Mese: Ottobre 2013

  • Mercato Corso Sardegna, soluzione provvisoria in attesa del Tar

    Mercato Corso Sardegna, soluzione provvisoria in attesa del Tar

    mercato-corso-sardegna-3Si muovono le acque attorno all’ex mercato di corso Sardegna ma la situazione resta ancora ingarbugliata. Comune, Municipio e Civ hanno tutta l’intenzione di restituire lo spazio alla cittadinanza nel più breve tempo possibile ma gli ostacoli non sono pochi. Innanzitutto, il ricorso al Tar della società Rizzani de Eccher, appaltatrice a fine 2009 dell’originario progetto di restyling, che ha chiesto un indennizzo di 11 milioni di euro al Comune di Genova per l’inattività imposta dal piano di bacino del Bisagno. Dopo mercato-corso-sardegna-7l’alluvione del novembre 2011, infatti, il colosso edilizio friulano si è visto bloccare i lavori per la realizzazione dei posteggi sotterranei, fonte primaria di guadagno dell’intero progetto, perché la struttura si trova in area soggetta a esondazioni e allegamenti. Sempre a causa della collocazione del complesso in “zona rossa”, il piano di Bacino impedisce anche il cambio di destinazione d’uso dell’area che, dunque, dovrà restare commerciale almeno fino alla definitiva messa in sicurezza del Bisagno (rimane da valutare se sarà sufficiente, in questo senso, la realizzazione del mini-scolmatore del Fereggiano).

    Come si spiegano allora le voci circolate nei giorni scorsi che annunciavano l’imminente realizzazione di una piazza a cielo aperto, con giochi per bambini e aree verdi? La risposta arriva da Massimo Ferrante, presidente del Municipio III – Bassa Val Bisagno. «Fin dal nostro insediamento abbiamo iniziato a lavorare a un piano B per l’ex mercato di corso Sardegna, in accordo con Comune e Civ, perché era evidente che qualcosa sarebbe necessariamente cambiato dopo l’alluvione del novembre 2011. Abbiamo intenzione di creare un piccolo mercato a chilometro zero gestito direttamente dagli operatori commerciali che già lavorano in corso Sardegna». Un polo di eccellenza agroalimentare, sulla falsariga di quanto successo per il mercato del Carmine, che dovrebbe trovare collocazione nei locali prima occupati dal bar del mercato. «Dopodiché – prosegue Ferrante – sarà mio compito come Municpio cercare di far vivere la piazza con arredi, panchine, verde e attività che dovranno comunque essere spostabili e removibili. Non possiamo parlare di strutture fisse perché a causa dei vincoli imposti dal piano di Bacino non possiamo creare alternative all’attività commerciale. Cercheremo, dunque, di dotare il quartiere di un nuovo punto di aggregazione all’interno di un’area che mantenga in qualche modo la sua vocazione iniziale».

     

     Il punto di vista del Civ Corso Sardegna

    «Si tratta di una prima fase di intervento del tutto provvisoria – specifica Umberto Solferino, presidente del Civ di corso Sardegna bassa – in cui potranno trovare spazio anche attività ricreative e giochi, una piccola pista di pattinaggio e una pista ciclabile, tutte strutture facilmente removibili per eventuali emergenze sicurezza. D’altronde, si tratta di un intervento temporaneo che deve rimanere tale. In questa prima fase non vi sarà l’insediamento di nuove attività commerciali ma penseremo piuttosto a una serie di eventi e manifestazioni che possano sfruttare gli spazi per dare visibilità agli esercizi già presenti nel quartiere, in attesa che si possa sviluppare il progetto definitivo. Per questo però ci vuole tempo e dovremmo attendere gli studi di fattibilità di Provincia e Regione».

     

    Dunque, addio definitivo al progetto De Eccher?

    mercato-corso-sardegna-2008-d1A rispondere è l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Gianni Crivello: «Dal punto di vista economico, è improbabile, se non quasi del tutto certo, che quell’impianto possa reggere ancora senza la realizzazione dei box auto da cedere ai privati. Per cui, senza volerci per forza di cose scontarci con qualcuno, sarà necessaria una rivisitazione complessiva del progetto iniziale». Secondo fonti ben informate, inoltre, ci sarebbe un altro ostacolo da non sottovalutare nella realizzazione del piano della società di Udine, ovvero la disponibilità data per scontata da parte di Asl di insediarsi nell’area dell’ex mercato con un nuovo presidio. Disponibilità, nei fatti, tutt’altro che certa.

    Fatte salve clamorose evoluzioni che potrebbe imporre la sentenza del tribunale amministrativo, perciò la struttura tornerà nelle disponibilità del Comune. «In questa fase di stallo – spiega Crivello – abbiamo anche cercato, invano, di studiare una possibile collaborazione con la De Eccher per trovare una soluzione ponte che garantisse a entrambe le parti un minimo di solidità, in attesa che la giustizia si pronunci. Ma non abbiamo riscontrato alcuna disponibilità».

    L’amministrazione, allora, ha deciso di muoversi in autonomia. Nell’ultimo bilancio, alla voce mutuo, compaiono infatti 500 mila euro da destinare proprio all’area ex mercatale, innanzitutto per la bonifica del tetto in amianto. Una volta tolta la copertura, con i lavori che dovrebbero iniziare nei primi mesi del 2014, abbattuti alcuni edifici della zona centrale e ripulita e bonificata l’area, ecco che la piazza a cielo aperto si troverebbe disponibile in maniera quasi del tutto naturale. «Insomma – chiosa Crivello – dovevamo comunque togliere l’amianto. Abbiamo fatto uno sforzo economico aggiuntivo per dare al quartiere una sorta di agorà, sì con parcheggi al piano strada, ma anche con spazi sufficienti per far nascere un nuovo luogo di incontro in attesa di poter riprendere in mano il progetto complessivo dopo la sentenza».

    «Questa doppia fase – conclude con un po’ di polemica il presidente del Civ, Umberto Solferino – si è resa necessaria perché negli anni sono stati perpetrati diversi errori tecnici da parte delle amministrazione che hanno fatto sì che si arrivasse a questo punto. Ora è necessario intervenire, seppur provvisoriamente, perché non è possibile che l’ex mercato resti un mausoleo della disgrazia».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Telefonia, contributo disattivazione: Agcom e il Codice Civile

    Telefonia, contributo disattivazione: Agcom e il Codice Civile

    TelefoniAnche questa settimana sono costretto a tornare sull’argomento “telefonia”. Molti di voi ci hanno inviato segnalazioni al riguardo e, dando un’occhiata alle statistiche, questo resta uno degli argomenti più gettonati. Mi sono chiesto quale fosse il motivo e poi ho cercato di darmi una risposta che potesse essere convincente. Mi sono reso conto che laddove regna la confusione legislativa regna altrettanta confusione percettiva da parte degli utenti – consumatori.

    E così è nel campo della telefonia.

    In particolare, dobbiamo rimarcare come sia faticoso inculcare nelle persone la nuova nozione di “contributo per disattivazione” al posto del termine “penale per recesso anticipato”. Abbiamo già avuto modo di chiarire che la sostanza – ahinoi – non sta nei nomi delle cose (dimentichiamoci il nomen omen dei latini); la legge Bersani nel 2007 aveva illuso tutti quanti, ma, nei fatti, il contributo di disattivazione è a tutti gli effetti la “vecchia” penale.

    E, come tale, andava abolita. Difatti, bastava recarsi al Co.re.Com.(l’istituto regionale preposto per le conciliazioni in materia telefonica) per chiederne l’annullamento. Dal momento che il Co.re.Com. è stato invaso dalle richieste di conciliazione e che i gestori telefonici perdevano un sacco di quattrini, ecco arrivare la mano santa dell’AGCOM, l’Authority in materia. Con una delibera dell’AGCOM viene accettato il contributo di disattivazione, purché nei limiti della somma di € 40.00.

    In poche parole, il contributo di disattivazione diventa lecito a tutti gli effetti.Va detto però che una direttiva AGCOM non può sostituire il codice civile, indi per cui questo contributo di disattivazione deve:

    1. Essere previsto contrattualmente e cioè conosciuto e sottoscritto dall’utente;
    2. Non dovrebbe essere ammesso qualora un soggetto receda oltre la durata contrattuale che, in genere, resta biennale.

