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  • Terzo Valico, Val Polcevera: il punto sui cantieri di Trasta e Bolzaneto

    Terzo Valico, Val Polcevera: il punto sui cantieri di Trasta e Bolzaneto

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 005 small

    Dopo il sopralluogo della commissione comunale in Val Polcevera (il 4 dicembre scorso) nelle zone interessate dai lavori per la realizzazione del Terzo Valico e la passeggiata al cantiere alle spalle di Trasta dei militanti No Tav un paio di settimane orsono (sabato 14 dicembre), rimangono vive tutte le perplessità di abitanti e cittadini in merito alla gestione della cantierizzazione da parte del consorzio Cociv (general contractor dell’opera) e degli enti locali.
    Nel frattempo qualcosa ha ripreso a muoversi: nel cantiere adiacente al cimitero della Biacca a Bolzaneto (sotto l’abitato di San Biagio) da alcuni giorni gli operai sono tornati a movimentare terra fin dalle prime luci dell’alba, mentre nell’area ferroviaria di Trasta, in via Polonio, è partita la costruzione degli alloggi che dovranno ospitare i lavoratori provenienti da fuori città. Stiamo parlando del campo base inizialmente previsto proprio nel sito della Biacca, oggi invece destinato a deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere.

     

    Bolzaneto, cantiere della Biacca

    «La visita della commissione comunale si è rivelata una vera delusione, ma purtroppo ce lo aspettavamo – racconta Marco Torretta del Comitato San Biagio-Serro – da parte del Comune non c’è stato neppure il tentativo di affrontare una seria discussione sulla pericolosità del cantiere. Abbiamo avuto la triste conferma che ognuno viaggia per la propria direzione. Noi parlavamo di “mele”, loro di “pere”. L’amministrazione si trincera dietro alla presunta regolarità delle autorizzazioni concesse al Cociv e non risponde alla domande sul rischio per la nostra salute e quella dei nostri figli. Infatti, il vicesindaco Stefano Bernini ha affermato che i 70 mila mq di terre di scavo, che dovrebbero servire da fondo alla soletta in cemento del cantiere della Biacca, saranno assolutamente privi di amianto, in quanto conterranno tufo». In precedenza, interpellato sulla questione da Era Superba, il vicesindaco aveva parlato di basalto. Tali affermazioni evidenziano che neppure il Comune ha le idee sufficientemente chiare.

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 small«Da alcuni giorni il cantiere della Biacca è nuovamente attivo – spiega Torretta – gli operai con benne e macchinari stanno movimentando la terra già a partire dalle ore 06:45 del mattino. Di conseguenza 500 famiglie di San Biagio si trovano a dover convivere con l’inquinamento acustico e ambientale». Ma in fin dei conti questo, forse, è il male minore. «Occorre ricordare alle istituzioni che l’area interessata dallo scavo è soggetta a frane, come confermano i relativi Piani di bacino sottolinea il portavoce del comitato – Infatti, nel 2007 parte del parcheggio di San Biagio “Il Colle” era sceso di mezzo metro verso il cimitero, richiedendo un urgente intervento di ripristino da parte di Coopsette, intervento durato quasi un anno. Siamo sicuri che andando a toccare questa parte di collina, disboscata di 3000 mq di alberi, non venga messa a rischio la stabilità della collina stessa, così come l’incolumità di 250 famiglie che risiedono nei residence sovrastanti denominati “Il Borgo” e “Il Colle”? Sono stati fatti tutti gli accertamenti del caso? ».

    Inoltre, ad oggi nessun cartello è stato affisso fuori dall’area su cui insistono i lavori «Pertanto ci chiediamo quanto sia in regola questo sito – continua Torretta – Abbiamo chiamato la Polizia Municipale lamentandoci dei rumori in orario mattutino ma ci è stato risposto che il cantiere è “privato” e quindi non servono autorizzazioni affisse all’esterno. Francamente, simili risposte sono un’offesa all’intelligenza delle persone. Noi per tutelarci stiamo pensando di agire anche per vie legali. Non siamo per nulla convinti che si possa costruire, seppure provvisoriamente, così vicino ad un cimitero. Giovedì scorso qui a San Biagio si è svolta una riunione tra il nostro comitato e quello di San Quirico, alla presenza di una cinquantina di persone. Stiamo cercando di veicolare ai cittadini un’informazione corretta. Al contrario, Cociv e istituzioni locali giocano proprio sul fatto di nascondere eventuali problematiche, senza mai essere del tutto trasparenti».

     

    Trasta, Rocca dei Corvi

    terzo valico trasta2Sabato 14 dicembre un centinaio di persone hanno sfilato in corteo dall’imbocco di via Trasta fino al cantiere di via Rocca Inferiore dei Corvi per mostrare ai “foresti” quali radicali trasformazioni sta subendo il paesaggio della Val Polcevera. Quello che un tempo era un bosco popolato da migliaia di alberi – tra cui roveri e pini anche secolari – adesso è diventato un arido deserto deprivato di ogni forma di vita. I manifestanti sono facilmente entrati nell’area di cantiere per piantare le bandiere No Tav, rivendicando di non riconoscere alcuna legittimità ai divieti imposti.

    Sulla sommità della collina resiste ancora una casa, destinata a trasformarsi in uffici a servizio del Cociv. Un’altra abitazione, già demolita, rientrava tra i primi espropri portati a termine. «Per la residenza rimasta in piedi, invece, il Cociv ha dovuto faticare prima di trovare un accordo con il proprietario – spiega Davide Ghiglione, consigliere (Fds) del Municipio Valpolcevera – Alla fine il compromesso è stato raggiunto ma l’indennizzo economico corrisposto al privato risulta decisamente alto. Come accaduto in altre occasioni, ad esempio a Pontedecimo, i rimborsi paiono assai superiori al reale valore delle abitazioni espropriate. Indennizzi pagati con soldi pubblici, quindi con risorse di tutti noi cittadini».

     

    Piano Utilizzo Terre e rocce di scavo e protocollo amianto

    Davide Ghiglione e Antonio Bruno (consigliere comunale Fds) hanno presentato due interpellanze (rispettivamente in Municipio Valpolcevera ed in Comune) con le quali sollevano forti dubbi – dal punto di vista strettamente procedurale – sulle modalità di gestione e trattamento della terra di scavo. «Non sappiamo ancora quando i documenti verranno discussi – precisa Ghiglione – Ma riteniamo doveroso fare chiarezza al più presto. Ci domandiamo: allo stato attuale la terra che gli operai del Cociv stanno movimentando, secondo quali procedure viene gestita?».

    Il permesso a costruire i piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati nell’area di cantiere “CLB 4 – Bolzaneto”, dietro il cimitero della Biacca prevede due distinte modalità di gestione dell’abbancamento di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo provenienti da cantieri del Terzo Valico, in particolare «come terre da scavo ai sensi del DM 161/2012, se ed in quanto approvato il Piano di Utilizzo ai sensi dell’art. 5 di tale D.M; come rifiuti (CER 170504) ai sensi dell’art. 214 e seguenti del Decreto Legislativo 152/2006 e s.i.m. secondo la procedura di cui alla D.G.R. 1567/2008, ove prima dell’inizio delle attività non sia approvato il suddetto Piano di Utilizzo», si legge nell’interpellanza del consigliere municipale.
    Invece, il provvedimento di approvazione del Piano Utilizzo Terre secondo il D.M. 161/12, recita testualmente al punto 2 «l’inizio delle attività che generano materiali da scavo riferiti ai lotti 1 e 2 “Terzo Valico dei Giovi” è condizionato all’approvazione, da parte delle Regioni e altre amministrazioni competenti, dei progetti relativi ai siti di destinazione, così come individuati nel PdU di cui trattasi».
    Il Piano di Utilizzo, secondo i firmatari delle interpellanze «dovrebbe valutare con attenzione la movimentazione di terre amiantifere presenti, secondo le carte regionali, su gran parte del tracciato ligure del Terzo Valico».

    Insomma, in altre parole, prima di procedere con le operazioni di cui sopra «La Regione Liguria è tenuta ad approvare il Piano di Utilizzo Terre e rocce di scavo, cosa che ancora non ha fatto – sottolinea Ghiglione – e non solo: occorre trovare anche un accordo con la Regione Piemonte sul Protocollo Amianto. Sono due documenti fondamentali e connessi. Anche a PdU approvato, infatti, è necessario aver già stabilito le precise procedure per trattare eventuali materiali amiantiferi».

