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  • Dal Demanio a Tursi: attesa per la Gavoglio, niente di fatto per Giustiniani

    Dal Demanio a Tursi: attesa per la Gavoglio, niente di fatto per Giustiniani

    via-del-lagaccio-gavoglioUna piccola “gaffe” ha visto nelle ultime settimane protagonista l’ormai famoso civico 19 di via dei Giustiniani. L’edificio del centro storico (già proprietà del disciolto Partito Nazionale Fascista, poi diventato sede di alcune attività sociali, successivamente sgomberato per criticità strutturali, infine occupato da un gruppo di giovani anarchici e nuovamente sgomberato) non passerà dal Demanio al Comune e non sarà interessato nell’immediato da nessun progetto di riqualificazione orchestrato da Tursi. L’immobile è stato infatti oggetto di una cartolarizzazione tra il Demanio e la Cassa Via dei Giustiniani casa occupatadepositi e prestiti che ha così spento sul nascere l’iniziativa dell’amministrazione genovese intenzionata a dare vita a un’esperienza di social housing (qui l’esempio di vico del Dragone, ndr), con possibilità di riscatto e acquisto definitivo degli alloggi affittati.

    È lo stesso vicesindaco Stefano Bernini a smentire la notizia che era stata pubblicata nei primi giorni dell’anno sulla stampa cittadina: «Purtroppo io stesso avevo dato l’informazione che avevamo richiesto il passaggio gratuito di proprietà per via dei Giustiniani ma, in seguito, ho scoperto che il bene non è più a disposizione del Demanio ma è stato venduto a Cassa depositi e prestiti. Di conseguenza, non è più richiedibile».

    Va precisato, tuttavia, che seppure richiesto gratuitamente, il palazzo di via Giustiniani (da non confondere con Palazzo Giustiniani, a pochi metri di distanza, ndr) non sarebbe arrivato al Comune tramite la procedura di vendita di beni demaniali alle amministrazioni locali (leggi l’approfondimento di Era Superba) che abbiamo già descritto nel dettaglio nei mesi scorsi (qui l’ulteriore approfondimento di dicembre). L’edificio, infatti, come ad esempio accade anche per i Forti, appartiene al Demanio storico – artistico, vincolato dalla Sovrintendenza, e viene considerato alla stessa stregua di un vero e proprio monumento nazionale: prima di richiederne il trasferimento di proprietà, Tursi avrebbe dovuto presentare un programma di valorizzazione da sottoporre alla valutazione del Demanio e del Direttore regionale della Sovrintendenza. Solo dopo questo doppio nulla osta si sarebbe potuta effettuare la transazione non onerosa; inoltre, l’immobile ottenuto non sarebbe stato rivendibile a terzi ma si sarebbe solo potuto dare in concessione. E dire che il Comune aveva anche dato mandato a Arred (l’Agenzia regionale per il recupero edilizio) di elaborare il progetto per la richiesta dell’immobile: lavoro, purtroppo, inutile.

     

    Dal Demanio al Comune, 120 beni richiesti: Caserma Gavoglio prima di tutto

    Come detto, sempre gratuita ma differente la seconda strada con cui il Comune di Genova sta cercando di ottenere la proprietà di circa 120 beni attualmente demaniali, questa volta sì alienabili. La procedura, messa in risalto all’interno del “Decreto del Fare”, comprende tutti i beni appartenenti al Demanio statale e militare, a esclusione di quello marittimo (di competenza di Regione e Autorità portuale), idrico (Provincia) e aeroportuale. Entro la fine del mese dovrebbero arrivare le risposte da parte del Demanio su ogni singola manifestazione di interesse inviata da Tursi tra i primi di ottobre e la fine di novembre. Dopodiché gli uffici comunali avranno tempo 4 mesi per studiare nel dettaglio i beni, anche grazie all’apertura degli archivi del demanio, fare i sopralluoghi necessari e decidere se inoltrare formalmente la richiesta definitiva di passaggio di proprietà.

    lagaccio-caserma-gavoglioRientra in questa seconda categoria anche la Caserma Gavoglio, o quanto meno parte di essa, che è stata in assoluto il primo bene richiesto con urgenza dal Comune di Genova. Sembra che la risposta, positiva, sia già pronta per essere inviata da Roma. Ma l’architetto Anna Iole Corsi, dirigente del settore Progetti speciali della Direzione Patrimonio e Demanio, non vuole sbilanciarsi: «Non possiamo prevedere che cosa ci diranno ma sappiamo che ci sono stati diversi contatti positivi con il ministero della Difesa e l’Agenzia del Demanio. L’acquisizione a titolo gratuito è certamente l’opzione più gettonata ma bisognerà vedere che tipo di procedura verrà autorizzata».  È possibile, infatti, che trattandosi di edificio vincolato dalla Sovrintendenza, almeno una parte della Gavoglio debba sottostare ai meccanismi del “federalismo culturale” spiegati in precedenza. «Se così sarà – ricorda Corsi – bisognerà fare un programma di valorizzazione a cui il trasferimento di proprietà sarà subordinato; se, invece, la procedura dovesse essere differente, il passaggio potrebbe essere ancora più veloce».

    È possibile, infine, che nel futuro si aprano importanti spiragli anche per l’acquisizione di edifici e terreni che rientrano nel Demanio marittimo e idrico. «Già da tempo – spiega l’architetto Corsi – si parla di possibili nuovi decreti legge per questi beni che dovrebbero essere richiesti rispettivamente da Regione e Provincia e poi, eventualmente, passati al Comune. Naturalmente anche ora si potrebbe pensare di avanzare una proposta di acquisto ma la procedura sarebbe molto più lunga e la transazione non sarebbe di certo gratuita». Certo, siamo ancora nella sfera del possibile ma in una città che vede nell’acqua il suo elemento naturale potrebbero aprirsi scenari strategici per lo sviluppo urbanistico del futuro e la sicurezza idrogeologica.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Tunnel sotto il porto: avanti con il progetto, ma la s.p.a è in liquidazione

    Tunnel sotto il porto: avanti con il progetto, ma la s.p.a è in liquidazione

    Contrasto tra vecchio e nuovo a GenovaTorna di moda il tunnel sotto il porto, quello che nelle intenzioni dell’amministrazione (o almeno di una parte di essa) dovrebbe sostituire la sopraelevata nella Genova del futuro.

    Ne ha parlato ieri il sindaco Marco Doria, nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente Primocanale ribadendo il proprio orientamento già espresso poco dopo il suo insediamento a palazzo Tursi: «Il tunnel sotto il porto di Genova è una grande idea – ha dichiarato il primo cittadino – che consentirebbe di raggiungere dal Levante cittadino il nodo di San Benigno senza utilizzare la Sopraelevata, la cui funzione potrebbe così essere ripensata. Non è detto che la si debba per forza buttare giù ma opererei in questo senso se avessi la prova che il tunnel fosse in grado di sostituirla efficacemente».

    L’argomento ha suscitato interesse anche in Sala Rossa dove, dopo la pausa natalizia, è tornato a riunirsi il Consiglio Comunale. La questione è stata sollevata, anche con un pizzico di ironia, dal capogruppo del Pdl Lilli Lauro: «Il sindaco annunciava la fattibilità del progetto già il 22 gennaio dell’anno scorso. Vorrei capire se ogni anno a gennaio nella sua agenda è previsto parlare del tunnel sotto il porto o se c’è qualche importante novità di cui dobbiamo tenere conto. Anche perché neanche un mese il presidente dell’Autorità portuale, Luigi Merlo, annunciando lo spostamento dell’Istituto idrografico della Marina nella zona di calata Gadda, aveva specificato che il tunnel non si sarebbe più realizzato». Le fa da eco il collega di partito Guido Grillo: «Già sul finire del 2012 il sindaco aveva dichiarato che la giunta Vincenzi aveva commesso un errore ad accantonare il progetto. Dato che per progettare l’opera sono stati investiti soldi pubblici, vorremmo capire come stanno veramente le cose visto che voi continuate a dire che volete andare avanti e l’Autorità portuale sostiene il contrario».

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    La risposta è stata naturalmente affidata al sindaco che non ha mancato l’occasione per ribadire il proprio sostegno alla prosecuzione dell’iter progettuale. «Questa amministrazione – ha detto Marco Doriasi è trovata di fronte a un quadro già delineato negli anni precedenti e, come prima cosa, ha espresso un giudizio favorevole sull’opera. Giudizio che anche tutti i gruppi consigliari saranno chiamati a esprimere. La Cassa depositi e prestiti aveva stanziato 4 milioni di euro alla Tunnel di Genova spa (costituita appositamente per seguire l’iter realizzativo dell’infrastruttura, ndr) per la progettazione preliminare dell’infrastruttura affidata poi alla ditta genovese D’Appolonia. Fino a questo momento sono stati spesi circa 3 milioni di euro per la realizzazione del progetto. Nel frattempo sono intervenute novità sia per quanto riguarda l’uscita in prossimità del nodo autostradale di San Benigno sia per l’uscita in area Calata Gadda. Di conseguenza, il progetto di allora non è più adeguato ma c’è ancora 1 milione di euro a disposizione per ricalibrare la progettazione. Si tratta di soldi che, se non utilizzati, andrebbero comunque restituiti alla Cassa depositi e prestiti e credo, quindi, che sia giusto spenderli per apportare i correttivi necessari all’altezza dei due imbocchi».

     

    Tunnel di Genova spa è in liquidazione. Bernini ha le idee chiare

    Sopraelevata da Piazza CaricamentoProblema: a febbraio 2012 il Consiglio comunale aveva votato l’avvio della procedura di liquidazione (affidata al commissario Giancarlo Bonifai) della società Tunnel di Genova spa. Due le soluzioni sul piatto per uscire da questa impasse, come ci ha spiegato il vicesindaco Stefano Bernini, da sempre tra i principali sostenitori della bontà e dell’efficacia dell’opera:

    «O si propone l’ampliamento della mission della società fino ad arrivare all’adeguamento del progetto così come tra l’altro richiesto dal CIPE e quindi si proroga la vita di Tunnel di Genova spa per il periodo necessario oppure, opzione che personalmente prediligo, la si recupera come srl o società di scopo dando un po’ più di respiro alla sua sopravvivenza. In questo modo si consentirebbero le opportune valutazioni della nuova situazione di calata Gadda e si potrebbe rimodulare il progetto entrando nel merito della necessaria modifica dell’uscita del tunnel per salvare la scelta, da noi condivisa, della nuova destinazione dell’Istituto Idrografico della Marina ma salvando il collegamento diretto con la Fiera attraverso il tombamento di Duca degli Abruzzi». Secondo il vicesindaco, invece, non ci sarebbero problemi per quanto riguarda l’uscita di San Benigno: «Il secondo lotto dei lavori di rifacimento dell’intersezione tra la barriera di Genova Ovest e la città – spiega Bernini – prevede infatti l’accesso al tunnel non più attraverso un’uscita diretta come pensato inizialmente ma tramite una precisa ramificazione all’uscita dell’autostrada».

