Tag: sanità

  • Quarto: accordo di programma per il futuro dell’ex manicomio

    Quarto: accordo di programma per il futuro dell’ex manicomio

    Manicomio di QuartoSvolta decisiva per il futuro dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto. Regione Liguria, Comune di Genova, Asl 3 ed Arte Genova (Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia) si preparano a siglare un Accordo di programma per definire la ridistribuzione degli spazi e le destinazioni d’uso all’interno del complesso, al fine di mantenere i servizi esistenti e potenziarli mediante la realizzazione della piastra sanitaria per il levante cittadino con il trasferimento a Quarto delle funzioni attualmente svolte in via Bainsizza 42. Inoltre, una porzione di area pubblica, sarà destinata a servizi di quartiere, funzioni culturali ed aree verdi.
    Per fare ciò si rende necessario un vorticoso giro di valzer che rimette in discussione tutti i beni immobiliari coinvolti nell’ultima “cartolarizzazione”, quella dell’autunno 2011, che aveva sancito la vendita ad Arte Genova della parte più antica del complesso: i padiglioni storici ospitanti i servizi sanitari per pazienti psichiatrici, disabili, anziani, con l’esclusione dei padiglioni 7, 8, 10 (l’unica piccola ala rimasta di proprietà dell’Asl 3).

    Il cambio di indirizzo politico – suscitato dal vasto movimento di opinione, promosso da singoli cittadini e realtà associative (riunitesi nel Coordinamento per Quarto), a tutela del valore sociale dell’ex ospedale psichiatrico – trova conferma nell’accordo di programma che ribalta la situazione, prevedendo i seguenti scambi. Da Arte Genova ad Asl 3: blocchi 1, 2 , 3, 11, 12, 13, 14, 18, 19, 20, 22, 23 e 24; da Asl 3 ad Arte Genova: blocchi 7, 8, 10; palazzina c ex amministrazione, edificio in uso al Servizio Strade della Provincia di Genova e diverse aree limitrofe a quest’ultimo.
    Dunque le funzioni pubbliche saranno preservate in gran parte dei padiglioni storici, in particolare la prima porzione, quella che limitatamente si affaccia sulla strada (via Giovanni Maggio), dove troveranno posto: la piastra sanitaria per il levante, funzioni culturali e servizi per il quartiere (di cui dovrebbe farsi carico l’amministrazione comunale). Il verde pubblico (qualcuno azzarda addirittura la definizione “parco pubblico”), invece, dovrebbe sorgere sul lato nord del complesso.
    Ai futuri acquirenti privati sarà destinato circa 1/3 dei padiglioni storici, gli edifici sopracitati (palazzina c, Servizio Strade della Provincia) e numerosi mq di terreni edificabili. Le funzioni caratterizzanti saranno residenza e alberghi.

    Il Municipio Levante, nella seduta consiliare del 16 maggio scorso, ha espresso parere favorevole (all’unanimità) alla bozza di Accordo di programma. In particolare, i consiglieri sottolineano di apprezzare «Il mantenimento nella struttura dei servizi esistenti e la futura apertura nella stessa di una piastra ambulatoriale».
    Rivendicano il ruolo svolto dal Municipio – concretizzatesi con tre mozioni (19-07-2012; 01-10-2012; 26-02-2013) – e chiedono che il presidente del Municipio sia inserito nel collegio di vigilanza quale rappresentante dei cittadini del territorio coinvolto nell’Accordo.

    «Sono indubbiamente soddisfatto perché finalmente stiamo andando nella direzione giusta – commenta il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), uno dei primi a sollevare il tema della scellerata gestione del patrimonio immobiliare di Quarto (insieme ad Era Superba), già nell’autunno 2011 – La parte che rimarrà pubblica è più ampia ed è prevista una migliore organizzazione degli spazi. Il progetto precedente, invece, non aveva alcuna logica, visto che l’area pubblica sarebbe rimasta incastonata nel bel mezzo delle aree private. Insomma, meglio tardi che mai – continua Pellerano – ma questi ragionamenti si dovevano fare già diverso tempo fa».

    Restano comunque alcuni punti critici che destano perplessità, come sottolinea il Municipio. In particolare «Le modalità e i tempi del trasferimento dei servizi sanitari dall’attuale sede di via Baninsizza 42 nell’ex ospedale psichiatrico, operazione non menzionata nell’accordo, al fine di evitare periodi di scopertura nell’offerta dei servizi di assistenza sanitaria sul territorio». Inoltre, non sono state individuate con chiarezza le aree a parcheggio pubblico di accosto alla piastra sanitaria, necessarie affinché i cittadini possano godere di un’ampia fruibilità degli spazi, sia sanitari sia di servizio al quartiere.

    Infine la criticità legata alla viabilità di accesso al complesso. L’area che si affaccia sulla strada (via Giovanni Maggio), insieme a 3 palazzine – casa delle infermiere, ex sedi del direttore e dell’economo – e allo storico corpo centrale, sono già proprietà di Valcomp II (società partecipata da Fintecna Immobiliare), in virtù della prima cartolarizzazione del 2008.
    Di conseguenza, per garantire un agevole accesso agli spazi pubblici – piastra ambulatoriale e servizi di quartiere – Asl 3 e Comune dovranno per forza di cose sedersi ad un tavolo e negoziare con l’attuale proprietario, ovvero Valcomp II.
    In altri termini, conclude il consigliere Pellerano «Quello che la Regione ha venduto alla società di Fintecna, dovrà essere riacquistato da un’altra istituzione pubblica». L’ennesimo giro di valzer di una vicenda che ha dell’incredibile.

     

    Matteo Quadrone

  • Donazione sangue: concorso per video di comunicazione sociale

    Donazione sangue: concorso per video di comunicazione sociale

    ospedaliAvis ha organizzato, in collaborazione con la rivista Glamour, un concorso di video e design per sensibilizzare i giovani alla donazione del sangue.

    I partecipanti al concorso Spot of red, donatori e non donatori, di qualunque età e residenza, dovranno girare un video di durata compresa fra i 30 e i 60 secondi rivolto a una campagna di comunicazione sociale il cui target sono giovani tra i 18 e i 35 anni.

    I filmati andranno realizzati entro il 15 luglio 2013 e caricati sulla piattaforma Zooppa. Una giuria presieduta da Oliviero Toscani valuterà i filmati e selezionerà venti video che parteciperanno al 14° Circuito Off, evento che si terrà dal 28 al 31 agosto 2013 al Teatrino Palazzo Grassi a Venezia.

    Nel corso dell’evento saranno selezionati tre vincitori premiati con altrettanti prodotti video Manfrotto, sponsor dell’iniziativa.

    In parallelo si svolge il concorso Donare il sangue è glamour!, che invita a disegnare magliette che esprimano “la gioia di fare qualcosa per gli altri”. La stessa giuria del concorso video selezionerà la grafica più bella e significativa, che sarà utilizzata per realizzare le prossime magliette Avis.

  • Ecco l’ambulatorio sociale: visite specialistiche a prezzi “popolari”

    Ecco l’ambulatorio sociale: visite specialistiche a prezzi “popolari”

    ponte-carignano-d3Già attivo dallo scorso fine novembre, l’ambulatorio sociale “Genova Salute” di via Ravasco è stato presentato ufficialmente martedì 23 aprile nel corso del convegno dedicato alla prevenzione medica nel mondo del lavoro, dal titolo “Il medico per la gente: gli ambulatori sociali”.
    Abbiamo intervistato il direttore tecnico della nuova struttura ambulatoriale, Marco Nesci, ideatore di una rete sanitaria che, per sua stessa ammissione, «rappresenta una sorta di ponte tra il Sistema sanitario pubblico e quello privato, a prezzi accessibili. Quello che stiamo cercando di realizzare è il contenitore di una serie di strutture capaci di dare una risposta più efficace ed efficiente alle esigenze di cura dei cittadini. Da un lato, infatti, il sistema pubblico presenta dei tempi di attesa spesso eccessivi, dall’altro il settore privato richiede un esborso economico difficilmente sostenibile nell’attuale contesto di crisi, dando così vita a non poche situazioni in cui si è quasi costretti a rinunciare alle cure».

    Com’è strutturata sul territorio la rete degli ambulatori sociali?

    «Il progetto degli ambulatori sociali è stato inizialmente raccolto dalla Lega delle cooperative ligure che, tramite alcune cooperative sociali, ha dato vita alle prime strutture. Il primo ambulatorio in assoluto, in capo a Cooperarci, è nato in Val Bormida, a Cengio (Savona), con servizi di odontoiatria e fisioterapia, due delle situazioni più critiche per i costi di accesso al di fuori del Sistema sanitario nazionale. Il secondo ambulatorio si è aperto a fine novembre a Genova, per iniziativa delle cooperative Co.ser.co. e La Comunità.
    All’interno delle rete, poi, vi sono alcuni soggetti privati che hanno deciso di aderire al progetto di calmieramento dei prezzi, attraverso la costituzione di un consorzio che coinvolge sette strutture poliambulatoriali del ponente savonese».

    foto da ambulatorisociali.org
    foto da ambulatorisociali.org

    Quali sono le peculiarità del poliambulatorio genovese di via Ravasco?

    «L’ambulatorio presenta diverse specializzazioni: abbiamo una sezione dedicata alla chirurgia ambulatoriale, per tutti gli interventi che non richiedono anestesia totale; poi ci sono cardiologia, colonproctologia, dermatologia, chirurgia vascolare, neurologia, ginecologia, odontoiatria, fisioterapia con fisiatra e riabilitazione; a breve partiranno anche i servizi di urologia e oculistica.
    Ci tengo particolarmente a sottolineare che prezzi accessibili non significa qualità minore. Nei nostri ambulatori ci sono professionisti di prim’ordine, grazie alla disponibilità di professori oggi in pensione ma dal curriculum ben noto nella sanità genovese e non solo, come il neurologo prof. Regesta, il chirurgo di colonproctologia prof. Reboa, il chirurgo vascolare prof. Viacava, tutti ex primari del San Martino, mentre in ortopedia abbiamo il professor Federici, già primario a Villa Scassi, e il prof. Morabito che si occupa di una particolare specializzazione di podologia. Insomma, si tratta di un ambulatorio molto ben attrezzato sia per la diagnostica sia per gli accertamenti specialistici».

    Ci spiega meglio che cosa intendente per “tariffe sociali”?

    «Non vogliamo essere in competizione con la sanità pubblica né tantomeno essere considerati suoi antagonisti. La nostra idea è di poter diventare integrativi rispetto al Sistema sanitario nazionale: non abbiamo nulla contro il pubblico, che in alcuni casi fornisce risposte qualitative molto elevate; il problema è fondamentalmente organizzativo e di sopravvivenza nei confronti dei continui tagli.
    Così, come esattamente come i servizi dello Stato, anche noi parliamo di pazienti e utenti che hanno necessità di prestazioni sanitarie e non di clienti. Questa filosofia è esplicitata anche dalla nostra ragione sociale di onlus, che implica il reinvestimento nella struttura di eventuali utili futuri.
    Per questo abbiamo dato vita a una politica tariffaria che ricalca sostanzialmente i costi dei ticket per i non esenti, in modo da poter andare incontro alla esigenze popolari. Ad esempio, un’ecografia che in ospedale costa 46 euro, nei nostri ambulatori si fa a 50 euro».

    SanitariPrezzi uguali per tutti, senza esenzioni parziali o totali?

