Mese: Ottobre 2013

  • Beni del Demanio, acquisto gratuito: il Comune di Genova prepara la lista

    Beni del Demanio, acquisto gratuito: il Comune di Genova prepara la lista

    Veduta notturna del Centro Storico di GenovaCon il parere unanime favorevole del Consiglio comunale – e già qui ci sarebbe la notizia, considerate le scintille delle ultime seduteè iniziato ufficialmente il percorso per l’acquisizione a titolo gratuito dal Demanio di una lunga serie di strutture che potrebbero modificare sensibilmente la viabilità e l’aspetto di Genova nel prossimo futuro, di pari passo con il nuovo Piano Urbanistico. Un elenco di dodici pagine sciorina i beni che entro il 30 novembre potrebbero passare dal Demanio a Palazzo Tursi. Una lista di aree, terreni, immobili, gallerie e forti che non è assolutamente esaustiva e potrà essere implementata a seconda delle segnalazioni, delle esigenze e delle proposte dei municipi e del territorio.

    Si preannuncia, dunque, un tour de force per gli uffici comunali che in una cinquantina di giorni dovranno predisporre un’istruttoria per ciascuno dei beni che Tursi intende acquistare, specificandone la descrizione, le finalità di utilizzo futuro e le risorse finanziarie previste per lo stesso. Toccherà, poi, alla Giunta dare il via libera alla presentazione formale della richiesta, prestando particolare riguardo agli aspetti ambientali, geomorfologici e idrogeologici del territorio, nonché alla fattibilità tecnico-economica degli interventi di ripristino. Dopodiché la palla passerà definitivamente al Demanio che valuterà la bontà delle richieste pervenute dagli Enti Locali.

    Quello di oggi rappresenta certamente un passo importante per la Genova del futuro. Non va dimenticato, però, che in un contesto alquanto tragico per quanto riguarda le casse comunali, non sarà facile reperire le risorse necessarie per la bonifica dei beni acquistati e per la loro riconversione d’uso. Diverso il ragionamento se buona parte di queste aree e strutture venissero rivendute ai privati, dal momento che la legge statale non pone vincoli in merito. Un comportamento, d’altronde, che ben si sposerebbe con la volontà che più volte il premier Letta ha annunciato di dismissione parziale del patrimonio pubblico per risanare le casse dello Stato. «Ma il nostro obiettivo principale non è questo», risponde a precisa domanda l’assessore al Bilancio, Francesco Miceli. «I beni e le aree che richiederemo saranno soprattutto utili per il patrimonio immobiliare della città. Ogni elemento avrà una sua specifica funzionalità nell’ottica del miglioramento di servizi e viabilità. Questo non è tanto il momento di pensare alle “coperture” economiche, quanto quello di capire quali sono i beni che ci possono essere più utili e in quale prospettiva».

    Un lungo elenco: immobili, terreni, greti dei torrenti, gallerie antiaree, forti…

    righi-forti-DIL’attenzione di tutti si rivolge immediatamente all’ex Caserma Gavoglio, al Lagaccio, per la quale la delibera approvata prevede una norma specifica. Viene, infatti, dato mandato agli uffici competenti di procedere con urgenza su questa pratica e verificare l’eventuale disponibilità del Demanio a consegnare anticipatamente l’area. Se non nella sua interezza, quantomeno per quanto riguarda la zona tra i due cancelli d’ingresso, dove dovrebbe sorgere il nuovo parcheggio per i residenti di Via Ventotene, e i tratti  necessari alla messa in sicurezza del territorio circostante.

    Ma già in questa prima versione dell’elenco compaiono altri beni piuttosto interessanti. Come le Mura di Malapaga nel quartiere del Molo, l’ospedale militare di Sturla, che potrebbe essere oggetto di una significativa trasformazione urbana del quartiere, e le cliniche universitarie di San Martino, che garantirebbero la ricomposizione della proprietà nell’ottica dell’introduzione di una nuova funzione urbana privata della zona, affianco naturalmente a quella universitaria.

    Oltre ad aree, immobili e terreni che potrebbero rivestire in futuro nuove funzioni urbane, ad esempio con la realizzazione di spazi verdi o di servizio; oltre al miglioramento della viabilità cittadina, attraverso l’acquisizione di sedimi stradali come la rampa di accesso alla Sopraelevata o la strada che conduce al forte di San Martino; oltre ai vecchi greti di torrenti che potrebbero consentire la realizzazione di opere funzionali alla messa in sicurezza degli alvei o alla loro riqualificazione anche in ottica della mobilità veicolare e pedonale; vi sono due categorie particolari di immobili che meritano assolutamente di essere citate. Stiamo parlando dei Forti e delle ex gallerie anti-aree. Per quanto riguarda i primi, più volte l’amministrazione ha accennato alla volontà di pensare a nuovi sistemi di attrazione turistica, sperando di non ripetere errori e sprechi economici del passato (su tutti, Forte Begato). Le seconde, invece, sono una risorsa molto preziosa sia nell’ottica della realizzazione di nuovi parcheggi o depositi di mezzi aziendali, che andrebbero così a liberare le strade, sia per l’attuazione di nuovi collegamenti interni alla città.
    A questo proposito, risultano di particolare interesse: la galleria di via Cantore – corso Scassi, per l’accesso tramite ascensore all’area ospedaliera e alle zone collinari di Sampierdarena (un collegamento di questo tipo è già previsto nel piano di riqualificazione di Sampierdarena da 12 milioni di euro ma non ancora realizzato, ndr); la galleria Brignole – Sturla, che potrebbe rappresentare un’eccezionale opportunità per i collegamenti tra centro e Levante, ma soprattutto tra la stazione e l’ospedale Gaslini; la galleria sottostante le Mura di Carignano, che necessita ancora di qualche approfondimento circa le proprie potenzialità in ottica di mobilità.

    Insomma, il parco delle disponibilità e delle opportunità è molto ampio e variegato. Proprio per questo, chiediamo anche a voi lettori di Era Superba: su quali di queste strutture dovrebbe ricadere la scelta del Comune? Dite la vostra, dateci il vostro parere (qui riproponiamo l’elenco completo). Scorrendo l’elenco potreste individuare luoghi e strutture che per voi hanno un significato particolare, raccontateci le vostre idee. Utilizzate le nostre pagine sui social network o la mail di redazione: chissà che qualche rappresentante istituzionale non possa prendere ispirazione dalle proposte dei cittadini.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto Daniele Orlandi]

  • Difensore civico comunale, addio al servizio: in quanti lo conoscevano?

