Autore: erasuperba

  • Me sem rom: campagna video per l’inclusione della popolazione rom

    Me sem rom: campagna video per l’inclusione della popolazione rom

    Una campagna video per favorire l’inclusione della popolazione rom. Questa l’iniziativa promossa dal Centro delle Culture di Genova che porterà il film – dal titolo emblematico “Me sem rom” (io sono rom) – al Consiglio d’Europa tramite il mediatore interculturale Sergio Cizmic.

    «Accedere a diritti basilari se si nasce rom è una corsa ad ostacoli – scrive il Centro delle Culture – diffidenza, disprezzo e discriminazioni sono all’ordine del giorno in tutti i campi. La popolazione rom in Italia è costretta a vivere in condizioni di profonda povertà, esclusione sociale, discriminazione e insufficiente accesso ai diritti fondamentali».

    «Cerchiamo persone (rom e non) che si facciano riprendere per pochi secondi mentre svolgono gesti quotidiani o azioni particolari che li caratterizzino – spiega il CDC – Ad un certo punto le persone riprese interrompono l’azione e dicono: “Me sem rom” (io sono rom)».

    Quando e come partecipare
    «Spargete la proposta tra le persone sensibili al tema – continua il CDC – L’appuntamento per le prime riprese è giovedì 5 luglio alle ore 19 in Piazza De Ferrari (dalla statua di Garibaldi). Il secondo appuntamento per chi non potesse essere presente il 5 è per martedì 10 luglio alle ore 19 davanti a palazzo san Giorgio. Chi necessita e/o preferisce altri luoghi/orari per il proprio “pezzo” non fa che contattarci (mesemrom@hotmail.it ) e accordiamo una ripresa all’ora e nel luogo preferito».

    «La strada che porta al rispetto del diritto alla casa, al lavoro, all’istruzione e alla regolarizzazione può essere percorsa con successo solamente se prima si abbattono i pregiudizi che contrappongono tra loro persone e identità culturali – conclude il CDC – Speriamo di rivedervi per questo piccolo contributo, se partecipate confermateci la vostra presenza mandandoci una mail».

    Contatti

    SEO CIZMIC e Pietro
    mesemrom@hotmail.it
    sergio 347 7330144
    pietro 347 2549299

    CdC Genova
    Via delle Vigne 8r, 16123 Genova
    http://centrodelleculturege.weebly.com/
    centrodelleculturegenova@gmail.com
    Tel- Stefano 338 7949332

  • Voltri, ex albergo Trezzano: dopo 14 anni sarà riqualificato

    Voltri, ex albergo Trezzano: dopo 14 anni sarà riqualificato

    Finalmente, dopo ben 14 anni, quello che era un buco nero divenuto simbolo di incuria e degrado, proprio nel bel mezzo del centro storico del quartiere di Voltri, sembra aver trovato una concreta possibilità di riqualificazione. Parliamo dell’ex Albergo Trezzano di via Sant’Ambrogio di Voltri, un edificio fatiscente dopo esser stato vittima, nel lontano 1998, di un devastante incendio.
    Da quel drammatico giorno «La facciata, unica parte rimasta in piedi dopo il rogo, è stata messa in sicurezza con ponteggi ed una tensostruttura che ha sostituito il tetto», spiega Matteo Frulio, consigliere Pd del Municipio Ponente. E per 14 lunghissimi anni il palazzo è rimasto abbandonato a se stesso, fasciato dalle impalcature.

    Un’estenuante diatriba ereditaria ha complicato la situazione ed inevitabilmente ha ritardato l’esecuzione dei necessari interventi di ristrutturazione. Successivamente la proprietà della struttura è passata ad Arte (Agenzia Regionale Territoriale per l’Edilizia). Il Municipio Ponente, nel corso del tempo, ha sollecitato più volte Arte affinché quest’ultima individuasse un soggetto in grado di risanare il palazzo, inserito nel contesto di un centro storico riqualificato grazie agli sforzi dell’amministrazione locale.
    «Innanzitutto occorre garantire il diritto alla sicurezza degli abitanti della zona – spiega il Presidente del Municipio, Mauro Avvenente – in particolare di quelle persone che abitano in alloggi del medesimo palazzo».

    Il Comune di Genova, fino a poco tempo fa, aveva deciso di mantenere sull’ex albergo Trezzano, una sorta di diritto di prelazione. Come spiega il presidente Avvenente «Alcuni abitanti delle alture di Voltri avevano presentato richiesta, qualora fossero sopraggiunti gli sgomberi per la realizzazione della Gronda di ponente, di essere ricollocati nell’ex albergo Trezzano, in maniera tale da non spezzare dei rapporti sociali ormai consolidati».
    A causa della mancata realizzazione della tanto discussa opera pubblica, i soggetti interessati hanno fatto scelte diverse ed oggi, questo diritto di prelazione, non esiste più.

    La notizia di questi giorni è che Arte ha realizzato un bando per l’affidamento della struttura a privati, che avrebbe già suscitato l’interesse di alcuni soggetti. Il bando verrà pubblicato da qui a breve, probabilmente nel mese di luglio «L’iniziativa privata, vista la deficitaria situazione delle casse pubbliche, è l’unica in grado di garantire un intervento in tempi rapidi ed il conseguente risanamento della zona», sottolinea Avvenente.

    Nell’edificio verranno realizzati alcuni appartamenti «Ma dovrà essere garantito il mantenimento della facciata e del prospetto storico seicentesco di Via Sant’Ambrogio – sottolinea il consigliere municipale Matteo Frulio – Speriamo che, dopo quasi vent’anni, si riesca a giungere ad una conclusione e alla riqualificazione della fascia palazzata storica dell’antico Borgo Gatega».

     

     

     

     

     

     

     

    Matteo Quadrone

  • Mi hanno rubato il prete: la festa al Carmine per Don Gallo

    Mi hanno rubato il prete: la festa al Carmine per Don Gallo

    Don GalloNel 1970 Don Andrea Gallo fu allontanato dalla sua parrocchia al Carmine, e a seguito di questo evento fondò la comunità di San Benedetto al Porto nella quale tuttora vive e opera: per ricordare questo evento, ogni anno il 2 luglio nel quartiere genovese si celebra la festa Mi hanno rubato il prete, ormai diventato un appuntamento consolidato nell’estate in città.

    Questo il programma dell’evento di stasera.

    Si comincia alle 17.45 con il saluto di Simone Leoncini, presidente del Municipio Centro Est.

    A seguire incontro con la blogger aquilana Anna Pacifica Colasacco, molto attiva nell’Assemblea cittadina dell’Aquila, che nel suo blog racconta quanto i media e le “versioni ufficiali” non hanno detto prima e dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

    Dalle 19.30 cena in piazza con Don Gallo a base di menù genovese. Non è necessaria la prenotazione e il ricavato (15 €) verrà interamente devoluto a sostegno della Comunità di San Benedetto al Porto.

    Alle 20.45 presentazione del nuovo cd degli Altera “Italia Sveglia! Note per destare un paese”, al cui interno è presente la canzone “Mi hanno rubato il prete” con Don Gallo ospite in voce e un cortometraggio omonimo come traccia video.

