Tag: iniziative

  • Trenino di Casella: parte l’operazione Stazioni Pulite

    Trenino di Casella: parte l’operazione Stazioni Pulite

    Proseguono le iniziative a cura dei volontari del Gruppo Salviamo la Ferrovia Genova-Casella, che da tempo si battono per la riqualificazione della tratta e perché Amt non ne interrompa il funzionamento. Il trenino di Casella è un percorso turistico molto apprezzato nell’entroterra genovese ed è sede di eventi e spettacoli, tra i quali il più noto è Donne in guerra, che si svolge da cinque anni tra fine maggio e inizio giugno a cura del Teatro Cargo di Voltri.

    La prossima iniziativa in calendario da parte del Gruppo è Stazioni Pulite, che si pone l’obiettivo di raggiungere di volta in volta una diversa stazione del tracciato e ripulire l’area verde circostante. Il primo appuntamento è per sabato 23 giugno alla Stazione di Campi (appuntamento ore 9), che si potrà raggiungere con mezzi propri o tramite il trenino.

    Scopo dell’iniziativa è attirare l’attenzione degli enti locali e dei media sull’importanza storica, culturale e turistica della Ferrovia Genova-Casella e al tempo stesso – con il supporto di attrezzi e strumenti forniti dagli stessi volontari e manlevando l’azienda da ogni responsabilità – al riordino dell’area verde circostante le stazioni e alla raccolta dei rifiuti.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • “Dialogo nel buio”, incontro con le guide non vedenti

    “Dialogo nel buio”, incontro con le guide non vedenti

    E all’improvviso, è tutto sottosopra. Oscurità totale, e tu, che di solito vai abbastanza spedito, non sei nemmeno sicuro di fare un passo avanti. Potresti inciampare. Potresti cadere. E poi, chissà cosa c’è lì davanti, in quel muro di buio che non si attenua, inutile spalancare gli occhi… Meglio far strisciare lentamente un piede in avanti e sondare il terreno.​

    È questa la sensazione che avvolge appena si entra nell’oscurità di Dialogo nel Buio, e che accompagna per tutto il percorso: di capovolgimento della realtà cui siamo abituati. L’impaccio e l’incertezza connotano ogni singolo movimento. C’è solo una cosa che illumina questo buio: la presenza della guida non vedente che ti tende una mano sicura e gentile, ti parla e ti conduce attraverso gli ambienti che riproducono luoghi di vita quotidiana, con relativi oggetti, suoni e odori; viverli a occhi “chiusi” significa, ovviamente, acuire gli altri sensi e trovare un modo diverso per “vedere”. La prima cosa che succede appena entrati (si va a piccoli gruppi) è il totale ribaltamento dei canoni della prossemica: le mani si allungano a cercare riferimenti, la vicinanza non dà alcun fastidio, anzi rassicura, e diventa immediatamente normale prendersi la mano per guidarsi a vicenda sui vari oggetti nelle stanze; non importano l’aspetto, la postura, i vestiti; il che ti fa sentire alleggerito di un immenso fardello che tutti i giorni ci portiamo appresso senza nemmeno accorgercene: l’apparenza. Resta importante solo la voce.​

    La nostra guida si chiama Daniele: nella generale goffaggine del gruppetto, tra gomitate e pestoni sui piedi, procede senza incertezze, andando a recuperare chi ha perso l’orientamento e continuando sempre a parlare e a porgere la mano. Si muove con impressionante naturalezza e sembra quasi fluttuare da una parte all’altra senza sforzo. Non lo vedo, ma lo so. Perché muovendosi non urta nulla, e la sua voce si sposta costantemente indicandoci il verso da seguire. ​

    Per l’intervista Daniele mi porta nella sala relax delle guide: un altro ambiente buio, di cui conoscerò solo il divano perché è lì che mi fa accomodare appena entrati. Qui troviamo Carolina, altra guida in pausa, che resta per chiacchierare e rispondere alle mie domande.​
    Prima di tutto riflettiamo sull’inversione dei ruoli e su come loro vivano l’esperienza di guidare gli altri: «In questo luogo tutti i ruoli si invertono – dice Carolina – anche tra i visitatori. Il bambino per esempio è più spigliato e a suo agio dell’adulto. Personalmente fare quest’esperienza come guida è stato complicato all’inizio per me, ma mi ha portata ad affrontare certe mie paure e superarle per poter aiutare gli altri. Questa è una cosa che mi ha rafforzata». Aggiunge Daniele: «Trovarsi d’un tratto a essere non l’handicappato, ma quello che aiuta gli altri può sembrare una situazione di gratificazione, ma è un elemento che passa in secondo piano. La cosa più importante è che incontri persone diverse, ognuna con la propria emozione, e le porti attraverso il percorso. Il buio annulla il fastidio della vicinanza, ci permette di stare vicini, e ci mette in una situazione più tranquilla, pacifica e più umana». Entrambi dicono: «Crollano tutti i pregiudizi, gli stereotipi…cogliamo le sfumature delle voci e ci ascoltiamo di più. Usiamo l’istinto».​

    «La vista è come una scatola molto grande, che occupa quasi tutto lo spazio – così Carolina fornisce la sua interpretazione – al buio si rimpicciolisce e le scatole degli altri sensi possono finalmente espandersi. Ti rendi conto di cose che non notavi, e che diventano invece importanti».

    Poi passiamo ad analizzare le reazioni dei visitatori. Carolina racconta: «Appena entrano e prendo loro la mano, quasi tutti si spaventano perché sentono solo il contatto senza avermi vista, e non essendo abituati indietreggiano. Così devo spiegare cosa sto facendo». Entrambi trovano che sia molto importante l’istinto in questa come in altre situazioni: «Ho imparato a farmi guidare dall’istinto in molte occasioni – dice Daniele rispondendo alla mia osservazione su come fosse gentile e rassicurante il suo modo di guidare – e anche in questo caso il mio approccio è puramente istintivo. Faccio ciò che mi viene naturale fare». Per Carolina invece «l’istinto genera empatia: reagire spontaneamente alle situazioni crea un filo tra una persona e l’altra. Questo filo si avverte tantissimo al buio».