    «L’ambulatorio ha due tariffe, una non convenzionata e una convenzionata, con una differenza del 15%. Le convenzioni vengono stipulate attraverso le categorie presenti sul territorio, come Ascom che si è fatta promotrice dell’incontro di martedì sulla prevenzione. Questo rappresenta uno degli aspetti chiave della nostra declinazione in ambito sociale: in generale, infatti, ci rivolgiamo al mondo del lavoro perché con queste categorie cercheremo di attuare una politica di prevenzione sulle malattie professionali, favorendo l’accessibilità alle visite prima dell’insorgenza della patologia.
    Inoltre, forniamo anche servizi che non sono coperti dal sistema pubblico o lo sono, comunque, in minima parte: penso, ad esempio, a odontoiatria e ad alcuni rami della fisioterapia. Anche in questo caso, per le prestazioni che non ricadono all’interno del Sistema sanitario nazionale, applichiamo le stesse tariffe che si possono trovare al San Martino o al Galliera, mentre per servizi finora ad esclusivo appannaggio del settore privato riusciamo a stare su cifre radicalmente ridotte, come succede per l’odontoiatria che ha prezzi dal 30% al 50% in meno.
    Inoltre, come già avviene per le strutture del consorzio savonese, stiamo cercando di convenzionare l’intera rete con il Sistema sanitario per consentire l’accesso alle prestazioni in maniera gratuita a chi è esente dal pagamento del ticket, tramite la prenotazione via Cup».

    Come fa un cittadino privato a usufruire dei vostri servizi a tariffa convenzionata?

    «Oltre all’affiliazione a una delle associazioni convenzionate, il singolo privato ha altre due strade per poter accedere ai prezzi scontati: l’adesione all’associazione che stiamo costituendo ad hoc, sempre nell’ambito dell’associazionismo di tipo cooperativistico, sul modello delle società di mutuo soccorso, e l’iscrizione al progetto di Coop Salute, che mira a istituire una sorta di mutua regionale, che garantirà l’accessibilità agli ambulatori per tutti gli iscritti».

    Si può già fare un bilancio, dopo i primissimi mesi di attività genovese?

    «Il bilancio dei primi tre mesi è assolutamente positivo: tra tutte le specializzazioni, abbiamo già superato il migliaio di prestazioni erogate, sintomo della forte necessità da parte della popolazione di aver strutture di base territoriale che possano rispondere a queste esigenze, a condizioni economiche accessibili. Contiamo di poter raddoppiare se non triplicare gli sforzi, non appena saremo a pieno regime».

    Simone D’Ambrosio

  • Consultorio del Lagaccio: restyling e polo per la psichiatria infantile

    Consultorio del Lagaccio: restyling e polo per la psichiatria infantile

    sanita-corsia-ospedale“Il consultorio del Lagaccio non chiude e sarà ristrutturato” annunciava qualche giorno fa su Twitter e Facebook il presidente del Municipio I Centro Est, Simone Leoncini. La decisione è giunta martedì 19 marzo, al termine di un sopralluogo alla struttura effettuato dall’assessore regionale alla salute Claudio Montaldo e alcune rappresentanze di Asl 3 e del Municipio I, tra cui lo stesso Leoncini.

    A ben vedere, già a fine febbraio il direttore generale dell’azienda sanitaria genovese, Carlo Bedogni, aveva rassicurato i cittadini circa le sorti del presidio. Alle parole sembrano seguire i fatti, come confermato in una nota ufficiale rilasciata dall’Asl, in cui si legge: “Si è deciso di ristrutturare la sede dell’edificio di via Lagaccio, di proprietà di Asl 3, di cui peraltro è già stato restaurato il tetto nel corso del 2012 e di continuare l’attività ivi erogata dal consultorio potenziando in maniera particolare l’assistenza ai bambini disabili e alle loro famiglie tramite l’attività dei neuropsichiatri infantili”.

    Ristrutturazioni, dunque, ma non solo dal punto di vista degli edifici. In tempi di spending review, infatti, è diventato economicamente insostenibile il mantenimento in un’unica struttura di tutti i servizi che tradizionalmente offre un consultorio. «Per questo motivo – spiega Maria Carla Italia, assessore alle questioni sociali, associazioni e gestione patrimonio del Municipio I Centro Est, che segue da vicino l’evoluzione della vicenda – al Lagaccio i vertici Asl hanno deciso di puntare sull’infanzia, mirando alla costituzione di un polo di eccellenza per quanto riguarda la neuropsichiatria infantile. Personalmente sono molto grata all’assessore Montaldo per aver colto l’esigenza di mantenere il presidio sul territorio, nonostante le necessità di Asl di accorpare diversi servizi».

    In attesa della presentazione ufficiale del progetto, gli abitanti del quartiere possono tirare un sospiro di sollievo: i costi sociali derivanti dalla chiusura del consultorio, infatti, sarebbero stati decisamente maggiori rispetto alle spese della ristrutturazione, oltre al fatto che l’edificio sarebbe stato difficilmente riutilizzabile per altri impieghi. Perdere il consultorio per diversi cittadini avrebbe potuto significare l’addio definitivo alle cure e ai servizi che ogni giorno, qui, sono erogati gratuitamente.

    Scongiurata la chiusura, ora sarà necessario fare i conti con la riorganizzazione del consultorio: la preoccupazione più grande riguarda i servizi di pediatria e ginecologia che sembrano definitivamente destinati a concentrarsi nel polo di viale Brigate Partigiane. «Tuttavia – spiega la dottoressa Angela Grondona, direttore dell’assistenza consultoriale di Asl 3i dettagli della ristrutturazione dei servizi sono ancora oggetto di valutazione. I dati certi, per il momento, sono lo stanziamento di 300 mila euro per la riqualificazione del presidio del Lagaccio e la volontà di farne un punto di riferimento per quanto riguarda la neuropsichiatria infantile».

    Dagli uffici tecnici di Asl non trapelano altri dettagli sulla ristrutturazione né riguardo al personale che verrà impiegato nel polo, una volta rinnovato: in ogni caso, i lavori di ammodernamento dovrebbero avvenire per gradi, in modo da non dover procedere a una chiusura neppure temporanea del consultorio, limitando così i disagi per la popolazione. La speranza, dunque, è che la futura presenza di un polo specialistico possa portare nuova linfa al quartiere, come si augura l’assessore Italia: «La struttura attirerà nuovi utenti da tutta la città. Ciò significa portare al Lagaccio nuove persone che, nel loro piccolo, potranno rappresentare una manna per gli esercizi commerciali della zona».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Castelletto: Antica Farmacia di Sant’Anna, un luogo da scoprire

    Castelletto: Antica Farmacia di Sant’Anna, un luogo da scoprire

    farmacia-sant-annaDalla centralissima Piazza Corvetto, ci vuole un secondo… Così vicina a Corso Magenta e a portata di bus, o di ascensore, come si preferisce: l’Antica Farmacia di Sant’Anna è un piccolo gioiellino nel cuore di Genova, così centrale e ben raggiungibile, ma allo stesso tempo nascosta e defilata. E anche per questa sua collocazione quest’antica farmacia è così speciale: sita sulla sommità del poggio di Bachernia, dotata di splendida vista sul Porto e sulla città vecchia, l’Erboristeria di Sant’Anna si trova nell’omonima piazzetta, nel quartiere di Castelletto, presso il convento dei Frati Carmelitani Scalzi di Genova.

    Luogo appartato, è poco conosciuto da molti genovesi, che non sono soliti frequentare né il bel convento, né tantomeno la farmacia: una vera anomalia, data la bellezza e la “spiritualità” della zona e dato che sia il convento che l’erboristeria sono entrambi ben segnalati (si pensi che soprattutto quest’ultima gode di due accessi distinti, uno percorrendo Salita Superiore S. Anna o l’omonima scalinata, l’altro attraverso l’ascensore personale della farmacia, a metà della galleria dell’ascensore AMT di Corso Magenta/Via Crocco). Proprio per ovviare a questo problema, da qualche anno il convento e tutte le attività che vi girano attorno –su tutte, l’Erboristeria- si sono aperte sempre di più verso l’esterno, allo scopo di far conoscere il loro modus operandi e instaurare una comunicazione con un numero crescente di persone.
    Siamo andati a fare una passeggiata a Castelletto, per farvi conoscere questo piccolo angolo di città e abbiamo incontrato Frate Ezio, l’erborista dei Frati Carmelitani Scalzi.

    ANTICA FARMACIA ERBORISTICA DI SANT’ANNA – LA STORIA

    farmacia-sant-anna4Sulla sommità del poggio, immerso nella quiete, sorge questo antico convento dei Frati Carmelitani Scalzi (il primo in Italia), fondato nel 1584 dal frate Nicolò Doria e sopravvissuto intatto al passare dei secoli. Un oasi di pace che ancora è riuscita a sfuggire all’assalto mediatico, alle guide turistiche, alle mode del momento, per restare nella “Genova segreta”. Accanto al convento, altri luoghi da esplorare: dall’altrettanto storica Erboristeria, in cui i frati (soprattutto Frate Ezio) si occupano della lavorazione delle erbe e della creazione di rimedi naturali, alla chiesa di Sant’Anna: al termine di un piccolo sentiero alberato, si aspre questa costruzione religiosa realizzata nel tipico stile del barocco genovese, a dominare tutta la piazza. Anche questa, una perla nascosta, che cela al suo interno opere di alcuni dei più importanti pittori genovesi, da Domenico Fiasella a Castellino Castello. Dietro, un roseto in cui si possono vedere, al centro, le rose più antiche (piccole e non colorate), circondate da quelle selezionate dai frati, piantate più di recente. Le erbe che crescono qui nel roseto non sono le stesse utilizzate dai frati per creare i loro rimedi: troppo vicine alla città ed esposte all’inquinamento atmosferico, non sono in grado di mantenere intatte le loro proprietà. Per questo, per i loro prodotti i frati selezionano solo sostanze che crescono nel rispettivo paese d’origine e che non subiscono alterazioni.
    Nonostante gli impegni “istituzionali” dettati dall’imminenza delle festività pasquali, Frate Ezio riesce a riceverci e a farci visitare l’erboristeria. Censita tra le botteghe storiche del Comune di Genova, vanta il primato di essere la più antica bottega della Superba oggi esistente ad aver mantenuto sempre lo stesso proprietario. Ad accoglierci, un putto in legno recante l’insegna latina che è diventata motto dell’erboristeria: “Nos medicinam paramus, Deus dat nobis salutem”, ovvero “Noi prepariamo le medicine, Dio ci da la salute”. Gli arredi originali secenteschi sono semplici e lineari: pochi i fronzoli, niente di monumentale, ma tutto sembra lo stesso così maestoso. Tra i mortai provenienti dall’Africa, i pestelli, i macinini e le antiche bilance genovesi, anche una serie di vasi e contenitori che, a dispetto delle sembianze antiche, non sono originali ma sono stati sostituiti di recente, in conseguenza a un furto che negli anni ’70 ha privato la farmacia di molti suoi arredi.

