Autore: erasuperba

  • Mediazione comunitaria: una risposta ai conflitti del centro storico

    Mediazione comunitaria: una risposta ai conflitti del centro storico

    <<Genova può costituire una piattaforma per cercare di lavorare sul conflitto in maniera preventiva prima che questo degeneri e possa trasformarsi in violenza – spiega Alejandro Nató, avvocato argentino, esperto mondiale in mediazione, formatore del corso di Sensibilizzazione alla Mediazione Comunitaria promosso e organizzato dalla Fondazione San Marcellino e dal DiSCLiC dell’Università di Genova, in collaborazione con Comune di Genova, Provincia di Genova e Regione Liguria – una caratteristica peculiare è l’aver avviato il progetto con un approccio di tipo comunitario, vale a dire che a Genova siamo partiti direttamente dalle esigenze della comunità. Quello che stiamo portando avanti assume un valore aggiunto proprio perché quando una determinata comunità, per sua spontanea volontà, decide di appropriarsi degli strumenti adeguati a gestire il conflitto, si genera una tale forza, in grado di espandersi agevolmente al resto della società. Inoltre la città possiede una particolare vocazione che ci permette di applicare la mediazione in ambiti diversi: interculturale, educativo, comunitario. Siamo riusciti ad unire segmenti della società che sono attori chiave come i residenti, gli operatori dei servizi sociali, gli agenti della polizia municipale. Grazie all’esperienza maturata alla casa di quartiere Ghett-up siamo giunti all’esperienza odierna. Vorrei sottolineare il grande impegno sociale che ho subito riscontrato nei partecipanti. Al di là dell’insegnamento relativo agli strumenti da utilizzare per la mediazione, si è creato infatti un vincolo potente, una rete di vicinanza e conoscenza che consente di individuare il conflitto precocemente>>.

    La mediazione comunitaria è un metodo di risoluzione pacifica e partecipativa dei conflitti, un programma sociale che favorisce la creazione di spazi dove la stessa comunità stabilisce un dialogo costruttivo per superare i problemi quotidiani. In pratica la mediazione comunitaria è l’arte della buona convivenza, attraverso la quale è possibile tracciare nuovi percorsi in direzione della concordia.
    Ma come funziona? Un terzo imparziale, formato a questo proposito – è il caso di Alejandro Nató, mediatore che ha lavorato in tutti i Paesi dell’America Latina, in particolare ha trascorso 3 anni in Bolivia impegnato a mediare i conflitti durante la riforma agraria promossa dal Presidente Evo Morales – facilita lo scambio di idee, informazioni, sentimenti e bisogni tra coloro che vivono una situazione conflittuale, aiutando a generare, in maniera collaborativa, soluzioni alternative a questa situazione.

    <<L’idea è quella di allargare la proposta formativa anche ai non addetti ai lavori – spiega Danilo De Luise, Fondazione San Marcellino Onlus – già nel 2011 il Corso sulla mediazione era rivolto ai residenti del Ghetto, oltreché ad agenti della polizia municipale, insegnanti della scuola Caffaro di Certosa, operatori dei servizi sociali. Nel 2012 l’obiettivo era riuscire ad attivare un altro territorio. Ed inaspettatamente sono stati gli abitanti di via San Bernardo, in maniera del tutto spontanea, a muoversi per primi dopo aver conosciuto la fortunata esperienza del Ghetto. Così è nato il progetto Quic (Quartiere in cantiere) di via San Bernardo. Oggi il corso, completamente gratuito, è aperto ad un gruppo eterogeneo di persone, 75 iscritti, tra i quali ci sono oltre ai già citati operatori dei servizi sociali ed agenti di polizia municipale, anche mediatori culturali, psicologi, e soprattutto gli abitanti di Prè, via San Bernardo e del Ghetto>>.

    Il corso è partito il primo febbraio presso la Biblioteca Berio e si compone di sessanta ore divise in tre sessioni, febbraio, marzo e maggio, e si concluderà con un convegno nei giorni 21 e 22 maggio prossimi.
    Venerdì 3 febbraio il workshop si è sviluppato intorno all’esperienza appena avviata dai cittadini attivi di via San Bernardo. Questi ultimi hanno raccontato a tutti i partecipanti il motivo di conflitto maggiormente sentito dai residenti. Prima hanno introdotto brevemente le ragioni della loro mobilitazione.

    <<Tutto nasce dal desiderio di fare qualcosa per migliorare le condizioni di vita del nostro quartiere – spiega Carola – abbiamo iniziato a conoscerci ed attraverso il confronto è emersa la problematica che davvero sta più a cuore agli abitanti, parliamo del famoso fenomeno della “movida”. Un forte disagio per i residenti che subiscono l’invasione notturna del quartiere e di conseguenza, come prima reazione, decidono di ritirarsi nelle loro abitazioni. Oggi ci troviamo in una fase appena precedente all’emergenza. In più di un’occasione abbiamo assistito ad episodi di violenza fisica e verbale, atti intimidatori, azioni invasive come lo sfondamento di alcuni portoni dei palazzi. Se non troviamo il modo di intervenire rischiamo che la situazione degeneri>>.

    Proprio per questo motivo hanno deciso di partecipare al Corso, in maniera tale da acquisire gli strumenti necessari per provare a cambiare lo stato delle cose.
    Ma le criticità relative alla frequentazione notturna riguardano una larga fetta del centro storico, alle prese da almeno una decina d’anni con un fenomeno che oltre ad aumentare le frustrazioni dei residenti, ferisce un tessuto sociale già provato da un passato di abbandono.
    Nata come tentativo di rivitalizzazione dei vicoli, la “movida” si è tramutata in un boomerang.
    Le istituzioni pubbliche, incentivando l’apertura dei locali, ipotizzavano di migliorare la vivibilità del centro storico. A distanza di breve tempo bisogna constatare come l’obiettivo non sia stato raggiunto. Si è registrata invece una proliferazione eccessiva di attività commerciali dedicate esclusivamente al “popolo della notte” e che inevitabilmente lasciano sguarnito un intero territorio nelle ore diurne.
    Oggi, percorrendo alla luce del sole via San Bernardo, sembra di attraversare un quartiere desertificato – basta osservare la sfilza di serrande abbassate – per poi trasformarsi, con il calare del buio, nell’epicentro di una festa che spesso assume toni incivili.

    Una prima risposta potrebbe essere favorire il decollo di insediamenti commerciali che offrano un servizio diverso rispetto ai locali aperti solo nelle ore serali. Ma è necessario anche un decisivo cambio di mentalità dei cittadini <<Noi vorremmo che il quartiere fosse vissuto anche di giorno, che le persone transitassero abitualmente per i vicoli in maniera tale che gli stessi gestori dei locali potrebbero constatare che è possibile avere un tornaconto economico anche con le serrande aperte di giorno>>.

    Tornando alla questione più critica, quella dovuta alla “movida” <<Nessuno di noi è contrario alla presenza dei giovani frequentatori – aggiunge Marina – ma fino a quando non si tocca con mano la situazione è difficile comprendere i disagi che subiamo. Parliamo di 3 notti alla settimana in cui gli abitanti si trovano in scacco di centinaia di ragazzi, alcuni dei quali si comportano in maniera incivile, impedendo il diritto al riposo>>.

    Ma in questo caso – secondo i cittadini di via San Bernardo – siamo di fronte ad un vero e proprio problema sociale che non riguarda esclusivamente i residenti, bensì l’intera città.
    <<Alle spalle di determinati comportamenti si nascondono anche delle responsabilità istituzionaliOggi ai giovani il centro storico offre solo la possibilità di girovagare per locali e bere. Occorre fornire altre opportunità di svago ed è necessario lo sforzo unitario di abitanti, commercianti ed amministrazione comunale>>. Un grido d’allarme, un’esplicita richiesta d’aiuto che i residenti del centro storico indirizzano a chi di dovere.

    Da sottolineare infine la presenza al Corso degli agenti della polizia municipale impegnati sul territorio, i quali evidenziano l’importanza del loro coinvolgimento <<Durante il nostro lavoro abbiamo sempre cercato di seguire il buon senso dell’antico vigile di quartiere, oggi grazie agli strumenti che stiamo acquisendo, possiamo migliorare il nostro approccio ai conflitti che ci troviamo quotidianamente di fronte. Si tratta di un cambio di mentalità che può dare davvero buoni frutti>>.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Danza e anoressia: ballerina della Scala licenziata per un libro

    Danza e anoressia: ballerina della Scala licenziata per un libro

    danza classicaLa verità, vi prego, sulla danza è il titolo di un libro pubblicato da Maria Francesca Garritano, etoile del Teatro della Scala che ha voluto denunciare un fenomeno purtroppo molto diffuso nel mondo della danza: sono molte le ballerine che in nome della perfezione fisica cadono nel tunnel dell’anoressia.

