Autore: erasuperba

  • Sceneggiatore si diventa: il corso del fumettista Sergio Badino

    Sceneggiatore si diventa: il corso del fumettista Sergio Badino

    FumettoDa martedì 6 marzo a venerdì 1 giugno 2012 si terrà all’Accademia Ligustica di Belle Arti la quarta edizione del corso di narrazione, sceneggiatura e scrittura Professione Sceneggiatore.

    Il corso è tenuto da Sergio Badino, fumettista genovese che lavora per grandi nomi del fumetto italiano come Disney e Sergio Bonelli.

    Il corso sarà articolato in 48 ore, due volte la settimana (ogni martedì e venerdì dalle 16.00 alle 18.00). La quota d’iscrizione è di 150 € per gli allievi dell’Accademia e 300 € per gli esterni. Possono iscriversi anche studenti iscritti all’Università: per loro la frequenza al corso dà diritto all’acquisizione di crediti formativi.

    Per informazioni sul corso si può contattare direttamente l’Accademia al numero 010 560131.

    Marta Traverso

  • Facciamo girare i tappi: un progetto di solidarietà sostenibile

    Facciamo girare i tappi: un progetto di solidarietà sostenibile

    tappiCreare occasioni di lavoro, differenziare in modo corretto la plastica e aiutare chi ha bisogno: con questi tre scopi il Centro d’Ascolto Marassi-Quezzi porta avanti dal 2007 un progetto di riciclo di tappi di plastica, che dal 2008 si è trasformato nell’associazione Non solo parole.

    Come funziona il progetto? L’associazione raccoglie tappi di plastica da privati, aziende, associazioni e parrocchie tramite il lavoro di persone in difficoltà economiche seguite dal Centro d’Ascolto, e li raduna in un deposito a Pianderlino – San Fruttuoso. L’ultimo sabato di ogni mese Amiu preleva i tappi e li consegna a un’azienda di Cuneo che si occupa del loro riciclo.

    Grazie a questo progetto ogni mese vengono raccolte circa 2 tonnellate di plastica, divise in grossi sacchi da 5 o 10 chili ciascuno. Il ricavato viene destinato dal Centro d’Ascolto a famiglie in difficoltà del quartiere.

    Per avere maggiori informazioni sul progetto e sapere dove è possibile destinare i tappi, si può contattare direttamente la responsabile dell’associazione al numero 347 3165682.

    Marta Traverso

  • Julian Assange: il fondatore di Wikileaks guest star dei Simpson

    Julian Assange: il fondatore di Wikileaks guest star dei Simpson

    Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, sarà una guest star dei Simpson. Lo rivela il sito di Entertainment Weekly.

    Assange interpreterà sé stesso nella 500esima puntata, che andrà in onda negli Usa il prossimo 19 febbraio.

    Secondo quanto riferito dal produttore esecutivo della fortunata serie televisiva animata, Assange ha registrato la propria voce in un luogo sconosciuto ai produttori dei Simpson, mentre era agli arresti domiciliari in Inghilterra, ricevendo istruzioni da Los Angeles.

    In questo episodio Homer e Marge scoprono che i cittadini di Springfield hanno organizzato un consiglio cittadino segreto per scacciarli dalla città. L’intera famiglia decide così di sparire e Assange diventa il loro nuovo vicino di casa.

  • Diritto alla casa: il Consiglio d’Europa condanna l’Italia

    Diritto alla casa: il Consiglio d’Europa condanna l’Italia

    Per garantire l’effettivo esercizio del diritto all’abitazione, le Parti s’impegnano a prendere misure destinate: a favorire l’accesso ad un’abitazione di livello sufficiente; a prevenire e ridurre lo status di senza tetto in vista di eliminarlo gradualmente; a rendere il costo dell’abitazione accessibile alle persone che non dispongono di risorse sufficienti”. Questo è il testo dell’articolo 31 della Carta Sociale Europea, trattato internazionale entrato in vigore nel 1999.

    Un documento sottoscritto anche dall’Italia, ma la violazione dell’articolo 31 continua ad essere perpetrata. La conferma è arrivata alla fine di gennaio quando il Consiglio d’Europaattraverso il rapporto 2011 redatto dallo European Committee of Social Rightsha condannato il nostro Paese.

