Tag: turismo

  • Musei di Nervi, visite e promozione: il punto con la direttrice Giubilei

    Musei di Nervi, visite e promozione: il punto con la direttrice Giubilei

    Musei di NerviOltre i consueti e più noti musei del centro cittadino, Genova offre anche una serie di proposte artistiche meno a portata di mano poiché dislocate in altri siti, ma di indubbio valore. È il caso del polo museale nerviese: quattro musei con proposte legate all’arte moderna e al collezionismo, e che dialogano con il sistema dei tre Parchi in cui sono collocati. Essi, che fanno parte del circuito dei Musei di Genova, gestiti direttamente dal Comune, sono in grado di competere con i musei del centro? Vivono del doppio dialogo, quello interno ai quattro poli nerviesi e quello con i musei del centro e del Ponente. Difficile? Stando ai dati relativi ai flussi di visitatori nei Musei di Nervi forniti dall’Assessore Sibilla nel corso dell’ultima conferenza stampa, sembra di sì:

    I trimestre 2012: 4.605 / I trimestre 2013: 3.773 con una variazione -18%
    II trimestre 2012: 7.080 / II trimestre 2013: 6.251 con una variazione -12%
    luglio/agosto 2012: 1.921 / luglio/agosto 2013: 2.113 con una variazione +10%

    Il totale dei visitatori nel 2012 è pari a 17.910, mentre quello del 2013 è ancora in fase di determinazione e dati più precisi non sono ancora disponibili: rincuora l’incremento del 10%, a conferma del trend positivo. Dei circa 18 mila visitatori dello scorso anno, 8 mila si contano solo alla GAM – Galleria d’Arte Moderna: in media 22 persone al giorno.

    gam-verticale

    Nel corso di #EraOnTheRoad siamo stati alla GAM e abbiamo incontrato gli addetti del Museo: «Siamo in un contesto meraviglioso – raccontano – che però non sempre premia: non ci sono spiazzi per i pullman e non è facilmente raggiungibile perché mancano indicazioni che portino direttamente ai musei. C’è dialogo aperto con le Associazioni cittadine che si occupano dei parchi perché la loro crescita è la nostra crescita, ma spesso non è facile come sembra: alcuni si sono opposti all’inserimento della segnaletica nei parchi per preservarne il valore storico. Inoltre, si era proposto di introdurre un servizio bus o un trenino elettrico che, dal centro o da Nervi, portasse i visitatori al Museo, ma anche qui c’è stata forte opposizione. Tutte queste misure sarebbero necessarie, ma non arrivano proposte a livello centrale. L’affluenza non è molta, e spesso è legata alla didattica».

    Ma un Museo può vivere di didattica? Quali strategie per valorizzare il polo museale nerviese? Ne abbiamo parlato con la direttrice, la Dott.ssa Maria Flora Giubilei.

    Galleria d’Arte Moderna, Wolfsoniana, Raccolte Frugone e Museo Luxoro: come collaborano tra loro e come interagiscono con il sistema dei Parchi?

    «I quattro Musei di Nervi sono una ricchezza per il quartiere e per l’intera città, fra loro dialogano fortemente dando vita ad un “polo” articolato, in cui l’uno non può prescindere dall’altro. Per quanto riguarda l’interazione con i Parchi, cornice importante e attrazione turistica, c’è cooperazione: ad esempio, esiste già uno shuttle che, dalla stazione di Nervi, permette ai turisti di visitare i parchi e di raggiungere i musei».

    Il filo rosso che li lega è quello del collezionismo pubblico e privato: è il caso del Museo Luxoro, diventato comunale nel '45; delle raccolte Frugone (nella Villa Grimaldi-Fassio acquisita dal Comune tra '35 e '53); della Wolfsoniana, con i pezzi del collezionista americano Mitchell Wolfson Jr. dedicati alle arti decorative, arredi e sculture; infine, la GAM in Villa Saluzzo-Serra, nata dal collezionismo pubblico (gli acquisti più consistenti fatti fino al '48) e poi integrata con opere private, pezzi della tradizione artistica ligure e del '900 italiano: da De Pisis a Nomellini. Oltre alla consueta esposizione permanente (più di 2700 opere tra dipinti, sculture, disegni, incisioni dagli inizi dell'Ottocento agli anni '40 del '900, fino all'epoca più recente), la GAM attualmente ospita la mostra personale di Pina Inferrera “Accenti e parole tronche. Il vernacolo di Pina Inferrera”, la quarta di una serie di esposizioni del ciclo “Natura ConTemporanea”, con installazioni sul tema dello sfruttamento della natura e della donna che, spesso percepita come un oggetto, si fa oggetto essa stessa (diventando, per esempio, una poltrona fatta di parrucche nell'opera dal titolo “Anita Ekberg”). Per chi voglia visitare i Musei, diamo la possibilità di acquistare biglietti cumulativi (per i quattro siti) o combinati (due musei su quattro).
    “Il filo rosso che lega i quattro musei nerviesi – commenta la direttrice Maria Flora Giubilei – è quello del collezionismo pubblico e privato: è il caso del Museo Luxoro, diventato comunale nel ’45; delle raccolte Frugone (nella Villa Grimaldi-Fassio acquisita dal Comune tra ’35 e ’53); della Wolfsoniana, con i pezzi del collezionista americano Mitchell Wolfson Jr. dedicati alle arti decorative, arredi e sculture; infine, la GAM in Villa Saluzzo-Serra, nata dal collezionismo pubblico (gli acquisti più consistenti fatti fino al ’48) e poi integrata con opere private, pezzi della tradizione artistica ligure e del ‘900 italiano: da De Pisis a Nomellini. Oltre alla consueta esposizione permanente (più di 2700 opere tra dipinti, sculture, disegni, incisioni dagli inizi dell’Ottocento agli anni ’40 del ‘900, fino all’epoca più recente), la GAM attualmente ospita la mostra personale di Pina Inferrera “Accenti e parole tronche. Il vernacolo di Pina Inferrera”, la quarta di una serie di esposizioni del ciclo “Natura ConTemporanea”, con installazioni sul tema dello sfruttamento della natura e della donna che, spesso percepita come un oggetto, si fa oggetto essa stessa (diventando, per esempio, una poltrona fatta di parrucche nell’opera dal titolo “Anita Ekberg”). Per chi voglia visitare i Musei, diamo la possibilità di acquistare biglietti cumulativi (per i quattro siti) o combinati (due musei su quattro)”.

    I poli nerviesi nella rete dei Musei di Genova: uno scambio proficuo?

    «Senza dubbio: lo scambio c’è, e da tempo. Per la gestione della rete dobbiamo fare capo al Comune». 

    I dati sulle visite confermano le difficoltà che vivono i musei, in particolar modo quando si trovano lontano dai grandi centri.

    «Nervi è una cornice particolare: vero che siamo lontani dalle rotte tradizionali, però lavoriamo ugualmente bene. Dobbiamo promuoverci, come e più di altri, perché il nostro obiettivo è ricostruire la fisionomia di Genova e renderla a tutti gli effetti “città d’arte”, con quella dignità culturale e artistica che le è propria. Tuttavia, questo momento di stallo non è un male tutto genovese: anche gli altri poli artistici italiani non sono immuni da problematiche analoghe a quelle nerviesi. Ad esempio, a Firenze i numerosi musei cittadini sono messi in ombra dall’imponente presenza degli Uffizi; a Torino, il circuito dei musei cittadini (egizio, del cinema, Palazzo Reale) mette in ombra il Castello di Rivoli, a solo 10 km dal centro ma meno visitato degli altri. Caso analogo, quello di Nervi: anche noi siamo a 14 km dal cuore di Genova e ciò non accresce la nostra visibilità, i visitatori si spalmano soprattutto su altri siti (Musei di Strada Nuova e Porto Antico, n.d.r.). Tuttavia, abbiamo riscontrato da questa estate l’aumento dell’affluenza turistica. Gli stranieri, soprattutto, sono diventati una presenza reiterata e il nostro “libro degli ospiti” si è arricchito di testimonianze e saluti da Paesi fino ad ora insoliti: l’Australia, il Giappone, la Finlandia. Il turismo straniero è più numeroso di quello italiano e ligure. Molto è ancora da fare, però siamo soddisfatti. Certo, per quanto bene possiamo promuoverci, serve a monte l’azione di comunicazione di Tursi: l’Amministrazione deve essere brava a portare il nome di Genova e della Liguria nel mondo, poi i turisti arriveranno da sé, sempre di più, da Nervi al Ponente, lungo i 30 km in cui si snodano le attrazioni culturali cittadine. Il centro di Genova deve diventare polo d’arte, però servono percorsi obbligati per rinsaldare il tessuto urbano limitrofo sotto il profilo artistico-culturale».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Logo di Genova, concorso di idee: discussione in consiglio comunale

    Logo di Genova, concorso di idee: discussione in consiglio comunale

    lanterna2-DINoi genovesi, si sa, siamo popolo di storia e tradizioni, gelosi e orgogliosi del nostro passato. E così sono anche i nostri rappresentanti in Consiglio comunale, come Franco De Benedictis (Gruppo Misto) che nell’ultima seduta in Aula Rossa ha manifestato il proprio disappunto nei confronti dell’assessore Carla Sibilla per il concorso di idee lanciato a favore della realizzazione di un nuovo logo della città.

    «Il logo di Genova esiste dalla notte dei tempi – ha detto De Benedictis, illustrando il tema del suo art. 54 – e ha una sua storia. La croce rossa in campo bianco ha lo scopo di ricordare la passione di Cristo e simboleggiare i valori della vittoria e della Resistenza. E Genova in questo non è seconda a nessuno. Poi ancora i grifoni – non intesi in campo sportivo, di cui oggi avremo tante belle cose da dire – che in araldica significano ferocia, prontezza e vigilanza guerriera, come è sempre stata la nostra città. Per quale ragione va cambiato un simbolo di Genova, conosciuto in tutto il mondo e, per noi, motivo di fierezza?».

