Categoria: Notizie

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  • Stév al Garage 1517: acustica ed elettronica si incontrano

    Stév al Garage 1517: acustica ed elettronica si incontrano

    stev-live-garageIl Garage 1517, il nuovo locale di Vico degli Indoratori, si potrebbe candidare come punto di riferimento di una formula innovativa per Genova, efficace ed eclettica: mercatino dell’usato, bar, spazio artistico e musicale, quest’ultimo gestito dall’associazione LESSisMORE, fondata nel 2011 dagli stessi proprietari del Garage. Insomma, come si presentano loro stessi, “a container where vintage culture enviromental sustainability, music and arts can join the same place chilling together”. Se l’eclettismo, quindi, può essere la parola chiave del posto, eclettico si può definire anche lo stile musicale di Stèv, giovane e promettente polistrumentista elettronico e ospite dell’appuntamento musicale di mercoledì sera.

    Pseudonimo di Stefano Fagnani, Stèv coniuga due aspetti della musica che apparentemente sembrano inconciliabili: l’acustica dello strumento reale e l’elettronica del campionatore sintetico, amalgamandone sapientemente le strutture e realizzando un prodotto maturo. Attenta alla melodia, la sua ricerca coniuga il suo interesse anche per il suono e il rumore (come si legge sul suo blog).

    Accolti dalla simpatia dei ragazzi del Garage e tesserati all’ingresso, saliamo nella saletta al primo piano, spazio genuinamente riservato alle esecuzioni live. Un ambiente familiare, sobrio e decisamente vintage. Poltroncine, divanetti e un arredo soffuso e vinilico fanno da sfondo al set di Stèv: una tastiera, due pad, una loop station, il portatile e una chitarra acustica. Ci avviciniamo subito mentre armeggia con la sua strumentazione, un musicista di 22 anni che dimostra immediatamente di sapere il fatto suo. Chiacchieriamo 5 minuti prima dell’inizio della serata, giusto per conoscerci un pochino meglio e magari stemperare un po’ la tensione. Ma evidentemente non c’è ne molto bisogno: Stèv ci rivela di avere un’attività live piuttosto vivace, decisamente un buon segno, sia per la sua età che per la qualità della sua produzione. Oltre a farsi conoscere in patria, vanta esibizioni addirittura a Berlino, al Minimal Bar.

    Inizia l’evento con il calore del pubblico del Garage, che fin dai primi loop dimostra un’accoglienza particolare, diventata a fine serata vero e proprio entusiasmo. L’atmosfera del posto riesce a essere complice della risposta dei presenti, che ormai hanno riempito la stanza. Stèv, da parte sua, si muove perfettamente a suo agio tra un accordo di sintetizzatore e una sequenza di drum pad, tra un arpeggio di chitarra e una modulazione di effetti. L’electro-ambient dei suoi brani è consapevole del proprio minimalismo, facendone un punto di forza equilibrato, senza eccedere nella sovrapposizione di tracce né scadere nel semplicismo. Insomma, Stèv ha fatto suo in modo limpido il motto che da nome all’associazione: “less is more”, già celebre slogan di Ludwing Mies van der Rohe, architetto e designer tedesco a cui i fondatori intendono rendere omaggio.

    La serata procede con le esecuzioni dei brani dei suoi primi due EP, Windmills e Colorless Sky. Il suono è diverso rispetto alle tracce su SoundCloud: la versione live dei pezzi rende a meraviglia, e svanisce quell’effetto saturato della registrazione in studio. Via la sterilità digitale, emerge una profondità di suono efficace, in cui predomina più potenza degli effetti e maggiore incisività del reparto ritmico. Le percussioni si fanno protagoniste, sia scandendo le linee armoniche degli strumenti, sia coinvolgendo i giochi di rumore che la ricerca di Stèv offre e che ne personalizzano le composizioni.

    Emergono Paint Me Like the Sky e Lullaby su tutte, con momenti di coinvolgimento del pubblico che -forse- neanche Stèv si aspettava. A richiesta anche il bis del primo brano, cosa che, di certo, si dovrà abituare a fare, visto quanto si sta dimostrando promettente. A giorni, il 10 Dicembre, uscirà il suo terzo EP intitolato Elsewhere. “Awesome show yesterday in Genoa, one of the best places with the kindest people, it was really a pleasure playing there!” è il saluto che Stèv riserva su Twitter, augurandoci che l’intraprendenza di Stefano e dei ragazzi del Garage abbia la fortuna che merita e che venga accolto l’invito di LESSisMORE, “tutti a Genova, che è una bella città”.

     

    Nicola Damassino

  • Viadelcampo29rosso: giornata in ricordo di De Andrè e Don Gallo

    Viadelcampo29rosso: giornata in ricordo di De Andrè e Don Gallo

    Via Del Campo De AndrèSabato 7 dicembre l’emporio museo viadelcampo29rosso ricorda due genovesi che hanno fatto la storia della città, don Andrea Gallo e Fabrizio De André.

    Prevista la presenza di Paolo Finzi, “l’amico anarchico” di Fabrizio De André, direttore della rivista anarchica A e Giorgio Bezzecchi, rom harvato (cioè “croato”), autore dei versi in romanes di Khorakhané”.

    In concomitanza all’evento sarà inaugurata la mostra fotografica “Io seguirò questa corrente di ali…” – scatti gitani di Adolfo Ranise, una trentina di foto scattate nel corso della festa di Santa Sara a Saint Marie de la Mer, dove ogni anno nel terzo weekend di maggio si radunano le popolazioni Rom provenienti da tutto il mondo. (fino al 6 gennaio 2014).

    «Un evento che mi ha permesso di raccogliere l’essenza e l’interiorità di un popolo a cui Fabrizio de André con il suo brano “KhoraKhanè” restituisce dignità alla loro cultura, legata essenzialmente alla libertà di viaggiare» dice della mostra Ranise.

    Programma:

    ore 16.30 “A forza di essere vento” – testimonianze video sullo sterminio dei Rom e dei Sinti nei lager nazisti

    ore 17.00 “Credibili, non credenti” : ricordo di Don Andrea e Fabrizio De André

    ore 17.30 inaugurazione mostra fotografica “Io seguirò questa corrente di ali…” – scatti gitani di Adolfo Ranise

    ore 18.00 “non ci sono poteri buoni” dialogo tra Paolo Finzi e Giorgio Bezzecchi su minoranze, stereotipi, razzismo, persecuzioni, assistenzialismo.

    Si ringraziano la Fondazione Fabrizio De André ONLUS e la Comunità di San Benedetto al Porto che hanno concesso il patrocinio morale all’iniziativa.

    Ingresso libero

  • Beni del demanio: acquisto gratuito del Comune, via alla seconda fase

    Beni del demanio: acquisto gratuito del Comune, via alla seconda fase

    genova-panorama-vedutaI lettori più attenti si ricorderanno che un paio di mesi fa avevamo parlato della possibilità da parte del Comune di Genova di acquistare gratuitamente dal Demanio una serie di beni strategici per lo sviluppo della città. All’inizio di ottobre, infatti, il Consiglio comunale aveva licenziato una delibera che prevedeva una serie di aree, terreni, immobili, gallerie e forti potenzialmente interessanti in quest’ottica. Si trattava di 248 voci che rappresentavano una sorta di ricognizione del contesto, attraverso un elenco di beni fornito dal Demanio stesso (qui il pdf), a cui erano stati aggiunti altri elementi su cui già da tempo gravitava l’interesse del Comune dal punto di vista della progettazione e della pianificazione urbanistica.

    Una base di partenza su cui gli uffici di Tursi, di concerto con i Municipi, hanno iniziato a lavorare per giungere, attraverso altre quattro delibere di Giunta e una di Consiglio, a un nuovo elenco di 130 beni che rappresentano la manifestazione di interesse concreta, inoltrata al Demanio il 30 novembre.

    «Al momento – ci spiega l’architetto Anna Iole Corsi, dirigente del settore Progetti speciali della Direzione Patrimonio e Demanio, che sta seguendo in prima persona tutte le procedure – è in fase di ultimazione una delibera riassuntiva che verrà presentata al Consiglio comunale, in cui saranno rendicontate le decisioni su ogni singolo elemento. I beni che erano previsti nel primo elenco ma non sono ricompresi tra questi 130, sono stati stralciati perché non riscontravano più un particolare interesse dell’amministrazione, soprattutto dal punto di vista costo-beneficio anche nell’ottica di una necessaria riqualificazione, o perché non rientravano nei parametri previsti dalla legge che determina la procedura per le richieste».

