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  • Quinto, area ex Aciom: un immenso cantiere abbandonato sul rio Bagnara

    Quinto, area ex Aciom: un immenso cantiere abbandonato sul rio Bagnara

    quinto_via majorana optUn immenso sbancamento che spesso si trasforma in acquitrino, quasi 6 anni di cantiere in abbandono, nel mezzo due ricorsi al Tar della Liguria e almeno 4 diverse versioni progettuali per un intervento che resta solo sulla carta, infatti, ancora oggi non sappiamo quale sarà il destino dell’ex area industriale di via Majorana, a Genova Quinto, un tempo occupata dai capannoni dell’Aciom. Qui, fin dal lontano 2007, anno della prima approvazione del progetto della società Pama & Partners srl, è prevista la realizzazione di un edifico residenziale con annessi box interrati, una grande piscina condominiale e un giardino pubblico. Ma il contenzioso giudiziario e la crisi del mattone hanno fatto sì che – dalla primavera 2008 – una volta eseguita la demolizione dei preesistenti manufatti, realizzato lo scavo e la palificazione del terreno, in pratica non si sia più mossa una foglia. Con grande disappunto degli abitanti, all’inizio preoccupati dall’impatto della nuova edificazione (la prima soluzione progettuale prevedeva addirittura un unico corpo di fabbrica alto 8 piani, poi in seguito, come vedremo, le volumetrie sono state parzialmente ridotte, per lo meno in altezza), e adesso altrettanto scorati dinanzi ad un cantiere perennemente fermo, senza alcuna notizia in merito al futuro dell’area. Siamo nel fondo valle del rio Bagnara, estremo Levante genovese, un territorio che – nonostante la speculazione edilizia degli anni ’70, evidenziata dalla presenza di palazzi a 3-4 piani – conserva tutt’oggi una qualità ambientale apprezzabile vista la disseminazione di tracce architettoniche del recente passato legato a frantoi, canalizzazioni per l’acqua e coltivazioni d’ulivo, senza dimenticare la sopravvivenza di un antico percorso pedonale che fiancheggia il rivo, dotato di significativa valenza storico-culturale.
    L’ambizioso progetto denominato pomposamente “Le Terrazze del Levante”, così è descritto nel sito della società proponente, la Pama e Partners srl (con sede a Genova in via Assarotti): “Realizzazione di un fabbricato di moderne caratteristiche, rientrante nella classe energetica “A”, circondato dal verde di un parco e del tutto staccato dal traffico automobilistico. Il complesso sarà dotato di una piscina di proprietà, mentre le unità residenziali – dotate di ampie terrazze saranno climatizzate e munite di diversi servizi di domotica. Nel sottosuolo del fabbricato e del parco verranno realizzati ampi box auto destinati, oltre che agli appartamenti sovrastanti, anche ad essere ceduti ad utenti residenti nelle vicinanze”.

    L’iter approvativo

    Il progetto di “ristrutturazione urbanistica per la realizzazione di un edificio residenziale, spazi pubblici e relative opere urbanizzazione in via Majorana a Genova Quinto e rinaturalizzazione del rio Bagnara fino alla foce” è stato approvato dalla Conferenza dei servizi deliberante lo scorso 4 marzo 2013.
    La Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Liguria, con nota 14598 del 15/5/2012, ha rilasciato, nell’ambito dell’Autorizzazione Paesaggistica, parere favorevole. Da tale autorizzazione si evince “…la nuova soluzione presentata vede una cospicua riduzione delle altezze del fabbricato, migliora decisamente l’inserimento della nuova volumetria residenziale nel contesto, in quanto il nuovo edificio si attesta al di sotto delle quote delle coperture degli edifici posti a monte sul versante destro della valletta, e non ostruisce gli affacci più qualificanti degli edifici circostanti”.
    Con deliberazione di Giunta del 7 febbraio 2013 il Comune ha approvato il progetto e la bozza di convenzione relativa alle opere di urbanizzazione. La deliberazione ha recepito i pareri dei civici settori competenti, tra i quali il settore Pianificazione urbanistica del Comune che, nell’ottobre 2012, afferma “…l’intervento risulta conforme alla disciplina urbanistica vigente e al progetto preliminare di PUC”.
    Nel verbale della Conferenza dei servizi deliberante del 4 marzo 2013, inoltre, si legge “…la Provincia di Genova, Direzione pianificazione generale e di bacino, Servizio controllo e gestione del territorio, con nota prot. 92125 del 17/07/2012, ha trasmesso il provvedimento dirigenziale n. 3826 datato 11 luglio 2012 NO 01883, nulla osta idraulico di autorizzazione per gli interventi di riqualificazione idraulica e rinaturalizzazione previsti dal progetto… con nota prot. 54032 del 27 aprile 2012 ha trasmesso il provvedimento dirigenziale n. 1831 del 30 marzo 2010 di rinnovo alla società Pama & Partners srl della concessione idraulica per tombinatura in c.a., in attraversamento del rio Bagnara in località Genova Quinto costituente pertinenza del demanio idrico, con validità fino al 31/12/2017”.

    Dagli uffici comunali preposti si viene a sapere che il titolo abilitativo è stato rilasciato il 30 maggio 2013. Dunque, ai sensi di Legge, i titolari del progetto hanno un anno di tempo per dare inizio ai lavori, ovvero entro il prossimo 30 maggio 2014. Bisogna ricordare, però, che il recente “Decreto del fare”, per i titoli abilitativi efficaci in base all’entrata in vigore del decreto e non in contrasto con le vigenti norme urbanistiche, consente un’ulteriore possibilità: previa adeguata comunicazione, la società proponente ha la facoltà di chiedere una proroga di altri due anni del termine di inizio lavori.
    Al momento non sarebbe arrivata alcuna informazione in tal senso ma è altrettanto vero che non si ha alcun sentore di un’accelerazione da parte di Pama & Partners srl ai fini di avviare la costruzione dell’opera. Era Superba ha provato più volte a contattare telefonicamente i responsabili della società, senza ottenere risposta.

    L’ultima versione del progetto e gli oneri di urbanizzazione

    L’ultima versione del progetto prevede la realizzazione di un insediamento residenziale di qualità alta articolato in due corpi (mentre originariamente il volume era compatto): un edificio per complessivi 2757 mq con 39 unità abitative che si sviluppano su blocco principale di 6 piani fuori terra (con una riduzione di circa 5,30 metri di altezza rispetto al precedente progetto) che conferma la profondità e lo sviluppo di facciata della prima versione e da un piccolo volume adiacente suddiviso in due unità immobiliari posto in corrispondenza dell’angolo nord-ovest; un’autorimessa interrata, in parte sottostante l’intervento residenziale, con 39 box di pertinenza alle nuove unità immobiliari e circa un’ottantina di libera commercializzazione per gli abitanti dell’intorno; impianti sportivi condominiali (grande piscina) in continuità con la superficie verde d’uso pubblico. E ancora, la realizzazione di un giardino pubblico per complessivi mq 2631 mq e di nuovi percorsi di uso pubblico; il miglioramento delle dotazioni di parcheggio pubblico. Infine, alcuni interventi di bonifica idraulica e rinaturalizzazione del rio Bagnara; la tombinatura sul torrente stesso quale accesso alle abitazioni, ai box e al passaggio pedonale.

    “La viabilità pedonale viene ricucita tramite la realizzazione di un nuovo tratto di via dell’Ulivo in sponda destra e di una nuova passerella in corrispondenza di via Cuniolo – si legge nel verbale della Conferenza dei servizi deliberante del 4 marzo 2013 – Il nuovo tratto di via dell’Ulivo previsto in sponda destra sarà ceduto alla civica amministrazione e costituirà viabilità pubblica pedonale [… ] Le opere previste consentono un sostanziale miglioramento della viabilità e degli spazi pubblici in quanto il sito viene collegato alla rete dei percorsi pedonali esistenti attraverso un percorso pubblico a norma, vengono demolite due passerelle ritenute di potenziale rischio idraulico, pertanto in contrasto con il Piano di bacino, e vengono sostituite da idonea passerella […] Viene riqualificato con adeguati interventi di pulizia e rinaturalizzazione l’alveo del rio Bagnara”.

    La quota oneri di urbanizzazione complessivamente dovuti per l’intervento è pari ad euro 510.517,39. Come si evince dalla bozza di convenzione “…la parte privata si impegna a realizzare a propria cura e spese le opere di urbanizzazione: parcheggio a uso pubblico a raso con verde di arredo e di completamento in fregio a via Majorana, per una superficie di circa mq 514 (in servitù d’uso pubblico); viabilità carrabile e pedonale di raccordo con il nuovo tracciato di via dell’Ulivo; percorso viario pedonale (transitabile carrabilmente esclusivamente da mezzi di soccorso) con pavimentazione in pietra; tratto di rete nera e raccordo acque bianche in sostituzione del collettore esistente nell’alveo del rio Bagnara; sistemazione a giardino, di uso pubblico, di un’area adiacente al complesso residenziale in parte su copertura di autorimessa privata, per complessivi mq 2631; opere di adeguamento e connessione tra nuova viabilità pedonale e le strade comunali via dell’Ulivo e via Granello; costruzione nuova passerella pedonale sul rio Bagnara di collegamento con la viabilità pubblica pedonale (via Cuniolo) previa demolizione di due passerelle per eliminare la criticità di rischio idraulico”.
    La parte privata, inoltre, si impegna a realizzare, sempre a propria cura e spese, le seguenti opere di rinaturalizzazione del rio Bagnara (in parte nel tratto corrispondente alla proiezione della proprietà ed in parte su tratti esterni): realizzazione di opere di riqualificazione per ripristinare la naturalità del torrente mediante interventi di pulizia e creazione di piccole briglie e raschi con materiali lapidei analoghi a quelli caratteristici del sito; riqualificazione delle sponde; ripristino della naturalità e pulizia dell’alveo; riduzione del volume della cabina Enel posta a valle dell’intervento, tramite demolizione parziale del fabbricato per consentire l’allargamento della sponda del torrente, previo specifico accordo con la società stessa.
    Nella delibera di Giunta comunale del 7 febbraio 2013 si legge “…dal contributo afferente il permesso di costruire commisurato all’incidenza delle opere di urbanizzazione sarà scomputato, al momento del rilascio del titolo abilitativo, il costo delle opere di urbanizzazione che la parte privata si è impegnata a realizzare […] Gli importi delle opere previste non a scomputo dal contributo per il rilascio del permesso di costruire determinati in via preliminare e provvisoria dal soggetto attuatore ammontano a euro 1.157.100,86; all’atto della presentazione della progettazione esecutiva delle opere di urbanizzazione si provvederà alla determinazione dell’esatto importo per la realizzazione delle stesse; a garanzia della puntuale e completa esecuzione delle opere, la parte privata si impegna a consegnare al Comune, all’atto di acquisizione del titolo abilitativo, idonee fideiussioni per un importo commisurato al costo delle opere”.

    Quinto via Majorana: la storia e il contenzioso giudiziario

    Come detto in apertura il progetto di via Majorana ha avuto un iter a dir poco travagliato. La prima approvazione in Conferenza dei servizi deliberante risale addirittura al 19 gennaio 2007, ai tempi della Giunta dell’ex Sindaco Giuseppe Pericu.
    A seguito del ricorso promosso da alcuni abitanti della zona, con sentenza del Tar Liguria n. 308 del 20 febbraio 2008, sono stati annullati gli atti impugnati.
    Nel marzo 2008 risultavano realizzate esclusivamente tutte le demolizioni dei corpi di fabbrica, il parziale sbancamento e le opere di contenimento del terreno. Nell’aprile 2008 i lavori sono pressoché sospesi.
    La società proponente, però, non si dà per vinta e presenta un nuovo progetto. Nel dicembre 2009 il Comune concede il titolo abilitativo all’intervento.
    Ma interviene un nuovo ricorso al Tar Liguria che, con sentenza n. 5007 del 21/06/2010, annulla l’atto di assenso edilizio ritenendo fondati due punti del menzionato ricorso, riferiti alla computabilità nella superficie agibile (S.A.) del piano parcheggi.

    L’avvocato Giovanna Lombardi è uno dei legali di parte dei residenti, vincitori di due ricorsi «Il Tar ha dato indicazioni su come deve essere computata la superficie agibile complessiva dell’edificio, quindi tenendo conto anche dei parcheggi interrati. Il giudice amministrativo ha stabilito che le volumetrie previste dovevano essere ridotte. Il soggetto attuatore del progetto ha interpretata la sentenza a modo suo, ovvero riducendo l’altezza dell’edificio principale. Questo secondo l’ultima versione progettuale che abbiamo visto. Adesso la situazione è in divenire. Noi comunque siamo pronti ad agire nel caso dovesse configurarsi un intervento non in linea con le indicazioni del Tar».

    Nel 2010, dunque, la società Pama & Partners elabora l’ennesima versione progettuale in attuazione della sentenza. La seduta referente della Conferenza dei servizi si svolge il 10 marzo 2011. Ma nel frattempo, a seguito di osservazioni del Municipio Levante, i proponenti rielaborano ancora il progetto.
    La nuova seduta di Conferenza dei servizi si svolge il 2 settembre 2011.
    Gli avvocati Lombardi e Piscitelli, con nota del 31 ottobre 2011, in nome e per conto di alcuni proprietari di unità immobiliari poste in prossimità di via Majorana, scrivono “…la soluzione proposta è meno impattante della precedente versione, rileviamo, però, che la riduzione in altezza non comporta la riduzione volumetrica specificando che la scelta di riproporre di suddividere il volume recuperato in due corpi di fabbrica tende ad aggravare la percezione dell’ingombro volumetrico con un fronte di maggiore ampiezza rispetto a quello dell’edificio unico presentato in referente del 2011; le modifiche apportate al progetto non risultano tali da poter superare i profili ostativi che derivano dal vincolo paesistico che grava sull’area… gli esponenti chiedono che il Comune e la Soprintendenza valutino rigorosamente la compatibilità dell’intervento… si rinnovano le preoccupazioni relative all’impatto che l’intervento avrà sulla viabilità della zona, in quanto il nuovo progetto prevede 39 unità abitative a fronte delle 33 precedentemente previste… per quanto concerne la sistemazione della viabilità pedonale anche la soluzione proposta in questo ultimo progetto non consente di soddisfare la ricucitura e la ricostruzione di tutti i percorsi pedonali pubblici esistenti”.

    Il fronte dei contrari

    «Con un intervento così impattante si distrugge l’equilibrio naturale di un terreno già compromesso dalle precedenti cementificazioni, deviando per sempre il flusso naturale dei rii esistenti – spiega Ester Quadri, residente in zona e ambientalista del circolo Nuova Ecologia di Legambiente – Questo insediamento potrebbe trasformarsi nell’ennesima bomba ambientale. Occorre un risanamento completo perché non si può lasciare un simile spazio degradato in mezzo alla città».

    L’associazione ambientalista Italia Nostra – intervenuta in sede di Conferenza dei servizi – oltre a denunciare il pesante impatto sull’ambiente circostante di un simile intervento a pochi passi da un corso d’acqua, con nota del 9 maggio 2011 ha richiamato “…il valore della conservazione dei percorsi pedonali, richiedendo di evidenziare, attraverso segnaletica adeguata, l’antica percorrenza storica dei tracciati in oggetto con l’individuazione e valorizzazione degli antichi frantoi rimasti lungo il tracciato”. Per quanto riguarda la mobilità, invece Italia Nostra ha sottolineato che “…il progetto è privo di documentazione che certifichi la sostenibilità dell’intervento dal punto di vista del transito auto veicolare, data la contenuta sezione stradale e la prevista realizzazione di box che verranno in parte destinati alla libera commercializzazione”, chiedendo in conclusione di “…modificare il progetto con un percorso condiviso con i cittadini”.