    Per questo i consiglieri Fds di Municipio Valpolcevera e Comune interpellano rispettivamente Giunta municipale e comunale «per conoscere se non sia opportuno l’intervento da parte del Comune di Genova per adeguare puntualmente le prescrizioni della civica amministrazione alle normative dettate dal Ministero dell’Ambiente e, pertanto, a prevedere che non vengano movimentate terre di scavo del Terzo Valico prima che sia approvato il Piano di Utilizzo».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Tomakin live al Teatro Altrove: ecco a voi l’epopea di uno qualunque

    Tomakin live al Teatro Altrove: ecco a voi l’epopea di uno qualunque

    tomakinAcqui Terme, 2000. Nascono gli House of Joy, attorno alla voce di Alessio Mazzei, la chitarra di Giovanni Facelli e le tastiere di Joy Pistarino; 2003, la formazione rinnovata cambia nome, con l’omaggio a Paul Klee: 17perso. Si iniziano a intuire le inclinazioni del progetto, e le prospettive sono promettenti. Nel 2011 le promesse vengono mantenute. L’ingresso di Valerio Gaglione alla seconda chitarra, Manuel Concilio alla batteria, Denis Martino al basso e Federica Addari alla voce e synth, definisce l’organico del nuovo gruppo: i Tomakin.

    Con un altro riferimento impegnativo, questa volta Aldous Huxley, il Mondo Nuovo (Thomas Tomakin, direttore del centro di incubazione e di condizionamento di Londra Centrale), il genere approda a una «new wave, che è la grande influenza musicale del gruppo, fermamente indipendente, esigenza intellettuale imprescindibile», come ci racconta Alessio.

    Geografia di un momento“, esordio discografico, ripercorre i passi compiuti in quasi una decade di musica, riproponendo i brani più importanti, come “Quando sogno” e “Joasia“; ma è con “Epopea di uno qualunque” che si è di fronte alla prima vera fatica discografica, un concept strutturato in una rassegna (spesso autobiografica) dell’antieroismo genuino della vita. Per questo “oggi non è un problema, domani non è un teorema pensare a un vivere eccezionale” (Quasi mai delusi): l’epopea di una quotidianità noiosa disillusa, ma non per questo meno epica, l’epopea della “gente che costituirebbe a prima vista una massa anonima ma che, se indagata con solo un poco di attenzione, riserverà molte sorprese e curiosi aneddoti: insomma gente di cui vogliamo raccontate per rendere il doveroso tributo all’incanto del quotidiano che da sempre ci avvince, come se ci trovassimo in un travolgente remake neorealistico, in una metafisica dell’effimero e del banale” (Pier Vittorio Tondelli).
    Uscito nel 2013, per la produzione esecutiva di Michele Bitossi e con la produzione artistica di Fabio Martino (Yo Yo Mundi, in studio e sul palco con Ivano Fossati, Franco Battiato, Giorgio Gaber, Manu Chao) e Mattia Cominotto (ex Meganoidi, già al lavoro con Tre Allegri Ragazzi Morti, Numero 6, Lava Lava Love), il disco raccoglie consensi unanimi ed entusiasti attraverso un numero eccezionale di recensioni lusinghiere. Da aprile a settembre, i Tomakin hanno tenuto circa venti concerti, fra cui gli opening-act a Jutty Ranx e Motel Connection, a proprio agio con artisti, a prescindere dal genere, indipendenti, vera e propria filosofia artistica prima ancora che inclinazione musicale.

    tomakin-2L’Altrove ha tutte le carte in regola per candidarsi come palcoscenico perfetto, offrendo impianti tecnici all’avanguardia e un pubblico entusiasta. Il tappeto ritmico del basso si stende sotto l’impalcatura granitica della batteria e il synth pungente si innesta sulla voce tiratissima, creando un dipinto musicale che assomiglia a un Pollock manierista. Noise rock consapevole e non casuale, un’esibizione matura e, rispetto all’incisione algebrica in studio, disinibita e muscolosa. I Tomakin propongono i personaggi e le attitudini che abitano la loro epopea, la frustrazione di chi sottostà alla Legge di Murphy e sa bene che “quando le giornate iniziano male è quasi impossibile farle cambiare”; dai postumi dell’euforia artificiale di un Rave, in cui sono “sempre frantumati gli apparati razionali”, all’Epopea di uno qualunque, quello che, come tutti prima o dopo “cominciò ad odiare il suo parquet in teak, poi guardò la ballata di Stroszek” e, di conseguenza, a “recitare per mancanza di consolazione, morire di paura per eccesso di immaginazione”. Il concerto cresce di intensità canzone dopo canzone: il pubblico è coinvolto, in piedi davanti al palco a ballare; Alessio si “gasa tantissimo” agli effetti di Berna, Meganoide e tecnico del suono d’eccezione, sfoderando al microfono tutta la potenza della sua voce; Giovanni salta giù dal palco chitarra al braccio, fondendo musicista e spettatore in una sola persona.

    «Genova rimane la città con il posto privilegiato nel cuore del gruppo», ci rivela Alessio a fine concerto; «qui registriamo, negli studi di Greenfog, e qui abbiamo parte delle nostre radici». L’acquese è da sempre un terreno fertile per le formazioni musicali di un certo spessore: basti pensare ai Knot Toulouse, gruppo ormai leggendario dell’underground folk-psichedelico e agli Yo Yo Mundi, formazione combat folk rock affermatasi ormai a livello internazionale. Con l’augurio che i Tomakin confermino sempre di più quello che hanno dato prova di essere: una realtà di punta dell’intero scenario indipendente.

     

    Nicola Damassino

  • Natale nel parco dell’Antola, tutti gli eventi in programma

    Natale nel parco dell’Antola, tutti gli eventi in programma

    Monte AntolaIn occasione delle imminenti festività natalizie, il Parco dell’Antola propone numerosi eventi per trascorrere le vacanze a stretto contatto con la natura.

    Il Rifugio Parco Antola è aperto continuativamente dal 20 dicembre al 6 gennaio, pronto a ricevere gli ospiti, escursionisti e amanti della natura, per un pranzo o una sosta veloce oppure per trascorrere una nottata immersi nel silenzio e nella pace.

    Per la sera di Capodanno, i gestori propongono festeggiamenti a partire dalle 18 con un aperitivo, cui seguirà un cenone a base di prodotti tipici locali e i festeggiamenti dopo la mezzanotte (prenotazione al numero 339 4874872).

    Molte altre le iniziative che si intrecciano nel Parco: i Presepi, prima di tutto quello ormai famoso di Pentema che aprirà i battenti domenica 22 con un’ escursione guidata del Parco, (anche il 12 gennaio), e piccoli gioielli come il Presepe nella stalla di Pareto, in Valbrevenna, con le storiche figure di Emanuele Luzzati.

    Non mancheranno0 le specialità gastronomiche, con i produttori locali aperti per tutte le festività natalizie (qui l’elenco): dai canestrelli di Torriglia allo Sciroppo di Rose della Valle Scrivia, dalla Mostardella di Vobbia ai formaggi e le carni dell’Antola, dai funghi al miele della Val Trebbia.

    Presepi nel Parco:

    Presepe di Pentema

    Presepe nel presepe… Pentema per qualche settimana si trasformerà nel borgo che accoglie la natività di Gesù. Da lunedì 16 a venerdì 20 sarà aperto per scolaresche solo su prenotazione al n. 346.1218716. Visitabile da sabato 21 e domenica 22 dicembre dalle ore 10 alle 18; successivamente da martedì 24 dicembre in serata (apertura in occasione della messa di Natale delle ore 22) fino a lunedì 6 gennaio 2014 sarà aperto tutti i giorni dalle ore 10 alle 18. Sarà inoltre aperto durante tutti i weekend di gennaio (11- 12, 18-19, 25-26) sempre dalle ore 10 alle 18.

    Presepe di Pareto (Valbrevenna)

    Visibile dal 1° dicembre presso la chiesa parrocchiale di Pareto (Valbrevenna) e aperto fino al 31 gennaio 2014. Organizzato dalla Parrocchia, dall’Ass. Sportiva Dilettantistica San Lorenzo di Pareto e Circolo ANSPI (che è disponibile ad aprirlo per le visite tutti i giorni dalle ore 9 alle 21). Sarà possibile ammirare la bellezza della “Natività” di Emanuele Luzzati. Per info: 010.9390030.

    Presepe di Viganego

    Il Presepe nel Bosco a Viganego di Bargagli, presso la Chiesa di San Siro, anche quest’anno potrà essere una meta emozionante delle festività natalizie, offrendo ai visitatori un itinerario suggestivo nelle ore di metà pomeriggio fino a sera con luci, suoni emusica. Il Presepe delinea un tipico paesaggio ligure. Le costruzioni, realizzate interamente con pietra del posto, sono alte tra i 60 e i 70 centimetri e si possono ammirare grazie a un piccolo sentiero che vi corre in mezzo. Aperture: dall’8 dicembre al 24 dicembre, festivi e prefestivi, dalle ore 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.30; dal 25 dicembre al 6 gennaio 2014, tutti i giorni, dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.30; dal 13 al 31 gennaio 2014 dalle 10 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.30.