    Le domande, infatti, possono riguardare esclusivamente proprietà del Demanio civile, mentre resta escluso tutto ciò che appartiene al Demanio idrico, marittimo, ferroviario e storico-artistico. È questa la ragione per cui nelle richieste finali non potranno rientrare le Mura di Malapaga, appartenenti al Demanio storico-artistico, o la galleria di collegamento Brignole – Sturla, che aveva suscitato tanto interesse ma che, trattandosi di vecchio percorso dei treni, riguarda il Demanio ferroviario.

    I beni che Tursi ha già in gestione e le aree strategiche da vendere a privati

    Sgombriamo subito il campo dai dubbi. Non è detto che tutti i 130 beni vengano effettivamente richiesti dal Comune, che invece dovrà iniziare un ragionamento concreto legato a progetti di riqualificazione e utilità per il futuro.
    Intanto, il Demanio ha tempo fino alla fine dell’anno per confermare la disponibilità sugli elementi presenti nella lista. Dopodiché, gli uffici di Tursi avranno altri 4 mesi per fare i sopralluoghi necessari, studiare i fascicoli dei beni, analizzandone non solo lo stato dell’arte ma anche l’eventuale presenza di contenziosi, abusivismi, criticità idrogeologiche, e passare poi alla redazione delle istruttorie definitive con tanto di specifiche di finalità dell’utilizzo ed eventuali risorse finanziarie preordinate. Il Comune, insomma, deve darsi una strategia per decidere quali richieste confermare, prima di tornare in Consiglio con la delibera per l’acquisizione definitiva.

    «Un criterio importante – secondo l’architetto Corsi – è quello della riduzione dei fitti passivi, cercando cioè di acquisire beni che il Comune ha già in gestione ma per cui deve pagare un canone di affitto. Inoltre, si potranno acquisire aree su cui realizzare interventi di riqualificazione per nuovi spazi pubblici o per la vendita a privati. L’ottica di queste leggi che partono dal cosiddetto “Decreto del Fare” è, infatti, proprio quella di dare ai Comuni la possibilità di valorizzare una serie di beni da alienare successivamente utilizzando il ricavato per ridurre il debito pubblico».
    Secondo quanto previsto dalla legge n. 98/2013, che disciplina l’intero processo di acquisizione gratuita, infatti, il 75% dei ricavi da una successiva vendita dei beni ottenuti dal Demanio può essere utilizzato per ripianare il debito del Comune mentre il restante 25% andrà a ridurre quello statale. «Con la razionalizzazione di questi beni – conclude Corsi – si cerca, da un lato, di sistemare le casse pubbliche e, dall’altro, di dare lavoro ai privati che, tramite apposite gare, potranno acquistare alcune aree e successivamente convertirle ad altre finalità».

    Un passaggio, tuttavia, non così scontato e fortemente legato ai progetti e ai vincoli che eventualmente verranno posti in fase di ri-vendita, dato che gli esiti degli ultimi bandi di concessione di spazi strategici come l’Hennebique non hanno avuto – eufemisticamente – molto successo.

    Forti di GenovaTra le richieste che sicuramente verranno portate a termine da parte del Comune, oltre alla Caserma Gavoglio, interesse particolare è rappresentato dal sistema dei Forti. Nei 130 beni fin qui selezionati, però, non rientrano i nuclei centrali dei “custodi della nostra città” per cui esiste, invece, uno specifico programma di valorizzazione, già sottoposto alla valutazione della Soprintendenza, avviato sulla base della legge n. 85/2010 (in futuro approfondiremo il tema, ndr). Le fortificazioni, infatti, sono possedimenti del demanio storico artistico e non possono essere ricompresi negli elenchi del nuovo progetto, in cui tuttavia compare una serie di ex batterie, polveriere e strade militari (ad esempio la rampa di accesso al forte San Martino a partire da via Montallegro) fondamentali per il futuro completamento del passaggio di tutto il sistema alla proprietà comunale.

    Simone D’Ambrosio

  • Beyond Science: mostra fotografica al Ducale dedicata alla scienza

    Beyond Science: mostra fotografica al Ducale dedicata alla scienza

    Edelweiss di Diego Manfredi
    Edelweiss di Diego Manfredi

    Dal 6 dicembre al 19 gennaio Palazzo Ducale ospita Beyond Science. La scienza in uno scatto, mostra fotografica dedicata al mondo della scienza ideata dall’Istituto Italiano di Tecnologia all’interno delle attività di Outreach coordinate dal professore Alberto Diaspro.

    Oltre cinquanta scatti di oggetti tecnologici e di realtà invisibili a occhio nudo, come ad esempio sistemi biologici, strumenti di ricerca e robot, per raccontare l’incontro tra immagini e scienza e condividere con il pubblico ricerche d’avanguardia nei settori della biologia, nanotecnologia, neuroscienze, robotica, farmacologia, scienze dei materialistimolare.

    La mostra nasce come concorso fotografico che l’Istituto Italiano di Tecnologia ha rivolto ai propri ricercatori per coinvolgerli in una riflessione sull’importanza della comunicazione della scienza verso il pubblico, anche attraverso le immagini.

    Le foto, a colori o in bianco e nero, ottenute con microscopi ottici, elettronici e macchine fotografiche, mostrano la bellezza delle realtà studiate e contemporaneamente, documentano i risultati ottenuti. Le immagini diventano, quindi, parte della ricerca scientifica, poiché mostrano realtà biologiche o artificiali non visibili a occhio nudo e riproducono risultati complessi, a testimonianza di un’attività di esplorazione della natura che richiede di essere condivisa. Tra gli scatti esposti anche alcuni ritratti di ricercatori.

    Le figure in esposizione sono state selezionate all’interno di circa cento scatti inviati dai ricercatori di IIT, da una giuria di professionisti in base a originalità, abilità tecnica e impatto visivo. La foto prima classificata è La grande onda di Kanagawa. Vista dall’alto di Francesco Greco e Virgilio Mattoli; seconda classificata, Le onde del mare e la serendipità di Ermanno Miele e Mario Malerba, terzo posto  a pari merito per Neuroni elettroporati in utero di Gabriele Deidda e Dune di Sandro Meucci

    Il catalogo della mostra Beyond Science. La scienza in uno scatto sarà a disposizione nelle principali librerie di Genova.

    La mostra è aperta presso la Loggia degli Abati dal 6 dicembre 2013 al 19 gennaio 2014, da martedì a domenica, dalle ore 10 alle 19, con ingresso libero.

  • Altrove, incontro con i protagonisti del nuovo teatro della Maddalena

    Altrove, incontro con i protagonisti del nuovo teatro della Maddalena

    teatro-hops-altrove-d4Lo scorso 13 novembre il Teatro Altrove di Piazzetta Cambiaso, nel cuore della Maddalena, ha riaperto i battenti: dopo una storia travagliata, in due mesi (da settembre a novembre 2013) le associazioni vincitrici del bando per l’assegnazione dei locali sono riuscite a risistemare le sale e aprire la stagione del teatro. Un segnale per il quartiere, dicono. E sembra che la loro strategia li abbia premiati: oltre 400 persone per ognuna delle 5 serate inaugurali ad ingresso gratuito e un calendario di manifestazioni già pronto per i prossimi mesi, fino a febbraio 2014. Dopo il clamore iniziale, adesso l’incognita per il futuro è quella di passare dalla formula inaugurale con eventi gratis a quella a pagamento: in corso una campagna di abbonamenti con formula non nominativa (e quindi utilizzabili da più persone). Il pubblico continuerà a premiare l’Altrove? Ci auguriamo di sì, anche perché l’impegno degli organizzatori è tanto e le sorprese non sono mancate e non mancheranno nemmeno in futuro.

