Mese: Ottobre 2013

  • Babel 2013: Cristiano Godano, Bruce Sterling, Toni Capuozzo e Cosmo

    Babel 2013: Cristiano Godano, Bruce Sterling, Toni Capuozzo e Cosmo

    Cristiano Godano Markene KuntzDal 16 al 20 ottobre è in programma la seconda edizione di Babel, festival di editoria, musica e persone indipendenti organizzato dalla casa editrice genovese Habanero.

    Cinque giorni ricchi di spettacoli, incontri, live e reading tra Palazzo Tursi, Villa Croce e Palazzo Ducale: si inizia mercoledì 16 con l’incontro  nella sede del Comunde di Genova di via Garibaldi con il giornalista e inviato di guerra Toni Capuozzo (ore 21) alla presenza dell’assessore alla cultura Carla Sibilla. Capuozzo, risponde alle domande del pubblico e racconte la genesi del suo libro Le guerre spiegate ai ragazzi, un libro che parla di guerra dedicato ai bambini, un monito, un chi-va-là, ma anche la narrazione sensibile e mai retorica dei tanti aneddoti di guerra che Toni ha collezionato in questi anni.

    Si prosegue giovedì 17 ottobre con il concerto ospitato nel museo d’arte contemporane Villa Croce di Cosmo, uno degli artisti più innovativi della scena indipendente italiana (ore 19.30)

    Da venerdì 18 ottobre il festival si sposta a Palazzo Ducale ed entra nel vivo: ospiti per un incontro pubblico a partire dalle ore 17,  Bruce Sterling, scrittore americano di fantascienza, giornalista e blogger che ha contribuito a fondare il movimento cyberpunk,  e la più importante femminista serba Jasmina Tesanovic.

    Alle 21 è in programma  Looking at the big sky, rassegna di video arte in collaborazione con Accademia delle Arti di Braunschweig, l’Accademia delle Arti di Düsseldorf, l’Accademia dei Media di Colonia e l’Accademia delle Arti di Monaco.

    Alle ore 21 Scrittura industriale collettiva, reading da In Territorio Nemico, alle ore 22 i Sea + Air e Andrea Appino, leader della band Zen Circus, si esibiscono in un live.

    Sabato 19 ottobre alle ore 21 Luca Barcellona aka Lord Bean presenta il suo libro Take Your Pleasure Seriously insieme a Giorgio Gallione e Francesca Biasetton.

    Alle 22 Lodo Guenzi della band Lo Stato Sociale legge Pier Vito Tondelli, scrittore di culto amatissimo negli anni ’80, cantore dell’Emilia Romagna; alle 23 è la volta del leader dei Marlene Kuntz Cristiano Godano, che insieme a Riccardo Testi propone lo spettacolo Il Terrore.

    Il festival si chiude domenica 20 ottobre con un incontro pubblico su comunicazione, nuovi media e rap con Ghemon e Massimo Bernardini; a seguire reading di Ghemon su Gil Scott Heron, poeata e musicista statunitense.

    E’ prevista inoltre la presenza di quindici case editrici indipendenti tedesche, che proporranno aiglia vventori fumetti, racconti, narrativa e tavole dell’editoria nord-europea, e quella di Antitempo, Inuit, Cranico, Libri Finti Clandestini, Gingerzine, Celeste Autoproduzioni, Aurora Fotografi, Troglodita.

     

    [Foto Simone Cargnoni]

  • Teatro Altrove, si parte il 14 novembre: una piazza aperta per il quartiere

    Teatro Altrove, si parte il 14 novembre: una piazza aperta per il quartiere

    teatro-hops-altrove-d6Il 14 novembre (ri)aprirà ufficialmente i battenti il Teatro Altrove, rinnovato e con un nuovo programma. Dopo le alterne vicende di questi ultimi anni, tra chiusure repentine, cambi al vertice, periodi di inattività coatta sembra che per l’ex Hop Altrove (che ora si chiamerà solo “Altrove”) il 2013 sarà l’anno di svolta. Tra un mese esatto, infatti, tornerà ad essere operativo, “salvato” da un consorzio di 7 associazioni genovesi attive sul territorio che si sono aggiudicate il bando del Comune: si teatro-hops-altrove-d7tratta di Arci, Comunità di San Benedetto, Circolo culturale Punto G (formato da Disorder Drama, Narramondo, Laboratorio Probabile, circolo Arci Belleville, prima in Via Calvi 4).

    L’inaugurazione si terrà nei giorni tra 14 e 17 novembre, con una festa “pirotecnica”, con spettacoli, danze, musica, teatro, cinema, cibo, convegni. Ogni associazione si presenterà con quelle che sono le proprie “specialità”. Per il programma ufficiale degli eventi c’è da aspettare ancora qualche giorno, ma ieri sera in Piazzetta Cambiaso soci e organizzatori del Belleville si sono riuniti in assemblea per mettere a punto le ultime decisioni, delineare le linee guida del progetto, provare a condividerle con i partecipanti, diretti interessati, e ascoltare le loro proposte, richieste, obiezioni.

    Così Stefano Kovac, coordinatore Arci Genova e tra i promotori del Belleville: «L’assegnazione vera e propria della struttura alla nostra nuova rete risale al giugno 2013. Il 10 luglio siamo entrati nei locali dell’Altrove e abbiamo iniziato a lavorare per rimettere in sesto questo bello spazio, vuoto da un anno e mezzo. Abbiamo trovato tanta sporcizia, abbandono e degrado: un peccato per un posto del genere, dall’alto valore artistico e architettonico. Ora i lavori grossi sono tutti ultimati, le sale sono quasi tutte operative e restano solo piccoli interventi di pulizia che, con l’aiuto di tutti i volontari, contiamo di ultimare nel giro di questa settimana. Poi si entra nel vivo del progetto: molti qui già si stanno attivando per fare qualcosa. Ad esempio, dal 25 ottobre al 3 novembre ospiteremo eventi del Festival della Scienza. Infine, tra le novità, c’è il fatto che useremo tutte le sale per spettacoli ed eventi, non solo quella del teatro al piano inferiore».

    Nel complesso, l’idea è quella di creare una “piazza aperta per il quartiere”. «Essere alla Maddalena -continuano Kovac e gli altri soci- è significativo: un posto “difficile”, in cui già l’anno scorso abbiamo agito in collaborazione con Libera per sconfiggere la piaga degli usurai e oggi siamo aperti a tante altre iniziative con le associazioni del quartiere che si battono per la legalità. Inizialmente gli abitanti volevano gestire lo spazio per conto loro e ora dovremmo forse scontrarci con qualche resistenza, ma ci auguriamo ovviamente che vada tutto per il meglio».

     

    Elettra Antognetti 

    [foto di Daniele Orlandi]

  • La Lanterna: storia, letteratura, iconografia. Incontro a Palazzo Ducale

    La Lanterna: storia, letteratura, iconografia. Incontro a Palazzo Ducale

    Lanterna, di Daniele OrlandiMartedì 15 ottobre alle ore 17 nuovo appuntamento a Palazzo Ducale con la rassegna ‘I Martedì de A Compagna‘: in programma, l’incontro ‘La Lanterna: storia, letteratura, iconografia‘ a cura di Vittorio Laura.

    Laura, bibliofilo e collezionista, si dedica in particolare a tutte le memorie letterarie e grafiche di Genova e della Liguria; inoltre è l’ideatore delle edizioni di EdiTOIO e curatore di mostre.

    Nell’incontro di Palazzo Ducale, racconterà i tutti i valori simbolici della Lanterna, con letture di testi in genovese e proiezioni di moltissime immagini, sia artistiche sia popolari, tanto intense quanto curiose, per dimostrare la straordinaria vitalità secolare di questo simbolo.

    La Lanterna infatti non è solo un faro per la navigazione e un monumento che spicca nel paesaggio genovese, ma è un grande simbolo che appare in oggetti e documenti diversissimi, nella cartografia e nei portolani, nelle stampe popolari, nelle opere d’arte di Aldo Bosco, Sergio Fedriani, Gian Marco Crovetto e persino in oggetti quotidiani.