    Come detto, comunque, la decisione di bloccare la liquidazione di Tunnel di Genova spa spetta però al Consiglio comunale. Poi si tratterà di trovare chi può essere interessato alla realizzazione di un’opera di tale portata, con costi sull’ordine di grandezza dei 500 milioni di euro e sei di realizzazione. Ma su questo tema il vicesindaco non sembra piuttosto preoccupato: «È naturale che il nuovo tunnel dovrà essere a pagamento, con tariffe vantaggiose appositamente pensate per i genovesi. E proprio questa soluzione consentirà all’opera di diventare appetibile per molti imprenditori edili».

    Ulteriore ostacolo all’iter progettuale potrebbe arrivare dall’Autorità portuale che già più volte nel passato aveva storto il naso nei confronti di un’opera comunque inizialmente approvata nell’ormai lontanissimo 2003. In questo caso, la situazione potrebbe essere sbloccata dagli uffici comunali di urbanistica che stanno predisponendo tutte le controdeduzioni alle osservazioni sollevate dall’Autorità portuale al progetto preliminare che, secondo Bernini, dovrebbero essere sufficienti a convincere Merlo & co. a sottoscrivere la continuazione di questo percorso.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Molassana, ex piombifera via Lodi: stop a nuove case, dubbi sul futuro

    Molassana, ex piombifera via Lodi: stop a nuove case, dubbi sul futuro

    piombifera-moltini-via-lodi-molassanaSono preoccupati gli abitanti di via Lodi, zona Preli, alture di Molassana. Come riportato giorni fa sulle pagine di un quotidiano locale, infatti, a inizio dicembre davanti all’ingresso dell’ex Piombifera Moltini è comparsa una misteriosa scritta “Ricupoil srl”: si tratta di una società che si occupa principalmente di stoccaggio di oli esausti e che, secondo sempre più ricorrenti indiscrezioni, avrebbe acquistato l’area in oggetto dal liquidatore della vecchia proprietà, l’avvocato Paolo Momigliano. Sembra così svanito definitivamente nel nulla il progetto di riqualificazione di quel terreno che si estende per quasi 6500 metri quadrati e che avrebbe dovuto ospitare un nuovo complesso residenziale “non invasivo” e, probabilmente, anche un’attività commerciale di medie dimensioni.

    Addio al progetto per la realizzazione di nuove residenze

    Facciamo un salto indietro nel tempo. Nel 2005 “La Piombifera” chiudeva i battenti, lasciando a casa un centinaio di lavoratori, dando avvio a un lungo processo di liquidazione. Qualche anno prima, nel 2002, in seguito a una frana erano emersi dal sottosuolo alcuni bidoni che lasciavano presagire la necessità di approfondite indagini su eventuali attività illecite di gestione dei rifiuti. Da quel momento, lo stabilimento di via Lodi, i cui fabbricati contengono anche una certa quantità di eternit che rende necessaria un’accurata e non più procrastinabile bonifica, è rimasto sostanzialmente abbandonato e giace oggi in una situazione di degrado.

    piombifera-moltini-via-lodi-molassana-3L’iter amministrativo per la riqualificazione della zona è culminato nel 2012 con una delibera di Consiglio comunale che dava il preventivo assenso a una variante al Puc per cambiare la destinazione d’uso dell’ex area piombifera da produttiva a residenziale, con una serie di oneri urbanistici che riguardavano in particolare la demolizione di tutti gli edifici esistenti, la bonifica dell’amianto, la messa in sicurezza idrogeologica dei terreni attorno al rio Preli e l’allargamento della sede stradale di via Lodi. Un iter che, però, non è mai giunto a conclusione, dato che per poter sciogliere la relativa conferenza dei servizi è necessaria la piena accettazione degli oneri urbanistici da parte di chi volesse realizzare le strutture residenziali. Passaggio mai avvenuto, come spiega il vicesindaco con delega all’Urbanistica, Stefano Bernini, a causa della crisi del mercato immobiliare che ha reso non più economicamente appetibile l’opera.

    «Ad oggi – sostiene Bernini – il Comune di Genova ha una conferenza servizi ancora aperta per la realizzazione di un’area residenziale in via Lodi. Siamo di fronte al classico caso di cui tanto si è parlato ma nulla di formale è avvenuto. Si dice che il liquidatore della Moltini avrebbe seguito nuovi percorsi per la vendita dell’area ma a noi non risulta nulla di ufficiale. In quell’area attualmente si potrebbe proseguire col progetto previsto dal piano urbanistico oppure continuare l’attività della piombifera, opzione che ritengo alquanto impercorribile. Se, invece, come sembra, si volesse cambiare la tipologia produttiva è necessario passare attraverso le forche caudine degli uffici urbanistici comunali».

    In sostanza, la Ricupoil può anche aver acquistato l’area ma ben poco ci potrebbe fare finché non intervenisse una nuova variante al Puc che, per poter essere accettata, dovrebbe comunque prevedere le inevitabili opere accessorie di messa in sicurezza del rio Preli e di allargamento della sede stradale di via Lodi. Il tutto a prescindere dalla bonifica della zona su cui sembra stiano procedendo Arpal e Asl, soggetti competenti per l’eliminazione dell’amianto.

    L’entrata in scena di Ricupoil: quale futuro per l’ex piombifera?

    piombifera-moltini-via-lodi-molassana-2Sembra perciò piuttosto strano che Ricupoil si sia resa disponibile ad acquistare l’area sostanzialmente alla cieca, soprattutto per le ingenti cifre che sono circolate in Consiglio comunale. Secondo il capogruppo del Pdl Lilli Lauro, infatti, si parlerebbe addirittura di 2,5 milioni di euro. Una somma esagerata per il semplice trasferimento della sede direzionale-amministrativa della nuova proprietà che, attualmente, risiede in via Laiasso, zona Ponte Carrega, e coinvolge non più di una cinquantina di dipendenti. Ma c’è di più. Secondo voci ricorrenti, infatti, Ricupoil starebbe ultimando l’acquisto di alcuni mezzi di Eco.Ge della famiglia Mamone, che riguardano in particolare il settore degli autospurghi. Da qui, la crescente preoccupazione sulle attività che nel futuro potrebbero interessare la stretta via Lodi, che rischierebbe di dover ospitare una rimessa di mezzi piuttosto ingombrante a pochi metri di distanza dalla sede da un edificio scolastico.

    Al momento, comunque, la cifra di acquisto sembra priva di qualsiasi fondamento, come ci spiega il presidente del Municipio IV – Media Val Bisagno, Agostino Gianelli: «In un paese democratico, Ricupoil è liberissima di comprarsi ciò che vuole. Io non so se l’hanno fatto e, nel caso, a quali cifre. So solo che quelle riportate in Consiglio o sono inventate o, comunque, differentemente da quanto è stato detto, non provengono da fonti municipali che hanno parlato con me. Quando ho saputo la cifra tirata fuori dalla Lauro, ho chiesto a una sua consigliera municipale da dove arrivasse questa informazione, ma mi è stato risposto che non sapeva da dove fosse uscita. Di fronte a questa situazione io non posso fare altro che confermare che finché non interviene un’ulteriore variante al Piano urbanistico, che deve essere approvata dal Consiglio comunale, nell’area ex Montini non è che si possa fare molto di nuovo».

    Quale impatto avranno le attività di Ricupoil, dunque, non è ancora dato saperlo. Ma se consideriamo che gli oli esausti sono inquinanti al massimo, in caso di pioggia che cosa potrebbe succedere dato che l’area sorge sul rio Preli, zona fortemente alluvionabile? Anche in questo caso il presidente Gianelli ha trovato rassicurazioni direttamente alla fonte: «Dopo la prima apparizione della notizia sulla stampa locale, il titolare della Ricupoil è venuto a farmi visita con l’intento di rassicurarmi sul fatto che non ha alcuna intenzione di spostare il deposito degli oli nell’area dell’ex piombifera. Innanzitutto, perché in termini di legge non è possibile creare depositi in terreni che sorgono in prossimità di corsi d’acqua. Inoltre, la ditta possiede già il deposito di via Laiasso, che continuerà a essere attivo, perciò verranno spostati solo gli uffici amministrativi. Gli interventi che saranno effettuati, oltre naturalmente alla bonifica dell’amianto, saranno solo di natura strutturale con l’eliminazione di un capannone e la messa in sicurezza di tutta l’area. Mi è stato assicurato che non esiste alcun progetto di cambiamento di destinazione d’uso».

    Gianelli, inoltre, ha spiegato che la stessa proprietà si è detta disponibile ad affrontare la questione in un tavolo a tre con Bernini nonché a incontrare i cittadini in un’eventuale assemblea pubblica.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Darsena, Casa dei Pescatori: un nuovo mercato per la vendita del pesce

    Darsena, Casa dei Pescatori: un nuovo mercato per la vendita del pesce

    imageVenerdì (20 dicembre) verrà ufficialmente inaugurata la nuova Casa dei Pescatori alla Darsena. Un iter lunghissimo che inizia nel 2008 quando i pescatori ottennero il via libera, dopo anni di tira e molla con l’Autorità Portuale, per ormeggiare alla vecchia Darsena le barche e ricoverare le reti. In quell’occasione il Comune chiese agli addetti ai lavori di presentare entro i primi mesi del 2009 un progetto per organizzare la vendita del pesce in loco.

    Oggi, a distanza di cinque anni, il mercato galleggiante vede finalmente la luce. Due piani allestiti con banchi per la vendita e la pulizia nel cuore di Calata Vignoso, con tanto di celle frigorifere e spogliatoi al piano inferiore. La struttura, ditata anche di impianto fotovoltaico, è stata assegnata dal Comune in concessione all’Associazione Pescatori Liguri che avrà a disposizione 150 metri di banchina e 450 mq di spazi a terra.

    Su commissione del Comune di Genova, i lavori sono sono costati in totale poco meno di un milione e 400 mila euro, una spesa non certo irrilevante  che ha visto le casse comunali contribuire con 206.000 euro, la differenza a carico del Fondo Europeo per la Pesca.

