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  • “Come le briciole dei biscotti sul fondo della tazza”

    “Come le briciole dei biscotti sul fondo della tazza”

    letteredallaluna-azzurroQuante lune sono passate sopra le nostre teste e prima su quelle dei nostri avi, prova a contarle. Mentre il vento scrosta gli intonaci e l’umidità annerisce le facciate all’ombra. Pensa alle banane sul tavolo, alla muffa sulle arance.
    Il tempo passa, anche senza di te.
    Pensa agli uccelli migratori, li osservi schiacciato dalla gravità con la testa in su, loro partono da casa per andare a casa e se scegliessi di fermarti dove sei e se fossi capace di aspettare, li vedresti tornare, ancora una volta, a casa.
    Guarda il sole, aspettalo sino a che non sparisce. La notte passa come pioggia sottile, anche senza di te. Il primo sole colorerà ancora una volta le gocce di rugiada fra gli alberi, la terra si aprirà alla luce.
    E dopo cosa c’è da capire ancora?

    Apri il petto, fai scricchiolare le costole, respira a pieni polmoni. Perché sarebbe un peccato imperdonabile accorgersene solo alla fine, che di ogni giorno c’è sempre una piccola parte che sfugge al tempo e rimane, come le briciole dei biscotti sul fondo della tazza.

     

    Gabriele Serpe

  • “…Da loro dipende l’ultima goccia di splendore”

    “…Da loro dipende l’ultima goccia di splendore”

    letteredallaluna-quaderno2Alzi la mano chi si sente sballottato ogni giorno in un teatrino senza fine, fondato su regole semplici e meccanismi perfettamente funzionanti, alzi la mano chi queste regole le ha chiare e pur trovandole ingiuste e riprovevoli non riesce a trovare una via d’uscita. Alzino la mano coloro che si sentono offesi da chi non mette in dubbio le verità della televisione, da chi ha soltanto piacere a farsi distrarre un po’ dal noioso vivere e lavorare e gli sembra tutto sommato che ci sia crisi, certo, ma che è una ruota e tutto tornerà come prima, come se non fosse proprio quel come prima il problema.
    Altro che offesi, alzi la mano chi si sente morire davanti ai tizi brillanti che parlano per sentito dire di qualsiasi argomento e usano la prima persona plurale quando si riferiscono a coloro che non si fanno fregare dal sistema. Loro sono proprio la mazzata, quella che fa perdere la speranza, vero?

    Ora giù le mani. La alzi chi non si è arreso, chi non ha accettato compromessi, chi ha tirato dritto, sempre, con il suo bagaglio di personali dubbi e profondi malesseri in nome di una libertà di movimento e di pensiero che non ha voce corrispondente nel vocabolario. Chi al denaro non ha ceduto la vita, chi lo ha usato soltanto per sopravvivere, e chi quando il denaro non c’era è stato necessario sopravvivere senza. Chi è pronto a continuare di questo passo, dritto per la sua strada, domani e sempre. Alzi la mano, chi è pronto a farlo.

    Los que viven en mitad del mar desde hace siglos y que nadie conoce porque siempre viajan en dirección contraria a la nuestra. De ellos depende la última gota de esplendor“, Álvaro Mutis.

     

    Gabriele Serpe

  • “Il primo passo dopo aver compiuto una scelta”

    “Il primo passo dopo aver compiuto una scelta”

    letteredallaluna-testo-sfocatoImmagino il suono del piede, breve, intenso e dolcissimo, la luce negli occhi, il sorriso accennato quanto basta a griffare il volto, penso al primo passo di un uomo subito dopo avere compiuto una scelta.

    Il primo passo deciso dopo mesi di ragionamenti contorti ed intensi, figli di un’intuizione che tante volte arriva mentre si è impegnati a fare dell’altro; dapprima fulminea, poi gravida e pesante nel posarsi al centro dello stomaco.

    La scelta fatta è un seme grezzo da covare con coraggio, perché possa sbocciare, completarsi, verificarsi; è l’atto che più si avvicina alla parola libertà. Scegliere insegna a scegliere, non scegliere insegna a subire.

    Muovere un passo deciso in funzione di una precisa volontà dettata dal proprio corpo e dalla propria mente è l’espressione della vita, è un atto divino. Perché non esiste scelta al mondo incapace di produrre effetto e, allo stesso tempo, sono pochi gli effetti inconvertibili; tutto è in gioco, sempre, ogni giorno.