    Dalle 21.30 concerto del cantautore romano Valerio Billeri e a seguire Ostinati e contrari Zena, con ospite Sergio Alemanno.

  • Twitter e la musica: arriva a Genova l’evento Twittamidinotte

    Twitter e la musica: arriva a Genova l’evento Twittamidinotte

    Concerto musica liveChi usa Twitter avrà notato spesso nell’elenco dei Trending Topic (il box posto a sinistra della bacheca che aggiorna in tempo reale sui temi più “twittati”) l’hashtag #Twittamidinotte: si tratta di un evento che si tiene periodicamente e in contemporanea in varie città italiane, e che il prossimo venerdì 6 luglio (ore 18.30-21.30) si unirà a un altro appuntamento legato al popolare sito di microblogging, la sesta edizione di #TTT (Twitter Tips & Tricks), un mix tra aperitivo e corso per l’autoformazione avanzata e approfondimenti sull’uso di Twitter.

    Per la prima volta Genova è coinvolta in questo evento, il cui tema sarà Twitter e la Musica – Produrre, suonare e condividere: si parlerà di come Twitter sta cambiando il mercato della musica in Italia e nel mondo, si illustreranno i vantaggi che questo servizio di microblogging offre a tutti i professionisti del settore e a tutti gli ascoltatori e amanti della musica. Twitter si sta infatti dimostrando un ottimo strumento per la condivisione della musica e per la promozione di etichette discografiche, musicisti, e Dj, soprattutto emergenti e di nicchia, che hanno la possibilità di condividere la propria arte musicale con i propri follower.

    In questa edizione verrà fatta una puntata speciale di Twittamidinotte in diretta da The Hub Milano e sarà possibile interagire con i partecipanti attraverso Twitter.

    Il luogo in cui si terrà #TTT a Genova è ancora in via di definizione: chi vuole partecipare può contattare il referente genovese dell’evento, Paolo Ratto, attraverso il suo account Twitter @jul_x.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Walter Firpo, Videoscrittori: la “Teoria di un viaggiatore emotivo”

    Walter Firpo, Videoscrittori: la “Teoria di un viaggiatore emotivo”

    Incontriamo Walter ad Olcesi, piccolissima frazione in Val Trebbia, vicino al paese di Laccio nel Comune di Torriglia.

    «Ci sono tanti momenti nostalgici nella vita di campagna… Un sentimento a cui spesso viene data accezione negativa, io lo considero un momento molto pacifico in grado di rasserenare il corpo da tutte quelle emozioni che stressano la nostra mente e che nella maggior parte dei casi vengono considerati sentimenti “positivi”…»

    E non cambieresti mai questa vita con la vita di città?

    «Non odio la città, tutt’altro. Una piccola dose ogni tanto non mi dispiace affatto… A me piace incontrare la gente quando mi va, non per caso, non per forza…»

    Non trovi che Genova sia una città nostalgica?

    «Si, molto. Sicuramente per la sua storia, è una città in cui mi ritrovo molto, mi assomiglia. Quelle ore serali di inverno vestono Genova di nostalgia…»

    Il tuo essere scrittore si nutre della tua vita di campagna?

    «Certo si nutre e in parte ne è anche espressione vera e propria.»

     

    Marcello Cantoni

     

    “Teoria di un viaggiatore emotivo” di Walter Firpo

    walter-firpoReykjavik tuonava di odori, nitidi nell’aria secca. La notte era buia, priva delle luci artificiali delle insegne e dei lampioni, ed ancora inondata dalla luce del sole.
    Dopo la notte, che ci aveva lasciati confusi ed estasiati, io e mia sorella Morena ci riposammo un giorno intero alla Laguna Blu, in acque calde e deliziose. Ripartimmo alle prime luci della sera.
    Cercavamo un bus che ci portasse in un luogo, alla fine prendemmo un taxi che ci portò in un altro e ci sembrò avere un costo esagerato. Fermammo nei pressi di Songhellir e sentimmo Proserpina cantare, dai meandri della Terra.
    Afferrammo il primo autobus al volo. Fu un viaggio lungo e ci portò a Dalvik.
    Dalvik era una cittadina di cui non sapevo nulla. Un borgo di pescatori incastonato nella parte più interna di un fiordo sulla costa nord dell’Islanda. Conobbi che era di lì che partivano i traghetti per Grimsey e cominciai a pregustare l’idea di mettere il mio piede oltre il Circolo Polare Artico.
    ” Intanto ci dovremmo fermare comunque!”, dissi a mia sorella. Cercammo un albergo e un pub nel quale mangiare montone e bere birra. Sicuramente sarebbe piaciuto più a me che a mia sorella.
    Il mattino seguente salpammo alle nove e ci aspettavano tre ore erotte di navigazione nel Mar Glaciale Artico. Mi aspettavo di incontrare Moby Dick.
    Il cielo era chiaro, il mare plumbeo e l’aria imperscrutabile. La nebbia era fitta ed immobile.
    In mare aperto ebbi l’impressione di vedere una zattera che veleggiava verso Ovest. Che fosse San Brendano in cerca dell’albero della vita? Cominciai a temere anche le leggende dei grandi vortici marini dei mari del nord, di cui non ricordavo il nome; ma erano leggende norvegesi.
    Di Grimsey sapevo solo che avrei incontrato folletti e trolls.
    Passammo sull’isola la giornata e salpammo indietro nel tardo pomeriggio. Non ero riuscito a vedere i folletti, solo strani uccelli e uomini rudi.
    Nel viaggio di ritorno tutto intorno a noi si fece scuro, come il cielo durante la notte che non vedevo da giorni. I flutti ruttavano volgarmente e la nave sballottava. Nella confusione, che la calma dell’equipaggio sedava, mi affacciai al parapetto e intravidi tre creature divine su di uno scoglio, che sembrava che cantassero il mio nome; già scivolavo nelle acque ghiacciate, che un elegante marinaio mi trattenne e mi avvertì : ” Attento, quelle son Sirene!”.
    Ed io rimostrai: ” Ma quelle son le donne che ho amato e di ognuna conosco il nome!”.
    ” Di loro han soltanto le sembianze, per ingannarti ragazzo!”, mi spiegò il marinaio, prima di sparire. Capii allora di aver parlato col gentiluomo d’avventura di cui avevo letto tutti i fumetti. E vidi la sua goletta allontanarsi dalla nosta nave e accostarsi allo scoglio delle sirene.
    A Dalvik restammo ancora una notte. Ivi partimmo con l’autobus che ci riportò nella capitale.
    Dopo alcuni giorni di movida e bagni termali, riprendemmo l’aereo e la vita abituale.
    La verità… è che devo ancora partire; però il mondo è già tutto nelle mie tasche!

  • Londra: una capitale unica, speciale e romantica

    Londra: una capitale unica, speciale e romantica

    Quale bambino non ha sognato di volare intorno al Big Ben con Peter Pan o chi non ha immaginato di trovarsi nel mezzo di uno dei più spinosi casi di Sherlock Holmes nella Londra celata dalla nebbia e dal fumo grigio che fuoriesce dai camini? Londra è questo, è unica, speciale e romantica.

