Autore: erasuperba

  • Parchi: gli italiani conoscono l’importanza delle aree naturali protette

    Parchi: gli italiani conoscono l’importanza delle aree naturali protette

    Per celebrare il ventennale della legge 394 sui Parchi, varata il 6 dicembre 1991 dopo un faticoso cammino durato più di 70 anni, il WWF ha realizzato grazie a ISPO Ricerche il sondaggio demoscopico “L’Italia dei Parchi”, chiedendo agli italiani cosa pensano delle aree naturali protette, patrimonio inestimabile che, tra difficoltà e successi, tutela oggi oltre il 10,42% del territorio italiano ed è riuscito a salvare dall’estinzione specie rarissime come il camoscio d’Abruzzo e l’orso bruno, il lupo, il gipeto, il pino loricato.

    Emerge un popolo amico delle aree naturali protette, i due terzi degli 800 intervistati infatti conosce i diversi tipi di area naturale protetta (parchi nazionali, riserve regionali, aree marine, Oasi WWF e aree Natura 2000), con un picco del 73% per i parchi nazionali. Il 44% degli intervistati ha dichiarato di averne visitata almeno una (con prevalenza di uomini, 25-34enni e persone istruite).

    La maggioranza della popolazione ha ben chiaro anche lo scopo principale delle aree naturali protette: il 60% cita infatti la conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale. A questa quota si aggiunge un ulteriore 20% che indica l’educazione e la sensibilizzazione dei cittadini verso i temi ambientali.

    Oltre il 90% degli intervistati riconosce alle aree protette una notevole importanza, sia per il benessere delle persone e delle generazioni future (il 47% è molto d’accordo, il 48% lo è abbastanza), sia per la capacità di sensibilizzare i cittadini sulle tematiche ambientali (43% molto d’accordo, 49% abbastanza), sia per la sicurezza dell’essere umano, intesa come protezione da eventi naturali estremi o dal dissesto idrogeologico (42% molto d’accordo, 47% abbastanza). L’84% le ritiene importanti anche per l’economia del Paese.

    Secondo il 93% degli intervistati lo Stato dovrebbe aumentare gli investimenti nelle aree protette naturali o comunque evitare i tagli, mentre appena il 2% ritiene che debbano essere ridotti. Le cose cambiano quando si tratta di dare il proprio contributo diretto: il 50% si dice infatti disponibile a contribuire in qualche misura ai finanziamenti alle aree protette (e qui si tratta soprattutto di 45-54enni, residenti nel Nord Italia e visitatori), ma il 47% non è d’accordo, con un 17% che si dichiara assolutamente contrario, specie i più anziani, i meno istruiti e i residenti nel Mezzogiorno.

    Gli italiani hanno fame di natura e hanno dimostrato che le aree naturali protette sono una presenza viva nel tessuto del nostro Paese, di cui viene compreso l’inestimabile valore per sensibilizzare ed educare i cittadini alle tematiche ambientali ma anche per garantire la loro sicurezza, quale presidio qualificato per contrastare il dissesto del territorio. Quello delle aree protette è un patrimonio naturale, tutelato e vitale, che contribuisce al benessere di tutti/e e alla ricchezza del Paese – ha detto Stefano Leoni, presidente del WWF Italia – E poiché le percezioni positive aumentano tra coloro che hanno avuto esperienze dirette di contatto con la natura, l’invito che facciamo a tutti gli italiani è di andare nei Parchi, nelle Riserve e nelle Oasi del WWF perché è lì che si può cogliere la loro incredibile bellezza e importanza”.

     

  • Strage di Viareggio: i soldi dell’indennizzo coprono i buchi del bilancio

    Strage di Viareggio: i soldi dell’indennizzo coprono i buchi del bilancio

    I soldi che le assicurazioni generali hanno fissato come indennizzo per il danno materiale ai beni del Comune di Viareggio per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 in cui persero la vita 32 persone, a causa dell’esplosione di un carro cisterna che trasportava Gpl, finiscono nella spesa corrente per tappare i buchi di bilancio.
    Fa scandalo nella città del carnevale la decisione del Consiglio comunale che la scorsa settimana ha approvato con una maggioranza risicata, 16 voti a favore e 15 contro, una delibera della Giunta che sancisce la destinazione dei 2 milioni e 800 mila euro del risarcimento danni.
    Soldi che secondo i familiari andrebbero spesi in tutt’altro modo.
    ”In primo luogo per garantire la sicurezza e tutelare la salute dei cittadini, dei lavoratori e delle lavoratrici nei luoghi di lavoro e sul territorio – ha commentato con amarezza l’associazione di famigliari Il mondo che vorrei – e soprattutto andrebbero ricordate 32 persone innocenti in ben altro modo, non certo così. Non ci stiamo a subire questo doppi giochi e queste pugnalate per interessi di bottega”.