    Combattere la paura di fallire, la sensazione che “tanto non serve a niente”, non essere inermi. Miei cari guerrieri spennati, che la vostra rivoluzione abbia inizio.

     

    Gabriele Serpe

  • “Il panorama sarà stupendo e saremo ancora capaci di apprezzarlo”

    “Il panorama sarà stupendo e saremo ancora capaci di apprezzarlo”

    letteredallaluna-azzurroE chi diamine può dirlo se esiste una salvezza. Da cosa dobbiamo salvarci? Che ne so. Qualcuno direbbe dal peccato originale, per esempio, ma personalmente non accuso questo atavico peso, non me ne vogliate. “Visioni di anime contadine in volo per il mondo”, questo ci raccontano dai paesi di domani le “Anime Salve” di De André e Fossati. E dai paesi di oggi? Io per non saper né leggere né scrivere ho iniziato da mesi a zappare e a fare l’orto. Però vivo ancora in città e qualche sera fa ho fatto un incontro tipicamente urbano: un’amica portava fuori il cane a cagare per strada, raccoglieva l’esito e lo gettava nei cassonetti dei rifiuti, dove qualche cristo sarebbe passato poco dopo a cercare qualcosa da riutilizzare. Non la vedevo da parecchi anni, ci siamo fermati a parlare. “Non me ne frega più nulla, guarda. Ho perso qualsiasi fantasia. È come se avessi intorno un guscio, quello che sta fuori, rimane fuori! Convivo con il mio ragazzo…”, vi risparmio il resto della conversazione perché è semplicissimo immaginarlo anche senza avere idea di chi sia la mia amica, solito copione: si vedono la sera a casa dopo il lavoro, sono stanchi, cena, tv, nanna presto ecc, arriverà un bambino e lo infileranno anche lui nel guscio.

    In quel momento ho pensato che salvarsi fosse riuscire a non fare mai una vita come la sua neanche per pochi mesi. Poi mi è sembrato subito un pensiero troppo semplicistico: vuoi dire che basta non avere un lavoro stabile, un cane, una casa formato nido d’amore e una tv accesa per raggiungere la salvezza? Boh, magari può essere un buon inizio, mi sono risposto, forse per rincuorarmi un po’, essendo io tutto fuorché salvo ed appagato nonostante sia libero da cane, lavoro stabile, nido d’amore e tv.

    Ho ripensato diverse volte a quell’apparentemente inutile conversazione. “Non me ne frega più nulla, guarda. Ho perso qualsiasi fantasia”. Io sto come lei. Questo è il punto. Così oggi penso a tutte le persone nate come me e la mia amica negli anni ‘80. Stiamo come lei, vero? Qualunque sia la vita che stiamo conducendo, ci immagino tutti dentro al guscio, non ce ne frega più nulla e abbiamo perso qualsiasi fantasia. È da ciò che intendo salvarmi.

    E auguro a chi ancora ha la forza per rimanere attaccato con le unghie a qualsivoglia appiglio, di riuscire a tirare fuori tutto il possibile per non mollare la presa. Arriveranno appigli più sicuri, abbastanza comodi per riprendere fiato, il panorama sarà stupendo e, soprattutto, saremo ancora capaci di apprezzarlo.

     

    Gabriele Serpe

  • “Agli specchi che non riflettono, agli echi che non tornano”

    “Agli specchi che non riflettono, agli echi che non tornano”

    letteredallaluna-calamaioAgli specchi che non riflettono, agli echi che non tornano. Agli uomini difettosi che, come tanti gusci di lumaca vuoti ai bordi dei marciapiedi, sono diventati adulti e hanno lasciato qualcosa alle loro spalle, se ne sono andati perché giunti al limite della sopportazione. A coloro che non si aspettavano di trovare di meglio, ma sono partiti lo stesso, perché il viaggio era l’unica ragione. A chi è riuscito a fare a meno del senso, del significato profondo di ogni cosa, che non c’è. A chi guardava fuori seduto alla scrivania del proprio ufficio e ora non lo fa più.

