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  • Lingua e cultura inglese, le due facce della medaglia

    Lingua e cultura inglese, le due facce della medaglia

    “Studiare una lingua significa studiare una cultura”, ripeteva un mio docente all’università. Nel mio percorso di studente questo è stato un insegnamento davvero prezioso. E’ mia convinzione, maturata attraverso l’esperienza personale, che la curiosità di conoscere delle abitudini e una visione del mondo diverse dalla nostra costituisca davvero la base e non un semplice “di più” di un apprendimento efficace di una lingua straniera.

    Per quanto sia fondamentale imparare nuovi vocaboli, avere una pronuncia corretta e conoscere i tempi verbali, ecc. non possiamo dimenticare che la lingua e la cultura nella quale essa è parlata sono profondamente interconnesse. Comportamenti, regole, modi di relazionarsi con gli altri, taboo tipici di una cultura derivano da pensieri che vengono tradotti in parole e azioni, le quali a loro volta influenzano la formulazione di nuovi pensieri ed espressioni e così via.

    In relazione all’inglese e alla cultura britannica, credo che valga la pena soffermarsi su un aspetto importante, condensato nell’espressione inglese us and them” – “noi e loro”.

    Nella società del Regno Unito esiste una forte componente classista. Premettendo che non è mai giusto fare di tutta l’erba un fascio e che le persone vanno giudicate singolarmente e non in quanto appartenenti a questo o a quel gruppo, è tuttavia vero che in alcuni tra coloro che appartengono alle upper classes – gli strati sociali più elevati – è spesso riscontrabile un atteggiamento paternalistico falsamente buonista, o all’opposto di disprezzo, nei confronti  delle lower classes. Allo stesso modo le working classes – altra definizione per le classi meno agiate – osservano l’aristocracy  dallo spioncino dei tabloid, i giornali scandalistici, tendenzialmente nazionalistici, definiti anche come gutter press . Da un lato si fanno beffe, per esempio, del principe Harry che si fa paparazzare nudo a Las Vegas in compagnia di qualche signorina e svariate bottiglie di alcolici. Dall’altro, però,  lo invidiano perché in fondo aspirerebbero a raggiungere quello status sociale.

    “Why do we have to live ‘ through’  them?”, “Perché dobbiamo vivere ‘attraverso’ di loro?” Si chiede una domestica mentre alcuni suoi colleghi stanno spettegolando dei rispettivi padroni in una scena del film Gosford Park di Robert Altman, un ritratto delizioso dei complessi rapporti tra nobiltà e servitù, definibile anche come Master and Servant, titolo di un famoso pezzo dei Depeche Mode, oppure upstairs and downstairs. Come illustrato da Altman, “padroni” e “servi” alloggiavano nelle ville signorili, in due piani separati dalle stairs, le scale.

    Us and them è un atteggiamento proprio anche della politica britannica. L’attuale Primo Ministro britannico, il conservatore David Cameron, è stato criticato per essersi circondato di ministri provenienti come lui da Eton College, una delle scuole private più prestigiose – ma anche fortemente elitarie – del Regno Unito.

    D’altra parte anche l’ex premier laburista Tony Blair ha dimostrato la sua simpatia per i circoli di potere riservati a pochi eletti che decidono a porte chiuse i destini del mondo, come il Gruppo Bilderberg, del quale i media si dimenticano (?) di parlare, nonostante vi partecipino le 100 figure più influenti dell’economia, delle comunicazioni, dell’imprenditoria e della politica globale (compreso SuperMario Monti).

    Ma in quale modo si manifestano “Upstairs and downstairs” e “us and them” nella lingua, se essa come abbiamo detto è legata alla cultura? La risposta è in una citazione dallo scrittore G.B. Shaw:  “It is impossible for an Englishman to open his mouth without making some other Englishman hate or despise him.” In parole povere, ogni volta che un inglese apre bocca, matematicamente qualche altro inglese lo disprezzerà.

    Nelle scuole più esclusive e costose del Regno Unito – chiamate paradossalmente public schools   – viene insegnata la cosiddetta Received Pronunciation, RP,  la pronuncia “ricevuta”, che diventa quindi un segno distintivo di appartenenza alle upper classesLa RP è un accento sociale più che geografico, in quanto viene usata nel Regno Unito soltanto dalla ristretta élite che ha avuto la possibilità di avere un certo tipo di istruzione. “Dimmi come pronunci e ti dirò a quale classe sociale appartieni.” Us and them, appunto.

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • Gronda di Ponente e impatto ambientale: «servono approfondimenti»

    Gronda di Ponente e impatto ambientale: «servono approfondimenti»

    Alla fine è giunto il tanto atteso confronto al Consiglio Comunale di Genova sul tema della Gronda di Ponente. Sembra essere stata disinnescata – per adesso – la bomba politica che avrebbe potuto esplodere all’interno della maggioranza, apparsa spesso divisa su questo tema.

    La discussione avvenuta ieri (19 settembre, ndr) è durata più di cinque ore e ha visto i vari schieramenti politici confrontarsi in un dibattito molto articolato, da cui è emersa tutta la complessità e le problematiche legate alla realizzazione d i questa grande opera.

    Da un punto di vista politico il contrasto tra centro-destra e centro-sinistra si è giocato tutto sulla contrapposizione tra sviluppo e salvaguardia dell’ambiente e della salute. Il proponente della mozione, Matteo Campora (Pdl) ha voluto sottolineare che non il suo partito non ha intenzione di «lavorare per gestire il declino», ma per creare nuovo sviluppo. E proprio a questo servirebbero le nuove infrastrutture, non solo come elemento di potenziamento dei traffici di merci, ma anche come fonte di lavoro diretta per tutti coloro che verranno chiamati a realizzare l’opera.

    Dal canto opposto l’ordine del giorno presentato da Pd, Lista Doria e Idv, riprendendo pedissequamente la parte del programma del Sindaco sull’argomento, propone di procedere ad ulteriori verifiche legate in particolare all’impatto ambientale e all’effettiva riduzione o snellimento del traffico su gomma nelle aree urbane e autostradali intorno a Genova.

    Il centro-destra al completo ha poi evidenziato quelle che definisce «ambiguità del Sindaco e della Giunta» che sul tema della Gronda starebbero volontariamente cercando di evitare una presa di posizione univoca. Ciò proprio per evitare di generare un conflitto tra i vari componenti della maggioranza di centro-sinistra che governa la città. Inoltre, ha sottolineato Enrico Musso, per l’occasione in aula nonostante i suoi impegni in Senato, «Non c’è certezza sulla continuità amministrativa e sull’orientamento della Giunta». L’ex sfidante di Marco Doria per la poltrona di sindaco ha stigmatizzato il fatto che un procedimento già approvato in buona parte dalla precedente amministrazione sia stato rimesso in discussione.

    Il Pd, attraverso il suo capogruppo Farello, ha replicato alle critiche di ambiguità sostenendo che dal 2009, anno di approvazione della delibera riproposta dal Pdl, sono state molte le variazioni e gli sviluppi da tenere in considerazione per valutare in modo adeguato il progetto della Gronda. Per esempio è stato approvato un nuovo PUC e il PUM (Piano Urbano Mobilità), è stato approvato un piano regolatore portuale e, recentemente, è stato recuperato lo studio per la creazione di un tunnel sotto la zona del porto. La presenza di questi cambiamenti giustificherebbe la decisione di una maggioranza, pur sempre di centro-sinistra, di riprendere in esame il progetto e di rimetterlo in discussione.

    Al di là della questione politica si sono affrontati nel dettaglio alcuni aspetti di grande interesse che riguardano la realizzazione dell’opera. Il tema principale è stato quello legato alla salute pubblica, con riferimento alla presenza di amianto nelle rocce da scavare e il livello di inquinamento atmosferico che si avrà nelle zone limitrofe all’opera. In particolare gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno evidenziato che la quantità di residui degli scavi (smarino) potenzialmente cancerogeni, perché ricchi di amianto, sono circa 5 milioni di metri cubi e che questi verranno trasportati con degli autocarri fino all’area di stoccaggio rischiando di inquinare gravemente le aree attraversate. Inoltre i “grillini” hanno evidenziato anche che il modello di dibattito pubblico che si è svolto sulla Gronda non ha avuto nulla a che vedere con il débat public francese, da anni utilizzato per coinvolgere la cittadinanza in decisioni che riguardano la creazione di grandi opere. I cittadini, infatti, sono stati chiamati ad esprimere la propria opinione sul tracciato della nuova tratta autostradale, ma non è stata mai presa in considerazione l’“opzione zero”, ovvero quella che prevede la possibilità di non costruire l’opera.