    Firmato con lo pseudonimo di Mary Garret, la ragazza svela i retroscena di un mondo che frequenta quotidianamente dall’età di 16 anni (oggi ne ha 33), e che l’ha portata nei primi anni di attività a calare di peso fino a 43 chili. Nel libro si parla della competizione che porta molte ballerine a distruggere il proprio corpo in nome di un posto in prima fila, fino a portare in alcuni casi al blocco del ciclo mestruale e alla sterilità.

    Alcuni giorni fa è stata licenziata dal Teatro della Scala per “danno d’immagine, in quanto il suo libro ha trasmesso un’immagine negativa del corpo di ballo in cui la ragazza lavora – in un’intervista all’Observer ha infatti dichiarato che una ballerina su cinque alla Scala è anoressica – e del mondo della danza in genere.

    La ragazza continua a esercitarsi nella danza ed è divenuta socia onoraria di un’associazione che si batte per sensibilizzare sui disordini alimentari. Chiara Bisconti, Assessore al Benessere del Comune di Milano, è intervenuta sul tema chiedendo al Teatro un codice etico per regolare i rapporti con le ballerine che soffrono di disturbi dell’alimentazione, soprattutto quelle che iniziano l’attività della danza da bambine o durante l’adolescenza.

    Marta Traverso

  • Via XX Settembre, la rambla: amore e odio dei genovesi

    Via XX Settembre, la rambla: amore e odio dei genovesi

    vasi ramblaIL PRECEDENTE

    L’immagine di una via Venti Settembre senza neanche un’automobile, dove la gente può tranquillamente camminare o pedalare in mezzo alle corsie come in una qualsiasi zona pedonale, è un sogno che la Sindaco di Genova Marta Vincenzi non ha mai tenuto nascosto.

    Per questa ragione ha annunciato, all’inizio di febbraio 2011, l’idea di costruire una rambla in vista di Euroflora: un primo passo per rendere via XX completamente pedonale.

    Questo il progetto, fortemente voluto da Tursi e che il Comune è intenzionato a portare avanti nonostante le diffuse polemiche: Genova nuova Barcellona, con una rambla che percorre l’intera via Venti, gli autobus che la attraversano ai lati nei due sensi di marcia e zona pedonale al centro, con 32 enormi vasi a fare da spartitraffico. In mezzo alla via – in corrispondenza all’incrocio con via Fieschi – una grande isola, con panchine e ulteriori spazi verdi. A seguire, un lungo vialone alberato che arriva fino alla Foce, anch’esso pedonale e con due corsie laterali per i bus. Tutto completamente pagato dagli sponsor.

    Apparentemente risolto anche il problema della viabilità: per chi va a Ponente o Levante ci sono i tragitti Galleria Colombo-via Diaz o di via Fieschi-piazza Verdi, mentre il centro e la sopraelevata restano collegati dal passaggio in via Fieschi e via Ceccardi. Il tutto agevolato da un minore traffico di auto nella zona della stazione Brignole, una volta che sarà operativa la metropolitana.

    In sintesi: piante e fiori a delimitare il tragitto che da piazza De Ferrari porta a piazzale Kennedy. Un progetto in partenza il 10 aprile, che resterà attivo per tutta la durata di Euroflora e rimarrà allestito fino alla Notte Bianca, ossia il secondo fine settimana di settembre. Totale: cinque mesi di rambla sperimentale, nella speranza che nel frattempo si verifichino le condizioni per cui il progetto possa diventare permanente.

    IL PRESENTE

    Conclusa Euroflora, è sparita pure la rambla. Il 9 maggio, a meno di un mese dal suo allestimento, è iniziata la rimozione dell’area fiorita, poco apprezzata dai genovesi ma molto di più (pare) dai loro cani, come a suo tempo qualcuno ha fatto notare nei commenti lasciati sui social network.

    La sorte dei vasi la vedete nella foto qui a fianco: sono stati dislocati in varie zone della città, come via Porta degli Archi.

    In compenso è stato mantenuto il divieto al traffico di auto nella parte di strada che ha ospitato la rambletta.

    Lo scorso novembre è stato lanciato un bando che vede la collaborazione di Comune e Facoltà di Architettura per ridisegnare il volto di via XX:  fino al 9 marzo studenti, insegnanti e architetti sono chiamati a presentare la loro idea per eliminare il traffico di veicoli privati nella via centrale cittadina – possibilmente con tanto di pista ciclabile, almeno nel tratto compreso fra piazza De Ferrari e il Ponte Monumentale – e ridisegnare la viabilità anche nelle strade circostanti.

    Archiviata la rambla, si spera che almeno in questo caso i soldi – che siano degli sponsor o nostri – vengano utilizzati per un progetto che si risolva in modo permanente.

    Marta Traverso

  • I candidati alle primarie rispondono alle domande poste dall’Uaar

    I candidati alle primarie rispondono alle domande poste dall’Uaar

    A meno di una settimana dalle primarie, i candidati sindaco del centrosinistra hanno risposto ai quesiti sul rapporto Istituzioni Pubbliche – Chiesa, posti dalla sezione genovese dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.

    <<Siamo consapevoli che la laicità delle pubbliche istituzioni rappresenti soltanto un aspetto nella gestione di un Municipio, ma rappresenta un punto fondamentale sulla base del quale è possibile valutare l’indipendenza della pubblica amministrazione dal potere clericale, una misura della effettiva separazione tra Stato e Chiesa come prescritto dalla Costituzione – scrive in una nota la sezione genovese dell’Uaar – Con il proposito di fornire ulteriori elementi di valutazione nella scelta del proprio candidato agli elettori del centrosinistra che domenica 12 febbraio si recheranno alle urne per eleggere con le primarie il loro candidato sindaco, il circolo UAAR di Genova ha proposto ai candidati un questionario attinente la laicità delle istituzioni>>.

    L’unica a non aver risposto è stata Roberta Pinotti. <<Nonostante ci abbia annunciato due volte una risposta al questionario, nulla è pervenuto, lo spazio delle sue risposte rimane quindi vuoto – conclude l’Uaar – Il circolo UAAR di Genova non parteggia per nessuno dei candidati, non dà indicazioni di voto e lascia al giudizio dei lettori interessati agli argomenti proposti la valutazione delle risposte fornite>>.

    Di seguito le domande con le relative risposte:

    – E’ favorevole alla verifica della destinazione d’uso delle proprietà immobiliari riconducibili alle confessioni religiose al fine del pagamento dell’imposta comunale sugli immobili? Cosa ne pensa dell’esenzione per le attività “non esclusivamente commerciali” di cui godono le confessioni religiose?

    Angela Burlando: Sono favorevole alla verifica della destinazione d’ uso finalizzata al pagamento dell’ ICI.

    Marco Doria: Ho avuto modo di esprimermi sul tema. Sono assolutamente favorevole a una verifica puntuale delle destinazioni d’uso degli immobili riconducibili alle confessioni religiose al fine del corretto pagamento dell’imposta comunale sugli immobili. Esiste una chiara ambiguità della normativa nazionale che deve essere al più presto modificata e intendo sollevare il problema con la massima forza. Tale ambiguità consente di non pagare imposte sugli immobili dovute: ciò non è accettabile per ragioni di equità e anche, dato il momento, per ragioni di assoluta necessità della finanza pubblica.

    Andrea Sassano: Sono favorevole alla verifica della destinazione d’uso delle proprietà immobiliari delle confessioni religiose al fine di un corretto pagamento dell’imposta comunale. Penso inoltre che la definizione “non esclusivamente commerciale” sia ambigua e che il legislatore dovrebbe cambiarla.

    Marta Vincenzi: Sono talmente favorevole alle verifiche delle destinazioni d’uso che le ho sempre fatte e continuo a farne (esempio: contenzioso con Maristi, Parrocchia di Boccadasse, Parrocchia di San Siro di Nervi)
    In relazione alla esenzione per gli immobili non esclusivamente commerciali delle confessioni religiose, ribadisco quanto già espresso in altra occasione: dovrebbe essere consentito ai Comuni di definirne lo stato reale alla luce della conoscenza del territorio, piuttosto che limitarsi ad applicare una norma ambigua.