    Bestie ferite, predatori impauriti.
    “Buonanotte”, suonava Brahms. Ed era per voi, anche.
    Per voi una volta cresciuti, buonanotte e sogni d’oro.
    Che queste ore di buio possano farvi riparo, possano restituirvi la calma per agire, per pensare bene, per rialzare la testa e procedere.
    C’è un posto nel mondo per ognuno di voi, è disabitato, sfitto, abbandonato, o è occupato da un estraneo, a sua volta fuori posto.

    La pace è come il denaro, si guadagna con la fatica.

     

    Gabriele Serpe

  • “Non c’è iniziativa personale o intuizione che tenga, non c’è nulla senza la forza di un gruppo”

    “Non c’è iniziativa personale o intuizione che tenga, non c’è nulla senza la forza di un gruppo”

    letteredallaluna-azzurroDiffidate dei grandi filosofi, della loro solitudine elevatrice, diffidate di chi esalta l’attività del singolo e diffidate del solista che non ha bisogno del gruppo. Fare da sé senza doversi accordare, senza allinearsi, senza dover scendere a compromessi, e soprattutto senza confronto è il preambolo del fallimento. E diffidate di chi coltiva il proprio orto come se l’orto del vicino neanche ci fosse.

    Posare sulle proprie spalle ambizioni e progetti, convinti che il centro del mondo sia l’energia sprigionata dalla propria persona è un errore imperdonabile, illudersi che uno vs tutto il resto abbia anche solo una minima possibilita di vittoria è sciocco e pericoloso. Le persone intorno a voi sono il segreto del vostro successo, trovare quelle giuste è un’operazione lunga e dispendiosa, ma è la più importante che ci sia. Cercate vostri simili, fate sì che la vostra intuizione diventi idea di un socio e la sua idea vostro lavoro. Offrite il vostro bagaglio sempre, in cambio delle altrui valigie.

    Non c’è iniziativa personale o intuizione che tenga, non c’è nulla senza la forza di un gruppo, chi non parte da questo presupposto è destinato a fallire, credetemi. Bisogna costruire rapporti di fiducia, siamo catini di entusiasmo che si riempono dell’entusiasmo altrui, se non ci attrezziamo per il travaso l’entusiasmo evapora e rimane solo il catino.

    Prima di voi, sono le persone che vi siete scelti attorno a determinare il successo della vostra opera, qualunque essa sia.

    Questo è quanto. Me lo ha insegnato il firmamento.

     

    Gabriele Serpe

  • “Lottare fino alla morte perché quel poco non sia uguale a niente”

    “Lottare fino alla morte perché quel poco non sia uguale a niente”

    letteredallaluna-quaderno-sfocatoPremessa inutile, non ho la verità in bocca. Lungi da me come la più fioca delle stelle.
    Pensavo, che cosa fai nella vita? A domanda viene ovviamente da rispondere con il proprio lavoro, ergo quello che facciamo per racimolare il denaro che ci serve per avere una casa e tutto il corredo; che poi, è anche logica come risposta, ché il tempo impiegato nella propria attività remunerata è la fetta più grossa della torta insieme a quella occupata dal sonno o sogno che dir si voglia. Che fregatura. Fin qui, siamo sicuramente tutti d’accordo.

    Bisogna accontentarsi di poco, di quel che resta. Gli spietati se ne fregano e ci lasciano qui a riflettere, loro tagliano il filo e tu non ne sai più niente, salgono sul treno e non ritornano (citazione pop). Noi, invece, ci accontentiamo di poco. La chiave sta tutta in quel “poco”. Se uno chiedesse: che cosa fai quando non lavori? Mmm. Ho paura che le risposte sarebbero ancora più noiose e banali di quelle legate al lavoro. Si è stanchi, è fisiologico, la sera si è stanchi. Ma la sera è quel “poco”. E nelle giornate di festa? In quelle comandate mangiamo tutti le stesse cose, che teneri.

    Aldilà del lavoro, delle tradizioni culinarie, aldilà delle ricorrenze, delle usanze… Pensavo, che cosa fai nella vita? Lottare fino alla morte perché quel “poco” non sia uguale a niente è la sola guerra che meriti di essere combattuta.

    Gabriele Serpe

  • “Via da questo luna park in disuso”

    “Via da questo luna park in disuso”

    letteredallaluna-quaderno2Il sabato pomeriggio si contano poche anime, sarà che piove da giorni, mentre l’acqua sottile si insinua fra le pietre che calpesto e le pulisce. Sono ancora poche le serrande alzate, l’ora della merenda è silenziosa dalle nostre parti, nelle strade del centro come sull’autobus. Non è desolante, non è triste, se dietro le persiane ci sono i caloriferi e gli schermi accesi, gli anziani da accudire, i figli e i cani hanno bisogno di amore.

