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  • Internet delle cose: Genova partner di un progetto internazionale

    Internet delle cose: Genova partner di un progetto internazionale

    internetIl termine Internet delle cose, coniato nel 1999 in un laboratorio del Massachussets Institute of Technology, indica la capacità di Internet di “estendersi” agli oggetti di uso quotidiano, per fornire loro la capacità di connettersi alla Rete e fornire informazioni sul proprio utilizzo. Alcuni esempi, per semplificare: la boccetta di un farmaco invia un messaggio per ricordare quando va assunto, un vaso di fiori segnala la necessità di essere annaffiato al più presto, il frigorifero memorizza automaticamente scadenze e lista della spesa.

    In senso più ampio, i progetti legati a Internet delle cose vogliono migliorare la vita delle città in termini – per esempio – di risparmio energetico, infomobilità e sostenibilità ambientale. Ovvero, tutto ciò che è connesso a Smart City.

    Un altro termine importante da conoscere, prima di illustrarvi le ragioni per cui ne parliamo, è Cloud Computing: si tratta di un insieme di tecnologie che permette di non utilizzare più la memoria “fisica” dei computer per installare programmi, salvare dati e così via, ma si serve di una nuvola (traduzione inglese di “cloud”, appunto), ossia di una memoria virtuale presente su Internet e che ha capacità di conservazione illimitata. Google Drive e Dropbox – molto usati nelle aziende e dai professionisti per conservare e condividere documenti – sono due esempi di servizi basati su tecnologia cloud.

    Sono molti i progetti internazionali, proprio a partire da Smart City (ma anche distinti da essa), a cui Genova ha aderito negli ultimi anni, con l’obiettivo di dare prestigio alla città dal punto di vista tecnologico, culturale e ambientale. Alcuni esempi di cui vi abbiamo fornito approfondimenti su Era Superba sono PeripheriaTransform – Celsius – R2CitiesMedi@tic Creative Cities.

    Di recente è stato presentato CLOUT (acronimo di Cloud Of Things), iniziativa a cura dell’istituto di ricerca francese Cea-Leti che coinvolge due città europee (Genova, Italia e Santander, Spagna) e due città del Giappone (Fujisawa e Mitaka). In queste città, grazie a un finanziamento complessivo di 4 milioni di euro, nei prossimi 3 anni (scadenza prevista: 31 marzo 2016) alcuni centri di ricerca potranno sperimentare progetti, applicazioni e tecnologie legate a Internet delle cose e al Cloud computing.

    In particolare, saranno testate in queste città tecnologie che permettono ai cittadini di “connettersi” all’ambiente che li circonda per scambiare informazioni in tempo reale: tra gli ambiti che saranno oggetto di studio vi sono il trasporto pubblico, la sicurezza urbana, la gestione delle emergenze, la segnalazione di situazioni di interesse alle istituzioni. La tecnologia legata a Internet delle cose permetterà di inviare e ottenere queste informazioni, mentre il Cloud Computing gestirà il sistema di “archiviazione virtuale” per memorizzare tutti i contenuti che verranno prodotti e scambiati.

    I centri di ricerca coinvolti sono in totale otto: tre europei (Università di Cantabria, Spagna; Engineering, Italia e ST Microelectronics, Svizzera) e cinque nipponici (NTT East, NTT R&D, Università di Keio, Panasonic e il National Institute of Informatics).

    Marta Traverso

  • Startup Weekend a Genova: concorso per imprenditori agli Erzelli

    Startup Weekend a Genova: concorso per imprenditori agli Erzelli

    erzelli-d11Un format riconosciuto a livello internazionale, che in soli 3 giorni (per la precisione, 54 ore) permette di sviluppare – a partire da un’idea presentata in 5 minuti – un progetto imprenditoriale attraverso il lavoro in team e contattare potenziali finanziatori. Questo è lo Startup Weekend iniziativa volta a promuovere innovazione e imprenditorialità nei giovani – che nel mondo ha già realizzato oltre 1.200 eventi con 63.000 partecipanti.

    Questa iniziativa per la prima volta si terrà a Genova dal 20 al 22 settembre, presso lo spazio del Parco Tecnologico Erzelli in cui il network Talent Garden aprirà un proprio coworking.

    Cos’è e come funziona Startup Weekend? Chi si è iscritto all’evento, nel corso della prima serata (dunque venerdì 20 settembre) avrà a disposizione 5 minuti nel elevator pitch, ossia «il discorso che un imprenditore farebbe a un investitore se si trovasse per caso con lui in ascensore». In questa fase iniziale ogni partecipante illustra la propria idea, e le dieci ritenute più valide vengono selezionate per la fase di sviluppo.

    A seguire ogni partecipante “non selezionato” sceglie quale delle dieci proposte ritiene più interessante e diventa parte del team che la svilupperà. La seconda fase si articola fra il sabato e la domenica mattina: ogni team deve valutare, a partire dall’idea, le varie fasi di implementazione quali business plan, marketing, programmazione software, app, studio grafica etc. A supportare il lavoro di gruppo ci saranno dei coach, ossia imprenditori già affermati ed esperti del settore di competenza delle singole idee, che contribuiranno con la loro esperienza.

    A conclusione dell’evento, nel pomeriggio di domenica ha luogo la presentazione finale davanti a una giuria, formata da esperti del settore e potenziali investitori – che valuterà per ciascun progetto che il modello di business, la collocazione di mercato, la realizzazione tecnica e il design. Da qui saranno scelti i tre progetti vincitori.

    Come ci si iscrive a Startup Weekend? La registrazione avviene tramite il sito Eventbrite, pagando la relativa quota di iscrizione che comprende  i pasti dei 3 giorni, il materiale da utilizzare durante l’evento e le spese logistiche per lo spazio. Inoltre chi l’associazione Open Genova – media partner dell’evento – consente agli iscritti alla piattaforma di beneficiare di un codice sconto da inserire in fase di iscrizione allo Startup Weekend, riservato ai primi 20 che ne faranno richiesta.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • BikeRevolution: Maddalena, progetto per la mobilità sostenibile

    BikeRevolution: Maddalena, progetto per la mobilità sostenibile

    Biciletta a GenovaAbiti alla Maddalena? Conosci qualcuno che affitterebbe un fondo dove depositare delle bici? Quanto saresti disposto a spendere, al mese, per custodire la tua bici al sicuro?

    Queste sono alcune delle domande contenute nel questionario sulla mobilità sostenibile recentemente lanciato da Ama – Associazione Abitanti Maddalena in collaborazione con Yeast e Civ Maddalena. Un progetto nuovo, che insieme a molti altri sta contribuendo a far rivivere il quartiere. Sono due le finalità di questa prima fase: da un lato coinvolgere i cittadini tramite il questionario (soprattutto chi già si sposta abitualmente in bicicletta, e a Genova sono davvero tanti), dall’altro individuare proprietari di bassi disposti a concedere i locali per il deposito di biciclette.