    Difficile datare con precisione la creazione della farmacia: all’inizio il convento non aveva una sala adibita a questo uso. Si presume ci fosse soltanto un frate con conoscenze medico-erboristiche, che si occupa della cura dei suoi fratelli e pian piano ha iniziato a elargire le sue cure e i suoi rimedi anche ai contadini delle zone limitrofe, che mostravano di interessarsi all’attività del frate. Pian piano, visto il crescente riscontro, si è sentita l’esigenza di istituzionalizzare questa attività e di dotare l’”erborista” di una stanza personale, che negli anni si è ampliata fino a diventare una “speziaria” prima, e poi una vera farmacia. I primi documenti storici parrebbero risalire alla metà del 1600, ma tracce documentate e affidabili di una “farmacopea” gestita dai Carmelitani Scalzi a Genova si riscontrano dal 1778: in quell’anno fu firmata una convenzione tra il medico Lorenzo Robello e i religiosi in merito alla “speziaria” del convento, in cui Robello si impegnava, su pagamento di un salario di 130 lire, a prestare al convento i suoi servizi di chirurgo e speziale.

    farma4Oggi, quella di Sant’Anna è una farmacia a tutti gli effetti (l’unica gestita interamente da frati), che è iscritta alla Federfarma e che –se lo volesse- potrebbe dispensare tutti i tipi di medicinali, dall’aspirina alla morfina. Tuttavia questi Carmelitani Scalzi hanno scelto di smerciare solo i loro prodotti, naturali e dalle proprietà benefiche, che loro stessi curano in tutte le fasi della lavorazione, dal reperire il materiale iniziale all’apporre le etichette sulle confezioni.
    Frate Ezio due volte a settimana, lunedì e mercoledì, riceve chiunque si presenti per chiedere consigli sui medicamenti e la loro corretta somministrazione. Nonostante non sia un giorno di visita, ci accoglie calorosamente, raccontandoci del suo lavoro di erborista:
    «Storia e medicina, natura e cultura: tutto si fonde qui nei nostri luoghi. Il mio lavoro di frate-erborista è molto vario e va dal reperire le materie prime, alla lavorazione dei prodotti, al metterli nei flaconi: abbiamo un vero e proprio laboratorio -in regola con le norme igieniche imposte a tutti i locali di questo genere e dotato di apposita strumentazione-, in cui seguiamo le varie fasi di produzione e inscatolamento. Quello che faccio l’ho dovuto imparare qui dentro: grazie alla mia precedente formazione scientifica (di perito chimico prima, di ingegnere chimico poi) sono stato scelto come erborista del convento, ma non avevo vere e proprie basi, quindi mi sono dovuto iscrivere di nuovo all’Università per frequentare i corsi della Facoltà di Farmacia».
    Nonostante il complesso religioso di Sant’Anna mantenga ancora la funzione originaria di luogo di preghiera, ha cercato di restare al passo con i tempi, tanto che da qualche tempo i frati hanno iniziato a organizzare una serie di eventi a tema, in cui vengono dati consigli per la cura e la prevenzione di disturbi di salute. Inoltre, sempre a testimonianza di questa rinnovata volontà di comunicare con l’esterno, anche un sito web e una newsletter mensile, per seguire i consigli dei frati. Non solo: i Carmelitani sono approdati anche su Facebook e Frate Ezio, vero mago del computer –forse in virtù della sua formazione da ingegnere?-, e non è rimasto immune al fascino dei social network. Lo trovate, oltre che su Facebook, su Skype e Twitter.
    «La nostra farmacia ha guadagnato e mantenuto nei secoli la fama di cui gode tutt’oggi. Per questo, consapevoli della nostra ricchezza, abbiamo deciso di aprirci sempre di più alle visite (anche visite guidate di scolaresche e gruppi), per far conoscere la bellezza dei nostri luoghi e la forza dei nostri prodotti a tutti coloro che sono interessati. Il fatto di essere in una posizione un po’ defilata limita la nostra comunicazione con l’esterno (mi è capitato di incontrare ultra-sessantenni di Castelletto che non avevano mai sentito parlare dell’Erboristeria!), e chi viene qui lo fa appositamente, perché già ci conosce. Ma questo essere un po’ isolati è anche un punto di forza: chi viene qui per chiedermi consigli di salute, spesso mi dice di sentirsi già meglio grazie al ristoro, al silenzio e alla pace di questi luoghi».

     

    LE TECNICHE E I PRODOTTI

    farmacia-sant-anna2I prodotti fitoterapici sono realizzati secondo le antiche ricette monastiche tramandate “da Padre a Padre”: le procedure di base sono quelle antichissime dei Carmelitani del ‘600-‘700, ma nel corso dei secoli sono state perfezionate, ad accogliere le innovazioni medico-scientifiche più recenti. Una congiunzione di antico e moderno, tradizione e innovazione, a testimoniare ancora una volta l’apertura di quest’ordine verso il mondo circostante. I prodotti sono tutti realizzati tramite l’impiego di sostanze naturali ed è proprio questa attenzione per la qualità delle materie prime a rendere i preparati di Sant’Anna famosi anche oltre i confini genovesi (proprio in mia presenza, la telefonata di un “cliente” fiorentino per ordinare i prodotti).

    Lo scopo è conservare il sapore originale delle materie utilizzate, senza viziarlo con gli ulteriori raffinamenti alimentari cui oggi siamo abituati. Sciroppi, liquori, acque, caramelle, miele, infusi e tisane, marmellate, a base di menta, lamponi, more, tamarindo, fiore d’arancio, melissa: il tutto viene realizzato sfruttando i principi attivi delle piante e seguendo i dettami della medicina curativa formulati dal dottor Le Roy all’inizio del 1800 circa il metodo depurativo . Più che un “negozio”, una pausa dalla frenesia del quotidiano, verso la riscoperta della vita naturale, per la cura di spirito e corpo. «Molti restano perplessi, ma curiamo anche la bellezza del corpo. Per questo, la nostra linea cosmetica: pochi prodotti, ma in grado di coprire il 99,9 per cento delle richieste. Tra i vari preparati, tutti ottimi, ma quelli che ci stanno ”più a cuore” sono la nostra Acqua di Sant’Anna, profumo naturale, miscela di diversi olii essenziali che sta in rapporto con i profumi creati chimicamente come una nota sta a una sinfonia. Abbiamo mantenuto l’uso antico della confezione da un litro, in voga nel Seicento quando l’igiene era piuttosto trascurata e le persone –piuttosto che lavarsi- usavano profumarsi… Inoltre, la linea di prodotti alla rosa, tipicamente “genovese”».

     

    Elettra Antognetti

  • Opg, chiusura rinviata: la situazione in Liguria, nuovi centri regionali

    Opg, chiusura rinviata: la situazione in Liguria, nuovi centri regionali

    opg_montelupoLa chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari – prevista per il 31 marzo 2013 come sancito dalla legge 9/2012 – sarà rinviata di almeno 9 mesi (inizio 2014). Ancora non ci sono certezze ma una proroga è inevitabile visto che il processo di superamento degli Opg – a causa degli eccessivi ritardi sia dei ministeri di Salute e Giustizia sia delle Regioni – certamente non può considerarsi concluso. Anzi, l’accoglienza degli internati “dimissibili” presso i rispettivi territori di provenienza procede a rilento e la realizzazione di nuove strutture sanitarie alternative agli Opg – considerando i tempi necessari per lo svolgimento delle consuete procedure e l’indizione delle gare d’appalto – realisticamente non potrà concretizzarsi prima del 2015.

    Il decreto ministeriale sui requisiti dei nuovi centri è stato firmato ad ottobre 2012, con sette mesi di ritardo. La Conferenza Unificata Stato Regioni ha raggiunto l’intesa relativa al riparto del finanziamento di 173,8 milioni di euro disponibili per realizzare le strutture, soltanto il 7 febbraio, con l’obbligo per le amministrazioni locali di presentare i loro progetti di riconversione degli Opg entro 60 giorni per ottenere l’approvazione e lo sblocco dei fondi da parte del ministero della Salute.
    «Nessuna Regione, alla data del 1° aprile 2013, avrà pronte le strutture sanitarie che nelle intenzioni della legge 9/2012 devono ospitare gli autori di reato malati di mente al posto degli attuali 6 ospedali psichiatrici giudiziari – lanciano l’allarme gli psichiatri della Sip (Società Italiana di Psichiatria) – Serve una proroga, non solo per avere il tempo di approntare le strutture, ma anche per potenziare adeguatamente l’assistenza psichiatrica nelle carceri e sul territorio».

    Il Comitato Stop Opg (composto da una variegata moltitudine di realtà associative), riunitosi il 5 marzo, ribadisce tutte le sue perplessità sull’impianto stesso della legge 9/2012 «Senza una modifica del Codice penale, in particolare degli articoli 88 e 89, che, associando “follia” ad incapacità di intendere e di volere e a “pericolosità sociale” stabiliscono un percorso “parallelo e speciale” per i malati di mente che commettono reati e sono socialmente pericolosi, gli Opg non possono essere aboliti – affermano Stefano Cecconi e Giovanna Del Giudice nel report della riunione – Tutta l’attenzione di Governo e Regioni è stata rivolta alle nuove strutture speciali destinate a sostituire gli attuali Opg. Diverse Regioni hanno presentato progetti per grandi strutture (da 40, 60 posti, con l’accorpamento delle strutture a 20 posti previste dalla legge) e con una “finalità e caratteristiche di custodia”. Ecco perché diciamo che “chiudono gli Opg e riaprono i manicomi”. Le “strutture”, che dovrebbero essere la soluzione di ultima istanza e residuale, diventerebbero se non l’unica, la principale risposta».
    Questa è la maggior critica rivolta alla legge 9/2012: aver sostenuto come priorità la creazione di strutture in cui eseguire la misura di sicurezza, anziché dare forza ed esigibilità alle misure alternative.
    La Corte Costituzionale, con due sentenza del 2003 e 2004, ha riconosciuto una maggiore apertura di scelta del giudice chiamato a valutare la pericolosità sociale degli imputati con infermità mentale «È stato eliminato l’automatismo che imponeva al giudice di comminare una misura di sicurezza detentiva, quindi l’internamento in Opg – spiega Annalisa Giacalone, magistrato del Tribunale di Genova – quando, invece, in taluni casi una misura cautelare rappresenta la soluzione più adeguata».

    Oggi quanti sono gli internati nei 6 Opg italiani? Per la Società Italiana di Psichiatria «E’ verosimile che il numero attuale sia inferiore alle 1000 persone, probabilmente circa 800. Il numero deve essere continuamente aggiornato poiché sino al 31 marzo 2013 non cesseranno gli invii da parte dell’Autorità Giudiziaria negli Opg».
    Una parte, con disturbi meno gravi, potrebbe passare in carico ai Dipartimenti di salute mentale (Dsm) delle Asl, come prevede la legge. Ma le Regioni di residenza dovrebbero aver lavorato ai Progetti Terapeutici Riabilitativi Individuali, ovvero piani finalizzati alle dimissioni (con il ritorno al proprio domicilio o con l’accoglienza in piccole strutture e comunità), cosa che non è ancora avvenuta su tutto il territorio.

    L’incertezza più grave, però, riguarda il futuro degli internati – non più del 10% del totale – giudicati non dimissibili e dei nuovi destinatari di misura di sicurezza. Quale sarà il loro destino?
    Il 31 marzo 2013 sicuramente non chiuderanno gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari «Così continueranno a rimanere negli Opg gli attuali internati ed internate – sottolinea il Comitato Stop Opg – E come si comporteranno i magistrati? Sarà lecito per il magistrato provvedere all’invio (o prorogare l’internamento) in Opg di una persona in misura di sicurezza? Molti sostengono che sarà illecito. Dato che nessuna proroga, pur richiesta dalla Conferenza delle Regioni, è stata ancora decisa, si rischia lo “scaricabarile” tra Governo e Regioni, con pericolose soluzioni “improvvisate” che rischierebbero di peggiorare l’attuale situazione».