     

     

     

    Matteo Quadrone

  • Liberalizzazioni: secondo la Cgia sono state un flop

    Liberalizzazioni: secondo la Cgia sono state un flop

    Le liberalizzazioni  hanno portato pochi vantaggi nelle tasche dei consumatori italiani”, è l’amaro bilancio del segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che con il suo Ufficio studi ha preso in esame l’andamento delle tariffe o dei prezzi di 11 beni e servizi che sono stati liberalizzati negli ultimi 20 anni.

    Oggi con il governo Monti si torna a parlare di possibili liberalizzazioni, ma l’associazione degli artigiani di Mestre chiede una profonda riflessione e un attento monitoraggio di quei settori che prossimamente saranno interessati da processi di deregolamentazione.

    Il tentativo di riforma dell’allora governo Prodi nel 2006, il famoso decreto Bersani, carico di aspettative, si è rivelato infatti fallimentare e non ha portato alcun vantaggio per le tasche dei cittadini.

    Anzi  “I prezzi o le tariffe sono cresciute con buona pace di chi sosteneva che un mercato più concorrenziale avrebbe favorito il consumatore finale – aggiunge Bortolussi – Purtroppo, in molti settori si è passati da una situazione di monopolio pubblico a vere e proprie oligarchie controllate dai privati”. In altri termini nessuno ha vigilato affinché le riforme conseguissero davvero i risultati tanto attesi.

    Il settore  delle assicurazioni ha registrato il conto più salato. Dal 1994 ha visto lievitare i prezzi dell’184,1%, contro un incremento dell’inflazione del +43,3% (in pratica le assicurazioni sono cresciute 4,2 volte in più rispetto al costo della vita).

    Pessime notizie anche sul fronte dei servizi bancari e finanziari (costo dei conti correnti, dei bancomat, commissioni varie, etc.). Nonostante uno dei due decreti Bersani avesse introdotto novità come la possibilità di “portare” un mutuo da una banca all’altra – secondo i dati della CGIA di Mestre – nello stesso periodo i costi per i correntisti sono aumentati mediamente del +109,2%, avendo, in questo caso, un aumento maggiore di 2,5 volte rispetto all’inflazione).

    L’unica eccezione è rappresentata da medicinali e tariffe dei servizi telefonici. Grazie alla liberalizzazione, nei rispettivi settori, si è registrato un calo dei prezzi: per i primi è stato dal 1995 ad oggi del 10,9% e per le seconde, tra il 1998 e il 2011, del 15,7%. Forse si tratta dei soli settori in cui davvero si è entrati in un regime di concorrenza.

    “Occorre vigilare perché – conclude il segretario della CGIA – non vorremmo che tra qualche anno molti prezzi e tariffe, che prima dei processi di  liberalizzazione erano controllati o comunque tenuti artificiosamente sotto controllo, registrassero aumenti esponenziali con forti ricadute negative per le tasche dei consumatori italiani”.

     

    Matteo Quadrone

  • Inquinamento acustico: una sentenza apripista condanna Autostrade spa

    Inquinamento acustico: una sentenza apripista condanna Autostrade spa

    Una sentenza destinata a fare giurisprudenza, una prima vittoria legale contro l’inquinamento acustico prodotto in alcuni tratti autostradali che tagliano la nostra città, è stata emessa dal Tribunale di Genova il 22 novembre scorso.
    Sono state infatti riconosciute le ragioni del signor Angelo Valente, anziano pensionato abitante in via Diano Marino a Genova Palmaro, al quarto piano di un condominio con vista sull’autostrada A 10.

    La società Autostrade S.P.A è stata condannata a risarcirlo per danno esistenziale – a causa dell’eccessivo rumore provocato dal traffico veicolare che scorre ad appena venti metri in linea d’aria dalla sua abitazione – con 10 mila euro (più le spese legali).
    Una cifra modesta ma che assume un alto valore simbolico perché comunque rappresenta una vittoria di un cittadino comune contro il colosso che gestisce la stragrande maggioranza delle autostrade italiane.
    È una valutazione discrezionale ed equitativa del giudice – spiega l’avvocato Laura Buffa che ha curato tutto l’iter legale – è un aspetto fondamentale in cause di questo tipo perché a differenza del danno biologico, per quanto riguarda il danno esistenziale non esistono parametri o tabelle di riferimento”.
    E poi c’è un problema comune a tutto il sistema giudiziario italiano: la girandola di giudici che spesso si avvicendano durante lo svolgimento del processo. “Nel caso del signor Valente è cambiato tre volte – racconta Buffa – questo fattore influisce pesantemente sull’esito finale”.

    Ma la novità fondamentale è che per la prima volta la sentenza obbliga Autostrade spa ad adottare gli strumenti idonei a ricondurre le immissioni acustiche entro i limiti della tollerabilità.
    “In Liguria ho seguito diversi casi contro Autostrade spa – aggiunge l’avvocato – e la società ha sempre proposto la transazione”. Di conseguenza la causa veniva abbandonata in cambio di denaro.
    Questa volta invece il gestore del tratto autostradale incriminato dovrà intervenire concretamente.