    Così ci spiega Stefania Marongiu, ideatrice del progetto nonché membro di AMA e socia fondatrice di Yeast: «Vuole essere una “Revolution pedalante” che parte dagli stessi biker, ossia da noi e del nostro quartiere partendo dal problema che ci blocca maggiormente: portare la bicicletta a casa. Alla Maddalena molti palazzi sono senza ascensore e hanno molte rampe di scalini, spesso stretti. Nei portoni la bici non si può tenere, per strada ci sono pochissime rastrelliere e un alto rischio di furti o vandalismi. La soluzione sta nei “garage”: per questo abbiamo deciso di seguire una strada sostenibile, senza mega progetti degli o dagli enti locali. Abbiamo deciso di affittare in comunità alcuni bassi (ne abbiamo già individuati tre, stiamo trattando il prezzo e i lavori necessari), portando anche un beneficio indiretto: bassi affittati per scopi utili al quartiere e non tenuti chiusi o dati alla malavita. Partendo da un questionario vogliamo coinvolgere tutti e le idee di tutti, più bici ci saranno e meno costerà per tutti. A breve sarà operativa la “fase due”, su cui non anticipo nulla al momento ma che si chiamerà MobilitAMAci».

    bikeUna volta compilato il questionario (clicca qui per scaricarlo), la scheda va stampata e consegnata ai locali Glò Glò Bistrot (piazza Lavagna), Manena Hostel e Il salotto creativo (via ai 4 canti di San Francesco). Inoltre è possibile compilarlo direttamente online sul sito web di AMA.

    Nelle prossime settimane vi aggiorneremo sugli sviluppi futuri del progetto: in attesa, per qualunque informazione in merito, potete scrivere direttamente allo staff all’indirizzo bikerevolution.genova@gmail.com.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore – logo BikeRevolution a cura di Arkigena]

  • Boccadasse, ex rimessa Amt: il nuovo complesso residenziale

    Boccadasse, ex rimessa Amt: il nuovo complesso residenziale

    Boccadasse 2, residenzeDiciottomila metri quadrati di superficie totale, tremila dei quali riservati al verde e suddivisi a loro volta in tre fasce, lievemente digradanti a mare. A monte, 99 appartamenti in cinque palazzine di quattro piani, con cortile verde interno e fontana zampillante. Questo il progetto di riconversione dell’ex rimessa AMT di Via Boccadasse, ancora in fase di attuazione, le cui alterne vicende degli ultimi anni hanno fatto tanto parlare. Prima i due progetti firmati dall’architetto svizzero Mario Botta, archiviati perché giudicati eccessivamente impattanti (il primo presentava due torri di 6 piani) dopo le insistenti proteste dei cittadini riuniti nel comitato “Insieme per Boccadasse” (1600 firme raccolte). Quindi l’uscita di scena dell’architetto svizzero e il nuovo e definitivo progetto firmato dall’architetto genovese Giuseppe Galasso – approvato dal Consiglio Comunale nella seduta del 28 luglio 2009 – che prevede la realizzazione dell’insediamento residenziale, con autorimessa interrata ed area adibita a verde pubblico.

    A distanza di quattro anni dall’approvazione, oggi i lavori sono nella fase conclusiva, il cantiere verrà chiuso entro la fine dell’anno e nel 2014 gli appartamenti saranno abitabili. Committente del progetto è la cooperativa edilizia Primo Maggio 85 S.C.aR.L. (affiliata di Abitcoop Liguria), che acquistò da Ami (Azienda Mobilità e Infrastrutture di Genova) e Comune di Genova il terreno per una cifra vicina ai 33 milioni di euro.

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    Ex Rimessa AMT – Il progetto originariamente presentato, nella sua prima versione, è datato febbraio 2009. Una seconda versione –visto lo scarso successo della prima- era datata marzo 2009: entrambe firmate dall’architetto Mario Botta, i progetti iniziali non convincevano e se ne criticava l’alto impatto ambientale e la scarsa integrazione nel contesto urbanistico di Boccadasse. Infine, il progetto attualmente in fase di realizzazione, presentato nel luglio dello stesso anno: messo a punto dall’architetto genovese Giuseppe Galasso che, incaricato da Abitcoop, ha lavorato a stretto contatto con l’ingegner Antonio Isnardi, per la parte strutturale, la B.R.E. Engineering srl per il coordinamento impiantistico, e con la Mario Valle spa, impresa esecutrice che si occupa del coordinamento generale.
    Data di inizio lavori, 3 gennaio 2011.
    Foto: Daniele Orlandi

    Il nuovo complesso residenziale e la crisi immobiliare

    Ormai in vendita da un anno e mezzo, gli appartamenti – tutti pensati per uso abitativo privato e non da adibirsi a uso commerciale o professionale – sarebbero in buona parte invenduti: stando alle informazioni in nostro possesso sul totale di 99 abitazioni ancora 60 sarebbero disponibili sul mercato.

    Appartamenti di tutte le tipologie, dai più piccoli a quelli di metratura massima (58 mq, distribuiti tra soggiorno, angolo cottura, camera matrimoniale, bagno; oppure la soluzione leggermente superiore, da 68 mq, identica per distribuzione, con l’unica eccezione della zona soggiorno più ampia; infine, l’appartamento più grande, da circa 130 mq, con due camere da letto e doppi servizi). I prezzi? Non si calcolano “a misura”, ma “a corpo”: il prezzo al metro quadrato non è dato saperlo. In compenso, stando alle informazioni in nostro possesso, la soluzione più modesta – quella da 58 mq, per intenderci – si aggirerebbe intorno ai 300 mila euro, mentre chi volesse optare per la soluzione appena superiore a quella base, con 10 mq in più di soggiorno, raggiungerebbe i 400 mila euro.

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    Facendo un veloce calcolo, si può osservare che, nel caso in questione, per l’appartamento più piccolo il costo per metro quadro supererebbe quindi i 5 mila euro, mentre per il fratello di poco più grande si supererebbero addirittura i 6 mila. Per l’appartamento di pregio, infine, si tornerebbe a circa 5 mila euro al metro quadro, tutte stime di gran lunga superiori alla media del quartiere in oggetto, ovvero 3,5 mila euro/mq.

    Non resta che augurarsi che entro febbraio 2014 –in 7 mesi- si registri l’exploit, ovvero quel boom di vendite che non si è verificato in 18 mesi, quasi il triplo del tempo che resta a disposizione per assegnare tutti gli appartamenti. Per il prossimo febbraio, infatti, sembrerebbe essere stata segnata la data di chiusura delle vendite, ma chissà che –nel caso in cui ce ne sia necessità- non si andrà avanti ancora. Di certo l’auspicio è quello che, nel tempo che resta, gli acquirenti si presentino numerosi per dare vita a questo nuovo, audace, moderno e ambizioso complesso. D’altronde, sarebbe quantomeno assurdo pensare che simili progetti di edilizia residenziale vengano realizzati senza tenere conto del mercato di riferimento.

     

    Elettra Antognetti

     

  • Centri di educazione al lavoro: da agosto rischio stop del servizio

    Centri di educazione al lavoro: da agosto rischio stop del servizio

    Offerta di lavoroDal 1985 sono attivi nel Comune di Genova i centri di educazione al lavoro: si tratta di strutture gestite da cooperative sociali, convenzionate con il Comune stesso, che si occupano di formazione e inserimento lavorativo per ragazzi dai 15 ai 20 anni, soprattutto i cosiddetti Neet – acronimo di Not in Education, Employment or Training – ossia coloro che hanno interrotto gli studi e non sono alla ricerca attiva di un’occupazione.

    Si tratta di cinque centri dislocati nei quartieri di Rivarolo – Certosa (CEL Tempi Moderni, gestito da Coopsse e CEL Ascur, gestito dalla cooperativa Ascur), Cornigliano (CEL Torretta, gestito da Agorà), Marassi (CEL Arianna, gestito da Agorà) e centro storico (CEL Il Laboratorio, gestito dalla Cooperativa omonima) e coordinati dall’Ufficio Coordinamento Inserimenti Lavorativi del Comune di Genova, che ha sede in via Fiasella.

