“Mare per tutti” è il nome del progetto di promozione sociale che la Regione Liguria promuove in collaborazione con la Lega Navale Italiana. In quanto Ente Morale e di Diritto Pubblico, di Protezione Ambientale e Promozione Sociale, l’iniziativa si sposa perfettamente con gli scopi dell’associazione e rientra nel raggio più ampio dell’accordo di collaborazione tra i due enti pubblici stipulato nel 2003 ma ratificato soltanto nel 2011, e che ha come obiettivi la tutela dell’ambiente marino e lo svolgimento di attività legate al mare, rivolgendosi in particolare ai giovani e alle fasce sociali più deboli.
Attivo tutto l’anno ma maggiormente fruibile in estate per ovvi motivi, il progetto “Mare per tutti” si articola nelle seguenti attività: vela, canoa, canottaggio, gite in mare e anche semplice accesso alla spiaggia, il tutto pensato per rendere la realtà del mare e degli sport ad esso legati accessibile a ragazzi con disabilità motorie, disabilità mentali o non vedenti. Vengono inoltre organizzati corsi e attività rivolti alla prevenzione del disagio giovanile e gestiti in collaborazione con le Asl (per ragazzi con disturbi specifici) e con il Dipartimento di Giustizia Minorile (per il recupero di giovani e il reinserimento sociale).
Le sezioni genovesi della Lega Navale aderenti all’iniziativa sono Genova Centro, Genova Quinto e Genova Sestri. In particolare la sezione di Quinto organizza, presso la propria sede, una grande festa aperta a tutti il 10 giugno alle ore 9 per inaugurare la stagione estiva. Per partecipare è necessario prenotarsi e comunicare il numero di disabili e di accompagnatori.
Tempo permettendo, infatti, verranno svolte le prime attività: «Il progetto ha dei riscontri molto positivi – dice Carlo Conti, presidente della sezione – l’anno scorso abbiamo avuto circa una cinquantina di ragazzi partecipanti». Quinto organizza poi le uscite in collaborazione con tre enti di riferimento: Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), Anffas e Angsa (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) cui ci si può rivolgere per partecipare.
La sezione di Genova Centro invece dà il via, nel mese di giugno, a brevi corsi di vela della durata di sei lezioni, indirizzati principalmente a ragazzi dagli 8 ai 13 anni. In questo caso le associazioni di riferimento sono l’Associazione Il Formicaio e l’Associazione Il Ce.Sto. Anche la sezione di Sestri partecipa al progetto attraverso corsi di vela. Tutte le informazioni utili su “Mare per Tutti” e sui servizi offerti dalle singole sezioni sono reperibili sul sito della Lega Navale Italiana.
Da cinque anni esiste a Genova il Movimento della decrescita felice, che ispirato dalle opere di Serge Latouche cerca di approfondire questo tema a livello territoriale promuovendo scambi di idee e buone pratiche quali il cohousing, la finanza etica, i gruppi di acquisto solidali.
Iniziative che permettono di trovare modelli di sviluppo più compatibili con i principi di sostenibilità ambientale, equità, salvaguardia del benessere comune, limitazione del consumismo. Modelli molto utili anche nel periodo di crisi economica che stiamo attraversando.
Per proporre scambi di idee e buone pratiche su questo argomento, il Movimento ha organizzato un evento che si terrà mercoledì 6 giugno al circolo Arci Zenzero (via Torti 35) sul tema la Decrescita Felice al tempo della crisi. La serata inizia alle 18:30, ci sarà un apericena e a seguire baratto di capi di vestiario, accessori, libri, dvd, ecc.
Genova, insieme a Lipsia (Germania), Danzica (Polonia), Lubiana (Slovenia) e Pécs (Ungheria), è protagonista dell’ambizioso progetto europeo “Creative cities” finanziato nell’ambito del programma “Central Europe” dell’Unione Europea. Un’iniziativa volta allo sviluppo delle cosiddette “industrie creative“, ovvero, come da definizione del Dipartimento Cultura, Media e Sport del Regno Unito, “realtà imprenditoriali fondate sulla creatività individuale, sull’abilità e sul talento della persona. In grado di produrre ricchezza e posti di lavoro attraverso lo sviluppo e lo sfruttamento della proprietà intellettuale“. Splendido a leggersi, ma vediamo di capire un po’ meglio.
Innanzitutto vengono considerati come principali campi d’azione di un’impresa creativa quello della pubblicità e del commercio, l’architettura, le compagnie di distribuzione e l’industria cinematografica, la comunicazione (radio e tv, giornali e agenzie), la musica, l’arte visiva e le performance artistiche, l’attività museale, la vendita (sia diretta che al dettaglio) di beni culturali (cd musicali, libri, gallerie, arte), il design, le nuove tecnologie (software e videogiochi) e l’industria del gusto.
L’obiettivo sostanziale del progetto è quello di creare una rete a livello europeo fra gruppi di imprese operanti nel campo della produzione creativa. Come? Organizzando gruppi di lavoro e corsi di formazione, promuovendo azioni di marketing transnazionale e collaborazioni con altri settori del mercato.
“Creative cities” vorrebbe in pratica promuovere le capacità imprenditoriali e la competitività delle industrie creative locali favorendo la visibilità su nuovi mercati, creando quindi i presupposti per attrarre investimenti e scambi di “know how” (conoscenze, abilità operative). Inoltre, sfruttando le potenzialità di questo genere di attività, il progetto si pone fra gli obiettivi anche quello di recuperare aree urbane degradate favorendo l’insediamento di industrie creative.
In tutto questo il ruolo delle istituzioni locali è fondamentale. A loro il compito di integrare il progetto nei piani e nelle strategie a livello locale e, soprattutto, di raggiungere i soggetti dell’industria creativa operanti sul territorio. Nello specifico, il Comune di Genova, che è anche il principale responsabile del progetto per quanto riguarda la comunicazione, è orientato a puntare sulla valorizzazione del patrimonio culturale come azione creativa, con l’obiettivo di elaborare strategie vincenti per il radicamento dell’industria creativa nel tessuto urbano. Per ottenere ciò, sarà necessario innanzitutto un lavoro di analisi sul territorio per conoscere e quantificare le realtà che operano nel settore della creatività (così come viene definito dal Dipartimento Cultura UK, vedi sopra), per poi operare con lo scopo di aumentare le potenzialità di sviluppo dell’intero settore favorendo i collegamenti interni e con la rete europea.
Giovedì 7 e Venerdì 8 giugno sono in programma a Palazzo Ducale tre appuntamenti per presentare il progetto europeo ai cittadini, saranno ospiti i partner delle altre quattro città coinvolte, un’occasione importante per comprendere se e quali concrete opportunità potrebbero celarsi dietro questa iniziativa europea per la città di Genova. Il primo appuntamento è giovedì mattina (dalle 9 alle 13,30) presso la Sala del Munizioniere con la conferenza dal titolo “Lo Sviluppo Urbano Creativo” con gli interventi di Charles Landry, esperto internazionale nell’utilizzo dell’immaginazione e della creatività per i cambiamenti urbani, Franco La Cecla, antropologo culturale e architetto, e Anna Corsi, direttrice di Urban Lab. A moderare sarà Agostino Petrillo, ricercatore e professore di Sociologia urbana.
“Da oltre due decenni si discute su cosa si intenda per “città creativa”. Si indicano con questo termine le città che hanno la capacità di affermarsi nella competizione internazionale in virtù di industrie basate su competenze astratte, grazie ad una produzione “immateriale” nella sua elaborazione, ma redditizia nella sua commercializzazione. In realtà definire cosa sia “creatività” appare tutt’altro che semplice…”, queste le premesse del dibattito.
Nel pomeriggio, alle ore 18, è prevista presso Sala Dogana l’inaugurazione della mostra fotografica internazionale“La Sostenibilità Urbana e lo Sviluppo Creativo delle città”: dieci giovani fotografi provenienti dalle città che hanno aderito al progetto “Creative Cities” hanno realizzato venti scatti gettando uno sguardo sulla relazione tra città e ambiente. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 24 giugno, da martedì a domenica dalle 15 alle 20.
Infine, venerdì 8 giugno dalle 9 alle 13 presso la Sala Società Ligure di Storia Patria (Palazzo Ducale), si tengono un seminario e un dibattito sul tema “Tra copyright e copyleft – La protezione dei diritti d’autore nella legislazione europea. Immagini, fotografia e altri linguaggi visivi”. Presiedono Giovanni Battista Gallus (avvocato esperto in diritto d’autore, profili giuridici del free/open source software e Presidente del Circolo dei Giuristi Telematici), Francesco Paolo Micozzi (avvocato esperto in diritto penale, diritto dell’informatica e delle nuove tecnologie, privacy e diritto d’autore) e Marco Ciurcina (esperto in diritto della Information Technology, diritto d’autore, brevetti e marchi).