    Difensore civico comunale, addio al servizio: in quanti lo conoscevano?

    palazzo-tursi-D4Il Difensore civico comunale chiude i battenti. Con la presentazione alla stampa dell’attività (qui la documentazione) svolta negli ultimi cinque anni e la relazione, in corso in queste ore, in Consiglio comunale, Bruno Orsini, già senatore e illustre psichiatra tra i promotori delle legge Basaglia, ha compiuto gli ultimi atti ufficiali del suo mandato a Tursi. «Ma la notizia di oggi – esordisce lo stesso Orsini – non sono tanto i dati e le cifre di questi anni di servizio, quanto il fatto che non avrò un successore». Già, perché secondo quanto previsto da una norma inserita nella legge finanziaria del 2010, la figura dei Difensori civici comunali viene sacrificata sull’altare dei risparmi della spesa pubblica.
    Circa 39 mila euro all’anno messi a bilancio dal Comune di Genova, oltre agli stipendi per un dirigente e tre impiegati dell’ufficio. Non una cifra esorbitante che, tuttavia, va raffrontata alla reale efficienza del servizio e alla conoscenza dello stesso tra i cittadini. Appunto. Che cos’è, o meglio, cos’è stato il Difensore civico? Secondo quanto previsto dallo Statuto del Comune di Genova, si tratta di una figura a cui possono rivolgersi tutti i cittadini, un garante dell’imparzialità e del buon andamento dell’amministrazione cittadina che si attiva per eliminare abusi, disfunzioni e carenze dovuti a una cattiva gestione della cosa pubblica.

    Dal 7 ottobre 2008, data ufficiale di insediamento di Orsini, ad oggi il Difensore civico ha aperto 1723 fascicoli, a cui vanno aggiunte migliaia di altre audizioni che non sono sfociate in azioni formalizzate.

    «Si tratta di uno strumento indubbiamente piccolo ma assolutamente prezioso per la partecipazione dei cittadini all’amministrazione della cosa pubblica», spiega Orsini. «Un legame tra la gente e le istituzioni, che spesso sono vissute con un alone di ostilità. Con il dialogo, l’ascolto e la mediazione abbiamo cercato di ridurre le distanze tra i genovesi e l’Amministrazione. Con l’eliminazione di questa figura, adesso, viene meno un importante strumento di ascolto e selezione dei bisogni della gente; una figura che spesso è intervenuta per risolvere le strette maglie della burocrazia, per aiutare a comprendere il significato di determinate norme e ha cercato di attenuare il malcontento di chi non vede accolte le proprie richieste e rischia di reagire in maniera tumultuosa».

    Due le aree principali in cui si sono concentrate le attività del Difensore civico comunale. La prima non poteva che riguardare l’operato della Polizia Municipale, con ben 455 interventi da parte della Civica Difesa. In questo settore, le sanzioni sono passate dalle 686 mila del 2010 alle 427 mila dell’anno scorso, proseguendo con questo trend di diminuzione anche nel 2013. «Sarei eccessivamente presuntuoso se pensassi che ciò è avvenuto solo per merito delle nostre azioni, ma sicuramente il nostro intervento ha aiutato i cittadini a non essere colti in fallo in maniera inconsapevole». Discorso valido, soprattutto, per le contravvenzioni da telecontrolli, scese dalle 289 mila del 2010 alle 180 mila dell’anno scorso (e quest’anno sono “solo” 88 mila fino a metà settembre).

    Il secondo capitolo interessa, invece, le politiche tributarie. In questo campo, gli interventi formali sono stati 218, dovuti principalmente alla continua evoluzione dell’impianto normativo e alla diversità di linguaggi utilizzati, da un lato, dagli amministratori e, dall’altro, dai cittadini. In particolar modo ci si è occupati di fiscalità sulla casa (Ici-Imu), tributi e tariffe su rifiuti e ambiente (Tarsu-Tia-Tares) e, naturalmente, i rapporti con Equitalia e l’Agenzia delle Entrate.

    Al di là della casistica puntuale, vi sono state anche altre iniziative intraprese di proprio pugno dal Difensore civico, allo scopo di garantire i cittadini dalle incongruità amministrative. Sempre sul tema della Polizia Municipale, si possono citare: l’abbreviazione dei tempi massimi per le notifiche delle sanzioni da 150 a 90 giorni, con una drastica flessione delle infrazioni seriali; il miglioramento delle segnalazioni dei divieti e dell’ubicazione delle telecamere, non ché la possibilità di verificare i fotogrammi delle eventuali infrazioni; l’estensione della facoltà da parte dell’amministrazione di applicare l’autoannullamento di sanzioni palesemente errate. Inoltre, non va dimenticato l’impegno per la riaffermazione del principio secondo cui l’identificazione di un contravvenente deve essere verificata attraverso l’esibizione di un documento e non semplicemente a voce, evitando la perpetuazione di furti di identità.

    In campo tributario, invece, è stata sanata un’importante incongruenza sulla mancata restituzione dell’addizionale comunale Irpef, versata a titolo di acconto, nei casi di decessi o di cessata attività del contribuente.

    Infine, uscendo da queste due linee principali di intervento, c’è ancora un’iniziativa che merita di essere citata. Si tratta dell’individuazione di un indirizzo convenzionale per i senza fissa dimora che possa consentire il godimento dei diritti politici e l’accesso al servizio sanitario nazionale e a tutti i servizi legati all’anagrafica.

    E adesso, che cosa succederà? «Il rapporto tra cittadini e istituzioni ha sempre meno facilitatori», sostiene Orsini. «Un tempo, forse, era un ruolo svolto dai partiti; oggi, invece, è confinato alla protesta dei comitati che nascono in continuazione. Ma questi sono naturalmente portatori di bisogni corporativi e difficilmente tengono conto dell’interesse generale, nella cui direzione ha cercato di muoversi l’operato del Difensore civico. Sono, dunque, necessarie nuove forme di confronto e partecipazione per i cittadini che ne favoriscano l’ascolto all’interno dell’amministrazione».

    Così, mentre in Europa si punta sempre più sulla figura dell’ombudsman di scandinava memoria, in Italia questo servizio viene tagliato. Certo, resta in carica la figura regionale ma viene meno il requisito fondamentale della prossimità, che complica notevolmente la possibilità di autodifesa da parte dei cittadini.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Servizio civile nazionale: 159 posti disponibili per i giovani liguri

    Servizio civile nazionale: 159 posti disponibili per i giovani liguri

    Il Servizio Civile in LiguriaIl Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, delle Regioni e delle Province autonome ha pubblicato il bando per il servizio civile nazionale 2013: in Liguria saranno 159 i posti disponibili per i ragazzi tra 18 e 28 anni per 29 progetti presentati dagli enti accreditati.