    «La verità è che la legge e lo sviluppo di questo piano sono stati portati avanti senza sentire ragioni – spiega il presidente della Sip, il dott. Claudio Mencacci – Questo non è accettabile, così come non è accettabile che agli psichiatri venga richiesta una funzione di vigilanza e custodia di questi malati. Noi siamo medici e non ci compete altro che non sia la cura».
    «Non si può delegare tutto ai Dipartimenti di Salute Mentale – afferma il dott. Luigi Ferranini, direttore del Dsm dell’Asl 3 genovese, ex presidente Sip dal 2009 al 2011 – occorre un’alleanza di sistema con il supporto delle altre specialità del Servizio Sanitario Nazionale. Per quanto riguarda l’inserimento di nuovi soggetti in comunità, sappiamo che le risorse economiche sono ridotte al lumicino. Inoltre bisogna trovare un equilibrio tra pazienti con disturbi psichiatrici autori di reato e non. Attualmente ci sono lunghe liste di attesa con persone che, ormai da anni, attendono dei trattamenti. In che modo li inseriamo nei percorsi di assistenza? Sono necessari tempi determinati e sicuri. Il rischio, in caso contrario, è quello di creare nuovi contenitori isolanti e restrittivi».

    La Società Italiana di Psichiatria precisa di essere assolutamente favorevole alla chiusura degli Opg «Purché accompagnata da un adeguato investimento scientifico ed economico sui percorsi di cura alternativi, che non devono essere limitati alla creazione delle strutture previste dalla normativa e non ancora realizzabili, ma principalmente all’incremento dell’investimento sui Dsm delle Asl, affinché possano attrezzarsi a realizzare dei percorsi di cura adeguati dentro e fuori agli Istituti di Pena».

    Il senatore Ignazio Marino (rieletto nelle file del Pd), presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale che nell’estate 2010 ha denunciato le condizioni degli internati, si schiera in difesa della legge 9/2012 e considera una decisione gravissima il probabile rinvio della chiusura degli Opg «Serve da subito l’istituzione di un commissario che si occupi di gestire i fondi, che ci sono, per mettere la parola fine all’esistenza di strutture disumane che non curano ma recludono».

     

     GLI INTERNATI LIGURI, IL NUOVO CENTRO REGIONALE

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    La nostra regione, fortunatamente, si trova a confrontarsi con numeri relativamente piccoli e quindi è auspicabile che – almeno per quanto riguarda i soggetti dimissibili – siano approntate le soluzioni più idonee.
    «La Liguria fa parte del bacino di utenza dell’Opg di Montelupo Fiorentino (insieme a Toscana, Umbria e Sardegna) – spiega Sergio Schiaffino, dirigente dell’Assessorato alla Salute della Regione Liguria – Quasi tutti gli internati liguri considerati dimissibili (ossia non più socialmente pericolosi) sono stati trasferiti in Liguria negli ultimi 2-3 anni ed inseriti nel circuito di assistenza ai pazienti psichiatrici».
    Nell’ultima riunione romana del tavolo Opg Stato Regioni «È emerso l’intento di trasferire nelle normali strutture psichiatriche regionali tutti i soggetti dimissibili – afferma l’assessore alla Salute della Regione Liguria, Claudio Montaldo – Noi in gran parte l’abbiamo già fatto. Nell’ultimo anno e mezzo ne abbiamo accolti 16 e dovremmo prenderne in carico un’altra quindicina».
    «Circa una ventina di internati dimissibili sono rientrati in Liguria negli ultimi tempi», conferma Giulia Stella, Cgil Fp Genova, aderente al Comitato Stop Opg.
    «All’interno degli Opg sono rimasti solo gli internati liguri che devono scontare un residuo di pena – racconta Schiaffino – Parliamo di circa 20-25 persone non dimissibili destinate alla nuova struttura sanitaria regionale».

    «C’è già un’assegnazione di risorse vincolate allo scopo – aggiunge l’assessore Montaldo – per la Liguria si tratta di circa 5 milioni e 655 mila euro per il 2012 e 2013. Il 7 aprile ogni Regione dovrà presentare il proprio progetto di massima per lo svincolo dei fondi. A fine marzo porterò la delibera in Giunta».
    Ma le associazioni, gli operatori sanitari, i parenti dei pazienti, i sindacati, che avrebbero voluto confrontarsi con l’amministrazione regionale su una materia delicatissima, sono stati completamente esclusi. «Non abbiamo mai visto alcun progetto – sottolinea il rappresentante della Cgil Fp, Giulia Stella – Come Comitato Stop Opg abbiamo ripetutamente chiesto un incontro alla Regione, senza ottenere risposta. Noi vorremmo poter dire la nostra, sia per la salute dei pazienti che per la sicurezza degli operatori, visto che siamo molto preoccupati. È paradossale perché in questo caso le risorse economiche ci sono, ma non sappiamo in che maniera verranno spese».
    Preoccupazioni a dir poco lecite, considerando le scellerate scelte politiche perpetrate dalla Regione negli ultimi tempi, in merito alla gestione del patrimonio immobiliare e dell’assistenza ai pazienti psichiatrici nelle aree degli ex manicomi di Genova Quarto e di Pratozanino a Cogoleto, con i malati ospitati per anni nei container.

    Le future strutture, almeno una in ogni regione, sono tecnicamente definite REMS, ossia Residenze Esecuzione Misura di Sicurezza. In Liguria «L’edificio idoneo è già stato individuato – afferma Montaldo – Non è di proprietà della Regione ed in parte dovrà essere ristrutturato». Si tratta di una struttura già adibita allo svolgimento di servizi socio-sanitari ma l’assessore non si sbilancia sulla sua localizzazione.
    «Dovrebbe essere un edificio di proprietà della Curia in Provincia di La Spezia – aggiunge Stella, Comitato Stop Opg – parliamo di assistenza/riabilitazione e trasferiamo queste persone nell’entroterra, magari in un luogo isolato: questa ipotesi è sicuramente criticabile. Inoltre, dal punto di vista logistico La Spezia non rappresenta la soluzione ideale, considerato che il nuovo centro dovrà accogliere pazienti provenienti da tutta la Liguria».

    Secondo il Comitato Stop Opg i “mini opg” regionali potrebbero rappresentare la moderna versione di istituzioni “speciali” per gli autori di reato malati di mente fondate sulla persistenza del binomio “cura e custodia”, caratteristica peculiare del manicomio. Come risponde l’assessore Montaldo?
    «Non corrisponde al vero perché si tratta di strutture sanitarie con un forte taglio riabilitativo che saranno gestite dai Dipartimenti di Salute Mentale sotto la guida di uno psichiatra responsabile e con personale medico composto da psichiatri. Sono strutture modulari da circa 20 posti per ogni modulo. In Liguria avremo un modulo da 20 che sia sufficientemente “elastico” in modo tale da poter accogliere anche qualche paziente in più e coprire in pieno le nostre esigenze. Sono luoghi di transito e non di reclusione perenne come di fatto accade negli attuali Opg».
    «Parliamo di centri che dovranno garantire assistenza sanitaria ma avranno doveri anche in termini di custodia – sottolinea Stella, Comitato Stop Opg – In merito alla sorveglianza non sappiamo come funzionerà, ad esempio a quali soggetti sarà affidata. Per quanto concerne l’assistenza sanitaria non abbiamo idea del modello organizzativo: con quale e quanto personale, di che tipologia, ecc. Sono tutte domande che attendono una risposta».
    «Non ci sarà alcun tipo di sorveglianza – afferma il dirigente regionale, Sergio Schiaffino – La realizzazione delle REMS seguirà precisi criteri per garantire la sicurezza di pazienti e operatori. Ovviamente, già le normali comunità psichiatriche sono in qualche modo “chiuse”, a maggior ragione lo saranno i nuovi centri. Il nostro è un programma di massima – continua Schiaffino – Quando da Roma arriverà l’ok stileremo il progetto dettagliato: per individuare costi, numero del personale, disposizione degli spazi, ecc.».

    La legge stabilisce il 31 marzo quale data di chiusura dei 6 Opg nazionali «Ma è impensabile rispettare la scadenza – sottolinea Schiaffino – La macchina organizzativa è partita almeno con 6 mesi di ritardo. Il riparto dei fondi è stato deciso da poco. Occorre il tempo necessario per la definizione del progetto e lo svolgimento della gara pubblica. Ragionevolmente, pure accelerando le procedure, penso che i nuovi centri potrebbero essere pronti a fine 2015. E ciò vale per tutte le Regioni».
    Ad oggi, ancora non ci sono notizie certe «Speriamo che, al più presto, esca un provvedimento di proroga almeno a fine 2013-inizio 2014», chiosa il dirigente.
    «La situazione è difficile in tutta Italia – conclude Montaldo – Gli assessori regionali hanno chiesto al Governo di posticipare la data di chiusura degli Opg per poter attuare nel miglior modo possibile i vari piani regionali».

     

    Matteo Quadrone

  • Consultorio del Lagaccio: presidio socio-sanitario difeso dagli abitanti

    Consultorio del Lagaccio: presidio socio-sanitario difeso dagli abitanti

    sanita.lavoratoriNel popoloso quartiere del Lagaccio il consultorio di zona rappresenta un fondamentale presidio socio-sanitario, il cui ruolo a favore dell’utenza più fragile – bambini, madri, giovani, famiglie, italiani e stranieriè particolarmente apprezzato dagli abitanti. Parliamo di un luogo per sua natura deputato all’educazione sessuale, all’assistenza durante tutta la gravidanza, all’applicazione della legge 194 sull’aborto volontario, ma anche a dare sostegno, assistenza psicologica e legale nei momenti difficili della relazione di coppia. Inoltre, presso la “storica” struttura di via del Lagaccio (attiva fin dai primi anni ’80), opera il servizio di prevenzione del disagio e di medicina preventiva di comunità con competenza su 6 istituti comprensivi e 6 asili comunali; si svolgono corsi per l’allattamento, per il massaggio dei neonati, corsi per le coppie, pre-nascita e post-nascita.
    Senza dimenticare la presenza di numerose professionalità consolidatesi nel corso del tempo: una pediatra che garantisce le vaccinazioni per i bambini in età 0-3 anni, una puericultrice, una neuropsichiatra, due logopediste, due psicologhe (una delle quali lavora in collaborazione con il distretto sociale). I numeri confermano il prezioso lavoro svolto dal consultorio che, ogni anno, conta circa 1.300 accessi, 700 dei quali sono nuovi accessi.
    Oggi, però, i residenti del quartiere esprimono preoccupazione per una probabile riduzione del servizio. «A giugno andrà in pensione il medico pediatra – raccontano – mentre ginecologia-ostetricia, per lo stesso motivo, ovvero il pensionamento del medico, ha già chiuso il servizio». Di conseguenza «Gli utenti sono invitati a recarsi presso i locali della Foce dove l’Asl 3 è in fitto passivo, ma ancora per pochi anni – aggiunge un operatore del consultorio – Non è da escludere che, in futuro, l’Asl 3 decida di non rinnovare l’affitto e smantellare anche questi spazi».