Le conferenze si potranno seguire anche in streaming all’indirizzo creativecitiesproject.eu.
Prende forma l’intesa siglata un mese tra il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando ed Equitalia per andare incontro alle esigenze delle micro e piccole imprese e dei cittadini in difficoltà nel pagare i debiti.
Oggi la Giunta regionale ha approvato, su proposta dell’assessore allo sviluppo economico Renzo Guccinelli, una delibera che recepisce i contenuti dell’accordo che diventa immediatamente operativo. L’obiettivo è quello di intervenire per attenuare il disagio di migliaia di famiglie debitrici, in stato di difficoltà economica e sociale, individuando alcune iniziative a supporto dell’imprenditorialità ligure. Da oggi sono operativi gli “sportelli amici” presso le sedi di Equitalia in ciascuna delle 4 province liguri che avranno il compito di informare e supportare l’imprenditore nell’analisi delle problematiche e nell’attivazione delle misure necessarie. L’attività degli sportelli sarà svolta in rete con le Camere di Commercio e le associazioni regionali di categoria delle imprese e dei consumatori che diffonderanno in modo capillare l’iniziativa.
Nei prossimi giorni, dopo la firma della convenzione con le banche, sarà attivo un fondo di garanzia, del valore di 3 milioni di euro, rivolto alle micro e piccole imprese liguri a garanzia dei mutui con un importo massimo di 25.000 euro, stipulati con le banche. Il fondo dovrà essere applicato in via prioritaria alle imprese che ne faranno richiesta, in situazioni di difficoltà economica con il pagamento per degli oneri nei confronti di Equitalia, dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS. L’intesa prevede inoltre l’avvio di procedure per agevolare il pagamento dei crediti che le aziende vantano nei confronti della pubblica amministrazione o del sistema sanitario regionale. Una volta certificato il credito il fornitore potrà scegliere se ottenere il pagamento dovuto nei tempi dell’amministrazione o se rivolgersi direttamente alle banche con cui verranno stipulati degli accordi per ottenere subito la liquidazione scontata della somma. Inoltre, a seguito delle richieste delle associazioni dei consumatori, sono allo studio forme di garanzia bancarie, anche per tutelare le famiglie più bisognose alle prese con i debiti.
«Una struttura nata per la guerra che diventa luogo di pace dove offrire spazi per l’aiuto, l’accoglienza e la formazione, restituendo alla memoria storica e alla fruizione sociale un bene altrimenti destinato alla rovina e alla perdita», così recita lo slogan del progetto dell’associazione onlus La Piuma “Forti/e insieme”, che già a partire dal nome intende rivolgersi alle persone nel senso più ampio possibile, nel lodevole tentativo di recuperare uno dei forti della nostra storica cinta muraria.
Parliamo del Forte Tenaglia (nella quasi totalità dei documenti storici ritrovati il nome è senza dubbio al singolare “Tenaglia” e la strada che vi ci conduce si chiama “Via al Forte Tenaglia”, tuttavia, all’inizio della campagna di recupero avviata da “La Piuma”, con la pulizia del Forte dalla vegetazione infestante, è tornata alla luce sul pilastro d’ingresso del ponte levatoio una targa di marmo nella quale è scritto “Forte Tenaglie”) – risalente al 1600, abbandonato all’inizio del ‘900 e bombardato nella Seconda Guerra Mondiale – sulle alture di Sampierdarena, dietro il cimitero della Castagna, comodamente raggiungibile con i bus 66 e 38. Un luogo circondato dal verde, accessibile a tutti ma nonostante ciò, sconosciuto ai più. Qui troveranno spazio una casa famiglia, 2 alloggi per donne in difficoltà, ma pure una fattoria didattica, un giardino pubblico, laboratori per giovani studenti.
La Piuma nasce nel 2004 come gruppo di preghiera per poi diventare associazione onlus nel 2006, 15 soci fondatori che sentono la necessità di uno strumento per realizzare progetti rivolti alle persone e all’ambiente, da 4 anni gestisce una casa famiglia su base professionale che accoglie bambini e un Fondo di Solidarietà con cui si accompagnano alcune famiglie facendo fronte alle loro emergenze economiche.
Attualmente i soci sono 65 (tutti volontari) e per trovare una sede più adatta allo sviluppo delle sue iniziative, sia quelle realizzate che quelle ancora “nel cassetto”, l’associazione – presentando un progetto molto ambizioso – nel 2011 ha ottenuto la concessione pluriennale del Forte Tenaglia.
«Per noi questa è “una magnifica follia” – spiega Emilio Parodi, legale rappresentante dell’associazione – Nasce dal desiderio di restituire un bene comune, un patrimonio della nostra storia ormai dimenticato, a tutti i cittadini genovesi. Un luogo dove poter realizzare le attività della Piuma rivolti alle persone, in particolare i bambini ma non solo, con esperienze che permettano, attraverso il contatto con la natura e la conoscenza delle realtà che essa offre, di imparare a condurre una vita più rispettosa dell’ambiente».
Vediamo nel dettaglio in cosa consiste il progetto. Nella parte superiore del forte, le cui mura risalgono al 1600, la cosiddetta Casa del Telegrafo, un’area circoscritta e potenzialmente molto riservata, costituita da un edificio su due piani interamente da ristrutturare, sorgerà una casa famiglia professionale dove una coppia accreditata con il Comune accoglierà fino a 5 bambini, due piccoli appartamenti che ospiteranno donne in difficoltà già seguite dal fondo solidarietà della Piuma ma anche genitori aspiranti adottivi/affidatari dei bambini e poi un salone polifunzionale dedicato agli incontri di sensibilizzazione sulle tematiche dell’affido e dell’adozione. La parte inferiore, la vera struttura fortificata con le mura implementate nel 1800, sarà destinata alla parte per il pubblico: spazi verdi, curati ed attrezzati; area picnic; una Fattoria Socio-Didattica orientata agli animali domestici e da cortile, per dare ai bambini la possibilità di conoscerli e vivere un’esperienza a diretto contatto con loro. La Fattoria sarà anche un luogo dove gli animali possano diventare strumento attivo nella crescita della persona: con essa si potranno sviluppare anche tutti quei progetti di “sostegno” quali ad esempio la pet therapy e l’onoterapia. E ancora spazi per laboratori rivolti ai giovani e alle scuole di ogni ordine e grado; spazi per le feste. Verrà così offerto alle persone, alle famiglie, ai visitatori un luogo straordinario per i suoi valori culturali, ambientali e paesaggistici ed un’occasione unica per il fatto di poterne fruire a pochi minuti dalla città e dal quartiere di Sampierdarena.
«Tutte attività che La Piuma ha in mente da alcuni anni ma che non potevano tradursi in realtà per la mancanza di un luogo adeguato – sottolinea Parodi – Oggi l’abbiamo trovato».
«Nel 2009 abbiamo chiesto all’Agenzia del Demanio della Liguria la disponibilità di Forte Tenaglia – racconta il responsabile dell’associazione – ottenendo la concessione per un anno a condizione di occuparci della pulizia e bonifica del forte e delle aree attigue, da rifiuti vari, da cespugli, arbusti e vegetazione infestante. In questo modo il Demanio ha potuto verificare le nostre potenzialità. Nel giro di un solo anno l’associazione ha avuto una crescita improvvisa, passando dai 15 soci fondatori agli attuali 65. E si sono aggiunti a noi professionisti in vari settori, architetti, ingegneri, giuristi, ecc., che sono rimasti affascinati dalla nostra idea di valorizzare un patrimonio accessibile e poco conosciuto, mettendo a disposizione, volontariamente, le loro competenze. Così nel 2010 abbiamo ottenuto un altro anno di concessione. Nel frattempo abbiamo realizzato un progetto preciso e dettagliato, grazie all’aiuto dei professionisti sopracitati e nel 2011 il Demanio ha deciso di concederci il Forte Tenaglia per 19 anni, il massimo previsto. Una concessione strettamente vincolata alla realizzazione del progetto».
Quest’ultimo è stato strutturato in lotti ed aree in modo da poter procedere passo dopo passo, in base ai finanziamenti che arriveranno e secondo un percorso di recupero logico e funzionale. L’area 1, la prima che sarà realizzata, è quella della Casa del Telegrafo. La casa famiglia, infatti, rappresenterà un presidio fisso in grado di trasformare il Forte Tenaglia in un luogo abitato, attrezzato anche per accogliere i visitatori che, già oggi, l’associazione accompagna nelle visite guidate al forte.
