio Fegino –  rimarrà deluso. «Ad oggi sono esclusi altri lavori – risponde Sergio Abbondanza, segretario dell’assessore ai Lavori Pubblici – Purtroppo non ci sono risorse sufficienti. Dobbiamo spiegarlo ai cittadini. I no, magari se motivati, possono anche essere accettati dalla popolazione». Confermando così l’intenzione del Comune di organizzare un momento informativo con i cittadini.
    Il refrain è sempre lo stesso: i soldi sono quelli che sono. Ovvero sempre meno.
    «Venerdì scorso si è svolto un incontro con il Municipio Ponente – racconta Abbondanza – A Sestri Ponente si sta formando un gruppo di volontari che hanno manifestato la volontà di occuparsi della manutenzione di alcuni rivi minori della zona. Stiamo cercando di capire come coordinarci per fare sistema – conclude il segretario dell’assessore Gianni Crivello – Questa potrebbe essere una soluzione anche per i quartieri di Fegino e Borzoli. L’unico modo per affrontare e risolvere i problemi del territorio, passa da una stretta collaborazione tra istituzioni e cittadini».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Mercato di corso Sardegna, la proposta: spazi gratis alle startup

    Mercato di corso Sardegna, la proposta: spazi gratis alle startup

    mercato-corso-sardegna-9Premessa: chi scrive abita a due passi dal mercato di corso Sardegna.

    Ieri ho letto e condiviso sui social network l’articolo di Elettra Antognetti, che venerdì scorso ha visitato la struttura e ascoltato il nuovo appello del CIV affinché il Comune prenda una decisione definitiva sulla struttura.

    Un breve riepilogo, per chi non conosce la vicenda. Corso Sardegna, nel quartiere di Marassi, ospitava il mercato ortofrutticolo di Genova, spostato nell’ottobre 2009 a Bolzaneto. Da allora lo spazio è chiuso e in stato di abbandono, nonostante siano stati svolti numerosi incontri (l’ultimo a marzo 2013) con le istituzioni per definirne le sorti future. Un tema delicato, che rientra nei progetti urbanistici per il quartiere e in particolare sul nuovo piano di bacino del Bisagno.

    Sono stati molti i temi in oggetto: l’ipotesi di un parcheggio interrato – fortemente contestata – è stata abbandonata dopo l’alluvione del 4 novembre 2011, mentre restavano aperte le opzioni di spazi verdi e nuove attività commerciali, un centro sportivo e un distretto Asl.

    Un piano tuttavia non più praticabile, anche a causa del ricorso presentato al Tar da parte di Rizzani – De Eccher, l’azienda di Udine che ha ottenuto l’appalto dei lavori. La necessità impellente, come sottolineato venerdì scorso dal presidente del CIV, è di attuare un tavolo di lavoro per capire come rimodulare il progetto e quali soluzioni possono essere adottate in tempi brevi.

    «Stiamo parlando di una superficie di 22 mila metri quadrati in piano, a Genova: una situazione più unica che rara, e che tuttavia è abbandonata al degrado da troppo tempo».

    Tornando all’articolo di ieri, in risposta su Twitter è giunta la proposta di Caterina Ottomano, che gestisce l’account Sos via Garibaldi e centro storico.

    Da qui una serie di spunti e segnalazioni, cui si sono aggiunte altre persone, per segnalare analoghi esempi virtuosi in altre città d’Italia e d’Europa. I am Italy ci segnala due casi nel nostro Paese: a Milano ci sono i Magazzini Raccordati, un’area di 30.000 mq che costeggia i binari della Stazione Centrale, costruita negli anni Trenta e attualmente in stato di abbandono: lì un comitato di quartiere (Gruppo Ferrante Aporti – Sammartini, dal nome delle due vie antistanti i Magazzini) si impegna a organizzare periodicamente eventi e iniziative culturali e di interesse sociale.

    Inoltre a Palermo, nei Cantieri Zisa, un ampio movimento di cittadini, associazioni, artisti e operatori culturali ha creato un percorso di gestione condivisa di questo spazio, un’area industriale dismessa che comprende 23 capannoni.

    Citando l’estero, S28Mag ci racconta un’esperienza a Cluj, in Romania, dove l’ex Fabrica de Pensule (2.500 mq) oggi ospita 40 studi d’artista, 5 gallerie di arte contemporanea e 10 organizzazioni culturali.

    Gli esempi da citare potrebbero essere molti di più. La proposta appare interessante e per questo la condividiamo volentieri. Ci sono tuttavia alcune criticità da considerare, a partire da: chi paga? La concessione gratuita di uno spazio non può prescindere i lavori di ristrutturazione, che nel caso del mercato sono più che necessari e prevedono tempi e costi di realizzazione assai onerosi. Il crowdfunding può essere una soluzione?

    Inoltre: com’è possibile sapere quanti e quali sono gli spazi dismessi che si potrebbero riutilizzare, dove si trovano, e se la proprietà è pubblica o privata? A questi temi si è interessato lo scorso anno il WWF, che nel maggio 2012 ha lanciato la campagna Riutilizziamo l’Italia: una mappatura degli spazi in degrado, per individuare proposte concrete di riconversione, progetto legato a un altro denominato Stop al consumo di territorio.

    Proprio alcuni giorni fa il WWF ha presentato i primi dati raccolti dalla campagna: sono state raccolte 575 segnalazioni in tutta Italia, le cui caratteristiche sono sintetizzate in un report, e da cui partiranno entro i primi mesi del 2014 una serie di proposte concrete da inoltrare ai Ministeri competenti.

    Un tema senza dubbio più ampio di quello di un singolo ex mercato genovese, ma che potrebbe avere ricadute importanti (ce lo auguriamo) anche nel nostro territorio.

    Marta Traverso

  • Val Bisagno, aree di trasformazione urbana: incontro pubblico

    Val Bisagno, aree di trasformazione urbana: incontro pubblico

    bassa-valbisagno-marassi-stadio-ferrarisNel pomeriggio di ieri (lunedì 3 Giugno), presso il Salone di Rappresentanza del Municipio III della Bassa Val Bisagno, si è tenuto il seminario informativo “Le aree di trasformazione in Val Bisagno: a che punto siamo?”, voluto dai rappresentanti municipali e comunali, al fine di illustrare lo stato di avanzamento dei progetti urbanistici in corso e di quelli di prossima realizzazione. Un intervento che si inserisce sulla scia della serie di incontri di osservazioni al PUC che si stanno svolgendo in questo periodo (l’ultimo, il 30 maggio 2013 proprio nel Municipio III e il prossimo è previsto per il 5 giugno).

    L’area di interesse è la Val Bisagno, tutta: non a caso, all’incontro hanno partecipato i presidenti dei tre municipi di riferimento, ovvero Massimo Ferrante, del Municipio III Bassa Val Bisagno, Agostino Giannelli (Municipio IV Media Val Bisagno), e Alessandro Morgante, del Municipio VIII Medio Levante. Oltre a loro, presente anche l’Assessore all’Urbanistica Bernini e all’Ambiente Valeria Garotta. Assente Crivello, Assessore ai Lavori Pubblici, impegnato su altri fronti. Inoltre, presenti anche rappresentanti dell’Associazione territoriale Genova Bene Comune, con la presidente Barbara Comparini.

    Distinguendo tra i progetti ancora in fase di approvazione e quelli già in via di attuazione, si è fatto il quadro della situazione sotto il triplice aspetto legislativo, finanziario e ambientale.

    municipio-bassa-valbisagno«Nel territorio della Val Bisagno – sostiene il vicesindaco Stefano Bernini – sono due le problematiche principali: in primis, non c’è una linea ferroviaria, questo crea problemi nelle infrastrutture dei trasporti ed è necessario cercare nuove soluzioni come ad esempio collegare la zona al sistema della metropolitana esistente, o creando una rete filobus e altri percorsi. In secondo luogo, la vallata da sempre ha mostrato elevata densità abitativa e presenza industriale: questo ha trasformato il rapporto con il territorio circostante e ha oggi lasciato grandi aree libere, da riqualificare e trasformare».