  • Valletta San Nicola: una mostra fotografica per un futuro sostenibile

    Valletta San Nicola: una mostra fotografica per un futuro sostenibile

    Valetta San Nicola, di Antonietta Preziuso
    da “La Valletta in Piazza” di Antonietta Preziuso

    A brevissimo giro di posta dal nostro ultimo aggiornamento sulla situazione della Valletta dell’Albergo dei Poveri (meglio conosciuta come Valletta Carbonara o San Nicola) e sulle iniziative portate avanti dall’associazione Le Serre di S.Nicola – che si batte per un futuro sostenibile e condiviso di questa area verde – arriva una mostra fotografica, “La Valletta in piazza”, a tenere ulteriormente viva l’attenzione su questo luogo. Le fotografie sono state realizzate da un gruppo di lavoro guidato dai fotografi Federica De Angeli e Sandro Ariu, ideatori del progetto e della mostra. L’esposizione, realizzata con il patrocinio e il sostegno economico del Municipio I Centro Est, è diffusa ed itinerante: inaugurata ieri (14 ottobre) presso il ristorante Maniman, si estende per tutte le vetrine degli esercizi commerciali di S.Nicola fino al 27 ottobre per poi trasferirsi a Palazzo Tursi, dove resterà in allestimento dal 4 al 17 novembre. Ecco la nostra intervista a De Angeli e Ariu.

    Quando e perché avete cominciato a interessarvi a questo argomento e avete deciso di occuparvene?

    «La scelta di fotografare lo spazio della Valletta di San Nicola fa parte di uno dei nostri progetti fotografici rivolti alla ricerca di luoghi della città in via di riconversione, di posti che possono e/o potrebbero nel tempo cambiare destinazione d’uso. Orientiamo ormai da una decina di anni i lavori finali della scuola di fotografia in buona sostanza alla memoria dei luoghi, in maniera tale da avere un archivio storico della città di Genova. Ci siamo occupati del Mercato della frutta di Corso Sardegna, del mercato del pesce di piazza Cavour, il Parco dell’Acquasola, del Trenino di Casella, di Calata Gadda, di Ponte Parodi e ultimo lavoro ancora in mostra al Museo del Centro Basaglia: l’Ex Manicomio di Quarto. Nel caso delle fotografie della Valletta, si tratta di un workshop che abbiamo condotto con un gruppo di allievi scelti che in passato hanno frequentato i nostri corsi di fotografia , quindi non alle prime armi» .

    Come è stato svolto il lavoro di documentazione, secondo quali criteri? Cosa avete cercato di mettere in luce?

    «Ecco, proprio  lavoro di documentazione si tratta! Il criterio è stato  quello di documentare, di raccontare lo stato attuale di quello che abbiamo visto, senza troppe interpretazioni, cercando di riportare all’esterno quello che abbiamo visto. L’intento è proprio di far conoscere un luogo che non è accessibile a tutti e che è oggetto di cambiamento.  L’area ha un valore estetico singolare, direi unico non solo a Genova ma forse in Italia».

    Perché una mostra fotografica può dare un contributo effettivo a una gestione sostenibile dell’area?

    «L’incontro e la conoscenza con L’Associazione Le Serre è stato perfetto:  loro avevano bisogno della forza di buone immagini (l’Associazione in questi anni  ha usato  prevalentemente parole, scritti e atti amministrativi per la sua battaglia) noi di dare giusta destinazione al lavoro fotografico per non lasciarlo fine a se stesso».

    Lo stato in cui versa attualmente la valletta non è affatto dei migliori, non temete l’effetto opposto? Che la gente pensi che se tanto è stata così trascurata finora, sarà così anche in futuro (come spesso purtroppo accade negli spazi verdi pubblici, ridotti a latrine e abbandonati a se stessi) e tanto vale farci dei parcheggi?

    «No, le foto non denunciano, ma attraverso la nostalgia invitano la gente a sognare nella valletta, a due passi dal centro storico, un’oasi di buone pratiche. Il futuro non è indicato dalle foto (che danno testimonianza attuale) ma dagli atti concreti che Le Serre sta portando avanti».

    In che modo l’associazione Le Serre è stata coinvolta in questo progetto?

    «Noi abbiamo svolto il lavoro in autonomia perché l’argomento ci interessava parecchio e successivamente siamo venuti in contatto con l’associazione e ci è sembrata perfetta la collaborazione».

    Scopo principale è stimolare la partecipazione della cittadinanza, quindi chi volesse impegnarsi attivamente cosa può fare e a chi si può rivolgere?

    «Si può rivolgere a Le Serre, che ha operato come comitato fino al 4 settembre u.s. quando è diventata un’associazione di volontariato. La mostra è l’occasione per stimolare la partecipazione e l’adesione all’associazione».

    Questo lavoro fotografico avrà un seguito?

    «Certo, ora più che mai, si possono progettare tante altre iniziative di collaborazione!».

    Le fotografie esposte sono di Ettore U. Chernetich, Danilo Ciscardi, Ornella Corradi, Stella Ingrassia, Vittoriana Mobili, Fabio Parodi, Lucia Pinetti, Antonietta Preziuso, Chiara Saitta.

     

    Claudia Baghino

  • Blue e green economy, bando per progetti di formazione

    Blue e green economy, bando per progetti di formazione

    Il MareScade il 21 ottobre il bando da 8 milioni di euro stanziati attraverso il fondo sociale europeo, per progetti di formazione nei settori dell’economia del mare (3 milioni) e della green economy (5 milioni).

    Possono essere presentati progetti per qualificare nuove figure legate all’economia del mare, sia di tipo portuale che della navigazione, proprio per l’importanza che il settore marittimo riveste per la Liguria; il bando è rivolto ad amministrazioni pubbliche, enti di formazione, parti datoriali e sindacali, università, enti di ricerca, imprese che potranno presentare progetti nell’ambito della cantieristica, della nautica da diporto, dei porti, della logistica, della pesca, del turismo crocieristico, delle energie rinnovabili e delle produzioni biologiche.

    L’iniziativa rientra nell’ambito del piano per favorire l’occupazione di giovani disoccupati (in possesso di almeno una qualifica triennale o di un diploma di scuola secondaria superiore o di una laurea), inoccupati oppure persone tra i 17 e i 34 anni in cassa integrazione o con forme di contratto non standard.

  • CreamCafé, nuovo spazio a Palazzo Ducale dedicato al disagio mentale

    CreamCafé, nuovo spazio a Palazzo Ducale dedicato al disagio mentale

    Palazzo Ducale entrataInizia oggi la sua attività un nuovo spazio a Palazzo Ducale. Si chiama CreamCafé – Creative Mind Café, uno spazio “aperto” che avrà lo scopo di togliere il velo alle malattie che generano i sintomi della demenza, come l’Alzheimer, rendendole oggetto di discussione ed approfondimento culturale e permettendo a tutti di parlarne liberamente senza la vergogna e il terrore che ancora la fanno da padrone nella nostra società.

    Al CreamCafé persone sane e persone ammalate (non gravi) si confronteranno riflettendo sulle patologie, sui loro sintomi e sulle diverse facoltà cognitive coinvolte. Si trova al 72 rosso di piazza Matteotti, a pochi passi da Sala Dogana e sarà sede di laboratori che affronteranno in modo più o meno diretto i temi connessi con il disagio mentale. Tante le attività in calendario, curate da una rete di volontari, persone qualificate che da anni operano nel settore: dalla conversazione informale agli incontri più strutturati e specifici, verranno praticati giochi e riflessioni sulle loro regole, procedure e strategie. Ma anche laboratori di musica e canto, creazione di storie e racconti partendo da parole e immagini. Il tutto mirando a creare un ambiente adeguato al tentativo di proteggere le facoltà cognitive dei partecipanti. La durata prevista per i laboratori è di un’ora.

    «Dopo tanti anni di lavoro nel campo e un’esperienza quindicennale di volontariato – racconta il dottor Guido Rodriguez presidente dell’associazione CreamCafé e direttore dell’AFMA (Associazione Famiglie malati Alzheimer) – è arrivata la proposta di Luca Borzani di utilizzare uno spazio del Palazzo Ducale per un’attività culturale sul tema della demenza. Noi vogliamo diventare per la nostra città veri e propri distributori di cultura e informazione, stiamo lavorando per creare una rete forte con tutte le associazioni genovesi, ci piacerebbe diventare il nodo di questa rete. Ad oggi abbiamo esposto il calendario dei laboratori, ma siamo solo all’inizio. Altri laboratori si potranno aggiungere per rendere sempre più articolata l’offerta, ma preferiamo per ora non mettere troppa carne al fuoco… Sarà importante anche capire la risposta della città alla nostra iniziativa».