    Le domande (scaricabili cliccando qui) devono essere presentata all’Ente presso il quale si vorrebbe prestare servizio entro le ore 14 del 4 novembre tramite invio di posta elettronica certificata, raccomandata con ricevuta di ritorno o consegna a mano.

    Il servizio civile nazionale comporta l’impegno di 30 ore settimanali distribuite diversamente a seconda del progetto e una retribuzione mensile di 433 euro.

    Ogni candidato puo’ presentare una sola domanda, per tutte le informazioni specifiche è necessario consultare il sito del C.L.E.S.C., il coordinamento ligure enti servizio civile.

    Per tutte le informazioni specifiche sul bando e sui progetti attivati in Liguria, è necessario cliccare qui.

    NB Il bando è stato riaperto per i cittadini stranieri.

  • Castelletto, San Nicola: valletta Carbonara, possibile intesa sul futuro

    Castelletto, San Nicola: valletta Carbonara, possibile intesa sul futuro

    Valletta Carbonara San NicolaQuattro enti in campo – Azienda per i servizi alla persona Emanuele Brignole, Comune (responsabile della pianificazione urbanistica della città), Regione (i cui rappresentanti, insieme a quelli di Palazzo Tursi, siedono nel consiglio di amministrazione del Brignole) e Università di Genova (che ha acquisito l’ex Albergo dei Poveri) – stanno lavorando alla definizione di un accordo di programma per ridisegnare le destinazioni future di valletta Carbonara (o San Nicola) a Castelletto, l’area di circa 27 mila metri quadrati di proprietà del Brignole ma da decenni affittata al Comune che qui ha installato i vivai comunali e alcuni magazzini di Aster.
    La Giunta Doria, sulla spinta della mobilitazione di cittadini, comitati e associazioni – che hanno già elaborato un dettagliato progetto per una futura gestione sostenibile dell’area che sorge alle spalle dell’ex Albergo dei Poveriha deciso di modificare radicalmente le scelte fatte dall’ex Giunta Vincenzi, la quale nel progetto preliminare di PUC (Piano Urbanistico Comunale) aveva previsto la possibilità di costruire parcheggi al posto dei vivai comunali (con il loro conseguente trasferimento all’interno dei parchi di Nervi). La nuova amministrazione, invece, intende lasciare nell’area di Castelletto le serre comunali, cancellando la previsione parcheggi e destinando Valletta Carbonara a verde pubblico e orti urbani. Il consiglio si è già pronunciato in maniera positiva con una specifica mozione che troverà il suo sbocco naturale all’interno della discussione finale sul PUC.

    Adesso l’obiettivo è trovare un intesa tra tutti i soggetti interessatidopo che è tramontata l’ipotesi che il Comune acquisisse dal Brignole il diritto di superficie dell’area diventandone nei fatti proprietario per un certo numero di anni – che permetta di superare lo stato di abbandono in cui giace la valletta. Ma all’appello manca un quinto soggetto, ovvero quella variegata galassia di cittadini e realtà associative da tempo impegnate a progettare nuove soluzioni per il recupero e la valorizzazione di un Bene Comune dell’intera città.

    Valletta Carbonara San Nicola«Ormai è evidente che l’ASP Brignole non intende più realizzare una speculazione edilizia – racconta Franco Montagnani del comitato Le Serre di San Nicola di Castelletto – sono cadute tutte le velleità in questo senso, salvo l’opportunità di sfruttare la valletta per il nascente polo universitario previsto dall’Ateneo genovese che si impegnerà nella ristrutturazione dell’ex Albergo dei Poveri».
    L’8 luglio scorso, infatti, l’Università di Genova ha presentato un progetto di ristrutturazione dell’ex Albergo dei Poveri che prevede la costruzione di una foresteria e altri spazi per studenti. In tale ambito potrebbero essere realizzati nell’area anche alcuni impianti sportivi a servizio dell’Università, verde e orti urbani, con l’aggiunta di qualche immancabile posteggio a raso.

    Come detto, però, oltre a Brignole, Comune, Regione e Università «Ci siamo anche noi cittadini, comitati e associazioni, che vorremmo essere formalmente convocati per partecipare al tavolo di discussione – continua Montagnani – Questa sarà la sede per raggiungere un’intesa fra le parti. Noi auspichiamo che il nostro progetto venga inserito in questo ambito di nuova utilizzazione di Valletta Carbonara perché è perfettamente compatibile con le finalità dell’Università e le esigenze degli studenti. Il Commissario Straordinario dell’ASP Brignole, Enzo Sorvino, con il quale abbiamo recentemente parlato, si è detto disponibile a cercare una soluzione che accolga anche le nostre proposte».

    Per mantenere alta l’attenzione della cittadinanza sul futuro della valletta, il comitato Le Serre organizza – dal 14 al 27 ottobre – la mostra fotografica itinerante “La Valletta in piazza” nelle vetrine degli esercizi commerciali di San Nicola, un’esposizione che propone una serie di immagini realizzate dagli allievi di Sandra Ariu e Federico De Angeli: Ettore U. Chernetich, Danilo Ciscardi, Ornella Corradi, Stella Ingrassia, Vittoriana Mobili, Fabio Parodi, Lucia Pinetti, Antonietta Preziuso, Chiara Saitta. Lunedì 14 ottobre, alle ore 18, presso il Maniman (Salita San Nicolò 35) è prevista l’inaugurazione, alla presenza del Sindaco di Genova, Marco Doria, del Presidente del Municipio centro Est, Simone Leoncini e del Commissario Straordinario dell’ASP Brignole, Enzo Sorvino.

     

    Matteo Quadrone

  • Boccadasse, ex rimessa Amt: vicina la fine dei lavori, è tempo di bilanci

    Boccadasse, ex rimessa Amt: vicina la fine dei lavori, è tempo di bilanci

    boccadasse-2-cantiereSiamo a pochi mesi dalla fine dei lavori e nel cantiere della ex rimessa Amt di Boccadasse c’è fermento. Un iter lungo e non certo privo di polemiche. Da una parte gli abitanti del quartiere che dal primo momento (era il 2009 quando l’architetto svizzero Mario Botta presentava i famosi progetti con le torri impattanti) hanno vigilato sulla riconversione dell’ex rimessa, dall’altra i proprietari dell’area  (nonché committenti del progetto, Soc. Coop. Primo Maggio 85, affiliata del consorzio Abitcoop) che sperano ovviamente di chiudere l’operazione nel migliore dei modi.  Dopo l’articolo pubblicato lo scorso luglio, facciamo il punto sul futuro dell’area.