    È questo il caso, ad esempio, dell’ex area Boero o del centro storico di Molassana, la cui riqualificazione è prevista dal POR. «Sono due casi virtuosi di mediazione tra i proprietari privati e l’amministrazione – continua Bernini – in cui sono state trovate linee comuni nell’interesse della collettività. Queste zone di trasformazione industriale, una volta riqualificate, devono rendere omogenea la vallata, con un’offerta di servizi funzionale alle nuove domande collettive e sociali: dobbiamo pensare a disegnare social housing, nuovi servizi sociali e un’offerta sanitaria decentrata e diffusa».

     

    Il nuovo stadio alla Foce

    Fiera di GenovaL’attenzione dei partecipanti è scesa poi più a valle verso lo stadio Luigi Ferraris e il carcere. Per entrambe le strutture il punto di partenza è lo stesso: ormai inglobate nel centro cittadino, andrebbero trasferite altrove. Ma se nel primo caso si può parlare di progetti quantomeno abbozzati, lo spostamento e l’adeguamento del carcere di Marassi rimane per ora una chimera.  Per quanto riguarda l’impianto sportivo rimane viva l’ ipotesi di riqualifica da parte del Genoa e di costruzione di una nuova struttura alla Foce di proprietà della Sampdoria. Su quest’ultimo progetto si è soffermato Bernini: «Da parte comunale ribadisco la disponibilità a ragionare insieme alla società Sampdoria per trovare una soluzione, migliorare la zona della Fiera del Mare –ora svuotata in molti locali all’interno- e decongestionare il centro della città dall’intasamento del traffico. Per fare questo, è importante un preventivo accordo con il sistema del Porto Antico, in modo da creare un percorso privilegiato di collegamento tra le varie zone: non è possibile pensare che lo stadio si realizzi mantenendo la viabilità attuale, perché ciò finirebbe per creare dei blocchi e boicottare il turismo. Le problematiche da affrontare, come si vede, sono tante, ma il tempo stringe: a settembre la Giunta vorrebbe finire queste fasi di consultazioni e raccogliere le informazioni ricevute in questi incontri in Municipio, in modo da essere pronti a dicembre con il nuovo PUC decennale».

     

    Scolmatore del Bisagno

    torrenti-bisagno-rischio-idrogeologicoL’assessore Garotta ha poi illustrato la questione dello scolmatore del Bisagno per alleviare il Fereggiano dai rischi di esondazione della rete di acque meteoriche e alleggerire il Bisagno dalle pressioni idrogeologiche, passando poi a lavorare anche sugli altri rivi minori (come il Finocchiara e altri affluenti alti del Fereggiano). «Si sta lavorando per creare anche uno sbocco a mare del Bisagno – ha dichiarato l’assessore – e ci sono trattative con Regione e Provincia, per creare la soluzione ottimale e fare una scelta progettuale. L’iter burocratico dovrebbe procedere in fretta: entro il 30 novembre si dovrebbe arrivare alla soluzione definitiva, rispettando i tempi imposti a livello ministeriale. L’intervento è complesso, già ai tempi dell’alluvione del ’70 vari tecnici si sono messi al lavoro per risolvere questa carenza in termini idrogeologici (risalenti a errori di valutazione commessi ai primi del ‘900), senza grandi risultati. Nel ‘900 la valutazione della portata del Bisagno era stata sottostimata, e la città si è sviluppata attorno a queste valutazioni errate: oggi intervenire su situazioni così complesse in un tessuto urbano consolidato è ben difficile e comporta scelte drastiche. Nel piano di bacino, si è pensato di optare per la soluzione dello scolmatore, attuandone per ora una parte grazie alle risorse messe a disposizione dall’amministrazione, e prevedendone la fine per il 2017».

     

    Gli interventi dei cittadini

    La discussione pubblica ha mosso l’interesse dei cittadini, associazioni, CIV e singole persone che hanno fatto sentire la loro voce. Ad esempio, proprio Solferino, presidente del CIV Corso Sardegna, tocca la spinosa questione dell’ex mercato di Corso Sardegna, auspicando una soluzione collettiva, per amministratori, cittadini e ditta appaltatrice. Altro intervento, quello di Massimiliano Bonacci, ideatore degli schermi CityMessage in Piazza Manzoni, che solleva la questione –molto attuale- della realizzazione di piste ciclabili e della dotazione di colonnine per la ricarica delle auto elettriche. E poi il “caso” Terralba: la prosecuzione del sistema ferroviario da Brignole, con l’annessa riqualifica della zona e il recupero di aree dismesse. O ancora il problema del monitoraggio del territorio sotto il profilo della sicurezza idrogeologica: per ora, si sta lavorando per riscrivere il piano di protezione civile –in collaborazione con ARPAL-, ridefinire le soglie di precipitazione e razionalizzare le emergenze e il comportamento in caso di allerta, per offrire adeguata protezione ai cittadini senza scadere nell’eccesso e senza portare danni agli esercizi commerciali.

     

    Elettra Antognetti

  • Sestri, Chiaravagna: demolizione e ricostruzione del ponte di via Manara

    Sestri, Chiaravagna: demolizione e ricostruzione del ponte di via Manara

    aeroporto-sestri-ponente-dProseguono i lavori per la messa in sicurezza del torrente Chiaravagna. Giovedì prossimo approderà in Giunta la delibera promossa dal vicesindaco Bernini per la demolizione e ricostruzione del ponte di via Manara a Sestri e l’ampliamento dell’alveo all’altezza del palazzo di Elsag, per cui il Comune è dovuto intervenire con un esproprio dei terreni necessari e un’inevitabile modifica della destinazione d’uso dell’area in cui, attualmente, sorge parte delle fondamenta dell’azienda con sede a Sestri.

    Il tempo previsto per la durata dei lavori è di circa un anno, durante il quale saranno inevitabili alcuni disagi al traffico e alla mobilità. Disagi che riguarderanno principalmente l’accesso a via Borzoli e il percorso degli autobus diretti in via Siffredi. «Speravo si potesse intervenire per lotti separati – spiega Bernini – ma pare sia necessario operare in un’unica soluzione. Tuttavia, è un disagio che dobbiamo sopportare in virtù di un bene maggiore, ovvero l’adeguamento della portata del torrente che consentirà di evitare futuri rischi di esondazioni, anche di fronte a quantità d’acqua improvvise ed elevate come quelle del 2010».

    alluvioneSecondo quanto illustrato dal vicesindaco, il costo complessivo dell’opera rientra nell’ordine dei 2 milioni di euro, coperti in parte da finanziamenti europei destinati ai Por, in parte da fondi del Comune di Genova e in parte da trasferimenti straordinari legati all’emergenza post alluvione.

    «Intanto – prosegue Bernini – stiamo già lavorando in previsione dell’intervento successivo che riguarderà la zona Piaggio – aeroporto . In questo caso, per poter allargare l’alveo si dovrà procedere con la demolizione della cabina di verniciatura dell’azienda che attualmente risiede sul torrente. Per questo disagio produttivo, Piaggio verrà indennizzata da parte dell’Autorità portuale». Intanto, la nuova cabina è già in fase di progettazione.