    Chiunque volesse collaborare potrà iscriversi all’associazione CreamCafé a partire da oggi (lunedì 14 ottobre). Per partecipare ai laboratori sarà necessaria l’iscrizione all’associazione versando 1 euro per la tessera. CreamCafé sarà aperto da lunedì a venerdì dalle ore 15.00 alle ore 18.30. Per informazioni http://www.creamcafe.altervista.org

  • Riabilitare le Province: proposta dei sindacati, si accende il dibattito

    Riabilitare le Province: proposta dei sindacati, si accende il dibattito

    Prefettura Amministrazione ProvincialeIl nostro Paese, come altri in situazione di crisi economica, negli ultimi anni ha adottato politiche di austerity volte a delimitare il ruolo dell’intervento pubblico in funzione di una forte riduzione della spesa, attraverso tagli lineari. «Questo ha inciso notevolmente sia sulla garanzia dei servizi ai cittadini sia sulle condizioni di lavoro del personale impegnato negli stessi. Queste politiche inevitabilmente hanno aggravato una crisi delle Istituzioni che, a livello territoriale, non riescono a rispondere ai bisogni sempre più complessi dei cittadini», così scrivono i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil (Funzione Pubblica) nella bozza delle “Linee guida per un riordino partecipato del territorio e delle sue istituzioni”. «Chi risente di più di questi tagli è il sistema delle autonomie locali – continua il testo – nel quale aumentano ormai in modo preoccupante i casi di crisi dei Comuni e la paralisi delle Province nell’erogazione dei servizi di propria competenza».

    «Finalmente! – commenta soddisfatto Giuseppe Scarrone, dirigente della Provincia di Genova – La cosa finora è stata bellamente ignorata nel senso che molti decisori, non conoscendo le competenze delle Province, vanno avanti sostenendo provvedimenti devastanti per i servizi ai cittadini».

    Qualsiasi processo di riordino istituzionale «rischia di essere fallimentare se costruito in un’ottica di ulteriore riduzione delle risorse a disposizione – sottolineano Cgil, Cisl e Uil (Funzione Pubblica) – Non di questo si ha bisogno ma di un sistema delle amministrazioni che al contrario valorizzi e accompagni le energie espresse dal territorio e che al livello nazionale le coordini in un modello unitario (ma non unico) di sviluppo». In questo scenario vanno quindi necessariamente avviate le ormai indispensabili riforme strutturali dell’Amministrazione dello Stato e degli Enti Locali. «Negli ultimi anni vi è stato un continuo deterioramento delle relazioni tra Stato centrale ed istituzioni territoriali, a causa di scelte soprattutto economiche che hanno fortemente penalizzato Regioni, Province e Comuni – si legge nelle linee guida redatte dai sindacati confederali – La spesa inutile per eccellenza e quindi da tagliare è stata ritenuta in modo anche demagogico quella relativa alle amministrazioni provinciali, senza una strategia precisa nell’affrontare, in maniera adeguata, il tema del riassetto complessivo del territorio, senza cioè ridisegnare funzioni e competenze dell’intero sistema subregionale e del diverso rapporto da istaurare tra Stato e Regioni per quanto riguarda la competenza legislativa».

    «È il primo documento ragionevole che esca da molto (anzi direi da troppo) tempo dal livello delle organizzazioni centrali – afferma il dirigente della Provincia di Genova, Giuseppe Scarrone – Finora c’erano state prese di posizioni personali, voci isolate, forse richiamate all’ordine. Come sembravano ignorati i numerosi e argomentati interventi di eminenti giuristi, che sembravano quasi scongiurare i politici di recedere dall’inseguire posizioni demagogiche. Fosse stato da subito questo il livello della discussione adesso non saremmo in una simile situazione, quando ormai forse è troppo tardi per rimediare. Vedremo se anche questo documento sarà ignorato o sbeffeggiato come quelli dell’UPI (Unione Province Italiane), che pure qualche breccia hanno cominciato ad aprirla».

    In una fase caratterizzata da una forte crisi economica e dall’esigenza di razionalizzazione dell’assetto istituzionale del territorio «è indispensabile valorizzare le autonomie locali come istituzioni pubbliche in grado di garantire diritti fondamentali dei cittadini – continua il documento di Cgil, Cisl e Uil (Funzione Pubblica) – Esigenze che non riguardano solo le Province ma tutti i livelli di governo: occorre che ogni istituzione faccia i conti con la riduzione degli sprechi e dei costi impropri». Il livello intermedio tra Regione e Comune, sottolineano i sindacati «È un fondamentale livello istituzionale della Repubblica che non si può abolire o svuotare privando i territori di necessarie funzioni non frammentabili senza un percorso condiviso con le parti sociali ed il sistema delle istituzioni. In questo quadro, a nostro giudizio appare indispensabile: una chiara definizione delle funzioni di area vasta comprese quelle derivanti dall’istituzione delle Città Metropolitane; la valorizzazione delle funzioni e delle competenze di regolazione delle istituzioni pubbliche; il riordino dell’amministrazione periferica dello Stato; il riordino di enti strumentali, agenzie, società partecipate e consorzi non strettamente collegati alle funzioni istituzionali; la tutela e la valorizzazione dei lavoratori nei processi di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni».
    Insomma, è necessario che «la riforma superi la disciplina frammentaria e disorganica dell’ordinamento locale e delinei un processo organico che, partendo da una chiara definizione delle funzioni e dei ruoli, crei un sistema integrato di livelli istituzionali capace di governare e indirizzare i processi sociali ed economici mettendo al centro servizi efficienti, cittadini e territorio». Un sistema integrato che «deve essere disciplinato da una Carta delle Autonomie che definisca, evitando inutili sovrapposizioni e duplicazioni, le attuali funzioni di Province, Città Metropolitane e Comuni, attribuendo alle prime le sole funzioni di area vasta e rendendo obbligatoria (prevedendo incentivi), la gestione associata dei servizi per i Comuni, al fine di promuovere la realizzazione di economie di scala efficaci».

    «Puro buon senso – conclude il dirigente provinciale, Giuseppe Scarrone – Ricordando , però, che alcune Regioni si sono tenute funzioni gestionali di area vasta (disattendendo il D.Lgs. 112 e l’art.118) e ora mirano a riprendersi pezzi interessanti (Formazione, Lavoro e connessi fondi europei). Ancora oggi ci si chiede: perché è stata accantonato il Codice delle Autonomie? Il testo di Cgil Cisl e Uil è da apprezzare. Chissà cosa ne pensano i tre massimi vertici sindacali. Non dimentichiamo che risale a poco più di un mese fa la dichiarazione anti-Province di Confindustria e degli stessi vertici sindacali».

     

    Matteo Quadrone

  • Sestiere di Pré: il punto di vista dell’Osservatorio Pré-Gramsci

    Sestiere di Pré: il punto di vista dell’Osservatorio Pré-Gramsci

    centro-est-preDa ormai tre anni attivo nel quartiere, l’Osservatorio Pré-Gramsci è un’associazione composta da cittadini residenti nel sestiere di Pré, animati dalla buona volontà e dal desiderio di migliorare la vivibilità del proprio “rione”.
    Un luogo speciale. Speciale per lo spazio che occupa nelle cronache dei giornali, ma speciale anche per il grande fascino che custodisce, noto ben oltre i confini cittadini.  Da una lato la criminalità, con la recente scoperta di un laboratorio di false griffes e la chiusura temporanea di 3 esercizi (tra cui il famoso “La Bodeguita”, un esercizio cinese e una latteria in Salita San Giovanni) per spaccio; dall’altro, l’attrattiva, l’iniziativa di ripristino dell’arredo urbano e l’apertura degli Sportelli Sociali. Ma se i media parlano spesso di Pré come “far west”, il direttore dell’Osservatorio, Giuseppe Fanfani, non è certo più morbido. Parla di “galera a cielo aperto”, pur non mancando di sottolineare tutte le buone iniziative che ogni giorno animano il quartiere.  Lo abbiamo incontrato durante la tappa di #EraOnTheRoad nel sestiere di Pré,  per conoscere il suo punto di vista, una panoramica delle problematiche e delle eccellenze che caratterizzano questa ampia porzione di centro storico.