    Presepe di Torriglia

    Presso l’Oratorio sulla Piazza della Chiesa, presepe contadino che rappresenta il paese, aperto tutti i giorni da lunedì 23 dicembre a fine gennaio dalle ore 9.00 alle ore 18.00.

    Presepe di Savignone

    Aperto dal 16 dicembre fino a fine gennaio 2014 tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18. Per info Don Stefano: 010.936627.

    Presepe di Busalla

    Parrocchia di S. Giorgio, aperto dalla mezzanotte del 24 dicembre a fine gennaio 2014 tutti i giorni dalle 8 alle 10 e dalle 16 alle 18. Per info: 010.9643817

     

  • Alloisio e il suo Vangelo: come se la passa il teatro canzone nel 2013?

    Alloisio e il suo Vangelo: come se la passa il teatro canzone nel 2013?

    alloisio-martiniNon rimarranno certo delusi i nostalgici del cantautorato anni ’70, quello che riempiva le sale con pochi semplici ingredienti e aizzava i cuori speranzosi, il cantautorato che avanzava i primi passi verso il teatro, seguendo le orme di Gaber, Luporini e… Gian Piero Alloisio.
    Ieri nella Sala Trionfo del Teatro della Tosse è andata in scena la prima del “Vangelo secondo Gian Piero“, lo spettacolo di teatro canzone scritto e interpretato da Gian Piero Alloisioaccompagnato dalle sapienti dita del maestro Gianni Martini – che rimarrà in scena sino a domani (domenica 22 dicembre).

    Martini è compagno di viaggio di Gian Piero già ai tempi dell’”Assemblea Musicale Teatrale”, un progetto musicale che a partire dalla seconda metà degli anni ’70 riuscì a collezionare successi e collaborazioni di tutto rispetto. Tournèe con Guccini, Gaber… mica roba da tutti. E pazienza se oggi, agli occhi e alle orecchie dei più giovani, questo teatro canzone nudo e crudo risulterà un po’ “antico”, fa parte del gioco. I nostri due ex Assemblea sono sicuramente i primi a saperlo e non se ne curano, giustamente, perchè non avrebbe senso fingere di essere quello che non si è. I tempi cambiano, gli artisti restano, testimoni del cambiamento.

    «Fu Don Gallo a chiederci di salire sul palco del Carlo Felice per la grande serata musicale in onore di Faber – racconta sul palco Gian Piero – cantammo “King”, la storia di uno spacciatore dei vicoli, ed entrammo in classifica. Poi è arrivato il momento del brano “Ogni vita è grande”: è stato scelto come colonna sonora dell’evento “One World, One Family, One Love” alla presenza del pontefice Benedetto XVI e grazie a quella trasmissione in mondovisione il pezzo è stato scelto da Gianni Morandi per il suo ultimo disco e sta facendo il girod el mondo. Questo per dire che se fosse stato per i discografici saremmo già spariti da trent’anni!». Ironizza Alloisio sul palco, vuole parlarci del “suo” Vangelo e questi due testimonial d’eccezione sono il primo tramite in questo breve viaggio fra il sacro e il profano. D’altronde il teatro canzone di Alloisio è un marchio di fabbrica ben noto al pubblico, la freddura è sempre dietro l’angolo e ha il compito di distendere la sala che può così abbandonarsi alle risate liberatorie.

    Alloisio e Martini portano sul palco della Tosse la loro musica semplice, senza ghirigori. Eseguono i successi come “Ogni vita è grande”, “King”, “Venezia” e gli inediti, fra cui spicca “Chiara Luce”, un pezzo intenso che racconta la storia di una ragazza morta a soli 18 anni per una grave malattia e che decide di indire una grande festa prima di lasciare il mondo. La bravura degli esecutori non è in discussione, la chitarra di Martini è coinvolgente e la voce di Gian Piero è riconoscibile in mezzo a mille altre, non ci si può sbagliare.
    Nessun trucco, nessun inganno; Gianni e Gian Piero uno accanto all’altro in mezzo al grande palco deserto, camicia scura fuori dai pantaloni, due sedie e tre chitarre, una di queste appoggiata alla sedia, così, alla buona… mentre le luci di scena fanno risplendere le due canute chiome. Fra una lettura del Vangelo e una canzone, lo spettacolo ci parla delle tentazioni che Gesù riesce a domare provocato da quell’esserino dispettoso di nome Satana. “A volte sono ateo, a volte sono il tuo viso… Impara mio signore, ho il cuore bipolare. In ogni mia emozione io sto con l’opposizione”, canta Gian Piero… Ma nessuna paura, lo spettacolo non pretende di regalarci nessuna verità nascosta, alla fine finisce persino a taralucci e vino, o meglio, a taglierini e pesto.
    Perché la “genovesità”, ancora una volta, si rivela ingrediente fondamentale nell’opera di Alloisio.

     

    Gabriele Serpe

  • Moni Ovadia legge Don Gallo al teatro della Corte

    Moni Ovadia legge Don Gallo al teatro della Corte

    Don Gallo
    Lunedì 23 dicembre al teatro della Corte va in scena Profeta dei nostri tempi, Moni Ovadia legge i testi di Don Gallo per ricordare il prete di strada genovese che ha fondato la Comunità di San Benedetto al Porto a cui andrà tutto l’incasso della serata (posto unico 15 euro).

    La serata propone la lettura delle parole e degli scritti di don Gallo alternandoli con brani della Bibbia, il tutto accompagnato dalla musica di Nadio Marenco (fisarmonica) e Maurizio Dehò (violino).

    Dice Ovadia: «La ragione per cui io e Don Andrea Gallo eravamo così amici? Entrambi eravamo profondamente convinti che la rivoluzione sociale e conflittuale si debbano coniugare con una ragione spirituale assoluta. Incontri il divino solo nella relazione attraverso l’umano. Questo il legame profondo tra me e Don Gallo».
    E aggiunge che le parole e gli scritti del fondatore della Comunità di San Benedetto, oggi più che mai ci appaiono profetici perché strettamente connessi alla realtà quotidiana che viviamo e perché la caratteristica della scrittura profetica è la continua chiamata alla responsabilità e all’ impegno civile.

    Per Profeta dei nostri tempi: Ovadia legge don Gallo – spettacolo fuori programma in scena alla Corte lunedì 23 dicembre 2013 – non valgono le consuete agevolazioni e riduzioni.
    Info: 010/5342300 www.teatrostabilegenova.it info@teatrostabilegenova.it www.genovateatro.it
    orari: ore 20.30
    prezzi: posto unico 15 euro.

  • Cornigliano, Ilva: le strategie e il futuro dell’acciaieria genovese

    Cornigliano, Ilva: le strategie e il futuro dell’acciaieria genovese

    ilva genovaAll’Ilva di Cornigliano si respira un’atmosfera sospesa tra l’attesa di un nuovo piano industriale che deve partire da Taranto ma coinvolgerà anche Genova e Novi Ligure – indissolubilmente legati al destino del sito pugliese – e la legittima rivendicazione di validità dell’Accordo di Programma del 2005 (in realtà Atto modificativo dell’Accordo di Programma del 1999) quale garanzia di continuità produttiva e tutela occupazionale.
    Dopo il commissariamento della holding Riva Fire (ai sensi del D.L. 4 giugno 2013 n.61, convertito, con modificazioni, in L. 3 agosto 2013 n.89) – che controlla Ilva S.p.A. e dunque le fabbriche sopracitate (mentre una parte del gruppo, Riva Forni Elettrici che controlla Riva Acciaio, Riva Energia e Muzzana Trasporti, è rimasta sotto il controllo della famiglia Riva) – a seguito dell’inchiesta giudiziaria per disastro ambientale a carico della dirigenza Ilva di Taranto, della famiglia Riva e non solo (alla fine di ottobre 2013 la Procura di Taranto ha spedito 53 avvisi di conclusione delle indagini preliminari), adesso operai e sindacati genovesi sperano nel nuovo corso, gestito dal Commissario Straordinario del Governo, Enrico Bondi, sollecitato a rilanciare gli investimenti e dunque la produttività affinché la salvaguardia dell’occupazione non sia un mero artifizio dialettico, bensì si concretizzi nel reale riassorbimento della forza lavoro.
    Oggi, infatti, i dipendenti di Cornigliano sono 1.750, di cui 1.400 con contratti di solidarietà in scadenza a settembre 2014, ultima tipologia di ammortizzatori sociali utilizzabili. «In quella data ultimiamo il quarto anno di contratti di solidarietà – racconta Armando Palombo della rsu Fiom-Cgil – e senza un piano che preveda investimenti ci sarà un problema aperto per mille persone».