    Tanto per cominciare, è cambiato lo spazio. Diversi i locali sfruttati all’interno del teatro: i palchi sono aumentati (uno, piccolo, proprio davanti alla porta di ingresso, dove una volta c’era il bar, per richiamare gente anche da fuori e dare subito un’idea di quel che succede all’interno); il bar si è spostato in un angolo, inserito in una nicchia laterale per sfruttare tutte le superfici; i locali al piano superiore sono stati tutti ristrutturati e anche quelli che non saranno usati per gli spettacoli o per la ristorazione serviranno per le riunioni. Il tutto, nel rispetto delle norme imposte dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e artistici, che controlla l’edificio e che ne tutela la storicità. Queste soluzioni hanno, oltre a una funzione pratica (ospitare tante persone e dare spazio contemporaneamente alle attività delle varie associazioni), anche uno scopo ideale: far capire quel che succede all’interno, trasmettere l’idea di un cantiere nel quale c’è qualcosa in continuo divenire.

    Come dice Matteo Casari di Disorder Drama: «Basta solo essere un po’ curiosi, qui dentro qualcosa succede sempre. Non ci si annoia mai». Infatti l’offerta è in continuo aumento: a breve, anche l’arrivo di danze popolari e teatro per ragazzi, con l’obiettivo di non sovrapporsi alla programmazione degli altri teatri cittadini, ma di offrire qualcosa di nuovo. Inoltre, nuova anche la “politica” alla base della rinnovata gestione dell’Altrove: il teatro deve essere una “piazza coperta” nel cuore della Maddalena, un pezzo di quartiere che entra dentro al teatro, come raccontano gli organizzatori. «L’idea -continua Casari- è quella di “essere attraversati”: da abitanti, cittadini, turisti che arrivano qui e vogliono vedere l’edificio, ammirarne la bellezza e osservarne gli affreschi».

    teatro-hops-altrove-d5Per il prossimo anno, anche la proposta di inserire l’edificio nella lista dei Rolli genovesi, in modo da essere aperto al pubblico durante i Rolli Days, con eventi e manifestazioni. La nuova politica si evince anche dalle modalità scelte per l’arredamento degli interni: a cura dello studio di architettura grooppo.org (fondato dallo stesso Casari), il design è moderno e “al risparmio”, basato sull’idea di recupero e sull’attenzione per l’ambiente. Il legno della vecchia libreria della sala principale è stato riciclato e usato per il bancone del bar; le luci sono a basso consumo; i lampadari sono fatti di cartoncino; i tavoli con materiali di scarto. «Come si suol dire, “poca spesa tanta resa” -chiosa Casari-. Non costruiamo per l’eternità». La stessa attenzione per l’arredamento e per i materiali è stata posta anche nel cibo: alimenti e bibite sono biologici e rigorosamente a km 0.

    Racconta Stefano Kovac che «la persona che ci fornisce la carne ha un allevamento in Val Bisagno e abita a 50 metri da qui, in Vico delle Rose. Abbiamo voluto coinvolgere direttamente gli abitanti del quartiere, sul piano ecologico e sociale. Alcuni all’inizio non erano contenti del nostro insediamento qui: avrebbero preferito che il teatro restasse un posto aperto a tutti, sul modello del Laboratorio Sociale di Vico Papa. Adesso però sembrano soddisfatti». Non a caso, anche il progetto di entrare a breve a far parte del CIV Maddalena e di collaborare con le associazioni come A.Ma., che hanno già dato una mano in funzione della riapertura. Empatia sarà la parola chiave.

    Infine, tante novità per il futuro: una crescente integrazione degli eventi proposti dalle varie associazioni, nel segno dell’interartisticità. Così commentano: «Siamo un nodo formato da tante reti riunite in un unico posto, un centro culturale aperto a tutti: il primo a Genova sul modello europeo. È la casa di tutti noi e di quelli che già ci seguivano prima, quando eravamo divisi. Adesso vogliamo continuare a fare, abbiamo tante idee, troppe: vogliamo partecipare a bandi europei per avere più finanziamenti e realizzare i nostri progetti in ambito fotografico, artistico, musicale, teatrale, cinematografico. Vorremmo produrre qui materiale nuovo da mettere poi in circolazione in tutta l’Italia e in Europa. Vogliamo diventare un laboratorio, un aggregatore che inglobi realtà locali, nazionali, internazionali. Abbiamo nove anni di tempo prima della scadenza del nostro mandato: se facciamo vedere che si può fare qui, sarà la testimonianza che si può esportare questa formula in spazi più periferici, o più centrali».

    Tra le prossime novità, quella di ospitare Radio Gazzarra all’interno degli spazi dell’Altrove, a collaborare da vicino sia con Disorder Drama per quanto riguarda il panorama musicale (finora, due concerti, Ulrich Schnauss e gli Orchestra of Spheres, che hanno riscosso ampio successo; stasera, invece, Maybe Happy + Three Lakes), sia con le altre associazioni. Da gennaio 2014 non è escluso che la radio inizi a trasmettere proprio dalla Maddalena, con trasmissioni sia audio che video, dj set, salotti di intrattenimento con esperti e personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. Una dimensione ulteriore della web radio, uno spazio in cui potranno confluire ospiti e personaggi interessanti che arrivano a Genova per interviste, scambi, contributi fruibili da tutti.

     

    Elettra Antognetti

  • Afet, Ghetto e Sampierdarena: aiuti a tossicodipendenti e migranti

    Afet, Ghetto e Sampierdarena: aiuti a tossicodipendenti e migranti

    ghetto-centro-storico-vicoliÈ un progetto che parte da lontano quello che i volontari della Onlus A.F.E.T. Aquilone (Associazione Famiglie per la lotta contro l’Emarginazione giovanile e la solidarietà ai Tossicodipendenti) stanno portando avanti (non senza fatica) sul territorio genovese. Si tratta di un’iniziativa duplice, volta da un lato a fornire sostegno ai tossicodipendenti, ai giovani che vivono disagi legati all’emarginazione e alla loro famiglie; dall’altro, invece, l’attenzione è afet-centro-ghetto (6)posta verso i migranti e le problematiche legate alla povertà, alla mancanza di lavoro, al disagio di trovarsi in un Paese straniero di cui non si conosce la lingua.

    Il primo progetto è quello capofila: nato negli anni ’80, ha sede a Sampierdarena in Via Cantore, con propaggini in Via Balbi e in altri luoghi strategici della città; il secondo, invece, è attivo da una decina di anni ed è nato spontaneamente, visto il successo riscosso dal primo progetto di A.F.E.T. e in considerazione dell’alta affluenza di poveri e senzatetto nei locali dell’associazione. Da qui, l’idea di creare un presidio socio-sanitario nel cuore del ghetto ebraico, a due passi da Piazza dell’Annunziata e Via delle Fontane. Non senza incontrare problematiche. Tuttavia, dopo oltre 10 anni dalla fondazione di quest’ultima struttura, i volontari di A.F.E.T. sono ancora qui: pur senza grandi fondi e in mancanza di una strategia di promozione e di pubblicità a livello mediatico, le adesioni dei volontari e le richieste d’aiuto continuano ad aumentare. Siamo andati nel ghetto a visitare la struttura e parlare con gli operatori.

     

    Drop-in per tossicodipendenti a Sampierdarena

    Via Cantore SampierdarenaTutto ebbe inizio nel 1981 nel quartiere di Sampierdarena, quando un gruppo di cittadini, genitori di tossicodipendenti e operatori territoriali costituiscono l’associazione di volontariato A.F.E.T. per trovare risposte al disagio giovanile, in particolare ai giovani emarginati e tossicodipendenti e alle loro famiglie. Sul modello di questa prima iniziativa, nel 1986 nasce L’Aquilone, sede operativa per il reinserimento sociale e lavorativo ed il trattamento terapeutico diurno dei soggetti affetti da dipendenza patologica, con servizi di orientamento al lavoro e formazione professionale per italiani e stranieri svantaggiati o esclusi dai processi produttivi. Da gennaio 2002, individuando un’unica sede legale ed operativa, si procede all’unione delle due realtà e viene costituita A.F.E.T. Aquilone Onlus.

    Il vero momento di svolta si ebbe nel 2001, quando l’associazione dette vita a un nuovo presidio in Via Balbi con funzione di drop-in per tossicodipendenti con possibilità di sosta, ristoro, servizi per la cura dell’igiene personale, di orientamento al territorio e di tipo socio-sanitario. Anche questa struttura era originariamente rivolta a soggetti svantaggiati e/o affetti da dipendenze, ma presto l’affluenza fu così alta anche da parte degli stranieri che convinse i volontari della necessità di aprire un luogo adibito solo alla cura delle problematiche dei migranti, anche in virtù del fatto che esistevano già vari presidi per l’aiuto a tossicodipendenti o senza fissa dimora, mentre per gli stranieri c’erano più limitazioni. Da qui, l’idea di raddoppiare gli spazi.

