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Notizie politiche, analisi e commenti, riflessioni sul mondo della politica a Genova e in Italia

  • Elezioni politiche 2013: vince il programma imposto dall’Europa

    Elezioni politiche 2013: vince il programma imposto dall’Europa

    Mario MontiDa un po’ di tempo a questa parte mi sono occupato quasi esclusivamente di della crisi economica europea. Un lettore, pignolo che si chieda perché, allora, la rubrica rechi il titolo di “critica politica”, così come il tipico (e)lettore deluso, che voglia giudizi duri e sferzanti su questa classe dirigente, avrebbero entrambi ragione a lamentarsi. Ma devono perdonarmi: è tutta colpa del fascino esercitato sul profano (il sottoscritto) da una materia che gli è per lo più ignota (l’economia).

    Al di là di questo, però, bisogna ammettere che c’è poco di cui parlare. Sulle ruberie, le corruzioni e vari altri scandali dei partiti ho già scritto, sforzandomi anche di fornire una chiave di lettura che non si limiti agli insulti (anche se certuni sedicenti “rappresentati del popolo” fanno davvero di tutto per non demeritarli). Detto questo, i temi interessanti rimangono davvero pochi. Certo, qualcuno potrebbe far notare che è già iniziata la campagna in vista delle elezioni del 2013. Ma se per sostenere che parlo poco di politica e troppo di economia, si tirano in ballo queste tematiche, allora ci si vuole dare la zappa sui piedi. Sulla cosiddetta “agenda Monti”, infatti, che è poi la traduzione dei vincoli imposti dall’Europa, sono d’accordo PD, PDL e Terzo Polo, le “forze moderate”, che messe insieme, nonostante tutto, costituiscono ancora la maggioranza assoluta dell’attuale parlamento (quello che dovrebbe riscrivere la legge elettorale), oltre a valere più del 50% nelle intenzioni di voto.

    Ergo, per dirla alla Di Pietro, «se è vero, come è vero» che tagli e sacrifici “ce li chiede l’Europa” e che da questa “linea di rigore” non si può prescindere – l’ha ribadito piuttosto esplicitamente anche Napolitano –, allora cosa cambia chi vince le elezioni?

    Tanto, anche se faticano ad ammetterlo, sono tutti d’accordo. Poco importa che diventi premier un Renzi qualunque, o che un patto post-elettorale apra la strada ad un Monti-bis: la ricetta è quella già scritta dalla BCE, vale a dire tagli alla spesa pubblica, nuove tasse, minori tutele per i lavoratori e liberalizzazioni; il tutto condito da qualche buon proposito che suoni un po’ meglio alle orecchie della gente (tipo “lotta all’evasione” o “lotta alla corruzione”). Insomma, non è colpa mia se una parte della politica italiana ha deciso di abdicare in favore delle istituzioni economiche europee. E visto che l’altra parte è dominata da un Movimento 5 Stelle in rapida ascesa, ma per statuto contro ogni forma di alleanza, ecco che lo scenario si stava avviando verso un epilogo scontato; quando inaspettatamente, come un fulmine a ciel sereno, è tornato lui.

    Già, lui: ladies and gentleman, Silvio is back. Volevate temi “politici”? Eccovi accontentati. In un paio di giorni il Cavaliere ha rispolverato tutto il repertorio dei bei tempi andati: un annuncio epocale subito rimangiato (mi ritiro, anzi mi candido), una bella condanna in primo grado (per frode fiscale, tanto per cambiare) e una bellicosa conferenza stampa in cui ha messo in fila tutti i suoi slogan più celebri: abbasso le tasse, abbasso la magistratura, abbasso l’Europa tedesca dei tecnici-burocrati e infine la minaccia di elezioni anticipate. Le critiche si sono subito sprecate. Eppure, senza rimangiarmi tutto il male che ho detto in passato a proposito del pover’uomo, fatemi fare una buona volta l’avvocato del diavolo.

    Diciamo anzi che è un bene che Berlusconi, per perseguire i suoi interessi (interessi che forse con la senilità non distingue più bene), abbia però aperto una breccia nel muro, osando mettere in discussione l’insindacabile, incontestabile e immodificabile ricetta tecnica. Se il Cavaliere ricompatta almeno una parte del suo partito, rinsalda i legami con la Lega e trova un’inaspettata convergenza d’intenti con l’arci-nemico Beppe Grillo, allora si potrebbe aprire uno scenario talmente bislacco da produrre persino un effetto positivo: quello di dar vita, cioè, ad un vivace dibattito sul tema dell’euro.

    Checché ci venga raccontato, infatti, restare nella moneta unica non è né obbligatorio, né necessariamente la soluzione con i costi sociali più contenuti. Anzi, i costi che stiamo già sperimentando, verosimilmente, sono destinati a salire: e visto che siamo noi cittadini a viverli sulla nostra pelle, abbiamo tutto il sacrosanto diritto di essere informati attraverso un dibattito pubblico trasparente per poi prendere una decisione autonoma. E’ stato Monti, qualche giorno fa, a rivendicare il merito di aver trattato per primo gli Italiani «da adulti», mettendoli di fronte alla realtà senza fare promesse che non si potevano mantenere. Benissimo. Ma allora voglio essere trattato da adulto anche in materia di Europa. Non mi basta più la favoletta del “volemose bene” e del “sogno europeo”. Non voglio sogni: voglio verità.

    Essere adulti, da un punto di vista della maturazione democratica di un paese, non è credere a Monti piuttosto che a Berlusconi: è saper giudicare da sé. E’ finito il tempo in cui a criticare le parole del Cavaliere ci si azzeccava quasi sempre: oggi la violenza della crisi impone a un numero sempre crescente di persone di riflettere non di leader politici, ma di fatti concreti: si sta davvero meglio con l’euro, o, pur senza rinnegare la cooperazione europea, si andrebbe a star meglio senza euro?

    Ognuno ha il diritto di sapere e poi di poter esprimere il suo voto. In fin dei conti è questa l’ultima vera scelta politica che ci sia rimasta. Prima della prossima marcia su Roma, s’intende.

    Andrea Giannini

  • Gronda di Ponente: la maggioranza si divide in Consiglio Comunale

    Gronda di Ponente: la maggioranza si divide in Consiglio Comunale

    Che la Gronda fosse un tema di scontro all’interno della maggioranza di centro sinistra si sapeva e già in altre occasioni vi erano stati episodi che avevano messo in difficoltà la tenuta della Giunta Doria. In particolare si sapeva che la posizione del Pd, favorevole all’opera, non era la stessa di molti dei suoi alleati. E ieri effettivamente la maggioranza si è divisa sulla designazione di un nuovo rappresentante del Consiglio Comunale all’interno dell’osservatorio sulla Gronda di Ponente.

    L’origine della contesa è stato un ordine del giorno presentato dal M5S in cui si presentava la richiesta di sciogliere l’osservatorio. I rappresentanti del Movimento, da sempre contrari alla realizzazione di grandi opere, hanno motivato la loro proposta sostenendo che l’organo in questione non ha svolto molti dei compiti che gli erano stati attribuiti.

    Formalmente la segreteria generale ha ritenuto inaccettabile l’odg per diversi vizi formali. Tuttavia, molti partiti (Lega, Pdl, Udc, Sel) hanno sostenuto la necessità di riflettere più a fondo sul ruolo e l’attività dell’osservatorio. Su questo punto si è giocato il vero scontro politico, perché il M5S ha accusato l’amministrazione e la maggioranza di nascondere dietro questioni procedurali la volontà di non discutere della Gronda. Un tema “scomodo” per la maggioranza, con lo stesso Sindaco schierato tra coloro che richiedono maggiori approfondimenti sul progetto e il Pd a difendere l’opera.

    Nonostante il respingimento dell’odg del M5S, il tarlo insinuato tra i consiglieri ha progressivamente fatto emergere la volontà di molti partiti di esaminare l’attività dell’osservatorio prima di esprimersi sulla nomina di un nuovo rappresentante del Consiglio al suo interno. E così la mozione sospensiva presentata da M5S e Lega, che comporta il «rinvio della delibera ad altra data», dopo infinite discussioni formali, è stata approvata con il voto favorevole di tutto il centro destra, M5S, Lista Doria, Fds e Sel.

    Una sconfitta per il Pd, il cui capogruppo Farello aveva dichiarato apertamente in aula la contrarietà del suo gruppo ad un rinvio. Unico partito dalla parte del Pd è stato l’Idv, l’alleato che in tante altre occasioni, soprattutto nei primi mesi di governo, si era messo di traverso rispetto alla maggioranza.

    Con questa votazione si è espressa chiaramente la volontà della maggioranza dei partiti non solo di discutere sull’osservatorio, ma soprattutto di capire il senso di certe nomine politiche all’interno di vari organismi comunali. Molti consiglieri hanno dichiarato di non conoscere l’operato del precedente rappresentante (Beppe Costa, Pdl).

    Il messaggio lo ha espresso chiaramente Putti rispondendo proprio ad un consigliere del Pd «democrazia non è mettere chi vogliamo all’interno di un organismo e poi non comunicare più niente a nessuno». Un messaggio dalla forza dirompente che non ha potuto essere ignorato…almeno non da tutti.

    ALIQUOTE IMU

    Il Consiglio inoltre ha approvato ieri la riduzione delle aliquote IMU. Già a fine giugno, quando era stato approvato l’aumento dell’1 per mille sulle prime case e 3 per mille sugli altri immobili, Marco Doria aveva promesso di riesaminare i conti del Comune per cercare di operare una riduzione entro fine anno ed in effetti così è stato. Votando la proposta avanzata dal Pd e appoggiata dalla Giunta, si è approvata la riduzione dell’aliquota per negozi, botteghe e laboratori dell’1 per mille e di mezzo punto per piccoli e medi impianti industriali. Tuttavia resta invariata l’aliquota sulla prima casa.