    Unica come un pomeriggio in barca a remi nel lago di Hyde Park, speciale come la Union Jack e romantica come una passeggiata di mezzanotte nei dintorni del Tamigi ad ammirare la luna che illumina Westminster.

    Siamo su un isola o semplicemente nel sesto continente? Questa domanda può sembrare esagerata ma l’aria che si respira a Londra è quella di una città che vive delle sue tradizioni pur convivendo con immigrazione e integrazione all’ordine del giorno, dove ogni persona è la benvenuta e dove la libertà di espressione viene esposta in ogni angolo della strada.

    La città è divisa in quartieri, ognuno diverso e ognuno con caratteristiche uniche. Si passa da Westminster dove troviamo le più classiche e regali  attrazioni londinesi, il Big Ben , Buckingam palace e Trafalgar square per poi arrivare a Soho, dove turisti e persone di ogni etnia e gusti sessuali si mischiano per le vie sempre vive del quartiere più giovanile della città, ricco di bar, pub e ristoranti da ogni parte del mondo.

    Adiacente a Soho troviamo Chinatown, uno degli insediamenti cinesi più grandi e ordinati d’Europa, costituito principalmente da ristoranti sempre colmi di persone amanti della loro cucina. Per vedere “l’inglese vero” invece bisogna recarsi nella City, dove uomini in giacca e cravatta con impermeabile e bombetta si aggirano a passo spedito nei dintorni di Liverpool street, tempio delle banche e degli istituti assicurativi più prestigiosi.

    Una delle peculiarità di Londra sono i suoi mercati famosi in tutto il mondo, nei quali è facile trovare merce di ogni genere, dagli oggetti più moderni a quelli più antichi, vestiti usati, dischi rari, giocattoli d’epoca e antiche cianfrusaglie recuperate in qualche scantinato di qualche casa in stile georgiano.
    Tra i più importanti e rinomati ci sono Portobello Road e Camden Market, il primo , situato a Notting Hill, un elegante quartiere nella zona ovest della città che durante i week-end si trasforma in una variopinta via lungo la quale si possono trovare banchi di antiquariato locale, oggetti storici di ogni parte del mondo, vecchie riviste, abbigliamento , attrezzatura di guerra, arredamento, quadri e stampe storiche inglesi.
    Portobello Market è uno dei mercati di antiquariato più belli e importanti al mondo, visitato da migliaia di turisti ogni anno e il suo nome è ormai conosciuto nella memoria di ogni persona come Portobello Road, la via nella quale vengono esposti i banchi.
    Meno famoso ma non per questo di minore interesse è Camden Lock Market, situato a nord della City nella zona di Camden Town, un luogo alternativo e giovanile costruito lungo il Regent’s Canal sede in estate di piacevoli gite in barca e passeggiate lungo i ponti storici sedi di epiche battaglie. Il mercato si divide in due parti, il versante alla luce del sole dove si trovano negozi di abbigliamento alternativo con negozi stile punk, metal e abbigliamento giovanile di ogni genere, banchetti alimentari da ogni parte del mondo, prevalentemente cibi asiatici, che colorano e profumano di curry e zafferano l’aria del Lock. Il mercato coperto invece è stato rimodernato a causa di un incendio divampato nel 2008 che ha distrutto i negozi storici presenti nell’area fin dal 1975, anno della costruzione del mercato. Il nuovo mercato costruito dopo l’incendio risulta essere più moderno e meno caratteristico del precedente ma nonostante questo resta uno dei più belli di Londra e forse del mondo. Al suo interno si trovano negozi di dischi e piccoli espositori di quadri e insegne di pub, abbigliamento usato ,moderno e vintage, forse quello che rappresenta meglio Londra, la varietà.

    Nonostante l’importanza di questi due luoghi così famosi al mondo, non possiamo trascurare l’importanza di Petticoat Lane, meno conosciuto ma sicuramente molto più caratteristico a causa di un suo non riconoscimento specifico. Questo mercato non viene citato quasi mai nelle mete turistiche nonostante sia uno dei più antichi dell’intera Londra. Un tempo chi esponeva al di fuori del territorio di competenza era perseguitato dalla polizia che veniva a loro volta aggredita e cacciata dai venditori stessi. Di conseguenza il mercato è sempre stato mal visto dalle autorità fino al 1936 , anno in cui una legge lo dichiara mercato a tutti gli effetti, nonostante lo sia stato in maniera informale fin dal 1700. Nasce come mercato di tessuti per poi evolversi in abbigliamento e stoffe da ogni parte del pianeta. Si trova vicino a alla stazione di Liverpool street, facilmente raggiungibile con la fermata della metropolitana di Aldgate, è aperto dal Lunedì al Venerdì e durante il week end si estende anche nelle vie circostanti.

    Londra si estende lungo il Tamigi per decine e decine di km ma grazie al più antico sistema di metropolitane del mondo risulta facilmente raggiungibile in pochi minuti anche zone molto distanti tra loro.

    Per viaggiare all’interno della città , oltre alla rete metropolitana , troviamo i famosissimi bus rossi a due piani, i taxi e se ci si vuole spostare senza inquinare ci sono biciclette a noleggio in ogni angolo del centro dove si possono trovare anche affascinanti risciò.

    Prendendo la metropolitana marrone, la Bakerloo line e scendendo alla stazione di Baker Street, ci si trova dinnanzi a un enorme statua raffigurante il mitico Sherlock Holmes, che secondo i racconti di Sir.Arthur Conan Doyle risiedeva proprio a Baker Street, al 221b, dove adesso si può trovare la sua casa trasformata in museo. A fianco alla casa del più famoso investigatore del mondo troviamo un negozio molto particolare, il negozio dei Beatles. Questo piccola attività nasce dalla semplice passione del proprietario per i fab fours e proprio grazie alla sua passione che possiamo trovare gli articoli più particolari riguardanti i Beatles.

    Sempre alla fermata di Baker Street si trova il museo delle cere più famoso del mondo, il Madame Tussaut dove le statue dei più famosi personaggi si fanno fotografare assieme a migliaia di turisti ogni giorno.

    Fare shopping a Londra è facile, basta recarsi a Piccadilly circus e dirigersi in tutte le direzioni passeggiando lungo Regent street dove si possono trovare le marche più famose di abbigliamento e cosmetica, mentre per i più piccoli c’è Hamleys, uno dei negozi di giocattoli più grandi al mondo, cinque piani di giochi interattivi grazie ai ragazzi che lavorano al suo interno che fanno divertire i bambini con bolle di sapone giganti, piccoli aerei volante e magie degne dei migliori prestigiatori.

    Da Regent street ci si collega a Oxford circus e Oxford street, anch’esse ricche di grandi firme ma improntate sui giovani e per chi vuole fare acquisti low cost, quest’ultima è la naturale prosecuzione di Knitesbridge, dove ha sede Harrods, il grande magazzino celebre a livello internazionale.

