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  • Via Cantore, ex Gallino: ancora incerti i tempi per il centro anziani

    Via Cantore, ex Gallino: ancora incerti i tempi per il centro anziani

    ex-biblioteca-gallino-sampierdarenaL’ex biblioteca Gallino è un complesso in disuso che si affaccia sulla centrale Via Cantore a Sampierdarena, destinato da tempo (la fine dei lavori era inizialmente prevista per dicembre 2011) ad ospitare un centro per gli anziani: si tratta di uno degli interventi contemplati nel Programma Integrato POR-FESR per il quartiere, per il quale sono stati stanziati complessivamente 12 milioni di euro da parte di Regione e Fondo europeo. Gli interventi, nel complesso, sono partiti nel 2007 e sarebbero dovuti essere tutti conclusi entro il 2013: alcuni, come la manutenzione di Via Cantore, sono stati portati a termine tempo fa con successo; altri, come l’ascensore che collega la stessa Via Cantore a Villa Scassi, sono in alto mare. Ormai al termine delle scadenze prefissate, con #EraOnTheRoad siamo andati a vedere a che punto è la riqualificazione della ex Gallino.

     

    Il progetto

    progetto-centro-anziani-ex-biblioteca-gallino

    In Via Cantore è previsto un intervento di trasformazione dell’edificio in centro diurno di aggregazione per gli anziani, con dotazione di uno spazio didattico per l’avvicinamento agli strumenti informatici e di un luogo di ritrovo. Per gli interventi alla ex Gallino, iniziati nel maggio 2011, sono stati stanziati 400 mila euro, con fine lavori prevista entro 6 mesi dall’apertura del cantiere. Non riuscendo a rispettare gli iniziali termini, da ultimo la fine dei lavori era stata prevista per giugno 2013. I tempi sono scaduti. Varie le vicissitudini: fallita la ditta esecutrice, i lavori sono stati proseguiti dall’impresa edile C.E.M.E. Di Pruzzo & C. S.a.S., con ulteriori rallentamenti. Prima, gli stessi locali ospitavano la già menzionata biblioteca Gallino, oggi in Via Buranello, poi il Centro Culturale Nicolò Barabino.

     

    Lo stato attuale

    Sampierdarena, via CantoreDalla ditta C.E.M.E. Di Pruzzo & C. ci raccontano che i lavori alla ex Gallino sono ormai conclusi: «Per quanto riguarda le nostre competenze (impianti elettrici, allaccio acqua e gas, ecc.), i lavori nel lotto che ci è stato assegnato volgeranno al termine a giorni. Tuttavia il cantiere resta inaccessibile e non sappiamo come e in quali tempi l’Amministrazione Civica deciderà di procedere».

    L’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Genova, di concerto con il Municipio Centro Ovest, conferma la volontà di portare a termine il progetto pur tergiversando sui tempi: «Vogliamo offrire risposte  di inclusione sociale agli anziani del quartiere, considerando che la fascia della popolazione 41/64 rappresenta il  36,4% della popolazione complessiva, quella ultra65 è il 24,2%, i bisogni sono in continuo aumento. Il progetto, finalizzato all’inclusione sociale, prevede che venga adeguata l’accessibilità all’immobile con inserimento di un ascensore, superamento delle barriere architettoniche e realizzazione di uno spazio didattico (sala computer). Le iniziali situazioni strutturali non previste e soprattutto il fallimento della ditta hanno fatto scivolare la data della conclusione  dei lavori. Oggi la civica amministrazione  conferma l’ intenzione  che tale intervento sia più velocemente possibile portato a termine».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Legambiente e Municipio: 300 euro ai giovani per la pulizia del quartiere

    Legambiente e Municipio: 300 euro ai giovani per la pulizia del quartiere

    Quinto, GenovaProrogato al 31 ottobre 2013 il termine massimo per l’iscrizione al progetto di volontariato ambientale Servo con te, finanziato da Legambiente grazie al bando del Municipio su fondi ministeriali, per coinvolgere cento giovani tra i 18 e i 30 anni residenti nel Comune di Genova.

    Le attività di volontariato si svolgeranno nel territorio del Levante genovese,  Nervi, Sturla, Quarto e Quinto fino a Borgoratti e riguarderanno interventi di ripristino ambientale come pulizie in aree pubbliche verdi.

    Le trenta ore di volontariato inizieranno tra novembre e dicembre 2013 e comprenderanno anche uscite in canoa in collaborazione col Circolo Canoa Verde di Genova, mentre le attività di pulizia saranno fatte in collaborazione col Circolo Nuova Ecologia di Genova.

    Per i partecipanti, è previsto un contributo di 300 euro da parte del Municipio.

    Il progetto è stato lanciato da Legambiente Liguria onlus e dal Comune di Genova Municipio Levante, per tutte le informazioni, è necessario inviare una mail a volontariato@legambienteliguria.org o telefonare 010319168 / 010 5574360

     

    [Foto Daniele Orlandi]

  • Progetti all’estero per giovani: Yeast cerca partecipanti

    Progetti all’estero per giovani: Yeast cerca partecipanti

    EuropaL’associazione genovese Yeast propone due progetti di scambio internazionale per i prossimi mesi ed è alla ricerca di partecipanti.

    Il primo si intitola Be Active e si svolge dal 28 ottobre al 5 novembre 2013 in Moldavia: lo scambio riguarderà 40 giovani da 8 Paesi – Ucraina, Italia, Armenia, Romania, Spagna, Azerbaijan, Turchia, Moldova – Si richiedono 4 partecipanti 15-25 anni + 1 group leader senza limite d’età.
    Massima spesa viaggio 300 € (70% rimborsato al ritorno, vitto e alloggio sono gratuiti), richiesto il passaporto.

    Il secondo progetto The Disabled Snowman si svolge dal 13 al 21 dicembre in Ucraina e avrà giovani da Italia, Polonia, Ucraina, Grecia, Turchia e Georgia.
    Yeast ricerca per questo progetto 6 partecipanti 18-25 anni e 1 group leader senza limite d’età.

    Per partecipare o avere maggiori informazioni scrivere a yeast.viaggi@gmail.com.

  • Sampierdarena, area ex Enel: tramonta il progetto di riqualificazione

    Sampierdarena, area ex Enel: tramonta il progetto di riqualificazione

    sampierdarena-pacinotti-ex-enelA febbraio 2012 era stata approvata dalla giunta Vincenzi la proposta di riqualificazione dell’area ex Enel di Sampierdarena. Da anni in disuso, l’area (un “vuoto urbano” di 13 mila 500 mq) si trova a ridosso del complesso della Fiumara (non a caso il progetto prendeva il nome di “Fiumara bis”), tra Via Dondero, Via Pacinotti e Via Salucci. Stando al progetto, in 3 anni l’area inutilizzata sarebbe dovuta essere trasformata in un complesso con uffici, abitazioni, attività commerciali, una nuova scuola per 100 bambini, piazza pubblica e trasferimento del mercato di Via Salucci nei nuovi locali. Si trattava di un’operazione privata: proprietaria, la multinazionale italiana Duferco Sviluppo srl, che aveva acquisito l’area nel 2009 e successivamente avanzato il progetto, con inizio lavori previsto per metà 2012.

    Un progetto ampiamente pubblicizzato dall’allora Amministrazione: 850 mila euro di investimento, creazione di 350 nuovi posti di lavoro, la formazione di un’asse coi quartieri limitrofi e la coesione all’interno della stesso quartiere di Sampierdarena. Oggi però, a quasi due anni dall’approvazione del progetto, tutto è fermo: l’area è inaccessibile, presidiata da controlli; del cantiere, non c’è traccia. Siamo andati sul posto durante la tappa a Sampierdarena di #EraOnTheRoad. Cerchiamo di fare luce sulla questione.