    D’altra parte, occorre ricordare che Asl e aziende ospedaliere liguri si trovano alle prese con l’ennesimo taglio del riparto del Fondo Sanitario Nazionale, imposto dalla spending review. Sui quotidiani rimbalzano le cifre, non ancora ufficiali, che oscillano tra 150 e 60 milioni di euro in meno rispetto al 2012. Per l’Asl 3 ciò significa rinunciare, nell’ipotesi peggiore a 58, in quella migliore a 13 milioni di euro.
    «Consideriamo che il budget economico dell’Asl 3, in soli 3 anni, è passato da 920 a meno di 800 milioni di euro – sottolinea il rappresentante sindacale Uil, Emilio De Luca – Certo, nel mezzo ci sono stati tagli, accorpamenti e risparmi, ma è stata comunque una mazzata».

     

    sanita-ambulatorioLA STRUTTURA DEL LAGACCIO

    Il Consultorio del Lagaccio è inserito nel Distretto Centro (Distretto socio-sanitario 11) che copre un vasto territorio comprendente i Municipi Centro Est (Oregina, Lagaccio, Prè/Molo/Maddalena, Castelletto, Portoria) e Medio Levante (S.Martino, Albaro, Foce).
    «Per quanto riguarda l’assistenza consultoriale – spiega il direttore della rete dei consultori, la dott.ssa Angela Lidia Grondona – il Distretto Centro ha un polo forte alla Foce, in viale Brigate Partigiane, dove sono disponibili ginecologia, pediatria, ecografia, screening cervicale, ecc.; un polo in via Assarotti (neuropsichiatria, medicina preventiva di comunità, riabilitazione dell’età evolutiva); e poi il Consultorio del Lagaccio che, fin dal 1980, riveste un ruolo importantissimo per il quartiere. Presso questa struttura i cittadini possono contare sulla presenza di assistenti sanitari, medici scolastici, psicologi, neuropsichiatri, educatori e logopedisti. Inoltre offre un servizio di pediatria che raggiunge tantissimi utenti».

    I residenti del Lagaccio – secondo i dati del 2011 riportati nell’Annuario Statistico del Comune di Genova (2012) – sono 12858. Contando anche il quartiere di Oregina i residenti raggiungono quota 25420. Tra i quali risulta significativa la presenza di circa 3000 minori compresi nella fascia d’età tra 0 e 14 anni. Mentre i residenti nati all’estero sono 3263.
    Il consultorio di zona è diventato un punto di riferimento per le categorie più deboli – pensiamo, ad esempio ai cittadini in situazione di pesante disagio economico, oppure agli stranieri irregolarmente presenti sul territorio italiano – che in tale contesto, quasi familiare, possono godere di un’assistenza socio-sanitaria veloce, sicura ed efficace.
    Ma l’edificio che lo ospita, di proprietà dell’Asl 3, necessita di importanti quanto costosi lavori di ristrutturazione. «Anche la popolazione ha sempre espresso il desiderio che i locali fossero sistemati in maniera adeguata – aggiunge il direttore della Struttura Complessa Assistenza Consultoriale, Angela Lidia Grondona – A partire da questo presupposto l’azienda sanitaria ha avviato una riflessione sul da farsi».
    L’edificio di via del Lagaccio n. 9 è indubbiamente molto vecchio «Non si può definire fatiscente perché sono state eseguite le opere di manutenzione – sottolinea sindacalista Uil, De Luca – però occorrono ulteriori interventi. Il problema è puramente economico. Probabilmente per l’Asl 3 è più agevole vendere i locali piuttosto che metterli a posto».

     

    centro-est-pre-lagaccio-oreginaLA RIDUZIONE DEL SERVIZIO NEL QUARTIERE

    «In effetti a giugno il medico pediatra andrà in pensione – conferma la dott.ssa Grondona – Ma c’è ancora tempo per trovare una soluzione. Ad oggi il servizio è perfettamente funzionante».
    Per quanto riguarda ginecologia-ostetricia, invece «Il servizio è momentaneamente sospeso perché il medico ginecologo è andato in pensione – continua il direttore della rete dei consultori – In questo momento gli utenti sono stati indirizzati presso gli spazi di viale Brigate Partigiane alla Foce (Palazzo della Salute Pammatone)».
    Tuttavia, si tratterebbe solo di una situazione temporanea «La direzione aziendale mi ha personalmente espresso l’intenzione di mantenere la struttura– ribadisce Grondona – il Direttore generale dell’Asl 3, Corrado Bedogni, vuole rassicurare la popolazione: il Consultorio del Lagaccio sarà salvaguardato anche nel prossimo futuro, mi raccomando lo scriva».

    «Il presidio del Lagaccio per ora non chiude, però, è del tutto evidente l’intenzione di trasferire alcuni servizi in altri locali nella disponibilità dell’Asl 3 – racconta il rappresentante della Uil, De Luca – Per quanto riguarda pediatria, le ore del pediatra saranno spostate alla Foce, come già avviene per ginecologia-ostetricia».
    Insomma «Sposteranno tutto al Pammatone – aggiunge De Luca – Dove l’Asl 3 paga l’affitto e lo pagherà ancora per 2-3 anni. In seguito non sappiamo se l’azienda rinnoverà il fitto passivo».
    Eppure è riscontrabile una palese contraddizione rispetto alle scelte finora effettuate. «L’indirizzo dell’Asl 3, infatti, va in direzione di liberarsi dei locali in fitto passivo – continua il sindacalista – che rappresentano voci di spesa sostanziose, spesso ritenute eccessive». Vedi ad esempio il Punto Cup di via Canepari a Certosa per cui l’azienda sanitaria locale genovese non è più disposta a pagare l’affitto e, solo grazie alla collaborazione con il Municipio Valpolcevera – che ha individuato degli spazi di proprietà comunale da rendere disponibili per l’Asl 3 – sarà possibile scongiurare la perdita del servizio sul territorio.

    «Senza il ginecologo, senza il pediatra, cosa rimane nel quartiere? – si domanda retoricamente De Luca – Così risparmiamo senza badare all’aspetto sociale. Le conseguenze saranno ulteriori afflussi ai pronti soccorso degli ospedali, oggi sovraffollati. Quello del Lagaccio è un servizio fondamentale per numerose famiglie, ad esempio extracomunitarie, che non hanno il pediatra libera scelta e per le visite pediatriche si recano al Consultorio. Se trasferiamo il servizio alla Foce, le persone afflitte da problemi economici rinunceranno alla visita». Quando si effettuano tagli o accorpamenti bisogna offrire delle alternative ai cittadini, ricorda il rappresentante sindacale «In questo caso la Foce non rappresenta una risposta consona alle esigenze degli utenti».

    Il consigliere regionale Lorenzo Pellerano (Lista Civiche per Biasotti Presidente), ha depositato un’interrogazione in Regione Liguria, per chiedere delucidazioni sulla questione. «Recentemente ho visitato la struttura e non ho riscontrato particolari criticità in merito alla sicurezza dei locali o alla qualità del servizio offerto – spiega Pellerano – Il Consultorio del Lagaccio svolge la sua funzione in maniera egregia».
    «Diversi cittadini mi hanno manifestato tutta la loro preoccupazione nei confronti di un progressivo processo di “svuotamento” che non promette nulla di buono», sottolinea il consigliere che ha deciso di interrogare Giunta e Assessore alla Sanità «Per conoscere se sono fondate le indiscrezioni che circolano negli ultimi mesi ed effettivamente il Consultorio del Lagaccio è a rischio chiusura – scrive Pellerano – chiusura che comporterebbe gravi ricadute in termini di prevenzione ed assistenza sanitaria».
    Una riorganizzazione del sistema sanitario regionale, infatti «Non può che passare da un contestuale potenziamento dei servizi territoriali – conclude il consigliere regionale – Ogni ipotesi di ulteriore riduzione dei servizi resi dal Consultorio del Lagaccio non farebbe altro che contraddire questo orientamento di buon senso».

     

    municipio-centro-estIL MUNICIPIO CENTRO EST DIFENDE IL PRESIDIO DEL LAGACCIO

    Il Municipio Centro Est – non appena venuto a conoscenza del paventato rischio di riduzione dell’assistenza consultoriale al Lagaccio – si è mobilitato in difesa del presidio.
    «Formalmente l’Assessorato regionale alla Sanità ha affermato che, al momento, non è prevista alcuna ipotesi di chiusura – racconta Vincenzo Palomba, consigliere del Municipio Centro Est (Idv) – Sul quartiere il Municipio sta concentrando un notevole sforzo, tramite i suoi Ats, con l’aumento delle ore di educativa territoriale. Senza dimenticare le numerose realtà associative attive al Lagaccio. Insomma c’è un grande sforzo unitario di istituzioni e cittadini».
    In questo senso «Eliminare l’assistenza consultoriale, sarebbe una vera e propria contraddizione – aggiunge il consigliere Palomba – È una struttura di “trincea” perfettamente inserita nel contesto. È un’esperienza da esportare anche in altri quartieri, altro che chiudere. Non parliamo di strutture asettiche sul modello del Palazzetto della Salute alla Fiumara. Al contrario, i consultori sono ambienti quasi familiari, dove risulta più facile far emergere eventuali problematiche dei pazienti».

    Mercoledì 13 febbraio si è svolto un incontro tra l’assessore alla Sanità della Regione Liguria, Claudio Montaldo, il Direttore generale dell’Asl 3, Corrado Bedogni, rappresentanti del Municipio Centro Est e lavoratori del consultorio.
    «C’è la disponibilità a trovare una soluzione – spiega l’assessore del Municipio Centro est, Maria Carla Italia – individuando un percorso che possa salvaguardare il presidio. Oltre ai servizi che eroga dal punto di vista medico, bisogna preservare quel prezioso rapporto, basato su una profonda fiducia, venutosi a creare tra operatori e popolazione residente. Il Consultorio del Lagaccio svolge funzioni fondamentali: medicina scolastica e riabilitativa, logopedia, pediatria, ecc. Se questi servizi verranno a mancare, il rischio è che la stessa utenza possa rinunciarvi – conclude l’assessore municipale, Maria Carla ItaliaOccorre valutare anche i costi sociali di determinate scelte, non esclusivamente quelli economici».

     

    LA RETE DEI CONSULTORI SOTTOPOSTA A RIORGANIZZAZIONE

    Il periodo di ristrettezze economiche che stiamo attraversando, inevitabilmente «Impone dei percorsi di riorganizzazione aziendale», conferma il direttore della Struttura Complessa Assistenza Consultoriale.
    «La razionalizzazione della rete dei consultori è in corso anche in altri distretti ma va in direzione dell’ammodernamento delle strutture e non della riduzione del servizio – precisa la dott.ssa Grondona – Per questo abbiamo trasferito i consultori in locali nuovi, magari all’interno dei Palazzi della Salute, dove possono integrarsi anche con altri servizi».
    Il consultorio di via Adamoli a Molassana, ad esempio «È stato trasferito presso l’Istituto Doria a Struppa in una sede funzionale rispetto a quella precedente, ubicata fuori dal quartiere, all’interno di un edificio fatiscente – aggiunge Grondona – Mentre quello di via Cordanieri a Cornigliano è stato sistemato alla Fiumara».

    «La Regione ritiene fondamentale il ruolo dei consultori che devono rimanere sul territorio quali strumenti operativi di prevenzione della salute femminile e di assistenza a famiglie, coppie e minori – continua Grondona – Presidi socio-sanitari che devono essere valorizzati e non ridimensionati».