Il progetto “politicamente” è stato avvallato, manca solo il giudizio tecnico «Attualmente è all’esame della Conferenza dei Servizi – spiega la dott.ssa Eliana Pastorino, dirigente Filse, volontaria dell’associazione – mentre la Sovrintendenza, visto che si tratta di un bene storico vincolato, ha già dato il suo assenso, adesso aspettiamo la risposta definitiva dal Comune. A quel punto, una volta avviati i lavori, tutto diventerà più facile, anche richiedere ulteriori finanziamenti. L’alternativa al nostro progetto, d’altra parte, è che il Forte Tenaglia rimanga una cattedrale nel deserto, destino che, purtroppo, accomuna altri forti della nostra cinta muraria».
«Il totale della spesa, per poter rendere la struttura abitabile, è stato quantificato in circa 650 mila euro– continua Pastorino – Noi pensiamo di sostenere un prestito fino a 300 mila euro e attraverso le nostre iniziative (feste, cene, attività con donazioni, sottoscrizione soci, proventi 5×1000) contiamo di arrivare a 400 mila euro in totale di autofinanziamento. Le restanti risorse, circa 250 mila euro, le abbiamo chieste alle fondazioni bancarie e siamo in attesa di risposte».
«La Conferenza dei Servizi dovrebbe decidere entro l’estate – sottolinea Pastorino – se le fondazioni ci appoggeranno è ipotizzabile che i lavori partano nell’autunno 2012».
«Il primo obiettivo è la casa famiglia – conclude Parodi – ma il progetto vuole avere un più ampio respiro, deve essere un recupero destinato a tutta la cittadinanza e non un restauro fine a se stesso. Oltre a restituire ai residenti uno spazio verde a pochi metri dalla città, vogliamo fornire uno strumento utile alle persone grazie alle attività didattiche, culturali, di sensibilizzazione che svolgeremo all’interno del forte».
«Alla fine avremo un luogo ideale per l’accoglienza dei minori – aggiunge Pastorino – uno spazio pubblico verde accessibile a tutti, pensiamo alle opportunità che potrà offrire ai più giovani, agli studenti di Sampierdarena e San Teodoro ma non solo, a tutti i bambini della città».
Martedì 5 giugno l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure (Arpal) apre le porte della sede genovese di via Bombrini 8 alla cittadinanza. La visita alle strutture è gratuita e rivolta a tutti, permetterà di scoprire i laboratori e gli strumenti in dotazione ad Arpal, capaci di analizzare acque, alimenti, aria, terre e scovare le più minute tracce di inquinanti.
Sarà possibile sperimentare in prima persona alcune delle attività di monitoraggio ambientale, simulare le operazioni necessarie ai controlli sul territorio, approfondire le tematiche di maggiore interesse.
Il racconto dalla viva voce dei tecnici del lavoro quotidiano e delle questioni ambientali, focus e analisi dei dati… L’ambiente non è così facile come talvolta viene fatto credere, e bisogna conoscere approfonditamente i delicati equilibri che lo regolano.
Gli esperti saranno a disposizione per rispondere a domande e curiosità, in particolare su:
• Balneazione: primo bilancio dall’inizio della stagione balneare 2012.
• Qualità dell’aria: il viaggio del dato dal sistema di misura alla validazione del numero.
• Biodiversità e bioindicatori alle 10,30, alle 11,30 e alle 15,30: dalla rete di monitoraggio strumentale (realizzata anche grazie a progetti europei) e naturale al riconoscimento degli indicatori sul territorio e in laboratorio.
• Campi elettromagnetici, alle 10, alle 11 e alle 15: prova pratica di come gli ispettori Arpal tengono d’occhio un inquinamento invisibile.
• Alluvioni: le immagini del disastro, l’intervento dei tecnici Arpal, la ricostruzione
• Visite ai laboratori, alle 11, alle 12 e alle 16; uno dei fiori all’occhiello dell’agenzia, per vedere da vicino gli strumenti utilizzati nelle analisi di tutti i giorni.
Per i gruppi è gradita la prenotazione al numero 01064371 o inviando una email a info@arpal.gov.it
La Regione Liguria – Dipartimento Ambiente e la Fondazione Muvita hanno da poco creato il marchio Ecofesta per certificare gli eventi più sostenibili che si svolgono nel territorio regionale: si tratta di fiere, festival o iniziative che vengono organizzate tenendo conto di un maggiore rispetto dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile e della promozione di buone pratiche per uno stile di vita a impatto zero.
Qualche esempio: il marchio Ecofesta può essere assegnato a eventi la cui organizzazione tiene conto di una corretta gestione dei rifiuti, del km zero nella scelta dei prodotti gastronomici, di una riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico, della scelta di materiali riutilizzabili o biodegradabili e così via.
Tutti gli eventi che rispondono a questo marchio godranno della visibilità attraverso i canali di comunicazione di Ecofesta, sostegno e convenzioni particolari per l’acquisto dei materiali, la presenza di referenti dei Centri di Educazione Ambientale del territorio che svolgeranno attività di educazione ambientale durante gli eventi stessi. La Regione ha infatti coinvolto la propria rete di 20 centri di educazione ambientale (CEA), di cui 4 provinciali e 16 afferenti a Parchi e Comuni, coordinati del Centro Regionale di Educazione Ambientale (CREA-ARPAL).
Il sito ecofeste.org propone un calendario dettagliato degli eventi che hanno ottenuto il marchio e offre agli organizzatori la possibilità di farne richiesta.
Non si sopiscono le polemiche sulla Festa della Repubblica del 2 giugno e relativa parata militare ai Fori Imperiali. Dopo i tragici eventi dell’Emilia Romagna devastata dal terremoto e nonostante il popolo del web ed alcune forze politiche (dall’Idv a Sel, Rifondazione, Verdi, Lega, ecc.) abbiano lanciato un appello al Capo dello Stato affinchè annullasse la parata militare a Roma, Giorgio Napolitano ha risposto che la manifestazione si farà«Celebreremo sobriamente il 2 giugno ma lo dedicheremo ai morti, al dolore delle famiglie e anche a momenti di scoramento che devono essere superati».
«Rispettiamo la volontà del Presidente della Repubblica – spiega Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace – ma ci permettiamo di osservare che: se deve essere una parata sobria è necessario che i militari rivedano il programma e riducano le spese. I dati diffusi dal Ministero della Difesa si riferiscono alla Parata programmata prima del terremoto. Ora quel programma va rivisto altrimenti è solo l’ennesima presa in giro. C’è un modo concreto per farlo: lasciare in caserma tutti i carri armati e i mezzi militari; ridurre significativamente il numero dei militari che dovranno sfilare ai quali, peraltro, è stata negata anche la diaria (come a dire che quando si deve tagliare qualche spesa si comincia sempre dalle persone)».
Inoltre Lotti sottolinea che «Nessuno sa quale sia il costo reale di questa Parata.Ufficialmente il Ministero della Difesa, che si è affrettato a dire che i soldi della Parata sono già stati quasi tutti spesi, parla di una stima che va da 2,6 a 2,9 milioni di euro. Perché si parla di stima e non di costo reale? L’anno scorso il Ministro La Russa rispondendo ad una interrogazione parlamentare aveva indicato un costo di 3 milioni di euro. In realtà la spesa nel 2011 è stata di ben 4,398 milioni. Quale sarà il costo finale di quest’anno? Perché il Parlamento non chiede il rendiconto dettagliato delle spese?».
Dal Ministero della Difesa però, spiegano che la massima parte dei finanziamenti previsti per la parata siano stati già effettivamente spesi e dunque non siano più recuperabili. Ed in merito alla sobrietà chiesta dal Capo dello Stato, il Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola spiega «Non sfileranno mezzi, non sfileranno cavalli, le Frecce Tricolori rimarranno negli hangar, militari e non saranno ridotti di oltre il 20% dopo che già erano stati predisposti tagli», ma la Festa della Repubblica, anche in forma più leggera, è confermata.
Ma secondo la Tavola della pace c’è anche un aspetto che ha del paradossale «Pochi sanno che il tema della Parata 2012 è “Le Forze Armate, al servizio del Paese” – spiega Lotti – Ma se le Forze Armate sono al servizio del Paese perché pretendono di farsi pagare ogni servizio di protezione civile? E’ già successo all’inizio dell’anno per l’emergenza neve quando l’esercito chiamato dai sindaci a collaborare ha risposto: “se volete il nostro aiuto dovete pagare”. Questa assurda pretesa rischia di diventare la regola se verrà approvato il disegno di legge delega per la revisione dello strumento militare presentato in Parlamento dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola. La norma è contenuta nell’articolo».