    «L’esperienza ha avuto inizio nell’ottobre 2010. All’epoca, abbiamo organizzato i primi incontri, ma non eravamo ancora un comitato vero e proprio. Tutto è partito nel corso di un evento alla Commenda di Prè, in cui si erano riuniti tutti i comitati della zona: lì, abbiamo notato che le associazioni erano tante, ma tutte formate da 1-2 persone, ed era troppo dispersivo e poco efficace. Così abbiamo pensato di unire le forze e metterci insieme nell’Osservatorio, in modo spontaneo. Dopo però, anche questa soluzione è diventata insufficiente e ci siamo allargati anche sul web (sito internet, mail, newsletter, ecc., che io stesso curo) per coinvolgere altre persone. Questo ci ha permesso di comunicare con le Autorità, le forze dell’ordine e i cittadini interessati. Attualmente, siamo una decina di persone, tra cui Marco Ravera, portavoce dell’associazione. Il nostro scopo è quello di agire nell’area compresa tra Via Prè, Piazza della Commenda, Via Gramsci e vicoli di collegamento, arginando il degrado urbano, la criminalità, l’abusivismo e rendendo il quartiere più vivibile».

    Il campanile della Chiesa di San Giovanni di PréPiù vivibile, appunto. Questo il primo pensiero che viene in mente a molti genovesi quando si fa riferimento a via Pré e dintorni. Le pagine di cronaca dei quotidiani locali ci consegnano il lato sicuramente più brutto del quartiere, ma anche il direttore dell’Osservatorio ci tiene  a sottolineare quanto le problematiche siano concrete e all’ordine del giorno. Tanto da spingere i volontari dell’associazione ad organizzare vere e proprie “ronde” utilizzando Whatsapp per comunicare da una postazione all’altra: «È una “galera a cielo aperto”: per questo abbiamo mobilitato le forze dell’ordine e abbiamo chiesto loro di presidiare la zona. Oggi c’è una stretta collaborazione tra noi e le forze militari, che pattugliano sempre lungo Via Pré e limitrofe anche la sera, contribuendo alla percezione del sestiere come luogo sicuro. Abbiamo limitato le aggregazioni nella problematica Piazza della Commenda, spesso scenario di risse tra “bande”, e nei locali che vi si affacciano. Anche gli arredi urbani sono un problema: palazzi fatiscenti, facciate da rifare, cornicioni che cadono a pezzi, negozi scarsamente attrattivi. Ci sono i presupposti, ma è lasciato tutto alla malora e Prè finisce per esercitare poca attrattiva su eventuali visitatori rispetto alle potenzialità che ha».

    Fanfani punta il dito anche contro la sporcizia. Da Albaro, dove abitava, a Pré il passaggio è stato sicuramente brusco: «Il problema spesso è l’inciviltà. La nostra associazione si batte anche contro questa trascuratezza. Nonostante i condomini siano spesso dotati di cassonetti privati all’interno del loro cortile, in molti scambiano i vicoli (Vico del Gallo, uno su tutti) per discariche a cielo aperto. Collaboriamo molto volentieri anche con Amiu, di cui apprezziamo il lavoro: mattina, pomeriggio e sera puliscono le strade rendendole “scintillanti” e aiutando a mantenere il decoro urbano».

    mercato-comunale-gramsci-preE l’altro lato della medaglia? «Non siamo solo negativi, qui ci sono anche cose che funzionano bene. Tanto per cominciare – precisa Fanfani – l’iniziativa di insediare a Prè gli Sportelli Sociali, inaugurati pochi giorni fa e insediati nei locali un tempo occupati dall’ex Incubatore di Imprese: dopo il suo fallimento, piuttosto che vedere altre serrande abbassate, si è optato per questa soluzione. Sembra concreta, inoltre, l’ipotesi di apertura di un ambulatorio e di uno studio dentistico al 151 r di Via Prè, dopo l’apertura, tre mesi fa, di un’agenzia di viaggi che ha finora ottimi riscontri: tutte nuove iniziative che si affiancano agli storici esercizi di Prè. Anche Piazza Sant’Elena sarà a breve soggetta a restyling: grazie alla lungimiranza di un imprenditore privato, verranno aperti una gelateria e una trattoria. Le saracinesche si alzeranno anche nei locali davanti al mercato comunale: mentre quest’ultimo è semi-deserto, con 4-5 banchi attivi, lì davanti si parla di insediare nuove botteghe artigiane e ci sono trattative con Soprintendenza e Comune (quest’ultimo si sta occupando anche degli arredi urbani e si è in attesa di un’ordinanza). E poi ancora, non va dimenticato il Punto Emergenza Prè, vera eccellenza, una casa di preghiera musulmana, il centro “Veri Amici” per il recupero di ragazzi sudamericani».

    Quindi piano piano la piaga dei locali sfitti e delle serrande abbassate potrebbe rimarginarsi? «Quello dei locali sfitti è un problema atavico – ammette il direttore dell’Osservatorio –  già l’Incubatore a suo tempo aveva provato a sconfiggere il problema, fallendo. La libreria “Books in the Casbah” e il ristorante messicano “Mamacita”, nati grazie ai fondi del progetto, sono stati costretti a chiudere e trasferirsi in zone più centrali. Così hanno chiuso molti altri esercizi, e oggi vedere la serie di fondi chiusi sulla strada non è un buon biglietto da visita.

    L’Osservatorio Pré-Gramsci, tuttavia, non molla la presa e anzi rilancia. Lo fa con una proposta al Comune per quanto riguarda l’offerta turistica. L’associazione si offre per la gestione di un punto d’informazione turistica alla Commenda: «Vorremmo attivarci per rendere Prè meta turistica. È la porta d’ingresso in città per i turisti che arrivano in crociera, e serve decoro per far sì che non si devii più su Via Gramsci. Vorremmo aprire in Piazza della Commenda un chiosco informativo, gestito da noi, installare un point all’interno della Commenda stessa per la vendita di merchandising (maglie, cartoline, ecc.), e organizzare tour lungo Via Prè, creando così un percorso “naturale” dalla piazza alla via. Ci stiamo lavorando e speriamo che le risposte degli interlocutori siano positive».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The RoadQuesto articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

     

  • Beatles in jazz: videoconferenza al Museo del jazz

    Beatles in jazz: videoconferenza al Museo del jazz

    BeatlesMartedì 15 ottobre alle ore 18 presso la Sala Consiglio della Provincia (Largo Eros Lanfranco,1) riprendono le attività del Museo del Jazz: per l’occasione, Guido Michelone, docente all’Università Cattolica di Milano e al Conservatorio di Alessandria, romanziere, drammaturgo, critico musical, presenta Beatles In Jazz 2, videoconferenze sulla musica afroamericana e sul suo intreccio con i mitici Fab Four di Liverpool.

    L’amore dei jazzmen per Lennon e compagni dagli anni 60 fino ad è costante, ma negli ultimi 15 anni c’è stato un forte riavvicinamento grazie ai nuovi swinger che riprendono e improvvisano sul repertorio di canzoni  ritenuto fra i migliori del secolo scorso, dopo i grandi canzonieri di Irving Berlin, Cole Porter, George Gershwin e Burt Bacharach, quest’ultimo non a caso coevo dei Beatles stessi.

    Tra i filmati più gustosi di jazzmen che cantano o suonano i Beatles, ci  sono anzitutto i sommi vocalist Ella Fitzgerald, Ray Charles, Sarah Vaughan, Frank Sinatra, The Supremes, Ike & Tina Turner, Esther Phillips, Elvis Presley, Nancy Sinatra. Non mancano i nuovi jazz singer, come Bobby McFerrin, Cassandra Wilson, Tuck & Patty, Jack Johnson, per finire con l’italiana Cristina Zavalloni, astro nascente del canto jazz.

    Ingresso libero fino a esaurimento posti

  • Una, due, mille realtà: “Quello che c’è fuori è tutt’altro tema…”

    Una, due, mille realtà: “Quello che c’è fuori è tutt’altro tema…”

    letteredallaluna-calamaioPrendi ad esempio un gruppo di amici, nelle più classiche delle circostanze confidenziali, seduti a discorrere intorno ad un fuoco o a tavola davanti ad un piatto. È semplice comprendere quanto parte della realtà che percepiamo nasconda svariati aspetti bui, che tendiamo ad ignorare quando ci rapportiamo con la gente. In una qualunque discussione su qualsivoglia argomento, gli interventi dei presenti non è affatto detto che rispecchino o spieghino il loro punto di vista, l’opinione, che il soggetto parlante sostiene e magari vorrebbe anche spiegare.

