Acronimi, dall’inglese all’italiano: attenzione alle differenze

Nella scorsa puntata abbiamo visto quali incomprensioni possono sorgere parlando di cinema in inglese. I titoli che vengono scelti in italiano, spagnolo o altre lingue divergono in modo talvolta significativo dall’originale.

Agli esempi già illustrati possiamo aggiungere oggi Dr. No (“Agente 007 – Licenza di uccidere”), Reservoir Dogs (“Le iene”), Falling Down (“Un giorno di ordinaria follia”) e così via. Proprio quest’ultimo è un film che consiglio di vedere. E’ la storia di un comune white collar worker (colletto bianco), interpretato da Michael Douglas, che improvvisamente impazzisce in una torrida giornata a Los Angeles. Nella sua follia non priva comunque di una certa umanità, l’uomo, armatosi gradualmente fino ai denti , non manca di mettere a nudo incoerenze e aspetti paradossali dell’American way of life.

I cambiamenti rispetto ai titoli originali non avvengono soltanto dall’inglese verso le altre lingue, ma anche nella direzione opposta. Succede così per esempio che “Non c’è due senza quattro” con Bud Spencer e Terence Hill diventi in inglese Double Trouble (letteralmente “Doppio problema”) o che “L’armata Brancaleone” diventi For Love and Gold (“Per amore e per oro”).

Le traduzioni dei titoli comunque non sempre si discostano dall’originale. Così, nella direzione italiano-inglese abbiamo The Good, the Bad and the Ugly (“Il buono, il brutto e il cattivo) di Sergio Leone e in senso opposto “Tutti gli uomini del Presidente” (All the President’s Men). Fedele all’originale inglese The Mummy è rimasto anche “La Mummia”, titolo quanto mai attuale nel contesto della politica italiana – e non mi riferisco soltanto alla ri-ri-ri-discesa in campo di Berlusconi, dato che di mummie pari a lui ce ne sono a go go in quasi tutti gli schieramenti e tra le cosiddette figure super partes.

Analogamente ai titoli dei film, bisogna poi fare attenzione alle differenze tra l’inglese e la nostra lingua relativamente agli acronimi. Recentemente, nostro malgrado, sono salite agli onori della cronaca organizzazioni quali il Fondo Monetario Internazionale, FMI, o la Banca Centrale Europea, BCE. Premettendo che i media  dovrebbero smettere di citare queste due istituzioni ogni dieci secondi, nemmeno si trattasse di messaggeri divini, se anche voi doveste menzionarle in una conversazione in inglese, ricordatevi che le sigle FMI e BCE non hanno lo stesso significato che gli attribuiamo noi.

Per esempio, in inglese BCE può riferirsi a Before the Christian Era, mentre FMI può indicare il Food Marketing Institute. Se invece parlerete della ECB (European Central Bank) e dell’IMF (International Monetary Fund) sarà chiaro al vostro interlocutore che state parlando di finanza.

Parlando del passato, quella che per noi era URSS in inglese si dice USSR (Union of Soviet Socialist Republics).

Fate attenzione anche alle sigle riguardanti altre organizzazioni internazionali. L’ONU in inglese viene chiamata UN (United Nations). La nostra Unione Europea, che noi definiamo UE, si chiama in realtà European Union, ovvero EU.

A proposito di quest’ultima, così sotto attacco negli ultimi mesi, mi sembra opportuno citare il libro “La Società della Conoscenza” del filosofo e matematico belga Marc Luyckx-Ghisi, ex-membro della Forward Studies Unit dell’Unione, ovvero la cellula il cui compito consisteva nel costruire la futura “anima” politica europea.

Luyckx-Ghisi scrive: “L’Unione Europea ha fatto un passo avanti eccezionale e molto significativo verso una società mondiale non-violenta. Ci conduce, senza che ce ne accorgiamo, verso una visione politica nuova, transmoderna o planetaria, poiché è un nuovo grado di potere (non statale) e di responsabilità politica continentale per la stabiltà geostrategica… La non violenza sarà accompagnata da valori quali la giustizia e la solidarietà umana nei confronti degli altri Stati.” Se ci ricordassimo più spesso di quanto sangue è stato sparso per arrivare a un’unione pacifica nel cuore dell’Europa forse smetteremmo di infangare il nome dell’UE… pardon, EU!

Bye!

Daniele Canepa

Commenti

Una risposta a “Acronimi, dall’inglese all’italiano: attenzione alle differenze”

  1. […] Nella scorsa puntata abbiamo parlato delle possibili differenze tra gli acronimi inglesi e quelli italiani. Non sempre però esistono tali discrepanze. Esistono infatti alcuni casi nei quali in entrambe le lingue viene mantenuta la stessa sigla. Se per esempio parliamo di NATO (North Atlantic Treaty Organization) indichiamo sia in italiano sia in inglese la stessa organizzazione internazionale, costituitasi al termine della Seconda Guerra Mondiale e comprendente i paesi occidentali fedeli agli Stati Uniti e opposti al blocco del Patto di Varsavia durante la Guerra Fredda. Proprio in quegli anni giocava un ruolo fondamentale a livello di propaganda in funzione anti-sovietica la NASA (National Aeronautics and Space Administration), la quale nel 1969 portò il primo uomo sulla luna, Neil Armstrong. Celebre è la sua frase: “That’s one small step for man, one giant leap for mankind” (“Questo è un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità”). […]

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