    L’Italia arranca sul terreno delle politiche abitative e sulle iniziative tese ad arginare e prevenire le situazioni di disagio, emarginazione sociale e homelessness – scrive in un comunicato la fio.PSD, Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora – Noi sosteniamo da tempo la necessità di riportare nell’agenda politica delle Istituzioni, a tutti i livelli, le politiche per la casa. Ora una condanna internazionale importante e grave arriva a ricordare, molto più autorevolmente, la medesima necessità. Oltre a ripetere le condanne all’Italia sul tema del trattamento dei ROM e della loro esclusione sociale, già avvenute nel recente passato, il rapporto 2011 sottolinea il tema della prevenzione della homelessness attraverso politiche di housing efficaci, che nel nostro Paese risultano completamente assenti”.

    Il rapporto ricorda che il diritto ad una casa adeguata deve essere garantito a tutti e che rifugi e dormitori dovrebbero essere dei luoghi di stanziamento temporaneo, che devono corrispondere agli standard di sicurezza e igiene ed essere provvisti di tutti i beni di prima necessità – scrive la fio.PSD nella nota – inoltre non deve essere richiesta la residenza per poter usufruire dei rifugi di emergenza, come invece spesso è accaduto in varie città italiane negli ultimi anni”.

    L’Italia è accusata di aver violato l’articolo 31, comma 2le Parti s’impegnano a prendere misure destinate a prevenire e ridurre lo status di senza tetto in vista di eliminarlo gradualmente” sia “passivamente”, per non aver predisposto servizi adeguati per gli homeless, giudicando il comitato insufficienti quelli esistenti, sia “attivamente”, per aver condotto senza programmazione e con violenza lesiva della dignità umana le azioni di sgombero dei Rom verificatesi negli anni scorsi in virtù del cosiddetto “patto per la sicurezza”.

    E’ una condanna grave sia nei suoi contenuti che nelle sue forme, e non può essere ignorata dalle istituzioni politiche e sociali, a nessun livello di responsabilità – commenta Paolo Pezzana, Presidente fio.PSD – Inutile che continuiamo a sostenere a parole l’importanza dei diritti umani e della loro applicazione come segno di civiltà nel nostro Paese, se poi si ignorano i richiami di uno dei più importanti organismo internazionali per la loro salvaguardia, che l’Italia stessa ha contribuito a creare“.

    Noi denunciamo da anni le carenze dell’Italia per quanto riguarda le politiche abitative – continua Pezzana – Non ci sono risposte adeguate al bisogno delle persone. Non parliamo solo di homless bensì anche dei giovani. Oggi una coppia fa una fatica terribile per trovare una casa a prezzi calmierati. Gli homless sono la punta dell’iceberg dell’emergenza abitativa. Dobbiamo renderci conto che il nostro Paese negli ultimi anni ha fatto troppo poco. Basti pensare che il Governo Berlusconi nei rapporti inviati a Bruxelles ha citato come misura per facilitare l’accesso all’abitazione il fatto di aver tolto l’Ici dalla prima casa… in pratica una presa in giro per chi un tetto non riesce neppure a trovarlo”.

    Non si diventa una persona senza dimora perché si è diversi dagli altri – spiega il presidente fio.PSD – Data una situazione di partenza nella quale non vengono rispettati dei diritti fondamentali dell’uomo, alcuni soggetti possono ritrovarsi, loro malgrado, in questa condizione. Invece registriamo un’odiosa tendenza a sostenere una sorta di colpevolezza di queste persone. È un modo per tranquillizzare il senso comune. Ma non corrisponde al vero. Infatti alle spalle di percorsi simili sono rintracciabili precise responsabilità sociali a carico delle istituzioni pubbliche”.

    Il modo più efficace per tutelare gli homless è tutelare i diritti di tutti – afferma Pezzana – Nella situazione odierna rischiamo di scatenare una guerra tra poveri. E si sono già verificati episodi di protesta ed intolleranza ad esempio nel caso in cui un alloggio sia stato assegnato a cittadini stranieri”.

    Il Consiglio d’Europa indica nel rapporto annuale quali sono le misure virtuose da applicare – sottolinea il presidente fio.PSD – Possiamo citare il caso francese . Quattro anni fa la Francia è stata condannata per la violazione del medesimo articolo. Questo ha dato il via ad un movimento d’opinione che ha portato all’entrata in vigore di una legge la quale stabilisce che entro il 2015 qualunque cittadino si trovi senza casa avrà diritto a trovare una sistemazione abitativa entro 48 ore”.