    Come si legge sul sito del Comune, le attività principali di questi centri sono «addestramento artigianale, progetti integrati per l’assolvimento dell’obbligo scolastico e formativo, tirocini pratici in azienda, orientamento scolastico e professionale, didattica del lavoro, attività di educazione ambientale e interventi di manutenzione su aree verdi, attività ludico-sportiva». Ogni anno i CEL assistono circa 200 giovani (con una lista d’attesa che attualmente riguarda 50 persone) e sono convenzionati con circa 400 aziende: negli ultimi cinque anni sono stati avviati 607 progetti individuali, dei quali il 68% ha portato a un esito positivo (ossia inserimento del ragazzo/a in un circuito di formazione o lavoro).

    Le difficoltà economiche della pubblica amministrazione e nello specifico del Comune di Genova mettono a rischio le attività di numerosi servizi sul territorio (leggi per esempio la testimonianza del centro Zenit al Cep) fra cui i centri di educazione al lavoro. La scorsa settimana il vicepresidente di Legacoop Liguria Alessandro Frega, tramite un comunicato stampa, ha lanciato un appello al Sindaco Doria affinché si prenda in esame la salvaguardia di questo servizio: «Queste strutture rischiano di essere dimenticate visto che il loro finanziamento dipende da un altro capitolo di spesa (collegato all’Assessorato allo Sviluppo Economico) e l’Assessore Oddone ha annunciato che dal 1 agosto non ci sono più le coperture. Così il rischio di chiusura diventa reale. Questo vorrebbe dire chiudere cinque centri che ospitano a oggi 90 minori e occupano 19 educatori. Parliamo di ragazzi provenienti dall’USSM (Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni, ndr), molti sono affidati al Tribunale dei Minori, giovani immigrati in regime di protezione, alcuni sono già genitori o lo stanno per diventare: insomma parliamo di un servizio sociale, un servizio che si occupa dal 1985 di giovani e di lavoro».

    Mentre il Comune si sta impegnando a individuare le risorse per sostenere i servizi sociali, va pertanto ricordato che i centri di educazione al lavoro – a differenza di altri servizi in città – non afferiscono l’Assessorato alle Politiche Sociali ma quello allo Sviluppo Economico: «la precisazione può apparire superflua ma per noi è fondamentale perché, se da un lato ci si impegna a “salvare i servizi sociali” dall’altra noi finiamo per non essere percepiti come tali, soprattutto dall’Assessore che, dal suo punto di vista e pur dispiacendosi molto, ci considera un capitolo di spesa su cui non vi è copertura». Queste parole sono state scritte dai gestori dei centri genovesi, che hanno inviato a loro volta un appello al Sindaco Doria elencando i dati sopra esposti e sottolineando il ruolo cruciale nel rapportarsi con minori affidati ai servizi sociali (circa il 60% degli utenti), minori stranieri che hanno richiesto asilo politico e necessitano dunque di misure di protezione, minori inviati dal Tribunale sezione Penale con provvedimento di Messa alla Prova (vedi DPR 448/1998, articolo 28), minori che non hanno completato l’obbligo scolastico (per loro è attivo un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e le scuole cittadine).

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]

  • Silos piazza Solari: l’iter si allunga, verifiche degli uffici comunali

    Silos piazza Solari: l’iter si allunga, verifiche degli uffici comunali

    san fruttuoso 1Si allungano i tempi per chiudere l’iter del contestato progetto per la realizzazione del maxi auto-silos a cinque piani in Piazza Solari a San Fruttuoso, pratica che un mese fa sembrava già cosa fatta. Il rischio idrogeologico in una zona iper cementificata rimane la discriminante fondamentale in grado di far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. La presenza di un rivo sotterraneo di cui si sono perse le tracce – come da sempre ricorda la “memoria storica” del quartiere – potrebbe cambiare radicalmente le carte in tavola. Adesso i tecnici di Palazzo Tursi sono chiamati a valutare questo elemento.
    La Commissione consiliare Territorio, svoltasi la settimana scorsa, ha aperto la porta ad un esito non scontato del procedimento: gli uffici comunali, infatti, stanno esaminando ulteriore documentazione – relativa agli aspetti geologici e di inquinamento ambientale – presentata dal Comitato Protezione Bosco Pelato e Residenti.
    «Lo strumento dell’assemblea pubblica in cui il Municipio Bassa Valbisagno ha invitato l’Istituto Contubernio D‘Albertis a rendere pubblico quel che c’era da sapere, con proiezioni e informazioni a disposizione dei cittadini, ha permesso che il dissenso trovasse modo di esprimersi – spiega Giuseppe Pittaluga, consigliere municipale Fds – In quell’occasione, tra gli argomenti sostenuti dagli abitanti, è emersa la testimonianza di un anziano sul corso d’acqua, il piccolo canneto e l’infanzia passata a pescar le rane. Proprio quel ricordo dai tratti bucolici dà origine all’elemento oggi fondamentale».
    In Commissione consiliare, soprattutto dopo il sopralluogo e maggiori approfondimenti, si percepisce una nuova sensibilità. È stato sufficiente che i consiglieri comunali si rendessero conto della realtà dei fatti per modificare un primo approccio che in generale pareva almeno possibilista riguardo al via libera ai lavori. Adesso all’orizzonte si profila l’opportunità di una scelta politica in controtendenza capace di decretare lo stop di un iter progettuale quasi concluso. Un precedente importante che farebbe scuola.

    Da parte sua l’Istituto Contubernio si è dichiarato pronto a richiedere i danni al Comune in caso di diniego delle autorizzazioni necessarie. Secondo loro il permesso a costruire sarebbe un atto dovuto vista la legittimità del progetto.
    Di parere opposto è il comitato che ritiene l’opera non conforme alle norme «Perché non è un parcheggio interrato visto che è fuori terra per oltre 7 metri e nella peggiore delle ipotesi anche per 15 – sottolinea l’avvocato Daniele Granaro – Il permesso di costruire non è un atto dovuto e il mancato rilascio non espone il Comune al risarcimento di danni».
    Chi, invece, è convinto che non si possa più tornare indietro è il vicesindaco Stefano Bernini «Noi abbiamo una responsabilità di continuità amministrativa. L’iter di questo progetto era ad un punto tale che non abbiamo potuto assumere un atteggiamento diverso e, sulla base degli elementi che abbiamo, possiamo agire solo su alcuni aspetti che possono mitigare l’impatto dell’opera»
    «Per il vicesindaco pare che sia consequenziale approvare e continuare le scellerate scelte dell’amministrazione precedente, dichiarando una continuità che vanifica speranze e progettualità del fantomatico “nuovo corso” che faceva della partecipazione civica alle scelte un cavallo di battaglia – sottolinea Pittaluga, presente alla Commissione consiliare di Palazzo Tursi – Secondo Bernini la faccenda “poteva essere chiusa lì”, all’interno del palazzo, senza avvertir chicchessia e ancora grazie che invece si sono resi disponibili. Come se questo fosse “bontà loro”».

    Oggi la situazione, alla luce della seduta di Commissione consiliare, è la seguente: «Fds, Sel, Idv, Lista Doria e qualche consigliere del Pd, oltre che M5s e il consigliere Pdl Guido Grillo, pare siano per un diniego a costruire in linea di massima – continua Pittaluga – A onor del vero il consigliere Claudio Villa ha addirittura chiesto un documento politico in cui si esprima l’inopportunità dell’opera». Dunque il fronte del no viene allo scoperto e annuncia la presentazione di un ordine del giorno. «Vedremo se il consiglio comunale riuscirà ad avere la meglio sul partito del cemento», conclude Pittaluga.