    «Nel quartiere siamo generalmente soddisfatti dell’esito della vicenda dicono dal comitato “Uniti per Boccadasse” – L’iter è stato lungo e travagliato fin da subito, con l’iniziale proposta progettuale dell’architetto Mario Botta, che poi ha rinunciato all’incarico. Non abbiamo mai considerato la sua rinuncia come una perdita insanabile, semplicemente perché non abbiamo mai capito che cosa ci volesse comunicare con i suoi (due) progetti, o forse lui non ha capito cosa si aspettava il nostro quartiere. Ci ha dato l’impressione di non aver idea del contesto urbanistico in cui il progetto si sarebbe inserito: Genova o un’altra città, sarebbe stato lo stesso. Ma queste sono vicende del passato: adesso il nuovo impianto è pressoché ultimato, restano pesanti riserve sul risultato estetico, ma la mediazione è anche questo».

    Boccadasse 2, residenzeI giochi sono fatti e, a lavori pressoché conclusi, nelle prossime settimane il terreno di confronto sarà sui seguenti temi: per prima cosa, il giardino da 3 mila mq che dovrebbe sorgere nella parte sud del complesso. Sul verde vigono vincoli urbanistici che prevedono la costruzione di un giardino ad uso pubblico, con obbligo di manutenzione di 10 anni a carico dei condomini. Lo spazio verde ancora non è stato predisposto e molti dubitano che riuscirà ad essere ultimato entro l’anno. Tuttavia, da Abitcoop arrivano notizie rassicuranti: «Gli oneri saranno rispettati e condomini e cittadinanza avranno il verde, come promesso. Prima deve essere indetto un bando di gara pubblico, poi si potrà procedere con la sistemazione a verde: trattandosi di una gara pubblica, tuttavia, la tempistica è incerta e alcune delle soluzioni esterne saranno sistemate dopo il termine di febbraio 2014, dando priorità alla fine degli interventi sugli edifici».

    In secondo luogo, il problema della circolazione stradale intorno all’edificio, su cui il Municipio Medio Levante ha già deliberato nell’estate 2013 per la costituzione dei sensi unici: attorno al complesso, l’ultimo tratto di Via Beretta diventerà a senso unico, con possibilità di transito solo in Via Cavallotti. «Non siamo contrari alla delibera -commentano i cittadini- non è così grave: se vedremo che così non fa, basterà togliere i cartelli e tornare alla viabilità attuale».

    Inoltre, è stato richiesto dal Comitato -e ottenuto-  che lo scarico delle acque dell’edificio non confluiscano a Boccadasse, ma nelle tubature di Via Cavallotti. In corso i lavori anche per la copertura della strada a nord del complesso: lì è stato creato un locale sotterraneo per la collocazione di impianti termici e pompe di calore, ma attualmente lo scavo non è stato ancora coperto dalla strada, come previsto.

    In ultimo, i parcheggi dell’area, che diventerà zona blu: «Attualmente il nostro quartiere è zona di confine tra parcheggio libero e zona blu, con il risultato di manifestare i difetti di entrambe le tipologie. Si sta andando verso un’inclusione nella zona blu già esistente», commentano dal Comitato, e incalzano: «la questione di fondo però resta la vendita degli alloggi. Venduti i box (com’era prevedibile), venduti più o meno gli appartamenti a sud, il resto dell’impianto risulta invenduto. Forse, come avevamo sempre detto, si poteva costruire meno, costruire meglio, e vendere a caro prezzo a ragione. Quando è stato presentato il nuovo progetto, molti del Comitato volevano opporsi, pensando fosse inutile costruire così tanto. Ma le leggi del business sono queste: volevano oltre 90 appartamenti, e li hanno avuti. Abbiamo desistito, infine, per non incorrere in problemi burocratici e legali, ma ci domandiamo se non sarebbe stato meglio continuare la battaglia. I prezzi degli appartamenti sono quasi il doppio rispetto alla media del quartiere e chi ha soldi da investire probabilmente preferisce comprare altrove, magari in riviera. All’inizio i prezzi al mq erano ancora più elevati ma per fortuna si è deciso di diminuirli, altrimenti le probabilità di vendere sarebbero ancora inferiori».

    Così commentano la situazione dall’Ufficio Vendite di Abitcoop Liguria: «In merito al problema dell’invenduto, non siamo così tragici: rispetto al resto d’Italia, la Liguria non presenta grosse problematiche in ambito immobiliare. Inoltre, in generale si sta registrando una generale ripresa dei mercati, seppur ancora a macchia di leopardo, che fa ben sperare che le piccole difficoltà di oggi saranno presto risolte. La zona di Boccadasse è centrale, ben servita dai mezzi e molto bella: un’area d’élite, per cui gli acquirenti sono persone con aspettative alte (che siamo certi di soddisfare con il prodotto offerto) e con budget importanti, in grado di affrontare un investimento come questo. Finché tutti gli appartamenti non saranno assegnati, tuttavia, i costi non peseranno su chi ha già acquistato, ma resteranno a carico della cooperativa proprietaria, che provvederà alla copertura delle spese».

     

    Elettra Antognetti 

  • Eutopia Ensemble: concerto omaggio a Steve Reich al Teatro della Tosse

    Eutopia Ensemble: concerto omaggio a Steve Reich al Teatro della Tosse

    Ingresso Teatro della TosseMercoledì 9 ottobre il teatro della Tosse ospita il concerto del gruppo di musicisti genovesi Eutopia Ensemble e il loro omaggio a Steve Reich, grande compositore americano vincitore del premio Pulitzer.

    L’Ensemble, diretto da Matteo Manzitti, propone al pubblico WTC9/11, il ‘requiem’ che Reich ha composto in memoria delle vittime dell’11 settembre 2001 in prima esecuzione italiana.

    Il concerto si inserisce nell’ambito della rassegna ‘Le Strade del Suono. Percorsi di musiche dal 900′, la prima stagione cittadina interamente dedicata alla musica colta del 900 e alla musica contemporanea.

    Nove serate in cui vengono eseguiti brani dei più grandi maestri del nostro tempo. In questi appuntamenti le opere dei compositori vengono messe in relazione con altri linguaggi artistici, inoltre, i musicisti condividono con il pubblico momenti di riflessione sull’esperienza dell’ascolto.