    In Francia le politiche abitative sono un tema caldo – continua Pezzana – ma anche in Germania esiste un sistema di accesso alla casa più ampio ed articolato rispetto al nostro. E grazie ad un’azione di prevenzione efficace il problema è di minore entità. In Italia invece queste tematiche rimangono nel dimenticatoio. Il nostro è un problema culturale, per superarlo occorre una presa di coscienza della gravità della situazione. In Italia si spendono un sacco di soldi per l’allestimento di dormitori o per piani di emergenza della Protezione civile, in particolare nei periodi invernali. Invece sarebbe molto più utile investire in progetti di case a prezzi calmierati per tutti. In questo modo, sul lungo periodo, sarebbe possibile un risparmio di denaro”.

    E’ preoccupante che nessun organo di stampa abbia ripreso questa notizia, ma ancora più grave e scandaloso sarebbe se ad ignorarla fossero il Governo e le Istituzioni – – conclude Pezzana – Ci aspettiamo, a livello nazionale e regionale, l’apertura di tavoli di lavoro sul tema del diritto all’alloggio, come già avviene in Francia, Germania ed altri Paesi. Non ci si nasconda dietro l’alibi della mancanza delle risorse. La letteratura e le buone prassi internazionali dimostrano che con delle politiche di housing sociale efficace si risparmia, e si contengono i costi dell’assistenza, non li si aumenta. E’ tempo di agire“.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Canone Rai 2012: la tariffa è aumentata, si potrebbe risparmiare?

    Canone Rai 2012: la tariffa è aumentata, si potrebbe risparmiare?

    Rai cavallinoAlzi la mano chi paga il canone Rai. La tassa più odiata dagli italiani, il cui pagamento scadeva ieri e che secondo le statistiche è evasa da oltre metà della popolazione, è aumentata nel 2012 a 112 Euro: una cifra che fa storcere il naso a chiunque, in particolare a noi genovesi così attaccati al vile denaro.

    In epoca di crisi economica, di spread, di recessione e di tagli, non esiste un modo per abbassare questa spesa e invogliare così i cittadini a contribuire al mantenimento della tv di Stato?

    A quanto pare sì, come si scopre da un’inchiesta pubblicata alcuni giorni fa su Il Fatto quotidiano. Basterebbe che la Rai risparmiasse due voci di spesa che incidono non poco sul contributo finale:

    1) le spese postali. Nell’era della digitalizzazione della pubblica amministrazione e dell’abolizione massiccia delle pratiche su carta, l’invio a casa dei bollettini per il pagamento del canone costa a Viale Mazzini 2,8 milioni di Euro.

    2) gli spot pubblicitari. La Rai ha una divisione interna delegata al realizzare gli spot istituzionali, composta da una ventina di persone fra dipendenti a tempo indeterminato e con contratti a termine (i quali percepiscono comunque lo stipendio, anche quando il lavoro che dovrebbero in teoria svolgere è affidato a esterni). Nonostante ciò, la campagna pubblicitaria che nelle ultime settimane ha martellato in televisione è stata realizzata da una ditta esterna (McCann Eriksson) al costo di 300 mila Euro.

    Uno scandalo nello scandalo, se pensiamo che – a prescindere dalla sua entità – non pochi italiani si battono da tempo per l’abolizione totale del canone. Nei giorni scorsi un gruppo di eurodeputati della Lega Nord ha rilanciato la proposta, ventilando la possibilità di proporre al Parlamento Europeo una petizione a livello comunitario per sostenere questa causa.  La raccolta firme partirà da oggi sul sito web dell’eurodeputata Mara Bizzotto e in gazebo che saranno prossimamente allestiti dal Clirt, il comitato che da tempo si batte per una tv libera e senza canone.

    Marta Traverso

  • Carlo Felice: i sindacati ritrovano l’unità per rilanciare il teatro

    Carlo Felice: i sindacati ritrovano l’unità per rilanciare il teatro

    Teatro Carlo FeliceUn percorso che occorre affrontare uniti se davvero si vuole assicurare una prospettiva di stabilità al Teatro Carlo Felice e di conseguenza ai suoi lavoratori. Questo è l’esito dell’incontro di lunedì a Palazzo Tursi fra il Sindaco Marta Vincenzi – che presiede il consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Carlo Felice – ed i rappresentanti di tutte le sigle sindacali, per fare il punto della situazione ad oltre un anno dall’entrata in vigore dei contratti di solidarietà per i lavoratori. Per la prima volta, nel novembre 2010, un simile ammortizzatore sociale è stato applicato in un teatro lirico italiano ed in base all’accordo sindacale, tale situazione dovrebbe concludersi nel novembre 2012.

