Tag: sanità

  • Val Trebbia: chiusura guardia medica, mobilitazione dei cittadini

    Val Trebbia: chiusura guardia medica, mobilitazione dei cittadini

    Sanità, l'ambulanzaTutta la Val Trebbia è in mobilitazione contro l’annunciata chiusura – a partire dal 1 novembre – dei poli di Guardia Medica di Rovegno e Bargagli, decisa dall’Asl 3 con la delibera n. 837 del 14 settembre scorso che prevede l’accorpamento delle due sedi sopracitate con quella di Torriglia. Un disegno che fa storcere il naso a cittadini e istituzioni locali perché l’assistenza territoriale rischia di subire un colpo terribile. La Guardia Medica di Torriglia, infatti, si troverà a dovere servire un’area di 231 km quadrati, con diverse località situate in zone impervie, molte delle quali raggiungibili dopo oltre un’ora di strada.

    Il Comune di Rovegno ha scritto una lettera all’azienda sanitaria locale per chiedere informazioni ufficiali visto che la scoperta della chiusura è avvenuta leggendo i giornali e non tramite la consueta comunicazione degli uffici competenti. Altri Comuni hanno fatto lo stesso.
    Anche il popolo di Facebook si è attivato con una raccolta firme contro la soppressione della Guardia Medica di Rovegno. Per sottoscrivere la petizione collegarsi al link : http://firmiamo.it/no-alla-chiusura-del-servizio-guardia-medica-di-rovegno-ge

    Domani a Bargagli si svolgerà un incontro pubblico, organizzato dalla Croce Rossa locale, per fare il punto della situazione. Per l’occasione sono stati invitati il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, l’assessore regionale alla Sanità, Claudio Montaldo ed il direttore dell’Asl 3, Corrado Bedogni.

    «Dal 1 novembre assisteremo ad un progressivo aumento degli interventi in emergenza coordinati dal 118 con l’impiego di ambulanze ed auto mediche per ospedalizzare pazienti che, magari, avrebbero potuto essere trattati direttamente a domicilio – spiega una nota della Croce Rossa di Bargagli – Ciò si tradurrà in un sensibile aumento dei costi a carico del servizio sanitario ed un appesantimento delle conseguenze legate alle attività diagnostico/strumentali dei Pronto Soccorso che dovranno gestire un numero sempre maggiore di accessi, molti dei quali perfettamente inutili. Ma oltre al danno c’è anche la beffa: coloro che dopo alcune ore saranno dimessi, come potranno tornare a casa, soprattutto nelle ore notturne? Semplicemente chiamando un’ambulanza e pagando per intero il trasporto, in quanto non di competenza dell’ospedale».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Nuovo Galliera, cittadini di Carignano: appello a Comune e Regione

    Nuovo Galliera, cittadini di Carignano: appello a Comune e Regione

    SanitariIl Comitato dei Cittadini per Carignano – da tempo in lotta per difendere il quartiere contro la cementificazione – lancia l’ennesimo appello alle istituzioni locali affinchè queste ultime assumano una posizione netta, dichiarando definitivamente superato il progetto del nuovo ospedale Galliera.

    La dirigenza dell’ospedale di Carignano ha presentato ricorso al Consiglio di Stato per chiedere la sospensione della sentenza del Tar che, nell’aprile scorso, aveva annullato la delibera di approvazione della variante urbanistica per la costruzione del nuovo Galliera, con la prevista trasformazione di alcuni padiglioni (non quelli storici) in spazi residenziali e commerciali. Un’operazione che avrebbe consentito di renderli maggiormente appetibili sul mercato immobiliare ma contestata dai residenti che prefigurano il rischio di una possibile speculazione edilizia.

    «La costruzione di un nuovo faraonico ospedale accanto a quello esistente e perfettamente funzionante è anacronistica – scrivono i cittadini in una nota – Si concentrino le poche risorse pubbliche disponibili per per la cura dei malati e si costruiscano nuovi ospedali dove davvero c’è necessità di presidi sanitari ad esempio nel Ponente genovese».

    D’altra parte i costi evidenziati dal Pef (Piano Economico-finanziario) del progetto sono esorbitanti: parliamo di circa 180 milioni di euro coperti da un sostanzioso finanziamento regionale (51 milioni); dalla vendita degli attuali padiglioni (48 milioni); dalla vendita di beni e terreni a Voltaggio e Coronata (4 milioni e 400mila) ed infine con 75 milioni di mutuo bancario.

    «Ci aspettiamo che la Regione ed il Comune prendano una decisa posizione dichiarando definitivamente superato il progetto del nuovo Galliera in quanto non più rispondente alla necessità di salute del territorio e non più compatibile in un quadro di risorse sempre più scarse», conclude il Comitato.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Ospedali Ponente Val Polcevera: incontro comitati-assessore Montaldo

    Ospedali Ponente Val Polcevera: incontro comitati-assessore Montaldo

    Un comunicato dai toni durissimi – diffuso dai Comitati per la salvezza degli ospedali di Sestri Ponente e Pontedecimo dopo l’incontro con l’assessore alla Sanità, Claudio Montaldo, svoltosi nella serata di giovedì scorso e durato oltre 3 ore – conferma la totale chiusura, da parte della Regione Liguria, a qualsiasi confronto con cittadini, istituzioni locali (Municipi Medio Ponente e Valpolcevera) e sindacati.
    All’appuntamento era presente anche il Comitato contro l’operazione immobiliare del Galliera, mentre l’assessore Montaldo era accompagnato dal dottor Bonanni, direttore dell’assessorato alla Sanità, dal dottor Murgia, Segretario Generale della Regione Liguria e dalla dott.ssa Rebagliati, coordinatrice dei servizi ospedalieri della Asl 3.
    «Durante la riunione, prima si è defilato il dottor Bonanni poi il dottor Murgia – sottolinea la nota – In sala è rimasta la dott.ssa Rebagliati che ha dato fino alla fine man forte all’assessore prima di congedarsi».
    Dall’altra parte, in rappresentanza dei Comitati, erano presenti una ventina di persone fatte accedere alla sala in numero chiuso, mentre altre decine di cittadini stazionavano fuori dalla Regione e hanno salutato con applausi ironici l’arrivo in sede del Presidente della Regione, Claudio Burlando.

    I Comitati hanno chiesto conto degli impegni presi dall’assessore Montaldo e dal governatore Burlando nel 2006-2007 «Impegni che prevedevano la costruzione del nuovo ospedale del Ponente, finanziandolo, per iniziare, mediante l’utilizzo delle risorse destinate all’ospedale di Vallata (dirottate invece sul Galliera) e che prevedevano inoltre di non tagliare alcun servizio ospedaliero del Ponente e della Valpolcevera fino a che non fosse stato realizzato il nuovo ospedale, ovviamente impegni non onorati».
    A questo punto l’assessore, secondo i cittadini, ha cominciato ad arrampicarsi sugli specchi, trincerandosi dietro a una ricostruzione dei fatti per nulla convincente «Nel 2006/2007 vi era un’altra situazione politica, non si potevano utilizzare i finanziamenti per l’ospedale del Ponente perché per fare il progetto si doveva disporre dell’intero finanziamento dell’opera, inoltre non era ancora stato individuato il sito dove costruire», così si sarebbe difeso Montaldo.