    Un’ultima considerazione mi preme fare circa gli agenti che – porta a porta – vengono a proporvi nuove opportunità per… risparmiare. Orbene, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Un consiglio spassionato: chiedete un facsimile del contratto e leggetevelo con calma; se qualcosa non vi è chiaro, potete sempre contattarci.

    Meglio una mail o una telefonata prima di dover fare cento telefonate e cento mail di reclamo.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

     

    [foto di Alberto Marubbi]

  • Galleria Le Tracce e Vanuart Project: corso di pittura per bambini e adulti

    Galleria Le Tracce e Vanuart Project: corso di pittura per bambini e adulti

    pennelli-pittura-mostre-arte-d3Galleria Le Tracce e Vanuart Project propongono un corso di pittura dedicato a grandi e piccini all’interno della galleria.

    Il corso per bambini è strutturato in 15 lezioni da due ore ciascuna in cui apprendere la copia dal vero, lo studio delle proporzioni e dei colori, dalla matita ai colori a olio, e lo studio sull’immaginazione.

    Il corso per adulti è invece strutturato in 12 appuntamenti da due ore ciascuno. Le lezioni vanno dalle realizzazioni a matita, con analisi delle proporzioni, creazioni individuali al cavalletto e introduzione al colore ad olio.

    Si tratta di lezioni individuali per studente direttamente in galleria d’arte con il Maestro e restauratore Roberto Abbona.

    Alla fine del corso le opere degli allievi saranno esposte in galleria. Il costo è di 310 euro totale, gli orari sono da concordare in base agli impegni degli interessati.

    Per informazioni e prenotazioni è necessario contattare la galleria allo 010 0981471 oppure Vanuart al numero 345 2278523.

     

  • Electropark: festival di cultura e musica elettronica con Voigt e Alva Noto

    Electropark: festival di cultura e musica elettronica con Voigt e Alva Noto

    Wolfang VoightE’ tutto pronto per la sessione autunnale di Electropark 2013, festival di cultura e musica elettronica organizzato dall’associazione culturale musicale Forevergreen.fm in collaborazione con Goethe-Institut Genua e selezionato nell’ambito del progetto Sala Dogana. Giovani idee in transito.

    Un evento sempre più rilevante per la città, che gode di un crescente successo grazie anche ad ospiti di fama internazionale: nella sessione di maggio per esempio, il festival ha ospitato artisti come Christian Prommer, Bugge Wesseltoft e Kadebostan.

    Gli appuntamenti autunnali sono in programma i giorni 25 e 26 ottobre e il 16 novembre e non saranno da meno: tra le guest star dell’evento, Wolfgang Voigt, il fondatore della storica Kompakt, etichetta-istituzione della musica elettronica tedesca e Alva Noto, guru di fama mondiale della musica elettronica/glitch/ambient e fondatore della nota etichetta tedesca Raster-Noton. A questo si aggiungono le finali del concorso Make Your Sound! e i workshop gratuiti. Il tutto seguendo il tema centrale della ‘scomposizione‘.

    Ecco il programma nel dettaglio.

    Venerdì 25 ottobre,  Sala Dogana – ingresso gratuito

    Finale del concorso Make Your Sound! rivolto ad artisti talenti emergenti nell’ambito della produzione musicale elettronica.
    ore 21-22 A Dark dress – A dark dress #01#. Un live dalle tinte hard boiled, condito da urban beats e sonorità industriali che si affiancano ad ottoni dal taglio cinematico.
    ore 22-23 Cristiana Della Vecchia – In Sane III. Il progetto nasce da una volontà di immergersi nel mondo sonoro. Vivere nella ricerca costante delle sonorità giuste, adatte alle proprie attitudini, al proprio modo di essere che cerca di immedesimarsi con l’essere umano più vicino a sè.
    ore 23-24 Machine Overdrive -Move Analogic Live pt2. Un percorso musicale al suo inizio, nato all’interno di un progetto di riscoperta della socialità e dei beni comuni (Ex-Colorificio, Radio Roarr Pisa) che incentrato sulla necessaria e vitale condivisione del sapere e dei linguaggi pone la musica al centro di quest’universo.
    ore 24-01 Milesound bass – Performancesonore. Artista poliedrico con un amore per l’idm e glitch music.
    Dopo le esibizioni, una giuria di esperti decreterà il vincitore. A chiudere la prima giornata Forevergreen.fm showcase, con il dj set di Randomplay e Mushi Mushi.

    Sabato 26 ottobre, Sala Dogana – ingresso gratuito

    Workshop gratuiti a cura di Forevergreen.fm e Limulo Lab.
    ore 15-16 “Strumenti, esperienze e riflessioni per la progettazione e lo sviluppo agile di prodotti musicali”
    ore 16-18 “Prototipo 3, ovvero il diario di bordo per la realizzazione di una superficie interattiva”
    ore 18-20 “Il futuro elettrico da ascoltare: da Tesla ad Alva Noto passando per David Bowie e Brian Eno”
    Posti disponibili limitati. Prenotazioni al 340-3380190.

    Sabato 26 ottobre – La Claque ore 21, ingresso 16 euro (prevendite qui)

    In esclusiva italiana l’artista tedesco  Wolfgang Voigt con la performance Rückverzauberung Live. Insolita combinazione di tecnoide, astrazioni e strutture sonore classiche e amorfe che affascinano il pubblico in tutto il mondo al di là della scena musicale elettronica. Con Rückverzauberung, Voigt fa il passo logico verso la musica d’arte atonale. Più che nei progetti precedenti, il termine (retro-incanto) si distingue per l’approccio creativo di spogliare determinate sorgenti sonore musicali per metterle in un nuovo contesto estetico. Un approccio che sta diventando sempre più visibile anche nell’arte visiva dell’artista.
    In apertura il duo Muvic si esibisce con un’interazione digitale sonora sulla pellicola “Alice” diretta dal regista Svankmajer. A chiudere l’appuntamento di ottobre, l’esibizione live del vincitore del concorso Make Your Sound! 2a edizione.

    Sabato 16 novembre La Claque ore 21, ingresso 18 euro (prevendite qui)

    Appuntamento extra Electropark 2013 con il concerto audiovisivo “Univrs” del tedesco Alva Noto, per la prima volta a Genova. Con “Univrs”l’artista si concentra sulla differenziazione concettuale di un linguaggio universale (‘universum/universal’ = entità, interezza), che crea le sue fondamenta nella matematica ed è presentato qui a livello uditivo. La performance audio-video di univrs si basa sulla manipolazione in tempo reale attraverso un software dedicato di immagini e segnali audio. In apertura la performance di Riccardo Bazzoni “Fragments of Human Experiences” e a chiudere l’edizione 2013 del festival Forevergreen.fm. showcase per un finale tutto da ballare con i dj Andrex Kaustik e Anie Tera.

    Pacchetto Voigt – Noto 30 euro

    Anche in questa edizione, Era Superba è partner dell’evento.

  • Keep calm and give the best, nuovo contest di Gilette. In palio 15mila euro

    Keep calm and give the best, nuovo contest di Gilette. In palio 15mila euro

    regiaKeep Calm and Give the Best è il nuovo contest lanciato da Gilette.

    I video prodotti per la campagna dovranno avere una durata massima di 45 secondi e concludersi con una sequenza finale con il logo di Gillette Fusion Proglide e il nome degli autori. Inoltre dovranno sempre adottare la dicitura ufficiale: “Keep Calm and Give the Best” e saranno accettati anche quelli in lingua inglese.

    Le foto dovranno essere accompagnate da breve titolo o paragrafo, anche di una parola soltanto, che esprima il concetto “che dura nel tempo”, e riportare il logo di Gillette Fusion Proglide e adottare la dicitura ufficiale.

    Il montepremi è di quindicimila euro.

    La scadenza è il 4 dicembre 2013. Per approfondire, è necessario visitare il sito givethebest.it

  • Antigone, il nuovo spettacolo in scena al teatro della Tosse

    Antigone, il nuovo spettacolo in scena al teatro della Tosse

    Antigone teatro della TosseMercoledì 23 ottobre giornata ricca di eventi al teatro della Tosse: alle 19 inaugura la mostra Carta bianca per sei artisti, alle ore 19.30 jazz avant spectacle con Omisi Robe Project con Roberto Calcagno (tromba) e Simone Amodeo (chitarra).