    Se Autostrade spa non si attiverà per riportare le immissioni a norma faremo richiesta di esecuzione forzata” annuncia l’avvocato.

    Ad onor del vero nel 2006quando la citazione della causa è arrivata ad Autostrade spa – quasi in contemporanea sono iniziati i lavori per la sistemazione dei pannelli fonoassorbenti in quel tratto di autostrada che attraversa Genova Palmaro. Una mossa probabilmente dettata dalla palese consapevolezza di essere fuori da ogni regola. Peccato che i pannelli, sistemati verticalmente e senza copertura, paradossalmente hanno peggiorato la situazione convogliando le immissioni verso l’alto.

    “La causa è partita nel 2006 ma i problemi del signor Valente perdurano da oltre 30 anni”, spiega Buffa. Dopo il raddoppio della Savona-Genova, realizzato a metà anni ’70, la vita dell’uomo e della sua famiglia è cambiata: molto difficile interloquire a normale livello di voce in casa con le finestre aperte, impossibile stare sul balcone, ascoltare radio o televisione.
    “Siamo riusciti ad allegare alcuni certificati medici relativi agli ultimi anni ma purtroppo il danno biologico non è stato riconosciuto”, aggiunge l’avvocato. In altri termini l’origine dei problemi di sordità, e della psoriasi nervosa dell’uomo non possono essere direttamente riconducibili alle immissioni acustiche prodotte dall’autostrada.

    È stato invece riconosciuto il danno esistenziale causato alla vita di relazione del signor Valente.
    “Si è perpetrato un illecito ai danni del nostro assistito che va a violare alcuni diritti costituzionali”, spiega l’avvocato. In particolare sono stati lesi gli articoli 2 (relativo alle formazioni sociali), l’art. 29 (diritti della famiglia), l’art. 32 (tutela della salute) della carta costituzionale.
    Il giudice ha stabilito che il nostro cliente non è stato in grado di esplicare la sua personalità in famiglia – continua Buffa – Abbiamo ascoltato una serie di testimoni che hanno confermato di non recarsi più in visita al signor Valente perché era impossibile soggiornare in quella casa mentre altri non gli telefonavano nemmeno più. Per quanto riguarda i problemi di salute abbiamo dimostrato che l’uomo e tutta la sua famiglia, per riuscire a dormire sono stati costretti per anni ad assumere psicofarmaci e calmanti”.

    La legge prevede tollerabili 3 decibel eccedenti il rumore antropico di fondo, mentre le perizie fonometriche erano arrivate a rilevarne punte massime fino 19 eccedenti.
    “Le misure del rumore hanno scala logaritmica e quindi ad ogni 3 decibel (come potenza disturbante) il rumore raddoppia – spiega Gian Paolo Bellone, responsabile ligure per il Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente – Per quella famiglia e le famiglie vicine all’autostrada il rumore percepito è una enormità”.

    E pensare che, quando nel 2006 iniziò la causa, in zona Palmaro erano tanti i cittadini interessati dalla questione. “Probabilmente la paura di dover sostenere spese eccessive e affrontare lunghi processi ha fatto desistere molte persone – sottolinea Buffa – e l’unico che ci ha creduto fino in fondo è stato il signor Valente”.
    Eppure parliamo di una causa di per sé tecnicamente semplice perché finora il superamento dei limiti è stato sempre accertato dalle perizie fonometriche. “Inoltre – come ricorda l’avvocato – la causa è durata 5 anni, in linea con la media italiana”.

    Indubbiamente trovarsi di fronte una società come Autostrade spa incute timore.

    Ma oggi è necessario comunicare e diffondere il più possibile una sentenza che può essere l’apripista per altre rivendicazioni di cittadini sottoposti quotidianamente a simili situazioni di disagio.

     

    Matteo Quadrone

  • Cineama: crea, condividi e produci il tuo film via social network

    Cineama: crea, condividi e produci il tuo film via social network

    cinepresaIn periodi come questo è sempre bello leggere le storie di chi cerca di andare oltre la crisi e i problemi legati all’occupazione creandosi da zero il proprio lavoro. È il caso ad esempio di Tania Innamorati, che grazie al concorso annuale Working Capital di Telecom Italia ha avuto la possibilità di dare vita alla start up Cineama.

    Si tratta di un social network che ha due finalità: (1) dare a chi ha la passione del cinema e vorrebbe scrivere, produrre e dirigere un film la possibilità di farlo (2) sostenere gli autori e produttori indipendenti.

    Gli iscritti a Cineama possono dare vita a vere e proprie scritture collettive di film, dove ognuno condivide le proprie idee e al contempo si cerca di ottenere finanziamenti per la produzione tramite il crowfunding (finanziamento collaborativo dal basso, ndr), uno strumento sempre più usato per lo sviluppo di realtà online e non solo.