    «Chissà perché questo ragionamento non è valso per il privato Galliera che non ha ancora ottenuto i finanziamenti per l’intera opera – ribadisce la nota – nonostante ciò, come ha ricordato la rappresentante del Comitato, ha speso ben 3 milioni di euro di progettazione per un’opera che non verrà realizzata. Quei 3 milioni erano fondi pubblici? Nessuna risposta da Montaldo».
    Inoltre l’assessore si è dimostrato sordo anche ai richiami dei Presidenti dei Municipi del Medio Ponente e della Valpolcevera, dei Sindaci dell’alta Valpolcevera, dei sindacalisti della FIALS e della CGIL funzione pubblica che chiedevano di porre una moratoria e aprire il confronto.
    Montaldo è stato irremovibile e ha confermato – utilizzando altri termini – le chiusure della Chirurgia e della Cardiologia del Gallino di Pontedecimo e della Neurologia e Psichiatria, nonché del Pronto Soccorso, nelle ore notturne, del Padre Antero di Sestri Ponente.

    Inoltre l’assessore «Ha affermato di aver bisogno di medici e infermieri per il Villa Scassi e di non poterne assumere a causa delle decisioni governative, salvo essere subito smentito: ha infatti autorizzato la ASL 3 ad assumere ben 3 ingegneri con stipendi per ora sconosciuti».
    Una decisione che fa storcere il naso al sindacato autonomo Fials «La scelta di assumere 3 ingegneri mentre si nega ogni possibile assunzione di personale indispensabile all’assistenza diretta, ovvero infermieri, tecnici, operatori socio sanitari e persino qualche specialità medica carente, non la riteniamo opportuna – spiega il segretario Fials, Mario Iannuzzi – Così come confermiamo la nostra contrarietà all’espletamento del concorso per il direttore del presidio unico del ponente. Mentre imperversano i tagli che negano servizi essenziali a cittadini, disabili e anziani, mentre si paventano esuberi di lavoratori nella sanità pubblica, certe scelte dovrebbero essere congelate in attesa di tempi migliori».

    Ai cittadini che facevano notare anche la caotica situazione del pronto Soccorso del Villa Scassi, sempre alle prese con la carenza di spazi «L’assessore, con piglio decisionista, rispondeva che avrebbero utilizzato quelli del padiglione 9 BIS in via di ultimazione. Peccato che si presuma che i lavori terminino a febbraio o marzo del 2013 (forse) e che la chiusura del Pronto Soccorso di Sestri sia stata decretata per il 31 ottobre».

    Infine è stata confermata la chiusura totale ad ogni richiesta di sospensione dei provvedimenti e non è mancata un’ultima chicca «Secondo Montaldo l’Evangelico di Castelletto non è più un ospedale poiché vi si pratica soltanto la day-surgery, mentre per il Gallino e il Padre Antero, che saranno nelle stesse condizioni, non si potrà parlare di ospedali chiusi».
    «Purtroppo non sarà così! – conclude la nota dei comitati – La lotta continua con nuove iniziative di mobilitazione».
    A onor di cronaca la riunione è terminata con toni piuttosto accesi e quando l’assessore è uscito dalla Regione è stato accolto da una marea di fischi.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Quarto: ex manicomio in vendita, salvi solo tre padiglioni

    Quarto: ex manicomio in vendita, salvi solo tre padiglioni

    Alla fine, come volevasi dimostrare, la Regione Liguria non farà nessuna retromarcia: l’ex ospedale psichiatrico di Quarto, infatti, va venduto altrimenti il disavanzo economico della sanità non potrà essere coperto e per i contribuenti liguri scatterà l’aumento delle tasse.

    L’annucio, capace di gelare il Coordinamento per Quarto, è arrivato proprio ieri in occasione dell’ultima giornata del presidio-festa “Pianeta Quarto” in difesa dell’ex manicomio che ha visto la partecipazione di centinaia di persone.

    Al dibattito finale dedicato al tema del futuro di Quarto la Regione non si è neppure presentata ma ha fatto pervenire un comunicato nel quale spiega che verranno mantenuti ad uso sanitario solo i padiglioni 7, 8 e 10già esclusi dalla cartolarizzazione  – dove saranno ospitati i pazienti disabili, il Centro Alzheimer, i pazienti psichiatrici e la casa della salute del Levante con attività di prelievi, anagrafe sanitaria e ambulatori specialistici. Tutto il resto del complesso sarà venduto.

    Il comunicato parla di «Asssoluta impossibilità di modificare ulteriormente in riduzione la porzione alienabile restante del complesso di Quarto, in quanto il sistema non dispone di risorse immobiliari alternative». Secondo la regione l’unica soluzione sarebbe «Un aggravio dell’imposizione fiscale Irpef e Irap» che famiglie ed imprese non sono più in grado di sopportare.

    Il Coordinamento per Quarto risponde così «Si tratta di una fuga dalle proprie responsabilità giustificata con la scelta di sostenere la sola ragione economico-amministrativa. Intanto è grave che non venga salvaguardato anche il Centro dei disturbi alimentari che rappresenta il maggior problema psichiatrico per gli adolescenti. E poi la scelta di confinare in uno spazio limitato tutte le altre attività significa snaturare Quarto, privandolo oltre tutto di esperienze importanti anche dal punto di vista culturale».

  • Sanità, spending review: i tagli colpiscono anche la guardia medica

    Sanità, spending review: i tagli colpiscono anche la guardia medica

    Sanità, l'ambulanzaIl piano di tagli della Asl 3, in vigore entro il 31 ottobre, colpisce anche l’assistenza territoriale. In netta controtendenza rispetto alle linee indicate dal recente Decreto Salute del Ministro Balduzzi – il quale prevede la realizzazione di ambulatori aperti h 24 per garantire l’attività assistenziale – l’azienda sanitaria genovese con la delibera n. 837 del 14 settembre scorso ha deciso la chiusura e l’accorpamento di alcune sedi della guardia medica.
    «Considerando che alcuni poli hanno un costo visita decisamente elevato (Bargagli, Torriglia ed in particolare Rovegno), si prevede una riorganizzazione dell’intero sistema».
    «In particolare si disattivano i poli festivi di Serra Riccò, Sant’Olcese e Casella suddividendo il territorio di loro pertinenza tra i poli settimanali di Busalla, Pontedecimo e Rivarolo, si accorpano i poli di Bargagli, Torriglia e Rovegno sotto l’unico polo di Torriglia».
    Ad esser colpite dunque sono alta Val Bisagno, Val Trebbia, Val Polcevera e Valle Scrivia. Spariscono le sedi di Bargagli e Rovegno che vengono accorpate a quello di Torriglia. Nei fine settimana (da venerdì sera a lunedì mattina) e nei giorni festivi chiudono le sedi di Serra Riccò, Sant’Olcese, Casella e l’attività viene dirottata sui poli di Rivarolo e Pontedecimo.