    Qualche richiamo storico ci sembra, a questo punto, più che opportuno. “D’argento alla croce di rosso, cimato di corona ducale, col cimiero della testa di Giano bifronte ed i sostegni di due grifoni”. Così l’araldica descrive ufficialmente lo stemma di Genova, che nei secoli ha subito diversi ritocchi. Se la croce di San Giorgio risale addirittura al 1099, i due grifoni alati fecero la loro prima comparsa nel 1139, quando Genova iniziò a battere moneta. Nel 1815 intervenne una modifica simbolica a seguito dell’annessione della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna: i due rapaci dovettero abbassare le code e riporle tra le zampe, in segno di sottomissione. Nel 1897 le code poterono fuoriuscire dalle zampe. Ma per tornare all’antico, fiero ed eretto splendore si dovrà aspettare la decisione del sindaco Pericu e della sua Giunta, che sulla soglia del nuovo millennio, riportarono le code nella loro originaria posizione.

    Certo negli ultimi anni se ne viste di cotte e di crude per promuovere la nostra città in Europa e nel mondo. Ogni evento, a fianco allo stemma istituzionale, proponeva un proprio impianto grafico e l’intenzione del Comune è proprio quella di fare un po’ di ordine di questo marasma di simboli.

    «Questo concorso, che verrà ufficialmente lanciato entro la fine di settembre – ha spiegato l’assessore Carla Sibilla – nasce da un gruppo di lavoro finanziato dalla Comunità europea per contribuire al rilancio economico e al riposizionamento delle città medio-grandi, proprio attraverso la rivisitazione dei loghi, per fronteggiare la crisi in corso con un rafforzamento dell’immagine della città e un processo di coinvolgimento attivo della cittadinanza e degli stakeholders (nel nostro caso, soggetti che operano in ambito turistico e culturale, in ambito industriale e portuale e giovani creativi). È vero che Genova ha un suo logo storico ma in realtà ha utilizzato e utilizzata una pluralità di loghi (Smart city, Loving Genova, Genova Turismo… solo per citarne alcuni) che creano una certa confusione di immagine. Sposando questo progetto, di cui tra l’altro siamo capofila, abbiamo realizzato una serie di gruppi di lavoro che attualizzassero il concetto di città che vogliamo far avere all’esterno. Prendendo spunto da quanto già successo a Bologna e a Firenze, abbiamo allargato il più possibile il concorso a livello nazionale e internazionale, fornendo anche tutto lo storico dei simboli utilizzati nel passato per capire se si potessero rendere più efficaci elementi già utilizzati. L’obiettivo ultimo è che il logo sia condiviso e venga utilizzato anche da tutti gli operatori genovesi, che vi ci si dovranno riconoscere. Sarebbe bello che il nuovo simbolo venisse sempre utilizzato anche dai privati, nei propri strumenti di comunicazioni, affianco naturalmente ai loghi proprietari».

    Un’operazione di marketing, dunque, sullo stile di “I love New York”, brand noto in tutto il mondo ma che poco ha da spartire con l’immagine istituzionale della città statunitense.

    «Lo stemma con i grifoni – conclude Sibilla – è estremamente istituzionale. Ci siamo tutti affezionati ma vorremmo qualcosa di diverso, più moderno e in grado di comunicare la nuova immagine di città che vogliamo trasmettere all’esterno».

    Una risposta che non ha del tutto convito De Benedictis che, questa volta sì, si affida al mondo pallonaro per ribadire ancora una volta la propria posizione: «Rimango dell’idea che tantissimi genovesi non vorrebbero il cambio del logo. Sacrificare lo stemma storico sarebbe un po’ come dire ai doriani che, dopo aver preso tre scoppole al derby, il Baciccia dovrebbe prendere la sua berretta, infilarsela sotto il braccio e andarsi a nascondere in segno di sottomissione quanto meno fino al prossimo derby».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Navebus Porto Antico Pegli: il futuro è in mano alla Regione

    Navebus Porto Antico Pegli: il futuro è in mano alla Regione

    Navebus GenovaUn finanziamento regionale di 350 mila euro in bilico fino alla fine dell’anno. Il futuro della Navebus, il servizio di trasporto pubblico via mare che in meno di 30’ porta da Pegli (Molo Archetti) al Porto Antico di Genova, è appeso a una sottile linea rossa. Ne sono ben consapevoli i cittadini del ponente che stanno promuovendo una raccolta di firme per sensibilizzare la Regione a mantenere in vita il servizio. Un’operazione già compiuta qualche anno fa, con oltre 18 mila adesioni raggiunte in un mese, e che diede i frutti sperati.

    «Recentemente – spiega il presidente del Municipio VII Ponente, Mauro Avvenente, tra i principali sostenitori della Navebus – ho incontrato l’assessore regionale ai Traporti, Enrico Vesco, il quale mi ha assicurato che entro la fine dell’anno sarà presa una decisione. Inutile dire che il Municipio si schiera compatto al fianco dei cittadini per difendere con le unghie e con i denti il servizio. Tagliare il finanziamento vorrebbe dire rinnegare un vettore comodo, pulito, puntuale, non inquinante, tipico di una città di mare e utile sia per i cittadini che per i turisti. Insomma, non avrebbe proprio senso».

    Non dello stesso avviso sembra essere Anna Maria Dagnino, assessore alla Mobilità del Comune di Genova, che si è lasciata scappare un alquanto sintetico ma molto emblematico «per me potrebbe anche chiudere». Certo Dagnino ha ben altre gatte da pelare riguardo il futuro e il presente di Amt, ma considerato che dall’azienda non filtrano altri commenti, è facile intuire che i “ponentini” non avranno grande sostegno nella loro battaglia da parte di Palazzo Tursi.

     

    Ma perché la Regione dovrebbe porre fine alla vita di Navebus?

    «Bisogna sfatare un mito» torna alla carica Avvenente. «Non è vero, come sembra circolare da più parti, che la chiusura definitiva di Navebus comporterebbe il risanamento delle casse di Amt. L’azienda in tutta quest’operazione non ci mette il becco di un centesimo di euro e non è assolutamente detto che, in caso di eliminazione del servizio, la Regione sarebbe disposta a convogliare i 350 mila euro nella casse di Amt, che già riceve un finanziamento diretto da piazza De Ferrari. Semmai da questo servizio, gestito sì come trasporto pubblico locale ma curato dalla Cooperativa battellieri del Porto di Genova, Amt non ha altro che da guadagnarci».

    Attraverso un accordo che risale a circa tre anni fa, infatti, in seguito al dimezzamento dei fondi previsti nei primi anni per il servizio Navebus, pur di mantenere in vita questa modalità di trasporto, i battellieri concordarono nel suddividere equamente con Amt tutti i proventi superiori ai 300 mila euro. «Non sono cifre da capogiro – chiosa Avvenente – ma Amt dovrebbe avere tutto l’interesse a far sì che il vettore rimanesse attivo perché, pur non costando nulla, porta comunque qualcosa nelle casse».

     

    Navebus, risorsa per residenti e turisti: i numeri e le corse

    Lungomare di Pegli

    Effettivamente, rinunciare a un servizio così caratteristico per il trasporto pubblico genovese sarebbe un peccato. Secondo le ultime cifre, rese note dalla Compagnia dei battellieri, ogni anno sono circa 350 mila gli utenti della Navebus. Numeri un po’ inferiori rispetto al boom iniziale del servizio (nato il 1° agosto 2007) a causa della diminuzione delle corse dovuta al drastico taglio dei finanziamenti. Attualmente, gli orari di servizio vengono rimodulati ogni cambio di stagione. Nel periodo invernale, si punta prevalentemente sull’utenza urbana, con 8 corse totali negli orari pre e post lavorativi, e 4 viaggi nei villa-pallavicini-pegli-d1weekend. In primavera e autunno, quando l’afflusso turistico non è ancora al top, vengono aggiunte 2 corse sia in settimana che al sabato e alla domenica. D’estate, infine, si punta molto sul fascino turistico di Genova vista dal mare con 14 corse feriali e 8 sabatali e festive.

    Come succede in tutti i porti turistici, Venezia compresa, anche le tariffe sono differenziate a seconda dell’utilizzo. I pendolari residenti a Genova possono fare affidamento su tutti gli abbonamenti Amt e sullo speciale biglietto integrato a 1,60€, acquistabile a bordo, che consente un viaggio su Navebus più un’ora di tragitto sugli autobus cittadini. Per i turisti, invece, la singola corsa costa 3€.

    Il battello pubblico non è vitale solamente per i pendolari ma mette in atto un meccanismo virtuoso che consente di includere nei percorsi turistici anche le bellezze del ponente.

    «Per noi ponentini – spiega il presidente Avvenente – si tratta di un’occasione importantissima di promozione e di sviluppo per iniziative di riqualificazione come sta avvenendo per Villa Duchessa di Galliera, i restauri di Villa Pallavicini e Villa Doria, la Fascia di Rispetto, il Museo Navale, quello di Archeologia. Anche grazie alla Navebus, il ponente può proporsi come punto di aggregazione della popolazione e offrire la possibilità di visitare eccellenze del nostro territorio finora rimaste un po’ nascoste. Penso ad esempio alle Terme e al Museo di Acquasanta. Ci sono tanti elementi che in concorrenza tra loro ci fanno pensare che sarebbe davvero un delitto cancellare questo servizio in nome del salvataggio di un’azienda che in realtà dalla chiusura di Navebus non trarrebbe nessun vantaggio».