     

    Matteo Quadrone

  • What’s up Genova: una rubrica online a servizio delle buone idee

    What’s up Genova: una rubrica online a servizio delle buone idee

    scrivere-scrittura-2Chi frequenta i social network sa che da qualche tempo circola su Twitter l’hashtag #genovamuore: si tratta di un’espressione nata in chiave provocatoria, ma che ha provocato di fatto un triste effetto boomerang, poiché molte persone lo hanno utilizzato per scrivere gli ennesimi lamenti & mugugni fini a se stessi sulla città.

    Al tempo stesso, tuttavia, sono nate anche iniziative di replica che hanno l’obiettivo di mostrare che a Genova esistono persone, associazioni, imprese e realtà che si impegnano per concretizzare progetti nuovi che diano un ritorno positivo anche alla città. Ne è un esempio, sempre su Twitter, l’hashtag #GenovaViva, ma anche la lodevole iniziativa di tre tirocinanti presso il Centro Informagiovani del Comune di Genova.

    Federico Zappone, Valentina Russo e Sabrina Bruzzone hanno infatti creato What’s up Genova?, una rubrica che vuole dare spazio alle realtà “giovani e attive” che quotidianamente incontrano nel loro lavoro. Anche noi di Era Superba siamo stati intervistati (l’articolo sarà online nelle prossime settimane sul sito web di Informagiovani), e abbiamo colto l’occasione per chiedere ai ragazzi qualche dettaglio in più sul progetto.

    «Il nostro progetto di tirocinio è legato a Genova Smart City: nello specifico, Sabrina si occupa di comunicazione e redazione web, Valentina della gestione banca dati e Federico degli eventi Gradinata Informagiovani (a cui ha partecipato anche Era Superba lo scorso 6 novembre, ndr). Abbiamo unito i tre filoni progettuali per dare vita a un prodotto “nostro”, che potesse fornire un contributo alle attività del Centro. Dopo un periodo di brainstorming abbiamo scelto di creare una rubrica per raccontare, ogni settimana, le esperienze di chi si è messo in gioco con un proprio progetto. Le prime “tappe” della rubrica hanno riguardato l’associazione Open Genova (qui il link alla puntata dedicata su What’s up Genova), il progetto Barcamper (qui il link alla puntata dedicata su What’s up Genova) e – queste ultime ancora da pubblicare – la rivista per iPad Goa Magazine e il Gruppo Giovani Riuniti. Con alcune di queste realtà siamo venuti in contatto durante gli incontri di stakeholder engagement, mentre di altri abbiamo scoperto l’esistenza tramite rassegna stampa».

    Qui trovate l’articolo di What’sUp Genova che racconta Era Superba.

    Chi vuole mettersi in contatto con i tre autori della rubrica, allo scopo di illustrare progetti e idee, può inviare una mail a scvinformagiovani@comune.genova.it.

    Marta Traverso

  • Università Solidale, i progetti di solidarietà degli studenti genovesi

    Università Solidale, i progetti di solidarietà degli studenti genovesi

    Università solidale comunità Sant'EgidioVenerdì 19 luglio a partire dalle ore 17, nelle sale del Museoteatro della Commenda di Prè, gli studenti movimento giovanile della Comunità di Sant’Egidio Università Solidale animeranno lo spettacolo in costume “Sogno di una notte medievale”.

    Una pièce in forma di gioco rivolta a bambini e ragazzi dei quartieri “periferici” genovesi,  che la Comunità di Sant’Egidio segue tutto l’anno alle “Scuole della Pace” del Cep, di Begato, del campo rom di via Adamoli, di Cornigliano e del Centro Storico, e che -grazie alle spiegazioni degli studenti- saranno trasportati nell’atmosfera della Genova dell’epoca medievale.

    Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione tra Mu.MA –Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni, che ha messo a disposizione i locali del Museoteatro della Commenda, del Consorzio Sol.co Liguria e di Università solidale, il movimento volontario che -all’interno della Comunità di Sant’Egidio- raccoglie centinaia di giovani di tutte le facoltà dell’Ateneo genovese.

    Prendendo spunto dall’evento imminente, per fare luce sulle iniziative della Comunità e dell’Università Solidale siamo andati a parlare con Sergio Casali, uno dei volontari di Sant’Egidio, insegnante di professione e partecipante attivo alla vita del gruppo, tanto che ne è uno dei punti riferimento.

    Partiamo dal dato contingente: “Sogno di una notte medievale”

    Commenda di Prè«Si tratta di un’iniziativa promossa dal gruppo dei giovani che fanno parte di Università Solidale. Comunità di Sant’Egidio e Università Solidale sono una stessa realtà: l’ultima fa parte della prima, ne è una propaggine. Sempre su base volontaria, essa è costituita da un folto gruppo di giovani universitari che fanno riferimento a Sant’Egidio per l’organizzazione di iniziative di solidarietà, unendo all’aspetto culturale quello relativo all’aiuto del prossimo. Le iniziative del gruppo sono tante, e non hanno tardato a farsi conoscere per tutta Genova:  l’iniziativa più recente risale allo scorso 31 maggio, quando è stata organizzata una cena per i senza dimora nell’atrio del palazzo del Rettorato di Via Balbi 5. E ancora: quelle rivolte ai bambini delle Scuole della Pace, ai migranti, ai disabili, agli anziani, e a tutti quei gruppi sociali che vivono disagi e problematiche varie. I giovani volontari si mettono a servizio dei più piccoli, per ricucire il tessuto strappato di una città che, a volte, vive divisa in due e in cui ancora centro e zone limitrofe faticano a trovare la giusta integrazione. Quello che ci entusiasma di questo progetto è che dei ragazzi giovani concretamente rinuncino a parte del loro tempo per dedicarsi alla creazione di questi momenti di comunione: questo tipo di sensibilità nei ragazzi di oggi ci fa ben sperare per il futuro. Questi ragazzi -contro ogni luogo comune sui “giovani d’oggi”- saranno, domani, degli adulti attenti e sensibili ai problemi degli altri».

    La Comunità di Sant’Egidio a Genova: da quando e perché

    «La Comunità vera e propria è nata a Roma nel 1968 all’indomani del Concilio Vaticano II, è un movimento di laici cui aderiscono più di 60 mila e che si impegna nella comunicazione del Vangelo e nella carità  in Italia e in 73 paesi del mondo. Il movimento crea momenti di incontro con realtà normalmente lontane e “difficili”, il tutto in maniera competamente volontaria. A Genova, il gruppo è presente dal 1976 e ha dato vita a vari progetti interessanti e utili a ricucire un tessuto sociale spesso lacerato e segnato da profonde contraddizioni. Il primo nucleo si è formato a Bolzaneto, grazie all’azione di un piccolo gruppo che, nel tempo, si è esteso sempre più, a comprendere una schiera di volontari sempre più folta. Così siamo arrivati nel centro storico prima, e nelle altre periferie, poi. La Comunità ha iniziato a operare su più fronti, con diverse problematiche: dal sostegno a persone con problemi di tossicodipendenza, ai detenuti delle carceri, agli immigrati, gli emarginati delle periferie, i bambini e soprattutto gli anziani».
    Una delle prime operazioni -e tra quelle meglio riuscite- è quella svolta dalla Comunità nel quartiere di Cornigliano, nel Ponente genovese: qui, il lavoro dei volontari è iniziato negli anni ’70-’80, all’epoca in cui la “Banda dei Puffi” -formata da ragazzini in età compresa tra gli undici e i quindici anni- seminava terrore nella zona. È stato proprio per colmare lo squarcio creato dalla violenze perpetuate all’epoca e per ridare speranza ai giovani del quartiere che alcuni giovani studenti genovesi crearono la prima Scuola della Pace, spazio alternativo alle logiche della violenza, lontano dalla strada, dalla droga, dallo spettro dell’Aids.