    Vuoi per cosciente falsità o desiderio di tacere e così ascondere vari anfratti di sé e del proprio pensiero, vuoi per l’oggettiva impossibilità di spiegare, di riuscire attraverso il linguaggio a rendere anche minimamente l’idea a chi ci sta ascoltando. Tuttavia quell’enorme fetta di noi, che consciamente o inconsciamente non riusciamo o non vogliamo rivelare, è totalmente presente e incide non poco sulla nostra percezione del reale in misura di quanto invece è assente in quella del nostro interlocutore, che non ne può sapere nulla e chissà, magari, che messaggio distorto gli è arrivato. D’improvviso una cerchia di amici intorno al fuoco può diventare un’agghiacciante esposizione di maschere.

    Quale ruolo ha nei rapporti umani quel che c’è e non si rivela? Quello che è, anche se non accade? Le parole sono condizionate da un’infinità di inibizioni, così i gesti e le intenzioni stesse di ognuno di noi. Quel che vedi non è tutto, quel che ascolti non è tutto, mai.

    Mancherà sempre qualcosa alla realtà per poterla definire tale.

    Sei silente universo
    che i sensi cinque in fila
    difendono
    dipingono
    perpetui
    costellano.
    Quello poi che c’è fuori
    è tutto altro tema.

     

    Gabriele Serpe

  • Teatro Govi: al via la rassegna di prosa dedicata a Mario Alessandri

    Teatro Govi: al via la rassegna di prosa dedicata a Mario Alessandri

    Teatro GoviSabato 12 ottobre inizia al teatro Govi di Bolzaneto la terza edizione della rassegna di prosa Mario Alessandri, dedicata al giovane attore, figura di spicco della Compagnia Stabile del Teatro Govi, deceduto nel maggio 2010 a causa di un incidente stradale.

    Numerosi gli spettacoli in cartellone: si iniza con Rumori fuori scena di Neil Simon, poi un omaggio a Giorgio Gaber con Gian Piero Alloisio, una commedia di Eduardo De Filippo, per finire poi a maggio 2014 con uno spettacolo interpretato dalla Compagnia Stabile Teatro Govi.

    Ecco tutti gli spettacoli in programma (ore 21).

    Sabato 12 ottobre – Compagnia Stabile R & GG Teatro Govi
    La Strana Coppia femminile – Neil Simon
    Regia di Ivaldo Castellani

    Sabato 30 novembre
    Il mio amico Giorgio Gaber
    Teatro-Canzone di Gian Piero Alloisio
    con Gian Piero Alloisio e Gianni Martini

    Sabato 7 dicembre
    Canto alla luna . Giovanna Vallebona, Associazione Culturale “Le Fusa”
    Regia di Giovanna Vallebona

    Sabato 11 gennaio
    Rumori fuori scena – Compagnia Teatrale “La Pozzanghera”
    Michael Frayn.
    Regia di Lidia Giannuzzi

    Sabato 8 febbraio
    Non ti pago – Compagnia Crocogufo
    Eduardo De Filippo
    Regia di Angelo Formato

    Sabato 22 febbraio
    California Suite – Associazione Cutlurale Altea
    Neil Simon
    Regia di Gino Versetti

    Domenica 2 marzo
    Sarto per Signora- Gli Insoliti – Associazione Culturale Théatron – Gruppo Teatrale
    George Feydeau
    Regia di Ivan Raso

    Venerdì 28 marzo
    Gioann Brera l’inventore del centravanti
    con Bebo Storti – Sabina Negri
    Regia di Bebo Storti

    Sabato 5 e domenica 6 aprile
    La Mandragola – Compagnia Stabile Teatro Govi
    Niccolò Machiavelli
    Regia di Ivaldo Castellani

    Sabato 3 maggio
    Un amore imperfetto – Compagnia M.M.
    Cesare Belsito
    Regia di Carlo Novella

    Sabato 10 e domenica 11 maggio
    Eppure—gli uomini preferiscono le bionde- Compagnia Stabile Teatro Govi
    Riduzione teatrale di Francesca Mevilli
    Libero adattamento di Ivaldo Castellani
    Regia di Franco Valenti e Luca Mevilli

    Biglietto intero 15 euro, ridotto 12 euro.

  • Notte della poesia: concerti, letture, performance nel centro storico

    Notte della poesia: concerti, letture, performance nel centro storico

    Via Garibaldi, le luci sui palazziSabato 12 ottobre in via Garibaldi e dintorni è in programma la notte della Poesia 2013, evento a cura dagli organizzatori del Festival Internazionale di Poesia.

    Numerosi eventi gratuiti tra concerti, letture, performance animano le suggestive vie del centro storico, i maestosi palazzi i cortili, i giardini e i musei.

    Ecco il programma degli eventi, che si svolgono tutti al coperto.

    Galleria Nazionale di Palazzo Spinola – via Garibaldi 5
    Ore 18 –Tra Barrios, caruggi e avenues – parte prima. Lettura-concerto con Fabio Vernizzi (pianoforte) e Claudio Pozzani (voce recitante). Ingresso 4 euro comprendente spettacolo e visita del museo.
    Ore 21 Tra Barrios, caruggi e avenues – parte seconda. Reading concerto con Michela La Fauci (arpa) e letture a cura di GenovaInedita con Maurizio Romano, Mirko Servetti, Mauro Cordone, Roberto Marzano, Cesare Oddera, Francesco Vico, Maria Luisa Gravina.

    Auditorium Montale teatro Carlo Felice
    Dalle 19 Viaggio a Guayaquil. Spettacolo poetico e musicale con Grupo Folclorico Chimburrasca, Gustavo Sarango e Trio Señoral Internacional (Ecuador). A cura del Consolato Generale dell’Ecuador

    Biblioteca Universitaria via Balbi
    Dalle 19.30 E’ in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Reading con Laura Accerboni, Cetta Petrollo, Francesco Macciò, Marco Ercolani, Lucetta Frisa, Guido Caserza, Rossella Maiore Tamponi, Giangiacomo Amoretti, Alberto Nocerino, Barbara Garassino, Angelo Pini, Davide Giannelli, Alessandro Prusso, Clara Crovetto, Gabriella Cirone, Federico Sanguineti, Marco Furia. Interventi musicali di Viviane Ciampi, Luce Tondi e Michela Centanaro.

    Palazzo Nicolosio Lomellino, via Garibaldi 7
    Dalle 21 alle 23 Blue Not (t)e. Reading di Laura Fusco. Dopo Berlino, Parigi, Ny Laura Fusco porta in anteprima, a Genova, la poesia ispirata delle sue ballate, già piaciute a Paolo Conte. Per l’occasione, la poetessa regista, originale esponente della poesia orale in Italia, si esibisce in scena accompagnandosi con il suono di antichi strumenti in un’opera ipnotica, “notturna” e crepuscolare, che fa citare Rilke e Novalis.

    Palazzo Tursi, via Garibaldi
    Ore 21 – salone di rappresentanza. Viaggi essenziali.  Concerto con Paolo Agnello (voce e chitarra) e Alessio Siena (chitarre). Un viaggio emozionante nella canzone d’autore in collaborazione con Associazione Culturale Elegantia Doctrinae.
    Ore 21 – atrio. Poeti per la pace.  Performance per la pace con la voce del Mahatma Gandhi, i poeti Roberto Malini, Daniela Malini, Steed Gamero, Isoke Aikpitanyi, Elisa Amadori Brigida, Laura Campagnoli e il musicista Davide Ferrari (EchoArt). Testi degli autori e di Rabindranath Tagore, Primo Levi, San Francesco di Assisi, Kabir e altri.

    Palazzo Rosso, via Garibaldi 18
    Ore 21.30 Ricreazione. Reading poetico-musicale. Riadattamento dei testi: Daniel Nevoso. Musiche eseguite/composte: La Decima Vittima. Movimento scenico: Martina Marmorato. Aiuto regia: Martina Massarente. Produzione Matrëška Gruppo Artistico e La Decima Vittima. Capriccio pierrottiano che ruota intorno alla figura di Aleksandr Blok, che segue la messa in scena del suo poema “I Dodici”

    Palazzo Bianco via Garibaldi
    Ore 21.30 (replica alle ore 22.30) Anni verdi. Performance dedicata al bicentenario di Giuseppe Verdi con Selene Alesi, Sara Battaglia, Denise Bevilacqua, Luna Carbone, Ela Jacqueline Palma Delag, Silvana Eramo, Anita Firpo, Silvia Mazzarello, Marzia Pistacchio. Voce recitante Antonio Sgorbissa
    Altri interpreti Maria Rosa Bellia, Ilaria Maggio, Sergio Rulli, Filippo Santona, Alessandro Secchi, Marco Sponza, Marco Toschi.
    Studio e realizzazione trucco teatrale: Laboratorio di Trucco Teatrale e Artistico
    Parrucchiere: Maria Rosa Bellia, Giovanna Molinaro
    Consulenza costumi: Elena Pirino
    Ideazione e regia: Margherita Marchese Scelzi
    A cura di Art Commission

    Palazzo Bianco (replica alle ore 22.30)
    Ore 22 Reading di Alessandro Prusso e Luca Valerio.