    La start up è nata nel giugno 2010 con il supporto di Fabrizio Mosca, produttore di numerosi film italiani tra cui I cento passi, e di realtà del settore tra cui Torino Film Lab e Apulia Film Commission. Si tratta di un progetto che segue la scia delle numerose web radio, web tv e social network indipendenti che si muovono per valorizzare ogni ambito artistico, e che in questo caso specifico può consentire a chi vuole fare del cinema il proprio mestiere – e ha un progetto particolarmente interessante ma che non trova spazio nei canali tradizionali – di trovare potenziali colleghi, finanziatori, distributori, o semplicemente curiosi che potrebbero un domani diventare spettatori.

    Marta Traverso

  • Mostra mercato in vico Angeli, dal riciclo nascono opere d’arte

    Mostra mercato in vico Angeli, dal riciclo nascono opere d’arte

    Da domenica 11 fino a sabato 24 dicembre sarà aperta al pubblico (dalle 10 alle 18) la mostra-mercato di riciclo Natale 2011 organizzata da Amiu e dal Comitato genovese Unicef in vico Angeli, accanto a Palazzo Rosso, nel Laboratorio Creativo di palazzo Verde.

    I visitatori trovaranno specchi, poltrone, tavoli, piccoli mobiletti e tanti altri oggetti, provenienti direttamente dalla Fabbrica del Riciclo di Genova Campi e trasformati in pezzi unici e assolutamente originali da artisti del calibro di Gianni Depaoli (sua la mostra Rossomare al Gam fino all’8 gennaio 2012), Raimondo Sirotti, Giorgio Oikonomoy, Luigi Maio, Gigi Degli Abati, PierGiorgio Colombara per citarne solo alcuni.

    Alcuni pezzi, tutti recuperati dalla raccolta degli ingombranti, ovvero il mobilio gettato nella spazzatura dai genovesi nei mesi scorsi, sono stati “re-inventati” anche dagli studenti del liceo artistico Klee-Barabino e dagli allievi di alcune scuole d’arte.

    Un’iniziativa che mette insieme l’attenzione per l’ambiente, il riciclo, il riuso al servizio dell’arte e il sostegno a Unicef nella realizzazione dei suoi progetti a favore dell’infanzia nel Terzo Mondo.

  • Fondo Roberto Cimetta: un bando per artisti di Genova e provincia

    Fondo Roberto Cimetta: un bando per artisti di Genova e provincia

    pittoreGuimaraes è una cittadina del Portogallo, circa 160.000 abitanti nel distretto di Braga, estremo nord ovest della nazione. Guimaraes è stata scelta come capitale europea della cultura 2012, lo stesso ruolo che Genova aveva ricoperto nel 2004.

    In occasione di questo evento è stato indetto un bando di mobilità per artisti e operatori culturali residenti nei Paesi del Mediterraneo e che operano nei settori delle arti visive, cinema e spettacolo. Il Fondo Roberto Cimetta permetterà di ricevere un finanziamento che copra le spese di viaggio e di visto per un soggiorno studio, workshop, festival o seminario a Guimaraes nel corso del 2012.

    Scopo del fondo è dare a singoli artisti la possibilità di realizzare, durante il periodo di soggiorno, un progetto nei settori musica, spettacolo, cinema, arte contemporanea, design e architettura. Nel corso della selezione sarà data priorità agli artisti che provengono da alcune zone del Mediterraneo: in mezzo a Betlemme, Marrakech, Algeri, Tunisi, Gumri e Haifa, anche gli artisti di Genova e provincia avranno una corsia preferenziale.

    È possibile presentare la propria candidatura entro il 31 dicembre 2011.

    Marta Traverso

  • Torte d’artista alla Galleria Studio 44: aperta la nuova mostra

    Torte d’artista alla Galleria Studio 44: aperta la nuova mostra

    tortaUna nuova esposizione inaugura questo pomeriggio (venerdì 9 dicembre – ore 18, ndr) alla galleria studio 44 di vico Colalanza, in pieno centro storico.

    La collettiva Take Away ha destato da alcuni giorni la curiosità di molte persone per via delle Torte contemporanee, gli originali ritratti di Lorenzo Parisi, che ha scelto la cucina per immortalare i dittatori del passato e del presente. Le facce sono riprodotte su ostia, a guarnire la superficie di autentiche torte da pasticceria.

    Non solo da guardare, s’intende: i visitatori della mostra diventeranno parte integrante di una performance di Eat Art, e saranno invitati a mangiare una fetta delle opere d’arte esposte.

    La mostra sarà aperta al pubblico fino al 24 dicembre, l’orario di apertura è dal giovedì al sabato ore 16.00-19.00.

    Un evento importante anche perché si avvicina il tempo in cui Galleria Studio 44 dovrà lasciare i locali in cui si trova per cercare una nuova sede, in modo da scongiurare il rischio chiusura paventato nelle scorse settimane.

    Marta Traverso

  • Droghe in UE: cresce l’uso di quelle sintetiche

    Droghe in UE: cresce l’uso di quelle sintetiche

    Il consumo di droghe tradizionali come la cannabis e la cocaina sta diminuendo, mentre l’utilizzo di droghe sintetiche continua a crescere. E’ questo il dato più importante emerso dal rapporto annuale dell’Unione europea sulle droghe, presentato il 29 novembre scorso.