    Attualmente, dopo il lungo processo che ha portato alla dismissione dell’area “a caldo” (vedi il nostro approfondimento) – tramite la chiusura del laminatoio a caldo per coils nel 1984, della cockeria nel 2002 e la fermata dell’ultimo altoforno nel 2005 – a Cornigliano sono attivi i treni di laminazione a freddo e linee di stagnatura e zincatura. In pratica, lo stabilimento genovese accoglie dall’impianto “a ciclo integrale” di Taranto i coils d’acciaio (i famosi rotoli) per completarne la lavorazione “a freddo” e per trasformarli con due trattamenti distinti: la stagnatura, che serve per la produzione di lattine e contenitori leggeri, ovvero imballaggi adatti alla conservazione di cibi e bevande (il ciclo della banda stagnata o “ciclo della latta”) e la zincatura (il ciclo zincato) che dà vita alle comuni lamiere utilizzate nell’industria automobilistica, nel settore dell’elettrodomestico e nel campo dell’edilizia.

    Il piano industriale quinquennale (2005-2009) allegato all’Atto modificativo dell’Accordo di Programma, però, finora sconta gravi ritardi nella sua applicazione.
    La responsabilità principale è ovviamente imputabile al gruppo Riva che ha realizzato soltanto parzialmente gli interventi programmati e nel 2008 – sulla base degli avvenuti mutamenti di mercato – ha deciso delle sostanziali varianti al piano, a distanza di tempo rivelatesi scelte non azzeccate.

    La Centrale Elettrica

    ilva-centrale-elettrica003Uno degli elementi più importanti dal punto di vista strategico della produzione siderurgica, come spiega il piano industriale 2005 «è l’approvvigionamento energetico», visto che per la siderurgia «l’energia rappresenta una vera e propria materia prima del processo di trasformazione». Quindi, essenziale sarà «l’intervento di trasformazione dell’esistente centrale termoelettrica a ciclo tradizionale (caldaia-vapore/generatore)in una centrale termoelettrica a ciclo combinato con cogenerazione da 300 MW termici alimentata a gas metano di moderna concezione che assicurerà un significativo miglioramento dell’impatto ambientale sul territorio». Un intervento del valore di 140 milioni di euro. Intenzioni confermate 3 anni dopo nelle varianti al piano industriale «una particolare attenzione si sta ponendo nel vagliare le migliori soluzioni per procedere all’investimento sulla centrale elettrica».

    Ebbene, a distanza di oltre 8 anni la nuova centrale ancora non c’è. Mentre è sempre al suo posto la vecchia centrale termoelettrica, chiusa definitivamente nel 2005 in concomitanza con lo spegnimento dell’ultimo altoforno, ma ormai trasformatasi in un vero e proprio rudere di archeologia industriale. Peccato, però, che l’edificio – costruito negli anni ’40, con due corpi uno di sei piani e l’atro di tre più i magazzini interrati (per una superficie complessiva di circa 15 mila metri quadrati) – sia pieno zeppo di amianto. «Tutte le parti sottoposte a calore erano completamente coibentate con l’amianto – spiega Armando Palombo, rsu Fiom-Cgil – Nell’aprile 2006, su nostra pressione, l’azienda aveva commissionato una dettagliata mappatura della presenza di amianto all’interno della centrale». I numeri sono eloquenti: 800 tubazioni di gas, 2000 guarnizioni delle tubazioni di acqua, in totale si parla di 150 metri cubi di amianto friabile e 70 metri cubi di matrice compatta stabile. «L’amianto purtroppo è una realtà presente in gran quantità dentro le aree Ilva di Cornigliano – aggiunge Palombo – Tuttavia, almeno a partire dal 2002 sono state eseguite diverse bonifiche».
    La vecchia centrale termoelettrica, invece, è stata solo parzialmente messa in sicurezza. «Infatti continuano a cadere dei vetri, altri sono stati tamponati con lamiere, mentre di recente è addirittura crollata una porzione di tetto. Per questo abbiamo segnalato nuovamente il pericolo. La messa in sicurezza ad oggi garantisce che nessuno possa accedere all’edificio. Nello stesso tempo, però, dovrebbe anche impedire che le fibre d’amianto fuoriescano dalla centrale e si disperdano nell’aria. Questo è il punto che desta maggiori preoccupazioni».
    Parliamo di una costruzione totalmente esposta alle intemperie che rischia di subire un lento sgretolamento fino al possibile crollo. «Come rappresentanti della sicurezza abbiamo scritto all’azienda e pure all’Asl 3 segnalando il problema. Nell’Accordo di Programma non viene citata la bonifica, il cui costo pare si aggiri su 6-7 milioni di euro, ma comunque occorre al più presto mettere in sicurezza tutta l’area».

    enel-energia-elettrica-DICome abbiamo visto i documenti aziendali ribadiscono più volte l’importanza della realizzazione di una nuova centrale elettrica. Elemento fondamentale per assicurare la produzione del sito. Eppure «Dal 2005 la parte “a freddo” dell’Ilva di Cornigliano è costretta ad acquistare l’energia da Enel», sottolinea Palombo.
    L’Italia ha un evidente problema di approvvigionamento energetico, visto che notoriamente da noi l’energia costa il doppio rispetto a Francia o Germania. E l’energia rappresenta un terzo dei costi per la produzione di stagnato. Ridurre tale voce di spesa sarebbe un passo significativo per abbattere i costi di produzione.
    «Rispetto ai nostri concorrenti, già partiamo svantaggiati – spiega il rappresentante sindacale Fiom – Inoltre, a Cornigliano siamo costretti a comprare l’energia da fuori. Se, invece, potessimo contare su una centrale interna, il gap si ridurrebbe. Il nuovo impianto potrebbe ri-occupare 30-40 operai e la produzione di banda stagnata non sarebbe messa a rischio, come è accaduto negli ultimi tempi».

    Il piano industriale del 2005 e l’adeguamento del 2008

    ilva rotoli acciaioCome si legge nel piano industriale del 2005: «Lo stabilimento di Genova Cornigliano oltre ad essere uno dei maggiori siti aziendali per la produzione di prodotti finiti riveste un ruolo di importanza strategica per l’alimentazione di altri stabilimenti trasformatori del gruppo». Gli obiettivi del gruppo Riva nell’azione del riassetto industriale dell’Ilva «sono stati finalizzati a rendere il gruppo sempre più competitivo nel contesto mondiale razionalizzando i costi di produzione e puntando su prodotti a più alto valore aggiunto».
    Il complesso dei nuovi investimenti «comporterà una spesa complessiva di circa 770 milioni di euro» per la realizzazione di una serie di interventi programmati – nei loro contenuti e nei tempi di realizzazione – in linea con quelle che all’epoca erano le previsioni di mercato e le tempistiche previste di fornitura.

    Nel 2008, però, cambia lo scenario «alla luce dei mutamenti intervenuti nel mercato per alcuni prodotti, Ilva deve adeguare in parte le proprie strategie per assicurare allo stabilimento di Cornigliano il mantenimento e lo sviluppo di un’attività industriale in grado di competere a livello nazionale e internazionale».
    Nel caso della banda stagnata «il cui mercato si è rivelato debole e con consumi in flessione, non c’è stata una equivalente risposta all’aumento dei prezzi del prodotto, generando una forbice negativa tra costi e prezzi, cosa che ha reso antieconomico l’investimento in questo settore». Il mercato dello zincato, invece «ha tenuto abbastanza bene gli aumenti dei prezzi dei prodotti». Secondo i dati citati dall’Ilva «l’andamento del consumo italiano di banda stagnata, tra il 2005 e il 2007, è sceso complessivamente del 15%. Per contro, il consumo nazionale di zincato, nello stesso arco di tempo, si è incrementato del 34%».
    Sulla base di tali numeri «gli investimenti sono stati di conseguenza orientati ad incrementare la presenza sul mercato dello zincato».