La domanda retorica che si pone la Tavola della pace è «A che ci serve spendere più di 23 miliardi di euro per mantenere in vita un apparato elefantiaco di 190.000 uomini che quando devono portare soccorso alla popolazione pretendono di essere pagati?».
«Il terremoto del 29 maggio ci ha dato un altro terribile scossone – continua Lotti – E’ tempo di rivedere il modo in cui spendiamo i nostri soldi». Per questo la Tavola della pace lancia un appello intitolato “Lavoro non bombe” «Quello che vogliamo è il lavoro, non le bombe. Il lavoro ci da la vita, le bombe ce la tolgono. Il lavoro crea sicurezza, le bombe la distruggono. Vogliamo che i nostri soldi siano spesi per creare dignità e lavoro, non per comprare altre bombe. Senza lavoro non c’è pace né giustizia. Milioni di persone in Italia non hanno un lavoro dignitoso. Milioni di persone nel mondo vivono nella miseria sotto l’incubo delle bombe. Bisogna cambiare strada. Tagliare le spese militari per liberare risorse, investire sui giovani, sul lavoro e lo stato sociale. Questo chiediamo alla politica e alle istituzioni. Per ritrovare un po’ di pace, per uscire dalla crisi insieme, più liberi ed eguali».
Tuttii cittadini sono invitati a firmare la petizione sul sito www.perlapace.it oppure su www.facebook.com/LavoroNonBombe.
«La parata militare del 2 giugno è inutile e costosa e tanto più inutile oggi, dopo il terremoto in Emilia Romagna – gli fa eco la campagna Sbilanciamoci! – I soldi risparmiati annullandola potrebbero essere usati per aiutare la popolazione colpita, piuttosto che per esibire armi e mezzi militari. Con gli stessi soldi spesi per la parata militare si possono garantire, nella prossima settimana, i soccorsi di emergenza (tende, viveri, medicinali, ecc) ad oltre 5 mila persone. È irresponsabile spendere tanti soldi per far sfilare carri armati e blindo, mentre gli stessi fondi potrebbero essere investiti per aiutare le popolazioni. La Repubblica va celebrata aiutando chi ora soffre a causa del terremoto e non sfoggiando armi e mezzi militari.
Cospe, in collaborazione con il Comune di Genova, organizza l’incontro ‘L’integrazione in prima pagina – Media e territori in rete per un’informazione plurale’. L’iniziativa nasce dalla necessità di comunicare diversamente le tematiche relative all’integrazione, affinché sui media non si senta parlare solo di immigrazione nella cronaca nera, ma perché si parli anche della quotidianità e dell’inserimento nella società dei cittadini immigrati.
L’ iniziativa ‘L’integrazione in prima pagina’ si terrà giovedì 7 Giugno 2012, dalle 09.30 alle 13.00, presso la Sala di Rappresentanza della Regione Liguria, in Via Fieschi 15, a Genova.
Proprio nell’ambito di questo progetto, Cospe valorizza prodotti editoriali realizzati da giornalisti e fotografi di origine straniera a seguito dei corsi tenuti dalla stessa associazione che opera per il dialogo interculturale, lo sviluppo equo e sostenibile, i diritti umani, la pace e la giustizia tra i popoli. Uno di questi progetti riguarda un reportage fotografico sulle giovani madri di origine straniera, a cura della fotografa Zoila Bajaña.
Oltre le gravidanze precoci
Quindici gli scatti dove mamme e bambini si ritrovano attraverso le diverse storie di vita. Tutte però hanno avuto qualcosa in comune: una gravidanza precoce e la nazionalità ecuadoriana. Nel momento in cui hanno dato alla luce una nuova vita hanno fatto i conti con una maternità precoce o sotto i vent’anni, ma oggi posano fiere con i loro trent’anni magari al terzo o quarto figlio.
Questo fotoreportage nasce da una ricerca di mesi di investigazione – tra Genova, Quito e Guayquil – per costruire una tesi di laurea triennale in servizio sociale. L’intento è quello di mostrare come la maternità precoce non sia mai casuale ma spesso voluta e anelata per compensare una carenza d’affetto. È emerso infatti come le giovani vadano a colmare quel vuoto e l’assenza dei genitori con l’amore ed il desiderio di avere una creatura da coccolare e mimare. Probabilmente le cose non sono quello che sembrano, dietro ogni gravidanza precoce troviamo una vita che si ritrova a vivere in anticipo esperienze che dovrebbe fare con calma nel corso dell’esistenza. Un’ esperienza sconvolgente e colorita, che segna un passo verso la perdita dell’adolescenza. Crescere saltando le tappe diventa disastroso e incredibilmente faticoso, sia per le responsabilità che per la parte psicologica ed emozionale verso cui si va incontro.
Ogni numero delle statistiche sulle gravidanze precoci, nasconde una storia vera fatta di relazioni complicate e ulteriori problematiche. Jhomaira, Jhuliana, Virginia, Erika, Carolina, Juana con i loro trent’anni ricordano la prima gravidanza come un’esperienza bellissima, inaspettata ma desiderata al tempo stesso. Il sapore della seconda o della terza gravidanza è del tutto diverso, si godono i nove mesi con maggior relax e senza i pensieri del primo figlio. Cynthia, Katty e Kimberly non hanno ancora raggiunto la maggiore età e si sentono delle giovani donne pronte a difendere con tenacia i loro ideali. Maria Fernanda, Gema, Gloria, Irina da poco nella fase dei vent’anni si sentono gioiose e orgogliose della scelta fatta e si riscoprono delle mamme apprensive e piene di vita. Melina e Tatiana sono prossime ai diciotto anni e vivono la maternità con un dolce sorriso sulle labbra che non le scompone neanche perun momento.
Zoila Bajaña è una fotografa di origine ecuadoriana nata nel 1986. Questo fotoreportage è stato concluso a maggio del 2012. Ha partecipato inoltre al corso di formazione per giornalisti all’interno del progetto “L’integrazione in prima pagina. Media e territori in rete per un’informazione plurale”, finanziato dal Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di Paesi Terzi dell’ Unione Europea e del Ministero dell’ Interno.
OLTRE LE GRAVIDANZE PRECOCI
Le ragazze che hanno partecipato sono: Tatiana, Gema, Gloria, Erika, Virginia, Jhulissa, Carolina, Irina, Maria Fernanda, Melina, Katty, Juana, Kimberly,Cynthia, Patricia.
Jhuliana Vargas
Sono rimasta incinta all’età di 15 anni e una volta saputa la notizia ho desiderato insieme a mio marito questa creatura con tutta me stessa. La bambina è arrivata a sorpresa subito dopo il nostro felice matrimonio che abbiamo celebrato poco tempo dopo esserci conosciuti.All’inizio della gravidanza coccolavo l’idea di avere un maschietto ma per la gioia di mio marito è arrivata la femminuccia.
La gioia che nostra figlia ha portato nei nostri cuoi è senza paragone e ci siamo veramente goduti quei momenti come se fossero gli ultimi, infatti, poco tempo dopo mio marito è stato colpito da una pallottola vagante e son rimasta vedova. Siamo rimaste io e il frutto del nostro amore intenso e profondo, oggi, siamo inseparabili: dovunque vada l’una va l’altra. Anche la migrazione l’abbiamo affrontata insieme, siamo come due sorelle gemelle che non si staccano nonostante i litigi e le incomprensioni che ci possono essere soprattutto ora che è iniziato il periodo del adolescenza.
Virginia Lasluisas
Le mie quattro gravidanze hanno dato gioia, amore e allegria alla mia vita, donandogli un senso logico, arricchendo ogni mio respiro e singolo istante. Quando sono rimasta incinta la prima volta dovevo iniziare il primo anno di università ma il mio percorso formativo stava per prendere una piega diversa.La seconda e la terza gravidanza sono arrivate una dopo l’altra ma ogni volta provavo emozioni uniche e senza precedenti tanto da avere sempre voglia di dare alla luce una nuova vita. Da piccola sognavo una famiglia numerosa è per questo che ora anche se lontana dal mio paese ho deciso di portare avanti la mia quarta gravidanza, una splendida femminuccia che impegna la mia vita ma che l’ha trasformata in una dolce utopia.