    Il progetto

    ex enel Sampierdarena
    Il progetto (93 mila metri cubi in totale, con superficie scoperta di 25.850 mq e coperta 32.650 mq) prevede edifici realizzati con materiali e finiture a isolamento termico, e impianti ad alta efficienza: pompe di calore a scambio geotermico, pannelli fotovoltaici, copertura a “tetti verdi” assorbenti per recupero di acqua piovana, isola ecologica per la raccolta differenziata. Il complesso doveva estendersi in altezza fino a 42 metri (la metà delle torri Fiumara antistanti). Era inizialmente prevista anche una torre di 13 piani, per uffici. Sei le strutture totali, con scuola e autorimessa.

    Il progetto, annunciato il 29 gennaio 2012, come proposta inserita nel nuovo Puc, voleva colmare quello che dalle amministrazioni veniva definito un “vuoto urbano”, in una zona “degradata”, e portare a compimento il processo di trasformazione iniziato con la realizzazione del complesso Fiumara. Come detto, si tratta di una superficie privata, acquisita dalla genovese Duferco Sviluppo, gruppo che si occupa dell’erogazione di servizi immobiliari (oltre a “Sviluppo”, anche “Duferco Engineering”, per opere di impiantistica, e “Duferco Energia”, per la commercializzazione di energia elettrica e la realizzazione di impianti fotovoltaici e idroelettrici). Tra le caratteristiche del progetto: edilizia eco-sostenibile e impiego di materiali innovativi; parcheggi interrati; portici e nuova illuminazione; risparmio energetico e pannelli solari; alberi, percorsi pedonali, giardini pensili sui tetti degli edifici e verde pubblico (per cui erano previsti oneri di urbanizzazione) gestito direttamente dalla Duferco; superfici stradali permeabili; tante vetrate, a creare un collegamento sul piano urbano con Fiumara. L’intenzione era quella di “costruire sul costruito”, mantenendo la volumetria originaria: era prevista la realizzazione di 5 edifici di nuova costruzione e la ristrutturazione di uno preesistente, ad uso residenziale, direzionale e commerciale. Architetto progettista, Maurizio Varratta, di Pacinotti Complex Genova.

    La situazione attuale

    Oggi non è più Duferco Sviluppo a seguire le vicende del sito: il timone è passato nelle mani dell’altra branca del gruppo, Engineering. «Il progetto iniziale è stato bloccato e al momento non ci sono programmi specifici sull’area. È tutto fermo e non sappiamo se e quando la situazione cambierà -dicono da Duferco-. Il motivo di questo stallo? Le titubanze nei confronti di un investimento tanto ingente», di cui gli investitori non sembrano sicuri. Un importante passo indietro: si pensi che nel 2012 si parlava di un progetto in anticipo di 10-15 anni sui tempi. Tuttavia, avvisaglie di incertezza erano già nell’aria, tanto che da Duferco dicevano: «Oggi il mercato è difficile però siamo fiduciosi e i nostri dati ci confortano».

    Della stessa opinione anche l’Assessore ai Lavori Pubblici Stefano Bernini, che commenta:  «I rallentamenti sono di natura contingente, dovuti all’attuale situazione economica: con la bolla del mercato immobiliare non si vende, e gli investitori ci pensano due volte, ma questo non va a minare la natura innovativa del progetto. Questa non è l’unica situazione ferma, ce ne sono altre analoghe, che resteranno ferme fino al nuovo incremento della domanda».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

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  • Startup weekend Genova: vince il progetto ‘Light Up Your Social’

    Startup weekend Genova: vince il progetto ‘Light Up Your Social’

    appÈ Giovanni Landi, con il progetto Light Up Your Social, il vincitore della prima Startup Weekend Genova che si è svolta da venerdì 20 a domenica 22 settembre presso il coworking Talent Garden agli Erzelli.

    Di cosa si tratta? Light Up Your Social è un’applicazione installata su un dispositivo indossabile (orologio, ciondolo, spilla etc), che comunica con smartphone e tablet ed emette segnali luminosi che esprimono le emozioni del suo possessore. Il team che ha seguito Giovanni Landi nel progetto è composto da Umberto Port, Matteo Mattia, Francesco Lato, Andrea Caridi, Nicolò Benzi e Luca Masio.

    Il vincitore ha ottenuto in premio tre mesi di permanenza gratuita presso il coworking Talent Garden, dieci ore di consulenza gratuita nell’ambito della tutela della proprietà intellettuale e della registrazione del marchio, un soggiorno gratuito di una settimana presso la Silicon Valley e pacchetti promozionali con realtà importanti nell’ambito della comunicazione come l’agenzia Meloria e il portale Mentelocale.

    Secondo e terzo classificato sono rispettivamente Senza confine (app geolocalizzata per disabili, ideata da Laura Pozzo) e All ways to town (informazioni sui collegamenti aeroportuali, ideata da Martina Modenesi).

  • Omofobia e violenza: Comune di Genova, bando per educatori

    Omofobia e violenza: Comune di Genova, bando per educatori

    sicurezza-protezione-violenzaIl Comune di Genova aderisce al progetto europeo triennale Jovenes contra a violencia de genero (Giovani contro la violenza di genere) per sensibilizzare contro la violenza e le discriminazioni attraverso il miglioramento delle conoscenze e competenze dei giovani.

    Il bando vuole selezionare dieci giovani con esperienza di volontariato e/o servizio civile per attività di peer education: attraverso un percorso formativo, acquisiranno conoscenze e competenze sui temi della mascolinità positiva, della lotta alla violenza contro le donne, del contrasto alle discriminazioni nei confronti delle persone LGBT e sulle caratteristiche dell’approccio educativo tra pari.

    Requisiti: giovani di età compresa tra i 20 e i 29 anni, in possesso di diploma, con buona conoscenza della lingua inglese, appartenenti ad associazioni giovanili del territorio genovese e/o che abbiano svolto il servizio civile volontario nell’arco degli ultimi 5 anni (2008 – 2013). Requisito preferenziale anche la conoscenza di portoghese, rumeno o spagnolo

    La candidatura (modulo di adesione e curriculum) dovrà essere presentata all’Archivio Protocollo del Comune di Genova – piazza Dante 10 – entro lunedì 7 ottobre 2013.

    Una commissione valuterà le candidature tramite screening dei curricula e colloquio. Verrà poi stilata una graduatoria definitiva, a validità triennale, con i 10 giovani ammessi al percorso formativo, che saranno scelti anche tenendo conto delle pari opportunità.

  • Quarto, ex Fischer: via libera al nuovo edificio residenziale

    Quarto, ex Fischer: via libera al nuovo edificio residenziale

    fabbrica-ex-fischer-via-romana-castagna-quarto-D2Via libera al nuovo edificio residenziale in via Romana della Castagna. Il Consiglio comunale ha definitivamente approvato la delibera che consentirà la partenza dei lavori nell’area ex Till Fischer. Parzialmente accolte le richieste di chi contestava la costruzione di un “palazzone” assolutamente fuori dal contesto urbanistico della zona. Il nuovo condominio dovrà, dunque, avere tetti spioventi, un colore che richiami le case circostanti e non potrà avere parcheggi esterni che saranno, invece, tutti interrati. Inoltre, è prevista la realizzazione di un ascensore che faciliti il raggiungimento di corso Europa e alleggerisca il traffico sulle vie perimetrali. Per evitare di danneggiare la creuza, poi, il cantiere inciderà principalmente su corso Europa e lavorerà sull’area attraverso una gru.

    Infine, tra le opere accessorie, da ricordare la messa in sicurezza del sottostante rio Castagna nonché la “cessione” di parte degli oneri di urbanizzazione (pari a circa 400 mila euro) dal Comune al Municipio, che potrà liberamente scegliere se destinarli al complesso sportivo in via della Campanule o alla riqualificazione delle creuze circostanti.

    Restano ancora da discutere alcune problematiche riguardanti la mobilità: il tema sarà affrontato dall’assessore Dagnino insieme con il Municipio.

     

     

     

  • Progetto Recycle: recupero di ferrovie dismesse e spazi in abbandono

    Progetto Recycle: recupero di ferrovie dismesse e spazi in abbandono

    san-fruttuoso-terralba-treni-ferroviaQualche giorno fa su erasuperba.it vi abbiamo presentato il concorso fotografico Forgo(at), che si pone l’obiettivo di documentare gli spazi abbandonati e dismessi di Genova. Un bando la cui scadenza è stata prorogata al 7 ottobre 2013 e che culminerà in una mostra fotografica, che sarà allestita dal 10 al 25 ottobre.