  • Corso Sardegna, ex mercato: al via le demolizioni per la nuova piazza

    Corso Sardegna, ex mercato: al via le demolizioni per la nuova piazza

    Ex Mercato di Corso SardegnaNe avevamo già parlato a fine ottobre, ma ora è arrivata la conferma dei documenti e dei finanziamenti. Il Comune, di concerto con Municipio III – Bassa Val Bisagno e Centro integrato di via di “corso Sardegna bassa”, vuole fortemente restituire ai cittadini almeno una parte delle aree dell’ex mercato ortofrutticolo genovese. Il progetto prevede la realizzazione di un polo di eccellenza agroalimentare a chilometro zero, gestito dai commercianti che già operano nei negozi limitrofi, ma soprattutto di una piazza con panchine, verde e spazi di aggregazione che diventerà un nuovo punto di riferimento per il quartiere, a cavallo tra San Fruttuoso e Marassi. In futuro, potrebbe trovare spazio anche un parcheggio al piano strada. Il tutto, comunque, dovrà essere realizzato con elementi facilmente removibili perché ci troviamo in zona ad alto rischio di esondazioni e allagamenti, come il passato ha tristemente insegnato. Per lo stesso motivo, il piano di bacino impedisce il cambio di destinazione d’uso dell’area, che deve perciò restare commerciale. Da qui, la necessità di realizzare anche il mini-mercato.

    Resta da capire come la prenderà la Rizzani de Eccher, colosso friulano dell’edilizia che si era aggiudicato l’appalto per la riqualificazione dell’intero ex mercato ma che, in seguito all’alluvione del novembre 2011, ha visto porre vincoli fortemente ridimensionanti al progetto iniziale, e ha richiesto al Comune di Genova un indennizzo di 11 milioni di euro su cui dovrà esprimersi la giustizia amministrativa.

    Lasciando da parte le beghe legali, l’intervento temporaneo riguarderà solamente la demolizione di alcuni edifici non soggetti a tutela e già destinati alla rimozione, che dovrà essere preceduta dalla necessaria bonifica del tetto in amianto. Per quest’ultima, i cui lavori inizieranno nel nuovo anno con l’impiego del personale di Amiu bonifiche, sono stati stanziati circa 200 mila euro. Per quanto riguarda le opere edili che dovranno essere messe a bando, invece, il Comune ha recuperato 500 mila euro attraverso un apposito indebitamento (mutuo) inserito nel bilancio 2013.

    piantina demolizioni corso sardegnaCome potete vedere dalla piantina a fianco, si tratta solo di una porzione (colore giallo) ben limitata dell’intero complesso ex mercatale e riguarda due elementi (4 e 6) che attualmente si affacciano su via Carlo Varese: demoliti gli edifici, si procederà alla pavimentazione in asfalto delle aree sgomberate, che potranno diventare così una piccola agorà (area tratteggiata di rosso) a completa disposizione dei cittadini del quartiere almeno per 7 anni. E proprio in funzione di questo uso pubblico, tramite apposite recinzioni sarà anche garantita la protezione delle strutture che si affacciano sull’area sgomberata.

    «Il Comune – spiega il presidente del Municipio III Massimo Ferrante – ha mantenuto l’impegno di recuperare le risorse per bonificare l’area e demolire gli edifici. Ora tocca a noi, come Municipio, far vivere la piazza una volta corso sardegna dall'altoche sarà effettivamente disponibile e cercare di impegnare qualche risorsa aggiuntiva per la sua promozione. Il Civ, infine, si occuperà di recuperare i locali del vecchio bar creando un mercato dell’eccellenza enogastronomica, sull’esempio del Carmine». Quest’ultimo è certamente l’elemento più complicato del piano di riqualificazione: vi è, infatti, la necessità di reperire i fondi per la manutenzione straordinaria dei vecchi locali in stile liberty, che sorgono su piano leggermente rialzato rispetto alla sede stradale, prima di poterli adattare alla nuova funzione. E, si sa, le risorse economiche latitano.

    «È indispensabile procedere per tappe – commenta Ferrante – perché per troppo tempo si è parlato solo di sogni. Io invece sono un forte sostenitore della concretezza. E in questo senso è fondamentale che gli abitanti del Municipio possano riappropriarsi di uno spazio di socializzazione, come ad esempio è successo lo scorso weekend in piazza Martinez con l’inaugurazione della pista di pattinaggio su ghiaccio».

    Certo, questo primo intervento di riqualificazione dell’area mercatale non sarà epocale ma è già molto per una struttura che dall’ottobre 2009, data di affidamento alla Rizzani, è stata interessata esclusivamente da lavori di sgombero di banchi, arredi, e celle frigorifere e dalla disattivazione delle linee elettriche, restando così aperta all’incuria, al degrado e a non rare incursione notturne.

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    Non va comunque dimenticato che l’ultima parola sul futuro a più ampio raggio e su una riqualificazione più sistematica e complessiva spetta alla sentenza del Tar, sui cui tempi è sempre piuttosto complicato esprimersi. Di sicuro, l’impossibilità di costruire il parcheggio interrato a causa dei vincoli di bacino e le difficoltà a pervenire a un accordo con Asl per la realizzazione di un nuovo polo sanitario, rendono molto difficile la perpetrazione del progetto inizialmente pensato dalla Rizzani. Inoltre, qualsiasi sia la sentenza del Tribunale amministrativo, è del tutto probabile che la parte sconfitta, sia essa la ditta edile o il Comune di Genova, ricorrerà al Consiglio di Stato, allungando ulteriormente i tempi per una decisione definitiva. Ecco perché è un bene che l’amministrazione si stia muovendo con decisione per restituire, almeno temporaneamente, alcuni spazi ai cittadini. Con la speranza che, anche una volta concluse le procedure legali, la piazza pubblica si sia talmente radicata nel territorio che risulti assurdo pensare a un suo eventuale smantellamento.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Etalia, la nuova piattaforma per creare giornali personalizzati

    Etalia, la nuova piattaforma per creare giornali personalizzati

    lavoro-tecnologia-internet-computer-ufficio-impiegato-DIEtalia è una nuova piattaforma web-based inaugurata lo scorso 7 ottobre che permette agli utenti internet di consultare e condividere notizie provenienti da molteplici fonti editoriali, costruire giornali personalizzati aggiornati in tempo reale e pubblicare a propri contenuti e news.

    La piattaforma permette agli utenti di raccogliere te­sti, im­ma­gi­ni e vi­deo pro­ve­nien­ti da cen­ti­na­ia di fon­ti on line, selezionati in base al proprio grado di interesse a ai propri gusti.

    I contenuti delle ricerche degli utenti  si possono aggiornare au­to­ma­ti­ca­men­te in tem­po rea­le, por­tan­do di­ret­ta­men­te su pc, smart­pho­ne o ta­blet le ultime notizie sugli ar­go­men­ti pre­fe­ri­ti da ogni utente, oppure è possibile sce­glie­re personalmente i con­te­nu­ti preferiti e im­pa­gi­na­rli ne proprio Jour­nal per­so­na­le.

    Su Eta­lia inoltre gli utenti possono pubbicare le proprie notizie e i propri articoli met­ten­do­li a di­spo­si­zio­ne di tut­ti gli al­tri uten­ti del­la piat­ta­for­ma. Questa opzione è dedicata a i giornalisti, ma anche ai fotografi, ai video maker, ai blogger.

    La gran­de mag­gio­ran­za dei con­te­nu­ti e dei Jour­nal di­spo­ni­bi­li su Eta­lia so­no gra­tui­ti, ma ogni uten­te può de­ci­de­re di con­tras­se­gna­re al­cu­ni contenuti co­me Pre­mium, visibili solo da co­lo­ro che avran­no pa­ga­to il prez­zo in cre­di­ti Eta­lia de­fi­ni­to dal pro­prie­ta­rio. La maggior parte delle funzionalità di Etalia restano comunque gratuite, e gli utenti possono anche guadagnare gra­zie a un in­no­va­ti­vo mo­del­lo di bu­si­ness, i ri­ca­vi ge­ne­ra­ti sul­la piat­ta­for­ma ven­go­no re­di­stri­bui­ti a tut­ti co­lo­ro che han­no ap­por­ta­to va­lo­re al­l’in­for­ma­zio­ne, pre­mian­do l’au­to­re, ma an­che chi con­di­vi­de e dif­fon­de i con­te­nu­ti.

    Giovedì 12 dicembre è possibile conoscere meglio il nuovo progetto e incontrare i suoi fondatori della piattaforma al Talent Garden degli Erzelli, lo spazio di co-working, nuova casa di start-up, professionisti e creativi del capoluogo ligure, inaugurato recentemente nel Parco Scientifico Tecnologico di via Melen.

    Il programma prevede dalle ore 11 e fino alle 13, la presentazione del progetto e una guida sul campo per imparare a utilizzare gli strumenti offerti dalla piattaforma; la partecipazione all’evento è libera e gratuita ed è rivolta a tutti, imprenditori e startupper, giornalisti, blogger e freelance, appassionati di tecnologia ma anche semplici navigatori desiderosi di scoprire l’ultima novità del web.

     

    Per tutte le informazioni specifiche relative al progetto, http://www.etalia.net

     

  • Campasso, progetto ex mercato ovo-avicolo: in gioco il futuro del quartiere

    Campasso, progetto ex mercato ovo-avicolo: in gioco il futuro del quartiere

    campasso. ex mercato ovo avicoloA Sampierdarena, nel cuore del Campasso – quartiere sovente dipinto come luogo degradato – sorge un immenso spazio, inutilizzato da almeno un trentennio, che potrebbe rappresentare, dopo un’adeguata riqualificazione, il volano per il rilancio dell’intera zona. Si tratta dell’ex mercato ovo-avicolo, una struttura di circa 3500 mq in totale abbandono, sulla quale peraltro pende un vincolo della Soprintendenza per i Beni Architettonici, risalente al 17 luglio 2003.
    Nel corso del tempo si sono sprecate le promesse non mantenute sul futuro del complesso ma adesso la proprietà dell’area – Spim, società immobiliare partecipata al 100% del Comune di Genova – ha presentato un progetto, compreso nell’ambito del Programma locale per la casa del Comune, che prevede la realizzazione di nuove residenze, in parte dedicate al social housing (alloggi a canone moderato), in parte destinate alla vendita sul libero mercato, parcheggi interrati, una struttura di vendita medio-grande, esercizi di vicinato e servizi (un asilo e una scuola). Le risorse economiche necessarie saranno reperite tramite un cofinanziamento con fondi comunitari e regionali.

    campasso. ex mercato pollame.006L’intervento, però, oltre a non suscitare particolare entusiasmo negli abitanti, non convince neppure il Municipio Centro Ovest che all’unanimità ha approvato un ordine del giorno nel quale sottolinea come «l’inserimento di nuove funzioni residenziali non sia funzionale ad un quartiere e una città in netta decrescita demografica, con grande abbondanza di abitazioni sfitte e abbandonate e valori immobiliari già al minimo storico». Al contrario, i consiglieri municipali ritengono che «l’azione di risanamento di contesti degradati passi, invece, attraverso l’inserimento di funzioni vivificanti». Quindi, in altre parole, al Campasso non serve un ulteriore carico abitativo ma piuttosto una maggiore offerta di servizi pubblici, ad esempio ambulatori e uffici. Detto ciò, prima di ipotizzare qualsiasi progetto, vanno create le condizioni affinché il quartiere torni ad essere vissuto appieno dai cittadini, attraverso una generale riqualificazione del territorio, magari a partire da un miglioramento della viabilità.