  • Non è un paese per vecchi? Mostra nella sala Dogana di Palazzo Ducale

    Non è un paese per vecchi? Mostra nella sala Dogana di Palazzo Ducale

    sala-dogana-ducale-DICosa significa oggi formarsi in Italia? Essere giovani in Italia? Parlare di contemporaneità in una cornice storica così ingombrante? Quale ruolo ricopre oggi l’Italia ai fini della formazione intellettuale di un artista?

    A questi e ad altri interrogativi cerca di dare una risposta la nuova mostra ospitata presso la Sala Dogana di Palazzo Ducale Non è un paese per vecchi?, in esposizione dal 4 al 20 ottobre.

    La mostra è un Grand Tour immaginario attraverso la penisola italiana: le opere
    che accompagnano il percorso del visitatore conducono a una riflessione sul ruolo dell’artista e le sue possibilità d’azione nell’Italia contemporanea; sullo stato di una nazione e la crisi culturale che la investe; sull’invecchiamento progressivo del nostro paese e sulla sua difficoltà nell’incoraggiare energie artistiche innovative. Ma è anche una riflessione – a tratti irriverente, a tratti poetica – sulla responsabilità e il percorso travagliato di ogni artista. Un discorso orchestrato attraverso i lavori di sette artisti, che propongono nuovi spunti e possibilità d’intervento nel panorama italiano contemporaneo

    Le alterazioni video della mostra sono a cura di Anna Franceschini, Massimo Grimaldi, Alessandro Nassiri Tabibzadeh, Valerio Rocco Orlando, Matteo Rubbi, Driant Zeneli.

    A cura di Antonella Croci e Federico Florian
    Sala Dogana a Palazzo Ducale – Piazza Matteotti 13, Genova
    4-20 ottobre 2013
    Vernissage venerdì 4 ottobre 2013, ore 18.30
    Orari: martedì-domenica, ore 15-20
    Ingresso gratuito

     

     

    [Foto Diego Arbore]

  • Piaggio Aero: ancora nessun piano industriale, lavoratori a rischio

    Piaggio Aero: ancora nessun piano industriale, lavoratori a rischio

    Piaggio Aero. Sestri PonenteContinua a regnare l’incertezza sul destino di Piaggio Aero – storica industria aeronautica attiva sia nella progettazione e manutenzione di velivoli completi che nella costruzione di motori aeronautici e componenti strutturali – soprattutto per quanto riguarda lo stabilimento genovese di Sestri Ponente (vedi la nostra inchiesta del giugno scorso). Ormai da mesi i 1300 lavoratori di Sestri Ponente e Finale Ligure attendono di conoscere il piano industriale che dovrà delineare le strategie future del gruppo.

    Oggi, secondo le ultime indiscrezioni trapelate, sarebbe imminente una svolta negli assetti societari con la riconferma degli attuali soci – le famiglie Di Mase e Ferrari, Mubadala Aerospace (Business Unit del gruppo Mubadala Development Company di Abu Dhabi), Tata Limited (società britannica del gruppo Tata) – e un aumento di capitale. «Sino a poche settimane fa i rumors davano per probabile il passaggio del timone dell’azienda alla Mubadala Development Company – si legge su “La Stampa”, edizione di Savona (26/09/2013) – Sarebbe stato Di Mase a vendere le sue quote. Pochi giorni fa, dopo lunghe trattative, sarebbe emersa invece una nuova soluzione che prevede il mantenimento dell’attuale squadra di soci pronti a fare, quello sì indispensabile, l’aumento di capitale, si parla di circa 120 milioni di euro tanto per incominciare».
    Per ora è d’obbligo il condizionale e non si conoscono altri particolari. Sicuramente, però, è innegabile che l’incertezza sull’assetto della società stia pesando negativamente sull’attività di Piaggio Aero. Adesso gli scenari potrebbero cambiare radicalmente. Ma in questa fase risulterà determinante soprattutto la ricapitalizzazione della società ed il conseguente programma di sviluppo.

    «Aspettiamo il piano industriale che riguarderà tutto il gruppo Piaggio Aero, ma la nostra preoccupazione è che possa colpire in misura maggiore lo stabilimento di Genova», così tutte le organizzazioni sindacali descrivono il momento. Senza dubbio il nascente sito produttivo di Villanova d’Albenga (che sostituirà quello di Finale Ligure) ha migliori prospettive rispetto a Sestri Ponente, dati gli ampi spazi a disposizione che, in teoria, potrebbe accogliere anche parte delle attività oggi svolte a Genova. «Ma ciò non deve accadere perché vogliamo sia rispettato l’accordo di programma che garantisce la sopravvivenza di entrambi gli stabilimenti», ribadiscono i sindacati.
    Tuttavia, il dubbio continua ad aleggiare sopra la testa dei lavoratori genovesi che l’hanno recentemente esposto anche al sindaco Marco Doria invitandolo ad impegnarsi in prima persona affinché sia tutelato l’insediamento industriale di Sestri Ponente.
    Allo stato attuale lo stabilimento di Genova è praticamente fermo con metà dei 540 lavoratori in cassa integrazione. Ammortizzatore sociale che scadrà il prossimo dicembre. «Probabilmente si chiederà la proroga – continuano i sindacati – ma quest’ultima è legata agli investimenti che qui non sono stati ancora effettuati». Come ad esempio la cabina di verniciatura dei veicoli che risulta indispensabile ai fini della continuità produttiva.
    «È fondamentale che la città prenda una forte posizione – concludono i rappresentanti sindacali – esprimendo apertamente la volontà di mantenere lo stabilimento di Sestri Ponente con tutti i suoi dipendenti».
    Resta il silenzio dell’azienda con tutto il suo carico di cattivi presagi sotto forma di possibili esuberi. D’altra parte è inevitabile che senza idee precise di sviluppo e scelte chiare sulle strategie future, qualunque rilancio sarà impossibile.

     

    Matteo Quadrone

  • Paolo Fresu e Dado Moroni in concerto a Palazzo Ducale

    Paolo Fresu e Dado Moroni in concerto a Palazzo Ducale

    Palazzo Ducale entrataLunedì 7 ottobre Palazzo Ducale ospita il concerto di Paolo Fresu e Dado Moroni, evento collaterale alla mostra di Pino Ninfa Jazzgigs, allestita fino al 13 ottobre presso la Loggia degli Abati.

    Un’esposizione che vuole raccontare storie che si intrecciano e sono unite dal jazz: ad impreziosirla, ci penseranno Paolo Fresu (tromba, flicorno, effetti), compositore, trombettista e filicornista che nel corso dela carriera ha registrato oltre trecentocinquanta dischi di cui oltre ottanta a proprio nome, e Dado Moroni, pianista genovese apprezzato a livello internazionale.