    Alle ore 20.30 va invece in scena la prima nazionale del classico teatrale Antigone.

    Il testo, ispirato all’omonima tragedia di Sofocle, è stato scritto da Jean Anouilh nel 1942 quando la  Francia vive l’occupazione tedesca sotto il governo di  Vichy e deve aspettare due anni prima di ottenere il visto della censura ed essere rappresentato.

    Uno spettacolo con forti richiami all’attualità, in cui ritorna il tema dell’adolescenza con i suoi impulsi di ribellione, idealismo e sfrontatezza portati alle estreme conseguenze.

    Amore e morte, insurrezione e potere, ragione e spiritualità sono i temi sempre attuali di uno dei testi più interessanti del ‘900 europeo.

    La lotta di Antigone, nei confronti del potere costituto incarnato da Creonte è un esempio ancora attuale di quello che sta accadendo oggi nel mondo. Una realtà attraversata da ribellioni, rivoluzioni e insurrezioni, che contrappongono sistemi di potere conservatore a nuove idee spesso non ancora completamente mature.

    Dal 23 ottobre al 3 novembre, ore 20.30
    Domenica 27 ottobre e 3 novembre ore 18.30 – lunedì riposo
    Antigone di Jean Anouilh
    traduzione  di Andrea Rodighiero
    regia di Emanuele Conte, assistente alla regia Yuri D’Agostino
    scene Emanuele Conte e Luigi Ferrando
    costumi Bruno Cereseto
    con Viviana Strambelli Antigone, Enrico Campanati Creonte, Francesca Agostini Ismene, Mauro Lamantia Emone, Pietro Fabbri Levatrice/carceriere, Marco Lubrano Carceriere
    Produzione Teatro della Tosse

  • Ponte Carrega, demolizione o riqualificazione? Futuro ancora incerto

    Ponte Carrega, demolizione o riqualificazione? Futuro ancora incerto

    Ponte CarregaDemoliamo Ponte Carrega. Anzi no, riqualifichiamolo. Il futuro del viadotto costruito nel 1788 è approdato ieri in Consiglio comunale, attraverso un articolo 54 promosso dai consiglieri di opposizione Grillo (Pdl) e Rixi (Lega). Da un lato, la volontà dei cittadini di tenere in vita un pezzo di storia della nostra città, dall’altro la necessità dell’amministrazione di mettere in sicurezza il bacino del Bisagno e riqualificare l’intera valle.

    «L’associazione Amici di Ponte Carrega – ha ricordato il decano del Consiglio comunale, Guido Grillo – ha partecipato al concorso indetto dal Fai per il finanziamento a fondo perduto dei lavori di riqualificazione dei cosiddetti “luoghi del cuore”. Per partecipare al bando era necessario acquisire il nulla osta dell’amministrazione comunale, che è arrivato ma con una puntualizzazione che dà luogo a incertezze. Viene, infatti, specificato che il Comune non si assume nessun impegno in ordine al mantenimento del ponte, in quanto il piano di bacino per la messa in sicurezza del Bisagno ne imporrebbe l’abbattimento. Tuttavia – conclude Grillo – il valore storico del ponte è stato riconosciuto anche dalla Soprintendenza e una legge del 2004 impedisce la demolizione di questi beni e impone l’obbligo di garantirne la sicurezza e la conservazione». Come si risolve questa dicotomia legislativa?

    Questione delicata, tanto che la risposta arriva direttamente dal sindaco che non ha sgomberato definitivamente il campo dai tanti dubbi. «Nel nulla osta che ci è stato richiesto e abbiamo concesso in tempi rapidissimi – spiega Marco Doria – non potevamo non far presenti alcuni dati di fatto derivanti da atti amministrativi che in qualche modo riguardano il bene». Il sindaco ha, poi, ripercorso le tappe che hanno portato alla realizzazione del piano di bacino che si occupa della sicurezza complessiva del Bisagno per evitare il rischio esondazione e alla redazione del progetto preliminare per la realizzazione del nuovo asse infrastrutturale per il trasporto pubblico nella valle. «La demolizione dei ponti Feritore, Guglielmetti, Carrega, Veronelli e Bezzecca e la loro sostituzione con due nuovi viadotti – ha sottolineato il primo cittadino – è indispensabile per la messa in sicurezza idraulica del torrente. In particolare, Ponte Carrega rappresenta il maggior rigurgito di acqua e conseguentemente è causa del maggior flusso potenziale di esondazione del Bisagno».

    Certo, l’opera di messa in sicurezza del torrente è iniziata con i lavori sullo “scolmatorino” del Fereggiano, in cui sono stati assorbiti i 25 milioni di finanziamento statale, pari a un decimo di quanto sarebbe necessario per la sistemazione idrogeologica dell’intero bacino. «Il problema della messa in sicurezza di tutto il Bisagno resta vivo – riconosce il primo cittadino – e nella zona più a monte rispetto agli interventi programmati, cioè quella in cui insiste ponte Carrega, dobbiamo fare riferimento alle indicazioni provenienti dagli studi effettuati nel 2010 e 2011 che vanno in direzione di una demolizione del ponte. Naturalmente, se nel futuro emergessero valutazioni tecniche di diverso avviso ne terremo conto».

    In sintesi: non ci sono i soldi per discutere di tutto il Bisagno, ma qualora dovessero essere stanziate le opportune risorse dal governo dovremo sottostare agli studi tecnici effettuati fino al momento che prevedono l’abbattimento di Ponte Carrega.

    ponte-carrega-valbisagno-lavori-volontariE la tutela del bene imposta dalla Soprintendenza? Ancora Doria: «Siamo in presenza di processi che riguardano la messa in sicurezza idraulica, da un lato, e la tutela dei beni culturali, dall’altro. Questi ultimi potrebbero entrare in conflitto con le prime. In tal caso l’amministrazione rispetterà le valutazioni fatte dagli organi dello Stato superiori in ordine all’interesse generale». Decide lo Stato, dunque, che a rigor di logica dovrebbe far prevalere le norme sulla sicurezza idrogeologica con il definitivo addio al viadotto.

    Ma secondo l’Associazione Amici di Ponte Carrega le cose non stanno proprio così, come ci spiega Fabrizio Spiniello: «La messa in sicurezza del Bisagno non comporta necessariamente l’abbattimento dei cinque ponti e, in particolare, di Ponte Carrega. Certo, bisognerà mettere in sicurezza l’area e intervenire con alcune migliorie comunque non strutturali sul ponte. Ma se davvero si vuole fare lo scolmatore sul Bisagno, Ponte Carrega potrà continuare ad esistere. A meno che non vi siano altre logiche speculative dietro». A dirlo non sono solo i cittadini che hanno preso a cuore il futuro di un pezzo di storia di Genova, ma soprattutto alcuni esperti del Politecnico di Milano chiamati in causa dalla stessa associazione. «Sappiamo che ci sono molte possibilità di sopravvivenza di Ponte Carrega e riteniamo che sia grave che l’amministrazione comunale si sia barricata su questa sua convinzione. Tra l’altro, l’abbattimento del ponte di per sé non risolverebbe la situazione perché il restringimento del Bisagno in questo punto, a cui si andrebbe in contro con la realizzazione della nuova viabilità nella valle, sposterebbe semplicemente i problemi di esondabilità più a valle».

    Per discutere di queste problematiche e, più in generale, dell’assetto idrogeologico e del futuro della Valbisagno, gli Amici di Ponte Carrega organizzeranno due giorni di workshop venerdì 8 e sabato 9 novembre, culminanti nella seconda giornata con un seminario a Palazzo Ducale.

    Intanto, il progetto di conservazione e riqualificazione di Ponte Carrega è stato accolto dal Fai, che ora valuterà la copertura economica richiesta (circa 10mila euro) a fronte di tutte le altre proposte giunte dal territorio nazionale. Già a luglio, i cittadini della zona erano intervenuti con alcune operazioni di manutenzione come la riverniciatura della storica ringhiera in ferro battuto e la pulizia della struttura dalle piante infestanti, grazie all’intervento di sponsor privati. Ora, il progetto prevedrebbe una risistemazione dell’illuminazione, la ricollocazione dell’edicola votiva della Madonnina del ponte nella sua posizioni originaria e la realizzazione di spazi verdi per dar vita a nuovi centri di aggregazione e orti urbani. L’obiettivo è quello di evitare che il quartiere assuma un aspetto «eccessivamente commerciale o industriale» in seguito agli ultimi interventi edilizi approvati.