    Lungo la Piccadilly, la strada che collega Green park a Piccadilly Circus, troviamo Fortnum & Mason, un grande magazzino famoso per essere il fornitore ufficiale di the della casa reale. Aperto nel 1707 nel centro di Londra, nel tempo ha mantenuto la stessa regale precisione nella cura e nell’allestimento delle vetrine e grazie alla sua varietà di prodotti è stata scelta dall’aristocrazia locale per servire le più grandi manifestazioni della storia Londinese. Al suo interno si possono trovare le migliori qualità di the da degustare comodamente nella prestigiosa sala allestita in perfetto stile British, accompagnando la bevanda con paste, biscotti e cioccolatini di loro produzione oppure importate dalle più prestigiose pasticcerie del mondo.

    Adiacente a Fortnum & Mason troviamo la piccola chiesa di St.James, nel cui cortile viene esposto un piccolo mercato di merce usata e di produzione artigianale, facile da visitare per la sua comodità, utile per staccare la vista dalle grandi firme del centro cittadino. Sempre tenendo come punto di riferimento Piccadilly circus e attraversando Leicester Square con i suoi cinema e ticket office e proseguendo verso ovest percorrendo New Row, non ci si può non imbattere in Covent Garden. Situato nel west end della città, costituisce il raccordo tra lo Strand e la zona centrale Charing Cross Road. Nato dalle ceneri di un antico orto di un convento di frati, dal quale prende il nome, si è trasformato nel tempo in mercato ortofrutticolo per poi diventare il luogo più turistico di Londra dopo Piccadilly Circus. Al suo interno si trovano negozi di abbigliamento e ristoranti dai quali è possibile assistere comodamente seduti agli spettacoli degli artisti di strada che si esibiscono da ogni parte del mondo.

    Tra i mille pregi di Londra troviamo anche la vena romantica che la contraddistingue. Per i viaggi in dolce compagnia si può passeggiare lungo il Tamigi intorno alla mezzanotte, attraversare il Millennium Bridge e con un po’ di fortuna si può ammirare la luna piena che illumina il Big Ben, il tutto accompagnato dalle musiche dei Betales suonate da improvvisati musicisti lungo le rive del fiume, oppure potete affittare una barca a remi nel lago di Hyde Park e navigare in mezzo ai Cigni poco prima del tramonto.

    La frenesia della città e le migliaia di persone che si incrociano ogni minuto vengono spezzati dal verde e dalla tranquillità dei parchi cittadini. Hyde park e Green park su tutti, dove troviamo volatili di ogni genere non preoccuparsi della presenza delle persone, mentre piccoli scoiattoli si avvicinano ai bambini in attesa di qualche briciola. St.James park invece, è il più antico dei parchi reali ed è situato a est di Buckingham Palace, al suo interno si trova un lago con due isole, la Duck Island e la West Island. Tra i parchi annoveriamo anche alcuni cimiteri, tra cui il West Brompton Cemetery, un enorme distesa di tombe di guerra sulle cui lapidi si trovano grossi Corvi neri molto caratteristici , non particolarmente allegro ma sicuramente interessante per gli storici e amanti della fotografia.

    Vicino a West Brompton si trova anche la casa di Freddy Mercury, ormai non più abitata dalla sua famiglia ma comunque sede di pellegrinaggio, consigliamo quindi di non suonare il campanello…

    Londra è diventata facilmente raggiungibile grazie ai voli Low Cost che permettono da tutta Italia dispendere poche centinaia di euro in ogni stagione. Gli alloggi sono facili da trovare, si va dall’albergo di lusso ai più economici, mentre per chi vuole dormire in una vera casa Inglese puà cercare un B&B dove troverà sicuramente accoglienza , pulizia, cortesia e l’odore del bacon con salsiccia che vi sveglia al mattino per la colazione.

    Londra è sicuramente la città meglio fornita al mondo per quanto riguarda il trasporto grazie, come detto, alla più antica rete metropolitana del mondo, consiglio però, se avete l’occasione di muovervi in bus, e di salire al piano superiore per godere tutta la città vista da angolazioni indubbiamente particolari.

    E forse Samuel Johnson aveva proprio ragione, “…chi è stanco di Londra è stanco della vita”.

     

    Diego Arbore

  • Servizi e trasporti sanitari: la Consulta per l’Handicap scrive al Ministro della Salute

    Servizi e trasporti sanitari: la Consulta per l’Handicap scrive al Ministro della Salute

    SanitàUna lettera indirizzata al Ministro della Salute, Renato Balduzzi, all’Assessore alla salute della Regione Liguria, Claudio Montaldo, a Direttore Generale e Direttore Sanitario dell’ASL 3 e al Difensore Civico. Questa l’iniziativa assunta dalla Consulta Regionale per l’Handicap con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione su due criticità che afflligono il sistema sanitario genovese, ovvero la dislocazione dei servizi pubblici sanitari sul territorio ed il trasporto sanitario tramite il servizio delle Pubbliche Assistenze.

    «La scrivente Consulta ha avuto dei colloqui con la Direzione Sanitaria dell’ASL 3 e il referente del distretto sanitario della Val Polcevera, Dott. Iozzia, in merito allo spostamento di servizi territoriali presso l’Ospedale Celesia (ormai da alcuni anni ex ospedale, ndr), trasferimento non condiviso dalla scrivente».

    Oggi a disposizione degli abitanti dei quartieri Certosa e Rivarolo ci sono alcuni ambulatori presso il punto Cup di via Canepari attualmente chiuso per i tre mesi estivi con inevitabili disagi, ma l’intenzione dell’Asl 3 è quella di chiuderlo definitivamente – ed altre strutture ambulatoriali pressoil Celesia, sottoposto a lavori di ristrutturazione per la realizzazione di un ulteriore nucleo di Rsa per 25 pazienti. Ma probabilmente, in prospettiva futura, è ipotizzabile che l’azienda sanitaria locale intenda sfruttare al meglio una struttura in buone condizioni, qual è quella dell’ex ospedale Celesia.

    «E’ assurdo che centinaia di utenti anziani e disabili debbano raggiungere tale struttura che non è servita da mezzi idonei ed è ubicata sule alture del quartiere – sottolinea la Consulta –  E’ impossibile accettare soluzioni che vanno contro una fascia di utenti molto compromessi sia per l’età sia per la disabilità, motoria, psichica, sensoriale, e che ha necessità di visite specialistiche, ritiro aghi per diabetici, CUP ecc».

    «Non vogliamo sottacere che la Regione con propria delibera ha stabilito chiusure di servizi sanitari in varie aree territoriali (Ospedali Gallino di Pontedecimo, Ospedale di Busalla, Ospedale di Sampierdarena, Ospedale Celesia, Ospedale di Recco, ecc.), ma finanziamenti per nuove aree sanitarie non ne esistono – scrive Giacomo Piombo, Consulta Regionale per l’Handicap – Dove vanno gli utenti?»

    L’altro aspetto discusso, ma senza nessuna soluzione «È quello del trasporto di persone gravemente compromesse attraverso le pubbliche assistenze –  denuncia Piombo – Da informazioni ricevute si chiedono anche 100 euro per il trasporto degli utenti in centri di riabilitazione, dializzati, visite specialistiche, ecc.».