    Centro Remida, vico Angeli 21r
    Ore 21 Lettura collettiva. Con Maddalena Leali, Luisella Carretta, Patrizia Palese, Rudy Sassoli, Francesco Brunetti, Irma Marchese, Gianna Campanella, Germano Coletti, Mauro Gregori, Alessandro Magherini, Alessandra Palombo, Guido De Marchi, Gisella Ruzzu, Giovanni Barlocco, Fabio Taccola, Anna Spissu, Valeria Lazzarino, Grazia Apisa, Antonino Scarfi’, Maurizio D’Antonio, Marco Ventura.
    A cura di SpazioAutori e Liberodiscrivere

    Libreria Evoluzione, via Garibaldi 9
    Ore 18 Il sentiero estremo,  presentazione dell’omonimo libro di Claudio Ceotto e Marco Peschiera
    Dalle ore 19 Apericena poetica e musicale  con Paolo Vigo (pianoforte) e Laura Peccenini (soprano). Consigliata prenotazione tel. 3396801745. Prezzo 15 euro.
    Ore 21 La musica di Pasquale Taraffo. Fabrizio Giudice suona le composizioni del virtuoso Taraffo con la chitarra-arpa
    Ore 22 Esperanto, concerto con Riccardo Barbera (contrabbasso) e Luca Falomi (chitarra acustica)

    Galleria d’arte Spazio 23 , via Garibaldi (angolo Vico dietro il coro della Maddalena)
    Ore 21 lettura poetica a cura della rivista Fischi di carta, con Federico Ghillino, Silvio Magnolo, Alessandro Mantovani, Andrea Pesce, Emanuele Pon
    Ore 22 Wor(l)d Does exist – pubblica-azione poetica Lettura di Alfonso Pierro
    Mostre: “Ho visto il suono di una tromba” di Fabio Capaccioli, “Heart in art” di Paola Volpe, “Epiphanies – A vision of life” di Carmen Romeo e Daniele Campi Martucci.

    Caffè Grimaldi, piazza della Meridiana
    ore 21 I ragazzi che amavano il vento. Letture di Paolo Aldrovandi. Dario Bertini, Ksenja Laginja, Fosca Massucco, Alessandra Piccoli, Antonella Taravella, Paolo Zanelli. A cura del collettivo WSF
    ore 22.30 Senza orto nè porto.  Viaggio fra poesia e canzone d’autore. Lettura-concerto con Roberto Marzano & Fabrizio Casapietra.

    Per tutta la Notte della Poesia 2013, la gelateria Profumo di Rosa (via Cairoli 13a/r) propone il gelato all’assenzio, creato per l’occasione da Rosa Pinasco.

    Per la Notte della Poesia resta aperta anche la mostra “Ricordando Bruna” nella Galleria Arttrè, Vico dei Garibaldi 47

  • Salute in città, mancano dati e statistiche: come stanno i genovesi?

    Salute in città, mancano dati e statistiche: come stanno i genovesi?

    Ospedale San Martino, GenovaPochi dati o informazioni nascoste. A Genova sembra che nessuno sia interessato a conoscere a che punto stia la qualità della vita degli abitanti. La sensazione è che manchino le informazioni o che, chi ne è in possesso, non abbia particolare interesse a renderle pubbliche e, soprattutto, a sfruttarle per fini utili ai cittadini.

    «Diamo retta solo alle lobby che premono per le grandi opere e pensano solo al contesto economico. Ma il vero dato utile sarebbe sapere come stanno i genovesi e individuare se sul territorio esistono particolari criticità» sostiene il dottor Valerio Gennaro, epidemiologo dell’Ist di San Martino.

    E come stanno i genovesi? «Mi sembra che il genovese stia male», continua Gennaro. «Stanno male anziani, disabili e bambini. E in più, noi che misuriamo queste cose, non siamo messi in grado di fare il nostro lavoro. Ma se vuoi risolvere un problema, devi conoscerne le dimensioni, la diffusione. Se no, fai prevenzione un tanto al chilo, senza prove, senza evidenze scientifiche. Finisci per legarti al mercato ma non alle esigenze della gente».

    Che cosa intende? «Ad esempio, il quartiere di Cornigliano continua ad avere una mortalità più alta della media anche dopo anni dalla chiusura della cocheria dell’Ilva. Questa è una criticità che genera non solo problemi di salute, ma anche economici ed etici. Che cosa facciamo per affrontarla? A Genova sembra che ci sia un disinteresse verso questo tipo di dati. Forse anche perché noi, come tecnici, parliamo poco; parlano soprattutto gli economisti, ma gli epidemiologi, i sociologi e gli antropologi difficilmente trovano spazio. Manca una visione d’insieme della città e delle sue criticità».

    La solita colpa dell’amministrazione? «È vero che il Comune da solo non può risolvere tutti i problemi ma deve attrezzarsi quantomeno per conoscere le esigenze del territorio e della sua popolazione, sapere quali sono i quartieri che hanno la maggiore mortalità, dove vivono meglio e peggio i bambini. E su queste informazioni calibrare un certo tipo di servizi. Ad esempio, se ci fossero zone con una particolare concentrazione di disabili, si potrebbe pensare a servizi di mobilità ad hoc. Mi preoccupa che nessuno parta mai dai bisogni reali della gente».

    SanitàLa risposta arriva dal direttore dell’Ufficio Statistica del Comune di Genova, Maria Pia Verdona: «Bisogna distinguere tra la statistica e gli studi epidemiologici che devono partire dall’ambito sanitario, dalle Asl, dall’università, ovvero i soggetti che hanno le competenze per organizzare un’indagine, gestirla e valutarne i dati. L’attività della statistica può intervenire in un secondo momento, monitorando l’andamento di questi dati, una volta raccolti. Se mancano informazioni sullo stato di salute dei cittadini, il problema è di chi gestisce si occupa della salute, cioè dei medici a tutti i livelli. Stiamo parlando di dati clinici, spesso riservati. L’unica cosa che possiamo sapere noi sono i tassi di mortalità; ma il Comune non ha il diritto di accesso alle informazioni né le competenze per scorporare i dati che vengono inviati da ospedali e medici a Istat e Asl, e ritornano a noi solo in modo aggregato».

    E, in effetti, i dati forniti dal notiziario statistico comunale in tema sanitario sono veramente esigui. Si riesce giusto a sapere che nel primo semestre del 2013 a Genova sono morte 4759 persone, di cui 4038 residenti e che i nati vivi nello stesso periodo sono stati 2798. Più interessante, anche se di utilità limitata, il dato dei 49309 ricoveri negli ospedali cittadini, day ospital esclusi, da gennaio a giugno: circa 1 ogni 12 abitanti. Ma le cifre si fermano qui. Possibile che non si possa fare altro?

    «Certo, sarebbe molto interessante cercare di correlare i dati sulla salute dei cittadini al contesto ambientale e sociale in cui vivono e alle loro esigenze», prosegue Verdona. «E, in effetti, come Ufficio Statistico del Comune di Genova stiamo proprio facendo uno studio di fattibilità per lanciare un progetto futuro in questa direzione. Ma si tratta di una cosa molto delicata, che richiede l’acquisizione di una notevole mole di dati. Bisogna mettere intorno a un tavolo teste pensanti ad alto livello e competenze istituzionali diverse per trovare indici e correlazioni interessanti e veritieri tra lo stato di salute e altri aspetti della vita privata e sociale».

    sanita-ospedaleSi spieghi meglio. «Che cosa significa dire che in un Municipio c’è un’alta frequenza di patologie, se non conosco le cause territoriali o personali che le possono avere provocate? Io posso vivere a Sampierdarena e avere determinate patologie, ma magari lavoro a Vado da trent’anni e sono sottoposto quotidianamente a certi fattori inquinanti e, quindi, che abiti a Sampierdarena non c’entra nulla. Oppure posso vivere a Sestri da cinque anni, ma aver trascorso metà della mia vita a Taranto, sotto i fumi dell’Ilva. Voglio dire che raccogliere dati sulla salute dei cittadini, con una percentuale di attendibilità elevata, è un processo molto delicato: le variabili sono talmente tante che il rischio di fare valutazioni non corrette è molto forte. Mentre è semplice fare un’indagine epidemiologica sullo stato di salute dei lavoratori all’interno di uno specifico ambiente produttivo – perché posso sapere da quanto tempo lavorano in quel reparto, quanto ore al giorno, a che tipo di sostanze sono esposti…, insomma ho tanti elementi che mi consentono di fare opportune valutazioni – sulla popolazione, tra l’altro fortemente soggetta a mobilità, il compito si fa estremamente difficile. Si tratta, comunque, di studi molto utili ma per nulla banali e non possono prescindere dai dati in possesso delle istituzioni mediche. Il problema è capire quanto tempo e quante risorse ci vogliono per imbastire questi studi. E, soprattutto, le energie impiegate devono poi ripagarti degli sforzi».