    Sergio, come avete vissuto questa iniziativa all’epoca e a quali problematiche si dedica oggi la Comunità?

    Via Cornigliano«Certamente quella di Cornigliano è una delle operazioni più importanti di recupero e di sostegno che abbiamo svolto. Ed è anche grazie alle iniziative della Comunità, in questi anni Cornigliano è molto cambiata e ha assunto la moderna fisionomia di quartiere bello e risanato. Oggi, le sfide per la nostra associazione non sono finite: dal problema  degli immigrati e della loro accoglienza, a quello degli anziani, sempre più numerosi.  Genova è una città vecchia, la più vecchia d’Europa, se non del mondo! Per questo dobbiamo combattere la piaga della solitudine, la più grande delle povertà e la principale emergenze della nostra epoca. Altro che crisi economica: la più grande miseria è l’essere soli. I nostri anziani, in istituto o spesso completamente lasciati a se stessi, da soli si lasciano morire e non riescono a superare le difficoltà che, in fondo al loro percorso di vita, sono chiamati ad affrontare. La Comunità prova a sconfiggere questa “piaga”».

    Socialità e attenzione alle problematiche e ai disagi del prossimo: la risposta delle persone?

    «Nonostante quello che si potrebbe pensare, oggi la società è abbastanza pronta e ricettiva nei confronti delle problematiche sociali. Quello che cerchiamo di fare è proporre iniziative ad ampio spettro, per aprire un discorso che sia veramente “sociale” e per mandare un messaggio alla comunità in cui viviamo: la città è di tutti, non ci sono cittadini di serie A e di serie B. Chi vive in periferia, chi è senza caso, chi è anziano o disabile o migrante non deve sentirsi escluso dal tessuto sociale. Per fare in modo che tutti qui si sentano “a casa” è importante “fare rete”. Noi ci impegniamo non solo in prima persona, accorrendo a soccorrere i bisognosi dopo che riceviamo segnalazioni, ma cerchiamo soprattutto di coinvolgere nel processo di “cura del prossimo” il numero più grande possibile di persone, diffondendo il nostro messaggio. Iniziamo coinvolgendo soprattutto proprio coloro che ci inviano segnalazioni: chi ci cerca per mettere in luce problemi di vario tipo è generalmente più disposto a entrare in contatto con noi e farsi portavoce del nostro progetto solidale. Solo creando un nucleo solido dislocato sul territorio e interagendo con gli altri possiamo aiutare chi ci sta attorno. Cresciuti in una società in cui si affermano sempre più le dinamiche di un individualismo selvaggio, siamo per la maggior parte assetati di rapporti umani, bisognosi di vicinanza, pronti a rispondere all’indifferenza. Solo impegnandoci in prima persona potremmo sconfiggere il razzismo e la disumanità».

    Elettra Antognetti

  • Baratto, orti urbani e fai-da-te: la pagina Facebook Vicini di rete

    Baratto, orti urbani e fai-da-te: la pagina Facebook Vicini di rete

    vicini-di-reteÈ online da pochissimi giorni una pagina Facebook tutta genovese e dedicata (citiamo testualmente dalla descrizione) al «parlare, scambiare, mettere in comune competenze, per darsi una mano, chiedere consiglio e per vedere se qualcuno te lo presta». Si chiama Vicini di Rete e pubblica quotidianamente consigli su frutta e verdura di stagione, cibo e oggetti da barattare, produzione di cosmetici e detersivi fai da te.

    Gli iscritti sono al momento qualche decina, ma molto attivi nello scambiarsi opinioni e consigli: tra i primi articoli troviamo – per fare alcuni esempi – le istruzioni per autoprodurre detersivo da lavatrice, i consigli su quali verdure e fiori sono più adatti per l’orto casalingo, idee su prodotti da barattare.

    Si tratta di un’iniziativa tra l’online e l’offline molto simile ad altre già realizzate sul territorio, tra cui il gruppo Te lo regalo se vieni a prenderlo. I potenziali destinatari sono persone che vivono nella stessa città (magari nello stesso quartiere), hanno interessi e stili di vita comuni e sono iscritte a Facebook. Si parte dal cliccare un mi piace sulla pagina, si cominciano a commentare e condividere i primi post e si finisce – spesso – a incontrare di persona gli altri iscritti, per un baratto o momenti conviviali decisi insieme.

    Un progetto interessante, che come tanti altri sembra avere l’obiettivo di esprimere il lato positivo dei social network: creare discussioni e occasioni di incontro che non siano solamente legate alla tastiera e allo schermo del pc o del tablet, ma fornire un ulteriore incentivo affinché le persone continuino a parlarsi e confrontarsi come è sempre avvenuto, ossia “di persona”.

    In attesa di vedere quali sviluppi prenderà questa pagina, chi ha uno stile di vita coerente con quello raccontato qui può già iscriversi a Vicini di rete e raccontare le proprie buone pratiche.

  • Genova, nuova mobilità del Ponente: hub di interscambio e infrastrutture

    Genova, nuova mobilità del Ponente: hub di interscambio e infrastrutture

    aeroporto-colombo-A2Cornigliano come Milano Famagosta. Un hub, che sorgerà nell’area antistante l’aeroporto e attualmente occupata dalla ditta Derrick, consentirà un agevole interscambio tra traffico privato, autobus, linea ferroviaria metropolitana e aeroporto. Il tutto con la chicca di una funivia che collegherà il parcheggio direttamente con la zona partenze dell’aeroporto e, in un secondo tempo, potrà essere allungato fino alla collina degli Erzelli. È questa la chiave del nuovo sviluppo della mobilità nel ponente genovese, che già a maggio ci aveva anticipato il vicensidaco Bernini, e che è stata presentata ufficialmente questo pomeriggio in Regione. L’intervento ha ottenuto l’approvazione da parte della Commissione europea, che ne cofinanzierà la progettazione per una cifra di poco superiore ai 500 mila euro. Il sì definitivo arriverà a settembre, ma la successiva fase di progettazione sarà tutt’altro che agevole.

    I tempi stimati per la fase di studio tecnico non sono inferiori ai dodici mesi, considerato che lo snodo di interscambio dovrà funzionare alla perfezione per non rischiare di essere controproducente alla fluidità del traffico. Da qui, poi, partirà il bando per la realizzazione concreta dell’opera, naturalmente vincolata al reperimento delle ingenti somme necessarie: 15 milioni solo per il tratto di funivia tra il parcheggio multilivello, per la cui messa in opera non dovrebbe essere necessario più di un anno dall’inizio effettivo dei cantieri. Una cabinovia a dieci posti che nei momenti di massima affluenza dovrebbe consentire il trasposto di 4 mila persone all’ora, per un tempo di percorrenza intorno al minuto e mezzo. Con una proiezione di non più di tre minuti per l’eventuale futuro tragitto aeroporto – collina Erzelli.

    progetto hub aeroporto di Genova

    Il progetto chiama in causa altri interventi strategici che si innesteranno nel processo di complessivo restyling infrastrutturale di Cornigliano, di cui farà parte a pieno titolo anche la strada a mare. Ma la nuova mobilità del ponente non potrà prescindere da importanti opere di modernizzazione che dovrà mettere in pratica RFI (Rete Ferroviaria Italiana).

