Tag: iniziative

  • #salvaiciclisti: otto regole per evitare le stragi su due ruote

    #salvaiciclisti: otto regole per evitare le stragi su due ruote

    ciclistiIn questi giorni molti utenti di Twitter hanno rilanciato e condiviso l’hashtag #salvaiciclisti, intorno al quale si è mosso un dibattito partito da Oltremanica e che sta coinvolgendo un gruppo sempre più numeroso di blogger amanti delle due ruote.

    Cosa accade? Lo scorso 2 febbraio il giornale inglese Times ha pubblicato otto regole per evitare incidenti stradali che vedono coinvolti i ciclisti: secondo una ricerca, in Inghilterra negli ultimi dieci anni sono morti 1.275 ciclisti per la negligenza di chi si muove su strada.

    Un gruppo di quaranta blogger italiani riprende il tema, sottolineando che il corrispettivo numero nel nostro Paese è ben maggiore: 2.556 ciclisti morti nell’ultimo decennio. Per questa ragione il web si sta mobilitando nel rilanciare le otto regole inglesi, perché vengano adottate nel nostro Codice Stradale e aiutino a salvare delle vite.

    Queste le otto regole:

    1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la volta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.

    2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.

    3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.

    4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.

    5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.

    6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.

    7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays.

    8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

    Marta Traverso

  • Quartiere Diamante: inaugurato il Centro di educazione ambientale

    Quartiere Diamante: inaugurato il Centro di educazione ambientale

    Un’antica casa rurale a due piani sulla costa di Begato – in quella che un tempo si chiamava località “Aegua Marsa”-  completamente ristrutturata, rinascerà sotto forma di “Centro di Educazione Ambientale”, dotato di tutte le carte in regola per diventare <<il più bello della città>>, secondo il presidente del Municipio Valpolcevera, Gianni Crivello.

    Siamo in via Maritano, quartiere Diamante, troppo spesso citato nelle cronache come luogo pericoloso e foriero di conflitti sociali. Ma da alcuni anni – grazie alla volontà dei residenti e ad un tessuto sociale ricco di associazioni, soggetti sociali istituzionali e non – un’intera delegazione sta provando a rialzare la testa.

    Ieri mattina è stato inaugurato il nuovo Centro, una struttura studiata seguendo canoni energetici alternativi, dotata di pannelli fotovoltaici e solare termico, una serra riscaldata ed un sistema di recupero dell’acqua, il tutto in uno spazio completamente coibentato. Intorno alla “casetta”, sulle fasce che scendono verso valle, nasceranno numerosi orti urbani, alcuni dedicati alle attività che grazie al Centro si svilupperanno.

    Un progetto che risale addirittura al 2003 ma che solo oggi si è trasformato in realtà. Il Distretto Sociale di allora aveva immaginato un luogo che potesse assumere il ruolo di volano per promuovere il quartiere in tutta la città. Nell’ambito dei contratti di quartiere – un progetto europeo mai definitivamente decollato – era previsto anche il recupero dell’antica casa colonica, rimasta incastonata nell’unico angolo di natura superstite ormai circondata da giganteschi palazzi. Il piano di accompagnamento sociale del quartiere Diamante, oltre a restituire nuova vita ai fondi di alcuni edifici della zona, vedi la famosa Diga, dove si è installato il “progetto educativa di strada Diamante”, ipotizzava per la “casetta” la trasformazione in un Centro di Educazione Ambientale. Per fortuna Comune di Genova e Regione Liguria, nonostante siano trascorsi quasi dieci anni, non hanno lasciato cadere nel vuoto un’idea che nel febbraio 2012, finalmente ha visto la luce.

    <<Quest’operazione rappresenta il riscatto del quartiere – spiega Simonetta Gadaleta, coordinatrice dell’ambito sociale territoriale n. 41 del Comune – parliamo di uno spazio abbandonato e decadente che oggi viene messo a disposizione degli abitanti, ma non solo. L’obiettivo è far sì che l’intera città possa avvicinarsi al Centro e rendersi conto che il quartiere Diamante non presenta solo aspetti negativi, bensì è in grado di offrire strumenti utili per tutta la cittadinanza. Inoltre parlare di ambiente in un momento storico come questo è un messaggio fondamentale soprattutto per i bambini. L’idea è quella di sviluppare progetti in collaborazione con le scuole ed il centro servizi minori – famiglie del Municipio Valpolcevera>>.

    <<È un investimento notevole frutto di finanziamenti nazionali, comunali e regionali, che raggiunge la cifra complessiva di circa 1 milione e 700 mila euro – spiega Gianni Crivello, presidente Municipio Valpolcevera – In un luogo che è una realtà complessa, come il quartiere Diamante,  un Centro così concepito può fare la differenza. Ovviamente per non rimanere solo un contenitore dovrà essere riempito di contenuti. Quindi uno spazio vivo a disposizione di associazioni, scuole, cittadini, dove svolgere corsi, ad esempio di compostaggio, attività didattiche e di laboratorio dedicate a bambini e ragazzi. L’obiettivo è far sì che il Centro diventi uno strumento in grado di invertire i flussi, vale a dire portare gli abitanti di altre zone della città in Valpolcevera, invitandoli a scoprire il Centro>>.

    <<Occorre che le istituzioni, oltre a presenziare all’inaugurazione, forniscano il loro sostegno affinché il progetto possa davvero funzionare – spiega Francesco Corso, Associazione Quartiere Diamante – Noi daremo tutto l’appoggio necessario all’iniziativa e assicureremo la nostra presenza quotidiana>>.

    Ma l’importante – secondo gli abitanti – è che non si tratti di una semplice operazione di facciata.

     

     

    Matteo Quadrone

     

  • Subbuteo: il film genovese sul calcio realizzato in crowfunding

    Subbuteo: il film genovese sul calcio realizzato in crowfunding

    subbuteoPopolarissima per decenni tra i bambini (ma non solo), la Subbuteo-mania è tramontata all’alba dell’era dei videoghiochi, portando la storica azienda Hasbro a sospenderne la produzione da alcuni anni.

    Una scelta che non è andata giù ai fratelli Giovanni Battista e Arturo Parodi, che nella loro fabbrica di Manesseno – fondata nel 1971 dal padre Edilio e che conta, oltre ai due titolari, sette dipendenti – costruiscono il popolare gioco e lo distribuiscono in buona parte d’Europa. La loro storia ruota intorno a Subbuteopia, un documentario che sarà presentato in anteprima il 5 maggio a Villa Bombrini nel corso di una giornata interamente dedicata al Subbuteo, con tavoli a disposizione del pubblico e tanti eventi collaterali.

    Il film ha una particolarità: è stato finanziato tramite il web grazie alla raccolta fondi collaborativa degli utenti – fenomeno noto come crowfunding – che ha visto ottenere ai registi un budget di oltre 15.000 €.