    Coordinatrici del bando sono Beatrice Amoretti e Alessia Ronco Milanaccio, che stanno lavorando a questo progetto nell’ambito della loro tesi di laurea magistrale in Design del prodotto e dell’evento. Abbiamo chiesto loro qualche dettaglio su questa iniziativa: «Il concetto di Recycle è l’applicazione del riciclo e recupero di materiali all’architettura e agli spazi urbani: si tratta di un progetto di dottorato di ricerca che coinvolge 11 Facoltà italiane, ciascuna su un particolare filone. Obiettivo della ricerca è mappare le aree di interesse e comprendere come “riciclarle”, sotto quale forma renderle nuovamente fruibili alla cittadinanza. Genova, nello specifico, si occupa di aree ferroviarie dismesse e una parte della ricerca si concentra sull’asse di Terralba. Abbiamo collaborato a questo progetto, che ci piacerebbe sviluppare anche dopo la laurea magistrale, per far iniziare a prendere coscienza dei numerosi luoghi dimenticati di Genova (da qui il nome del concorso che rimanda al verbo inglese “to forget”, dimenticare, ndr), restituirli alla città e dare loro un nuovo valore, individuando nuove destinazioni d’uso e proposte di riqualificazione. Gli spazi abbandonati non devono essere percepiti come un onere, ma come una potenzialità».

    Nel corso della mostra saranno presentati un libro e i risultati della ricerca: gli aggiornamenti sono consultabili tramite la pagina Facebook “Recycle Genova”.

    Marta Traverso

  • Ex Fischer, le proposte del Comitato Pro Uliveto Murato di Quarto

    Ex Fischer, le proposte del Comitato Pro Uliveto Murato di Quarto

    fabbrica-ex-fischer-via-romana-castagna-quarto-D5Il progetto presentato non risolve l’incongruità della costruzione rispetto al contesto tradizionale ligure «Anzi l’aggrava, ripetendo la forma dell’ex fabbrica aderente al rio Castagna, con tutti i rischi connessi». Così il Comitato Pro Uliveto Murato di Quarto boccia l’ipotesi di nuova edificazione che prossimamente sarà discussa in consiglio comunale, dopo il sopralluogo nell’area ex Fischer che gli stessi consiglieri hanno svolto lunedì mattina. Inoltre «Il progetto non prevede un possibile collegamento stradale con Corso Europa – sottolinea il Comitato di cittadini – quindi il traffico connesso ai circa trenta appartamenti graviterebbe interamente sull’antica “creuza” di via Romana della Castagna, manifestamente inadeguata».

    Il Comitato ricorda di aver portato avanti un progetto di Ecomuseo sulla via Romana – già parzialmente finanziato dalla Regione – che ne contempla il restauro conservativo e la fruizione culturale. «Un’idea che rischia di essere pregiudicata dalla formazione di visuali incongrue dalla via e da un suo rifacimento inteso a trasformarla al servizio di una più grande quantità di traffico».
    Secondo i residenti «Le nuove residenze dovrebbero essere di aspetto tradizionale, articolate in più corpi di fabbrica, collocate a distanza di sicurezza dal rio Castagna e provviste di con un collegamento indipendente con la viabilità di Corso Europa».

    Al fine di ottenere visuali coerenti con il contesto dell’antica “creuza” e per non pregiudicare il progetto regionale di conservazione e fruizione del territorio, il Comitato propone che la nuova costruzione «Sia articolata in due o tre corpi di fabbrica di dimensione crescente, la minore verso la via Romana (per salvaguardare il cannocchiale visivo), con tetti spioventi aventi al colmo apertura angolare simile a quella dei tetti delle altre vecchie case di zona; che sia provvista di una via d’accesso diretto a Corso Europa per preservare l’integrità storica della “creuza”». Infine, i residenti chiedono «Che sia ripristinato, con autentico muro di pietra a secco, l’argine del rio Castagna lato ex Fischer e sia preservato lo storico antico ponte esistente presso i caratteristici lavatoi pubblici».

     

    Matteo Quadrone

  • Informato e connesso: una mostra dedicata ai giovani della Liguria

    Informato e connesso: una mostra dedicata ai giovani della Liguria

    ConcertoÈ aperta al pubblico ancora fino a domani – venerdì 13 settembre 2013 – la mostra Informato & connesso, risultato dell’omonimo progetto che negli ultimi due anni ha visto coinvolti circa 200 ragazzi/e provenienti da scuole medie e superiori di tutta la Liguria, con l’obiettivo di sensibilizzarli all’adozione di comportamenti consapevoli e responsabili.

    Scendendo più nel dettaglio, tra marzo e aprile 2013 si sono svolti alcuni workshop, in cui i ragazzi hanno discusso con psicologi, medici ed esperti su quattro temi chiave:
    alcol e guida sicura (uso consapevole dell’alcol e riduzione del rischio, campagna “guida sicura”);
    consumi consapevoli (consumo di prodotti di qualità e realizzati nel rispetto della produzione etica);
    cibo e disturbi dei comportamenti alimentari (corretta immagine di sé, adeguata alimentazione, prevenzione dei disturbi alimentari);
    sessualità sicura (informazione e sensibilizzazione sull’argomento, prevenzione delle malattie trasmissibili).

    Ciascuna tematica è stata affrontata in una località delle quattro province liguri – rispettivamente Portovenere, Vallecrosia, Albenga e Santa Margherita Ligure – in un workshop residenziale di tre giorni alla presenza di educatori, esperti di comunicazione / pubblicità ed esperti della tematica in oggetto.

    A seguito dei workshop, un bando di concorso per realizzare manifesti pubblicitari e spot audio / video di comunicazione sociale sulle quattro tematiche e che ha visto pervenire circa 70 elaborati. «Il bilancio è molto positivo e vogliamo riproporre il progetto anche il prossimo anno, cercando di coinvolgere un maggior numero di giovani e di approfondire tematiche differenti e altrettanto importanti – è il commento di Nicola Reineri, che ha curato il progetto nell’ambito dell’Assessorato Regionale alle Politiche Giovanili. – Lo scopo di questa prima edizione è stato creare una rete fra scuole, Asl, centri giovani e tutte le realtà dei territori coinvolte. Alcune di loro, singolarmente, hanno già affrontato con i ragazzi questi argomenti: con “Informato e connesso” abbiamo esteso l’operato a tutta la Regione. Uno dei risultati più importanti è stato l’aver introdotto la figura del Referente alle politiche giovanili nei 19 Distretti Socio Sanitari della Liguria».

    I passaggi futuri del progetto, dopo il convegno conclusivo del 19 settembre, consistono in altri cinque seminari su alcol e guida sicura, che saranno ultimati entro fine anno: «Il primo si è già svolto a Cairo Montenotte ed erano presenti oltre 100 ragazzi, che si sono dimostrati molto attivi e partecipi nel porre domande e fare interventi – prosegue Reineri. – La guida sicura è un tema molto importante soprattutto nelle località delle Riviere, dove vi sono molte discoteche e nella stagione estiva avvengono spesso eventi tragici legati al consumo di alcol da parte di minori o di giovani che poi si mettono alla guida. Questi incontri non si svolgono nel format canonico “relatore / uditori”: il loro scopo è far parlare i giovani su temi delicati che li riguardano direttamente e – nel caso del consumo di alcolici – trovare insieme a loro delle sfumature di grigio rispetto alla contrapposizione “tolleranza zero vs libertà assoluta”».

    La mostra è dunque visibile fino a domani negli spazi espositivi della Regione Liguria (piazza De Ferrari- ore 10-12.30 e 15-17.30) e nei prossimi mesi sarà allestita anche a Chiavari, Albenga, Rapallo, Santa Margherita, Sestri Levante, Imperia, Cairo Montenotte, Finale Ligure, La Spezia e Savona.