Facendo il bilancio della mia vita posso dire di essere orgogliosa di ciò che sono, le gravidanze mi hanno resa forte e coraggiosa. Avere un figlio dopo i trenta ha un sapore diverso rispetto alla prima gravidanza avuta ai 19. La consapevolezza, l’esperienza e la maturità hanno reso la mia ultima gravidanza un’esperienza senza stress e preoccupazioni.Me la sono goduta di più perché arrivata a distanza di anni rispetto alle prime che erano tutte ravvicinate.
Cynthia Paredes
Ammirevole è stato il modo in cui i miei genitori hanno affrontato la notizia della mia prima gravidanza a sedici anni. Oggi sono alla seconda gravidanza e ho da poco compiuto diciassette anni. Ho abbandonato la scuola per dedicarmi a fare la mamma a tempo pieno e penso sia stata la decisione migliore. È meraviglioso donare amore ai miei piccini, mi sento invasa dalla gioia al pensiero di sapere che sono parte di me. A questo secondo giro avrei preferito la femminuccia ma sono felice ugualmente perché tra maschi c’è più complicità e se possono crescere insieme è importante che ci siano cose in comune.
Quando ho fatto la prima ecografia sono rimasta colpita da quell’esserino tanto piccolo e perfetto. Ho capito solo in quel momento di portare in grembo la magia e la forza della vita, mi sono resa conto di quanto siamo perfetti e della responsabilità che abbiamo come madri. Questi neonati quando vengono al mondo si affidano alle nostre cure e sono talmente piccoli che senza di noi non potrebbero farcela.
Erika Mora
Per tre mesi abbiamo cercato disperatamente di avere un bambino, io all’inizio sognavo una femminuccia, ma poi è risultato essere maschio. Avevo 18 anni quando sono rimasta incinta del primo figlio, per noi era una cosa normale farsi una famiglia a quell’età. Quando ho scoperto di essere incinta ho provato un emozione enorme soprattutto quando il piccolo ha iniziato a scalciare. Diventare mamma è il dono più bello che ci possa essere, si tratta di una benedizione senza uguali.
Alla seconda gravidanza desideravo un maschietto ed è risultata una bambina.La terza gravidanza è stata ben accolta da tutti, ci siamo vissuti i nove mesi godendo a pieno di ogni momento magico della gravidanza, è stato davvero interessante osservare come i bambini aiutavano. La mia sorpresa è che non ci sono state gelosie ne pianti dovuti al nuovo arrivato ma, al contrario, si sono adoperati per ritagliarsi un ruolo in funzione del più piccolo, è come se gli avessero fatto un po’ di spazio metaforico. Questo loro comportamento maturo mi rende orgogliosa dei miei figli e sono sicura che anche se decidessi di averne altri due il loro comportamento non sarebbe poi tanto diverso.
Tatiana Garcia
Avevo 17 anni quando mi sono sposata e sono rimasta incinta, la scelta di sposarmi è avvenuta come conseguenza della gravidanza. Quando ti trovi al bivio e non sai che strada percorrere, ragioni egoisticamente e se non te lo aspetti è solo riflettendo con cautela che riesci a fare chiarezza eagire nella maniera più giusta.Io ringrazio il cielo di avere una famiglia con i fiocchi che riesce sempre a guidarmi con dolcezza e senza intralciare le mie scelte finali. La mia dimestichezza con il più piccolo dei miei fratellini mi ha permesso di essere una mamma attenta e premurosa ai bisogni di mia figlia che è ad oggi la luce dei miei occhi. La gravidanza seppur inaspettata mi ha fatto crescere e maturare in fretta e se prima pensavo ad uscire ogni pomeriggio con le amiche oggi resto sveglia la notte per seguire con amore mia figlia. Devo dire che il signore mi ha fatto il dono di una famiglia con i fiocchi, mio marito mi affianca con amore e insieme seguiamo nostra figlia che è una bambolina sempre sorridente. Quando è nata ha avuto delle complicazioni di salute e per un mese non l’ho potuta portare a casa ne coccolare, sarà per questo che oggi siamo grati alla vita per la sua presenza e apprezziamo di più la sua presenza nella nostra quotidianità.
Melina Ramirez
I miei genitori mi hanno educata seguendo uno schema rigido e severo perciò puoi immaginare quale era la mia paura più grande. Quando è arrivato il momento di farlo sapere ai miei, il panico mi ha assalita, inizialmente non volevano saperne nulla ma successivamente, quando mi hanno vista determinata tutto si è risolto di buon grado. Oggi coccolano mia figlia come se fosse loro e trattandosi della prima nipote stravedono per lei. Io trabocco gioia da tutti i pori per me non c’è gioia più grande che essere mamma. Ai miei 17 anni non pensavo di rimanere incinta e mi vergognavo persino di andare a scuola con il pancione ma oggi frequento le lezioni con più serenità e affronto la vita a testa alta.
Credo che questa sia l’esperienza più meravigliosa e completa in assoluto. Il regalo di essere mamma ti riempie la vita ed il cuore, se mi chiedessero di tornare indietro non lo farei mai senza mia figlia che è la cosa più importante della mia vita. Quando è stata male subito dopo la nascita mi son sentita morire, è nata un mese prima della scadenza perché c’erano delle complicazioni gravi dovute a difficoltà respiratorie.
Irina Floril
All’età di 19 anni ho avuto il mio splendido bebè. Provavo un miscuglio di emozioni nel primi giorni di gravidanza, già il giorno dopo sapevo che sarei rimasta incinta, me lo diceva il mio sesto senso. Mia madre lo ha scoperto il mese dopo, quando le mestruazioni non bussavano più alla mia porta e lei come ogni mese si apprestava a fare la scorta di assorbenti; mi ha messa subito alle strette chiedendomi spiegazioni. Il mio rapporto con lei è sempre stato bellissimo fatto di fiducia, amore e comprensione che ha dimostrato specialmente in quei momenti per me più difficili. Dirlo a mio padre è stata davvero dura perché non si aspettava che la sua bambina rimanesse incinta.
I mesi successivi sono stati fenomenali e stressanti al tempo stesso, tra alti e bassi, dovuti alla gravidanza a rischio. Il giorno del parto avevo il mio compagno accanto e quella è stata la mia forza, il travaglio è durato un’eternità e lui mi infondeva coraggio condolcezza e autorità. Sua è la frase: “spingi che manca poco!“anche se la testolina era solo all’inizio.
Carolina Ordoñez
Sono diventata mamma all’età di 17 anni, con mio marito è stato un colpo di fulmine, ero completamente persa e pazza di lui. La seconda gravidanza è arrivata in meno di un anno e la terza a distanza di vent’anni dal primo figlio. L’ultima gravidanza mi ha colta all’improvviso, non aspettavamo una creatura infatti l’ho scoperto all’ottavo mese. L’averlo saputo un mese prima non mi ha permesso di godere di tutti quei primissimi momenti, le prime ecografie, le prime voglie, i pianti di gioia o anche la scelta dei vestitini e tutto ilcorredino da scegliere con calma insieme alla mia famiglia per la sua cameretta.
Diventare mamma in un’ altro paese non è cosa facile, vieni assalita da mille dubbi e costretta a vivere in funzione del tuo lavoro. Vivere nella paura di poter perdere il lavoro non è un pensiero felice, ti costringe a crescere in una gabbia dorata perché se da una parte c’è il guadagno e le entrate, dall’altra c’è la questione del doversi trattenere per non stressarsi e vivere nella preoccupazione costante.
Gloria Grieco
Ho inseguito il sogno di un figlio per molti mesi, poi quando non ci speravo più, ha bussato alla mia porta sconvolgendo positivamente la mia vita. Durante i primi giorni di gravidanza la sintomatologia era estenuante: ero debole, avevo continui giramenti di capo mi sentivo svenire a tal punto da pensare in una forma di anemia di quelle già diagnosticate in famiglia. Poi è arrivato quel risultato degli esami del sangue che ha cambiato la mia vita rendendomi la donna più felice del pianeta. Mia mamma non vedeva l’ora di diventare nuovamente nonna ed io nonostante i miei 19 annicontinuavo a sognare ad occhi aperti.
Adoro il mio bambino e non vedo l’ora di dargli una compagna di giochi, spero di farlo entro i suoi primi cinque anni così dafarli crescere insieme. Altro sogno nel cassetto è quello di sposarmi alla presenza dei miei piccoli che mi portano le fedi all’altare.
Gema Toala
Diversamente dalle mie coetanee il cui primo pensiero è l’aborto, io ho subito deciso di tenerlo, prima ancora di dirlo a mamma. Il periodo più bello della mia vita è stato quello della gravidanza, in quei nove mesi puoi assaporare emozioni e sensazioni diverse tra di loro ma che viaggiano al unisono.Mio figlio è davvero la mia vita e senza di lui non saprei quale colorito avrebbero le mie giornate.