    «Finché non ci saranno le condizioni per aprire i famosi studi associati dei medici di base, questi interventi rappresentano solo dei tagli di presidi sanitari sul territorio, non si possono chiamare riorganizzazione – spiega Gabriella Trotta, segretario regionale sanità Uil – Il problema è che in molti casi è fondamentale la velocità d’intervento e questa può essere garantita esclusivamente dalla guardia medica».

    Il decreto Balduzzi prevede l’aggregazione, ma senza obbligo, per i medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, della guardia medica, della medicina dei servizi e degli specialisti ambulatoriali, in nuove forme organizzative per garantire l’attività assistenziale per l’intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana.
    «Per far partire questi progetti sono necessarie delle convenzioni con i medici di base – ricorda Trotta – Oggi alcune regioni, tra cui la Liguria, non hanno un euro da investire. Inoltre bisogna rivedere la convenzione nazionale relativamente all’adesione dei medici alle aggregazioni monoprofessionali e multiprofessionali. Non si può lasciare il cerino acceso in mano alle regioni. Senza il supporto di un investimento queste strutture rischiano di rimanere un miraggio». Eppure alcuni esempi positivi esistono «In Toscana gli ambulatori h 24 sono già attivi e funzionano bene – sottolinea il segretario Uil – e non bisogna dimenticare che potrebbero essere un’opportunità lavorativa per i giovani medici».

    La delibera dell’Asl 3 prevede anche una drastica riduzione del numero di autisti della guardia medica «Nei poli di continuità assistenziale (guardia medica) risultano attualmente impiegati 29 autisti, 21 dei quali, fatta eccezione per le sedi di Voltri e Rivarolo in considerazione della particolarità del territorio di riferimento, verranno recuperati ad attività ordinarie nell’ambito dell’azienda».
    «Siamo preoccupati per la sicurezza dei medici – spiega Trotta – spesso e volentieri l’autista svolge una funzione di supporto, ad esempio nei casi di trattamento sanitario obbligatorio in attesa dell’arrivo dell’ambulanza».

    Le misure decise dall’azienda sanitaria locale suscitano le proteste dei comuni interessati, in particolare quelli della Val Trebbia. Oggi a Bargagli si riuniranno i soci della Croce Rossa locale e nelle prossime settimane sono previste delle mobilitazioni per informare i cittadini sulla situazione.
    «Appare illogico chiudere il polo di Bargagli che serve anche Davagna e Lumarzo (6500 abitanti che aumentano notevolmente nel periodo estivo) lasciando unicamente Torriglia (2500 abitanti) – spiegano i responsabili della Croce Rossa di Bargagli – un solo medico non potrà assicurare visite domiciliari in tutta la Val Trebbia se sarà costretto ad operare su un territorio così vasto, con la conseguenza di un crescente ricorso ai servizi di ambulanza che andranno ad impattare sule strutture ospedaliere. Questo, tradotto in termini di costi, porterebbe ad un sensibile aumento degli oneri a carico della Regione Liguria per il servizio 118 e quello ospedaliero. In un ottica di risparmio l’Asl 3 potrebbe utilizzare la propria sede di Torriglia per ospitare la guardia medica, risparmiando così i 15 mila euro annui che paga per affittare dei locali».

     

    Matteo Quadrone

    foto di daniele orlandi

  • Ex manicomio di Quarto: il Centro disturbi alimentari sarà trasferito

    Ex manicomio di Quarto: il Centro disturbi alimentari sarà trasferito

    Manicomio di QuartoTorna l’allarme sull’ex manicomio di Quarto e sul destino dei pazienti psichiatrici, disabili, malati ospitati dal Centro Alzheimer e dal Centro disturbi alimentari. Nonostante la retromarcia della Regione per bocca dell’assessore alla Salute, Claudio Montaldo, ancora non esiste nessun atto formale che cancelli definitivamente gli immobili dell’ex ospedale psichiatrico dalla delibera con l’elenco dei beni trasferiti ad Arte (Azienda regionale territoriale per l’edilizia) per essere messi in vendita al miglior offerente.

    «Ad oggi non abbiamo ancora visto segnali concreti di cambiamento rispetto alla decisione di smantellare questo polo, anzi vediamo segnali opposti – affermano all’unisono l’Associazione famiglie dei pazienti psichiatrici ed il Coordinamento per Quarto – in queste ore è stato comunicato al Centro disturbi alimentari che dovrà trasferirsi in via Bracelli. È partita la gara d’appalto per la ristrutturazione dei locali dove dovranno traslocare. Inoltre, al di là dei proclami, il Centro Alzheimer seguiva 30 persone, ora ne sono rimaste 16. Questo per dire che il presidio continua perchè vogliamo mantenere alta l’attenzione su un problema che noi non consideriamo affatto risolto».

    E infatti, a partire da Venerdì 21 settembre, sono in programma tre giorni di festa per dire che «La cittadinanza, il coordinamento, le famiglie, sono lì e non abbasseranno la guardia perchè abbiamo l’impressione che le scelte annunciate, in realtà non siano ancora state fatte».

    Tornando alla questione del Centro disturbi alimentari, attualmente ospitato nel padiglione 18 nell’area dell’ex manicomio, la Asl 3 conferma l’avvio della gara d’appalto per i lavori nella nuova sede di via Bracelli.

    «Il padiglione 18 doveva rientrare tra quelle strutture, insieme ad altri presidi socio-sanitari dell’ex manicomio di Quarto, per le quali la Regione ha annunciato di voler bloccare la vendita – spiega l’associazione famigliari contro i disturbi alimentari – Questo trasferimento da Quarto a via Bracelli, invece, ci fa pensare il contrario, ovvero che la regione voglia vendere la sede di Quarto, perchè altrimenti che senso avrebbe spostare il Centro disturbi alimentari?».

    Una scelta contestata dai famigliari dei pazienti che sottolineano «Così si fa un passo indietro dal punto di vista terapeutico. La sede di Quarto è ottima per chi soffre di queste patologie perchè è immersa nel verde e ricca di servizi, mentre la struttura di via Bracelli si trova al piano terra di un condominio, senza spazi esterni, certamente non l’ideale per i malati»

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Piastre sanitarie: progetti sospesi per mancanza di risorse

    Piastre sanitarie: progetti sospesi per mancanza di risorse

    Sanità, 118 ambulanzaLa travagliata vicenda della piastra ambulatoriale che dovrebbe sorgere nell’area dell’ex ospedale Martinez di Pegli si arricchisce di un nuovo capitolo. Tutto comincia nel febbraio scorso, quando Regione Liguria e Comune di Genova firmano un protocollo d’intesa che individua Villa Bombrini a Cornigliano quale sito destinato alla realizzazione dell’ospedale unico del Ponente e stabilisce quali saranno le Piastre Poliambulatoriali sul territorio: Voltri (area ex Coproma-Tecsaldo); Teglia (area ex Mira Lanza); S.Fruttuoso–Corso Sardegna (area ex Mercato Ortofrutticolo); Quarto (nell’ambito del processo di riorganizzazione dell’area dell’ex Ospedale Psichiatrico). Neppure una menzione per il progetto del presidio sanitario di Pegli, improvvisamente scomparso dai documenti ufficiali, scatenando così le proteste degli abitanti e del Municipio Ponente, traditi dopo anni di promesse non mantenute.