    Ai rilievi di ordine tecnico la Giunta ha risposto sottolineando che su tutti questi aspetti è stato chiesto il parere del Ministero dell’Ambiente, che a breve renderà pubblici i risultati dell’analisi di impatto ambientale effettuata. Ma qualche dubbio sull’opera emerge anche all’interno della Giunta. Lo stesso Sindaco Doria ha sentenziato «Trovo miope da parte di una classe dirigente appendere il destino della città ad un’opera tutt’altro che certa» ed ha aggiunto che «è un argomento importante, ma è solo uno dei tanti». Il sindaco ha sottolineato anche l’esigenza di approfondire le valutazioni sulla realizzazione dell’opera con l’obiettivo di salvaguardare un territorio – quello genovese – già molto fragile.

    Le votazioni hanno visto la maggioranza respingere compattamente sia la mozione presentata dal centro-destra, sia le richieste avanzate dal M5S ed approvare invece l’ordine del giorno presentato da Pd, Lista Doria e Idv, con l’appoggio di Sel e Fds.

    E tuttavia qualche distinguo all’interno della maggioranza si è potuto notare soprattutto tra alcuni dei consiglieri che erano presenti in Consiglio Comunale già nel precedente ciclo amministrativo e che avevano approvato la delibera sulla Gronda e gli esponenti della Lista Doria. I primi hanno sottolineato l’importanza della Gronda per evitare l’isolamento di Genova, mentre i secondi, che rappresentano il gruppo più vicino alle idee del Sindaco, hanno affermato chiaramente di ritenere questa grande opera inutile per risolvere il problema della mobilità in città e dannosa per l’impatto ambientale.

    Superato l’ostacolo politico, la maggioranza dovrà adesso definire, in termini pratici, come muoversi in futuro. Nel caso il parere sull’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente – atteso per gennaio – fosse positivo vedremo realizzarsi l’opera così com’era stata progettata? Verranno effettuate delle modifiche? O non verrà costruita per nulla?

    Federico Viotti

  • La questione sociale e l’arte nell’Italia del dopoguerra

    La questione sociale e l’arte nell’Italia del dopoguerra

    I Vitelloni di Federico FelliniAbbiamo già visto nella scorsa uscita alcuni titoli di libri che nel dopoguerra sino agli anni ’70 furono significativi e contribuirono alla formazione di una coscienza critica nel nostro paese nei confronti dell’ american way of life. Per quanto riguarda il cinema, il Realismo, il Neo-Realismo ed il successivo impegno di altri autori e registi misero allo scoperto la drammaticità dei contrasti sociali squisitamente italiani: le ruberie della classe dirigente, le menzogne della classe politica, l’ipocrita perbenismo della piccola borghesia, la miseria concreta e le drammatiche condizioni di vita delle borgate degli immigrati “interni”. Sullo sfondo il “boom economico”, la “ricostruzione” ed un “progresso” che ben presto mostrò i suoi lati più crudi e veri: inquinamento, sfruttamento, massificazione, consumismo, devastazione del territorio che corrispondeva alla devastazione interiore delle coscienze, inurbamento privo di qualsiasi programmazione, distruzione della cultura contadina.

    Citerò – per forza di cose – pochissimi titoli, con l’intendimento di farvi ricordare, di riuscire a tener viva la nostra “anima laica”: la memoria. Ecco dunque: “La grande guerra” (1959), “I vitelloni”(1953), “La dolce vita” (1960), “Il medico della mutua”(1968), e inoltre: “Il generale della Rovere”, “La ciociara”, “Il sasso in bocca”, “Il Gattopardo”, “Il giorno della civetta”, “L’accattone”, “La classe operaia va in paradiso”, “C’eravamo tanto amati”, e giù via fino a “Novecento” e “Un borghese piccolo piccolo” (1977), ormai verso la fine del periodo che stiamo analizzando.

    E poi, ancora, il teatro: Pirandello, E. De Filippo, Dario Fò con gli attori della comune a cui va il merito, insieme ad altri ovviamente, di aver diffuso il teatro militante di Bertold Brecth.

    Ecco, tutti questi avvenimenti culturali, in un certo senso, contrappuntavano le vicende quotidiane del nostro paese, a loro volta inserite sincronicamente nella scansione quotidiana internazionale. D’altra parte è solo collocando la “quotidianità locale” nella cornice delle relazioni internazionali che possiamo cercare di comprendere qualcosa di ciò che è successo.

    Nello scorso articolo ho riportato solo i più importanti fatti drammatici – di carattere naturale e sociale – che suscitarono profonda indignazione. Oggi ricorderò – sempre senza alcuna pretesa di esaustività – alcuni eventi, non solo drammatici, più immediatamente riconducibili all’ambito culturale, politico e sociale. Ne darò una sistemazione il più possibile ordinata cronologicamente, limitandomi a considerare i fatti dal dopoguerra in poi. Innanzitutto, ricorderei la presenza, diffusa su tutto il territorio nazionale, di tutti coloro che da partigiani – ma non solo – avevano combattuto il fascismo, spesso in giovane età. Questo aspetto (importantissimo ancora oggi) giocò un ruolo fondamentale nel far crescere – caduto il fascismo e vinto il referendum per la democrazia – una cultura critica nei confronti del costume, dei modi di vivere e di pensare tradizionali.

    Nel 1950 si suicidò Cesare Pavese, scrittore e poeta amatissimo (insieme a Montale) da tutta quella gioventù che già iniziava a dare segni di insofferenza, per ora avvertita soprattutto sul piano esistenziale. Gli anni ’50 furono caratterizzati da una forte migrazione interna, processo che durò almeno fino alla seconda metà degli anni ’60. Erano gli anni in cui, nelle città industriali del nord, comparivano i cartelli “non si affitta ai meridionali” (o, direttamente, “terroni”).

    Se da un lato la “questione sociale” toccò livelli di tensione altissimi, dall’altro mise a confronto (anche se forzatamente) mondi, persone, culture diverse. Nelle fabbriche e nell’ormai prossimo “movimento studentesco”, si svilupperà una solidarietà, non solo formale, partendo dalla constatazione che “tutti” si viveva nella stessa realtà di sfruttamento e ingiustizie sociali. Nel 1957, segno che i giovani (figli di una scolarizzazione più diffusa) iniziavano ad essere diversi dai fratelli maggiori, si tenne a Milano il primo “festival del rock ‘n’roll italiano”. I modelli della musica americana – che fecero esplodere il fenomeno degli urlatori – con la loro trasgressività iniziarono a diffondersi anche da questa parte dell’oceano. Il juke –box, il giradischi, il 45 giri e il successivo “mangiadischi” portatile risulteranno mezzi nuovi e formidabili per la diffusione di un nuovo costume e delle implicazioni sociali ad esso legate.

    Gianni Martini

  • Consumatori: garanzia e danno subito, due questioni distinte

    Consumatori: garanzia e danno subito, due questioni distinte

    In una delle scorse puntate, parlammo della garanzia europea, quella biennale (il minimo di legge) in relazione ai beni acquistati, come auto, moto, elettrodomestici…
    In questi giorni stiamo gestendo un caso assai complesso, che voglio qui riportare in quanto esemplificativo di come funziona la garanzia in caso di malfunzionamento di un oggetto.

    Il sig. Alexander acquista nel maggio 2011 un motociclo Piaggio mp3. Da quel giorno deve portare il motociclo un numero infinito di volte in riparazione in quanto il mezzo presenta vari problemi quali lo spegnimento improvviso in diverse circostanze di guida, una fra tutte in fase di sorpasso in autostrada. Cose insignificanti, se insignificante è il rischio di perdere la vita.

    In un anno il nostro amico ha avuto a disposizione il mezzo sì e no quattro mesi! Dopo innumerevoli tentativi la Piaggio decide di sostituire integralmente l’impianto elettrico e lo scooter sembrerebbe avere ritrovato il suo corretto modo di funzionare…

    Il Codice del consumo dice che il venditore deve sostituire il mezzo qualora non sia in grado di ripararlo oppure qualora la riparazione sia troppo onerosa. E quindi? Motociclo riparato in garanzia, ovvero legge rispettata.

    E… per il disagio subito? Beh, il prossimo tagliando è gratis e siamo a posto così, risponde Piaggio. E questo la legge non lo dice: il disagio va risarcito eccome! Attenzione a non confondere la garanzia del venditore / produttore con il danno eventualmente causato, esse sono due cose ben distinte.