    «Naturalmente – chiosa Spiniello – non sarà semplice ottenere i finanziamenti, anche perché oltre al nulla osta del Comune sarebbe stata opportuna una manifestazione di interesse da parte dall’amministrazione. Invece, le specificazioni del sindaco rischiano di metterci i bastoni tra le ruote. Ma, in ogni caso, non ci fermeremo qui. Abbiamo raccontato la nostra storia a Marco Paolini la settimana scorsa e lo faremo ad Ascanio Celestini quando anche lui sarà allo Stabile. E poi abbiamo già 11 realtà associative disposte a darci una mano e una serie di ditte private che potrebbero procedere alle opere di riqualificazione».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Sperimentare il contemporaneo: storia dell’arte nelle gallerie genovesi

    Sperimentare il contemporaneo: storia dell’arte nelle gallerie genovesi

    villa-croce-parchi-DISperimentare il contemporaneo è il nuovo ciclo di conferenze sulla storia dell’arte contemporanea nelle gallerie genovesi, ospitate presso il Museo di Villa Croce.

    Cinque incontri, a partire da giovedì 24 ottobre, che si basano sull’idea di ripercorrere la storia dell’arte contemporanea attraverso la storia delle gallerie di Genova in conversazione con i suoi protagonisti.

    Gli interventi e le storie di galleristi, collezionisti, artisti, critici serviranno per conoscere, approfondire, e dibattere sulle esperienze che hanno segnato e reso fertile il dibattito culturale della nostra città, e per offrire una lettura non conformista di quanto è successo dai primi anni ’60 fino alla metà del decennio ’80.

    Le gallerie identificate per questo programma saranno presentate in una sequenza cronologica con una cadenza mensile.

    Il primo appuntamento sarà dedicato alla galleria La Polena: aperta nel centro storico della città nel marzo del 1963 da Edoardo Manzoni, con Rosa Leonardi, e attiva fino al 1995 si poneva, già dalla scelta del nome, come “punta avanzata” per l’aggiornamento e la comunicazione delle ricerche artistiche contemporanee.
    Nella seconda parte delle sua attività, che coincise con lo spostamento della sede in Piccapietra e successivamente in Palazzo Cattaneo della Volta, la linea di tendenza perseguita si precisò in un più deciso indirizzo astratto razionalista pur con un interesse verso movimenti e ricerche emergenti.

    Saranno ospiti e relatori di questo primo incontro Viana Conti e Sandro Ricaldone.

    I successivi appuntamenti della rassegna:
    12 novembre galleria Martini&Ronchetti – 1969
    26 novembre galleria Unimedia 1970
    5 dicembre Samangallery 1974
    18 dicembre Locus Solus 1982

    Inizio conferenze ore 17.30.

    [Foto Diego Arbore]

  • Sampierdarena, cittadini in piazza: misure anti alcol e risorse al Municipio

    Sampierdarena, cittadini in piazza: misure anti alcol e risorse al Municipio

    Via Cantore“No al degrado, Sampierdarena può risorgere” è lo slogan scelto per l’ennesima mobilitazione di cittadini e realtà associative da tempo impegnati per rilanciare il quartiere. Domani, mercoledì 23 ottobre, è in programma una “passeggiata” lungo le principali vie e piazze di Sampierdarena. L’appuntamento è alle ore 18 in piazza Barabino, poi il corteo sfilerà per via Buranello, piazza Vittorio Veneto, via Cantore e piazza Montano, per concludersi in piazza Settembrini. In prima linea Officine Sampierdarenesi, Amici di Piazza Settembrini, Circolo Auser Martinetti, Fondazione Teatro dell’Archivolto, Gazzettino Sampierdarenese, Volontari del Verde, ecc. Si va dagli obiettivi immediati, come la proroga dell’ordinanza anti-alcol in scadenza il prossimo 31 ottobre, alle proposte a lungo termine, quale la richiesta del conferimento di maggiori competenze, funzioni e risorse al Municipio Centro Ovest.

    La prima preoccupazione, quella più tangibile per i cittadini, resta la sicurezza. Associazioni e comitati sollecitano l’amministrazione comunale a prorogare il divieto di vendita degli alcolici. L’ordinanza anti alcol, però, va migliorata «Innanzitutto estendendo il divieto a zone che adesso, erroneamente, non sono state incluse – spiega Gianfranco Angusti, residente e portavoce delle Officine Sampierdarenesi – E poi occorre eseguire puntuali controlli sennò le belle intenzioni rischiano di non tradursi in fatti concreti, cosa che purtroppo è avvenuta finora».
    Inoltre, gli abitanti chiedono a gran voce uno stop al rilascio delle licenze per circoli o presunti tali, verifiche su quelli esistenti e la revoca delle licenze per circoli locali e sale giochi che non rispettano norme e leggi. Quella dei locali, fonte di disagio e situazioni indecorose, è una piaga sempre aperta. Infatti «Dopo che è stato chiuso il circolo Govi (zona via Carlo Rolando, angolo via Currò) – ricorda Angusti – in pochi mesi hanno aperto i battenti 4 o 5 nuovi locali».

    Altro punto all’ordine del giorno sono i lavori pubblici e la richiesta di veder finalmente completate le opere avviate. «I Por sono stati un’occasione persa per Sampierdarena – continua Angusti – Cantieri aperti e non conclusi, interventi che ancora devono essere messi a gara, mentre alcuni tra quelli finiti hanno portato a risultati anche discutibili».

    Infine, la mobilitazione di mercoledì 23 ottobre sarà l’occasione per aprire una riflessione, che merita di essere allargata all’intero territorio, sul decentramento amministrativo mai del tutto messo in atto. Le realtà associative sampierdarenesi propongono all’amministrazione di Palazzo Tursi di conferire al Municipio Centro Ovest tutte le deleghe e le competenze utili a far fronte ai problemi quotidianamente segnalati dai cittadini. «All’interno della nuova Genova Città Metropolitana è già prevista una ridefinizione del ruolo dei Municipi – conclude Angusti – In questo senso, un Municipio dotato di maggiore voce in capitolo su determinate questioni, potrebbe cambiare le cose. Le faccio soltanto l’esempio del rilascio delle licenze per i locali: se l’ente municipale fosse almeno chiamato ad esprimere una sorta di parere preventivo, forse sarebbe possibile evitare nuove aperture».

     

    Matteo Quadrone

  • Le parole del nostro tempo: nuova serie di incontri a Palazzo Ducale

    Le parole del nostro tempo: nuova serie di incontri a Palazzo Ducale

    archivio-libri-scrittura-D3Martedì 22 ottobre inizia a Palazzo Ducale la serie di incontri Le parole del nostro tempo: filosofi, antropologi, scienziati si misurano con i termini che segnano la nostra quotidianità per cercare di uscire da tanti luoghi comuni e ritrovare il senso delle parole di tutti i giorni.

    Simbolo della rassegna, i sampietrini, i blocchetti di basalto usati per lastricare le strade e le piazze. Come i sampietrini, le idee sono la base che ci permette di orientarci e camminare nel mondo.

    Anni di propaganda ideologica e mediatica hanno reso malferma quella base e confuso i punti di riferimento della conoscenza e dell‘impegno civile e con questa nuova serie di incontri con autori di fama internazionale, si tenta di ricostruire le strade di un sapere efficace e di un libero confronto pubblico per il 21esimo secolo.

    Martedì 22 ottobre, ore 17.45
    Vita
    Edoardo Boncinelli
    docente di Biologia e Genetica, Università
    Vita-Salute San Raffaele di Milano

    Martedì 12 novembre ore 17.45
    Cultura
    Marco Aime
    docente di Antropologia culturale, Università di Genova

    Martedì 19 novembre ore 17,45
    Scienza
    Gilberto Corbellini
    docente di Storia della medicina e Bioetica, La Sapienza Università di Roma

    Lunedì 2 dicembre 2013, ore 17.45
    Televisione
    Carlo Freccero
    autore televisivo ed esperto di comunicazione, già direttore di Rai 2 e Rai 4

    L’ingresso a tutti gli incontri è libero.