    A metà luglio, però, il Consiglio comunale approva all’unanimità un’interpellanza – presentata dai consiglieri Paolo Gozzi (Pd) e Antonio Bruno (Fds) – con la quale Palazzo Tursi assume una decisa presa di posizione a favore della realizzazione di un’opera già finanziata e fondamentale per il ponente genovese.

    Durante l’estate l’assessore regionale alla Sanità, Claudio Montaldo, annuncia in un’intervista la decisione di sospendere la realizzazione delle piastre ambulatoriali a causa della scarsità di risorse e dei nuovi tagli previsti dalla spending review del Governo Monti. In pratica parliamo di un “congelamento” dei progetti, almeno per due anni, che non riguarda solo la struttura sanitaria di Pegli ma anche quelle di Voltri, Corso Sardegna, Teglia e Quarto. La retromarcia della Regione Liguria viene confermata dalla delibera di Giunta del 27 luglio scorso con cui si decide ufficialmente di dirottare i fondi destinati alla realizzazione delle cosiddette “palazzine della salute” verso altre destinazioni, in particolare per il finanziamento di alcuni interventi al San Martino-Ist. Il Partito Democratico – di cui è esponente lo stesso assessore Montaldo – vive una spaccatura al suo interno, stretto fra le esigenze dettate dalla penuria di risorse economiche e le inevitabili attese che provengono dall’intero territorio genovese, nel corso degli anni progressivamente privato di numerosi presidi sanitari.

    Nel ponente l’ennesimo rinvio del progetto delle piastre ambulatoriali di Pegli e Voltri suscita profonda indignazione. La questione è stata al centro di una riunione del Municipio Ponente, svoltasi il 13 settembre scorso. Per l’occasione sono stati invitati anche il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando e l’assessore alla Sanità, Claudio Montaldo. Purtroppo però i due rappresentanti istituzionali non si sono presentati. Un ulteriore schiaffo per i residenti dei quartieri ponentini che si attendevano almeno una spiegazione. Per questo motivo presidente e consiglieri hanno deciso che la prossima riunione municipale dedicata ai due mancati progetti si svolgerà proprio dinanzi agli uffici della Regione, in segno di protesta. Il consiglio, guidato dal presidente Mauro Avvenente, ha votato all’unanimità una mozione in merito. Alla riunione saranno invitate tutte le associazioni, comitati e cittadini per ricordare agli amministratori pubblici il loro dovere di informare la popolazione.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Ponente e Val Polcevera, tagli sanità: mobilitazione in difesa degli ospedali

    Ponente e Val Polcevera, tagli sanità: mobilitazione in difesa degli ospedali

    SanitariUna mobilitazione unitaria di comitati, associazioni, sindacati: i prossimi giorni si annunciano particolarmente caldi sul fronte della lotta contro i tagli al servizio socio-sanitario ligure. Nel mirino c’è la Giunta regionale artefice di un piano che «inasprisce le già gravissime sperequazioni tra una parte e l’altra della città negando l’unica opera seria e necessaria, ovvero la costruzione dell’Ospedale di Ponente – spiega il sindacato autonomo Fials, da mesi in prima linea per contrastare le politiche regionali sulla sanità – Oggi la Regione decide in proprio, non si confronta con nessuno, non ascolta i territori e meno che meno i sindacati dei lavoratori del settore».

    Si comincia con due assemblee pubbliche nei quartieri maggiormente colpiti dalle decisioni della Regione Liguria, Sestri Ponente e Pontedecimo, entrambi perderanno i loro presidi territoriali con la soppressione di interi reparti. Questi gli appuntamenti: Venerdì 21 ore 17:30 presso il palazzo comunale a Pontedecimo; Sabato 22 settembre ore 15:30 presso il salone della P.A. Croce Verde di Sestri Ponente.

    «I due Claudio, Burlando e Montaldo, da sette anni e mezzo al governo della sanità ligure, vogliono far pagare ai cittadini genovesi ed in particolare a quelli del Ponente, le loro incapacità gestionali – scrivono i Comitati per la salvezza dell’ospedale Gallino (Pontedecimo) e del Padre Antero Micone (Sestri Ponente) – Ormai non rappresentano né il presente né il futuro ma soltanto il passato fatto di sprechi e di menzogne: hanno bloccato l’appalto del Nuovo Ospedale della Val Polcevera ed hanno promesso che quei soldi sarebbero serviti a realizzare il Nuovo Ospedale del Ponente. Hanno mentito! Hanno dirottato quei finanziamenti all’ospedale Galliera. Del Nuovo Ospedale non vi è neanche il progetto ma intanto hanno continuato a tagliare i servizi nel Ponente ed ora vogliono trasformare l’ospedale Gallino di Pontedecimo ed il Padre Antero di Sestri in poliambulatori. Noi non ci stiamo!».

    Secondo i Comitati metà della popolazione genovese rischia di rimanere senza servizi ospedalieri «si vogliono tagliare circa cinquecento posti letto: è come chiudesse un grande ospedale con ricadute sia sull’assistenza che sull’occupazione – scrivono i promotori della mobilitazione – Prima di tagliare posti letto pubblici si comincino a togliere le convenzioni con i privati. Si cominci col togliere la convenzione con il privato ospedale Galliera».
    Inoltre «per attuare questo scempio la Giunta regionale, con delibera, ha sospeso i poteri in materia sanitaria del Consiglio Regionale e della Conferenza dei Sindaci – sottolineano i Comitati – Se il Governo Monti facesse altrettanto col Parlamento, saremmo al “colpo di stato”».

    Le misure del Governo (spending review), quelle di aziende sanitarie e Regioni coinvolgono tutti «chi non è colpito direttamente oggi potrà esserlo domani – ricorda la Fials – Il taglio al welfare è strutturale e prevede “step” di interventi semestrali e annuali. In questa situazione il Sindaco di Genova e le istituzioni territoriali stranamente tacciono rinunciando alle loro prerogative e venendo meno ai propri doveri. Noi rinnoviamo l’appello a tutti: comitati, associazioni, sindacati. Occorre fermare questo scempio. Occorre mobilitarsi, attivare iniziative e farsi sentire».

    Giovedì 27 settembre sarà la volta della manifestazione con il corteo che marcerà sulla Regione. Il concentramento è previsto per le ore 15.30 presso la Stazione Marittima: i cittadini sono invitati a partecipare a piedi, in bicicletta, in moto o in macchina.
    Venerdì 28 settembre, invece, è in programma lo sciopero generale di 24 ore dei lavoratori della sanità e del pubblico impiego con manifestazione nazionale a Roma. A Genova attivo dei lavoratori della sanità ore 10.00 al circolo operaio di via Donghi.