    «Il voler colpire le persone che hanno subito dei traumi enormi che gli stessi servizi territoriali inviano in strutture riabilitative, anche fuori Genova, dove gli utenti non sono in grado di andare per le spese enormi a cui non riescono a far fronte, è mancanza di serietà da parte delle strutture sanitarie e delle istituzione pubbliche – sottolinea Piombo – Riteniamo vergognoso che persone gravemente colpite da varie patologie debbano subire ingiustizie di questa portata che conducono alla disperazione».

    «Nella speranza che siate coscienti della responsabilità che vi assumete, siamo certi che farete in modo di concedere a quanti sono in gravi condizioni di salute, servizi, strutture e trasporti che la nostra Repubblica garantisce nella Carta Costituzionale», conclude la Consulta Regionale per l’Handicap.

     

    Matteo Quadrone

  • Donne senza confini: bando di concorso fotografico

    Donne senza confini: bando di concorso fotografico

    La delegazione Ligure di Unwomen Italia bandisce un concorso fotografico per comunicare, attraverso uno
    scatto, la storia di donne senza confini, siano essi intesi come geografici, fisici, mentali, all’interno di una o più realtà culturali.

    La partecipazione al concorso è aperta ad appassionati di fotografia maggiorenni e residenti in Liguria. Si dovranno inviare fino a tre immagini inedite, in bianco e nero o a colori, in tecnica tradizionale (analogica) o digitale.

    Le immagini, unitamente al modulo di iscrizione (scaricabile dal sito di Unwomen) e a una fotocopia del documento d’identità dovranno essere inviate entro il 12 dicembre 2012 all’indirizzo
    Comitato Nazionale UN WOMEN Onlus, Via Uffreduzzi, 6 – 10134 – Torino.

    La giuria del concorso sarà presieduta dal fotografo professionista Giorgio Bergami. Membri della giuria sono Frederick Clarke e Rino Guerriero.

    I premi sono così stabiliti:
    – Primo Premio: un corso di fotografia
    – Secondo Premio: una macchina Lomography analogica
    – Terzo Premio: un fotolibro corredato da una selezione delle immagini presentate e dalle relative didascalie.

    I vincitori dei premi saranno resi noti a marzo 2013 mezzo pubblicazione di avviso sul sito www.unwomen.it

    La Delegazione ligure di UN WOMEN Italia si riserva di esporre una selezione (ad opera della giuria) delle immagini pervenute in diverse aree espositive presenti sul territorio ligure.

    [foto di Diego Arbore]

  • Gas, Gruppo di Acquisto Solare: risultati e prospettive del progetto

    Gas, Gruppo di Acquisto Solare: risultati e prospettive del progetto

    Il Gas, acronimo che sta a significare Gruppo di Acquisto Solare, nato a Genova nell’autunno del 2011 grazie ad un’intesa tra il Comune di Genova e Legambiente, ha l’obiettivo di promuovere ed agevolare l’accesso al mercato solare da parte delle famiglie ma anche delle piccole aziende.

    Un meccanismo virtuoso che si colloca nell’ambito delle azioni da attivare in applicazione del Patto dei Sindaci in tema di energie rinnovabili e risparmio energetico (Genova ha aderito nel 2009) ed è riconosciuto all’interno del Piano di Azione per l’Energia Sostenibile – Sustainable Energy Action Plan, SEAP – del Comune di Genova (approvato nell’agosto 2010) che si è posto come obiettivo una riduzione complessiva del 23% delle emissioni di CO2 entro il 2020, come strumento innovativo e democratico per facilitare non solo l’installazione di impianti fotovoltaici e solari domestici, ma anche per aumentare la socialità e la partecipazione dei cittadini, fornendo al tempo stesso maggiori conoscenze culturali e tecniche nel settore delle energie rinnovabili.
    «Una svolta importante decisa dall’ex amministrazione guidata da Marta Vincenzi – sottolinea Franco Montagnani di Legambiente – Questa, infatti, è stata l’occasione propizia per realizzare un censimento sul consumo energetico del Comune e delle sue numerose proprietà».
    Il progetto è semplice: l’amministrazione comunale fornisce ai cittadini tutte le informazioni riguardanti l’elaborazione di dati, documenti e calcoli necessari per la corretta valutazione delle offerte relative al solare fotovoltaico presenti sul mercato e sulle formalità burocratiche da assolvere per la realizzazione di un impianto. Inoltre, indica loro le possibilità di contributi e finanziamenti offerti da banche ed enti. A disposizione dei genovesi, oltre ai siti internet del Comune di Genova e Legambiente Liguria, ci sono lo Sportello Gas Genova nella sede di Legambiente in via Caffa 3/5b ed il LabTer Green Point a Palazzo Verde presso i Magazzini dell’Abbondanza nell’area del Porto Antico.
    La parte tecnica di gestione del Gas è affidata a Legambiente Liguria, associazione forte dell’esperienza già acquisita in progetti analoghi di Gruppi di Acquisto Solari realizzati in Italia negli ultimi anni, il primo avviato grazie a Legambiente Padova. Finora 3000 famiglie/aziende in tutta Italia hanno aderito ai gruppi di acquisto solare.

    «Il fotovoltaico è l’unico settore che è in crescita e negli ultimi due anni, a livello globale, il consumo di energia solare è raddoppiato – spiega Montagnani – Ed anche in Italia si è affermato, sicuramente grazie agli incentivi. Ora però le cose cambieranno leggermente con il quinto Conto energia (per promuovere l’utilizzo di fonti rinnovabili per la creazione di energia, il 19 Settembre 2005 è entrata in vigore anche in Italia la possibilità di usufruire di incentivi per la costruzione di impianti fotovoltaici che verranno erogati in “conto energia”, ovvero rivendendo tutta l’energia elettrica prodotta direttamente al GSE-Gestore dei servizi elettrici ad una tariffa incentivante, ndr) che dovrebbe uscire ad ottobre 2012. Il nuovo Conto energia non sarà più basato sulla produzione bensì sul consumo. La scelta di incentivare l’autoconsumo è giusta. Comunque investire nel fotovoltaico conviene sempre perchè, se da un lato calano gli incentivi, dall’altro diminuisce il costo dei materiali».

    Ma perché installare un pannello solare oggi? «Oltre a essere un valido aiuto contro l’effetto serra, i pannelli solari sono un investimento tra i più redditizi – spiega Legambiente – possono azzerare le nostre bollette elettriche domestiche e ridurre fortemente quelle termiche, grazie agli incentivi statali, tra i più generosi del mondo». E qual è la funzione di un gruppo d’acquisto solare? «Acquistare un impianto solare termico o fotovoltaico non è facile come comprare un chilo di patate – continua Legambiente – esistono centinaia di marche sul mercato, decine e decine di imprese, molte tecnologie diverse tra loro».
    Il Gas raggruppa le famiglie interessate ad installare un impianto solare termico o fotovoltaico e grazie all’esperienza di Legambiente e alla consulenza di Azzero CO2 – una società di consulenza energetico-ambientale – offre alle aziende del territorio la possibilità di presentare un’offerta per prodotto e servizio chiavi in mano sulla base di rigide regole e richieste tecniche scrupolose.
    I vantaggi sono evidenti: abbattimento dei costi intorno al 10/15%; scrematura dei preventivi; migliori garanzie del prodotto; convenzioni con istituti assicurativi e bancari; manutenzione e pratiche amministrative comprese. «In alcuni preventivi di famiglie genovesi i ricavi oscillano tra il 15 ed il 25 % e sono garantiti per 20 anni, come prevede il Conto energia – aggiunge Montagnani – Il tempo di rientro del capitale è stimato dai 5 agli 8 anni. In determinati casi questo investimento può diventare una vera e propria fonte di guadagno».