    In Liguria le legge regionale obbliga il comune a finanziare l’edilizia di culto consegnando alle Chiese il 7% degli oneri di urbanizzazione secondaria. Ne è a conoscenza? Il Comune di Genova nel 2011 ha corrisposto 106.904,92 euro alle confessioni religiose quali quote dei contributi per oneri di urbanizzazione secondaria riscossi nel 2010. Lo sa che l’Arcivescovo di Genova nell’ultima richiesta ha dichiarato un numero di fedeli superiore al numero degli abitanti di Genova? In un periodo di ristrettezze economiche, non pensa che questi soldi potrebbero essere diversamente utilizzati? E’ disponibile ad adoperarsi affinché venga modificata tale legge regionale?

    Angela Burlando: Credo che sia necessaria una chiarezza legislativa in modo da evitare incomprensioni. Conosco bene la legge regionale. Ne ero al corrente. Mi pare strano che un arcivescovo si esponga a critiche fornendo dati di cui si può facilmente riscontrare la non veridicità.

    Marco Doria: Sono a conoscenza del problema. Credo che sia opportuno ragionare sulla legge regionale (sulla cui applicazione naturalmente bisogna essere assolutamente attenti, come peraltro deve essere per tutte le norme vigenti) e su sue eventuali modifiche.

    Andrea Sassano: Sono a conoscenza di quanto il Comune di Genova nel 2011 ha corrisposto alle confessioni religiose per oneri di urbanizzazione secondaria. Non sapevo invece che il Cardinale Bagnasco avesse dichiarato un numero di fedeli superiore agli abitanti di Genova. Penso che quei soldi potrebbero essere utilizzati diversamente indipendentemente dal fatto che la nostra città stia vivendo una pesante crisi. Si, sono disponibile ad impegnarmi per modificare la legge regionale.

    Marta Vincenzi: La chiesa dichiara il numero dei fedeli dell’arcidiocesi di Genova. L’arcidiocesi comprende anche altri Comuni e non solo Genova. Ovviamente sono a conoscenza della Legge Regionale. In quanto alla ripartizione del contributo, adottiamo un criterio proporzionale in base al peso percentuale delle varie confessioni religiose sul totale che in parte prescinde dal numero puntuale dei fedeli dichiarati, ma tiene conto, come è nelle intenzioni del legislatore regionale, del peso che hanno sul territorio. La mia opinione su un diverso utilizzo di queste risorse, finché c’è la legge, non ha rilevanza di concretezza. Se potessi, la cambierei.

    – Sebbene non sia possibile verificare la cifra esatta, i dati finora disponibili mostrano che lo Stato Italiano, sotto diverse voci, finanzia la Chiesa Cattolica con oltre 6 miliardi di euro all’anno (http://www.icostidellachiesa.it). In un momento di crisi in cui sono richiesti enormi sacrifici ai cittadini, non crede che alcune voci debbano essere riviste? In particolare, quale è il suo parere sulla modifica della legge sull’8×1000 per destinare alle Religioni solo la quota esplicitamente espressa?

    Angela Burlando: Sì, credo proprio che vadano rivisti alcuni punti della legge relativa all’ 8X1000. Credo che alla Chiesa debba andare solo la quota esplicitamente espressa.

    Marco Doria: Penso che sia opportuno rivedere in generale tutti i finanziamenti erogati dallo stato al fine di procedere nel modo più chiaro e trasparente. Sono assolutamente favorevole a destinare alle Religioni solo la quota 8×1000 esplicitamente espressa come a loro destinata.

    Andrea Sassano: Penso che lo Stato italiano spenda troppo per la Chiesa Cattolica e che vada modificata la legge sull’8×1000. Questo è tanto più urgente quando ai cittadini italiani vengono richiesti sempre maggiori sacrifici ai fini del risanamento dei conti dello Stato.

    Marta Vincenzi: Sono d’accordo.

    – Cosa ne pensa del finanziamento comunale alle scuole paritarie come alternativa a quelle statali attuato in molti Comuni d’Italia?

    Angela Burlando: Per esprimere un parere devo conoscere bene le ragioni che determinano la scelta del finanziamento. Non mi sento di fare una valutazione generica.

    Marco Doria: Ritengo in via generale che ci si debba attenere al dettato costituzionale per quanto riguarda i finanziamenti alla scuola privata. Per quanto riguarda le realtà comunali non escludo a priori che possano esserci situazioni in cui scuole paritarie svolgono azione di effettiva supplenza e quindi possano ricevere finanziamenti. Obiettivo della pubblica amministrazione deve però essere quello di creare un sistema di scuola pubblica che possa rispondere pienamente alla domanda dei cittadini. Non si tocca la libertà per soggetti privati di istituire scuole e istituti di educazione “senza oneri per lo Stato” (art. 33 Costituzione).

    Andrea Sassano: Penso che i soldi pubblici debbano essere investiti nella scuola pubblica, e che vada rispettata la Costituzione in base alla quale le scuole private e paritarie hanno diritto ad esistere le loro attività ma senza oneri per lo Stato.

    Marta Vincenzi: Il Comune di Genova non prevede finanziamento alle scuole paritarie come alternativa a quelle statali.
    Limitatamente alle scuole infanzia per i bambini da tre a sei anni, è previsto un contributo alle scuole paritarie convenzionate, laiche e religiose, per il consolidamento di un sistema educativo integrato; tale sistema ci permette di mantenere un’offerta posti nei servizi per l’infanzia pari al 100% dei bambini da tre a sei anni residenti a Genova.

    – L’ora alternativa, ossia l’attività didattica per chi non sceglie le ore di religione cattolica nella scuola pubblica, dovrebbe essere un diritto. In realtà si incontrano sempre difficoltà organizzative e spesso forme di emarginazione (anche l’UNICEF ha denunciato questa situazione). Ritiene utile istituire un osservatorio sul rispetto dei diritti di genitori e studenti relativamente all’accesso all’ora alternativa? E’ disponibile a sostenere finanziamenti comunali per progetti didattici ed educativi a sostegno degli studenti dell’ora alternativa?

    Angela Burlando: Sì, ritengo utile istituire un osservatorio sull’ ora alternativa. Bene per i progetti didattici a sostegno degli studenti che non seguono le lezioni di religione.

    Marco Doria: Favorevole all’osservatorio. Per quanto riguarda i finanziamenti comunali dovrei verificare la reale disponibilità di risorse considerando la drammatica situazione di settori quali AMT e servizi sociali (per fare esempi eclatanti) che attirano la mia attenzione in via prioritaria.

    Andrea Sassano: Credo che sia utile in qualche modo verificare il rispetto dei diritti di genitori e studenti all’ora di alternativa alla religione, anche attraverso un Osservatorio. Sono d’accordo che il Comune finanzi per quanto è di sua competenza progetti didattici ed educativi a sostegno dell’ora alternativa.

    Marta Vincenzi: Ritengo improprio l’intervento dei Comuni in ambiti di competenza dello Stato, che spesso agevolano la deresponsabilizzazione di ampi settori della pubblica amministrazione centrale.

    – E’ stata di recente inaugurata la sala del Commiato presso il cimitero di Staglieno, l’unica disponibile in tutta Genova. Occorrerebbe avere più spazi da adibire a “sala del Commiato”: non solo nelle zone cimiteriali ma anche vicino ai luoghi in cui si è vissuto (ad es. preparando allestimenti su richiesta in sale presso centri civici, sociali, sportivi). Quale è il suo parere?

    Angela Burlando: Sono d’ accordo sull’organizzazione di altre sale di Commiato in luoghi in cui la persona deceduta abbia vissuto. Mi sembra del tutto normale che ciò avvenga.

    Marco Doria: Favorevole in linea di principio. Valuterei però come amministratore caso per caso la fattibilità di proposte specifiche.

    Andrea Sassano: Aver inaugurato la Sala del Commiato presso Staglieno è stato un risultato molto importante, di cui va dato atto all’attuale amministrazione. Si può vedere come allargare questa iniziativa.

    Marta Vincenzi: Si. Intanto, nel mio mandato, sono riuscita a fare la Sala del Commiato. E’ un inizio.

    A Genova è stato istituito il registro del Testamento Biologico. E’ sua intenzione mantenerlo? E’ disponibile ad impegnarsi per favorire una legge nazionale che lo renda valido opponendosi a quella liberticida in discussione in Parlamento?

    Angela Burlando: Sì, credo proprio che il registro del Testamento biologico debba essere mantenuto.