    Forse, più semplice potrebbe essere approntare una serie di servizi per accompagnare e sostenere le determinate patologie riscontrate piuttosto che tentare di prevenirle. Certo, non sarebbe la soluzione del problema alla sua radice ma potrebbe aiutare a migliore la qualità della vita. Anche in questo caso, però, è necessario prestare molta attenzione alla mutevolezza delle esigenze, dovute ai cambiamenti, ai tassi di immigrazione e di emigrazione, nonché all’indice di mortalità da non sottovalutare in una città anziana come Genova. Insomma, una programmazione a lungo termine in questa direzione non è un elemento che possa essere studiato con semplicità a tavolino. D’altronde, con una continua diminuzione delle risorse economiche a disposizione, non si può neppure pensare di continuare a lavorare solo per tamponare le emergenze. Il cuore del problema, dunque, è capire se esiste, e dove sta, un giusto mezzo.

    C’è una soluzione? «Partire dalla qualità della vita come indicatore – sostiene l’epidemiologo Valerio Gennaro – dall’aspettativa di vita sana, che è informazione complementare rispetto all’aspettativa di vita complessiva. Cioè a che età ci si ammala, quando non si è più autosufficienti? In Italia, nell’ultimo decennio, questo indice è crollato. E credo anche a Genova. Sarebbe interessante capire come stanno i genovesi collettivamente, quartiere per quartiere, quali sono le fasce più deboli. Altro dato importante potrebbe essere quello che riguarda la mortalità evitabile. Tutte informazioni che dovrebbero essere stimate, anno per anno, zona per zona. Siamo una città ricca di cervelli e c’è gente disposta a mettersi in gioco. Si potrebbero conciliare i problemi della gente con le risorse che si hanno in casa. Ma prima bisogna capire che la vera grande opera è la salute della gente perché solo da lì si può arrivare al miglioramento della qualità della vita come indice di progresso».

     

     Simone D’Ambrosio

    [foto Daniele Orlandi]

  • Finlandia, Tampere e Helsinki: profumi, luoghi e persone

    Finlandia, Tampere e Helsinki: profumi, luoghi e persone

    finlandia-helsinki-gabbiani-DILeggevo “Caduta libera” di Nicolaj Lilin quando uno scrollone mi ha fatto capire che l’aereo stava iniziando la fase di atterraggio. Superate le mille isole che formano uno spettacolare arcipelago siamo entrati dentro una nuvola per poi uscire sopra le verdi foreste finlandesi. Le punte degli alberi parevano grattare la pancia dell’aereo e la pista di atterraggio ancora non si vedeva. Improvvisamente è apparsa una piccola striscia di asfalto, le ruote si appoggiano dolcemente e l’aereo si ferma dopo un’iniziale brusca frenata. In attesa che aprissero i portelloni osservavo un addetto dell’aeroporto fuori dall’oblò, aveva un giaccone arancione allacciato fino al collo, un berretto in cotone che metteva caldo solo a guardarlo e dei guanti da operaio, nonostante la bella giornata ho pensato ci fosse freddo e mi sono preparato psicologicamente. Mentre scendevo le scale un raggio di sole caldo mi ha abbracciato e il termometro sopra la baracca del piccolo aeroporto segnava ventotto gradi, mi sono voltato a guardare quell’uomo tutto bardato, con una smorfia di interrogazione mi sono avviato verso l’uscita.
    L’aeroporto di Pirkkala è uno dei più piccoli che io abbia mai visto, la sala d’attesa è composta da alcune sedie in legno come quelle di scuola, un bar al piano superiore e uno shop di souvenir chiuso se il personale è impegnato nelle operazioni di check-in. Ho preso la navetta che con sei euro mi ha portato nel centro di Tampere in compagnia di alcuni studenti italiani che scontavano il loro periodo di Erasmus.

    In stazione mi aspettava una vecchia compagna di classe delle elementari che mi avrebbe accompagnato all’ostello, mi sentivo emozionato a rivederla dopo tanti anni. Il bus si è fermato nella piazza della stazione dove ho visto una ragazza con un cartello con scritto “Diego”, l’avrei riconosciuta comunque ma sono rimasto colpito dai mutamenti che può subire il corpo umano, era con il suo compagno, un ragazzo libanese che di mestiere fa l’interprete e il traduttore, nonostante il suo aspetto non fosse rassicurante era tuttavia simpatico e socievole. Mi hanno accompagnato in ostello, avevo un letto prenotato in una stanza comune per dodici persone, ho sistemato i bagagli e abbiamo fatto un giro veloce per le vie del centro. Ci siamo seduti sui gradini del teatro nella piazza principale, hanno deciso di raccontarmi la loro storia non priva di colpi di scena, mi hanno indirizzato verso alcuni posti da visitare per poi ritornare al loro destino, io ho proseguito solitario alla ricerca di un pasto caldo.

    Il primo impatto con l’ostello è stato con l’uomo della sicurezza, un ciccione che stava seduto su una sedia a guardare un film in bianco e nero mangiando dei nachos. Il suo sguardo di pietra mi fissava, sembrava avesse visto un alieno, mentre mi avvicinavo notavo le briciole sul pizzetto e il labbro inferiore immobile con la bocca leggermente aperta e una mano ancora dentro il sacchetto. Ho percorso il corridoio che ci separava con un passo stile “Mezzogiorno di fuoco”, quando gli sono arrivato davanti era immobile, sembrava di cera. Qualcuno doveva rompere quel silenzio, ho esordito con un “good night” ricevendo in cambio un cenno del capo, con lo sguardo ha seguito i miei movimenti fino a  che non sono sparito dietro l’angolo. Nonostante l’uomo della sicurezza il Dream Hostel è un ottimo ostello dove pulizia e efficienza regnano sovrani, la cucina è aperta a tutti e la sera la sala è piena di ragazzi che parlano, si conoscono, giocano a poker e utilizzano il WiFi gratuito. La mia compagnia serale era formata da un croato iperattivo sulla quarantina, un tedesco in sedia a rotelle, un disadattato italiano con una maglia nera dei Megadeath, un francese e un marocchino residente Bologna che non sapeva neanche il motivo per cui si trovava a Tampere. Giocavamo a poker per passare le serate, le partite duravano fino a quando il croato decideva di smettere sollevando il tavolo e rovesciando tutto quello che c’era sopra, era chiaro che non sapeva perdere, il ciccione della sicurezza arrivava puntuale a tavola ormai rovesciata guardandomi con occhiate sospette.

    Ma veniamo al dunque… Tampere sorge tra i laghi Nasijarvi e Pyhajarvi che hanno una differenza di altitudine di 18 mt, il centro è piccolo e scarno di grosse attrattive e neanche troppo ben frequentato, in contrapposizione la natura esplode in tutte le sue forme appena si esce dalla città. I ristoranti si contano sulle dita di una mano e non tutti ispirano fiducia, inoltre i prezzi dei piatti sono alti e l’istinto mi ha guidato verso il primo fast food disponibile, la catena Hesburger, l’omologo finlandese del McDonald’s con la differenza che i nomi dei panini sono scritti in finnico e di conseguenza è difficile fare delle scelte, fortunatamente l’inglese unisce tutto il mondo e un cheeseburger e delle crocchette di pollo sono state facili da ordinare.