    Portare il mezzo in officina per sei / sette volte, lasciarlo lì per diversi giorni ogni volta non può non avere un prezzo da pagare. Alexander si è rimesso in moto, ma non si può non mettere in moto la legge e, soprattutto, il buon senso.

    Le cose migliori,
    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Diego Arbore]

  • L’incredibile impatto dell’acqua nel giardino storico

    L’incredibile impatto dell’acqua nel giardino storico

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    Una ulteriore dimostrazione di quanto possa incidere l’utilizzo dell’acqua all’interno di un giardino (o meglio, in questo caso, di un vero e proprio parco) è rappresentata dall’area a verde di Blenheim Palace nel Regno Unito, disegnata dal celebre paesaggista “Capability” Brown. Nel caso di specie gli interventi sul paesaggio sono stati incredibili: sono state qui rimosse intere porzioni di precedenti giardini e parterre, si sono sbancati terreni, modificato l’assetto boschivo e soprattutto è stato creato, variando persino l’assetto dell’affluente, dal nulla un intero lago!

    Lo scopo del progettista era infatti esattamente quello di ricreare un paesaggio nel paesaggio che avesse forme spontanee ed una armonia naturale, apparentemente entrambe scevre da qualunque intervento umano. In particolare, egli riteneva che l’acqua destasse, nell’osservatore, le emozioni. Brown fece quindi scavare, mediante l’impiego di un enorme numero di persone, un lago, cui venne poi data una forma ben precisa e volutamente irregolare mediante la realizzazione di argini simil naturali. Il fiume Glymme venne sbarrato e, nel corso del successivo anno, il lago letteralmente emerse dal verde brillante della campagna inglese!

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    Blenheim Palace

    Tutto questo venne progettato, ovviamente senza badare a spese, al solo fine di creare, grazie all’elemento idrico, visuali e viste sempre mutevoli per il piacere di un ristrettissimo entourage di persone. L’effetto è però, oggi che il palazzo ed il suo giardino sono aperti al pubblico, incredibile: lo sguardo spazia in un paesaggio dal verde mutevole e dalle molteplici gradazioni. L’acqua, sotto forma di fiume e di lago, domina il paesaggio che si perde all’infinito, fornendo allo spettatore l’idea che il Ducato abbia dimensioni davvero sconfinate e che il dominio dell’uomo sulla natura sia, sotto le spoglie di un’apparente naturalezza, in realtà assoluto. Dall’alto di un terrazzamento, a grande distanza, si staglia infatti un ponte che sovrasta l’acqua, a più arcate ed in pietra volutamente grigio-azzurra (di cui però anche da lontano si colgono le reali dimensioni), quasi a fungere, anche per l’occhio meno attento, da metro di misura delle effettive proporzioni dell’insieme del parco.

    Sempre con riferimento all’acqua ed analogamente, uno dei più famosi paesaggisti mai esistiti, Russell Page optò, nell’opera di restauro ed implementazione di un giardino di un castello francese, per l’idea di alterare il corso del fiume Loing dal suo alveo. Ciò venne fatto per l’effimero desiderio di creare, in una precisa posizione, uno stagno che si potesse inserire, movimentandolo, nel paesaggio che si godeva dal castello!

    villar perosaNon si deve però ritenere che alla base di tali interventi vi fosse esclusivamente, come spesso purtroppo accade nei giardini di alcuni facoltosi moderni committenti, un intento di stravolgere l’esistente, al solo scopo di stupire l’osservatore.
    Gli interventi paesaggistici in questione erano sempre frutto di attente ponderazioni e di un profondo studio sul contesto naturalistico oggetto di intervento. In particolare e prima di ridisegnare il paesaggio naturale, Page aveva poi avuto modo di approfondire, nel corso della sua vita, il suo rapporto con l’elemento acqua. Sorvolando il Nilo mentre esso si fa strada in mezzo al deserto, egli trasse una visione quasi cosmica dell’acqua, intesa come portatrice di vita nei terreni più aridi. Dall’esperienza nel Regno Unito desunse l’approccio romantico che esiste tra acqua e paesaggio circostante. In Francia apprese, al contrario, come l’acqua potesse essere utilizzata per creare un paesaggio classico e monumentale. Nei paesi più pianeggianti e battuti dal vento, si rese conto che una vasca d’acqua che riflette quel particolare cielo, le nuvole e gli alberi, conferisce dinamismo e spessore a paesaggi altrimenti monotoni e spesso monocromi. Dall’esperienza dei giardini rinascimentali italiani, dalla bellezza delle vasche ivi utilizzate e dal complesso sistema di fontane, desunse vivo interesse per l’utilizzo dell’acqua come elemento in movimento, che scorre e gorgoglia dando vita al giardino. Tutte queste considerazioni costituirono, quindi, la base di ogni suo successivo, studiato intervento sul paesaggio naturale.

    acqua fontana

    L’acqua caratterizza poi anche i giardini di più recente realizzazione, per esempio quello disegnato dal medesimo Page per la casa di Villar Perosa della famiglia Agnelli.
    In questo caso, l’obiettivo finale del progettista consisteva nella realizzazione di un torrente che fungesse da elemento caratterizzante il parco e che potesse essere contornata da particolari essenze vegetali. L’articolato insieme è composto da ben undici stagni, ognuno dei quali è circondato, sugli argini da essenze vegetali diverse, il tutto regolato da un complesso sistema di dighe.

    canale 1

    Riportando le stesse parole del paesaggista, Page ha così descritto le scelte da lui operate: “L’intero corso del ruscello è costeggiato da masse di iris, anemoni giapponesi, flox che amano un ambiente umido, astilbe, spirea e felci, rabarbaro selvatico, gunnera sfoggiano il loro fogliame gigante e di verde brillante, una enorme varietà di hoste dai fiori campanulati completano l’insieme”. Il progetto realizzato dall’uomo garantisce, in questo caso, in ogni stagione, visuali e colorazioni sempre differenti, rivaleggiando, senza stravolgerla e con essa anzi compenetrandosi, con l’intrinseca bellezza del paesaggio circostante.

     

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • AMT e Comune di Genova: il dibattito prosegue in Consiglio Comunale

    AMT e Comune di Genova: il dibattito prosegue in Consiglio Comunale

    Autobus GenovaDopo poco più di un mese di inattività sono ripresi questa settimana i lavori del Consiglio Comunale di Genova. Tante erano le questioni rimaste in sospeso durante l’estate, una su tutte l’emergenza AMT. Poco prima delle vacanze estive era stata approvata una delibera che prevedeva la privatizzazione dell’azienda, ma durante i primi giorni di settembre la Giunta si era resa disponibile al confronto su soluzioni alternative.

    Il Sindaco Doria ha relazionato in aula gli ultimi sviluppi positivi della vicenda. Prima ancora ha voluto chiarire che «Non si è mai parlato di conti truccati, ma piuttosto di una realtà che andava affrontata di petto prima», per fugare ogni dubbio sulla regolarità della gestione dall’azienda. Tuttavia nelle parole del Sindaco emerge una critica ai ritardi di chi, pur non facendo nomi, avrebbe dovuto intervenire per evitare che AMT giungesse ad un passo dal fallimento. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è rivolto a chi in questi ultimi anni ha potuto vedere i conti dell’azienda con i propri occhi, ovvero i suoi dirigenti e la Giunta precedente.

    Dopo un’intera estate di negoziati si è giunti, all’inizio di questa settimana, ad un accordo tra Comune, AMT e sindacati. Per il momento la privatizzazione è stata scongiurata grazie ad un piano aziendale che prevede il risparmio di 4 milioni di euro entro fine 2012. Nonostante la soddisfazione per questi passi in avanti, il Sindaco non ha nascosto le propria preoccupazione per il futuro: «L’accordo raggiunto è significativo, ma non risolutivo». Significativo perché ha consentito di rinviare l’ipotesi di una messa in liquidazione, ma non risolutivo perché permangono i forti squilibri tra costi e ricavi che da anni caratterizzano il bilancio di questa azienda. Nel 2011 il Comune aveva dovuto versare nelle casse di AMT 35 milioni di euro e nel 2012 altri 22 per compensare una perdita di 1,5 milioni di euro al mese. Evidentemente, spiega Doria, il Consiglio dovrà nuovamente discutere del trasporto pubblico locale per capire se l’azienda sarà in grado di sopravvivere in modo autonomo durante il 2013.