    Il progetto è a cura di Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Circolo dei Lettori di Torino e Federazione operaia Sanremese.

  • Stefano Bollani, concerto a sostegno del teatro dell’Archivolto

    Stefano Bollani, concerto a sostegno del teatro dell’Archivolto

    Stefano BollaniMartedì 22 ottobre al teatro dell’Archivolto proseguono le iniziative Archivolto Viva a sostegno del teatro di Sampierdarena.

    Superospite della serata, Stefano Bollani in un imperdibile piano solo:  oltre a essere un formidabile pianista, l’artista milanese è un musicista particolarmente eclettico e ricchissimo di citazioni musicali, che ama scherzare e improvvisare con il pubblico.

    Un talento purissimo, riconosciuto a livello europeo ma non solo, che nel corso degli anni ha conquistato numerosi premi e riconoscimenti prestigiosi.

    Ha collaborato con molti grandi musicisti  come Richard Galliano, Phil Woods, Lee Konitz, Miroslav Vitous, si è esibito sui palchi piú prestigiosi del mondo,  ha inciso con l’Orchestra Gewandhausorchester Leipzig diretta da Riccardo Chailly il CD Rhapsody in Blue – concerto in F, primo disco di musica classica a entrare in Italia nella top ten pop.

    Non mancano le apparizioni in radio, tv, teatro, e le collaborazioni con artisti della scena pop-rock italiana  come Elio e le storie tese, Samuele Bersani, Fabio Concato, Daniele Silvestri, Joe Barbieri, Paolo Benvegnu’, Bandabardo’, Irene Grandi, Massimo Ranieri e Johnny Dorelli).

    Inizio concerto ore 21, ingresso 30 euro, abbonati Archivolto 25 euro.

     

    [foto Erminando Aliaj]

  • Ghettup Tv, futuro incerto per la casa di quartiere del centro storico

    Ghettup Tv, futuro incerto per la casa di quartiere del centro storico

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    Inaugurata ufficialmente il 24 febbraio 2011 e già attiva dal 2010, la casa di quartiere GhettUp di Vico Croce Bianca 7-11r, è ormai vicina al quarto compleanno. Nata come progetto sociale in aiuto degli immigrati e dei soggetti che vivono disagi, la casa di quartiere è stata fondata grazie alla sinergia di vari soggetti, capofila la Comunità di San Benedetto al Porto: non a caso, la casa di quartiere era stata inaugurata e fortemente voluta dallo stesso Don Gallo. Insediatasi nel cuore del ghetto, tra Vico della Croce Bianca e ghettup2Via del Campo, la casa era una delle cinque azioni previste da un “contratto di quartiere” messo a punto dalla Civica Amministrazione e poi affidata a seguito di promulgazione di bando pubblico, a una rete di associazioni virtuose e attive sul territorio. Il tutto, con la durata prevista di 4 anni. L’idea di inserire la casa nella zona del ghetto non era affatto casuale: A.R.R.E.D. Spa (agenzia per il recupero edilizio a partecipazione comunale e dell’immobialiare Ri.GeNova per il supporto a interventi nel settore del recupero edilizio) aveva individuato l’area urbana densa di problematiche e l’aveva proposta per il recupero mediante realizzazione di interventi urbanistici e architettonici.

    Per l’avvio del progetto, all’epoca vari soggetti si erano attivati per elargire sovvenzioni: nel 2010 erano stati stanziati 7 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture, mentre i locali di Vico della Croce Bianca erano stati concessi in locazione dall’immobiliare pubblica Ri.GeNova srl con servizi, sviluppati soprattutto a favore degli immigrati. Non erano mancati anche aiuti dall’Amministrazione, che sin dal primo momento ha creduto molto nel progetto: come da accordi, sono arrivati finanziamenti per i primi due anni, mentre gli altri due sarebbero dovuti essere a carico delle associazioni e di altri eventuali finanziatori privati. Restava valido lo sgravio del canone di locazione.

    Trattandosi di un bando a scadenza quadriennale, il progetto GhettUp sta per volgere al termine. Nella primavera 2014 scadrà il mandato delle associazioni che oggi hanno in gestione la casa di quartiere e, nonostante le sollecitazioni, non si sa ancora quale sia la volontà dell’Amministrazione: rifinanziare il progetto, emettere un nuovo bando, ripensare in qualche modo il futuro di GhettUp, o lasciare cadere tutto nel nulla. Da parte delle associazioni, la speranza è quella di poter proseguire con un progetto che è costato impegno e fatica e che ha visto i volontari investire anima e corpo. Siamo andati nel ghetto e abbiamo intervistato Gianfranco Pangrazio dell’Associazione Leonardi V-Idea e coordinatore del comitato di redazione di GhettUp Tv.

    Che cos’è GhettUp e cosa ha fatto in questi anni per il ghetto?

    «È una casa di quartiere, un luogo aperto a chiunque: migranti, profughi, persone di ogni età che vivono disagi legati all’emigrazione o all’emarginazione di ogni tipo si rivolgono a noi per risolvere problemi burocratici e legali, o anche solo per una chiacchierata, per momenti di gioco e doposcuola. È come un contenitore con dentro varie cose: sono cinque i progetti totali cui abbiamo dato vita in questi anni e di cui possono fruire non solo gli abitanti del ghetto ma tutta la città, anche allo scopo di aprire il quartiere verso l’esterno e farlo conoscere alla gente. In primis, abbiamo creato GhettUp Tv, esperienza autogestita che parte dal basso che per ora trasmette via web: un modo per mettere il mezzo a disposizione delle persone, insegnando i linguaggi e le tecniche di utilizzo degli strumenti di ripresa e organizzando vari laboratori per la documentazione. In questo modo, vogliamo che la città (di tutti) si racconti in tutte le sue forme.

    Inoltre, è attivo anche un corso di alfabetizzazione per immigrati, organizzato dall’Associazione Il Ce.Sto; un punto per la consulenza legale attivato dalla Comunità di San Benedetto; corsi di pittura dell’Ass. San Marcellino. Inoltre, in questi locali si riuniscono anche un comitato di quartiere e un centro ecologico per la messa a punto degli interventi da attuare nella zona, come lavori di pulizia e misure igieniche contro la proliferazione di topi e piccioni: si potrebbe pensare che si tratta di un problema comune a molte aree del centro storico, ma qui la situazione è aggravata dal fatto che anni fa erano stati condotti dall’Amministrazione dei lavori di scavo e ristrutturazione del manto stradale, che hanno portato in luce tane di topi. Non da ultimo, GhettUp ospita anche l’Associazione Princesa per i diritti dei transgender e contro l’omofobia, fondata nel 2009 da Don Gallo e dalla Comunità di San Benedetto: il tutto, per favorire la sensibilità sotto il profilo socio-politico, oltre che umano, e per creare momenti di incontro, conviviali e di confronto, nel quartiere. Le trans che lavorano qui sono solite riunirsi nella piazza senza nome del quartiere e che è conosciuta da tutti come Piazza Princesa, ma che presto verrà intitolata a Don Andrea Gallo».

    Piazza Don Andrea Gallo, Genova Piazza Don Gallo, Ghetto

     

     

     

     

     

    Il ghetto: che quartiere era e come è cambiato con l’arrivo di GhettUp?

    «Il ghetto è una zona particolare, come un’”enclave” esclusa dai normali transiti del centro. È una casa a cielo aperto, in cui tutti si conoscono: non immune da problematiche e conflitti, è anche un luogo di scambio di idee e di confronto. Non a caso, proprio nel 1600 l’antico ghetto ebraico è venuto a costituirsi qui e non a caso qui da decenni lavorano le trans (di cui solo una, Ulla, abita nel ghetto, mentre le altre non vogliono vivere qui). Esemplare, a tale proposito, il caso di Princesa: da quando siamo qui nel ghetto, le stesse trans collaborano con GhettUp, dando una mano agli immigrati, creando contatti, portando da noi persone in difficoltà (da ultimo un 15enne senegalese scappato da Bergamo): da parte loro non si tratta di “tolleranza” o  filantropia imposte, ma di un esempio di solidarietà vera e pregnante, che deriva da una condizione di vita vissuta. Prima quartiere tristemente famoso per il degrado, la delinquenza e l’attività di spaccio di droga, oggi le condizioni di salute del ghetto sembrano notevolmente migliorate: grazie a GhettUp, che con le sue attività ha creato aggregazione e occupazione per le persone con varie problematiche, e ha svolto attività di presidio sul territorio contro la delinquenza, troppo lontana dagli occhi dell’Amministrazione, spesso non curante. Il tutto è stato possibile anche grazie alla sinergia con altri soggetti del quartiere, come la moschea Khald Ibn Alwalid, sensibile e operativa, e con l’introduzione di negozi vari, come il centro stampa di “Piazza Princesa”».