    Il dato più significativo, sottolineato da tutti i sindacati, è la volontà di andare avanti insieme per superare la fase odierna – che se non è più di totale emergenza rimane comunque critica – attraverso un’attenta ottimizzazione delle risorse economiche/finanziarie ed una programmazione orientata al rilancio funzionale ed artistico del teatro.
    Cercando di lasciarsi alle spalle la spaccatura venutasi a creare proprio nel novembre 2010, quando i sindacati autonomi Fials, Snater e Libersind, non firmarono l’accordo che diede il via libera ai contratti di solidarietà.

    Oggi, come detto, la situazione del teatro è ancora delicata perché le risorse a disposizione sono poche ed i privati non hanno dato le risposte che si attendevano. Il 2011 infatti si è chiuso con un bilancio più deludente del previsto per quanto riguarda il capitolo delle sponsorizzazioni dei privati.
    In pratica gli sponsor – nonostante a parole molti esponenti in vista della città dichiarino il loro amore per il Carlo Felice ed affermino convinti che sia necessario salvare questo patrimonio – continuano a farsi desiderare.
    Non tutti quelli che potrebbero fare qualcosa per il teatro l’hanno fatto – ha spiegato a fine dicembre scorso al Corriere Mercantile, il consigliere d’amministrazione Mario Menini – Il Carlo Felice si è messo in moto ma anche la città dovrebbe fare un ulteriore sforzo per aiutare il teatro”.
    Solo 900 mila euro di finanziamenti, a fronte dei 2 milioni attesi, sono arrivati nelle casse del Carlo Felice nel 2011. Da questa cifra sono esclusi i fondamentali contributi di Iren e Finmeccanica: 1 milione e 100 mila euro a testa per la stagione 2011. E la stessa cifra dovrebbe essere versata nel 2012.

    Nei prossimi giorni inizierà un confronto fra i sindacati e la Fondazione Teatro Carlo felice, guidata dal sovrintendente Giovanni Pacor, per ragionare sulla programmazione artistica e trovare una soluzione condivisa e praticabile, una volta superata la fase dei contratti di solidarietà.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Il turismo che vorrei: progetto web della Regione Liguria

    Il turismo che vorrei: progetto web della Regione Liguria

    BoccadasseIl web è micidiale. La velocità con cui le informazioni corrono attraverso i social network, la possibilità concessa all’ultimo dei blogger di competere con le grandi testate giornalistiche, fanno sì che in tempo reale tutti possano conoscere quello che accade ed esprimere la loro opinione, al di là delle comunicazioni ufficiali.

    Creare un progetto online può rivelarsi una pericolosa arma a doppio taglio in questi tempi, perché ogni minimo passo falso può essere immediatamente riconosciuto e segnalato da chiunque. Ne sanno qualcosa le luci e ombre del progetto Genova Città Digitale o la recente polemica sui corsi gratuiti di social network ad Assessori e Consiglieri della Regione Liguria.

    Viceversa, quando un progetto è interessante e ben strutturato, sono gli stessi utenti della rete a farlo conoscere. Un esempio è Il turismo che vorrei, portale a cura della Regione Liguria che (rubando lo slogan alla celebre serie di spot del Mulino Bianco) ha voluto mettere in atto una campagna di valorizzazione delle località turistiche liguri attraverso il web.

    Operatori del settore, cittadini liguri e turisti possono accedere al sito ed esprimere la loro opinione, analogamente a ciò che avviene su buona parte dei siti in cui si prenotano le strutture alberghiere: gli utenti registrati possono dire la loro senza filtro, lasciare un commento su un hotel, un ristorante, un itinerario interessante o uno da evitare.

    Un sito che cerca di fare tutto questo bypassando i social network, in modo che non si ceda alla tentazione di trasferire “altrove” – ossia su Facebook, Twitter e così via – materiale prezioso che può arricchire il sito. Un progetto che ha visto il plauso di alcuni blogger specializzati in turismo e social media marketing per il modo in cui promuove il turismo in Liguria dal basso: non tramite i soliti e pomposi spot istituzionali e autoreferenziali, ma dando agli stessi utenti la possibilità di costruire (appunto) il turismo che vorrebbero partecipando a questo esperimento di blog collettivo  che ha lo scopo di stendere il Piano del Turismo Triennale della Regione Liguria.