    Marta Traverso

    [foto di Constanza Rojas]

  • Darsena, dal Galata alla Casa dell’Arte: successi, propositi e delusioni

    Darsena, dal Galata alla Casa dell’Arte: successi, propositi e delusioni

    darsenaPromosso dalle Amministrazioni al fine di creare un unicuum con il complesso del Porto Antico e dare vita al progetto del waterfront genovese, il progetto di restyling della Darsena è stato messo a punto nei primi anni del 2000: dopo la ricostruzione del Porto (in previsione delle Colombiadi del ’92), c’è stato il recupero dei quattro magazzini della vecchia Darsena. Dapprima era stata la ristrutturazione dell’edificio Galata, con la creazione dell’omonimo Museo del Mare. Poi, il recupero di Caffa, Metellino e Tabarca: qui, la riqualificazione è partita subito dopo, ma è stata più lenta, tanto che ancora oggi deve essere ultimata. Sarà anche per questo che la zona della Darsena sembra ancora oggi un cantiere a cielo aperto: nel luglio 2013, con #EraOnTheRoad vi avevamo portato nel cantiere di Calata Vignoso, Hennebique e Ponte Parodi. Oggi, ci siamo occupati dei quattro magazzini di Via Boccanegra e, per fare luce, abbiamo interpellato il Geom. Massimo Razore, che ci ha illustrato a che punto sono i progetti per la ristrutturazione del quartiere.

    Il complesso della Darsena: Galata, Caffa, Metellino, Tabarca

    Si tratta di antiche strutture edificate a fine ‘800 e utilizzate fino a poco più di 20 anni fa da ditte all’ingrosso come deposito per lo smercio di prodotti gastronomici (formaggi, stoccafisso, ecc.). Di proprietà comunale, gli edifici in questione sono stati ceduti nel 2000 in concessione cinquantennale (fino al 31 dicembre 2050) alla Porto Antico S.p.A., la quale a sua volta lo ha affidato a una società consortile locale, l’associazione temporanea di imprese “Vecchia Darsena”, che opera come una cooperativa ed è formata al suo intero da più ditte edili. Come stabilito da concessione, infatti, per la Porto Antico S.p.A. vige l’obbligo di provvedere alla ristrutturazione dei beni e alla loro successiva gestione (con esclusione dell’edificio Galata, che viene gestito direttamente dall’Amministrazione Comunale), nonché l’impegno a realizzare negli edifici ristrutturati alcune destinazioni d’uso specifiche: attività culturali, museali e ludiche;  attività turistiche e di servizi (tempo libero, terziarie e commerciali); attività legate al mare e alla nautica da diporto. Queste mansioni sono state affidate alla “Vecchia Darsena”, che si è proposta in qualità di “promotore” e soggetto con incarico di attuazione di un progetto unitario di recupero. La proposta definitiva di restyling di Caffa, Tabarca, Metellino è stata approvata nel novembre 2001. I lavori di ristrutturazione hanno preso il via nel giugno del 2002 e gli edifici Galata, Caffa e Metellino (ancora parzialmente incompleto) sono stati ultimati nel 2004, mentre l’edificio Tabarca -per cui la fine dei lavori era datata 2005- è ancora in via di ultimazione: il cantiere è ancora aperto e i lavori sono ripresi da poco, a causa di problemi di natura burocratica.

    I progetti: dal successo Museo Galata alla delusione Casa dell’Arte

    In particolare, per quanto riguarda l’edificio Galata (inaugurato nel luglio 2004), si tratta dell’opera di recupero più importante: la vecchia struttura, per la quale esistevano degli oneri di urbanizzazione e il vincolo di destinazione ad uso museale, è stata recuperata secondo il progetto di trasformazione da magazzino portuale a sede del Museo del Mare e della Navigazione. Il progetto era quello dell’architetto spagnolo Guillermo Vazquez Consuegra, che prevedeva che gli interventi di ristrutturazione fossero svolti nel rispetto degli elementi architettonici preesistenti.

    magazzini-darsena-internomagazzini-darsena-verticale-3Sulla stessa scia del Galata sono stati poi svolti gli interventi di recupero anche nel Caffa e nel Metellino: venuti meno gli oneri di urbanizzazione, qui era in vigore il vincolo di destinazione d’uso ad area commerciale: gli spazi sono stati suddivisi tra esercizi commerciali (bar, ristoranti, ecc. al piano terra), loft e uffici (secondo e terzo piano). Anche qui, i lavori di riqualificazione sono stati svolti nel rispetto delle strutture pre-esistenti: dentro, restano l’antica muratura ottocentesca a vista, le finiture originali (ad esempio, gli antichi ganci in ferro usati per il traino delle merci) e la pavimentazione in lastre di granito sardo. Inoltre, anche il ponte che collega Caffa e Metellino, sia in testa che a metà degli edifici, è un elemento storico: tipico collegamento presente anche in altri magazzini dell’area portuale (come nel Millo, in cui non è stato mantenuto), è stato qui ristrutturato inserendo lastre in vetro.

    magazzini-darsena-verticale-2

    «A quasi dieci anni di distanza dalla fine dei lavori, oggi tutti gli spazi commerciali sono stati assegnati e gli edifici sono totalmente occupati», ci racconta il geometra Razore, della GEO.RA.MA. S.a.S., una delle imprese del gruppo “Vecchia Darsena”. Per quanto riguarda nello specifico il Metellino, qui c’è stato un restyling del quarto e quinto piano (nel Caffa occupati da negozi e loft): oggi sono occupati dalla Casa della Musica (terzo piano), ultimata nel 2006 e gestita da due cooperative, una per la scuola di musica e l’altra per lo studio di registrazione. Ad essa, inoltre, deve aggiungersi anche il progetto di Casa dell’Arte, che -previsto nel restyling generale dell’area- non è ancora stato attivato. Esso dovrebbe andare ad occupare il quarto e quinto piano del Metellino, ma finora i lavori sono fermi, gli ultimi due piani inaccessibili e non si procede con operazioni di riqualifica. Prosegue Razore: «Il ritardo è causato da fattori di natura economica: il progetto di creazione di una Casa dell’Arte è stato avanzato da un soggetto privato anni fa, ma non è stato ancora definito, e per chi avrebbe dovuto rilevare l’area sono subentrate nel tempo difficoltà economiche».

    Una conferma in questo senso arriva anche dalla Casa della Musica: «Il progetto di una Casa dell’Arte era stato previsto dalla delibera comunale sulle destinazioni d’uso. Essa prevedeva, appunto, due poli culturali all’interno del Metellino, uno dedicato all’arte e l’altro alla musica, e la creazione di un centro polivalente. Dei tre, che dovevano essere collegati, solo la Casa della Musica ha visto la luce, mentre gli altri due sono andati pian piano a morire. In particolare, per la Casa dell’Arte c’era già un progetto in essere (cosa che non si è verificata per il centro polivalente) e un imprenditore, già in trattativa con “Vecchia Darsena”, si era mostrato inizialmente interessato all’acquisto. Il complesso era nato con il proposito di fare da traino alle attività culturali, ma – nonostante le promesse iniziali – siamo rimasti soli».

    Soli, tra bar e uffici: di certo non la situazione prospettata inizialmente. Le prospettive di decollo dell’area sono venute pian piano scemando e anche la riqualificazione della Darsena si è ridotta alla creazione di una vetrina per bar, negozi e uffici.

    La situazione del Tabarca

    Per quanto riguarda il Tabarca, invece, la situazione è ben diversa: siamo stati in cantiere, accompagnati dal geometra Razore, e abbiamo visto che qui i lavori sono appena ripresi: iniziati anch’essi nel 2002, sono stati poi sospesi per lungo tempo, tanto che è stato necessario richiedere una nuova autorizzazione e avanzare un nuovo provvedimento per la prosecuzione degli interventi previsti. Ulteriori ritardi di natura burocratica, dunque, che non hanno sicuramente giovato. Ancora incerto il futuro dell’ultimo magazzino: si vocifera della possibile nuova sede dell’Istituto Idrografico della Marina che, da Lagaccio-Oregina, è in attesa di trasferirsi in una zona più centrale; oppure ancora sembra che alcuni soggetti privati abbiano mostrato interesse per l’insediamento di altri esercizi commerciali, così come nelle altre due strutture. La fine dei lavori era datata a 3 anni dall’inizio, ma ormai si è decisamente oltre i limiti previsti. Ci dice il geometra: «Non abbiamo scadenze vere e proprie. I lavori sono ripresi, e procediamo il più celermente possibile, in modo da chiudere i cantieri e dare a questa zona il lustro che merita».