    L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti. Inizio ore 21

     

     

  • Museo Luzzati, incontro con il direttore Sergio Noberini

    Museo Luzzati, incontro con il direttore Sergio Noberini

    museo-luzzati-porta-siberia-porto-anticoDopo il successo della mostra dedicata al fumettista Andrea Pazienza, siamo andati al Porto Antico a fare quattro chiacchiere con il direttore di uno dei musei più attivi e stimolanti della città, nato dal genio dell’artista ligure Emanuele Luzzati.
    Sergio Noberini, direttore del Museo Internazionale Luzzati, ci ha accolti calorosamente, insieme al collega Ing. Andrea Rossi della Porto Antico S.p.A., società che museo-luzzatigestisce e ospita tutte le attività del Porto, dall’Acquario al Museo dell’Antartide allo stesso Luzzati.

    “Andrea Pazienza”, una mostra dedicata al fumetto che porta a Genova le opere di un grande artista di fama internazionale. Iniziata il 25 luglio scorso, si sarebbe dovuta concludere il 7 ottobre, ma è stata prolungata fino al 14. Un bilancio alla fine di questa avventura?

    «Con questa mostra abbiamo portato a Genova le opere (100 tavole originali) di uno degli artisti più amati e controversi del secolo scorso. Pazienza è l’artista che ha ritratto e accompagnato la generazione complicata e appassionata degli anni ’70-‘80. Con la selezione antologica che abbiamo presentato, la più grande nel nord Italia da 15 anni a questa parte, abbiamo voluto rendere omaggio alla sua produzione: le storie in slang di Pentothal, quelle “ribelli” di Zanardi, la poesia di Pompeo, le bellissime illustrazioni di Campofame, senza dimenticare l’ironico Pert, dedicato al Presidente Pertini, in cui la dimensione intimistico-tormentata lascia spazio all’impegno politico. È stata l’occasione per ripercorrere un pezzo di storia recente dal punto di vista di “Paz” e per ammirare la qualità artistica di un disegnatore diventato mito. Pazienza ha stravolto i canoni del fumetto e ha creato un nuovo linguaggio, fatto di cambiamenti continui di registro, di stile, di grafia. “Paz” distrugge la sintassi, le tecniche e la grammatica: dopo 25 anni dalla scomparsa, la sua produzione è ancora attuale, basta pensare a al personaggio di Pert e all’Italia che descriveva con lungimiranza. La scelta di ospitare questa mostra è stata una rottura rispetto ai linguaggi percorsi fino ad oggi (illustrazioni, foto, cinema d’animazione) e si è rivelata una scelta audace ma vincente, che  ha portato tante gente e tanti giovani e che si inserisce nel solco già tracciato con le esposizioni di Mordillo e Altan».

    Progetti per il futuro?

    «Conclusa l’esperienza di Pazienza, ci sono nuovi progetti in serbo: vogliamo che il nostro museo sia un cantiere, un laboratorio, un’officina delle arti. Non un museo in senso tradizionale e statico, ma un’agorà di sperimentazione, come avrebbe voluto Emanuele Luzzati, che si definiva un “artigiano”. Per cominciare, a breve il Museo diventerà una delle sedi del Festival della Scienza. Anche quest’anno continua la consueta collaborazione con la Scuola di Robotica: il Museo ospiterà laboratori, workshop, progetti. Inoltre, sempre nell’ambito del Festival, in collaborazione con Fondazione AMGA e Gruppo Iren, dal 23 ottobre sarà visitabile nel salone centrale del Museo la mostra “Le fonti, la vita, il lavoro. Tecnologia e bellezza nel patrimonio artistico del Gruppo Iren”, in cui verrà valorizzato lo storico patrimonio dell’azienda Olivetti. All’esterno del salone, inoltre, saranno esposti pannelli stampati su fondo rosso scuro con graffiti realizzati da Luzzati e Dario Bernazzoli negli anni ’50 per la storica sede di AMGA di Via delle Gavette. Il tema centrale saranno i mestieri, le tecnologie, l’attenzione dell’azienda per il territorio. Inoltre, anche un’installazione luminosa “La Fenice” sarà visibile all’esterno del Museo per tutta la durata del Festival, e non mancheranno conferenze (“Le stagioni dell’impegno” e “Dal disegno al segno e ritorno: nuovi percorsi d’arte nel Novecento italiano”) e laboratori di creatività per bambini. A tale proposito, abbiamo già dato avvio a programmi di formazione con Cesare Moreno e i Maestri di Strada di Napoli: crediamo che l’arte possa creare un momento di riflessione contro la dispersione scolastica, con iniziative sparse sul territorio. Per Genova è una bella scommessa».

     

    Genova e la cultura: qual è il ruolo del Museo Luzzati nella valorizzazione del patrimonio artistico della città?

    «Il Museo Luzzati prova a combattere la staticità e la scarsa valorizzazione del patrimonio culturale cittadino -e non solo- attraverso un approccio sperimentale e dinamico alle arti applicate. Per questo, nel tempo abbiamo cercato di aprire a esperienze insolite e meno tradizionali, se paragonate ad altri musei più “istituzionali” e tradizionali. Cerchiamo di aprirci a nuovi temi, anche sociali: ad esempio, anni fa la mostra provocatoria di Letizia Battaglia dedicata alla Sicilia, per rendere il territorio più vivo, e oggi stiamo lavorando per portare a Genova un’esposizione sul tema dei diritti umani. Si tratta di un progetto “in itinere” realizzato da vari grafici mondiali basato solo su immagini, senza parole. Vorremmo portare al Museo alcuni di loro e organizzare workshop, aprirci a professionisti nuovi, ma spesso quel che vorremmo fare si scontra con i limiti di sovvenzioni a disposizione di un Museo privato come il nostro. Per fortuna collaboriamo con Porto Antico S.p.A., che ci ospita e che rappresenta un partner privilegiato: grazie a questa collaborazione, siamo riusciti a “fare rete” sia con loro che con altri soggetti come la Triennale di Milano e il MART di Rovereto. In questo momento di tagli alla cultura e mancanza di fondi, noi crediamo che si possa sopravvivere: se un’idea è forte si riesce a trovare il modo per realizzarla. Serve tenacia, servono bei progetti: lavoriamo sulle sfide e pensiamo che, per prima cosa, non si debba mai dimenticare l’elemento fondamentale del “gioco”. Per questo, stiamo pensando a una serie di iniziative sulla strada della commistione tra arti diverse: ad esempio, vorremmo proporre percorsi eno-gastronomici al Museo, per avvicinare più persone e aprirci all’esterno. Inoltre, vogliamo puntare sull’idea di museo dinamico, sul modello francese: perché ancora oggi l’arte fugge da Genova? Le nostre collezioni “scappano” a Firenze, i fondi bibliotecari e i patrimoni archivistici (da quello di Sanguineti a quello dell’agenzia Publifoto) non sono valorizzati. Non è niente di nuovo, ma solo così possiamo guardare avanti».