    Infine c’è una buona notizia, visto che la prevista eliminazione della Struttura Complessa Assistenza Consultoriale, come da precisa richiesta regionale, è stata rimandata a data da destinarsi.
    «Ad oggi, Regione Liguria ed Asl 3 ci hanno assicurato che la struttura complessa sarà mantenuta», conclude la dott.ssa Angela Lidia Grondona. «L’azienda sanitaria locale genovese è riuscita a convincere la Regione a preservare l’attuale struttura organizzativa, ma solo per il 2013 – chiosa il rappresentante sindacale, Emilio De Luca – In futuro non sappiamo che cosa succederà».

     

    Matteo Quadrone

  • Pratozanino, ex ospedale psichiatrico: l’Asl 3 dovrà pagare multa e affitto

    Pratozanino, ex ospedale psichiatrico: l’Asl 3 dovrà pagare multa e affitto

    «Siamo certi che la sanità pubblica ligure sia in buone mani?», si domanda il segretario genovese del sindacato autonomo Fials, Mario Iannuzzi, dopo aver letto la recente delibera – la n. 35 del 21 gennaio 2013con la quale l’Asl 3 ha approvato l’accordo integrativo con Fintecna Immobiliare s.r.l., modificativo del contratto di comodato, sottoscritto il 18 settembre 2008 tra Valcomp Due s.r.l. e Asl 3, in merito agli immobili siti nell’ex ospedale psichiatrico di Pratozanino a Cogoleto.

    In sostanza, il documento sancisce che l’azienda sanitaria genovese dovrà corrispondere a Fintecna Immobiliare s.r.l. la somma di 220 mila euro a titolo di ristoro per il ritardato rilascio degli immobili di proprietà della stessa società di emanazione statale.

    Stiamo parlando di spazi ancor oggi utilizzati per attività sanitarie: i padiglioni 13, 34, 16, 10, l’area antistante a quest’ultimo occupata da unità abitative prefabbricate e la vasca a monte del compendio per l’approvvigionamento idrico-antincendio dei padiglioni 7 e 9.

    Inoltre, l’accordo integrativo prevede il pagamento di complessivi 18 mila euro al mese di affitto a carico dell’Asl 3, per i beni immobiliari sopracitati.

    «Mentre si attende l’esito della “trattativa” che definisca l’onere per l’affitto che lazienda sanitaria locale genovese dovrà pagare a Quarto sulle sue ex proprietà e mentre è ancora vivo il ricordo per la mega multa da 1.500.000 euro pagati dalla precedente amministrazione aziendale per i ritardi nella consegna degli immobili ceduti, confermiamo il dubbio: è tutto così “normale”?», aggiunge il segretario Fials, Mario Iannuzzi.

    Ma a destare sconcerto è l’intera gestione del patrimonio immobiliare. Con la delibera n. 36 del 21 gennaio 2013 «L’Asl 3 ci manda a dire che è andata dal notaio in compagnia della Regione Liguria, di ARTE, della Fintecna-Valcomp e di altri soggetti per sistemare faccende del 2007/08 relative alla “cartolarizzazione” ed ai “proventi derivati dalla dismissione del patrimonio immobiliare …” – spiega Iannuzzi – Si sono, infatti , rese necessarie alcune “integrazioni e precisazioni”».

    In pratica , nell’ambito dell’operazione di dismissione del patrimonio immobiliare messa in atto da Regione Liguria e azienda sanitaria genovese tra 2007 e 2008, risultano trasferiti alcuni beni erroneamente indicati come di proprietà dell’Asl 3, ed in particolare: nel Comune di Cogoleto: il Padiglione 18 di Pratozanino, iscritto al Catasto Fabbricati del Comune di Cogoleto al foglio 14, mappale 173, sub.3); i reliquati di terreno iscritti al Catasto Terreni del Comune di Cogoleto al foglio 17; nel Comune di Genova: il piccolo appartamento uso portineria sito in Genova, Via Don Vincenzo Minetti civico numero 8 (otto), iscritto al Catasto Fabbricati del Comune di Genova.

    «In forza dei successivi atti di trasferimento sopra citati, i sopraelencati immobili sono stati trasferiti a cascata prima ad “A.R.T.E.”, poi ad “S.C. Liguria in liquidazione” ed, infine, a “Valcomp Due S.r.l.”, ora “Fintecna Immobiliare S.r.l.” – spiega il documento – Asl 3 non risultava essere legittimata al trasferimento dei suddetti beni immobili, in quanto non ne era proprietaria».Di conseguenza «Il Primo Atto di Provenienza e, a cascata, tutti quanti i successivi atti di trasferimento, limitatamente ai beni immobili sopra elencati, non hanno prodotto effetti reali», sottolinea la delibera.

    La Direzione Generale dell’Asl 3 conclude «…di prendere atto (…) di riservarsi di autorizzare con separato provvedimento le eventuali spese di redazione e registrazione dell’atto di cui trattasi, non quantificabili a priori».

    «Attendiamo fiduciosi di conoscere la conclusione e le spese di questa sconcertante vicenda – spiega il segretario Fials, Mario Ianuzzi – Correttamente sottolineiamo come la questione non si possa ascrivere all’attuale Direzione Generale della ASL 3. Di certo però qualche responsabilità ricade sull’Istituzione regionale, sulla sua Giunta e sul suo Assessorato. La Dirigenza della ASL 3 che in allora portò avanti questa operazione ci risulta comunque puntualmente riciclata in posti di grande responsabilità in altre Aziende del sistema sanitario cittadino e Ligure».

    «Questo “incidente immobiliare” sarà senz’altro tutto frutto del caso e della fatalità – conclude Iannuzzi – Ma come dare torto a chi afferma che la gestione della sanità pubblica a Genova e in Liguria non sembra esattamente in buone mani?».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Sale gioco: materiale informativo per i gestori sul sito Asl 3

    Sale gioco: materiale informativo per i gestori sul sito Asl 3

    L’Azienda Sanitaria Locale genovese ASL3 – da tempo impegnata sul fronte della prevenzione al Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) – ricorda a tutti i soggetti interessati che, a partire dal 1 gennaio 2013, i gestori di sale da gioco e di esercizi in cui vi sia offerta di giochi pubblici, ovvero di scommesse su eventi sportivi, anche ippici e non sportivi, secondo il Decreto Legge 13 settembre 2012 n. 158, noto come “Decreto Balduzzi“, convertito nella Legge 8 novembre 2012 n. 189 «Sono tenuti a esporre, all’ingresso e all’interno dei locali, il materiale informativo predisposto dalle aziende sanitarie locali, diretto a evidenziare i rischi correlati al gioco e a segnalare la presenza sul territorio dei servizi di assistenza pubblici e del privato sociale dedicati alla cura e al reinserimento sociale delle persone con patologie correlate al Gioco d’Azzardo Patologico».

    L’ASL3 genovese spiega in un comunicato «Il materiale informativo cui si fa riferimento nella norma, per quanto concerne i locali presenti nel Comune di Genova e negli altri 39 Comuni afferenti ad ASL3, è già disponibile dal 24/12/2012 sul sito web di ASL3 Genovese, all’indirizzo www.asl3.liguria.it/news/f_giocoazzardo.htm».

    Nella pagina, linkata dall’homepage del sito, sono scaricabili: locandina in formato A3, depliant sintetico in formato A4 da stampare fronte e retro, libretto informativo in formato A5, note informative in italiano ed inglese a cura del Dipartimento Politiche Antidroga.

    L’azienda Sanitaria Locale genovese, attraverso le Strutture Complesse Ser.T. Ponente e Ser.T. Centro Levante, nel corso del 2012 aveva promosso, insieme alla Curia Genovese e alla rete del privato sociale, la realizzazione di una campagna informativa sul tema, nell’ambito della quale è stato prodotto l’opuscolo informativo “L’Azzardo? Non è un gioco. Conoscere, capire, scegliere… fare, presentato presso il Seminario Arcivescovile di Genova nello scorso mese di novembre.

    Il libretto (scaricabile anch’esso dal sito web di ASL3) – frutto della collaborazione fra ASL3 Genovese, Fondazione Antiusura Santa Maria del Soccorso ONLUS, Fondazione Auxilium, Arcidiocesi di Genova, Avvocati in rete per il sociale e CEIS Genova – mira a mettere in guardia e reagire contro il dilagare del gioco d’azzardo, causa rilevante del debito etico-educativo e spirituale che grava sul nostro Paese.

    «Tutto il materiale presente sul sito web di ASL3 è a disposizione di quanti (Enti, istituzioni scolastiche, associazioni, ecc.) vogliano avviare riflessioni costruttive e iniziative di sensibilizzazione sul tema», conclude il comunicato dell’Asl3.

  • Sanità, Regione Liguria: blocco assunzioni per tutto il 2013

    Sanità, Regione Liguria: blocco assunzioni per tutto il 2013

    SanitàStop al turnover in corsia, in sostanza un blocco totale delle assunzioni nel comparto sanitario per tutto il 2013, sancito dalla Regione Liguria attraverso «Un atto irresponsabile che decreta un “taglio lineare” destinato a produrre un aumento esponenziale delle problematiche assistenziali in tutti i servizi», denuncia il sindacato autonomo Fials.

    La Giunta regionale con il DGR n. 1553 del 14.12.2012 “Oggetto: blocco delle assunzioni 2013” «Delibera di confermare, con effetto dalla data del presente provvedimento, il blocco totale delle assunzioni del personale di tutti i ruoli per l’anno 2013, in tutte le forme previste dall’ordinamento, sia a tempo indeterminato che a tempo determinato; di ricomprendere in tale blocco anche il personale con contratto di fornitura di lavoro temporaneo, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, i contratti libero professionali ed ogni incarico professionale comunque denominato».

    «L’azzeramento delle già scarne assunzioni che la Legge consente (40% dei cessati), non trova giustificazione con i tagli al Fondo sanitario nazionale», spiega il segretario della Fials, Mario Iannuzzi. La legge nazionale, infatti, prevede solo una riduzione degli organici «Con 4 nuove assunzioni ogni 10 pensionamenti – precisa Iannuzzi – In Liguria, però, si è deciso di andare oltre rinnovando la volontà di non assumere neppure una persona in tutto il 2013».

    Tale scelta «Rappresenta, insieme alla svendita del patrimonio, alle chiusure e alle esternalizzazioni la conferma di un “progetto” che vuole “grattare il barile del risparmio forzato” – sottolinea Iannuzzi – con il risultato di colpire al cuore il servizio pubblico, invece di cercare soluzioni che salvaguardino il “diritto alla salute”».

    «Chiediamo alla Giunta di ritirare il provvedimento – conclude il segretario della Fials – e rinnoviamo l’appello a tutte le organizzazioni sindacali per una mobilitazione che contrasti questo scempio».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Quarto, ex manicomio: da gennaio 2013 l’Asl 3 paga l’affitto ad Arte

    Quarto, ex manicomio: da gennaio 2013 l’Asl 3 paga l’affitto ad Arte

    Manicomio di QuartoL’epilogo della scellerata svendita dell’ex Ospedale Psichiatrico di Quarto non poteva essere diverso. Dopo anni segnati da scelte contraddittorie lo sperpero di denaro pubblico è sotto gli occhi di tutti: dal 1 gennaio 2013 l’Azienda ASL 3 Genovese (ex pubblica proprietaria) pagherà un affitto per poter continuare a mantenere i servizi sanitari e sociali nell’area di Quarto che «Tuttora impiega 400 lavoratori, coinvolge migliaia di utenti e “occupa” tantissime strutture pubbliche concretamente costituite da case e palazzi – afferma il segretario della sezione genovese del sindacato autonomo Fials, Mario Iannuzzi – Siamo tutti in attesa della delibera (stranamente mancante…), che ci illumini sul costo dell’affitto…».