    «L’area ha grandi potenzialità -commenta ancora Massimo Razore-. Quelle che abbiamo riqualificato sono strutture che potrebbero essere ben più valorizzate, magari sul modello dei grandi padiglioni museali/centri culturali europei. Non abbiamo niente da invidiare alle grandi città straniere in termini di strutture, anzi siamo spesso più fortunati. Tuttavia, Genova non riesce ad avere lo slancio che le serve per assurgere a grande capitale culturale (o dei divertimenti) europea. Qui, ad esempio, al Metellino si è da poco trasferito un ristorante che prima era in zona Sarzano/Sant’Agostino. Ha preferito questa sede perché dotata di ampi spazi esterni e parcheggi in abbondanza, mentre nei vicoli è tutta zona Z.T.L. Qui è un posto tranquillo, oltre che molto bello: perché non si cerca di attrarre gente e rivalutare l’area? Non basta ristrutturare e riqualificare, se queste azioni non sono seguite da una politica di attrazione dei cittadini».

    Da un lato, negozi, appartamenti e esercizi commerciali in abbondanza, e tutti ultimati; dall’altro, un Museo del Mare, un progetto di museo/laboratorio artistico abbandonato da decenni, l’idea di un centro polivalente abortita sul nascere, e una Casa della Musica che, nel contesto commerciale, non può trovare lo spazio che auspicava. Genova resta la città delle grandi possibilità che rimangono potenziali e non riescono a trovare una realizzazione sensata.

     

    Elettra Antognetti

  • Porto Petroli Multedo, nuova boa off-shore: progetto e problemi irrisolti

    Porto Petroli Multedo, nuova boa off-shore: progetto e problemi irrisolti

    porto-petroli-multedoInnanzitutto partiamo da un dato di fatto: la società moderna non intende rinunciare al petrolio. Dunque occorre approntare soluzioni lungimiranti per migliorare la convivenza della città con il suo porto, in questo caso il terminale petrolifero di Multedo. A fine giugno è stata avviata la procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) di un’opera in tal senso strategica – sempre se a questo primo passo ne seguiranno altri – ovvero la realizzazione di una nuova boa off-shore a tre km al largo dalla costa per il trasferimento del greggio dalle petroliere a terra. Un passaggio fondamentale che consentirà di movimentare al largo una parte del traffico, consentendo al cantiere Fincantieri di Sestri Ponente di “ribaltarsi”, ampliando così i suoi spazi.

    Il contesto di Multedo: porto petroli e polo petrolchimico

    Il Porto Petroli di Genova Multedo movimenta petrolio grezzo e prodotti finiti (benzina, gasolio, olio combustibile, semilavorati e prodotti petrolchimici di base). «Considerando che il terminale petrolifero risulta ubicato ad una distanza minima di circa 200 metri dalle abitazioni e che, in un raggio inferiore a 500 metri di un’area densamente urbanizzata, strettamente mescolati a civili abitazioni, scuole, asili e attività commerciali, sono localizzati altri impianti a rischio come i depositi costieri di Carmagnani e Superba (stoccaggio e distribuzione di prodotti petrolchimici), è facile pensare a questa zona come ad una polveriera», si legge sulla pagina web del Comitato di Multedo. Numerosi studi eseguiti nel corso degli anni hanno evidenziato i pericoli per la salute umana causati dalla vicinanza a tali fonti di inquinamento. «Gli abitanti di Multedo, Pegli e Sestri – sottolinea il Comitato – sono costretti a convivere ogni giorno con l’inquinamento atmosferico e marino da idrocarburi e da sostanze derivate dalle lavorazioni petrolchimiche, quali l’alcol isopropilico, stirene, toluene, xileni, acetato di vinile, che provocano concentrazioni preoccupanti di sostanze cancerogene sull’abitato e conseguenti esposizioni tossiche. Mentre, gli idrocarburi aromatici aggravano lo smog fotochimico (sforamenti dei limiti per l’ozono), soprattutto nel periodo estivo». Senza dimenticare che in questa area si sono succeduti gravissimi incidenti, legati al ciclo del petrolio, tra i quali il Comitato menziona solo quelli più disastrosi: «L’esplosione della superpetroliera Hakuoyoh Maru del 1981 (6 morti fra membri dell’equipaggio e soccorritori), l’esplosione dei serbatoi della Carmagnani del 1987 (4 morti fra gli operai); l’affondamento della superpetroliera Haven del 1991 (5 morti fra l’equipaggio)».

    fincantieri-porto-petroli-multedo-strada-d32«Abbiamo sempre pensato che un’isola off-shore avrebbe potuto allontanare i pericoli del Porto Petroli dal nostro quartiere – racconta Ferruccio Jochler, portavoce del Comitato di Multedo, ex consigliere di circoscrizione (Pegli) negli anni ’90 – Sappiamo, infatti, che è molto difficile se non impossibile, ipotizzare un totale spostamento del terminale petrolifero. Con la diminuzione dei pontili dedicati all’accosto delle petroliere almeno si potrebbe alleggerire il carico gravante su Multedo».

    PortoTra l’altro, il Porto Petroli oggi sembra essere strutturalmente inadeguato per accogliere navi di un certo tonnellaggio. «Gli stessi comandanti delle unità navali hanno evidenziato alcune criticità – ricorda Jochler – Quando entrano in porto, infatti, le petroliere sono sempre accompagnate da 3-4 rimorchiatori e devono eseguire delle manovre particolarmente complesse».
    Comunque sia, agli occhi degli abitanti della zona la nuova boa non rappresenta una soluzione salvifica. «Anche perché questa piattaforma off-shore riguarda solo il trasferimento del greggio dalle petroliere a terra e non il trasferimento delle altre sostanze pericolose – continua Jochler – Quindi il problema persiste. Noi continuiamo a sentire sempre i medesimi discorsi ormai da troppi anni. Il pericolo maggiore rimane la convivenza con il polo petrolchimico: le merci particolari scaricate dalle navi e depositate nei serbatoi di Carmagnani e Superba vengono movimentate tramite ferrovia sui binari che passano vicino alle nostre case».

    Il parere di Legambiente e dell’architetto Giovanni Spalla

    carmagnani«Il Porto Petroli è un “cancro” inserito nel territorio genovese per esigenze esclusivamente economiche – afferma Andrea Agostini di Legambiente – È una situazione assolutamente incompatibile con qualunque salvaguardia del territorio e della salute dei cittadini». L’ipotesi di realizzare una piattaforma soddisfa parzialmente l’esigenza di allontanare dalla costa i pericoli legati all’inquinamento e all’eventuale rischio di incidenti rilevanti. Tuttavia, potrebbe assumere un suo significato più profondo «Se contemporaneamente fosse attuato il risanamento completo delle aree retrostanti dove si trovano i depositi petroliferi ed il polo petrolchimico, in particolare Carmagnani e Superba, che sono i principali ricevitori dei prodotti chimici di base sbarcati nel terminal di Multedo – aggiunge Agostini – In altri termini, la delocalizzazione del polo petrolchimico è una questione pregiudiziale: o si attua effettivamente una politica di risanamento del territorio e la boa è un primo passo di un generale risistemazione delle aree di Multedo, oppure siamo di fronte ad un semplice palliativo». Insomma, anche per le altre materie prime pericolose occorre studiare una modalità di trasferimento in depositi ubicati lontano dalle abitazioni. «Allo stato attuale la realizzazione di una piattaforma off-shore è solo un alibi – conclude Agostini – A questo primo passo, infatti, consegue un preliminare di Piano Urbanistico che per quelle aree prevede, in caso di smantellamento del polo petrolchimico, la possibilità di realizzare nuove residenze. L’amministrazione comunale, invece, dovrebbe pensare a restituire al quartiere la sua vivibilità. Ma non c’è la volontà politica per spingere concretamente in questa direzione».