    Quali sono le previsioni per il futuro di GhettUp e nello specifico di GhettUp Tv?

    vico croce bianca

    «Nel 2014 scadrà il mandato della rete di associazioni, così come previsto dal bando promulgato dal Comune di Genova. GhettUp è nata nell’ambito del “contratto di quartiere”, che ora non esiste più, allo scopo di mettere a punto 5 progetti di recupero della zona. All’inizio, erano state avviate più iniziative rispetto a quelle che ci sono ora: anche uno sportello del cittadino (oggi solo a livello informale e di accoglienza), corsi per minori, ecc. Il progetto ha generato grandi entusiasmi, tanto che altre associazioni, oltre a quelle della rete originaria, si sono accodate e sono diventate partner. Oggi è venuto a crearsi un circolo virtuoso tra singole persone, con contributi significativi per la rinascita del ghetto: vogliamo che il quartiere torni ad alzare la testa. Tuttavia, adesso sembra si sia giunti a uno stop inderogabile: abbiamo provato a contattare l’Amministrazione per sapere se il nostro mandato verrà prolungato o se ci sono proposte per il ripensamento di GhettUp in altre forme, in modo da farlo proseguire, ma non abbiamo risposte. Noi di GhettUp Tv ci siamo confrontati con una giunta “autistica”, incapace di comunicare, evasiva e non in grado di ripensare le cose. Per quanto riguarda la nostra tv, in particolare, il Comune ha messo a disposizione i primi due anni 12mila euro totali  per l’acquisto di attrezzature varie, mentre non siamo stati sovvenzionati in seguito, come da accordi. Tuttavia, siamo riusciti ad andare avanti, e bene: testimonianza del fatto che per sopravvivere non abbiamo bisogno di molto. Come tv, siamo molto radicati: siamo in circa 6/7 persone e nessuno di noi riesce a portare a casa uno stipendio a fine mese, ma abbiamo messo il cuore in questo progetto e non intendiamo abbandonarlo, tanto che prima di arrenderci all’inevitabile siamo disposti a mettere in atto una “occupazione pacifica”. Lavoriamo sotto le soglie del volontariato, speriamo che la scadenza del mandato sarà l’occasione per l’afflusso di finanziamenti privati che ci permettano di proseguire in questo lavoro, che per noi è soprattutto un “impegno morale”».

     

    Elettra Antognetti

    Era On The Road

    Questo articolo è stato scritto grazie ai sopralluoghi di #EraOnTheRoad. Contattaci per commenti, segnalazioni e domande: redazione@erasuperba.it

     

     

    Il giorno 21/10 sono state revisionate dalla redazione alcune parti del testo. Per qualunque chiarimento in merito: redazione@erasuperba.it

  • San Teodoro, salita San Francesco da Paola: antica creuza da valorizzare

    San Teodoro, salita San Francesco da Paola: antica creuza da valorizzare

    san teodoro. salita san francesco da paola.001Manutenzione e pulizia per San Teodoro – quartiere cerniera tra centro città, Ponente e Val Polcevera – spesso considerato il “fratello minore” di Sampierdarena nonostante sia il luogo d’approdo per migliaia di croceristi di passaggio in città. Sono le richieste degli abitanti stanchi di una non curanza che la fa da padrona.
    Nel mirino delle critiche ci sono le aiuole ubicate dinanzi alla fermata della metropolitana di Dinegro, sporche e abbandonate, ma soprattutto – per il suo valore storico, artistico e paesaggistico – le precarie condizioni della creuza di salita San Francesco da Paola, antico percorso che conduce all’omonimo Santuario (noto anche come Santuario dei Marinai) da dove si gode di un panorama invidiabile, oggi parzialmente ostruito da una vegetazione crescente.

    Partiamo dalle aiuole di Dinegro. Aree verdi – progettate dall’architetto e neo senatore a vita, Renzo Piano – attualmente colme di erbacce e rifiuti che cittadini, associazioni e comitati di quartiere propongono di recuperare grazie al contributo del volontariato attivo e successivamente destinare a giardino protetto per bambini da intitolare a Don Andrea Gallo, figura molto amata a San Teodoro vista anche la vicinanza con la Comunità di San Benedetto al porto.
    «Occorre ripristinare il decoro e dedicare uno spazio ai più piccoli in un territorio avaro in questo senso – racconta Aurora Mangano, residente impegnata con le realtà associative di zona – Qui, infatti, gli unici luoghi verdi puliti e controllati sono il giardino dell’Erba Voglio in via Ferrara e il giardino dell’Uva Fragola al Circolo Bottino in piazza Pestarino, guarda caso aree gestite volontariamente dai cittadini e così strappate all’incuria».

    Discorso più complesso è, invece, quello riguardante salita San Francesco da Paola, creuza dissestata ormai divenuta percorso ad ostacoli, mentre dal piazzale panoramico del Santuario dei Marinai – quest’ultimo famoso per la presenza di opere d’arte e numerosi ex voto – oggi è quasi impossibile ammirare il porto a causa di una crescita disordinata della vegetazione.
    La creuza «È una salita antichissima, originariamente molto più lunga e più stretta, in seguito tagliata dalla ferrovia e allargata nell’800», racconta Mangano. Realizzata con una parte centrale in mattoncini intramezzati da tavelloni di pietre e lateralmente fiancheggiata da “rissëu” (ciottoli).  «Un tempo era percorsa solo dai carretti. Ed è ancora valido il limite massimo di peso, pari ad 1 tonnellata, a cui è consentito il transito. Adesso, però, la creuza viene utilizzata da mezzi a motore di tutte le dimensioni. E non potrebbe essere altrimenti, data la presenza di palazzi a fianco dei quali nuovi parcheggi, costruiti nel corso degli anni, hanno rimpiazzato giardini e altri spazi condominiali».

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    san teodoro. salita san francesco da paola.006La criticità maggiore è la mancanza di manutenzione di salita San Francesco da Paola che, inevitabilmente, genera una serie di problemi. In particolare legati al veloce scorrimento dell’acqua piovana – soprattutto a causa della parziale assenza di tombini – che trascina con sé sabbia, terra ed altri materiali verso valle.
    «Negli anni scorsi si sono verificati diversi allagamenti in Piazza San Teodoro – ricorda Mangano – Purtroppo i ciottoli sono precari e soggetti a facili smottamenti. Le piogge peggiorano le cose e così rischiamo di perdere l’unicità di questa creuza, oltre a complicare la vita degli abitanti costretti a percorrerla a piedi. Il limite di 1 tonnellata, ovviamente, non viene più rispettato. Quindi, per risolvere i problemi, è necessario un intervento di modifica della pavimentazione, magari trovando il modo di assestare adeguatamente i ciottoli».
    Inoltre, a complicare la situazione sono alcune scelte errate del passato «Come l’aver piantato dei bagolari, alberi robusti con radici poderose che escono dal terreno (complicando la tenuta della creuza) e chiome foltissime che continuano a perdere, riempiendo di foglie la salita – sottolinea Mangano – Queste piante vengono potate soltanto una volta ogni 4-5 anni, decisamente troppo poco. Insomma, noi all’amministrazione pubblica chiediamo maggiore manutenzione e degli interventi puntuali di pulizia della creuza».