    Le spese future possono essere stimate sulla base di quelle attuali, mentre i ricavi sono del tutto imprevedibili. Molto dipende dalle risorse che il Governo statale destinerà al trasporto pubblico locale. Per quanto riguarda il livello del servizio il Sindaco ha difeso l’adeguatezza del servizio di trasporto pubblico locale, attirandosi però non poche critiche dei consiglieri di minoranza che hanno posto in evidenza il drastico taglio delle corse dei bus collinari.

    C’è quindi ancora molto su cui discutere per giungere ad una soluzione definitiva del problema e nessuna alternativa, compresa la privatizzazione, sembra essere ancora del tutto esclusa. La volontà del Sindaco è quella di ridare ad AMT un equilibrio che la renda in grado di «stare in piedi non solo grazie a sforzi eccezionali e irripetibili dell’azionista», ovvero il Comune stesso.

    L’altro tema centrale della seduta è stata la vendita dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto. Dopo l’inaspettata marcia indietro della Regione, anche il Comune ha voluto affermare il proprio impegno per una tutela dell’ospedale non solo come importante struttura per la cura della malattia psichiatrica, ma anche per la sua funzione pubblica e sociale. Infatti al suo interno, oltre ad essere ospitati e curati circa 80 pazienti, trovano la propria sede anche una Biblioteca sulla Salute Mentale, il Centro Basaglia, un archivio storico dell’ex ospedale psichiatrico e una cooperativa sociale; il tutto in un’ampia area verde. La mozione presentata da Lista Doria, Sel e Fds è stata approvato all’unanimità da tutti i consiglieri. Il sindaco ha sottolineato l’importanza di questo voto affermando che «La mozione approvata oggi aiuta un percorso che è stato avviato. Un percorso che se non fosse stato compiuto anche dal Comune avrebbe visto la Regione procedere da sola» e ha aggiunto «diciamo si ad una percorso che deve vedere coinvolti tutti i soggetti con un atteggiamento di collaborazione per raggiungere un obiettivo comune».

     

    Federico Viotti

  • Lingue celtiche: in Gran Bretagna non si parla solo inglese

    Lingue celtiche: in Gran Bretagna non si parla solo inglese

    L’inglese non è l’unica lingua parlata nell’Arcipelago Britannico. Se prendete un treno a Cardiff in Galles, noterete che gli annunci vengono dati in una lingua a voi comprensibile, l’inglese, e in una totalmente differente, il gallese. In Irlanda esistono due lingue ufficiali, ovvero inglese e gaelico irlandese e analogamente in Scozia, nelle Highlands, esiste una comunità di circa ottantamila persone che oltre all’inglese conosce il gaelico scozzese.

    Ma quanto è simile ciascuna delle lingue sopracitate all’inglese? Più o meno tanto quanto l’italiano può essere simile al croato (quindi ben poco, ve l’assicuro per esperienza personale). Le varietà che ho citato appartengono alla categoria delle lingue celtiche. Vale a dire? Per capire meglio è opportuno fare alcuni passi indietro.

    A partire dal XVIII secolo i linguisti hanno riscontrato, sulla base della comparazione tra diverse lingue, delle sorprendenti similitudini, specialmente nel vocabolario della vita quotidiana. Da questi confronti è stata ricostruita una lingua chiamata “indoeuropeo”, che rappresenta l’origine comune della maggioranza – non di tutte – delle lingue parlate ancora oggi dal Portogallo all’India. Alle lingue indoeuropee appartengono per esempio il gruppo delle lingue germaniche, tra cui l’inglese, le lingue romanze, tra cui l’italiano e, appunto, le lingue celtiche.

    Se da un lato in Scozia, Irlanda e Galles le lingue celtiche hanno un forte valore identitario culturale, dall’altro hanno rischiato e rischiano ancora di estinguersi. Nel corso degli anni in queste regioni, per quanto percepito a lungo come lingua dell’invasore, l’inglese è diventato imprescindibile se si volevano trovare opportunità di crescita lavorativa e sociale, oppure semplicemente sopravvivere.

    A questo proposito, bellissima, per quanto triste e violenta, è una delle scene iniziali di The Wind That Shakes the Barley del regista Ken Loach, in cui i soldati della corona britannica uccidono un ragazzo reo di rispondere in irlandese a una domanda posta in inglese.

    Ormai, nell’Eire e in Scozia e Galles, i parlanti monolingui – una schiacciante maggioranza – conoscono solo l’inglese, mentre i bilingui parlano una lingua celtica e l’inglese. Nessuno parla soltanto il gaelico o il gallese.

    In Scozia, a rendere il quadro ancora più variopinto è la presenza dello Scots, varietà germanica molto vicina all’English. Per gli scozzesi, lo Scots è una lingua a sé stante, con pronuncia e vocaboli differenti, come loch, kirk, hame, tae, ecc. invece di “lake”, “church”, “home”, “to”. Alcuni, soprattutto in Inghilterra, sostengono che lo Scots è un dialetto dell’inglese. Al contrario, per la maggior parte degli scozzesi è ovviamente una lingua. Siccome è la volontà della comunità che parla una varietà linguistica a determinare il suo status di lingua o dialetto, potremmo considerare lo Scots come una lingua, anche se il dibattito rimane ancora aperto. Tuttavia, esso è sicuramente distinto dal gaelico scozzese, che appartiene al gruppo celtico.

    Proprio l’aggettivo “celtico” è salito alla ribalta da un po’ di anni anche in Italia Settentrionale. Per un certo periodo, un partito politico ha sbandierato tra i suoi cavalli di battaglia l’eredità celtica della Pianura Padana. Secondo alcuni leader di questo partito, tale patrimonio culturale celtico distinguerebbe il Nord dal resto dell’Italia e sarebbe uno dei motivi fondanti per un’eventuale secessione. Facendo questa affermazione, ci si dimentica che nelle regioni padane non parliamo lingue celtiche da secoli, ma lingue, o dialetti, derivati dal latino, veneto e “lumbard” compresi.

    La guerra devastante terminata da pochi anni e a pochi chilometri da casa nostra, in Yugoslavia, è iniziata anche facendo leva su clamorose balle storiche e linguistiche, per cui dovremmo andare cauti con certi argomenti. E poi, senza scomodare la storia, basterebbe conoscere l’origine del proprio nome: Umberto e Roberto, per esempio, sono nomi longobardi, popolo e cultura germanica e non celtica. Lasciamo in pace Re Artù, lui, sì, celtico doc.

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • Consiglio Comunale: rinviata la discussione sulla Gronda

    Consiglio Comunale: rinviata la discussione sulla Gronda

    Aveva scelto un video il Sindaco Marco Doria per negare la necessità di rimpasti all’interno della maggioranza. Il vertice tenutosi venerdì scorso (7 settembre, ndr) a Palazzo Tursi aveva allontanato l’ipotesi di un’estromissione dell’Idv dalla coalizione di governo e stoppato il conseguente ingresso dell’Udc al suo posto. Doria aveva respinto questa possibilità sottolineando la sua contrarietà a certe logiche “da vecchia politica” e chiedendo invece ai partiti di concentrarsi sui problemi da risolvere.

    E i problemi di cui si è discusso durante la prima seduta del Consiglio Comunale dopo la pausa estiva sono stati molti: AMT, ex ospedale psichiatrico di Quarto, il crollo del cornicione di Galleria Mazzini e il cedimento del palazzo di via Bocciardo. Ma di uno proprio non si è riuscito a parlare ovvero della “realizzazione del nodo stradale e autostradale di Genova”, parafrasando, la Gronda.

    Molti consiglieri del Pd hanno abbandonato l’aula verso le sei del pomeriggio facendo mancare il numero legale e decretando, sulla base di ciò che stabilisce il regolamento del Consiglio, lo scioglimento della seduta proprio quando ci si apprestava ad affrontare l’argomento. La ragione ufficiale di questa uscita anticipata era la programmazione di un dibattito sulla città metropolitana alla Festa Democratica, ma alla minoranza questa giustificazione non è sembrata per nulla sufficiente. Inoltre la mozione, che era stata posta al punto due dell’ordine del giorno, è stata sopravanzata, su richiesta del consigliere Bruno, dalla mozione successiva riguardante la vendita dell’ex manicomio di Quarto. Questa inversione d’ordine, approvata in aula da una maggioranza effettivamente compatta, ha suscitato non poche critiche da parte dell’opposizione, che ha letto in questa scelta una strategia per rimandare la discussione sulla Gronda.

    Il primo firmatario della mozione, Matteo Campora del Pdl, ha definito questo episodio un «tentativo goffo di mettere a tacere la minoranza», ritenendo che la vera ragione del rinvio sia stata la volontà della maggioranza e del Sindaco di sfuggire al confronto su un tema che, in effetti, ha creato diverse tensioni tra primo cittadino e Pd in questi mesi. «Oggi questa mozione non fa altro che riprendere una mozione approvata nel 2009 dalla Giunta Vincenzi» spiega l’esponente del centro destra, «Si chiedeva semplicemente a questa maggioranza di rinnovare con decisione l’appoggio a questa delibera che era stata approvata dalle forze politiche del centro sinistra». Anche il leghista Rixi ha espresso la sua contrarietà all’inversione dell’ordine dell’odg ritenendo che, pur condividendo la rilevanza data al tema del manicomio genovese, «tutte le mozioni calendarizzate sono più importanti della Festa del Pd».

    Il capogruppo del Pd Farello ha risposto alle critiche, evidenziando che la scelta di anteporre la discussione sull’ex ospedale psichiatrico è dipesa soprattutto dalla priorità di definire la posizione del Comune sull’argomento, anche in seguito agli ultimi sviluppi della questione a livello regionale. Inoltre, secondo l’esponente del Partito Democratico, non esiste alcuna volontà da parte della maggioranza di sottrarsi al dibattito sulla Gronda, anzi, l’imminente presentazione delle linee programmatiche del Sindaco (entro fine settembre), sulle quali il Consiglio dovrà esprimersi con un proprio voto, permetteranno una discussione molto più approfondita sui temi centrali della città. «Tentare di far esplodere qualche bomba politica prosegue Farello – è compito della minoranza e va assolutamente rispettato, ma visto che ci confronteremo sulle linee di indirizzo di questa amministrazione tra due settimane forse era utile avere un minimo di pazienza».

    Il rinvio della discussione sulla Gronda lascia effettivamente sul campo qualche interrogativo sulla capacità della maggioranza di appianare le divergenze sulla realizzazione di grandi opere a Genova. Un’incertezza che non nasce oggi, ma che ha caratterizzato fin dalla campagna elettorale le dinamiche interne alla coalizione di centro sinistra. Qualche indicazione in merito dovrebbe giungere al più tardi martedì prossimo, quando la mozione verrà nuovamente inserita nell’ordine del giorno e imporrà una presa di posizione chiara del Sindaco e della sua maggioranza.

    Federico Viotti

    [foto di Daniele Orlandi]

  • L’invasione americana del dopoguerra e la coscienza critica

    L’invasione americana del dopoguerra e la coscienza critica

    New York È nel vivo degli eventi storici che si creano le condizioni socio-culturali da cui nasceranno le idee di cambiamento. L’espressione artistica ha quasi sempre registrato questa spinta al cambiamento, e nell’irrompere di nuovi linguaggi espressivi che sapessero superare la tradizione, l’arte ha spesso prefigurato nuovi mondi possibili. Il rifiuto dell’american way of life si saldò qui da noi con una consapevolezza critica che trovò alimento in specifici fatti ed eventi italiani.

    Nel cercare di identificare e descrivere le matrici, i contesti socio-culturali in cui crebbero i movimenti di opposizione politica e la “controcultura” giovanile, che di questo dissenso intellettuale e culturale fu uno spaccato significativo, abbiamo dedicato ampio spazio nelle uscite precedenti a ciò che succedeva negli Stati Uniti, e questo almeno per due motivi. Innanzitutto perché l’America, essendo il centro dell’impero, evidenziava scopertamente i tratti distintivi dell’economia e della società capitalistica: la “nuova frontiera” di Kennediana memoria rappresentò in uno slogan l’essenza del capitalismo (americano) sviluppato entro la cornice di una democrazia parlamentare. È quindi evidente che i primi rifiuti dell’american way of life si siano registrati proprio in America. In secondo luogo una considerazione di carattere storico – critico. Gli Stati Uniti hanno vinto la guerra. Come la storia ci insegna la cultura e il modo di vivere dei vincitori furono sempre più o meno brutalmente imposti ai vinti. Dopo la seconda guerra mondiale questa imposizione… come dire… è stata più morbida; è avvenuta in maniera indolore, tanto che nessuno ha avuto l’impressione di subire un’imposizione, anzi… gli Stati Uniti ci hanno aiutato, hanno permesso la ricostruzione!!

    In compenso ci hanno inondato di prodotti, films, musica, tecnologia, televisione, consumismo e basi militari. In una parola: il loro modo di vivere!! Nel far questo, comunque, hanno proceduto semplicemente a consolidare ciò che già faceva parte della storia, visto che il “mito americano” era già tale nella seconda metà dell’ottocento, quando da tutta l’Italia (e da buona parte dell’Europa) si partiva a centinaia di migliaia dalle città e dalle campagne per cercare fortuna e un futuro in America.

    E così, mentre l’America esportava la (sua) libertà – oggi esporta la pace e la democrazia… con le guerre, ovviamente, a cui stanno scandalosamente cercando di cambiare nome – arrivarono insieme ai prodotti di consumo anche le idee di cambiamento (si sa, le idee – per fortuna – non si riescono a fermare…). L’opposizione alla massificazione e alla mercificazione, essenze del capitalismo americano, si alimentarono anche di fatti/eventi locali, nel nostro caso italiani.

    Nel passarne in rassegna alcuni mi limiterò a considerare solo momenti/eventi particolarmente importanti, consapevole dell’impossibilità di essere esaustivo. Innanzitutto, la traccia che lasciò la profonda amarezza nel dover partire per cercare lavoro, abbandonando i propri cari, la gente del proprio paese. Innumerevoli sono i testi delle canzoni che hanno come argomento l’immigrazione. Parallelamente ed intrecciato col problema dell’immigrazione (che durò oltre un secolo), la rabbia che seguì le tragedie naturali (terremoti, alluvioni, crolli, come quello, nel 1963, della diga del Vajont) con le mancate ricostruzioni, le speculazioni, gli insabbiamenti. L’incazzatura che seguì disastri ambientali come la nube di diossina che nel 1976 avvolse la cittadina di Seveso; la rabbia e il disgusto che crebbero nell’assistere pressoché impotenti alla distruzione dell’economia e del mondo contadino, con le sue tradizioni millenarie. E poi la devastazione criminale del territorio nazionale con cementificazioni selvagge che significarono orrendi quartieri popolari, scenario di periferie degradate e invivibili.

    E ancora la letteratura, la poesia, il cinema. Nel 1929 esce “Gli indifferenti” di A. Moravia; tra il 1935 e il 1950 C. Pavese scriverà “Il mestiere di vivere”, diario che lo accompagnò fino a pochi giorni dal suicidio; nel 1955 P. Pasolini pubblicherà “Ragazzi di vita” e sempre dalla sua penna uscirà nel 1959 “Una vita violenta”; nel 1960 ancora Moravia con “La noia” e nel 1974 E. Morante con “La storia”. Pochi titoli che aggiunti alla letteratura internazionale (Camus, Sartre, Borges, G. G. Marquez ecc…) contribuirono anche da noi alla crescita di una coscienza critica, di una consapevolezza radicalmente avversa al modello americano.

    Gianni Martini

  • Geografia del Regno Unito: in quale paese si trova Edimburgo?

    Geografia del Regno Unito: in quale paese si trova Edimburgo?

    Conosco poche persone, cittadini britannici compresi, che hanno le idee chiare in merito alle differenze tra Galles, Inghilterra, Irlanda, Scozia, ecc. Se vi trovate per esempio a Cardiff ed esclamate: “I’m in England“, la gente del luogo – il Galles – vi guarderà di traverso e sarà poco propensa a bere con voi una pinta di birra al pub, uno dei passatempi preferiti da quelle parti oltre al rugby.
    Stessa cosa se ripetete tale affermazione a Glasgow o a Edimburgo, le principali città della Scozia. E non credo che vi andrà meglio se a Manchester affermate di essere in mezzo agli scozzesi, o se a Dublino pensate di farvi degli amici gridando: “Long live the Queen!” (“Lunga vita alla regina”).

    Siccome in questa e in alcune prossime puntate accenneremo alle varietà linguistiche all’interno di questi territori, mi sembra opportuno partire con un breve ripasso, o chiarimento, relativamente a che cosa rappresentano dal punto di vista geografico e politico i termini in questione. Partiamo dai nomi italiani e corrispettivi inglesi:

    The British Isles – l’arcipelago britannico, comprendente diverse isole, tra le quali le due principali: Great Britain, o Britain – Gran Bretagna; Ireland – Irlanda

    Si trovano in Gran BretagnaEngland – Inghilterra; Wales – Galles; Scotland– Scozia

    Mentre sull’isola irlandese abbiamo: Republic of Ireland – Repubblica d’Irlanda; Northern Ireland – Irlanda del Nord

    I paesi della Gran Bretagna – quindi England, Scotland, Wales – e l’Irlanda del Nord formano il Regno Unito, United Kingdom in inglese, il cui capo dello stato è Queen Elizabeth II e la cui capitale è Londra. La Republic of Ireland, invece, è una repubblica parlamentare dal 1949 con capitale a Dublino, che da sola ospita circa un quarto dell’intera popolazione irlandese. Non è solo l’assetto istituzionale a contraddistinguere l’Eire – tale è il nome del paese in gaelico – ma anche la moneta usata, vale a dire il nostro amato e ben conosciuto Euro, a differenza del Regno Unito, che mantiene la Sterlina.

    Il quadro geopolitico in realtà dà sempre l’idea di essere provvisiorio, per quanto relativamente stabile da qualche decennio. Nonostante l’unione di Inghilterra e Scozia sia stata ratificata a partire dall’Act of Union del 1707, entro il 2014 la Scozia, guidata dall’attuale primo ministro Alex Salmond, potrebbe optare per l’eventuale indipendenza in un referendum popolare. Non so dirvi bene quali e quanti siano – se ce ne saranno – i vantaggi di un affrancamento da Londra. Sicuramente sarà contento il mio attore preferito Sean Connery, al servizio di Her Majesty nei film di 007, ma fiero sostenitore dell’orgoglio scozzese nella realtà. Chissà come gongolerà anche Mamma Rai, che potrà inviare a nostre spese non più solo uno, ma ben due corrispondenti in Gran Bretagna per dare man forte ai vari Caprarica, Masotti, & co. che si sono succeduti negli ultimi anni con servizi su Kate Middleton, le più improbabili teorie sulla morte di Lady D, i cappelli della regina Elisabetta e i nuovi tatuaggi di Beckham (delle tante storie di italiani a Londra ed Edimburgo per lavoro o per studio nemmeno l’ombra: sarebbero troppo formative).

    Fatto sta, comunque, che la rivalità tra Scotland ed England è molto accesa, per non dire accanita, così come tra Galles e Inghilterra o Irlanda e Inghilterra, per non parlare della situazione ancora molto tesa dell’Irlanda del Nord, divisa tra cattolici pro-Eire e protestanti pro-corona.

    Per fortuna, dopo secoli di guerre nel passato più e meno remoto, recentemente le antipatie reciproche si sono limitate alle manifestazioni calcistiche e rugbystiche. Già, perché caso più unico che raro il Regno Unito si presenta come Regno Disunito in quattro diverse rappresentative nella FIFA World Cup o nel mitico Torneo Sei Nazioni, al quale partecipa anche la nostra nazionale che puntualmente “piglia tante mazzate”, come canterebbero i 99 Posse. A Murrayfield, tempio del rugby di Edimburgo, lo stadio trema quando si canta l’inno scozzese, “Flower of Scotland, in particolare al verso dal tono schietto: “… and sent him homeward to think again”  (“… e lo rispedirono a casa a ripensarci su”), riferito a Edoardo II d’Inghilterra sconfitto dallo scozzese Robert Bruce – sì proprio lui, uno dei personaggi di Braveheart di Mel Gibson oltre che personaggio storico!

    E’ anche vero che però in alcuni casi le vittorie sportive hanno unito il paese, come nelle recenti Olimpiadi londinesi nelle quali, sull’erba sacra e a volte un po’ spellacchiata di Wimbledon, davanti a una folla in giubilo ha vinto la medaglia d’oro Andy Murray, tennista made in Scotland … ops, made in the UK, volevo dire.

    Daniele Canepa
    [foto di Diego Arbore]

  • Il suggestivo impatto dell’acqua nel giardino

    Il suggestivo impatto dell’acqua nel giardino

    fontana a sfioro

    In questo primo articolo e nei successivi, dato anche il perdurante clima estivo, abbiamo deciso di affrontare un argomento particolare: l’utilizzo e l’incidenza dell’elemento “acquaall’interno del giardino.

    Nell’ambito della realizzazione di un’area a verde vi sono molti elementi da tenere in considerazione, alcuni di essi passano spesso in secondo piano o non sono comunque debitamente valutati. In realtà, la loro incidenza sul risultato finale e complessivo del giardino è assolutamente decisiva.
    Abbiamo già velocemente accennato, in un precedente articolo, all’importanza dell’elemento olfattivo.

    Parleremo in futuro della valenza cromatica delle specie vegetali e delle colorazioni delle fioriture estive. In proposito, giova velocemente accennare al fatto che sia addirittura possibile ipotizzare giardini monocromatici, ad esempio mediante l’utilizzo di particolari combinazioni di alberi e cespugli dalla foglie grigio-argentee in combinazione con piante dalle fioriture nelle molteplici sfumature del bianco.

    White garden 2White garden 1

    Altro elemento di rilievo e di cui tratteremo in prosieguo è quello correlato alla presenza ed all’incidenza di particolari specie di insetti, uccelli e piccoli roditori, strettamente correlati ad un dato assetto del giardino ed a specifiche tipologie di vegetali. L’ultimo elemento, molto rilevante ma non sempre tenuto nella debita considerazione nelle aree verdi, è rappresentato proprio dall’acqua.

    L’importanza sia estetica che più propriamente sensoriale dell’acqua era già stata colta dai greci e dai romani. Negli edifici classici era quasi sempre presente un giardino interno in cui venivano coltivate particolari essenze vegetali (specie alloro, mirto, rose ed agrumi) dalle rilevanti implicazioni olfattive e nel quale era spesso presente l’acqua. Essa era specificatamente utilizzata al fine di dare un’impressione di refrigerio e di beneficiare del gorgoglio dalla stessa prodotto, particolarmente accentuato dalle ridotte dimensioni dell’area a verde racchiusa all’interno di mura.Fontana moresca

    Anche altre culture, quali quella islamica, hanno sempre riserbato grande rilievo all’elemento idrico. In particolare, in questi Paesi venivano e vengono tuttora realizzate grandi vasche, di poca profondità e di lunghe dimensioni che tagliano i parchi ed i giardini, creando, nel particolare contesto vegetale in cui sono inserite, effetti estetici di grande impatto cromatico. La superficie azzurra cambia infatti a seconda delle diverse ore della giornata, in base alla differente angolazione del sole e degli elementi architettonici o vegetali in essa riflessi.

    Per fare un veloce accenno alla realtà locale, a Genova si è diffuso, nel periodo della realizzazione delle grandi ville cinquecentesche, un analogo impiego dell’acqua.
    In molti parchi storici sono, infatti, tuttora presenti delle vasche (dette anche “peschiere”) di acqua contornate da bordure in marmo dalle forme geometriche e scanalate in cui veniva dato notevole risalto all’elemento idrico. L’impatto estetico, data l’oculata collocazione delle stesse, spesso verticali ed in asse alla facciata principale della villa, è assolutamente sorprendente e tale da fornire allo spettatore un’immediata idea di ampliamento degli spazi e di grandeur. L’effetto estetico viene ovviamente ad accentuarsi, durante la sera e la notte, mediante l’utilizzo di adeguata illuminazione elettrica o, ancora meglio, a candele che fa scintillare di luce tremula lo specchio d’acqua.
    In generale, tali superfici si adattano poi bene alla coltivazione di particolari tipi di piante dalle fioriture particolarmente suggestive quali le ninfee.
    paesaggio notturno nella villa dello Zerbino in GenovaPeschieraQueste ultime sono piuttosto adattabili e crescono persino, quasi spontanee, in alcuni canali delle suggestive cittadine olandesi, creando una compenetrazione tra elemento costruito e natura, tra idrico e vegetale tale da stupire il visitatore che non immagina davvero di potere veder crescere un prato fiorito sulla superficie dell’acqua e per di più tra le case!

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Una nuova maggioranza per il Consiglio Comunale di Genova?

    Una nuova maggioranza per il Consiglio Comunale di Genova?