     

    A.f.e.t. al Ghetto: centro assistenza tossicodipendenti e migranti

    Così ha preso vita dai primi anni del 2000 la struttura di Vico della Croce Bianca, nel cuore del Ghetto e a due passi da GhettUp, aperta sia a tossicodipendenti che immigrati.

    L’iter è stato complicato, a cominciare dal reperimento di fondi per finanziare l’iniziativa: le prime sovvenzioni facevano parte dello stesso blocco di finanziamenti stanziati per la creazione del Museo del Mare, inaugurato nel 2004. Nel progetto complessivo di restyling del waterfront, era previsto anche l’ampliamento del collegamenti tra porto e centro storico, con particolare attenzione alle aree più problematiche a livello sociale e con la realizzazione di progetti culturali (oltre al Mu.Ma., anche la Casa della Musica, luoghi di aggregazione per artisti e per studenti, la Facoltà di Economia), sociali (come questo) e residenziali, con il restyling di appartamenti a fondo perduto (tra i quali anche quelli del ghetto bombardati durante la seconda guerra mondiale e ancora con i ponteggi). La creazione dei locali in Vico della Croce Bianca era una clausola imprescindibile e la mancata realizzazione avrebbe comportato la restituzione dei finanziamenti.

    Scemata questa prima tranche, nel 2008-2009 c’è stata la partecipazione al bando della Regione Liguria e la conseguente vincita, con l’arrivo di fondi più ingenti che hanno permesso ai volontari di dare dimensione più vasta anche al progetto, con l’aumento dei servizi e dei giorni di apertura (da 2 pomeriggi, si è passati a 4 giornate intere).

    Da ultimo, l’adesione al Progetto FEI – Fondo Europeo per l’Integrazione dei paesi terzi 2007-2013: si tratta di un’iniziativa lanciata dal Ministero dell’Interno (Direzione per le politiche dell’integrazione e asilo) nell’ambito del programma generale “Solidarietà e gestione dei flussi migratori”, con cui sono stati stanziati 825 milioni euro da distribuire tra i Paesi membri dell’Eurozona.

    L’afflusso di fondi ha permesso ai volontari di incrementare ulteriormente i servizi: oggi esiste un ambulatorio medico-sanitario in ATS con l’associazione Mater Domina con medici volontari infettivologi, psicologi, psichiatri, che partecipano grazie alla firma di un protocollo d’intesa con Asl 3; infermieri; una farmacia. Oltre all’ambulatorio, anche un drop-in che si affaccia su Vico San Filippo, con servizi a bassa soglia: docce, lavanderia, rasatura, servizio ristoro e area di raccolta e svago. Ogni martedì, inoltre, è presente nella struttura lo Sportello Multilingue di Asl 3 per i migranti (uno dei tre presenti in tutta Genova) che, oltre a fornire informazioni e orientamento ai servizi sanitari, eroga tessere ENI (per i comunitari non iscritti ad alcuna anagrafe comunale, non assistiti negli Stati di provenienza e in condizione di fragilità sociale)  e STP (per l’assistenza sanitaria a stranieri irregolari). E ancora, come all’interno di GhettUp e della Moschea, anche qui un servizio di consulenza legale.

    Oltre alle difficoltà economiche, anche i problemi con il vicinato. Raccontano i volontari: «I residenti delle abitazioni limitrofe al nostro presidio si sono dapprima opposti all’accoglienza dei tossicodipendenti perché non li volevano nel quartiere, poi hanno posto limitazioni anche alla presenza degli stranieri: per evitare che passassero vicino alle loro case, hanno voluto mettere un doppio cancello. Adesso non si può accedere direttamente al drop-in da Vico San Filippo, ma si può entrare solo attraverso l’ambulatorio di Vico della Croce Bianca».

    Continuano: «A.F.E.T. L’Aquilone Onlus nasce come associazione culturale e sociale, che aiuta giovani e donne in difficoltà, ma abbiamo dovuto inventarci nel tempo una vocazione anche sanitaria. Abbiamo creato un’associazione di medici volontari per poter partecipare a un bando apposito e garantirci l’apertura dell’ambulatorio, in modo da permettere l’accesso anche al drop-in. Viceversa, si sarebbe creato un imbarazzante stallo con i residenti, che si sarebbe aggiunto alle altre difficoltà: siamo stati ostacolati e abbiamo aspettato circa 2 anni prima di poter entrare in questi locali (quando ci siamo insediati, le garanzie degli elettrodomestici che avevamo acquistato erano già scadute!)». Inoltre, non solo i problemi con i residenti: anche la Banca Carige di Piazza Santa Sabina, ci raccontano, non ha permesso l’ingresso alle strutture da Via delle Fontane.

    Adesso, quale futuro si prospetta per i volontari? Dopo l’assegnazione l’anno scorso dei fondi FEI, quest’anno A.F.E.T. non si è riconfermata vincitrice e farà affidamento solo sui fondi stanziati da Tursi, riservati solo al drop-in di Vico San Filippo e per altro decurtati negli ultimi anni del 33%. Due al prezzo di uno, un affare per il Comune: «Costiamo poco, siamo volontari, offriamo un servizio alla comunità e non vediamo perché Tursi (o altri soggetti) non debbano premiarci e incentivare le nostre iniziative».

     

    Elettra Antognetti

  • Istituto idrografico della Marina, ecco la nuova sede a calata Gadda

    Istituto idrografico della Marina, ecco la nuova sede a calata Gadda

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    Palazzina Selom, Calata Gadda

    Dalla collina al mare, ma sempre a Genova. L’Istituto idrografico della Marina si sposta da Oregina a calata Gadda, ma non cambia città. Anzi. Nella nuova sede di palazzina Selom, dove un tempo veniva ospitata la Lavanderia Italia, quasi a ridosso del Molo Vecchio, si potrà ricongiungere con il suo elemento principale: il mare. Già perché il polo, attualmente ubicato a Forte San Giorgio, in passo dell’Osservatorio, dal 1872 è l’unica struttura italiana autorizzata alla produzione della cartografia nautica ufficiale.

    Si attende ancora la ratifica formale dell’accordo di programma tra i tanti enti in campo (Ministero della Difesa, Autorità Portuale di Genova, Ministero dell’Economia e delle Finanze tramite l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale Liguria, Direzione Marittima di Genova, Comune di Genova e Regione Liguria) ma sia la giunta comunale che quella regionale hanno firmato il benestare all’operazione, che dovrebbe muovere i primi passi concreti già entro la fine dell’anno.

    «La destinazione – ricorda Alberto Pandolfo, consigliere comunale Pd – è piaciuta fin da subito al Capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, che ha potuto visitare le strutture qualche mese fa, in occasione di un suo viaggio a Genova in compagnia del sottosegretario alla Difesa, Roberta Pinotti». Tra le potenziali destinazioni prese in esame pare ci fosse anche l’Hennebique, che è ancora in attesa di scoprire il proprio futuro. «Ma gli spazi delle ex Lavanderie – prosegue Pandolfo – sono quelli che meglio si addicono alle necessità dell’Istituto, a fronte anche di una spesa sostenibile per il Ministero».

    Un trasloco sostanzialmente inevitabile perché da tempo gli spazi di Oregina non sono più sufficienti a soddisfare le esigenze di lavoro dell’Istituto idrografico, sia a causa della vetustà del complesso e della ristrettezza degli spazi utilizzabili, sia per la scarsa accessibilità veicolare esterna e per la poca praticità della viabilità interna.

    I costi della ristrutturazione di palazzina Selom, per il momento di proprietà del Demanio marittimo e in disponibilità dell’Autorità portuale di Genova, saranno coperti interamente dal Ministero della Difesa. Si tratta di circa 2700 metri quadrati, per un edificio di quattro piani, affacciato sul mare, sicuramente già presente nel 1930 e completato due anni più tardi, ma di cui non esistono informazioni più precise circa la sua origine.

    «Si tratta di uno spostamento molto interessante – commenta il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – perché l’Istituto non svolge solo funzioni legate alla Marina Militare, ma anche di ricerca scientifica e culturale. La nuova struttura sarà molto più facilmente accessibile al pubblico, sia per quanto riguarda gli elementi di interesse museale che per quanto concerne gli aspetti più commerciali come l’acquisto della cartografia ufficiale. Inoltre, sarà possibile creare nuove sinergie con il territorio circostante, anche in funzione educativa, ad esempio dando vita a collaborazioni con la Città dei Bambini».

    istituto-idrografico

    Da non sottovalutare, inoltre, il fatto che sotto l’unico tetto della nuova sede potranno finalmente trovare spazio tutte le attività collegate all’Istituto idrografico che, oggi, invece sono almeno parzialmente sparse tra il Forte San Giorgio, alcuni magazzini della Caserma Gavoglio e qualche ufficio presso la Stazione Marittima. I primi due saranno così riconsegnati al Demanio, a cui è già pervenuta la richiesta del Comune di Genova per l’acquisizione gratuita secondo quanto previsto dalle nuove normative volte a favorire la valorizzazione degli immobili pubblici. Per quanto riguarda Forte San Giorgio, infatti, fatti salvi i necessari interventi di consolidamento delle mura perimetrali, è in previsione una riconversione a uso residenziale. Della Caserma Gavoglio, invece, si è discusso altrove in lungo e in largo: qui, basti ricordare la necessità di realizzare il nuovo parcheggio e alcune opere di messa in sicurezza per i residenti della soprastante via Ventotene.

    Ma ad essere liberate saranno anche altre strutture attualmente di proprietà della Capitaneria di Porto e in uso alla Marina Militare. Si tratta dell’ex Batteria Stella, sulla strada che unisce la Fiera del Mare al Porto Antico, della zona diportistica di Punta Vagno, e di altri spazi nel contesto della Lanterna. Tutte le attività che attualmente vengono svolte in questi luoghi saranno ricondotte alla palazzina Selom, ad eccezione di alcune funzioni militari dell’UTNAV (Ufficio Tecnico Territoriale Costruzione e Armamenti Navali), che da corso Italia verranno trasferite nella sede della Spezia. Le strutture, invece, previa “riconsegna al Demanio”, dovrebbero successivamente entrare nella disponibilità dell’Autorità portuale di Genova.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Joel Cathcart, il compositore irlandese in concerto nel centro storico

    Joel CathcartGiovedì 5 dicembre giornata all’insegna della musica d’autore nel centro storico di Genova: Vanuart e la Passeggiata Libro Caffè in piazza Santa Croce organizzano infatti il concerto di Joel Cathcart, artista e compositore irlandese originario di Belfast.

    Chitarra acustica, pezzi indipendenti e originali e il suo Hang, strumento metallico che si suona con il polso, il palmo e le dita delle mani, sono gli ingredienti della serata.

    I suoi interessi passano dall’improvvisazione alla composizione, dal montaggio del suono alla pittura, la fotografia, la poesia, le percussioni, come il curioso hang, dal suono mistico.

    Joel ha conseguito il dottorato in Composizione presso la Queen’s University Belfast, dove studiò con Piers Hellawell.

    Il live sarà intervallato dalle incursioni poetiche dei Fischi di Carta.

    L’ingresso è libero, è gradita un’offerta per l’artista.

    A seguire, l’artista si sposterà alle 22 presso La Bottega del Conte, per proseguire il viaggio verso frequenze inaspettate.

  • Dillo al Ministro: Free FuTool e D-Still lanciano un social video per studenti

    Dillo al Ministro: Free FuTool e D-Still lanciano un social video per studenti

    Quaderni free fu ToolVuoi un’università migliore? Scrivi su Free FuTool il tuo messaggio, riprendilo con D-Still e fai l’upload, il montato sarà recapitato al Ministero.

    E’ questo in sintesi il nuovo progetto lanciato da Free FuTool, start up genovese attiva da oltre due anni (qui maggiori informazioni), in collaborazione con D-Still, la piattaforma italiana dedicata al social video.

    L’idea, è quella di realizzare un social video in stile Italy in a day, per rendere gli studenti proattivi nel comunicare alle istituzioni le problematiche che riscontrano ogni giorno, le proposte e le proprie idee, con l’obiettivo finale di creare un’università migliore.

    Il meccanismo è piuttosto semplice: è sufficiente scrivere la proposta sul proprio quaderno Free Fu Tool, scaricare l’applicazione D-still (Iphone, Android) e caricare sul sito il proprio filmato.

    I video verranno aggregati e montati automaticamente e democraticamente grazie a un software e verranno poi diffusi sui social network e sui siti di Free FuTool e D-Still. Il film collettivo finale con tutti i video caricati verrà poi recapitato al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

    Come ci racconta Tobia Lorenzani, uno dei fondatori di Free FuTool «L’idea è nata lo scorso ottobre in occasione di Bootstrap, una giornata in cui 50 grandi protagonisti dell’innovazione e del business si sono messi al servizio di altrettante giovani start up. Nel corso della giornata abbiamo avuto modo di confrontarci con tante realtà, e con i ragazzi di D-Still è nata l’idea di lanciare questo nuovo progetto rivolto ai giovani, sfruttando il loro grandissimo potenziale web e il nostro target universitario. La partecipazione al Bootstrap è stata molto positiva e interessante, tra l’altro abbiamo ricevuto una menzione di merito dalla giuria di Startupitalia! nell’ ambito del concorso realizzato in collaborazione con Citroen e dedicato alle dieci startup italiane più promettenti e interessanti».

    Intanto, è iniziata la distribuzione dei nuovi quaderni gratuiti nelle università italiane; sette le città interessate, cioè Genova, Torino, Milano, Padova, Venezia, Firenze e Roma.

    Nel capoluogo genovese, le Università coinvolte nella distribuzione sono Psicologia, Medicina, Giurisprudenza, Economia, Scienza Politiche, Ingegneria, a cui si aggiunge la Mensa Piovego.

    All’interno degli stessi quaderni, si possono trovare tutte le informazioni dettagliate sul progetto Dillo al Ministro.

    Tutti i video caricati dagli studenti italiani, sono visibili qui.

     

    Manuela Stella

  • Ex Centrale del latte: quale futuro per i lavoratori e per l’area di Fegino?

    Ex Centrale del latte: quale futuro per i lavoratori e per l’area di Fegino?

    centrale-latte-genova-feginoL’ex centrale del latte di Feginochiusa definitivamente il 4 ottobre 2012 da Parmalat Lactalis – torna al centro della scena. Ad oltre un anno di distanza dalla cessazione delle attività, infatti, ancora non si conosce la futura destinazione dell’area e soprattutto quale ricollocazione occupazionale è prevista per i 63 lavoratori – alcuni reimpiegati in altre attività del gruppo – oggi messi in cassa integrazione speciale.

    Se ne discuterà Mercoledì 4 dicembre ore 14:30 in occasione di una seduta monotematica del Consiglio del Municipio Valpolcevera (presso la sede di via C. Reta 3), alla presenza dell’assessore al Lavoro della Regione Liguria, Enrico Vesco e dell’assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Genova, Francesco Oddone. I cittadini sono invitati a partecipare per dire la loro su un argomento molto sentito in vallata.

    Tutti i gruppi consiliari della Valpolcevera hanno presentato una mozione congiunta in cui si fa il punto della situazione, ripercorrendo le ultime vicende «… nel corso dei mesi intercorsi dalla chiusura della Centrale del Latte di Fegino ad oggi sono apparse sui quotidiani cittadini diverse notizie relative ai progetti di destinazione dell’area e sulle difficoltà di trovare soluzioni compatibili con l’interesse generale dell’intera città; la Giunta del Comune di Genova ha in più occasioni manifestato la propria contrarietà alla destinazione dell’area a centro commerciale come invece proposto dai proprietari; lo stato di attuale indeterminatezza e difficoltà a trovare un accordo tra i proprietari dell’area e il Comune rischia di creare conseguenze insostenibili soprattutto per i lavoratori ancora in cassa integrazione».

    «Considerato che è un preciso impegno di questo Municipio collocare il “lavoro prima di tutto” – si legge nel documento – appare opportuno e doveroso continuare a mantenere viva l’attenzione su tale problematica che si colloca in un contesto territoriale, quello della Valpolcevera, già afflitto da livelli di povertà, disagio sociale e conflittualità, notevoli rispetto ad altre realtà della città».

    Per tali motivi, il Consiglio del Municipio V Valpolcevera «Impegna la Presidente del Municipio e la Giunta affinché venga richiesto al Comune e alle altre istituzioni e soggetti coinvolti: quali siano i progetti attualmente al vaglio per la destinazione dell’area, anche alla luce delle recenti informazioni apparse sui mezzi di comunicazione; quali soluzioni fattive e realizzabili possano essere adottate in tempi brevi, anche a prescindere dai progetti più ampi di destinazione dell’area; un concreto impegno affinché si possa trovare una soluzione positiva di ricollocazione lavorativa per tutti i lavoratori attualmente in cassa integrazione che scadrà ad ottobre 2014».

     

    Matteo Quadrone

  • Negozio di Emergency, regali di Natale e solidarietà a Genova

    Negozio di Emergency, regali di Natale e solidarietà a Genova

    EmergencyIn occasione delle imminenti festività natalizie, il gruppo Emergency di Genova ha inaugurato il 29 novembre presso la Galleria Cardinal Siri un negozio di Natale, in cui trovare tante idee regalo e grazie a cui si potrà contribuire al Programma Italia, che offre cure gratuite e di elevata qualità ai migranti e alle persone in stato bisogno.

    I negozi sono aperti in 16 città italiane e propongono oggetti provenienti dai Paesi in cui opera Emergency e prodotti offerti da imprese, aziende e negozi che intendono sostenere l’attività umanitaria dell’associazione: giocattoli, libri, prodotti di bellezza, bigiotteria,
    vini, gourmanderie, tessuti, oggetti di design, gioielleria, accessori e abbigliamento di importanti marchi italiani.

    Tra le novità di questo anno prodotti di artigianato provenienti dall’Afghanistan, borse colorate ricamate a mano dalle donne di Silkroadbamiyan.com un progetto di emancipazione femminile attraverso il lavoro, i famosi vetri di Herat, le pashmine in diversi formati e anche scialli ricamati.

    Non mancano cesti natalizi di varie dimensioni, gadget tra i quali il calendario 2014 che celebra i venti anni della associazione con una serie di illustrazioni che raccontano una bella storia di umanità e di medicina.

    Tutto il ricavato dei Negozi di Natale sarà devoluto al Programma Italia di Emergency, destinato anche a tanti italiani in difficoltà.
    Emergency ha infatti iniziato a lavorare in Italia nel 2006, aprendo a Palermo, in Sicilia, un Poliambulatorio per garantire assistenza sanitaria gratuita ai migranti, e a tutti coloro che ne hanno bisogno.
    Nel dicembre 2010, Emergency ha aperto un secondo Poliambulatorio a Marghera (Ve). Nel 2011, quattro pullman trasformati in ambulatori mobili hanno portato assistenza sanitaria ai migranti impegnati nell’agricoltura. Nel 2012 Emergency ha aperto a Sassari uno sportello che offre servizi di orientamento socio-sanitario; nel 2013 ha aperto un terzo Poliambulatorio a Polistena (RC), in un edificio confiscato alla ‘ndrangheta.

    Lo store rimarrà aperto fino al 24 dicembre con i seguenti orari: lunedì 15-20, tutta la settimana 10-20. I prodotti si possono anche acquistare on line al sito natale.emergency.it

  • Teatro dell’Archivolto, incontro con Alessandro Bergonzoni

    Teatro dell’Archivolto, incontro con Alessandro Bergonzoni

    Alessandro BergonzoniMartedì 3 dicembre nuovo appuntamento con le serate  a sostegno del teatro dell’Archivolto: ospite della serata, Alessandro Bergonzoni, intervistato da Danilo Di Termini, autore di Radio 2 (Caterpillar) e critico musicale.

    Scrittore, autore, attore, artista visivo, comico Bergonzoni è una personalità poliedrica e mai banale; appasionato e appassionante, è capace di trasmettere concetti e sensazioni fuori dagli schemi grazie a un’uso della parola irresistibile e irrefrenabil (Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno).

    La sua dialettica è caratterizzata da una sofisticata quanto divertente manipolazione delle parole, che gli permette di comunicare visioni inconsuete quanto provocatorie della realtà, conducendo lo spettatore oltre il quotidiano.

    Nel corso della serata nel teatro di Sampierdarena, l’attore si racconta e commenta fatti e vicende di attualità.

    In attesa dello spetatcolo, ecco alcuni suo interventi celebri

    Ottimismo – Il Fatto Quotidiano, 1 aprile 2011
    Sperar che le cose cambino senza cominciar nessuna metamorfosi, dir che un film è bello  perchè non ci son parolacce (sarebbe come dire che una persona è bella perché non rutta), creder i cretini innocui e continuar a lasciarli fare perchè non si può giudicare, piangere sul latte versato senza cambiare mucche.

    Voglio Diventare – l’Unità del 09, Ottobre 2013

    Voglio diventare un barcone, vedere capire e sentire il peso di chi porto, poi imparare a non capovolgermi mai. Voglio diventare un politico europeo o italiano, salire su quel barcone, fare lo stesso tragitto al contrario e non perchè mi obbliga qualcuno e mi manda alla deriva o a morire così imparo, ma per imparare da solo davvero a sapere cosa vuol dire, e cosa è quel tragitto: forse è quello che manca per inventare una nuova legge o decidere di fare qualcosa usando il veramente. Voglio diventare un bagnino e mettermi sulla riva coi binocoli, per scrutare se c’è qualcuno da salvare in mare, poi voglio girarmi e vedere se anche sulla terra c’è qualcuno da salvare da quelle onde alte delle politiche che annegano gli uomini e le loro decisioni prese da troppo lontano a certi vicini. Voglio diventare un numero di vittime e cambiarmi, diventare più piccolo, avvicinarmi allo zero. Voglio diventare un giornalista, un attore, uno scrittore, e piangere o pregare prima di parlare, informare o raccontare, senza sentirmi accusare di non saper fare il mio mestiere, di non saper contenere il dolore, di non essere composto davanti ai corpi in decomposizione. Voglio diventare un’accusa e assaporare la mia eventuale indifferenza, accidia, incompetenza. Voglio diventare un innocente e avere qualcos’ altro da raccontare ai miei simili un po’ meno innocenti. Voglio diventare una vergogna, provarmi, poi sentire cosa sentono quelli che mi provano o non riescono a provarmi. Voglio diventare sabbia per sopportare i chili di morti che si appoggiano a me almeno per la fine. Voglio diventare un sub per vedere se c’è qualcosa sotto quei natanti, cosa c’è sotto l’Europa, sotto gli uomini, cosa c’è in fondo alla morte. Voglio diventare un centro di accoglienza e star benissimo. Voglio diventare un euro, chiamare tutti gli altri euro possibili, e servire a chi servo, non a chi parla di cosa serve. Voglio diventare un Papa e cominciare anche a predicare, senza essere accusato di predicare, o di volermi paragonare a un Papa .Voglio diventare una colpa e darmi un nuovo senso, voglio diventare un senso e aggiungerlo ai primi cinque ormai non bastanti. Voglio diventare una paura e passare, voglio diventare uno stronzo più di quel che sono, per andare fino in fondo, risalire, e cercare di farmi salvare da chi non lo sarà mai più o non lo è mai stato. Voglio essere una guerra e scoprire come mi moltiplico e perchè credo nel continuamente. Voglio diventare una parola e smettere di farmi solo pronunciare. Voglio diventare.

    Inizio ore 21, biglietti da 20 euro

     

  • Silos Hennebique, l’atteso bando per la riqualificazione è andato deserto

    Silos Hennebique, l’atteso bando per la riqualificazione è andato deserto

    silos-ponte-parodi-hennebique-d1C’era tanta attesa per quel pugno di cemento armato nel cuore del waterfront genovese. Un grosso pugno, costruito a fine ‘800, che rappresenta un esempio storico di archeologia industriale citato nei manuali di ingegneria. Un monumento di edilizia che, però, nessun vuole. O quanto meno, nessuno vuole alle condizioni previste dal bando di concessione dell’Autorità portuale, chiuso venerdì scorso, 29 novembre, e andato deserto.

    Stiamo parlando dell’Hennebique, l’ex silos silos-ponte-parodi-hennebique-d2granaio che sorge dietro la Darsena, sullo specchio acqueo di Santa Limbania, lungo 210 metri, largo 33 e alto 44, con 210 pilastri e 38 mila metri quadrati calpestabili nei suoi 6 piani di estensione. Inaugurato nel 1901 e ampliato 6 anni più tardi, rappresenta uno dei primi esempi al mondo di costruzione in calcestruzzo armato, realizzazione dall’ingegnere Giovanni Anotnio Porcheddu secondo il brevetto di Francois Hennebique, che diede vita anche al Lingotto di Torino e al ponte Risorgimento a Roma. Nonché una delle più grandi strutture abbandonate della nostra città.

    Eppure, dopo anni e anni di progetti rimasti solo nell’aria, sembrava finalmente giunto il momento di scoprire il futuro di un’area strategica per lo sviluppo del nuovo affaccio sul mare di Genova, in maniera del tutto complementare e integrata con Ponte Parodi, la Stazione Marittima e il Porto Antico. Ma, nonostante le diverse manifestazioni di interesse qua e là lanciate, nessuna offerta è stata formalizzata  probabilmente a causa degli eccessivi vincoli previsti dall’Autorità portuale.

    La gara prevedeva la concessione per 90 anni dell’edificio e delle sue aree di pertinenza, con un canone annuo minimo di 350 mila euro, da adeguarsi al tasso di inflazione, a partire dalla conclusione dei lavori di riqualificazione. Al bando avrebbero potuto partecipare operatori economici, singoli o associati, con patrimonio netto certificato non inferiore ai 5 milioni di euro e autori negli ultimi cinque anni di almeno una ristrutturazione di complesso immobiliare non abitativo non inferiore ai 10 mila metri quadrati.

    Il lotto, unico e indivisibile ma subappaltabile per il 30%, avrebbe dovuto prevedere una futura destinazione significativa di “servizio pubblico e privato a sostegno delle attività crocieristiche, portuali, turistiche e urbane, privilegiando altresì la sistemazione pedonale degli spazi di contesto”.  La ristrutturazione, inoltre, avrebbe dovuto favorire il collegamento con il centro storico, la Darsena e il Porto Antico. In particolare, tutti i progetti presentati avrebbero dovuto prevedere un precorso pubblico affacciato sull’acqua, il più possibile in raccordo con quelli già esistenti verso la Lanterna e l’Acquario.

    Ma quali sono questi vincoli previsti dall’Autorità portuale e ritenuti così restrittivi? Al di là della tutela strutturale del bene vincolato alla Soprintendenza, il bando di concessione vincolava alla previsione di nuovi servizi pubblici o funzioni di uso pubblico (ad esempio, sale museali) per non meno del 51% della superficie. Inoltre, nel caso di inserimento di attività ricettive come funzione caratterizzante della riqualificazione, queste ultimo avrebbero dovuto occupare almeno il 30% degli spazi a disposizione. Del tutto esclusi nuove realizzazioni residenziali e commerciali della grande distribuzione, mentre erano ammessi esercizi di vicinato per una superficie non superiore al 10%, preferibilmente nella zona di collegamento tra la Stazione Marittima e Ponte Parodi.

    Che cosa succederà adesso?

    In una nota stampa rilasciata congiuntamente questa mattina, l’Autorità portuale e il Comune di Genova fanno sapere che gli uffici sono già al lavoro per l’aggiornamento del bando dal punto di vista delle prescrizioni urbanistiche, nel tentativo di stimolare nuove iniziative imprenditoriali. “Le istituzioni preposte – si legge nel comunicato – stanno elaborando un ampliamento delle funzioni ammissibili nell’edificio Hennebique ed una revisione dei vincoli precedentemente indicati, lasciando ai proponenti ampi margini di flessibilità nell’elaborazione del progetto. Il nuovo bando sarà pubblicato a breve, non appena compiute le revisioni urbanistiche in corso di elaborazione e l’approvazione in Comitato Portuale”. Insomma, non resta che aspettare. Ancora.

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • PUC, fase finale: le proposte di comitati e associazioni genovesi

    PUC, fase finale: le proposte di comitati e associazioni genovesi

    genova-centro-veduta-panoramaCi siamo quasi. L’iter di approvazione del PUC (Piano Urbanistico Comunale) approda alla fase finale. Il Comune di Genova si appresta ad approvare le controdeduzioni alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) presentata dalla Regione Liguria che, pur emettendo un parere finale non negativo, ha espresso una serie di rilievi – di carattere sia generale, sia particolare – sul progetto preliminare di PUC.
    «La VAS ha recepito molte delle osservazioni depositate dalle varie associazioni, adottando la politica della riduzione del consumo di suolo – spiega Andrea Bignone, portavoce del comitato genovese Salviamo il Paesaggio, che raggruppa oltre 50 realtà associative – Al contrario, il Comune continua a prevedere indici di urbanizzazione un po’ ovunque, in ambito urbano e agricolo». Insomma, nonostante le alluvioni, la consapevolezza dell’eccessiva urbanizzazione e impermeabilizzazione del suolo «Gli amministratori della città si ostinano a voler prevedere nuove aree edificabili», sottolinea Bignone.

    L’11 novembre il Forum Salviamo il Paesaggio ha partecipato all’audizione dei comitati civici e delle associazioni, presso la commissione comunale V Territorio, in merito alle osservazioni della VAS. In tale occasione il comitato genovese ha rilevato che «A fronte di un trend demografico negativo (-3,87% in 10 anni), di 15.000 abitazioni vuote, di edifici abbandonati, vi siano previsioni di crescita demografica e di nuovi volumi». Per l’amministrazione comunale «È stato possibile basarsi su dati urbanistici del 2001 (12 anni fa!) per fare una previsione pianificatoria che dovrebbe riguardare i prossimi 10 anni. La nostra proposta (come quella della Regione e del Ministero) è di compilare il questionario sul Censimento del cemento, che abbiamo inviato a Palazzo Tursi, per avere una situazione aggiornata ed oggettiva dell’espansione urbanistica del Comune».
    La rete Salviamo il Paesaggio ha ricordato come «La demolizione e ricostruzione in altro sito su suolo permeabile comporta un raddoppio di impermeabilizzazione, in quanto il suolo si forma con una velocità di circa 1-2 cm ogni 100 anni, quindi non recuperabile in tempi brevi. Pertanto “demolizione” non è direttamente proporzionale a “permeabilità” del suolo. Abbiamo quindi proposto di permettere le perequazioni solo su terreni già impermeabilizzati».
    Infine, il comitato genovese ha messo in guardia da eventuali scorciatoie «La messa in sicurezza con il nuovo piccolo scolmatore, non deve essere il grimaldello per cementificare l’area di Terralba (parco ferroviario) e permettere così nuove costruzioni, ma piuttosto per avviare dei progetti partecipati con la cittadinanza di gestione di un “nuovo bosco in città”, sulla base dell’esperienza milanese».

    «Numerose sarebbero state ancora le nostre osservazioni – racconta il portavoce Andrea Bignone – Purtroppo, però, il tempo concessoci era limitato. E allora ci chiediamo se c’era davvero la volontà di ascoltarci, oppure limitarsi alla comparsa partecipativa, visto che un tema così complesso richiede necessariamente tempi più lunghi di una semplice delibera. Il nostro obiettivo di riduzione del consumo di suolo è entrato nelle agende politiche di Governo e Regioni (siamo stati auditi alla Camera dei deputati per discutere le Proposte di Legge in discussione sul tema del consumo di suolo), ma pare che non sia nell’agenda del Comune».

    monte-moro-A2Il Forum Salviamo il Paesaggio propone «Uno stop al consumo di territorio che preveda anche una sospensione dell’efficacia dei vigenti strumenti di pianificazione urbanistica ,che individuino interventi di qualsivoglia natura, sulle superfici agricole e aree verdi urbane». Secondo la rete di associazioni «Il volano dell’economia non è più il cemento, ma il recupero, il riuso, le ristrutturazioni, l’incentivazione al vero presidio agricolo, che è solo fatto da chi la terra la coltiva per produrre il cibo che consumiamo. I presidi che non prevedano un’attività agricola produttiva non garantiscono alcuna sicurezza del territorio, anzi rischiano nel tempo di diventare un boomerang, con l’abbandono dei muretti a secco e delle terre».

    La richiesta di fermare il consumo di territorio nel PUC viene avanzata anche con una raccolta di firme da presentare al Comune. L’appello, intitolato “La città che vogliamo: Stop alle nuove costruzioni”, è il seguente: «Considerato l’alto indice di urbanizzazione e impermeabilizzazione del suolo, lo stato di abbandono del territorio e il rischio idrogeologico che ne consegue, le difficoltà di accesso alla terra per la produzione agricola locale, l’alto numero di edifici vuoti e l’andamento demografico decrescente, io cittadino genovese, chiedo che il PUC (Piano Urbanistico Comunale) non preveda ulteriore consumo di terreno libero, né in superficie, né sottoterra. Stop al consumo di territorio».

    Inoltre, mercoledì 4 dicembre, a Palazzo Tursi (salone di rappresentanza), dalle ore 17:15, si svolgerà una tavola rotonda sul nuovo Piano Urbanistico Comunale con un pool di esperti urbanisti e amministratori che dello stop al consumo di suolo hanno fatto il perno dei piani regolatori dei propri comuni. I relatori sono: Luca Martinelli (giornalista di Altreconomia); Guido Montanari (docente di storia dell’architettura contemporanea del Politecnico di Torino e assessore all’urbanistica comunale di Rivalta); Roberto Corti (sindaco di Desio); Domenico Finiguerra (ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano); Fabio Balocco (avvocato ambientalista -Pro Natura). Parteciperà Giovanni Barbagallo, assessore all’agricoltura della Regione Liguria, mentre per il Comune di Genova è stato invitato il Sindaco Marco Doria.
    L’interessante confronto “La pianificazione territoriale, come affrontare il tema del consumo di territorio” è promosso dalla rete di oltre 50 associazioni genovesi che dicono “No al consumo di territorio” e chiedono alle giunte e ai consigli comunali, in primis quelli del capoluogo ligure, di adeguare i propri piani regolatori a un principio che ormai sta consolidandosi a livello teorico e pratico, come dimostrano esempi sempre più frequenti in tutta Italia.

     

    Comitati, reti e associazioni che hanno avviato la campagna di raccolta firme

    Rete if, tavolo agricoltura; Forum salviamo il paesaggio, Genova; Acli Liguria; Aiab Liguria; Amici del Chiaravagna onlus; Amici di Pontecarrega; Arci Genova; Attac; Circolo arci barabini di trasta; Circolo arci belleville; Circolo arci culturale Fegino; Circolo arci erba voglio; Circolo arci futuro primitivo; Circolo arci pianacci; Circolo arci zenzero; Comitato acqua bene comune Genova; Comitato acquasola; Comitato contro la cementificazione di Terralba; Comitato protezione Bosco pelato; Coordinamento gestione corretta rifiuti della Liguria (gcr Liguria); Fair; Gestione corretta rifiuti Genova (gcr genova); Italia Nostra; Legambiente LIguria; Le serre di San Nicola di Castelletto; Libera Genova; Liguria biologica; Mdc Genova; Medicina democratica; Medici per l’ambiente (i.s.d.e.); Movimento consumatori Liguria; Movimento decrescita felice Genova; Slow food Liguria; Terra! onlus; Vivere in collina; Wwf Genova; Wwf Italia sezione regionale Liguria; Y.e.a.s.t. youth europe around sustainability tables; GasaGenova; A.s.c.i. Liguria; Circolo nuova ecologia; Circolo arci lavoratori sturlesi accipicchia; Slow food Genova; Comitato genitori istituto comprensivo Pra’, Mfe Genova; rete Voglio la Gavoglio; arci Primo Maggio; Genova Bene Comune; Ingegneria senza frontiere; Anemmu in bici a Zena.

     

    Matteo Quadrone

  • Villa Doria, Pegli: restauro del parco da completare entro l’estate

    Villa Doria, Pegli: restauro del parco da completare entro l’estate

    villa-doria-pegli-cantiereSono partiti proprio due anni fa, il 28 novembre 2011, i lavori all’interno del parco di Villa Doria, una delle più conosciute tra le tante storiche ville del quartiere genovese di Pegli. All’epoca era stata stanziata dall’amministrazione comunale un cifra pari a 647.774,74 euro per la manutenzione generale del parco, per la ristrutturazione del laghetto e del tempio costruito dall’artista Galeazzo Alessi dedicato alla dea Diana, con statua annessa. I lavori, che dovevano essere conclusi entro l’8 novembre 2012, sono però ancora in corso e il cantiere sembra abbandonato. Come mai? Stefano Barabino, del gruppo consiliare Pdl del Municipio Ponente, ha presentato proprio pochi giorni fa in consiglio un’interrogazione a risposta immediata (Art. 35 RMP) rivolta all’Assessore municipale Maria Rosa Morlè e al presidente del Municipio VII Mauro Avvenente. Lo stesso Barabino racconta: «L’interessamento è nato dalle sollecitazioni di alcuni cittadini, che hanno lamentato il fatto che i lavori non fossero ancora ultimati e hanno altresì denunciato lo stato di abbandono del cantiere. Sembra che, attualmente, sia tutto fermo e gli operai non stiano lavorando. Perché?»

    Queste le problematiche messe in luce nel corso dell’interrogazione di Stefano Barabino e che abbiamo potuto confermare dopo il nostro sopralluogo in occasione di #EraOnTheRoad: siamo in presenza di un cantiere fantasma, di operai non vi è alcuna traccia; dopo più di un anno dalla presunta data di fine opera, i lavori risultano in evidente stato di ritardo nonché di abbandono, generando anche la presenza di rifiuti, non derivanti dai lavori stessi, nell’area del cantiere; l’area di cantiere risulta di facile accesso grazie a un varco presso le recinzioni, per cui è facile introdursi all’interno. Ciò potrebbe costituire un pericolo per l’incolumità personale, senza contare che  malintenzionati avrebbero gioco facile nell’introdursi all’interno del cantiere e sottrarre materiali necessari all’opera con conseguente danno economico.

    La paura di molti pegliesi, data la situazione, era che i fondi stanziati due anni fa risultassero ormai insufficienti per l’avanzamento dei lavori (da qui il blocco). Tuttavia, l’Assessore Morlè ha saputo rasserenare gli animi: i fondi stanziati all’epoca non sono esauriti e, se è vero che i lavori si sono fermati, ripartiranno in breve tempo, concludendosi nel giro di sei mesi.

    I ritardi, come ha spiegato l’assessore, dipendono da tre fattori: in primo luogo, il ritrovamento di residuati bellici all’interno dello scavo del cantiere, che ha costretto a un primo stop; in secondo luogo, un cambio nella direzione dei lavori (oggi affidata all’Arch. Paola Ferrari); in ultimo, la fragilità degli argini del laghetto, che non permettevano di sostenere il carico dei lavori. Proprio quest’ultimo punto ha costretto a uno stop più drastico: è stato necessario interpellare la Sovrintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e chiedere la messa in sicurezza degli argini.

    Al momento, dopo aver inoltrato una richiesta ufficiale, si è ancora in attesa della pronuncia della Sovrintendenza, ma nulla fa presupporre un parere contrario in tal senso. Non appena sarà stata effettuata la fortificazione delle pareti del laghetto, i lavori riprenderanno: da quel momento, nell’arco di sei mesi -assicurano dal Municipio VII- saranno ultimati. Sembra che la prossima estate i pegliesi potranno godere di nuovo del loro bel parco nel cuore della città, finalmente libero da ponteggi.

    Così ancora Barabino: «Pegli è uno dei quartieri più ricchi di verde di tutta Genova, le cui ville però, come spesso capita in questi tempi, versano in evidente stato di abbandono malgrado gli sforzi delle amministrazioni per rendere le aree fruibili a tutti i cittadini. Vogliamo occuparci delle esigenze dei bambini in cerca di spazi dove giocare senza il pericolo delle autovetture, e degli anziani che vogliono prendere una boccata di aria salubre, lontano dall’inquinamento del traffico cittadino. Il parco di Villa Doria ha un gran potenziale, ci sono ampi spazi poco sfruttati: ricordo che fino a 15 anni fa qui in estate si organizzavano sagre e fiere estive con bancarelle, spettacoli pirotecnici e tanti eventi, ma oggi non è più così. Nel tempo, le ritrosie dei negozianti (contrari alla presenza di stand) e la diversa congiuntura economica hanno fatto sì che i finanziamenti scemassero. Adesso sarebbe auspicabile tornare alle vecchie abitudini (magari ridimensionate rispetto a prima, in mancanza di fondi) e ridare a Pegli l’appeal che merita».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it