    I discorsi potranno essere rivisti una volta che sarà finalmente disponibile la tanto agognata metropolitana di superficie, che nel ponente coinvolgerà ben 6 stazioni (Voltri, Palmaro, Pra’, Pegli – Lido, Pegli e Multedo). Ma prima bisogna quantomeno attendere la fine dei lavori del nodo ferroviario di Genova. «Anche allora, però – conclude Avvenente – non si dovrà dimenticare il valore aggiunto di un’eccellenza di carattere turistico che sarebbe un peccato cancellare. Genova deve decidere che cosa vuole fare da grande: non può più contare solo sulla grande industria ma si deve definitivamente aprire al turismo. Questa città ha tutte le caratteristiche per proporsi come luogo d’arte. Ma il nostro caratteraccio di genovesi chiusi ci fa tenere segregata una quantità enorme di eccellenze e unicità. Dobbiamo diventare sempre più consapevoli di questo nostro patrimonio anche per poterlo sfruttare economicamente. E, soprattutto, dobbiamo essere più orgogliosi di vivere in un posto come questo».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Turismo a Genova, entro fine 2013 sarà rivisto il piano degli infopoint

    Turismo a Genova, entro fine 2013 sarà rivisto il piano degli infopoint

    Teatro Carlo FeliceIl Consiglio comunale riapre le porte dopo la pausa estiva. In attesa della patata bollente rappresentata dalla discussione sulla privatizzazione delle società partecipate, in Sala Rossa si è tornati a parlare di un argomento che nelle scorse settimane ha tenuto parecchio banco sulla stampa cittadina: l’accoglienza turistica. Lo spunto è stato fornito da un articolo 54 – interrogazione a risposta immediata – avanzato dalla consigliera Vittoria Emilia Musso che ha chiesto delucidazioni all’assessore Carla Sibilla in merito alla chiusura dell’infopoint del Carlo Felice nel mese di agosto.

    L’occasione è stata ghiotta per fare il punto della situazione sul sistema degli uffici di Informazione e accoglienza turistica dislocati sul territorio genovese. Un servizio che la Regione delega al Comune fornendo un contributo economico, costante dal 2007 al 2010 ma dimezzato a partire dal 2011. Tre dei quattro Iat cittadini (piazza Caricamento, via Garibaldi e aeroporto) sono gestiti direttamente da personale comunale, con l’integrazione di un’agenzia interinale a copertura di ferie e malattie, e lavorano mediamente 9 ore al giorno, domeniche incluse: 9-18.30 per gli infopoint di via Garibaldi e Caricamento, che d’inverno chiude mezz’ora prima, mentre 10-13.30 e 14-17.30 per quello dell’aeroporto. Più complessa la situazione del quarto punto informativo, quello con sede al Carlo Felice, gestito in concessione, almeno fino alla fine dell’anno, da personale del teatro e finito nell’occhio del ciclone per la chiusura agostana. Di certo, non una scelta strategica nel periodo di maggior affluenza turistica. Una situazione che preoccupa anche in vista dell’Expo 2015 in cui Genova dovrebbe rappresentare una sorta di naturale sbocco al mare per la kermesse milanese. «Innanzitutto – ha precisato l’assessore Sibilla – va detto che l’infopoint del Carlo Felice serve solo per il 20% un’utenza turistica, mentre all’80% è sfruttato da cittadini genovesi. La spiacevole situazione che si è verificata nel mese di agosto è stata dovuta a una mancanza di comunicazione da parte del Carlo Felice del piano ferie del suo personale, che ci avrebbe permesso di studiare un rimedio opportuno».

    L’assessore al Turismo del Comune di Genova ha successivamente allargato il discorso a tutto l’impianto di informazione e accoglienza turistica cittadina: «I nostri Iat, oltre a divulgare importanti informazioni turistiche, offrono anche servizi legati alla città come la vendita della card musei, di biglietti Amt e di visite guidate. Inoltre, è presente un reparto commerciale che nell’ultimo periodo primaverile ed estivo ha sensibilmente incrementato la rendita».

    «L’impegno del Comune – ha proseguito Sibilla – è di verificare entro la fine dell’anno i punti di accesso e strategici della città per tornare a discutere con la Regione l’impostazione del servizio. L’obiettivo è quello di giungere a un’omogeneità del servizio su tutto il suolo regionale, prendendo proprio a riferimento il modello genovese a cui guardano anche altre grandi città come Milano e Bologna». In quest’ottica la Regione ha parlato della possibilità di tre nuovi uffici per il capoluogo.

    Si torna a parlare di tre nuovi Iat: Stazione Marittima, Principe e Brignole

    Stazione di PrincipeDel primo si parla ormai da anni ed è quello che dovrebbe trovare spazio in zona Stazione Marittima. I finanziamenti in questo caso non dovrebbero essere un problema; il punto delicato resta la collocazione. Nel precedente ciclo amministrativo, quando la materia era di competenza dell’assessore Gianni Vassallo, tutto sembrava essere pronto per l’allestimento in parte dei vecchi uffici postali dismessi. Poi intervenne un’inchiesta per abuso d’ufficio del funzionario incaricato all’operazione a cui fece seguito il blocco della possibilità di stipulare affitti passivi per gli enti locali. Ora si tratta di trovare nuovamente la quadra: operazione non facile visto che il Comune dovrà accordarsi con Autorità portuale e Soprintendenza. La soluzione, allora, potrebbe essere anche un gazebo semovibile, da posizionare in approdi strategici al momento dell’arrivo delle navi. Una battaglia, comunque, non semplice dal momento che buona parte del turismo crocieristico arriva in città con pacchetti-visita già acquistati unitamente al viaggio.

    L’obiettivo è sempre quello di trasformare i visitatori mordi e fuggi in veri e propri turisti. Per fare ciò, le istituzioni sembrano sempre più intenzionate a intercettare i flussi nei loro luoghi naturali di partenza/arrivo. In quest’ottica sembrano, allora, molto più cruciali altri due infopoint che dovrebbero vedere la luce nei pressi delle stazioni ferroviarie di Principe e Brignole. Anche qui, si tratta di studiare la giusta collocazione perché, come sempre nel settore commerciale, bastano 50 metri di troppo o un angolo sbagliato, per rimanere all’esterno del flusso turistico principale. Per Brignole si parla di uno spazio nei pressi del posteggio prima del tunnel che conduce a Borgo Incrociati. A Principe, invece, ci sarebbe sempre il vecchio locale Amt in corrispondenza della fermata sotto la pensilina perché gli affitti all’interno della stazione sembrano al momento fuori budget.

    Ad ogni modo, per trovare le risorse necessarie, Comune e Regione potrebbero considerare l’intervento di capitali privati, quantomeno per servizi più strettamente legati al settore commerciale. «Entro la fine dell’anno discuteremo il nuovo piano con l’assessore regionale Berlangieri» assicura Sibilla. Insomma, la prossima estate come test per il 2015 dell’Expo. Staremo a vedere.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Turismo in Liguria, Social media team diffuso: dubbi e prospettive

    Turismo in Liguria, Social media team diffuso: dubbi e prospettive

    Genova, Corso ItaliaSe l’unione fa la forza, figuriamoci l’unione in rete. Questo, in sostanza, è il nocciolo della questione proposta  ieri all’incontro di presentazione del progetto “Social media team diffuso” da Angelo Berlangieri, Assessore al Turismo della Regione Liguria, da Francesca Montaldo, responsabile del marketing dell’agenzia per la promozione del turismo in Liguria (che cura il blog “La Liguria racconta“) e da Roberta Milano (docente universitaria e consulente su web marketing e turismo) sull’onda del successo delle Invasioni Digitali e della copertura mediatica offerta, del tutto spontaneamente, dagli utenti dei social network a Ideona, rassegna televisiva che si è tenuta a Savona nell’ambito del Savona Screen Festival. Un’unione di utenti di Facebook e Twitter, di blogger e di “persone comuni” che raccontano la propria terra con passione, ognuno secondo le proprie competenze e i propri interessi, tutti riuniti sotto un hashtag comune, #smtdliguria, e con lo stesso intento: rilanciare il turismo.

    C’è chi è “novizio”, chi posta saltuariamente, chi lo fa per professione: un registro in cui proporsi e iscriversi, una lista di eventi cui partecipare, magari grazie a un pass o a un biglietto gratuito, un articolo da scrivere, da condividere sul proprio profilo, sulla propria piattaforma, in modo “certificato”, quindi attendibile per il turista; un’informazione non frammentaria, strutturata con coerenza e strategia, in uno scambio reciproco di visibilità, di crescita, d’accoglienza. Un turismo 2.0.

    Il progetto, sicuramente suggestivo, è tuttavia ancora un po’ nebuloso (le proposte sono partite quasi tutte dagli utenti presenti), non è semplice immaginare la comunicazione spontanea e istintiva dei social network e dei blog inserita negli schemi di una strategia coordinata di promozione del territorio. Qualche dubbio anche sul principio fondante del progetto “Social media team diffuso”;  per sorridere… è un po’ come chiedere a un pittore di dipingere per hobby le strisce pedonali al posto del Comune, perché, tanto, si tratta pur sempre di pitturare, e sicuramente il pittore sarà ben felice di farlo, no? Inoltre, l’iniziativa si scontra con la situazione instabile e non particolarmente efficiente della rete d’informazione turistica presente nei comuni della Liguria: segnaletica assente, infopoint turistici che propongono orari improbabili, QR code nascosti abilmente, tutto ciò rende forse poco utile un sito funzionante, un blog molto ricco, un tweet poetico.