    Si sono sentiti chiedere diverse volte se vedono al buio, da persone stupite dalla sicurezza con cui procedono nel percorso: «Non è che vedo al buio – continua Carolina – è che creo questo filo costante che dura fino alla fine del percorso. Per questo mi accorgo di tutto». La loro scioltezza nei movimenti, raccontano, è frutto di una vita di addestramento e lavoro, aiutati dall’istinto che compensa quello che manca. Ancora sui visitatori, Daniele: «La stragrande maggioranza mostra reazioni molto positive. Solo una piccola minoranza ha reagito negativamente. C’è stato qualcuno che è scappato immediatamente. Una ragazza per esempio ha visto riaffiorare nel buio antichi dolori e non ha proseguito». Carolina: «Mi sono capitate persone spaventate, claustrofobiche, una ragazza che ha cominciato a piangere appena entrata e ha smesso quando è uscita, e nonostante questo ha voluto andare avanti, tenendomi forte la mano. Facendo la guida dai e ricevi tantissimo. Sei “costretto” a rispondere a domande che i visitatori ti fanno sul non vedere, e dover spiegare a persone che non ne sanno niente ti dà la forza per parlarne e anche affrontare blocchi personali. Senza saperlo, i visitatori danno davvero tanto alle guide».

    Ci sono stati anche molti visitatori con altri handicap: persone in carrozzella, sordomuti. «A un certo punto scopri altre sfaccettature dell’universo. Ricordo una ragazzina in sedia a rotelle – mi dice Daniele – che non poteva praticamente parlare, muoveva solo un braccio. A un certo punto mi ha tirato giù, ha preso la mia testa e se l’è messa contro il petto. Non aveva bisogno di parlare».

    Termina Carolina, con un aneddoto che allarga il cuore: «Durante la visita di una classe di scuola, un bambino mi faceva più domande di tutti, interessatissimo. Non ha smesso un secondo di parlare. Quando usciamo, l’insegnante mi abbraccia, “Hai fatto un miracolo” mi dice. Insomma, il ragazzino non aveva mai parlato prima».​

    Se non siete ancora andati, correte. Questa è un’esperienza che vale ogni singolo minuto del tempo che ci si prende per farla. Una di quelle cose che fanno bene alla mente, e all’anima.​ Dialogo nel Buio ha avuto ad oggi oltre 17mila visitatori; resta in allestimento a Caricamento, adiacente Palazzo San Giorgio, fino al 1° luglio compreso. L’approccio più semplice è il percorso, ma vengono organizzati anche aperitivi e cene al buio. Il percorso dura 45 minuti e bisogna prenotare. Tutte le info su dialogonelbuio.chiossone.it oppure tel. 010/8342423.

    Claudia Baghino

  • Nuovi modelli di vita sociali: incontro al Circolo Barabini di Trasta

    Nuovi modelli di vita sociali: incontro al Circolo Barabini di Trasta

    Domenica 17 Giugno alle 10,30 incontro pubblico con Bruno Volpi, presidente dell’associazione nazionale Mondo Comunità e Famiglia, presso il Circolo Arci Barabini di Trasta.

    MCF (Mondo di Comunità e Famiglia) è l’associazione che raccoglie, attualmente, una trentina di “comunità residenziali” e promuove “gruppi di condivisione” sul territorio. Le “comunità” (in cascine, condomini, ville, ecc.) sono formate da famiglie e singoli che decidono, per realizzarsi a pieno, di vivere accanto ad altri in modo solidale; i”gruppi” sono fatti da famiglie e singoli che desiderano confrontarsi e crescere nelle relazioni, nell’accoglienza e nella condivisione.

    L‘incontro è finalizzato alla presentazione dell’associazione e delle esperienze delle comunità stesse e sarà un importante momento affinché nascano spunti di riflessione e confronto costruttivi per nuovi modelli di vita sociale, familiare ed individuale.

    L’incontro avverrà al Circolo Arci Barabini di Trasta in Salita Ca’ dei trenta, 3 canc., GENOVA (ingresso libero soci ARCI)
    Dopo l’incontro è previsto pranzo al circolo a 7€. chi è interessato è pregato di prenotare entro VENERDì 15 ai seguenti contatti:
    EMAIL: circolo.barabini@libero.it – sms: 340.2793673

  • Domenica 17 giugno, Art Invasion Evolution 2012: Genova invasa dall’arte

    Domenica 17 giugno, Art Invasion Evolution 2012: Genova invasa dall’arte

    Domenica 17 giugno Genova si risveglierà immersa nell’arte. Quadri, installazioni e sculture d’arte contemporanea cambieranno il volto della nostra città: ma solo per un giorno, perché già in serata tutto verrà smantellato e tutto ritornerà esattamente come prima.

    Nulla di strano, è “solo” Art Invasion Evolution 2012, l’installazione urbana più grande del mondo che ridarà colore ad alcuni angoli cittadini dimenticati e donerà a tutti l’arte in ogni sua forma, dalla pittura alla musica, dalla scultura al teatro, dalla poesia alla danza, senza imbrattare, senza offendere, senza occupare o guastare.
    Contemporaneamente lo stesso avverrà in altre città in Italia e nel mondo, ovunque si siano costituiti comitati organizzatori (Genova, Savona, Pisa, Firenze, Milano, Varese, Napoli, Salerno, Lecce, Foggia, Bari, Catanzaro, Venezia, Roma, Latina, Messina, Cagliari, Sassari, Mosca, New York, Melbourne, Sidney, Viseu, Londra, ed altre ancora). Il coordinamento internazionale dei vari gruppi è avvenuto attraverso Facebook, tramite una pagina creata appositamente per l’evento. Questo accadrà per amore dell’arte, guerreggiando contro la non-cultura. Invasori uniti in un solo pensiero: trasformare la città in una sconfinata galleria d’arte contemporanea in cui il cittadino sarà parte attiva della performance, non solo  semplice spettatore.