    Patrizia Pivetta è uno dei residenti che ha promosso i due ricorsi al Tar Liguria «In sintonia con i nostri avvocati abbiamo deciso di fermarci e di non presentare un ulteriore ricorso. Anche perché, da quello che ci hanno spiegato, sarebbe difficile ottenere altri risultati. Ovviamente, almeno per una parte di abitanti, sarebbe stata meglio l’opzione zero, visto che l’ultimo progetto recentemente approvato dall’amministrazione comunale, seppure di dimensioni leggermente ridotte, è comunque impattante». Dopo l’avvenuta approvazione «Sinceramente immaginavamo che la società proponente avrebbe dato il via ai lavori – continua Pivetta – E, invece, il cantiere è tuttora fermo e abbandonato».
    I possibili scenari futuri sono molteplici. Ad esempio, la società potrebbe attendere di incamerare le risorse necessarie, tramite altre operazioni immobiliari, oppure starebbe pensando di cedere il progetto ad eventuali società terze interessate all’intervento.

    Fatto sta che oggi, febbraio 2014, l’area di via Majorana «È ormai diventata un grande scavo che si riempie continuamente d’acqua non solo per colpa delle frequenti piogge – conclude la signora Pivetta, residente in zona – Prima, almeno, c’era una pompa che asciugava il terreno, adesso nemmeno più quella. Ricordo che si parlava di riqualificazione del rio Bagnara. Ma come è possibile parlare di riqualificazione in un sito abbandonato a se stesso da quasi 6 anni? Noi abitanti vogliamo sapere quale destino ci attende».

    Matteo Quadrone

  • Valletta Carbonara, Albergo dei Poveri: accordo fra gli enti. E il progetto dei cittadini?

    Valletta Carbonara, Albergo dei Poveri: accordo fra gli enti. E il progetto dei cittadini?

    Valletta Carbonara San NicolaManca ancora la formalizzazione dell’accordo, che dovrà per forza di cosa essere ratificato dal Consiglio comunale, ma il futuro della Valletta Carbonara sarà ancora verde. Risale al 25 giugno 2013 la mozione presentata in Consiglio comunale da Marianna Pederzolli (Lista Doria) e approvata a larghissima maggioranza (qui l’approfondimento) che impegnava sindaco e giunta a modificare la destinazione d’uso di questi terreni all’interno del nuovo Piano urbanistico cittadino, per vincolarli alle funzioni di area pubblica a uso florovivaistico, come previsto dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e dalla volontà testamentaria del primo proprietario, Emanuele Brignole. Da allora in Sala Rossa non se n’era più parlato. Fino a ieri, quando rispondendo a un articolo 54, il vicesindaco Stefano Bernini ha illustrato gli ultimi passi del percorso che punta al mantenimento della destinazione agricola dei circa 27 mila metri quadrati a  San Nicola, eliminando il parcheggio interrato e altri progetti di natura edilizia previsti in un primo tempo dal progetto preliminare del nuovo Puc.

    «È attualmente al vaglio dell’avvocatura – ha spiegato Bernini – il testo dell’accordo tra Comune, Istituto Brignole, Università e Regione che definisce la sistemazione dei rapporti tra i vari enti sull’area. Nel testo è prevista la conferma della permanenza delle felci storiche nella Valletta in un’area in capo al Comune e si manifesta l’interesse da parte dell’Università ad acquisire alcuni spazi verdi per il futuro Campus. La restante parte del terreno rimarrà di proprietà dell’Istituto Brignole che dovrà gestirla in coordinamento con il Municipio Centro Est».

    [quote]Una volta sottoscritto l’accordo, l’intervento dell’amministrazione sarà duplice: da un lato l’assessorato all’Ambiente dovrà mettere a sistema la regimazione delle aree dal punto di vista del loro inserimento nel piano del Verde della città; dall’altro, il Municipio dovrà cercare di far coincidere le esigenze istituzionali con le aspirazioni dei cittadini». [/quote]

    Ma che cosa ne sarà in concreto di queste aree? Marianna Pederzolli ha evidenziato la necessità di allargare i tavoli di discussione tra i privati e le istituzioni anche alle associazioni che stanno spendendo molte energie per il futuro della Valletta.

    «Il 5 aprile 2013 – aggiunge Guido Grillo (Pdl) – la Commissione competente effettuò un sopralluogo su sollecitazione dei cittadini per ascoltare l’illustrazione dell’interessante progetto studiato dal comitato Le Serre. Ora, veniamo a sapere che potrebbero essere sfruttati alcuni finanziamenti europei per mettere in pratica questi contenuti: sarebbe perciò auspicabile che l’amministrazione si attivasse in questo senso».

    In sintesi, la proposta del comitato Le Serre (qui l’approfondimento) prevede la realizzazione di uno spazio per attività ricreative, didattiche e produttive attraverso l’insediamento di un polo botanico per la produzione orticola, di un polo vivaistico-produttivo, di alcune serre didattiche e di uno spazio per l’aggregazione sociale. Sarebbe, dunque, importante poter sfruttare un po’ di risorse europee per dare slancio al progetto. «Innanzitutto – precisa Bernini – si dovrebbe trovare un co-finanziatore sia dal punto di vista del personale da impiegare sia dal punto di vista delle risorse meramente economiche. L’Istituto Brignole ha avanzato una proposta che deve necessariamente essere vagliata con attenzione da un apposito tavolo territoriale che, sotto la regia del Municipio, coinvolga tutte le associazioni e i cittadini che hanno a cuore la Valletta».

    Sul coinvolgimento dei cittadini punta molto anche Leonardo Chessa (Sel), presidente della Commissione IV – Promozione della Città: «Questo “buco verde”, insieme con la riqualificazione dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto, potrebbe diventare un simbolo della tutela del territorio da parte dell’amministrazione. Per fare ciò è necessario però ascoltare – e ho intenzione di farlo in un’apposita seduta di Commissione – i progetti di tutte le associazioni che vivono o vorrebbero vivere quel territorio, iniziando fin da ora un percorso condiviso e partecipativo che possa spianare la strada non appena avremo il via libera formale».

    Simone D’Ambrosio

  • #OgWifi: al via la mappatura dei locali e delle attività che forniscono il wifi a Genova

    #OgWifi: al via la mappatura dei locali e delle attività che forniscono il wifi a Genova

    wifi gratis#OgWifi, il Wifi a Genova in un click è il nuovo progetto lanciato nel capoluogo ligure da Open Genova e realizzato in collaborazione con Confesercenti e con il patrocinio del Comune: si tratta in sostanza di una mappatura gratuita dei locali e degli esercizi di vicinato che forniscono la connessione wifi ai propri clienti, gratis o a pagamento.

    In questo modo sarà possibile per tutti reperire la connessione internet più vicina e navigare sul web con il proprio smartphone o il proprio tablet. Inoltre, tutti i dati saranno raccolti con la licenza Creative Commons 3.0 e potranno essere usati da tutti.

    L’adesione al progetto per le attività è gratuita e può essere sottoscritta da pubblici esercizi come bar e ristoranti, negozi di vario genere, associazioni, strutture ricettive, semplicemente compilando la modulistica presente sui siti opengenova.org e confesercentiliguria.it

    Gli aderenti al progetto saranno poi geolocalizzati e avranno a disposizione una scheda sintetica contenente le caratteristiche della connessione wifi, i contatti dell’attività e una breve descrizione del locale/esercizio, il link al proprio sito, pagina facebook, account twitter o eventuali foto.

    «La mappatura degli esercizi wifi è un’iniziativa preziosa e costituirà un ottimo strumento di supporto a cittadini e visitatori – hanno dichiarato gli gli assessori Francesco Oddone e Isabella Lanzone nel corso della presentazione del progetto -. Gli esercenti genovesi hanno già da tempo compreso l’importanza di offrire questo servizio aggiuntivo che contribuisce a migliorare la  qualità della proposta commerciale e di quella turistica della nostra città, questo progetto  servirà a valorizzare anche la loro iniziativa».

    «Pensiamo  che questo progetto potrà fare da volano alla diffusione della connettività e dei servizi  ad alto contenuto tecnologico a Genova – spiega il responsabile di Open Genova Enrico Alletto –  Il Progetto #OGWiFi copre in una sola  volta almeno tre temi fondamentali: Open Data, Free WiFi e sviluppo della banda larga. Sviluppatori eesterni potranno per esempio accedere ai dati da noi messi a disposizione sotto licenza Creative Commons 3.0 e ricavarne un’app per smartphone».

  • Nuovo depuratore di Cornigliano, al via l’iter: sbloccata la concessione delle aree ex Ilva

    Nuovo depuratore di Cornigliano, al via l’iter: sbloccata la concessione delle aree ex Ilva

    Ponte di CorniglianoQuindicimila metri quadrati nelle aree ex Ilva per far sorgere il nuovo depuratore di Cornigliano. Il delicato accordo che sancirà il passaggio di diritto di superficie da Autorità portuale a Mediterranea dell’Acque, verrà discusso questa mattina dalle Commissioni V – Territorio e VI – Sviluppo economico del Consiglio comunale convocate in seduta congiunta. Piuttosto singolare il fatto che Stefano Bernini, vicesindaco con delega all’urbanistica nonché presidente della Società per Cornigliano che ha effettuato la bonifica delle aree, non dovrebbe essere della partita. L’amministrazione sarà invece rappresentata dall’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, cofirmataria della delibera assieme al vicesindaco.

    Formalmente il provvedimento dà il via libera all’approvazione dello schema di contratto che coinvolge tutti gli attori interessati all’area che ospiterà il nuovo depuratore per il trattamento dei fanghi e delle acque e che consentirà la dismissione degli impianti di via Rolla (attuale depuratore di Cornigliano) e Volpara (Valbisagno).

    Innanzitutto – si legge nel documento – “Autorità portuale rinuncia, a fronte di un indennizzo da parte di Società per Cornigliano, alla costituzione in proprio favore del diritto di superficie relativamente alla porzione di area interessata alla realizzazione del predetto impianto di depurazione e accetta che vengano costituite alcune servitù in sottosuolo relativamente alle condotte a servizio dell’impianto medesimo”.

    Un primo passaggio fondamentale dato che i 15 mila metri quadrati appartengono alla molto più vasta area ex Ilva (circa 114.100 mq) su cui Società per Cornigliano ha svolto opere di bonifica pubblica e risanamento ambientale per dare il là alla riconversione ad opera di Autorità portuale mediante costituzione di diritto di superficie per 60 anni. Data la strategicità della zona anche per incrementare la capacità di trattamento di percolato della discarica di Scarpino – e non è certo un caso che la delibera arrivi in Commissione proprio in seguito alle emergenze delle scorse settimane, in realtà mai terminate – Autorità portuale si è detta disponibile a rinunciare ai propri diritti sull’area a fronte di 1 milione e 320 mila euro più iva, ovvero 1 milione 610 mila e 400 euro.  Ma questo indennizzo, sarà pagato da Mediterranea delle Acque ed arriverà nelle mani di Società per Cornigliano e, successivamente, in quelle dell’Autorità portuale tramite il Comune, entro 30 giorni dalla data di formalizzazione dell’accordo. Entro tre mesi sempre da tale data, invece, Tursi dovrà farsi carico di trasferire il diritto di superficie a Mediterranea delle Acque, attraverso un atto pubblico, per i previsti 60 anni.

    Nelle more dell’accordo che abbiamo visto interessare una molteplicità di soggetti, istituzionali e non, è anche previsto l’impegno da parte di Società per Cornigliano a costituire il diritto di passaggio sulle aree circostanti a quelli in cui sorgerà il depuratore, attraverso la strada che realizzerà la stessa Società per Cornigliano, “nonché il diritto di posa e mantenimento delle condotte di collettamento delle acque reflue e, in generale, di collegamento dell’impianto di depurazione con la viabilità e con la rete fognaria esistente” fino a che il depuratore sarà in funzione.
    Da parte sua, invece, il Comune definirà la destinazione d’uso delle aree attualmente occupate dal depuratore di via Rolla per riqualificare il quartiere di Cornigliano – che già solamente dalla dismissione dell’attuale impianto trarrebbe grande beneficio in termini di vivibilità e respirabilità dell’aria –  attraverso l’insediamento di attività produttive e artigianali, fatte salve le necessità tecniche per la realizzazione di opere complementari al nuovo impianto.

    Entrando più nel dettaglio, 8 mila metri quadrati serviranno per la realizzazione dell’impianto di trattamento dei fanghi che gestirà anche il materiale proveniente da Punta Vagno non rendendo così più necessario il depuratore di Volpara (qui l’approfondimento di Era Superba sui depuratori genovesi). Ma questa sarà solo la prima e più immediata fase di realizzazione ed entrata in funzionamento del nuovo depuratore. Più complicata, invece, la questione che riguarda i restanti 7 mila metri quadrati su cui sorgerà l’impianto di trattamento delle acque e che potranno essere richiesti dal Comune a Società per Cornigliano soltanto tra i 3 e i 6 anni successivi alla data di stipula dell’accordo (successivamente, in caso di mancata richiesta di Tursi, potrebbe intervenire direttamente Mediterranea delle Acque).

    «Questa zona – ci spiega il vicesindaco e presidente di Società per Cornigliano, Stefano Berniniera occupata dal Gruppo Spinelli che, a suo tempo, ottenne tutte le sue aree attraverso una figura giuridica inesistente: una sorta di comodato a pagamento. In virtù di questo canone, Spinelli ha cercato di far valere il contratto come vera e propria locazione, il ché avrebbe impedito la richiesta di liberazione dell’area prima di 12 anni dalla stipula del contratto. Per farla breve, in fase di accordo si è giunti, da un lato, alla consegna da parte di Spinelli dei 7 mila metri quadrati indispensabili per il depuratore e, dall’altro, al riconoscimento del contratto di locazione a Spinelli fino al 31 dicembre 2017 nelle zone restanti, che alla scadenza torneranno nella disponibilità dell’Autorità portuale».

    Ex Ilva, area Sot ancora da bonificare

    Uscendo dalla questione depuratore ma rimanendo sempre in zona ex Ilva, resta ancora da definire il futuro della cosiddetta area Sot (Sottoprodotti), l’unica su cui non è stata portata a termine la bonifica da parte di Società per Cornigliano. «La ragione – spiega Bernini – è dovuta al fatto che il terreno è pregno di benzoapirene e benzene, che riaffiorano ogni volta che si va a dissodare il suolo e hanno già causato diversi malori a chi si è trovato a lavorare nelle circostanze. Si è detto che il terreno andrebbe rimosso perché inquina le falde. Non è vero perché sotto c’è il mare. L’unica soluzione è quella di impermeabilizzare e tombare l’area, lasciando lì il terreno ed evitando di rinverdirne gli effetti nocivi con la sua movimentazione». Terminata la messa in sicurezza anche di quest’ultima porzione, Bernini è convinto dell’opportunità di dare vita a un nuovo parco urbano. Ma l’ultima parola spetta alla Regione che ha manifestato l’interesse a valutare l’opportunità di far sorgere qui il nuovo ospedale di Ponente piuttosto che nell’area Erzelli, soprattutto qualora permanessero gli ostacoli al trasferimento dell’Università in collina. Una partita, questa, ben lontana dal triplice fischio.

    Simone D’Ambrosio

  • Biblioteca Universitaria, cattedrale nel deserto per fare cassa con i fondi pubblici?

    Biblioteca Universitaria, cattedrale nel deserto per fare cassa con i fondi pubblici?