    Insomma, non può certo essere questa la soluzione per migliorare la promozione turistica del nostro terriorio, ma l’intenzione rimane assolutamente  meritevole: riconoscere, da parte delle istituzioni, i propri limiti e tentare, con l’aiuto degli interessati, di uscire dal tunnel, è un passo ammirevole. Voler promuovere un territorio che ha risorse innumerevoli e sostenitori appassionati (l’affluenza inaspettata di ieri l’ha dimostrato) è un’iniziativa che meriterebbe più considerazioni, più ragionamenti, più proposte; meriterebbe forse un altro tempo e un’altra società, attualmente entrambi sono sembrati ancora un po’ immaturi.

     

    Giulia Fusaro

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Staglieno, antiche creuze e percorsi turistici abbandonati al degrado

    Staglieno, antiche creuze e percorsi turistici abbandonati al degrado

    chiesa-staglienoUna risorsa per il territorio genovese, sotto il profilo storico e naturalistico: sono le antiche creuze che si trovano in Val Bisagno, dal cimitero di Staglieno sino a Struppa: acquedotti, torrenti, rivi e quant’altro. In particolare, questo è il caso di Salita alla Chiesa di Staglieno, una piccola mulattiera che si apre poco dietro il cimitero di Staglieno, tra il verde, e si inerpica sulle colline. La salita è una creuza storica e antichissima, usata inizialmente come unica via d’accesso per risalire la valle, all’altezza del cimitero, sulle alture, alla Chiesa di Staglieno. Vi si accede dalla vicina Via delle Gavette che, incrociando con Via delle Banchelle, apre ad una scalinata di pietra e mattoni che immette sulla salita stessa. Lì vicino, altre creuze storiche, simili a quella in questione: Salita Chiappa di Struppa, Via Superiore delle Banchelle, Salita della Chiappa, Via Preli, per citarne alcune.

    All’incirca sono tutte nelle stesse condizioni: nonostante la posizione strategica dal punto di vista turistico (per la vicinanza al cimitero) e funzionale al collegamento tra Molassana bassa e le alture circostanti, versano in stato di semi-abbandono e sono danneggiate dal degrado. Senza contare la viabilità, difficile quando non del tutto impossibile. Si deve pensare che si tratta di strade storiche, e per questo strette e non pensate per il transito, se non in base alle esigenze dell’epoca in cui sono state costruite.

    cimitero-staglienoTra le difficoltà, le lamentele e la perplessità di molti, e soprattutto incuriositi da questa parte delle città che resta un po’ dimenticata, siamo andati a vedere qual è lo stato effettivo della salita e delle altre creuze della zona, e ne abbiamo parlato con Gian Antonio Baghino, vicepresidente e Assessore alle Manutenzioni del Municipio Media Valbisagno.

    Così commenta Baghino: «Si tratta di una vecchia creuza dalle parti del cimitero di Staglieno, e quindi molto centrale e strategica sia per i frequentatori del cimitero, sia sotto il profilo turistico. Dal cimitero, la strada sale e si inerpica fino alla Chiesa di Staglieno: anticamente era nata con questa funzione di collegamento, ma da quando è stata edificata la più recente Via delle Gavette, l’antica creuza ha perso la sua funzione originaria e il suo uso è stato ridotto a semplice viuzza di passaggio per i –pochi- residenti della zona.  Il resto del traffico e del passaggio è stato dirottato, appunto, sull’altra via e su quelle limitrofe. Lo stato della creuza non è certo dei migliori, ma ora come ora non siamo in grado di procedere al recupero e avviare lavori di risanamento. In compenso, abbiamo da poco riscoperto il vecchio lavatoio lungo il tragitto che porta all’acquedotto storico e stiamo pensando di recuperarlo e restaurarlo. Non c’è ancora un progetto concreto, ma rientra nelle priorità del Municipio operare una riqualifica di questo sito, considerato strategico: la sua posizione, infatti, inserita all’interno del percorso turistico tracciato per arrivare all’acquedotto (il lavatoio dista non più di 20 metri e sarebbe nostra intenzione inserirlo nel suddetto percorso) e centrale all’interno del quartiere, ha la duplice funzione di attrattiva turistica e punto di aggregazione per gli abitanti della zona».

    Come racconta Baghino, la salita è stata inserita all’interno di uno dei dieci itinerari individuati per raggiungere l’antico acquedotto storico. Tra i percorsi, ad esempio quello che partendo dal Borgo di Cavassolo, arriva fino al cimitero di Staglieno. Il percorso include un itinerario in un paesaggio di campagna molto prossima alla città e che, passando per il secondo tronco dell’acquedotto, giunge alla valle del Rio Torbido, fino alla chiesa di Molassana, dove l’acquedotto supera la valle del rio Geirato su un lungo ponte-sifone. Un percorso in campagna che ha per tema l’acqua, quella potabile, nelle colline a monte della città. O ancora, l’itinerario che da Molassana arriva a Pino Sottano, o quello che collega Staglieno a Via Burlando. Proprio in questo contesto si inserisce anche la visita delle antiche creuze di Molassana.

     

    Elettra Antognetti

  • Municipio Levante: sentieri ciclabili e pedonali da Bavari a Sant’Ilario

    Municipio Levante: sentieri ciclabili e pedonali da Bavari a Sant’Ilario

    Tramonto ad ApparizioneAl via il progetto promosso dal Municipio IX Levante e da alcune associazioni territoriali per la valorizzazione e la riqualifica dell’entroterra genovese, nei territori di Bavari, San Desiderio, Apparizione, Monte Moro, Monte Fasce, Colle degli Ometti, San Rocco di Nervi e Sant’Ilario. L’iniziativa è stata presentata lo scorso sabato 20 aprile 2013 nel corso di un incontro illustrativo a Belvedere Pomodoro, di Quarto Alto, dove i rappresentanti dell’amministrazione hanno illustrato alla cittadinanza i loro progetti per la riqualifica dei siti dell’entroterra, allo scopo di rimetterli in sesto e renderli più vivibili sia per i residenti che per turisti e visitatori.

    Tra le varie proposte avanzate, quelle legate alla pulizia e manutenzione territoriale, e alla valorizzazione storico-culturale, per ridare slancio a territori meno frequentati del Levante genovese. Si è partiti con una prima azione partecipata di pulizia dell’area, che ha visto anche la partecipazione delle varie associazioni locali allo scopo di metterle in rete e realizzare sinergie tra le tante realtà presenti in loco, da sempre impegnate per il recupero e la valorizzazione dell’area. Con il duplice intento di dare alle associazioni una maggiore visibilità e mettere al contempo in risalto le varie iniziative, si vuole sensibilizzare la cittadinanza intera su queste problematiche e spingere a una maggiore partecipazione e coinvolgimento.
    Inoltre, l’obiettivo è anche quello di recuperare le radici storiche e le tradizioni popolari di queste aree collinari, con la valorizzazione dei segni, della cultura e delle opere umane accumulatesi nei secoli e che rischierebbero di venire pian piano dimenticate.
    Inoltre, è previsto anche il recupero dei siti abbandonati e la valorizzazione del patrimonio agricolo, con il ripristino e l’incremento delle attività originariamente svolte in questi luoghi. Poi ancora, la creazione di una rete di sentieri ciclo-pedonali per collegare i borghi tra loro e creare percorsi turistico-formativi, alla scoperta delle attività originarie svolte storicamente nell’entroterra, dei manufatti un tempo realizzati e delle curiosità e i retroscena storici nascosti in questi posti poco conosciuti dai più.

    Quella del 20 aprile è stata la prima di una serie di giornate di incontri, che verranno a delinearsi meglio nel tempi e nei modi, man mano che saranno avviate le diverse fasi dell’intero progetto.
    Nella fase iniziale sono previsti interventi a breve termine per la riqualifica storico-naturalistica: si parte con il ripristino dei manufatti storici, la creazione di un percorso pedonale facilmente accessibile e uno per ciclisti di mountain bike, per favorire il collegamento tra i vari siti di interesse storico-paesaggistico e favorire percorsi turistici. Il tutto, in collaborazione con associazioni di quartiere particolarmente attive e di numerosi volontari, che aiuteranno durante lo svolgimento delle operazioni di riqualifica e coordineranno i lavori di restyling. Lungo il tragitto, anche pannelli espositivi, posizionati soprattutto in località Belvedere Pomodoro, che forniranno dati tecnici sulle località interessate. Inoltre, l’apertura al dialogo al confronto con i cittadini e con tutti coloro che vorranno partecipare alle iniziative di recupero territoriale: dall’amministrazione e dagli organizzatori, la disponibilità ad ascoltare ed accogliere le proposte di chiunque voglia dire la sua.

    genova-apparizione-creuza-d1Così commenta queste iniziative Nerio Farinelli, presidente del Municipio IX Levante: «L’iter che abbiamo avviato il 20 aprile scorso interessa tutte le zone collinari del Levante sotto più aspetti: per cominciare, quello ambientale, per cui stiamo cercando di risolvere i problemi legati al degrado e ai danni legati alle alluvioni. Inoltre, vogliamo muoverci per evitare ulteriori danni futuri generati da eventi calamitosi. Inoltre, l’aspetto culturale: vogliamo creare sentieri che permettano a sportivi e non di avventurarsi nei territori dell’entroterra del Levante e per questo motivo vogliamo realizzare appositi sentieri per il trekking, la mountain bike, e altre attività. Infine, non sono state tralasciate nemmeno iniziative storiche e legate alla salvaguardia della memoria popolare di questi luoghi: da parte del Municipio c’è l’idea di creare un istituto per la ricerca storica, in cui saranno organizzate mostre e iniziative culturali varie per raccogliere e preservare tutte le testimonianze storiche di questi luoghi, che altrimenti verrebbero dimenticate. Oltre a questi progetti a medio termine, anche altri più specifici e immediati, di recupero dei siti coinvolti: ad esempio, proprio durante l’incontro dello scorso 20 aprile, abbiamo dato avvio al progetto di pulizia dei sentieri dei territori di Quarto Alto, per dare un contributo effettivo per la manutenzione dei luoghi e soprattutto per dare un segno di concretezza. A pochi giorni dalla presentazione dei vari programmi, siamo contenti di dire che la realizzazione dei programmi sentieristici è in fase avanzata di realizzazione. Per gli altri progetti ci sono già contatti con le varie comunità e associazioni locali: il tutto si nutre dell’interazione tra le parti, e su questo stiamo ancora lavorando».