    Circa 11 milioni di europei (3,2% degli adulti) hanno provato l’ecstasy e circa 12,5 milioni (3,8%) hanno preso delle anfetamine.

    Ma a destare preoccupazione sono le modalità di utilizzo di una più ampia gamma di sostanze da parte dei consumatori di droga. “La poliassunzione, compresa la combinazione di sostanze illegali con alcol e, talvolta, con medicinali e sostanze non controllate, è diventata il modello dominante di consumo di droga in Europa – si legge nel documento – Questa situazione rappresenta una sfida per le politiche europee in materia di droga e le relative risposte. Nella maggior parte degli Stati membri manca ancora un quadro politico completo per affrontare il problema del consumo delle sostanze psicoattive, e i servizi di erogazione del trattamento devono adattare le proprie prassi per soddisfare le esigenze dei pazienti con problemi correlati al consumo di diversi tipi di sostanze”.

    E poi il fenomeno delle nuove droghe, costantemente prodotte e immesse sul mercato. L’Unione europea ha contato 41 nuove sostanze per il 2010. Prodotti disponibili sulla rete e che si sono diffusi rapidamente in numerosi stati membri, spesso in difficoltà nel combattere la loro vendita.

     

  • Il carburante ecologico si fa con gli scarti agricoli

    Il carburante ecologico si fa con gli scarti agricoli

    Il primo impianto al mondo per la produzione di biocarburante di seconda generazione sorgerà in Italia ed entrerà in funzione tra giugno e luglio del 2012.

    Frutto delle ricerche del gruppo Mossi & Ghisolfi, multinazionale chimica di Tortona, l‘impianto di Crescentino, nel vercellese, produrrà almeno 50 mila tonnellate di bioetanolo all’anno partendo da sostanze non destinate al consumo alimentare.

    120 ricercatori italiani hanno lavorato cinque anni per mettere a punto un sistema in grado di produrre un combustibile verde e meno caro della benzina.

    La principale novità è che, a differenza del bioetanolo di prima generazione, adesso si potra’ ottenere biocarburante da materie prime che non entrano nel ciclo alimentare. Punto forte dell’impianto è infatti la possibilità di attingere la cellulosa da qualsiasi tipo di biomasse, anche quelle residuali, cioè gli scarti della produzione agricola.

    La materia prima può anche provenire da piante non edibili coltivate ad hoc in terreni marginali, che per aridità o povertà a livello organico non sono idonei a colture agroalimentari. Tra queste piante c’è la canna comune, che in base alle ricerche si e’ rivelata particolarmente indicata per la produzione di biocarburante: da un ettaro si possono ricavare 10 tonnellate di bioetanolo, contro le 6 tonnellate mediamente estraibili da ogni ettaro coltivato a canna da zucchero.

    Considerando che sui campi italiani ci sono 18 milioni di tonnellate all’anno di scarti della produzione agricola che potrebbero essere convertiti in bioetanolo di seconda generazione, è possibile immaginare – con un adeguato sostegno finanziario sul fronte della ricerca – concreti sviluppi nel prossimo futuro.

    L’Unione Europea ha stabilito che nel 2020 i biocarburanti dovranno essere il 10% del totale, e noi ci prepariamo a produrli sui campi italiani, non stranieri”, ha affermato Guido Ghisolfi, vicepresidente del gruppo Mossi & Ghisolfi.

    Ma il finanziamento della ricerca, ha aggiunto Ghisolfi, non e’ l’unico aspetto rilevante. ”Per soddisfare la domanda, la produzione di etanolo nel mondo dovra’ passare dagli 80 milioni di tonnellate attuali a 200 milioni tra dieci anni. Cio’ richiedera’ la costruzione di 1.200 nuovi impianti, di cui 500 negli Stati Uniti, 200 in Brasile, altri 200 in Europa e la restante parte in Asia”, ha spiegato.

    ”Per quanto riguarda l’Italia, e’ necessaria una semplificazione delle procedure burocratiche, perche’ se servono quattro anni per fare un impianto non si va da nessuna parte”.

     

  • Nodo ferroviario: un osservatorio per monitorare i lavori

    Nodo ferroviario: un osservatorio per monitorare i lavori

    Ieri il sindaco Marta Vincenzi, insieme agli assessori Mario Margini, Carlo Senesi e al presidente del Municipio Valpolcevera, Gianni Crivello ha incontrato il responsabile della direzione investimenti RFI per la direttrice Tirrenica Nord, Gianfranco Mercatali.
    “E’ stato un incontro propedeutico a quelli che si svolgeranno nei prossimi giorni e che coinvolgeranno gli abitanti e il comitato di quartiere – spiega Crivello – l’obiettivo è la creazione di un osservatorio che consenta di monitorare i lavori e nello stesso tempo di informare i cittadini”.