    Mentre tutti gli altri dormiranno, nella notte tra sabato 16 e domenica 17 giugno, centinaia di artisti in tutto il mondo lavoreranno, senza chiedere nulla in cambio. Sabato notte, il gruppo genovese invaderà la città con le proprie opere per poi tornare a riprendersele domenica sera. I loro nomi verranno resi noti solo il giorno dopo tramite un nuovo comunicato accompagnato da fotografie e video dell’evento. Menti creatrici, pur non conoscendosi, hanno voluto unirsi con arti diverse nel comune  pensiero che solo la cultura possa abbattere la noia, il mal-essere, il cattivo gusto.
    Cosa è mutato intorno a te? Cosa c’è sopra quel palo? Cosa sono quelle pietre equidistanti tra loro con forme infinite? Farina sul suolo? Pensieri appesi? Una scultura su una panchina? E quei mobili in mezzo alla piazza? Sembra che la piazza sia un appartamento senza soffitto, senza pareti, senza limiti…ma cosa è successo stanotte? Domenica 17 giugno, chi al mare avrà preferito due passi in centro, potrebbe farsi queste domande.

    «Basta con i soliti luoghi di esposizione alquanto arcaici e canonici – dicono i coordinatori nazionali di Art Invasion 2012 – il mondo va avanti… cambiamo la concezione di mostra d’arte. Chi partecipa all’invasione di Nostra Signora Art (movimento ideato dall’artista-performer italiano Davide Intelligente, invade le città del mondo da diversi anni: nel 2009, anno della prima edizione, vi aderirono ventuno città italiane, nel 2010 trenta città italiane e quattro russe, nel 2011 trentatre città italiane, quattro russe e una australiana) è un artista, noi non coloriamo fontane, noi non imbrattiamo proprietà altrui, noi non lediamo alcunché, non sporchiamo, non mettiamo in pericolo; noi creiamo e doniamo a tutti, anche a coloro che non hanno il tempo di visitare una galleria, di accedere all’arte nel quotidiano… noi aiutiamo la città a vivere meglio rendendola meno monotona e più vivibile, per difenderla dalla decadenza e dalla mancanza di spazi… l’arte è vita, la vita è arte».

    «Il silenzio della notte, le luci dei lampioni che vibrano, la città dorme, il deserto urbano… poi, ad un tratto, donne e uomini si alzano velocemente, nello stesso momento, in tutte le città, in tutto il pianeta, contro il vento, sotto la pioggia, scendono in strada, portando con sé la propria creazione da donare, in una società dove l’unico pensiero è sottrarre, sfruttare, accumulare introiti – continuano gli organizzatori – Veloci per le vie, sui muri, sui pali, su ciò che non serve o su ciò che serve ma di cattivo gusto, abbellendo, dando vita, generando emozioni dimenticate. Poi sorge il sole, la città si sveglia, un caffé fumante sul tavolo, una faccia che si lava, la vestizione…veloce… veloce… veloce, bisogna essere veloci, lavorare, accumulare, sopravvivere, tra i fumi della città, tra la gente che ti sfrutta, l’ignoranza che getta cultura e plastica nei rifiuti organici o che confonde un’ opera con un ordigno. Allora sbrigati, in macchina, verso il posto di lavoro ma prima a scuola a portare tuo figlio mentre tua moglie fa la spesa… Rallenta. Fermati. Guarda».

    [foto di Constanza Rojas]

  • Aperitivo sensoriale, al Berio Cafè nel mese di giugno

    Aperitivo sensoriale, al Berio Cafè nel mese di giugno

    Aperitivo sensorialeIl Berio Cafè ospita nel mese di giugno (13/20/27 giugno) un’iniziativa dedicata ai cinque sensi, per tentare di capire quanto usiamo i nostri sensi e se lo facciamo in modo consapevole.

    Nell’aperitivo sensoriale (ore 18.30), tatto, udito, olfatto e gusto sono i protagonisti ed è possibile gustare un aperitivo giocando con riconoscimenti e sperimentazioni percettive.

    L’aperitivo sensoriale è condotto da Marco Arscone, psicologo analista funzionale ( Associazione Bene con sè insieme ), costa 10 euro ed è necessaria la prenotazione  inviando una mail a info@instroke.it oppure telefonando al BerioCafè 010 5705416

    L’aperitivo è preceduto da una conferenza esperenziale nella Sala dei Chierici della Biblioteca Berio con ingresso gratuito (ore 17).

    Il menù dell’aperitivo del 13 giugno prevede
    -il profumo delle erbe aromatiche
    – il cibo al tatto: la consistenza di frutta e legumi secchi
    – gustare il dolce e il salato
    – Piacere per gli occhi

  • Regione Liguria: Alta via dei monti liguri in mountain bike 16-24 giugno

    Regione Liguria: Alta via dei monti liguri in mountain bike 16-24 giugno

    «La competizione in mountain bike lungo l’Alta via dei monti liguri è un’occasione importante per valorizzare il nostro territorio e promuovere il turismo in Liguria», così ha affermato oggi  l’assessore regionale al turismo, Angelo Berlangieri, in occasione della presentazione della prima edizione dell’Alta via “stage race”, una competizione in mountain bike lungo tutto il crinale dei monti liguri, alla scoperta dei paesi dell’entroterra.

    Organizzata dall’associazione ospitalità alta via dei monti liguri, con il patrocinio della Fondazione Veronesi, della Regione Liguria e dell’agenzia turistica regionale, la corsa prenderà il via sabato 16 giugno e si concluderà domenica 24 giugno. Nove giorni per 500 chilometri e 11.000 metri di dislivello, attraversando le montagne liguri che si affacciano sul mare, offrendo scorci e paesaggi sempre diversi. Dall’estremo levante ligure fino al Ponente, passando per Ceparana, Sesta Godano, Rezzoaglio, Savignone, Sassello, Bardineto, Triora, Pigna, Dolceacqua.

    L’Alta via stage race si corre in coppia e prevede tre tipologie di equipaggi: chi ha meno di 35 anni, chi li ha superati e genotore/figlio. L’equipaggio vincitore e i migliori classificati riceveranno premi in denaro che saranno in parte devoluti alle località liguri della Val di Vara e delle Cinque Terre, colpite dall’alluvione dello scorso 25 ottobre.

    «L’obiettivo di questa corsa – ha spiegato Marco Marchese, presidente dell’associazione ospitalità alta via dei monti liguri – è quello di far capire la bellezza e la fruibilità del territorio ligure, sia dal punto di vista culturale ed escursionistico che sportivo. Con questa iniziativa vogliamo creare un percorso ciclabile permanente lungo tutta la Liguria usufruibile anche dalle famiglie, per scoprire la nostra terra in modo nuovo».