    I nuovi interventi previsti sono: quarta linea di zincatura predisposta per servire, diversamente dalla terza linea, anche il mercato del settore automobilistico; district park mirato a cogliere le opportunità di un mercato di piccole e medie aziende collocato in particolare nel nord Italia ma anche nel sud della Francia. La missione è quella di servire capillarmente il cliente finale garantendo la massima flessibilità. L’organizzazione del centro servizi garantirà la fornitura del materiale in tempi rapidi a domicilio del cliente. «Avrà una capacità di circa 400 Kt e prevede due linee di taglio trasversale e una linea per il taglio longitudinale», quest’ultima è in grado di produrre dai coils nastri stretti di larghezze adeguate alle richieste del mercato.

    via-dell-acciaio-ilva-dIn altri termini a Cornigliano «L’azienda, rispetto alle ipotesi iniziali, decide di non raddoppiare la banda stagnata, che occupava molti più lavoratori – racconta Palombo – ma sceglie, invece, di raddoppiare il ciclo zincato». Dunque non rientra più nelle strategie aziendali la realizzazione di impianti come la ricottura continua, il temper, la quarta linea di stagnatura, gli interventi per la modifica del treno a freddo, l’ampliamento della ricottura statica.

    Per quanto riguarda la tutela occupazionale sancita dall’Accordo di Programma, ovvero il riassorbimento degli allora 2700 posti di lavoro, nel 2008 la stima viene rivista al ribasso«a realizzazione completa dell’intero piano industriale, è previsto un organico – obiettivo, a regime, di 2.200 unità».

    «A Genova si punta sul ciclo zincato, a Novi Ligure si raddoppiano gli impianti di zincatura, e pure a Taranto si potenzia lo zincato – afferma Palombo – Insomma, Ilva si concentra su un solo segmento produttivo, anziché puntare sulla diversificazione dei prodotti». Una strategia industriale che a lungo termine si rivelerà sbagliata. «Oggi lo zincato è in sofferenza – continua il delegato Fiom – mentre la banda stagnata, in Italia, è una delle poche produzioni che, nonostante la difficile congiuntura economica perdurante dal 2008, non è andata in crisi».

    Comunque sia, i ritardi si accumulano anche nella concretizzazione dei nuovi investimenti. La quarta linea di zincatura è ancora in fase di completamento e, soprattutto, non si registra un miglioramento dei processi produttivi, elemento fondamentale per ampliare la gamma dei prodotti offerti.
    «L’obiettivo prevalente del piano è rafforzare costantemente l’azione di innalzamento qualitativo sia nelle caratteristiche intrinseche dei prodotti che nelle tecnologie dei processi di produzione. Il sito di Cornigliano amplierà la sua gamma produttiva mettendosi in grado di servire le fasce qualificate di utilizzo del laminato a freddo (industria automobilistica, settore dell’elettrodomestico, dei termosanitari e dell’imballaggio)».
    Stiamo parlando degli impianti di “verticalizzazione del prodotto”, ovvero la fase successiva alla produzione. «Linee di taglio e presse che, una volta finiti i rotoli di lamiera, preparano i prodotti per essere messi in vendita sotto varie forme – spiega Palombo – Oggi tutto ciò non è possibile. Finora abbiamo soltanto due linee di taglio. Il district park non è stato neppure realizzato. A Cornigliano si potrebbero sviluppare attività di ricerca in tal senso, ma questa opportunità non viene sfruttata».

    «Il piano industriale è già in stato avanzato di attuazione – afferma l’Ilva nel 2008 – e sono state ad oggi impegnate complessivamente risorse per circa 427 milioni di euro, pari ad oltre il 55% dell’obiettivo previsionale». Ma poi gli investimenti subiscono uno stop pressoché definitivo, visto che «A noi risulta, sbirciando i bilanci aziendali, una spesa complessiva di circa 440 milioni», precisa il delegato Fiom. Per questo i sindacati si appellano al Collegio di Vigilanza sull’Accordo di Programma (presieduto dal Prefetto di Genova e composto da tutti i soggetti istituzionali firmatari del patto) che dovrebbe vigilare sull’applicazione del medesimo accordo, affinché si attivi con l’azienda (attualmente sotto gestione del Commissario Straordinario) richiamandola al rispetto degli impegni a suo tempo presi.

    La scuola di alta formazione siderurgica

    Un saldatore a lavoro, di Roberto Manzoli
    Foto di Roberto Manzoli

    A proposito di ricerca e sviluppo «Il gruppo Riva è sempre stato fermamente convinto che solo attraverso l’innovazione sia possibile vincere le sfide che l’industria siderurgica ha dovuto e deve affrontare nel corso della sua storia», si legge nel piano industriale del 2005. «Sono state portate avanti iniziative di collaborazione con le Università liguri – aggiunge l’azienda nel 2008 – tra cui un primo Master di secondo livello in siderurgia che si è già concluso con risultati molto soddisfacenti e in autunno ne partirà un secondo».
    Il Master universitario si è svolto all’interno della “Scuola di alta formazione siderurgica” dell’Ilva di Cornigliano. «Una parte di edificio della Direzione, vicino all’aeroporto, è stata ristrutturata appositamente a tale scopo – racconta Palombo – Praticamente nessuno ne conosce l’esistenza. L’iniziativa, sicuramente lodevole, non ha avuto alcun seguito». La scuola ha spazi, dotazioni e strumenti informatici, ma nonostante ciò è quasi inutilizzata. «Ricordo soltanto una collaborazione con l’istituto Odero per consentire ad una quarantina di dipendenti Ilva di conseguire il diploma di maturità. Inoltre, la scuola ospita dei corsi di formazione sulla sicurezza. Ma l’obiettivo della sua realizzazione era molto più ambizioso. Anche perché parliamo di un centro certificato per lavorare con l’Università e gli istituti superiori».

    Le nuove prospettive: il rilancio della banda stagnata

    Come detto in precedenza la banda stagnata, messa a rischio da strategie aziendali errate, potrebbe permettere di rilanciare la produttività dello stabilimento genovese.  «Il mercato italiano assorbe circa 700 mila tonnellate di latta all’anno – spiega Palombo – Cornigliano avrebbe una capacità produttiva di circa 350 mila tonnellate annue. Ma la nostra produzione si è ridotta drasticamente di anno in anno. Nel 2013 abbiamo prodotto solo 28 mila tonnellate».

    Nel settembre 2013 alcuni quotidiani locali annunciano che la linea della banda stagnata ripartirà con un investimento – seppure piccolo – di 5 milioni di euro per rimettere a posto i macchinari e riprendere il mercato perduto, in particolare quello italiano «Considerando che siamo il paese dei pomodori e del tonno», sottolinea Palombo. La banda stagnata, infatti, serve per produrre le lattine delle conserve e l’Ilva di Cornigliano è l’unico produttore in Italia.
    Allo stato attuale, però, «L’investimento promesso, che sarebbe almeno un primo passo nella giusta direzione, non è stato ancora effettuato», conclude il rappresentante sindacale Fiom-Cgil.

    Matteo Quadrone

  • I fantasmi di Natale, Ghost tour nel centro storico di Genova

    I fantasmi di Natale, Ghost tour nel centro storico di Genova

    Via San Lorenzo, GenovaSabato 21 dicembre a partire dalle ore 20 torna il Ghost Tour nel centro storico genovese, dedicato ai fantasmi di Natale, alle leggende, alle storie e ai misteri della Superba.

    Questa versione pre-natalizia del tour si ispira al romanzo Canto di Natale di Charles Dickens; lo scrittore britannico soggiornò per un certo periodo a Genova in Albaro, e sulla Superba scrisse anche alcuni versi:
    Quel giorno non avrei mai creduto di arrivare fino al punto di
    sentirmi attratto perfino dalle pietre delle vie di Genova, e di
    ripensare a quella città con affetto, come al luogo in cui avevo
    passato molte ore di quiete e di felicità.”  (Charles Dickens 1843 – da Pictures from Italy)

    I partecipanti possono compiere un viaggio alla scoperta di una città sorprendente, affascinante e mai banale, ricca di tesori d’arte di memorie e di misteri, di riferimenti a storia, letteratura, poesia, arte, musica e monumenti. Ogni angolo del suo centro racconta una storia del passato e questo itinerario turistico, frutto di anni di ricerche tra vecchi testi di paziente raccolta di antiche memorie, di lavoro ed esperienza sul territorio, punta proprio a far scoprire questa Genova magica.

    Le guide turistiche indosseranno suggestivi costumi evocativi e illustreranno ai partecipanti oltre che leggende e situazioni legate a certi luoghi e tematiche, la storia delle vie, delle piazze, degli edifici e dei diversi monumenti compresi nel percorso.

    “E potrò mai dimenticare le vie dei palazzi, la Strada Nuova e la
    Strada Balbi? O l’aspetto dell’una, quando la vidi per la prima volta,
    sotto il più fulgido e il più intensamente turchino dei cieli estivi,
    che le sue file raccostate di dimore immense, riducevano a una
    striscia preziosissima di luce, restringendosi gradatamente, e
    contrastanti con l’ombra greve al di sotto!”  (Charles Dickens 1843 – da Pictures from Italy)

    La quota di partecipazione è di 12 euro (come sottoscrizione al circolo per la realizzazione del ghost tour animato per le vie e le piazze del Centro Antico che si svolgerà nel giugno 2014), per i bambini la partecipazione è gratuita.