    I lavori di potenziamento del nodo ferroviario genovese in corso di svolgimento da pochi mesi a Fegino – finalizzati alla realizzazione del passante che nel 2016 consentirà ai treni merci e a quelli passeggeri che non fermano nelle stazioni urbane di congiungersi con il ponente evitando di intasare la linea costiera e quella della Valpolcevera che saranno dedicate al trasporto locale – presentano alcune criticità evidenziate dai residenti.
    “Il problema è riuscire a coniugare i lavori necessari per un’opera importante come il nodo ferroviario con le legittime esigenze di un quartiere inserito in un contesto urbano che già vive i suoi disagi”, aggiunge Crivello.

    Un quartiere che una volta era la campagna alle porte della città, oggi è ostaggio di una viabilità congestionata soprattutto dall’alto volume di traffico di mezzi pesanti, ad esempio i camion diretti alla discarica di Scarpino, ma anche dal transito massiccio di auto dirette all’Ikea o a Cornigliano, a cui si sommerà, per almeno i prossimi 5 anni, il via vai dei mezzi impegnati nei lavori.
    Disagi dovuti dunque in primo luogo all’inquinamento acustico. Ma anche ambientale. Si sono registrate infatti alcune fuoriuscite di acqua e fango dal cantiere situato a ridosso di via Evandro Ferri. Senza contare la quantità di polvere che i residenti sono costretti a respirare quotidianamente.
    “Le fuoriuscite si sono verificate in particolare durante la fase di palificazione dei muri – precisa il Presidente del Municipio – ma anche il continuo passaggio dei camion con le ruote sporche complica la viabilità della zona”.

    “Comunque – assicura Crivello – si presterà la massima attenzione affinchè si proceda in un percorso condiviso con i residenti di Fegino”.

     

     

    Matteo Quadrone

  • Costi della politica: rimborsi tagliati solo per i consiglieri dei Municipi

    Costi della politica: rimborsi tagliati solo per i consiglieri dei Municipi

    Mauro Avvenente
    Mauro Avvenente, presidente del Municipio Ponente

    Noi siamo l’anello più debole della catena di rappresentanza. Quelli che lavorano il sabato e la domenica…” Sono le parole di Mauro Avvenente presidente del Municipio Ponente; con lui abbiamo parlato della decisione del governo Monti di tagliare rimborsi e gettoni a presidenti e consiglieri municipali, unico provvedimento preso per far fronte agli eccessivi costi della politica.

    E la riflessione sorge spontanea: se nella società italiana a pagare il prezzo più alto della manovra sono i ceti deboli, anche per la politica vale lo stesso identico discorso.

    In Parlamento troviamo i privilegi e i rimborsi intatti, i consiglieri regionali hanno rinunciato al vitalizio ma a partire dalla prossima legislatura (quindi a partire da altre persone), e nessuno ha toccato i compensi di consiglieri e assessori comunali… Ma i Municipi si, lì era necessario intervenire in tutta fretta.

    “Gli incarichi a livello municipale – ha dichiarato Monti- non sono previsti dalla Costituzione e quindi la loro attività è da considerarsi esclusivamente a titolo onorifico e non fonte di indennità o gettoni di presenza.” In sintesi, da ieri, i consiglieri e i presidenti dei 9 Municipi di Genova lavoreranno gratis.

    Perché per rispetto dei cittadini devi essere sempre presente – continua Avvenente – E’ un lavoro particolare e che richiede dedizione a tempo pienoEppure in questi anni nonostante le ristrettezze economiche abbiamo fatto il possibile. La manovra del nuovo governo colpisce i soliti noti. E questo vale per la categoria dei pensionati ma anche – per quanto riguarda i costi della politica – per le piccole realtà come i Municipi.”

    Il gettone di presenza per il consigliere di municipio equivale a 34 euro netti a seduta. Parliamo mediamente di 1 seduta di consiglio e 2 sedute di Commissioni al mese. Sono cifre alquanto risibili. La mia indennità di presidente è di 2200 euro al mese per 12 mensilità. Per 4 anni abbiamo razionalizzato le sedute di Consiglio e Commissioni senza soffocare la democrazia. In questo modo le risorse risparmiate, 37-40 mila euro all’anno, le abbiamo investite sul territorio in progetti rivolti alle fasce sociali più deboli come anziani e disabili ad esempio. Oppure sono state impiegate in opere di riqualificazione”.

    In questi giorni i presidenti dei 9 municipi si sono incontrati: “I parlamentari liguri ci hanno promesso di impegnarsi sulla questione.
    Perché un conto è eliminare le circoscrizioni nelle piccole città. Un altro discorso è gestire territori complessi come ad esempio quello di Genova, i municipi dovrebbero essere salvati almeno per quanto riguarda le città metropolitane. Perché, parliamoci chiaro,  svuotare questi organismi dall’interno vuol dire eliminarli: chi farà più politica nei quartieri senza la garanzia neppure di un semplice rimborso spese?”