  • RiutilizziAmo l’Italia: così le aree degradate diventano green

    RiutilizziAmo l’Italia: così le aree degradate diventano green

    Siviglia, orto del Re MoroPartiamo con qualche dato numerico: 33 ettari cementificati al giorno, 5 milioni di case non abitate, 700 mila capannoni industriali dismessi, 7.000 chilometri di ferrovia non utilizzata. Questo solo in Italia.

    Su questa base il Wwf ha ideato la campagna RiutilizziAmo l’Italia, che mira alla mappatura di queste aree per creare una sorta di “archivio” che ne censisca l’esistenza, e da qui partire con progetti di recupero e riconversione in chave ambientale.

    Questa mappatura si potrà realizzare con il contributo di tutti: chiunque è invitato a segnalare le aree degradate sul sito wwf.it/riutilizziamolitalia attraverso un apposito formulario che resterà attivo fino al 31 ottobre. A seguire, con il supporto di una rete di esperti e addetti ai lavori (docenti universitari, architetti, esperti di urbanistica ecc.), si procederà a individuare possibili riutilizzi in chiave ambientale, culturale e sociale di questi luoghi.

    Marta Traverso

  • “Un Museo per Museo”, mostra di artisti ivoriani e liguri alla Commenda di Prè

    “Un Museo per Museo”, mostra di artisti ivoriani e liguri alla Commenda di Prè

    Commenda di PrèDal 13 al 17 giugno il Museo della Commenda di Prè ospita l’esposizione di cinquanta opere di artisti ivoriani e liguri  e una conferenza sull`arte contemporanea africana.

    La mostra è nata per promuovere la ricostruzione del Museo Nazionale della Costa d`Avorio, fortemente distrutto dalla recente guerra.

    Gli artisti hanno donato le loro opere che saranno esposte ad Abidjan in Costa d`Avorio, per essere vendute poi all`asta.

    L’iniziativa è a cura della Società Promotrice di Belle Arti della Liguria in collaborazione con Mu.MA, e viene presentata nella conferenza da Maria Paola Profumo, presidente Mu.MA, e Janine Tagliante Sarcino, ambasciatore della Costa d`Avorio.

    Nell’ultimo giorno di esposizione è in programma la presentazione del libro “Il Re è andato nella foresta” con un’interessante proiezione inedita su un funerale ed intronizzazione di un Re Koulango “Coloro che non hanno paura”( ore 17 nel Museoteatro).

     

  • Regione Liguria: nuovi strumenti tecnologici per prevenire il rischio idrogeologico

    Regione Liguria: nuovi strumenti tecnologici per prevenire il rischio idrogeologico

    Un progetto, messo a punto dall’agenzia regionale di protezione ambientale in collaborazione con il Comune di Genova, che si basa sul potenziamento del sistema d’allerta del rischio idrogeologico, per la prima volta renderà possibile trasmettere in rete, in tempo reale, i dati sul livello dell’acqua: i sensori, infatti, saranno collegati con un sistema di allarme, attraverso sirene e pannelli collocati sul torrente Fereggiano ed in altre parti della città, che forniranno immediatamente il quadro della situazione.

    «Abbiamo aderito alla filosofia con cui è stata lanciata la raccolta fondi, attraverso il concerto “Una mano per Genova” del 20 dicembre scorso al 105 Stadium, organizzato da Gino Paoli, elaborando un progetto di protezione civile che ci consente di sperimentare sulla Val Bisagno e sul rio Fereggiano nuovi strumenti tecnologici molto avanzati», così ha affermato l’assessore regionale all’ambiente e alla protezione civile, Renata Briano, intervenendo questa mattina alla presentazione del progetto regionale, messo a punto grazie ai finanziamenti di 101.812,50 euro raccolti dal Live Aid organizzato da Gino Paoli, in collaborazione con Duemilagrandieventi, che ha visto la partecipazione di grandi protagonisti della spettacolo e della musica italiana.

    Il piano è stato redatto sulla base dello studio di fattibilità sulla mitigazione del rischio esondazione nei torrenti Bisagno e Fereggiano, realizzato dall’ingegner Emanuele Codacci Pisanelli. Attraverso il finanziamento saranno realizzate 4 nuove stazioni di rilevamento del livello dell’acqua che si andranno ad aggiungere alle 10 già presenti sul Bisagno e sul Fereggiano.

    Oltre a sirene e pannelli collocati sul torrente Fereggiano, altri pannelli a messaggio variabile connessi al sistema informativo dell’agenzia regionale di protezione ambientale, saranno collocati in città, per comunicare tempestivamente alla popolazione quanto sta avvenendo. 

    «Nuovi trumenti tecnologici molto avanzati che ci consentiranno di avvisare immediatamente i cittadini – ha spiegato l’assessore Briano – Inoltre la Regione ha stanziato ulteriori 100.000 euro per estendere la sperimentazione in altre parti del territorio, secondo le priorità di rischio».

    Contestualmente alle iniziative sulla prevenzione – che saranno operative entro l’autunno – Regione Liguria e direzione scolastica regionale, daranno il via al “progetto scuole”, con il coinvolgimento di tutti i presidi, per diffondere il più possibile la cultura della prevenzione del rischio e i comportamenti conseguenti. «Insieme all’assessorato alla formazione – ha concluso Briano – da settembre avvieremo un percorso con le scuole liguri, tramite incontri e giornate formative, sulle tematiche del rischio e dell’allerta idrogeologico».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Diego Arbore

  • Suq Genova 2012, intervista all’organizzatrice Carla Peirolero

    Suq Genova 2012, intervista all’organizzatrice Carla Peirolero

    Carla PeiroleroMercoledì 13 giugno si alzeranno le tende e si aprirà il sipario del Suq 2012, anzi, a dir la verità le tende al Suq si costruiranno, in perfetto stile kazako! Una Yurta, una tipica abitazione mobile delle popolazioni nomadi dell’Asia centrale, sarà infatti la particolare sede delle iniziative “eco” che sono state organizzate quest’anno per la prima volta; una delle tante novità della XIV edizione del Bazar dei popoli e delle culture 2012. Ne abbiamo parlato con la direttrice e produttrice della manifestazione, l’attrice e regista Carla Peirolero.