    «Il Campasso fino a metà anni ’90 era un quartiere vitale – racconta Fabio Papini, residente e consigliere (Pdl) del Municipio Centro Ovest – Qui erano presenti numerose attività produttive, diverse ditte di artigiani e tanti piccoli negozi. Inoltre, ubicato su un lato dell’ex mercato ovo-avicolo, per alcuni anni ha resistito un supermercato. Poi lentamente la zona si è progressivamente depauperata. Anche a causa della trasformazione del tessuto sociale. Oggi sono rimasti soltanto un bar e un panificio. Al Campasso abitano in prevalenza persone anziane e cittadini stranieri che hanno perso l’abitudine di fare la spesa nel quartiere ed ormai, per ogni esigenza, si recano verso il centro di Sampierdarena».
    In effetti, il panorama in una qualsiasi mattina di giorno feriale, rispecchia l’immagine di cui sopra: le saracinesche sono quasi tutte abbassate e abbondano i cartelli con su scritto “vendesi” o “affittasi”; ma pure nei portoni dei palazzi sono numerosi gli annunci di appartamenti in locazione o in vendita.

    La storia della struttura

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    L’edificio che per lungo tempo ha ospitato l’ex mercato ovo-avicolo vede la luce ai primi del ‘900, quando venne costruito per essere adibito a macello civico. Dopo la seconda guerra mondiale, l’immobile – rammodernato con una spesa di oltre 32 milioni – fu destinato al “nuovo mercato all’ingrosso delle uova e pollame”. Come si legge nel documentato sito web www.sanpierdarena.net, il mercato «Fu inaugurato il 20 febbraio 1955 dal sindaco Pertusio; comprendeva 23 posti auto per i commercianti, una sala per contrattazioni uso borsa merci, locali per il veterinario, per la direzione, per lo scannatoio del pollame, per la cottura del mangime, un ufficio dazio, la banca BNL e vari box di 65 mq per i venditori». La destinazione rimase tale fino agli anni ’80. «Nel 1982 una petizione del “Comitato ambiente del Campasso”, preoccupato per i rumori dovuti alle attività di carico/scarico delle merci nelle ore notturne e per i cattivi odori, determinò un ordine del giorno del Consiglio comunale che sfrattava le strutture invitandole a sgomberare i locali al più presto, prospettando una destinazione delle strutture a uso sociale (parcheggio o casa protetta per anziani; oppure cessione a privati; comunque venne esclusa la destinazione a posteggio dei nomadi)». Da allora il complesso è rimasto abbandonato al suo destino.

    Il progetto di Spim (società immobiliare del Comune di Genova)

    campasso. ex mercato pollame.005

    Vediamo la trasformazione prevista nell’immobile del Campasso, secondo planimetrie e disegni che siamo riusciti a visionare.
    La facciata principale (lato sud) rimarrà pressoché intatta, anche perché vincolata dalla Soprintendenza, mentre i lati ovest e nord resteranno in piedi ma subiranno delle trasformazioni. Il lato est (quello che si affaccia su via Pellegrini) sarà completamente abbattuto. In definitiva si delineerà una pianta a ferro di cavallo con al centro una piazza aperta con spazi verdi. Al livello inferiore troveranno spazio dei parcheggi interrati, sempre immancabili in ogni progetto e una struttura di vendita medio-grande (probabilmente non alimentare). E ancora esercizi di vicinato, distribuiti nelle tre ali superstiti dell’edificio e poi i famosi servizi, ovvero un asilo ed una scuola (peraltro già presenti in zona). Le nuove volumetrie dovrebbero rispettare, almeno in buona misura, quelle esistenti. Tuttavia, l’altezza sarà maggiore, in particolare sul lato nord dove si contempla la costruzione di un volume a torre. Le singole unità abitative avranno una superficie media di circa 60 mq. Il numero di alloggi, secondo una stima plausibile, sarà di circa 150, alcuni dei quali destinati al social housing.

    campasso. ex mercato ovo avicolo.1jpg«La proposta arrivata in Municipio è irricevibile – così la definisce Lucia Gaglianese, abitante al Campasso e consigliere (Pdl) del Municipio – Il quartiere, infatti, ha bisogno di servizi pubblici e non di nuove case, in una zona già densamente popolata. Così non si riqualifica il Campasso. Un ulteriore inserimento di persone, magari in condizioni difficili, vuol dire sommare disagio a disagio. L’intervento sarà economicamente fattibile grazie al cofinanziamento con fondi europei e regionali, visto che rientra nell’ambito dei “programmi locali per la casa di social housing”».
    In realtà, il Comune da molto tempo è impegnato nella ricerca di un acquirente per l’immobile del Campasso ma l’operazione di vendita non si è mai concretizzata. Probabilmente il contesto generale di depauperamento della zona e la difficoltà di accesso hanno allontanato i possibili compratori. E allora Spim, per superare lo stallo, ha inventato questa soluzione progettuale.

    Secondo gli abitanti, prima di pensare alla destinazione futura dell’ex mercato, occorre migliorare la viabilità. In questo senso il progetto comprende un parziale intervento. «Saranno realizzate due carreggiate parallele a via Campasso (la parte inferiore della strada) ricavate su spazi delle Ferrovie oggi inutilizzati – spiega il consigliere Papini – è un elemento positivo che dovrebbe migliorare l’accesso dei mezzi provenienti da Brin. Tuttavia, l’accesso da Sampierdarena (dunque la parte superiore di via Campasso) rimarrebbe tale e quale a oggi».

    La posizione del Municipio

    Il Municipio Centro Ovest, al quale è stato chiesto un parere – seppure non vincolante – ha bocciato il progetto di Spim. «Noi come consiglio municipale vorremmo avere maggiore voce in capitolo e fare delle proposte alternative per un uso sociale dell’immobile conclude Gaglianese – Ad esempio realizzando una residenza per anziani, un ambulatorio, insomma un presidio utile per rispondere ai bisogni reali della popolazione. L’ideale sarebbe istituire un percorso partecipato con la cittadinanza. Ma un vero percorso di condivisone della progettazione e non un mero strumento di facciata come spesso accade. Non siamo chiusi verso altre soluzioni ma esse vanno condivise con il quartiere».

    Nell’ordine del giorno bipartisan votato all’unanimità si legge «…sul territorio del Municipio Centro Ovest insistono diversi immobili pubblici e privati abbandonati; il mercato immobiliare è fermo e i valori immobiliari hanno subito un crollo importante in tutta la città ma in particolare sul territorio del Municipio Centro ovest… Ritenuto che gli spazi del mercato ovo-avicolo costituiscano l’opportunità per avviare un processo di riqualificazione sociale, economica e culturale del territorio, capace anche di offrire leve competitive al tessuto produttivo e commerciale Il Consiglio del Municipio 2 Centro Ovest impegna il Sindaco e la Giunta Comunale a predisporre ed attuare un piano complessivo di iniziative per la riqualificazione sociale, economica e culturale dell’area del Campasso concordando con il Municipio Centro Ovest contenuti, tempi e modi; attivare un ampio coinvolgimento delle aziende, delle imprese, delle associazioni e dei cittadini per la definizione delle destinazioni d’uso possibili delle aree e conseguentemente renderle possibili assumendo le necessarie decisioni negli strumenti urbanistici, pianificatori e regolamentari, individuando con il Municipio Centro Ovest le migliori strategie di gestione; valutare i progetti nel più ampio contesto delle valenze e dei processi capaci di essere attivati e non già di mera massimizzazione della valorizzazione finanziaria dell’immobile; attivare una progettazione di alta qualità dell’area e degli edifici del mercato ovo-avicolo del Campasso e delle aree connesse in quota parte del parco ferroviario con lo scopo di traguardare obiettivi di risanamento e vivificazione del quartiere».

    Matteo Quadrone

  • Beni del demanio: acquisto gratuito del Comune, via alla seconda fase

    Beni del demanio: acquisto gratuito del Comune, via alla seconda fase

    genova-panorama-vedutaI lettori più attenti si ricorderanno che un paio di mesi fa avevamo parlato della possibilità da parte del Comune di Genova di acquistare gratuitamente dal Demanio una serie di beni strategici per lo sviluppo della città. All’inizio di ottobre, infatti, il Consiglio comunale aveva licenziato una delibera che prevedeva una serie di aree, terreni, immobili, gallerie e forti potenzialmente interessanti in quest’ottica. Si trattava di 248 voci che rappresentavano una sorta di ricognizione del contesto, attraverso un elenco di beni fornito dal Demanio stesso (qui il pdf), a cui erano stati aggiunti altri elementi su cui già da tempo gravitava l’interesse del Comune dal punto di vista della progettazione e della pianificazione urbanistica.

    Una base di partenza su cui gli uffici di Tursi, di concerto con i Municipi, hanno iniziato a lavorare per giungere, attraverso altre quattro delibere di Giunta e una di Consiglio, a un nuovo elenco di 130 beni che rappresentano la manifestazione di interesse concreta, inoltrata al Demanio il 30 novembre.

    «Al momento – ci spiega l’architetto Anna Iole Corsi, dirigente del settore Progetti speciali della Direzione Patrimonio e Demanio, che sta seguendo in prima persona tutte le procedure – è in fase di ultimazione una delibera riassuntiva che verrà presentata al Consiglio comunale, in cui saranno rendicontate le decisioni su ogni singolo elemento. I beni che erano previsti nel primo elenco ma non sono ricompresi tra questi 130, sono stati stralciati perché non riscontravano più un particolare interesse dell’amministrazione, soprattutto dal punto di vista costo-beneficio anche nell’ottica di una necessaria riqualificazione, o perché non rientravano nei parametri previsti dalla legge che determina la procedura per le richieste».