    Solamente quando anche questa tranche di lavori sarà completata, si potrà finalmente intervenire con la definitiva demolizione del ponte di via Giotto, completando così la messa in sicurezza della zona “a mare” del Chiaravagna, così come previsto dal Piano di bacino. Il tutto, dovrà avvenire entro il 2015 per non perdere la disponibilità dei finanziamenti. Entro il 2016, invece, dovrebbero terminare anche i lavori sul tratto “a monte”. Un traguardo assolutamente, raggiungibile, assicura Bernini, dato che si può contare su una progettazione in larga parte già effettuata e che necessita solo dei tempi tecnici di attesa relativi ai bandi e, naturalmente, al completamento dei lavori.

    Come si evince, il cronogramma degli interventi sul Chiaravagna, dalla demolizione del palazzo di via Giotto fino a scendere alla foce in zona aeroporto, è stato studiato in maniera minuziosa per non andare a creare nuove criticità in seguito alla rimozione di quelle passate. «Se si fosse proceduto con la demolizione del ponte su via Giotto contestualmente al palazzo – spiega il vicesindaco – il problema dello smaltimento delle acque si sarebbe potuto ripresentare più a valle, ad esempio all’altezza del ponte di via Manara. L’ordine dei lavori è stato organizzato in maniera strategica proprio per evitare tutto ciò».

    Simone D’Ambrosio

  • San Bartolomeo della Certosa: il chiostro medievale è abbandonato

    San Bartolomeo della Certosa: il chiostro medievale è abbandonato

    certosa-san-bartolomeoA pochi metri dalla fermata della metropolitana di Brin sorge il Complesso di San Batolomeo della Certosa, un edificio realizzato nel 1300, oggi completamente inglobato all’interno del quartiere di Rivarolo. La maggior parte di questa struttura è gestita dalla parrocchia che l’ha mantenuta in buono stato e nel suo chiostro ha realizzato un campo da calcio in erba sintetica utilizzato quotidianamente per partite di calcetto.

    Peggior sorte è toccata all’ala di proprietà del Comune, che giace in uno stato di quasi totale abbandono, gravemente danneggiata dalla mancanza di interventi di ristrutturazione, tanto da rendere necessario, circa un anno fa, la delimitazione dell’accesso al pubblico collocando delle transenne. All’interno vi è un chiostro più piccolo sul quale si affacciano le vecchie celle dei monaci e al centro di esso sorge un giardino pubblico con dei giochi per bambini.

    Il degrado è avanzato nel più totale silenzio delle istituzioni, ma chi conosce le strade del quartiere ricorda bene i giardini prima della loro chiusura. E proprio grazie a queste persone il Piccolo Chiostro di San Bartolomeo della Certosa ha potuto riemergere dall’oblio. In occasione del censimento dei “luoghi del cuore” promosso dal FAI, il presidente della Società Operaia Cattolica della Certosa, che ha sede nello stesso complesso, ha deciso di girare questo breve video per mostrare a tutti in che condizioni giacesse il chiostro e per far conoscere a tutti la bellezza di un complesso che rischia di essere dimenticato.
    Il risultato è andato oltre ad ogni attesa, visto che questo luogo del cuore ha ricevuto 214 segnalazioni classificandosi come il terzo luogo del cuore a Genova (dopo il Ponte Carrega in Valbisagno e l’oratorio di Sant’Antonio Abate a Mele) il decimo in tutta la Liguria insieme ad altre bellezze delle cinque terre e il grande parco cittadino dell’Acquasola.

    Il presidente della Società OperaiaAndrea Brina: «Vogliamo far conoscere alle persone l’esistenza di questi luoghi storici» e l’iniziativa, nel suo piccolo, rappresenta un importante tentativo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di certe zone della città di Genova in cui, dice Brina, «si ha la sensazione di essere un po’ snobbati». Al danno si aggiunge anche la beffa, poiché grazie ai ponteggi, che sono stati realizzati per mettere in sicurezza l’area del piccolo chiostro, i ladri hanno potuto introdursi due volte all’interno della sede della società.

    Il Municipio Valpolcevera ha segnalato in diverse occasioni i problemi legati a questa struttura agli assessori competenti, ma il problema è sempre lo stesso: mancano le risorse per intervenire. In realtà nel piano triennale dei lavori pubblici, presentato in Consiglio Comunale dall’assessore ai Lavori Pubblici Crivello, è previsto lo stanziamento di 500 mila euro per un primo intervento di messa in sicurezza, ma, in attesa di approvazione del bilancio, non vi è nessuna certezza in merito.

    «Per ristrutturare tutta la parte storica del complesso – ha detto Brina servirebbero dai 2 ai 3 milioni di euro». Il sogno sarebbe quello di creare dei laboratori artigianali nei locali che circondano il chiostro e poter restituire ai cittadini di Certosa uno dei pochi spazi di incontro che vi sono in questa zona di Genova.

     

    Federico Viotti

  • Quezzi: ecco la passerella sul rio Molinetto, 15 mesi dopo l’alluvione

    Quezzi: ecco la passerella sul rio Molinetto, 15 mesi dopo l’alluvione

    via-molinetto-quezziDopo mesi di di denunce e iniziative da parte dei cittadini e dopo la mozione approvata all’unanimità dal Municipio Bassa Valbisagno, e soprattutto 15 mesi dopo l’alluvione del 4 novembre 2011, arriva la tanto attesa notizia per gli abitanti di Pedegoli nel quartiere di Quezzi: l’11-12 febbraio è previsto l’inizio dei lavori per la costruzione della passerella provvisoria in via del Molinetto sull’omonimo rio.

    «In attesa che venga presentato il progetto per la rampa carrabile – spiega il consigliere (Rc-Fds) del Municipio Bassa Valbisagno, Giuseppe Pittaluga – è stata firmata la delibera della provincia che autorizza l’eccezione che permetterà la costruzione della passerella provvisoria sul Rio MolinettoQuesta soluzione di buon senso era già sostenuta dagli abitanti da mesi e mesi, comunque meglio tardi che mai, oggi gli enti recepiscono questa istanza come prioritaria. Bene.»

    Via del Molinetto, dopo la furia delle acque che ha portato all’esondazione del Fereggiano e al crollo del ponte medievale sul rio Molinetto, è rimasta accessibile in questi mesi solo grazie ad una scalinata. Un disagio che ha colpito 40 famiglie,  le quali, dopo aver assistito alla rimozione da parte dei tecnici del Comune del passaggio provvisorio che gli operai accorsi sul posto avevano realizzato per garantire l’accesso alla via, si sono unite per far sentire la propria voce e oggi finalmente raccolgono i primi meritati frutti.

    «Il Municipio si è espresso affinché l’eventuale rampa carrabile abbia un percorso partecipato e condiviso: dovrà quindi venir presentato il Progetto in Municipo – continua Pittaluga – e lì gli abitanti potranno discuterne sia l’effettiva risposta alle reali esigenze, sia le variazioni che serviranno a renderla efficace senza essere troppo invasiva».

     

  • Abbazia di San Giuliano, dal restauro all’edilizia privata: luci e ombre

    Abbazia di San Giuliano, dal restauro all’edilizia privata: luci e ombre

    È una storia infinita quella del risanamento e dell’auspicabile valorizzazione dell’Abbazia di San Giuliano – splendido edificio religioso risalente al X secolo, affacciato direttamente sul mare – tra contenziosi legali che hanno coinvolto le ditte impegnate nell’opera, conflitti di competenze e soldi che mancano. I primi restauri risalgono addirittura agli anni ’70. Nel 1992, in occasione delle “Colombiadi”, viene rifatta la facciata. Nel 1999 con i fondi del gioco del Lotto si finanzia un nuovo intervento. E nel 2000, pure un secondo. I lavori procedono a singhiozzo fino al 2006 quando, sotto la direzione dell’architetto Guido Rosato (Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria), entrano nel vivo. Purtroppo le risorse economiche non sono sufficienti e tutto si blocca nuovamente, con il rischio che l’incuria ed il trascorrere del tempo, vanifichino i risultati raggiunti.