    Marco Doria: Ritengo il testamento biologico un fatto di grande civiltà. Intendo mantenere il Registro e intendo impegnarmi per favorire una legge nazionale degna di un paese civile, radicalmente opposta a quella in discussione in parlamento.

    Andrea Sassano: Sono favorevole ad una legge nazionale che renda valido il testamento biologico e che cancelli definitivamente quella in discussione in Parlamento.

    Marta Vincenzi: Si. L’ho istituito e intendo mantenerlo. Sono d’accordo perché si arrivi a una legge nazionale

    – I matrimoni civili a Genova sono circa il 60% del totale. I cittadini possono utilizzare a prezzi accessibili solo la Sala Matrimoni di Corso Torino, in tempi contingentati ed orari ristretti. Come già avviene in altri Comuni, sosterrà l’ampliamento dell’orario ai giorni festivi e la riduzione delle tariffe presso le sale prestigiose messe a disposizione dal Comune?

    Angela Burlando: Sono favorevole a rendere meno costose le sale prestigiose in cui celebrare matrimoni. Mi pare anche giusto utilizzare le stesse a prezzi più accessibili, valutando i costi effettivi del personale impiegato.

    Marco Doria: Non intendo complicare ad alcuno la possibilità di sposarsi. Per quanto riguarda i prezzi delle sale prestigiose messe a disposizione dal Comune credo però che sia giusto che si paghino, parendomi un modo non sbagliato di incrementare le scarse risorse a disposizione dell’ente locale.

    Andrea Sassano: Sono favorevole che i matrimoni civili si possano svolgere anche in sale di prestigio del Comune, a tariffe contenute e in orari non contingentati.

    Marta Vincenzi: Le risorse umane ed economiche del Comune purtroppo attualmente non lo consentono.

    – In alcuni Comuni e/o circoscrizioni di altre città è stato istituito il registro delle coppie di fatto. Qual è la sua opinione a proposito? E’ disponibile ad istituirlo anche a Genova e ad adoperarsi per una legge nazionale?

    Angela Burlando: L’ istituzione del registro delle coppie di fatto è un punto importante del mio programma. Sì, sono d’ accordo nell’ istituirlo.

    Marco Doria: Sono favorevole al registro delle coppie di fatto. Intendo istituirlo a Genova e intendo adoperarmi per una legge nazionale in merito.

    Andrea Sassano: Sono disponibile ad istituire il Registro delle copie di fatto. Credo che occorra una legge nazionale.

    Marta Vincenzi: Si sono convinta dell’utilità di tale Registro. Si deve lavorare sia per l’istituzione del Registro su base comunale che per una legge nazionale. Con rammarico ho dovuto constatare nel mio mandato che non c’era una maggioranza convinta in Consiglio Comunale per approvare tale iniziativa. Avrei corso il rischio di una sconfitta e di uno strascico di molte polemiche. Spero si ponga con chiarezza il tema nella prossima campagna elettorale e, soprattutto, che Genova città dei diritti produca un Consiglio Comunale all’altezza delle nuove sfide della civiltà.

    Riti e simboli religiosi negli uffici pubblici e in orario di lavoro, benedizioni, visite pastorali, messe natalizie e pasquali, inviti da parte dei superiori a cerimonie religiose sul luogo di lavoro e in orario di servizio, esposizione di simboli religiosi negli uffici pubblici. Tutto questo anche se non esiste più la religione di Stato, e senza considerare esigenze di chi professa altre religioni e men che meno i cittadini atei e agnostici. Si impegna a rendere liberi dalla religione gli uffici pubblici e ad evitare la presenza di membri della Chiesa Cattolica ad ogni cerimonia ufficiale laica?

    Angela Burlando: Gli argomenti che ponete debbono essere analizzati singolarmente, non tutti insieme. Ci sono occasioni di invito di autorità religiose che non possono essere ignorate per un discorso di buona educazione. Cerimonie religiose ( messe pasquali e natalizie) devono essere organizzate fuori dall’ orario di ufficio. Non credo che si possa evitare la presenza di membri della Chiesa in occasioni di cerimonie pubbliche.
    Credo che il buon senso oltreché il protocollo, possa fornire consigli idonei ad ogni circostanza.

    Marco Doria: La domanda mette insieme questioni diverse. Sono per un approccio laico al tema proposto lasciando che le iniziative religiose siano promosse dalle Chiese. Non ho pregiudizi e contrarietà in generale alla presenza di membri della Chiesa Cattolica a cerimonie ufficiali. Valuterei, nei limiti delle mie competenze, quando tale presenza è opportuna.

    Andrea Sassano: Avendo una concezione laica delle Istituzioni penso che la religione debba stare fuori dagli spazi pubblici, che in quanto tali sono di tutti, di chi crede come di chi non crede. Sono meno d’accordo sulla questione di non invitare membri della Chiesa a cerimonie ufficiali del Comune. La Chiesa è comunque parte della società in cui viviamo, espressione di valori che si possono non condividere ma che nella nostra società sono presenti e con cui occorre dialogare.

    Marta Vincenzi: Negli uffici pubblici del Comune non ci sono simboli religiosi imposti già da tempo. Nelle cerimonie laiche non sono presenti membri della Chiesa. Cio’ non vale per le cerimonie dedicate ai santi patroni o quando venga richiesto espressamente come nel caso di benedizioni di lapidi dalle famiglie interessate o dai promotori o da privati che inaugurano opere o in situazioni dove una parte della cittadinanza gradisca anche una cerimonia religiosa. In questi casi si segue un protocollo del cerimoniale che e’ previsto dalle regole della Repubblica Italiana. Personalmente invito frequentemente anche gli esponenti di altre confessioni presenti in città.
    E’ un fatto culturale delicato e non risolvibile con misure impositive. Si deve procedere con rispetto di tutti e anche tenendo conto della tradizione.

    – Qual è il suo parere sulla costruzione della moschea a Genova? Come risponderebbe ad eventuali analoghe richieste di altre confessioni religiose?

    Angela Burlando: Il rispetto delle diversità è un mio preciso convincimento. Gli islamici hanno diritto a pregare nella loro moschea.
    Appartenenti ad altre religiose ugualmente possono, come loro, costruire la propria chiesa. Chi non crede, ha diritto al rispetto degli altri ma non può pretendere che scompaia dal mondo ogni forma di religione.

    Marco Doria: Sono favorevole alla costruzione della moschea a Genova. Risponderei positivamente ad eventuali analoghe richieste di altre confessioni religiose, “senza oneri per il Comune”.

    Andrea Sassano: Sono favorevole alla costruzione della moschea. La libertà di religione è riconosciuta dalla Costituzione italiana.

    Marta Vincenzi: Ovviamente positivo. Spero di essere giunta alla conclusione di un percorso importante di piena collaborazione con la Comunità Islamica genovese. Abbiamo già risposto positivamente a diverse richieste e continueremo a farlo.

  • Italia Nostra: cento sentinelle segnaleranno i rischi per i beni comuni

    Italia Nostra: cento sentinelle segnaleranno i rischi per i beni comuni

    Chiesa S.DonatoCreare una rete di cittadini attivi sul territorio, pronti a segnalare criticità e situazioni di pericolo per l’ambiente, il paesaggio ed il patrimonio culturale della città. Questo l’obiettivo della campagna lanciata sabato dalla sezione genovese dell’associazione Italia Nostra in occasione dell’assemblea ordinaria dei soci.

    Il 2012 segna l’avvio di una fase dedicata a far sì che Italia Nostra – anche attraverso l’uso dei nuovi sistemi di comunicazione – diventi più visibile ed aumenti in maniera esponenziale il suo radicamento a Genova.
    Una delle attività principali sarà proprio l’organizzazione e la formazione di un centinaio di “sentinelle” che rappresenteranno gli occhi dell’associazione in ogni angolo della città. Cittadini che sapranno come agire e a chi rivolgersi  per denunciare eventuali rischi a danno dei beni comuni, in maniera tale da intervenire prima che sia troppo tardi.

    Tra i temi che quest’anno vedranno impegnata in prima fila Italia Nostra, ovviamente non può mancare il nuovo Piano Urbanistico Comunale.
    <<Sicuramente presenteremo delle osservazioni al Puc – spiega la sezione genovese di Italia Nostra – ma sarà interessante vedere quale sarà l’evoluzione del Piano Urbanistico Comunale, a seconda dell’amministrazione che si insedierà a Palazzo Tursi dopo le elezioni>>.
    Ma anche sul fronte della questione mobilità <<Siamo pronti a dire la nostra – continua la sezione genovese di Italia Nostra – a maggior ragione perché sembra che l’amministrazione sia intenzionata ad aggiornare il Piano Urbano della Mobilità>>.