    Riprende l’attività del Consiglio Comunale ed ecco prospettarsi puntualmente per la politica genovese l’“autunno caldo” che avevamo previsto nell’ultimo articolo di Liberi Tursi prima della pausa estiva. Si riparte dall’emergenza crisi che sta mettendo a dura prova il tessuto produttivo genovese.

    Innanzitutto c’è la vicenda AMT, che ha tenuto banco per tutta l’estate, con un parziale dietrofront del sindaco Marco Doria, il quale, dopo aver difeso in Consiglio la privatizzazione dell’azienda municipale dei trasporti, ha dato diversi segnali di apertura nei confronti delle richieste dei sindacati contrari a questa scelta. A causa dei forti tagli decisi dal governo centrale le risorse necessarie per sanare il deficit del 2012 (stimato intorno a 30 milioni di euro) ed evitare il fallimento non possono essere reperite nelle casse comunali e regionali. Il futuro di AMT è comunque nelle mani della Giunta, poiché il Comune di Genova è proprietario al 100% dell’azienda. Doria si è dato tempo fino a metà settembre per decidere se il piano di risanamento dell’azienda potrà funzionare senza l’ingresso dei privati o se sarà necessario prevedere l’arrivo di capitali esterni.

    Più tortuosa sarà, invece, la strada da percorrere per difendere la sopravvivenza di altre realtà come la Centrale del Latte, su cui le istituzioni cittadine non hanno alcun tipo di competenza essendo imprese private. Nonostante ciò la giunta è chiamata a svolgere il difficile compito di non perdere ulteriori posti di lavoro e capacità produttiva nel territorio genovese, cercando di individuare soggetti interessati a subentrare a Lactalis-Parmalat ormai decisa a chiudere gli impianti.

    Altro tema balzato agli onori delle cronache politiche tardo-estive riguarda la posizione del sindaco sulla Gronda. Che Doria non fosse un grande estimatore di quest’opera era già emerso in campagna elettorale, ma i toni erano stati decisamente più sibillini da quelli usati a fine agosto durante una visita in Valvarenna: «Bisogna ragionare su un diverso sistema di viabilità e trovare soluzioni alternative». Non si tratta di un’opposizione totale all’opera, ma della richiesta di un accurato riesame destinato probabilmente a modificare il cammino indicato dalla precedente Giunta comunale.

    La ricostruzione di questo contesto è essenziale poiché le posizioni espresse dai diversi partiti su questi temi segnalano l’evoluzione degli equilibri di maggioranza all’interno di Palazzo Tursi. Una maggioranza che in questi mesi non è mai apparsa del tutto coesa. Il Pd ha chiesto e ottenuto un incontro tra i capigruppo di maggioranza entro la fine di questa prima settimana di settembre (venerdì 7) con l’obiettivo di verificare il sostegno degli alleati alla Giunta Doria. In particolare dai vertici del Partito Democratico genovese sono giunte forti pressioni per l’estromissione dell’Idv, che durante i primi cento giorni di questa nuova legislatura comunale ha sempre osteggiato e criticato le decisioni della Giunta. Il peccato originale da cui dipende questa ostilità  è probabilmente la mancata nomina di un assessore appartenente a questo partito, una circostanza che aveva agitato fin dal principio la presenza dell’Idv all’interno della maggioranza.

    A colmare il vuoto lasciato dall’Idv dovrebbe essere l’Udc, che ha dato l’impressione di tendere la mano a Marco Doria votando – unico partito dell’opposizione a farlo – a favore della proposta di privatizzazione dell’AMT. In Regione un esperimento di “groϐe koalition” con i centristi all’interno della maggioranza di centro-sinistra al fianco dei democratici, va avanti dal 2010. Inoltre l’Udc è uno dei partiti favorevoli alla realizzazione della Gronda.

    Sul versante opposto la Federazione della Sinistra ha accolto con estremo favore i dubbi del sindaco sulla Gronda, ma ha già dichiarato di essere pronta a passare all’opposizione qualora avvenisse un avvicendamento Idv – Udc. Anche Sel, che ha già provato più di qualche imbarazzo nell’appoggiare scelte come la privatizzazione del trasporto pubblico, si troverebbe a disagio nel sostenere delle alleanze poco naturali per un partito di sinistra. È proprio di questi giorni la chiara bocciatura di un’alleanza con Pd e Udc da parte del leader del partito Nichi Vendola.

    Due sono quindi gli scenari che possono derivare dai riassetti della maggioranza, ma in entrambi Doria rischia di ritrovarsi fortemente indebolito. Uno spostamento più al centro dell’equilibrio della coalizione avrebbe dei costi elevati in termini di perdita di appoggio da sinistra e forse dello stesso partito che ha lanciato la su candidatura (Sel). Un mantenimento degli equilibri attuali deluderebbe invece le aspettative della principale forza politica a sostegno del sindaco, il Pd, e non risolverebbe il problema della scarsa fedeltà dell’Idv come alleato.

    Dagli incontri tra i capigruppo di maggioranza previsti per i prossimi giorni emergeranno i primi indizi sul futuro della maggioranza di Tursi e c’è da scommettere che il loro effetto avrà un forte impatto sull’evoluzione degli equilibri politici a livello comunale.

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Gas: info utili su contatore, bolletta e fornitura

    Gas: info utili su contatore, bolletta e fornitura

    Contatore del GasCome avrebbe senz’altro detto Enzo Tortora, “dove eravamo rimasti?” Be’, eravamo rimasti in un paese pieno di problematiche piccole o grandi che coinvolgevano tante persone; nel frattempo è passata quasi un’estate… e siamo allo stesso punto!

    Molte richieste ci sono pervenute e molte risposte dobbiamo sicuramente fornire. In tanti ci hanno chiesto chiarimenti in merito alla gestione della somministrazione del gas; diamo qui alcune risposte di base, in quanto ogni situazione va poi valutata singolarmente.
    Iniziamo dalla lettura dei contatori. Essa deve avvenire almeno una volta l’anno per gli utenti con consumi fino a 500 metri cubi annui (sono per lo più quelli che consumano gas solo per cucina e acqua calda) e almeno ogni sei mesi per quelli che consumano fino a 5000 metri cubi. Le aziende fornitrici di gas devono mettere comunque a disposizione dei loro utenti una modalità di autolettura dei consumi, in modo che siano fatturati quelli reali. Se non si rende possibile l’autolettura, la lettura effettiva dei contatori deve avvenire almeno ogni sei mesi anche per gli utenti che consumano meno di 500 metri cubi annui. Qualora l’azienda non riesca o sia impossibilitata a prendere la lettura, deve comunicarlo all’utente, in modo da evitare che a quest’ultimo arrivino col tempo conguagli assurdi.

    Passiamo ora al pagamento della bolletta. Pochi sanno che il termine di scadenza per il pagamento non deve essere inferiore a 20 giorni dalla data di emissione della bolletta/fattura e ogni azienda deve predisporre almeno una modalità gratuita di pagamento (tanto per capirci, senza la spesa del conto corrente postale). Se le poste o le banche ritardano l’accredito del pagamento, il cliente è esonerato da ogni responsabilità e pertanto potrà rivalersi eventualmente contro queste ultime.

    In un periodo di crisi mondiale e nazionale come quello che stiamo vivendo, molti utenti sono in difficoltà coi pagamenti; essi possono quindi incorrere nella sospensione della fornitura. Precisiamo che l’utente moroso può subire il distacco del gas, ma prima deve ricevere una raccomandata dall’azienda indicante l’ultimo termine di pagamento e gli altri eventuali adempimenti. La sospensione della fornitura non può comunque avvenire quando il debito è inferiore o uguale al deposito cauzionale, quando riguarda servizi diversi dall’erogazione del gas e durante i giorni di venerdì, sabato e festività (oltre al giorno precedente un festivo non domenicale).

    Per chi è in difficoltà economiche, esiste comunque la possibilità della rateizzazione. In caso di bollette elevate, l’azienda deve concedere una rateizzazione “in un numero di rate di ammontare costante pari almeno al numero di bollette di acconto ricevute successivamente alla precedente bolletta di conguaglio e comunque non inferiore a due”. La rateizzazione va chiesta dall’utente entro il termine di pagamento della bolletta elevata, a pena di decadenza.

    Per quanto riguarda i reclami, le aziende devono rendere disponibile a tutti gli utenti un modulo prestampato recante le modalità per inoltrare i reclami; l’azienda ha l’obbligo di rispondere entro 40 giorni dal ricevimento del reclamo e, qualora ciò non avvenga, l’utente può sporgere reclamo contro l’AEEG, ovvero l’Autority di riferimento; purtroppo dobbiamo segnalare che l’AEEG non sempre si schiera dalla parte dell’utente, anzi…
    Infine una curiosità: il deposito cauzionale. Esso deve essere restituito all’utente alla cessazione del contratto, maggiorato degli interessi legali. Non può superare i 25 euro per chi consuma fino a 500 metri cubi annui e 77 euro per chi consuma fino a 5000 metri cubi. Non può essere addebitato agli utenti che optano per la domiciliazione bancaria, postale o su carta di credito, qualora ricompresa tra le modalità di pagamento.
    Questa la sintesi di alcune risposte, che hanno valore sia per il mercato tutelato che per quello libero; il resto non è mancia, il resto manca… in attesa di una legislazione seria che tuteli l’utente…

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • La musica metropolitana negli anni ’70: un nuovo linguaggio espressivo

    La musica metropolitana negli anni ’70: un nuovo linguaggio espressivo

    GenesisMi sembra che già dopo i primi articoli di questa rubrica, inizi ad apparire chiaro quanta importanza rivesta la storia – e dentro di essa la vitalità sociale – nel determinare quell’humus culturale indispensabile perché si formino le energie espressive nuove, quelle in grado di sconvolgere la tradizione, in nome di istanze di cambiamento, spesso radicali, tanto sul piano artistico/estetico quanto socio/politico.

    Più in generale possiamo dire che tra la seconda metà degli anni ’40 e la seconda metà degli anni ’70, il blues, il jazz, la canzone folk e rock – con tutte le loro specifiche ed appropriate sfaccettature – sono stati la più significativa fonte di “suono culturale” (quindi espressione vissuta autenticamente, non invenzione del mercato discografico, almeno in origine) che abbia accompagnato gli eventi e le vite di quegli anni. Ma l’urgenza di un linguaggio espressivo “nuovo” che riuscisse a rompere e superare un formalismo ormai ritenuto vuoto e ripetitivo non riguardò solo l’ambientazione – per così dire – “popolare-metropolitana”.

    Il filosofo T. W. Adorno, ad esempio, nel trattare di musica, estetica e società, sviluppava una riflessione e una polemica tutta interna alla musica e al mondo “colto”. D’altra parte nel 1908 A. Schoemberg pubblicò i “klavierstucke”, op.31, ritenuta la prima opera atonale del 1900. E proprio con Schoemberg (ma anche Malher, Webern, Berg, Stravinsky, Varèse, Stockausen, Cage, Xenakis, Pousser… limitandomi a pochissimi nomi) iniziò un’avventura espressiva e linguistica che – sviluppando le innovazioni ereditate dai compositori del XIX secolo – seppe coraggiosamente rompere con la tradizione, sconvolgendo le modalità di ascolto degli ultimi 300 anni.

    Un fronte molto ampio, quindi, (anche se non compatto) che partiva dalla musica colta per arrivare ai suoni metropolitani. Se quindi sul terreno sociale e politico si parlerà di beat-nik, mods, provos, hippies, figli dei fiori, di intellettuali radicali e di giovani politicamente impegnati; di freak, “indiani metropolitani” (variante italiana) e proletariato giovanile; di movimenti di protesta ed obiettori di coscienza; di avanguardie politiche e sindacali…, sul terreno culturale musicale troveremo le nuove “poetiche d’avanguardia”, il jazz – nelle varianti be bop (dalla seconda metà degli anni ’40) e free jazz (metà anni ’60) – il blues, il rock, la canzone di protesta e poi la canzone d’autore. Cioè, in pratica, i suoni che accompagnarono le azioni politiche di quegli anni, e in cui le generazioni più recenti si riconoscevano. Anzi, non di rado chi componeva quelle musiche e quei testi, partecipava attivamente al “movimento”.

    Una cosa, però, ritengo vada precisata. Le avanguardie appartenenti agli ambienti della “musica colta” svilupparono una ricerca ed un’intenzionalità espressiva che, radicalizzando sempre più i linguaggi e gli esiti compositivi, portò ad un progressivo isolamento. Si parlò di crisi della musica e del compositore contemporanei, di autoreferenzialità della musica contemporanea (un bel libro, “Autobiografia della musica contemporanea” racconta di questo dibattito).

    Tutto ciò non successe alle aree espressive che indico come “musica metropolitana” che arrivarono a dei notevoli riscontri di vendite discografiche. Caso mai, all’opposto, per la scena blues/rock/jazz/folk/cantautoriale, gli aspetti da evidenziare – in apparente contraddizione – mi sembrano due: da un lato una relativa e progressiva commercializzazione che porterà ad una parziale caduta di motivazione da parte degli autori/compositori, affiancata da una produzione discografica, scopertamente volta a cavalcare l’onda del successo commerciale; dall’altro la testimonianza di come qualità e successo di vendite abbiano potuto anche convivere. In Italia ne abbiamo avuto un chiaro esempio con i riscontri di vendite di gruppi come: Genesis, Pink Floyd, E.L.P, Jethro Tull (ma anche i nostrani: P. F. M, Banco del M.S., Osanna, Area ecc…), e poi, intorno alla metà degli anni ’70 quando la canzone d’autore (soprattutto F. Guggini, F. De Andrè, De Gregori, L. Dalla e via dicendo) piazzerà i propri “LP” in vetta alle classifiche (erano gli anni in cui il movimento di opposizione extraparlamentare raggiungerà i suoi livelli più alti – in quegli anni nascerà “Democrazia proletaria” e si presenterà alle elezioni).

    Gianni Martini

  • Piante succulente di rapido accrescimento e propagazione

    Piante succulente di rapido accrescimento e propagazione

    Portulaca grandiflora della varietà splendensProseguiamo, in questa settimana, a descrivere l’ultima delle famiglie di succulente da noi prese in considerazione.

    Famiglia delle Portulacaceae: nell’ambito di questa famiglia, da ultimo, ci soffermeremo, in particolare, sulla Portulaca Grandiflora.
    Questa pianta è estremamente frugale, cresce dappertutto, anche nelle strade, nelle crepe tra l’asfalto ed il cemento. Non necessita di alcuna cura, di solito sopravvive per una sola stagione ma si propaga facilmente e spontaneamente via seme. E’ il tipico esempio di pianta utilizzabile nel “Guerrilla Gardening”, di recente diffusione. Questo fenomeno mira infatti a favorire, tramite un uso del verde e delle essenze spontanee, la colonizzazione, da parte delle piante, della città, soprattutto delle rotonde, delle aree spartitraffico e della scarpate neglette ed abbandonate.

    Portulaca grandiflora della varietà thellusonii

    Poche essenze vegetali si prestano meglio della Portulaca Grandiflora a tale fine. Essa è di rapido accrescimento, di facile propagazione, non richiede manutenzione e copre il terreno, nei lunghi ed assolati mesi estivi, di una miriade di fiori, semplici o doppi, coloratissimi che si stagliano brillanti e di varie tinte nella forte luce estiva.

    Neppure il neofita meno avvezzo avrà difficoltà nel coltivare questa pianta, il segreto principale è dimenticarsi di lei, unica regola non bagnarla troppo. Farà tutto da sola.

    Albuca

    In questi brevi articoli speriamo di essere riusciti a dare al lettore l’idea di quanto sconfinato e variegato possa essere l’universo vegetale delle succulente. Si passa infatti dalle piante striscianti, a quelle alte pochi centimetri fino, invece, alle cactacee di grandi dimensioni o a quelle alte qualche metro (ad esempio: l’Euphorbia candelabrum, di cui al nostro precedente articolo).

    La Crassula Falcata

    Che siano esse però più o meno grandi, di un tipo o dell’altro, l’apporto delle succulente sarà assolutamente determinante sia sulle terrazze che nei giardini. Spetterà al singolo la scelta della varietà più adatta alle sue esigenze ed al contesto in cui essa deve essere inserita. Per il neofita (ma anche per l’appassionato) esiste quindi un mondo vegetale a sé, del tutto particolare per esigenze, forme e colori e molto diverso dal concetto di “pianta” cui si è solitamente abituati.

    La Haworthia stellataCrasulacea

    Anche i più inospitali deserti, le lande più assolate o i picchi delle montagne sono infatti vivi. A ciò contribuiscono proprio centinaia e centinaia di particolari forme di succulente, dalle fogge più inaspettate, spesso ignote ai più e forse, a priori, persino difficilmente immaginabili.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com