    Info e prenotazioni: fondazioneamon@live.it – 338 9117161

     

    [Foto Daniele Orlandi]

     

  • Mercato piazza Terralba: degrado e infiltrazioni, via libera al nuovo tetto

    Mercato piazza Terralba: degrado e infiltrazioni, via libera al nuovo tetto

    mercato-terralba-internoIl mercato di piazza Terralba si rifà il look. Nelle scorse settimane, la Giunta comunale ha previsto lo stanziamento di 600 mila euro, recuperati attraverso un mutuo a bilancio nell’esercizio 2013, per la riqualificazione del tetto del polo mercatale di San Fruttuoso, resasi necessaria a seguito delle continue infiltrazione di acqua. Si tratta di un intervento già inserito nel Programma triennale dei Lavori Pubblici 2013-2015, approvato prima dell’estate, e sarà messo a gara nei primi mesi dell’anno prossimo.

    Nei documenti tecnici che accompagnano la descrizione dello stato attuale dell’edificio si legge che la copertura del mercato a pianta rettangolare è costituita da otto arconi di cemento armato di forma parabolica, a sezione variabile. “I quattro archi strutturali, di cui due perimetrali e due posizionati nella parte centrale, si differenziano dagli altri per la maggiore dimensione”. Ogni campata è poi suddivisa da una struttura secondaria in un reticolo di travi “tamponato con pannelli di vetrocemento”. Inoltre, “alla sommità della copertura, nella parte centrale rialzata, sono disposti longitudinalmente e contrapposti una serie di fori per il riciclo naturale dell’aria”.

    Anche i non addetti ai lavori possono intuire la complessità dell’intervento, resosi necessario per la perdita di impermeabilità del calcestruzzo e dei vetri, oltre al deterioramento strutturale delle travi in parte esposte all’esterno alla mercé degli sbalzi termici e dell’azione corrosiva degli agenti atmosferici.

    L’edificio, realizzato a metà degli anni ’50, ha dato ben presto problemi di infiltrazioni dall’alto, principalmente a causa della mancanza di una costante manutenzione, tanto da dover rendere necessario un primo intervento già nel 1975, con l’inserimento di panelli plastici traslucidi all’esterno. Tuttavia, il deterioramento dei materiali ha comportato un progressivo distaccamento tra i due sistemi di copertura e un costante aumento della permeabilità tanto da imporre una soluzione più drastica.

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    In attesa del bando che specificherà al meglio le caratteristiche che dovrà avere il nuovo tetto, possiamo anticipare che certamente verrà chiesto di porre rimedio a due problematiche storiche dell’edificio mercatale: la mancanza di un efficace ricircolo interno dell’aria, con un fastidioso effetto serra soprattutto nei mesi più caldi, e l’illuminazione naturale assai carente. Sempre dalla descrizione tecnica, leggiamo che il progetto di riqualificazione prevedrà “l’eliminazione dei pannelli in vetrocemento, la riprofilatura di tutte le parti strutturali a contatto con detti pannelli, la ripresa degli intonaci e delle coloriture di tutte le parti strutturali della copertura a vista”. Il nuovo tetto, che verrà fissato sull’esistente sistema di arconi in cemento armato, sarà formato da una struttura multimateriale, rispondente a tutte le esigenze tecnico-normative, con particolare riguardo alla tenuta idrica e all’elasticità degli elementi in seguito alle dilatazioni termiche. Inoltre, nella parte centrale della nuova copertura, sorgerà un lucernaio, accompagnato da una serie di persiane poste lungo tutto il perimetro laterale.

    L’esecuzione dei lavori, inoltre, sarà complicata dalla necessità di garantire, almeno parzialmente, la prosecuzione delle attività commerciali all’interno del mercato e l’incolumità del pubblico che accederà alla struttura. Per questo motivo, con tutta probabilità, si procederà per lotti, nonostante ciò comporti una complessa organizzazione e messa in sicurezza del cantiere e costi indubbiamente più elevati.

    La riqualificazione della copertura del Mercato di piazza Terralba assume maggiore valenza se si tiene conto della strategicità della zona in cui sorge, secondo quanto previsto dal nuovo piano urbanistico comunale. A pochi passi dal mercato, infatti, dovrebbe sorgere il nuovo polo ferroviario di Terralba, nodo cruciale della futura Metropolitana di superficie, che vedrà anche la realizzazione di un centro servizi integrato per attenuare l’incompatibilità fra il parco ferroviario e le aree residenziali circostanti e, contestualmente, puntare alla valorizzazione di piazza Terralba e del parco di Villa Imperiale.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Emergenza Festival a Genova: il concorso dedicato alle band emergenti

    Emergenza Festival a Genova: il concorso dedicato alle band emergenti

    musica-live-concertoAnche quest’anno fanno tappa a Genova le selezioni per Emergenza Festival, il più grande evento dedicato al mondo delle band emergenti, di qualunque età e genere musicale.

    Nel capoluogo ligure saranno selezionate 35 band, che si esibiranno sul palco de La Claque nel centro storico.  La band vincitrice delle selezioni avrà l’opportunità di suonare all’Alcatraz di Milano assieme alle altre band italiane vincitrici delle rispettive selezioni regionali; chi passerà il turno, potrà suonare presso il Taubertal Open Air Festival in Germania, tre giorni di grande musica in cui i gruppi selezionati potranno condividere il palco con artisti famosi e suonare di fronte a 30.000 persone.

    Ogni band avrà a disposizione un set di 30 minuti per suonare, il pubblico selezionerà i gruppi che passeranno al turno successivo attraverso un voto aperto.

    Le iscrizioni al festival sono aperte sino al 31 gennaio 2014, per informazioni e iscrizioni delle band si può consultare il sito dedicato al festival www.emergenza.net.

    Oltre il concorso e le esibizioni dal vivo, l’organizzazione garantisce a tutte le band partecipanti la distribuzione internazionale su iTunes, un servizio fotografico professionale, la recensione e la promozione del proprio lavoro audio. Nelle serate saranno inoltre presenti dei responsabili che selezioneranno dei gruppi (a prescindere dal risultato della gara) per concerti ed esibizioni all’estero sponsorizzate da Emergenza. Lo scorso anno sono stati 26 i gruppi che hanno oltrepassato i confini Italiani per suonare nei migliori club europei.

    Un’altra iniziativa integrata nel concorso è l’Italian Road Tour: ogni sera la band vincitrice oltre ad accedere al turno successivo, avrà la possibilità di suonare come ospite in un’altra sede di Eemergenza a propria scelta. Si tratta di un attività importante che coinvolgerà oltre 200 gruppi emergenti in tutta Italia

    Tutti i gruppi emergenti senza contratto , solisti e tutti i muscisti che propongono uno show live che non sia legato ad attività di Dj possono richiedere la partecipazione sul sito www.emergenza.net. Per info: italia@emergenza.net

    emergenza-festival-logo

     

     

     

     

     

  • Maddalena, asilo nido: nel settembre 2014 porte aperte ai bambini?

    Maddalena, asilo nido: nel settembre 2014 porte aperte ai bambini?

    asilo-nido-maddalenaEra il 2007 quando nel quartiere della Maddalena sono iniziati gli interventi previsti dal progetto POR-Fesr (stesso discorso per Molassana, Prà-Marina, Sampierdarena, Sestri), finanziati a livello sia europeo che comunale e da concludersi entro il 2013 (con completamento al 2015). In particolare, nel quartiere del centro storico gli interventi previsti e finanziati con 13 milioni di euro (10 europei, 3 da Tursi) erano: la creazione di un Centro “Arti e Mestieri” nei locali di Palazzo Senarega, sito nell’omonima piazzetta; la costruzione di uno asilo nido in Vico della Rosa; la formazione di un Laboratorio sociale in Vico Papa; la riqualificazione dei percorsi pedonali con rifacimento della pavimentazione e introduzione della rete wifi; la gestione parcheggi per la logistica, la raccolta dei rifiuti solidi urbani su strada e la ristrutturazione dell’ascensore Castelletto Levante.