     

    Elettra Antognetti

  • Laboratorio Gutenberg, concorso letterario per racconti in lingua italiana

    Laboratorio Gutenberg, concorso letterario per racconti in lingua italiana

    archivio-libri-scrittura-D3La casa editrice di Roma Laboratorio Gutenberg  indice dal 2006 un concorso letterario  per racconti scritti in lingua italiana, con l’obiettivo di scoprire e promuovere opere inedite di autori italiani e stranieri, esordienti o già affermati.

    Nel 2013, tema centrale delle opere deve essere il concetto di bellezza. Un’interpretazione profonda del concetto di bellezza, che sia legata non al piacevole, kantianamente parlando, ma al bello; un aspetto della bellezza inedito, non canonico e del tutto personale. La bellezza intesa dunque quale sensazione unica che ci permette di apprezzare ancora di più l’esistenza e il mondo che ci circonda. La bellezza di un paesaggio, la bellezza di un’opera d’arte, la bellezza di un semplice oggetto che ci attrae, la bellezza di una persona intesa in tutti i sensi.

    Le opere saranno valutate da una giuria composta da membri provenienti da vari settori dell’editoria e della cultura, autori, editori, redattori, docenti, giornalisti.

    Dopo essere stati registrati, gli scritti  saranno letti dai componenti del comitato di selezione in forma assolutamente anonima: quelli ritenuti idonei a partecipare al concorso saranno sottoposti al giudizio della giuria, che designerà il vincitore entro la rosa dei primi venti racconti classificati.

    La premiazione dell’edizione 2013 avverrà a Roma.

    I racconti selezionati saranno oggetto di revisione (editing e redazione) e verranno pubblicati in una raccolta edita da Laboratorio Gutenberg.

    La scadenza del concorso è fissata al 31 dicembre 2013.

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Hercules, lo spettacolo della compagnia YeaWea al teatro Govi

    Hercules, lo spettacolo della compagnia YeaWea al teatro Govi

    Compagnia YeaWea HerculesSabato 5 ottobre alle ore 20.30 il teatro Govi di Bolzaneto ospita la compagnia YeaWea, che si esibisce nel musical Hercules, classico film animato di Walt Disney che narra le vicende del greco figlio di Zeus.

    YeaWea è una compagnia di bambini e ragazzi nata nel 2011 nei locali dell’associazione Nonsolomorego con l’obiettivo di organizzare attività ed iniziative dedicate ai giovani dei quartieri di Morego, San Cipriano e Sampierdarena.

    Nel corso degli anni la compagnia, diretta da Antonio Di Lisio, ha portato in scena altri musical come Grease e Anastasia, ottenendo un ottimo successo che si è tradotto nel nuovo spettacolo Hercules e nel sempre crescente numero di bambini e ragazzi che si avvicinano con entusiasmo alla compagnia.

    Oltre alle attività per i ragazzi, l’associazione Nonsolomorego organizza importanti attività ludiche, culturali, sociali, sportive, artistiche, sostegno ricreativo agli anziani. Al suo interno hanno sede un’ambulatorio medico di base autorizzato dall’ASL, un patronato sindacale per il disbrigo di pratiche fiscali ed amministrative.

    Inizio spettacolo ore 20.30, biglietto unico 6 euro

     

  • Neri Marcorè e Gnu Quartet: spettacolo al teatro dell’Archivolto

    Neri Marcorè e Gnu Quartet: spettacolo al teatro dell’Archivolto

    Neri Marcorè e Gnu QuartetDopo il successo ottenuto dalla serata di esordio con Claudio Bisio e Paolo Jannacci, domenica 6 ottobre è in programma un nuovo appuntamento a sostegno del teatro dell’Archivolto di Sampierdarena: lo spettacolo di Neri Marcorè, accompagnato dai Gnu Quartet.

    Neri in quartet è un recital all’insegna della comicità e della musica d’autore: protagonisti, l’attore, imitatore, comico, conduttore, cantante, doppiatore, considerato una delle figure più versatili dello spettacolo italiano, e gli eclettici Gnu Quartet, che amano definirsi come ‘un animale da palco con il corpo da musicista classico, il cervello da jazzista e le zampe da rockettaro’.

    Un intreccio tra musica e comicità, in cui l’attore attingerà da un lato al repertorio delle sue irresistibili imitazioni e dall’altro alla sua esperienza di chansonnier, il tutto con il supporto del quartetto genovese.

    Spettacolo fuori abbonamento – inizio ore 21
    Ingresso 30 euro, abbonati Archivolto 25 euro

  • Rischio instabilità: la disinformazione condiziona un intero paese

    Rischio instabilità: la disinformazione condiziona un intero paese

    finanza-borsa-affari-economia-statisticheI due giorni immediatamente precedenti al voto di mercoledì, che ha confermato la fiducia al governo Letta, hanno visto una martellante campagna di stampa tesa ad inchiodare l’opinione pubblica su alcune precise parole chiave: il “responso dei mercati”, il solito “spread” ed infine il mantra della “stabilità”. Di mercato e spread abbiamo già parlato, e magari torneremo a parlarne in futuro; ma il rischio instabilità, invece, è in parte una novità di questi giorni, almeno per le altissime vette di disinformazione che questo spauracchio ha permesso di toccare. Stiamo parlando, è ovvio, solo di un sostantivo (o di un aggettivo, a seconda dei casi): eppure, visto che è stato usato per condizionare un intero paese, occorrerà discuterne come se si trattasse di una faccenda seria.

    Cerchiamo quindi di fare un ragionamento sensato. Se l’instabilità fosse davvero quel male terribile che toglie il sonno ai nostri più autorevoli commentatori, se fosse davvero quella grave minaccia per i nostri partner europei e per tutto il continente, se davvero contasse per quasi un punto di crescita, come sostiene il Centro Studi di Confindustria, in una parola, se tutto il terrore che ci hanno gettato addosso alla sola idea di nuove elezioni fosse giustificato, allora dovremmo aspettarci, quantomeno, che esista una qualche correlazione tra recessione e incertezza politica. Il problema è che questa correlazione non si vede da nessuna parte.