     

    Matteo Quadrone

  • Translators4children, tradurre gratis le cartelle cliniche dei bambini

    Translators4children, tradurre gratis le cartelle cliniche dei bambini

    L'interno di un'ambulanzaQuando le caratteristiche di globalità della rete vengono sfruttate per progetti a scopo umanitario dalle immense potenzialità: così nasce Translators4Children, sito di volontari che offre un servizio indispensabile ma fino a ieri inesistente e che può contribuire a salvare le vite di molti bambini.

    Il 1° settembre 2012 è nato il sito Translators4Children, un progetto che, attraverso i contributi volontari di medici, infermieri, traduttori e interpreti professionisti, si propone di fornire ai bambini malati e alle loro famiglie un servizio completamente gratuito di traduzione (dall’italiano a una lingua straniera e viceversa) di cartelle cliniche e documenti affini essenziali nell’iter delle cure mediche.​

    Il progetto, che giunge con tempismo considerato il periodo di grande difficoltà economica, è stato ideato dal Dott. Marco Squicciarini – esperto di tecniche di rianimazione cardiopolmonare di base, attivo da anni come volontario anche all’estero e divulgatore delle manovre di disostruzione pediatriche – con la collaborazione di diversi professionisti che hanno prestato la loro opera nella realizzazione del sito e creazione del servizio.​

    Quando le cartelle cliniche sono scritte in una lingua straniera la loro pronta traduzione è fondamentale per permettere ai medici di stabilire come intervenire, in quelle che spesso sono vere e proprie corse contro il tempo per salvare la vita di un bambino. Le difficoltà si presentano poiché il lavoro di traduzione non è responsabilità degli ospedali e ciò significa che le famiglie devono rivolgersi a un traduttore professionista. Qui entra in gioco il fattore tempo, perché agire in fretta aumenta le possibilità di salvare una vita, ma non tutte le famiglie hanno i mezzi economici per pagare velocemente tale servizio.

    Ecco quindi il ruolo di primo piano di Translators4Children, che rimuove gli ostacoli di natura linguistica traducendo gratis e nel minor tempo possibile le cartelle per agevolare i viaggi della speranza da e per l’Italia. ​
    Attualmente il sito offre infatti traduzioni per coppie di lingue la cui lingua di partenza o destinazione sia l’italiano. I tempi di traduzione dipendono da gravità del caso, ordine di arrivo e disponibilità di traduttori e medici e le richieste di traduzione devono giungere al sito dall’ospedale interessato con la firma del medico pediatra responsabile.

    Questo sito è il primo al mondo nel suo genere e l’entusiasmo suscitato dall’iniziativa è stato dimostrato anche dagli eccezionali numeri che ne hanno accompagnato le prime ore di vita: solo il 1° settembre sono state effettuate 100 iscrizioni da parte di traduttori e medici volontari da tutto il mondo; il 2 settembre, a 23 ore di vita, il sito contava 4.155 presenze e 300 ulteriori iscrizioni effettuate in giornata; ad oggi sono state superate le 10.000 visite da 40 paesi.

    Il 3 settembre l’APEL, (Associazione Pediatri della Liguria) ha offerto la propria collaborazione al progetto, che ha inoltre ricevuto il riconoscimento delle Onlus FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e SIOI (Associazione Italiana per le Nazioni Unite). ​
    Nel frattempo le lingue coperte dal sito sono arrivate a 14 e sono stati attivati servizi come “Translators4Hospital” che raccoglie l’aiuto di quei volontari che abbiano un po’ di tempo da dedicare a questa causa recandosi in un ospedale dove sia necessaria la presenza di un interprete per semplificare la comunicazione tra i medici e i piccoli pazienti stranieri nei casi in cui nemmeno i genitori dei bambini parlino italiano.
    L’attività da svolgere in questo caso è semplicemente tradurre la conversazione, e a tal fine è stata attivata anche la chatroom via Skype che permette agli interpreti di connettersi direttamente coi pediatri in ospedale nel caso in cui non possano essere fisicamente presenti.​

    Il progetto è continuamente pronto ad accogliere l’offerta di collaborazione di nuovi volontari.
    Chiunque sia in possesso delle competenze professionali richieste e voglia offrire il proprio contributo può farlo visitando il sito e iscrivendosi. ​

    Per saperne di più, seguire gli aggiornamenti o inviare una richiesta di aiuto, l’indirizzo completo del sito è www.translators4children.com, è attiva anche la pagina Facebook e si possono richiedere informazioni all’indirizzo info@translators4children.com.​

    Claudia Baghino

  • Sanità, spending review: a Genova previsto il taglio di 540 posti letto

    Sanità, spending review: a Genova previsto il taglio di 540 posti letto

    Sono 540 i posti letto che l’Asl 3 e le aziende ospedaliere genovesi dovranno eliminare per rispettare gli obblighi previsti dalla spending review.

    Solo per l’Asl 3 parliamo del taglio di 120-130 posti letto per acuti. Il piano è stato illustrato ieri ai sindacati che hanno manifestato parecchie perplessità. La più dura è la Fials che ha confermato lo stato di agitazione e l’adesione alle iniziative di lotta promosse dai vari comitati sorti in difesa degli ospedali (da Sestri Ponente a Pontedecimo, da Quarto al Galliera).

    «Così si rischia di azzoppare la sanità ligure – afferma Giacomo Conti, consigliere regionale della Fds – Un cambiamento che inevitabilmente peserà sulla qualità dei servizi ai cittadini nei prossimi anni».

    Per l’ospedale Gallinononostante la mobilitazione dei cittadiniè prevista la chiusura di Cardiologia. Il nosocomio di Pontedecimo manterrà solo alcuni ambulatori e ridurrà il Pronto Soccorso che terrà aperto esclusivamente di giorno.
    Anche il Pronto Soccorso di Sestri Ponente si trasformerà in Punto di primo intervento con apertura dalle 8 alle 20, appoggiandosi al Villa Scassi durante la notte. E in questo senso sono numerosi i dubbi espressi dalle organizzazioni sindacali, preoccupate dalla risposte che potrà fornire il Pronto Soccorso di Sampierdarena, già allo stato attuale spesso sovraffollato. L’ospedale perderà inoltre Neurologia ma terrà ambulatori, day hospital e diagnostica.

    Per quanto riguarda le aziende ospedaliere, il San Martino-Ist pagherà il prezzo più alto e dovrà rinunciare a 214 posti letto entro fine mese. 22 letti di Psichiatria si trasformeranno in residenza psichiatrica mentre 70 di Medicina diventeranno letti di riabilitazione. Inoltre, saranno dimezzati i letti dei due reparti di Pneumologia che passeranno da 44 a 22. Altri 4 verranno presi da Clinica neurologica e 6 da Ematologia.
    Il Gaslini, invece, dovrà rinunciare alle cure di bassa complessità e nel contempo taglierà 77 posti letto. Il Galliera perderà 100 posti letto per acuti, di cui 44 trasformati per le cure intermedie, lungodegenza e riabilitazione. Fra le 15 e le 18 saranno le riduzioni previste all’Ospedale Evangelico di Voltri.