    A che punto siamo attualmente?
    «Oggi sono 54 gli aderenti al Gas, ovvero coloro i quali hanno manifestato un interesse verso il progetto – racconta Franco Montagnani nell’incontro pubblico svoltosi martedì 26 giugno, grazie alla collaborazione tra Legambiente ed Arci San Nicola, presso i locali della sezione del Pd di Castelletto – Molti sono in fase “dormiente” e per vari motivi devono ancora decidere se attivarsi». Sono invece 27 i soggetti che hanno sottoscritto il contratto con l’azienda installatrice scelta tramite gara dal Gas, 21 nel Comune di Genova, 6 fuori dai confini comunali.
    Il progetto si è sviluppato attraverso l’organizzazione di assemblee pubbliche nei vari quartieri con l’appoggio dei Municipi. La prima riunione si è svolta in Media Valbisagno il 25 ottobre 2011, seguita da un’altra quindicina di incontri.
    «Il nostro intento è stato quello di recarsi nei territori dove è più diffusa la presenza di case piccoli mono o bifamiliari – racconta Montagnani – Nella fase iniziale non ci siamo rivolti ai condomini perché in questo caso esiste un problema legato alla difficoltà di coniugare gli interessi dei diversi proprietari. Gli impianti fotovoltaici dovrebbero essere installati sul terrazzo che spesso è proprietà di tutti gli inquilini e non è divisibile, quindi occorre una condivisione d’intenti. Sempre più persone che abitano in un condominio ci chiedono informazioni in merito al fotovoltaico ed il prossimo passo sarà cercare di coinvolgere anche loro».

    I numeri raggiunti finora, 54 aderenti di cui 27 hanno già sottoscritto il contratto, sono piccoli ma decisamente significativi. Genova e la Liguria, infatti, sono maglia nera nel campo delle rinnovabili ed il Gas rappresenta un primo grande successo.
    «Il valore aggiunto di questa iniziativa è essere riusciti a riunire le conoscenze dei diversi cittadini, attraverso la condivisione delle informazioni – spiega Montagnani – I Gas sono utili perché permettono di acquistare impianti di qualità a migliori condizioni rispetto al singolo acquirente».
    Stiamo parlando soprattutto di fotovoltaico piuttosto che di solare termico (per la produzione di acqua calda). Il solare termico presenta più difficoltà dal punto di vista della compatibilità paesaggistica (il 60% del territorio comunale è tutelato). Mentre gli impianti fotovoltaici, grazie all’innovazione tecnologica, hanno ottenuto buoni risultati, rendendo possibile la realizzazione di modelli di integrazione architettonica: pannelli che sostituiscono completamente il tetto e non presentano problemi dal punto di vista paesaggistico.

    A Genova i Municipi interessati sono Val Polcevera, Media Val Bisagno, Levante e Ponente, in particolare le zone rurali ad esempio San Martino di Struppa, Crevari, Apparizione, Murta, per citarne alcune. Mentre sono in via di attivazione altri Gruppi di Acquisto Solare nei comuni di Lavagna, Neirone ed Arenzano.

    «Nel marzo 2012 abbiamo scelto la ditta installatrice – racconta Montagnani – tramite un capitolato di gara con condizioni ristrette, non solo commerciali e tecnologiche, ma anche ambientali (ad esempio pannelli a km zero). Successivamente i cittadini si sono attivati per ottenere al più presto i sopralluoghi. Tutte operazioni totalmente gratuite per i cittadini».
    Dopo i sopralluoghi, l’azienda ha emesso i preventivi rispettando determinati requisiti di trasparenza, fornendo ipotesi di finanziamento e progressivo rientro dalla spesa. «Solo con l’unione promossa dal Gas si ottengono condizioni così favorevoli», precisa Montanani. Una volta visionato il preventivo l’utente ha la possibilità di riflettere sulla bontà dell’investimento. Il passo successivo è quello ufficiale con la firma del contratto ed il pagamento di un anticipo.
    «Adesso, in collaborazione con l’Ufficio Tutela del Paesaggio del Comune, dovremo affrontare le pratiche burocratiche per ottenere le autorizzazioni», continua Montagnani.
    Nel febbraio 2012 un protocollo d’intesa firmato dalla Soprintendenza della Liguria e dalla Regione Liguria ha definito le regole per l’installazione degli impianti fotovoltaici. «Sono state inserite delle deroghe che in alcuni casi consentono di non dover presentare la richiesta di autorizzazione paesaggistica – spiega Montagnani – Per gli impianti fotovoltaici spesso è sufficiente la Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). I principali criteri da seguire riguardano l’installazione degli impianti e la loro inclinazione. In particolare, i pannelli devono seguire l’inclinazione della falda del tetto».

    «A breve, verso la fine della settimana prossima, presenteremo i progetti per ottenere le autorizzazioni – conclude Montagnani – Speriamo, nel corso dell’estate, di portare a termine l’installazione di tutti i 27 impianti. Noi vogliamo aumentare il numero di aderenti ma bisogna anche considerare che l’attuale Gas, ad un certo punto, potrebbe aver terminato il suo compito e lasciare spazio alla nascita di un nuovo Gruppo di Acquisto Solare. È questo lo spirito del progetto. Tra l’altro, con il nuovo Conto energia, cambierà lo scenario e quindi anche le condizioni per l’azienda installatrice».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Centro Est, Municipio aperto: ascolto e dialogo con i cittadini

    Centro Est, Municipio aperto: ascolto e dialogo con i cittadini

    GenovaAscolto e dialogo come fondamenti della partecipazione. A partire da questo presupposto fondamentale di buona politica, il Municipio I Centro Est apre le porte alla cittadinanza.

    Fabio Grubesich e Maria Carla Italia, rispettivamente assessore alle manutenzioni e alle questioni sociali, dedicheranno una mattina alla settimana all’incontro con gli abitanti del territorio – singoli o in forma associata – che desiderano portare temi e problemi all’attenzione dell’amministrazione. Paola Ravera, assessore alla cultura, incontrerà i cittadini un pomeriggio e su appuntamento con una programmazione settimanale.

    L’ascolto, presso la sede del Municipio I, in via Polleri, 11, avrà il seguente orario:
    Fabio Grubesich: lunedì mattina, dalle 9.00 alle 12.00 (da lunedì 2 luglio)
    Maria Carla Italia: giovedì mattina, dalle 9.00 alle 12.00 (da giovedì 5 luglio)
    Paola Ravera: martedì pomeriggio, dalle 15.00 alle 18.00 (da martedì 17 luglio) e su appuntamento.