    La vicenda merita un breve riassunto delle puntate precedenti «Dopo la vendita di un pezzo dell’ex PSS realizzata dalla precedente maggioranza di destra, l’attuale Giunta regionale di “sinistra” eredita comunque “mezza Quarto” – spiega un comunicato della Fials – Disdetta la nota operazione ITT e per sanare i bilanci e affrontare i tagli nazionali al welfare e alla sanità decide di “vendere tutto”. La partita di giro consegna la proprietà ad ARTE – ex IACP Ente strumentale della Regione – che copre con 70/80 milioni l’intera operazione contabile mettendo all’incanto una parte consistente del Patrimonio sanitario pubblico (Quarto e altre aree). L’incasso aggira i Bilanci dell’ASL 3 genovese e realizza una “partita di giro” che finisce a vantaggio esclusivo della Regione».

    «Le scadenze elettorali cittadine (Comune di Genova) impegnano fans e comitati della Lista Doria che impugnano (in ritardo ma meglio tardi che mai ) la vendita di Quarto e con l’appoggio del neo Sindaco riaprono una sorta di confronto con la Regione – continua il sindacato autonomo – La questione si intreccia con il “piano dei tagli”, la vicenda Galliera, le proteste a Sestri, Sampierdarena e Pontedecimo, il”boccone” IST–S.Martino».

    «I “mal di pancia” (ancora acuti …) nella maggioranza regionale partoriscono l’attuale impasse che prima blocca e poi riduce a carta straccia il mega piano dei trasferimenti (comprensivo della cinica deportazione dell’utenza più fragile), da Quarto vero altri lidi», sottolinea la Fials, che lancia una stoccata a Palazzo Tursi «La “sensibilità” dell’Amministrazione Comunale e del suo Sindaco si ferma sulla soglia di Quarto. Il primo cittadino è anche il “primo smemorato”: non dimentica solo le dichiarazioni elettorali su AMT ma si scorda di avere firmato carte e documenti per difendere la sanità pubblica e gli ospedali di Sestri e Pontedecimo. Vigilare su Quarto è perciò d’obbligo. Anche i più ingenui non faticano ad immaginare all’opera forze concrete interessate all’area».

    Nel mezzo resta la Direzione Generale della ASL 3 che «Pur fornita con “editto di Giunta” dei “pieni poteri” è costretta ai “conti politici” anche quando non coincidono con i “conti economici”spiega la Fials Atti alla mano la Direzione aziendale scrive e dichiara che per “spostare tutta Quarto” occorre spendere, in strutture alternative e appalti, almeno 8 milioni di euro. Ma nessuno in Regione e in Comune batte ciglio e i primi lavori partono (bando di deportazione per disabili, lavori allo Scassi e in Valbisagno, sfratto al centro sociale ecc.). Come si sa una piccola fetta dell’intero complesso – quella intorno alle RSA – non è mai stata ceduta perché, si dice, sia condizionata da mutui e/o contenziosi».

    Infine nell’ottobre 2012 «Arriva una delibera Regionale (concertata con il Comune di Genova?) che elenca puntigliosamente tutti i servizi che devono restare nell’area di Quarto – continua il comunicato – La Direzione Aziendale se ne fa una ragione e a stretto giro di posta delibera la revoca delle sue precedenti delibere (dismissione dell’area di Quarto), dichiarando che per allocare a Quarto tutti i servizi elencati dalla Regione occorrono circa 9500 metri quadrati ma l’area “disponibile per l’azienda” è di soli 4200 metri quadrati costituiti dai pochi padiglioni non ceduti».

    Da allora inizio dicembre 2012 – tutto tace. «Risultato: dal 1 gennaio 2013 la ASL 3 pagherà un affitto ad ARTE per restare nell’area di Quartoconclude il segretario Fials, Mario Iannuzzi – Questo affitto peserà sui già disastrati Bilanci aziendali sottraendo risorse preziose all’assistenza diretta. È tanto lecita quanto obbligatoria una domanda: chi pagherà per questo scempio di risorse pubbliche?».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Servizi socio sanitari: accordo Regione-sindacati contestato dalla Fials

    Servizi socio sanitari: accordo Regione-sindacati contestato dalla Fials

    Sanitari«La tutela sindacale delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentiamo esige serietà, fermezza e coerenza; il comportamento della Regione, al contrario, è inaccettabilmente indecente», così denunciano le segreterie delle organizzazioni sindacali FIALS, NURSING UP e FSI convocate il giorno 21 dicembre (venerdì scorso, ndr) dall’Assessorato Regionale alla Salute e ai Servizi Sociali, al fine di sottoscrivere un accordo definito: “Sviluppo dei servizi territoriali, azioni per non autosufficienza e riconoscimento del ruolo del personale del comparto sanità”.

    «Il documento che ci è stato presentato risulta già sottoscritto, in data mercoledì 19 dicembre, dall’Assessore stesso e dalle sigle di CGIL CISL UIL ed è stato già ampiamente diffuso a mezzo stampa dai media», sottolineano FIALS, NURSING UP e FSI.

    I sindacati si riferiscono all‘accordo che prevede: la riconversione dei piccoli ospedali, organizzati in punti assistenziali H 24 gestiti con il coinvolgimento dei medici di base; l’avvio della presa in carico dei malati cronici da parte dei distretti sanitari ai quali viene affidato un budget economico proprio di cui i direttori di distretto dovranno far puntuale rendiconto; continuità e riconversione del fondo della non autosufficienza per la disabilità; chiusura delle partite economiche pendenti per i lavoratori della sanità e attivazioni di nuovi strumenti incentivanti per favorire le riconversioni.

    «Che l’Assessorato e alcune sigle sindacali procedano da tempo con la prassi degli “tavoli di trattativa separati” e degli “incontri informali” (clandestini?), è noto a tutticontinua la nota dei sindacati – Dovrebbe essere altrettanto noto, a chi ha un minimo di “sale in zucca”, che non si può e non si deve neppure provare a chiederci la nostra firma pretendendo un consenso “per adesione” su documenti altrui».

    «Ogni lavoratore della sanità e ogni utente del servizio può constatare con la propria quotidiana esperienza che cosa ha prodotto questa “pratica di trattative separate e clandestine” tra Assessore e CGIL CISL UIL: chiusure, tagli ai servizi, tikets, tasse, riduzione degli organici, aumento dei carichi di lavoro, disoccupazione per i giovani neo laureati, appalto sistematico delle strutture per anziani e disabili (a proposito di territorio e distretti …), svendita del patrimonio immobiliare pubblico, blocco e riduzione delle retribuzioni per i lavoratori», ribadiscono FIALS, NURSING UP e FSI.

    Nel merito di questo “accordo” «Ogni organizzazione sindacale esprimerà quanto prima le sue valutazioni di parte, fermo restando che le scriventi OOSS concordano nel giudizio fortemente negativo sia della politica regionale di questi anni che dei pretenziosi contenuti del citato “accordo” che per altro non affronta (tantomeno risolve ..o cerca di farlo …), nessuno dei nodi del sistema e dei problemi dei lavoratorispiega la nota delle organizzazioni sindacali FIALS, NURSING UP e FSI – Un elenco (per altro incompleto), di pendenze contrattuali (compresi i noti accordi su incentivi, indennità infermieristica e mensa, accordi bellamente ignorati o stracciati dall’Assessorato), sarebbe nel programma di specifici incontri previsti a Gennaio. Noi saremo al tavolo di trattativa non certo per gentile concessione del signor Assessore ma in forza della nostra reale rappresentatività dei lavoratori come largamente certificata, a Genova, in Liguria e a livello nazionale dal voto dei lavoratori».

    Quanto al comportamento dell’Assessorato e della Regione «Le nostre Segreterie rispondono che ognuno è libero di comportarsi come meglio crede. Prendiamo atto che la linea di Confindustria piace molto all’Assessore e alla Regione Liguria. Risponderemo sui posti di lavoro, tra i lavoratori e giocoforza anche nelle sedi preposte a garantire il rispetto delle norme».

     

    La Fials, inoltre, si rivolge all’azienda sanitaria locale genovese (ASL 3) per segnalare una palese violazione degli accordi aziendali in materia di aggiornamento.  «Risulta alla nostra organizzazione sindacale che nella giornata del 30 novembre 2012, in coincidenza con lo sciopero generale proclamato da una sigla sindacale, questa Azienda non ha provveduto a sospendere i corsi di aggiornamento programmati scrive la Fials – Al riguardo denunciamo che sicuramente il corso TAO si è svolto normalmente nonostante dovesse essere sospeso per la concomitanza con lo sciopero».

    «Nessuna comunicazione in merito è stata mai recapitata a questa organizzazione sindacale – continua la nota della Fials – Fa specie un tale atteggiamento anche in considerazione della condizione in cui si costringono i lavoratori che in caso di “assenza al corso” si vedono negare i “crediti ECM” cui la legge li obbliga e perfino l’eventuale cancellazione dalla partecipazione ai corsi per “assenze superiori al 10%” della durata complessiva del corso».

    «La norma che dispone la sospensione dei corsi in caso di sciopero, oltre che essere eticamente corretta, risulta liberamente sottoscritta dalla Vostra Azienda come testualmente riportato:Art. 4 – Modalità di effettuazione degli scioperi (…) Nella giornata di sciopero (…), Sono altresì sospese le attività di aggiornamento obbligatorio“, testo Contratto Integrativo Aziendale SUI SERVIZI ESSENZIALI E SULLE PROCEDURE DI RAFFREDDAMENTO E CONCILIAZIONE IN CASO DI SCIOPERO DEL PERSONALE DEL COMPARTO DELL’AZIENDA SANITARIA LOCALE N° 3 “GENOVESE” – Giugno 2002 tutt’ora vigente», sottolinea la segreteria genovese della Fials.

    «Per quanto esposto e considerato che questa Direzione si dimostra particolarmente “attiva e puntuale” nel “contestare” presunte violazioni contrattuali ai lavoratori (vedi tra l’altro i casi recenti in corso d’opera), comprese presunte violazioni degli obblighi di partecipazione ai corsi di aggiornamento, si chiede all’Azienda di fornire ogni idonea spiegazione e di non trascurare l’obbligo di contestazione formale ai propri Dirigenti Responsabili della palese violazione di norme che risultano per altro semplici, di facile comprensione e note a tutti».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto di Daniele Orlandi]

  • Scuola in ospedale: l’istituto Gaslini premiato dal Ministero dell’Istruzione

    Scuola in ospedale: l’istituto Gaslini premiato dal Ministero dell’Istruzione

    Ospedale GasliniNella Sala Pallavicino del Comune di Zibello (Parma), si è tenuta la premiazione dei “Label 2012: l’Europa cambia la scuola”. Undici scuole in tutto il territorio nazionale sono state premiate con il prestigioso riconoscimento del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca, Direzione Generale per gli Affari Internazionali, per il loro contributo alla crescita della dimensione europea nella formazione dei giovani.