     

    Matteo Quadrone

  • Genova, ambulanze a pagamento: polemiche e interrogazioni in Regione

    Genova, ambulanze a pagamento: polemiche e interrogazioni in Regione

    Malati che hanno sospeso le proprie cure perchè non possono pagare il trasporto in ambulanza: sembra impensabile ma tutto ciò accade nella nostra città in seguito ad una delibera di Giunta della Regione Liguria – la n. 583 del 18 maggio scorso – in base alla quale l’erogazione del trasporto in ambulanza a carico del sistema sanitario nazionale è garantita solo a chi si trova in una condizione di “non deambulabilità” assoluta, privando del servizio quei malati che hanno una “non deambulabilità” parziale. Una sola parola in grado però di avere terribili conseguenze, come aveva già messo in luce, nel giugno scorso, la Consulta per l’Handicap, con una lettera indirizzata al Ministro della Salute.

    Oggi la denuncia arriva dall’Associazione dei malati di sclerosi multipla, con il supporto del Tribunale Diritti del Malato di Cittadinanzattiva e sta suscitando un vespaio di polemiche. Parliamo di una quarantina di cittadini genovesi – la punta dell’iceberg di una situazione che potrebbe, a breve, coinvolgere un numero crescente di pazienti liguri affetti da patologie croniche più o meno gravi –  che hanno gioco forza rinunciato a curarsi presso il centro di riabilitazione dell’Asl 3 alla Fiumara perchè non sono in grado di sostenere l’onere economico oggi richiesto per i trasporti sanitari.

    Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti annuncia un’interrogazione perchè «È impensabile che malati affetti da patologie pesantemente invalidanti siano costretti a dover rinunciare al loro diritto alle cure per colpa di un’irragionevole decisione della Regione. Una scelta che ritengo incivile e lontanissima da qualsiasi concetto di pari opportunità perché sembra dividere i malati in pazienti di serie A e di serie B».

    Il contestato provvedimento sui trasporti sanitari consentirà alla Regione di risparmiare 6 milioni. L’assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo, nel maggio scorso dichiarò «Si tratta di un servizio che non è compreso nei Lea (livelli essenziali di assistenza) per questo, davanti ai continui tagli, pur con rammarico, abbiamo dovuto eliminarlo. In realtà, per anni, abbiamo offerto un servizio non obbligatorio».

    Sarà, però, bisognerebbe spiegarlo a quella vasta platea di pazienti esclusi – anziani invalidi e temporaneamente non in grado di camminare, malati di tumore che devono seguire cicli di chemioterapia o radioterapia, persone affette da patologie neurologiche – che pagano sulla loro pelle il prezzo della famigerata “spending review”.

    «Ho depositato un’interrogazione in consiglio regionale per sapere se la Regione intenda adottare provvedimenti che rivedano la delibera  – continua Pellerano – Questa direttiva ha già costretto tanti malati a ricorrere ai mezzi pubblici, per esempio il taxi e a farsi carico del costo di trasporto per raggiungere le strutture ospedaliere presso le quali vengono erogate le cure e le prestazioni di cui hanno un bisogno vitale. Inoltre chiederò quali azioni la Regione intenda intraprendere per attuare risparmi senza umiliare i pazienti liguri affetti da gravi patologie».

    E anche Matteo Rosso,consigliere regionale del Pdl e membro della Commissione Sanità della Regione, ha deciso di presentare un’interrogazione urgente in merito ai tagli per il trasporto in ambulanza. «Ho scritto al Presidente della Commissione Sanità invitandolo a organizzare al più preso un audizione sia con l’Associazione dei malati di sclerosi multipla sia con il Tribunale del malato, per capire cosa sta succedendo – spiega – Pretendo spiegazioni precise. Con il mio documento chiedo il ritiro immediato di una delibera che trovo assurda, soprattutto le per conseguenze pesantissime sui pazienti che, o non potranno farsi curare, o saranno costretti a spendere decine e decine di euro per prendere un taxi oppure un’ambulanza per riuscire ad arrivare presso le strutture sanitarie dove devono effettuare delle cure per loro indispensabili».

     

    Matteo Quadrone

     

  • Quarto, ex manicomio: clamorosa marcia indietro della Regione

    Quarto, ex manicomio: clamorosa marcia indietro della Regione

    Manicomio di QuartoUna clamorosa marcia indietro della Regione Liguria apre nuove prospettive per una porzione dell’area dell’ex manicomio di Quarto, quella che ancora oggi ospita i malati psichiatrici, i disabili gravi ed il centro Alzheimer. Ieri mattina, infatti, l’assessore regionale alla Sanità, Claudio Montaldo ha annunciato alle commissioni consiliari del Comune di Genova l’intenzione di preservare queste strutture, stoppandone la vendita. La delibera è già pronta e andrà in giunta nella prossima riunione, forse già entro la fine di questa settimana.

    A onor del vero la vendita è già avvenuta quando, sul finire dell’anno scorso, tramite una seconda cartolarizzazione, tutta la parte antica dell’ex ospedale psichiatrico – dove attualmente si trovano diversi servizi sanitari e amministrativi, tra i quali alcune comunità psichiatriche, una comunità per minori disabili, strutture residenziali per anziani, per pazienti psichiatrici e disabili, servizi di medicina legale, diversi uffici amministrativi – è finita in mano ad Arte (Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia) a cui è stato affidato il compito di trovare nuovi acquirenti.
    «La decisione di vendere gli immobili era stata determinata dalle necessità finanziarie – ha spiegato ieri Montaldo – ma negli ultimi dieci giorni è cambiato il nostro orientamento. Abbiamo deciso di accogliere le istanze e i contributi del territorio e siamo pronti a modificare le determinazioni in merito».
    «L’assessore ha garantito che le aree dedicate alla residenzialità, sia dei pazienti psichiatrici che dei disabili gravi, non verranno toccate – ha affermato Cristina Lodi, presidente della commissione Welfare del Comune – ora attendiamo la delibera che andrà a modificare la vendita delle aree. La Regione e il Comune hanno interpretato i bisogni dei cittadini. Collaborando siamo riusciti a raggiungere un importante risultato politico, facendo un passo avanti in un momento così delicato».

    Esprime soddisfazione per il deciso passo avanti anche Lorenzo Pellerano, il consigliere regionale della Lista Biasotti che ha svolto un prezioso lavoro di documentazione per fare chiarezza su una vicenda assai intricata «Il risultato è indubbiamente positivo ma voglio ricordare l’impegno di cittadini, comitati e Municipio Levante, tutti contrari alla dismissione di Quarto. Non bisogna dimenticare che in Regione la maggioranza ha votato per la vendita dell’intera area dell’ex ospedale psichiatrico. Nel dicembre 2011, il direttore dell’Asl 3, Corrado Bedogni, è intervenuto per impedire la vendita di una piccola porzione del complesso, i padiglioni 7, 8 e 10, gli unici rimasti di proprietà dell’azienda sanitaria locale».