    Sembra un bando andato deserto, questo sabato uggioso. E anche se non mi vedo, mi immagino con lo sguardo simile a quelli che incrocio, lo sguardo di chi durante la festa rimane da solo a guardare gli altri, scopre il trucco e non si diverte più.

    Intanto l’Imu cambia nome, i decreti del nostro governo vengono trasformati in slogan per poter essere apprezzati anche dai bambini e i titoli continuano a dettarli i più furbi che sanno sempre cosa dichiarare. Beati loro. Da un televisore in vetrina appare Scajola con il nodo in gola al cospetto di una massaia opinionista, accelero il passo.

    Sognare un giorno di portare via le palle da questo luna park in disuso non mi aiuta a vivere meglio il presente. L’attesa per qualcosa di migliore che verrà è una pastiglia capace di sedare la cronica disillusione. Ma è una bugia, l’ennesima.

     

    Gabriele Serpe

  • “Amore, lucidità, ingenuità, calma, pazienza. Alla fine si chiama semplicemente forza…”

    “Amore, lucidità, ingenuità, calma, pazienza. Alla fine si chiama semplicemente forza…”

    letteredallaluna-testo-sfocatoCome la fiamma della candela che si fa piccolissima, prima di virare al celeste e spegnersi, lasciando a chi la sta guardando una sinuosa bava di fumo. Io la vedo che se ne va, sento che se ne sta andando.

    Lo chiamo amore, lo sto perdendo. Quell’essere famelico a prescindere, impregnato e rapito in mezzo alle altrui vite che accadono, scorrono, comunque, intorno; o al cospetto del più bel paesaggio, quell’insensata gioia che soffoca, all’improvviso. Posso chiamarla lucidità, la sto perdendo. Davanti ai birilli della vita, che sia slalom che sia bowling, davanti alle cose da fare, coscienti, volute, indotte, imposte.

    La chiamo ingenuità, l’ho perduta. Quel presupporre il meglio, in fin dei conti, per il tempo che rimane. La chiamo calma, io la vedo che se ne va, era il vapore all’imbrunire sul lago, le nuvole basse; o ancora meglio pazienza, quella per i puzzle e i modellini, giornate intere di applicazione, incondizionata, passionale, creativa, genuina. L’ho perduta.

    Amore, lucidità, ingenuità, calma, pazienza… Alla fine si chiama semplicemente forza, quella che serve per reagire.

    Gabriele Serpe

  • Una, due, mille realtà: “Quello che c’è fuori è tutt’altro tema…”

    Una, due, mille realtà: “Quello che c’è fuori è tutt’altro tema…”

    letteredallaluna-calamaioPrendi ad esempio un gruppo di amici, nelle più classiche delle circostanze confidenziali, seduti a discorrere intorno ad un fuoco o a tavola davanti ad un piatto. È semplice comprendere quanto parte della realtà che percepiamo nasconda svariati aspetti bui, che tendiamo ad ignorare quando ci rapportiamo con la gente. In una qualunque discussione su qualsivoglia argomento, gli interventi dei presenti non è affatto detto che rispecchino o spieghino il loro punto di vista, l’opinione, che il soggetto parlante sostiene e magari vorrebbe anche spiegare.

    Vuoi per cosciente falsità o desiderio di tacere e così ascondere vari anfratti di sé e del proprio pensiero, vuoi per l’oggettiva impossibilità di spiegare, di riuscire attraverso il linguaggio a rendere anche minimamente l’idea a chi ci sta ascoltando. Tuttavia quell’enorme fetta di noi, che consciamente o inconsciamente non riusciamo o non vogliamo rivelare, è totalmente presente e incide non poco sulla nostra percezione del reale in misura di quanto invece è assente in quella del nostro interlocutore, che non ne può sapere nulla e chissà, magari, che messaggio distorto gli è arrivato. D’improvviso una cerchia di amici intorno al fuoco può diventare un’agghiacciante esposizione di maschere.