    Intendiamoci: nessuno nega che continui e repentini avvicendamenti di governo, prolungate difficoltà nel formare maggioranze, caos sociali, assassinii di uomini politici e guerre civili siano possibilmente da evitare. Il fatto però è che nei periodi precedenti elezioni democratiche (che siano anticipate o no) un po’ di incertezza è del tutto fisiologica. Si tratta, in fin dei conti, di un piccolo prezzo da pagare (che le dittature non esigono): e ci si può tranquillamente convivere senza compromettere il benessere economico generale. Se ancora non siete convinti, allora mettiamoci pure a fare due conti.

     

    La seconda repubblica: 20 anni di grande stabilità, eppure…

    silvio-berlusconi-2Veniamo da una stagione politica particolarmente stabile. La seconda repubblica, dal primo governo Berlusconi (1994) a oggi, comprende 6 legislature e 12 governi, per un totale di circa 233 mesi: dunque, in media, una legislatura ogni 38,8 mesi e un governo ogni 19,4. Si tratta di una performance molto buona, non accompagnata però da dati sulla crescita altrettanto incoraggianti: la variazione annuale sul PIL è in media inferiore al +1%.

    Nella prima repubblica, al contrario, dal governo Pella del 1953 al governo Ciampi, terminato appunto nel 1994, in circa 369 mesi abbiamo avuto 10 legislature e 44 governi: cioè una legislatura ogni 36,9 mesi e, soprattutto, un governo diverso ogni 8,4 mesi…! Questo significa che i governi della prima repubblica sono durati, in media, meno della metà di quelli della seconda; eppure abbiamo assistito ad una crescita portentosa: più o meno +4% all’anno per trent’anni di fila!

    In parte questo risultato è fisiologico: un paese che deve costruire tutto, se cresce, lo fa di solito a ritmi alti, per poi rallentare progressivamente. Ma fare questo tipo di considerazione significa già riportare la discussione su un percorso di maggiore buon senso, allontanando semplicistiche connessioni tra i termini del vocabolario e i dati dell’economia: altri sono i discorsi che dovremmo fare in tema di crescita. Resta il fatto che – si è dimostrato – essa non è incompatibile con scenari di incertezza politica (e giusto per capire di quale livello di incertezza si discute, ricordo che negli anni ’70 si tentavano colpi di Stato e c’erano le Brigate Rosse).

     

    La situazione di oggi e le promesse di apocalisse

    giorgio-napolitanoDicono, tuttavia, che oggi è tutto più difficile: siamo in recessione e l’instabilità ci costerebbe molto più cara del normale. Faccio notare, allora, che le stime fatte da Confindustria, secondo cui un’eventuale caduta del governo Letta ci avrebbe consegnato una recessione del -1,8% nel 2013, sono esattamente identiche alle stime fatte dal Fondo Monetario Internazionale che pure scontano un clima di incertezza, ma che comunque sono precedenti alla decisione di Berlusconi di aprire la crisi; e sono superiori solo dello 0,1% a quelle fatte a suo tempo dallo stesso governo. Mi pare quindi che siano proprio i numeri portati da quelli che si stracciano le vesti a smentire eventuali catastrofi (catastrofi peggiori – s’intende – di quella in cui già siamo).

    Dicono che c’è l’IVA e l’IMU. Vero, ma qualcosa avremmo pagato comunque. Non dimentichiamoci che la coperta è corta: rinviare l’IVA avrebbe significato trovare la copertura da qualche altra parte. Cioè, avremmo pagato in altro modo, ma avremmo pagato. Quei soldi sono un impegno verso Bruxelles che, nell’ottica di questo esecutivo, andava comunque onorato. Guardate perciò il lato positivo: abbiamo fatto contento Olli Rehn.

    Dicono che ci sono un sacco di temi politici sul tavolo. Vero: peccato solo che il governo Letta non li affronti, ma li rimandi di continuo. Dunque non è solo una battuta dire che molti non avrebbero notato la differenza. Ricordo comunque che un governo dimissionario resta in carica per gli affari correnti: per cui saremmo stati comunque nelle condizioni di affrontare eventuali emergenze.

    Dicono che le elezioni avrebbero ritardato gli investimenti esteri. Vero, ma è anche abbastanza normale. Succede sempre quando ci sono delle elezioni importanti, e non è mai morto nessuno. Ricordo poi che gli investimenti esteri non sono la panacea: anzi, se arrivano in eccesso possono causare degli squilibri significativi, come in effetti è successo proprio nella genesi dell’attuale crisi. Oppure pensiamo al caso Telecom: si tratta di un investimento straniero, ma se ne parla come di un problema; segno che i capitali esteri non sono sempre una buona cosa.

    Dicono, infine, che tutta l’Europa è preoccupata per la nostra instabilità. Vero anche questo. Ma diciamoci la verità. Quello che interessa ai nostri partner europei e al mondo finanziario non è l’incertezza in sé: è il rischio che un nuovo governo smetta di seguire le politiche che piacciono a loro. Le quali sono ben note: l’austerità, ossia la stessa cosa che faceva Monti, la stessa cosa che gli Italiani avevano bocciato alle ultime elezioni, quella politica che fa gli interessi dei paesi creditori come la Germania e quel principio economico che, secondo il premio Nobel Paul Krugman, nel dibattito internazionale tra economisti non trova più sostenitori di rilievo.

     

    Andrea Giannini

  • Museo Viadelcampo29rosso: visite guidate nel centro storico

    Museo Viadelcampo29rosso: visite guidate nel centro storico

    Via Del Campo De AndrèNell’ambito della rassegna Genova in Blu, il museo Viadelcampo29rosso dedicato a De Andrè e ai cantautori genovesi organizza due visite guidate nel centro storico, Questi posti davanti al mare e Fabrizio e le altre storie.

    Il primo, è un percorso per scoprire l’essenza più profonda e poetica della città; una visita guidata nella città vecchia sui luoghi dei cantautori e approfondimento tematico con uscita in barca a vela, occasione per offrire una nuova ed originale chiave di lettura della città, vista dal mare.

    Durata 3 ore circa. In caso di maltempo sarà effettuata la sola visita a piedi del Centro Storico, al costo di 12 euro a persona (0-12 anni gratuito). Il costo totale è invece di 25 euro intero, 13 ridotto.

    La seconda, è una visita accompagnata gratuita alla casa dei cantautori genovesi, approfondimenti sulla collezione di strumenti e memorabilia conservata in museo, aneddoti, curiosità e filmati sul tema “Faber e il mare”.

    Informazioni e prenotazioni: 010.247.40.64 info@viadelcampo29rosso.com