    Principe ex hotel Colombia. nuova biblioteca universitaria.1

    A sei anni dalla chiusura del cantiere presso l’ex hotel Colombia di Piazza Acquaverde a Principe, la nuova sede della Biblioteca Universitaria di Genova – che potrebbe costituire una significativa opportunità per la città in termini di potenziamento dell’attrattiva culturale a livello nazionale e internazionale, stimolando di conseguenza occupazione e indotto – rischia di rimanere l’ennesima cattedrale nel deserto. La denuncia arriva dai sindacati Uilpa Mibact e Usb Mibact, dopo le dichiarazioni del Direttore Generale per i Beni Librari, Rossana Rummo, e del Direttore Regionale per i Beni Culturali della Liguria, Maurizio Galletti, secondo i quali «L’intera struttura, nel suo complesso, diverrà pienamente operativa a partire da ottobre 2014, mentre il fondo librario donato alla città da Edoardo Sanguineti sarà disponibile al pubblico entro giugno 2014».
    Le organizzazioni sindacali si chiedono con preoccupazione: «Che cosa potrà essere proposto al pubblico entro tali date?». Con le tempistiche attuali «Il rischio concreto è che vengano consegnati dei “contenitori” vuoti. Ad oggi nulla è dato sapere su modalità e tempi previsti per la catalogazione dei 40.000 volumi appartenuti a Sanguineti e la stessa incertezza caratterizza la gestione del trasferimento nella nuova sede dei circa 650.000 volumi attualmente ospitati nella sede storica di via Balbi 3».

    D’altra parte tale scetticismo è perlomeno legittimo. Da quindici anni, infatti, si parla del progetto e viene annunciata l’imminente apertura della nuova sede, ma immancabilmente – tranne sporadiche quanto temporanee inaugurazioni per mostrare a pochi fortunati lo splendore delle sue sale – le porte della biblioteca rimangono serrate, lasciando fuori la stragrande maggioranza dei cittadini. L’estate scorsa Era Superba aveva anticipato tutti i ritardi e gli innumerevoli intoppi legati al trasloco (qui l’inchiesta), riportando anche tutti i dubbi dei lavoratori in merito alla gestione delle operazioni di trasferimento del materiale librario, a scapito della principale funzione di una biblioteca pubblica, ovvero rendere fruibili le sue notevoli raccolte librarie e documentarie. Inoltre, durante il nostro sopralluogo di #EraOnTheRoad in diretta social nei locali della nuova biblioteca (era lo scorso ottobre, una delle tante scadenze fissate prima e disattese poi), avevamo incontrato uno degli addetti, solitario e senza compiti da svolgere, a presidiare una biblioteca senza libri e senza studenti. Ci disse: «È ancora in corso il trasferimento dei volumi…». Da quindici anni, però.

    Adesso i sindacati vogliono capire se la nuova sede è perfettamente idonea e se ha ottenuto tutte le agibilità necessarie che devono essere certificate dalle autorità competenti. «L’incontro avuto il 14 gennaio 2014 dalle nostre organizzazioni sindacali con il Direttore Generale per le Biblioteche, in presenza del Direttore regionale per i Beni Culturali della Liguria, non ha sciolto i numerosi interrogativi posti all’ordine del giorno e non ha fornito alcuna garanzia sul futuro della nuova struttura – scrivono in una nota Uilpa Mibact e Usb Mibact – L’edificio rappresenta uno dei maggiori investimenti del Ministero per i Beni Culturali in Italia, con un ammontare complessivo del finanziamento di circa 33 milioni di euro». Secondo Uilpa Mibact e Usb Mibact «Si rischia di imboccare ancora una volta la strada dello spreco di denaro pubblico, creando l’ennesima cattedrale nel deserto: uno sterminato e lussuoso contenitore vuoto, privo di strutture e risorse adeguate, da “regalare” ai privati perché ingestibile».

    Il lungo elenco di criticità emerse negli ultimi tempi, senza dubbio non fa ben sperare. «Come è possibile che in un edificio appena restaurato, e con un investimento di così rilevante entità, siano state riscontrate infiltrazioni e muffe che mettono a rischio il patrimonio librario antico e moderno? – si domandano Uilpa Mibact e Usb Mibact – È necessario ricordare che fanno parte del cosiddetto arredamento anche grondaie, infissi, finestre, porte assenti, danneggiate o non funzionanti, rilevanti disconnessioni su terrazzi, cornicioni, parapetti di pertinenza e relative infiltrazioni sottostanti, scarichi fognari difettosi, ecc».

    Le organizzazioni sindacali, dunque, chiedono alla Direzione Regionale Beni Culturali «Di quali finanziamenti può ancora disporre per mettere in funzione la nuova sede e arredare le sale di lettura, la Biblioteca Sanguineti, i magazzini librari? E ancora, qual è lo stato effettivo di cassa e competenze relative? È auspicabile e necessario, come peraltro richiesto anche dal Direttore Generale Rummo, e come previsto dalla normativa sulla trasparenza, che sia al più presto resa pubblica tutta la documentazione concernente la nuova sede della Biblioteca Universitaria di Genova, i lavori svolti e quelli da svolgere, le modalità di utilizzo dei finanziamenti pubblici».

    «Non vorremmo che gli annunci fatti prefigurassero le solite “inaugurazioni” da parata – concludono Uilpa Mibact e Usb Mibact – E l’evidente assenza di un progetto complessivo servisse da giustificazione alla cessione di spazi e attività pubblici, al fine di “far cassa”».

    Non si è fatta attendere la risposta di Maurizio Galletti, Direttore Regionale per i Beni Culturali della Liguria «Nei prossimi giorni pubblicherò sul sito della Direzione regionale tutte le informazioni relative alla vicenda. Usb e Uilpa stanno mettendo in giro voci che non corrispondono a verità e, in altri casi, ingigantiscono le situazioni. I lavori sono andati avanti dal 2004 al 2011. Alcune finiture sono state effettuate nel 2012. Al termine della fase di collaudo è partita la gara per gli arredi. L’appalto è stato aggiudicato ma il terzo classificato ha fatto ricorso al Tar, che ci ha obbligato a rivalutare tutte le offerte. Fatto questo, la stessa azienda ha presentato un nuovo ricorso al Tribunale amministrativo. L’ultima udienza si è tenuta il 23 gennaio e l’azienda ha chiesto di differire la seduta, che è stata spostata al 16 febbraio. Se la questione si risolverà entro fine mese potremo rispettare i tempi annunciati (ottobre 2014), altrimenti i tempi giocoforza si allungheranno».

    Matteo Quadrone

  • Forti di Genova, progetto di riqualificazione del Comune. Il punto con l’architetto Corsi

    Forti di Genova, progetto di riqualificazione del Comune. Il punto con l’architetto Corsi

    righi-forti-DIUn grande museo all’aperto lungo tutti i 19 chilometri di mura che raccolgono manufatti del XVI-XVII secolo. È questo il fulcro del nuovo, ambizioso progetto del Settore Progetti Speciali del Comune di Genova che punta alla riqualificazione di tutti i Forti di Genova che erano parte del sistema difensivo cittadino. Un programma di valorizzazione che passa necessariamente dal trasferimento a titolo gratuito della proprietà dal Demanio storico-artistico, appunto, al Comune. E non si tratta solo dello Sperone, del Diamante o del Puin: il sistema comprende, infatti, una ricchissima serie di polveriere, trincee, torri e altri manufatti magari più sconosciuti a molti genovesi ma studiati con grande attenzione a livello europeo.

    «In passato la città aveva innanzitutto puntato sul mare e sul recupero del Porto Antico – spiega l’architetto Anna Iole Corsi, dirigente del settore Progetti speciali della Direzione Patrimonio e Demanio – poi si è passati ai palazzi dei Rolli e al centro storico, ora è venuto il momento di pensare ai nostri monti». L’obiettivo, dunque, è quello di programmare nel dettaglio una serie di interventi di trasformazione per ogni bene, rendendolo accessibile alla cittadinanza e mettendo a frutto le proprie peculiarità. Per questo motivo, ad esempio, a Forte Begato potrebbe sorgere una sorta di albergo storico con attività di catering (ricevimento per matrimoni, battesimi, feste e anniversari…), mentre lo Sperone dovrebbe diventare il punto di accoglienza principale per chi vuole addentrarsi nel Parco Urbano della Mura. Man mano che ci si addentra lungo i percorsi sulle colline genovesi, invece, sono previste altre attività di rifugio per escursionisti, scout e associazioni.

    Il Comune, naturalmente, non ha un euro quindi tutto il programma di valorizzazione deve essere pensato con un forte concorso di soggetti privati che possano essere interessati a riqualificare e prendere in gestione gli immobili, attraverso concessioni a canoni ragionevoli. «È impensabile – ammette Corsi – che il Comune gestisca direttamente questi spazi ma dovrà farsi garante affinché tutti i beni vengano presidiati efficacemente. Dovremo quindi redigere un attento bilancio gestionale ed economico in modo che gli interventi più attrattivi si portino a ruota anche quelli più di servizio, in cui è necessariamente prioritario una partecipazione del settore pubblico».

    Il progetto di riqualificazione dei Forti di Genova e del Parco urbano delle Mura

    A livello operativo, gli uffici stanno predisponendo un programma generale che riguarda l’intero sistema fortificato, dall’altro sono già in fase di elaborazione alcuni zoom di dettaglio sui singoli beni. «Il trasferimento della proprietà – spiega l’architetto Corsi – avverrà per fasi perché è impossibile pensare che il Demanio ceda in un blocco solo 19 chilometri di percorsi con tutti i rispettivi manufatti. E meno male perché, altrimenti, la situazione sarebbe difficilissima da gestire. È necessario, dunque, lavorare in parallelo sul progetto d’insieme e sui particolari delle fortificazioni che ci auguriamo entreranno per prime in nostro possesso».

    Il primo focus, con un programma sostanzialmente già pronto e illustrato in Consiglio comunale alla Commissione competente, si concentra sul Parco urbano delle Mura e sui forti Begato e Sperone, «un po’ per posizione, un po’ per le funzionalità, un po’ perché Begato è già stato restaurato» commenta Corsi.

    Il Forte Begato, GenovaPartiamo, dunque, dal Forte Begato, caserma del XIX secolo già sistemata negli anni ’90 ma mai data in concessione e lasciata all’abbandono e al degrado. Data la sua facile accessibilità carrabile e pedonale, potrebbe diventare un polo di richiamo sia di servizi cittadini sia di opportunità turistiche. Al piano terra è stato pensato l’insediamento di attività artigianali e creative, con laboratori legati al tema della sostenibilità. Ci sarebbero poi gli spazi per dare vita a un piccolo centro museale sulla storia delle mura e dei forti, ma il fiore all’occhiello di tutta la struttura dovrebbe diventare la parte dedicata a funzioni alberghiere e ricettive con attività di catering come già avviene in altri luoghi di interesse storico (ricevimenti di matrimoni, feste, convegni). Nell’area esterna, invece, esiste già lo spazio per ospitare una trattoria e piccole fiere periodiche. Inoltre, si pensa anche all’insediamento di qualche attività sportiva compatibile con il manufatto storico, come pedane per la scherma e arti marziali. Insomma, un polo fortemente multifunzionale, con tanti servizi integrati e un presidio continuativo garantito probabilmente anche da un apposito guardianaggio.

    Forte Sperone, interniPer quanto riguarda il Forte Sperone, invece, si punterà di più sulla promozione turistica di quello che potrebbe diventare un vero e proprio museo all’aperto. Oltre al classico info point per le attività escursionistiche, è previsto l’insediamento di un noleggio mountain bike e cavalli per godersi al meglio il Parco Urbano delle Mura. Anche in questo caso vi sono gli spazi interni per attività artigianali, laboratoriali e di commercio a chilometro zero ma anche la possibilità di ospitare mostre temporanee e spettacoli che già periodicamente hanno trovato spazio al forte. Infine, nel programma di rivalutazione è prevista anche la creazione di un percorso interno allo Sperone che culmini sul terrapieno con un affascinante punto di osservazione su tutta la Superba.

    Difficile, se non impossibile, parlare di tempistiche. Mentre per quanto riguarda il trasferimento sempre a titolo gratuito di beni attualmente di proprietà del Demanio civile e militare la legge prevedeva scadenze precise (in realtà del tutto disattese dato che entro la fine di gennaio sarebbero dovute arrivare tutte le risposte, ma al momento ci si ferma a 4 e neppure formalizzate sulle circa 120 domande inviate, qui l’approfondimento), qui siamo di fronte a una assoluta assenza di vincoli. La legge, infatti, prevede che il passaggio di proprietà si possa configurare solo in seguito all’approvazione di programma dettagliato di valorizzazione da parte del tavolo operativo a cui, oltre al Comune, si siederanno il direttore regionale della Sovrintendenza dei beni culturali e il Demanio storico-artistico attuale proprietario dei forti. «Tenuto conto dello stato di avanzamento dei lavori – si augura l’architetto Corsi – è possibile che un primo incontro di questo tavolo operativo avvenga in estate per valutare la fattibilità del progetto di massima. Se così fosse, entro fine anno potremmo avere l’assenso al trasferimento della prima fase, quella dei forti Begato e Sperone».

    Perché questo nuovo progetto di riqualificazione dovrebbe avere successo a differenza dei diversi tentativi già fatti in passato?

    A risponderci è ancora Anna Iole Corsi: «Innanzitutto la novità più importante è che si è sempre parlato di immobili di proprietà demaniale mentre adesso entriamo in una ottica di passaggio di proprietà al Comune che, al momento, non ha neppure le chiavi per entrare ai forti. Una situazione che certamente ci responsabilizza maggiormente ma ci dà anche un respiro molto più ampio per quanto riguarda la gestione: certo, dovremmo sempre tenere presente il coordinamento con la Sovrintendenza, ma i padroni di casa saremo noi». Senza dimenticare che l’acquisizione è praticamente a costo zero per le casse di Tursi, fatto salvo il lavoro degli uffici che devono presiedere alle operazioni. Ulteriore elemento che dovrebbe far presupporre una buona riuscita del progetto è proprio la sua globalità. «Il sistema – sottolinea Corsi – ha senso solo se viene considerato nel suo complesso di programma unitario perché tutte le parti devono differenziarsi ma funzionare tra loro in maniera perfettamente integrata».

    Le linee guida per gli altri forti

    forte-crocetta-ilaria-laisiIn questo senso allora, ecco che a fianco al primo “blocco” Begato-Sperone, si possono identificare già altre linee guida: «L’importante – sostiene l’architetto – è differenziare le attività il più possibile, tenendo conto delle peculiarità di ogni struttura. Senza pensare a cose faraoniche ma prevedendo interventi che consentano un presidio costante e la reale partecipazione della gente». Come dire, inutile fare un albergo al Puin visto che ci si può arrivare solo a piedi. Così, questo  approvvigionamento del XIX secolo è destinato a diventare “luogo di sosta e alloggio temporaneo per itinerari escursionistici” e per “attività didattiche e formative per associazioni”. Viene, inoltre, confermata la nobile destinazione sociale del Forte Tenaglia (forte difensivo e batteria antiaerea con elementi risalanti al XVI e al XIX secolo), già attualmente in concessione all’associazione “La Piuma” (qui l’approfondimento) che vuole farne la sede di una casa famiglia con attività didattiche legate al campo agricolo e dell’allevamento.

    Al Forte Belvedere (qualitativamente simile al Tenaglia), invece, è previsto un polo di servizi pubblici a carattere sportivo che non può prescindere, però, dal ripristino dell’accessibilità pedonale. Lo stesso dicasi per il Crocetta che potrebbe essere direttamente collegato al Tenaglia. Tra i manufatti che insistono sul Parco urbano delle Mura, c’è anche il forte Castellaccio, porta di accesso al Peralto con la sua Torre Specola utilizzata in parte come magazzino dell’Istituto Idrografico della Marina e parte occupata da una nota osteria.

    E poi ci sono tutti gli altri… work in progress!