    Marta Traverso

  • Io Museo, e tu?: concorso nazionale del Fai per la scuola

    Io Museo, e tu?: concorso nazionale del Fai per la scuola

    Il FAI e Intesa Sanpaolo invitano tutti gli studenti di scuola primaria e secondaria di I grado a partecipare al concorso “Io Museo, e tu?”.

    Il compito di quest’anno? Le classi devono scegliere un luogo del cuore del proprio territorio, associarlo ad una categoria tematica proposta dal FAI e creare la “stanza” di un museo.

    L’iscrizione è gratuita e prevede l’invio da parte della Segreteria di un kit didattico utile per la partecipazione. Il materiale è disponibile sul sito web www.fondoambiente.it

    Inoltre, un concorso “in più”: la possibilità del gemellaggio. In pratica le classi che lo desiderano possono essere gemellate con una classe lontana. Grazie alla scoperta e al confronto di aspetti paesaggistici differenti, gli studenti potranno partecipare ad un particolare “concorso fuori concorso” aggiudicandosi oltre ai premi nazionali anche quelli speciali di Intesa Sanpaolo e di Topolino.

     

  • Jobberone: il primo social network italiano per cercare lavoro

    Jobberone: il primo social network italiano per cercare lavoro

    Prendi tre fratelli bresciani, che lavorano nel settore alberghiero e cercano personale per la loro struttura sul lago di Garda. Mettono un annuncio su uno delle decine di siti web dedicati, e si accorgono che è molto difficile districarsi tra gli annunci più disparati. Passano a LinkedIn – a oggi il più noto e utilizzato social network dedicato al lavoro – ma lì sembrano essere operativi solo i colossi della tecnologia e del web.

    Decidono allora di creare un loro social network, dove gli utenti possono cercare lavoro filtrando nelle piccole e medie aziende, che in questi tempi di chiusura o delocalizzazione delle grosse compagnie sembrano essere porti più sicuri a cui approdare.

    Così fu che – con un investimento iniziale di soli 100 Eu – nacque Jobberone. Un social network presentato in Lombardia e che si appresta a diventare un polo a livello nazionale, in cui è possibile accedere gratuitamente alle offerte di lavoro delle aziende per trovare quella che più interessa.

    Un business sicuramente inflazionato, soprattutto di questi tempi in cui la ricerca di lavoro si fa sempre più pressante. L’ennesimo sito che promette di aiutare a trovare il mestiere dei propri sogni servirà davvero per fronteggiare la crisi dell’occupazione? Come si dice in una frase altrettanto inflazionata, lo scopriremo solo vivendo.

    Marta Traverso

  • Carne a chilometri zero: nuovo punto vendita diretta a Pedemonte

    Carne a chilometri zero: nuovo punto vendita diretta a Pedemonte

    muccaCarne etichettata a chilometri zero, filiera corta e garanzia di qualità. L’offerta degli allevatori aderenti all’Associazione Provinciale Allevatori di Genova (Apa) raddoppia.
    A Pedemonte, frazione di Serra Riccò, alta Valpolcevera, è nato infatti un secondo punto di vendita diretta dopo il successo ottenuto dall’analoga struttura di Masone, il Centro Allevamento Zootecnico Vallestura. Quest’ultimo, attivo dal 2005, ha dovuto cessare la sua attività lo scorso dicembre, ma gli allevatori non hanno perso tempo ed hanno ripristinato il punto vendita presso alcuni locali di Rossiglione.

    Nel laboratorio di Masone gli allevatori genovesi hanno inventato, traendone notevoli benefici, la proposta dei “pacchi carne”. Confezioni miste da 5 Kg (fettine, bistecche, arrosto, spezzatino e bollito), vendute su prenotazione o consegnate a domicilio.
    Il consumatore consulta il sito www.lacarnedigenova.com, vede le carni disponibili, contatta ciascun produttore e si reca in azienda per acquistare il suo pacco di carne”, spiega Giampaolo Risso (Apa).

    Parliamo di aziende che possiedono un numero limitato di capi, da 3 fino ad un massimo di 30 –continua Risso – gli allevatori macellano il bestiame in diversi stabilimenti della zona, in seguito la carne viene lavorata e confezionata presso i locali di Pedemonte, per essere infine venduta direttamente dall’allevatore-produttore”.