    A questo punto è necessaria una premessa «L’abbazia, la chiesa vera e propria per intenderci, e alcuni locali annessi, non sono di proprietà del Demanio dello Stato, bensì sono tuttora proprietà privata dei Monaci Benedettini di Montecassino – spiega il Direttore della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, l’arch. Maurizio Galletti – Per questo motivo non dipende esclusivamente da noi il recupero integrale del bene, nonostante il valore che tale patrimonio culturale riveste per l’intera città».
    Il resto del complesso monumentale, invece, è di proprietà del Demanio il quale, tra il 2000 ed il 2002, l’ha consegnato in custodia al Ministero dei Beni Culturali. Subito dopo partono i lavori. «L’amministrazione ha trovato parecchie difficoltà – sottolinea Galletti – Ci siamo confrontati anche con alcune occupazioni abusive. Inoltre, gli interventi presentavano un notevole grado di difficoltà. Abbiamo dovuto realizzare un adeguamento impiantistico funzionale alle future esigenze».

    «Sappiamo che i Benedettini sono intenzionati ad alienare la parte di loro proprietà – continua Galletti – Il Ministero è stato contattato ma non dispone del denaro sufficiente per acquisire la parte privata».
    Il Direttore Regionale aggiunge «Ci stiamo muovendo alla ricerca di un accordo con la Regione Liguria affinché sia possibile utilizzare i fondi comunitari. Anche non acquisendo la chiesa, potremmo comunque trovare il modo per valorizzarla».
    In altri tempi, economicamente più floridi, si poteva sperare in un investimento privato «Oggi, invece, attraversiamo una fase negativa – continua Galletti – e nessuno è disposto ad investire».

    «L’abbazia di San Giuliano va difesa in quanto significativa testimonianza storica, sopravvissuta all’edificazione selvaggia di Corso Italia – spiega la professoressa Franca Guelfi, ex presidente della sezione genovese di Italia Nostra – L’acquisizione da parte del Ministero dei Beni Culturali, anche grazie all’impegno della nostra associazione, è indubbiamente un fatto positivo. Ma è grave che non si sia proceduto celermente nell’esecuzione dei lavori di ristrutturazione».
    Adesso potrebbe essere giunta l’ora della svolta, almeno per quanto riguarda la parte che si affaccia su Corso Italia, quello che un tempo era il convento dei Benedettini «Siamo arrivati al dunque – racconta l’arch. Galletti – stiamo completando la riqualificazione della facciata, della pavimentazione, ecc. Alcuni locali diventeranno degli uffici. L’obiettivo è trasferire qui il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Genova, attualmente ospitato nel complesso monumentale di S. Ignazio, accanto all’Archivio di Stato. Hanno necessità di maggiore spazio, quindi abbiamo pensato al trasferimento a San Giuliano. Inoltre, qui sarà insediato anche l’Ufficio Esportazione, ovvero il reparto adibito a valutare una serie di oggetti di proprietà privata che possono o meno, a seconda dell’interesse culturale dei beni, essere liberamente esportati all’estero oppure devono sottostare a precise regole per un esportazione esclusivamente finalizzata al loro specifico interesse culturale (mostre, esposizioni, ecc.)».
    In questo modo la Direzione Regionale raggiunge anche un secondo obiettivo: il risparmio di risorse in ottica “spending review”, grazie allo spostamento di alcuni uffici della Soprintendenza Archivistica della Liguria, oggi in locazione passiva, presso la sede di S. Ignazio.

    Il consigliere del Municipio Medio-Levante, Bianca Vergati (Sel-Lista Doria), ha scritto una lettera alla direzione regionale per chiedere lumi sulla tempistica dei lavori «Ci auguriamo che a breve, almeno sulla passeggiata sia concluso il cantiere, in modo da restituire alla città la parte che dà su Corso Italia. Per il prossimo futuro – annuncia Vergati – vorremo chiedere l’assegnazione di uno spazio da destinare alla cittadinanza».
    «Oggi stiamo portando avanti gli interventi per rendere funzionali gli uffici – spiega ancora Galletti – E stiamo programmando dei fondi economici aggiuntivi. Inoltre, abbiamo ricevuto un’erogazione liberale da parte di un privato destinata specificatamente al restauro di San Giuliano». Se tutto va bene, considerando le risorse che dovrebbero arrivare nel 2013 «Auspichiamo di concludere l’opera nel 2014», aggiunge il Direttore Regionale.

    Nell’1983-’84 l’associazione Italia Nostra, insieme agli esponenti della Soprintendenza ed alla Facoltà di Architettura, inserisce l’abbazia di San Giuliano nella proposta dei lavori da eseguire in vista delle “Colombiadi” del ’92. «Ci siamo attivati già 8-9 anni prima dell’appuntamento – ricorda Guelfi – nella proposta rientravano: il complesso di S. Ignazio, il chiostro di S. Gerolamo (dietro all’ospedale Gaslini) e l’abbazia di San Giuliano».
    In seguito, la Soprintendenza avvia una serie di restauri: «I lavori, come sappiamo, sono proseguiti tra mille problemi ma, finalmente, si è arrivati alla rifinitura dell’edificio ed è stata individuata anche la sua futura destinazione – sottolinea Guelfi – Il “cantiere infinito” riguarda l’antico convento dei Benedettini».
    La chiesa sul lato sud fronte mare necessita soprattutto di adeguata manutenzione. «La chiesa è in buone condizioni – continua Guelfi – Non è sconsacrata ed è ancora utilizzata in determinate occasioni. Sono il disuso e l’abbandono che generano il degrado, non viceversa. In tutta l’area circostante, infatti, regna il disordine».

    LUNGOMARE LOMBARDO E LE OMBRE SULLE UNITA’ ABITATIVE DELLA ZONA

    Lungomare Lombardo è il percorso pedonale che circumnaviga l’abbazia di San Giuliano collegandola a ponente e levante con Corso Italia. Il complesso monumentale e la passeggiata rappresentano un insieme dall’alto valore paesaggistico.
    «Italia Nostra più volte si è occupata di San Giuliano sottolineando l’importanza di preservare tutta l’area circostante – spiega Guelfi – È un nucleo storico sopravvissuto dopo la costruzione di Corso Italia nel ‘900: un intervento per certi aspetti molto pesante che, ad esempio, ha comportato la demolizione della chiesetta di S. Nazario a Punta Vagno».
    La zona di Lungomare Lombardo, secondo l’ex presidente di Italia Nostra, deve recuperare il rapporto primario con il mare. «Questa è la prima cosa da salvaguardare. Ora c’è un accesso libero stretto tra due stabilimenti balneari, manufatti che chiudono l’ingresso al mare. La zona a mare, invece, dovrebbe essere liberata».
    Ma non è tutto. Nella parte a monte dell’abbazia un tempo c’erano degli orti, oggi trasformati in spazi delimitati da rudimentali cancelli e trasformati in una sorta di magazzini, forse utilizzati dagli adiacenti stabilimenti.
    «Non si capisce se sono di proprietà pubblica o privata – continua Guelfi – Durante la ristrutturazione ci avevano assicurato il massimo impegno per liberare tali spazi. Ma a distanza di anni la situazione non è cambiata».