    Simone D’Ambrosio

  • Quarto, tra box interrati e interventi edilizi. Via degli Albanesi, Castagna, Quartara

    Quarto, tra box interrati e interventi edilizi. Via degli Albanesi, Castagna, Quartara

    Uliveto murato di QuartoDel Levante genovese, in particolare di Quarto, ci siamo occupati più volte nel passato per raccontare i diversi interventi edilizi che insistono sul territorio. L’ultima nell’autunno scorso, quando Legambiente ha lanciato l’allarme sul tentativo di cementificazione (in particolare nell’area ex Fischer) a scapito dell’antica via Romana della Castagna, nel cuore del quartiere attraversato dall’omonimo rio. Oggi facciamo il punto sulle immediate vicinanze: dal datato cantiere di Viale Quartara, dove i lavori sono da poco ripresi, alla nuova operazione immobiliare – per la costruzione di 119 box interrati tra via Prasca e via degli Albanesi nei pressi della parrocchia di San Giovanni Battista – pronta ad approdare in Conferenza dei Servizi deliberante (il prossimo 14 febbraio); senza dimenticare il sito storico di Villa Gervasoni e dell’Uliveto Murato di Quarto (in gran parte vincolato dalla Soprintendenza), nel quale è previsto l’ampliamento volumetrico di una casa privata e la realizzazione di un’autorimessa, previo sbancamento del sedime circostante.

    Via degli Albanesi – via Prasca, 119 nuovi box

    Partiamo dal progetto del Gruppo Viziano che contempla la costruzione di un parcheggio su tre livelli interrati tra via degli Albanesi e via Prasca, per complessivi 119 box. L’area, di proprietà della parrocchia di San Giovanni Battista, è quella attualmente occupata dal campo di calcio G. Mora. La parrocchia, in cambio del diritto di superficie del sottosuolo, guadagnerà il rifacimento del campo da calcio (che diventerà più piccolo), nuovi posteggi e nuovi locali per l’oratorio e lo svolgimento delle sue attività pastorali.
    «Il 23 gennaio si è svolta una Commissione municipale per discutere la questione – spiega Nerio Farinelli, Presidente del Municipio Levante – Abbiamo invitato gli abitanti dei civici interessati, i rappresentanti della parrocchia e il progettista responsabile del Gruppo, l’ingegnere Davide Viziano. L’intenzione era illustrare il progetto e ascoltare i diversi pareri». In tale occasione è emersa la contrarietà dei residenti, preoccupati soprattutto da due aspetti «Le criticità sollevate dai cittadini – continua Farinelli – riguardano in particolare le difficoltà che si potrebbero ripercuotere, a fine lavori, sulla viabilità di via degli Albanesi, già di per sé stretta, a fronte dei tre nuovi accessi a piano strada dei 119 box. Inoltre, c’è preoccupazione per la stabilità delle fondamenta di alcuni palazzi ubicati nelle immediate vicinanze del cantiere. Noi, come Municipio Levante, giochiamo solo un ruolo consultivo, ma cerchiamo di prevenire situazioni conflittuali per giungere ad una soluzione il più possibile condivisa dai soggetti interessati. Prendiamo atto dell’esistenza di forti pareri contrari in una parte di residenti. E per questo motivo chiediamo delle modifiche progettuali che tengano conto degli elementi emersi nel dibattito». Secondo il presidente Farinelli «Occorre agire senza limitare il diritto alla mobilità degli abitanti di via degli Albanesi. Ma soprattutto deve essere garantito loro il massimo grado di sicurezza in merito alla stabilità dei palazzi».

    Durante la riunione del 23 gennaio i cittadini hanno sottolineato i pericoli legati alla presenza, sotto il medesimo terreno interessato dall’intervento edilizio, di una falda acquifera. A tal proposito, il tecnico comunale dell’Ufficio geologico, il geologo Claudio Falcioni, così ha risposto «Non abbiamo rilevato gravi carenze di tipo geologico. Il substrato roccioso, a circa 10 metri di profondità, presenta un certo grado di frantumazione, ma questo fatto non preclude che, con una corretta esecuzione, i lavori si possano fare. Per rilevare la quota dell’acqua abbiamo effettuato due sondaggi in pochi giorni: potrebbe esserci un margine di errore, ma ripetendo le indagini e continuando a monitorare i livelli, tale margine si ridurrebbe in maniera significativa».
    L’ingegnere Viziano, dopo aver premesso «Noi facciamo i parcheggi dove servono, a seguito di indagini serie. In un raggio di 500 metri abbiamo rilevato un gap di 300 posti auto», ha aggiunto «Siamo disponibili a concordare un incontro di verifica con i comitati in modo che, insieme a Municipio e condomini, possano nominare un tecnico di parte per verificare lo stato degli edifici prima dell’inizio dei lavori».
    Il Gruppo Viziano si occuperà sia della progettazione sia della realizzazione delle strutture. I tempi di lavoro previsti sono in totale 24-26 mesi. «Il fondo delle strutture si troverà ad un livello superiore rispetto all’acqua, quindi non influirà sul suo smaltimento – conclude l’ingegnere Viziano – La strada verrà allargata con la realizzazione del marciapiede (oggi inesistente), avrà un nuovo sistema di tombinatura e una rete fognaria rinnovata. Solo il 10% dei mezzi da lavoro passerà da via degli Albanesi, mentre la maggior parte dei veicoli accederà al cantiere per mezzo di una rampa da via Prasca».

    Il progetto è stato presentato in Conferenza dei Servizi in fase istruttoria a metà novembre 2013. Tra pochi giorni, il prossimo 14 febbraio, approderà nella Conferenza dei Servizi in fase deliberante, sede deputata alla scelta definitiva. Laura Marinato, architetto dell’ufficio urbanistico di Palazzo Tursi, ha spiegato «È un’opera ammessa dal piano regolatore adottato in via preliminare e da quello vigente. Sono state chieste alcune modifiche e ora l’istruttoria è quasi completata».
    Insomma, come ricorda il consigliere municipale Paola Borghini (Fds) «Non ci sono molte possibilità di ostacolare un progetto promosso da soggetti privati su un’area privata. Qui non si tratta di valutare politicamente l’opportunità o meno di realizzare una simile operazione. Bisogna, invece, valutare attentamente tutti gli aspetti tecnici. L’impatto dell’intervento, comunque, sarebbe soprattutto sulla viabilità. In merito al presunto rischio idrogeologico, io personalmente non faccio supposizioni senza avere sotto mano dati certi, che a livello di Municipio non abbiamo ancora visto. Per approfondire il progetto ho chiesto un ulteriore passaggio in Commissione municipale. La preoccupazione dei residenti è tangibile. Ma è compito dell’amministrazione comunale, tramite adeguate perizie, stabilire l’eventuale fattibilità del progetto. Se in questo senso dovessero permanere dei dubbi, esiste sempre l’opportunità di una contro-perizia di parte dei cittadini».

    Viale Quartara

    Quarto - viale QuartaraNel corso del 2012 avevamo parlato di Viale Quartara, la creuza che dall’antica Aurelia conduceva fino al mare, dove un notevole appezzamento di terreno in fregio a chiesa e convento dei frati cappuccini (via Montani n. 1) – entrambi risalenti ai primi del ‘900 – è destinato alla costruzione di 2 ville di lusso con annessi box interrati pertinenziali. All’epoca della nostra visita il cantiere, sorto al posto di un vasto uliveto e dopo il taglio di diversi alberi secolari, era pressoché abbandonato ormai da alcuni mesi, mentre il profondo sbancamento, causa piogge, spesso assumeva le sembianze di un acquitrino.

    Attualmente i lavori nel cantiere hanno ripreso vigore e sono già state realizzate le fondamenta degli edifici. Tuttavia, quando piove l’acqua continua a fuoriuscire da tutte le parti, come racconta Ester Quadri, residente nel quartiere e attivista del circolo Nuova Ecologia di Legambiente «Proprio ieri (5 febbraio, ndr) passando di lì ho visto delle cascate d’acqua mista a fango uscire dai muretti. Vorrei ricordare che questo era uno dei pochissimi spazi verdi rimasti in zona. Io a suo tempo avevo denunciato il taglio degli alberi. L’ex assessore comunale Pinuccia Montanari, persona senza dubbio competente, se ne era anche occupata, ma in seguito, nessuno si è più interessato alla salvaguardia di questo sito storico».
    Dopo un lungo contenzioso giudiziario, i lavori sono partiti nell’estate 2011, per poi arrestarsi subito dopo. Oggi il cantiere è nuovamente operativo «Per me è una vera indecenza – accusa l’ambientalista Quadri – pensando a tutto quello che sta accadendo sul territorio ligure. Va bene, parliamo di progetti approvati anche molti anni addietro, però, i segnali che ci manda la natura sono inequivocabili. Forse varrebbe la pena di ascoltarli. E se possibile bloccare gli interventi incongrui».

    Uliveto Murato e la zona della Castagna

    UlivetoCome detto in apertura, Legambiente ha lanciato l’allarme in difesa della zona della Castagna di Quarto, un presidio storico-ambientale, il cui simbolo è indubbiamente l’Uliveto Murato, adesso minacciato da un piccolo quanto significativo intervento. All’interno delle antiche mura dell’Uliveto – nella porzione non vincolata dalla Sopraintendenza – è ubicata una casa famigliare di proprietà privata per la quale è previsto l’ampliamento delle volumetrie, oltre alla costruzione di un’autorimessa interrata che coprirà tutto il sedime del fabbricato, e di una piscina al posto del giardino dove una volta sopravvivevano alberi ad alto fusto.
    «Siamo praticamente a ridosso dei bastioni di via Romana della Castagna – racconta Ester Quadri – Lo sbancamento di terreno è pesante. Senza dimenticare che sotto scorre un altro ruscello, il rio Fontagne, perché questa, un tempo, era una zona colma di fontane». Secondo Quadri «Autorizzare un intervento simile, seppure limitato ad una sola abitazione privata, è veramente fuori da ogni logica. In tal senso è assurdo che un pollaio venga considerato volume utile per ampliare, con il piano casa, un edificio residenziale. La realizzazione, ad oggi, non è ancora avviata, ma sappiamo che hanno già il permesso di costruire».

    Allargando il discorso a tutta la zona della Castagna, attraversata dal rivo omonimo, l’ambientalista aggiunge «Stiamo parlando di progetti che insistono tutti a lato dei torrenti (vedi ex Fischer). È evidente il cortocircuito tra quello che le istituzioni locali dicono a parole e quello che poi mettono in atto. Da un lato, affermano di mettere in sicurezza i rivi e le loro aree di pertinenza. Dall’altro, autorizzano costruzioni a pochi metri di distanza dagli alvei dei corsi d’acqua. Occorre ricordare l’esistenza in città di numerosissimi piccoli rivi, riguardo ai quali non c’è sufficiente attenzione da parte dell’amministrazione. Sono aree esondabili che dovrebbero essere lasciate libere».
    A pochi kilometri di distanza, lungo la via Romana di Quinto, è il rio Bagnara ad esser minacciato, non solo dal progetto sempre in bilico di via Majorana (che merita una successiva trattazione a parte), ma pure da altre costruzioni residenziali (villette) già realizzate nei pressi di via Palloa. «Edifici di dimensioni più contenute ma non per questo meno pericolosi – sottolinea Quadri – Sono costruzioni non conformi alla natura e alla storia del luogo che mettono a rischio l’equilibrio ambientale del territorio».
    L’ambientalista conclude lanciando un appello «Bisogna vigilare con attenzione anche sui torrenti minori che, sennò, possono esplodere da un momento all’altro. Al loro fianco corrono antichi percorsi pedonali che, invece di essere danneggiati, dovrebbero essere valorizzati a fini turistici. Insomma, invito l’amministrazione comunale a pensare alle piccole opere e non solo alle grandi opere sempre sulla bocca di tutti».

     

    Matteo Quadrone

  • Voltri: passeggiata a mare e riqualificazione ex Coproma, Piscina Mameli e collegamento con Prà

    Voltri: passeggiata a mare e riqualificazione ex Coproma, Piscina Mameli e collegamento con Prà

    Murales di Giuliogol in passeggiata a mare di VoltriVoltri, un quartiere spesso lontano dai riflettori e dall’attenzione dei più. Nei giorni scorsi, in occasione della diretta twitter di #EraOnTheRoad dedicata al quartiere ponentino, abbiamo incontrato l’assessore Carlo Calcagno (Sel) del Municipio VII. Con lui abbiamo avuto modo di fare il punto della situazione sulla zona a mare del quartiere. Abbiamo parlato della “nuova” passeggiata, ultimata cinque anni fa, dei progetti di riqualificazione che interessano l’area compresa fra il mare e l’Aurelia e di un ambizioso progetto di valorizzazione del waterfront: il sogno è quello di creare un continuum tra le località del Ponente che, partendo da Voltri, per raggiungere Prà e Pegli. Un modo per “fare squadra” e instaurare un circuito virtuoso fra i quartieri del ponente genovese, di cui possa godere tutta la città.

    La passeggiata: creazione di un polo sportivo e sanitario

    Passeggiata VoltriAllo stato attuale la passeggiata è funzionante e funzionale rispetto alle esigenze di Voltri: eco-compatibile, costruita in legno, si estende all’incirca dall’altezza di Piazza dei Caduti Partigiani Voltresi a Piazza Villa Giusti. Sono stati ricostruiti i casottini in legno ospitanti le varie società di pescatori della zona: al momento si lavora ancora per ultimarne alcuni e per migliorarne lo stato. In base agli accordi con il Municipio VII, sono gli stessi pescatori a contribuire alla manutenzione della passeggiata, nella zona di loro diretta competenza, in prossimità del loro chiosco.

    Resta il problema delle mareggiate, che di frequente colpiscono la costa voltrese e che hanno già danneggiato la passeggiata (da ultimo, lo scorso anno): a tale proposito, racconta Calcagno, si pensa di realizzare ulteriori opere di prevenzione, ad esempio l’inserimento di un muro di scogli o dighe soffolte all’altezza del torrente Leira per arginare l’impeto delle mareggiate e allungare la spiaggia, facilitando l’accumulo di sabbia.

    Piscina Mameli, VoltriLungo la passeggiata, anche la piscina Mameli: al momento chiusa dopo le alterne vicende dei mesi scorsi (ne abbiamo parlato su Era Superba), si lavora in previsione della riapertura nel mese di maggio. Il consorzio Utri Mare, composto dai circoli sportivi del territorio, ha stipulato un accordo con il Municipio e collaborerà alla manutenzione e al presidio della zona. Commenta Calcagno: «Siamo sulla buona strada per riaprire la piscina entro l’estate, soprattutto in previsione della stagione autunno-inverno 2014-2015: la società che l’ha gestita fino ad ora proseguirà la sua attività. Alla piscina, inoltre, è stata annessa l’area adiacente, bonificata e assoggettata alla Mameli per renderla più appetibile. Voltri vanta un’antica tradizione legata alla pallanuoto: ci auguriamo torni ad esserne il santuario e per questo ci auguriamo nasca una sinergia con Prà, dotata di impianti adeguati e all’avanguardia». La piscina andrebbe a completare il polo sportivo della zona, già dotato di impianti calcistici e per la pallavolo.