    Il primo giorno di buon mattino ho camminato sulle sponde del lago inferiore, lungo tutto il suo perimetro si percorre un sentiero dentro a un parco naturale, gabbiani, corvi, aironi e cormorani popolano le rive in attesa di qualche pesce da mangiare. Ho riposato su un prato che terminava con una piccola spiaggia, decine di persone godevano del caldo eccezionale, mi sono spogliato e immerso nel lago, nonostante la temperatura esterna le acque sono gelide a causa dell’escursione termica che avviene nelle ore notturne. Rigenerato e ancora inconsapevole del raffreddore che sarebbe arrivato dopo poche ore, mi sono incamminato verso il centro per pranzare. Dentro un palazzo della via principale ho trovato un vecchio mercato in legno, Kuppahalli, al suo interno banchi di carne di renna, alci e scatolette di orso, negozi di souvenir ed economici ristorantini, ho ordinato una zuppa di pesce con trancio di salmone da leccarsi i baffi e una pentola di cozze in umido. Il pomeriggio ho preso una bici a noleggio per visitare il lago superiore e un parco a nord della città, dopo tre ore di pedalate mi sono dedicato allo shopping nel piccolo centro di Tampere e terminare la giornata con una sontuosa cena da Hesburger.

    Il mattino seguente ho preso il treno alle 8 del mattino per Helsinki, i costi dei trasporti sono altissimi ma il servizio è di un’eccellenza unica, la puntualità, la pulizia, il Wi-Fi gratuito e funzionante, il servizio di ristorazione, le poltrone con lo schienale retraibile, l’attacco per la corrente e per le cuffie della radio rendono il viaggio estremamente comodo e piacevole. Questo è quello che avrei scritto se non avessi preso il treno di ritorno in classe economica, gente ammassata come bestie al macello si spartiva un fazzoletto di spazio tra un vagone e l’altro, per un attimo mi sono sentito a casa.

    Ad Helsinki ho prenotato una stanza presso l’ostello dello stadio olimpico, una volta sceso dal treno ho cercato le indicazioni e ho attraversato a piedi il parco con lo splendido lago che separa la stazione dallo stadio. Lungo le sue rive ci sono due piste, una ciclabile e una pedonale dove ad ogni ora del giorno centinaia di persone si tengono in forma facendo sport immersi nella natura pur essendo in centro città. Non immaginavo che l’ostello fosse parte integrante dello stadio, si trova infatti nella curva e l’idea di dormire in quel posto così originale mi affascinava sempre di più.
    Helsinki è una città molto elegante, il centro è pulito e in ordine ed è facile veder passare alcuni senzatetto con grossi sacchi pieni di lattine e bottiglie vuote che inserite in appositi macchinari di smaltimento rifiuti differenziati pagano dieci o venti centesimi, un modo intelligente per tenere occupate le persone e rispettare l’ambiente.
    Il mare mi attirava come una calamita trascinandomi fino al porto dove ho pranzato con un ottimo trancio di salmone fresco e verdure, preso un caffè e fumato una sigaretta tra banchi di frutta e pesce fresco che si alternano sulla banchina del porto dove mendicanti e artisti cercano di spillare qualche moneta ai numerosi turisti che si aggirano alla ricerca di un battello per visitare le isole.


    Sulle note di “Spaced Cowboy” di Sly & the Family Stone sono salito a bordo della nave Mulligan per un tour di circa tre ore attraverso l’arcipelago, tempo necessario per vedere fari e verdi isolette con piccole case in legno, avvistare una foca, una coda di balena e ammirare il panorama della città vista da un’altra prospettiva.

    Sui gradini della grande cattedrale in legno che domina Helsinki, seduto tra coppie di innamorati e turisti giapponesi intenti a fotografare ogni cosa, scaldato dagli ultimi raggi di  una splendida settimana di sole attendevo il tramonto, nelle orecchie passava Paolo Conte, nulla sembrava più appropriato di “Diavolo Rosso” e quelle bambine bionde, con gli anellini alle orecchie.

    Il buio e il freddo dell’inverno reprime l’entusiasmo degli abitanti di Helsinki che esplode nelle stagioni più calde con manifestazioni artistiche e concerti lungo le vie della città dove tutto è più allegro e anche un viaggiatore solitario trova compagnia.
    Il mio viaggio in Finlandia sarebbe finito il giorno successivo quando avrei preso il traghetto per Tallin, ma quello è un altro viaggio.
    Un altro adesivo è stato attaccato sulla mia valigia, profumi, luoghi e persone di questa esperienza rimarranno sempre vivi nella mia mente come una fotografia da archiviare nell’album dei ricordi di una vita in giro per il mondo.

    Diego Arbore

  • English & the Media: il nuovo corso a cura di Era Superba

    English & the Media: il nuovo corso a cura di Era Superba

    Bandiera InleseDa dove proviene l’inglese? Quante persone lo parlano? E’ la lingua del presente ma sarà anche quella del futuro? E’ possibile comprendere i testi delle canzoni? O i film in lingua originale? Esistono dei trucchi per imparare da autodidatti? Come si scrivono un’email o una lettera di presentazione?

    Sono queste soltanto alcune delle domande alle quali il nuovo corso a cura di Era Superba English & the Media cercherà di dare una risposta, oltre a proporsi di insegnare più di 500 espressioni e vocaboli nuovi in 7 incontri.

    L’obiettivo è di costruire un corso non solo di inglese, ma sull‘inglese, chiarendo dei punti controversi che rendono lo studio dell’inglese meno efficace.

    Il livello delle lezioni verrà calibrato in base alle competenze dei partecipanti, ed è previsto un Open Day di presentazione del corso con il docente il giorno 18 novembre 2013 a partire dalle 18 presso la sede del Gruppo Editoriale Era Superba (richiesta conferma di partecipazione).

    Il corso sarà tenuto da Daniele Canepa, già noto ai lettori di Era Superba per la rubrica Nice to meet you, english.

    Canepa ha insegnato Lingua Inglese nelle Facoltà di Medicina e Ingegneria dell’Università di Genova tra il 2005 e il 2013. Ha collaborato come traduttore italiano-inglese e inglese-italiano e revisore di testi con l’Università di Trento tra il 2010 e il 2012. Giornalista freelance, collabora con diverse testate locali e internazionali online e cartacee. E’ autore del testo in inglese del video-documentario su Trinity College London.

    Ecco il programma delle lezioni:

    Open Day
    – presentazione del corso
    – presentazione del docente, degli obiettivi del corso

    Primo incontro
    – breve test di valutazione del livello iniziale di inglese
    – i corsisti si presentano e vengono rispiegati gli scopi del corso

    Secondo incontro
    – introduzione di nuove parole e frasi che ci serviranno durante la lezione
    – l’inglese è la lingua globale: perché?  (breve discussione in gruppo)
    – ragione della diffusione dell’inglese nel mondo: i media… che cosa sono?
    – esercizi, chiarimento dubbi
    -conclusione

    Terzo incontro
    – ripasso dell’incontro precedente
    – introduzione di nuove parole e frasi che serviranno durante la lezione
    – breve storia dell’inglese: dal passato, al presente…. al futuro:  quale sarà il futuro dell’inglese?  (breve discussione in gruppo)
    – diversi registri. Esempio di doublets (“doppioni”): parole anglosassoni / parole francesi usate come sinonimi ma appartenenti a registri diversi
    – esempi dai media anglofoni
    – esercizi, chiarimento dubbi
    – conclusione

    Quarto incontro
    – ripasso dell’incontro precedente
    – abbreviazioni, short forms   (wanna, gonna, isn’t, ecc);
    – acronimi: differenze con l’italiano  (EU anziché UE, ecc)
    – esempi di abbreviazioni e short forms in canzoni, sottotitoli, instant messaging
    – esercizi di ascolto
    – conclusione

    Quinto incontro
    – ripasso della precedente lezione
    – introduzione di nuove parole e frasi che serviranno durante la lezione
    – cenni su Hollywood e BBC
    – estratti di film e interviste
    – esercizi di ascolto
    – role play activities
    – conclusione

    Sesto incontro
    – ripasso della precedente lezione
    – introduzione di nuove parole e frasi che serviranno durante la lezione
    – the Net
    – esercizi
    – role play activities
    – conclusione

    Settimo incontro
    – ripasso della precedente lezione
    – quality press vs popular press (giornali autorevoli vs stampa scandalistica)
    – esempi di articoli delle due tipologie
    – domande finali relative al corso
    – conclusione

    In totale, sette incontri da due ore ciascuno + un open day di presentazione. Le lezioni si svolgeranno bisettimanalmente.

    Per informazioni sulle iscrizioni è necessario inviare una mail a redazione@erasuperba.it