    Infine continuerà la battaglia – che ha già visto schierata Italia Nostra nei mesi scorsi – contro la nuova strada che il Comune vuole realizzare a Sant’Ilario. Il tracciato, secondo le ultime ipotesi, dovrebbe attraversare parte dei terreni dell’Istituto agrario Marsano mettendo a rischio – questo il parere di ambientalisti, di una parte degli abitanti e della Scuola – l’integrità del podere Costigliolo, proprietà del Marsano, inserito da Italia Nostra fra i “paesaggi sensibili”. Ma non solo, secondo il comitato del no, nonostante i vincoli urbanistici esistenti, il progetto della nuova strada potrebbe favorire un’ulteriore cementificazione della collina di Sant’Ilario.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Omsa in tour: le operaie licenziate si raccontano a teatro

    Omsa in tour: le operaie licenziate si raccontano a teatro

    omsaLa scelta di mettere in scena il precariato non è nuova ai lavoratori che contro la propria volontà dicono addio al monotono posto fisso.

    Il primo esperimento era stato del team di San Precario, che nel 2005 si era intrufolato nientemeno che alla Settimana della Moda milanese, introducendo i capi della (fasulla) stilista giapponese Serpica Naro (acronimo di San Precario, ndr).

    Da alcuni mesi sono nate le Brigate Teatrali Omsa, formato da un gruppo di operaie della nota azienda, che a marzo chiuderà lo stabilimento di Faenza per delocalizzare gli impianti nella più economica Serbia. Una scelta che ha fatto indignare molte persone, dando vita a una forma di boicottaggio via Facebook di tutti i prodotti Omsa.

    Il Teatro dei due mondi ha creato uno spettacolo che sta facendo il giro d’Italia, complice la recente maggiore sensibilizzazione sul tema, che grazie alla rete è tornato alle orecchie della gente: lo spettacolo teatrale si chiama Licenziata! e racconta la reale situazione delle 230 operaie molto meglio di quanto non potrebbero fare una manifestazione di piazza organizzata dai sindacati, un convegno, un sit in davanti a un qualche ministero. È tramite la cultura che si veicolano i messaggi più importanti.

    Marta Traverso

  • Dodici idee geniali in dodici minuti: concorso per idee sul web

    Dodici idee geniali in dodici minuti: concorso per idee sul web

    startup ideaAd aprile si terrà a Perugia una nuova edizione del Festival Internazionale del Giornalismo, una rassegna di eventi dedicata a celebrare le mille facce di questa professione, con un occhio di riguardo a tutte le forme di citizen journalism e giornalismo online che si stanno sviluppando attraverso il web.

    Per questa ragione Luca Conti, blogger ed esperto di social network, si è fatto promotore della prima edizione del concorso Future12: nei giorni del Festival sarà possibile assistere alla presentazione di dodici progetti innovativi in fatto di media, social network e apps d’informazione, e ciascun ideatore avrà dodici minuti per far conoscere la sua proposta.

    Per candidarsi a Future12 è necessario inviare una breve descrizione del progetto e il proprio curriculum (età, nazionalità, città di residenza, esperienze professionali, social media link) entro il 29 febbraio 2012 all’indirizzo mail future12@journalismfestival.com.

    Tutte le presentazioni saranno trasmesse sulla webtv del Festival e i progetti selezionati saranno pubblicati sul sito ufficiale. Gli autori dei progetti ritenuti di particolare interesse saranno invitati come speaker nell’ambito dell’edizione 2013 del Festival.

    Marta Traverso

  • Il quadro più costoso del mondo: “I giocatori di carte” di Cezanne

    Il quadro più costoso del mondo: “I giocatori di carte” di Cezanne

    Lo Stato del Qatar ha acquistato in un’asta il celebre dipinto del pittore francese Paul Cezanne “I giocatori di carte”, conservato al Musée d’Orsay di Parigi.

    250 milioni di dollari, questa la cifra versata, superiore rispetto al precedente record fatto registrare per un dipinto di Jackson Pollock, venduto a 140 milioni di dollari nel 2006.

    “I giocatori di carte” è una delle opere più belle realizzate da Cezanne, dipinto tra il 1890 ed il 1895, negli ultimi anni della vita dell’artista francese.

  • Ebook, gratta e vinci e scommesse: le novità del paniere Istat 2012

    Ebook, gratta e vinci e scommesse: le novità del paniere Istat 2012

    ebookEbook e relativi dispositivi di lettura, gratta & vinci, scommesse sportive. Con queste e altre aggiunte all’inizio del 2012 il paniere Istat conta 1.398 voci, ossia 1.398 beni o servizi che sono entrati a far parte a pieno titolo dei consumi quotidiani degli italiani.

    Il gratta e vinci e le scommesse denotano una (tristemente nota) speranza di risollevare tutta e subito la propria situazione economica, un sogno che è sempre esistito a prescindere dalla crisi: un recente sondaggio del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha stimato che quattro italiani su dieci giocano d’azzardo.

    Discorso a parte lo merita la lettura digitale: secondo l’agenzia di statistica sono diventate parte integrante delle nostre abitudini quotidiane attività come comprare e scaricare ebook, leggerli su appositi dispositivi (a partire dal Kindle di Amazon, sbarcato nel mercato italiano a dicembre) e utilizzare computer di ultima generazione come gli Ultrabook, i notebook ultrasottili.

    Il fatto che l’Istat abbia ritenuto di aggiungere gli ebook al paniere indica che – complice forse anche la novità rappresentata dagli ebook rispetto alla “poco digitale” mentalità italiana – gli italiani non sono affatto un popolo che non legge. Anzi, la possibilità di avere un lettore che non pesa quanto un libro, può contenere al suo interno centinaia di testi e permette di collegarsi a Internet per approfondire quello che si sta leggendo o condividerlo con altri, è un segnale del fatto che la lettura ha un valore a prescindere dal suo supporto fisico.

    Marta Traverso

  • Ti tengo d’occhio: il progetto che denuncia i siti web inaccessibili

    Ti tengo d’occhio: il progetto che denuncia i siti web inaccessibili

    Un sito per spingere le persone ad “aprire gli occhi”, uno spazio web per denunciare pubblicamente programmi e siti inaccessibili, in particolare per gli utenti non vedenti. Qualunque cittadino è invitato a collaborare segnalando siti e programmi chesul fronte dell’accessibilitàpresentano carenze o sono del tutto inadempienti. Parliamo del progetto “Ti tengo d’occhio” (www.titengodocchio.it) nato da un’idea di Vincenzo Rubano, studente diciassettenne non vedente dell’Istituto “Costa” di Lecce.

    Da sempre detesto le applicazioni ed i siti Web che non interagiscono correttamente con gli Screen Readers (letteralmente “lettore dello schermo”, un’applicazione software che identifica ed interpreta il testo mostrato sullo schermo di un computer, presentandolo ad un utente affetto da handicap visivo tramite sintesi vocale o attraverso un display braille) o, per dirlo in altri termini, che non sono accessibili – spiega Vincenzo – Nel mio piccolo ho sempre cercato di interagire con gli sviluppatori per segnalare i deficit nell’accessibilità dei loro programmi e/o siti Web, ottenendo più o meno “audience” a seconda della loro disponibilità a rendere i propri prodotti più accessibili per noi non vedenti“.

    Tutto è partito dal sondaggio M’illumino di meno…ma ci “vedo” di più, lanciato sul web dallo stesso Vincenzo quasi un anno fa, il 18 febbraio 2011. Nell’ambito della giornata del Risparmio Energetico, promossa dalla trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su Rai Radio 2, in cui i cittadini sono invitati a contribuire alla creazione del silenzio energetico, spegnendo simbolicamente le luci ed usufruendo di fonti rinnovabili, l’istituto “Costa” ha partecipato con l’iniziativa ideata da Vincenzo.

    Visto che la categoria dei non vedenti, per motivi di forza maggiore, non può accorgersi delle luci che si spengono in casa, per strada o nelle piazze, ho pensato ad un modo originale per far partecipare all’iniziativa di Radio 2 anche tutte le persone che sono nelle mie condizioni – spiega Vincenzo nel suo spazio web, www.titengodocchio.it –  Il 18 febbraio 2011, alle ore 18, anziché spegnere una luce, ho “acceso” questa pagina sul web con un sondaggio. Il questionario è rimasto “acceso” fino al 4 marzo ed era relativo all’uso delle nuove tecnologie (computer, internet, social network, ecc.) da parte dei non vedenti“.