    «I depositi petroliferi così come sono stati concepiti nel Ponente genovese, vicino alle case, non possono più stare – spiega Giovanni Spalla, noto architetto e urbanista che insieme ad altri docenti dell’Università di Genova, tra 2010 e 2011, ha realizzato degli studi di fattibilità, schemi urbanistici, infrastrutturali, tecnologici e ambientali per il nuovo Piano Regolatore Portuale di Genova – Ma la questione petrolifera va vista insieme a quella degli altri settori merceologici che per loro natura si pongono in contrasto con i luoghi di lavoro e residenza. Il petrolio è soltanto uno degli aspetti, forse il più rilevante, del tema delle sostanze pericolose (petrolio, gas, oli minerali, ecc.) movimentate nelle aree portuali e sul territorio cittadino. Per affrontarlo occorre una pianificazione complessiva. Purtroppo, però, in Italia da troppi anni è stata dimenticata l’importanza di un simile approccio ai problemi».

    Il progetto del nuovo terminal off-shore di Multedo

    erzelli-porto-A2Il progetto presentato dalla Porto Petroli Genova SpA, per il quale si attende la Valutazione di Impatto Ambientale, prevede la realizzazione di una boa monormeggio ancorata al fondo del mare a largo della diga foranea antistante l’aeroporto di Genova (a circa 3 km di distanza dal Porto Petroli), un PLEM sottomarino per l’alloggiamento delle valvole di sezionamento del sistema, due condotte sottomarine di lunghezza pari a circa 3.3 km ed un terminale a terra localizzato all’interno del Porto Petroli di Multedo.
    Il piano, inserito in uno specifico Accordo di Programma, parla di una riduzione dello spazio in banchina dedicato al Porto Petroli, per il potenziamento produttivo delle attività cantieristiche e l’espansione a mare dello stabilimento Fincantieri, con contestuale salvaguardia dei livelli di attività e delle funzionalità operative del Porto petroli, da assicurarsi attraverso la realizzazione e l’utilizzo di un nuovo impianto off‐shore. Contestualmente, si prevede la dismissione dell’accosto di levante del pontile “Delta” del Porto Petroli e dell’attuale boa, distrutta nel 2008 da una violenta mareggiata.
    Il costo dell’intervento è di 50 milioni di euro a carico della società Porto Petroli Genova SpA che dovrà occuparsi anche delle infrastrutture a terra e della riorganizzazione complessiva dell’area.

    multedo«In linea di principio, se la piattaforma off-shore è effettivamente in grado di iniziare a fornire delle risposte concrete alle problematiche della zona, è un’ipotesi da prendere in considerazione», afferma l’architetto Spalla. Nel progetto, però, si parla di parziale trasferimento dei traffici petroliferi al largo. «Questo è il limite principale dell’intervento – sottolinea Spalla – Così Multedo continuerà a convivere con la presenza di alcuni attracchi per le petroliere e dei depositi a terra. Per liberare il quartiere dai pericoli per la salute pubblica e dal rischio di incidenti, invece, occorre riqualificare completamente l’area del Porto Petroli».
    E qui entra in gioco il ribaltamento della Fincantieri con le ulteriori opportunità che un suo ampliamento – ed una riconversione di parte dell’area liberata dal terminale petrolifero da destinare ad esempio alla cantieristica – potrebbe portare a favore dell’economia della città, sotto forma di nuovi posti di lavoro in un ambiente più sano, senza pericoli per lavoratori e abitanti.

    La domanda da porsi dunque è la seguente: qual è la quota di traffico petrolifero che la nuova piattaforma sarà capace di assorbire rispetto alla movimentazione totale? La risposta, leggibile nel progetto della Porto Petroli SpA, non è delle più incoraggianti: «La costruzione del nuovo sistema di scarico del greggio comporta una aspettativa di “delocalizzazione” degli sbarchi dal bacino interno alla monoboa stimata in oltre 20% del traffico navi annuo».

    Negli studi di fattibilità realizzati dal professor Spalla insieme ad altri docenti universitari «Noi proponiamo di eliminare completamente il terminale petrolifero di Multedo. Così la Fincantieri potrebbe allargarsi sull’intera superficie attualmente occupata dai moli del Porto Petroli. Ma è ipotizzabile anche una strutturazione diversa degli spazi: destinandoli in parte al “ribaltamento” Fincantieri, in parte ad un nuovo polo della cantieristica. Inoltre, in una logica di scambio reciproco città-porto, una porzione potrebbe essere dedicata a spazi verdi per la popolazione».
    In questo disegno il Porto Petroli sarebbe completamente spostato sulla piattaforma a largo della costa. «È una soluzione che esiste e funziona anche in altri porti continua Spalla – Oltre al terminale petrolifero, però, sarà necessario eliminare i depositi da terra, trasferendoli in zone compatibili con l’abitato esistente e futuro».

    Non solo Multedo: i depositi di oli minerali a Calata Bettolo

    Per quanto riguarda la presenza di altre sostanze pericolose nel più ampio contesto del porto genovese, i depositi di oli minerali situati nell’area di Calata Bettolo rappresentano un’emergenza alla quale dare al più presto risposta. «Come per il Porto Petroli, anche in questo caso, abbiamo proposto lo spostamento dei depositi di oli minerali su una piattaforma attaccata alla prevista nuova diga foranea a mare nell’ambito di Sampierdarena», racconta Spalla.
    Un’ipotesi recepita negli scenari contemplati dal nuovo Piano Regolatore Portuale attualmente in gestazione: «La previsione dello spostamento delle funzioni petrolifere, di bunkeraggio e movimentazione rinfuse liquide a ridosso della diga di protezione suggeriscono un nuovo assetto all’interno del bacino di Sestri-Multedo che può consolidarsi come polo legato alla cantieristica navale mediante la ricollocazione di un nuovo bacino di carenaggio e l’aumento dello specchio acqueo protetto così da facilitare le manovre e l’accessibilità nautica».

    L’Autorità Portuale ha deciso di puntare sull’ampliamento di Calata Bettolo per accogliere le grandi navi portacontainer. «La realizzazione di una nuova banchina a sud dell’esistente Calata Bettolo costituirà il Nuovo Terminal Contenitori in grado di operare su navi portacontainer di ultima generazione con portata fino a 15 mila teu – si legge sul sito dell’AP di Genova – Una volta completata, l’infrastruttura sarà in grado d’arricchire di almeno 500 mila teu/anno l’attività dello scalo».
    Quindi è inevitabile che i depositi di oli minerali debbano spostarsi altrove. E contestualmente «Nell’ambito del bacino storico si prevede un incremento degli attracchi destinati al traffico passeggeri in corrispondenza di Calata Sanità in una prospettiva di valorizzazione urbana anche connessa al settore croceristico».

     

    Matteo Quadrone

  • Ponte Parodi fun shopping center: il 2014 è vicino, facciamo il punto

    Ponte Parodi fun shopping center: il 2014 è vicino, facciamo il punto

    ponte-parodi-portoCalata Darsena: era il 2000 quando gli architetti olandesi van Berkel e Bos di UNstudio hanno messo a punto per il capoluogo ligure il progetto di realizzazione di un fun-shopping center. Sono passati 13 anni, nel corso dei quali si sono succedute alterne vicende, stop e rimandi. Ad oggi, dopo un iter travagliato, i lavori per la realizzazione del progetto -seppur non sono ancora iniziati- sembrano imminenti: a inizio 2014 dovrebbe venire aperto ufficialmente il cantiere per la creazione del centro polifunzionale, che si inserisce nel progetto del waterfront genovese e di riqualifica complessiva dell’area.