    Il tema dell’edizione di quest’anno è “Identità e differenze”. Quanto è importante per la città di Genova incontrare e capire le identità che la abitano e sottolinearne le differenze?

    «Genova è una città che storicamente si è fatta realtà d’accoglienza per umanità da ogni parte del mondo. La città deve avere sempre memoria di questo, della sua storia passata e del suo presente per rinnovare il rispetto nei confronti delle genti che la abitano e per costruire solide trame per il futuro. Gli immigrati, l’incontro con le loro storie possono essere una opportunità di crescita, di scambio, così come lo è l’incontro in campo artistico, di cui il Suq vuole essere una realizzazione. “Identità e differenze” è un tema che verrà declinato al Suq in spettacoli, dibattiti, workshop: momenti di conoscenza e di condivisione perché l’integrazione si vive concretamente nello spazio dello stare insieme».

    Qualche anticipazione sulle novità del Suq 2012?

    «Quest’anno le tematiche ambientali saranno uno dei punti forti dell’offerta culturale del Suq: l’originale spazio di una tenda kazaka Yurta sarà infatti l’epicentro di una serie di appuntamenti “green” realizzati in collaborazione con la Fondazione Muvita che si occupa di divulgazione scientifica e culturale in tema di ambiente, energia e sviluppo sostenibile. Sabato 16 e sabato 23, a partire da mezzanotte, la tenda ospiterà le Veglie in Yurta, serate di conversazione e viaggio; inoltre ogni sera ci sarà l’appuntamento Il Passaggio di Enea, una serie di incontri con la poesia ligure all’inizio del XXI secolo. In anteprima nazionale poi, ci sarà la presentazione con la madrina Syusy Blady di Plant-for-the-Planet Italia, la filiale italiana del movimento internazionale dei bambini-piantatori di alberi nato sotto l’egida ONU. Quest’anno infine abbiamo il piacere di ospitare l’artigianato e le iniziative di due nuovi paesi: Egitto e Cina. Ormai il Suq sta entrando nella piena adolescenza, ha quasi quattordici anni e come tutti gli adolescenti, avrà voglia di cambiare, sperimentare, ribellarsi…»

    Cambiamenti in vista per il giovane Suq?

    «Il Suq in effetti “scalpita” perché vorrebbe diventare indipendente dal punto di vista “abitativo”: avere cioè una propria sede permanente dove dar vita ad attività interculturali tutto l’anno, uno spazio che possa accogliere tutta la Compagnia del Suq e la rete di realtà e associazioni che con essa collaborano. Abbiamo già realizzato tre progetti per il recupero di altrettante zone cittadine : la Loggia di Banchi, il mercato del Carmine e lo spazio del Music Store al Porto Antico ma per ora non abbiamo ricevuto risposte. Sono certa tuttavia che questo sarebbe un ottimo segnale per la manifestazione in sé e per tutta la città e contribuirebbe a rendere ancora più grande il Suq; 12 giorni sembrano non bastare più e il Suq vorrebbe diventare grande anche a livello temporale».

    Il Suq è il “bazar dei popoli e delle culture”. Non c’è forse il rischio di una spettacolarizzazione eccessiva delle componenti cittadine di origine straniera, limitata ad un singolo evento annuale, e una loro dimenticanza nel resto dell’anno?

    «Gli spettacoli e i laboratori realizzati dall’Associazione Suq in realtà si sviluppano lungo tutto il corso dell’anno: da marzo sono in corso i laboratori di teatro interculturale all’Università di Genova e in alcuni istituti superiori cittadini. Si sono realizzate 15 conferenze-spettacolo con artisti immigrati e genovesi che hanno girato gli istituti scolastici della Liguria per dire no al razzismo; la collaborazione con il Teatro Stabile è sempre attiva per la messa in scena degli spettacoli interculturali. Questo per sottolineare che il Suq è una rete in costante movimento e sempre attiva, tutto l’anno, e non potrebbe essere altrimenti perché il Festival, in caso contrario, non si farebbe. A livello istituzionale, siamo in costante contatto con i consolati della città che ci permettono di far esibire al Suq gruppi dei loro paesi d’origine. Insomma, anche quest’anno il 24 giugno si chiude il festival 2012 e il 25 inizieremo a lavorare per il 2013».

    Il Suq e l’Internazionale: i fatti che hanno interessato il Mediterraneo nel 2011 e lo interessano tutt’ora faranno parte dell’offerta culturale del Suq 2012?

    «Quest’anno riserveremo un’attenzione speciale alla Tunisia, il primo paese da cui scaturì la scintilla che coinvolse poi i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Sabato 23 avremo ospite Mohammed Sgaier Awlad Ahmad, poeta della rivoluzione tunisina, che parlerà dei suoi versi ispirati al sacrificio dei giovani fino alla stesura della nuova Costituzione».

    Il Suq e la Politica: cosa si aspetta dalla nuova giunta comunale genovese?

    «Ci aspettiamo, come ho già detto prima, una dimora per il Suq: questo era anche un punto chiave della giunta Vincenzi, una promessa che tuttavia non si è realizzata. Il mio desiderio è di creare un format artistico forte, un contenitore per tutte le realtà che nella città si occupano professionalmente e associativamente di intercultura. Genova ha un’alta percentuale di studenti stranieri iscritti all’università, una vocazione mercantile secolare e si meriterebbe questo luogo d’incontro e scambio per le identità della città. Gli spazi promozionali che attrarrebbe aiuterebbero a sostenerlo economicamente: se un’idea è forte catalizza investimenti e questo è stata la forza del Suq per più di un decennio. Se avessimo dovuto far affidamento solo sugli investimenti pubblici non ce l’avremmo mai fatta a garantire la continuità del Suq per più di 10 anni».

    A questo proposito, il Suq e l’Economia: in un suo recente articolo pubblicato da Repubblica pone l’accento sui problemi economici e di finanziamento dell’offerta culturale italiana…

    «Quest’anno il budget complessivo della manifestazione non arriva a 200.000 euro, di cui noi copriamo il 60%. In generale la cifra dell’investimento comunale è andata via via riducendosi: nel 1999 l’apporto pubblico era di 80.000 euro (il nostro apporto era il 20% del totale), nel 2011 era di 34.000 euro. Praticamente le parti si sono capovolte, quando il Suq nel corso degli anni ha esponenzialmente aumentato le presenze, catalizzando sempre più persone. Credo sia necessaria una profonda riflessione sull’offerta culturale cittadina: senza cultura non c’è sviluppo e per creare sviluppo sarebbe necessario coinvolgere tutte le forze vitali di questa città».