    “Spesso mi sento chiedere, con stupore, come sia possibile che un ragazzo non vedente possa utilizzare il pc, il web ed i servizi ad esso connessi o addirittura imparare a programmare nei linguaggi Html, Php, Css, Sql, ecc. – continua Vincenzo – La mia idea, quindi, vuole sfatare questa cattiva convinzione e dimostrare che vi sono molte persone che, pur non disponendo dell’uso della vista, sono assolutamente in grado di “vedere” un monitor! Partendo da questo presupposto, stiamo cercando allora di “accendere” l’attenzione pubblica sul delicato problema dell’accessibilità ai siti web e ai programmi per computer. Abbiamo quindi chiesto ai non vedenti di esprimere un personale “consiglio” da dare a programmatori e progettisti per far sì che da oggi in avanti non si trascuri più questo importante aspetto“.

    Il sondaggio ha riscosso notevole successo ed ha evidenziato le carenze dei siti italiani. In particolare l’86% degli intervistati ritiene che l’accessibilità universale – vale a dire siti e programmi uguali per tutti – sia un approccio migliore rispetto a quello tradizionale che prevede l’uso di prodotti concepiti specificatamente per i non vedenti. E soprattutto il 62% ritiene che siano più della metà del totale, i siti italiani che necessitano di aggiustamenti per essere davvero accessibili.
    Grazie all’incoraggiamento ricevuto dai partecipanti al sondaggio, Vincenzo si è spinto oltre e, come racconta “ho deciso di fare di più, di alzare il tiro tenendo d’occhio programmi e siti inaccessibili“.

    Nasce così l’osservatorio “Ti tengo d’occhio” e la relativa “lista nera” contenente l’elenco di programmi e siti web che sono stati testati e trovati poco o per nulla accessibili.
    Il primo sito bacchettato è quello dell’Istat, in particolare per quanto riguarda la compilazione del censimento online. La versione on-line del questionario è raggiungibile inserendo in una pagina del sito www.censimentopopolazione.istat.it il codice fiscale dell’intestatario ed una password alfanumerica, “entrambi riportati sulla prima pagina del questionario cartaceo“, sottolinea Vincenzo.

    In primo luogo, per ottenere la password necessaria per compilare la versione on-line del questionario, occorre chiedere aiuto ad un vedente – spiega Vincenzo – infatti la password è riportata sulla prima pagina del modulo cartaceo, non certo una forma accessibile per una persona non vedente. Una volta ottenuta la password ed eseguito il login, però, le difficoltà non sono finite! Accedendo al sito, infatti, ci si può accorgere facilmente che non tutto è stato strutturato come dovrebbe essere. Ci sono etichette non associate correttamente con i campi del modulo (e ciò significa che gli screen readers hanno difficoltà a leggere correttamente l’etichetta del campo che si sta compilando) e, ancora peggio, ci sono dei campi che non possono essere compilati, perché del tutto invisibili agli screen readers. Da non vedente, insomma, è impossibile compilare on-line il questionario!“.

    In questa situazione, dunque, le uniche possibilità a disposizione di un non vedente sono la compilazione del questionario in forma cartacea “chiedendo un occhio in prestito” (luogo comune utilizzato da noi non vedenti per indicare la richiesta di aiuto ad un vedente) o l’utilizzo del servizio di assistenza disponibile presso gli uffici del proprio comune di residenza – continua Vincenzo – Due alternative che, comunque, sono ben più scomode di una compilazione on-line!“.

    Questa inaccessibilità, come tutte le altre, non è che una vera e propria discriminazione – conclude Vincenzo – Ma essa è ancora più grave, se consideriamo che per garantire ai non vedenti la possibilità di compilare il questionario on-line alla pari dei vedenti, non è bastata neanche una legge (la cosiddetta “Legge Stanca”)“.

    L’Istat era perfettamente a conoscenza del problema – precisa Vincenzo – fin dalla pubblicazione della procedura di compilazione del questionario on-line, infatti, sono state indirizzate alla dirigenza dell’ente alcune denunce del problema. E nonostante ciò, nessuno ha mosso un dito per rimediare ad un “orrore” che non avrebbe dovuto neppure verificarsi!“.
    Matteo Quadrone

  • Corea del Sud: sette anni di carcere per un tweet di troppo

    Corea del Sud: sette anni di carcere per un tweet di troppo

    SeulIn carcere per un tweet, anzi in gergo tecnico si chiama retweet: se un altro utente di Twitter scrive una frase o mette un link ritenuto interessante, invece di ricopiarlo e rubargli così l’idea si retwitta, ossia si incolla sul proprio profilo la frase esattamente così com’è, mittente incluso.

    Il ventiquattrenne sudcoreano Park Jeonggeun non è l’autore del tweet “Lunga vita a Kim Jong II”. L’ha semplicemente retwittato dall’account ufficiale della Corea del Nord. Nonostante ciò è stato arrestato lo scorso 11 gennaio a Seul e rischia sette anni di carcere, una pena dovuta al suo presunto reato di attività antigovernativa e violazione della sicurezza nazionale.

    Amnesty ha anche diffuso le dichiarazione del giovane coreano: “L’ho fatto per divertimento, volevo ridicolizzare i leader nordcoreani. Su Twitter ho anche caricato e modificato le immagini di Pyongyang sostituendo il volto di un soldato con il mio in versione triste e la sua pistola con una bottiglia di whisky“.

    In un clima di censura del web a livello globale, Amnesty International ha denunciato questa violazione dei diritti umani e della libertà di espressione. La situazione politica fra Corea del Sud e Corea del Nord continua ad essere difficile: l’armistizio firmato nel 1953 non si è mai concretizzato in un vero accordo di pace, la guerra dunque non è mai finita e il confine tra i due paesi è il più fortificato al mondo.

    Marta Traverso

  • Sanità: i lavori di pubblica utilità sono un’opportunità da sfruttare

    Sanità: i lavori di pubblica utilità sono un’opportunità da sfruttare

    Un istituto già previsto nel nostro ordinamento, un’opportunità concreta a favore dell’amministrazione sanitaria, Asl ed Aziende Ospedaliere in primis, ma purtroppo, almeno finora, non sfruttata a dovere.

    Parliamo dei Lavori di pubblica utilità disciplinati dal Decreto Ministeriale 26 marzo 2001, il quale prevede fra questi le <<prestazioni di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale o volontariato operanti, in particolare, nei confronti di tossicodipendenti, persone affette da infezione da HIV, portatori di handicap, malati, anziani, minori, ex-detenuti o extracomunitari, prestazioni di lavoro nella manutenzione e nel decoro di ospedali e case di cura o di beni del demanio e del patrimonio pubblico ivi compresi giardini, ville e parchi, con esclusione di immobili utilizzati dalle Forze armate o dalle Forze di polizia>>.

    Martedì 31 gennaio in Consiglio regionale è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, presentato dall’Idv, primo firmatario Stefano Quaini, presidente della Commissione Sanità, relativo all’opportunità per la sanità ligure di attivare ed incentivare l’utilizzo di lavori di pubblica utilità al fine di sostituire la pena comminata per la guida in stato di ebbrezza.
    Il comma 9 bis dell’art. 186 del Codice della strada (D.Lgs n. 285/1992), introdotto grazie ad una norma della Legge n. 126/2010, prevede infatti la possibilità per il tribunale competentesu richiesta volontaria dell’imputato per guida sotto l’effetto di alcoldi applicare una sanzione sostitutiva, vale a dire il lavoro di pubblica utilità, che in caso di svolgimento positivo permette di estinguere il reato.

    <<Abbiamo portato alla ribalta un’opportunità già prevista nel nostro ordinamento ma che oggi fatica a trasformarsi in uno strumento utilizzato – spiega Stefano Quaini – Gli imputati per guida in stato di ebbrezza invece che pagare una sanzione potrebbero essere impiegati in lavori socialmente utili quali, ad esempio, l’assistenza agli anziani oppure l’assistenza domiciliare. Pensiamo ai malati con patologie gravi, malati cronici spesso abbandonati alla cura esclusiva di famiglie che non dispongono delle risorse necessarie per garantirgli un adeguato supporto. Ebbene questo strumento rappresenta una risorsa in più che, in un periodo segnato dai tagli al comparto sanitario, potrebbe risultare fondamentale>>.