Quando ho scoperto di essere incinta andavo a scuola e provavo sentimenti contrastanti a causa del giudizio della gente. I genovesi mi hanno sempre criticata per essere una giovane mamma che insieme al suo compagno si godono il loro splendido bebè. Lo sguardo collettivo mi ha sempre dato fastidio, imparo solo con il mio bambino a voltarmi e fare orecchie da mercante.
Maria Fernanda Ayala
Quando all’ospedale mi hanno messo mio figlio tra le braccia non volevo che più nessuno me lo portasse via, mi sentivo come una leonessa forte e grintosa, pronta a scattare alla prima mossa di altri. Le emozioni che ho provato in quei mesi non hanno descrizione alcuna, i primi istanti sono stati di ansia e preoccupazione ma poi è subentrata la voglia di vederlo e me lo immaginavo ogni notte. Alla sua nascita i brividi assalivano il mio corpo al solo sfiorare il suo viso e quando mi soffermavo su quelle mani e su quei piedini sentivo in me una sensazione di gratitudine nei confronti dell’universo intero.
Le mie sorelle minori entrambe hanno avuto i figli molto giovani, una a quindici e l’altra a sedici e sono rimaste incinte nello stesso periodo tanto da partorire nell’arco della stessa settimana. Io in realtà aspettavo di crescere ancora un po’ ma poi alla fine è successo che sono riuscita a resistere solo fino al diciannovesimo anno. Sono contenta del mio percorso come mamma perché oggi alla mia seconda gravidanza a distanza di circa sette anni dalla prima posso dire di essere fiera di essere ciò che sono.
Katty Romero
Mio figlio è la mia vita! A 16 anni ho partorito il mio angioletto che oggi mi costringe spesso ad assentarmi da scuola perché si prende sempre il raffreddore. Mio figlio non è stato un impedimento alla mia carriera scolastica ma anzi è la forza che mi invoglia a lottare perdiplomarmi e frequentare l’accademia di moda.
Quando ho scoperto di essere incinta ho fatto difficoltà ad affrontare il discorso con i miei genitori, mi son fatta coraggio solo perché accanto a me c’era il padre di mio figlio che è l’uomo della mia vita che non vedo l’ora di sposare. Con lui e mamma ho vissuto i primi momenti dell’ecografia e scoperto l’universo materno, il giorno del parto è stato indimenticabile poiché avevo accanto a me le persone più importanti e sapevo che potevo far affidamento su di loro. Veder crescere mio figlio significa farlo insieme a lui passo dopo passo, ogni risata e pianto è un momento speciale da vivere fino in fondo.
Kimberly Vargas
Con i miei diciassette anni posso dirti di sentirmi una giovane donna che si affaccia alla vita con serenità e senza rimpianti. Non frequento più la scuola perché mi dedico anima e corpo a mio figlio ma sono felice così. Anche mio fratello è diventato padre sotto i diciotto anni e questo mi è di conforto in quanto non mi fa sentire sola ed esclusa. A Genova partorire in età adolescenziale è cosa insolita ma a me è venuto naturale e di certo non è stato una sorpresa quando ho scoperto di essere incinta.
Mia mamma voleva un futuro da laureata per almeno uno dei suoi due figli, ma non è ciò che volevo io. Ho sempre desiderato avere qualcuno a cui donare tutta me stessa, io amo mio figlio e al mondo non c’è niente di più bello che svegliarmi al mattino con un suo sorriso. Peril futuro mi auguro un secondo figlio ma tra qualche anno perché prima desidero godermi il mio piccino attimo dopo attimo.
Patricia Morales
A diciotto anni ho avuto la mia prima bambina e a distanza di pochi anni è arrivata la seconda gravidanza con uno splendido maschietto. Mia mamma non è stata felicissima della mia scelta, se i miei figli esistono è grazie alla mia testardaggine e grande forza d’animo, nonostante tutto io mi son sempre fatta coraggio e ho difeso le mie idee. Sono rimasta incinta casualmente ma non ho mai creduto che l’aborto fosse la soluzionee così ho accettato il mio destino e il dono di essere madre.
Le emozioni che oggi provo sono sensazionali e ripercorrere questo periodo con il solo pensiero per me è davvero emozionante. Mi sento mamma fin da quando giocavo con le bambole e stiravo i loro vestitini con la consapevolezza di una bambina che non sogna altro. I miei figli sono la mia gioia e la mia ragione di vita e non c’è giorno che non ringrazi il buon Dio di avermi regalato queste due tenere pesti.
Juana Rivera
A 19 anni sono rimasta incinta quando ancora frequentavo la scuola e la scelta è stata subito di portare atermine la gravidanza sacrificando i miei studi. Oggi ai miei trenta tre anni dopo una seconda gravidanza arrivata ai venticinque anni mi sento benedetta dalla vita per le mie due splendide figlie che crescono a vista d’occhio e si sentono delle giovani donne. La seconda gravidanza più matura e ragionata mi ha permesso di godere in maniera piena della gioia e dei dolori di quei nove mesi. Il mio compagno è davvero un uomo con i fiocchi e questo ha reso tutto più facile perché ho la possibilità di condividere ogni pensiero con lui e di renderlo partecipe di ogni aspetto della mia vita.
I bambini riempiono la tua vita e anche se la rendono impegnativa i sacrifici si fanno con piacere anche solo per un loro timido sorriso. Io lavoro tante ore ma quando torno a casa anche se stanca le mie figlie riescono a infondermi tutta l’energia di cui ho bisogno per riprendermi da una lunga e faticosa giornata.
In tutta l’Unione Europea molti rom continuano ad essere oggetto di discriminazione ed esclusione sociale. Lo evidenzia la relazione pubblicata alcuni giorni fa dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) congiuntamente con il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UND). In media, la situazione dei Rom è peggiore di quella dei non-Rom che vivono nelle loro strette vicinanze. La relazione si basa su due indagini che analizzano la situazione socioeconomica di Rom e non-Rom abitanti nelle stesse zone, in undici Stati membri dell’Unione europea e in paesi europei limitrofi.
«I risultati di queste indagini tracciano un quadro fosco sulla situazione attuale dei Rom negli undici Stati membri dell’UE esaminati – dichiara il direttore della FRA Morten Kjaerum – Le discriminazioni e l’antiziganismo persistono. Dai risultati delle indagini emerge che un’azione tempestiva ed efficace è indispensabile, soprattutto per migliorare l’istruzione dei Rom. Questo è un elemento cruciale per liberare il loro potenziale futuro e fornire ai giovani Rom competenze tali da spezzare il circolo vizioso della discriminazione, dell’esclusione e della povertà».
Secondo la relazione, negli undici Stati membri dell’UE considerati (Bulgaria, Repubblica ceca, Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Polonia,
Portogallo, Romania, Slovacchia e Spagna), che ospitano la stragrande maggioranza dei cittadini Rom dell’Unione europea, la situazione scolastica, occupazionale, abitativa e sanitaria dei Rom è in media peggiore di quella dei non-Rom abitanti nelle stesse zone. I Rom continuano a subire discriminazioni e non hanno una conoscenza sufficiente dei diritti garantiti dalla legislazione dell’Unione europea.
Alcuni dati fondamentali: soltanto il 15% dei giovani adulti Rom intervistati ha completato il ciclo di istruzione secondaria superiore generale o professionale, mentre per la popolazione maggioritaria delle stesse zone si registra una percentuale superiore al 70%; in media, meno del 30% dei Rom intervistati ha un’occupazione retribuita; il 45% circa dei Rom intervistati vive in abitazioni in cui manca almeno uno dei seguenti elementi: cucina, servizi sanitari, doccia o vasca interni, o elettricità; in media, il 40% circa dei Rom intervistati vive in una famiglia in cui una persona è andata a dormire affamata almeno una volta nel corso dell’ultimo mese a causa della mancanza di denaro necessario per l’acquisto di generi alimentari.
In Italia, per provare a favorire l’inclusione sociale della popolazione Rom/Sinti, nasce la Fondazione Romanì Italia, un ente che raccoglierà fondi e finanzierà interventi in tutto il Paese. «Vogliamo creare un fondo per realizzare piccoli progetti, ma di qualità», sottolinea lo storico presidente della Federazione Romanì ed oggi presidente della Fondazione Romanì, Nazzareno Guarnieri.
La FONDAZIONE ROMANÌ ITALIA vuole essere «Un avamposto che mostri che può esistere un differente modo di porsi nelle relazioni tra gli uomini, nei rapporti tra le istituzioni, nella scala delle priorità per gli individui e per i corpi sociali – spiega Guarnieri – La scelta di una fondazione di partecipazione come aiuto agli altri per aiutare se stessi non è solo un valore, ma un indicatore di crescita sociale e culturale possibile».