    Ci piace terminare ricordando una frase dell’antropologo Marco Aime: “E se la parola suq viene usata da qualcuno in modo spregiativo , per indicare confusione, disordine, rispondiamogli che è vero: confondersi con gli altri è il solo modo per fare umanità.”

     

    Antonino Ferrara

  • Obiezione di coscienza: le proposte dell’Aied e della Consulta di Bioetica

    Obiezione di coscienza: le proposte dell’Aied e della Consulta di Bioetica

    Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza; elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza; concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di Interruzione volontaria di gravidanza (Ivg); utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori; deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di Ivg sono scoperti.

    Queste le cinque proposte, elaborate dall’Aied (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica) e dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica. L’obiettivo, come spiegano le Associazioni è: «Garantire la piena applicazione della legge 194 senza ledere il diritto delle donne che decidono d’interrompere la gravidanza e quello dei medici che decidono di obiettare». E aggiungono «Non è difficile: basta volerlo fare».

    «Abbiamo inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico di IVG come previsto dalla legge – precisano Mario Puiatti (presidente dell’AIED) e Filomena Gallo (segretaria dell’Associazione Luca Coscioni) – Siamo altresì pronti a monitorare con attenzione l’applicazione corretta della legge e, se necessario, a denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge».

    «In Italia, a fronte del frequente esercizio del diritto all’obiezione di coscienza da parte dei medici, sempre meno è garantito quello delle donne ad interrompere la gravidanza nei tempi e nelle modalità previste dalla legge 194 – si legge nella missiva – I dati ufficiali sulle percentuali di medici obiettori e sulla difficoltà degli enti ospedalieri a garantire il servizio di interruzione di gravidanza sono chiari e a questo disservizio va posto con urgenza rimedio».

    Questo il testo integrale della lettera: «Pertanto a seguito dei dati emersi dall’ultima relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 194/78, con la presente PREMESSO Che la legge 194/78 prevede: che il personale sanitario ed esercente le attività ausiliare può sollevare obiezione di coscienza ex art. 9 nei limiti da questo stabilito; che l’obiezione di coscienza non possa essere sollevata quando le circostanze del caso concreto siano urgenti e non consentano rinvii (art. 9 comma 5); che le Regioni devono garantire l’attuazione della legge (art. 9 comma 4).
    RILEVATO Altresì, che: pacifica giurisprudenza amministrativa (vd. da ultimo Tar Puglia n.289/10) ritiene ammissibile la possibilità di limitare l’accesso alle strutture consultoriali da parte di specialisti obiettori, quando tale previsione trovi fondamento nei principi di ragionevolezza e proporzionalità e sia finalizzata a garantire il necessario contemperamento tra le diverse istanze coinvolte nel procedimento abortivo.
    RITENUTO che: il D.lgs 216/2003 art. 3 comma 3 prevede che nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza e purché la finalità sia legittima, non costituiscono atti di discriminazione le differenze di trattamento riconducibili a motivazioni inerenti religione, convinzioni personali, handicap, età e orientamento sessuale, ma giustificate dal fatto che tali caratteristiche personali influiscono sull’espletamento dell’attività lavorativa, in quanto costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento della stessa.
    INVITIAMO gli organi competenti, così come intestati, ad emanare atti che, in forza delle responsabilità riconosciute alle Regioni stesse, prevedano con effetto vincolante per tutte le strutture che applicano IVG: bandi finalizzati all’assegnazione delle ore previste per l’IVG a medici non obiettori; albi regionali pubblici di medici che abbiano sollevato obiezione di coscienza; possibilità per le strutture ospedaliere che forniscono il servizio di IVG di avvalersi di medici gettonati per sopperire alle carenze di medici non obiettori laddove non si riesca a garantire un equilibrato bilanciamento fra i medici strutturati obiettori e non obiettori.
    Confidando che nell’interesse alla corretta applicazione della L.194/78 e nel rispetto dei diritti di tutti i soggetti coinvolti, sia dato sollecito adempimento alla presente come da presupposti normativi citati e vincolanti per le regioni, restiamo in attesa di riscontro».

    Sempre in merito al tema dell’obiezione di coscienza in medicina in relazione all’interruzione volontaria di gravidanza, il 6 giugno la Consulta di Bioetica onlus ha dato il via alla campagna “il buon medico non obietta”. I dati a riguardo raccontano che sono molti i territori in cui le donne non vedono riconosciuto il diritto sancito dalla legge 194 perché le percentuali di ginecologi e anestesisti obiettori non lo consentono.

    «Nel dibattito sull’obiezione di coscienza non viene quasi mai messo in discussione il principio che gli operatori sanitari possano rivendicare un diritto all’obiezione di coscienza – sottolineano i promotori – La premessa è che una società liberale dovrebbe consentire ai propri cittadini di vivere in maniera conforme ai propri valori e di veder rispettata la propria autonomia, di conseguenza un medico che non riconosce l’accettabilità morale dell’interruzione di gravidanza dovrebbe avere sempre il diritto di non praticarla».
    «Lo scenario ideale sarebbe quello di trovare una soluzione che permetta di conciliare il diritto alla salute e l’autonomia del paziente con quella del medico – continua il Comitato di Bioetica onlus – la libertà della donna di decidere se continuare o no la gravidanza con la libertà del medico di decidere se partecipare o no all’interruzione di gravidanza».
    «Dobbiamo prendere atto, però, che la ricerca di questa soluzione ideale è fallita – sottolinea la Consulta – I ginecologi obiettori sono ormai più dell’80% e l’obiezione di coscienza cresce anche tra gli anestesisti e le ostetriche superando ormai abbandonamento il 50 % e per le donne diventa ogni giorno più difficile riuscire a interrompere la gravidanza. È arrivato il momento di scegliere se tutelare l’autonomia del professionista sanitario (e quindi, del ginecologo, dell’anestesista o dell’ostetrica) oppure schierarsi dalla parte delle donne e della loro battaglia per la libertà e i diritti».