    <<Ne abbiamo parlato con l’assessore alla Sanità, Claudio Montaldo, ed abbiamo proposto che venga diramata una nota per sollecitare i direttori generali delle Asl e delle Aziende Ospedaliere liguri affinché si attivino verso i tribunali liguri per porre in essere ed incrementare le collaborazioni di lavoro di pubblica utilità – continua Quaini – In questo modo si concederebbe alle persone volenterose, in possesso dei requisiti lavorativi ma imputati del reato, parzialmente depenalizzato, di guida in stato di ebbrezza, di giungere all’estinzione del reato tramite la propria opera lavorativa. Allo stesso tempo ciò consentirebbe di aumentare le prestazioni d’opera professionali senza spese aggiuntive a favore delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere”.

    <<La sanzione sostitutiva può essere applicata in tutti i casi di guida in stato di ebbrezza, esclusi i casi in cui si è verificato un incidente – sottolinea l’avvocato Paolo Gianatti, presidente Comitato etico dell’Asl 2 di Savona – per poter sfruttare questa alternativa è necessaria la firma di una convenzione fra le parti, l’imputato e l’ente che vuole avvalersi del lavoro di pubblica utilità. Attualmente le convenzioni riguardano soprattutto Comuni e Pubbliche assistenze. Gli enti hanno la possibilità di realizzare delle convenzioni modello, approvate dai presidenti dei tribunali, dunque immediatamente disponibili per gli imputati che ne facciano richiesta. Purtroppo le Aziende Sanitarie Locali e le Aziende Ospedaliere Liguri stanno tardando nell’applicazione di questa norma dalle notevoli potenzialità. La Regione Liguria sembra aver intuito quale valore aggiunto potrebbe rappresentare il Lavoro di pubblica utilità, la speranza è che al più presto Asl ed Aziende Ospedaliere si muovano in questa direzione. Basti pensare che tra le persone imputate per guida sotto l’effetto di alcol, non è escluso che potrebbero esservi anche medici, infermieri, operatori sanitari. Ovviamente le prestazioni lavorative di tali professionisti risulterebbero utilissime proprio in ambito sanitario>>.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Privatizzazione delle carceri: le associazioni dicono no al project financing

    Privatizzazione delle carceri: le associazioni dicono no al project financing

    Privatizzare anche le carceri? In Italia ormai non si sa più che pesci prendere per trovare la via d’uscita da una situazione, quella dell’emergenza carceraria, al limite dell’incostituzionalità e spesso lesiva della dignità umana e così l’ultima proposta – inserita all’interno del decreto liberalizzazioni – prevede la privatizzazione degli istituti penitenziari.

    In particolare a preoccupare l’associazione Antigone, che da anni si occupa della tutela dei diritti nel sistema penale, è l’articolo 43 del decreto che prevede lo strumento del “project financing” per la realizzazione di strutture carcerarie. La norma è attualmente in discussione al Senato.
    Il 31 gennaio il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, ha manifestato fermamente la propria contrarietà durante una conferenza stampa in cui sono intervenuti, fra gli altri, Stefano Anastasia docente dell’Università di Perugia, Franco Corleone del coordinamento nazionale dei garanti dei detenuti, Salvatore Chiaromonte della Cgil Funzione pubblica.

    Il trattamento penitenziario non può essere affidato a chi ha scopi di lucro”, spiegano i promotori del No.
    Gli imprenditori privati infatti possono avere interesse a trattenere i detenuti perché per loro rappresentano un profitto personale. Il rischio che si corre insomma è quello del mantenimento delle carceri in una situazione di sovraffollamento perché per i privati “le carceri piene sono una fonte di guadagno. Senza dimenticare la palese incostituzionalità che si verrebbe a configurare affidando a soggetti privati la gestione dell’assistenza sanitaria dei detenuti.
    Il testo del decreto è impraticabile nel nostro ordinamento – spiega Stefano Anastasia, docente dell’Università di Perugia – i detenuti godono di diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto al trattamento, a cui corrisponde l’obbligo di prestazione da parte dello Stato che non può quindi delegare al privato alcune funzioni come l’assistenza sanitaria”.

    Ma non solo. Antigone sottolinea il pericolo di corruzione dei giudici al fine di avere più detenuti negli istituti penitenziari, il rischio di discriminazione dei detenuti a seconda di chi gestisce il carcere privato e ancora la probabile esplosione di violenza e di assoggettamento al lavoro forzato.
    Le esperienze deducibili da altri Paesi che hanno avviato la privatizzazione delle carceri inducono ad una profonda riflessione. Negli Stati Uniti ad esempio – dove l’affidamento a soggetti privati è una realtà dal 1984 – la violenza delle guardie operanti in strutture private è del 49% superiore rispetto a quella riscontrata negli istituti pubblici.
    Inoltre, statistiche ufficiali del Ministero della Giustizia statunitense, evidenziano come l’operazione di privatizzazione non ha consentito nessun beneficio in termini economici.
    Ma anche in Italia non mancano esempi negativi. Parliamo delle cosiddette “carceri fantasma”, 38 istituti di pena la cui costruzione non è mai stata portata a termine e di conseguenza inutilizzabili. Tra questi il caso del carcere di Sassari è eclatante. I lavori, appaltati a privati, la società del tristemente noto Diego Anemone, sono partiti nel 2005 e mai conclusi.

    Quello che chiediamo è che questa norma sia cassata o almeno emendata specificando le funzioni che mai devono essere concesse ai privati – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – queste funzioni sono quelle che riguardano il trattamento, la salute e il lavoro, ma anche il management perché i direttori degli istituti devono rimanere pubblici. Nel decreto, invece, è prevista solo l’esclusione della custodia”.
    Alcuni Senatori presenti alla conferenza stampa, tra i quali il radicale Mario Perduca ed i democratici Vincenzo Vita e Silvia Della Monica hanno accolto la richiesta e si sono impegnati a presentare emendamenti o interrogazioni parlamentari allo scopo di restringere il campo delle funzioni cedute ai privati.

    La situazione delle carceri in questo momento è emergenziale per il sovraffollamento al limite dell’inciviltà – spiega Salvatore Chiaramonte, Cgil Fp – inoltre tutti gli strumenti, a partire dal personale, sono in drastico ridimensionamento. La risposta non è certo il project financing. Occorre invece ragionare sulla depenalizzazione di alcuni reati creati dal governo precedente come il reato dell’essere immigrato, cioè di clandestinità e i reati legati all’uso di sostanze stupefacenti”.

    Infine, come sottolinea Franco Corleone, coordinamento nazionale dei garanti dei detenuti “Uno degli ambiti dove andrebbe incrementata la presenza dei privati potrebbe essere, invece, quello delle misure alternative”.

     

    Matteo Quadrone

  • Parcheggio Acquasola: la storia dei favori concessi ai privati

    Parcheggio Acquasola: la storia dei favori concessi ai privati

    acquasolaLa parola fine alla vicenda Acquasola – secondo il Sindaco Marta Vincenzi – è già stata scritta il 25 novembre scorso quando la Giunta comunale ha approvato una delibera intitolata “Realizzazione dell’autorimessa interrata in spianata Acquasola. Nuovi indirizzi a salvaguardia patrimonio storico ambientale relativi alla riapertura in autotutela del procedimento autorizzativo dell’intervento”.

    Abbiamo salvato il parco dell’Acquasola – dichiara Marta Vincenzi – con la delibera che abbiamo approvato in Giunta non si potrà più fare nessun parcheggio interrato”.

    Il provvedimento ripercorre le tappe di un percorso avviato nel 1990 quando il Comune affidò alla Sistema Parcheggi srl (allora si chiamava Assopark) la costruzione e gestione pluriennale di sei parcheggi a corona nel centro cittadino (Piazza della Vittoria, Piazzale Kennedy, Largo Santa Maria dei Servi, Spianata Acquasola, Piazza Palermo, Piazza Paolo da Novi).
    La delibera riprende alcuni passaggi chiave della sentenza della Corte di Cassazione che nel settembre scorso ha confermato l’ordinanza del Tribunale di Genova che aveva sancito il sequestro del cantiere all’interno del parco.