    «Vogliamo sviluppare una cultura dell’ascolto e del coinvolgimento per costruire conoscenza e fiducia reciproche tra gli interlocutori – spiega Maria Carla Italia – Per questo promuoviamo un metodo di lavoro fondato sulla consuetudine alla relazione, per costruire relazioni stabili e continue, le sole in grado di condurre con successo a processi decisionali partecipati».

    «È un impegno difficile ma certamente gratificante dal punto di vista dei rapporti umani – aggiunge Fabio Grubesich – Essere riferimento e collante tra territorio ed istituzioni, aiutare le persone ad individuare i corretti percorsi per dialogare con le istituzioni competenti, questi alcuni dei compiti che facciamo nostri con la collaborazione di tutti coloro che operano nel nostro Municipio».

    «L’esperienza maturata in questi anni a servizio del Municipio mi ha consentito di sviluppare metodologie di organizzazione di eventi culturali grazie al supporto degli uffici del Municipio e la collaborazione con associazioni e comitati che operano per lo sviluppo culturale dei vari quartieri – afferma Paola Ravera – Ciò ha rafforzato in me la convinzione che i risultati ottenuti con eventi e azioni concrete sul territorio riscontrano il favore e la soddisfazione dei cittadini».

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi

  • Andrea Sessarego: intervista al fotografo genovese

    Andrea Sessarego: intervista al fotografo genovese

    Andrea SessaregoClasse 1981, Andrea Sessarego è fotografo molto attivo sul territorio genovese e collabora da alcuni anni con uno dei fiori all’occhiello della città, il Festival della Scienza. La sua ultima mostra è stata in occasione del progetto Adotta un artista.

    Come e quando è cominciato il tuo interesse per la fotografia?

    Tutto è cominciato per caso circa otto anni fa quando ho deciso di acquistare una fotocamera digitale prima di partire per un viaggio in Russia. La fotografia mi ha sempre affascinato per il suo enorme ed immediato potere comunicativo, ma prima di allora non avevo mai provato a comunicare con un’ immagine, come se fosse un linguaggio che capivo ma che non sapevo parlare.

    Avere quindi uno strumento che mi permettesse di fissare un istante, una forma come lo percepiva la mia mente mi ha dato la possibilità di dare sfogo ad una mia capacità espressiva inaspettata. Questa scoperta ha dato il via ad un percorso di formazione personale, in un primo momento da autodidatta poi frequentando corsi e workshop per acquisire le diverse competenze tecniche e per allenare ed educare i propri occhi alla composizione di immagini.

    Hai iniziato subito con questa tecnica o sei passato prima attraverso altre forme?

    Mi sono avvicinato a questo mondo nel momento in cui il passaggio dall’analogico al digitale si stava affermando a grande velocità, quindi il mio primo contatto con la fotografia è avvenuto nel mondo dei pixel e delle schede di memoria. L’utilizzo di vecchie macchine fotografiche analogiche per realizzare le mie opere è recente.

    Ho comprato una vecchia macchina bi – ottica Russa degli anni ‘60 in un mercatino delle pulci a Varsavia due anni fa e dopo aver seguito un workshop di fotografia analogica ho iniziato ad esplorare questo nuovo aspetto della fotografia. Quindi, a oggi, a una reflex digitale affianco l’utilizzo di alcune macchine vintage degli anni ’60 – ’70 e diverse fotocamere polaroid e, perché no, uno smartphone.

    Ci descrivi il tuo approccio nel realizzare un’opera? Dove arriva l’ispirazione, quanto tempo ti richiede, quali tecniche usi, ecc.

    L’approccio varia molto a seconda degli strumenti utilizzati e del soggetto che si vuole fotografare. A volte riesco a cogliere l’attimo perfetto con una reflex digitale, altre volte impiego molto tempo nella scelta dell’ inquadratura e dell’esposizione utilizzando le mie macchine analogiche. Spesso mi capita di avere questa necessità per instaurare una sorta di relazione col soggetto o con l’ambiente in cui mi trovo a fotografare. A volte, quindi, necessito anche di più sessioni in giorni differenti prima di essere soddisfatto dei miei scatti.

    Posso quindi dividere i mie lavori in scatti che chiamerei impulsivi e scatti riflessivi, che sono poi rappresentativi delle due tipologie di fotografia che preferisco, il reportage e le foto di architettura.

    La tecnica che sto sperimentando ultimamente si basa sull’esporre lo stesso fotogramma per due volte,sovrapponendo così nella stessa immagine più soggetti o forme. Amo molto questa tecnica perché è totalmente imprevedibile e riserva sempre delle sorprese una volta sviluppata la pellicola.
    L’ ispirazione arriva continuamente, ed è per questo che ho quasi sempre una fotocamera con me, sono molto attratto dalle forme geometriche e dalle texture, quindi molto spesso mi capita di “vedere” in anticipo i mie scatti semplicemente osservando un edificio, delle ombre o dei riflessi.
    Mi capita, quindi, di “scattare con la mente” , di vedere il soggetto in bianco e nero già imprigionato in un rettangolo di carta fotografica o dentro ad una cornice di una Polaroid oppure visualizzato sullo schermo di un PC.

    Quali sono i luoghi di Genova che maggiormente ti ispirano? Dove ha già esposto e dove ti piacerebbe esporre in futuro?

    Credo che Genova abbia un forte potere ispiratore, è una città ricca di contrasti luminosi, architettonici e culturali. Il centro storico è un luogo perfetto per giocare con la luce o per andare alla ricerca di istanti e situazioni particolari. La periferia con i suoi ex stabilimenti industriali, gli edifici popolari e i viadotti autostradali è ricca di forme e linee da racchiudere in uno scatto.

    Ho esposto alcuni miei progetti fotografici in locali e circoli genovesi, la mia ultima mostra, un reportage sugli abitanti dei quarteri storici di Pechino, risale a quest’autunno.

    Credo che il nuovo spazio Sala Dogana, creato a Palazzo Ducale, sia una interessante opportunità che viene data ai giovani artisti per mostrare i propri lavori. Spero di riuscire a produrre nei prossimi mesi un progetto fotografico che possa essere selezionato ed esposto in questi spazi.

    Da genovese, cosa pensi del modo in cui la nostra città vive l’arte?

    Credo che Genova pur essendo permeata dall’ arte la viva in maniera timida ed intimista in un mondo limitato al collezionismo, fatto di piccole gallerie da andare a scovare nel centro storico.

    Detto questo in questo momento mi sembra di cogliere un insolito fermento nel mondo dell’arte cittadina dato dalla la nascita di alcune realtà interessanti all’interno del quartiere della Maddalena, da un tentativo di rilancio del Museo di Arte Contemporanea e dal tentativo di dare voce attraverso diverse azioni agli operatori del mondo dell’industria creativa.

    Sei stato uno degli artisti selezionati per la mostra itinerante alle botteghe della Maddalena. Credi che arte e cultura possano contribuire al rilancio di questo quartiere?