Una fondazione aperta a tutti coloro che condividono le sue finalità: si può aderire apportando denaro, beni materiali o immateriali, professionalità o servizi. La struttura aperta permette una fattiva collaborazione nello stesso istituto di soggetti pubblici e privati e dall’altro l’aggregarsi di privati cittadini che diventano “soci” della Fondazione.
«FONDAZIONE ROMANÌ ITALIAaccende piccoli fuochi – continua Guarnieri – per costruire cultura; per favorire il benessere sociale, culturale ed economico dei bambini e dei giovani, in particolare delle comunità romanès (Rom, Sinte, Kale, Manousches, Romanichels); contribuire alla crescita sociale e culturale delle giovani generazioni e promuovere l’interculturalità. Se il fuoco può distruggere, “piccoli fuochi” possono distruggere i pregiudizi, la discriminazione, il razzismo».
Oggi in Italia sono circa un ottantina le associazioni rom e sinte attive. Molte sono realtà giovani che negli ultimi anni hanno affiancato le storiche organizzazioni quali l’Opera Nomadi nazionale e l’Associazione italiana zingari oggi Onlus (Aizo), nate a fine anni ’60 e inizio anni ’70.
«Le associazioni si sono sviluppate tanto, ma molte di queste hanno scarsa democrazia interna e poca professionalità – sottolinea Guarnieri – C’è ancora da fare molto lavoro. Non è sufficiente prendere un pezzo di carta e scrivere associazione. Devi avere anche un coinvolgimento attivo delle comunità rom del territorio, devi avere la capacità di mettere in atto dei progetti, di saperli elaborare, di saperli realizzare».
La sfida più grande che le associazioni rom e sinte, secondo Guarnieri, dovranno affrontare è quella di «Investire in professionalità e progettualità. Bisogna far crescere le persone e avere delle professionalità. Un’associazione o una federazione autoreferenziale non va da nessuna parte».
E’ nato il registro ligure dei datori di lavoro socialmente responsabili. Il progetto, portato avanti dalla Regione Liguria in collaborazione con l’Agenzia Liguria lavoro e con il coinvolgimento diretto di rappresentanti delle pubbliche amministrazioni, partirà a giugno in via sperimentale. Di che cosa si tratta? Il registro, una novità a livello italiano, è previsto dalla legge regionale sulla sicurezza e la qualità del lavoro con l’obiettivo di premiare i comportamenti socialmente responsabili dei datori di lavoro, sia nel privato che nel pubblico.
Per quanto riguarda le imprese private, il giudizio si basa su cinque aree di valutazione: governo dell’organizzazione, ambiente di lavoro, mercato, ambiente e comunità locale. Diversi i criteri nel pubblico, i cui datori di lavoro saranno valutati in base a: rendicontazione e trasparenza, valorizzazione del capitale umano, tutela ambientale e gestione sostenibile, relazione con i fornitori.
La sperimentazione durerà sei mesi dopo i quali la Giunta regionale dovrà approvare il modello definitivo con le premialità, il regolamento e il soggetto gestore. In questo arco di tempo saranno organizzati incontri nelle quattro province liguri, grazie anche alla collaborazione di Unioncamere Liguria, per agevolare aziende e pubbliche amministrazioni che intendono iniziare il percorso di iscrizione al Registro.
E’ online il sito www.responsabilitasocialeinliguria.it, dove imprese private ed Enti pubblici potranno accedere ad un software gratuito per effettuare la propria candidatura e iscrizione al registro, inserire tutti i documenti che provano le azioni di responsabilità sociale effettuate, trovare informazioni e finanziamenti sui bandi e scambiarsi buone pratiche. Per valorizzare il percorso compiuto come datore socialmente responsabile, verrà rilasciato un logo realizzato dagli studenti del corso di disegno industriale della Facoltà di architettura di Genova.
Le imprese che si dimostreranno socialmente responsabili riceveranno come “premio” un supporto per accedere gli appalti pubblici, sgravi fiscali sull’Irap e sull’addizionale Irpef e percorsi agevolati nell’accesso al credito. L’iscrizione al Registro dura un anno, al termine del quale, occorre nuovamente verificare il mantenimento della posizione.
Non è tutto. La Regione mette a disposizione 150.000 euro attraverso un bando per sostenere micro, piccole e medie imprese che adottano subito comportamenti socialmente responsabili. Dal 1 luglio al 31 ottobre aziende private e soggetti pubblici potranno presentare domanda per ottenere un finanziamento fino a 12.000 euro per la copertura delle spese sostenute per realizzare interventi di responsabilità sociale, relativi alla trasparenza, al personale, alla tutela ambiente e alla gestione sostenibile. Le domande dovranno essere inviate a Filse, la finanziaria regionale. Il contributo potrà raggiungere il 70% delle spese ammissibili. Tutte le informazioni sono sul sito della Regione Liguria all’indirizzo www.regione.liguria.it alla voce “Bandi del lavoro e della formazione” o su “scuola formazione e lavoro” e sul sito di FILSE alla voce bandi.
Porte (finalmente) riaperte all’insegnamento, o meglio alla sua abilitazione: il bando per il Tirocinio Formativo Attivo ha acceso la speranza di molte persone che sperano di trovare lavoro all’interno delle scuole. Queste persone sono i numerosi precari che da anni passano da una chiamata all’altra, che ogni estate attendono di sapere se il loro incarico verrà rinnovato o se ne arriverà un altro, e che attendono il fatidico “passaggio di ruolo”. Queste persone sono anche i giovani che hanno intrapreso gli studi universitari pur sapendo che il rischio di rimanere intrappolati in quello stesso circolo vizioso di precariato è forte.
In tutte le Università italiane è aperto da quasi un mese il bando per iscriversi al test di preselezione per l’accesso al Tfa, che si chiuderà lunedì 4 giugno.
Qual è la realtà dietro a questo bando? Anzitutto una precisazione: il Tirocinio Formativo Attivo è stato regolamentato con pubblicazione in Gazzetta Ufficiale nel gennaio 2011, a tre anni dalla chiusura della SSIS (Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario), che fino al 2008 era il percorso obbligato per essere abilitati all’insegnamento. Il Regolamento che ha istituito il Tfa ha posto un limite massimo di posti – 4.275 per la secondaria di primo grado e 15.792 per la secondaria di secondo grado – a loro volta riservati a chi ha già svolto almeno 540 giorni (ossia circa 36 mesi) di servizio presso un’istituzione scolastica, un pre-requisito calcolato in modo da rendere nulli gli accessi all’abilitazione finché tutti i precari non siano stati riassorbiti. Traduzione: accesso al Tfa “bloccato” per i neolaureati che non hanno ancora iniziato a scalare la graduatoria e pochissimi precari che verranno “riassorbiti” in questo primo bando, poiché è stimato che il numero di docenti abilitati già iscritti nelle graduatorie ad esaurimento è circa 250.000.
Non solo: il bando ha escluso tutte le persone laureate presso istituti dell’Alta Formazione Artistica e Musicale, ossia Conservatori, Accademia di Belle Arti, Accademia di Arte Drammatica e così via.
Un ultimo fattore che porterà inevitabili restrizioni all’accesso è il costo della tassa di iscrizione, che per l’Ateneo genovese è di 2.500 € e si aggira intorno a cifre analoghe anche nelle altre città italiane.
Il Tfa dura un anno e prevede quattro livelli di attività:
– insegnamenti di scienze dell’educazione;
– tirocinio di 475 ore svolto presso istituzioni scolastiche sotto la guida di un tutor;
– insegnamenti di materie disciplinari sotto forma di lezioni teoriche e laboratorio;
– laboratori pedagogico-didattici per rielaborare e confrontare ciò che si è appreso nelle lezioni e nell’esperienza di tirocinio.
Per iscriversi è necessario procedere a due step: (1) preiscrizione online entro lunedì 4 giugno 2012 sul sito tfa.cineca.it (2) iscrizione entro le 12.00 di martedì 5 giugno 2012 sul sito servizionline.unige.it/studenti/post-laurea/tfa.
Genova sarà la prima tappa, il 1° e il 2 giugno, di “Viaggiare per un sogno: oltre le barriere”, l’impresa del disabile motorio triestino Pietro Rosenwirth che in sella al suo speciale scooter trike, il primo ciclomotore su tre ruote multi adattato omologato in Italia, percorrerà in solitario oltre 10mila chilometri tra Europa Occidentale ed Orientale per trasmettere il suo messaggio di non discriminazione.