    Quale ruolo ha nei rapporti umani quel che c’è e non si rivela? Quello che è, anche se non accade? Le parole sono condizionate da un’infinità di inibizioni, così i gesti e le intenzioni stesse di ognuno di noi. Quel che vedi non è tutto, quel che ascolti non è tutto, mai.

    Mancherà sempre qualcosa alla realtà per poterla definire tale.

    Sei silente universo
    che i sensi cinque in fila
    difendono
    dipingono
    perpetui
    costellano.
    Quello poi che c’è fuori
    è tutto altro tema.

     

    Gabriele Serpe

  • “C’è chi sostiene che non ci sia niente da fare. E c’è chi semplicemente fa”

    “C’è chi sostiene che non ci sia niente da fare. E c’è chi semplicemente fa”

    letteredallaluna-azzurroUn’idea, poi un desiderio di pancia. L’incoscienza è un concetto che non ho ancora imparato a definire, ne riconosco in parte l’accezione negativa ma allo stesso tempo vivo e godo del suo fascino, così focoso e bugiardo.

    Un desiderio di pancia, dicevo, e poi magari riesci a fare il primo passo. Il desiderio diventa iniziativa, reale, tangibile. Quindi l’entusiasmo, altro concetto che non riesco a definire… è come cavalcare la spinta dell’onda, che se afferri lo scoglio per tempo l’onda rincula senza di te.

    Questo mix di entusiasmo e incoscienza è la benzina che permette a ognuno di noi di agire, di commettere errori per raggiungere traguardi; è polvere da sparo.

    La costanza testarda e genuina completa il piatto e alimenta la vitale smania di rivalsa nei confronti di un tempo fatto di bugie, cattivi consigli e stupido intrattenimento.

    Guarda centinaia e centinaia di persone nella tua città intente ogni giorno a costruire, a progettare, a immaginare il futuro. Si informano, si riuniscono, propongono, organizzano.

    C’è chi sostiene che non ci sia niente da fare. E c’è chi semplicemente fa.

     

    Gabriele Serpe

  • “Siamo vestiti da marinai, senza sapere dove andare”

    “Siamo vestiti da marinai, senza sapere dove andare”

    Lettere dalla LunaHa piovuto a lungo sulle nostre teste, le strade si sono lavate a dovere e il mare ha ingoiato a fatica litri e litri d’acqua sporca. Stroncato a più riprese il corso naturale delle fioriture, il paesaggio per settimane è andato in confusione, come se gli fosse giunto veloce sulla fronte un colpo secco di bastone, come l’alcol nelle tempie quando ti sbronzavi sul serio.

    Ora sembra tutto passato. Ora puoi uscire, senza paura, la mattina puoi liberare gli occhi dall’imbroglio delle croste e aspettarti il sole. Trovi gente lungo i marciapiedi e alle fermate degli autobus, un po’ più illuminata e un po’ meno vestita. Si prova tutti quanti un sottile piacere.

    Intorno continuano a scendere silenziose le serrande dei negozi, gli ampi locali sfitti diventano slot house o empori cinesi, quando si riesce box, altrimenti rimangono vuoti. I risparmi dei nonni tengono per il colletto un sistema in caduta libera, non c’è rivoluzione, non c’è apocalisse e a trent’anni il futuro è già un ospite assente, in ritardo, come la primavera.

    “È solo una fase di passaggio, torneremo a far guazzabuglio nel fango, a fare i maiali con la pancia piena, torneremo a lavorare, a produrre, a spendere”.

    Siamo stanchi, siamo spenti e stanchi. Il cielo è coperto, le nubi nascondono la stella polare.

    Siamo vestiti da marinai, senza sapere dove andare.

     

    Gabriele Serpe

  • “Stasera vorrei trovare la forza per convincermi…”

    “Stasera vorrei trovare la forza per convincermi…”

    letteredallaluna-quadernoStasera vorrei trovare la forza per convincermi.
    Vorrei trovare la forza per guardarmi intorno, ed esibirmi in un “sì”, un cenno deciso con il capo. Vorrei partire dal presupposto che ogni cosa ha il suo senso solo se smetto di cercarne uno per ogni cosa. E che se tutti vanno in una direzione, procedere in quella contraria non deve essere una presa di posizione e, soprattutto, non deve trattarsi di una scelta rivelatrice, non deve rivelare proprio nulla circa colui che la compie.