     

    Elettra Antognetti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Alberto Cappato: intervista al direttore di Porto Antico di Genova S.p.A.

    Alberto Cappato: intervista al direttore di Porto Antico di Genova S.p.A.

    alberto-cappato3Direttore Generale della società Porto Antico di Genova S.p.A. dallo scorso 15 novembre 2012, Alberto Cappato (genovese, classe 1971, dal 1999 Segretario Generale dell’Istituto Internazionale delle Comunicazioni) ha ormai terminato la fisiologica fase di “rodaggio” post-insediamento e, inseritosi al meglio nel suo ruolo manageriale, ci accoglie con entusiasmo e ci offre una panoramica a 360 gradi del passato del Porto Antico, della situazione presente e dei tanti progetti per il futuro.

    Nominato anche in considerazione della sua fama internazionale e dell’esperienza sviluppata all’estero (laureato in Economia all’Università di Genova e di Nizza, PhD in Transport Engineering and Economics, con esperienze lavorative al polo scientifico di Sophia Antipolis di Nizza nell’ambito della pianificazione e del marketing territoriale, in un curriculum ancora molto più esteso), Cappato è sembrato essere ai membri del CdA della Società Porto Antico la figura ideale per il rilancio di un’area altamente strategica per la città di Genova, sia dal punto di vista culturale sia economico: in corso l’apertura ai mercati internazionali e la ricerca di nuovi partner, per un nuovo grande progetto di esportazione dell’eccellenza genovese nel panorama internazionale.

    Dottor Cappato, il Porto Antico ha compiuto vent’anni poco meno di un anno fa. Un bilancio di questo periodo di attività.

    «Dopo i primi anni di vita del Porto Antico, dal 1992 al 1996, con l’insediamento dell’Acquario come grande attrazione turistica, sono iniziate a Genova le operazioni di risanamento del centro storico e di espansione della città, proprio in concomitanza con il potenziamento del waterfront, e questo all’inizio ha limitato la sfera di azione dell’area portuale: infatti, si temeva che forzando troppo la mano sulla promozione delle attività del Porto Antico si rischiasse di danneggiare il recupero dei vicoli, appena iniziato. Per questo all’epoca si decise di optare per l’inserimento, all’interno del nuovo centro portuale, di esercizi commerciali diversi da quelli del tessuto urbano: il Porto Antico ha voluto e dovuto indirizzarsi quindi verso il settore della ristorazione, creando nel tempo una situazione di saturazione.
    Inizialmente questa si è rivelata una scelta vincente, un’offerta ampia e varia, per tutti i gusti e per tutte le tasche; oggi, in una situazione di crisi economica generalizzata, il mercato ristorativo langue più che in passato, anche se gli esercizi del Porto Antico resistono. Soprattutto dopo l’arrivo di Eataly, grande  colosso nazionale e brand di classe, la situazione si è smossa anche per gli altri soggetti, che sono costretti, o meglio stimolati dall’esempio virtuoso del fratello maggiore, a rendere la propria offerta sempre più attraente. Siamo orgogliosi del fatto che le attività già avviate, pur in questa fase di crisi, reagiscano al meglio; tuttavia, in questo momento, continuare a saturare l’area di ristoranti e bar non ci sembra la scelta più consona.
    Scongiurato ormai il pericolo di intralciare il percorso di riqualifica del centro storico, ci sentiamo dunque più fiduciosi nell’aprirci a nuovi tipi di attività, diverse da quelle ristorative: il Porto è un punto di riferimento importante per la città, unico caso di grande area pedonale per il relax e il tempo libero, ma anche maxi-contenitore di attività volte all’apprendimento. In una parola, “edutainment”, per imparare divertendosi: questo il leitmotiv che ha permesso di puntare sul turismo, richiamando un pubblico di bambini e ragazzi (con Acquario, Città dei Bambini, Area Gioco Mandraccio, ecc) e “svecchiando” l’immagine della Superba, città considerata anziana e di anziani, la cui popolazione è calata da 800 mila a circa 600 mila negli ultimi anni. Noi di Porto Antico S.p.A, che abbiamo la fortuna di gestire un’area chiave per il futuro dell’intera città, vogliamo dare un messaggio positivo, di crescita, con investimenti importanti e attenzione per le attività produttive (sia nel campo dell’industria pesante, che leggera, e dello sviluppo di software)».

    Come si è detto, il Porto Antico rappresenta sicuramente un’area strategica per la città. A questo proposito, quali sono i progetti in serbo per il futuro?

    porto-antico-bigo-M«Tanto per cominciare, la Vasca dei Delfini, il grande progetto di Renzo Piano per l’implementazione dell’Acquario, che vedrà raddoppiata la sua superficie. La vasca, pur trattandosi di una struttura galleggiante in cemento armato, mastodontica nei suoi 100 per 30 mq di dimensioni, si inserirà con leggiadria nello skyline portuale, senza appesantirne la silhouette. È una grande novità per l’Acquario, la più grande dopo 21 anni: noi di Porto Antico S.p.A crediamo molto in questa nuova avventura, tanto che abbiamo deciso di farci soggetto promotore e investirvi ben 30 milioni di euro. Gli altri soggetti partner (Costa Edutainement, Camera di Commercio, Comune di Genova e Autorità Portuale) contribuiscono a questo maestoso progetto, ma siamo noi a coordinare il gruppo di lavoro con il supporto del Comune di Genova. Ad esempio, Costa, di suo, ha finanziato con 3 milioni di euro, e altri 9 provengono dai residui delle casse delle Colombiadi, che abbiamo deciso di mettere a frutto in questo modo, reinvestendo per lo sviluppo del Porto stesso. Un retroscena: i lavori, che sarebbero dovuti essere già terminati, sono stati rallentati di ulteriori 3 mesi (rispetto al già accumulato ritardo) a causa del ritrovamento di reperti archeologici datati V secolo a.C. I reperti di cui disponevamo fino ad ora risalivano –i più antichi- al 200 a.C. e questa nuova scoperta fa retrocedere di ulteriori tre secoli la presunta datazione del Porto. Assieme ai ritardi, si sono accumulati naturalmente anche i costi per l’estrazione dei reperti, ma tutto ciò ci è sembrato lo stesso altamente positivo, tanto che già si pensa di creare, nella zona della nuova Vasca, un sito di valorizzazione archeologica dei ritrovamenti».

    Per finire, di pochi giorni fa l’inaugurazione del rinnovato Museo Nazionale dell’Antartide. Inoltre, di poco tempo fa anche la nuova esposizione Wow!

    «Certamente, tuttavia quello che ci preme è non solo attirare nuovi investitori e intraprendere altri progetti, bensì per prima cosa fare in modo che chi è già nella nostra squadra ci stia bene e voglia continuare a lavorare con noi, in un percorso in cui si prospettano certamente difficoltà, ma anche grandi successi. Attualmente i nostri spazi sono occupati non dico al 100%, ma quasi: restano libere solo poche aree da adibire a uffici o ad attività ludico-educative. Dopo l’inaugurazione di Wow! e il rinnovamento di MNA, i grandi contenitori sono stati tutti riempiti. Ora vogliamo soprattutto mantenere l’area attrattiva, come già è, e ancora di più: in programma, manifestazioni diverse lungo tutto l’anno, per mantenere viva la zona per i genovesi e per chi viene da fuori, richiamando flussi di turisti nazionali e internazionali».

    E non dimentichiamo il maxi-progetto per il restyling del Ponte Parodi… Una vera e propria espansione a Ponente: c’è un valore strategico in questa “conquista del West”?

    alberto-cappato2

    «Quella del Ponte Parodi è un’opera grandissima, e altrettanto complicata. La nostra società ha partecipato al progetto in prima persona, facendosene promotore e investendo molto, in termini sia di denaro che di aspettative, per un ulteriore ampliamento del waterfront portuale. Il nostro ruolo consisteva semplicemente nel favorire l’avvio dei lavori, tramite investimento monetario, e di farci da parte all’indomani dell’inizio del progetto vero e proprio, lasciando le redini in mano a un privato, la ditta francese Altarea, che seguirà i lavori e gestirà le operazioni del nuovo complesso, diventando quindi nostra partner nell’amministrazione del nuovo waterfront ampliato.
    Come già ha ricordato l’Assessore Bernini, a voi e ad altri organi di stampa locali, manca ormai davvero poco all’inizio dei lavori: sistemate le questioni relative allo spostamento delle attività con sede in quella zona, alla preparazione di Via Buozzi e alla realizzazione di uno scavo per la creazione del park interrato, non restano altri ostacoli e tra un paio d’anni si inizierà. Porto Antico S.p.A. ha deciso, a suo tempo, di inserirsi in questo maxi-progetto perché abbiamo (sia le amministrazioni precedenti, che io stesso, con il lavoro che sto portando avanti) sempre sostenuto l’importanza di generare un meccanismo virtuoso, per cui la riqualifica dell’area portuale inneschi anche una parallela rivitalizzazione della zona a monte, da Via Prè a San Teodoro, e così via, a completare il percorso intrapreso anni fa a Sarzano-Sant’Agostino.
    Non posso, poi, non citare anche il progetto altrettanto ambizioso della creazione di un tunnel subportuale  che consenta di ridurre l’utilizzo della Sopraelevata, trasformandone una parte in “green line” pedonale sul modello newyorkese, e mantenendo una corsia per la mobilità veloce tra Fiera e Porto Antico. Non ne siamo partner diretti, ma il progetto ci interessa, in quanto –attraversando l’area tra Piazzale Kennedy e San Benigno- investirà anche la nostra zona».