    Oggi molti degli interventi sono terminati, come la creazione del Laboratorio sociale, la sistemazione della pavimentazione, il restyling dell’ascensore e dei percorsi pedonali, e ancora l’acquisizione di Palazzo Senarega per il trasferimento del Job Center di Cornigliano. Tuttavia, sembra che le maggiori difficoltà siano state riscontrare nel corso degli anni nell’ultimazione dell’asilo nido di Vico della Rosa. Qui, una serie di ritardi e rallentamenti hanno impedito che l’asilo vedesse la luce a tempo debito. Si tratta di uno degli interventi più attesi da parte dei residenti e dei commercianti del quartiere, i quali vi hanno intravisto la possibilità di ridare slancio alla zona, con l’introduzione di quei servizi basilari e necessari per la vivibilità di ogni quartiere: il primo passo verso l’inserimento di altre strutture a fare da spalla all’asilo, come luoghi per l’infanzia, cartolerie, negozi di giocattoli, o anche farmacie ed edicole – tutte realtà atte a creare una dimensione collettiva e di condivisione dello spazio urbano.

     

    L’asilo nido di Vico della Rosa / Via Maddalena

    asilo-nido-maddalena-2Per quanto riguarda il progetto in questione, l’asilo si andrà a insediare nello spazio tra Via della Maddalena e Vico della Rosa. Qui sorgeva un edificio che è stato demolito in previsione della costruzione di uno spazio gioco di qualità per 25 bambini tra i 16 e i 36 mesi, dotato di terrazza verde e costruito secondo i principi della bioedilizia, con ricaduta positiva sullo spazio circostante per il risanamento di un luogo nevralgico del centro storico. L’intervento attua la previsione del PUC vigente, in base al quale l’edificio in questione sarebbe destinato a servizi, e ha come intento quello di creare un “punto di qualità ambientale in un’area critica sotto il profilo fisico e sociale”, come si legge all’interno del documento a disposizione sul sito http://www.urbancenter.comune.genova.it. Nell’idea dei promotori, gli spazi per il gioco e la terrazza verde -tutto rigorosamente costruito con materiali eco-compatibili e facilmente mantenibili- dovranno “contribuire a ricucire il tessuto, a qualificare gli affacci degli edifici circostanti, a risanare un punto nevralgico del quartiere, nel tentativo di allontanare le attività improprie, a potenziare il tessuto sociale facilitando la costruzione di reti tra le famiglie”.

    Nonostante i ritardi di questi anni, sembra si sia giunti a una svolta: si parla di ultimare i lavori entro la primavera, in previsione dell’entrata dei primi bambini a settembre 2014. Questo è quanto assicurano Direzione dei Lavori pubblici e presidente del Municipio I Centro Est Simone Leoncini: «Il Municipio chiede da tempo con grande forza che l’opera venga consegnata alla cittadinanza. Sembrava che i ritardi fossero maggiori, ma alla fine i tempi si sono accorciati: è stato chiesto a tutti di accelerare affinché si potesse offrire il servizio alle famiglie in previsione del nuovo anno scolastico, e la deadline è stata rispettata».

     

    Elettra Antognetti

  • Darsena, Casa dei Pescatori: un nuovo mercato per la vendita del pesce

    Darsena, Casa dei Pescatori: un nuovo mercato per la vendita del pesce

    imageVenerdì (20 dicembre) verrà ufficialmente inaugurata la nuova Casa dei Pescatori alla Darsena. Un iter lunghissimo che inizia nel 2008 quando i pescatori ottennero il via libera, dopo anni di tira e molla con l’Autorità Portuale, per ormeggiare alla vecchia Darsena le barche e ricoverare le reti. In quell’occasione il Comune chiese agli addetti ai lavori di presentare entro i primi mesi del 2009 un progetto per organizzare la vendita del pesce in loco.

    Oggi, a distanza di cinque anni, il mercato galleggiante vede finalmente la luce. Due piani allestiti con banchi per la vendita e la pulizia nel cuore di Calata Vignoso, con tanto di celle frigorifere e spogliatoi al piano inferiore. La struttura, ditata anche di impianto fotovoltaico, è stata assegnata dal Comune in concessione all’Associazione Pescatori Liguri che avrà a disposizione 150 metri di banchina e 450 mq di spazi a terra.

    Su commissione del Comune di Genova, i lavori sono sono costati in totale poco meno di un milione e 400 mila euro, una spesa non certo irrilevante  che ha visto le casse comunali contribuire con 206.000 euro, la differenza a carico del Fondo Europeo per la Pesca.

  • Madd@Natale: una giornata di eventi nel Sestiere della Maddalena

    Madd@Natale: una giornata di eventi nel Sestiere della Maddalena

    piazza-maddalena-centro-storico-genovaSabato 21 dicembre dalle ore 15 alle ore 20 è in programma una festa natalizia nel Sestiere della Maddalena, da mesi teatro di iniziative ed eventi da parte di commercianti ed abitanti che mirano al rilancio di una delle zone più belle e dimenticate del centro storico genovese.

    PARTE DELLE INIZIATIVE SONO STATE RINVIATE A DATA DA DESTINARSI CAUSA MALTEMPO.

    Numerosi gli appuntamento in programma: dalle animazioni e laboratori per bambini, al torneo di calcio balilla, dai laboratori di serigrafia e fanzine al Repessin alla Maddalena, un mercatino dell’uso, del riuso, del collezionismo amatoriale dove si potranno trovare oggetti vari, abiti, libri, riviste, bigiotteria usati.

    In diversi punti i commercianti del Civ Maddalena offriranno cioccolata calda, caffè allo
    zenzero e vin Brulè. La giornata si concluderà con una polentata e un brindisi offerto in piazza Cernaia.

    Ecco il programma delle attività e le rispettive location.

    -Piazza della Maddalena, piazza del Ferro – Repessin della Maddalena, mercatino dell’usato

    -Piazza Cernaia – Giochi per bambini, animazioni e addobbi albero di Natale

    -Jalapeno via della Maddalena 52r – Cioccolata calda

    -Piazza Cernaia – Un piatto di polenta e un bicchiere di vino dalle ore 19

    -In Scià Stradda vico Mele – Degustazione di caffè allo zenzero, taralli e vino di LiberaTerra

    -Piazza delle Vigne, vico dei Greci – Torneo di calcio balilla

    -Chiesa delle Vigne – Quel bimbo di nome Gesù, letture di brevi racconti natalizi per bimbi dai 3 ai 6 anni

    -Ristorante Il Fabbro piazza delle Vigne – Vin brulè

    -Gloglo bar piazza Lavagna – Cioccolata calda

    -Piazza della Meridiana ore 15.30 – Passeggiate dialogate a cura dell’associazione GenovApiedi

    -Teatro Altrove – Laboratorio fotografico (20-21-22 dicembre dalle ore 16) Olaf, la macchina fotografica gigante. Mostra fotografica ore 18, mostra e premiazionedel contest di instagramer #vivoaltrove. Fanzine serigrafia, banchetti di illustrazione in serigrafia, poster, fanzine e dischi.

    L’evento è organizzato da AMa Associazione Abitanti Maddalena con il patrocinio del Municipio1 centro est in collaborazione con CIV Maddalena, Liberi cittadini della Maddalena, Cooperativa il Laboratorio, Altrove Teatro della Maddalena, le parrocchie delle Vigne e della Maddalena, In scia Stradda e il presidio Morvillo di Libera, i gruppi scout AGESCI e CNGEI, Associazione GenovApiedi e molti altri soggetti che stanno progressivamente aderendo.

  • Vangelo secondo Gian Piero, il nuovo spettacolo di Alloisio alla Tosse

    Vangelo secondo Gian Piero, il nuovo spettacolo di Alloisio alla Tosse

    Gian Piero Alloisio e Gianni MartiniDa venerdì 20 a domenica 22 dicembre il teatro della Tosse ospita la prima nazionale del nuovo spettacolo di Gian Piero Alloisio con Gianni Martini Vangelo secondo Gian Piero

    Uno spettacolo in cui monologo, canzone, recitato su musica, brano strumentale, improvvisazione, coinvolgimento attivo del pubblico si mescolano per affrontare la probabile divinità di Gesù come anticipo della possibile divinità di tutti.

    Sul palco, Gian Piero Alloisio, neo-apostolo di Gesù, e Gianni Martini, storico chitarrista di Giorgio Gaber che, nei panni di una controparte rigorosamente laica, proverà a confutare le tesi del Vangelo di Gian Piero. Ci riuscirà?

    Costretto fra una tradizione che esalta il Figlio di Dio al punto di allontanarlo da noi e il pregiudizio laico che riduce il Cristo a “brava persona”, Alloisio svela un Gesù uomo che via via impara a diventare Dio. Gesù quando è da solo, Gesù quando si sbaglia, Gesù che ogni giorno sceglie di essere pre-scelto è il protagonista di questo Vangelo cantato, recitato, suonato e continuamente riportato alla nostra vita quotidiana, alle nostre segrete intuizioni, alle nostre aspirazioni collettive.