    Tasselli fondamentali del progetto presentato in Regione, infatti, saranno la nuova stazione ferroviaria di Genova Aeroporto – Erzelli, lo spostamento in area via S. Giovanni d’Acri – villa Bombrini dell’attuale fermata di Genova Cornigliano, e una revisione completa del nodo ferroviario di Sestri Ponente. Opere non proprio di poco conto, visto che fanno balzare l’ammontare di tutti i lavori all’ordine di grandezza di 35-40 milioni di euro. Lavori, tuttavia, fondamentali nella direzione della tanto attesa metropolitana di superficie, per cui è imprescindibile il completamento della ristrutturazione del nodo ferroviario genovese.

    Il quadro, dunque, è davvero molto complesso e per vedere la prima funivia genovese si dovrà pazientare ancora diversi anni.

    Altra grande incognita riguarderà la gestione della funivia stessa. In una previsione, per suo stesso dire un po’ troppo ottimistica, il presidente dell’aeroporto, Marco Arato, ha dichiarato che in futuro si potrà andare da piazza De Ferrari all’aerostazione in poco tempo e con soli 1,60 euro. Il che significherebbe una completa integrazione della nuova infrastruttura all’interno del trasporto pubblico cittadino. Ma allo stato attuale delle cose sembrerebbe inverosimile che le finanze di Amt si facessero carico anche della funivia. Il tempo, in questo caso, aiuterà a capire.

    Nonostante il progetto sia in una fase assolutamente embrionale, è comunque palpabile la soddisfazione nelle parole dei rappresentanti delle istituzioni: «L’appoggio della Commissione europea – ha detto l’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita – è garanzia per poter concorrere in futuro ai finanziamenti per la realizzazione. Certo, dovremo capire se le prossime programmazioni di risorse di tutti i soggetti in campo, ma soprattutto da parte di RFI, metteranno al centro questo progetto. La nostra intenzione è quella di disegnare una nuova parte di città, dove si innestano infrastrutture particolarmente importanti per lo sviluppo dell’economia del territorio. Con queste iniziative dobbiamo puntare al rilancio della funzione di traino del capoluogo genovese: insomma, dobbiamo rendere Genova più forte e competitiva».

    Anche Stefano Bernini, vicesindaco del Comune di Genova, ostenta soddisfazione: «Per chi è stato per anni presidente di quel municipio, oggi si tratta del vero e proprio coronamento di un sogno. Questo progetto è la dimostrazione concreta che quando i sogni sono condivisi, si possono realizzare».

    L’ultima parola spetta al presidente dell’aeroporto, Marco Arata, che inserisce il progetto in una ristrutturazione più ampia di tutto il sistema aeroportuale: «Già nel 2009 eravamo convinti della necessità di puntare sui passeggeri in arrivo a Genova. Per fare questo è necessario guardare alle compagnie low cost, che richiedono proprio una forte integrazione con il trasporto pubblico a prezzi accessibili. E con questo progetto, assume ancor più valore il piano di ampliamento dell’aerostazione in direzione delle “due ali”, per lavori già autofinanziati pari a circa 20 milioni di euro. In proposito, stiamo attendendo la stipula del contratto di programma con Enac, dopodiché potremmo procedere alla calendarizzazione degli interventi».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Gruppi di acquisto solare: 23 impianti installati a Genova

    Gruppi di acquisto solare: 23 impianti installati a Genova

    Energia del SoleIL PRECEDENTE

    Novembre 2011: in due Municipi genovesi, precisamente a Pegli e Nervi, viene resa nota l’intenzione di aderire al progetto nazionale gruppi di acquisto solare. L’iniziativa è organizzata da Legambiente, in collaborazione con il Comune di Genova e la società AzzeroCO2, e riguarda l’acquisto e installazione di pannelli fotovoltaici da parte di un collettivo di persone, per esempio residenti nello stesso condominio.

    Il progetto fa parte del Patto dei Sindaci, che impegna a livello nazionale le amministrazioni comunali per ridurre le emissioni di CO2 e migliorare l’impatto ambientale dei territori (leggi l’approfondimento a cura di Elettra Antognetti).

    I due incontri informativi nei Municipi hanno l’obiettivo di avviare la presenza in città di fonti di energie rinnovabili ad alimentare le abitazioni private.

    Giugno 2012: vengono illustrati i primi risultati del progetto Gruppi di Acquisto Solare a Genova. Come illustra Franco Montagnani di Legambiente Liguria (in proposito leggi l’inchiesta curata da Matteo Quadrone), 27 soggetti hanno sottoscritto il contratto di attivazione mentre altri 27 hanno manifestato il proprio interesse ad aderire. L’azienda che si occuperà dell’installazione dei pannelli fotovoltaici è stata scelta nel marzo 2012 attraverso una gara d’appalto, tenendo conto che buona parte degli aderenti hanno manifestato la preferenza di una ditta ligure.

    IL PRESENTE

    Luglio 2013: passato un altro anno, il Gruppo di Acquisto Solare stila un nuovo bilancio delle attività nel territorio comunale di Genova e della Provincia.

    Lo scorso 20 giugno l’ente provinciale ha comunicato l’adesione al progetto di 12 Comuni (che diventano 13 con l’aggiunta “autonoma” di Celle Ligure, in provincia di Savona): Arenzano, Casarza Ligure, Cogoleto, Davagna, Lavagna, Leivi, Moneglia, Montoggio, Neirone, Sestri Levante, Serra Riccò e Tribogna. Nel periodo 2012/2013 sono state realizzate 17 installazioni su un totale di 69 adesioni. Cosa significa? Che ogni anno verranno prodotti dai nuovi pannelli fotovoltaici 42.000 kwh, che comporteranno un risparmio di 22 tonnellate di CO2 all’anno (che diventano 600 tonnellate calcolando l’arco di vita medio dei pannelli, ovvero 30 anni).

    Venerdì 28 giugno si è invece svolta a Palazzo Tursi la presentazione dell’esito progettuale relativo al Comune di Genova: sono stati installati 23 impianti fotovoltaici, che porteranno sul territorio comunale un risparmio di 43 tonnellate di CO2 all’anno.

    Come informarsi sul progetto Gruppo di Acquisto Solare? È possibile contattare Legambiente Liguria al numero 010 319165 o alla mail s.pesce@legambienteliguria.org, oppure i referenti della Provincia (010 5499888 – miroglio@provincia.genova.it)

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Telemaddalena: in centro storico nasce la prima web tv di quartiere

    Telemaddalena: in centro storico nasce la prima web tv di quartiere

    piazza-maddalenaÈ online da alcuni giorni la prima puntata di Telemaddalena, un progetto web curato da Laboratorio Probabile Bellamy che mira a valorizzare il centro storico in una serie di sketch a puntate. Una sinergia nata la scorsa primavera con la produzione dello spot “Maddalena vive, volto a promuovere le attività commerciali del quartiere.

    Per saperne di più sul progetto contatto Samuele Wurtz, co-fondatore di Laboratorio Probabile: «Tutto è nato un po’ per scherzo, sulla scia delle varie attività culturali organizzate dall’associazione AMA, di cui faccio parte. Ho voluto mettere la mia professionalità – dato che è questo il mio lavoro – a disposizione del quartiere e ho scritto la prima puntata con un mio vicino di casa architetto e l’abbiamo presentata alla Fiera della Maddalena. Gli sketch hanno per protagonisti abitanti del quartiere e le ambientazioni sono le case in cui loro stessi vivono. Ci siamo ispirati in parte a Cinico Tv di Ciprì e Maresco, vogliamo raccontare la Maddalena in chiave ironica ma senza dimenticare i problemi e criticità che la caratterizzano».