    Sullo stato attuale del progetto di Ponte Parodi si è espresso il vicesindaco Stefano Bernini, interrogato dal consigliere Lega Nord Edoardo Rixi lo scorso 23 luglio 2013 in occasione della seduta del Consiglio Comunale, confermando quello che già aveva detto a Era Superba nel mese di marzo: «Alcuni impegni su Ponte Parodi sono a carico del Comune, altri dell’Autorità Portuale. Noi dobbiamo provvedere alla viabilità di accesso da Via Buozzi e trovare una provvisoria collocazione alla Croce Verde, che troverà sede definitiva a Ponte Parodi. Abbiamo dato la disponibilità ad effettuare tutto ciò nei tempi stabiliti. È invece in ritardo l’impegno di Autorità Portuale per il cerchiaggio del ponte, indispensabile per realizzare le nuove strutture. È in corso il relativo bando di gara, che dovrebbe concludersi il prossimo ottobre».

    A tale proposito, nel luglio 2013, con la diretta di #EraOnTheRoad eravamo andati di persona in Calata Darsena per valutare lo stato di avanzamento dei lavori. Avevamo interpellato i dipendenti della ditta Santoro srl, ancora in attesa delle disposizioni dell’Autorità Portuale per effettuare il trasferimento e lasciare libero il sito per la predisposizione del cantiere. I lavoratori della ditta, che ha sede da oltre 15 anni proprio nella Calata (sulla banchina di levante, di fronte al grande complesso di Ponte Parodi), ci raccontavano con voce unanime che i continui rimandi nell’avvio del progetto non mancavano di causare loro disagi: «Da tempo aspettiamo segnali da parte dell’Autorità Portuale. La nostra collocazione in zona Darsena è una sistemazione provvisoria e siamo in attesa di disposizioni per spostarci in un’altra sede qui vicina (dall’altro lato della banchina ndr). Questa situazione è determinata dal fatto che noi occupiamo una zona di proprietà dell’Autorità, cui paghiamo una concessione, e dobbiamo rimetterci alle disposizioni dell’ente. Il tutto sta diventando, col passare del tempo, paradossale: con noi qui, l’Autorità non può procedere con i lavori, ma d’altro canto noi non possiamo spostarci se questa non ci da disposizioni in merito. Quindi per ora è tutto bloccato, con massimo disagio sia per gli operai del cantiere di Ponte Parodi (che stanno predisponendo l’area ma non possono operare finché ci siamo noi), sia per noi, che sappiamo di doverci spostare ma non sappiamo né quando né come».

    ponte-parodi-cantiere-lavori-porto-3

    Intanto, da Palazzo San Giorgio, arrivano rassicurazioni: «Dallo scorso luglio, la situazione è cambiata e ci sono stati dei progressi: in questo momento sono in corso le procedure per il trasferimento della Santoro dall’attuale sede sulla banchina di levante a quella nuova. Il tutto dovrà essere ultimato entro metà ottobre e dopo procederemo con i lavori su quella banchina. Inoltre, stiamo predisponendo il cerchiaggio del ponte: è in corso un bando (del valore di quasi 5 milioni di euro) per l’assegnazione dell’appalto per la cinturazione idraulica, che sarà chiuso entro l’anno. I lavori, assieme a quelli di risanamento delle banchine, sono propedeutici all’avvio dei lavori veri e propri per la realizzazione dello shopping center. Da parte nostra, dobbiamo procedere con il completamento delle opere marittime strutturali, con il banchinamento e la creazione di infrastrutture: tutte operazioni di preparazione del sito. Attualmente stiamo svolgendo quanto è di nostra competenza, il resto è pertinenza del Comune».

    Di pertinenza del Comune, ad esempio, il trasferimento della Croce Verde: anche qui, a fine luglio la sede era ancora in attesa di spostamento. In loco si possono vedere le strutture dei capannoni prefabbricati che ospitano l’organizzazione, campeggiano a ridosso di quella che dovrebbe essere la zona del cantiere.

    A prescindere dalle questioni tecniche, tuttavia, bisogna notare come il continuo posporre l’avvio dei lavori stia creando una situazione di forte malcontento tra i cittadini genovesi, soprattutto tra  i residenti e i lavoratori della Darsena. Le opinioni raccolte confermano una certa perplessità nei confronti di una proposta, quella del fun-shopping center, che appare ai più obsoleta e inadatta.

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    E se il progetto – all’epoca della sua elaborazione moderno e avanguardista- fosse ormai desueto, datato, già vecchio e non rispondente ai reali bisogni della città?

    Tanto più che la struttura dovrebbe sorgere a ridosso  dell’ ex silos granario Hennebique  per il quale è aperto un bando (con scadenza a novembre 2013) per la riqualifica e la ristrutturazione. Le due grandi strutture potrebbero essere ripensate in modo da dialogare tra loro e offrire alla città nuovi spazi per l’incontro culturale e per l’impiego. Ad ogni modo, queste restano soltanto ipotesi e per sapere cosa succederà alla Darsena bisognerà aspettare la fine del 2013 quando, alla scadenza del bando di Hennebique e all’avvio dei lavori di Ponte Parodi, si avranno notizie più certe.

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

  • Forte Tenaglia: il progetto di riqualificazione è sempre più concreto

    Forte Tenaglia: il progetto di riqualificazione è sempre più concreto

    Il Forte Tenaglia sulle alture di Genova SampierdarenaLa “magnifica follia”, ovvero il recupero di un bene comune abbandonato da decenni, comincia a diventare un fatto concreto. Stiamo parlando del Forte Tenaglia, sulle alture di Sampierdarena, dietro il cimitero della Castagna, facilmente raggiungibile con i bus 66 e 38. Un luogo circondato dal verde, accessibile a tutti ma nonostante ciò, sconosciuto ai più. Almeno fino a poco tempo fa perché oggi, grazie al lavoro dell’associazione La Piuma Onlus – che nel 2011 lo ha ottenuto in concessione per 19 anni dall’Agenzia del Demanio della Liguria – Forte Tenaglia sta vivendo una seconda vita, è stato visitato da circa un migliaio di persone e si prepara a trasformarsi in spazio pubblico con funzioni sociali, culturali e ricreative. Qui, infatti, secondo l’ambizioso progetto dell’associazione, troveranno sede una casa famiglia, due alloggi per donne in difficoltà, ma pure una fattoria didattica, un giardino pubblico, laboratori per giovani studenti, ecc.

    forte_tenaglia

    «Numerosi cittadini hanno già avuto occasione di veder da vicino il forte e rendersi conto di quale potenzialità offre a favore dell’intera comunità genovese – racconta entusiasta Emilia Pastorino, volontaria della Piuma Onlus – anche i rappresentanti istituzionali di Regione, Comune e Provincia sono stati quassù ed hanno espresso il loro apprezzamento per il nostro lavoro. Tutti gli enti sono stati molto disponibili e ovviamente interessati affinché l’operazione vada a buon fine. D’altra parte si tratta di un esempio virtuoso di recupero e riqualificazione che dovrebbe essere imitato. Però il periodo è particolarmente difficile considerata l’indisponibilità di fondi pubblici per sostenere simili iniziative. Esistono adeguati strumenti legislativi, come ad esempio la legge regionale per richiedere finanziamenti a fondo perduto finalizzati al recupero di edifici abbandonati, ma purtroppo allo stato attuale non ci sono le risorse economiche».