    In effetti, affermare “Non venderemo”, come ha fatto l’assessore Montaldo, è un espressione fuorviante per chi non ha seguito passo dopo passo tutta la questione «Le aree sono già state vendute ad Arte – sottolinea Pellerano – Adesso si torna indietro e Arte non venderà più ai privati. Questo è il momento di fare scelte politiche lungimiranti e non dettate dalla fretta di fare cassa».
    «Oggi l’assessore Montaldo riconosce che occorre mantenere quelle strutture che hanno goduto di investimenti significativi, come i 2 milioni di euro per la ristrutturazione della residenza psichiatrica “Casa Michelini” – continua il consigliere della Lista Biasotti – Sono felice che il mio impegno in qualità di consigliere, con il supporto di inchieste giornalistiche come la vostra, abbia fatto sì che potessero emergere con evidenza tutte le contraddizioni».
    Sicuramente l’intervento del Comune è risultato fondamentale per cambiare direzione «Politicamente ha avuto un ruolo primario la volontà dell’amministrazione comunale che si è espressa a favore della tutela del complesso di Quarto – continua Pellerano – In caso contrario si sarebbe potuti arrivati ad uno scontro con la Regione, con immaginabili conseguenze politiche. Le diverse istituzioni hanno dimostrato che, ragionando insieme, è possibile arrivare a soluzioni condivise».
    Ma la vicenda non finisce qui, come ricorda Pellerano «Innanzitutto voglio vedere la delibera e leggerla attentamente. Inoltre resta da capire come garantire l’accesso alle aree che rimarranno pubbliche, visto che saranno circondate da altre porzioni di proprietà privata».
    E Lorenzo Pellerano si attende un passo indietro della Regione anche in merito alla questione dell’ex manicomio di Pratozanino a Cogoleto, perché «Pure in questo caso è ancora possibile correggere la rotta», conclude.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Decreto Sanità, ambulatori H24: in Liguria mancano i soldi

    Decreto Sanità, ambulatori H24: in Liguria mancano i soldi

    A parole sono tutti d’accordo: i medici di base sono una risorsa da valorizzare per migliorare l’assistenza ai cittadini. Il problema è tradurre la teoria in pratica come prevede il Decreto Sanità del Ministro della Salute, Renato Balduzzi, appena approvato dal Consiglio dei Ministri.
    Il testo, che ha subito numerosi rimaneggiamenti rispetto alla versione iniziale, viene sintetizzato da Balduzzi con lo slogan di “una medicina 7 giorni su 7, h24”. Per quanto riguarda le cure primarie è prevista l’aggregazione, ma senza obbligo, per i medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, della guardia medica, della medicina dei servizi e degli specialisti ambulatoriali, in nuove forme organizzative per garantire l’attività assistenziale per l’intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana.

    Per realizzare un’assistenza territoriale fondata sull’apertura degli ambulatori dei medici di famiglia 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, però, sono necessarie scelte politiche lungimiranti ed investimenti mirati. Trovare denaro fresco da investire in simili strutture ambulatoriali appare un’impresa improba per la sanità ligure, oggi alle prese con i tagli dei posti letto negli ospedali. Ma la medesima situazione riguarda la maggior parte delle regioni italiane.
    «Non c’è niente di nuovo sulle cure primarie nel decreto Balduzzi – afferma il coordinatore nazionale della Fp Cgil Medici di medicina convenzionata, Nicola Preiti – La bolla mediatica, con tanto di fantasiose e accalorate ricostruzioni, si sgonfierà al contatto con la realtà. I cittadini questi centri aperti tutto il giorno, almeno per i prossimi anni, non li vedranno». Secondo Preiti «Nel Decreto non c’è nulla che possa favorire la realizzazione di questi centri. Anzi si torna perfino indietro rispetto alla convenzione nazionale, relativamente all’adesione dei medici alle aggregazioni monoprofessionali e multiprofessionali. Non c’è un euro di investimento per implementare questo progetto ed i tempi sono rinviati al rinnovo delle convenzioni, bloccate per ora fino al 2015 e a futuri accordi regionali. Rimane solo il rischio che tutto si scarichi sui medici, costretti a fare fronte a nuove indefinite incombenze e alla conflittualità di cittadini che non trovano i servizi promessi».

    Eppure i medici sarebbero già pronti a partire, come ricorda al “Corriere Mercantile” Angelo Canepa, segretario dell’Associazione dei medici di medicina generale «Nel 2005 abbiamo già concordato le modalità organizzative che avrebbero permesso di dotare tutti gli studi medici di collegamenti in rete ed archivi condivisi. Ma occorrono delle risorse economiche che al momento la Regione Liguria non può mettere in campo». Anche perché sarebbe perfettamente inutile aprire strutture territoriali H24 senza prima dotare quest’ultime di collegamento informatico con gli ospedali, di piccola tecnologia per rispondere alle prime esigenze dei cittadini e di una migliore rete di comunicazione con gli specialisti.

    «Da anni la Fimmg propone in Regione di mettere in rete, nel rispetto della privacy, le notizie essenziali già presenti nelle cartelle cliniche dei medici – spiega Andrea Stimamiglio, segretario regionale Fimmg Liguria (Federazione italiana medici di medicina generale) in una lettera al “Secolo XIX” – L’assistenza migliorerebbe se i medici specialisti potessero accedere alle terapie croniche, ai problemi cronici o alle allergie di ogni paziente». Lo Stato, già alcuni anni addietro, aveva previsto dei finanziamenti per sviluppare la cosiddetta “sanità elettronica” «ma di quei fondi nulla è rimasto per collegare le nostre cartelle con gli ospedali», sottolinea Stimamiglio.
    Un altro strumento innovativo per razionalizzare l’assistenza sanitaria potrebbe essere il numero verde di collegamento con gli specialisti «Anziché avviare il paziente al Cup per prenotare una visita specialistica basterebbe, in un buon numero di casi, che il medico di base avesse la possibilità di consultare telefonicamente lo specialista per stabilire di comune accordo le iniziative da prendere», scrive Stimamiglio. In altri casi, invece, si potrebbe far viaggiare le immagini e non il paziente, ad esempio inviando una foto allo specialista per avere pronte risposte. Tutti progetti già proposti da alcuni anni ma giudicati «troppo difficili da realizzare», conclude il segretario della Fimmg Liguria.

     

    Matteo Quadrone

  • Sanità: cittadini e lavoratori in mobilitazione contro i tagli

    Sanità: cittadini e lavoratori in mobilitazione contro i tagli

    SanitàLa Regione Liguria, alle prese con la spending review sulla sanità, prova ad accelerare ed esorta i vertici di Asl ed ospedali ad individuare almeno altri 250 posti letto da tagliare. I piani presentati, infatti, non sono sufficienti ed alcune sforbiciate, in particolare quelle ipotizzate da San Martino e Gaslini, sono troppo leggere. Occorre centrare l’obiettivo imposto dal Governo, ovvero non superare il rapporto del 3 per mille tra posti letto per acuti e popolazione.
    Oggi partono gli incontri tra Regione e dirigenti della sanità ligure e nei prossimi giorni avremo maggiori dettagli. Ma già trapelano le prime indiscrezioni e sulle pagine della “Repubblica” di stamattina si parla del rischio cancellazione di alcuni reparti degli ospedali di Sestri Ponente (Micone) e Pontedecimo (Gallino) che sarebbero svuotati di posti letto per acuti, trasferiti al nuovo padiglione 9 bis del Villa Scassi, attualmente in costruzione, che diventerà strategico per l’intera area del Ponente, ma anche della Val Polcevera.