    Allevatori che hanno aderito volontariamente al disciplinare di produzione ed etichettatura della carne denominato EtiAia. La certificazione EtiAia è una certificazione facoltativa che fornisce al consumatore informazioni supplementari oltre a quelle stabilite per legge. La legge stabilisce infatti che siano indicate soltanto la matricola del bovino e la certificazione che sia nato e macellato in Italia.
    Sono informazioni che secondo noi non dicono nulla – sottolinea Risso – Noi pensiamo sia molto più utile per il consumatore indicare la razza del bovino, il sesso, l’età e chi è il proprietario dell’animale”.
    L’obiettivo è fornire maggiori garanzie sulla sicura identità ed origine dei soggetti allevati al fine di una rintracciabilità totale legata al territorio.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Guida turistica in Liguria: dopo sei anni nuovo bando ed esami

    Guida turistica in Liguria: dopo sei anni nuovo bando ed esami

    turismoUn’attesa lunga sei anni per tutti coloro che aspettavano un nuovo esame di abilitazione alla professione di guida turistica, interrotti a causa della necessità di conciliare le leggi regionali, nazionali e comunitarie sull’argomento.

    Un’attesa che termina in questi giorni, con l’annuncio ufficiale da parte della Provincia di Genova riguardo la partenza di un nuovo bando: la pubblicazione avverrà sul sito della Provincia mercoledì 1 febbraio e sarà possibile presentare domanda fino al 2 marzo 2012.

    Per tutte le informazioni su bando, requisiti, modalità di presentazione della domanda e dettagli sull’esame, si può telefonare ai numeri 010 5499634 oppure 010 5499750.

    Marta Traverso

  • Taglia le ali alle armi: una campagna contro i cacciabombardieri F35

    Taglia le ali alle armi: una campagna contro i cacciabombardieri F35

    Sbilanciamoci, Tavola per la pace, Rete Disarmo e Unimondo lanciano la campagna “Taglia le ali alle armi” e promuovono un mese di mobilitazione per tutto febbraio. L’obiettivo, dire no agli F35, risparmiando 15 miliardi di euro con cui si potrebbero creare 4.500 nuovi asili nido comunali, mettere in sicurezza oltre 12mila scuola, creare più di 100mila posti di lavoro.

    Il decreto sulle liberalizzazioni, pubblicato il 25 gennaio in Gazzetta Ufficiale, salva i poteri forti (banche, assicurazioni, petrolieri), colpisce i servizi pubblici locali, costringendo le amministrazioni locali a privatizzare e solo marginalmente dà qualche sforbiciata alle rendite di posizione di corporazioni come quelle degli avvocati, dei farmacisti, dei tassisti. Che tutto questo, come ha detto Monti, faccia aumentare il Pil del 10% in 10 anni è abbastanza fantasioso.Tra le corporazioni nemmeno sfiorate dal provvedimento c’è quella dei militari, che continuano a spendere e a sprecare una gran quantità di soldista scritto sul sito di informazione economica e sociale www.sbilanciamoci.info –  Come è noto, solo per la costruzione e l’acquisto dei cacciabombardieri F35 si prevede di spendere 15 miliardi di euro: più o meno la stessa cifra che gli esperti del governo stimano (anche qui in modo fantasioso) nel breve periodo come possibili risparmi per i cittadini dall’impatto del provvedimento sulle liberalizzazioni. Uno spreco, quello degli F35, di cui beneficiano i militari e il colosso della Finmeccanica, classico caso – a proposito della propaganda neoliberista antistato – di impresa lautamente assistita dai soldi pubblici, legata alla politica ed invischiata in opache vicende giudiziarie.

    Per mettere uno stop alla costruzione degli F35 la campagna Sbilanciamoci, la Tavola per la pace, la Rete Disarmo e Unimondo hanno promosso un mese di mobilitazione che si concluderà alla fine di febbraio con manifestazioni in 100 piazze italiane e con la consegna di decine di migliaia di firme contro gli F35 al governo italiano.

    In un momento di grave crisi per tutto il Paese troviamo fuori luogo che il Ministro-Ammiraglio Di Paola nei suoi monologhi televisivi continui imperterrito a difendere l’F-35, promettendo al massimo qualche sforbiciata – precisa Massimo Paolicelli della Rete Italiana per il Disarmo – Parlare di un programma di elevato valore operativo, tecnologico e industriale vuol dire non tenere in considerazione i rilievi negativi dello stesso Pentagono ed i ripensamenti di molti paesi partner nel progetto”.