    «Oggi non ci sono più i mecenati che negli anni gloriosi della Superba mettevano a disposizione le loro risorse per abbellire Genova – conclude Mangano – però esistono i fondi europei, ad esempio, che spesso scopriamo inutilizzati per la mancanza di relativi progetti. Eppure la creuza di salita San Francesco da Paola e il Santuario dei Marinai sono gioielli della città che si trovano a pochi passi dagli sbarchi delle crociere. E migliaia di turisti potrebbero fruire della bellezza di questi luoghi se solo ci fosse la volontà di valorizzarli».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Un piccolo gioco senza conseguenze: spettacolo al teatro della Gioventù

    Un piccolo gioco senza conseguenze: spettacolo al teatro della Gioventù

    Un piccolo gioco senza conseguenze teatro della GioventùDal 22 ottobre e fino all’1 dicembre, il teatro della Gioventù ospita lo spettacolo Un piccolo gioco senza conseguenze di Gerald Sibleyras e Jean Dell, per la regia di Eleonora d’Urso.

    Una commedia divertente, garbata e attuale, vincitrice di ben 5 premi Moliere, che ha conquistato negli anni un grande successo di pubblico e di critica.

    LA TRAMA Chiara e Bruno sono fidanzati da 12 anni e per tutti sono una coppia da imitare. Alessia è la migliore amica di Chiara ma ha da sempre un debole per Bruno. Patrizio è il cugino scroccone, squattrinato e petulante di Bruno nonché fan sfegatato della coppia Bruno-Chiara. Sergio è il seduttore, acerrimo nemico d’infanzia di Bruno e da sempre innamorato di Chiara.

    Chiara, Bruno, Alessia, Patrizio e Sergio, si ritrovano alla festa di addio che celebra la vendita del casale di famiglia di Bruno. Gli ingredienti per una festa con i fiocchi ci sono tutti ma Chiara, messa alle strette dalla stupidità di Patrizio, decide di confessargli la fine della sua storia con Bruno. L’ingenua bugia di Chiara in pochi minuti fa il giro degli invitati innescando così una serie di equivoci concatenati tra loro da tempi serratissimi che portano a svelare i desideri più insospettabili e le intenzioni più nascoste di tutti e 5 i protagonisti.

    Riuscirà Chiara a rimediare alla sua bugia? Alessia troverà il coraggio di farsi avanti con un Bruno solo apparentemente single dopo anni di fidanzamento? Sergio sarà abile abbastanza da sedurre una Chiara sempre più confusa dagli eventi? Ma soprattutto, Patrizio, rimasto senza più un appoggio, da chi andrà a dormire?

    Il pubblico amerà questa breve pochade che dura meno di due ore e che verrà rappresentata senza intervallo, ma soprattutto si immedesimerà nei personaggi seguendone la vicenda senza riuscire a distrarsi mai.

    Il tutto sarà impreziosito dalle splendide musiche di Giua, composte appositamente per questo spettacolo.

    Orari spettacoli
    Dal martedì al sabato ore 21; domenica ore 15.30
    venerdì 1, sabato 2 e sabato 9 novembre anche ore 19
    La Compagnia riposa i lunedì

    Biglietti
    Anteprime: intero 10€, under30 8€, under12 5€, 1€
    Repliche (dal martedì al giovedì): intero 18€, over60 14€, convenzioni 12€, soci Coop 10€
    Repliche (dal venerdì alla domenica): intero 20€, over60 16€, convenzioni 14€, soci Coop 12€
    Riduzioni valide per tutte le repliche: promotori 10€, gruppi (minimo 15 persone) 10€, under30 8€, under12 5€, scuole 5€
    Dal 4 Novembre 2013 | Biglietti “Un piccolo gioco senza conseguenza” + “Closer”
    Repliche: Intero 25€, over60 21€, convenzioni 19€,
    soci Coop e gruppi (minimo 15 persone)15€, under30 10€

  • Report, uscire dall’euro: strafalcioni di Milena Gabanelli e Stefania Rimini

    Report, uscire dall’euro: strafalcioni di Milena Gabanelli e Stefania Rimini

    report-gabanelli-2“Ma la Gabanelli non doveva fare una puntata sull’euro”? Seguendo questa mia piccola curiosità, l’altra sera accendo la televisione su RAI 3 e trovo proprio una puntata di Report su uscita dall’euro, ridenominazione del debito, fiscal compact e riforme fatte in Germania. Non che mi aspettassi gridi d’allarme contro le storture della moneta unica o accorati appelli contro le assurde regole di bilancio europee. Speravo però di resistere più di un quarto d’ora: e non ce l’ho fatta.

    Sono bastati pochi minuti di trasmissione perché il dibattito pubblico facesse di colpo un balzo indietro di almeno due anni, col ritorno di luoghi comuni talmente vecchi, che si pensava non fossero più utili a spaventare la gente. Invece l’inchiesta di Stefania Rimini, che si proponeva nelle intenzioni di smontare le dichiarazioni inconsulte dei politici, alla prova dei fatti si segnala soprattutto per la superficialità d’analisi; e il titolo del servizio, “Sparala grossa”, deve purtroppo essere preso come un manifesto giornalistico.

    Alcune perle in ordine sparso.

    – Alessandro Penati (economista): «(Uscire dall’euro) significherebbe che tutti i nostri risparmi sono svalutati del 30%». Stefania Rimini: «Uscire dall’euro equivale a una patrimoniale del 30%. Questo però non te lo dicono quelli che lo propongono».

    Invece te lo dicono: sei tu che non ci hai capito una beneamata mazza. Chi si troverà le nuove lire in mano, certamente avrà una moneta che nelle previsioni dovrebbe andare a svalutarsi del 20/30% rispetto al marco/euro. E non è un effetto collaterale: è l‘obiettivo numero uno. Il senso dell’uscita è proprio ripristinare valute che riflettano la reale differenza tra le varie economie. Ma questo non significa perdere il 30% di potere d’acquisto, perché la svalutazione avviene nel confronto con le altre valute, cioè altri paesi, non con il macellaio o il panettiere sotto casa. Andare in vacanza a Berlino potrebbe essere in effetti più caro del 30% (a tutto vantaggio delle nostre mete turistiche): ma in Italia, il giorno dopo l’uscita, si farà la spesa esattamente come il giorno prima, perché anche i prezzi si svaluteranno come i salari.

    Altro discorso più complesso (ma Stefania Rimini lo ignora) sarebbe il destino delle merci che importiamo dall’estero, che col nuovo cambio diverranno più costose: ma anche qui, come è già stato rilevato, non ha senso attendersi un aumento generale dei prezzi del 30%, ossia un’inflazione corrispondente alla svalutazione; è più probabile, invece, un’inflazione più bassa e sostenibile, i cui eventuali effetti negativi potrebbero essere smorzati semplicemente agganciando di nuovo le retribuzioni all’aumento del costo della vita (vedi alla voce “scala mobile”).

    – Daniel Gros (economista): «(I Tedeschi hanno tagliato) nel momento giusto mentre gli altri paesi tra cui soprattutto l’Italia hanno aumentato le spese, pensando che le entrate aumentassero per sempre».

    E’ vero l’opposto. Nel primo decennio dell’euro (1999-2008) il debito pubblico tedesco è andato dal 61% al 67% del PIL (dicesi “aumento”), mentre il nostro è passato dal 113% al 106% (chiamasi “diminuzione”). Oggi il debito tedesco è quasi l’82% del PIL: ciò significa che dal 1999 a oggi la Germania ha aumentato il proprio debito pubblico del 34% (82 : 61 = 1,34). Noi siamo al 133,2% del PIL: quindi nello stesso periodo abbiamo aumentato il rapporto debito/PIL di meno del 18% (133 : 113 = 1,176), cioè, in proporzione, la metà dei Tedeschi.

    – Stefania Rimini (spiegando il fiscal compact): «Il rapporto (debito/PIL) è 130%. Dobbiamo arrivare a 60, calando di un ventesimo l’anno. La differenza tra 130 e 60 è 70, un ventesimo è 3,5. L’anno dopo non calcoleremo più su 130, ma su 126,5. E la differenza non è più 70, ma 66,5. E così via, ogni anno si ricalcola. Se intanto c’è una piccola crescita e un po’ di inflazione che gonfia il PIL, se il debito resta fermo il rapporto debito/PIL si mette a posto per conto suo. E si arriva al 60% senza strangolare nessuno».

    Va bene: contiamo. Nel 2012 siamo stati intorno ai 1565 miliardi di PIL. Quanto è il 3,5% di 1565? Circa 55 miliardi. Ripeto: 55 miliardi di tagli in un anno. Per capirci, il paese sta litigando perché abbiamo appena fatto una manovrina da 11,5 miliardi… Ma Stefania Rimini e Milena Gabanelli non trovano che questo comporti “strangolare” la nostra economia, perché poi l’anno successivo le cose cambiano.