    Il Municipio ha rappresentato un punto di riferimento per la cittadinanza. Siamo un amplificatore della voce dei cittadini. I cittadini proprio in un momento difficile come questo hanno bisogno di sentire la politica vicina a loro. Secondo me è una scelta inopportuna. E di queste realtà si sentirà la mancanza.”

    Matteo Quadrone

  • Tredinotte, reading di racconti e poesie giovani al Milk Club

    Tredinotte, reading di racconti e poesie giovani al Milk Club

    tredinotteSiete curiosi di scoprire quanto è florido il panorama culturale ligure? Alla faccia dei soliti nomi noti della cultura e di chi pensa che di questi tempi i giovani sanno darsi una mossa solo quando c’è da manifestare contro crisi e precariato, ecco la dimostrazione che quando c’è una passione si può superare ogni barriera.

    È il caso di un gruppo di giovani savonesi, amici dai tempi del liceo e accomunati dalla passione per la scrittura: insieme hanno fondato nell’estate 2010 TreDiNotte, una rivista underground free press in cui si pubblicano racconti e poesie.

    Ecco cosa si legge nel primo editoriale: «Avete mai provato a rollarvi una sigaretta in pubblico? Vi sentite osservati: i vecchi vi guardano, ma fanno finta di non vedervi per il sospetto che stiate facendo qualcosa di illegale e che siate delle teppe. Beh, noi, quando pubblichiamo, ci sentiamo davvero così, osservati ma ignorati, come i tossici nei giardini pubblici che tutti li vedono ma nessuno li guarda».

    Se avete voglia di conoscere da vicino i protagonisti di TreDiNotte e scoprire i testi che amano pubblicare, il loro primo reading genovese si terrà al Milk Club (centro storico, via Mura delle Grazie 25) venerdì 9 dicembre, ore 22.

    Marta Traverso

  • Lanterna: completati i lavori, riapre il museo delle fortificazioni

    Lanterna: completati i lavori, riapre il museo delle fortificazioni

    Lanterna di GenovaTorna completamente visitabile – e sarà aperto anche nella festività dell’8 dicembre – il museo delle fortificazioni del Faro, gestito da Fondazione Muvita e Provincia di Genova. Sono infatti terminati gli interventi sullo sperone alla base della Lanterna, dove rocciatori specializzati hanno rimosso dalla parete i materiali instabili e poi ricoperto il versante con una rete metallica di protezione.

    “Per motivi di sicurezza durante i lavori sul costone che sovrasta il museo avevamo dovuto chiudere parte dei suoi accessi – spiegano Provincia e Fondazione Muvita – e suddividere la visita in due tappe, con ingressi separati per i diversi spazi”.

    Consolidato e protetto il promontorio ora il museo ritorna completamente visitabile, lungo un percorso unico che collega le sale dei fucilieri e la galleria (dove i monitor dei filmati multimediali raccontano la storia di Genova, della Lanterna e del lavoro marittimo e portuale) alle sale dei cannoni con strumentazioni della Marina e parti di fari storici.

    Museo, passeggiata della Lanterna e parco urbano sono aperti, mentre fino alla prossima estate, a causa dei lavori di restyling non sarà possibile salire sul Faro di Genova. Durante questo periodo il biglietto per il Museo avrà un prezzo promozionale ridottissimo, sottolinea la Fondazione Muvita.

    Dalla prossima settimana, intanto, la parte più alta del Lanterna, dalla prima balconata sino al cornicione al di sotto della cupola, sarà avvolta dalle impalcature di importanti lavori esterni, gestiti dal Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche per conto del Comando Fari Alto Tirreno della Marina che, all’interno del faro sta già realizzando un nuovo ascensore di servizio e il completo rifacimento e adeguamento degli impianti elettrici e di illuminazione.
    Gli interventi esterni impermeabilizzeranno i due ballatoi e la cupola con il consolidamento del cornicione sottostante, la ripresa degli intonaci e la realizzazione di un nuovo impianto parafulmini.

    Secondo le previsioni, prima che la Lanterna torni visitabile, occorrerà attendere il prossimo mese di giugno.

  • Opg: quaranta internati liguri, la Regione non interviene

    Opg: quaranta internati liguri, la Regione non interviene

    Quelle che sono vere e proprie discariche umane, gli Ospedali psichiatrici giudiziari, portati alla ribalta grazie al tenace lavoro della Commissione del Senato sull’efficienza ed efficacia del Servizio sanitario nazionale, continuano a rappresentare un contenitore di miseria e abbandono e ancora oggi “accolgono” 1500 internati distribuiti nei sei istituti italiani.

    Il 27 settembre il Senato ha approvato la risoluzione n. 6, relativa agli Opg. Il documento, nato sulla base dei risultati raccolti dalla Commissione presieduta da Ignazio Marino, invita le istituzioni competenti “a stipulare convenzioni con le regioni sedi di Opg al fine di individuare strutture idonee ove realizzare una gestione interamente sanitaria dei ricoverati, secondo le esperienze rappresentate da Castiglione delle Stiviere e dalle strutture e dalle comunità assistenziali esterne agli Opg”.
    Un modello, quello di Castiglione, dove sono accolti i reclusi ancora soggetti alle misure di sicurezza detentive.