    Nel frattempo, contro i tagli del Governo e le manovre della Regione Liguria in campo sanitario, il sindacato autonomo Fials conferma la dichiarazione di stato di agitazione e riprende le iniziative dei lavoratori insieme ai comitati che si stanno organizzando in tutta la città (Pontedecimo, Sestri Ponente, Scassi, Galliera, Quarto), per opporsi al massacro del servizio sanitario pubblico e difendere i presidi ospedalieri del territorio.
    Previste una serie di riunioni ed incontri pubblici, si parte domani, mercoledì 5 settembre, da Pontedecimo, alle ore 18 presso la sede della Croce Verde locale, dove si farà il punto sulla situazione dell’ospedale Gallino. Il giorno seguente, il 6 settembre, alle ora 17:30, presso la sede della Croce verde di Sestri Ponente, si parlerà invece dell’ospedale Padre Antero Micone.
    Il sindacato autonomo esprime totale dissenso «Nel merito e nel metodo», verso i provvedimenti adottati o in via di adozione, da parte della Giunta regionale che «Non solo elude come sempre ogni confronto con le parti sociali e con i sindacati ma, in questo caso, si spinge fino alla sospensione delle procedure democratiche espropriando gli enti locali ed i sindaci dei legittimi compiti e prerogative di legge in materia di sanità». Sotto accusa c’è la delibera di Giunta del 9 agosto scorso, con la quale si assegnano pieni poteri ai direttori generali di Asl ed ospedali per operare i rispettivi piani di contenimento della spesa. Così facendo, però, sottolinea la Fials «Sono stati sottratti alle comunità locali i poteri che la legge riserva ai Comuni per l’indispensabile esercizio di contrappeso e riequilibrio tra gli interventi centrali della Regione e le esigenze dei cittadini nei territori, dei corpi intermedi della società civile e dei lavoratori del settore sanitario».

    Un capitolo a parte merita Quarto e la vicenda dell’ex ospedale psichiatrico, ieri al centro dell’attenzione della politica cittadina. Il sopralluogo delle commissioni comunali, Welfare e Territorio, infatti, è stata l’occasione per ragionare sul futuro di questo luogo. Ma la vera svolta è arrivata grazie alle parole pronunciate in questi giorni dal presidente della Regione Claudio Burlando, il quale ha ipotizzato un dietrofront rispetto alle decisione di vendita delle strutture dell’ex manicomio.
    «Evidentemente il dialogo serve – ha affermato il vicesindaco Stefano Bernini – Avevamo già espresso all’assessore regionale all’urbanistica, Marylin Fusco i nostri dubbi sull’opportunità di vendere Quarto, adesso leggo le parole di Claudio Burlando. È un segnale positivo, si apre un nuovo percorso che dovremo affrontare insieme».
    L’idea del presidente della Regione sarebbe quella di non smantellare Quarto ma, al contrario, di rafforzarne il ruolo trasformandolo in una sorta di cittadella della salute.
    «Dopo mesi di battaglie portate avanti a suon di interrogazioni in consiglio regionale, di sopralluoghi e di studi delle delibere, sono soddisfatto che la questione dell’ex manicomio di Quarto abbia ottenuto finalmente l’attenzione che si merita anche da parte del consiglio comunale, in particolare, del vicesindaco di Genova Stefano Bernini e che le recenti dichiarazioni del presidente della Regione Claudio Burlando aprano uno spiraglio sul futuro della struttura», è il commento di Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, che aggiunge «Il dietrofront sulla variazione della destinazione d’uso delle strutture di Quarto, per ora solo ipotizzato da parte della Regione, sarebbe una scelta di buon senso nell’interesse dei cittadini e dei pazienti. Per quanto tardiva, ritengo sia positiva la scelta di avviare un confronto tra Regione e Comune di Genova sul futuro di questa struttura. Meglio tardi mai».

     

    Matteo Quadrone

  • Certosa: cittadini contro i tagli dei servizi sanitari

    Certosa: cittadini contro i tagli dei servizi sanitari

    Dopo il Municipio Val Polcevera, ora è la volta dei cittadini pronti a scendere in strada per difendere i servizi sanitari della vallata, messi in pericolo dagli imminenti tagli decisi dalla Regione Liguria. Contro l’ipotesi di cancellazione degli spazi ambulatoriali di Certosa gli abitanti stanno organizzando una mobilitazione popolare per il prossimo 15 settembre. 

    Sabato 1 settembre, nonostante la pioggia, sono già stati distribuiti 2000 volantini e l’iniziativa ha ottenuto risalto anche sui social network con una pagina facebook dedicata (questo il link https://www.facebook.com/events/409582749101695/).
    «Le ferie sono finite ma i problemi restano», recita il documento diffuso dal Comitato Liberi Cittadini di Certosa con l’aiuto del Comitato No Inceneritore e di altri volontari «Con la scusa della crisi verranno tagliati dalla Regione Liguria 663 posti letto negli ospedali, di cui 160 nella nostra Vallata, servizi sanitari dislocati sul territorio ed in particolare il centro prenotazioni e gli ambulatori di via Canepari a Certosa (il CUP da mesi al centro di polemiche per la paventata chiusura). Tutto ciò si aggiunge al considerevole aumento delle tasse e del costo della vita che andrà a pesare in particolare sulle persone più deboli della popolazione! Malati, anziani e disabili».

    Ma il rischio chiusura riguarda anche l’unico presidio superstite dell’intera vallata, l’ospedale Gallino di Pontedecimo. Per quanto riguarda l’ex ospedale Celesia di Rivarolo infatti – al cui interno ormai da diversi mesi sono in corso dei lavori di riqualificazione per la trasformazione del padiglione a valle in struttura residenzialità – non è prevista la realizzazione di nuovi ambulatori per il quartiere.
    Nonostante la situazione del Gallino sia avvolta da un misterioso silenzio, nessuno ha mai smentito con convinzione l’ipotesi di dismissione dell’ospedale, il cui destino appare inevitabilmente segnato.
    «Come Comitato Liberi Cittadini di Certosa non vogliamo subire queste scelte che, insieme ai problemi della legalità, della sicurezza, della viabilità e del degrado ambientale, stanno uccidendo la nostra vallata. Vogliamo manifestare la nostra opposizione invitandovi numerosi alla manifestazione che organizzeremo Sabato 15 settembre 2012 alle ore 15 con partenza davanti al CUP di Via Canepari».

     

    Matteo Quadrone