    Marta Traverso

  • Mediazione comunitaria: una risposta ai conflitti del centro storico

    Mediazione comunitaria: una risposta ai conflitti del centro storico

    <<Genova può costituire una piattaforma per cercare di lavorare sul conflitto in maniera preventiva prima che questo degeneri e possa trasformarsi in violenza – spiega Alejandro Nató, avvocato argentino, esperto mondiale in mediazione, formatore del corso di Sensibilizzazione alla Mediazione Comunitaria promosso e organizzato dalla Fondazione San Marcellino e dal DiSCLiC dell’Università di Genova, in collaborazione con Comune di Genova, Provincia di Genova e Regione Liguria – una caratteristica peculiare è l’aver avviato il progetto con un approccio di tipo comunitario, vale a dire che a Genova siamo partiti direttamente dalle esigenze della comunità. Quello che stiamo portando avanti assume un valore aggiunto proprio perché quando una determinata comunità, per sua spontanea volontà, decide di appropriarsi degli strumenti adeguati a gestire il conflitto, si genera una tale forza, in grado di espandersi agevolmente al resto della società. Inoltre la città possiede una particolare vocazione che ci permette di applicare la mediazione in ambiti diversi: interculturale, educativo, comunitario. Siamo riusciti ad unire segmenti della società che sono attori chiave come i residenti, gli operatori dei servizi sociali, gli agenti della polizia municipale. Grazie all’esperienza maturata alla casa di quartiere Ghett-up siamo giunti all’esperienza odierna. Vorrei sottolineare il grande impegno sociale che ho subito riscontrato nei partecipanti. Al di là dell’insegnamento relativo agli strumenti da utilizzare per la mediazione, si è creato infatti un vincolo potente, una rete di vicinanza e conoscenza che consente di individuare il conflitto precocemente>>.

    La mediazione comunitaria è un metodo di risoluzione pacifica e partecipativa dei conflitti, un programma sociale che favorisce la creazione di spazi dove la stessa comunità stabilisce un dialogo costruttivo per superare i problemi quotidiani. In pratica la mediazione comunitaria è l’arte della buona convivenza, attraverso la quale è possibile tracciare nuovi percorsi in direzione della concordia.
    Ma come funziona? Un terzo imparziale, formato a questo proposito – è il caso di Alejandro Nató, mediatore che ha lavorato in tutti i Paesi dell’America Latina, in particolare ha trascorso 3 anni in Bolivia impegnato a mediare i conflitti durante la riforma agraria promossa dal Presidente Evo Morales – facilita lo scambio di idee, informazioni, sentimenti e bisogni tra coloro che vivono una situazione conflittuale, aiutando a generare, in maniera collaborativa, soluzioni alternative a questa situazione.

    <<L’idea è quella di allargare la proposta formativa anche ai non addetti ai lavori – spiega Danilo De Luise, Fondazione San Marcellino Onlus – già nel 2011 il Corso sulla mediazione era rivolto ai residenti del Ghetto, oltreché ad agenti della polizia municipale, insegnanti della scuola Caffaro di Certosa, operatori dei servizi sociali. Nel 2012 l’obiettivo era riuscire ad attivare un altro territorio. Ed inaspettatamente sono stati gli abitanti di via San Bernardo, in maniera del tutto spontanea, a muoversi per primi dopo aver conosciuto la fortunata esperienza del Ghetto. Così è nato il progetto Quic (Quartiere in cantiere) di via San Bernardo. Oggi il corso, completamente gratuito, è aperto ad un gruppo eterogeneo di persone, 75 iscritti, tra i quali ci sono oltre ai già citati operatori dei servizi sociali ed agenti di polizia municipale, anche mediatori culturali, psicologi, e soprattutto gli abitanti di Prè, via San Bernardo e del Ghetto>>.

    Il corso è partito il primo febbraio presso la Biblioteca Berio e si compone di sessanta ore divise in tre sessioni, febbraio, marzo e maggio, e si concluderà con un convegno nei giorni 21 e 22 maggio prossimi.
    Venerdì 3 febbraio il workshop si è sviluppato intorno all’esperienza appena avviata dai cittadini attivi di via San Bernardo. Questi ultimi hanno raccontato a tutti i partecipanti il motivo di conflitto maggiormente sentito dai residenti. Prima hanno introdotto brevemente le ragioni della loro mobilitazione.

    <<Tutto nasce dal desiderio di fare qualcosa per migliorare le condizioni di vita del nostro quartiere – spiega Carola – abbiamo iniziato a conoscerci ed attraverso il confronto è emersa la problematica che davvero sta più a cuore agli abitanti, parliamo del famoso fenomeno della “movida”. Un forte disagio per i residenti che subiscono l’invasione notturna del quartiere e di conseguenza, come prima reazione, decidono di ritirarsi nelle loro abitazioni. Oggi ci troviamo in una fase appena precedente all’emergenza. In più di un’occasione abbiamo assistito ad episodi di violenza fisica e verbale, atti intimidatori, azioni invasive come lo sfondamento di alcuni portoni dei palazzi. Se non troviamo il modo di intervenire rischiamo che la situazione degeneri>>.

    Proprio per questo motivo hanno deciso di partecipare al Corso, in maniera tale da acquisire gli strumenti necessari per provare a cambiare lo stato delle cose.
    Ma le criticità relative alla frequentazione notturna riguardano una larga fetta del centro storico, alle prese da almeno una decina d’anni con un fenomeno che oltre ad aumentare le frustrazioni dei residenti, ferisce un tessuto sociale già provato da un passato di abbandono.
    Nata come tentativo di rivitalizzazione dei vicoli, la “movida” si è tramutata in un boomerang.
    Le istituzioni pubbliche, incentivando l’apertura dei locali, ipotizzavano di migliorare la vivibilità del centro storico. A distanza di breve tempo bisogna constatare come l’obiettivo non sia stato raggiunto. Si è registrata invece una proliferazione eccessiva di attività commerciali dedicate esclusivamente al “popolo della notte” e che inevitabilmente lasciano sguarnito un intero territorio nelle ore diurne.
    Oggi, percorrendo alla luce del sole via San Bernardo, sembra di attraversare un quartiere desertificato – basta osservare la sfilza di serrande abbassate – per poi trasformarsi, con il calare del buio, nell’epicentro di una festa che spesso assume toni incivili.

    Una prima risposta potrebbe essere favorire il decollo di insediamenti commerciali che offrano un servizio diverso rispetto ai locali aperti solo nelle ore serali. Ma è necessario anche un decisivo cambio di mentalità dei cittadini <<Noi vorremmo che il quartiere fosse vissuto anche di giorno, che le persone transitassero abitualmente per i vicoli in maniera tale che gli stessi gestori dei locali potrebbero constatare che è possibile avere un tornaconto economico anche con le serrande aperte di giorno>>.

    Tornando alla questione più critica, quella dovuta alla “movida” <<Nessuno di noi è contrario alla presenza dei giovani frequentatori – aggiunge Marina – ma fino a quando non si tocca con mano la situazione è difficile comprendere i disagi che subiamo. Parliamo di 3 notti alla settimana in cui gli abitanti si trovano in scacco di centinaia di ragazzi, alcuni dei quali si comportano in maniera incivile, impedendo il diritto al riposo>>.

    Ma in questo caso – secondo i cittadini di via San Bernardo – siamo di fronte ad un vero e proprio problema sociale che non riguarda esclusivamente i residenti, bensì l’intera città.
    <<Alle spalle di determinati comportamenti si nascondono anche delle responsabilità istituzionaliOggi ai giovani il centro storico offre solo la possibilità di girovagare per locali e bere. Occorre fornire altre opportunità di svago ed è necessario lo sforzo unitario di abitanti, commercianti ed amministrazione comunale>>. Un grido d’allarme, un’esplicita richiesta d’aiuto che i residenti del centro storico indirizzano a chi di dovere.

    Da sottolineare infine la presenza al Corso degli agenti della polizia municipale impegnati sul territorio, i quali evidenziano l’importanza del loro coinvolgimento <<Durante il nostro lavoro abbiamo sempre cercato di seguire il buon senso dell’antico vigile di quartiere, oggi grazie agli strumenti che stiamo acquisendo, possiamo migliorare il nostro approccio ai conflitti che ci troviamo quotidianamente di fronte. Si tratta di un cambio di mentalità che può dare davvero buoni frutti>>.

     

     

    Matteo Quadrone

  • I candidati alle primarie rispondono alle domande poste dall’Uaar

    I candidati alle primarie rispondono alle domande poste dall’Uaar

    A meno di una settimana dalle primarie, i candidati sindaco del centrosinistra hanno risposto ai quesiti sul rapporto Istituzioni Pubbliche – Chiesa, posti dalla sezione genovese dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.

    <<Siamo consapevoli che la laicità delle pubbliche istituzioni rappresenti soltanto un aspetto nella gestione di un Municipio, ma rappresenta un punto fondamentale sulla base del quale è possibile valutare l’indipendenza della pubblica amministrazione dal potere clericale, una misura della effettiva separazione tra Stato e Chiesa come prescritto dalla Costituzione – scrive in una nota la sezione genovese dell’Uaar – Con il proposito di fornire ulteriori elementi di valutazione nella scelta del proprio candidato agli elettori del centrosinistra che domenica 12 febbraio si recheranno alle urne per eleggere con le primarie il loro candidato sindaco, il circolo UAAR di Genova ha proposto ai candidati un questionario attinente la laicità delle istituzioni>>.

    L’unica a non aver risposto è stata Roberta Pinotti. <<Nonostante ci abbia annunciato due volte una risposta al questionario, nulla è pervenuto, lo spazio delle sue risposte rimane quindi vuoto – conclude l’Uaar – Il circolo UAAR di Genova non parteggia per nessuno dei candidati, non dà indicazioni di voto e lascia al giudizio dei lettori interessati agli argomenti proposti la valutazione delle risposte fornite>>.

    Di seguito le domande con le relative risposte:

    – E’ favorevole alla verifica della destinazione d’uso delle proprietà immobiliari riconducibili alle confessioni religiose al fine del pagamento dell’imposta comunale sugli immobili? Cosa ne pensa dell’esenzione per le attività “non esclusivamente commerciali” di cui godono le confessioni religiose?

    Angela Burlando: Sono favorevole alla verifica della destinazione d’ uso finalizzata al pagamento dell’ ICI.

    Marco Doria: Ho avuto modo di esprimermi sul tema. Sono assolutamente favorevole a una verifica puntuale delle destinazioni d’uso degli immobili riconducibili alle confessioni religiose al fine del corretto pagamento dell’imposta comunale sugli immobili. Esiste una chiara ambiguità della normativa nazionale che deve essere al più presto modificata e intendo sollevare il problema con la massima forza. Tale ambiguità consente di non pagare imposte sugli immobili dovute: ciò non è accettabile per ragioni di equità e anche, dato il momento, per ragioni di assoluta necessità della finanza pubblica.

    Andrea Sassano: Sono favorevole alla verifica della destinazione d’uso delle proprietà immobiliari delle confessioni religiose al fine di un corretto pagamento dell’imposta comunale. Penso inoltre che la definizione “non esclusivamente commerciale” sia ambigua e che il legislatore dovrebbe cambiarla.

    Marta Vincenzi: Sono talmente favorevole alle verifiche delle destinazioni d’uso che le ho sempre fatte e continuo a farne (esempio: contenzioso con Maristi, Parrocchia di Boccadasse, Parrocchia di San Siro di Nervi)
    In relazione alla esenzione per gli immobili non esclusivamente commerciali delle confessioni religiose, ribadisco quanto già espresso in altra occasione: dovrebbe essere consentito ai Comuni di definirne lo stato reale alla luce della conoscenza del territorio, piuttosto che limitarsi ad applicare una norma ambigua.

    In Liguria le legge regionale obbliga il comune a finanziare l’edilizia di culto consegnando alle Chiese il 7% degli oneri di urbanizzazione secondaria. Ne è a conoscenza? Il Comune di Genova nel 2011 ha corrisposto 106.904,92 euro alle confessioni religiose quali quote dei contributi per oneri di urbanizzazione secondaria riscossi nel 2010. Lo sa che l’Arcivescovo di Genova nell’ultima richiesta ha dichiarato un numero di fedeli superiore al numero degli abitanti di Genova? In un periodo di ristrettezze economiche, non pensa che questi soldi potrebbero essere diversamente utilizzati? E’ disponibile ad adoperarsi affinché venga modificata tale legge regionale?

    Angela Burlando: Credo che sia necessaria una chiarezza legislativa in modo da evitare incomprensioni. Conosco bene la legge regionale. Ne ero al corrente. Mi pare strano che un arcivescovo si esponga a critiche fornendo dati di cui si può facilmente riscontrare la non veridicità.

    Marco Doria: Sono a conoscenza del problema. Credo che sia opportuno ragionare sulla legge regionale (sulla cui applicazione naturalmente bisogna essere assolutamente attenti, come peraltro deve essere per tutte le norme vigenti) e su sue eventuali modifiche.

    Andrea Sassano: Sono a conoscenza di quanto il Comune di Genova nel 2011 ha corrisposto alle confessioni religiose per oneri di urbanizzazione secondaria. Non sapevo invece che il Cardinale Bagnasco avesse dichiarato un numero di fedeli superiore agli abitanti di Genova. Penso che quei soldi potrebbero essere utilizzati diversamente indipendentemente dal fatto che la nostra città stia vivendo una pesante crisi. Si, sono disponibile ad impegnarmi per modificare la legge regionale.

    Marta Vincenzi: La chiesa dichiara il numero dei fedeli dell’arcidiocesi di Genova. L’arcidiocesi comprende anche altri Comuni e non solo Genova. Ovviamente sono a conoscenza della Legge Regionale. In quanto alla ripartizione del contributo, adottiamo un criterio proporzionale in base al peso percentuale delle varie confessioni religiose sul totale che in parte prescinde dal numero puntuale dei fedeli dichiarati, ma tiene conto, come è nelle intenzioni del legislatore regionale, del peso che hanno sul territorio. La mia opinione su un diverso utilizzo di queste risorse, finché c’è la legge, non ha rilevanza di concretezza. Se potessi, la cambierei.

    – Sebbene non sia possibile verificare la cifra esatta, i dati finora disponibili mostrano che lo Stato Italiano, sotto diverse voci, finanzia la Chiesa Cattolica con oltre 6 miliardi di euro all’anno (http://www.icostidellachiesa.it). In un momento di crisi in cui sono richiesti enormi sacrifici ai cittadini, non crede che alcune voci debbano essere riviste? In particolare, quale è il suo parere sulla modifica della legge sull’8×1000 per destinare alle Religioni solo la quota esplicitamente espressa?

    Angela Burlando: Sì, credo proprio che vadano rivisti alcuni punti della legge relativa all’ 8X1000. Credo che alla Chiesa debba andare solo la quota esplicitamente espressa.

    Marco Doria: Penso che sia opportuno rivedere in generale tutti i finanziamenti erogati dallo stato al fine di procedere nel modo più chiaro e trasparente. Sono assolutamente favorevole a destinare alle Religioni solo la quota 8×1000 esplicitamente espressa come a loro destinata.

    Andrea Sassano: Penso che lo Stato italiano spenda troppo per la Chiesa Cattolica e che vada modificata la legge sull’8×1000. Questo è tanto più urgente quando ai cittadini italiani vengono richiesti sempre maggiori sacrifici ai fini del risanamento dei conti dello Stato.

    Marta Vincenzi: Sono d’accordo.

    – Cosa ne pensa del finanziamento comunale alle scuole paritarie come alternativa a quelle statali attuato in molti Comuni d’Italia?

    Angela Burlando: Per esprimere un parere devo conoscere bene le ragioni che determinano la scelta del finanziamento. Non mi sento di fare una valutazione generica.

    Marco Doria: Ritengo in via generale che ci si debba attenere al dettato costituzionale per quanto riguarda i finanziamenti alla scuola privata. Per quanto riguarda le realtà comunali non escludo a priori che possano esserci situazioni in cui scuole paritarie svolgono azione di effettiva supplenza e quindi possano ricevere finanziamenti. Obiettivo della pubblica amministrazione deve però essere quello di creare un sistema di scuola pubblica che possa rispondere pienamente alla domanda dei cittadini. Non si tocca la libertà per soggetti privati di istituire scuole e istituti di educazione “senza oneri per lo Stato” (art. 33 Costituzione).

    Andrea Sassano: Penso che i soldi pubblici debbano essere investiti nella scuola pubblica, e che vada rispettata la Costituzione in base alla quale le scuole private e paritarie hanno diritto ad esistere le loro attività ma senza oneri per lo Stato.

    Marta Vincenzi: Il Comune di Genova non prevede finanziamento alle scuole paritarie come alternativa a quelle statali.
    Limitatamente alle scuole infanzia per i bambini da tre a sei anni, è previsto un contributo alle scuole paritarie convenzionate, laiche e religiose, per il consolidamento di un sistema educativo integrato; tale sistema ci permette di mantenere un’offerta posti nei servizi per l’infanzia pari al 100% dei bambini da tre a sei anni residenti a Genova.

    – L’ora alternativa, ossia l’attività didattica per chi non sceglie le ore di religione cattolica nella scuola pubblica, dovrebbe essere un diritto. In realtà si incontrano sempre difficoltà organizzative e spesso forme di emarginazione (anche l’UNICEF ha denunciato questa situazione). Ritiene utile istituire un osservatorio sul rispetto dei diritti di genitori e studenti relativamente all’accesso all’ora alternativa? E’ disponibile a sostenere finanziamenti comunali per progetti didattici ed educativi a sostegno degli studenti dell’ora alternativa?

    Angela Burlando: Sì, ritengo utile istituire un osservatorio sull’ ora alternativa. Bene per i progetti didattici a sostegno degli studenti che non seguono le lezioni di religione.

    Marco Doria: Favorevole all’osservatorio. Per quanto riguarda i finanziamenti comunali dovrei verificare la reale disponibilità di risorse considerando la drammatica situazione di settori quali AMT e servizi sociali (per fare esempi eclatanti) che attirano la mia attenzione in via prioritaria.

    Andrea Sassano: Credo che sia utile in qualche modo verificare il rispetto dei diritti di genitori e studenti all’ora di alternativa alla religione, anche attraverso un Osservatorio. Sono d’accordo che il Comune finanzi per quanto è di sua competenza progetti didattici ed educativi a sostegno dell’ora alternativa.

    Marta Vincenzi: Ritengo improprio l’intervento dei Comuni in ambiti di competenza dello Stato, che spesso agevolano la deresponsabilizzazione di ampi settori della pubblica amministrazione centrale.

    – E’ stata di recente inaugurata la sala del Commiato presso il cimitero di Staglieno, l’unica disponibile in tutta Genova. Occorrerebbe avere più spazi da adibire a “sala del Commiato”: non solo nelle zone cimiteriali ma anche vicino ai luoghi in cui si è vissuto (ad es. preparando allestimenti su richiesta in sale presso centri civici, sociali, sportivi). Quale è il suo parere?

    Angela Burlando: Sono d’ accordo sull’organizzazione di altre sale di Commiato in luoghi in cui la persona deceduta abbia vissuto. Mi sembra del tutto normale che ciò avvenga.

    Marco Doria: Favorevole in linea di principio. Valuterei però come amministratore caso per caso la fattibilità di proposte specifiche.

    Andrea Sassano: Aver inaugurato la Sala del Commiato presso Staglieno è stato un risultato molto importante, di cui va dato atto all’attuale amministrazione. Si può vedere come allargare questa iniziativa.

    Marta Vincenzi: Si. Intanto, nel mio mandato, sono riuscita a fare la Sala del Commiato. E’ un inizio.

    A Genova è stato istituito il registro del Testamento Biologico. E’ sua intenzione mantenerlo? E’ disponibile ad impegnarsi per favorire una legge nazionale che lo renda valido opponendosi a quella liberticida in discussione in Parlamento?

    Angela Burlando: Sì, credo proprio che il registro del Testamento biologico debba essere mantenuto.

    Marco Doria: Ritengo il testamento biologico un fatto di grande civiltà. Intendo mantenere il Registro e intendo impegnarmi per favorire una legge nazionale degna di un paese civile, radicalmente opposta a quella in discussione in parlamento.

    Andrea Sassano: Sono favorevole ad una legge nazionale che renda valido il testamento biologico e che cancelli definitivamente quella in discussione in Parlamento.

    Marta Vincenzi: Si. L’ho istituito e intendo mantenerlo. Sono d’accordo perché si arrivi a una legge nazionale

    – I matrimoni civili a Genova sono circa il 60% del totale. I cittadini possono utilizzare a prezzi accessibili solo la Sala Matrimoni di Corso Torino, in tempi contingentati ed orari ristretti. Come già avviene in altri Comuni, sosterrà l’ampliamento dell’orario ai giorni festivi e la riduzione delle tariffe presso le sale prestigiose messe a disposizione dal Comune?

    Angela Burlando: Sono favorevole a rendere meno costose le sale prestigiose in cui celebrare matrimoni. Mi pare anche giusto utilizzare le stesse a prezzi più accessibili, valutando i costi effettivi del personale impiegato.

    Marco Doria: Non intendo complicare ad alcuno la possibilità di sposarsi. Per quanto riguarda i prezzi delle sale prestigiose messe a disposizione dal Comune credo però che sia giusto che si paghino, parendomi un modo non sbagliato di incrementare le scarse risorse a disposizione dell’ente locale.

    Andrea Sassano: Sono favorevole che i matrimoni civili si possano svolgere anche in sale di prestigio del Comune, a tariffe contenute e in orari non contingentati.

    Marta Vincenzi: Le risorse umane ed economiche del Comune purtroppo attualmente non lo consentono.

    – In alcuni Comuni e/o circoscrizioni di altre città è stato istituito il registro delle coppie di fatto. Qual è la sua opinione a proposito? E’ disponibile ad istituirlo anche a Genova e ad adoperarsi per una legge nazionale?

    Angela Burlando: L’ istituzione del registro delle coppie di fatto è un punto importante del mio programma. Sì, sono d’ accordo nell’ istituirlo.

    Marco Doria: Sono favorevole al registro delle coppie di fatto. Intendo istituirlo a Genova e intendo adoperarmi per una legge nazionale in merito.

    Andrea Sassano: Sono disponibile ad istituire il Registro delle copie di fatto. Credo che occorra una legge nazionale.

    Marta Vincenzi: Si sono convinta dell’utilità di tale Registro. Si deve lavorare sia per l’istituzione del Registro su base comunale che per una legge nazionale. Con rammarico ho dovuto constatare nel mio mandato che non c’era una maggioranza convinta in Consiglio Comunale per approvare tale iniziativa. Avrei corso il rischio di una sconfitta e di uno strascico di molte polemiche. Spero si ponga con chiarezza il tema nella prossima campagna elettorale e, soprattutto, che Genova città dei diritti produca un Consiglio Comunale all’altezza delle nuove sfide della civiltà.

    Riti e simboli religiosi negli uffici pubblici e in orario di lavoro, benedizioni, visite pastorali, messe natalizie e pasquali, inviti da parte dei superiori a cerimonie religiose sul luogo di lavoro e in orario di servizio, esposizione di simboli religiosi negli uffici pubblici. Tutto questo anche se non esiste più la religione di Stato, e senza considerare esigenze di chi professa altre religioni e men che meno i cittadini atei e agnostici. Si impegna a rendere liberi dalla religione gli uffici pubblici e ad evitare la presenza di membri della Chiesa Cattolica ad ogni cerimonia ufficiale laica?

    Angela Burlando: Gli argomenti che ponete debbono essere analizzati singolarmente, non tutti insieme. Ci sono occasioni di invito di autorità religiose che non possono essere ignorate per un discorso di buona educazione. Cerimonie religiose ( messe pasquali e natalizie) devono essere organizzate fuori dall’ orario di ufficio. Non credo che si possa evitare la presenza di membri della Chiesa in occasioni di cerimonie pubbliche.
    Credo che il buon senso oltreché il protocollo, possa fornire consigli idonei ad ogni circostanza.

    Marco Doria: La domanda mette insieme questioni diverse. Sono per un approccio laico al tema proposto lasciando che le iniziative religiose siano promosse dalle Chiese. Non ho pregiudizi e contrarietà in generale alla presenza di membri della Chiesa Cattolica a cerimonie ufficiali. Valuterei, nei limiti delle mie competenze, quando tale presenza è opportuna.

    Andrea Sassano: Avendo una concezione laica delle Istituzioni penso che la religione debba stare fuori dagli spazi pubblici, che in quanto tali sono di tutti, di chi crede come di chi non crede. Sono meno d’accordo sulla questione di non invitare membri della Chiesa a cerimonie ufficiali del Comune. La Chiesa è comunque parte della società in cui viviamo, espressione di valori che si possono non condividere ma che nella nostra società sono presenti e con cui occorre dialogare.

    Marta Vincenzi: Negli uffici pubblici del Comune non ci sono simboli religiosi imposti già da tempo. Nelle cerimonie laiche non sono presenti membri della Chiesa. Cio’ non vale per le cerimonie dedicate ai santi patroni o quando venga richiesto espressamente come nel caso di benedizioni di lapidi dalle famiglie interessate o dai promotori o da privati che inaugurano opere o in situazioni dove una parte della cittadinanza gradisca anche una cerimonia religiosa. In questi casi si segue un protocollo del cerimoniale che e’ previsto dalle regole della Repubblica Italiana. Personalmente invito frequentemente anche gli esponenti di altre confessioni presenti in città.
    E’ un fatto culturale delicato e non risolvibile con misure impositive. Si deve procedere con rispetto di tutti e anche tenendo conto della tradizione.

    – Qual è il suo parere sulla costruzione della moschea a Genova? Come risponderebbe ad eventuali analoghe richieste di altre confessioni religiose?

    Angela Burlando: Il rispetto delle diversità è un mio preciso convincimento. Gli islamici hanno diritto a pregare nella loro moschea.
    Appartenenti ad altre religiose ugualmente possono, come loro, costruire la propria chiesa. Chi non crede, ha diritto al rispetto degli altri ma non può pretendere che scompaia dal mondo ogni forma di religione.

    Marco Doria: Sono favorevole alla costruzione della moschea a Genova. Risponderei positivamente ad eventuali analoghe richieste di altre confessioni religiose, “senza oneri per il Comune”.

    Andrea Sassano: Sono favorevole alla costruzione della moschea. La libertà di religione è riconosciuta dalla Costituzione italiana.

    Marta Vincenzi: Ovviamente positivo. Spero di essere giunta alla conclusione di un percorso importante di piena collaborazione con la Comunità Islamica genovese. Abbiamo già risposto positivamente a diverse richieste e continueremo a farlo.

  • “Sopravvivere alla crisi”: Mario Deaglio a Palazzo Ducale

    “Sopravvivere alla crisi”: Mario Deaglio a Palazzo Ducale

    Porticato di Palazzo DucaleMario Deaglio, economista e docente di politica economica all’Università di Torino, è il protagonista del primo incontro di “Sopravvivere alla crisi”, in programma oggi alle ore 17.45 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

    Si tratta di un ciclo di incontri che affronta le grandi questioni legate alla crisi economica analizzando le cause, cercando di comprendere le responsabilità di una speculazione finanziaria senza regole, illustrando la diversità di condizioni tra Occidente e nuove economie emergenti e infine ipotizzando delle possibile soluzioni.

    Mario Deaglio ha approfondito temi legati alla struttura delle economie occidentali: la distribuzione del reddito, l’economia sommersa, il risparmio e la globalizzazione. Ha collaborato con The Economist, Panorama, Il Secolo XIX. Ha diretto Il Sole 24 Ore ed è editorialista economico de La Stampa.

    Il ciclo di incontri è curato da Luca Borzani e Lorenzo Caselli. In collaborazione con Fondazione Edoardo Garrone e Fondazione Ansaldo.

  • Ti tengo d’occhio: il progetto che denuncia i siti web inaccessibili

    Ti tengo d’occhio: il progetto che denuncia i siti web inaccessibili

    Un sito per spingere le persone ad “aprire gli occhi”, uno spazio web per denunciare pubblicamente programmi e siti inaccessibili, in particolare per gli utenti non vedenti. Qualunque cittadino è invitato a collaborare segnalando siti e programmi chesul fronte dell’accessibilitàpresentano carenze o sono del tutto inadempienti. Parliamo del progetto “Ti tengo d’occhio” (www.titengodocchio.it) nato da un’idea di Vincenzo Rubano, studente diciassettenne non vedente dell’Istituto “Costa” di Lecce.

    Da sempre detesto le applicazioni ed i siti Web che non interagiscono correttamente con gli Screen Readers (letteralmente “lettore dello schermo”, un’applicazione software che identifica ed interpreta il testo mostrato sullo schermo di un computer, presentandolo ad un utente affetto da handicap visivo tramite sintesi vocale o attraverso un display braille) o, per dirlo in altri termini, che non sono accessibili – spiega Vincenzo – Nel mio piccolo ho sempre cercato di interagire con gli sviluppatori per segnalare i deficit nell’accessibilità dei loro programmi e/o siti Web, ottenendo più o meno “audience” a seconda della loro disponibilità a rendere i propri prodotti più accessibili per noi non vedenti“.

    Tutto è partito dal sondaggio M’illumino di meno…ma ci “vedo” di più, lanciato sul web dallo stesso Vincenzo quasi un anno fa, il 18 febbraio 2011. Nell’ambito della giornata del Risparmio Energetico, promossa dalla trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su Rai Radio 2, in cui i cittadini sono invitati a contribuire alla creazione del silenzio energetico, spegnendo simbolicamente le luci ed usufruendo di fonti rinnovabili, l’istituto “Costa” ha partecipato con l’iniziativa ideata da Vincenzo.

    Visto che la categoria dei non vedenti, per motivi di forza maggiore, non può accorgersi delle luci che si spengono in casa, per strada o nelle piazze, ho pensato ad un modo originale per far partecipare all’iniziativa di Radio 2 anche tutte le persone che sono nelle mie condizioni – spiega Vincenzo nel suo spazio web, www.titengodocchio.it –  Il 18 febbraio 2011, alle ore 18, anziché spegnere una luce, ho “acceso” questa pagina sul web con un sondaggio. Il questionario è rimasto “acceso” fino al 4 marzo ed era relativo all’uso delle nuove tecnologie (computer, internet, social network, ecc.) da parte dei non vedenti“.

    “Spesso mi sento chiedere, con stupore, come sia possibile che un ragazzo non vedente possa utilizzare il pc, il web ed i servizi ad esso connessi o addirittura imparare a programmare nei linguaggi Html, Php, Css, Sql, ecc. – continua Vincenzo – La mia idea, quindi, vuole sfatare questa cattiva convinzione e dimostrare che vi sono molte persone che, pur non disponendo dell’uso della vista, sono assolutamente in grado di “vedere” un monitor! Partendo da questo presupposto, stiamo cercando allora di “accendere” l’attenzione pubblica sul delicato problema dell’accessibilità ai siti web e ai programmi per computer. Abbiamo quindi chiesto ai non vedenti di esprimere un personale “consiglio” da dare a programmatori e progettisti per far sì che da oggi in avanti non si trascuri più questo importante aspetto“.

    Il sondaggio ha riscosso notevole successo ed ha evidenziato le carenze dei siti italiani. In particolare l’86% degli intervistati ritiene che l’accessibilità universale – vale a dire siti e programmi uguali per tutti – sia un approccio migliore rispetto a quello tradizionale che prevede l’uso di prodotti concepiti specificatamente per i non vedenti. E soprattutto il 62% ritiene che siano più della metà del totale, i siti italiani che necessitano di aggiustamenti per essere davvero accessibili.
    Grazie all’incoraggiamento ricevuto dai partecipanti al sondaggio, Vincenzo si è spinto oltre e, come racconta “ho deciso di fare di più, di alzare il tiro tenendo d’occhio programmi e siti inaccessibili“.

    Nasce così l’osservatorio “Ti tengo d’occhio” e la relativa “lista nera” contenente l’elenco di programmi e siti web che sono stati testati e trovati poco o per nulla accessibili.
    Il primo sito bacchettato è quello dell’Istat, in particolare per quanto riguarda la compilazione del censimento online. La versione on-line del questionario è raggiungibile inserendo in una pagina del sito www.censimentopopolazione.istat.it il codice fiscale dell’intestatario ed una password alfanumerica, “entrambi riportati sulla prima pagina del questionario cartaceo“, sottolinea Vincenzo.

    In primo luogo, per ottenere la password necessaria per compilare la versione on-line del questionario, occorre chiedere aiuto ad un vedente – spiega Vincenzo – infatti la password è riportata sulla prima pagina del modulo cartaceo, non certo una forma accessibile per una persona non vedente. Una volta ottenuta la password ed eseguito il login, però, le difficoltà non sono finite! Accedendo al sito, infatti, ci si può accorgere facilmente che non tutto è stato strutturato come dovrebbe essere. Ci sono etichette non associate correttamente con i campi del modulo (e ciò significa che gli screen readers hanno difficoltà a leggere correttamente l’etichetta del campo che si sta compilando) e, ancora peggio, ci sono dei campi che non possono essere compilati, perché del tutto invisibili agli screen readers. Da non vedente, insomma, è impossibile compilare on-line il questionario!“.

    In questa situazione, dunque, le uniche possibilità a disposizione di un non vedente sono la compilazione del questionario in forma cartacea “chiedendo un occhio in prestito” (luogo comune utilizzato da noi non vedenti per indicare la richiesta di aiuto ad un vedente) o l’utilizzo del servizio di assistenza disponibile presso gli uffici del proprio comune di residenza – continua Vincenzo – Due alternative che, comunque, sono ben più scomode di una compilazione on-line!“.

    Questa inaccessibilità, come tutte le altre, non è che una vera e propria discriminazione – conclude Vincenzo – Ma essa è ancora più grave, se consideriamo che per garantire ai non vedenti la possibilità di compilare il questionario on-line alla pari dei vedenti, non è bastata neanche una legge (la cosiddetta “Legge Stanca”)“.

    L’Istat era perfettamente a conoscenza del problema – precisa Vincenzo – fin dalla pubblicazione della procedura di compilazione del questionario on-line, infatti, sono state indirizzate alla dirigenza dell’ente alcune denunce del problema. E nonostante ciò, nessuno ha mosso un dito per rimediare ad un “orrore” che non avrebbe dovuto neppure verificarsi!“.
    Matteo Quadrone

  • Dal guerrilla al pothole gardening, come far rifiorire le città

    Dal guerrilla al pothole gardening, come far rifiorire le città

    guerrilla gardeningNel 1973 un gruppo di New York si impossessò abusivamente di un appezzamento di terra abbandonata e lo trasformò in un’aiuola fiorita. Questo esperimento diede vita in tutto il mondo al guerrilla gardening, una pratica di “giardinaggio d’assalto” che porta gruppi spontanei di persone a individuare zone verdi lasciate nel degrado per riqualificarle.

    Sulla scia di questo progetto – attivo da diversi anni in tutta Italia, Genova inclusa – è nato a Londra un’altra forma di giardinaggio urbano: il pothole gardening, che consiste nel trasformare le buche nei marciapiedi (quelle che le aziende municipali preposte sembrano non decidersi mai a riparare…) in aiuole fiorite. Questa pratica è stata attuata per la prima volta nel marzo 2010 da Steve Wheen presso l’area del mercato rionale in Columbia Road.

    Marta Traverso

  • Facciamo girare i tappi: un progetto di solidarietà sostenibile

    Facciamo girare i tappi: un progetto di solidarietà sostenibile

    tappiCreare occasioni di lavoro, differenziare in modo corretto la plastica e aiutare chi ha bisogno: con questi tre scopi il Centro d’Ascolto Marassi-Quezzi porta avanti dal 2007 un progetto di riciclo di tappi di plastica, che dal 2008 si è trasformato nell’associazione Non solo parole.

    Come funziona il progetto? L’associazione raccoglie tappi di plastica da privati, aziende, associazioni e parrocchie tramite il lavoro di persone in difficoltà economiche seguite dal Centro d’Ascolto, e li raduna in un deposito a Pianderlino – San Fruttuoso. L’ultimo sabato di ogni mese Amiu preleva i tappi e li consegna a un’azienda di Cuneo che si occupa del loro riciclo.

    Grazie a questo progetto ogni mese vengono raccolte circa 2 tonnellate di plastica, divise in grossi sacchi da 5 o 10 chili ciascuno. Il ricavato viene destinato dal Centro d’Ascolto a famiglie in difficoltà del quartiere.

    Per avere maggiori informazioni sul progetto e sapere dove è possibile destinare i tappi, si può contattare direttamente la responsabile dell’associazione al numero 347 3165682.

    Marta Traverso

  • L’Unione Atei mette in strada l’ateo bus: pioggia di polemiche

    L’Unione Atei mette in strada l’ateo bus: pioggia di polemiche

    ateo busIL PRECEDENTE

    Gennaio 2009: Genova aderisce alla campagna della British Human Association, che ha inaugurato il nuovo anno facendo circolare per le strade di Londra alcuni autobus sui quali è stampata la scritta There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life (traduzione italiana: Dio probabilmente non esiste. Quindi smettila di preoccuparti e goditi la vita).

    L’Unione Atei e Agnostici Razionalisti promuove tramite raccolta fondi pubblica una campagna che porta nel capoluogo ligure il seguente spot, sul retro di alcuni autobus Amt: La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno.

    Subito scoppia la polemica, e la concessionaria di pubblicità che ha attuato la campagna fa marcia indietro perché il messaggio è ritenuto lesivo della libertà religiosa. Il 29 gennaio gli autobus che escono dalla rimessa portano una nuova scritta: La buona notizia è che in Italia ci sono milioni di atei. L’ottima è che credono nella libertà di espressione.

    IL PRESENTE

    Gennaio 2011: a due anni dal tanto contestato Ateo bus, le strade di Genova accolgono una nuova campagna della Uaar. Il tema è uno dei più sentiti nell’era del governo Monti: il pagamento dell’Ici da parte della Chiesa. L’Unione Atei sceglie un’altra e più tradizionale via per sensibilizzare su questo tema: quindici enormi manifesti pubblicitari con la scritta Con 6 miliardi l’anno, l’Italia farebbe miracoli. Una campagna che ha avuto luogo in due città italiane, Genova e Venezia.

    Non solo. L’associazione vuole entrare in campo in modo più diretto in occasione delle primarie del centrosinistra che porteranno a scegliere chi correrà per la poltrona di Sindaco, e lo fa con undici domande ai candidati che toccano i temi di maggiore interesse della Uaar: Ici alla Chiesa, insegnamento della religione nelle scuole, testamento biologico, unioni civili, simboli religiosi negli edifici pubblici.

    Marta Traverso

  • Leonardo Da Vinci è al cinema con la mostra della National Gallery

    Leonardo Da Vinci è al cinema con la mostra della National Gallery

    I disegni di Leonardo Da Vinci“Leonardo da Vinci: pittore alla corte di Milano”, è il titolo della mostra curata da Luke Syson allestita alla National Gallery di Londra, è l’esposizione più completa mai realizzata dei dipinti di Leonardo. Una mostra che riunisce preziosi prestiti internazionali indagando l’opera di Leonardo come pittore di corte del duca di Milano Ludovico Sforza. Nei primi dieci giorni di apertura la mostra è stata presa d’assalto da oltre 300 mila visitatori, tanto da andare in sold out già a inizio dicembre. Per questo la National Gallery ha deciso, in via del tutto eccezionale e per la prima volta al mondo, di offrire al pubblico mondiale un tour cinematografico

    Il 16 febbraio 2012 sarà “visitabile” via satellite nella sale cinematografiche di tutto il mondo. Il tour-evento si chiama “Leonardo Live“, per una sola sera in alta definizione e in contemporanea in oltre 15 paesi (Argentina, Australia, Canada, Colombia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Giappone, Lussemburgo, Malta,Messico, Olanda, Nuova Zelanda, Polonia, Stati Uniti e Svezia).

    Il film-evento, prodotto dal pluripremiato Phil Grabsky della PhilGrabskyFilms.com, è presentato da due importanti giornalisti d’arte anglosassoni, Mariella Frostrup e Tim Marlow. Tra le opere in mostra La Belle Ferronière (Musée du Louvre, Parigi), la Madonna Litta (Hermitage, San Pietroburgo), San Girolamo (Pinacoteca Vaticana, Roma), oltre che le due versioni della Vergine delle Rocce – appartenenti alla National Gallery e al Louvre- che saranno mostrati insieme per la prima volta in assoluto.

    La mostra presenta inoltre il Salvator Mundi (di recente attribuzione) e una copia dell’Ultima Cena, in prestito dalla Royal Academy. Accanto ad essa vengono esposti tutti gli straordinari disegni preparatori realizzati da Leonardo per il Cenacolo: un modo esclusivo per scoprire, sin nel minimo dettaglio, come un grande dipinto sia stato progettato ed eseguito da uno dei più grandi geni di tutti i tempi.

    A Genova aderiscono i cinema CoralloUci FiumaraThe Space.

     

  • Pesaro, cittadinanza onoraria ai bambini figli di immigrati

    Pesaro, cittadinanza onoraria ai bambini figli di immigrati

    A Pesaro anticipano la legge e per i giovanissimi, figli di cittadini immigrati ma nati in Italia, è in arrivo la cittadinanza onoraria. L’iniziativa – come riporta il quotidiano La Repubblica – nasce grazie a Matteo Ricci, giovane Presidente della Provincia di Pesaro.
    Una festa che si terrà a breve in cui a 4.536 bambine/i, nati nel pesarese negli ultimi dieci anni, verranno consegnati un “attestato” che dichiara la loro cittadinanza italiana, una copia della Costituzione, una bandiera ed una maglietta della Nazionale di calcio.

    L’attestato purtroppo non avrà il valore di un documento ufficiale visto che in Italia – a differenza di numerosi Stati europei e mondiali dove vige lo “ius soli” che sancisce il diritto di cittadinanza a chi nasce in quel determinato Paese – la legge si basa sullo “ius sanguinis”.

    Un diritto, quello dello “ius soli”, reclamato a gran voce dalla campagna nazionale per i diritti di cittadinanza, “L’Italia sono anch’io”.

    La vostra è un’iniziativa di grande valore simbolico – questo il messaggio d’incoraggiamento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – C’è da augurarsi che questo esempio possa essere seguito anche da altre realtà territoriali”.

    Dare la cittadinanza a chi nasce in Italia è una questione di civiltà – spiega Matteo Ricci – ma anche un segnale contro la crisi. Da questa si può uscire con più egoismo e solitudine oppure con più giustizia e solidarietà. Bisogna puntare sui valori non solo sui numeri”.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Crowdfunding: i finanziamenti alla cultura nell’era del web

    Crowdfunding: i finanziamenti alla cultura nell’era del web

    Spese e debito pubblicoGli effetti dei tagli alla cultura sono sotto gli occhi di tutti: Pompei si sta sbriciolando, i musei rischiano la chiusura in molte città italiane (Genova, Napoli e Palermo), i teatri hanno sempre meno soldi e gli artisti non sempre trovano spazio che meritano.

    Che fare se i finanziamenti da parte di Governo ed enti locali sono sempre meno? Una soluzione è il finanziamento collettivo attraverso il web: se ciascuno investe una piccola somma in un progetto, e contribuisce a diffondere l’appello tramite i numerosi strumenti che la Rete offre a costo zero – a partire da mail e social network – si possono realizzare progetti culturali che non troverebbero spazio con i fondi tradizionali.

    Sono molti i siti web che radunano progetti artistici e culturali alla ricerca di finanziatori: un esempio è Produzioni dal basso, una piattaforma dove chiunque può far conoscere un progetto e attivare una raccolta fondi attraverso una sottoscrizione che parte dal sito stesso. Produzioni dal basso ha finanziato negli ultimi mesi la realizzazione di libri, documentari e festival.

    Marta Traverso

  • Pietre di inciampo: progetto in memoria delle vittime del nazismo

    Pietre di inciampo: progetto in memoria delle vittime del nazismo

    Un essere umano si dimentica solo quando è dimenticato il suo nome”, questo il pensiero che ha ispirato la nascita delle “pietre di inciampo” – in tedesco “Stolpersteine” – un progetto creato nel 1993 dall’artista berlinese Gunter Demning e realizzato in vari Paesi europei in memoria delle vittime del nazionalsocialismo.

    Ieri mattina a Genova, in Galleria Mazzini, nell’ambito delle iniziative del “Giorno della memoria 2012”, si è svolta la cerimonia della posa della “pietra di inciampo” – organizzata da Comunità Ebraica di Genova, Goethe Institute, Centro Culturale Primo Levi, Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con il Municipio Centro Est – a ricordo della deportazione di Reuven Riccardo Pacifici, Rabbino Capo di Genova che fino all’ultimo ha difeso la comunità ebraica negli anni successivi alla promulgazione delle leggi razziali. Catturato il 3 novembre 1943 in Galleria Mazzini fu deportato ed ucciso ad Auschwitz l’11 dicembre 1943.

    Le “pietre di inciampo” hanno la forma e la dimensione di un sanpietrino, con una superficie di ottone che reca incise le informazioni identificative della persona alla cui memoria esse sono dedicate ed i luoghi e i tempi della sua persecuzione. La prima installazione di una “Stolpersteine” avvenne a Berlino nel 1996. Da allora più di 30 mila pietre di inciampo sono state collocate in tutta Europa. L’obiettivo è richiamare l’attenzione dei passanti con discrezione ma al contempo con grande forza evocativa.

    Le pietre di inciampo – collocate nei marciapiedi delle città in cui le vittime del nazionalsocialismo vivevano prima della deportazione – diventano così parte integrante del tessuto urbano, segnali che inducono a ricordare, ad interrogarsi, a riflettere su ciò che è stato.

     

    Matteo Quadrone

  • Accademia di Belle Arti: no alla chiusura, i genovesi si ribellano

    Accademia di Belle Arti: no alla chiusura, i genovesi si ribellano

    Piazza de Ferrari accademia di belle artiGenova non ci sta. Un comitato di sessanta cittadini si mobilita contro la possibile chiusura dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e del suo annesso museo.

    Era Superba ha recentemente intervistato il Direttore Giulio Sommariva, il quale ha confermato che per risanare il bilancio dell’istituto è stata decisa la vendita di trenta dipinti alla Fondazione Carige: una trattativa che dovrà concludersi in tempi brevi, dato che da marzo in poi non si assicura di poter pagare gli stipendi ai dipendenti dell’Accademia.

    Per evitare che il patrimonio del museo venga compromesso, sessanta genovesi – tra intellettuali, professionisti, docenti universitari e amanti dell’arte – hanno sottoscritto un appello affinché le istituzioni pongano la dovuta attenzione alle sorti dell’Accademia e del Museo. Una delle proposte di questo comitato è lanciare una sottoscrizione collettiva da parte di banche e aziende genovesi, perché contribuiscano a risolvere i problemi di bilancio di uno dei più importanti poli culturali della città.

    Marta Traverso

     

    INTERVISTA A  GIULIO SOMMARIVA, DIRETTORE DELL’ACCADEMIA

    Video di Daniele Orlandi