    Si è trattato di uno sforzo considerevole per l’amministrazione soprattutto perché, dopo l’approvazione del bilancio preventivo, sono stati previsti nuovi tagli per circa 8 milioni di euro sui trasferimenti statali al Comune e perché è stato necessario risanare i conti aziendali di AMT con ulteriori 5 milioni di euro. Per questo – ha spiegato il Sindaco – i margini di riduzione sono stati molto limitati, ma fortemente orientati a sostenere la piccola, media impresa.

    Nonostante i partiti – sia di maggioranza, sia di opposizione – abbiano richiesto all’amministrazione di fare di più per «un’IMU più equo» un’ampia maggioranza di consiglieri ha approvato la riduzione proposta (28 favorevoli, 1 contrario e 6 astenuti) elogiando il Sindaco per essere riuscito a mantenere la parola data a giugno.

    Osservatorio della Gronda: si tratta di un organismo composto dal Sindaco, tecnici dell’amministrazione, un rappresentante del Consiglio Comunale, un rappresentante del Consiglio Regionale, i presidenti dei municipi e i rappresentanti dei cittadini delle aree interessate dai lavori di costruzione dell’opera. Nell’ambito del dibatto pubblico sulla Gronda, che si è sviluppato per permettere ai cittadini di partecipare alla fase di pianificazione e progettazione dell’opera, lo scopo di questo organismo era permettere agli abitanti della zona di cooperare alla definizione del progetto della Gronda. Dal settembre 2010 – data di fondazione dell’organismo – l’Osservatorio si è riunito dieci volte.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Maddalena Bartolini: dalla cittadinanza attiva al Consiglio Comunale

    Maddalena Bartolini: dalla cittadinanza attiva al Consiglio Comunale

    Maddalena Bartolini a Palazzo TursiMaddalena Bartolini è uno dei giovani volti di recente entrati a far parte della politica cittadina attraverso la candidatura e poi l’elezione con la lista civica di Marco Doria. Da sempre legata a un profondo impegno in prima persona sul territorio e interessata alle tematiche sociali al punto di farne la sua materia di studio, Maddalena, classe ’79, è dottore di ricerca in sociologia e ricercatrice in sociologia urbana, oltre che coordinatrice di progetti territoriali legati alle trasformazioni urbane e sociali, e ha sempre sostenuto anche col suo lavoro “l’attivazione dal basso di percorsi creativi e di esperienze di cittadinanza attiva” in un’ottica di rigenerazione della città che tenga conto delle sue potenzialità, quali sono oggi le differenze culturali e generazionali. Attualmente si sta impegnando, attraverso il progetto Arbusti, per fare sì che le realtà culturali, artistiche, teatrali e musicali indipendenti della città dialoghino tra loro e con il Comune.

    L’abbiamo intervistata per sapere come ha trasportato il suo impegno sociale nel nuovo ruolo di consigliere comunale e come cambia il modo in cui questo impegno può essere espresso nel momento in cui deve necessariamente passare attraverso canali codificati, perdendo inevitabilmente un po’ della genuina immediatezza che caratterizza le iniziative che nascono sul territorio. 

    Come è cominciato il tuo interesse per la politica, specialmente quello per la politica attiva?
    «Il mio concetto di politica è da sempre legato a quello di cittadinanza attiva e si è  caratterizzato e concretizzato nella mia immersione in territori e situazioni marginali, spesso conflittuali. La mia idea di politica attiva è dunque quella che parte dai territori e quindi dai bisogni, dai desideri di chi abita gli spazi urbani e i nostri quartieri. Ho fondato e coordinato con diversi artisti l’Associazione Culturale La Stanza, che ad oggi porta avanti diversi progetti territoriali e musicali  (tra cui il Festival Cornigliano Mon Amour) e ho collaborato nel Ghetto con la Comunità San Benedetto al Porto e l’Associazione Princesa (la prima è la comunità di Don Gallo, la seconda è un’associazione ad essa legata, nata nel 2009 per tutelare i diritti dei transgender e contro l’omofobia e la transfobia, n.d.r.). Parallelamente il mio percorso di studi si è orientato negli ultimi anni sulla sociologia urbana attraverso ad esempio ricerche etnografiche e di sociologia visuale».

    Da quanto tempo meditavi di candidarti, ti sei proposta tu? O altrimenti come sei stata scelta?
    «Non ci pensavo assolutamente ed è stato un fulmine a ciel sereno. Mi ha chiamato Marco Doria per propormi di candidarmi, immagino, per il mio lavoro sui territori. Inizialmente e istintivamente la mia risposta è stata titubante e dentro di me ero molto perplessa proprio perché non ho mai ricercato un impegno politico nel senso istituzionale del termine . Poi mi ha convinto il fatto di essere stata scelta da una persona seria e onesta impegnata a dialogare con tutta la città e attraverso la costruzione di una lista civica, una possibilità di contatto fra società civile e amministrazione. E poi tanto non immaginavo sarei stata eletta… Non ho fatto una campagna elettorale e mi sono solo impegnata a creare una rete di artisti indipendenti con cui da sempre lavoro nei territori e che avrei voluto diventasse una risorsa preziosa per la città e per la nuova giunta (quello che poi è diventato il progetto Arbusti)».

    Come è stato l’impatto con la realtà del consiglio comunale, quali sono le difficoltà principali con le quali ti stai misurando?
    «Il primo giorno mi sembrava di dover entrare in un luogo “sacro” ed ero vestita formale ed elegante come ad un matrimonio. Poi purtroppo mi sono accorta che sobrietà e serietà in sala rossa non sono sempre un must. Il rischio è quello di abituarsi ad un clima che non sempre guarda ai contenuti… Ma sono solo all’inizio e sono ancora in fase di “osservazione partecipante”».

    Buona parte dei colleghi presenti in consiglio ha almeno 50 anni… cosa significa interagire con loro, quanto pesa la differenza d’età? C’è il rispetto dovuto oppure, come spesso succede purtroppo nel nostro paese gerontocratico, persiste un atteggiamento di sufficienza nei confronti del giovane per forza di cose meno esperto?
    «Diciamo che l’inesperienza porta ad avere talvolta il fianco scoperto e nessuno lì ha voglia di farti sentire a tuo agio o guidarti laddove sei disorientata. Non voglio ancora pensare che sia una questione di età ma di dimestichezza».

    Da cittadina avevi dei temi che ti stavano particolarmente a cuore, la sociologia urbana, i progetti culturali legati al territorio, l’Associazione La Stanza a Cornigliano, l’evento Cornigliano Mon Amour… stai riuscendo a portare i tuoi interessi, il tuo programma, le tue idee in consiglio?
    «Sicuramente l’obiettivo primario è quello di portare in consiglio alcuni dei temi che hai citato. Sto facendo fatica a capire nel profondo il linguaggio e le forme per poterlo fare, che non sono affatto scontate. Pensavo che le commissioni potessero essere un luogo privilegiato e ho già invitato sociologhe e docenti a parlare ad esempio di unioni civili, ma non è stato semplice e quello che per me è normale spesso viene giudicato inappropriato. Adesso sto cercando, con le modalità giuste, di proporre una riflessione sulle politiche giovanili e i territori ma confesso che mi è difficile farlo in un contesto in cui gli aspetti formali sono spesso utilizzati in modo strumentale. Devo quindi anch’io prepararmi meglio laddove sono ancora digiuna per poter affrontare senza intoppi alcune questioni e raggiungere l’obiettivo».

    Quali sono i tuoi prossimi passi in questo senso?      
    «Un esempio virtuoso e che sto riuscendo a portare avanti è stata la costruzione della mappatura e del sito di Arbusti. Come ti dicevo ho pensato all’idea di costruire questo “rizoma” di artisti durante la campagna elettorale e ora il progetto si sta consolidando. Il nome mi è venuto in mente pensando agli artisti che attivamente e quotidianamente in diversi territori della città producono arte e cultura: artisti-robusti. Stiamo cercando di far conoscere questa rete di artisti indipendenti genovesi sia all’amministrazione comunale che municipale per averla come riferimento per la creazione di eventi e la gestione di spazi urbani inutilizzati e da riqualificare».

    È tua la maternità di questa iniziativa: attualmente che ruolo ricopri al suo interno?
    «Il mio ruolo per ora è quello di coordinamento ma chi lo porta avanti sono tutti quelli che l’hanno reso e lo rendono operativo. In particolare chi ha fatto il sito, chi ha seguito la comunicazione, i vari referenti d’area che si sono offerti per contattare più realtà possibili e tutte le varie realtà iscritte. Arbusti è un progetto dinamico e non statico e chiunque abbia voglia può collaborare per rendere questo strumento creativo ancora più efficiente. Le realtà che non sempre hanno voce possono pubblicare sul sito le loro iniziative e renderle note alla città.  A breve lanceremo l’iniziativa… e quindi credo di aver parlato troppo!».

     

    Claudia Baghino
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Breve cronistoria della crisi: dai mutui sub-prime al governo Monti

    Breve cronistoria della crisi: dai mutui sub-prime al governo Monti

    Economia, finanzeBreve cronistoria della crisi. Nel 2007 il mondo economico e finanziario si risveglia dall’oblio: «Ops, scusate tanto, abbiamo prestato soldi un po’ a chiunque e abbiamo sbagliato!». Uno sbaglio interessato, però. Dato che si era trovato il modo di rivendere sotto forma di prodotto di investimento il tasso di interesse dei mutui erogati, e quindi ci si poteva guadagnare sopra due volte, le banche americane erano incoraggiate a concedere prestiti anche al lavavetri sotto l’ufficio. E così prestando e rivendendo, e poi riprestando e ri-rivendendo, i profitti decuplicavano. Perché preoccuparsi di alimentare una spirale speculativa? Tanto quello immobiliare è un investimento garantito. Tanto il mercato si autoregola. Tanto crisi come quella del 1929 non si possono ripetere più: oggi siamo molto più saggi di allora.

    Appunto: scoppia la bolla dei mutui sub-prime e ne segue una recessione mondiale. Ma una finanza senza freni e controlli non era l’unico problema: era piuttosto il rimedio (sbagliato) per un altro problema più profondo.