    E vorrei capire, stasera, perché si finisce sempre nel deve o non deve, perché diventiamo assolutisti ogni volta che prendiamo una decisione o che maturiamo un nostro parere su qualsivoglia argomento.

    Io stasera vorrei tanto non avere pareri, essere vergine, e non sentire il bisogno di farmi penetrare da qualcosa o qualcuno.

    Questa sera vorrei pensare alla mia persona come un soggetto privo di desideri, o anche solo timide attitudini, vorrei essere privo di me e ricominciare da capo. Per poi, magari, rifare ogni singola cosa. Questa volta, però, senza prima pensarci.

    PS Bisognerebbe ricoprire il mondo di pannelli fonoassorbenti, ché il vero rumore arriva da fuori, quello del nulla, dell’ignoto.

    Gabriele Serpe

  • “La loro lungimiranza è uno scudo antisommossa”

    “La loro lungimiranza è uno scudo antisommossa”

    letteredallaluna-azzurroLa città è fatta di persone, certamente, tante persone e tante macchine, uno sciame di moscerini per un’idea di movimento, traffico, scambio, mobilità. Poi ci sono le case, i palazzoni e gli edifici storici. Eh si, perché la città, prima di tutto, è fatta di cose immobili, di pietra e di cemento. E la fermezza in città prevale senza ostacolo alcuno sul movimento, non facciamoci illudere dagli scooter imbizzarriti, non c’è proprio partita, credetemi.

    Vi dirò di più, la differenza a favore dell’immobilità la fanno gli uomini stessi.

    Ci sono corde marce e intrise di sale che stringono e costringono questa pozzanghera di città, ferme e incrostate da decine e decine di anni, bulloni corrosi dalla ruggine che basta applicare un po’ di vernice color argento e sembrano nuovi di pacca.

    Li riconosci subito, hanno lo sguardo pietoso e il lamento sulle labbra, vecchie ferraglie che si scaldano al sole, mentre fuori piove. Complici e indispensabili uno per l’altro in uno sputo di cortile, inutili alla causa appena varcata la soglia.

    Li trovi negli uffici pubblici, in quelli più piccoli dove non si svolgono attività considerate “essenziali”, ai margini della macchina istituzionale, dove spesso si fa fatica a svolgere con successo il proprio lavoro per mancanza di fondi e soprattutto di buone idee; li trovi anche negli uffici più grandi, sono dirigenti terrorizzati dal confronto con l’iniziativa privata, soprattutto quando gli interlocutori sono giovani. Ma i nostri bulloni, guardate bene, non arrugginiscono solo nella pubblica amministrazione. Inquinano anche i cda delle grandi società cittadine, protagonisti canuti di un’interminabile partita “inter nos”, convinti di dover resistere, di doversi proteggere da un futuro che si sta preannunciando più faticoso del previsto.

    La loro lungimiranza è uno scudo antisommossa.

     

    Gabriele Serpe

  • Maledette malelingue: “…così si dice in giro, sia di me che di te”

    Maledette malelingue: “…così si dice in giro, sia di me che di te”

    letteredallaluna-calamaioCiao, ti rubo un minuto. Vorrei chiederti se è vero che ti senti distante da tutto quello che ti circonda, che ti sembra inutile e pesante approfondire la tua conoscenza, che la tua curiosità si sazia scorrendo le agenzie di stampa e seguendo il telegiornale all’ora di cena. Mi piacerebbe sapere se è vero che ti senti fuori dai giochi e che non ti interessa più di tanto farne parte.

    È vero che ti distrae e ti rilassa la vita da avatar sui social network e la televisione accesa sullo sfondo? È vero che hai trent’anni e ti guardi intorno spaesato perché nessuno ti ha ancora offerto mille euro al mese per otto ore al giorno?

    Mi permetto di chiederti se è vero, a venti come a cinquant’anni, che non conosci la tua città, che non hai idea di come vengano amministrati gli affari pubblici e che ti accontenti di sapere che c’è qualcuno che si è preso per te la briga di farlo.

    È vero che l’unica cosa che conta è il tuo sedere, che ti incuriosiscono le vicende sentimentali dei famosi e che le tue conversazioni con gli amici hanno lo stesso taglio delle notizie sulla homepage di Yahoo?

    Perché vedi, così si dice in giro, sia di me che di te.

    Maledette malelingue.

     

    Gabriele Serpe