    La Campagna ha due obiettivi: da una parte, incoraggiare un dibattito pubblico sulla legittimità del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge sull’interruzione di gravidanza e, dall’altra, rendere più chiaro che il buon medico non è quello che non pratica le interruzioni di gravidanze ma quello che sta vicino alla donna e non la lascia sola in un momento difficile.

    Aderisce anche la Rete 194 Genova, che da poco ha promosso un incontro pubblico su questo tema «Ogni anno diventa sempre più preoccupante, non solo perchè sempre meno medici non sono obiettori, ma anche perchè ormai nelle facoltà di medicina non si insegna neanche più a praticare interruzioni volontarie di gravidanze – spiega Giulietta Ruggeri, Laboratorio politico di donne – la Rete 194 Genova ha deciso di accompagnare l’iniziativa di cui sopra procedendo alla raccolta, pubblicazione e diffusione dell’informazione sui medici che non sono obiettori. E’ un diritto delle donne conoscere le scelte del proprio/della propria medico per poter decidere a chi affidarsi per avere una piena e corretta informazione e per poter essere seguite nei percorsi che ognuna vorrà seguire per la propria salute».

     

    Matteo Quadrone

  • Righi: l’Osservatorio Astronomico apre le porte alla città

    Righi: l’Osservatorio Astronomico apre le porte alla città

    Dopo un (breve) periodo di inattività forzata dovuta a qualche problema tecnico, l’Osservatorio Astronomo del Righi riapre i battenti con una serie di proposte per trascorrere il prossimo fine settimana con il naso rivolo al cielo:

    Sabato 9 giugno, a partire dalle ore 11.30 e fino alle ore 13 è in pogramma l’osservazione del Sole tramite il nuovo filtro H-alpha che permette di evidenziare le macchie e le protuberanze solari. L’osservazione si può fare anche al pomeriggio dalle ore 14.30 fino alle ore 18.00 mentre all’interno dell’Aula Planetario si terrà l’animazione “Girotondo fra le stagioni: miti e leggende degli antichi Greci”.
    L’animazione in programma verrà effettuata con l’ausilio del proiettore ottico Starlab grazie alla collaborazione in atto con Progetto Cassiopea per la didattica e la divulgazione della scienza.

    Negli orari indicati sarà possibile visitare la cupola dell’Aula Didattica Planetario installata nel Giardino del Sole e quella dell’Osservatorio, per accedere alle quali è richiesto un contributo spese rispettivamente di 4 € e di 3 €.
    Entrambe le visite si svolgeranno tramite turni della durata di mezz’ora circa di max 30 persone per l’Aula didattica-Planetario e di max 15 persone per la cupola dell’Osservatorio.

    La sera di Sabato 9 giugno, alle ore 20.30, grazie alla collaborazione in atto ormai da tre anni con il Teatro della Tosse nel Giardino del Sole antistante l’Osservatorio verrà presentato il laboratorio-spettacolo Le stelle sono buchi nel cielo, a cura degli allievi di recitazione del Teatro della Tosse con la regia di Enrico Campanati. L’ingresso allo spettacolo è libero.

    Domenica 10 giugno, a partire dalle ore 14.30 e fino alle ore 18.30, in occasione della manifestazione “A piedi nel parco” organizzata da tutte le Associazioni che operano nella zona del Righi sarà possibile, fra le altre iniziative, osservare il Sole al telescopio e assistere alla proiezione della volta stellata alla scoperta delle stelle e delle costellazioni della primavera e dell’estate.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Loano: biblioteca e spiaggia accessibili per i diversamente abili

    Loano: biblioteca e spiaggia accessibili per i diversamente abili

    Sabato 9 giugno, come ormai da molti anni a questa parte, a Loano (Savona) si svolgerà la “Giornata dell’accessibilità, della fruibilità e dell’integrazione sociale” – con il patrocinio del Comune di Loano, di ABC Liguria (Associazione Bambini Cerebrolesi) e della locale Associazione DopoDomani – alle ore 17, presso la Civica Biblioteca (Palazzo Kursaal) sul lungomare.

    La localizzazione dell’evento non è casuale perché, proprio nella stessa biblioteca, verrà inaugurato il nuovo ingresso privo di ogni tipo di barriera architettonica.
    E non mancherà l’ormai tradizionale presentazione del servizio di balneazione assistita (con le carrozzine da mare Tiralo), fruibile da parte delle persone con disabilità e, per concludere, la degustazione di specialità enogastronomiche locali, a costo zero per il pubblico.

    La giornata sarà anche l’occasione per l’allestimento della mostra dal titolo “Il cervello accessibile”, un percorso grafico che raccoglie 23 opere dedicate al tema della disabilità, selezionate tra i lavori prodotti dagli studenti della Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia. Una mostra di grafica e inclusione sociale, scaturita dall’omonimo progetto ideato e gestito dal CRIBA Emilia Romagna (Centro Regionale di Informazione sul Benessere Ambientale), che sta già riscuotendo successo.

    «“Il cervello accessibile” vuole essere l’occasione per una riflessione sull’inclusione che resta uno degli obiettivi della società contemporanea e che troppo spesso rimane confinata ad una posticcia “integrazione” degli immigrati, trascurando gli aspetti del vivere quotidiano che riguardano un ampio numero di persone – spiegano le curatrici Ottavia Manuini e Alessia Planeta – Il percorso sulla comunicazione inclusiva ha come obiettivo quello di creare un approccio nuovo, di intervenire sui punti di vista e sulla conoscenza in modo che le azioni messe in campo non siano più solo un fare per includere ma derivino da un pensiero inclusivo».

  • Imu: la Cgil chiede di tutelare le fasce più disagiate

    Imu: la Cgil chiede di tutelare le fasce più disagiate

    Mantenere l’aliquota sull’abitazione principale al 4 per mille o, almeno, in caso di aumento, applicare tutte le detrazioni possibili per le fasce di popolazione più disagiate. Questa la richiesta che la Cgil Liguria insieme alle Camere del Lavoro ed al Sunia rivolge all’Anci Liguria (sezione ligure dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani).

    Il sindacato ribadisce che considera sbagliato il modo in cui il Governo ha ripristinato la tassazione sul patrimonio costituito dalla casa, perché «va distinto il possesso della casa di abitazione, per la quale tanti sacrifici sono stati fatti da molte famiglie e la disponibilità di un patrimonio immobiliare significativo che una parte di cittadini ha accumulato».