    Le domande, infatti, possono riguardare esclusivamente proprietà del Demanio civile, mentre resta escluso tutto ciò che appartiene al Demanio idrico, marittimo, ferroviario e storico-artistico. È questa la ragione per cui nelle richieste finali non potranno rientrare le Mura di Malapaga, appartenenti al Demanio storico-artistico, o la galleria di collegamento Brignole – Sturla, che aveva suscitato tanto interesse ma che, trattandosi di vecchio percorso dei treni, riguarda il Demanio ferroviario.

    I beni che Tursi ha già in gestione e le aree strategiche da vendere a privati

    Sgombriamo subito il campo dai dubbi. Non è detto che tutti i 130 beni vengano effettivamente richiesti dal Comune, che invece dovrà iniziare un ragionamento concreto legato a progetti di riqualificazione e utilità per il futuro.
    Intanto, il Demanio ha tempo fino alla fine dell’anno per confermare la disponibilità sugli elementi presenti nella lista. Dopodiché, gli uffici di Tursi avranno altri 4 mesi per fare i sopralluoghi necessari, studiare i fascicoli dei beni, analizzandone non solo lo stato dell’arte ma anche l’eventuale presenza di contenziosi, abusivismi, criticità idrogeologiche, e passare poi alla redazione delle istruttorie definitive con tanto di specifiche di finalità dell’utilizzo ed eventuali risorse finanziarie preordinate. Il Comune, insomma, deve darsi una strategia per decidere quali richieste confermare, prima di tornare in Consiglio con la delibera per l’acquisizione definitiva.

    «Un criterio importante – secondo l’architetto Corsi – è quello della riduzione dei fitti passivi, cercando cioè di acquisire beni che il Comune ha già in gestione ma per cui deve pagare un canone di affitto. Inoltre, si potranno acquisire aree su cui realizzare interventi di riqualificazione per nuovi spazi pubblici o per la vendita a privati. L’ottica di queste leggi che partono dal cosiddetto “Decreto del Fare” è, infatti, proprio quella di dare ai Comuni la possibilità di valorizzare una serie di beni da alienare successivamente utilizzando il ricavato per ridurre il debito pubblico».
    Secondo quanto previsto dalla legge n. 98/2013, che disciplina l’intero processo di acquisizione gratuita, infatti, il 75% dei ricavi da una successiva vendita dei beni ottenuti dal Demanio può essere utilizzato per ripianare il debito del Comune mentre il restante 25% andrà a ridurre quello statale. «Con la razionalizzazione di questi beni – conclude Corsi – si cerca, da un lato, di sistemare le casse pubbliche e, dall’altro, di dare lavoro ai privati che, tramite apposite gare, potranno acquistare alcune aree e successivamente convertirle ad altre finalità».

    Un passaggio, tuttavia, non così scontato e fortemente legato ai progetti e ai vincoli che eventualmente verranno posti in fase di ri-vendita, dato che gli esiti degli ultimi bandi di concessione di spazi strategici come l’Hennebique non hanno avuto – eufemisticamente – molto successo.

    Forti di GenovaTra le richieste che sicuramente verranno portate a termine da parte del Comune, oltre alla Caserma Gavoglio, interesse particolare è rappresentato dal sistema dei Forti. Nei 130 beni fin qui selezionati, però, non rientrano i nuclei centrali dei “custodi della nostra città” per cui esiste, invece, uno specifico programma di valorizzazione, già sottoposto alla valutazione della Soprintendenza, avviato sulla base della legge n. 85/2010 (in futuro approfondiremo il tema, ndr). Le fortificazioni, infatti, sono possedimenti del demanio storico artistico e non possono essere ricompresi negli elenchi del nuovo progetto, in cui tuttavia compare una serie di ex batterie, polveriere e strade militari (ad esempio la rampa di accesso al forte San Martino a partire da via Montallegro) fondamentali per il futuro completamento del passaggio di tutto il sistema alla proprietà comunale.

    Simone D’Ambrosio

  • Istituto idrografico della Marina, ecco la nuova sede a calata Gadda

    Istituto idrografico della Marina, ecco la nuova sede a calata Gadda

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    Palazzina Selom, Calata Gadda

    Dalla collina al mare, ma sempre a Genova. L’Istituto idrografico della Marina si sposta da Oregina a calata Gadda, ma non cambia città. Anzi. Nella nuova sede di palazzina Selom, dove un tempo veniva ospitata la Lavanderia Italia, quasi a ridosso del Molo Vecchio, si potrà ricongiungere con il suo elemento principale: il mare. Già perché il polo, attualmente ubicato a Forte San Giorgio, in passo dell’Osservatorio, dal 1872 è l’unica struttura italiana autorizzata alla produzione della cartografia nautica ufficiale.

    Si attende ancora la ratifica formale dell’accordo di programma tra i tanti enti in campo (Ministero della Difesa, Autorità Portuale di Genova, Ministero dell’Economia e delle Finanze tramite l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale Liguria, Direzione Marittima di Genova, Comune di Genova e Regione Liguria) ma sia la giunta comunale che quella regionale hanno firmato il benestare all’operazione, che dovrebbe muovere i primi passi concreti già entro la fine dell’anno.

    «La destinazione – ricorda Alberto Pandolfo, consigliere comunale Pd – è piaciuta fin da subito al Capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe De Giorgi, che ha potuto visitare le strutture qualche mese fa, in occasione di un suo viaggio a Genova in compagnia del sottosegretario alla Difesa, Roberta Pinotti». Tra le potenziali destinazioni prese in esame pare ci fosse anche l’Hennebique, che è ancora in attesa di scoprire il proprio futuro. «Ma gli spazi delle ex Lavanderie – prosegue Pandolfo – sono quelli che meglio si addicono alle necessità dell’Istituto, a fronte anche di una spesa sostenibile per il Ministero».

    Un trasloco sostanzialmente inevitabile perché da tempo gli spazi di Oregina non sono più sufficienti a soddisfare le esigenze di lavoro dell’Istituto idrografico, sia a causa della vetustà del complesso e della ristrettezza degli spazi utilizzabili, sia per la scarsa accessibilità veicolare esterna e per la poca praticità della viabilità interna.

    I costi della ristrutturazione di palazzina Selom, per il momento di proprietà del Demanio marittimo e in disponibilità dell’Autorità portuale di Genova, saranno coperti interamente dal Ministero della Difesa. Si tratta di circa 2700 metri quadrati, per un edificio di quattro piani, affacciato sul mare, sicuramente già presente nel 1930 e completato due anni più tardi, ma di cui non esistono informazioni più precise circa la sua origine.

    «Si tratta di uno spostamento molto interessante – commenta il vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – perché l’Istituto non svolge solo funzioni legate alla Marina Militare, ma anche di ricerca scientifica e culturale. La nuova struttura sarà molto più facilmente accessibile al pubblico, sia per quanto riguarda gli elementi di interesse museale che per quanto concerne gli aspetti più commerciali come l’acquisto della cartografia ufficiale. Inoltre, sarà possibile creare nuove sinergie con il territorio circostante, anche in funzione educativa, ad esempio dando vita a collaborazioni con la Città dei Bambini».

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    Da non sottovalutare, inoltre, il fatto che sotto l’unico tetto della nuova sede potranno finalmente trovare spazio tutte le attività collegate all’Istituto idrografico che, oggi, invece sono almeno parzialmente sparse tra il Forte San Giorgio, alcuni magazzini della Caserma Gavoglio e qualche ufficio presso la Stazione Marittima. I primi due saranno così riconsegnati al Demanio, a cui è già pervenuta la richiesta del Comune di Genova per l’acquisizione gratuita secondo quanto previsto dalle nuove normative volte a favorire la valorizzazione degli immobili pubblici. Per quanto riguarda Forte San Giorgio, infatti, fatti salvi i necessari interventi di consolidamento delle mura perimetrali, è in previsione una riconversione a uso residenziale. Della Caserma Gavoglio, invece, si è discusso altrove in lungo e in largo: qui, basti ricordare la necessità di realizzare il nuovo parcheggio e alcune opere di messa in sicurezza per i residenti della soprastante via Ventotene.

    Ma ad essere liberate saranno anche altre strutture attualmente di proprietà della Capitaneria di Porto e in uso alla Marina Militare. Si tratta dell’ex Batteria Stella, sulla strada che unisce la Fiera del Mare al Porto Antico, della zona diportistica di Punta Vagno, e di altri spazi nel contesto della Lanterna. Tutte le attività che attualmente vengono svolte in questi luoghi saranno ricondotte alla palazzina Selom, ad eccezione di alcune funzioni militari dell’UTNAV (Ufficio Tecnico Territoriale Costruzione e Armamenti Navali), che da corso Italia verranno trasferite nella sede della Spezia. Le strutture, invece, previa “riconsegna al Demanio”, dovrebbero successivamente entrare nella disponibilità dell’Autorità portuale di Genova.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Dillo al Ministro: Free FuTool e D-Still lanciano un social video per studenti

    Dillo al Ministro: Free FuTool e D-Still lanciano un social video per studenti

    Quaderni free fu ToolVuoi un’università migliore? Scrivi su Free FuTool il tuo messaggio, riprendilo con D-Still e fai l’upload, il montato sarà recapitato al Ministero.

    E’ questo in sintesi il nuovo progetto lanciato da Free FuTool, start up genovese attiva da oltre due anni (qui maggiori informazioni), in collaborazione con D-Still, la piattaforma italiana dedicata al social video.

    L’idea, è quella di realizzare un social video in stile Italy in a day, per rendere gli studenti proattivi nel comunicare alle istituzioni le problematiche che riscontrano ogni giorno, le proposte e le proprie idee, con l’obiettivo finale di creare un’università migliore.

    Il meccanismo è piuttosto semplice: è sufficiente scrivere la proposta sul proprio quaderno Free Fu Tool, scaricare l’applicazione D-still (Iphone, Android) e caricare sul sito il proprio filmato.

    I video verranno aggregati e montati automaticamente e democraticamente grazie a un software e verranno poi diffusi sui social network e sui siti di Free FuTool e D-Still. Il film collettivo finale con tutti i video caricati verrà poi recapitato al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

    Come ci racconta Tobia Lorenzani, uno dei fondatori di Free FuTool «L’idea è nata lo scorso ottobre in occasione di Bootstrap, una giornata in cui 50 grandi protagonisti dell’innovazione e del business si sono messi al servizio di altrettante giovani start up. Nel corso della giornata abbiamo avuto modo di confrontarci con tante realtà, e con i ragazzi di D-Still è nata l’idea di lanciare questo nuovo progetto rivolto ai giovani, sfruttando il loro grandissimo potenziale web e il nostro target universitario. La partecipazione al Bootstrap è stata molto positiva e interessante, tra l’altro abbiamo ricevuto una menzione di merito dalla giuria di Startupitalia! nell’ ambito del concorso realizzato in collaborazione con Citroen e dedicato alle dieci startup italiane più promettenti e interessanti».

    Intanto, è iniziata la distribuzione dei nuovi quaderni gratuiti nelle università italiane; sette le città interessate, cioè Genova, Torino, Milano, Padova, Venezia, Firenze e Roma.

    Nel capoluogo genovese, le Università coinvolte nella distribuzione sono Psicologia, Medicina, Giurisprudenza, Economia, Scienza Politiche, Ingegneria, a cui si aggiunge la Mensa Piovego.

    All’interno degli stessi quaderni, si possono trovare tutte le informazioni dettagliate sul progetto Dillo al Ministro.

    Tutti i video caricati dagli studenti italiani, sono visibili qui.

     

    Manuela Stella

  • Rete dei teatri storici di Liguria, al via un progetto per valorizzarli

    Rete dei teatri storici di Liguria, al via un progetto per valorizzarli

    Teatro Villa Duchesa di Galliera Genova VoltriHa preso ufficialmente il via il 25 novembre 2013 la rete dei teatri storici di Liguria, iniziativa nata con lo scopo di valorizzare, riscoprire e tutelare il patrimonio ligure grazie a eventi e iniziative culturali organizzate all’interno delle strutture teatrali storiche.

    Il progetto riguarda i palcoscenici liguri costruiti entro fine ‘800, in tutto 12 strutture di cui 4 nel territorio genovese: il teatro Carlo Felice, edificato per la prima volta nel 1828 e ricostruito nel 1991, il teatro Modena di Sampierdarena del 1857, il teatro Duchessa di Galliera di Voltri (metà XVIII sec. ca.)  e il teatro Sociale di Camogli del 1876. Oltre a questi, sono incluse anche il teatro Comunale  di Ventimiglia, il teatro Salvini di Pieve di Teco, il teatro Cavour di Imperia, il teatro Aycardi e il teatro Sivori di Finale Ligure, il teatro Chiabrera di Savona, il teatro Civico di La Spezia e il teatro degli Accademici Impavidi di Sarzana.

    La rete dei teatri storici di Liguria prevede numerosi eventi e iniziative; in primis, l’allestimento di una mostra permanente a partire da gennaio 2014 all’interno delle strutture, con l’esposizione di dodici pannelli donati a tutti i Comuni interessati per essere esposti in maniera permanente.

    Poi, visite guidate, conferenze illustrative per analizzare gli aspetti architettonici, le vicende storico-culturali dei teatri e il loro rapporto con la società, attività di ricerca e ricostruzione storica da parte degli studenti di scuole secondarie di primo e secondo grado nell’ambito del progetto Adotta il tuo teatro (gennaio e febbraio 2014), laboratori sul rapporto tra teatro, arti decorative e restauro (aprile 2014).

    Una sezione del progetto prevede la realizzazione di Colori in Scena, laboratori didattici gratuiti dedicati alle tecniche artistiche e al restauro, rivolti a studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado dei comuni coinvolti.

    Sono inoltre previsti il coinvolgimento di conservatori e scuole di teatro del territorio per la realizzazione di performance e spettacoli legati alla storia del teatro nell’estate 2014 e l’istituzione di borse di studio (a dicembre 2013 e premiazione a novembre 2014) per tesi di laurea sui teatri storici che verranno pubblicate sul sito della Rete e costituiranno la base per visite guidate organizzate da associazioni di guide turistiche locali.

    L’ideazione del progetto è di Laura Sicignano, direttrice del Teatro Cargo di Genova, il coordinamento storico è di Roberto Iovino, docente di storia della musica al Conservatorio Niccolò Paganini di Genova, critico musicale e autore di numerose pubblicazioni sulla storia della musica e del teatro. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Cultura della Regione Liguria in collaborazione con la Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo e sostenuto dalla Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando denominato “Le risorse culturali e paesaggistiche del territorio: una valorizzazione a rete”.

  • Scuola piazza Erbe, scelte tecniche e stilistiche: parola al progettista

    Scuola piazza Erbe, scelte tecniche e stilistiche: parola al progettista

    scuola-piazza-erbe-nov-2013Dopo un iter decennale, la scuola di Piazza delle Erbe sta per essere ultimata. Un’opera importante per la Città Vecchia, un progetto che ha attraversato ben tre amministrazioni comunali differenti: proposto dalla giunta Pericu come intervento conclusivo per il restyling del centro storico (zona San Donato, Sant’Agostino, Sarzano), sostenuto dalla giunta Vincenzi, l’edificio vedrà la luce sotto l’amministrazione Doria, per la gioia di bambini e genitori.

    Tuttavia, per quanto riguarda il risultato estetico dell’opera, il coro unanime di soddisfazione lascia spazio a qualche polemica. I genovesi si dividono sulla scelta del colore, della volumetria, dell’integrazione nel contesto urbanistico della piazza. Qui un tempo sorgeva l’oratorio di Santa Maria del Suffragio, un edificio del ‘700 bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale e mai recuperato (tuttora possono vedersi le macerie, i lavori di cantiere nell’area dell’Oratorio dovrebbero proseguire dopo la consegna della scuola).
    Abbiamo scambiato qualche battuta con uno dei due progettisti, il genovese Roberto Melai (che ha affiancato il collega tedesco Jörg Friedrich), abbiamo fatto il punto sul nuovo edificio, discusso le scelte stilistiche e approfondito le aspettative di chi questa scuola ha contribuito a pensarla e disegnarla prima di vederla realizzata…

    Architetto Melai, partiamo dalle scelte legate alla volumetria.

    scuola-erbe-verticale«L’edificio in questione nasce da un’idea ben precisa, da un programma funzionale. Pertanto, per quanto riguarda la volumetria, è più giusto parlare di “automatismi”, piuttosto che di scelte. Soprattutto dopo le riforme scolastiche degli ultimi anni, in base alle quali è stato alzato il numero degli alunni per classe (28, invece di 25), le regole sono cambiate anche per noi architetti: ogni alunno ha diritto a 1,80 metri di spazio, che deve essere moltiplicato per il numero dei bambini in ogni classe, poi per il numero delle classi totali, e cui si deve aggiungere lo spazio previsto per le classi speciali. È in base a questo calcolo che si ottiene la dimensione totale del plesso scolastico. Anzi, per quanto riguarda la parte progettuale, io e il mio collega tedesco abbiamo pensato di ridurre i volumi, rispetto alle previsioni fatte inizialmente, per evitare di rendere l’impatto della scuola troppo invasivo: invece delle 16 classi ordinarie più 6 speciali, come si era detto all’inizio, abbiamo optato – d’accordo con la direzione scolastica – per ridurre a tre il numero delle classi speciali raggiungendo un totale di 19 classi, invece di 22. All’epoca ho partecipato anche alle assemblee di circoscrizione, alla presenza di cittadini e associazioni: prima dell’approvazione del progetto, c’è stato il coinvolgimento della cittadinanza in un percorso partecipato. Ricordo che in quel contesto ho fatto presente che si intendeva procedere con la riduzione dei volumi, incontrando le critiche di alcuni cittadini, che protestavano contro il fatto che la scuola, eliminate tre delle sei classi speciali, non fosse a norma di legge. Oggi, invece, sento che vengono avanzate le critiche opposte, “le dimensioni della scuola sono troppo incombenti”, e mi chiedo dove fossero questi cittadini all’epoca del percorso partecipato».

    piazza-delle-erbe-d1In fase di progettazione come avete gestito il problema dell’impatto della nuova scuola su un luogo così particolare come Piazza delle Erbe?

    «È un problema che non esiste. La piazza è sì antica, mentre l’architettura della nuova scuola è per forza di cose più moderna, in linea con la ricostruzione delle case attorno (il complesso nato a ridosso di Vico Biscotti, n.d.r.). Il volume in questione è importante perché come già detto le aule sono tante e i bambini sono numerosi. Tuttavia, il mio collega tedesco, l’architetto Friedrich, autore del progetto, ha optato per spaccare i volumi in due e creare due livelli diversi, uno più basso su Piazza delle Erbe e uno più elevato su Salita del Prione e i giardini Luzzati. Si è optato per una soluzione con piani ruotati: esigenze architettoniche imponevano di avere cinque classi per ogni piano ma ciò non sarebbe stato possibile con un allineamento normale, perciò per mantenere le aule si sarebbe dovuto creare un piano ulteriore in altezza, rendendo il complesso molto più imponente. Per questo motivo si è scelto di spezzare le volumetrie e dare vita a una soluzione di dimensioni più contenute. Tra l’altro, questo tipo di operazione è piuttosto frequente nel centro storico: scorci del genere, con volumi “spezzati” e orientamento diverso, si trovano, per esempio, in Via Cairoli e Lomellini. Questa operazione serve a ridurre e alleggerire il tutto, perché elimina la costruzione della parete continua su Piazza delle Erbe, di certo più incombente».

    Come siete arrivati alla scelta del colore, ad esempio, o al particolare design delle finestre?

    «Abbiamo pensato semplicemente che, trattandosi di una scuola per bambini, fosse appropriato un colore sui toni dell’azzurro. Inoltre, è diverso dagli altri della piazza, dominata in maggioranza da colori caldi come giallo, arancio e toni del rosso: operazione voluta allo scopo di mettere in rilievo anche cromaticamente la diversa funzione dell’edificio. Non si tratta, in questo caso, di un’abitazione, di un esercizio commerciale, di un ristorante, ma di un’istituzione. Era importante sottolineare la sua denotazione anche sotto il profilo cromatico, a colpo d’occhio: il colore vuole essere un segnale inequivocabile (alcuni commercianti della zona sottolineano inoltre come a loro avviso il colore “di rottura” crei un’apertura nella piazza e dia profondità: il giallo avrebbe finito per creare una barriera cromatica e chiudere gli spazi, n.d.r.). Per quanto riguarda le finestre, abbiamo pensato di riproporre aperture, “buchi”, simili ad altre che si vedono nel centro storico, dando movimento. Abbiamo evitato di inserire finestre grandi -tipicamente anni ’50 e oggi un po’ fuori moda- ancora presenti in certe zone (ad esempio, in certi edifici vicini a Piazza Campetto) perché sarebbero state qui in contrasto col contesto di inserimento. Il progetto della scuola è stato presentato dal mio collega di Amburgo, mentre io mi sono limitato a completarlo e “vestirlo”: sia chiaro, non lo dico per prendere le distanze, anzi per dare il merito di questa idea al reale ideatore, di cui invidio l’abilità professionale. Un progetto inseguito per oltre dieci anni, pervicacemente: oggi dovremmo tutti rallegrarci del fatto che la piazza sarà resa ancora più bella perché ultimata con un’opera utile. L’architettura è un’educazione, non è questione di gusto, non è arbitraria, è il frutto di uno studio che parte dietro i banchi universitari e non finisce mai, diventa parte della vita di noi professionisti, plasmando la nostra forma mentis. Nessuna scelta è casuale ma nasce da uno studio attento: passiamo la vita a pensare a queste cose».

    Elettra Antognetti

    Il giorno 11 febbraio riceviamo segnalazione e pubblichiamo precisazione su divisione dei ruoli per il progetto Scuola delle Erbe:

    Arch. Jörg Friedrich (progettazione architettonica, capogruppo del raggruppamento temporaneo di progettazione)
    Arch. Roberto Melai (coordinatore del gruppo di progettazione, coordinatore della sicurezza in fase di progettazione, direzione operativa opere edili)
  • Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    Prà, ex stazione e parco Dapelo: rimane soltanto il degrado

    cantiere-stazione-praPrà è un quartiere sui generis e ancora in divenire. Dopo la creazione del porto commerciale a discapito delle spiagge che attiravano turisti da tutto il nord Italia soprattutto negli anni ’50 e ’60, la sua fisionomia è mutata radicalmente e ancora oggi i praini ne pagano lo scotto. I progetti del POR-Fesr Prà Marina di questi ultimi anni per il rilancio della zona si sono sviluppati con andamento variabile e incerto nel corso di tre amministrazioni fascia-rispetto-pradifferenti, dalla giunta Pericu all’attuale Doria, e oggi restano tante perplessità: la Fascia di Rispetto attualmente risponde alle iniziali aspettative di cittadini e amministrazione? La risposta è no.

    Nel corso di #EraOnTheRoad abbiamo visitato il quartiere e abbiamo parlato con cittadini, associazioni e rappresentanti politici. In questo articolo ci concentriamo in particolare su due aree della Fascia di Rispetto: Parco Dapelo ed ex stazione ferroviaria.

    Quella che sarebbe dovuta essere una zona di “respiro” tra città e porto, dotata di strutture per il divertimento, lo sport, il relax, è oggi perlopiù nel degrado. La parte a Levante è occupata abusivamente da quattro anni da una quindicina di famiglie (in totale 30 – 40 persone) che hanno insediato lì le loro baraccopoli. Il tutto, con ripercussioni anche sulla vivibilità nel quartiere. Ad ascoltare i racconti dei cittadini, gli occupanti si aggirerebbero nel centro cittadino, non senza causare disagi: «Li vediamo ancora fare i loro bisogni in strada, anche dopo che Piazza Sciesa è stata dotata di un vespasiano, e avvertiamo tensioni sociali». Non a caso, poche settimane fa CIV e Comitato per Prà hanno presentato alla procura oltre 500 esposti per lo sgombero, ma finora non sono arrivate risposte.

     

    Parco Dapelo

    parco-dapelo-praAnche la parte più a Ponente della Fascia di Rispetto, seppur in stato migliore, presenta non poche contraddizioni: se il polo sportivo (campo da calcio, piscina, centro remiero) funziona e attira ogni giorno sportivi e cittadini, la zona occupata dal Parco Dapelo, di proprietà comunale, è invece l’emblema di un’operazione di riqualificazione fallita: nato nel 2001, è stato pensato per essere il polmone verde del quartiere, sul modello nerviese (con palme provenienti dalla dotazione di Euroflora 2001), con spazio giochi e teatro all’aperto per coinvolgere la cittadinanza in manifestazioni e concerti. Oggi, le palme -secche- sono da sostituire e dei sei pioppi originari due sono crollati una settimana fa, mentre gli altri quattro dovrebbero essere abbattuti, con procedure lunghe e costose. La scarsa cura dei 30 mila mq, con le erbacce che superano in altezza le panchine e la poca illuminazione, lo rendono poco frequentato.

    La manutenzione del parco è stata affidata dal Comune all’associazione Prà Viva, gruppo sociale senza scopo di lucro che registra la partecipazione di oltre mille cittadini e riunisce in sé oltre 15 Associazioni differenti, e nel cui Consiglio Direttivo sono stati insediati soggetti (3, dei 7 totali) nominati direttamente dal Comune di Genova. La missione di Prà Viva è la gestione di tutti i servizi pubblici, impianti sportivi, parcheggi, aree e immobili, spazi verdi, attività commerciali esistenti e previste sulla Fascia di Rispetto. Dal 2004-2005, considerate soprattutto le difficoltà dell’associazione nel garantire da sola il decoro, Prà Viva ha sottoscritto un accordo con Aster, per cui i due soggetti collaborano nella gestione degli 80 mila mq totali, con Prà Viva che versa ad Aster circa 40 mila euro l’anno, impianti esclusi: spesa insostenibile per l’associazione, che è attualmente alla ricerca di soluzioni diverse. Racconta il presidente Ginetto Parodi: «Vorremmo optare per una formula in cui i costi sono gestiti dall’Amministrazione. Noi diventiamo “sponsor” di Aster e gestiamo le aree di pertinenza limitrofe al nostro circolo, mentre loro si occupano del restante. Per noi è un impegno troppo grande, sono aree pubbliche e non c’è ritorno economico».

    Continua Parodi: «Impensabile per noi pensare di farci carico di un onere di questa portata, il Comune delega a noi ma noi non abbiamo i mezzi per gestire la “cosa pubblica”. Chiediamo ai cittadini di Prà di collaborare: creare gruppi di aggregazione è sì indice di una città viva e che vuole cambiare, ma nel nostro quartiere ce ne sono tanti e spesso il rischio è quello di disperdere le forze. Meglio stare uniti».

    Il parco Dapelo e le restanti porzioni della Fascia di Rispetto dovrebbero essere il simbolo della rinascita del quartiere, sui progetti si è investito molto anche in termini di promozione, invece la realtà dei fatti sottolinea impietosa gli errori di valutazione commessi dalle amministrazioni, a partire dall’affidare la gestione di un’area così vasta e delicata ad un soggetto che non avrebbe mai potuto avere le spalle abbastanza grosse per sostenerne il peso.

     

    Ex stazione ferroviaria

    Ex stazione Ferroviaria Genova PràSempre davanti all’impianto sportivo, ecco il vecchio sedime ferroviario, ora smantellato ma mai rimosso, con tracce di amianto. Di questo, solo una parte è stata trasformata in parcheggio provvisorio, ad uso degli utenti degli impianti. La vecchia stazione, invece, fa parte degli interventi del POR 2007-2013: erano stati stanziati finanziamenti dall’Unione Europea per la creazione di un mercato a Km 0, per l’integrazione del centro abitato con la Fascia di Rispetto, ma finora nulla è stato fatto. Al posto di quest’ultimo, racconta Nicola Montese del Comitato per Prà, al sabato mattina ci sono due banchi di Coldiretti, ma non sono sufficienti a sostituire il progetto iniziale. Nuova, invece, l’altra stazione di Prà, quella più a mare: aperta dal 2006, lo stesso Montese avanza l’ipotesi che l’architettura così imponente sia stata voluta solo “per riempire” gli oltre 6 km di fascia di rispetto, troppo “vuoti”. E poi? Null’altro: si attende di vedere se verrà realizzata la modifica alla viabilità della Via Aurelia entro il 2015 (concessa una proroga di due anni), con i fondi stanziati per il POR, altrimenti ci sarà la revoca dei finanziamenti. Anche qui il Comitato mostra perplessità. Quello che doveva essere un percorso “partecipato”, che coinvolgeva Amministrazione e cittadini, per molti operatori (come ad esempio Comitato per Prà e Associazione Per il Ponente) si è rivelato un percorso “a senso unico” e partecipato solo nominalmente. Mentre i cittadini avrebbero preferito la trasformazione di Via Aurelia in una strada a due corsie a scorrimento lento (30 Km/h, con agevolazioni per il traffico ciclabile a limitazioni per quello automobilistico), con la creazione di una nuova strada a scorrimento veloce più lontana dal centro abitato (lungo l’ex sedime ferroviario), l’Amministrazione ha dato il via libera a una soluzione che prevede il raddoppiamento delle corsie sulla Via Aurelia, senza limitazioni di velocità. Cosa che, a detta dei comitati, non fa che allontanare la Fascia di Rispetto dal centro commerciale del quartiere (Via Fusinato) e non integrare le due realtà.

    Nicola Montese racconta: «Avevamo tutto, non abbiamo più niente: ci hanno portato via la nostra identità, promettendoci un risarcimento mai arrivato. Storicamente questa era una delle località turistiche più ambite della riviera ligure (la Nervi o la Camogli di Ponente come ricorda una vecchia canzone popolare “Sabbo a Camoggi e dumenega a Prà”, n.d.r.). Poi, la frattura: dagli anni ’70-’80, le spiagge – prima fonte di occupazione, di reddito e parte dell’identità locale – sono state smantellate per far posto all’insediamento del porto merci con la prospettiva di 5 mila posti di lavoro per i cittadini di Prà (i posti sono stati poi mille, di cui solo 26 sono praini). Per “risarcire” gli abitanti della perdita, prima è arrivata la Fascia di Rispetto e poi il progetto di creazione di una “grande Prà”, invece siamo nel degrado assoluto. Proviamo a interagire da tempo con un Municipio inesistente e un Comune che pensa di poter nascondere qui tutto il “marcio”. Abbiamo creato un Comitato senza bandiere politiche per rivendicare quel che ci spetta e dare voce a quelle persone che hanno così paura di vivere nel loro quartiere, che non denunciano nemmeno più i crimini: dopo l’arrivo delle baraccopoli, i furti risultavano diminuiti».

     

    Elettra Antognetti

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  • Rigenerae: artigiani e designers regalano nuova vita agli oggetti

    Rigenerae: artigiani e designers regalano nuova vita agli oggetti

    Rigenerae Amiu associazione AlverdeVenerdì 8 novembre prende il via Rigenerae, nuova vita agli oggetti,  un’esposizione di oggetti di arredo e di accessori realizzati totalmente con materiali reinterpretati o con oggetti in disuso.

    L’evento è organizzato da Alverde, associazione di promozione sociale senza scopo di lucro nata per diffondere e sviluppare la cultura del riuso, del riciclo e della gestione consapevole e sostenibile dei rifiuti, ed è allestita presso i Laboratori Creativi di Palazzo Verde di Vico Angeli in uno spazio dedicato alla sensibilizzazione sulla riduzione dei rifiuti gestito da Sc’art e AlVerde in collaborazione con Amiu.

    Lo spazio raccoglie pezzi unici di diversi artigiani e designers, accomunati tutti da una forte sensibilità verso il riutilizzo dei materiali, l’attenzione all’ambiente e la ricerca di un peculiare stile e gusto estetico, oggetti a cui è stata data una nuova vita  e che in alcuni casi hanno acquisitouna nuova funzione (da qui il titolo rigenerae).

    Rigenerae riusco GenovaL’inaugurazione, come detto, è prevista per venerdì 8 novembre alle ore 18.30 con un aperitivo e un dj set, i Temporary Store resta aperto fino al 24 dicembre dalle ore 15 alle ore 19.

    Francesca Busellato, una delle organizzatrici dell’evento, ci ha raccontato qualcosa di più su questa interessante iniziativa. «L’iniziativa Rigenerae è il frutto dell’unione di un gruppo di professionisti che a livelli diversi hanno scelto di investire le loro energie in un progetto che prevede il riuso di materiali che normalmente vengono abbandonati quando sono fuori moda o si ritengono inutili».

    «L’utilizzo di materiali nuovi ma scartati in altre lavorazioni è un’altra componente del progetto di alcuni – continua Francesca – poiché con un po’ di ingegno e creatività si può trovare una nuova destinazione d’uso a ciò che non sembrava più averneLa componenente creativa unità all’abilità e all’esperienza degli artigiani dà vita, e in questo caso nuova vita, ad oggetti davvero unici, sia per il design sia per il valore dei materiali. Ne deriva un’identità unica e spesso accattivante poichè riuso e riciclo che a volte è sinonimo di spazzatura, è ribaltato, per acquisire un valore positivo e di originalità. Tutto è rivisitabile e modificabile secondo il proprio gusto per rendere più personale il proprio spazio di vita».

    Rigenerae oggetti riciclati

    L’organizzazione della manifestazione ha visto coinvolte in modo più diretto circa 4-5 persone tra comunicazione, grafica e organizzazione dello spazio dalla metà di settembre 2013. Tutto il lavoro è volontario e autofinanziato dai singoli artigiani e designer, in un’ottica di progetto condiviso e comune con l’intento di portare dei risultati per ciascuno a fine progetto.

    Esiste una reale opportunità di business nel binomio riciclo-design? 

    «Alcune delle realtà coinvolte come le artigiane Cavagnetto e Pioggia – racconta Francesca – lavorano esclusivamente con il riciclo, altri ne hanno portato avanti una parte del lavoro. Sta di fatto che ciascuno ha investito energie in questo progetto poichè chiaramente ritiene che ci siano delle opportunità di business e perchè corrisponde a una volontà etica di lavoro e di rispetto dell’ambiente. In altre città italiane e sopratutto nei paesi nordici la sensibilità verso questo tipo di design è già molto sviluppata. L’intento di Rigenerae è quello di stimolare un’interesse e un approccio divertente a un gusto nuovo ed ecologico anche nel contesto genovese».

     

    Manuela Stella

     

  • Depuratori di Genova: stato dei lavori e nuovo impianto di Cornigliano

    Depuratori di Genova: stato dei lavori e nuovo impianto di Cornigliano

    genova-darsena-d1Secondo i dati riportati sul sito di Mediterranea delle Acque, che ricalcano l’ultimo rapporto di Legambiente, il 98,2% del territorio genovese è coperto dal servizio di depurazione. Un dato sicuramente soddisfacente dal punto di vista quantitativo che, tuttavia, si scontra con la percezione qualitativa che i genovesi hanno delle “proprie” aria e acqua.

    «Se entro il 2015 i depuratori non soddisferanno gli standard qualitativi imposti dall’Unione Europea – ha detto Guido Grillo, consigliere comunale del Pdl, nel corso di un art. 54 in Sala Rossa – scatteranno sanzioni di 10 mila euro più una multa di 715 euro per ogni giorno di ritardo per gli Stati inadempienti. Il rischio è che a pagare siano i cittadini attraverso un aumento della bolletta dell’acqua perché lo Stato si rivarrà sulle Regioni, che a loro volta presenteranno il conto ai Comuni, i quali non hanno più un centesimo». E il presidente Burlando sul punto è stato molto chiaro: nessuna richiesta di proroga; i Comuni inadempienti dovranno rispettare la scadenza stabilita dall’Europa o pagarne le conseguenze.

    Ma, secondo quanto sostenuto dall’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, il problema per il Comune di Genova non si pone neppure, dal momento che «i nostri depuratori sono tutti funzionanti a norma, sia dal punto di vista della acque trattate che da quello delle emissioni in aria. E nessuno risulta passibile di procedure di infrazione comunitarie, attuali o all’orizzonte, a differenza di altri comuni».

    La tesi dell’assessore sulla normalità della situazione genovese, confermataci anche da diversi e autorevoli addetti ai lavori, non convince del tutto il consigliere Grillo che ha chiesto una relazione dettagliata sugli impianti nel territorio comunale, redatta dai tecnici competenti di Ato (Autorità dell’Ambito Territoriale Ottimale), che certifichi lo stato dell’arte e gli eventuali interventi necessari per la sistemazione delle situazioni critiche.

    «In punta di legge e sul piano strettamente burocratico – commenta il legambientino Andrea Agostiniè anche possibile che il Comune rispetti i parametri europei. Ma se l’assessore si dice soddisfatta della situazione genovese, mente sapendo di mentire. E pensare che tutto possa andare magicamente a posto entro il 2015 è un po’ come credere alle apparizioni della Madonna».

     

    Il punto sui depuratori di Sestri Ponente, Darsena e Val Polcevera – Cornigliano

    Partiamo da Sestri, oggetto di recente e ingente intervento di miglioramento con la realizzazione della nuova condotta sottomarina, sostanzialmente giunta a completamento.  «Si è trattato di un intervento piuttosto lungo e complicato – spiega Garotta – perché la tubatura ha dovuto aggirare la banchina aeroportuale. La condotta, comunque, è stata collaudata nel corso di quest’anno e ha già portato importanti benefici per la qualità delle acque della Marina di Sestri Ponente».

    A detta di Legambiente, su Sestri insisterebbe anche un altro problema, ovvero lo smaltimento del percolato della discarica di Scarpino. «In caso di pioggia – spiega Agostini – la funzione filtrante del depuratore viene messa in seria difficoltà dalla copiosa presenza dell’acqua piovana, con il rischio di emissioni in mare non proprio pulite. Inoltre, se le piogge sono particolarmente sostanziose, può verificarsi l’eventualità che non tutto il flusso venga deviato nelle tubature e alcuni riversamenti vadano a finire nel Chiaravagna».

    Ancora in corso d’opera, invece, la posa delle tubature sottomarine per l’impianto della Darsena. In questo caso, i lavori sono resi complicati dalle deviazioni imposte dalle banchine portuali, che impediscono di procedere secondo una linea retta. «Siamo arrivati a circa metà del percorso, fino a calata Oli minerali» racconta nel dettaglio l’assessore. «I lavori proseguiranno per tutto il 2014 e, nel frattempo, si procederà anche con interventi sulle stazioni di pompaggio per la realizzazione di un nuovo sistema di trattamento degli odori. Ad ogni modo – ci tiene a sottolineare Garotta – anche allo stato attuale il depuratore rilascia acque trattate ed emissioni in aria all’interno dei parametri di legge».

    Cantiere fiume polcevera

    La situazione più critica e anche più nota è, comunque, quella che riguarda il depuratore di Cornigliano, che intercetta tutta la zona della Val Polcevera. «L’impianto di Cornigliano – commenta Agostini – è stato sbagliato alla radice per questo continua a fare puzza e non vi si riesce a porre rimedio. E, infatti, il primo a volerlo sostituire è proprio il Comune».

    «Su Cornigliano le abbiamo provate tutte» ammette Carlo Senesi, assessore al Ciclo delle Acque ai tempi della giunta VincenziIl ponte di Cornigliano«ma non siamo riusciti a trovare una soluzione soddisfacente. L’unica strada è costruire un nuovo depuratore, già finanziato e per cui il cammino sta procedendo con l’acquisizione delle aree ex Ilva e la progettazione preliminare».

    «L’impianto di Cornigliano fu costruito negli anni ’80 inizialmente solo per il trattamento dei reflui industriali – entra nello specifico l’assessore Garotta – e successivamente venne adattato ad altre esigenze della città. Le criticità attualmente presenti nella zona non riguardano infrazioni di legge ma esclusivamente problemi di convivenza con i cittadini, dal momento che il depuratore si trova molto vicino al centro abitato e agli esercizi commerciali». La situazione verrà sanata solo con la realizzazione del nuovo impianto nell’area retrostante Villa Bombrini. «Grazie a un accordo di programma con l’Autorità portuale – prosegue Garotta – i terreni sono finalmente nella disponibilità del Comune, che sta completando il passaggio a Mediterranea della Acque. Nel giro di qualche mese, inoltre, dovrebbe concludersi la fase di progettazione preliminare, per poi passare alla realizzazione inizialmente della linea di trattamento fanghi e, successivamente, di quella delle acque».

    Secondo le stime dell’assessore, infatti, entro il 2020 il nuovo impianto di Cornigliano dovrebbe concentrare su di sé il trattamento dei fanghi di tutto il centro cittadino, consentendo la totale dismissione dell’impianto di Volpara. Quest’ultimo, infatti, nell’attuale sistema di depurazione genovese, riceve i fanghi dal depuratore di Punta Vagno e pone anch’esso parecchi problemi di convivenza con i cittadini. A Cornigliano, inoltre, verranno convogliati anche i fanghi della Darsena e di Sestri Ponente, con il conseguente ridimensionamento dei relativi impianti alla sola trattazione delle acque. Infine, in una seconda fase che dovrebbe durare altri due o tre anni, verrà attivato anche il trattamento delle acque per l’impianto che sorgerà nell’area ex Ilva, consentendo la definitiva chiusura di quello attuale e vetusto di Cornigliano – Val Polcevera.

     

     Simone D’Ambrosio