    Il successo è stato immediato: caricato su YouTube una settimana fa, conta a oggi (venerdì 28 giugno) 649 visualizzazioni. La seconda puntata è già in cantiere, buona parte degli sketch è già scritta e dovrebbe essere online entro fine luglio: «Abbiamo mantenuto alcuni sketch a cui teniamo molto, come l’intervista a Bruce Willis – che nella seconda puntata risponderà alle lettere delle vecchiette – e la lettura dei proverbi in genovese, mentre vogliamo nel tempo creare nuovi sketch e correggere quelli che ci convincono meno. È un lavoro che si sviluppa con la sinergia di tutti gli abitanti: lo scopo è dare continuità, ci piacerebbe produrre ogni puntata con cadenza mensile».

    Qui arriva il tasto dolente, ovvero i finanziamenti. Se da un lato l’obiettivo è cercare il sostegno di enti pubblici e fondazioni, da subito Telemaddalena ha cercato la via del crowdfunding: uno strumento sempre più utilizzato per supportare economicamente iniziative culturali. Sul sito Produzioni dal basso è possibile fare una donazione di 5 € e diventare così “sponsor di Telemaddalena”: «Teniamo molto a che questo progetto cresca con il sostegno della gente, in cambio vorremmo offrire a tutti coloro che ci aiuteranno un coinvolgimento attivo nel progetto».

    Guarda la prima puntata di Telemaddalena.

    Marta Traverso

  • Una bella differenza: Arci e l’accoglienza degli immigrati

    Una bella differenza: Arci e l’accoglienza degli immigrati

    vicoli-immigrazione-d1Arci Liguria ha presentato ieri mattina (giovedì 27 giugno 2013) a Palazzo Ducale la conclusione del progetto Una bella differenza, reso possibile grazie ai finanziamenti del bando FEI – Fondo Europeo per l’Integrazione – e che da ottobre 2012 a oggi ha promosso il lavoro di mediazione interculturale negli sportelli Arci, Acli e Anolf dislocati in tutta la Liguria (l’elenco si può trovare sul sito Noi non discriminiamo).

    La conclusione del progetto è stata presentata in una maniera diversa dal solito: a un evento aperto al pubblico è stata preferita una formula alternativa, ossia il dialogo fra operatori del settore, rappresentanti delle istituzioni e giornalisti (fra i quali la sottoscritta, invitata in rappresentanza di Era Superba), in modo che ciascuno dal proprio osservatorio potesse illustrare il proprio punto di vista sul tema.

    L’incontro è partito con la proiezione di alcuni video tratti dalla web – sitcom Vicini, realizzata da Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni razziali) e che mette in scena in chiave ironica i pregiudizi delle persone nei confronti di immigrati, omosessuali e disabili partendo da uno dei principali luoghi di contatto: il condominio.

    Qui uno dei filmati.

    A seguire il dibattito, durante il quale gli operatori del settore hanno condiviso risultati e criticità di ciò che affrontano quotidianamente. Lo scopo: trovare punti di affinità e capire – in vista dei futuri bandi Fei – quali sono gli ambiti del progetto su cui è necessario investire nuove risorse.

    Tutti i presenti erano concordi sul fatto che l’incontro e l’ascolto sono alla base di ogni iniziativa volta a sostenere gli immigrati nella ricerca di lavoro, di una casa, di documenti, di pratiche sanitarie e così via.

    Da qui i primi dati, curati dall’Università di Genova, per capire quale tipo di utenza si è rivolta agli sportelli, ma anche e soprattutto chi non vi si è rivolto. Risulta anzitutto che in Liguria sono presenti soprattutto immigrati provenienti da EcuadorAlbania, Marocco, Ucraina e Perù, pur con alcune varianti nelle singole province (per esempio a La Spezia vive la più numerosa comunità dominicana d’Italia). Agli sportelli si sono rivolte soprattutto donne dai 26 ai 45 anni e oltre il 70% degli utenti vive in Italia da oltre cinque anni. Solo il 9% delle persone ha meno di 24 anni: una delle prossime fasi del progetto potrebbe quindi riguardare un maggiore coinvolgimento dei giovani.

    Un problema evidente è quello del titolo di studio: oltre il 50% degli utenti è diplomato o laureato, ma l’86% di questi ha un titolo non riconosciuto in Italia.

    Le esigenze primarie che spingono le persone a recarsi agli sportelli sono la ricerca di informazioni, di lavoro o di come ottenere il permesso di soggiorno. Infine, oltre il 70% ha saputo dell’esistenza degli sportelli attraverso il passaparola. Un dato che fa riflettere, visto l’investimento economico in materiale cartaceo e comunicazione che sempre viene fatto in progetti di questo genere.

    La discussione è stata avviata con il presupposto che l’Italia è “indietro” nell’approccio all’immigrazione, sia dal punto di vista normativo sia di mentalità: in una sorta di corto circuito, le leggi attualmente vigenti riflettono in parte pregiudizi e “paure” collettive, che a loro volta condizionano chi ha il potere e la responsabilità di legiferare.

    In questo senso una responsabilità molto grande è data dai media – da qui la scelta di invitare i giornalisti al seminario – che spesso si occupano di immigrazione solo per fatti di cronaca nera o per valorizzare elementi folcloristici quali l’abbigliamento e la gastronomia di altri Paesi. Il ruolo cruciale di chi fa informazione dovrebbe invece essere quello di uscire dalle redazioni e osservare in prima persona la presenza dei migranti sul territorio, l’attività di sportelli e associazioni preposti a supportarli, così che noi giornalisti in primis “usciamo” dai nostri pregiudizi e contribuiamo a favorire l’incontro tra le diverse culture che coabitano nelle nostre città. Il primo ostacolo all’integrazione è infatti – come sottolineato da molti durante il seminario – la “percezione distorta dell’altro“.

    Marta Traverso

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Valletta San Nicola: modifica al Puc e acquisto da parte del Comune

    Valletta San Nicola: modifica al Puc e acquisto da parte del Comune

    Valletta Carbonara San NicolaLe proteste rumorose dei comitati No Tav e dei dipendenti di Tursi, che si sono presi di diritto la prima pagina dell’ultima seduta del Consiglio comunale, hanno fatto passare un po’ sottotraccia un’importante mozione che delinea, con precisione, il futuro della Valletta Carbonara – San Nicola.

    L’area, che si estende per circa 25 mila metri quadrati alle spalle dell’Albergo dei Poveri, potrebbe presto passare nella piena disponibilità del Comune di Genova. Già da tempo, l’amministrazione ha mostrato interesse per il futuro della Valletta rinunciando, ad esempio, al trasloco ai parchi di Nervi della collezione di felci storiche, curata nelle serre di San Nicola da Aster. Ma con l’approvazione, trasversale e quasi unanime (30 voti favorevoli, astenuta Vittoria Musso della Lista Musso e presenti non votanti il presidente Giorgio Guerello e Paolo Veardo del Pd), della mozione presentata in aula da Marianna Pederzolli (giovane consigliere in quota Lista Doria), iniziano a muoversi anche i primi passi concreti. Nel documento, infatti, sindaco e giunta si impegnano a modificare la destinazione d’uso dei terreni all’interno del nuovo Piano urbanistico cittadino, per vincolarli alle loro funzioni di area pubblica a uso florovivaistico, come previsto dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e dalla volontà testamentaria del primo proprietario, Emanuele Brignole.