    Va bene: contiamo di nuovo. Secondo la visione proposta, l’anno successivo siamo a un rapporto debito/PIL pari a 126,5%: dunque dobbiamo tagliare solo un ventesimo di 66.5%, che corrisponde al 3,325% del PIL. Se nel frattempo il PIL in valore assoluto non è cambiato, allora per l’anno in corso dobbiamo tagliare solo 47 miliardi. Quarantasette miseri miliardi: una passeggiata!

    Certo, le cose sono più complesse di come le racconta Stefania Rimini. Se cominciamo a crescere, aumenta il PIL, il rapporto col debito scende e la percentuale da tagliare diminuisce. Ma c’è un piccolo dettaglio: non cresciamo.

    Da quando ci hanno sottoposti a queste “cure” a base di tagli, la recessione si è ulteriormente inasprita: il PIL è sceso, mentre il debito pubblico è aumentato. Basta aprire google, scrivere “debito pubblico italiano” e – voilà! – appare un bel grafico dove si vede plasticamente quello che sto dicendo. Il debito pubblico prima della crisi, seppur lentamente, scendeva: dalla crisi in avanti è schizzato alle stelle. Quindi se il rapporto debito/PIL sale, la percentuale da tagliare aumenta progressivamente, anziché diminuire.

    Conclusioni

    economia-soldi-D1Vediamo allora di trarre le dovute conclusioni da questa bella carrellata di orrori giornalistici, cercando anche per quello che è possibile di mettere da parte il sarcasmo. Parliamo sicuramente di temi complessi: io non ho una laurea in economia, come evidentemente non ce l’hanno neppure Stefania Rimini e Milena Gabanelli. Per cui, tutti possiamo sbagliare: siamo umani, magari abbiamo certe idee in testa e gli errori possono sempre capitare. Però…

    Però vorrei capire come fa un giornalista professionista a raccontare tutta una bella favoletta su come funziona in teoria una regola europea “un sacco bella”, senza accorgersi che la realtà sta andando esattamente al contrario, producendo una catastrofe economica che non si è mai vista nella storia di questo paese. Passi che per affrontare un problema così complesso si prenda il primo che passa che ha la targhetta “economista” e gli si faccia dire due cose senza nemmeno controllare: ma come si fa a parlare di tagli per decine di miliardi di euro l’anno che “non strangolano nessuno” in un paese in cui l’economia è esattamente strangolata? Verrà il dubbio che nella favola che stai raccontando forse c’è qualcosa che non va?

    Ma il problema non è Report: il problema è come faccia un programma così serio a fare errori così macroscopici. E la spiegazione che mi do è molto semplice: viviamo nel pregiudizio e nel conformismo e non ce ne accorgiamo.

    L’errore di Stefania Rimini è stato proprio non rendersi conto del pregiudizio iniziale. Proporsi di smentire le balle dei politici, infatti, comporta appunto assumere la prospettiva che essi tendano a mentire con facilità ai propri elettori: e chi mente meglio di un comico e di un pregiudicato che farneticano di improbabili soluzioni magiche per l’economia, soluzioni che apparentemente tutta l’informazione più qualificata rifiuta?

    Così però vai fuori strada: se pensi che chi parla di uscita dall’euro farnetichi, allora non occuparti neppure dell’argomento; ma se lo prendi in considerazione e ti proponi di verificarlo, allora devi farlo per davvero: come minimo devi intervistare gli economisti che sostengono questa posizione. Invece la sbrigatività con cui è stato liquidato il tema è la miglior prova che l’autore aveva già in testa le conclusioni ancora prima di cominciare.

    Questo pregiudizio lo dobbiamo alla pervasività della cappa di conformismo nella quale viviamo, a cui non è scampata nemmeno una giornalista altrimenti molto professionale come Milena Gabanelli. “L’euro ci ha salvato”, “uscire è una soluzione troppa comoda”, “il vero spread tra Germania e Italia sono le riforme mancate” e altri luoghi comuni fanno presa perché a prima vista appaiono plausibili, ma – fateci caso – nei dibattiti televisivi non vengono mai giustificati o dibattuti scientificamente. Non solo l’euro non si discute; ma non si presentano nemmeno le teorie economiche dei premi nobel che contestano l’austerità. È tutto un “dedicheremo una puntata”, un “torneremo sull’argomento”, ma poi si liquidano questi temi in poche parole, come se non fossero importanti, per dedicarsi a Berlusconi, Renzi e ai 15 euro in busta paga. Ma cosa c’è di più importante oggi che non sapere se chi ci governa segue la giusta ricetta anti-crisi oppure se segue quella sbagliata? Pensateci bene: in questo momento se non c’è dibattito non dico sull’euro, ma almeno sulle teorie economiche, vuol dire che non c’è dibattito affatto.

     

    Andrea Giannini

    Addendum 18 marzo 2014

    Una precisazione a seguito di alcuni commenti dei lettori: nell’articolo i conti sul fiscal compact sono stati fatti prendendo alla lettera la spiegazione fornita da Sabrina Rimini nel servizio, con l’intento di dimostrarne l’assurdità. Ma attenzione: questi conti, pertanto, non rispecchiano la realtà delle cose.
    La realtà è più complessa. Vediamola prendendo a spunto un post dal blog del prof. Bagnai.

    Il professore precisa che il calcolo dell’impatto annuale del fiscal compact va fatto tenendo conto della stima prevista. Ossia, è pur vero che il rapporto debito/PIL deve arrivare al 60% diminuendo (almeno) di 1/20 l’anno: ma nel frattempo la correzione va a impattare sulla previsione stimata.

    Per esempio, se oggi ho il debito a 1000€ e il PIL a 1000€, e dunque un rapporto debito/PIL del 100%, allora, per arrivare al 60%, devo diminuire in 20 anni del 40%: e visto che il 40% diviso 20 anni fa un 2% annuo, allora l’anno successivo avrò come target per le mie finanze pubbliche il 98% (100%-2%) del rapporto debito/PIL.

    Tuttavia ciò non significa che io alla fine taglierò davvero 20€ (cioè il 2% del mio debito di 1000€). Infatti le stime del debito e del PIL per l’anno prossimo potrebbero essere diverse.
    Potrei avere, ad esempio, senza correzioni ma semplicemente per il normale andamento dell’economia, per precedenti tagli o per chissà cos’altro, un debito di 990 e un PIL di 1000, con un rapporto del 99%.
    Ciò significa che, tenendo a mente l’obiettivo del 98%, dovrò preoccuparmi di tagliare in vista dell’anno prossimo solo un 1% (99%-98%), ossia 10€.

    Sulla base di questo ragionamento il prof. Bagnai prende in considerazione le stime del FMI per il 2014 e il 2015, e arriva a calcolare un taglio effettivo in vista dell’anno prossimo di “soli” 38,4 miliardi di euro.
    Il che ovviamente non fa che confermare il mio articolo.

    Non solo, infatti, le previsioni parlano di cifre astronomiche, nell’ordine delle decine di miliardi, che dunque “strangolano” la nostra economia a tutti gli effetti; ma – ciò che più conta – queste previsioni non tornano mai: sono anzi costantemente sottostimate.
    Come ho scritto: “Da quando ci hanno sottoposti a queste “cure” a base di tagli, la recessione si è ulteriormente inasprita: il PIL è sceso, mentre il debito pubblico è aumentato”. Lo stesso dicasi per il futuro.
    Secondo Bagnai: “tutto questo ragionamento si basa su due punti cruciali: la correttezza degli scenari previsionali (non mi è molto chiaro in che modo questi vengano costruiti dalla Commissione Europea, ma lo si può studiare), e l’ipotesi eroica che una correzione di alcune decine di miliardi, se apportata via deficit, lasci invariato il Pil! Questa seconda ipotesi è particolarmente balorda, perché presuppone un moltiplicatore pari a zero”.
    Insomma, il punto è chiaro: le ipotesi di correzioni del rapporto debito/PIL attraverso l’austerità non tornano quasi mai, perché sottostimano l’impatto recessivo dei tagli.