    Il tratto di Lungomare Lombardo lato levante appare in buone condizioni dopo un’attenta riqualificazione. Il lato ponente, invece, è stato al centro di una mozione presentata dal consigliere Bianca Vergati presso il Municipio Medio-Levante.
    «Ho proposto il completamento della riqualificazione di Lungomare Lombardo – spiega Vergati – Un’iniziativa che potrebbe essere compresa nell’ambito della “riqualificazione di Corso Italia”, richiesta formulata dal Municipio riguardo il Piano Triennale Lavori Pubblici del Comune di Genova».
    Il problema, però, è nel conflitto di competenze «Non si comprende quale sia la responsabilità sul tratto di Lungomare Lombardo lato ponente: Demanio, Soprintendenza, ecc.», si domanda il consigliere.

     

     

     

     

     

     

     

    Vergati chiede chiarimenti anche per quanto riguarda la concessione del parcheggio ai residenti delle due unità abitative contrassegnate dai civici n. 16 e 18 di Lungomare Lombardo, due edifici privati ubicati proprio a ridosso dell’abbazia. «Si tratta di una vecchia concessione che andrebbe eliminata – spiega Vergati – La Polizia Municipale ha constatato il rilascio di tale permesso da parte della Soprintendenza, non riuscendo ad impedire il posteggio in “zona pedonale”, come si evidenzia nei cartelli posti da entrambi gli accessi».
    Infine, il consigliere del Medio Levante riporta una voce preoccupante «Pare che i residenti di Lungomare Lombardo (civici n. 16-18) abbiano chiesto la sopraelevazione della loro proprietà».

    «In Lungomare Lombardo ci sono dei contenziosi aperti che si trascinano da decenni – risponde l’arch. Maurizio Galletti – Si tratta di rivendicazioni d’uso da parte di terzi in zona demaniale».
    Le due unità abitative (i civici n. 16-18) sono il risultato di occupazioni avvenute anni addietro. E, secondo il Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, la loro rivendicazione d’uso non sarebbe ancora stata accolta dal Demanio.
    Se davvero i proprietari di questi edifici intendono presentare un progetto di ampliamento tramite sopraelevazione «Non credo che un simile intervento otterrebbe il via libera – conclude Galletti – comunque sia, noi siamo pronti ad opporci con fermezza».

     

    Matteo Quadrone
    [Foto dell’autore]

  • Val Polcevera, lavori pubblici e voci di spesa: i conti non tornano

    Val Polcevera, lavori pubblici e voci di spesa: i conti non tornano

    Due interventi fondamentali – inseriti nel Programma triennale dei lavori pubblici per la messa in sicurezza di altrettante aree della Val Polcevera soggette a rischio idrogeologico, suscitano alcune perplessità a causa della mancata corrispondenza tra le voci di spesa previste dall’amministrazione comunale, rispetto a quelle stimate dalla Provincia di Genova nel Piano di Bacino.

    E così il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle presenta due interpellanze per chiedere a Presidente e Giunta del Municipio Valpolcevera di far luce sulla questione.

    Stiamo parlando di lavori improcrastinabili in località Cesino; in particolare, come evidenziato nel Piano di Bacino, si tratta di opere di protezione e sostegno: reti paramassi, muri in gabbioni e palificate in legname; nonché la necessità di mettere in sicurezza la zona di frana al di sotto del cimitero attraverso l’asportazione del cappellaccio d’alterazione e l’abbattimento degli alberi pericolanti che vanno ad aggravare, appesantendo la situazione del versante.
    Ebbene, il Movimento 5 Stelle sottolinea l’esistenza di «Una sostanziale differenza dei costi dell’intervento di stabilizzazione e messa in sicurezza dell’area a rischio idrogeologico in località Cesino inserito nel Programma triennale dei lavori pubblici dell’Amministrazione Comunale e cioè: 1.130.000 euro come spesa del I° lotto, a fronte del 631.600 euro stimati dalla Provincia, come riportato nel Piano di Bacino».

    L’altro intervento sotto la luce dei riflettori riguarda l’adeguamento idraulico del Rio Fegino le cui criticità, nel recente passato, hanno dato origine a fenomeni di esondazione. In particolare è previsto l’allargamento delle sezioni di deflusso e ricalibratura e/o potenziamento della capacità di portata della sezione dell’alveo.
    Ma anche in questo caso, ribadisce il Movimento 5 Stelle, le cifre sono ballerine ed emerge «Una sostanziale differenza dei costi dell’intervento inserito nel Programma triennale dei lavori pubblici dell’Amministrazione Comunale e cioè: 3.400.000. euro come spesa del terzo lotto I° Stralcio, a fronte del 1.652.600 euro stimati dalla Provincia, come riportato nel Piano di Bacino».

    Comunque sia, la questione delle voci di spesa sospette non è emersa esclusivamente presso il Municipio Valpolcevera. Qualche settimana fa, infatti, ci siamo occupati degli interventi previsti al Palacep di Prà, i cui costi – inseriti nel Programma triennale dei lavori pubblici – sono addirittura quadruplicati.

     

    Matteo Quadrone

     

  • Piazza delle Erbe, nuova scuola: lavori finiti per la primavera 2013

    Piazza delle Erbe, nuova scuola: lavori finiti per la primavera 2013

    Il cantiere per la realizzazione del nuovo edificio scolastico in Piazza delle Erbe – punto di riferimento del centro storico genovese e crocevia della movida notturna – dovrebbe concludersi nella primavera 2013. L’annuncio arriva dall’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gianni Crivello «Attualmente la ditta appaltatrice sta sistemando la parte impiantistica. La colpa del ritardo è dovuta soprattutto ai soliti problemi burocratici».
    L’impresa appaltatrice, la BRC, fornisce maggiori dettagli «Fin dall’inizio ci siamo trovati di fronte difficoltà inaspettate, quali il ritrovamento di strutture preesistenti sotto il terreno – spiega un responsabile della BRC – Di conseguenza sono risultate necessarie delle varianti in corso d’opera. Inoltre, in questo caso, il sistema costruttivo non è quello tradizionale. Con un’unica evoluzione in verticale lavoriamo contemporaneamente sulla struttura, a livello di muratura, isolamento, ecc.».

    Fatto sta che si tratta di un ritardo di oltre un anno rispetto al ruolino di marcia. I lavori, partiti nell’autunno 2010, sarebbero dovuti concludersi nel febbraio-marzo 2012, come indicato nel cartello «Consegna: 25.10.2010; durata prevista: 480 giorni; Impresa appaltatrice: BRC; Committente: arch. Laura Petacchi (tecnico del Comune di Genova); Importo: 3.501.906, 67 iva escl.».

    La scuola di Piazza delle Erbe è molto attesa nel centro storico e finalmente, il prossimo anno scolastico, potrà accogliere gli alunni della media Baliano e della elementare Garaventa. L’edificio ospiterà 16 classi, 2 sezioni (pari a 10 classi) di scuola elementare e 2 sezioni (pari a 6 classi) di scuola media, per complessivi 500 alunni.
    Il sito prescelto è un’area limitrofa a ciò che rimane dell’ex l’Oratorio di Santa Maria del Suffragio. La nuova costruzione dovrebbe integrarsi con il prezioso edificio settecentesco.

    «La divisione della nuova scuola in una parte basamentale di due piani – che mantiene il concetto della continuità edilizia del perimetro su strada – e in un volume edilizio di tre piani soprastante, con uno sviluppo planimetrico più libero, al di là del suo apparente effetto dirompente, in realtà ripropone un assetto morfologico e un giuoco di volumi frammentati assai frequente nel centro storico genovese», spiegano gli estensori di un progetto che non ha suscitato il totale apprezzamento dei cittadini. 

    La struttura, infatti, così come appare dalle simulazioni progettuali, sembra presentare dei volumi eccessivamente intrusivi, rispetto al particolare contesto di questa porzione di centro storico.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Medio-Levante: interventi sulle scuole e riqualificazione di Corso Italia

    Medio-Levante: interventi sulle scuole e riqualificazione di Corso Italia

    corso italiaDiscussione accesa, nei giorni scorsi, in merito alla proposta del Programma Triennale 2013-2014-2015 dei Lavori Pubblici previsti sul territorio di riferimento del Municipio Medio-Levante. Come in tutti gli altri 8 municipi la proposta è stata approvata dal consiglio municipale ma non sono mancate critiche e prese di posizione che hanno evidenziato un certo malumore a causa dei pochi lavori riguardanti i quartieri del Medio-Levante.

    Nel piano triennale il Comune di Genova ha individuato quali priorità gli interventi di carattere idrogeologico ed il riordino degli edifici scolatici. Di conseguenza, considerando la ristrettezza di risorse economiche con cui l’amministrazione si trova a dover fare i conti, trovano minore spazio le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria di strade, aiuole e marciapiedi.

    Detto ciò «Non è possibile non apprezzare la scelta di dare la precedenza alla sicurezza dei cittadini – sottolinea Bianca Vergati, consigliere del municipio Medio-Levante (Sel-Lista Doria) – Inizialmente, in sede di commissione, il Pd avrebbe voluto votare contro insieme all’opposizione perché reputava che il piano avesse poca attenzione verso il territorio. Ma il piano non è immodificabile e con le nostre proposte possiamo renderlo più adeguato alle esigenze dei cittadini. Per questo mi sono astenuta. Alla fine la maggioranza ha fatto propria la mia linea ed il piano è stato approvato».

    Al consiglio municipale era presente il Sindaco, Marco Doria che ha spiegato gli intenti dell’amministrazione, l’assessore allo Sviluppo Economico, Francesco Oddone e l’architetto Laura Petacchi che ha firmato il piano triennale.

    Vediamo nel dettaglio le proposte del gruppo consiliare Sel-Lista Doria:
    Innanzitutto «Una “quota ” maggiore dovrebbe essere destinata alle manutenzioni, grandi e piccole, poiché i nostri quartieri hanno soprattutto necessità di questo: marciapiedi, aiuole, spazi verdi, per migliorare la vivibilità», spiega Bianca Vergati.

    Per quanto riguarda gli edifici scolastici «Abbiamo chiesto di anticipare all’anno 2013 i lavori sul Nautico di piazza Palermo, previsti per il 2014 – continua Vergati – in modo tale da accorpare le scuole della Foce, consentendo anche un risparmio in termini economici. La scuola media Doria-Pascoli, infatti, per l’attuale sede paga (pare) un affitto di ben 200 mila euro all’anno. E proprio sul Nautico, ha spiegato l’architetto Petacchi, sembrano esserci notizie positive: saranno eseguiti degli interventi sulla palestra e altri locali per attuare il trasferimento delle classi già dal prossimo anno».

    I consiglieri Sel-Lista Doria, inoltre, chiedono a gran voce «La riqualificazione di Corso Italia con una manutenzione sistematica e puntuale, in primis della piastrellatura – spiega Vergati – una mia mozione, approvata in precedenza, prevedeva il riordino delle soste: oggi esistono troppi privilegi ed incongruenze nei varchi di Corso Italia».

    Un’altra richiesta, invece, riguarda il Forte di S. Martino «L’obiettivo è recuperare un’area verde e degli spazi ciclabili per gli abitanti del quartiere – sottolinea Vargati – Ma prima occorre risolvere il conflitto di competenze fra Demanio e Comune di Genova».

    Infine, esistono alcuni fondi degli oneri di urbanizzazione derivanti dal progetto di via Puggia (attualmente bloccato e su cui il Consiglio di Stato si è espresso in questi giorni). «Parliamo di circa 230mila euro che potrebbero essere dedicati alla realizzazione di un ingresso su S. Martino di Villa Gambaro – conclude il consigliere Sel-Lista Doria – Sto attendendo una risposta dai Comitati di via Puggia in merito all’esito del contenzioso legale».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Val Bisagno: interventi sul Rio Finocchiara, piazza Martinez e Terralba

    Val Bisagno: interventi sul Rio Finocchiara, piazza Martinez e Terralba

    Marassi, Bassa ValbisagnoSono 4 gli interventi inclusi nella proposta del programma triennale dei lavori pubblici per l’area della bassa Val Bisagno, illustrati la settimana scorsa dall’assessore comunale competente, Gianni Crivello, al fine di ascoltare il parere del consiglio municipale.

    La priorità del piano triennale – come dichiarato dall’amministrazione di Palazzo Tursiè il risanamento del territorio e del dissesto idrogeologo. Ma, secondo Rifondazione comunista- Federazione della sinistra «Gli interventi previsti hanno, in realtà, poco a che fare con la questione idrogeologica, pur essendo la nostra una delle aree ad interesse nazionale».

    «Sono ininfluenti, almeno sul piano idrogeologico – spiega Giuseppe Pittaluga, consigliere Rc-Fds del Municipio Bassa Valbisagno – Noi non siamo contro l’intero programma, alcuni lavori crediamo siano urgenti e utili, per questo al momento della votazione ci siamo astenuti».

    La proposta di piano – come in tutti gli altri 8 municipi – è stata approvata dal consiglio della Bassa Valbisagno.

    Vediamo nel dettaglio i singoli lavori:

    opere propedeutiche alla realizzazione dello Scolmatore (costo stimato in 59 milioni di euro). Parliamo del cosiddetto “mini-scolmatore”, primo stralcio funzionale dell’opera (costo complessivo circa 230-260 milioni), ovvero il prolungamento della galleria di servizio dello scolmatore, in grado di captare l’acqua da tre affluenti del Bisagno (Fereggiano, Noce e Rovare), rendendola funzionale già prima della completa costruzione dello scolmatore.
    «Non abbiamo capito che cosa sarebbe, o meglio, che lavori si effettuerebbero con quella cifra apparentemente stanziata, non abbiamo visto un progetto e neppure un disegno – continua Pittaluga – Non abbiamo neanche chiaro se quel che si propone “scolmerebbe” alla fine l’acqua o sarebbe solo propedeutico all’opera principale».

    Ammesso e non concesso che davvero sia realizzabile la deviazione della piena del Fereggiano con quella cifra, si domanda Rc- Fds «Dove sono i 59 milioni di euro? Dipendono dallo stanziamento richiesto per il Piano-Città, per il quale Genova ha presentato progetti tutti cantierabili, per un totale di circa 120 milioni. Pur sommando ad essi i cinque milioni promessi dal Comune ed i cinque messi dalla Regione, il totale dei fondi non consentirebbe di realizzare lo scolmatore ».

    Allo stato attuale, infatti, il denaro disponibile concretamente, è pari a 10 milioni di euro.
    «Noi chiediamo che, realisticamente e non in contrasto con l’opera prevista ma in misura complementare, questi soldi siano spesi per i lavori previsti dal Piano di Bacino – conclude Pittaluga – interventi diffusi come la regimentazione idraulica e naturalistica delle acque sui versanti trasformati in fiumare improvvise e assassine dall’impermeabilizzazione; puntando nell’immediato sull’allargamento, realizzabile in breve periodo, dell’alveo del Fereggiano da Largo Merlo al Bisagno. Coscienti che questo non ci salverebbe dalla piena di 1200 m3, ma sanerebbe l’abitabilità, il commercio e l’esistenza di un’ampia area e ci permetterebbe di sopravvivere».

    -copertura del mercato di Terralba, per cui sono stanziati circa 600 mila euro, lavori improcrastinabili, visto che stiamo parlando di locali comunali. «Se io pago l’affitto il mio padrone di casa è tenuto a far si che il tetto non mi caschi in testa – sottolinea Pittaluga – Si è detto che Terralba è il secondo mercato di Genova. Ma se davvero si volesse salvaguardare la piccola rete commerciale, importante sotto diversi aspetti, incentivandone uno sviluppo capillare, non si sarebbe asservita l’intera area e gli abitanti alla logistica privata della grande distribuzione, concentrando quattro o cinque supermercati in zona. Siamo in tempo per rimediare, se l’intervento sul tetto del mercato Terralba auspica questa direzione».

    piazza Martinez, intervento di restylingdalle caditoie al selciato – costo previsto circa 250 mila euro. Si tratta nuovamente di un intervento per così dire “dovuto” «in quanto, se non altro riparatore per il pregresso e di prevenzione civile per il futuro», spiega Pittaluga.
    Però, occorre sottolineare «Nulla c’entra con le piene e le alluvioni – continua il consigliere Rc-Fds – Nonostante che 250 mila euro siano davvero pochi la nostra aspettativa è che il municipio riesca a coordinare le realtà interessate in un processo di urbanistica partecipata, impostazione della quale il nostro presidente da tempo si rende promotore. Pensiamo ad un coinvolgimento della facoltà di Architettura, così come dei plessi scolastici vicini. Piazza Martinez era e potrebbe essere un aggregatore di socialità, quindi cerchiamo di andare in questa direzione».

    Rio Finocchiara e via omonima, rifacimento argini ed interventi di risanamento idraulico, spesa circa 500 mila euro.
    Questo è l’unico lavoro previsto che tocca da vicino il tema idrogeologico. Parliamo di un punto davvero critico, il rio Finocchiara, infatti, è uno dei due torrenti affluenti del Fereggiano in cui la piena del novembre scorso ha preso forma, alimentata in seguito dalle fiumare provenienti dai versanti.
    «Con 500 mila euro si interviene sugli argini del rio, nel segmento ancora abitato interno alla piccola valle – spiega Pittaluga – Innanzitutto occorre la massima attenzione per non favorire la creazione di nuovi parcheggi abusivi lungo il corso del Finocchiara. E poi bisogna tenere conto della naturalizzazione del torrente. Si parla di ingegneria naturalistica, bene, ma ci chiediamo se questo non fosse un lavoro organico ad un’operazione più ampia che prevedesse di bloccare la frana dal Poligono di tiro e di risolvere la questione dei muraglioni di contenimento di materiali della Cava dei Ratti che sono accumulati a partire dagli anni ‘40: una spada di damocle sulla testa degli abitanti. Diversamente anche qui si sbaglia – conclude il consigliere Rc-Fds – è come sistemare lo zoccolo di una casa con tetto e pareti pericolanti».

     

    Matteo Quadrone

  • Val Polcevera: interventi contro il rischio idrogeologico

    Val Polcevera: interventi contro il rischio idrogeologico

    Messa in sicurezza dell’area a rischio idrogeologico in località Cesino e del fronte franoso in località Brasile (Bolzaneto), realizzazione del 3° lotto dell’adeguamento idraulico del Rio Fegino. Sono queste le zone della Val Polcevera in cui il programma triennale dei Lavori pubblici 2013-2014-2015 prevede gli interventi più importanti.

    Le altre opere previste sono: un percorso pedonale e orti urbani tra via Maritano e via Chechov (quartiere Diamante), la riqualificazione energetica della Diga del Diamante (Progetto Europeo R2 Cities), la messa in sicurezza del chiostro di Certosa, un intervento sulla tratta della metropolitana Brin-Canepari.

    La Giunta municipale ha proposto l’esecuzione di una serie di opere urgenti, considerate esigenze prioritarie per il territorio, da inserire nelle voci del programma. Parliamo di manutenzioni straordinarie su numerosi edifici scolastici nei quartieri di Teglia, Rivarolo, Pontedecimo, Certosa, Trasta, Murta, sui cimiteri Cabona (Rivarolo) e Biacca (Bolzaneto) e sul mercato comunale di Certosa (rifacimento copertura tetto a causa di infiltrazioni).

    Il consiglio del Municipio Valpolcevera, nella seduta di giovedì scorso, ha espresso parere favorevole (a maggioranza) alla proposta del programma.

    «C’è stata una discussione animata in merito alla proposta dei lavori pubblici – spiega Davide Ghiglione, consigliere Fds – Alcuni interventi sono molto significativi e dovrebbero dare una risposta al rischio idrogeologico: messa in sicurezza del rio Fegino che in passato ha causato criticità al quartiere, dell’area di Cesino e la riduzione del fronte franoso in località Brasile (Bolzaneto). E poi le manutenzioni straordinarie in diverse scuole tra cui Villa Sanguineti a Trasta (rifacimento tetto) diventata il simbolo della lotta contro il Terzo Valico».

    Inoltre, con deliberazione della Giunta comunale n. 249 del 4 ottobre 2012 ad oggetto “Nota di variazione ai documenti previsionali e programmatici 2012/2014”, sono stati approvati per l’annualità 2012 i lavori di riqualificazione dei locali di Passo Torbella 12 quale nuova sede per l’ATS 41; un intervento che consentirà di liberare i locali di Certosa (via Borsieri) offerti alla ASL 3 (con decisione di Giunta del Municipio Valpolcevera il 22 ottobre 2012), quale sede degli ambulatori e del Cup, attualmente ubicati in via Canepari e di cui è prevista la chiusura.

     

    Matteo Quadrone

  • Via Venti Settembre pedonale, il progetto: al via i lavori nel 2013?

    Via Venti Settembre pedonale, il progetto: al via i lavori nel 2013?

    via venti settembre genovaIL PRECEDENTE

    NOVEMBRE 2011: il Comune di Genova (Direzione Mobilità) e la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova (Dipartimento di Scienze dell’Architettura) avevano indetto un concorso di idee per la pedonalizzazione di via Venti Settembre: il bando era rivolto a studenti, docenti e professionisti, che avevano la possibilità di presentare le loro idee entro il 9 marzo 2012.

    Scopo dell’iniziativa era porre le basi per realizzare un progetto fortemente voluto dalla Giunta Vincenzi: la prima ordinanza comunale che imponeva l’allestimento di una pista ciclabile in via Venti risale infatti all’aprile 2009,  e prevedeva lo stop al traffico auto nella parte di strada compresa fra il ponte Monumentale e piazza De Ferrari (dirottando i mezzi privati su via Dante – Galleria Colombo – via Macaggi).

    Risoltasi allora con un “nulla di fatto”, la questione è stata ripresa in concomitanza con Euroflora 2011: tutti noi ricordiamo la rambla, trentadue vasi spartitraffico fra piazza De Ferrari e via Fieschi, che nelle intenzioni dei promotori avrebbero dovuto essere il punto di partenza di una grande isola pedonale nel tratto fra via Venti e piazzale Kennedy (sede appunto di Euroflora). Un progetto che ha portato con sé non poche polemiche, sia prima sia dopo la sua realizzazione, ma che ha tuttavia mostrato ancora una volta l’intenzione di realizzare – prima o poi – una via XX aperta solo a pedoni, biciclette e mezzi pubblici.

    APRILE 2012: il concorso di idee viene vinto da un team di professionisti coordinato dallo studio genovese Obr (Open Building Research) e di cui fanno parte anche Margherita Del Grosso, Openfabric, Marco Manzitti, Buro Happold Limited, D’Appolonia Spa e Doro Dietz.

    Titolo del progetto è “Abitare la Città nella Città” e prevede un completo restyling della via, come si può anche vedere nella foto:
    – il rifacimento della pavimentazione e del sistema di illuminazione, che prevede anzitutto un allargamento dei marciapiedi per dare maggiore spazio ai pedoni;
    l’eliminazione del traffico privato nell’intera via (dunque da piazza della Vittoria fino a De Ferrari), a eccezione dei veicoli per il trasporto delle merci, con percorsi pedonali, una pista ciclabile e 6 nuove fermate degli autobus;
    – allestimento di palchi e strutture rialzate che potranno ospitare eventi culturali all’aperto;
    – 700 metri quadrati di nuove aree verdi, poste in concomitanza dei negozi (come una sorta di loro “estensione all’aperto”) e al tempo stesso in stretta relazione con i giardini circostanti: Acquasola, piazza Brignole, piazza della Vittoria, piazza Corvetto, Giardini Baltimora e Orti Sauli;
    – la totale copertura wi-fi;
    – installazioni che favoriscano una maggiore sostenibilità ambientale, tra cui riduzione delle emissioni di CO2, sistemi di drenaggio dell’acqua piovana e pannelli fotovoltaici presso le fermate degli autobus.

    IL PRESENTE

    NOVEMBRE 2012: sono passati ormai diversi mesi dall’assegnazione dei lavori. La pedonalizzazione di via XX Settembre è un progetto in via di realizzazione o è finito nel dimenticatoio? Lo scorso giugno, poco tempo dopo l’insediamento della nuova Giunta, il team vincitore del concorso ha incontrato il nuovo Assessore alla Mobilità e Traffico Anna Maria Dagnino per illustrare nuovamente le intenzioni.

    Con quali soldi verrà finanziato? La fattibilità economica dell’intero progetto è un tema su cui il team non ha molti dubbi: il Comune ha posto nel bando un limite di spesa di 1 milione di euro, al quale si aggiunge una “quota di imprevisti” che non eccederà del 5% sul totale. Una cifra non sufficiente a sostenere un lavoro di questa portata: scopo dei progettisti è dunque fare in modo che il progetto vada avanti senza gravare sulla spesa pubblica, ma individuando finanziamenti ad hoc continuativi nel tempo e mirati di volta in volta sulle singole fasi del lavoro.

    Il budget per il progetto era già stato stanziato in occasione del lancio del concorso di idee, come investimento programmato per il 2014: tuttavia, Obr spiega che si sta operando affinché i lavori possano iniziare già dal prossimo anno.

    Un progetto che si accompagna a una proposta molto simile, presentata recentemente dal gruppo Angeli col fango sulle magliette: lo scorso 4 novembre, a un anno dall’alluvione che ha provocato gravi danni a Marassi e nel centro città, c’è stata un’opera di pulizia delle aiuole che uniscono via Venti, via Brigata Liguria e via Fiume. In questa occasione, il gruppo ha chiesto al Municipio Centro Est – che ha già in previsione alcune opere di lavori edili sulle aiuole, per consentire ai volontari l’inserimento di nuove piante e fiori e la manutenzione ordinaria del verde – un concorso di idee per il restyling estetico delle aiuole, ancora in corso di definizione ma che potrebbe anch’esso partire nel 2013.

    Marta Traverso

  • Prà, Palacep: cifra sospetta nel programma triennale dei lavori pubblici

    Prà, Palacep: cifra sospetta nel programma triennale dei lavori pubblici

    Prà, panorama e VteIl preventivo ufficiale prevede una spesa di circa 10 mila euro ma lo stanziamento per l’intervento tecnico sulla struttura del PalaCep di Prà è quattro volte superiore. Una voce di spesa incontrollata, saltata fuori in modo del tutto casuale il 15 novembre scorso, durante la seduta del consiglio municipale del Ponente, scatena la reazione indignata di Carlo Besana, storica guida del Consorzio Pianacci che oggi continua a gestire gli spazi sulle alture di Prà grazie a continue proroghe (la prossima scade a dicembre 2012) in attesa del rinnovo della concessione di affidamento, senza la quale è impossibile fare chiarezza sui ruoli di ognuno (Comune di Genova e Consorzio) e, di conseguenza, pianificare un programma di eventi che nel recente passato ha contribuito a trasformare il Cep da luogo marginale e, nell’immaginario collettivo una periferia degradata, in fondamentale centro di aggregazione per il Ponente.

    Al centro della discussione del Municipio Ponente c’era la proposta del Programma triennale 2013-14-15 e dell’elenco annuale 2013 dei Lavori pubblici previsti nel territorio di riferimento, illustrati dall’assessore Anna Maria Dagnino che, per l’occasione, sostituiva l’assessore competente, Gianni Crivello.
    «Quando ho sentito che il comune stanziava 40 mila euro sono sobbalzato sulla sedia – racconta Besana – Perché solo alcuni mesi fa, parlando con l’ex assessore Mario Margini, gli ho illustrato un preventivo per lo stesso intervento che prevedeva la spesa di circa 10 mila euro».
    Stiamo parlando di lavori improcrastinabili per migliorare l’impianto acustico del PalaCep che nei mesi scorsi ha creato alcuni problemi con il vicinato. Una questione che coinvolge in prima persona lo stesso Besana, alle prese con una denuncia per disturbo della quiete pubblica.
    «Abbiamo deciso di far installare un sofisticato sistema americano che impedisce di alzare il volume oltre il limite di decibel previsto per legge – spiega Besana – Nell’estate 2011, il preventivo di una azienda che opera nel settore con grande successo professionale, era di 8 mila 420 euro più Iva. Mi devono spiegare per quale motivo la somma sia quadruplicata».

    Qualcuno – probabilmente con l’intento di magnificare i lavori a favore del Cep – ha smascherato un nodo da approfondire. Per fortuna, alla seduta del consiglio era presente Carlo Besana che, pensando ad un errore grossolano, ha subito chiesto spiegazioni. Anche il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle ha mostrato parecchie perplessità e ha votato contro la proposta, ma alla fine il documento è stato approvato dal consiglio municipale.
    «Qualche consigliere ha fatto notare che sarebbe necessario ricostruire le singole voci di spesa – spiega Besana – anche perché, oltre a questo, potrebbero esserci ulteriori errori».

    «Il giorno dopo ho subito scritto all’assessore Dagnino, inviandole copia del preventivo – aggiunge Besana – è opportuno fare chiarezza. Non possono essere accettate tali cifre sospette quando di mezzo ci sono i soldi pubblici dei cittadini».

    L’assessore ai Lavori Pubblici, Gianni Crivello, fornisce la sua versione dei fatti «I 40 mila euro non si riferiscono solo all’impianto acustico. Stiamo parlando di 2 distinti interventi: 10 mila euro per l’impianto, 30 mila euro, invece, sono stanziati in vista della futura realizzazione di una gradinata telescopica».

    «Ovviamente 30 mila euro non sono sufficienti per questo secondo intervento, sarà necessario un investimento maggiore – sottolinea Crivello – però, nel frattempo, accantoniamo le risorse per raggiungere lo scopo prefissato, senza il rischio di perderle».

    «Sarei ben felice se, davvero, il denaro servisse per la gradinata telescopica – replica Besana – Sono tanti i lavori sulla struttura del PalaCep rimasti in sospeso, quindi ben vengano nuove risorse. Ma non posso fare a meno di ricordare che l’assessore Dagnino ha precisato che i 40 mila euro sono stanziati esclusivamente per l’impianto di diffusione sonora, così come sta scritto nero su bianco nella delibera ufficiale».

    Secondo Besana è necessario che nel programma triennale dei Lavori pubblici sia specificata con precisione anche la destinazione dei 30 mila euro «Onde evitare che in seguito vengano utilizzati ad altri fini». L’assessore Crivello assicura «Me ne occuperò personalmente al più presto».

     

    Matteo Quadrone