    Gli stessi soldi stanziati per i caccia potrebbero essere impiegati in mille altri modi più utili sia economicamente che socialmente. “Con i 15 miliardi da spendere per gli F-35 potremmo costruire 45mila asili nido pubblici, creando oltre 200mila posti di lavoro – sottolinea Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci! – oppure mettere in sicurezza le oltre 13mila scuole italiane che non rispettano le norme antisismiche e quelle antincendio“.

    Il primo obiettivo di questa nuova mobilitazione è spingere il Parlamento e ogni singolo parlamentare a discutere in modo aperto e trasparente sugli F-35. L’appello lanciato dalla Marcia Perugia-Assisi dello scorso 25 settembre non deve cadere nel vuoto – ricorda Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace – Il Parlamento deve impedire innanzitutto che si crei il fatto compiuto. L’Italia non può permettersi oggi di impegnare ulteriori 15 miliardi di euro, oltre ai quasi 3 già spesi, per l’acquisto e il mantenimento di questi bombardieri, senza che ci sia un chiaro e onesto dibattito pubblico sulle esigenze e le priorità a cui dobbiamo rispondere”.

  • Regione Liguria a scuola di social network: chi paga il conto?

    Regione Liguria a scuola di social network: chi paga il conto?

    Oltre il 70% di Assessori e Consiglieri della Regione Liguria ha un proprio sito o blog personale e un profilo su Facebook, ma ben pochi li aggiornano regolarmente. Il 100% ha un indirizzo mail, ma solo il 20% circa risponde in prima persona. Appena il 15% ha un account su Twitter.

    A partire da questi dati (realizzati dalla società milanese Spindoctoring) viene formalizzato il desiderio della Regione Liguria di aprirsi al web: la prima decisione ufficiale arriva dall’imminente trasmissione in streaming le riunioni della Giunta Regionale, che si tengono ogni venerdì mattina dalle 10 alle 13. Un provvedimento fortemente voluto da Claudio Burlando, uno dei primi politici liguri a crearsi un account su Twitter e utilizzarlo in prima persona. Lo streaming riguarderà l’intera durata delle assemblee, oscurando solo le parti in cui vengono citati dati sensibili o non divulgabili pubblicamente ai sensi della legge.

    C’è però molto di più: se la sfida in vista delle primarie Comunali si sta giocando in larga misura sul web, anche la Regione – che per le elezioni ha ancora tre anni di respiro, visto che saranno nel 2015 – si sta attrezzando per avvicinarsi di più ai cittadini tramite la Rete. L’agenzia informatica regionale Datasiel ha infatti attivato un corso gratuito di alfabetizzazione digitale per Assessori e Consiglieri, allo scopo di istruirli su un uso più corretto e più in prima persona dei social network. Non solo: l’agenzia si impegnerà a creare un profilo sui social network per ciascun Assessore e ciascun Consigliere.

    La prima lezione sarà il 15 febbraio e verterà sul tema: come si naviga su uno smartphone?

    Sulla questione due domande sono d’obbligo: (1) quanti politici si impegneranno a utilizzare veramente in prima persona i social network, senza delegare il lavoro a segretari o portaborse? (2) anche se Datasiel è una società in house della Regione Liguria e fornirà questo servizio a un teorico costo zero per la pubblica amministrazione, chi paga il conto? Bisogna infatti tenere conto di una cosa: esistono molte agenzie specializzate nel social media marketing, ed esistono imprese private, professionisti, artisti e così via che pagano queste agenzie per la gestione dei loro profili social e/o per imparare a usarli. Perché un ente pubblico dovrebbe beneficiare di un servizio simile a costo zero, senza consentire alle realtà genovesi e liguri che operano in questo settore di sottoporre preventivi e dare luogo a un po’ di sana concorrenza?

    Marta Traverso

  • L’Unione Atei mette in strada l’ateo bus: pioggia di polemiche

    L’Unione Atei mette in strada l’ateo bus: pioggia di polemiche

    ateo busIL PRECEDENTE

    Gennaio 2009: Genova aderisce alla campagna della British Human Association, che ha inaugurato il nuovo anno facendo circolare per le strade di Londra alcuni autobus sui quali è stampata la scritta There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life (traduzione italiana: Dio probabilmente non esiste. Quindi smettila di preoccuparti e goditi la vita).

    L’Unione Atei e Agnostici Razionalisti promuove tramite raccolta fondi pubblica una campagna che porta nel capoluogo ligure il seguente spot, sul retro di alcuni autobus Amt: La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno.