    Per accompagnare gli spettatori in questo percorso, oltre a varie canzoni già note di cui racconterà la storia (spesso legata a noti personaggi del mondo dello spettacolo), Alloisio ha scelto sette inediti che eseguirà per la prima volta in pubblico.

    Molto musicale, molto divertente, molto laico, molto religioso, con un pizzico di gossip.

    Biglietti: intero: 20 € – ridotto: 18 € – studenti superiori: 10 €

    Venerdì 20 e sabato 21dicembre alle ore 20.30, domenica 22 dicembre alle ore 18.30
    A.T.I.D. in collaborazione con Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse
    Teatro canzone scritto e diretto da Gian Piero Alloisio
    Con Gian Piero Alloisio e Gianni Martini
    Tutte le canzoni sono di Gian Piero Alloisio, tranne “Il sogno e la rosa” (Ivano Fossati- Gian Piero Alloisio);
    “Cuore bipolare”, “Bellezza ovunque” (Gian Piero Alloisio – Maurizio Maggiani).

  • Marassi, carcere: la raccolta fondi per completare il Teatro Arca

    Marassi, carcere: la raccolta fondi per completare il Teatro Arca

    marassi teatro arcaManca poco per completare il sogno. Parliamo del primo teatro in Italia costruito interamente dentro un carcere, quello di Genova Marassi. Un’iniziativa promossa, tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, da Teatro Necessario Onlus, associazione culturale nata nel 2009 sulla spinta delle attività già intraprese a partire dal 2005 con oltre cento detenuti della Casa Circondariale di Marassi e gli studenti del corso di Laurea in DAMS dell’Università di Genova.
    Il teatro dell’Arca – progettato dall’architetto Vittorio Grattarola e costruito in buona parte dai detenuti stessi – sarà una sala polifunzionale con una capienza di circa 200 posti, dotata di tutte le attrezzature necessarie per la rappresentazione di spettacoli, l’organizzazione di mostre, convegni e conferenze, ma la sua caratteristica peculiare sarà l’accessibilità anche per il pubblico esterno.

    «Il teatro è costruito nell’intercinta carceraria – spiega il presidente dell’associazione, Mirella Cannata, coordinatrice del progetto – un luogo simbolico tra il dentro e il fuori, proprio per dare l’idea di un ponte che comunica con la città».
    «Il progetto è stato finanziato da Fondazione Carige e Fondazione San Paolo che hanno sostenuto anche gli spettacoli della compagnia – racconta Sandro Baldacci, regista e socio fondatore di Teatro Necessario – ma adesso che i contributi di Regione, Provincia e Comune sono diminuiti, abbiamo serie difficoltà a proseguire».
    «Per chi sta scontando una pena che dovrebbe avere anche una funzione rieducativa queste attività sono importantissime – aggiunge Carlo Imparato, vice presidente di Teatro Necessario – il lavoro al teatro dell’Arca occupa quasi 40 carcerati».

    Oggi per portare a termine la costruzione struttura sono necessari ancora circa 70 mila euro. Per questo l’associazione culturale lancia la raccolta fondi “Adotta una Perlina”. Le “perline” – ovvero 3600 listelli di legno realizzati dai reclusi che lavorano nella falegnameria del carcere di Marassi – diventeranno il rivestimento interno del nuovo Teatro dell’Arca. «Vuoi aiutarci a costruire il Teatro dell’Arca? Fai una donazione a tuo piacere adottando una delle 3600 perline. Il tuo nome sarà scritto sulla perlina rimanendo per sempre impresso, come testimonianza e ringraziamento del tuo aiuto, per aver contribuito a realizzare un’opera di alto valore sociale e culturale. Scrivici all’indirizzo mail tno@teatronecessariogenova.org oppure contattaci al numero 010 24 75 125».

     

    Matteo Quadrone

  • Ex manicomio Pratozanino, concluso restyling padiglioni 7 e 9

    Ex manicomio Pratozanino, concluso restyling padiglioni 7 e 9

    Lpratozanino-d19a spesa è stata di oltre 4 milioni e 300 mila euro, l’attesa lunga 6 anni (dal progetto preliminare di ristrutturazione alla sua concreta realizzazione) a causa di innumerevoli ritardi e continui slittamenti della data di conclusione dei lavori, senza dimenticare la sconcertante gestione dei pazienti psichiatrici – una ventina di persone costrette a vivere per altrettanto tempo all’interno di container (con conseguente spesa pubblica di ulteriori 900 mila euro per l’affitto degli stessi) – ma adesso finalmente la riqualificazione dei padiglioni 7 e 9 dell’ex ospedale psichiatrico di Pratozanino (Cogoleto) è ufficialmente conclusa.

    L’intero complesso di Pratozanino rientra tra i beni immobiliari dismessi dalla Regione Liguria tramite la prima operazione di “cartolarizzazione” del 2007-08, lanciata al fine di ripianare il pesante disavanzo economico della Sanità ligure. La gara se l’aggiudicò Fintecna Immobiliare (società del Ministero del Tesoro) con un’offerta di 203 milioni. Successivamente, gli immobili dell’ex ospedale psichiatrico di Pratozanino vennero trasferiti ad una società interamente controllata da Fintecna immobiliare – ovvero Valcomp due – attuale proprietaria. L’accordo raggiunto, però, prevede che la Asl 3 (azienda sanitaria locale genovese) mantenga in comodato d’uso gratuito – per 20 anni – i padiglioni 7 e 9, dei quali si è fatta carico della ristrutturazione costata 4 milioni 336.790 euro, derivanti in gran parte dai fondi Fas 2007-2013 (2,2 milioni) e dai finanziamenti nazionali per l’edilizia sanitaria (1.345.969 euro), in misura minore (790.820 euro) da fondi dell’Asl 3.

    Nel padiglione 7 è adesso ubicata la struttura intensiva “Insieme”, una moderna Comunità terapeutica dotata di quattro camere singole e otto doppie (per un totale di 20 posti letto) destinata ad accogliere pazienti provenienti dal territorio o post ricovero che necessitano di interventi clinici intensivi e hanno un basso livello di autonomia personale.
    L’ex padiglione 9, ora rinato come “Casa nuova”, già dal gennaio 2013 accoglie i pazienti precedentemente ospitati nei moduli prefabbricati e, a regime, consentirà di offrire assistenza a 28 soggetti. La nuova struttura di riabilitazione è costituita da 5 mini-appartamenti da quattro posti letto l’uno, cucina e servizi igienici, accessibili direttamente dall’esterno per utenti più autonomi e altri otto posti letto in camere sistemati in un unico reparto e destinati a pazienti con patologia stabilizzata ma livello di funzionamento minore.

    «Pratozanino è una struttura completamente nuova – sottolinea una nota dell’Asl 3 – le due strutture inaugurate, infatti, non sono nuove solo dal punto di vista architettonico, ma rispondono ad un concetto della riabilitazione psichiatrica che si ispira fortemente alle linee di indirizzo emanata dalla AGENAS sui nuovi scenari della residenzialità psichiatrica, incentrate sulla diverse fasi di intensità di cura e sulla presa in carico globale del paziente nei diversi stadi della malattia».

    Lorenzo Pellerano, consigliere regionale (Lista Biasotti) che più volte ha sollevato la questione dell’ex OP di Pratozanino in Regione, oggi si dice felice perché finalmente la ristrutturazione è stata portata a termine, ma sottolinea «L’operazione non può comunque dirsi un successo dell’amministrazione Burlando visto il costo totale superiore a 5 milioni di euro, a fronte, però, di una disponibilità degli immobili (padiglioni 7 e 9) in comodato d’uso solo per i prossimi 15 anni (5 infatti sono già trascorsi dal 2007 ad oggi). Prossimamente presenterò un’interrogazione per chiedere un aggiornamento dei costi sia dei lavori, sia dell’affitto dei container. E poi per avviare una riflessione sul fatto che a questo punto conviene sedersi ad un tavolo con Valcomp due, società proprietaria del complesso ex OP di Pratozanino, per cercare un accordo che consenta di aumentare il periodo di comodato d’uso degli immobili oppure per valutare se è il caso di riacquistarli, considerando l’ingente investimento pubblico effettuato per la loro ristrutturazione. Tra l’altro, in questa partita con Valcomp due, potrebbero rientrare anche alcune aree dell’ex OP di Genova Quarto che sarebbe necessario restituire a funzione pubblica».

    Infine, resta l’incognita sul futuro degli immensi spazi – oggi in possesso della società di Fintecna Immobiliare – che circondano le nuove strutture psichiatriche. «Nell’interrogazione – conclude Pellerano – chiederò se ci sono sviluppi anche per quanto riguarda le destinazioni urbanistiche future».

     

    Matteo Quadrone