    Edificio ex Coproma: sbloccata la ristrutturazione

    Voltri, ex CopromaInoltre, in zona anche una serie di ex capannoni industriali: molti di essi sono stati riconvertiti (alcuni sono stati adibiti, appunto, a impianti sportivi; altri ospitano le associazioni volontarie del quartiere, come Avis; altri ancora, il Teatro Cargo e la Biblioteca Benzi). Oggi sono pochi quelli ad essere ancora in disuso. In particolare, nella zona in questione si registra il caso dell’edificio ex Coproma, abbandonato e in cattivo stato: di qualche anno fa il progetto dell’Assessorato alla Sanità per la realizzazione di una piastra ambulatoriale con la gestione di Asl. A fine 2012, tuttavia, il retrofront delle istituzioni e le proteste dei cittadini in Piazza De Ferrari: chiedevano che “l’edificio fatiscente e ormai pericoloso” fosse trasformato, come promesso, in un punto di riferimento per la Salute dei Cittadini.
    Ora sembra che la situazione si sia sbloccata. Di pochi giorni fa (30 gennaio 2014, ndr) l’annuncio del Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando: è stata decisa la ristrutturazione dello stabile con finanziamento Fas di circa 2 milioni, messo a disposizione dalla Regione Liguria. Anche un finanziamento di 500 mila euro da parte di Asl 3 genovese. L’apertura dei cantieri, si legge nel comunicato stampa, “è prevista entro la fine del 2014. Il piano terra dell’immobile sarà destinato a funzioni sanitarie, in particolare all’organizzazione del poliambulatorio medico dei medici di famiglia e di medicina specialistica, al centro diurno Alzheimer e ad attività ambulatoriali da stabilirsi. Per il primo piano si sta perfezionando un accordo con la Croce Rossa italiana per trasferire la sede regionale e provinciale dell’associazione, oltre a quella voltrese”. Sarà ARTE (l’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia genovese) a realizzare l’intervento.

    L’ampliamento a Levante e il ricongiungimento con la Fascia di Rispetto di Prà

    La prospettiva illustrata dal Municipio è quella di prolungare le spiagge e la passeggiata, arrivando fino al rio San Giuliano, inserendo un cavalcavia che congiunga alla Fascia di Rispetto di Prà, passando sopra all’attuale ferrovia, che dismetterà alcuni binari. «Un modo per ricongiungerci agli altri poli ponentini -dice Calcagno- per fare gioco di squadra. Dall’introduzione di una passeggiata che giunga fino alla fascia di Prà trarrebbe giovamento l’intera città e si riuscirebbe a sfruttare un territorio che ora resta inutilizzato e scollegato. Vogliamo aumentare la spiaggia, dare slancio al turismo, sfruttare la vicinanza al casello autostradale: molti che dal nord Italia arrivano in Liguria, approdano a Voltri perché è la meta più “comoda”».
    Questo progetto andrà a inserirsi a fianco di quello della creazione della famosa metropolitana di superficie che collegherà Voltri a Caricamento (coprendo lo stesso tragitto del bus 1 di AMT), sfruttando i binari ferroviari voltresi. Alcuni di essi verranno privati del traffico ferroviario (che, deviato a Borzoli, proseguirà nell’entroterra per “riemergere” a Sampierdarena) e verranno lasciati liberi per ospitare la nuova metro, il cui capolinea sarà posto in Via Don Giovanni Verità, all’altezza dell’attuale caserma dei carabinieri vicino alla vecchia stazione ferroviaria. Quel luogo, già capolinea degli autobus e snodo importante per il traffico automobilistico, diventerà centro nevralgico del traffico del Ponente.

    Le spiagge: la manutenzione e gli accorgimenti per l’estate 2014

    Una persona sulla spiaggia di Voltri«Voltri è la Rimini della riviera Ligure -dice Calcagno- in estate qui ci sono migliaia di persone, tra genovesi e turisti di tutte le nazionalità: è sul turismo che dobbiamo puntare, incrementando ulteriormente le strutture esistenti. Siamo un quartiere che (a differenza della vicina Prà, “mutilata” dalle spiagge e riconvertita a polo industriale, e di Pegli con un’offerta di spiagge più limitata) vive di turismo e attività legate al mare. Le nostre sono le ultime spiagge libere rimaste a Ponente: è un vanto per noi e non vogliamo che questo cambi. Solo, vogliamo attrezzarle di più, con strutture ricettive per soddisfare le esigenze di tutti».
    Inoltre, nell’estate del 2013 è arrivato il via libera alla balneazione dalla Capitaneria di Porto, che ha valutato le acque voltresi rispondenti ai parametri richiesti. Dal Municipio si sono attrezzati per mettere in atto tutte le misure necessarie: l’inserimento di boe a 150 metri dalle spiagge e di personale adibito alla sicurezza e alla sorveglianza, in collaborazione con la Croce Rossa. Il tutto, senza stravolgere l’essenza del litorale ponentino, caratterizzato dall’assenza di strutture private.

    Elettra Antognetti

  • Lagaccio, Caserma Gavoglio: in fase di elaborazione il progetto del Comune

    Lagaccio, Caserma Gavoglio: in fase di elaborazione il progetto del Comune

    lagaccio-caserma-gavoglio-2Partiamo da un dato di fatto: esiste la certezza – affermata pubblicamente dal Sindaco di Genova, Marco Doria – che si sta pensando ad un progetto di riqualificazione per l’ex caserma Gavoglio al Lagaccio. Un’area di circa 60 mila metri quadrati, abbandonata da 40 anni nel cuore di un quartiere privo dei più elementari servizi e congestionato dall’eccessiva urbanizzazione e da un sistema di viabilità particolarmente critico. «Per acquisire dal Demanio l’ex caserma Gavoglio, il Comune di Genova dovrà presentare dei progetti che rispondano ai bisogni della città, ma anche economicamente sostenibili. Non possiamo promettere sogni ai cittadini se non abbiamo la capacità di renderli concreti», ha sottolineato lo scorso ottobre il Sindaco Doria.

    «È dovuto, utile e opportuno che questi percorsi di progettazione e queste idee siano rese pubbliche, implementate e discusse – spiega Enrico Testino, uno dei portavoce della rete “Voglio la Gavoglio”Noi cittadini al Lagaccio stiamo individuando alcuni criteri, idee, progetti. Li diremo pubblicamente. Le istituzioni hanno pensato a un luogo, un ufficio, un percorso pubblico dove possiamo portarle? C’è abbastanza urgenza. Anche per evitare scenari tragici. Lo avevamo detto anche nelle audizioni pubbliche a marzo 2013, prima della frana di via Ventotene. Non siamo veggenti, siamo semplicemente realistici».
    La rete “Voglio la Gavoglio” unisce realtà associative e semplici cittadini in occasione della proposta di progetto preliminare del nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) – redatto dall’ex Giunta Vincenzi – che prevede un aumento delle aree edificabili pari al 130% del costruito esistente dentro l’area dell’ex caserma. “Voglio la Gavoglio”, proprio per contrastare tale ipotesi, ha presentato 450 osservazioni al PUC, alle quali attende ancora risposta.

    Com’è noto, da mesi si parla della possibilità, da parte del Comune, di acquisire dal Demanio a titolo non oneroso – la proprietà dell’ex caserma Gavoglio (qui l’approfondimento di Era Superba). Parte del complesso, però, è vincolato dalla Soprintendenza (in particolare la porzione di Piazzale Italia, adiacente all’ingresso), dunque, la procedura di trasferimento potrebbe risultare più lunga. «Abbiamo appurato che l’iter non può essere quello del “Decreto del Fare” ma sarà quello per i beni vincolati – spiega il Vicesindaco, Stefano Bernini Stiamo elaborando con Arred (Agenzia regionale per il recupero edilizio) un progetto di riqualificazione dell’area, già concordato con l’Agenzia del Demanio, per l’acquisizione. Il progetto è stato affidato ad Arred che lavorerà congiuntamente con Rigenova (società, di cui Arred detiene il 25%, avente ad oggetto la promozione e l’attuazione di interventi di recupero edilizio e riqualificazione urbana nel territorio del Comune di Genova, ndr)».
    Tuttavia, Bernini non si sbilancia in merito alle linee guida della riqualificazione «Nel progetto, probabilmente, sarà prevista una parte destinata a funzioni residenziali, mentre una parte sarà destinate ad altre funzioni. Comunque, per adesso non ci sono precise linee di indirizzo delineate dall’amministrazione. Ne discuteremo con il territorio e con il Municipio Centro-Est.  Apriamo il percorso con una progettazione condivisa».
    Qualche indizio in più è ricavabile dalle passate dichiarazioni rilasciate dallo stesso Vicesindaco ai quotidiani locali «Visto che non dobbiamo più pagare al Demanio 4,5 milioni di euro per acquisire la Gavoglio, nel nuovo PUC possiamo davvero ridurre l’indice di edificabilità nell’area dell’ex caserma e lasciare più spazio a verde e servizi per i cittadini».

    Resta il nodo principale da sciogliere, ovvero quello delle ingenti risorse economiche necessarie per il concretizzarsi di qualsiasi operazione. Il fatto di mantenere all’interno del perimetro pubblico (quindi delle società partecipate da Regione Liguria e Comune di Genova) la progettazione della futura area Gavoglio, induce a ipotizzare che le strade per realizzare una riqualificazione economicamente sostenibile siano sostanzialmente due: la valorizzazione del bene immobiliare per incrementarne il valore patrimoniale, in modo da ottenere prestiti da banche o altri istituti di credito; oppure l’accesso al canale dei finanziamenti europei.

    Come detto in apertura, nell’autunno scorso il Sindaco Doria ha annunciato che il Comune sta pensando a dei progetti per il futuro della Gavoglio. Il primo cittadino, però, è rimasto molto sul vago, senza chiarire quali sono le reali intenzioni di Palazzo Tursi. La rete “Voglio la Gavoglio” – che ormai da tempo sta con il fiato sul collo dell’amministrazione – dopo vari incontri con il Vicesindaco Bernini, numerose iniziative per mantenere alta l’attenzione sull’ex caserma e la presentazione delle osservazioni al PUC, oggi lamenta di non essere stata ancora ufficialmente contattata «Noi chiediamo formalmente al Comune di salire al Lagaccio e organizzare un incontro pubblico per fornire le dovute spiegazioni alla cittadinanza».

    L’inquietante ipotesi “smarino”

    gavoglioAnche perché, in caso contrario, ha gioco facile la diffusione di voci incontrollate. In tal senso è emblematica l’indiscrezione circolata in questi ultimi mesi e apparsa per la prima volta sul “Secolo XIX” del 18 ottobre scorso. In sintesi, si tratta dell’ipotesi di trasformare – almeno una porzione dell’ex caserma – in “contenitore” per le terre di scavo (il cosiddetto “smarino”) provenienti dalle Gallerie del Nodo ferroviario e da altre opere in programma sul territorio genovese (ad esempio la galleria Borzoli-Erzelli, opera di compensazione del Terzo Valico). L’audace proposta, avanzata da un tecnico (presumibilmente un consulente) in sede regionale, appare decisamente inquietante vista l’ubicazione della Gavoglio – nel cuore di un quartiere popoloso come il Lagaccio – e per l’impatto ambientale generato da un simile stoccaggio del materiale di risulta (che potenzialmente potrebbe contenere anche terre amiantifere). Secondo il principale quotidiano genovese, la possibilità è – o perlomeno è stata – al vaglio di entrambe le amministrazioni, comunale e regionale, perché darebbe risposta a due fondamentali esigenze: in primis, quella di trovare siti destinati al conferimento delle terre di scavo, oggi carenti nell’area genovese; inoltre, questo riempimento alzerebbe la quota altimetrica, riducendo i dislivelli che contraddistinguono l’attuale conformazione dell’ex caserma, facilitando così la successiva costruzione di nuovi edifici. Vincolando il Comune affinché poi, sopra al riempimento con terre di scavo, costruisca davvero qualcosa di funzionale per il quartiere. In sostanza, la creazione di una sorta di “base” per effettuare i lavori di riqualificazione, consentirebbe un risparmio di risorse – altrimenti destinate alla demolizione di alcuni edifici fatiscenti (non vincolati), alla messa in sicurezza di altri e alla bonifica dell’amianto – ma anche una migliore connessione con il resto del quartiere, tramite una completa riconfigurazione del sistema di viabilità rispetto a quello attuale.

    Questi sono i presunti vantaggi. Ma probabilmente, assai più numerose, sono le criticità. «È un progetto che, sulla carta, potrebbe anche funzionare, ma nella pratica rischia di tradursi in 10 anni di lavori e di presenza, per altrettanto tempo, di una discarica a cielo aperto al centro del quartiere», sottolinea il portavoce di “Voglio la Gavoglio”, Enrico Testino. Per il riempimento, infatti, sarebbero necessari circa 150 mila metri cubi di terra. Considerando che un singolo camion può trasportare circa 8 metri cubi, è evidente che il Lagaccio si troverebbe a fare i conti con il transito di centinaia di camion e i conseguenti disagi.
    «Questa soluzione per noi di “Voglio la Gavoglio” è improponibile – raccontano alcuni residenti – Non rappresenta neppure un’idea minima di recupero. Eppure, per iniziare a riqualificare una porzione dell’ex caserma, esistono delle soluzioni decisamente più fattibili. Innanzitutto, in breve tempo e con risorse ridotte, si potrebbe mettere in sicurezza larea vincolata intorno a Piazzale Italia, gli appartamenti sopra e gli spazi sotto le ampie navate, in modo tale da trasformarli in luoghi funzionali alla delegazione del Lagaccio. Per gli altri edifici sottoposti a vincoli di diverso grado, intanto occorre preservarli. Per quanto riguarda, invece, le strutture non vincolate, molte delle quali fatiscenti, si può ipotizzare anche la loro demolizione. Resta il fatto che noi vogliamo risposte. E le chiederemo ufficialmente. Faremo sentire la nostra voce. Il vero paradosso è mantenere il segreto su un’area che si accinge a diventare pubblica».

    In merito al riempimento, il Vicesindaco Bernini è tranchant «Guardi questa è una cosa che dovrebbe chiedere alla Regione. All’assessore alle Infrastrutture, Raffaella Paita, e ai suoi tecnici. Francamente, sono affermazioni indice di insufficiente conoscenza della città e dei suoi quartieri. Comunque, posso dirle con certezza che il Comune non ha mai preso in considerazione questa ipotesi. Per me si tratta di una semplice boutade. Devo anche aggiungere, però, che la richiesta di collegare con una migliore viabilità, attraverso la caserma, la parte alta e bassa del quartiere Lagaccio, è partita dagli stessi abitanti. Quindi, l’indiscrezione del riempimento potrebbe essere scaturita anche così. Ma voglio ribadire che nessuno ha mai presentato un disegno progettuale basato su tale ipotesi».
    Ma la carenza di siti destinati al conferimento dello “smarino”, rimane pur sempre un problema reale. «Intendo essere chiaro – risponde Bernini – esistono dei piani che stabiliscono i siti di conferimento e non mi risulta che il Lagaccio sia mai stato nominato. Soprattutto per quando riguarda il Terzo Valico. Ma neppure per il Nodo ferroviario». A onor del vero, però, il Piano di utilizzo rocce e terre di scavo relativo al Terzo Valico, approvato dal Ministero dell’Ambiente, non è ancora stato approvato dalla Regione Liguria.

    Bernini conclude assicurando il coinvolgimento del territorio e dei suoi abitanti nella fase di progettazione «Nell’incarico affidato a Rigenova, come sempre, è compresa la partecipazione della cittadinanza. Basta vedere quello che è stato fatto per il progetto della nuova via Cornigliano (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), con l’indizione di un’assemblea pubblica per decidere la definizione del bando. Sicuramente, anche nel caso dell’ex caserma Gavoglio, ci sarà un processo partecipato».

    La posizione del Municipio Centro-Est

    lagaccio-caserma-gavoglioIl Presidente del Municipio Centro-Est, Simone Leoncini, sottolinea la complessità della questione Gavoglio, ma è intenzionato a dire la sua in merito al futuro dell’area «Da quel che mi risulta, al momento, non ci sono ancora progetti concreti. L’idea del Comune è acquisire l’area, a titolo gratuito, dal Demanio, per poi progettarne la riqualificazione. In tal senso, la mia proposta politica è: ragioniamo su un finanziamento europeo. Stiamo cercando di capire come funzionano i PON (Programmi Operativi Nazionali), strumenti finanziari della Comunità Europea (simili ai POR) studiati per le città metropolitane».
    Secondo Leoncini «Il discorso diventerebbe particolarmente interessante se riuscissimo ad ottenere un cospicuo finanziamento, sul modello dei POR di Sampierdarena, Maddalena, ecc. Io penso che sia utile provare ad avvallarsi della progettazione europea per ridisegnare il quartiere partendo dalla Gavoglio che ne è il suo cuore. Credo sia giusto che, questa volta, sia la Valletta del Lagaccio a beneficiare di un ridisegno complessivo, da via Bartolomeo Bianco fino a Principe. E la cittadinanza deve essere coinvolta attraverso un processo di urbanistica partecipata».

    Il problema maggiore, però, rimane quello di reperire le risorse economiche necessarie per realizzare l’operazione «Con quale denaro si interviene? – è la domanda retorica del Presidente Leoncini – Parliamo di milioni di euro. Probabilmente un primo esame di fattibilità economica sarà affidato ad Arred. Ma l’unica soluzione, a parer mio, sono i finanziamenti comunitari. Anche perché, su quell’area, abbiamo espresso l’intenzione di escludere tutto ciò che è speculazione edilizia. Non si può immaginare di aggiungere nuovi volumi, i cittadini e il Municipio, lo hanno ribadito con chiarezza. Insomma, non può essere contemplato un aumento di volumetrie. Anzi, se possibile, occorrerebbe prevedere una riduzione di esse».
    In ogni caso, secondo Leoncini «Non si può ipotizzare la costruzione di nuove residenze. A quali soggetti privati potrebbe interessare, vista la difficile congiuntura del mercato immobiliare, impegnarsi nella realizzazione di nuove case? Noi, comunque, siamo pronti a manifestare la nostra contrarietà a simili iniziative. L’idea delle residenze è una cosa vecchia che ormai non ha più alcun aggancio con la realtà».

    Per quanto concerne, invece, la voce sul riempimento di parte dell’ex caserma Gavoglio con terre di scavo, il Presidente la considera «Un’ipotesi effettivamente circolata, ma sulla quale non c’è nulla di concreto. Insomma, nessuno ha mai avanzato un progetto ufficiale. Per altro, sarebbe un’operazione molto complicata e senza dubbio di forte impatto sul quartiere».

    Per la Gavoglio, Leoncini auspica ben altre funzioni «Verde pubblico, parcheggi per i residenti, servizi per il territorio. E magari un disegno più complessivo. Bisogna immaginare qualcosa di attrattivo, un parco urbano, oppure servizi per il turismo. Certo, prima si tratta di capire se ci sono le condizioni per un progetto sul Lagaccio inteso nella sua totalità, quindi a partire dalla collocazione geografica di un quartiere, considerato periferico, eppure vicino alla Stazione Marittima, al centro storico, ma pure al Porto Antico. In questo caso, se ci fosse l’opportunità di un intervento economicamente massiccio, grazie a fondi europei che partono dai 10 milioni di euro in su, per l’ex caserma Gavoglio penso ad una vocazione che sia coordinata con le principali funzioni turistiche della città».

    Matteo Quadrone

  • Gronda: il Pd spinge per la grande opera. Disinformazione sull’ok del Ministero

    Gronda: il Pd spinge per la grande opera. Disinformazione sull’ok del Ministero

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    La Gronda per il Pd non è più un tema politico. «Il percorso è già tracciato: la decisione è stata presa già da tempo ed è frutto di un dibattito condiviso, sul modello francese, a cui hanno avuto modo di partecipare tutti i cittadini. Ora che si hanno le necessarie autorizzazioni ministeriali, si tratta di convocare la Conferenza dei servizi, azione che spetta al Ministero delle Infrastrutture e a Società Autostrade». Chiaro e sintetico il messaggio lanciato ieri da Alessandro Terrile, segretario provinciale del Partito democratico.

    Destinatario ancora una volta, anche se mai direttamente esplicitato, il sindaco Marco Doria accusato di eccessivi tentennamenti e di una mancata presa di posizione chiara e definitiva su un’opera che al primo cittadino, e non solo, solleva in realtà grandi perplessità (qui l’inchiesta di Era Superba che precedeva la VIA del Ministero, ndr).

    «In Conferenza dei servizi – ha proseguito Terrile – Regione e Comune dovranno arrivare con una posizione unitaria che è quella di far partire i cantieri il prima possibile. Il problema allora non è più politico ma, tutt’al più tecnico: si dovrà, cioè, far capire al territorio quali saranno i disagi necessari e inevitabili e come contenerli al minimo negli anni di costruzione della Gronda».

    Secondo il Pd, dunque, i giochi sarebbero sostanzialmente fatti. Ma la realtà non è poi così semplice. Innanzitutto, bisognerebbe capire chi saranno i rappresentati del Comune che prenderanno attivamente parte alla Conferenza dei servizi. Se si trattasse di un’anima democratica, allora l’unità di intenti con la Regione, fortemente caldeggiata dai fautori dell’opera, potrebbe essere cosa semplice. Diverso, invece, il panorama che potrebbe aprirsi se i dubbi del sindaco Doria dovessero farsi “ufficiali”. In questo caso, al primo cittadino non mancherebbe il sostengo di tutte quelle associazioni e movimenti che, per buona parte, hanno contribuito al suo successo elettorale.

    Le autorizzazioni ministeriali, VIA (Valutazione Impatto Ambientale): facciamo chiarezza

    È proprio sulle prescrizioni del Ministero inserite all’interno della VIA che punta chi la Gronda non la vede proprio così di buon occhio: «Le prescrizioni sono osservazioni in gran parte già emerse nel corso del dibattito pubblico – dice Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria e il tempo che è intercorso da allora non fatto altro che produrre un peggioramento di queste situazioni dal punto di vista idrogeologico. Insomma, se il Ministero dell’Ambiente ha imposto 43 prescrizioni, comprese alcune che riguardano la tutela monumentale e archeologica del paesaggio, non è vero che non c’è impatto ambientale, anzi. Poi – conclude Pignone – dal punto di vista ingegneristico, come gli ingegneri insegnano, tutto è possibile: infatti, è talmente tutto possibile che crollano ferrovie, vengono giù i monti e le persone perdono la vita a seguito delle alluvioni».

    >> Qui il documento integrale del Ministero con le 43 prescrizioni sul progetto Gronda

    Pignone è anche uno dei più noti “Amici del Chiaravagna” che sulle pagine del proprio sito sottolineano un aspetto per nulla secondario proprio rispetto alla Valutazione di Impatto Ambientale:

    [quote]A causa della “Legge Obiettivo” la VIA non può che concludersi positivamente, ovvero con un assenso eventualmente corredato da prescrizioni. Questo succede perché, sempre per legge, la commissione VIA non può valutare l’utilità di una opera quando questa è stata dichiarata strategica dal Governo, come nel caso della Gronda.[/quote]

    In sintesi, il fatto che la VIA sia stata positiva non va salutato come un grande successo né tantomeno vuole dire che l’opera sia utile quanto, tutt’al più, fattibile nel rispetto di una lunga serie di prescrizioni. Che, se davvero rispettate alla lettera, sembrerebbero poter mettere seriamente a rischio la realizzabilità dell’opera. Un esempio? «Ne citiamo solo una – si legge in una nota stampa rilasciata dal Coordinamento Comitati No Gronda che punta il dito contro lo spreco di risorse da investire piuttosto per la messa in sicurezza del territorio – viene richiesto che la velocità del vento non debba superare i 5 m/s, pena il blocco del cantiere. Per carità, ci dicono, sarà tutto a tenuta stagna, non esisterà nessun rischio “amianto” per la popolazione e per la verdura del mercato ortofrutticolo, vicino al quale sarà stoccato il materiale di scavo, ma allora perché il Ministero ha ritenuto necessaria questa gravosa condizione? Osservando i dati della stazione meteo di Genova-Rivarolo, nel 2013, la misurazione della velocità dei picchi del vento è rimasta al di sotto della soglia indicata dal Ministero solo per 45 giorni dell’intero anno».

    Verso la Conferenza dei servizi, il Pd vuole l’unione di intenti

    Secondo quanto spiegato dal capogruppo del Pd Simone Farello, in Consiglio comunale la partita Gronda potrebbe tornare solo per due motivi, ovvero qualora dalla Conferenza dei servizi uscissero modifiche sostanziali all’accordo di programma sottoscritto da tutti gli enti interessati o che incidessero sugli strumenti della pianificazione urbanistica del Comune di Genova. «La Gronda – ha proseguito Farello – è un’opera di interesse nazionale per cui ci aspettiamo che in Conferenza dei servizi ci sia un ruolo attivo e forte non solo di Regione Liguria e Comune di Genova ma anche di Società autostrade perché deve mettere in pratica alcune richieste del territorio votate dal Consiglio comunale il 18 settembre 2012, come il declassamento dell’attuale tratto autostradale A10».

    La chiave di tutto, secondo Farello, sta nella necessità di far tornare centrale il tema degli investimenti: «Poi Possiamo avere la legge elettorale più bella di questo mondo ma se la gente non ha il salario non andrà a votare, sosterrà i movimenti dei forconi o tutt’al più continuerà a votare M5S. Per questo spero che si concluda velocemente la discussione della legge elettorale perché il Parlamento deve dedicarsi all’obiettivo primario del governo Letta ovvero investire nella crescita di questo Paese». Come si collega questo alla questione Gronda? «Se non si fanno gli investimenti – ancora Farello – non esiste la possibilità dello sviluppo né tantomeno di uno sviluppo sostenibile. La linea del Partito democratico che alcuni con disprezzo chiamano “sviluppista” è in realtà puramente realista. Se un Paese non investe, chi avrà investito a un certo punto ti sostituirà: prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e, in questo caso, i nodi sono quelli delle non scelte. Oggi, a fronte delle certezze della Valutazione d’Impatto Ambientale sarebbe sciagurato rimandare ulteriormente un investimento che poi saremmo costretti a rimpiangere».

    Simone D’Ambrosio

  • San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: Tursi chiede modifiche al progetto per poter costruire

    San Fruttuoso, silos Bosco Pelato: Tursi chiede modifiche al progetto per poter costruire

    san fruttuoso 4L’iter per la costruzione del maxi auto-silos a 5 piani nell’area verde di Bosco Pelato tra Piazza Solari e via Amarena a San Fruttuoso, che nel giugno scorso pareva avviato verso una conclusione favorevole alla realizzazione dell’operazione immobiliare, subisce un brusco stop: l’amministrazione comunale, infatti, ha inviato ai proponenti del progetto – la Fondazione Contubernio D’Albertis, proprietaria dell’area – un preavviso di diniego dell’autorizzazione a costruire per “eccesso di volumetrie”. Dunque, se il progetto non sarò modificato con una riduzione di volumi, il Comune non rilascerà il permesso di costruire.

    Si tratta della prima – seppur parziale – vittoria per il Comitato di abitanti da tempo mobilitato contro l’ipotesi di realizzazione del parcheggio a scapito dell’ultimo polmone verde del quartiere (il cosiddetto Bosco Pelato). I residenti contestano soprattutto l’impatto ambientale del silos sul delicato equilibrio idrogeologico di una zona, quella di San Fruttuoso, già ampiamente cementificata. Per sostenere le ragioni del no all’intervento, nell’estate 2013, il Comitato aveva sottoposto all’esame degli uffici comunali ulteriore documentazione relativa agli aspetti geologici e di inquinamento ambientale.

    La decisione di inviare il preavviso di diniego è frutto degli approfondimenti effettuati dagli uffici comunali all’edilizia privata, come spiega il Vicesindaco Stefano Bernini:

    [quote]Tra gli elementi sollevati dal Comitato soltanto uno assume particolare rilevanza, ovvero quello relativo al fatto che il progetto prevede una costruzione non completamente interrata. In pratica, un intero piano dell’auto-silos risulta fuori terra.[/quote]

    Adesso, se la Fondazione Contubernio D’Albertis vorrà ottenere il permesso di costruire, dovrà necessariamente modificare il progetto: «I proponenti hanno tempo 15 giorni per presentare delle osservazioni o per presentare una nuova soluzione progettuale – continua Bernini – In caso di modifica gli uffici daranno il loro assenso». Anche alla luce dell’esistenza, per Bosco Pelato, di una norma speciale in materia urbanistica approvata dal passato ciclo amministrativo (quello guidato dall’ex Sindaco Marta Vincenzi) che affermava la possibilità di realizzare l’auto-silos. Per evitare che ciò avvenga il Consiglio comunale dovrebbe rivedere tale norma speciale. «Ma oggi modificare una norma speciale già approvata dal Consiglio vuol dire esporsi anche civilmente – sottolinea il Vicesindaco – aprendo la strada ad eventuali ricorsi».

    A proposito di controversie giudiziarie, Giovedì 30 gennaio è prevista l’udienza del Tar in merito alla causa che la Fondazione Contubernio D’Albertis ha promosso contro il Comune, citandolo per danni, per non averle ancora rilasciato il permesso di costruire.

    Comunque sia, sul tavolo restano diverse incognite che fanno ben sperare il Comitato di cittadini. Interrogativi legati all’opportunità o meno di realizzare l’operazione immobiliare da parte di committenti ed esecutori (Codelfa, impresa controllata dal Gruppo Gavio che ha acquisito l’area dalla Fondazione).
    Senza dimenticare che, nonostante le necessarie modifiche, il progetto dovrà garantire le previste opere pubbliche di compensazione – vale a dire il campetto polivalente e, soprattutto, l’ascensore inclinato di collegamento tra Piazza Solari e via Amarena – opere per le quali è già stata firmata una convenzione con il Comune. Con un piano in meno, quindi minori parcheggi, staremo a vedere se i soggetti privati riterranno ancora fattibile l’investimento.
    L’amministrazione comunale attende la risposta dei proponenti e poi deciderà come procedere.

    Matteo Quadrone

  • Porto e accessi ferroviari: raddoppio al Vte, il punto fra criticità e prospettive

    Porto e accessi ferroviari: raddoppio al Vte, il punto fra criticità e prospettive

    treni-fuorimuro-portoQuando si parla di porto di Genova e trasporto ferroviario – negli ultimi anni stimato al 15% – il primo pensiero corre sempre, inevitabilmente, al Terzo Valico. Ma come evidenziato in passato su queste pagine (qui l’inchiesta) questa fin troppo facile associazione di idee propagata dalla stragrande maggioranza dei media pare quantomeno fuorviante visto che, per incrementare la movimentazione di merce su rotaia, occorre innanzitutto superare le criticità da tempo riscontrabili all’interno dello scalo genovese e, solo a quel punto, si potrebbe affrontare seriamente il discorso in merito all’insufficienza o meno delle attuali linee, oggi – secondo i dati disponibili – ampiamente sottoutilizzate.

    In tal senso, un’auspicabile svolta positiva – almeno per quanto riguarda il Vte di Voltri– è stata annunciata dalla Regione Liguria a metà gennaio, quando l’assessore regionale alle infrastrutture Raffaella Paita ha incontrato i rappresentanti di Rfi e Italferr (società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A che si occupano rispettivamente di gestione della rete ferroviaria e di progettazione e realizzazione di nuove infrastrutture), per concordare le fasi di lavoro che consentiranno – presumibilmente, però, non prima di qualche anno – di realizzare il raddoppio dei binari di accesso al porto di Voltri.
    Finora, infatti, l’utilizzazione di un unico binario per l’entrata e l’uscita delle merci, ha di fatto limitato l’operatività dello scalo. “Genova non riuscirà a smaltire il traffico se non riesce a potenziare i suoi servizi ferroviari – scrive Sergio Bologna, studioso nel campo della logistica e trasporto merci – Oggi dal VTE più di 24 treni al giorno non possono entrare o uscire“.

    Il raddoppio, però “è sempre stato condizionato dalla necessità di demolire l’attuale viadotto di collegamento tra autostrada e porto, del quale è previsto il rifacimento in due lotti, il primo dei quali partirà a breve”, si legge nella nota stampa di presentazione del progetto. Tuttavia, per favorire l’incremento dell’operatività del terminal Vte «La Regione ha chiesto a Rfi di individuare una soluzione tecnica che consenta di raggiungere l’obiettivo (cioè il raddoppio dei binari, ndr), nelle more della demolizione del viadotto – spiega l’assessore Paita – Per queste ragioni, si è concordato un programma serrato, il quale prevede che entro fine marzo Rfi e Italferr mettano a punto uno studio di fattibilità per realizzare il prima possibile il secondo binario. Questa fase prevede il coinvolgimento dell’Autorità Portuale genovese, del Comune di Genova, del terminalista Vte e della società Fuorimuro, che gestisce il traffico ferroviario portuale, per approfondire congiuntamente le necessità operative».

    Il primo incontro è già stato convocato per lunedì 27 gennaio in sede regionale. Immediatamente dopo la verifica di tale studio «si partirà con il progetto vero e proprio, che dovrebbe essere ultimato entro la prossima estate – sottolinea Paita – La realizzazione delle opere potrebbe avviarsi in seguito all’ultimazione dei lavori relativi al nodo ferroviario (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr) che riguardano la zona di Voltri, prevista verso la fine del 2015 e per la quale la Regione Liguria ha chiesto di accelerare al massimo il programma. Subito dopo la conclusione di questi lavori, potranno partire i cantieri del raddoppio del binario».

     

    Il punto di vista del VTE

    Quartiere di PràIl Vte movimenta da solo oltre la metà dei TEU (unità di misura del container che si basa sulla lunghezza minima del contenitore da 20 piedi) movimentati complessivamente a Genova (nel 2013 circa 1,9 milioni, in leggero calo rispetto ai 2 milioni del 2012) e tramite la realizzazione di alcuni interventi di adeguamento infrastrutturale avrebbe tutte le carte in regola per incrementare in maniera significativa il traffico su ferro. Migliorando, di conseguenza, la qualità della vita dei residenti nei quartieri del Ponente genovese, da decenni assoggettati alle molteplici servitù del porto – in primis inquinamento acustico e ambientale – dovuti sia allo stazionamento delle navi (criticità che dovrebbe essere risolta dall’elettrificazione delle banchine da parte dell’Autorità Portuale), sia al traffico di camion e mezzi pesanti diretti e provenienti dallo scalo di Voltri.

    La notizia del possibile raddoppio del punto di accesso è stata salutata con comprensibile entusiasmo dall’amministratore delegato del Vte (che fa parte del gruppo Psa International), Gilberto Danesi «Sono vent’anni che lo aspettiamo, il Vte ha sempre fatto pressioni in tal senso, manifestando anche la disponibilità di realizzarlo a proprie spese – ha dichiarato Danesi lunedì scorso, durante l’incontro con i comitati di Prà e del Ponente, nell’ambito della mobilitazione per la riqualificazione del quartiere – Finalmente, sembra che la situazione si sia sbloccata. A fine mese avremo un incontro per vedere di ottenere il raddoppio. A questo proposito, abbiamo già acquistato, con 3,2 milioni di euro, una gru apposita per il carico e lo scarico dai treni, che sarà installata a novembre».

     

    Il punto di vista della società Fuorimuro che gestisce il traffico ferroviario portuale

    treno-fuorimuro-portoSulla stessa lunghezza d’onda è il commento della società Fuorimuro (Rivalta Terminal Europa 30%; Gruppo Spinelli 15%; InRail 15%; Tenor 15%; Compagnia Pietro Chiesa 10%) che, dal maggio 2010, opera come soggetto unico nel porto di Genova, offrendo un servizio integrato di manovra ferroviaria (ovvero la composizione dei treni all’interno dello scalo), trasporto e navettamento dei convogli verso gli interporti oltre Appennino.
    «Il raddoppio dei binari, nel prossimo futuro, renderà fattibile l’entrata/uscita dei treni dal porto, in maniera indipendente – afferma il presidente di Fuorimuro, l’ing. Guido Porta – Adesso, invece, con il binario unico d’accesso è impossibile gestire contemporaneamente la movimentazione di due convogli. Questo fattore comporta un allungamento dei tempi e, di conseguenza, l’aumento del costi relativi al trasporto su rotaia, rispetto a quello su gomma. Limitando, dunque, l’efficacia del servizio ferroviario».
    In questi anni di lavoro, sottolinea Porta «Abbiamo avuto modo di rilevare diverse criticità, da noi sempre segnalate all’Autorità Portuale. Occorrono dei miglioramenti infrastrutturali, a Voltri come a Sampierdarena, per consentire allo scalo genovese di incrementare l’operatività dei terminal, intrinsecamente legata all’espansione del traffico su ferro».
    A proposito del raddoppio previsto al Vte «La Regione ha affermato che le risorse economiche dovrebbero essere messe a disposizione in tempi brevi», conclude il presidente di Fuorimuro.

     

    Ma quali sono gli altri interventi utili a rendere competitivo il trasporto ferroviario?

    container-porto«Sicuramente sarebbe importante che l’Autorità Portuale realizzasse ulteriori tre binari sul lato nord del terminal Vte (cioè sul lato del canale di calma)», risponde l’ing. Porta. Ma oggi a destare maggiori preoccupazioni «Sono le difficoltà che riscontriamo nello scalo di Sampierdarena, in particolare presso il terminal Messina», precisa il presidente di Fuorimuro.
    Nell’ambito del cantiere per la strada a mare, infatti, procedono i lavori di rifacimento delle linee ferroviarie a servizio del porto (qui l’approfondimento di Era Superba con il vicesindaco Stefano Bernini, ndr): «Queste devono necessariamente essere spostate e parzialmente abbassate proprio per risultare compatibili, a fine lavori, con la presenza del viadotto che, provenendo dal ponte sul Polcevera, proseguirà poi verso levante, degradando progressivamente sino a raggiungere la quota di lungomare Canepa», si legge sul sito web di Sviluppo Genova, la società impegnata nella costruzione della nuova infrastruttura.
    «Sviluppo Genova, allo scopo di non alzare troppo la quota della strada a mare, ha creato una sorta di “sottopasso ferroviario” dove i binari scendono di circa un metro e mezzo, per poi risalire immediatamente dopo – spiega Porta – Tale configurazione genera un problema non secondario (che non sussisteva quando abbiamo preso in carico il servizio) dato che, soprattutto in caso di condizioni meteo avverse (piogge intense o forti venti), abbiamo bisogno di due locomotori per trainare i treni». Inoltre «I binari presenti nel terminal Messina sono di lunghezza insufficiente – racconta Porta – In pratica, la linea è ridotta di circa una sessantina di metri. Questo ci costringe a spezzare i treni e allungare i tempi di composizione dei convogli».

    san-benigno-sampierdarena-lungomare-canepa-terminal-wte-ponente-DIPer quanto riguarda i parchi ferroviari (o parchi merci, che dir si voglia)«Stiamo lavorando soltanto sul parco Fuorimuro, parallelo a Lungomare Canepa – continua il presidente della società che si occupa di manovra e trasporto ferroviario – Il parco Campasso, invece, è ancora in ristrutturazione da parte di Rfi all’interno dei lavori del Nodo Ferroviario».
    Nonostante la puntuale segnalazione delle sopracitate criticità «Dall’Autorità Portuale, finora, non è arrivata alcuna risposta», conclude l’ing. Porta.

    Secondo Bruno Marcenaro, ingegnere esperto di questioni ferroviarie: «Voltri è uno dei punti nevralgici del porto, connesso al sistema di trasporto ferroviarioIndubbiamente il raddoppio dei binari è una notizia positiva perché consentirà una migliore operatività del terminal e la velocizzazione dei tempi di entrata/uscita delle merci su rotaia. In questo senso i soldi, per una volta, sono spesi bene».
    Al contrario, il pensiero corrente che oggi va per la maggiore, promosso in particolare dai rappresentanti politico-istituzionali «Presuppone che per aumentare il traffico su rotaia, e dunque far viaggiare più treni merci, sono necessarie nuove linee – spiega Marcenaro – Ma ciò non è assolutamente vero. Le linee odierne hanno già un’alta capacità non sfruttata adeguatamente. In altre parole, piuttosto che pensare al Terzo Valico, gli enti preposti dovrebbero impegnarsi a riassestare, modernizzare e soprattutto automatizzare le stazioni di origine dei treni, quindi i porti. Così come iniziano a fare, ad esempio, al terminal Messina. Qui stanno lavorando sulle linee interne per migliorare la situazione anche in termini di sicurezza del personale e per automatizzare sempre di più la formazione e la movimentazione dei treni».
    Insomma «L’aspetto più importante è l’organizzazione interna dei porti conclude Marcenaro – Occorre puntare sull’automatizzazione degli scali e su quella dei loro parchi merci per rendere più veloci, sicure ed economicamente sostenibili, le operazioni di movimentazione. Le risorse, a parer mio, dovrebbero essere indirizzate soprattutto in tal senso».

     

    Matteo Quadrone

  • Prà, Aurelia e Parco Lungo: al via l’iter, lavori da chiudere entro il 2015

    Prà, Aurelia e Parco Lungo: al via l’iter, lavori da chiudere entro il 2015

    Pra, parco e nuova stradaLa riqualificazione di Prà è tornata ad essere un argomento centrale, i tempi stringono e i cittadini insorgono (qui il nostro sopralluogo e le azioni di protesta dei cittadini). I lavori del Por e le polemiche sollevate richiedono il rispetto degli impegni presi sette anni or sono dalle istituzioni e una maggiore presenza del sindaco sul territorio hanno spinto lo stesso Marco Doria a fare il punto della situazione di fronte alla stampa.

    Per prima cosa, il sindaco ha voluto rispondere direttamente a chi lo accusa di essere distante: «Prà non è certamente una delle parti di Genova a cui ho dedicato poca attenzione e, come me, anche tutti gli assessori e la struttura comunale. Personalmente sono già stato diverse volte a Prà e altre volte naturalmente ci andrò. Pochi giorni prima della manifestazione, per la precisione giovedì scorso, ho ricevuto con l’assessore Crivello un gruppo di cittadini di questo territorio, a dimostrazione del fatto che siamo sempre disposti a parlare con tutti. Ma non accetto che si delegittimi il livello municipale che è un interlocutore istituzionale di assoluta dignità».

    Veniamo allo stato dell’arte. Come già sostenuto dall’assessore ai Lavori pubblici, Gianni Crivello, un paio di settimane fa (qui l’articolo), il primo cittadino ha ribadito di non aver mai preso in considerazione la possibilità di dirottare i circa 7 milioni (sui 14,5 complessivi) non ancora impiegati per la realizzazione del Por su altri capitoli del bilancio comunale che necessitano di ossigeno altrettanto vitale (su tutti, Amt). «Certo – ha ammesso Marco Doria – per tutti i Por ho verificato che ci fossero i margini per completare e rendicontare i lavori entro la fine del 2015, altrimenti oltre ai fondi avanzanti dovremmo restituire anche i soldi già investiti. E sarebbe una mazzata pazzesca per le casse del Comune. Ma da mesi ormai ricevo report periodici sui tempi delle procedure e ho costanti rassicurazioni sul fatto che le scadenze possono essere rispettate. E l’amministrazione ha intenzione di spendere fino all’ultimo euro dei finanziamenti previsti per realizzare il Por di Prà».

     

    Prà, Parco Lungo e Aurelia a 4 corsie

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    Ad esempio, quelli per realizzazione del cosiddetto “Parco Lungo” e la riqualificazione dell’Aurelia, una fascia lunga circa 1,5 chilometri che rappresenta l’intervento più sostanzioso dal punto di vista economico e di invasività dei lavori. Crivello in merito aveva già confermato che «i lavori per il “Parco Lungo” sono stati approvati il 19 e 20 dicembre scorsi. Tra il 15 e il 20 gennaio verranno pubblicati i bandi che scadranno il 15 marzo. Entro il 31 maggio verrà aggiudicato l’appalto alla società vincitrice che avrà un mese di tempo per presentare il progetto esecutivo. Consegneremo i lavori entro il 31 luglio, in tempo per essere conclusi entro la fine del 2015».

    Di che lavori si tratta, lo ho spiegato più nel dettaglio ieri il sindaco. «Nel Por – ha detto Doria – era prevista la realizzazione di una strada, non meno di quattro corsie fin dal progetto iniziale, che doveva sfruttare lo spostamento della linea ferroviaria con la possibilità di occupare la vecchia linea con due nuove corsie. Il progetto iniziale prevedeva la complanarizzazione tra l’attuale Aurelia e il tracciato ferroviario ma l’operazione di asportazione del materiale per azzerare il dislivello, che varia tra i 30 cm e 1 m, avrebbe comportato costi tali da rendere impossibile il completamento dell’opera». Gli uffici e i tecnici comunali hanno, dunque, lavorato a un nuovo progetto di strada, con molto verde, rotatorie e impianti semaforici efficienti, ma soprattutto tale da consentire un allargamento dei marciapiedi significativo sul lato abitato, ovvero quello a monte. «Ciò – ha proseguito il sindaco – consentirà la realizzazione di un’ampia zona pedonale in corrispondenza della vecchia stazione ferroviaria, ma anche un buon flusso pedonale nelle zone di marciapiede attualmente più strette». Inoltre, nell’area della vecchia stazione citata dal primo cittadino troverà sede il mercatino a chilometro zero, gestito dalla Coldiretti, che oggi viene sacrificato nei pressi della piscina dei Delfini.

    Tornando alla conformazione della strada carrabile, invece, è stata scelta l’opzione delle quattro corsie (due a mare, a traffico promiscuo in direzione centro, e due a monte in direzione ponente, con quella più vicina all’abitato riservata ai mezzi pubblici), che ha sollevato qualche polemica. «Da parte nostra – ha spiegato il primo cittadino – non c’è stato alcun pregiudizio verso il progetto, poi scartato, delle tre corsie (una funzionale alla penetrazione nel tessuto interno di Prà e altre due, una per senso di marcia, per il traffico più rapido senza percorsi riservati agli autobus, ndr). Abbiamo valutato entrambe le possibilità e un Consiglio municipale si espresso a larga maggioranza per il progetto a quattro corsie». Il sindaco ha aggiunto che il problema della nuova strada vista come una “ferita che taglia Prà” non si pone perché già in altre zone della città (corso Italia, via Gramsci) è necessario attraversare quattro corsie per giungere da una parte all’altra e che il progetto scelto, con molto verde, è comunque fortemente migliorativo della realtà esistente.

     

    Il punto sui lavori con il Municipio

    pra-piazza-sciesa«Chi dice che non è stato coinvolto nella progettazione della nuova Aurelia – aggiunge Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII Ponente – non racconta la verità. Perché sono stati fatti ben 6 Consigli municipali a Prà proprio per consentire ai cittadini di partecipare, 4 assemblee pubbliche, 3 mesi di progettazione partecipata al cui tavolo si sono seduti anche il Comitato per Prà e il Comitato dei genitori che oggi si lamentano».

    Il “Parco Lungo” e la nuova Aurelia si innesteranno pra-torrente-san-pietronelle opere di riqualificazione e pedonalizzazione che stanno coinvolgendo l’interno di Prà. Tra i lavori già portati a termine si possono citare piazza Sciesa e via Fusinato, ma presto verrà coinvolta anche via Sapello e l’istituzione del limite dei 30 km/h in via Arrighi. «E a proposito di piazza Sciesa, sarò un campanilista ma è diventata una delle piazze più belle di Genova» ha commentato Avvenente.

    Ma il Por non è solo restyling di strade e marciapiedi. Tra le opere già completate, per cui complessivamente è stata spesa circa la metà dei finanziamenti a disposizione per l’intera riqualificazione di Prà Marina, c’è la messa in sicurezza della foce del Rio San Pietro, che nell’alluvione del 1993 aveva causato la morte del dottor Dapelo, con situazioni analoghe a quelle che abbiamo tristemente vissuto nei giorni scorsi (senza però che il corpo sia mai stato ritrovato). «Si tratta di un intervento che restituisce tranquillità agli abitanti della zona» ha detto con soddisfazione Avvenente. Per quanto riguarda la viabilità dell’area, l’assessore Dagnino aveva specificato un paio di settimane fa che è stata predisposta una situazione temporanea in attesa dei lavori sull’Aurelia.

    Tra le opere già portate a termine vanno citati ancora la passeggiata che unisce il campo di calcio della Praese con la piscina, riqualificata da un paio di anni, e il posteggio di interscambio della Navebus. «Quest’ultimo – spiega Avvenente – è propedeutico al nuovo approdo ancora da realizzare ma previsto all’interno del Por. Se è vero che in questo momento la Regione ha difficoltà economiche a sostenere il servizio (qui l’approfondimento di Era Superba, ndr), un domani sarà possibile potenziare questo sistema di trasporto, molto gradito dalla popolazione del Ponente, allungando la tratta fino a Prà».

     

    Il Parco Dapelo e la zona a Levante di Prà: arriva lo skate park

    parco-dapelo-praTra i lavori ancora da realizzare c’è anche la ristrutturazione del “Parco di Ponente” o “Parco Dapelo”, in cui verranno abbassate alcune collinette e che sarà oggetto soprattutto di una ripiantumazione perché gli alberi messi a dimora precedentemente non offrono alcun riparo d’ombra a chi, nelle stagioni più calde, frequenta il parco urbano (per maggiori informazioni rimandiamo al nostro sopralluogo di #EraOnTheRoad, ndr).

    Il progetto integrato di riqualificazione inizialmente sembrava aver un po’ dimenticato la zona più a Levante di Prà. Nel corso del tempo si è, dunque, pensato di ridimensionare alcuni interventi – come quello ritenuto superfluo in fase di progettazione partecipata delle aree per il bird watching alla foce del rio San Pietro – per recuperare alcune risorse da dedicare a questa zona e dare vita al progetto “Prà-to Sport”. I risparmi ottenuti anche tramite i ribassi d’asta ammontano a poco più di due milioni di euro che il sindaco ha dichiarato di voler impiegare per «interventi che siano apprezzati, che rispondano alle esigenze di risistemazione dell’area e che possano essere funzionali anche a implementazioni future ma che nell’immediato consentano un primo utilizzo dell’area». Dato però che il Comune non ha altri soldi da destinare a Prà se non quelli del Por, bisogna abbandonare quantomeno temporaneamente progetti faraonici come la realizzazione di un palazzetto dello Sport, ben più oneroso dei fondi a disposizione. «Ma fatti salvi i vincoli della disponibilità finanziaria e dei tempi rapidi di realizzazione – ha assicurato Doria – non ho preferenze per la pista di skateboard piuttosto che per quella di atletica leggera. Il nostro impegno è quello di vagliare la fattibilità di tutte le proposte che perverranno dai cittadini e di scegliere, a breve, con il Municipio quella più funzionale».

    In realtà, qualche preferenza sembra averla il Municipio, come ci spiega il suo presidente Avvenente: «Quest’area in origine doveva solo essere bonificata. Poi, giustamente, il Comitato dei genitori ha chiesto degli interventi più significativi, la maggior parte dei quali è stata accolta dall’amministrazione. Si deve fare tutto ciò che è possibile nella situazione economica attuale». L’area, infatti, deve essere bonificata con tanto di regimentazione della raccolta delle acque meteoriche, cintata e illuminata, ostacolando l’insorgere di future situazioni di degrado già vissute nel passato. «Per garantire ciò – riprende il presidente del Municipio – è necessario dare vita a funzioni pubbliche di interesse collettivo diffuso, come gli impianti sportivi. Quindi, tutti i ribassi d’asta del Por saranno impegnati per costruire più impianti possibili in questa zona, a cominciare dallo skate park che è una promessa presa dall’amministrazione già tre anni fa a fronte di una richiesta di alcuni giovani praesi. Con i soldi restanti valuteremo le altre proposte di campetto polivalente e pista di atletica».

     

    Non solo Por: il sindaco ricorda il “Branega”

    Nella conferenza stampa di ieri, il sindaco ha anche sottolineato che gli interventi del Comune a Prà non si sono limitati ai soli lavori previsti dal Por. Il primo cittadino ha, infatti, citato la riqualificazione dello storico campo sportivo “Branega” che sarà suddiviso tra le attività di calcio a 7 e di rugby per bambini, grazie a un impegno economico di 400 mila euro (solo 1/3 a carico del Comune) che ha consentito di affidare la nuova struttura alla gestione di due società sportive locali, Olimpic Prà Calcio e Province dell’Ovest Rugby. Sempre in ambito sportivo, Doria ha ricordato che la Fascia di Rispetto sarà il nuovo quartier generale per la Regata storica delle Repubbliche marinare e ospiterà tutti gli allenamenti dell’armo genovese e degli ospiti nei giorni immediatamente precedenti la competizione (che, invece, avrà luogo in uno specchio d’acqua più ampio). Ma non c’è solo lo sport. Tra gli interventi di riqualificazione, infatti, è stato citato anche lo sgombero della baraccopoli (proprio nell’area dove sorgerà il nuovo skate park), intervento progettato da tempo e che ha necessitato anche dell’adozione delle necessarie forme di assistenza per le fasce deboli (minori e donne con bambini) nonché del monitoraggio dell’area per evitare che la situazione venga ripristinata.

    «Anche se veniamo dipinti a tinte fosche – conclude Avvenente – tutti abbiamo interesse a fare il bene della popolazione. Lo scopo finale è quello di restituire la Fascia di Rispetto alla sua vocazione primaria di cuscinetto tra città e porto, arricchendola di funzioni sportive e per il tempo libero perché sia fruibile a un numero sempre crescente di cittadini».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Torre Embriaci, riqualificazione al palo per una bega condominiale?

    Torre Embriaci, riqualificazione al palo per una bega condominiale?

    torre-embriaci-centro-storicoQuella di Torre Embriaci è una vicenda anomala e da segnalare, avevamo già trattato l’argomento, ma passano gli anni e le cose non cambiano. Si tratta di uno dei monumenti genovesi più belli, ricchi di storia e strategici al fine della promozione turistica (nei pressi della chiesa di Santa Maria di Castello che, senza alcuna promozione, conta ogni annodai 12 ai 15 mila visitatori, più di molti musei cittadini). Tuttavia, Torre Embriaci continua ad essere inutilizzata a fini turistici e lasciata in balia dell’inevitabile degrado, tra l’incredulità di cittadini e comitati, che vedono nella riqualificazione della torre un volano per l’economia e il prestigio di luoghi spesso considerati problematici. Inoltre, Torre Embriaci si erge a due passi dal complesso di Santa Maria in Passione che sta vivendo le stesse problematiche, denunciate dagli studenti della ex Facoltà di Architettura: anch’esso vittima di una mancata riqualificazione che si protrae da decenni.

     

    La proposta del FAI

    Nel corso degli ultimi anni, tuttavia, ci sono state alcune proposte interessanti per il recupero della torre e la sua riapertura al pubblico. Su tutte, la più concreta è stata quella del FAI – Fondo Ambiente Italiano, che si rendeva disponibile alla ristrutturazione e all’apertura della torre, per consentire ai turisti e agli stessi genovesi di ammirare la città dall’alto. Ma di fatto la proposta morì sul nascere a causa delle complesse vicende burocratiche: la torre fa parte del condominio Brignole Sale, situato in Piazza Embriaci. Suddiviso tra diversi proprietari, uno degli appartamenti è di proprietà del Comune. Tra i condomini e il Comune si doveva firmare all’unanimità un accordo per la donazione della torre, solo dopo il FAI avrebbe potuto riaprirla. Tra i soggetti, però, non si è mai arrivati a un accordo per la cessione, tanto che il FAI ha accantonato la proposta.

     

    Le associazioni di quartiere si battono per l’apertura della torre

    Nel corso di uno dei sopralluoghi di #EraOnTheRoad, siamo andati di persona a visitare la torre e abbiamo incontrato i rappresentanti dell’associazione di quartiere Assest. Da parte loro, il sostegno alla proposta del FAI è totale, espresso pubblicamente in occasione di un’assemblea presso il chiostro della chiesa di S. Maria di Castello il 14 dicembre 2011 e sostenuto poi nel corso degli anni. In linea con il FAI, Assest proponeva la costruzione di un ascensore interno al condominio adiacente alla torre, che arrivasse fino al tetto e con la possibilità di arrivare a piedi al ballatoio. Per la ristrutturazione della torre era stato stimato un costo di 700 mila euro: se il progetto del FAI fosse stato approvato, esso stesso si sarebbe fatto carico dei costi e i privilegi sarebbero stati tanti: l’apertura della torre e lo sgravio dai costi di manutenzione e gestione. Ma purtroppo il progetto, come abbiamo visto, non è stato avvallato.

    centro-storico-castello-vicoli-embriaciIl presidente di Assest Giancarlo Bertini ci illustra nel dettaglio la proposta del FAI e le problematiche emerse; lo fa mostrandoci una lettera inviata in data 7 marzo 2013 al Municipio I Centro Est: «Il FAI provvederebbe alla totalità dei lavori con fondi propri, senza chiedere nulla al Comune di Genova. Per poter dare il via al progetto, però, il FAI deve come prima cosa acquisire la torre in donazione, poiché non può acquistarla per statuto. Il condominio di cui fa parte la torre appartiene nella maggioranza a privati con una piccola parte di proprietà del Comune di Genova. Tutti i condomini si dichiarano favorevoli alla donazione, perché verrebbero liberati da costi di manutenzione e responsabilità, dato il cattivo stato della torre».

    «La cosa sembrerebbe semplice – continua Bertini – invece si complica perché bisogna che tutti i condomini (compreso il Comune) firmino un documento presso un notaio in cui attestano la loro volontà di donazione. Abbiamo fatto una visita al Matitone presso gli uffici comunali dove ci hanno spiegato di essere a conoscenza del progetto (dal 2008) e che il Comune avvierà l’iter di donazione della sua parte quando tutti gli altri condomini avranno firmato, iter che secondo l’ufficio dovrebbe essere senza ostacoli a parte i tempi burocratici necessari».

    «A noi risulta che l’amministratore del condominio abbia fatto alcune assemblee dove pare abbia raccolto i consensi di tutti i condomini escluso uno. Uno degli appartamenti avrebbe infatti una stanza situata all’interno della torre e il nuovo proprietario non vuole disfarsene». Stando alla ricostruzione di Bertini inviata per iscritto agli uffici municipali, la situazione sarebbe dunque ai limiti del paradossale: l’interesse di un singolo cittadino contro quello di un’intera città. Nella lettera in questione, tra l’altro, troviamo un ulteriore particolare: “[…]Sembra però che la stanza sia stata aggiunta abusivamente tempo fa: bisognerebbe controllare al catasto”. In attesa che vengano accertate presunte irregolarità – Era Superba non ha nessuna conferma a riguardo – l’iter è fermo, anzi, non è mai partito.

    «Il Comune aspetta la firma di tutti i condomini, l’amministratore non si preoccupa più di tanto (e non è peraltro compito suo), e il progetto langue e rischia di non essere mai realizzato: il FAI potrebbe destinare i fondi previsti ad altri progetti».

     

    Torre Embriaci: lo stato attuale

    In conclusione, quella di Torre Embriaci è si una situazione anaomala e da segnalare come detto in apertura, ma è soprattutto una situazione ingarbugliata, che sembrava semplice e che si è rivelata progressivamente più complessa, con interessi pubblici e privati che non riescono ad incontrarsi. Tuttavia il FAI sarebbe disponibile a riprendere in mano il progetto, ormai accantonato da tempo, anche se gli stanziamenti previsti ai tempi al momento non sarebbero più disponibili. Per questo, pur di riaprire la torre, si era pensato di coinvolgere sponsor privati e cittadini nell’erogazione di un finanziamento: eh si, perché di fronte ad uno “sblocco” della situazione da parte dell’Amministrazione, l’investimento di circa 700.000 euro potrebbe essere suddiviso fra pubblico e privato. Il problema principale è far interloquire tutti i soggetti, concludono da Assest, e confermano: «una mossa da parte di Tursi sarebbe a questo proposito decisiva».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • IIT Genova, Blindtab: tablet e smartphone a portata di non vedente

    IIT Genova, Blindtab: tablet e smartphone a portata di non vedente

    Istituto Italiano di Tecnologia, Genova
    foto di MassimoBrega-TheLighthouse

    Si chiama “Blindpad” (dispositivo assistivo personale per ciechi e ipovedenti), è un progetto europeo della durata di tre anni finalizzato alla realizzazione di dispositivi per ipovedenti e non vedenti che stimolano il senso del tatto. Il genovese Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) è capofila di questo progetto che permetterà di migliorare la fruizione di informazioni grafiche e, di conseguenza, la qualità della vita delle persone che soffrono di disturbi della vista, anche gravi. “Blindpad” si sviluppa nell’ambito del programma della Commissione Europea “ICT Work programme 2013” e vede impegnato un consorzio internazionale composto da istituti di ricerca, di riabilitazione e aziende, coordinato – come detto – dall’IIT di Genova. 

    L’Istituto di tecnologia di Morego ha diramato un comunicato stampa che spiega nei dettagli il nuovo progetto… “[…] ha l’obiettivo di introdurre nuove superfici touchable nei dispositivi digitali mobili, in grado di trasmettere contenuti grafici semplici attraverso sensazioni tattili. Il nuovo strumento sarà concepito in tutti gli aspetti chiave necessari alla realizzazione di un oggetto pratico e trasferibile nella vita delle persone disabili: nuovi materiali, un disegno che risponda alle esigenze degli utenti, efficienza energetica e costi contenuti. Nell’era del web e dei dispositivi elettronici moderni, infatti, è diventato difficile per le persone con gravi disturbi visivi, approcciarsi e utilizzare i contenuti grafici veicolati da strumenti che favoriscono il senso della vista. “Blindpad” vuole realizzare un’alternativa che sfrutta il senso del tatto per trasmettere le informazioni grafiche necessarie a comprendere concetti astratti (quali ad esempio quello della forma geometrica) o acquisire informazioni sull’ambiente circostante (ad esempio la presenza e localizzazione di una porta). La superficie del dispositivo sarà costituita da una griglia di elementi indipendenti che permettono di programmare e variare la forma rappresentata, sollecitando la sensibilità tattile e permettendo all’utente di percepire la figura”.

    «Il nostro obiettivo è sviluppare una nuova classe di dispositivi digitali che stimolino il senso de tatto – afferma Luca Brayda, ricercatore all’Istituto Italiano di Tecnologia e coordinatore del progetto –  progettati per favorire l’inclusione sociale attraverso un uso mirato ed efficace delle sensorialità residue. Possiamo sfruttare tutti gli aspetti positivi che l’interazione tra uomo e macchina porta per lo sviluppo della conoscenza, e applicarlo al potenziamento delle tecnologie applicate all’istruzione“BLINDPAD coinvolge competenze scientifiche differenti e istituti che hanno come obiettivo della delle loro attività il miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità».

    Partner italiano è l’Istituto David Chiossone Onlus che avrà ruolo centrale nell’interazione tra ricercatore e persone con disabilità. Per saperne di più sul progetto europeo http://blindpad.eu/