    Come vedrebbe l’ipotesi di riqualificare l’area del Molo e delle storiche Mura di Malapaga e inserirle in un continuum museale da Levante a Ponente? 

    «Naturalmente vedo di buon occhio tutto ciò che ha a che fare con l’ampliamento del waterfront: sia la realizzazione del progetto di Renzo Piano per la creazione di un percorso pedonale che unisca la Fiera del Mare con le zone industriali del Ponente, sia l’apertura a nuovi poli museali che possano completare la già articolata offerta del Porto Antico. È lo stesso che succede con Galata – Museo del Mare: gestito da un altro soggetto, facciamo squadra tutti insieme per creare un unico waterfront e giovare al territorio e all’economia. Ci sta a cuore intraprendere un percorso che coniughi e armonizzi i tre fattori economico, ambientale, sociale, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, o “sustainable”, come si usa dire. Pensi che in Francia la traduzione del termine inglese ha una connotazione leggermente diversa da quella di “sostenibilità” che diamo noi italiani: loro usano l’efficace “durabilité”, cioè “durabilità”, che a mio avviso trasmette bene l’idea di un percorso che deve portare nel tempo a ricadute positive. Come si possono avere ricadute positive se c’è uno squilibrio tra interessi economici, ambientali e sociali? In questo senso, stiamo cercando di aprirci alle energie alternative e alla mobilità elettrica».

    A questo proposito, mi viene in mente il progetto Illuminate. Ci racconti di cosa si tratta.

    «Si tratta di un’iniziativa che si inserisce nell’ambito di Genova Smart City, riguarda sia l’area del Porto e i Magazzini del Cotone, che quella dell’Acquario, di cui si occupa però Costa. In generale, il progetto rientra sempre in un’ottica di risparmio e di attenzione alla sostenibilità ambientale, economica, sociale. Esso prevede la sostituzione dell’attuale illuminazione esterna con le moderne tecnologie a led, che garantiscono una riduzione del dispendio energetico di oltre il 50%, a fronte di eguale intensità e durata dell’illuminazione. Per quanto riguarda noi, il processo di sostituzione dell’attuale illuminazione riguarda l’area dei Magazzini e del Porto e si concluderà entro fine giugno 2013. Per ora, sono ancora in corso test di valutazione per scegliere il tipo di illuminazione più adeguata all’area, in base ai criteri di intensità, luminosità, tonalità (luce calda, luce fredda, ecc). Inoltre, anche valutazioni urbanistiche, per valorizzare la bellezza del sito e non far perdere l’appeal che ha oggi. Il progetto è finanziato in ambito comunitario e dal Comune di Genova, nell’ottica “smart” di riduzione degli sprechi e miglioramento dell’efficienza».

    Non solo Porto Antico S.p.A., ma anche Costa Edutainment, Comune di Genova… quanto la sinergia di soggetti diversi gioca a favore della crescita dell’area?

    alberto-cappato

    «Molto, senza dubbio. Nel caso di Costa Edutainment, ad esempio, c’è un rapporto di partenariato privilegiato: in quanto gestori di Acquario Village possiamo dire che loro sono nostri clienti ma, vista l’importanza del ruolo che l’Acquario gioca per la nostra Società, anche il ruolo di Costa non può essere relegato al rango di semplice “cliente”. Con loro, cooperiamo positivamente a tutti i livelli. Anzi, visto che io e il direttore di Costa Edutainment siamo entrambi neonominati e per giunta abbiamo lo stesso nome (Alberto De Grandi, succeduto a Carla Sibilla, attualmente Assessore al Turismo n.d.r.), molti dipendenti scherzano, dicendo che è iniziata l’”era dei due Alberti”. Anche con il Comune, il rapporto è ottimo e ci sentiamo sostenuti nelle nostre iniziative, sia da loro che dagli altri nostri partner e azionisti (Camera di Commercio e Autorità Portuale, partecipanti rispettivamente per il 43,44% e 5,6%, mentre il Comune ha il 51% delle azioni, n.d.r.)».

    Dunque Porto Antico non significa solo eccellenza italiana, bensì anche grande ponte verso l’Europa?

    «Certamente! È vero che fino ad ora il turismo dell’area del Porto è stato sempre più italiano e troppo poco internazionale, ma ora siamo giunti a una fase di svolta, in cui ci sembra auspicabile aprirci al mercato internazionale, anche per far fronte alla crisi generale e tenerci aperte varie possibilità. Ne possiamo vedere già i frutti: non da ultimo, sono riuscito ad intessere contatti con il Sudamerica, dove alcuni soggetti chiedono il nostro aiuto per l’apertura di un waterfront fluviale simile a quello genovese. Porto Antico S.p.A., mettendo a disposizione le proprie competenze per aiutare chi voglia intraprendere percorsi affini a quello genovese, crea anche una fonte di reddito ulteriore per la Società, da reinvestire in nuovi progetti di ammodernamento. A questo proposito, mi sto impegnando personalmente per “esportare” la forza di Genova nel mondo e in questi mesi ho già ottenuto qualche successo: lo scorso gennaio ho presentato il Porto Antico di Genova a una delegazione di AIVP – Associazione Internazionale Città e Porti e ho avuto modo di far conoscere le nostre attività. La città, infatti, è in lizza assieme a Tangeri e Durban per diventare sede della Conferenza Mondiale AIVP 2014, opportunità unica per far conoscere le nostre attrattive davanti a oltre 400 delegati da più di 40 paesi: se saremo scelti, ospiteremo la Conferenza nelle sale del Centro Congressi dai Magazzini del Cotone, fiore all’occhiello dell’area portuale, con sbocco diretto sul mare, ad allietare molti congressi lavorativi. Non sappiamo ancora se risulteremo vincitori ma in ogni caso, per il grande successo riscosso in quest’occasione, Genova si appresta adesso a fare da pilota per altri progetti analoghi in altre parti del mondo».

     

    Elettra Antognetti

  • Genova e la Liguria in mostra alla Fiera del Turismo di Berlino

    Genova e la Liguria in mostra alla Fiera del Turismo di Berlino

    camogli-porticciolo-barche-d2E’ facile trovare delle offerte di volo per Genova

    La Regione Liguria punta sforte sul mercato del turismo tedesco: la regione in bilico tra terra e mare aumenta infatti la sua presenza all’importante fiera del turismo I.T.B. (Internationale Tourismus Börse), che apre i battendi domani 6 marzo presso la Messe Berlin per prosegure fino a domenica 10 marzo.

    Non va dimenticato che il turismo tedesco resta largamente in testa fra le provenienze straniere della nostra Regione (20,50% delle presenze straniere complessive e 32,50% fra le provenienze europee).

    Un turismo interessato in particolare alla zona UNESCO di Genova, Strada Nuova, via Balbi, via Cairoli, ma anche alla Riviera di Levante, a quella di Ponente e all’entroterra.

    All’interno dello stand coordinato dall’Agenzia Regionale In Liguria i visitatori potranno ammirare alcune immagini rappresentative della regione, tra cui una gigantografia della Baia del silenzio di Sestri Levante, un percorso di mountain bike sulle alture di Sanremo, e moltissimi scatti fotografici in stile Polaroid che decorano i banchi degli operatori aderenti al Club “All Season”.

    Le aziende liguri presenti saranno in totale 12 oltre ai desk istituzionali della Liguria, del Comune di Genova e della Camera di Commercio di Imperia.

    Fra gli eventi della giornata inaugurale, le rappresentanti dell’Agenzia Regionale  durante un open day allo stand incontreranno 20 tour operator interessati a commercializzare il prodotto “Liguria”.

  • Turismo in Liguria: una Wikipedia per raccontare borghi e paesaggi

    Turismo in Liguria: una Wikipedia per raccontare borghi e paesaggi

    GenovaIL PRECEDENTE

    Febbraio 2012: l’Agenzia Regionale di promozione turistica In Liguria lancia un portale web denominato Il turismo che vorrei, con lo scopo di valorizzare questo importante ambito della nostra economia attraverso la collaborazione con operatori del settore, cittadini e turisti. Il sito è presentato ufficialmente alla Borsa Internazionale del Turismo, che si tiene ogni anno a Milano.

    Chiunque può accedere al sito ed esprimere opinioni e idee, che verranno raccolte ed elaborate come base per il piano turistico triennale della Liguria, che per la prima volta verrà redatto non tanto sulla base di “riunioni fra pochi addetti”, ma tenendo conto delle proposte reali che verranno presentate sul sito.

    Il sito è realizzato con il supporto dello Studio Giaccardi & Associati di Ravenna, che ha coordinato il progetto Liguria Turismo Bottom-up (dove l’espressione bottom-up significa alla lettera “dal basso verso l’alto”): in primo luogo è stata fatta un’analisi dei dati relativi al turismo in Liguria negli ultimi anni e a come le persone utilizzano Internet per avere informazioni sulle località turistiche, effettuare prenotazioni e così via.

    Si è in particolare analizzato quali sono le parole più cercate su Google dai turisti (al primo posto hotel, mentre mare è al 17° posto), confrontando queste parole con località turistiche della Liguria e delle regioni confinanti. Per esempio, se la parola più ricercata è hotel – seguita dalle varianti b&b, agriturismo, etc – un portale turistico deve dare ampia rilevanza anzitutto a questo aspetto e nel lungo periodo cercare suggerimenti su come migliorare l’offerta del settore hotelerie.