    La sentenza della Cassazione ha sottolineato chegli interventi che incidono sulla conservazione e l’integrità dei beni storici sono possibili, quindi autorizzabili, qualora essi mirino a valorizzare o meglio utilizzare il bene protetto”. Tali presupposti non sembrano sussistere nel caso dell’Acquasola in quanto gli interventi progettati non avrebbero finalità di salvaguardare e valorizzare la natura storica del bene protetto.
    La Giunta ha così deliberato di “riaprire il procedimento allo scopo di effettuare e/o rinnovare la valutazione di compatibilità dell’intervento autorizzato con la natura e destinazione del bene tenendo conto della tutela accordata al bene stesso dal Codice dei beni culturali”.

    Ma l’iter amministrativo è appena iniziato e la comunicazione ai soggetti interessati non è ancora avvenuta, come conferma Maria Teresa Gambino, presidente di Sistema Parcheggi srl “Noi non abbiamo ancora ricevuto nessuna comunicazione dal Comune, quando riceveremo la delibera la valuteremo. Per noi la partita non è chiusa anche perché c’è un’inchiesta in corso”.
    Speriamo che il percorso formale di autotutela porti davvero alla revoca della concessione – dice Graziella Gaggero, portavoce del comitato dell’AcquasolaDa lungo tempo non viene più eseguita la manutenzione del parco. Per la sua riqualificazione sono stati stanziati 700 mila euro. Ci auguriamo che l’intera somma sia destinata a quest’obiettivo”.

    Ma quello che più stupisce, in questa storia travagliata che ha segnato oltre 20 anni di vita politica genovese, è il comportamento della parte pubblica – in particolare Comune di Genova e Regione Liguriasempre lesta nel concedere favori ed agevolazioni, anche di carattere economico, alla controparte privata.
    La vicenda è viziata fin dal principio da un’inchiesta giudiziaria, conclusa con la condanna di vari soggetti da parte del Tribunale di Genova, che costrinse il Comune a modificare il programma di interventi. Infatti rispetto alle previsioni originarie – 6 parcheggi a corona – fu realizzato un solo autoparcheggio, quello di Piazza della Vittoria lato nord.

    Il contenzioso Comune-Sistema Parcheggi srl nasce nel 1996 quando la società concessionaria pretese il rispetto degli accordi iniziali ed avanzò una serie di pretese risarcitorie. Una sentenza del Tar, confermata da una sentenza della Corte di Cassazione del 10/12/2001, respinse le istanze della Sistema Parcheggi srl.
    Quest’ultima sentenza stabilì la competenza del Tar perché ritenne che la questione fosse di diritto pubblico e quindi non compromettibile in arbitrati. In pratica visto che si trattava di concessioni, per loro natura sempre revocabili, la Corte diede ragione al Comune su cui non sarebbe gravato nessun vincolo nel caso in cui avesse voluto modificare gli accordi iniziali. E soprattutto, in termini economici, Palazzo Tursi non avrebbe dovuto alcunché alla Sistema Parcheggi srl.

    Ma tant’è, con una delibera del Consiglio comunale datata 28 maggio del 2002, il parcheggio dell’Acquasola viene inserito nel Programma Integrato della Mobilità. Ma non solo. Il Comune contestualmente chiede alla Regione Liguria di ammettere a contribuzione l’intervento in spianata Acquasola.
    La Giunta regionale non si fa pregare e il 27 dicembre 2002 delibera l’erogazione di un contributo di oltre 2 milioni e 690 mila euro per il parcheggio dell’Acquasola. Un finanziamento a zero interessi, restituibile in 25 anni, finalizzato ad incentivare la mobilità sostenibile. Soldi pubblici destinati a finire nelle casse di Sistema Parcheggi srl a condizione che i lavori partissero entro 24 mesi, vale a dire entro il 27 dicembre 2004. Rimane arduo comprendere come la realizzazione di un’autorimessa interrata proprio al centro della città, potesse essere considerato un intervento a favore della mobilità sostenibile.

    A fine dicembre 2002 una delibera della Giunta comunale approva una transazione del contenzioso – una scelta spontanea e del tutto immotivata, secondo il comitato dell’Acquasola, alla luce della sentenza di Cassazione del dicembre 2001 – che conferma l’affidamento in concessione alla Sistema Parcheggi srl dei lavori per la costruzione e gestione del parcheggio nel sottosuolo dell’Acquasola (468 posti auto di cui 147 pertinenziali concessi in diritto di superficie novantennale e 321 a rotazione per 60 anni), con la rinuncia da parte della società alle pretese di costruzione e gestione degli altri parcheggi (tranne quello di piazza della Vittoria lato nord, già realizzato).
    Nella transazione vengono descritti gli oneri dei costruttori verso l’amministrazione per gli anni successivi alla realizzazione del parcheggio. Ma la valutazione delle pretese del Comune appare discostarsi dal reale valore dei beni. Solo a titolo di esempio il valore per anno di un singolo posto auto è ritenuto nella transazione pari a poco più di 122 euro. Ma considerando un prezzo standard di due euro l’ora il singolo parcheggio per un anno forse avrebbe un valore corrente più elevato.

    Per quanto riguarda le pretese della controparte privata, nella transazione viene nominato “il risarcimento conseguente ai danni derivanti dalla riduzione apportata al parcheggio di piazza della Vittoria”, conseguenza diretta del ritrovamento di alcuni reperti archeologici. Appare quantomeno dubbio che un fatto imprevedibile, come in questo caso, possa far sorgere obblighi risarcitori a carico dell’amministrazione comunale.

    Nel frattempo continua la lotta di comitati cittadini e associazioni ambientaliste, in particolare Italia nostra e Legambiente, contro il progetto del parcheggio all’Acquasola. L’obiettivo della mobilitazione è rallentare l’avvio dei lavori in modo tale che Sistemi Parcheggi srl perda il finanziamento regionale.

    Il 20 dicembre 2004 a pochi giorni dalla scadenza del 27 dicembre, data ultima per l’inizio dei lavori, cittadini e ambientalisti scrivono una lettera alla Regione Liguria con la quale chiedono a gran voce che non venga accordata la proroga, in precedenza richiesta dal Comune di Genova, del termine per l’inizio dei lavori. L’erogazione del contributo regionale – secondo comitati ed associazioni – deve essere revocato e destinato ad una reale riqualificazione del verde urbano ed al miglioramento del trasporto pubblico locale. La Regione Liguria, con un comportamento che ha del cervellotico, prima approva un emendamento in cui si impegna a non concedere la proroga (delibera del consiglio regionale n.38/2004), per poi smentirsi di lì a breve, nell’ottobre 2005, proponendo l’annullamento della stessa delibera.

    La società concessionaria predispone il progetto definitivo dell’intervento, ottiene il parere favorevole di Comune e Soprintendenza nell’ambito della Conferenza dei Servizi che nel maggio 2007 approva il progetto. Il 16 ottobre 2007 la Regione Liguria concede una seconda proroga ed il finanziamento dell’intervento.

    Il resto è storia nota. Nell’estate 2009 le aree vengono consegnate a Sistema Parcheggi srl che avvia la realizzazione del parcheggio. Ma i lavori vengono interrotti più volte a causa dei ricorsi promossi da cittadini ed associazioni che contestano l’affidamento della concessione. Due sentenze del Consiglio di Stato, una nel 2010 e l’ultima nel gennaio 2011, respingono i ricorsi.
    Arriviamo così a marzo 2011 quando il Tribunale di Genova emette un decreto di sequestro preventivo del cantiere. La Corte di Cassazione con la sentenza del 29 settembre conferma il sequestro.

     

    Matteo Quadrone

    Foto e video di Daniele Orlandi

     

  • Dal guerrilla al pothole gardening, come far rifiorire le città

    Dal guerrilla al pothole gardening, come far rifiorire le città

    guerrilla gardeningNel 1973 un gruppo di New York si impossessò abusivamente di un appezzamento di terra abbandonata e lo trasformò in un’aiuola fiorita. Questo esperimento diede vita in tutto il mondo al guerrilla gardening, una pratica di “giardinaggio d’assalto” che porta gruppi spontanei di persone a individuare zone verdi lasciate nel degrado per riqualificarle.

    Sulla scia di questo progetto – attivo da diversi anni in tutta Italia, Genova inclusa – è nato a Londra un’altra forma di giardinaggio urbano: il pothole gardening, che consiste nel trasformare le buche nei marciapiedi (quelle che le aziende municipali preposte sembrano non decidersi mai a riparare…) in aiuole fiorite. Questa pratica è stata attuata per la prima volta nel marzo 2010 da Steve Wheen presso l’area del mercato rionale in Columbia Road.

    Marta Traverso