    «L’aumento delle aliquote sulla prima casa viene motivata, dagli enti locali che l’hanno annunciato, con l’esigenza di non ridurre i servizi sociali – sottolinea la Cgil – Non condividiamo il fatto che un aumento di tassazione sia usato semplicemente per mantenere il sistema di servizi così com’è e rivendichiamo che, se si intende procedere all’aumento, questa sia almeno considerata occasione per riorganizzare i servizi e riorientare la spesa (integrazione tra diversi settori di intervento, corretto rapporto tra regia pubblica e soggetti dell’impresa sociale e della cittadinanza attiva, ecc.)».

    La prima richiesta della Cgil quindi è che «l’aliquota sull’abitazione principale non venga maggiorata rispetto al 4 per mille; in ogni caso, ed a maggior ragione, se invece i comuni dovessero decidere diversamente, chiediamo che siano applicate detrazioni per fasce di popolazione più disagiate. In particolare il sindacato chiede di: equiparare all’abitazione principale la casa dell’anziano o disabile ricoverato in modo permanente in struttura residenziale; prevedere detrazioni per disabili o anziani non autosufficenti presenti nel nucleo familiare; parificare all’abitazione principale le “seconde case” assegnate in usufrutto ai figli o ai genitori anziani; assegnare un contributo ai cittadini in condizioni svantaggiate o con redditi Isee (Indicatore situazione economica equivalente) sino ad una certa soglia, maggiore nel caso si tratti di lavoro dipendente o pensione; esentare coloro che hanno subito danni dalle alluvioni dello scorso anno; adottare correttivi nell’applicazione dell’imposta sulle seconde case per incentivare l’affitto ed in particolare l’affitto a canone concordato, ed evitare per quanto possibile che l’aumento si traduca in aumento del canone stesso».

    E sulla questione Imu ieri è intervenuto anche l’assessore regionale al bilancio Pippo Rossetti che in una lettera all’Anci Liguria scrive «Chiedere ai pensionati, come fa il Governo,  che trasferiscono la propria residenza presso un ospizio, di pagare l’IMU come seconda casa è iniquo. Per questo come Regione chiediamo ai Comuni liguri di prevedere un’attuazione meno stringente dell’art. 13 del decreto salva Italia».

    «Chiediamo ai Comuni di prevedere l’applicazione del comma 10 dell’art. 13 che prevede la possibilità di considerare l’unità immobiliare, posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto, come abitazione principale. Pagando dunque molto meno». In questo caso, infatti, l’IMU da pagare verrebbe dimezzata passando dal 7,6 per mille al 4 per mille a condizione che l’abitazione non risulti affittata.

    L’iniziativa dell’assessore Rossetti fa seguito all’ordine del giorno approvato in consiglio regionale all’unanimità in cui si chiedeva al presidente e alla Giunta regionale di procedere in tal senso. «Non si può tollerare – conclude Rossetti – che gli anziani, ospiti in case per la terza età perché hanno dei problemi o non sono autosufficienti, siano vessati dovendo pagare 1500 o 2000 euro in più». Ammontano a circa 8.300 gli anziani ospiti in strutture liguri di ricovero permanente.

  • Menu a Km zero: è arrivata a Nervi la “cena intelligente” di Coldiretti

    Menu a Km zero: è arrivata a Nervi la “cena intelligente” di Coldiretti

    Menu a Km Zero” è un nuovo stile gastronomico. È una ricetta che permette di apprezzare, comodamente seduti a tavola, al ristorante ma anche nell’intimità della propria cucina, tutte le stagionalità, la freschezza e le ricchezze che crescono a meno di 50 Km da quel tavolo. Cercando un sinonimo, si potrebbe dire che mangiare a km zero vuol dire accorciare le distanze.

    Impossibile, quindi, trovare due Menu a km Zero identici. Ogni singolo piatto è composto da prodotti tipici locali e di stagione, provenienti dalle campagne vicine, nel rispetto dell’ambiente, in un tripudio di tipicità, qualità e freschezza. Anche se diverso, ogni Menu a Km Zero si basa, però, sulla stessa ricetta: mettere nei piatti le specialità delle campagne circostanti, contribuendo cosi alla riduzione dell’inquinamento causato dal traffico veicolare.

    L’unico modo per avvicinarsi al “Menu a Km Zero” è sedersi a tavola. Ed è quello che ha fatto il Rotary Genova San Giorgio, presso il ristorante “La Bigoncia”, a Quarto. L’Avv. Enrico Sala, con la complicità di un “menu made in Nervi”, ha tenuto una relazione sul tema. Una cena a base di portate che identificavano il territorio, quello di Nervi appunto, ha offerto lo spunto per alcune considerazioni.

    “Menu a Km Zero” non deve essere inteso solo come la cena al ristorante, ma deve essere sinonimo di sensibilità ambientale anche nel momento di fare la spesa; deve poter dire privilegiare prodotti locali e di stagione a chilometro zero che non devono percorrere lunghe distanze con mezzi inquinanti prima di arrivare sulle nostre tavole. Invito ad accorciare le distanze che l’Avv. Sala ha voluto racchiudere in un aneddoto: «E’ stato dimostrato come negli hamburger americani ci fosse insalata messicana e come nelle tortillas messicane ci fosse insalata americana».

    Una metodologia culinaria, quella coniata dalla Coldiretti del Veneto, che i partecipanti all’incontro hanno potuto apprezzare attraverso una cucina basata sulla tradizione, con una ricerca minuziosa per quanto riguarda le materie prime e seguendo la stagionalità dei prodotti usati. «Un grazie particolare a Chef Corrado Carpi che ha dato sapore e gusto ad ingredienti anche poco noti e non troppo espressivi (ad esempio i funghi cardoncelli di S.Ilario) oppure conosciuti e di tutti i giorni (le acciughe del nostro mare), ma trattati con personalità e fantasia, a conferma che l’opera dello chef o di una brava cuoca casalinga è fondamentale per “nobilitare” ingredienti vicini a noi, spesso ignorati o poco considerati», è il commento conclusivo dell’Avv. Sala.

     

    Valeria Abate

    [foto di Diego Arbore]