    Ma questo è solo un aspetto della questione perché attualmente negli Opg sono internate persone, pari al 10% circa, non destinatarie di Mds (Misure di sicurezza). E quindi potenzialmente libere da quello che è ormai definito un “ergastolo bianco”. Senza dimenticare inoltre che circa il 30% è rappresentato da ricoverati in Mds provvisoria.

    Il 13 ottobre, pochi giorni dopo l’approvazione della risoluzione del Senato, l’Accordo della Conferenza Unificata del Consiglio dei Ministri ha individuato gli interventi integrativi come supporto alla dimissione dagli Opg degli internati che hanno concluso la Mds, di quelli in osservazione, o trasferiti dagli istituti penitenziari.
    “A tal fine entro il 30 giugno 2012 in ogni Regione o Provincia autonoma, in almeno uno degli istituti penitenziari deve essere istituita, attraverso i Dipartimenti di salute mentale, una sezione specifica per la tutela della salute mentale delle persone detenute onde contrastare e rendere non necessario l’invio di detenuti che manifestano problemi psichici in Opg, nonché per permettere nella garanzia della cura il ritorno dall’Opg di quelli già inviati dal carcere. Si impegnano inoltre i Dipartimenti di salute mentale a promuovere azioni integrate con i servizi sanitari e sociali territoriali per la presa in carico sanitaria e l’inserimento delle persone dimesse nei territori di appartenenza”.

    Già un paio di anni fa, una decisione assunta dalla Conferenza Unificata del 26 novembre 2009, prevedeva la dimissione di circa 300 soggetti entro il 31 dicembre 2010.
    Nell’ottobre di quest’anno invece è stata stipulata un’intesa Ministero della Salute – Ministero della Giustizia, per la dimissione entro marzo 2012, di 221 internati ritenuti non più socialmente pericolosi. Parliamo di nomi e cognomi forniti dalle stesse direzioni sanitarie dei 6 Opg italiani.
    In questi anni le Regioni hanno iniziato a lavorare ma i risultati raggiunti non possono considerarsi soddisfacenti.
    La “Relazione sui dati forniti da Regioni e Province autonome, ministero Salute e ministero Giustizia, relativamente alle rispettive azioni, in attuazione dell’accordo in Conferenza Unificata del 26 novembre 2009”, del settembre 2011, ha monitorato l’intervento interistituzionale tra gennaio 2010 e maggio 2011 su 543 soggetti dimettibili.
    Il risultato che emerge è la dimissione di 217 soggetti pari al 39,9% del totale. Le regioni più virtuose sono state Lombardia ed Emiglia Romagna che hanno dimesso circa il 90% dei dimettibili. Bene ha fatto anche la Toscana raggiungendo il 68%.

    Per quanto riguarda la Liguria su 43 soggetti valutati ne sono stati dimessi solo 10 (pari al 23%).
    Abbiamo provato ripetutamente e per oltre un mese, a parlare con l’assessore competente, Claudio Montaldo, per conoscere quali sono gli interventi allo studio della Regione Liguria per liberare i cittadini liguri – secondo gli ultimi dati risalenti al 26 luglio 2011 sono 39 – rinchiusi in questi lager legalizzati. Ma purtroppo attendiamo ancora una risposta.

    Comunque i problemi sono comuni in tutta la penisola.
    Mancano i necessari investimenti economici e scientifici. E soprattutto risultano assenti le risorse statali e regionali da investire in percorsi territoriali esclusivamente dedicati alla cura e alla riabilitazione dei malati mentali che hanno commesso reati.
    Il nocciolo della questione è proprio questo. Il processo di dimissione dagli Opg è concretamente realizzabile se si creano strutture ad hoc capaci di soddisfare quelli che gli esperti definiscono come indicatori interni ed indicatori esterni di pericolosità sociale. In sostanza è necessario che il compenso clinico e comportamentale sia mantenuto in contesto di cura esterno sulla base di un percorso in prova sottoposto a costante monitoraggio per almeno 6-12 mesi. Insomma occorrono strutture in grado di gestire questi pazienti per impedire che ogni trasgressione degli obblighi imposti dal giudice in ambiente esterno, comporti automaticamente un reingresso in Opg.

    In gioco c’è il rispetto dei diritti umani, palesemente violati negli Opg, come mostrato dal drammatico video girato durante le visite della Commissione nel giugno-luglio 2010. Oggi tutti, nessuno escluso, sono a conoscenza delle condizioni detentive in cui vivono 1500 persone malate di mente, spesso arrestate per futili motivi e dimenticate in questi istituti da decine di anni. Un modello da superare al più presto attraverso valide alternative capaci di garantire il diritto alle cure ma anche la verifica dell’esito delle medesime, per restituire alla società cittadini che possano godere di libertà piena e incondizionata dal vincolo giudiziario.

     

     

    Matteo Quadrone