    Un’economia inondata di capitali non ha problemi a consumare: potendo contare su ampio credito, si compra a debito. Ma quando la bolla scoppia e i mercati finanziari vanno in shock, il credito si contrae. E’ stato in questo modo che gli americani si sono resi conto che consumavano più di quello che guadagnavano, alimentando un sistema economico insostenibile che alla lunga, per l’appunto, non è stato in grado di sostenersi.

    Una cosa simile è successa anche da noi. In certi paesi dell’Europa (quelli cioè che adesso sono in crisi) l’economia privata aveva beneficiato di una forte iniezione di capitali esteri. Così quando lo shock americano ha trasferito la paura nei mercati europei, i capitali hanno cominciato a ritirarsi: e a quel punto è parso chiaro che i debiti di alcuni paesi erano a rischio di insolvenza, e i tassi di interesse hanno cominciato a salire (è l’inizio della cavalcata dello spread). Sono emersi quindi problemi strutturali locali che l’euro aveva tenuto artificialmente bassi: ad esempio la Spagna dipendeva strettamente anch’essa da una bolla immobiliare, mentre l’Italia… beh, l’Italia sono decenni che lascia scadere un sistema industriale e di regole sociali che aveva garantito per lungo tempo una crescita sostenuta.

    Ma oltre a questo è diventato chiaro anche il fallimento dell’euro. Certo la moneta unica ci rende fieri di appartenere ad una comunità europea, ma bisogna ammettere che si è rivelata, alla prova dei conti, più un ostacolo che un’opportunità per le fragili economie periferiche come la nostra. E oggi, giustamente, è a un bivio: se si rivelerà la premessa monetaria di un’Europa gestita politicamente in modo democratico e in grado di cooperare, allora sarà un successo; ma se continua ad essere quello che è ora, cioè un’area dove “si compete” e dove quindi le economie della periferia combattono un’impari guerra contro le economie del centro, mentre le decisioni sono prese da un gruppo di burocrati non eletti, allora non durerà ancora a lungo. Per riassumere, quindi, consideriamo tutti questi problemi dalla nostra prospettiva di cittadini italiani prima, e poi europei e del mondo. Abbiamo:

    1. decadimento industriale e sociale del sistema-Italia;
    2. inadeguatezza del sistema monetario europeo;
    3. crisi generale dei consumi;
    4. sistema finanziario globale senza regole.

    Questa distinzione così ottenuta, anche se un po’ semplicistica, serve però allo scopo. Ad esempio serve per distribuire le giuste colpe ai politici che ci hanno governato da quando siamo nell’euro: politici che non hanno prodotto la crisi, ma che sono colpevoli di avere curato solo il proprio interesse particolare mentre il paese perdeva slancio, coesione e competitività. Poi serve per capire cosa è stato fatto dallo scoppio della crisi in Italia, in Europa e nel mondo contro quelli che sono i veri mostri da abbattere. La risposta è deludente: molto poco. Anzi, spesso quello che si è fatto ha aggravato la situazione. Ad esempio, nell’elenco che ho fatto manca il protagonista principale del dibattito mediatico sulla crisi: il debito pubblico. Già, perché non c’è il male supremo, il grande Satana di tutti i governi tecnici? Ma è ovvio: non c’è perché con questa crisi non c’entra un bel nulla! La domanda vera è un’altra: se il debito pubblico non è il problema, allora cosa sta facendo Monti?

    Andrea Giannini
    [foto di Diego Arbore]

  • Consiglio Comunale, interruzioni e confusione: qualcosa dovrà cambiare

    Consiglio Comunale, interruzioni e confusione: qualcosa dovrà cambiare

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula RossaAnche la seduta consiliare di ieri (23 ottobre 2012, ndr) è stata caratterizzata da una lunga interruzione di circa due ore per dare udienza ai rappresentanti di tre realtà locali che – insieme a molte altre – stanno subendo i colpi della crisi economica: le società appaltate dell’Iren, l’Ospedale San Carlo di Voltri e l’Amiu. Una crisi in cui si intrecciano le difficoltà dei privati e i tagli della spesa pubblica, avendo come effetto finale una probabile perdita di altri posti di lavoro.

     

    Non è di certo la prima volta dall’insediamento della nuova giunta che i lavoratori di aziende pubbliche o private fanno giungere il proprio grido d’allarme fino all’interno della sala consiliare. Era successo già a luglio, quando alcuni dipendenti dell’Amiu Bonifiche avevano fatto irruzione a Palazzo Tursi, raggiungendo persino i banchi dei consiglieri per protestare contro i licenziamenti di alcuni lavoratori stagionali. Era successo in modo plateale anche con la protesta dell’azienda dei trasporti AMT per l’ipotesi di privatizzazione avanzata dal Comune per evitarne fallimento. Infine, l’episodio più eclatante si è avuto poco più di due settimane fa quando – come testimoniano anche i nostri live tweet – i lavoratori della Polizia Municipale erano stati in grado di bloccare i lavori del Consiglio in due occasioni facendo terminare le attività consiliari solo a tarda notte.

    Leggi la diretta twitter del Consiglio Comunale

     

    In realtà nonostante l’importanza degli argomenti trattati ieri pomeriggio a Palazzo Tursi (l’inchiesta sui fatti dell’alluvione del 2011, la possibile vendita dell’Ansaldo e il trattamento finale dei rifiuti a Genova) la vera notizia è un’altra. Qualcosa non sta funzionando nello svolgimento regolare dei lavori del Consiglio Comunale. E non è tanto perché anche ieri – come in altre occasioni – dopo sei ore di seduta non si fosse ancora conclusa la discussione del primo punto all’ordine del giorno, ma perché molto spesso questi ritardi e interruzioni stanno impedendo di affrontare tutti gli argomenti previsti dallo stesso ordine del giorno. E allora qual è il valore di questa programmazione dei lavori se poi non viene rispettata? I temi che vengono rimandati ad una successiva riunione sono sempre rinviabili o ne possono derivare degli effetti negativi per i cittadini?

    La posizione del Sindaco Marco Doria su questo tipo di “emergenze” è nota, poiché in più occasioni ha ribadito che l’amministrazione comunale ha intenzione di dialogare con tutti e di aprire le proprie porte al disagio dei cittadini per evitare che la tensione, già elevata, aumenti ulteriormente. Al tempo stesso il primo cittadino ha anche spesso criticato quei comportamenti che hanno costretto ad interrompere il normale svolgimento dei lavori del Consiglio. Ieri, per la verità, nessuno ha fatto irruzione in aula e in nessun modo è stato impedito ai consiglieri e alla Giunta di proseguire nella discussione. Tuttavia, il tempo dedicato dai capigruppo ad incontrare i vari rappresentanti dei lavoratori ha obbligato a chiedere una sospensione dei lavori. Inoltre, come si è già verificato anche nelle occasioni precedenti, questi incontri non hanno prodotto risultati significativi, poiché, comprensibilmente, l’amministrazione non ha la possibilità di prendere decisioni o risolvere problemi seduta stante per rispondere alle ansie dei lavoratori. I problemi sono ben più complessi e, come sostiene spesso il Sindaco, vanno approfonditi. Spesso quindi le commissioni dei capigruppo che ricevono i lavoratori non possono fare molto di più di accogliere le motivazioni della protesta e promettere loro di analizzare nel dettaglio la situazione per trovare delle soluzioni. Ciò è dimostrato anche dal fatto che spesso le vertenze si ripetono nel tempo e che nella seduta di ieri i capigruppo non abbiano nemmeno relazionato in aula i temi toccati con i lavoratori né in che modo la politica comunale intenda affrontare le vertenze emerse.

    Il fatto che si stiano creando dei problemi di efficienza ed efficacia nella macchina Comunale – con ricadute negative su tutti i cittadini – appare ormai chiaro anche all’interno dello stesso Consiglio. E non si tratta solo di una critica mossa dall’opposizione verso la Giunta e la maggioranza, visto che lo stesso Presidente Guerello (Pd) ha ammesso la necessità di individuare un giorno alternativo a quello in cui si svolge il Consiglio Comunale per accogliere eventuali delegazioni di lavoratori.

    Se è condivisibile che la politica cerchi di essere il più possibile vicina alle esigenze e alle preoccupazioni dei cittadini, dobbiamo pensare però che difficilmente tutte le categorie potranno essere rappresentate presso gli organi istituzionali in modo equo. Per esempio i giovani precari, che non dispongono di alcuno strumento di persuasione nei confronti della politica cittadina – e nazionale -, difficilmente potranno svolgere un’azione come quella portata avanti da lavoratori pubblici o privati di medie e grandi aziende, dotati di una forte capacità di mobilitazione. Anche per questo è giusto che la politica sappia definire in modo più autonomo le proprie linee di intervento, dedicandosi alle emergenze, ma senza perdere di vista la globalità della propria azione.

    Ordine del Giorno (odg): nel diritto italiano l’ordine del giorno è un documento in cui vengono elencati gli argomenti che verranno trattati durante un’assemblea e viene definito anche il loro ordine di discussione. Secondo l’articolo 17 del Regolamento del Consiglio Comunale di Genova, questo documento viene predisposto dal Presidente, ma può essere modificato su proposta motivata dei consiglieri, della Conferenza Capigruppo e dal Sindaco. Il termine ordine del giorno viene utilizzato anche per indicare le proposte che, durante la discussione di una delibera, vengono avanzate dai consiglieri per impegnare la Giunta a svolgere una specifica azione collegata all’argomento della delibera in oggetto.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale: un mutuo per la realizzazione di lavori pubblici

    Consiglio Comunale: un mutuo per la realizzazione di lavori pubblici

    Nel corso della seduta del Consiglio Comunale di ieri (16 ottobre, ndr) si è parlato in modo approfondito del piano triennale dei lavori pubblici, in cui sono inseriti diversi interventi necessari per prevenire gli esiti nefasti delle alluvioni.
    In particolare durante il Consiglio sono state approvate due variazioni ai documenti previsionali e programmatici 2012 – 2014 che prevedono, tra gli altri, interventi per l’allargamento del tratto finale del Fereggiano e la progettazione dello scolmatore che porterebbe all’immissione di questo rio all’interno del Bisagno.

    Le modifiche apportate al piano triennale dei lavori pubblici derivano da un indebitamento contratto dal Comune di Genova  di circa 26 milioni di euro e hanno permesso l’aggiunta di alcuni lavori non previsti dal piano originale come quelli su Galleria Mazzini, sulla biglietteria della Fiera di Genova e proprio sulla progettazione dello scolmatore del Fereggiano.

    Molti i dubbi sullo strumento scelto dall’amministrazione per finanziare questi interventi. Pdl e Udc hanno sottolineato il rischio, per un comune già fortemente indebitato, di contrarre un nuovo debito, benché sia  destinato ad opere importanti per la città. Inoltre i consiglieri di opposizione hanno sottolineato il rischio che l’indebitamento superi i limiti imposti dalla legge di stabilità.

    La speranza iniziale dell’amministrazione comunale era quella di poter ottenere nuove risorse dalla dismissione degli edifici pubblici, ma le aste sono andate fino ad oggi deserte. E proprio su questo punto è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle che ha evidenziato come l’andamento del mercato immobiliare non lasci sperare in un cambiamento di questa situazione nel breve termine.

    Inoltre il centro-destra e il M5S hanno lamentato le modalità con cui è stata analizzata in commissione questa complessa delibera, stabilendo con una seduta di soli 90 minuti le opere prioritarie da realizzare – “non differibili” si legge sul documento  – e senza chiarire le condizioni a cui è stato contratto il nuovo debito .

    Il Pd, invece, ha difeso la scelta della Giunta ribadendo che si è trattato di un “indebitamento buono” perché consente di investire su lavori pubblici utili per la città e di crescita del territorio. Al tempo stesso, osserva il capogruppo Farello, Genova è uno dei pochi comuni che negli ultimi anni è riuscito a ridurre progressivamente lo stock del debito, ragione per la quale è in grado di permettersi di contrarre un nuovo mutuo.

    Al termine di una discussione molto approfondita in cui si sono chiarite le ragioni dei si e dei no a questa delibera di modifica del piano triennale dei lavori pubblici è giunto il voto che ne l’ha definitivamente approvata con 22 voti a favore (Pd, Idv, Lista Doria, Fds e Sel) e 10 contrari (Pdl, Lista Musso, M5S).

    Limiti di indebitamento per gli enti locali: la legge 182 del novembre 2012, meglio nota come legge di stabilità, prevede che un Comune non possa contrarre debiti i cui interessi siano superiori all’8% delle entrate correnti del penultimo anno precedente (2010). Questa soglia si abbassa al 6% per il 2013 e 4% per il 2014.

    Lo spettro dell’alluvione ha aleggiato in Sala Rossa per tutta la durata del Consiglio. Proprio nei giorni scorsi si è verificata una perquisizione degli uffici della Protezione Civile per verificare il corretto funzionamento della macchina dei soccorsi durante i tragici momenti che, a novembre dello scorso anno, hanno portato vittime e inondazioni a Genova.

    Il Sindaco ha affrontato il tema delle indagini che, in questi giorni, hanno portato agli arresti domiciliari di un dirigente della Protezione Civile per la presunta manomissione  dei documenti che riportano lo svolgersi dell’esondazione del Fereggiano. Doria non ha voluto esprimere un giudizio nel merito, poiché gli accertamenti si stanno ancora svolgendo, ma  ha comunque precisato che non sarebbe giusto colpevolizzare tutti funzionari comunali, molti dei quali non hanno avuto comportamenti illeciti e, al contrario, hanno fornito un valido aiuto alle persone in difficoltà. In particolare ha sostenuto che «Non si vuole dare l’idea che bastino due colpevoli per dire che la situazione non si ripeterà più».

    Il Sindaco, infatti, ha ribadito che la questione dell’alluvione è centrale per Genova e che per poter risolvere il rischio idrogeologico sono necessari due tipi di intervento. Il primo più strutturale di messa in sicurezza del territorio e dei corsi d’acqua, che deve passare anche attraverso la destinazione di cospicui fondi regionali e statali (centinaia di milioni di euro) per la realizzazione di opere come lo scolmatore del  Fereggiano e del Bisagno. Il secondo tipo di intervento riguarda, invece, il sistema della Protezione Civile, sul quale, indipendentemente dagli ultimi sviluppi, si stanno da tempo ipotizzando delle modifiche.

    È chiaro, infatti, che i rischi legati  alle alluvioni hanno origini antiche alle quali la nuova amministrazione, come le precedenti, stanno cercando di dare una risposta operativa.

    Federico Viotti
    [foto di Diego Arbore e Daniele Orlandi]

  • Stato Sociale, sanità e istruzione: gli USA sono un esempio negativo

    Stato Sociale, sanità e istruzione: gli USA sono un esempio negativo

    Ospedale San Martino, GenovaMi è capitato di leggere sul Corriere della Sera di qualche settimana fa un articolo di Francesco Giavazzi e Alberto Alesina. I due economisti, bocconiani D.O.C., non smettono di battere sul tasto della revisione dello Stato sociale, nonostante siano anni che lo si smantella un pezzo dopo l’altro e questo non sia servito affatto a salvarci dalla crisi (anzi, è probabile che l’abbia aggravata).

    Mi va benissimo che si ponga il tema dell’invecchiamento della popolazione in relazione al conseguente aggravio dei costi per la spesa sanitaria: è un problema che esiste. Posso capire, quindi, l’apprezzamento per la riforma Fornero e l’aumento dell’età pensionabile. Posso accettare anche che si dica che il problema era stato finora affrontato male, rispondendo alle aumentate spese solo con aumentate tasse. Dopo un po’ però diventa chiaro che tutti questi bei discorsi servono solo da grimaldello per rimettere in discussione la stessa idea di spesa sociale. Scrivono infatti gli autori: «Che senso ha tassare metà del reddito delle fasce più alte per poi restituire loro servizi gratuiti? Meglio che li paghino e contemporaneamente che le loro aliquote vengano ridotte». Cioè: tassate meno i ricchi, perché non usano la sanità pubblica, potendosi già permettere la più costosa sanità privata. Nessuno deve aver detto ai due che le tasse dei più ricchi servono anche a pagare la sanità dei più poveri, e che proprio questo è il senso della Stato sociale: ma se lo capissero, probabilmente inorridirebbero all’idea. Ancora: «Aliquote alte scoraggiano il lavoro e l’investimento». Vero. Ma le aliquote troppo alte sono un problema anche per la classe media, che di solito è in maggioranza e fa il grosso dei consumi: il ricco invece tende ad ammucchiare i soldi, anziché spenderli.

    Poi: «Uno studente universitario costa circa 4.500 euro l’anno. Le famiglie ne pagano solo una parte; il resto lo paga il contribuente. Perché non dare borse di studio ai meritevoli meno abbienti e far pagare a chi se lo può permettere il vero costo degli studi?» Ancora una volta sfugge il concetto: lo Stato non si limita a prelevare per poi dare indietro esattamente quello che ha preso (il che non servirebbe a nulla), ma si preoccupa di redistribuire le risorse, possibilmente secondo criteri di equità. Se l’università costasse il doppio, troppe famiglie italiane non potrebbero permettersela: e il problema, come è evidente, non si potrebbe risolvere semplicemente con qualche borsa di studio per i “meritevoli”, che sarebbero sempre una parte esigua degli esclusi. Il risultato, quindi, sarebbe un ridotto accesso all’istruzione superiore.

    Questo sistema negli USA garantisce un’ottima istruzione per i ricchi, ma ha ridotto drasticamente la mobilità sociale, ha impoverito la classe media e quindi ha contratto i consumi. Ed è stato proprio questo il motore della crisi. Gli Stati Uniti possono essere chiamati ad esempio negativo anche in altri settori dove si sono tentati esperimenti di privatizzazione (intelligence, sicurezza, addirittura ricostruzione post-disastri naturali e guerre, e persino l’ordinaria amministrazione comunale): quasi sempre ne hanno tratto grandi profitti le multinazionali che si sono aggiudicate gli appalti, mentre le classi meno agiate sono risultate ulteriormente penalizzate. Si pensava che ormai, con tutti gli esempi disastrosi di privatizzazione che abbiamo avuto anche qui da noi, il vecchio pregiudizio per cui il pubblico non sarà mai abbastanza efficiente fosse alle spalle. Ma a certe persone proprio non va giù che lo Stato non solo possa, ma anzi debba svolgere una funzione regolatrice di primo piano. E quando non funziona, anziché andare alla ricerca frenetica del grande appaltatore, forse faremmo meglio ad andare a chiedere a quelli nelle cui mani lo avevamo lasciato.

    Andrea Giannini

  • Comune di Genova: maggiore trasparenza per gli appalti pubblici

    Comune di Genova: maggiore trasparenza per gli appalti pubblici

    Ponte di Cornigliano, lavori in corsoA distanza ravvicinata dalla movimentata seduta di giovedì scorso, il Consiglio Comunale si è riunito nuovamente ieri pomeriggio (9 ottobre, ndr). Una riunione decisamente più tranquilla rispetto a quella che la scorsa settimana si è conclusa con l’approvazione delle Linee Programmatiche del Sindaco, dopo 10 ore di Consiglio, diverse interruzioni per la protesta della Polizia Municipale e continui colpi di scena.

    In avvio di seduta l’assessore Miceli ha affrontato nuovamente la difficile situazione della bonifica dell’area dell’ex stazione di Prà e del cosiddetto Progetto Parco Lungo; una questione pendente ormai da anni e di cui Era Superba si era occupata già nel lontano 2009. Ciò che sconcerta i consiglieri e la stessa Giunta è che Fs avesse precedentemente dichiarato che il materiale presente nella zona non era pericoloso. Per questa ragione il consigliere Bruno (Fds) ha chiesto con insistenza che il Comune approfondisca la posizione del precedente proprietario dell’area e, in caso, cerchi di rivalersi su di esso per il danno arrecato. E intanto per sabato pomeriggio è stata indetta una manifestazione di piazza a cui parteciperà tutto il ponente genovese a difesa di Prà, una zona di Genova che, dice il Consigliere Carattozzolo (Pd) «è stata vilipesa e depredata in questi anni». Gozzi (Pd) conclude chiedendo all’amministrazione di riunire ad un tavolo anche la cittadinanza perché possa far sentire la propria voce sull’argomento.

    L’altro dato da registrare, in un seduta in cui si è parlato soprattutto di provvedimenti puntuali legati al cimitero di Staglieno e alla tariffa per la rinuncia alla proprietà di animali, è la modifica di alcuni articoli del “Regolamento per le acquisizioni di beni e servizi in Economia del Comune di Genova. In tale regolamento, adottato già nel 2008, si è recentemente prevista l’introduzione della cosiddetta Stazione Unica degli Appalti (SUA), un organo che si occuperà delle attività inerenti l’acquisizione di beni e servizi e dei lavori pubblici di interesse del Comune. Questa novità è stata introdotta per garantire contemporaneamente un miglioramento delle procedure legate alle attività appena citate e un contrasto efficace ai tentativi di infiltrazione malavitosa negli appalti pubblici. La SUA, infatti, accentra su di se la gestione di tutte le operazioni di acquisto di beni e servizi – ad eccezione dei servizi sociali -, razionalizzandone il funzionamento , con un controllo costante su tutte le fasi di assegnazione dell’appalto e dei contenziosi che potrebbero sorgere.

    Inoltre, con la stipula di una convenzione tra Comune, società partecipate e Prefettura viene rafforzata la salvaguardia della legalità nei lavori pubblici, spesso oggetto, come ben si sa, di infiltrazioni mafiose.

    Nonostante le modifiche approvate dalla delibera presentata oggi in Consiglio Comunale fossero prettamente tecniche,  la discussione di questo provvedimento ha anche permesso di affrontare in aula altri aspetti legati alla trasparenza nella gestione dei lavori pubblici. In particolare il Consigliere Grillo (Pdl) ha richiesto all’assessore Miceli che venga fornito dall’amministrazione un elenco dettagliato degli incarichi e le consulenze assegnate a soggetti esterni al Comune nel biennio 2011-2012. L’assessore ha accolto molto positivamente queste richieste, assicurando che non solo verranno forniti i dettagli richiesti sugli incarichi esterni, ma che in sede di commissione consigliare vi sarà l’occasione per «fare un discorso più ampio e conoscitivo su tutte le tematiche della Centrale degli Acquisti,  della Stazione Unica Appaltante e di tutte le problematiche connesse al lavoro che stiamo facendo in accordo con la prefettura». I lavori si sono svolti con regolarità e grande velocità, tanto che verso le 17 la seduta si era già conclusa.

    Federico Viotti

  • Furti e scandali della classe politica italiana: non è un problema di soldi

    Furti e scandali della classe politica italiana: non è un problema di soldi

    Lo scandalo del consiglio ragionale del Lazio ha riportato all’attenzione generale il problema della degenerazione di questa classe politica, facendo divampare su tv, radio e giornali una propaganda “anti-casta” che probabilmente fa invidia a Beppe Grillo.

    La cosa fa anche un po’ sorridere: per anni la grande informazione è andata al rimorchio proprio di questa stessa classe politica, che minimizzava, distingueva, prometteva e puntualmente, alla resa dei conti, non faceva un bel nulla. Comunque – si potrebbe pensare – finalmente ci sono arrivati: meglio tardi che mai!
    E invece no. Sta passando il messaggio, infatti, che il problema siano i soldi rubati da una politica degenerata e sprecona, che va rottamata. Eppure, per quanto possano rubare i vari Lusi, Belsito e Fiorito l’importo sottratto non sarà mai così rilevante da poter essere comparato con i molti zeri dei problemi economici italiani o con i moltissimi zeri dei giochi dei mercati finanziari. Ciò non significa che gli scandali della classe politica siano irrilevanti: tutt’altro. Solo non è un problema di cifre: è qualcosa di più profondo.

    Per molti commentatori, il malaffare che emerge giorno dopo giorno in seno alla politica italiana è ormai una metastasi. Ma la realtà è ancora peggiore. Siamo già oltre il cancro, oltre la malattia endemica: altrimenti non si capirebbe come mai i partiti non siano riusciti e non riescano tuttora, nemmeno dopo un’indignazione collettiva così aspra, a darsi dei codici di autoregolamentazione o delle leggi che arginino il malcostume imperante.

    Si sente dire spesso in questi giorni che la migliore pubblicità a favore dell’antipolitica viene proprio dagli scandali della politica. Ed è vero. Ma allora bisogna concludere che se una classe politica cosciente di viaggiare verso l’autodistruzione non riesce a fermarsi, significa che non può farlo. La degenerazione a cui stiamo assistendo, insomma, non è un semplice inconveniente, per quanto grave: piuttosto è il presupposto stesso del sistema.

    Qualcuno, a questo proposito, ha già coniato il termine “peggiocrazia”. Se in un normale sistema parlamentare è interesse dei cittadini essere rappresentati dalle persone più oneste e più capaci, che meglio cioè li amministrino e li rappresentino, nel nostro paese vige la regola contraria: una selezione naturale, scientificamente tollerata, che premia i disonesti, gli ignoranti, gli incapaci ed allontana i migliori.

    Il motivo è semplice: gli onesti e i capaci non si controllano facilmente. Al contrario è necessario circondarsi di persone ricattabili, senza reputazione, avide o semplicemente ignare ed ignoranti, perché basta garantire denaro, potere, impunità, difesa corporativa, libero arricchimento personale (lecito od illecito non fa differenza) per assicurarsi il loro voto. In questo modo il parlamento è venduto al miglior offerente.

    Questo è il senso della peggiocrazia; e questo è ciò che dovrebbe allarmarci davvero nel fenomeno della degenerazione della politica: vale a dire che i rappresentanti eletti da noi cittadini, al di là di quanto si intaschino, non stanno lavorando per noi, ma per qualcun altro. Il parlamento è di fatto alla mercé delle segreterie dei partiti, che impongono un certo voto ad un esercito di yes-man.
    Così, ad esempio, si è consolidata la pratica del decreto-legge, fatta apposta per bypassare il voto parlamentare e già abbondantemente usata da Prodi prima, da Berlusconi poi e da Monti ora. I vertici dei partiti, non certo campioni di adamantina onestà e comprovata coerenza, sono avvicinabili ed influenzabili: l’attività lobbistica non è mica un reato.

    Berlusconi, che perseguiva solo i suoi interessi personali, aveva trovato tranquillamente 314 parlamentari disposti a sostenere che è possibile scambiare una cubista minorenne marocchina per la nipote di un capo di Stato egiziano. Con un parlamento simile, qualcuno pensa davvero che sia difficile ottenere leggi contrarie agli interessi pubblici, ma favorevoli a ben precisi interessi privati?
    Certo, ci sarebbe il quarto potere: l’informazione. Ma non è un segreto che i media italiani dipendano quasi tutti dalla politica o da quel corpo finanziario e industriale che con la politica ha sempre fatto comunella. E infatti ci viene raccontato che il problema è “Er Batman” Fiorito, non la democrazia italiana ormai ridotta a terra di conquista per potenti interessi privati. In questo contesto come si fa ad essere sicuri che le tasse si alzino, le banche siano rifinanziate, i diritti siano messi in discussione, i servizi pubblici vengano ridotti, tutto esclusivamente nel nostro interesse?

    Andrea Giannini

  • Dibattito delle linee programmatiche del Sindaco: la politica si ferma

    Dibattito delle linee programmatiche del Sindaco: la politica si ferma

    Eravamo tutti pronti a seguire il dibattito sulle linee programmatiche del Sindaco, ed invece ieri a Palazzo Tursi la politica si è dovuta fermare. Lo ha fatto innanzitutto per l’irruzione nella Sala Rossa dei lavoratori della Polizia Municipale sul piede di guerra per il piano di tagli ipotizzato dall’amministrazione e poi per la lunga discussione procedurale che ha preceduto il dibattito sul documento presentato da Marco Doria.
    Vista la delicatezza del tema e la natura tecnica di molti degli interventi dei consiglieri, vale la pena cercare di spiegare ai lettori cosa sono le linee programmatiche del Sindaco e in che modo esse dovrebbero essere  presentate ai consiglieri. Si tratta di un documento in cui viene definito il programma che l’amministrazione intende portare a termine nei 5 anni di mandato, individuando degli obiettivi generali e degli interventi specifici che ne permettano la realizzazione. Diversamente da ciò che si potrebbe pensare non è solo una pura formalità, visto che su queste basi verranno stabiliti i finanziamenti per progetti e opere pubbliche all’interno del Comune.
    La norma di riferimento è il Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) introdotto nel 2000, il quale prevede che “Entro il termine fissato dallo statuto, il sindaco o il presidente della provincia, sentita la Giunta, presenta al consiglio le linee programmatiche relative alle azioni e ai progetti da realizzare nel corso del mandato”. Vi è quindi un rimando allo Statuto di ogni Comune per la definizione specifica della norma. La Statuto del Comune di Genova si esprime su questa materia con l’articolo 39, in cui si possono ritrovare tre principi fondamentali:

    • Il Sindaco neoeletto, sentita la Giunta, entro due mesi dalla proclamazione e comunque non oltre il 15 settembre, presenta al Consiglio le linee programmatiche relative ai progetti che intende intraprendere e alle azioni che intende realizzare nel corso del mandato;
    • Le linee programmatiche del Sindaco costituiscono la base per la formazione dei bilanci preventivi annuale e pluriennale nonché per i relativi assestamenti;
    • Il Consiglio partecipa alla definizione delle linee programmatiche presentate dal Sindaco mediante discussione ed eventuali proposte di emendamento. Tali proposte vengono valutate congiuntamente al Sindaco e di comune accordo sono inserite in modo organico nelle linee.

    Questo, in estrema sintesi, è il quadro normativo di riferimento, che abbiamo pensato di presentare al lettore anche per aiutarlo a farsi un’opinione informata sulla discussione avvenuta in Consiglio Comunale. Un quadro di riferimento piuttosto chiaro, che, tuttavia, ha provocato un duro scontro tra maggioranza e opposizione.
    Tutto ha avuto inizio con la dichiarazione di inammissibilità di alcuni ordini del giorno presentati da esponenti della minoranza (Campora, Lauro e Baroni del Pdl) perché depositati oltre la scadenza prefissata (giovedì alle ore 11, ndr). Tale limite massimo era stato stabilito durante una commissione dei capigruppo di tutte le forze politiche comunali, su proposta del capogruppo del Pd Farello. La decisione comunicata in aula dal presidente Guerello non è stata digerita dagli esponenti del Pdl che si sono appellati proprio allo statuto e al regolamento per difendere l’ammissibilità dei propri ordini del giorno. In particolare non hanno ritenuto corretto che la decisione di fissare un limite sia stata assunta dai capigruppo a maggioranza invece che all’unanimità, come accade di norma. In questo modo, spiega Lilli Lauro, «ci impediscono di lavorare in commissione capigruppo oltre che in aula» poiché il centrosinistra dispone del maggior numero di rappresentanti anche in tale organo. E poi, precisa il consigliere Campora, lo stesso Sindaco ha formalmente presentato le proprie linee programmatiche oltre il tempo massimo previsto dallo statuto (15 settembre).

    E di puntiglio in puntiglio si è proseguito a discutere per più di un’ora. Perché per consentire ai consiglieri di intervenire più a fondo sulle sue linee di indirizzo, Marco Doria aveva anche previsto, in modo effettivamente irrituale, che gli ordini del giorno – ovvero le modifiche o aggiunte al documento proposte dai consiglieri – fossero sottoposti a votazione. In caso di approvazione a maggioranza questi odg sarebbero entrati a far parte del testo definitivo. Anche nelle precedenti amministrazioni venivano accolti degli ordini del giorno dei consiglieri, nonostante la norma, riconoscendo le linee programmatiche come un documento proprio del Sindaco, stabilisca che solo lui possa decidere se accettarli o respingerli.

    Su queste basi i consiglieri del Pdl hanno cercato di sottolineare che solo al Sindaco poteva spettare, quindi, la  facoltà di non ammettere i loro odg, a prescindere dalla scadenza prefissata.
    Né gli interventi della segreteria generale, né il tentativo del capogruppo del Pd Farello di spiegare che la sua proposta di porre un limite di tempo voleva essere una garanzia perché tutti leggessero attentamente le proposte di modifica dei consiglieri, sono riuscite e riportare la calma in aula. E lo scontro è culminato con l’abbandono dell’Aula del Pdl, che ha annunciato anche un esposto al Prefetto per accertare se vi sia stata una violazione del regolamento del consiglio comunale.

    Il dibattito è proseguito anche in serata quando, in un’aula ormai priva dell’attenzione dei giornalisti, verso la mezzanotte è finalmente arrivata la parola fine alla seduta più lunga della neonata “era Doria”con Idv e Pd a un passo dallo strappo quando il sindaco ha deciso di accogliere alcuni ordini del giorno presentati dall’opposizione (Movimento 5 Stelle e Lega Nord). Ma andiamo con ordine: innanzitutto Doria  ha chiesto al Consiglio, come gli consente il regolamento, che non fossero votate direttamente le linee programmatiche; i documenti della minoranza che avevano fatto esplodere il caos nella maggioranza, alla fine sono stati accolti come “raccomandazioni” e quindi votati in blocco. Per quanto riguarda la maggioranza, è stato approvato un ordine del giorno del centrosinistra di adesione generale alle linee programmatiche. Il documento in questione si limita esclusivamente a fissare alcune priorità come la città metropolitana, il Puc, il welfare, il delicato tema delle società partecipate e la sicurezza idrogeologica.

    Il rispetto delle regole non è di certo un aspetto secondario e lo stanno dimostrando i vari scandali che coinvolgono diversi Consigli Regionali e i loro membri. Al tempo stesso lo scontro di oggi ha probabilmente impoverito il dibattito sul merito delle proposte del Sindaco, lasciando parzialmente in ombra il vero significato della seduta del Consiglio.

    La definizione delle linee di indirizzo per la crescita e lo sviluppo della città, soprattutto nella delicata fase che stiamo vivendo, avrebbe potuto – e forse dovuto – essere un’occasione per trovare punti di contatto tra le forze politiche perché il bene di Genova dovrebbe essere l’obiettivo comune di maggioranza e opposizione. Resta quindi un po’ di delusione nel constatare  come da nessuna delle parti sia giunto uno stimolo per cercare di ricomporre il conflitto e si sia consentito, invece, che una polemica su 6 ordini del giorno depositati alle 13 invece che alle 11 di giovedì u.s. potesse di fatto monopolizzare gran parte della seduta.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Consiglio Comunale, presentate le linee programmatiche del Sindaco

    Consiglio Comunale, presentate le linee programmatiche del Sindaco

    Marco DoriaErano da tempo attese ed evocate e sono state esposte ieri pomeriggio (25 settembre, ndr) in Consiglio Comunale le linee programmatiche del Sindaco. Come premesso dallo stesso Marco Doria, questo documento ha ripreso in buona parte i contenuti del programma elettorale, sviluppandoli sulla base dell’esperienza, seppur breve, di questi primi mesi di governo della città. Ed in effetti il Sindaco ha rievocato molti dei punti su ci già si era soffermato in occasione del suo discorso di insediamento a giugno e poco più tardi durante l’approvazione del bilancio comunale.

    La crisi economica è stata nuovamente richiamata come chiave interpretativa di gran parte delle decisioni prese fino ad oggi dalla Giunta, nonché come condizione in cui si svilupperà la sua azione in un futuro. «Sono cambiati i rapporti di forza tra le aree geografiche del mondo», ha detto Doria, aggiungendo che questa evoluzione si traduce nell’impossibilità di tornare ai livelli di crescita degli anni ottanta. Si tratta di un punto su cui si sono spesso scontrate maggioranza e opposizione, con quest’ultima decisamente contraria ad una logica di “gestione del declino”.

    Nelle linee del Sindaco si presenta una visione positiva del futuro economico di Genova, un futuro che dovrà basarsi soprattutto sul potenziamento dell’attività portuale, sul turismo e su progetti High-Tech come gli Erzelli. Su questo punto Marco Doria ha ribadito la sua convinzione che il trasferimento della Facoltà di Ingegneria possa rappresentare un aspetto positivo per il ponente genovese, così com’è stato per Economia alla Darsena e Architettura nel centro storico, indipendentemente dal fatto che ciò comporti maggiori interazioni con le aziende presenti nel parco tecnologico.

    Tuttavia, il Sindaco ha anche ammesso che questa idea della «città che vorremmo» deve necessariamente confrontarsi con «le condizioni in cui operiamo», in altre parole con le difficoltà economiche che il paese sta vivendo. Un esempio proviene proprio dal progetto Erzelli che ha visto Ericsson licenziare alcuni dipendenti poco dopo il suo insediamento nella nuova sede all’interno del parco tecnologico. Avrebbe potuto citare molte altre emergenze il Sindaco (la chiusura della Centrale del Latte, la crisi di AMT, il licenziamento di alcuni lavoratori dell’AMIU Bonifiche), ma ne ha voluto prendere ad esempio ancora una di assoluta attualità, ovvero il dragaggio di Calata Sanità. Un classico esempio della difficile convivenza tra vecchio e nuovo in questa città, in cui, da un lato, si rende necessario provvedere ad una modifica dei fondali del porto per permettere l’attracco di grandi navi container, dall’altro si devono proteggere gli antichi palazzi del centro storico dalle esplosioni provocate dai lavori. Si tratta di due emergenze molto diverse che dimostrano, in realtà, tutti i limiti dell’amministrazione comunale, la quale se da un lato può intervenire sull’esecuzione di lavori pubblici, dall’altro può influire molto meno sulle decisioni di un’azienda privata.

    Infine, Marco Doria ha affrontato i temi legati all’evoluzione delle istituzioni locali facendo trapelare in più occasioni un certo malcontento nei confronti delle misure decise dal Governo Monti in questo ambito. Il Sindaco ha evidenziato che una parte importante dei sacrifici che le amministrazioni comunali – e quindi anche i cittadini – devono affrontare dipendono in gran parte dalla «stretta sui trasferimenti  agli enti locali» e ha apertamente criticato questo orientamento del Governo affermando: «serve una modifica dell’agenda politica del Governo sul tema dei trasferimenti ai Comuni».

    Nel documento consegnato ai consiglieri vengono, in realtà, affrontati molti altri temi, alcuni dei quali non sono stati esposti in aula, ma che di sicuro animeranno il dibattito previsto per la prossima settimana, quando le linee programmatiche verranno discusse e votate in Consiglio. Primo tra tutti il nodo delle infrastrutture, in cui se da un lato si conferma la necessità del Terzo Valicoper «potenziare le vie di collegamento con il retro porto oltreapenninico e con in mercati di riferimento dell’Europa occidentale» dall’altro emergono nuovamente i dubbi del Sindaco sulla realizzazione della Gronda.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Gronda di Ponente e impatto ambientale: «servono approfondimenti»

    Gronda di Ponente e impatto ambientale: «servono approfondimenti»

    Alla fine è giunto il tanto atteso confronto al Consiglio Comunale di Genova sul tema della Gronda di Ponente. Sembra essere stata disinnescata – per adesso – la bomba politica che avrebbe potuto esplodere all’interno della maggioranza, apparsa spesso divisa su questo tema.

    La discussione avvenuta ieri (19 settembre, ndr) è durata più di cinque ore e ha visto i vari schieramenti politici confrontarsi in un dibattito molto articolato, da cui è emersa tutta la complessità e le problematiche legate alla realizzazione d i questa grande opera.

    Da un punto di vista politico il contrasto tra centro-destra e centro-sinistra si è giocato tutto sulla contrapposizione tra sviluppo e salvaguardia dell’ambiente e della salute. Il proponente della mozione, Matteo Campora (Pdl) ha voluto sottolineare che non il suo partito non ha intenzione di «lavorare per gestire il declino», ma per creare nuovo sviluppo. E proprio a questo servirebbero le nuove infrastrutture, non solo come elemento di potenziamento dei traffici di merci, ma anche come fonte di lavoro diretta per tutti coloro che verranno chiamati a realizzare l’opera.

    Dal canto opposto l’ordine del giorno presentato da Pd, Lista Doria e Idv, riprendendo pedissequamente la parte del programma del Sindaco sull’argomento, propone di procedere ad ulteriori verifiche legate in particolare all’impatto ambientale e all’effettiva riduzione o snellimento del traffico su gomma nelle aree urbane e autostradali intorno a Genova.

    Il centro-destra al completo ha poi evidenziato quelle che definisce «ambiguità del Sindaco e della Giunta» che sul tema della Gronda starebbero volontariamente cercando di evitare una presa di posizione univoca. Ciò proprio per evitare di generare un conflitto tra i vari componenti della maggioranza di centro-sinistra che governa la città. Inoltre, ha sottolineato Enrico Musso, per l’occasione in aula nonostante i suoi impegni in Senato, «Non c’è certezza sulla continuità amministrativa e sull’orientamento della Giunta». L’ex sfidante di Marco Doria per la poltrona di sindaco ha stigmatizzato il fatto che un procedimento già approvato in buona parte dalla precedente amministrazione sia stato rimesso in discussione.

    Il Pd, attraverso il suo capogruppo Farello, ha replicato alle critiche di ambiguità sostenendo che dal 2009, anno di approvazione della delibera riproposta dal Pdl, sono state molte le variazioni e gli sviluppi da tenere in considerazione per valutare in modo adeguato il progetto della Gronda. Per esempio è stato approvato un nuovo PUC e il PUM (Piano Urbano Mobilità), è stato approvato un piano regolatore portuale e, recentemente, è stato recuperato lo studio per la creazione di un tunnel sotto la zona del porto. La presenza di questi cambiamenti giustificherebbe la decisione di una maggioranza, pur sempre di centro-sinistra, di riprendere in esame il progetto e di rimetterlo in discussione.

    Al di là della questione politica si sono affrontati nel dettaglio alcuni aspetti di grande interesse che riguardano la realizzazione dell’opera. Il tema principale è stato quello legato alla salute pubblica, con riferimento alla presenza di amianto nelle rocce da scavare e il livello di inquinamento atmosferico che si avrà nelle zone limitrofe all’opera. In particolare gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno evidenziato che la quantità di residui degli scavi (smarino) potenzialmente cancerogeni, perché ricchi di amianto, sono circa 5 milioni di metri cubi e che questi verranno trasportati con degli autocarri fino all’area di stoccaggio rischiando di inquinare gravemente le aree attraversate. Inoltre i “grillini” hanno evidenziato anche che il modello di dibattito pubblico che si è svolto sulla Gronda non ha avuto nulla a che vedere con il débat public francese, da anni utilizzato per coinvolgere la cittadinanza in decisioni che riguardano la creazione di grandi opere. I cittadini, infatti, sono stati chiamati ad esprimere la propria opinione sul tracciato della nuova tratta autostradale, ma non è stata mai presa in considerazione l’“opzione zero”, ovvero quella che prevede la possibilità di non costruire l’opera.

    Ai rilievi di ordine tecnico la Giunta ha risposto sottolineando che su tutti questi aspetti è stato chiesto il parere del Ministero dell’Ambiente, che a breve renderà pubblici i risultati dell’analisi di impatto ambientale effettuata. Ma qualche dubbio sull’opera emerge anche all’interno della Giunta. Lo stesso Sindaco Doria ha sentenziato «Trovo miope da parte di una classe dirigente appendere il destino della città ad un’opera tutt’altro che certa» ed ha aggiunto che «è un argomento importante, ma è solo uno dei tanti». Il sindaco ha sottolineato anche l’esigenza di approfondire le valutazioni sulla realizzazione dell’opera con l’obiettivo di salvaguardare un territorio – quello genovese – già molto fragile.

    Le votazioni hanno visto la maggioranza respingere compattamente sia la mozione presentata dal centro-destra, sia le richieste avanzate dal M5S ed approvare invece l’ordine del giorno presentato da Pd, Lista Doria e Idv, con l’appoggio di Sel e Fds.

    E tuttavia qualche distinguo all’interno della maggioranza si è potuto notare soprattutto tra alcuni dei consiglieri che erano presenti in Consiglio Comunale già nel precedente ciclo amministrativo e che avevano approvato la delibera sulla Gronda e gli esponenti della Lista Doria. I primi hanno sottolineato l’importanza della Gronda per evitare l’isolamento di Genova, mentre i secondi, che rappresentano il gruppo più vicino alle idee del Sindaco, hanno affermato chiaramente di ritenere questa grande opera inutile per risolvere il problema della mobilità in città e dannosa per l’impatto ambientale.

    Superato l’ostacolo politico, la maggioranza dovrà adesso definire, in termini pratici, come muoversi in futuro. Nel caso il parere sull’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente – atteso per gennaio – fosse positivo vedremo realizzarsi l’opera così com’era stata progettata? Verranno effettuate delle modifiche? O non verrà costruita per nulla?

    Federico Viotti

  • AMT e Comune di Genova: il dibattito prosegue in Consiglio Comunale

    AMT e Comune di Genova: il dibattito prosegue in Consiglio Comunale

    Autobus GenovaDopo poco più di un mese di inattività sono ripresi questa settimana i lavori del Consiglio Comunale di Genova. Tante erano le questioni rimaste in sospeso durante l’estate, una su tutte l’emergenza AMT. Poco prima delle vacanze estive era stata approvata una delibera che prevedeva la privatizzazione dell’azienda, ma durante i primi giorni di settembre la Giunta si era resa disponibile al confronto su soluzioni alternative.

    Il Sindaco Doria ha relazionato in aula gli ultimi sviluppi positivi della vicenda. Prima ancora ha voluto chiarire che «Non si è mai parlato di conti truccati, ma piuttosto di una realtà che andava affrontata di petto prima», per fugare ogni dubbio sulla regolarità della gestione dall’azienda. Tuttavia nelle parole del Sindaco emerge una critica ai ritardi di chi, pur non facendo nomi, avrebbe dovuto intervenire per evitare che AMT giungesse ad un passo dal fallimento. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è rivolto a chi in questi ultimi anni ha potuto vedere i conti dell’azienda con i propri occhi, ovvero i suoi dirigenti e la Giunta precedente.

    Dopo un’intera estate di negoziati si è giunti, all’inizio di questa settimana, ad un accordo tra Comune, AMT e sindacati. Per il momento la privatizzazione è stata scongiurata grazie ad un piano aziendale che prevede il risparmio di 4 milioni di euro entro fine 2012. Nonostante la soddisfazione per questi passi in avanti, il Sindaco non ha nascosto le propria preoccupazione per il futuro: «L’accordo raggiunto è significativo, ma non risolutivo». Significativo perché ha consentito di rinviare l’ipotesi di una messa in liquidazione, ma non risolutivo perché permangono i forti squilibri tra costi e ricavi che da anni caratterizzano il bilancio di questa azienda. Nel 2011 il Comune aveva dovuto versare nelle casse di AMT 35 milioni di euro e nel 2012 altri 22 per compensare una perdita di 1,5 milioni di euro al mese. Evidentemente, spiega Doria, il Consiglio dovrà nuovamente discutere del trasporto pubblico locale per capire se l’azienda sarà in grado di sopravvivere in modo autonomo durante il 2013.

    Le spese future possono essere stimate sulla base di quelle attuali, mentre i ricavi sono del tutto imprevedibili. Molto dipende dalle risorse che il Governo statale destinerà al trasporto pubblico locale. Per quanto riguarda il livello del servizio il Sindaco ha difeso l’adeguatezza del servizio di trasporto pubblico locale, attirandosi però non poche critiche dei consiglieri di minoranza che hanno posto in evidenza il drastico taglio delle corse dei bus collinari.

    C’è quindi ancora molto su cui discutere per giungere ad una soluzione definitiva del problema e nessuna alternativa, compresa la privatizzazione, sembra essere ancora del tutto esclusa. La volontà del Sindaco è quella di ridare ad AMT un equilibrio che la renda in grado di «stare in piedi non solo grazie a sforzi eccezionali e irripetibili dell’azionista», ovvero il Comune stesso.

    L’altro tema centrale della seduta è stata la vendita dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto. Dopo l’inaspettata marcia indietro della Regione, anche il Comune ha voluto affermare il proprio impegno per una tutela dell’ospedale non solo come importante struttura per la cura della malattia psichiatrica, ma anche per la sua funzione pubblica e sociale. Infatti al suo interno, oltre ad essere ospitati e curati circa 80 pazienti, trovano la propria sede anche una Biblioteca sulla Salute Mentale, il Centro Basaglia, un archivio storico dell’ex ospedale psichiatrico e una cooperativa sociale; il tutto in un’ampia area verde. La mozione presentata da Lista Doria, Sel e Fds è stata approvato all’unanimità da tutti i consiglieri. Il sindaco ha sottolineato l’importanza di questo voto affermando che «La mozione approvata oggi aiuta un percorso che è stato avviato. Un percorso che se non fosse stato compiuto anche dal Comune avrebbe visto la Regione procedere da sola» e ha aggiunto «diciamo si ad una percorso che deve vedere coinvolti tutti i soggetti con un atteggiamento di collaborazione per raggiungere un obiettivo comune».

     

    Federico Viotti

  • Consiglio Comunale: rinviata la discussione sulla Gronda

    Consiglio Comunale: rinviata la discussione sulla Gronda

    Aveva scelto un video il Sindaco Marco Doria per negare la necessità di rimpasti all’interno della maggioranza. Il vertice tenutosi venerdì scorso (7 settembre, ndr) a Palazzo Tursi aveva allontanato l’ipotesi di un’estromissione dell’Idv dalla coalizione di governo e stoppato il conseguente ingresso dell’Udc al suo posto. Doria aveva respinto questa possibilità sottolineando la sua contrarietà a certe logiche “da vecchia politica” e chiedendo invece ai partiti di concentrarsi sui problemi da risolvere.

    E i problemi di cui si è discusso durante la prima seduta del Consiglio Comunale dopo la pausa estiva sono stati molti: AMT, ex ospedale psichiatrico di Quarto, il crollo del cornicione di Galleria Mazzini e il cedimento del palazzo di via Bocciardo. Ma di uno proprio non si è riuscito a parlare ovvero della “realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova”, parafrasando, la Gronda.

    Molti consiglieri del Pd hanno abbandonato l’aula verso le sei del pomeriggio facendo mancare il numero legale e decretando, sulla base di ciò che stabilisce il regolamento del Consiglio, lo scioglimento della seduta proprio quando ci si apprestava ad affrontare l’argomento. La ragione ufficiale di questa uscita anticipata era la programmazione di un dibattito sulla città metropolitana alla Festa Democratica, ma alla minoranza questa giustificazione non è sembrata per nulla sufficiente. Inoltre la mozione, che era stata posta al punto due dell’ordine del giorno, è stata sopravanzata, su richiesta del consigliere Bruno, dalla mozione successiva riguardante la vendita dell’ex manicomio di Quarto. Questa inversione d’ordine, approvata in aula da una maggioranza effettivamente compatta, ha suscitato non poche critiche da parte dell’opposizione, che ha letto in questa scelta una strategia per rimandare la discussione sulla Gronda.

    Il primo firmatario della mozione, Matteo Campora del Pdl, ha definito questo episodio un «tentativo goffo di mettere a tacere la minoranza», ritenendo che la vera ragione del rinvio sia stata la volontà della maggioranza e del Sindaco di sfuggire al confronto su un tema che, in effetti, ha creato diverse tensioni tra primo cittadino e Pd in questi mesi. «Oggi questa mozione non fa altro che riprendere una mozione approvata nel 2009 dalla Giunta Vincenzi» spiega l’esponente del centro destra, «Si chiedeva semplicemente a questa maggioranza di rinnovare con decisione l’appoggio a questa delibera che era stata approvata dalle forze politiche del centro sinistra». Anche il leghista Rixi ha espresso la sua contrarietà all’inversione dell’ordine dell’odg ritenendo che, pur condividendo la rilevanza data al tema del manicomio genovese, «tutte le mozioni calendarizzate sono più importanti della Festa del Pd».

    Il capogruppo del Pd Farello ha risposto alle critiche, evidenziando che la scelta di anteporre la discussione sull’ex ospedale psichiatrico è dipesa soprattutto dalla priorità di definire la posizione del Comune sull’argomento, anche in seguito agli ultimi sviluppi della questione a livello regionale. Inoltre, secondo l’esponente del Partito Democratico, non esiste alcuna volontà da parte della maggioranza di sottrarsi al dibattito sulla Gronda, anzi, l’imminente presentazione delle linee programmatiche del Sindaco (entro fine settembre), sulle quali il Consiglio dovrà esprimersi con un proprio voto, permetteranno una discussione molto più approfondita sui temi centrali della città. «Tentare di far esplodere qualche bomba politica prosegue Farello – è compito della minoranza e va assolutamente rispettato, ma visto che ci confronteremo sulle linee di indirizzo di questa amministrazione tra due settimane forse era utile avere un minimo di pazienza».

    Il rinvio della discussione sulla Gronda lascia effettivamente sul campo qualche interrogativo sulla capacità della maggioranza di appianare le divergenze sulla realizzazione di grandi opere a Genova. Un’incertezza che non nasce oggi, ma che ha caratterizzato fin dalla campagna elettorale le dinamiche interne alla coalizione di centro sinistra. Qualche indicazione in merito dovrebbe giungere al più tardi martedì prossimo, quando la mozione verrà nuovamente inserita nell’ordine del giorno e imporrà una presa di posizione chiara del Sindaco e della sua maggioranza.

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Una nuova maggioranza per il Consiglio Comunale di Genova?

    Una nuova maggioranza per il Consiglio Comunale di Genova?

    Riprende l’attività del Consiglio Comunale ed ecco prospettarsi puntualmente per la politica genovese l’“autunno caldo” che avevamo previsto nell’ultimo articolo di Liberi Tursi prima della pausa estiva. Si riparte dall’emergenza crisi che sta mettendo a dura prova il tessuto produttivo genovese.

    Innanzitutto c’è la vicenda AMT, che ha tenuto banco per tutta l’estate, con un parziale dietrofront del sindaco Marco Doria, il quale, dopo aver difeso in Consiglio la privatizzazione dell’azienda municipale dei trasporti, ha dato diversi segnali di apertura nei confronti delle richieste dei sindacati contrari a questa scelta. A causa dei forti tagli decisi dal governo centrale le risorse necessarie per sanare il deficit del 2012 (stimato intorno a 30 milioni di euro) ed evitare il fallimento non possono essere reperite nelle casse comunali e regionali. Il futuro di AMT è comunque nelle mani della Giunta, poiché il Comune di Genova è proprietario al 100% dell’azienda. Doria si è dato tempo fino a metà settembre per decidere se il piano di risanamento dell’azienda potrà funzionare senza l’ingresso dei privati o se sarà necessario prevedere l’arrivo di capitali esterni.

    Più tortuosa sarà, invece, la strada da percorrere per difendere la sopravvivenza di altre realtà come la Centrale del Latte, su cui le istituzioni cittadine non hanno alcun tipo di competenza essendo imprese private. Nonostante ciò la giunta è chiamata a svolgere il difficile compito di non perdere ulteriori posti di lavoro e capacità produttiva nel territorio genovese, cercando di individuare soggetti interessati a subentrare a Lactalis-Parmalat ormai decisa a chiudere gli impianti.

    Altro tema balzato agli onori delle cronache politiche tardo-estive riguarda la posizione del sindaco sulla Gronda. Che Doria non fosse un grande estimatore di quest’opera era già emerso in campagna elettorale, ma i toni erano stati decisamente più sibillini da quelli usati a fine agosto durante una visita in Valvarenna: «Bisogna ragionare su un diverso sistema di viabilità e trovare soluzioni alternative». Non si tratta di un’opposizione totale all’opera, ma della richiesta di un accurato riesame destinato probabilmente a modificare il cammino indicato dalla precedente Giunta comunale.

    La ricostruzione di questo contesto è essenziale poiché le posizioni espresse dai diversi partiti su questi temi segnalano l’evoluzione degli equilibri di maggioranza all’interno di Palazzo Tursi. Una maggioranza che in questi mesi non è mai apparsa del tutto coesa. Il Pd ha chiesto e ottenuto un incontro tra i capigruppo di maggioranza entro la fine di questa prima settimana di settembre (venerdì 7) con l’obiettivo di verificare il sostegno degli alleati alla Giunta Doria. In particolare dai vertici del Partito Democratico genovese sono giunte forti pressioni per l’estromissione dell’Idv, che durante i primi cento giorni di questa nuova legislatura comunale ha sempre osteggiato e criticato le decisioni della Giunta. Il peccato originale da cui dipende questa ostilità  è probabilmente la mancata nomina di un assessore appartenente a questo partito, una circostanza che aveva agitato fin dal principio la presenza dell’Idv all’interno della maggioranza.

    A colmare il vuoto lasciato dall’Idv dovrebbe essere l’Udc, che ha dato l’impressione di tendere la mano a Marco Doria votando – unico partito dell’opposizione a farlo – a favore della proposta di privatizzazione dell’AMT. In Regione un esperimento di “groϐe koalition” con i centristi all’interno della maggioranza di centro-sinistra al fianco dei democratici, va avanti dal 2010. Inoltre l’Udc è uno dei partiti favorevoli alla realizzazione della Gronda.

    Sul versante opposto la Federazione della Sinistra ha accolto con estremo favore i dubbi del sindaco sulla Gronda, ma ha già dichiarato di essere pronta a passare all’opposizione qualora avvenisse un avvicendamento Idv – Udc. Anche Sel, che ha già provato più di qualche imbarazzo nell’appoggiare scelte come la privatizzazione del trasporto pubblico, si troverebbe a disagio nel sostenere delle alleanze poco naturali per un partito di sinistra. È proprio di questi giorni la chiara bocciatura di un’alleanza con Pd e Udc da parte del leader del partito Nichi Vendola.

    Due sono quindi gli scenari che possono derivare dai riassetti della maggioranza, ma in entrambi Doria rischia di ritrovarsi fortemente indebolito. Uno spostamento più al centro dell’equilibrio della coalizione avrebbe dei costi elevati in termini di perdita di appoggio da sinistra e forse dello stesso partito che ha lanciato la su candidatura (Sel). Un mantenimento degli equilibri attuali deluderebbe invece le aspettative della principale forza politica a sostegno del sindaco, il Pd, e non risolverebbe il problema della scarsa fedeltà dell’Idv come alleato.

    Dagli incontri tra i capigruppo di maggioranza previsti per i prossimi giorni emergeranno i primi indizi sul futuro della maggioranza di Tursi e c’è da scommettere che il loro effetto avrà un forte impatto sull’evoluzione degli equilibri politici a livello comunale.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]