    Giugno 2012: il sito Il turismo che vorrei ha prodotto 115 articoli e 185 commenti, conta 257 iscritti fra istituzioni, operatori di settore e cittadini, ed è stato visitato complessivamente da 4.860 persone (per un totale di 34.370 pagine visualizzate). La durata media di una visita sul sito è 4′ 10”, segno che chi ha consultato Il turismo che vorrei ha dedicato molto tempo a leggere i diversi articoli ed esprimere la propria opinione.

    10 ottobre 2012: si svolge a Genova la Conferenza Regionale del Turismo, durante la quale viene redatto il Manifesto dei valori e delle finalità del turismo. Dodici punti per invitare le istituzioni centrali a valorizzare il turismo come parte integrante dell’economia nazionale ed europea (il Pil turistico europeo è il 10% del totale e genera il 12% dell’occupazione), come creazione di opportunità di lavoro, valorizzazione del patrimonio culturale e artistico. Nel corso della giornata viene dato ampio spazio all’analisi dei dati relativi al turismo in Liguria e alla presentazione del progetti online che riguardano la promozione turistica. In particolare, si cerca di rispondere alla domanda “Che cosa pensano, cercano e desiderano trovare i turisti che frequentano il web?“.

    27 novembre 2012: il Consiglio Regionale approva all’unanimità il Piano turistico 2013-2015, realizzato sulla base dei dati raccolti sul portale tra gennaio e giugno 2012.

    IL PRESENTE

    4 marzo 2013: la Regione presenta a Milano il piano turistico triennale, che ha come punto di partenza il proseguimento delle azioni di promozione del brand Liguria grazie a un budget di 5 milioni di euro.

    L’evoluzione de Il turismo che vorrei è una vera e propria Wikipedia del turismo: una piattaforma che prende a modello le caratteristiche del wiki, ovvero un documento web i cui contenuti sono scritti, sviluppati e modificabili da tutti coloro che vi hanno accesso. «”Il turismo che vorrei” si è rivelato un efficace canale di ascolto per dialogare con associazioni di categoria, operatori del turismo e cittadini, che hanno l’opportunità di dialogare fra loro e con la Regione, poiché l’Assessore Berlangieri e gli addetti del Dipartimento Turismo della Regione partecipano in prima persona al sito», spiega Francesca Montaldo di In Liguria.

    Potenziare il wifi gratuito per cittadini e visitatori, creare offerta turistica vincolata non solo alla stagione balneare (quello che in gergo tecnico si definisce turismo all-season), sostenere le aziende che lavorano nel settore e ridare valore al patrimonio culturale e paesaggistico della Liguria. Questi sono gli obiettivi principali del progetto, che vede impegnato in prima linea l’Assessore Angelo Berlangieri in collaborazione con l’Agenzia In Liguria e lo studio Giaccardi & Associati.

    «Per la prima volta un documento programmatico (il piano turistico triennale 2013/2015, ndr) è stato approvato all’unanimità dal Consiglio di una Regione – spiega Giuseppe Giaccardi – Si tratta di un segnale molto importante, perché questo progetto ha ricreato la frattura che si era generata nel tempo fra istituzioni e operatori del turismo: ognuno aveva la possibilità di scrivere liberamente sul sito le proprie idee e opinioni, da questo coinvolgimento sono emerse informazioni genuine che hanno permesso alla Regione di proporre un piano realmente aderente alle necessità delle persone».

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Turismo a Genova: calano gli italiani, crescono gli stranieri

    Turismo a Genova: calano gli italiani, crescono gli stranieri

    porto-antico-sfera-piano-acquario-DIInizia oggi a Milano il BIT, la Borsa Internazionale del Turismo, che vede presente anche la Liguria per promuovere le nostre terre. Il settore in Italia è in forte crisi, come ha evidenziato anche la Banca d’Italia in un recente incontro a Genova, osservando che la crescita media del comparto negli anni duemila è stata -0,1%[1].

    Abbiamo cercato di verificare quale situazione si presenti a Genova con l’aiuto dell’assessore al turismo Carla Sibilla che ci ha presentato alcuni dati sulle presenze di turisti nel 2012 e ci ha parlato dei progetti per il futuro in questo settore.

    L’assessore afferma che «Il trend dell’anno della città registra un calo dell’8% dei turisti italiani, mentre vi è un leggero aumento di quelli stranieri +1%. Il calo degli italiani non viene ancora compensato dagli stranieri». Risulta necessario quindi puntare in particolare sui visitatori provenienti dagli altri paesi per rilanciare il turismo a Genova: «Proprio per questo abbiamo fatto una missione a Istanbul – a costo zero perché completamente sponsorizzata – per sostenere il turismo nel nostro comune. Abbiamo organizzato una mostra fotografica su Genova a Beyoglu anche con l’obiettivo di rafforzare i rapporti tra Genova e Istanbul. Per esempio il volo che unisce queste due città diventerà giornaliero. Istanbul non è a caso, poiché si tratta di un hub che smista turisti da tutto il mondo».

    Ma qual è attualmente la condizione degli albergatori? «Gli albergatori faticano – ammette Sibilla – Inoltre al calo delle presenze corrisponde un calo maggiore del fatturato. Il web, infatti, è uno strumento molto utilizzato dagli albergatori, ma comporta anche un aumento notevole della competizione a discapito dei prezzi. Si devono fare moltissimi sconti. C’è stato soprattutto un calo del turismo legato al business. Quello che lamentano gli albergatori genovesi è che sono venute a mancare le presenze per viaggi di lavoro».

    Il quadro presenta quindi una tendenziale sofferenza del settore e delle strutture ricettive e solo il dato sui turisti stranieri lascia intravvedere qualche possibilità di recupero per il futuro. L’assessore spiega che «da una parte l’azione di Genova andrà a rafforzare l’impegno che sta portando avanti la Regione nel sud della Francia, gli Stati Uniti e la Russia, dall’altra si punterà sul prodotto Genova. Nella prima parte dell’anno vi saranno diversi eventi: l’ampliamento dell’Acquario, l’inaugurazione di WOW! l’expo della scienza organizzato dalla Fondazione Garrone e altre manifestazioni. Ci saranno iniziative molto forti per la città».

    Ma che tipo di turismo è quello straniero? «Qualitativamente buona parte del turismo estero è culturale e in particolare è interessato alla zona UNESCO: Strada Nuova, via Balbi, via Cairoli, mentre il turismo italiano è più legato alla zona del waterfront».

    Turismo nostrano a cui, però, sembriamo continuare a rivolgere maggior parte dell’attenzione, soprattutto se si considerano le attività appena elencate dall’assessore, tutte concentrate nella zona del waterfront. Inoltre, un problema spesso sottovalutato che riduce le visite di turisti stranieri, è quello legato allo shopping (il made in Italy è un sempreverde…): è noto, infatti, che molti tour operator organizzano gite all’outlet di Serravalle e non fanno visitare la città.

    L’assessore conferma: «È vero. Vengono organizzati molti pullman per Serravalle perché c’è una richiesta di marchi italiani da parte degli stessi turisti stranieri. Stiamo però cercando di rispondere a questa domanda con i negozi del centro di Genova, di via Roma e via XX Settembre che tengono questi marchi. In passato nessuno ci aveva pensato».

    Di certo non si può cambiare la mentalità del turista e non gli si può impedire di preferire un abito italiano scontato – che rappresenta pur sempre una nostra eccellenza – alla visita del centro storico di Genova, ma resta una missione di questa città quella di valorizzare le proprie bellezze artistiche e paesaggistiche. Molte città industriali italiane lo stanno facendo, ad esempio Torino, con un trend in continua crescita[2] e a questo obiettivo deve puntare anche la nostra città..

     


    [1] Alivernini, Galli, Mattevi, Quintiliani, “Il turismo internazionale in Italia: dati e analisi” Banca d’Italia – Sede di Genova, 6 febbraio 2013.

    [2] Rapporto dell’Osservatorio Turistico Regionale del Piemonte

     

    Federico Viotti
    [foto di Diego Arbore]

  • Genova, lavoro e turismo: assunte 29 nuove guide turistiche

    Genova, lavoro e turismo: assunte 29 nuove guide turistiche

    Genova, panoramaUn segnale in controtendenza rispetto alla critica situazione occupazionale sul territorio genovese: la Provincia di Genova annuncia l’imminente assunzione di 29 guide turistiche che hanno appena tagliato il traguardo finale degli esami di idoneità all’esercizio della professione.

    Le nuove figure professionali sono pronte a raccontare e descrivere sul campo a turisti e visitatori gli innumerevoli tesori artistici e naturali, monumenti, cultura, storia, tradizioni, panorami, segreti e curiosità che contraddistinguono la nostra città.

    Dei 339 candidati che avevano presentato la domanda di partecipazione all’esame, alla prima prova scritta, il 5 giugno, si erano presentati in 258 e dopo la correzione degli scritti la commissione giudicatrice nominata dalla Provincia ha ammesso agli orali 35 aspiranti guide turistiche (ovvero, come stabilisce la relativa legge regionale «chi, per professione, accompagna persone singole o gruppi di persone nella visita ad opere d’arte, a musei, a gallerie e a scavi archeologici illustrando gli aspetti storici, artistici, monumentali, paesaggistici e naturali»).
    Conclusi gli orali, ben 12 le sedute, i 29 idonei alla professione di guide turistiche possono così iniziare ad accogliere turisti e ospiti del territorio.

    Nel frattempo presso la Provincia di Genova è partita l’organizzazione del nuovo esame per la professione di accompagnatore turistico. Gli uffici del servizio coordinamento territoriale dell’ente sono già al lavoro per la nomina degli esperti che dovranno far parte della commissione giudicatrice e per la stesura del bando d’esame che secondo le previsioni potrebbe essere emanato a gennaio.

     

     

    Foto di Diego Arbore

  • Turismo culturale: un’occasione per il rilancio economico dell’Italia

    Turismo culturale: un’occasione per il rilancio economico dell’Italia

    L’Italia è ricchissima, il Paese più ricco del mondo, soprattutto in questi tempi di crisi. Un paradosso? Non si direbbe: la nostra ricchezza è l’inestimabile patrimonio di natura, arte e paesaggio che rappresenta il 70% di quello del Pianeta. Un tesoro unico che può diventare un’importante fonte di sviluppo economico: la bellezza dell’Italia è una risorsa per la creazione di nuovi posti di lavoro e deve trasformarsi nel motore di rinascita del Paese.

    «La domanda di cultura cresce anche nei periodi di crisi – sostiene Magda Antonioli, Direttore del Master in Economia del Turismo all’ Università Bocconi di Milano – e crescono i visitatori di siti e monumenti, un flusso che oltretutto non è condizionato dalla stagionalità. Così come si registra un aumento dei viaggiatori e della loro spesa. Considerate le cadute dirette ed indirette, l’impatto giornaliero di un turista culturale risulta di circa 400 euro. Il triplo rispetto a quello di un visitatore tradizionale che supera di poco i 130 euro».
    Grazie al fascino dell’Italia «I tour operator europei vi indirizzano il 30% dei clienti – continua Antonioli – una percentuale che sale all’85% se consideriamo le grandi agenzie di Cina o Giappone».

    Ma tutto ciò non è sufficiente. Nella classifica dei Paesi più visitati l’Italia si piazza solo al quinto posto, dietro a Francia, Usa, Cina e Spagna. Le nostre risorse sono uniche, l’appeal internazionale è forte, quello che manca sono «Le politiche territoriali e di marketing – sottolinea Antonioli – È possibile non avere ancora un Piano di sviluppo per il turismo?».

    Per difendere il nostro patrimonio e trasformarlo in motore di sviluppo economico del Paese, il FAI lancia la Campagna di raccolta fondi “Ricordati di salvare l’Italia”, con testimonial d’eccezione l’attore Pierfrancesco Favino: per sostenere l’iniziativa basta inviare un sms del valore di 2 euro al 45503.
    «Grazie a tanti piccoli gesti di persone comuni e con il contributo dei nostri partner aziendali speriamo di raggiungere il traguardo di 700 mila euro», spiega Ilaria Borletti Buoitoni, presidente del Fondo Ambiente Italiano. E non è tutto, il 21 ottobre in 70 città sarà possibile iscriversi con soli 6 euro ad una “maratona culturale” attraverso luoghi storici restaurati con i proventi del Lotto.

     

    Matteo Quadrone

  • Liguria, piano strategico del turismo: la Regione pressa il Governo

    Liguria, piano strategico del turismo: la Regione pressa il Governo

    No a modifiche del dettato istituzionale che assegna alle regioni le competenze sul turismo; un immediato sblocco dei finanziamenti – oltre 100 milioni a livello nazionale – dei progetti di eccellenza delle regioni che hanno ottenuto il via libera anche dalla Corte dei Conti; tassa di soggiorno da cambiare; una risposta per superare i problemi creati dalla direttiva Bolkestein dell’Unione Europea per le concessioni balneari.

    Sono queste le 4 osservazioni principali che l’assessore regionale al Turismo, Angelo Berlangieri, presenterà mercoledì 19 settembre al ministro del Turismo, Pietro Gnudi, in occasione della presentazione del piano strategico del turismo 2020 – il primo nella storia del nostro Paese –  che avrà il compito di dare ossigeno alla crescita e offrire misure ad hoc al comparto.

    Le stesse tematiche saranno al centro del forum “Turismo in Liguria”, in programma sabato prossimo, 15 settembre, a Santa Margherita Ligure con Ucina, Università, Ministero Beni Culturali, Federcongressi Eventi.

    Sulla paventata modifica costituzionale, Berlangieri afferma che «Modificare l’attuale assetto significherebbe stravolgere la normativa del settore». Ma anche per quanto riguarda la tassa di soggiorno, non mancano le critiche dell’assessore regionale che la definisce «Illogica e irrazionale perchè questo nuovo balzello sta colpendo pesantemente il turismo in un momento di grave crisi economica che pesa profondamente sulla capacità di spesa dei turisti, italiani e stranieri». Più utile, secondo Berlangeri, sarebbe una tassa di scopo, omogenea a livello nazionale. Al contrario «Il fatto che la tassa sia applicata in maniera difforme, a macchia di leopardo, non è un buon biglietto da visita per il nostro Paese», spiega l’assessore, convinto che il varo della nuova imposta, aggiunta ai costi dei carburanti, dei pedaggi autostradali e al previsto aumento estivo dell’Iva sia stata «Una scelta errata, che danneggia ulteriormente chi sceglie l’Italia per una vacanza, e quindi da ripensare con un provvedimento che tenga conto che il turismo è un’attività produttiva». Inoltre Berlangieri precisa che le regioni non hanno potuto esercitare alcun ruolo sulla definizione della tassa di soggiorno.

    Altro argomento di stretta attualità è la direttiva Bolkestein riguardante le concessioni demaniali a uso marittimo turistico balneare in scadenza nel 2015. L’assessore regionale chiede al Governo di impegnarsi affinchè sia possibile giungere ad una soluzione condivisa.

    Mentre in merito all’invito del Ministro Gnudi a trovare mecenati per finanziare il turismo culturale, Berlangieri sottolinea «Un conto è affidare l’immagine del Colosseo a un imprenditore come Diego Della Valle, altra cosa è trovarli sul territorio. Meglio rivedere la legge che per i privati che utilizzano immobili del patrimonio pubblico prevede un contratto di massimo 8 anni (4+4), pochi francamente, per favorire investimenti di capitali».

     

    Matteo Quadrone

  • Turismo a Genova: ecco i dati presentati dall’Osservatorio Turistico Regionale

    Turismo a Genova: ecco i dati presentati dall’Osservatorio Turistico Regionale

    In Liguria, nel 2011, l’impatto economico generato dal turismo è stato pari a 5,2 miliardi di euro (erano 4,8 miliardi quelli stimati nel 2010), per il 30% legati ai consumi dei turisti che hanno soggiornato in strutture alberghiere e per il 70% a quelli dei villeggianti proprietari di seconde case.

    I dati ufficiali relativi al 2011 riportano per la Liguria un totale di 3.886.463 arrivi (+5,3% rispetto al 2010) e 14.169.929 presenze (+2,6%), dove per arrivi si intendono i turisti registrati nelle strutture recettive al momento dell’arrivo mentre per presenze si intende il numero di pernottamenti.

    Il comune di Genova registra un +0,05% rispetto al 2010 in termini di arrivi, la provincia di Genova un +5,20% ed è la seconda provincia ligure (la prima è ovviamente La Spezia forte delle 5 Terre) per incidenza del turismo straniero (rappresenta il 37,9% su una media regionale del 31,3% e per il Comune di Genova raggiunge il 40,9%)

    Questi, in sintesi, i dati presentati dall’Osservatorio Turistico Regionale, dove viene evidenziata una sostanziale tenuta dei numeri del movimento turistico (con un significativo aumento degli stranieri, sia in termini di arrivi che di presenze), a fronte della drastica diminuzione della capacità di spesa rispetto al 2010, non solo per gli italiani ma anche per gli stranieri.

    Abbiamo già verificato in altre occasioni quanto queste ricerche siano sicuramente utili per avere indicazioni di massima, ma mai esaurienti della realtà in tutte le sue sfaccettature e quanto richiedano letture partendo da diversi punti di vista. Ciò non toglie che la crescita del turismo a Genova rispetto al passato sia ormai un dato di fatto. Nonostante la crisi (o forse anche “grazie” alla crisi…), la città è diventata meta gradita di tanti cittadini sia italiani che stranieri e l’analisi del mercato organizzato internazionale lo conferma: Genova è la seconda località turistica ligure più venduta nel corso del 2011 dai grandi buyer internazionali che trattano la Liguria. I buyer europei costituiscono complessivamente il 61,9% (tra cui spicca la Russia e più in generale i Paesi dell’Est), mentre gli USA si confermano il principale mercato extra-europeo.

    Così il presidente della Camera di Commercio di Genova Paolo Odone ha commentato i dati dell’Osservatorio Regionale: «Dall’Osservatorio emergono alcuni dati particolarmente interessanti come la crescita a Genova di turisti motivati dagli eventi culturali (il 10,5%), più della media Liguria (3,6%) e più del dato relativo al 2010 (4,6%). Apprendiamo che il passaparola continua a essere il principale canale di comunicazione per attirare turismo con il 43% dei visitatori che hanno scelto Genova grazie al passaparola e solo il 15% attraverso internet. Merita attenzione anche analizzare la spesa media dei nostri turisti che si aggira intorno ai 73 euro per gli italiani e 287 euro per gli stranieri per quanto riguarda il viaggio andata e ritorno, 43 euro al giorno gli italiani e 39 euro gli stranieri per l’alloggio mentre 69 euro gli italiani e 80 euro gli stranieri per beni e servizi extra acquistati sul territorio. E’ importante, dunque, misurare non solo il numero di visitatori ma anche quanto, dove e come spendono i loro denari, perché in ultima analisi questo vuol dire quante imprese e quanti posti di lavoro nascono e crescono in un territorio grazie al turismo».

    Il tessuto imprenditoriale del turismo ligure è formato tuttora prevalentemente da micro imprese (7 imprese su 10 hanno meno di 5 dipendenti), un assetto che conta il 9,3% di personale straniero e in cui la presenza di personale femminile è elevata: in media ciascuna impresa vede il 59,8% di donne impiegate in un ampio ventaglio di cariche, dal personale al piano alle figure manageriali (sono il 17,4% del totale le donne che lavorano nel settore).

    [foto di Diego Arbore]