    «Attualmente – ha spiegato Pederzolli – il Puc qualifica la Valletta come Distretto di Trasformazione Locale. Benché le linee di pianificazione prevedano il mantenimento della vocazione agricola, con questo inquadramento, nulla impedirebbe in un futuro prossimo di modificarne sensibilmente l’assetto fisico, ad esempio con la costruzione di parcheggi e villette. Chiediamo, pertanto, alla giunta di vincolare l’area a una disciplina paesaggistica speciale, che escluda ogni possibilità di nuova edificazione, di variazioni di destinazione d’uso, di ampliamento delle superfici agibili e di allestimento di posti auto di superficie o sotterranei».

    Un vincolo forte, che dovrebbe far perdere all’area qualsiasi valore edile e spingere la Regione, attuale proprietaria attraverso la commissariata Azienda pubblica di servizi alla persona “Emanuele Brignole Sale”, al passaggio definitivo dei terreni nelle mani del Comune di Genova.

    Tanto più che sembra essere venuto meno anche un altro grande ostacolo, come ha annunciato l’assessore comunale all’Ambiente, Valeria Garotta: «Come previsto dal patto di stabilità, l’area retrostante l’Albergo dei Poveri finora non poteva essere oggetto di compravendite perché interessata da debiti di affitto. Tuttavia, abbiamo da poco sanato questa situazione e mi auguro che nel 2014 potremmo procedere all’acquisto. In caso contrario, cercheremo comunque di stipulare un nuovo contratto di affitto che dia al Comune la piena disponibilità della Valletta».

    Anche se non in tempi rapidissimi, il polmone verde di San Nicola potrà iniziare il suo percorso verso il pieno recupero, dopo anni di progressivo abbandono. Tre le principali linee di sviluppo del progetto di riqualificazione: la prima riguarda la creazione di un circuito di gestione per orti urbani individuali e collettivi; la seconda mira alla valorizzazione delle serre storiche cittadine come poli di educazione ambientale e di attrazione turistica; l’ultima interessa la promozione di ricerca applicata e produzione di ecotipi vegetali tipicamente locali, che possano dar vita a iniziative economiche innovative e sostenibili, grazie alla creatività dell’imprenditoria giovanile in ottica green.

    Valletta Carbonara San Nicola

    Valletta Carbonara San Nicola

     

     

     

     

     

     

     

    La nuova Valletta Carbonara sarà perciò oggetto di un vero e proprio restyling partecipativo, in cui interlocutori privilegiati saranno i cittadini che hanno dato vita al “Comitato Le Serre”, nato proprio con l’obiettivo di prendersi cura del futuro della Valletta, e gli studenti universitari dell’Albergo dei Poveri e dell’Orto botanico di Ateneo.

    Nella stessa mozione approvata in Sala Rossa si delineano alcuni futuri ambiti di intervento concreto. Il primo riguarda la promozione dell’aggregazione sociale attraverso iniziative ecosostenibili, di educazione ambientale finanche ludiche, impostate sul controllo spontaneo da parte degli abitanti che si faranno carico del presidio dello spazio. Un secondo pacchetto di attività dovrebbe essere dedicato all’imprenditoria giovanile: in particolare, all’assegnazione in comodato d’uso gratuito di alcune aree a progetti innovativi nel settore della green economy, della ricerca e della produzione agro-alimentare, nonché in ambito sociale e culturale. Inoltre, si prevede la realizzazione di un Osservatorio del paesaggio rurale, con la regia delle Facoltà umanistiche dell’Università e dell’Orto botanico, che funga da coordinatore e promotore di azioni di valorizzazione del patrimonio culturale, urbanistico e rurale della città. Una sorta di progetto pilota che possa supportare iniziative analoghe in altre realtà genovesi. Infine, la mozione impegna sindaco e giunta a inserire il recuperato complesso della Valletta Carbonara – San Nicola all’interno dei percorsi museali del centro di Genova.

    Consiglio Comunale Genova

    Numerosi gli interventi in Sala Rossa di consiglieri di maggioranza e opposizioni che hanno sostenuto il documento presentato da Pederzolli, non mancando di sottolineare il lodevole impegno della collega più giovane. Oltre ad Antonio Bruno (FdS), che già nello scorso ciclo amministrativo si era prodigato invano per difendere la causa della Valletta, e a Leonardo Chessa (Sel), che ha lodato l’alto valore di un progetto di «democrazia attiva», sono intervenuti anche Gianpaolo Malatesta (Pd), che ha posto l’accento sull’importanza del coinvolgimento degli studenti universitari, e tre consiglieri del Pdl, Lauro, Grillo e Campora. Quest’ultimo, in particolare, si è detto soddisfatto di essersi finalmente trovato di fronte a un’efficace rete di cittadini che non si è fermata soltanto alla protesta e agli «sbraiti in aula, che ormai contraddistinguono tutte le sedute, ma dalla protesta si è passati alla proposta».

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Strumenti musicali usati: come donarli alle scuole di Genova

    Strumenti musicali usati: come donarli alle scuole di Genova

    musica-concerti-chitarre-DIHai uno strumento musicale che non utilizzi più? C’è la possibilità di fare una donazione alle scuole di Genova per dare a bambini e ragazzi la possibilità di frequentare un percorso gratuito di avvicinamento alla musica.

    Questo, in sintesi, ciò per cui si sta adoperando Progetto Sviluppo Liguria: un’associazione di volontariato costituita nel 1997 e che si occupa di cooperazione internazionale e di progetti educativi sul territorio. Fra questi Costruiamo con la musica, ispirato al metodo didattico di José Antonio Abreu in Venezuela che sostiene la promozione sociale dell’infanzia attraverso l’educazione musicale e la formazione di orchestre di bambini.

    Come mi spiega Elena Gritti «È un’esperienza che si sta attuando a livello nazionale, a cui Progetto Sviluppo Liguria ha aderito – come primo nucleo ligure – all’inizio dell’anno scolastico 2012/2013 presso l’Istituto Comprensivo Lagaccio. Il progetto si compone di due fasi: la prima riguarda la propedeutica e alfabetizzazione musicale, la seconda l’apprendimento di uno strumento d’orchestra o il canto in un coro. La didattica è coordinata sia dal personale dell’associazione, sia da un nucleo di docenti di musica e strumentisti, che si sta costituendo per darci supporto nei prossimi anni scolastici. L’obiettivo è infatti estendere il progetto ad altre scuole, soprattutto quelle collocate in quartieri “difficili” dove non ci si può permettere di finanziare corsi di musica: gli strumenti vengono dati agli allievi in comodato d’uso gratuito».

    La prima applicazione del progetto, ossia il corso propedeutico all’Istituto Lagaccio, è stata possibile grazie al bando che Celivo apre annualmente a sostegno delle organizzazioni di volontariato e alle donazioni di sponsor privati, a partire da Emac.

    Come si può contribuire a Costruiamo con la musicaLa possibilità di donare uno strumento musicale è sempre aperta, recandosi presso la sede di Progetto Sviluppo Liguria in piazza Acquaverde o presso uno dei circoli Auser della città. Sono ricercati soprattutto strumenti per ensemble e orchestre (archi, fiati, a corda) ma sono ben accetti anche di ogni altra tipologia. L’associazione è inoltre presente al Suq con un punto di ritiro degli strumenti e questa sera (lunedì 24 giugno, ore 18) dedicherà un momento all’illustrazione del progetto al pubblico.

    Marta Traverso

    [foto di Diego Arbore]