    Unica Scuola Ospedaliera premiata dal MIUR è stata la Sezione Ospedaliera Secondaria di I grado IC Sturla Gaslini di Genova, diretta dalla dott.ssa Alba Benvenuto, per il riconoscimento della qualità della progettualità europea nella scuola dal 1989 ad oggi. Grazie soprattutto ai progetti Comenius e E-twinning ed alla presenza degli Assistenti Comenius, la sezione ospedaliera Gaslini ha permesso agli alunni degenti l’apertura al mondo esterno e la crescita di una consapevolezza europea.

    Dal 1976 la Scuola Media Statale è presente nell’Istituto pediatrico Giannina Gaslini, per garantire ai ragazzi ricoverati il diritto allo studio, con 9 docenti di Scuola Secondaria di I grado. Dal 2002 la Sezione Ospedaliera viene denominata dal Ministero della Pubblica Istruzione “La scuola in ospedale come laboratorio di innovazione didattica” e dal 2003 viene attivato il servizio di Istruzione Domiciliare, con il Progetto HSH@Network (percorsi didattici collaborativi con la triangolazione Hospital-School-Home).

    «Attraverso il confronto con analoghe esperienze in Europa si è rinnovato l’approccio alle problematiche specifiche dell’educazione in ospedale, mostrando come le opportunità offerte dai partenariati europei possano contribuire a rafforzare la dimensione valoriale della formazione in contesti di disagio e sofferenza», recita la motivazione del prestigioso premio assegnato alla Scuola in Ospedale del Gaslini.

    Il racconto premiato, della docente Irene Monaco, descrive un percorso quasi trentennale di internazionalizzazione della Scuola in Ospedale e di crescita e ricaduta sul territorio nazionale. Il premio è destinato ad implementare la mobilità internazionale dei docenti e i progetti europei della Sezione Ospedaliera, che è stata recentemente presente al meeting internazionale “Teachers in Hospital” di Goteborg (2012).

     

  • Pegli, ex ospedale Martinez: in arrivo nuove residenze

    Pegli, ex ospedale Martinez: in arrivo nuove residenze

    L’ex ospedale Martinez di Pegli, chiuso ormai da lungo tempo, cambia volto per lasciare posto a nuove residenze. Ieri il Consiglio comunale ha approvato – con 20 voti favorevoli del centro-sinistra, l’astensione di Pdl e Lista Musso, 5 voti contrari (Movimento 5 Stelle e Udc) – la delibera di Giunta che sancisce il cambio di destinazione urbanistica del complesso immobiliare di Pegli: da servizi a funzioni residenziali.

    «Il cambio di destinazione d’uso a residenziale è comunque subordinato al fatto che a Pegli venga realizzata la piastra ambulatoriale che la Regione Liguria si è impegnata a fare», sottolinea il vicesindaco e assessore all’urbanistica, Stefano Bernini.

    «Una delibera che impegna il Comune a fare tutto quello che chiede la Regione, mentre la Regione non si è impegnata a fare ciò che l’amministrazione comunale vorrebbe, ovvero la piastra ambulatoriale», sintetizza così il senso del documento approvato ieri a Palazzo Tursi, il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Paolo Putti. «Nella delibera, infatti, c’è una semplice dichiarazione d’intenti – aggiunge Putti – ma nessun atto formale che richieda espressamente la realizzazione della piastra sanitaria».

    La questione è stata per mesi al centro di un’accesa discussione tra gli abitanti della delegazione ponentina e la Regione Liguria che aveva accantonato la realizzazione degli spazi ambulatoriali previsti al posto dell’ex Martinez. Il Consiglio comunale, nel luglio scorso, con una mozione presentata dai consiglieri Paolo Gozzi (Pd) e Antonio Bruno (Fds) e approvata all’unanimità, aveva rivendicato la necessità della piastra ambulatoriale quale compensazione per la chiusura di reparti ospedalieri e la riduzione dei posti letto per pazienti acuti. In seguito, la Regione Liguria ha cambiato idea e ha deciso di reinserirla nella programmazione dei servizi socio-sanitari sul territorio.

    Adesso arriva il via libera alla valorizzazione del complesso ex Martinez (già nella disponibilità di Arte, l’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia) ai fini della messa in vendita, ma resta la preoccupazione perchè i colpi di scena, come dimostrano le giravolte della regione, sono sempre in agguato e occorrerà vigilarè attentamente affinché i nuovi ambulatori diventino davvero realtà.

     

    Matteo Quadrone
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Comitato ospedale Sestri Ponente: lettera al segretario Pd Bersani

    Comitato ospedale Sestri Ponente: lettera al segretario Pd Bersani

    SanitariIl Comitato per la salvezza dell’ospedale di Sestri Ponente scrive una lettera aperta al segretario nazionale del Partito Democratico, nonché candidato premier del centro-sinistra, Pierluigi Bersani, per contestare la politica sanitaria della Regione Liguria, raccontando la travagliata storia della sanità in Val Polcevera e nel Ponente genovese a partire dall’avvento, nel 2005, della Giunta regionale di Burlando, affiancato dall’altro Claudio, Montaldo, come assessore alla Sanità.

    Nello stesso anno arriva lo stop al famoso “ospedale di Vallata” «La Regione interruppe l’appalto indetto dal centrodestra, per la costruzione di un nuovo ospedale in Valpolcevera, vinto dalla Pirelli Re – spiega il comitato – si saranno pagate delle penali, ma una delle motivazioni per non costruire, era che, trattandosi di un project financing, il privato avrebbe gestito per anni le pulizie, i pasti, la lavanderia e cose simili, quindi Montaldo, che affermava di essere per la sanità pubblica, non aveva condiviso: bene! La seconda motivazione era meno credibile: non condivideva il sito prescelto, l’ex area industriale Mira Lanza a Teglia». Peccato però, sottolinea il comitato che «La scelta era stata fatta dal Comune di Genova, quando Claudio Montaldo era vicesindaco».

    Nell’estate del 2006 «Dopo aver chiuso la Chirurgia dell’Ospedale di Sestri, trasformata in day surgery, l’assessore Montaldo annunciava che avrebbe costruito il Nuovo Ospedale del Ponente ma che nel frattempo avrebbe riorganizzato gli ospedali di Sestri e Rivarolo – continua la missiva – tradotto dal politichese all’italiano, intendeva chiudere i due ospedali. Fu logico controbattere che prima si costruiva il nuovo ospedale e poi si sarebbero chiusi gli altri. I Sestresi insorsero, raccolsero le firme (su 54.000 abitanti furono raccolte 16.000 firme), si tennero assemblee infuocate e manifestazioni con cortei a cui parteciparono anche le ambulanze delle Pubbliche assistenze».

    «Nel 2007 Claudio Burlando dichiarò: “State tranquilli, non taglieremo altri servizi fin quando non sarà costruito il Nuovo Ospedale del Ponente” ricordano i firmatari della lettera  – Nel frattempo l’Ospedale Celesia di Rivarolo veniva chiuso (avevano creduto a Montaldo) e ora la Regione vuol vendere quell’immobile, l’Ospedale di Sestri invece, era salvo, ci eravamo fidati di Burlando!».

    Senza dimenticare il balletto sul sito ideale per costruire il Nuovo Ospedale del Ponente «Il Comune, a guida Pd, individuava diversi siti ma la Regione, sempre a guida Pd, voleva si decidesse per il sito di Villa Bombrini a Cornigliano – racconta il comitato – Dopo tre anni di balletti, Comune e Regione, concordarono per Villa Bombrini».

    Nel frattempo «I finanziamenti recuperati dalla soppressione dell’appalto per il nuovo ospedale in Valpolcevera e che Montaldo aveva assicurato servissero per il Nuovo Ospedale del Ponente, venivano gentilmente donati all’ospedale privato Galliera, con i “ringraziamenti del cardinal Bagnasco” – spiega l’ex parlamentare (Ds) Aleandro Longhi, membro del comitato di cittadini  – Il Galliera ha già speso tre milioni dei cinquantatre ricevuti, per realizzare il progetto di un mega ospedale con relativa speculazione edilizia su parte del vecchio ospedale. Quel progetto probabilmente non si realizzerà mai, poiché il Galliera era intenzionato a contrarre un mutuo con interessi a carico della Regione, non consenziente, ma altresì perché un ricorso al Tar, ha bocciato il progetto.Chi pagherà per quei tre milioni di euro pubblici sprecati?».

    Sono passati 6 anni e mezzo dall’annuncio della Regione di costruire il nuovo ospedale del Ponente «I finanziamenti previsti sono spariti continua Longhi – la Regione sembra che voglia sostenere che il sito da lei scelto non sarebbe bonificabile in quanto in passato era un’area utilizzata dalle acciaierie. Bella scoperta: che ci abbiano mentito? Ma gli amministratori pubblici possono permettersi di mentire? Circa un anno fa, prima di Natale, nonostante Burlando avesse assicurato che non avrebbe tagliato i servizi nei nostri ospedali, sono ricominciati i tagli e gli annunci di nuovi tagli. È stato chiuso il Centro Ictus di Sestri, poi la Chirurgia e la Cardiologia di Pontedecimo, il Pronto soccorso di Sestri, dove si vuol anche chiudere la Neurologia e la Psichiatria per acuti. I due ospedali stanno chiudendo e l’unico ospedale pubblico del Ponente, il Villa Scassi di Sampierdarena, sta esplodendo».

    «Devi sapere, caro Bersani, che Ponente e Val Polcevera contano una popolazione di oltre 300 mila persone, circa la metà dell’intera popolazione di Genova: sono le zone operaie, le zone rosse, quelle che hanno permesso la vittoria di Burlando nel 2005 e nel 2010 sottolinea LonghiPossibile che i due terzi dei servizi sanitari per acuti siano sempre più concentrati nel centro Levante, nelle zone “bene” di Genova e che, non solo si finanzi la sanità privata per subalternità alla Curia, ma si tagli dove già vi è scarsa sanità e molti sono i fattori di rischio, quali il porto, le acciaierie, il cantiere, le grandi fabbriche, i depositi petroliferi, la discarica e via elencando».

    L’ex Senatore Longhi ricorda le diverse manifestazioni dei cittadini contro la politica sanitaria della regione e gli incontri con l’assessore Montaldo che «Ha continuato a raccontarci le sue favole. È riuscito persino a dire che è sua intenzione realizzare l’ospedale del Ponente. Il nuovo nosocomio sarebbe stato finanziato con i fondi Fas, quegli stessi fondi che qualche giorno dopo ha dichiarato che sarebbero serviti per finanziare le piastre ambulatoriali di Pegli e Voltri, ma poco dopo sono spuntati anche i fondi europei. Infine Burlando ha dichiarato che dovevano intervenire i privati».

    «Alcuni componenti dei nostri Comitati per la Salvezza degli ospedali del Ponente, elettori del Pd, hanno cominciato a raccogliere firme di altri elettori del Pd, che non voteranno più per il tuo partito se la Regione non tornerà indietro e non manterrà gli impegni pubblicamente presi – conclude Aleandro LonghiIn Regione il Pd è rimasto il solo a sostenere i tagli. Non portano in consiglio i provvedimenti presi dal direttore della Asl 3 Genovese poiché, giustamente, i gruppi consiliari di Sinistra Ecologia Libertà e Federazione della Sinistra, che sono in maggioranza, voterebbero contro e noi per questo li ringraziamo. Noi continueremo la nostra protesta con manifestazioni e raccolta di firme tra gli elettori del Pd. Ti chiediamo di impegnarti perché la politica si faccia seriamente, non si menta ai cittadini e non si colpisca sempre la parte più debole della popolazione». 

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi