Autore: erasuperba

  • Agricoltura a Genova, prezzi dei terreni troppo elevati: il dossier

    Agricoltura a Genova, prezzi dei terreni troppo elevati: il dossier

    Uliveto murato di Quarto“Campagna genovese: agricoltura o villette?”. Questo il titolo del dossier che oggi il Tavolo per l’Agricoltura della Rete If (Istruzioni per il Futuro – Rete ligure per l’altraeconomia e gli stili di vita consapevoli) presenta in udienza alla Commissione Territorio del Comune di Genova. Un dossier articolato in 18 punti (qui il pdf completo) che denuncia l’assenza di una programmazione urbanistica a tutela del territorio e dell’attività agricola: “[…] ove è presente un indice di edificabilità residenziale è molto difficile acquisire terreni per allargare un’azienda agricola o per aprirne una nuova. Si noti che se nel breve periodo l’edilizia fa “rendere” di più un terreno, l’agricoltura rinnova il proprio reddito ogni anno, dal momento che non consuma le risorse, anzi le attiva”.

    Dito puntato, dunque, sul PUC in via di approvazione. Le osservazioni della Rete If invitano il Comune a prendere in considerazione il problema che limita più di ogni altro lo sviluppo dell’agricoltura nell’entroterra genovese, ovvero l’elevato prezzo dei terreni conseguenza diretta della possibilità di nuove edificazioni residenziali.

    Le questioni sono affrontate in maniera documentata e rigorosa a sostegno della richiesta di criteri stringenti per ridurre il consumo di suolo, garantire l’accesso alla terra ai giovani, garantire l’accesso al cibo locale di qualità e preservare l’ambiente e la qualità della vita. Per ottenere questi importanti risultati, la proposta della Rete If parte dal “rilancio e valorizzazione del territorio agrario produttivo” senza prescindere dal mantenimento dell’impegno a edificare solo sull’esistente, in un’ottica di recupero e riutilizzo delle volumetrie esistenti, anche in stato di dismissione e abbandono.

    Il rilancio dell’agricoltura, per la Rete If, è dunque tutt’altro che impossibile: “Con il nuovo Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 un giovane (fino a 41 anni) potrà accedere ad un premio di primo insediamento che potrebbe arrivare fino a 70.000 euro per avviare una nuova azienda agricola: se si riuscisse a rendere più mobile il mercato terriero potrebbero crearsi numerosi nuovi posti di lavoro”, si legge nel dossier.

    E ancora: “[…]non siamo pregiudizialmente contrari alle edificazioni a fini non agricoli, semplicemente sottolineiamo le conseguenze perniciose dell’esistenza di un indice di edificabilità diffuso su gran parte del territorio oltre la “linea verde” (ovvero l’area situata a monte della fascia di edificazione prevista dal Puc lungo la costa, ndr). Non è qui il caso di entrare nello specifico delle convenzioni di presidio ambientale, spesso molto povere di contenuti, e dell’assenza di controlli. La nostra obiezione è più profonda e si allaccia all’idea centrale, legata al valore della terra: se si possono fare case a fini non agricoli, l’agricoltura non ha di fatto possibilità di insediarsi. Una scelta politica esclude dunque l’altra: o villette o agricoltura”.

     

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Terzo Valico: sabato 9 Novembre manifestazione in Val Polcevera

    Terzo Valico: sabato 9 Novembre manifestazione in Val Polcevera

    san quirico. terzo valico.4jpgIl Movimento No Tav – Terzo Valico serra le fila, ad un anno di distanza dalla grande manifestazione dell’autunno 2012 e si prepara ad una nuova mobilitazione di massa lungo le strade della Val Polcevera. Sabato 9 Novembre, infatti, si svolgerà un corteo con partenza da Pontedecimo (concentramento ore 14 in piazzale Ghiglione, dalle piscine) per ribadire la contrarietà alla grande infrastruttura ferroviaria.

    L’evento è preceduto da due assemblee pubbliche (la prima si è tenuta martedì scorso a Ceranesi, la seconda si tiene oggi alle 21 presso il salone municipale di Via Guido Poli 12 a Pontedecimo) che hanno l’obiettivo di informare la cittadinanza su quelle che sono le “ragioni del no” dei manifestanti, iniziativa lodevole se si considera la grande varietà di informazioni, spesso discordanti, che ruotano intorno alla grande opera (qui l’inchiesta di Era Superba che cercava un anno fa di illustrare l’opera nel dettaglio, riportando pareri autorevoli, sia favorevoli che contrari).

    In occasione della mobilitazione di sabato, abbiamo raccolto il punto di vista di un militante del Movimento No Tav Terzo Valico: «L’anno trascorso ha reso più evidente come contemporaneamente nel Paese scarseggino le risorse per soddisfare i bisogni fondamentali delle persone e si continui invece a parlare di grandi opere. In Val Polcevera abbiamo assistito, per mancanza di denaro, alla chiusura del reparto di cardiologia dell’Ospedale Gallino di Pontedecimo e in concomitanza all’apertura di cantieri per un’opera inutile e dannosa come il Terzo Valico».

    Cantieri che, va detto, al momento appaiono piuttosto effimeri visto che, appena concluse le operazioni di bonifica, pulizia e disboscamento delle aree, i lavori si sono già fermati.

    «Risorse dell’intera collettività sono state canalizzate in mano a pochi affaristi – continuano dal Movimento – mentre potrebbero e dovrebbero essere impiegate altrove, creando nuovi posti di lavoro finalizzati a soddisfare i reali bisogni della comunitàTra presidi, assemblee informative e blocchi degli espropri le persone si sono ribellate a questo sopruso e l’opposizione al Terzo Valico, da una parte all’altra dell’Appennino, ha posto radici sempre più profonde sul territorioIl Movimento ha anche subito la repressione: denunce, fogli di via e militarizzazione. Misure intimidatorie che non ci spaventano e che, al contrario, ci confermano di essere come bastoni tra le ruote dei poteri forti e quindi sulla strada giusta».

    A San Quirico, Trasta e Bolzaneto sono iniziati i lavori di cantierizzazione della Finestra Polcevera, del Cantiere Fegino e del Campo Base CLB 4 (oggi divenuto deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere, leggi l‘inchiesta di Era Superba).

    «Per ora semplici recinzioni, all’interno delle quali al posto di alberi, prati e orti hanno creato il deserto – concludono i militanti – Adesso la distruzione del territorio che comporta il Terzo Valico è sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti sono l’inutilità dell’opera e la connivenza tra imprese poco limpide e politica. Il 9 novembre 2013 torneremo di nuovo in strada, tutti insieme, uomini e donne, anziani e bambini, Liguri e Piemontesi».

     

    Matteo Quadrone

  • Agenzie di viaggio, maggiorazioni sul prezzo: estremi per azione legale

    Agenzie di viaggio, maggiorazioni sul prezzo: estremi per azione legale

    viaggi-parigiLa settimana scorsa parlammo di viaggi di nozze, questa settimana parliamo di incubi d’estate… Quando scrivo che bisogna stare attenti nella scelta dell’agenzia di viaggio, intendo dire che l’agenzia la fa l’agente, ovvero la persona fisica con cui si tratta.

    Ci scrive la signora Laura esponendoci un caso di assoluta gravità.

    Ella si recava con il compagno presso un’agenzia di viaggio sita nell’entroterra ligure per prenotare un viaggio estivo nel nord Europa.
    La signora versava un acconto affinché l’agenzia bloccasse i voli e gli alberghi di rito; in un secondo tempo, venivano pagati una differenza sui voli aerei nonché il noleggio delle auto. Il costo degli alberghi veniva pattuito con l’agenzia.
    Alla fine del viaggio, i nostri turisti scoprivano di avere versato all’agenzia ben più soldi di quanto costava il viaggio, circa 750 Euro. Al loro ritorno, venivano fatte le dovute rimostranze all’agente che riconosceva di avere incassato più denaro del dovuto, ma non lo restituiva.
    Orbene, ci sono gli estremi per un’azione legale? Assolutamente sì.
    Deve essere richiesta la restituzione della somma versata in eccedenza, ma sarebbe anche ammissibile una richiesta supplementare di risarcimento danni. E non solo… Vi sarebbero pure gli estremi per una querela in sede penale per l’ipotizzabile reato di appropriazione indebita.

    Come potete ben vedere, non è poi così difficile trovarsi in situazioni spiacevoli. Chi scrive, crede fermamente nel cosiddetto passaparola; quindi, quando dovete recarvi presso un professionista o presso un qualsivoglia commerciante, cercate di avere un feedback in merito.

    Questo è anche il motivo per cui io diffido fortemente dal commercio telematico, meglio noto come e-commerce.

    Per concludere, mi preme darvi ancora due consigli:
    1. Fatevi sempre consegnare un opuscolo o depliant del viaggio che intendete prenotare, laddove i costi siano ben precisati, al fine di evitare sorprese non gradite;
    2. Sappiate che i costi pubblicizzati non possono essere in alcun modo maggiorati dall’agenzia di viaggio con fantomatiche “commissioni d’agenzia” così come successo alla nostra lettrice; dette commissioni, che sono il compenso dell’agente di viaggi, sono già comprese nel prezzo finale!

    E pensare che fare un viaggio dovrebbe aiutare a staccare dai problemi, non certo crearne di nuovi…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Sottoripa: il commercio nel centro storico, parola agli esercenti

    Sottoripa: il commercio nel centro storico, parola agli esercenti

    sottoripa-gran-ristoroIl commercio nel centro storico di Genova langue? Anche il capoluogo ligure, come e più degli altri, è stato colpito dalla crisi economica generale, che si va ad aggiungere al consueto “pessimismo” genovese, nonché a quella che è percepita come scarsa propensione a spendere. Ma qual è la situazione reale? Nel corso di #EraOnTheRoad nel cuore del centro storico, abbiamo raccolto la testimonianza del presidente del CIV di Sottoripa Stefano Boggiano, proprietario della storica paninoteca Gran Ristoro. Qui, un resoconto di quanto è emerso: un focus su una delle arterie maggiormente frequentate dai turisti che dal Porto raggiungono il centro cittadino.

     

    Il commercio nel centro genovese attraverso gli occhi di un “veterano”: qual è lo stato attuale?

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    «Parlo da presidente del CIV e da commerciante attivo sul panorama genovese da 28 anni, portando avanti un esercizio dalla storia quarantennale. Sottoripa ha un’importanza strategica perché sorge davanti al waterfront ed è la “porta” per il centro storico: dev’essere un bel biglietto da visita per invogliare i genovesi e soprattutto i turisti a varcare la soglia e scoprire i gioielli nascosti. Invece talvolta non lo è, e molti evitano queste rotte (ad esempio, mi riferisco alle polemiche per il fatto che i croceristi vengano dirottati all’outlet di Serravalle piuttosto che nei caruggi genovesi) e si vive di clienti affezionati, di persone che ci apprezzano da decenni. Noi siamo “privilegiati” perché siamo attivi da molto, i genovesi ci conoscono e continuano a preferirci, ma per un giovane, ad esempio, è diverso. Il problema è la presenza dell’Amministrazione, percepita da molti come ingombrante e fastidiosa, con la sua politica di tassazione pesante che soffoca le attività e il tessuto commerciale del centro. Tuttavia, non tutto è negativo: mentre il Comune latita quando si tratta di cose di secondaria importanza, è sempre in prima linea quando si tratta di cose importanti. Ad esempio, la prima edizione della Notte Bianca in centro: è stato un vero successo organizzativo e di pubblico, fallito solo per la sconsideratezza di alcuni di noi, che hanno raddoppiato i prezzi consueti delle merci, dissuadendo gli acquirenti dal partecipare alle edizioni successive. A mio avviso, la situazione del commercio nel centro storico non è tragica: il più è stato fatto, adesso bastano piccoli accorgimenti da attuare con il “buon senso del padre di famiglia”. Basta proclami, basta primedonne, agiamo con buon senso. È sufficiente questo per salvare un tessuto commerciale tutto sommato in buono stato. Se decade Sottoripa, un pezzo di città muore».

     

    Salvarsi dalla crisi e portare il commercio del centro al suo massimo: c’è una ricetta?

    «Innanzitutto, si deve “fare rete”, ricucire il tessuto. Ad esempio, stiamo pensando di fare un’esperienza pilota in collaborazione con la Curia genovese per creare occasioni di lavoro per i giovani in difficoltà, dando loro modo di imparare un mestiere creando anche aggregazione nei quartieri cittadini. L’idea è quella di tornare indietro agli anni ’50, quando il centro storico era una grande famiglia, i figli erano di tutti, si giocava in strada, ci si conosceva, c’era aggregazione. Insomma, vogliamo l’”effetto Paese” nel centro».

     

    E a livello amministrativo?

    «Si deve ricreare una politica sociale, dare una mano a chi apre non tanto riducendo le tasse (cose che, a livello locale, sarebbe difficile attuare, fin quando da Roma non arriveranno disposizioni diverse) ma semplificando la normativa, creando un testo unico per le imposte dirette: chi paga spesso non capisce nemmeno cosa sta pagando, si vede costretto a versare continuamente quote e sale la frustrazione. Oggi, inoltre, il centro storico è trait d’union tra radical chic e poveri e il dislivello sociale pesa sia sulla vivibilità che sui commerci. Si deve cercare di normalizzare la situazione. Per quanto riguarda il tessuto commerciale del centro genovese, quel che manca è il rilancio: le Colombiane del ’92 sono state l’inizio della fine. Molti lavori sono stati fatti all’ultimo momento e male, mancò programmazione a medio e lungo termine, ma noi genovesi -si sa- siamo “lenti” e abbiamo bisogno di fare le cose con calma per farle bene. Ancora oggi servirebbero interventi di semplificazione sul modello del (fallito) Incubatore di Imprese; uno sportello di interfaccia tra commercianti e Amministrazione in modo omogeneo; piccoli investimenti di finitura e miglioramento».

     

    metro-san-giorgio-turatiSottoripa è una zona chiacchierata: di recente le polemiche tra il Sindaco Doria e Luca Bizzarri. Quanto pesano i problemi di ordine pubblico sul tessuto commerciale?

    «Non molto. Il mercatino “dello scandalo” è certo da normare: un mercato del riuso in mezzo alla strada in cui molti si mimetizzano nel torbido. È un caos, serve la certezza di una normativa. Tuttavia è anche una situazione abbastanza “normale”, in cui già molto è stato fatto ma c’è ancora da fare: piccoli accorgimenti, come l’apertura domenicale (se regolata e con garanzie di ordine pubblico) anche a turnazione, per dare copertura alla zona; il divieto di somministrare alcolici in caffetteria, come già a Sampierdarena; l’interazione con tutti su più livelli per estrapolare i problemi veri della zona e lasciare da parte i finti “mugugni”. È un tessuto commerciale complicato, lo ha dimostrato la chiusura di Assolibro e l’avvento di esercizi cinesi, che disturbano molti. I problemi ci sono (il caro prezzi, le tasse alte, la scarsa richiesta, la concorrenza straniera), ma la zona è bellissima, io ne sono innamorato e credo alla legge dei piccoli passi: muoversi lentamente, che non vuol dire non muoversi affatto».

     

     Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Prà, baraccopoli: oltre 500 esposti dei cittadini alla magistratura

    Prà, baraccopoli: oltre 500 esposti dei cittadini alla magistratura

    pra-fascia-rispetto-passeggiataLa questione è ben nota a tutti. L’ insediamento abusivo che ospita una cinquantina di famiglie di senza dimora sulla Fascia di Rispetto, in zona isola ecologica. Un problema di sicurezza e vivibilità del quartiere che il Comitato per Prà da tempo cerca condurre ad una soluzione pacifica che possa restituire dignità a tutte le parti in causa: «È una questione che sentiamo bruciare sulla pelle – spiegava a Era Superba qualche settimana fa Nicola Montese, portavoce del comitato per Prà – ma le istituzioni si sono dimostrate irresponsabili perché finora non si sono adoperate seriamente per trovare una soluzione alternativa che coniughi il rispetto dei diritti fondamentali di tutti, cittadini e senza dimora».

    Anche perché, sommando disagio su disagio, il risultato è un inevitabile aumento della conflittualità con il rischio di scivolare velocemente in una guerra fra poveri, terreno fertile per l’insorgere di pericolosi rigurgiti razzisti che è necessario prevenire prima che sia troppo tardi.

    La protesta degli abitanti del quartiere ponentino cresce giorno dopo giorno, oggi gli esposti alla magistratura hanno superato quota 500. «La baraccopoli è presente da più di tre anni – così il Comitato in una nota – Non solo alcuni agglomerati di baracche ma anche singole persone che trovano e si costruiscono alloggi nell’area in questione, nel cuore di Prà. Nel nostro quartiere e di conseguenza in tutto il Ponente la sicurezza è diventato un problema davvero serio… Persone senza fissa dimora trovano alloggio e ripari improvvisati e quindi pericolosi anche per loro, ovunque nella Fascia abbandonata. Nessuno fa niente, nessuno si prende responsabilità e questo atteggiamento si è prolungato per anni. Il Comune, vero responsabile essendo colui che deve occuparsi di quelle aree, non fa niente e non si esprime».

  • Genova nell’era di Spotify: nel centro storico resiste il vinile

    Genova nell’era di Spotify: nel centro storico resiste il vinile

    dischiNell’era di Spotify e degli mp3, il mercato della musica sta morendo? O meglio è già definitivamente morto? Domanda lecita, e forse ormai poco attuale: da circa un decennio si parla di crisi del mercato musicale, del calo della vendita di cd, dischi e vinili, delle difficoltà dei negozi di musica nel sopravvivere. Tutti noi ricorderemo quando, non troppo tempo fa, abbiamo visto sparire dalle vie cittadine i negozietti di cd e dischi cui eravamo affezionati: ci siamo indignati, dispiaciuti, ma abbiamo continuato a fruire della musica che ci piace in altre forme. Venuto meno il supporto rigido, o il libretto con i testi e le immagini del cantante di turno, abbiamo continuato a scaricare online, costruendoci (chi più, chi meno) delle librerie colossali con tutte le discografie degli artisti preferiti.

    Ma oggi qual è la situazione reale del mercato della musica nel panorama genovese? 

    taxidriver-verticaleblack-widow-verticaleA dispetto di quel che si potrebbe pensare, dopo aver visto negli ultimi anni morire negozi di musica e affini (dallo storico Ricordi Mediastore di Via Fieschi, alla più recente scomparsa di Fnac in Via XX Settembre, da sempre polo d’attrazione per gli amanti della musica di tutti i tipi), esistono realtà che guardano al presente e al futuro con ottimismo. A rassicurarci, due icone del mondo musicale genovese, presenti sulla scena da decenni e con un nome noto a tutti: la Black Widow Records di Via del Campo 6, negozio di musica e etichetta di produzione, e Taxi Driver Record Store di Via dei Macelli di Soziglia, che da Piaccapietra si è trasferito tre anni or sono nel cuore della Città Vecchia.

    Proprio dalla Black Widow ci confermano: «Tanto per cominciare, non è la musica a essere in crisi, né lo è mai stata, semmai è l’industria musicale ad esserlo, ma questo non ha nulla a che fare con la musica. Anzi, oggi vediamo come a Genova stiamo vivendo un momento particolarmente interessante. Nuovi gruppi stanno emergendo e c’è anche chi sta calcando le scene europee e internazionali, è il caso ad esempio del Tempio delle Clessidre; nuove formazioni calcano le scene e anche le vecchie tornano in auge (ad esempio, i New Trolls e i Delirium, tanto per citare i più noti, o altre band sinfoniche degli anni passati): c’è creatività e energia. Inoltre, è vero, c’è stato un crollo del CD, ma il calo è in parte compensato dal nuovo avvento del vinile, sintomo del recupero delle radici della musica rock. Ciò ha permesso di tornare a valorizzare ciò che con il CD era stato distrutto, ovvero l’immagine di copertina, un must per i cultori del genere. Senza contare la qualità del suono».

    «Oggi a Genova andiamo avanti bene perché ci siamo creati un pubblico di affezionati disposti a investire nel mercato del collezionismo. Certo, vendiamo anche e soprattutto all’estero (in Germania, USA, nord Europa), ma anche Genova risponde bene, contando che qui mancano gli spazi per le performance live e per le esibizioni delle rock-band (cosa che non contribuisce certo a fidelizzare il pubblico). Troviamo ospitalità in teatri, con cui collaboriamo molto volentieri, ma spesso la location non si presta a tipi di concerti più “movimentati”».

    Una nota spiacevole, però, arriva anche dai ragazzi di Black Widow; ovvero la recente chiusura (maggio 2013) di Fotomondial, negozio di Via del Campo per la vendita di strumenti musicali, apparecchiature fotografiche e tecnologie di ogni genere. La chiusura è passata un po’ inosservata, ma dalla Black Widow esprimono il loro rammarico per la perdita di uno degli storici approdi musicali di Via del Campo, la strada dalla tradizione musicale più importante nel panorama genovese. Oggi, al posto di Fotomondial, aprirà un supermercato della catena Ekom:  «Sempre meglio di avere le saracinesche chiuse -commentano- ma è crollato un pezzo della storia musicale genovese, proprio in una via simbolo della tradizione cantautorale».

    Anche la visita a Taxi Driver ci conferma il quadro positivo, la stessa tendenza delineata dai colleghi di Via del Campo: «Da 3 anni siamo qui a presidiare la Maddalena: è una scelta consapevole, ma difficile perché siamo esclusi dalle rotte tradizionali del turismo e perché il quartiere è ancora percepito come pericoloso e ostile e per questo scarsamente frequentato. Tuttavia, c’è buona risposta da parte dei turisti, che si fermano e acquistano pezzi rari a prezzi più alti dei genovesi. Genova è una buona palestra: se si riesce a vendere su questo mercato, vuol dire che si è in grado di vendere ovunque. Abbiamo una clientela affezionata e fedele fatta di appassionati, giovani e meno giovani, per questo siamo in grado di sopravvivere. La crisi musicale e la crisi economica non fermano gli acquisti, nonostante non si tratti di beni di primaria necessità. Potremmo scegliere di vendere solo online, per tagliare i costi e aumentare i profitti, ma non pensiamo che questa scelta paghi: in questo tipo di commercio serve “qualcosa in più”, il rapporto fisico e interpersonale con il cliente, il dare consigli e offrire competenze».

     

    Qualche dato: il mercato del vinile in Italia e all’estero

    giradischi-vinileI dati di mercato sono incoraggianti. Tra 2011 e 2012, le vendite mondiali di vinili sono aumentate del 17,7%, raggiungendo i 4 milioni e 600 mila dischi venduti. Il report 2013 della IFPI – Federazione internazionale dell’industria fonografica fornisce dati rassicuranti a livello internazionale (con particolare attenzione al mercato statunitense): quest’anno le vendite di vinili hanno raggiunto il picco più alto dal 1997; nel 2012 sono stati spesi complessivamente 171 milioni di dollari in dischi (il 50% in più rispetto al 2011), soprattutto grazie agli investimenti dei collezionisti, che non rinunciano all’acquisto di beni “limited edition” e oggetti da collezione, con prezzi alti.

    Nel 2011 anche in Italia il mercato del vinile si è aggirato sui 2,1 milioni di euro, il quarto mercato europeo dopo Germania, UK, Francia, Paesi Bassi, e il settimo nel mondo (in cui, sempre nel 2011, il mercato dei vinili ha mosso 115,4 milioni, il 28,7% in più del 2010). Sembra che la folta comunità di appassionati non voglia rinunciare, nonostante la crisi, all’acquisto di vinili e simili. Soprattutto, si tratta di oggetti dal valore affettivo e sentimentale, acquistati in larga parte dalla generazione di nostalgici over-40, ma non solo. Stesso trend inizia a riscontrarsi anche tra i più giovani, che percepiscono il vinile come oggetto vintage, alla moda, simbolo di una generazione che guarda al passato e fa degli oggetti musicali un feticcio, un simbolo, un ritorno alla grande tradizione musicale, scalzata dall’era degli mp3. Stando all’indagine della Icm Research (UK) il 15% (circa uno su sette) degli under-30 ha acquistato nell’ultimo anno almeno un disco in vinile, dato che conferma come proprio i giovani (più all’estero, in Gran Bretagna, ma anche in Italia) guidino la crescita del mercato dei dischi tradizionali.

    Che cosa acquistano i collezionisti o semplicemente i festicisti del vinile? Di tutto: dal vintage anni ’60-’70 dei Beatles e Rolling Stones, ai più recenti degli anni ’90. I generi prediletti? Tutti, dal rock al reggae, dalle band cult a quelle di nicchia. La tendenza è confermata anche dal fatto che di recente artisti contemporanei, sia del panorama underground che quelli delle major abbiano scelto di produrre, accanto al classico CD, anche la versione LP, sintomo che questa tendenza all’acquisto “vintage” è stata recepita a livello globale.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

     

  • Progetto Yepp a Cornigliano, le attività in programma per il nuovo anno

    Progetto Yepp a Cornigliano, le attività in programma per il nuovo anno

    Cornigliano
    Promosso in Italia dalla fondazione piemontese Compagnia di San Paolo, il progetto YEPP approda prima in Piemonte (dal 2003 a Torino Mirafiori, Porta Palazzo, Falchera, poi nelle Langhe e nel cuneese) e è arrivato in Liguria nel 2007. Quattro i siti principali nella nostra regione: oltre a Cornigliano, nello spezzino e nel savonese, ad Albenga e Loano. L’esperienza di Genova fa parte della cosiddetta fase 2 di YEPP, ovvero di “diffusione e replicabilità”, dopo la fase di sperimentazione avviata nel 2001. Peculiarità del progetto è quella di essere realizzata sempre in aree geograficamente limitate, in modo da essere più efficace. Oggi l’iniziativa coinvolge, oltre ai giovani del quartiere, 15 associazioni del Ponente: Gruppo temporaneo di lavoro per la trasformazione delle aree ex-acciaieria ILVA, Compagnia teatrale Waltersteiner, Circolo Merlino Scacchi Ponente, Fondazione Sorriso Francescano, Comitato Genitori e Anziani Campi, Associazione La Stanza, Cooperativa Incontro – CELTorretta, Consorzio soc. Agorà – Educativa Territoriale Medio Ponente, Connsorzio Soc. Agorà – AGA Ponente, Associazione ARCI Genova (ora fuoriuscita), ARCI Uguaglianza, Associazione Arciragazzi, Gruppo Scout Genova 56, Associazione italo- latino americana “Fratelli nel Mondo”, Polisportiva Cornigliano ’79, Associazione “Oltre Frontiere”. Si tratta di associazioni diversamente attive sul territorio: dall’organizzazione di concerti, all’attività didattica, tutte cercano di promuovere la solidarietà e l’integrazione.

    Continuano con successo le attività di Yepp (Youth Empowerment Partnership Programme), il progetto di “sviluppo di comunità” attuato dai giovani per il rilancio e la riqualificazione delle aree urbane degradate che a Genova è attivo dal 2007 a Cornigliano.

    I precedenti progetti e i piani operativi (che vi avevamo raccontanto dettagliatamente qualche tempo fa) hanno ottenuto ottimi riscontri e coinvolto tantissimi giovani provenienti dal quartiere di Cornigliano e non solo, grazie a numerose attività.

    Nello specifico, nel 2013 si sono realizzati laboratori di espressione musicale, un festival della musica rap e hip-hip, la gestione di uno spazio pubblico nel parco di Valletta Rio San Pietro per la realizzazione di un orto sinergico, la gestione di un laboratorio permanente di TV multimediale denominato TANK TV, l’offerta  di percorsi formativi in collaborazione con gli altri  siti YEPP europei di sperimentazione di nuove tecniche video, la gestione di uno spazio denominato il Villaggio di YEPP presso l’Infopoint di Cornigliano per la libera aggregazione dei ragazzi del quartiere e la progettazione di attività ludiche e culturali.

    Tutto queste iniziative hanno mobilitato tra i 50 e 60 ragazzi del quartiere di età compresa tra i 13 e i 20 anni e oltre 300 ragazzi provenienti da un bacino territoriale più ampio.

    Nel 2014 le attività proseguiranno. Il nuovo piano operativo 2013-2014 vuole dare continuità ai progetti che hanno ottenuto buoni riscontri come Cornigliano Monamour, Villaggio di Yepp, Tank Tv, e aprirsi  all’innovazione per aumentare sempre più le occasioni e il lavoro per i giovani.

    Per quest’ultimo punto ci si concentrerà su Valletta Rio San Pietro e sulle azioni formative La Valletta dei Talenti, con l’intento di avvicinare i giovani alle esperienze lavorative e cercando di trasmettere competenze tecniche spendibili in termini di curriculum.

    Inoltre, inizierà il percorso Gruppo di supporto giovani, con dieci soggetti già coinvolti in Yepp chiamati a costruire un piano operativo con azioni di advocacy, che è uno dei principi cardini dell’intero progetto.

  • Chiusura Ospedali Psichiatrici Giudiziari: probabile nuovo rinvio

    Chiusura Ospedali Psichiatrici Giudiziari: probabile nuovo rinvio

    opg_montelupoProroga dopo proroga è difficile scorgere la luce in fondo al tunnel. Il termine ultimo per il definitivo superamento degli OPG – i famigerati ospedali psichiatrici giudiziari che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito strutture “indegne per un Paese appena civile” – come da noi preannunciato, è stato differito al 1 aprile 2014. Oggi, però, anche quella data appare una chimera ed è sempre più probabile un nuovo slittamento.

    Lo ha lasciato intendere il Sottosegretario di Stato per la Salute Paolo Fadda, il 3 ottobre scorso durante la Commissione permanente Igiene e Sanità, rispondendo alla interrogazione n. 3-00375, promossa dalla senatrice Manuela Granaiola e da altri «[…] anche per le Regioni più efficienti sarà quasi impossibile rispettare il termine previsto dalla norma».

    L’esponente del Governo Letta ha poi ricordato che «[…] il Ministero della Salute e il Ministero della Giustizia, entro il 30 novembre 2013, dovranno trasmettere apposita relazione al Parlamento, che dovrà indicare lo stato di attuazione dei programmi regionali relativi al superamento degli OPG e in particolare il grado di effettiva presa in carico dei malati da parte dei Dipartimenti di salute mentale e del conseguente avvio dei programmi di cura e di reinserimento sociale».

    Nel frattempo «Anziché organizzare le dimissioni e le soluzioni di cura e assistenza alternative all’internamento – denuncia il Comitato Stop OPG – si stanno costruendo circa mille posti in strutture manicomiali regionali (le REMS – Residenze Esecuzione Misura di Sicurezza, i cosiddetti mini-OPG). Insomma, si spendono milioni di euro per fare nuovi manicomi anziché servizi nel territorio».

    Su tale punto, il Sottosegretario Paolo Fadda conferma «In merito al numero dei posti letto, i programmi presentati prevedono l’allestimento di circa 970 posti a fronte dei 1400 finanziabili. La dimensione delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza deve infatti tenere conto anche delle eventuali future decisioni dei magistrati di assegnare nuovi soggetti alle residenze stesse».

    Così facendo, ribadisce il Comitato Stop OPG «Il processo di superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari rischia di uscire dai binari della legge 180/78. Dobbiamo evitare questo deragliamento e riprendere il faticoso cammino per affermare il diritto alla tutela della salute mentale».

    La senatrice Manuela Granaiola (Pd), invece, sottolinea come «Le procedure attuative della volontà del Legislatore appaiano troppo lunghe e farraginose […] né sembra congruo il numero di posti letto prefigurati rispetto all’obiettivo di sostanziale superamento degli OPG».

    Per quanto riguarda la Liguria, fortunatamente i numeri sono abbastanza ridotti, ma resta la preoccupazione perché – nell’ambito del finanziamento assegnato alla Regione Liguria (circa 5 milioni e 655 mila euro per il 2012 e 2013) – ancora non si conosce la ripartizione di tali fondi ed in particolare quale somma è effettivamente destinata agli interventi finalizzati al potenziamento dei percorsi terapeutico-riabilitativi e alla riqualificazione dell’assistenza territoriale psichiatrica.

    L’Assessorato regionale alla Salute, nel marzo scorso, dichiarava alla nostra testata che quasi tutti gli internati liguri considerati dimissibili – ossia non più socialmente pericolosi – sono rientrati in Liguria negli ultimi 2-3 anni ed inseriti nel circuito di assistenza ai pazienti psichiatrici, a fronte di un’altra ventina di persone, tuttora recluse, che attendono di essere prese in carico dal sistema socio-sanitario della Regione Liguria.
    Inoltre, all’interno degli Opg sono rimasti gli internati liguri che devono scontare un residuo di pena: circa 20-25 persone non dimissibili, le quali saranno trasferite presso la REMS regionale che, presumibilmente, sarà realizzata in Provincia di La Spezia e potrà accogliere una ventina di pazienti.

     

    Matteo Quadrone

  • Piazzetta Tavarone: il mercatino biologico “Pensa alla salute!”

    Piazzetta Tavarone: il mercatino biologico “Pensa alla salute!”

    Mercatino biologico, piazzetta Tavarone GenovaForse ancora in pochi sanno che tutti i mercoledì in Piazzetta Tavarone, nel tratto compreso fra piazza Campetto e vico San Matteo, si svolge il mercatino biologico “Pensa alla salute!”. Sì, perché – a dispetto della posizione strategica tra Piazza De Ferrari e il Porto Antico, tra San Lorenzo e la Maddalena – il mercatino (piccolo gioiello di primizie e rarità rigorosamente biologiche) resta incastonato tra le anguste piazzette e i labirintici caruggi del centro storico genovese.
    Nel corso dell’ultima tappa di #EraOnTheRoad abbiamo incontrato gli agricoltori e i coltivatori che espongono le loro merci.

    Il mercatino è attivo da poco più di un anno. Ogni mercoledì la piazzetta, in orario 9-19, si anima con (pochi, solo due) banchi in cui è possibile acquistare cose particolari e difficilmente reperibili sui mercati tradizionali: dal seme di canapa con proprietà depurative, all’estratto di fungo presente sul tronco di querce millenarie, alle erbe spontanee e aromatiche. Inoltre, piante medicinali, ortaggi, frutta e verdura, coltivate direttamente e vendute dai produttori senza l’uso di additivi e conservanti, e la rosa antica, per sciroppi e acque profumate.

    Piazzetta Tavarone è stata scelta, non a caso, come sede per il mercato: dopo aver incontrato qualche risposta negativa a livello amministrativo e dopo aver vagliato altre proposte (altre 2 piazze, oltre questa, ancora “libere” da altri mercati), i produttori hanno optato per la piccola piazzetta dei vicoli, che si affaccia davanti al Cinema Ariston, nascosta proprio dietro a Campetto. Il perché è facilmente intuibile: oltre alle dimensioni ridotte del sito, adatto ad accogliere le esigenze dei pochi banchi e non rendere troppo dispersivo l’acquisto, la piazza si inserisce nelle rotte dei visitatori del centro storico, che da Piazza De Ferrari si inoltrano nei vicoli e raggiungono la Maddalena, Piazza Banchi o il Porto Antico passando per Salita San Matteo, o ancora per coloro che da Campetto raggiungono San Lorenzo, e viceversa. Inoltre, attorno alla piazza, una schiera di negozi ed esercizi commerciali, bar e ristoranti, cinema, negozi di abbigliamento, pasticcerie, cartolerie, e molto altro ancora; il mercatino si è andato ad inserire in un tessuto urbano già di per sé consolidato e molto frequentato, in una delle zone più amate del centro. Ma il requisito più importante nella scelta del luogo è la mancanza di smog e inquinamento atmosferico, essendi Piazzetta Tavarone un’area preclusa al traffico. Questa era una condizione necessaria per l’apertura del mercato, in cui le merci non potevano rischiare di essere danneggiate dal traffico urbano e da inquinamento di altro tipo.

    Com’è stata la risposta dei cittadini? Finora positiva, raccontano gli stessi venditori. «Stiamo avendo grande riscontro da parte dei visitatori. Sempre più genovesi ci conoscono, sembrano apprezzare i nostri prodotti ed essersi affezionati all’appuntamento del mercoledì: è uno spazio piccolo, ci teniamo a essere presenti», commentano. L’intenzione è quella di portare avanti il progetto e ampliarne la risonanza. «Vorremmo organizzare interventi culturali, trovando spazio in associazioni e circoli qui vicino, per parlare dei nostri prodotti e del nostro progetto che promuove una cultura vicina ai bisogni dell’uomo».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

     

  • Bolzaneto, San Biagio: 70000 m3 di detriti dal Terzo Valico, rischio amianto

    Bolzaneto, San Biagio: 70000 m3 di detriti dal Terzo Valico, rischio amianto

    San BiagioIl campo base CLB 4, villaggio con dormitorio, mense e altri servizi logistici per gli operai del Terzo Valico – inizialmente previsto a Bolzaneto, in via Santuario di Nostra Signora della Guardia, sotto l’abitato di San Biagio (costruito a seguito della bonifica dei terreni della Erg) – cambia destinazione in corso d’opera e si trasforma in deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere. I lavori di disboscamento e pulizia dell’area Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 smalladiacente al cimitero della Biacca sono partiti da circa un mese (come documentato da Era Superba) ma solo grazie all’interessamento dei cittadini e del Comitato San Biagio-Serro è possibile fare luce sulla vicenda. Da parte delle istituzioni, infatti, si registra un silenzio assordante indice di un deficit di trasparenza, per noi alquanto significativo, riguardo alla gestione della grande opera ferroviaria a livello locale.

    In Val Polcevera l’avviata cantierizzazione del TAV nostrano finora ha portato soltanto disagi. L’esempio più eclatante è il sito di San Quirico, dietro al Mercato dei fiori, dove lo smembramento della collina – sommato alle intense piogge dei giorni scorsi – ha generato uno sversamento di fango sulla sottostante via Isocorte, problema che ha richiesto l’intervento di mezzi speciali per ripulire e rendere nuovamente agibile la strada. Adesso è il turno dell’area della Biacca (interamente di proprietà comunale) che, a fronte delle mutate esigenze del Consorzio Cociv (general contractor dell’opera) – probabilmente considerata l’eccessiva vicinanza del cantiere con il cimitero e il contestuale divieto di costruire nuovi edifici nella fascia di rispetto dell’impianto cimiteriale – verrà utilizzata esclusivamente per il deposito di semilavorati tramite l’esecuzione di due zone pianeggianti con l’impiego di terre di scavo (il cosiddetto “smarino”) provenienti dalla realizzazione del Terzo Valico. «Da anni si diceva che qui sarebbe sorto un campo base per gli operai – spiega Marco Torretta del Comitato San Biagio-Serro – Noi ci siamo mossi autonomamente per saperne qualcosa di più e, dopo aver chiesto e ottenuto dal Comune l’accesso agli atti, abbiamo scoperto la nuova soluzione progettuale. In pratica, l’intenzione del Cociv è quella di riempire con terre potenzialmente amiantifere l’avvallamento esistente e poi costruire due grandi piazzali sui quali depositare le attrezzature. Il problema è che, come al solito, è stato fatto tutto in sordina, mentre nessuno sembra preoccuparsi del rischio per la salute pubblica conseguente allo stoccaggio di simili materiali ad appena 100 metri di distanza in linea d’aria dalle abitazioni di San Biagio in cui vivono almeno 500 famiglie, molte delle quali con bambini piccoli».

    Con Provvedimento Dirigenziale n. 364 del 10 luglio 2013, il Comune ha rilasciato al Consorzio Cociv il “Permesso di Costruire inerente la realizzazione di piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature, nell’ambito dei lavori del “Terzo Valico dei Giovi” nell’area di cantiere “ CLB 4 – Bolzaneto”. Soluzione progettuale che «recependo raccomandazione espressamente formulata in sede di approvazione del progetto definitivo dell’opera pubblica (allegato 1 Delibera CIPE 80/2006 – parte seconda, lettera g), allo scopo di evitare il posizionamento di manufatti diretti ad assolvere esigenze logistiche, comportanti permanenza di persone in area prossima alla cinta del cimitero della Biacca, prevede l’utilizzo dell’area per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature, in luogo del posizionamento di dormitori ed altre strutture logistiche».

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    «Stiamo parlando di 70 mila metri cubi di terre da scavo, così è scritto nero su bianco nei documenti ufficiali – racconta il Comitato – ciò equivale a diverse migliaia di camion. La nostra paura è che possano esserci anche rocce amiantifere, presenti senza ombra di dubbio lungo il tracciato dell’opera. Chi ci assicura i necessari controlli in questo senso? In particolare sullo stoccaggio del materiale di risulta? Inoltre, quale beffa ulteriore viene promesso che “a lavori terminati verrà ripristinata l’area”. Nessuno, però, parla del rischio amianto. Ad oggi siamo ancora in attesa di chiarimenti ufficiali da parte del Municipio Valpolcevera da noi interrogato a riguardo». Ma pure il gruppo consiliare Movimento 5 Stelle e la Federazione della Sinistra hanno posto la questione all’attenzione dell’ente municipale con due distinte interrogazioni che saranno discusse prossimamente.

    La collina di San Biagio, pubblicizzata dai costruttori come area finalmente riconsegnata alla natura “Vi addormenterete al suono delle cicale e vi sveglierete al canto degli uccellini”, così recitava un vivace slogan promozionale «Ha dovuto e forse dovrà confrontarsi con la Gronda – sottolinea Marco Torretta – poi con l’ecomostro Selom (la lavanderia industriale) e i capannoni di Via Albisola (alcuni dei quali attualmente vuoti), oggi con un’area di stoccaggio di materiali semilavorati. Gli abitanti auspicano che qualcuno (Municipio, Comune, Provincia, Regione) affronti il problema in modo serio e responsabile perché, fino a dimostrazione contraria, stoccare 70000 metri cubi di terre di scavo provenienti dalle montagne dei Giovi potrebbe significare far inalare ai residenti di San Biagio e non solo polveri potenzialmente inquinate da asbesto che se assimilato dal corpo umano, anche in una sola fibra, provoca tumori alla pleura (mesotelioma pleurico) così come il temibile carcinoma polmonare». Senza dimenticare che soltanto nel comprensorio detto “Il Colle” su 104 famiglie residenti si contano circa 50 bambini in età compresa tra 1 mese e 16 anni. «A Genova sfido chiunque a trovare un tale agglomerato di gioventù, per altro in una città tristemente famosa per l’alto numero di anziani residenti – conclude l’esponente del Comitato – Non vogliamo che tra vent’anni la Val Polcevera debba diventare famosa come oggi purtroppo sono Marghera, Caserta o Taranto».

    La posizione del Comune  e la ricostruzione del vicesindaco Stefano Bernini

    Non è dello stesso parere il vicesindaco Stefano Bernini, che scongiura il rischio amianto e ricostruisce così la vicenda: «L’area della Biacca rimane destinata a campo base. Lo stoccaggio delle terre di scavo è funzionale proprio alla realizzazione di alcuni capannoni con funzioni di dormitorio per gli operai. Qui finirà esclusivamente il materiale di risulta della galleria in via di escavazione sotto gli Erzelli. Si tratta di basalto, rocce effusive spesso impiegate nelle pavimentazioni stradali, che sicuramente non contengono fibre di amianto». Bernini, dunque, respinge al mittente ogni accusa. Eppure la presenza di rocce amiantifere lungo il tracciato del Terzo Valico è stata riscontrata anche in alcuni studi: nel versante ligure il documento di riferimento è quello redatto dal “Dipartimento Ambiente” della Regione Liguria e definito “Carta delle “pietre verdi” di cui alla DGR n. 859/2008 – “Criteri per la gestione e l’ utilizzo delle terre e rocce da scavo”, nel quale sono evidenziate in verde e in giallo le zone in cui è definita “probabile” la presenza di amianto (qui il pdf). «Tutti i carotaggi eseguiti all’interno del Comune di Genova hanno appurato una presenza di amianto entro i limiti di legge», risponde il vicesindaco. Dunque i materiali estratti privi – del tutto o quasi – della famigerata fibra killer, saranno gestiti secondo il PUT (Piano di utilizzo delle terre e rocce di scavo) approvato dal Ministero dell’Ambiente il 4 ottobre scorso e che per la Liguria prevede quali destinazioni, tra le altre, la discarica di Scarpino, il riempimento Ronco-Canepa, la discarica del colle di Uscio (mentre il riempimento legato al ribaltamento a mare di Fincantieri per ora rimane in standby).

    Nel caso del percorso della Gronda di Ponente, invece «Dove è stata confermata l’esistenza di amianto in misura superiore – continua Bernini – esiste un protocollo di comportamento che prevede maggiori tutele con l’immediato blocco dei cantieri, il successivo “impacchettamento” del materiale pericoloso e la spedizione dello stesso presso discariche speciali, ad esempio in Germania». Bernini implicitamente ammette come questo tema, riguardo al Terzo Valico, debba quantomeno essere approfondito: «Il comportamento sarà il medesimo, come sopracitato. Innanzitutto, per decisione dell’Osservatorio Ambientale, saranno eseguiti dei sondaggi preventivi e propedeutici rispetto all’escavazione, sotto il controllo dell’Arpal. E, se fosse riscontrata una presenza di amianto superiore alla soglia di legge, si attiveranno dei percorsi di stoccaggio differenti. È un argomento che recentemente abbiamo affrontato anche con il Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. Ma io ho visto i dati del territorio genovese e ripeto, escludo che ciò possa accadere nell’ambito del Comune di Genova. Discorso diverso riguarda il territorio del Piemonte in cui effettivamente esistono delle situazioni di superamento».

    La questione approderà nelle aule di palazzo Tursi la prossima settimana grazie al consigliere comunale Antonio Bruno (Fds) che due giorni orsono ha depositato un’interpellanza in merito. «Sottolineato che secondo il testo dell’art. 338 R.D. 27.7.1934 n. 1265 “I cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. È vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi,comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge”. Rilevato che le “Norme Generali” del PUC Comune del Comune di Genova a pagina 16, prescrivono che “le fasce di rispetto delle nuove costruzioni dal perimetro degli impianti cimiteriali sono fissate in metri 200; tale distanza può essere ridotta fino al limite di metri 50 con deroga da parte del Consiglio Comunale, previo parere favorevole della ASL”. Interpello il Sindaco al fine di relazionare sull’effettiva rispondenza delle autorizzazioni alle succitate norme e sulle misure che si intendono adottare per lo stoccaggio di materiale amiantifero proveniente dagli scavi del collegamento ferroviario Fegino – Tortona».

    L’interpellanza «Ha proprio lo scopo di chiedere alla Giunta comunale se almeno si è posta il problema del rischio per la salute pubblica e quindi dei necessari controlli – spiega il consigliere Bruno – Mentre per la Gronda, seppure in maniera insufficiente, un minimo di attenzione riguardo al pericolo amianto c’è stata, per il Terzo Valico siamo ancora decisamente indietro. Le maggiori incognite riguardano il trasporto del materiale di risulta, la fase dello scarico e del conseguente stoccaggio. Occorrono dei controlli puntuali e specifici. Ma in questo senso a noi non risulta l’esistenza di piani dettagliati. Il problema è verosimilmente sottovalutato. Il cambio di destinazione del cantiere della Biacca è un fatto nuovo che francamente ci ha colto di sorpresa. Dal punto di vista politico, come minimo, siamo di fronte ad un deficit di comunicazione istituzioni-cittadini».

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    Incroci pericolosi

    Proprio dinanzi a via Santuario di Nostra Signora della Guardia, si trova il self-service all’ingrosso “Metro”. Coincidenza vuole che proprio in quest’area, a poca distanza dal cimitero della Biacca, se e quando mai sarà avviata la realizzazione della Gronda di Ponente, è prevista la costruzione del deposito di caratterizzazione delle rocce provenienti dallo “scavo più grande del mondo” (definizione di Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia). Parliamo di un mega deposito alto 30 metri – in cui arriveranno e partiranno continuamente camion – e che dovrà essere a tenuta stagna. «Il modo con cui riusciranno a far ciò non è spiegato nel dettaglio, ma appare difficilmente ipotizzabile una soluzione con un grado di sicurezza accettabile spiega il WWF sezione di Genova – Se a queste “difficoltà” aggiungiamo la procedura di monitoraggio non completamente affidabile, i cittadini farebbero bene a preoccuparsi e molto». Secondo il WWF, Bolzaneto potrebbe diventare la nuova Casale Monferrato: «Nel deposito lavoreranno le rocce amiantifere usando tecnologie che non forniscono adeguate garanzie di sicurezza. I materiali saranno suddivisi a seconda della quantità di amianto presente in essi. Quelli con una minima percentuale di amianto finiranno al canale di calma per ampliare l’attuale banchina aeroportuale. Quelli con una percentuale superiore, ma considerati di buona qualità, saranno utilizzati per realizzare gli archi rovesci delle gallerie. Occorre ricordare che il riutilizzo di rocce amiantifere previa miscelazione con cemento ed altri additivi, comporta la realizzazione di veri e propri manufatti contenenti amianto (MCA) la cui produzione è vietata dal 1992. Infine i materiali con la medesima percentuale di amianto, ma considerati di cattiva qualità, saranno destinati alla discarica (probabilmente in Germania)».

    Le opere compensative mai realizzate a favore del quartiere

    Infine, c’è da menzionare un’altra vicenda, secondaria ma emblematica delle promesse fatte e mai mantenute. I residenti della zona, infatti, ormai da anni attendono la partenza dei lavori – a carico dei costruttori del nuovo quartiere di San Biagio – per l’edificazione di una scuola materna e di un asilo nido, come previsto a titolo di oneri di urbanizzazione nella convenzione urbanistica del 2011, sottoscritta dal Comune e dalla San Biagio Nuova srl (società di Coopsette). Ma, come ricorda il Comitato, l’impresa e il Comune hanno deciso «Unilateralmente e senza fornire di fatto motivazione, di eliminare la scuola materna, vanificando così le aspettative di numerose famiglie del quartiere». Dopo uno scambio di corrispondenza tra Coopsette e amministrazione comunale, quest’ultima, senza interpellare Municipio Val Polcevera e cittadini, nell’ottobre 2011 ha approvato una “variante in corso d’opera” che «A parità di superficie agibile della struttura prevede la realizzazione del solo asilo nido». Successivamente – a seguito delle proteste dei cittadini – la società costruttrice ha fatto un passo indietro, promettendo nuovamente la costruzione di entrambe le strutture. Ma da allora nulla si è più mosso. Oggi, a distanza di due anni, non è stata posata neppure una pietra. Viste le attuali difficoltà economiche di Coopsette e i suo rapporti consolidati con il Comune, è davvero difficile ipotizzare che ci sia ancora la volontà di spingere a favore della soluzione inizialmente prospettata ai residenti. Per altro «Pensare di far coesistere un asilo e una scuola materna con dei cumuli di terre potenzialmente inquinati, non sembra essere un’idea geniale», sottolinea Torretta.

    «Noi ovviamente non pretendiamo di fermare la costruzione del Terzo Valico – conclude il rappresentante del Comitato San Biagio-Serro – Ma almeno pretendiamo chiarezza e trasparenza. Inoltre, pensiamo che un sito destinato allo stoccaggio di tali materiali non debba essere realizzato ad appena 100 metri di distanza in linea d’aria dalle abitazioni».

    Matteo Quadrone

  • Viaggio di nozze, regole base per organizzare la vostra luna di miele

    Viaggio di nozze, regole base per organizzare la vostra luna di miele

    Matrimonio, viaggio di nozzeAbbiamo già avuto maniera e modo di trattare l’argomento “viaggi”. Vi abbiamo già delucidato sulla qualità mediana che riveste l’agenzia di viaggi tra il cliente / viaggiatore ed il tour operator.

    In questo periodo pullulano le fiere per gli sposi ed anzi, la città di Genova è riuscita ad organizzare nello stesso weekend (5/6 ottobre 2013) due eventi identici, uno presso il 105 stadium in Fiumara (Fiera Sposi) e l’altro in Palazzo Ducale (Genova Sposi). E poi si dice che Genova non organizza nulla… pensate: ben due eventi al prezzo di uno, un doppione che non ha eguali.

    E così giovani coppie (ma anche meno giovani…) si sono catapultate in entrambi i luoghi desiderose di scoprire come organizzare al meglio il loro matrimonio. Credo siano stati bombardati da mille notizie e nozioni senza avere capito un granché.

    Ho avuto modo di aggirarmi fra gli stand e mi sono accorto che una fiera (di qualsiasi tipo) assomiglia molto ad un supermercato; in quest’ultimo bisogna leggere attentamente tutte le migliori offerte tra uno scaffale e l’altro, mentre ad una fiera si macinano chilometri tra un gazebo e l’altro in cerca di qualcosa o di qualcuno che ci faccia una proposta decente.

    Quel mio giro mi ha dato spunto per parlare delle agenzie di viaggio in particolare. Ascoltavo una coppia che chiedeva un preventivo per un viaggio in Giappone per quindici giorni; naturalmente, il preventivo in fiera non poteva essere compiuto in tutti i suoi dettagli, per cui la risposta degli agenti di viaggi si limitava ad un qualcosa di generico ed alla richiesta di un contatto.

    Notavo altresì che tutti badavano al prezzo del viaggio e non al contenuto dell’offerta. Ecco, proprio da qui vorrei indicare alcune azioni da fare o non fare in casi del genere.

    Vi ricordo che anche il viaggio di nozze è un pacchetto turistico al pari di altre vacanze e che il vostro rapporto con l’agenzia di viaggi è identico a quando prenotate un pullman per una gita di un giorno.
    Ed ancora mi preme sottolineare che, per ogni viaggio venduto, l’agenzia prende una percentuale che voi pagate senza vederla, poiché non sta scritta da nessuna parte.
    In soldoni (e non uso questo termine a caso…), spesso la miglior offerta economica deriva solamente dal ricarico applicato dall’agenzia.
    Non si spiegherebbero altrimenti pacchetti identici del medesimo tour operator offerti a prezzi differenti da agenzie di viaggi differenti.

    Poi va rimarcato che vi sono agenzie di viaggi in franchising – e cioè rappresentanti un marchio – ed agenzie che lavorano in proprio, le quali possono appoggiarsi a più tour operator; dal punto di vista del consumatore, sono preferibili quelle del secondo tipo.

    Ricordiamo anche che nessuna agenzia di viaggi può essere aperta senza la presenza di un direttore tecnico, figura professionale necessaria che mira a garantire la “bontà” dell’agenzia.
    Pertanto, anche all’interno di fiere del settore, assicuratevi sempre di sapere con chi avete a che fare.

    Un ultimo consiglio: sappiate valutare con cura anche il tour operator che vi viene proposto; difatti anche tra questi vi è chi lavora bene e chi male. Prossimamente vi darò ancora utili (spero) consigli in merito.

    Intanto… buon viaggio!

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Alberto Marubbi]

  • Caribbean Islands: l’inglese dei Caraibi, la lingua del reggae

    Caribbean Islands: l’inglese dei Caraibi, la lingua del reggae

    bob-marleyNel panorama della lingua inglese la situazione che si registra nelle Caribbean Islands non ha praticamente eguali. Se in molti dei paesi colonizzati dall’Impero Britannico l’inglese è stata l’unica lingua occidentale con la quale la popolazione locale è venuta in contatto, la zona dei Caraibi ha visto invece l’alternarsi di diversi popoli europei: spagnoli, francesi, olandesi e, appunto, inglesi, portatori ciascuno della propria rispettiva lingua madre che si andava a innestare e  fondere con altre lingue dagli abitanti del luogo.

    A questo contesto si aggiunsero gli schiavi importati dall’Africa in condizioni disumane, parlanti anch’essi le varietà linguistiche delle loro terre di origine. Il melting pot che risultò portò a una commistione di culture che spiega la grande gamma di varietà dell’inglese presenti sul territorio.

    È possibile affermare che nei Caraibi e in Guyana, altra ex-colonia inglese del continente sudamericano, convivano da un lato una forma di inglese standard internazionale, utilizzata per documenti e incontri ufficiali e in ambito accademico, e dall’altro un creolo, fortemente influenzato dal contatto tra l’inglese e le altre lingue menzionate in precedenza.

    In generale, i linguisti distinguono tra un acroletto (la varietà più vicina all’inglese standard) e un basiletto (la varietà più vicina al creolo). Le variazioni riguardano tutti gli aspetti della lingua, dalla pronuncia, al vocabolario, alla grammatica.

    Per esempio, in Guyana si passa dalla forma Standard English: I gave him ad altre creole come A giv him oppure le quasi irriconoscibili A did gi ii e mi gii am. Questo spiega la difficoltà di comprensione dei testi di alcune canzoni, in particolare appartenenti al genere reggae in Giamaica, che attingono a piene mani al creolo. Tratti distintivi come la presenza di una doppia negazione, non accettata nell’inglese standard, sono riscontrabili in I Shot the Sheriff, celebre pezzo di Bob Marley. Il verso: I didn’t shoot no deputy sarebbe in realtà I didn’t shoot any deputy in Standard English.

    Se tuttavia la frase di Bob Marley è ancora chiara, più vicino al creolo e più difficile per noi da comprendere è: If him slip, I gaan leave him hand di Chase the Devil, famoso pezzo di Max Romeo, altro musicista giamaicano, dal significato: If he slips, I’m going to leave his hand.

    Peraltro, non è solo in campo musicale che i Caraibi hanno dato un contributo culturale significativo, ma anche in quello letterario, con poeti e romanzieri del calibro di Derek Walcott e V.S. Naipaul, nato da una famiglia di origini indiane ma cresciuto a Trinidad e vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 2001… See you!

     

    Daniele Canepa

  • Festival della Scienza, al Galata il connubio fra arte e ricerca scientifica

    Festival della Scienza, al Galata il connubio fra arte e ricerca scientifica

    festival-scienza-2013 (4)Il Festival della Scienza festeggia il suo decennale, e lo fa in grande. Tanti i progetti e le iniziative avviate nell’arco di questa edizione, ma tante anche le costanti che da anni si ripetono e diventano punti di forza della manifestazione. Tra le altre, la collaborazione con il Galata Museo del Mare, da tempo sede temporanea del Festival. Anche quest’anno, il Museo ospita tre laboratori legati al mondo scientifico: da quello più complesso e rivolto ai ragazzi tra gli galata-museo-del-mare11 e i 19 anni, “Rette… rotonde?!”, che spiega il funzionamento delle curve geodetiche, a quello realizzato in collaborazione con il Museo del Mare dal titolo “Galata overseas”, in cui è possibile visitare il museo, alla scoperta delle rotte percorse da Cristoforo Colombo e altri esploratori coraggiosi che hanno fatto la storia. Infine, un laboratorio che svela i legami tra arte e scienza, “Bella e possibile, la matematica!”, che gioca con gli elementi architettonici, artistici, botanici che hanno fatto la storia dell’arte antica e moderna, e insegna ai visitatori a scoprirvi corrispondenze matematiche.

    In “Bella e possibile, la matematica!”, infatti, giovani animatori esperti in materie scientifiche insegnano ai bambini a partire dai 6 anni (e anche agli adulti) a pensare come fa uno scienziato. Come? Grazie alla creatività: mettendo in luce i legami che esistono tra arte e scienza, il laboratorio (organizzato dall’Università di Roma Tre – Laboratorio www.formulas.it) insegna ai bambini a diventare dei matematici. Si parte osservando alcune immagini dell’Ara Pacis augustea e si arriva ai dipinti di Pablo Picasso: i partecipanti del laboratorio sono invitati a osservare prima gli elementi particolari, presi nella loro singolarità, e poi il tutto, il totale, la somma degli elementi. Come degli scienziati, i partecipanti impareranno a osservare il mondo come un problema matematico, analizzando prima il dettaglio e poi concentrandosi sull’insieme degli elementi. Il tutto, con la partecipazione diretta dei visitatori, attraverso giochi interattivi e disegni per mettere in moto la creatività. La mostra svela al visitatore le strutture presenti sia in alcune opere d’arte che in certe immagini matematiche, quando vengono osservate da lontano o da vicino: un percorso attraverso la bellezza matematica e botanica, indagate con “sguardi globali” e “sguardi locali”. Al termine ai ragazzi viene data la possibilità, attraverso un gioco al computer che si rifà a precise teorie matematiche, di costruire un loro pattern (come un “pavimento”) esteso mediante la ripetizione di pochi (17) elementi identici. Come? Da scoprire al Festival della Scienza, fino al 3 novembre.

    Fino al 3 novembre, inoltre, in corso anche l’esposizione fotografica “International Images for Science Exhibition”, una mostra sulla fotografia scientifica, a cura di Capitolo Italiano della Royal Photographic Society (CIRPS). Qui esposti i lavori di diversi fotografi scientifici provenienti da tutta Europa (Jim Swoeger, Tony McConnel, Steve Gschmeissner, Volker Brinkmann, Steven Morton, Bernardo Cesare e molti altri), attraverso i quali è possibile scoprire scenari normalmente preclusi all’occhio umano e catturati grazie a particolari microscopi o telescopi, fermati in splendide immagini. La scienza vede nella fotografia uno strumento eccellente per la ricerca e per dare la testimonianza più immediata delle innovazioni scientifiche. La fotografia è il mezzo per analizzare il “piccolissimo”, ciò cui lo sguardo umano non ha accesso, e metterlo in relazione con l’infinitamente grande, come le galassie, i pianeti, lo spazio. Tanti momenti catturati lungo la storia della ricerca scientifica che ci illustrano scoperte, teorie e principi fondamentali: sono immortalati embrioni umani o di topo; donne in sovrappeso rappresentate attraverso la tecnica della termografia a infrarossi; venule aperte in cui sono visibili, grazie alla tecnica della micrografia elettronica a scansione a colori, globuli bianchi e rossi all’interno di un vaso sanguigno; proboscidi di zanzare, gocce di globuli rossi umani che levitano per effetto della pressione di radiazione acustica, nonché nebulose planetarie a spirale o immagini della galassia Messier. Le foto, molto delle quali pubblicate su testi di divulgazione scientifica a cura, tra gli altri, del National Geographic, colpiscono lo spettatore e creano ancora un inatteso connubio tra arte e scienza, che spiazza e interessa trasversalmente ogni tipo di visitatore. Un’esperienza da non perdere, fino a domenica al Galata – Museo del Mare.

     

    Elettra Antognetti

  • Discarica via Piombelli: attesa per i risultati del monitoraggio ambientale

    Discarica via Piombelli: attesa per i risultati del monitoraggio ambientale

    ambiente-rifiuti-DLa famigerata discarica abusiva di rifiuti tossici di via Piombelli continua a destare preoccupazione negli abitanti di Rivarolo e Certosa. A distanza di oltre un decennio, infatti, si attende la conferma della necessità o meno di una bonifica integrale di quello che a ragione si può definire il più importante esempio di inquinamento ambientale della Val Polcevera. Operazione che, peraltro, sarà arduo portare a termine, visto che i rilevanti costi economici dovrebbero essere a carico dell’amministrazione comunale, come sancito nel 2010 da una sentenza del Consiglio di Stato.

    La notizia positiva è che il sito di via Piombelli è stato messo in sicurezza e nei mesi scorsi gli enti competenti hanno proceduto al monitoraggio ambientale delle acque, del suolo e dell’aria.
    I risultati finali di tali controlli, però, non sono ancora stati resi noti e il gruppo consiliare Movimento 5 Stelle ha presentato un’interpellanza per sollecitare il Municipio Valpolcevera a chiedere una relazione tecnica accessibile a tutta la cittadinanza «sugli inquinanti presenti nel terreno e nelle acque che interessano l’area in oggetto per poter definire la giusta procedura di bonifica che senza questo dato non potrebbe essere definita».

    «Finora abbiamo avuto modo di leggere solo dei risultati parziali – conferma l’assessore municipale nonché abitante della zona, Patrizia Palermo – Ma le indagini ambientali dovrebbe essere concluse e finalmente, spero al più presto, dovremmo avere un quadro più chiaro della situazione».

     

    Matteo Quadrone

  • Denver, Colorado: Motel degli orrori e sparatoria, sullo sfondo i grattacieli

    Denver, Colorado: Motel degli orrori e sparatoria, sullo sfondo i grattacieli

    colorado-motel-DIUna notte, da qualche parte nel Colorado, la pioggia picchiava forte sul tetto della macchina,così forte da lasciare intravedere solo qualche luce colorata di un motel e una sagoma di Elvis con in mano un cartello recante la scritta illuminata “vacancy”.

    Ho parcheggiato e sono sceso riparandomi con la giacca fino ad arrivare davanti alla porta d’ingresso, sono entrato lasciandomi alle spalle il tintinnio di un campanello e mi sono diretto verso il bancone del bar in attesa di essere notato da qualcuno. Lo sgabello al mio fianco bandiera-americana-DIera occupato da un uomo di carnagione olivastra con baffoni a cascata e un cappello da cow-boy, sorseggiava whisky on the rock con aria annoiata, batteva il piede al ritmo di Bad Moon rising dei Creedence e il suo volto ricordava terribilmente il sergente Garcia del telefilm Zorro ma dai lineamenti meno affabili.

    Nell’aria passava un odore di birra ormai impregnato nel legno scuro del locale. Allungo una mano per prendere due noccioline americane quando da una tenda a stelle e strisce esce una cameriera in completo rosa con una coroncina di stoffa in testa; mastica un chewin-gum e mi regala un sorriso cordiale: “di cosa hai bisogno?” Lanciando nella sputacchiera il guscio della nocciolina le dico che stavo cercando un letto caldo e una doccia, lei mi rispose con sicurezza “Straniero, sei nel posto giusto”. Ero capitato in quel posto senza nome in maniera casuale, il primo paese distava una decina di km, intorno solo alberi e monti immersi nel buio, dietro al bar sorgeva un grosso casermone su due piani contenente le oltre trecento stanze del Motel.

    Matteo, il mio compagno di viaggio, aveva atteso tutto il tempo in macchina, nel frattempo la pioggia era cessata lasciando fango e pozzanghere che riflettevano le luci colorate dei neon. Ci siamo incontrati fuori dal locale e prima che mi chiedesse lumi e impressioni avevo già la chiave in mano, per venti dollari a notte qualsiasi cosa andava bene, anche un motel frequentato da camionisti di passaggio, uno di quei posti dove non ti vorresti mai trovare in circostanze normali.

    Per raggiungere la nostra stanza abbiamo percorso il lungo corridoio del casermone incrociando gli sguardi di alcuni sudamericani dall’aria poco raccomandabile lasciandoci alle spalle stanze aperte e buie che emanavano odori acri e fetori di piedi.

    Mi sono fatto largo tra i fumi e le lattine vuote della sala TV avendo il buon gusto di salutare tutti i presenti che risposero con un piccolo cenno del capo o alzando la mano che reggeva il grosso sigaro, ai loro occhi ero un forestiero capitato li per caso: non avevano tutti i torti. Un neon in fin di vita illuminava il tratto finale del corridoio al secondo piano, l’ultima porta recava il numero 317 scritto con pennarello nero e pessima grafia, quella era la nostra camera. L’arredamento era composto dal solo letto matrimoniale e un piccolo cesso inteso come sanitario, messo li senza un divisorio, la doccia era in comune con le altre trecentosedici stanze e l’armadio sicuramente era stato rubato.

    Siamo usciti per cena intorno alle ore 20 locali, decidiamo di seguire il consiglio della cameriera che ci ha indirizzato verso una steakhouse a qualche km di distanza. Attraversiamo il buio della valle con gli abbaglianti accesi, tra ululati di coyote e tassi kamikaze e arriviamo di fronte al ristorante, una sorta di baita completamente in legno. Ho spinto la porta saloon come nel vecchio west e siamo entrati con il passo da cow-boy e l’aria un po’ smarrita, un profumo di carne alla brace ci ha accolto e in pochi minuti eravamo già seduti. Il locale era composto da un banco di macelleria dove si poteva scegliere la propria bistecca, una grande piastra simile a un tavolo da biliardo posto al centro del salone per cuocere e intorno solo tavoli. I bocconi si scioglievano in bocca e si fondevano con il gusto del condimento nero a base di cipolle spennellato in cottura, è stata la carne più buona che abbia mai mangiato, quel sapore intenso e selvaggio era così coinvolgente che ho dovuto cuocere un’altra bistecca.

    Finita la cena abbiamo percorso la stessa strada ma illuminata dalla luna che nel frattempo si era svegliata, abbiamo posteggiato la macchina siamo entrati nel bar del motel, l’uomo con i baffi era seduto nello stesso sgabello ma il suo piede questa volta era fermo e i suoi occhi coperti dal cappello, russava e davanti a lui aveva qualche bicchiere vuoto di troppo.

    Una volta in camera abbiamo blindato la porta con una sedia e ci siamo messi a letto stanchi delle centinaia di km macinati durante la giornata. La notte scorreva serena tra latrati di volpi e canti di civette, la luna si affacciava  timidamente dal monte e la sua luce impregnava le fluorescenti tende ingiallite dal fumo. Improvvisamente due spari tagliano in due la quiete, mi sveglio di soprassalto, alle tre del mattino non potevano essere cacciatori e il rumore non era quello di un fucile, era una pistola. Istintivamente abbiamo acceso la luce, eravamo pronti a scappare ma una volta capito che non sarebbe stata una buona idea abbiamo spento tutto e siamo restati in stanza ad attendere l’evolversi della sparatoria. Le ultime ore sono passate senza colpi di scena e di pistola, il mattino seguente di buon ora siamo ripartiti senza guardare indietro attraverso le verdi vallate del Colorado.

    Dopo una sosta da McDonald’s e duecento km di strada, avvistiamo in lontananza i grattacieli di Denver svettare tra le nuvole, in contrasto con la natura e le montagne che li circonda. La città non spicca certo per la sua originalità, qualche spazio verde e i volti dei giocatori di scacchi nelle vie del centro erano le uniche scappatoie dalla morsa della noia.

    Cosa fare a Denver quando sei morto” è il titolo di un film con Christopher Walken e Andy Garcia, non sapere cosa fare a Denver quando sei vivo era la mia situazione. Ma i colpi di scena sono sempre all’ordine del giorno nei miei viaggi e, dopo aver visitato lo stadio dei Denver Nuggets, abbiamo attraversato un quartiere popolare passando attraverso un campo da basket di strada dove alcuni ragazzi stavano tirando a canestro. A causa di uno strano rimbalzo il pallone finisce tra i piedi di Matteo che lo prende e lascia partire un tiro da tre punti che si insacca in rete. Dopo questo gesto atletico siamo stati obbligati a giocare, ci siamo divisi in due squadre diverse e abbiamo iniziato il match senza un’apparente posta in palio che, dopo essere stati sconfitti, abbiamo scoperto  essere dieci dollari, poteva anche andare peggio.

    Rientrati in hotel visibilmente sudati abbiamo fatto un bagno in piscina, una doccia calda e siamo usciti per cenare passeggiando lungo un corso d’acqua  con la mente libera e con il solo pensiero delle 24 ore di viaggio che ci aspettavano il mattino seguente. Il sole tramontava lento disperdendo il suo giallo come un acquarello che tingeva di rhum la linea dell’orizzonte, il vento faceva danzare le spighe di grano al ritmo del suo soffio e il cielo blu era cosparso di nuvolette bianche, ricordavano le stelle della bandiera americana.

    L’ultimo ricordo di viaggio è il cielo notturno del Colorado, una sigaretta e “Birds” di Neil Young che risuona nelle orecchie.

     

    Diego Arbore