Tutte le informazioni in merito all’iniziativa, giunta alla sua terza edizione, si trovano sul sito www.handytrike.eu.
Pietro Rosenwirth, 43 anni, fondatore dell’Associazione umanista “Viaggiare per un sogno: oltre le barriere” – Onlus, è affetto da grave disabilità motoria degenerativa. Da anni è impegnato nella lotta alla discriminazione tra “normo-considerati” e handicappati, definizioni che lo stesso Rosenwirth preferisce utilizzare poichè «Con gli ausili adatti anche un handicappato può essere diversamente abile e fare cose “straordinarie”, e non solo sopravvivere, sentendosi un peso per la società. Il mio gesto è una metafora del superamento degli ostacoli e dei limiti logistici, culturali, sociali, e soprattutto mentali, che le persone con disabilità possono incontrare, nonostante in Europa siano stati abbattuti molti muri e confini».
Rosenwirth sarà ambasciatore del superamento delle barriere e della lotta alla discriminazione per promuovere la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Con il patrocinio del Comune di Trieste, il temerario biker lascerà il capoluogo giuliano il 1° giugno alle 10 del mattino al termine di un breve incontro con la stampa. La partenza avverrà sul Colle di San Giusto, luogo simbolo della città.
Ad ogni sosta Rosenwirth incontrerà stampa, amministrazioni locali e realtà associazionistiche per scambi e momenti formativi su tematiche sociali, sulle pari opportunità e sulla Convenzione ONU sulla disabilità. Il viaggio, più lungo rispetto alle precedenti edizioni, consiste in 15 tappe e avrà una durata di circa due mesi, toccherà Genova, Montecarlo, Marsiglia, Barcellona, Valencia, Madrid, Saragozza, Tolosa, Bordeaux, Poitiers, Parigi, Bruxelles, Rotterdam, Amsterdam, Amburgo, Berlino, Praga, Salisburgo, Tarvisio e Lubiana. Il rientro a Trieste è previsto per il 20 luglio.
«Sarò solo sulla strada – ha spiegato Rosenwirth – ma come nel film “Forrest Gump”, vorrei che il mio gesto facesse sorgere delle domande nelle persone che mi incontreranno, domande le cui risposte necessitano azioni fuori dal pensiero comune».
Lo scooter trike saràmunito di uno speciale trasmettitore GPS che segnerà in tempo reale sulla mappa del sito la posizione esatta del viaggiatore. Il tour di Pietro Rosenwirth è stato realizzato grazie al sostegno dei numerosi partner su tutto il territorio nazionale (Givi, Dal Bo Mobility, TucanoUrbano, Huawei, Uniqa, Digi-track e Pentagramm), e dai molti privati che hanno aderito all’iniziativa attraverso donazioni e servizi. Tra i futuri progetti del biker triestino, nel 2015, il giro del mondo, sempre in moto, alla scoperta dei Luoghi Sacri del pianeta.
Il progetto Angeli alle Fermate, del Teatro dei Mignoli, torna per le strade di Genova. Ora il progetto riparte, sotto il nome di Banda Riciclante, per effettuare laboratori con bambini e ragazzini, al fine di recuperare uno spazio pubblico dal punto di vista estetico e sociale. Durante i mesi di maggio e giugno saremo occupati in varie iniziative di seguito illustrate.
Anteprima del progetto Banda Riciclante:
Parliamo di un progetto del Teatro dei Mignoli sostenuto dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio che, attraverso laboratori creativi ed espressivi, coinvolgerà una settantina di bambini di età compresa tra 7 e 12 anni, nel tentativo di riqualificazione di uno spazio pubblico, i Giardini Luzzati, nel centro storico genovese. Un percorso effettuato in collaborazione con la scuola media Don Milani e i centri per minori Il Formicaio ed Il Cesto, che da pochi mesi ha preso in gestione un circolo sito proprio nello spazio pubblico in questione.
Verrà eseguito un intervento sul verde presente nella piazza attraverso l’installazione di nuove piante e fiori, e si effettuerà una parata finale con costumi e strumenti sonori, il tutto utilizzando materiali di recupero raccolti dai bambini stessi, con un lavoro di sensibilizzazione sulla tematica ambientalista. Il giorno 9 giugno, sempre ai Giardini Luzzati, giornata di giochi per grandi e piccoli, «Per ridare a questo spazio la sua importanza nella costruzione di relazioni nel quartiere – sottolineano gli organizzatori – perchè la comunicazione è la miglior forma di gestione dei conflitti, che pure è normale che esistano, ma che si possono affrontare in modi creativi e giocosi». Il progetto ripartirà nell’anno scolastico 2012/2013 con laboratori gratuiti nelle scuole medie cittadine e interventi negli spazi pubblici, le scuole interessate possono aderire al progetto info su www.bandariciclante.it
Angeli alle fermate per il riciclo:
Sempre a tal proposito gli angeli torneranno alle fermate dei bus, nei giorni di venerdì 25 maggio, 1 e 8 giugno dalle 21 alle 24, alle fermate di piazza Caricamento e piazza della Nunziata. «Porteremo con noi i pensieri dei bambini, venuti a galla durante un laboratorio di giocoteatro, sulla loro città ideale, i loro sogni e i loro incubi in queste città così poco pensate sulle loro misure – spiegano i protagonisti dell’iniziativa – Un ponte comunicativo alle fermate perchè, seppur molto indirettamente, si stabilisca un dialogo tra le generazioni». Questi messaggi saranno impressi su manufatti sempre realizzati partendo da materiali di recupero.
Inoltre gli Angeli alle Fermate saranno presenti con un’attività poetica e ludica alla Fiera della Maddalena il giorno 26 maggio, nel pomeriggio, in piazza della Meridiana. E quest’anno sarà possibile trovarli anche al Suq, dove svolgeranno attività di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata e la riduzione dei consumi: dal 13 al 24 di giugno, ogni sera dalle 19 alle 23 presso i cassonetti.
«Per il momento le fermate restano ancora un po’ orfane degli angeli che, a parte qualche sporadica discesa, non frequentano più questi luoghi nonluoghi così misteriosi e affascinanti, nei quali un’umanità variopinta ed eterogenea si mescola e si incontra – concludono i promotori – Incrociamo le dita e speriamo che la nuova giunta possa permetterci, attraverso una nuova convenzione, di tornare a volare e di poter così contribuire a rendere questa città un luogo più umano, un luogo più comunicativo e inclusivo, una città con le ali».
Tutti gli anni dal 23 aprile al 23 maggio si celebra il Maggio dei libri, trenta giorni di eventi e iniziative che hanno come nucleo e obiettivo centrale la promozione del libro (e dell’ebook, perché no?) e della lettura.
Tutti gli anni questa manifestazione culmina proprio il 23 maggio con la Giornata nazionale del libro, che prevede un ricco programma di appuntamenti in tutta Italia.
Una giornata che quest’anno arriva sotto un’ombra funesta, perché da alcuni giorni sono circolate notizie preoccupanti sulle abitudini di lettura in Italia: secondo l’Istat, meno della metà degli italiani ha letto almeno un libro nel corso del 2011. Il 45,3%, per la precisione, mentre nel 2010 la percentuale di chi ha letto almeno un libro all’anno era del 46,8. Non solo: appena il 13,8% ha letto almeno 12 librinel 2011, cioè un libro al mese.
I lettori forti sono pochi, ma sono molto forti. Il digitale in questo senso ha portato una svolta notevole: sempre secondo l’Istat il 27,8% ha effettuato almeno un acquisto online nel corso del 2011, che sia un ebook o l’abbonamento a un giornale o una rivista.
Come si può dunque festeggiare degnamente questa Giornata?
Quest’anno per la prima volta non si svolge a Genova il consueto bookcrossing organizzato da Fnac, dal suggestivo titolo Ho lasciato un Idiota e ho trovato un Piccolo Principe. In compenso nelle città di Torino, Roma e Milano ci sarà un flash mob che prevede la lettura in piazza del libro che più si ama.
Un vero peccato che nella nostra città non ci siano eventi di rilievo per festeggiare questa giornata. Proponiamo dunque che ciascuno di noi metta in scena la propria festa personale: perché non andiamo tutti a comprare un libro?. Magari in una libreria di quartiere che non appartiene a nessuna “grande catena”, e che come tante piccole aziende fa il possibile per affrontare la crisi. Non importa quale tipo di libro si vuole comprare: può essere un romanzo, una raccolta di poesie, un saggio di attualità, persino un testo di filosofia. Basta che lo si compri. E possibilmente che lo si legga.