    Subito scoppia la polemica, e la concessionaria di pubblicità che ha attuato la campagna fa marcia indietro perché il messaggio è ritenuto lesivo della libertà religiosa. Il 29 gennaio gli autobus che escono dalla rimessa portano una nuova scritta: La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. L’ottima è che credono nella libertà di espressione.

    IL PRESENTE

    Gennaio 2011: a due anni dal tanto contestato Ateo bus, le strade di Genova accolgono una nuova campagna della Uaar. Il tema è uno dei più sentiti nell’era del governo Monti: il pagamento dell’Ici da parte della Chiesa. L’Unione Atei sceglie un’altra e più tradizionale via per sensibilizzare su questo tema: quindici enormi manifesti pubblicitari con la scritta Con 6 miliardi l’anno, l’Italia farebbe miracoli. Una campagna che ha avuto luogo in due città italiane, Genova e Venezia.

    Non solo. L’associazione vuole entrare in campo in modo più diretto in occasione delle primarie del centrosinistra che porteranno a scegliere chi correrà per la poltrona di Sindaco, e lo fa con undici domande ai candidati che toccano i temi di maggiore interesse della Uaar: Ici alla Chiesa, insegnamento della religione nelle scuole, testamento biologico, unioni civili, simboli religiosi negli edifici pubblici.

    Marta Traverso

  • Ospedali psichiatrici giudiziari: il Senato stabilisce la chiusura entro marzo 2013

    Ospedali psichiatrici giudiziari: il Senato stabilisce la chiusura entro marzo 2013

    Il Senato mercoledì 25 gennaio ha approvato un emendamento – all’interno del decreto-legge sul sovraffollamento delle carceri ddl 3074 – che stabilisce per marzo 2013 il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari e che ora passerà al vaglio della Camera.

    “È un fatto positivo, ma bisogna evitare che ora al posto degli OPG nascano “mini OPG“, magari uno in ogni regione – dichiara il comitato StopOpg, la galassia di associazioni che da anni si batte per la chiusura di queste strutture – Abbiamo già espresso la preoccupazione che le strutture residenziali previste in sostituzione dei vecchi OPG finiscano per riprodurre situazioni simili agli ospedali psichiatrici. E che le persone restino internate, in strutture certo meno fatiscenti ma pur sempre in luoghi di internamento“.

    “Mentre l’alternativa all’OPG, come per i manicomi, è offrire ad ogni persona un percorso di cura, di assistenza e di inclusione sociale nel territorio, e non solo il ricovero in strutture, che finisce per escludere e recludere – continua il comitato StopOpg – Per questo il voto del Senato ci spinge a insistere con il Governo, la Conferenza delle Regioni e nelle singole Regioni: con la campagna “un volto, un nome“, per restituire cittadinanza ad ogni persona. E quindi anche a proporre l’urgenza di una legge che abolisca definitivamente l’istituto giuridico dell’OPG“.

    Adesso il confronto si sposta  sui tavoli delle regioni che dovranno gestire il passaggio sui loro territori ma soprattutto garantire le strutture in grado di accogliere più di 1400 persone.
    Entro il mese di febbraio ci sarà l’incontro tra StopOpg e Vasco Errani per cominciare il lavorospiega Stefano Cecconi, responsabile Politiche della salute della Cgil Nazionale su www.quotidianosanita.it – I territori devono prendere in carico queste persone per offrire le risposte in base ai bisogni precisi e in base alle singole situazioni. L’emendamento di ieri dà due mesi di tempo alle regioni, entro il 31 marzo 2012, di definire requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, con riguardo ai profili di sicurezza, relativi alle strutture destinate ad accogliere le persone. Quello che è certo è che vogliamo evitare che nelle regioni si creino dei mini Opg. Questa non può essere la soluzione”.

    La battaglia non è chiusa e anzi questo è solo un primo passo comunque importante – sottolinea Donatella Poretti, senatrice radicale eletta nelle file del Pd, membro della commissione d’inchiesta del Ssn, presieduta da Ignazio Marino – perchè finalmente abbiamo una data e dei fondi certi da destinare alla riqualificazione e riorganizzazione delle strutture e del personale. Da questo momento  è necessario cercare la collaborazione di tutti quelli che hanno a cuore la situazione. Chi deve uscire è giusto che esca, per gli altri le regioni entro un anno, che non è tanto, devono organizzare le strutture sul territorio”.

     

     

    Matteo Quadrone