    Per questo l’iniziativa della Piuma Onlus assume ancora più valore. E fortunatamente c’è anche una buona notizia. «Questa settimana è arrivata la lettera della Compagnia di San Paolo con la quale ci comunicano la concessione di 80 mila euro – continua Pastorino – Con questo denaro realizzeremo il primo lotto di intervento cioè il recupero di una porzione della Casa del Telegrafo (nella parte superiore del Forte), dove sarà ospitata la casa famiglia gestita da una coppia di soci dell’associazione che già da tempo accoglie alcuni bambini provenienti da contesti problematici, in convenzione con il Comune di Genova. Il secondo lotto, invece, consentirà la completa ristrutturazione della Casa del Telegrafo. Al primo piano dell’edificio prevediamo di realizzare due alloggi per l’assistenza temporanea a mamme sole con figli piccoli. Inoltre, vogliamo offrire uno spazio di incontro e ambientamento dove affiancare le famiglie affidatarie individuate dal Tribunale dei Minori e facilitare l’inserimento dei bambini nel nuovo contesto familiare. L’intervento complessivo (primo e secondo lotto) lo sosterremo anche con forme di autofinanziamento: cene, iniziative ad offerta libera, proventi dell’8 per mille, sottoscrizione soci, ecc.».
    Adesso non resta che perfezionare il progetto edilizio, in particolare dal punto di vista strutturale ed impiantistico. «I soci della Piuma Onlus (oggi siamo una settantina) hanno competenze in disparati settori, questa è la nostra forza – sottolinea Pastorino – Ci siamo riuniti proprio in questi giorni e ipotizziamo di avere pronto il capitolato di gara definitivo tra un mese, massimo un mese e mezzo. A quel punto individueremo una rosa di imprese a cui proporre l’affidamento dei lavori di ristrutturazione della Casa del Telegrafo. Insomma, il discorso si fa sempre più concreto. La Compagnia di San Paolo ha indicato quale termine di fine lavori il 31 dicembre 2014. Per tale data il primo lotto sarà concluso. Nel frattempo troveremo le risorse per il secondo lotto, visto che possiamo già contare sulla concessione edilizia del Comune per ristrutturare l’intero edificio».

    La riqualificazione di Forte Tenaglia «Non ha una valenza esclusivamente sociale – sottolinea Pastorino – Senza dubbio, il fatto di consentire a minori che nella loro pur breve esistenza hanno già sofferto abbastanza, di vivere in un luogo bello in mezzo alla natura, è fondamentale. Però il recupero del Forte si presta ad una sua valorizzazione anche a fini ricreativi per tutti i bambini di Sampierdarena e San Teodoro, quartieri avari di spazi pubblici. Parliamo di un patrimonio storico, ambientale e culturale dell’intera città. Abbiamo iniziato ad organizzare incontri e conferenze su diversi temi, invitando le scuole superiori e altre realtà associative. L’idea è quella di trasformare il forte in luogo della cultura. Nonostante le difficoltà dovute alla carenza di risorse economiche, siamo soddisfatti perché molte persone sono già state sensibilizzate ed hanno toccato con mano la serietà del progetto. E sappiamo di poter contare sul loro aiuto per concretizzare il nostro sogno».

     

    Matteo Quadrone

  • Quarto, ex Fischer: sopralluogo del Comune, perplessità sul progetto

    Quarto, ex Fischer: sopralluogo del Comune, perplessità sul progetto

    fabbrica-ex-fischer-via-romana-castagna-quarto-D5Nuove verifiche sulla sicurezza del Rio Castagna e sulla futura viabilità della zona, un sopralluogo dei consiglieri comunali e alcune puntuali proposte del Municipio Levante. Non è ancora detta l’ultima parola sul progetto edilizio – leggermente ridimensionato rispetto alla prima versione – che prevede la costruzione di un palazzo residenziale a 4 piani per 26 appartamenti e 30 box interrati nell’ex area industriale Till-Fischer (2 mila e 700 metri quadrati da decenni in stato di abbandono) di via Romana della Castagna nel quartiere di Quarto. Ma l’intervento di demolizione e ricostruzione rispetta tutte le norme quindi l’approvazione è solo questione di tempo. Restano vive alcune perplessità, soprattutto in merito all’opportunità di realizzare una simile edificazione in un’area che lo stesso Comune definisce di “alto pregio”.

    Mercoledì 4 settembre l’argomento è stato discusso a Palazzo Tursi in sede di Commissione Territorio. «Lunedì prossimo (9 settembre) alle ore 9:30 si svolgerà un sopralluogo nell’area ex Till- Fischer – spiega il presidente della commissione, Antonio Bruno (Fds) – Poi il progetto approderà in consiglio comunale. I nuovi consiglieri vogliono vedere da vicino il contesto di via Romana della Castagna. Tutti hanno apprezzato la riduzione dei volumi ma l’impatto del nuovo palazzo, rispetto agli altri edifici della zona, sarebbe pur sempre pesante».
    Il Municipio Levante, chiamato ad esprimere il proprio parere (non vincolante) sul progetto, non ha ancora preso una posizione ufficiale perché ritiene necessario un supplemento di istruttoria, come spiega il consigliere municipale Paola Borghini (Fds) «Abbiamo chiesto un incontro con i tecnici del Comune affinché vengano a illustrare nel dettaglio le variazioni tra il progetto originario e quello attuale. Dal punto di vista del rischio idrogeologico chiediamo un’ulteriore verifica della distanza dal Rio Castagna. Inoltre, vogliamo sia preliminarmente chiarita la questione della viabilità».
    Giovedì 5 settembre la Commissione Territorio del Municipio Levante ha affrontato il tema. «Erano presenti i rappresentanti dei cittadini che hanno espresso valutazioni sul merito dell’intervento – continua Borghini – Qui stiamo parlando di una riduzione in altezza da 5 a 4 piani e non di cambiamenti stravolgenti. La proposta degli abitanti è la seguente: perché non si ipotizza di ricreare un ambiente consono al valore paesaggistico dell’antica “creuza”, magari spezzando i volumi in palazzine dalle dimensioni più contenute, invece di costruire un unico grande edificio? Questa potrebbe essere una valida alternativa».

    Fabbrica ex Fischer in via Romana della Castagna a Quarto

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    Per quanto riguarda gli oneri di urbanizzazione, la delibera comunale prevede la loro monetizzazione e l’impegno del Comune di utilizzarli in loco. «L’amministrazione comunale si farà carico di eseguire gli interventi quali la messa in sicurezza del rivo, delle attigue aree verdi e la sistemazione della viabilità – racconta Borghini – Una delle proposte è anche quella di rivedere la situazione dell’area delle Campanule, sita di fronte all’ex Till-Fischer ai piedi di Quarto Alta, dove il Municipio sta tentando una riqualificazione con la collaborazione di cittadini e associazioni. Tali fondi, però, non possono essere vincolati a questi scopi. Quindi corriamo il rischio che, in caso di accadimenti gravi (ad esempio un evento alluvionale) per cui si renda necessario recuperare con urgenza delle risorse economiche, queste siano le prime ad essere sottratte. E di conseguenza le opere preventivate non vengano più realizzate. Noi, invece, proponiamo di obbligare la società privata ad eseguire in prima persona i lavori che saranno stabiliti. È un’alternativa che sottoporremo all’attenzione del Comune». L’incontro con i tecnici comunali va proprio in questa direzione. «Verificare se ci sono ancora margini per ulteriori cambiamenti – aggiunge il consigliere del Levante – ai fini di un maggiore ritorno per il territorio».

    Sull’opportunità o meno di procedere alla demolizione/ricostruzione in un contesto che la stessa Commissione territorio di Palazzo Tursi definisce di “alto pregio”, Paola Borghini ha un’idea precisa. «Se l’ex fabbrica viene considerata “incongrua” per la presenza di volumi considerati di dimensioni eccessive, io mi domando qual è la sostanziale differenza tra il nuovo progetto di edificazione e la volumetria precedente della Till-Fischer. Il cambio di destinazione da industriale a residenziale non cambia l’impatto volumetrico sull’ambiente circostante».
    Il Piano Casa del 2009 consente la demolizione/ricostruzione ma «Stiamo parlando di una legge regionale che per sua natura non può verificare la compatibilità di un singolo intervento – aggiunge il consigliere del Municipio Levante – Queste valutazioni devono essere fatte dagli enti locali, Comune e Municipi».
    Dopo il completamento istruttorio richiesto dal Municipio ed il sopralluogo dei consiglieri comunali, bisognerà tirare le somme. «Prima di concedere qualunque autorizzazione a costruire vogliamo che siano valutati attentamente tutti gli aspetti sopracitati», conclude Paola Borghini.

     

    Matteo Quadrone

    [foto di Daniele Orlandi]