    Credo fortemente nel rilancio di questa zona di Genova e penso che questo quartiere possa cambiare volto non solo ospitando temporaneamente eventi artistici e culturali ma possa diventare un catalizzatore della creatività cittadina, un luogo dove gli artisti trovano uno spazio permanente per esprimersi, trarre ispirazione ed entrare in comunicazione tra loro e con altre realtà.

    Tra le tue attività c’è il Festival della Scienza, una delle eccellenze genovesi in ambito culturale. A tuo parere arte e scienza sono due discipline amalgamabili? Si può parlare di “creatività nella scienza”?

    Collaboro con l’ Associazione Festival della Scienza da diversi anni occupandomi della selezione e formazione degli animatori scientifici, della organizzazione dell’evento e nella ideazione e realizzazione di laboratori didattici.

    Credo che le parole arte e scienza possano essere declinate entrambe sotto un’unica parola: immaginazione. Immaginare è un’azione fondamentale sia per uno scienziato che per un artista, credo sia alla base del processo creativo che poi porta alla realizzazione di opere artistiche e nuove scoperte.

    Arte e Scienza sono quindi due campi che essendo guidati dalla curiosità e dall’immaginazione si trovano ad essere molto vicini tra loro. Per questo motivo trovo che l’arte sia un ottimo linguaggio da utilizzare per comunicare la scienza e che molte volte alcuni fenomeni scientifici siano una forma d’arte.

    Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

    Sicuramente credo di dover dedicare ancora tempo alla mia formazione, come dicevo spero di riuscire a dare visibilità ad alcuni miei progetti o entrando in contatto con alcune gallerie d’arte o avendo la possibilità di utilizzare gli spazi di Sala Dogana. Vorrei fare avvicinare il più possibile i due mondi in cui opero quello della divulgazione scientifica e quello della fotografia.

    Marta Traverso

  • Manifesto d’artista Macchia Blues: bando di concorso per grafici

    Manifesto d’artista Macchia Blues: bando di concorso per grafici

    L’Associazione Culturale Macchia Blues ha indetto un bando di concorso per l’omonimo Festival che si terrà nelle prime due settimane di settembre.

    Manifesto d’artista Macchia Blues 2012 è rivolto ad artisti e grafici di qualunque età per creare l’opera che diventerà immagine coordinata dell’evento, quindi inserita nell’intera campagna di promozione del Macchia Blues 2012. La tecnica è libera, si possono dunque proporre opere di pittura, scultura, grafica, illustrazione, fotografia e così via.

    Il tema dell’opera dovrà essere in linea con la caratterizzazione Blues del festival e legato al focus dell’edizione in corso, ovvero Infanzia.

    La partecipazione al concorso è gratuita.

    Gli artisti dovranno inviare entro il 15 luglio 2012 all’indirizzo macchiablues@virgilio.it il modulo di iscrizione e l’immagine dell’opera.

    Il risultato del concorso sarà pubblicato sul sito macchiablues.blogspot.it, con indicazione dell’opera vincitrice e del suo ideatore.

    [foto di Constanza Rojas]

  • Approvato in Consiglio il bilancio previsionale del 2012 e l’aumento dell’aliquota IMU

    Approvato in Consiglio il bilancio previsionale del 2012 e l’aumento dell’aliquota IMU

    Si è conclusa ieri la non-stop di tre giorni per l’approvazione del bilancio e della nuova Imposta Municipale Propria (IMU). Dopo due giorni di presentazione degli ordini del giorno e degli emendamenti, è stata la volta delle dichiarazioni di voto dei gruppi consiliari e del voto finale.

    La mattinata si era aperta con un intervento del sindaco Doria che ha voluto chiarire, ancora una volta, le ragioni che hanno portato all’aumento delle aliquote IMU. Come già aveva affermato in occasione della presentazione del bilancio previsionale 2012, questa decisione si era resa necessaria per ovviare alla riduzione dei trasferimenti statali. In particolare, per effetto delle due manovre correttive messe in atto dal Governo Berlusconi e dal Governo Monti, al Comune di Genova, nel 2012, sono stati destinati 40 milioni di euro in meno. Tuttavia, il sindaco ha ribadito la propria volontà di rimettere mano al bilancio nel tentativo di ridurre la spesa corrente e consentire quindi una diminuzione dell’aliquota IMU nel saldo che i cittadini saranno chiamati a pagare a dicembre. La Giunta ha infatti accolto un emendamento presentato dal Pd (E 8 alla proposta n. 46) in cui si impegna ad effettuare una spending review più approfondita che permetta ulteriori risparmi della macchina comunale.

    Al tempo stesso il sindaco ha voluto precisare che, anche in assenza di eventuali ritocchi, il bilancio proposto non avrà effetti recessivi perché le risorse recuperate attraverso un aumento dell’IMU verranno destinate ai servizi pubblici comunali.

    Nonostante le parole di apprezzamento per il discorso in aula da parte di tutti i gruppi consiliari, i partiti di opposizione hanno voluto ribadire durante il dibattito le proprie posizioni divergenti rispetto alla Giunta. In particolare i consiglieri del Pdl hanno sottolineato che le attuali difficoltà economiche del Comune dipendono da una cattiva gestione delle precedenti amministrazioni di centro-sinistra che hanno creato un debito di 1,3 miliardi di euro. Trasversale a tutti i gruppi di minoranza è poi l’insoddisfazione per il respingimento della maggior parte degli ordini del giorno e degli emendamenti, da loro presentati. Oggetto di critica è stato soprattutto l’assessore al bilancio Miceli, a cui era spettato martedì l’ingrato compito di spiegare in aula il bilancio e di respingere quasi in blocco tutte le proposte di modifica presentate in maggioranza dai partiti di opposizione. A propria discolpa l’assessore ha sostenuto che la maggior parte delle richieste erano impossibili da accettare, in parte perché presumevano una modifica di leggi statali – su cui il Comune non ha ovviamente alcuna competenza – e in parte perché non inerenti al bilancio.

    Ma la requisitoria più dura è giunta proprio da un (ex?) alleato, l’Idv. Il consigliere Anzalone ha ribadito il no del proprio partito all’IMU considerata un’imposta «sbagliata, ingiusta e iniqua», contestando anche che sul programma elettorale del sindaco non si era parlato di un suo aumento. Doria, tuttavia, non ritiene definitiva la rottura ed è convinto che il comportamento dei consiglieri dell’Idv sia dettato soprattutto da logiche nazionali che vedono il partito di Di Pietro all’opposizione in Parlamento e in netto contrasto con l’introduzione della nuova tassa sugli immobili. Il sindaco è convinto che con il dialogo sarà possibile ricucire lo strappo.

    Più attendista e cauta la posizione del Movimento 5 Stelle, che, pur avendo espresso la propria contrarietà contro l’IMU, ha anche evidenziato la mancanza di tempo per una lettura approfondita del bilancio. «Avremmo voluto proporre delle alternative, ma non c’è stato il tempo» ha affermato il capogruppo del movimento Paolo Putti. Quest’ultimo ha anche garantito la massima collaborazione con la Giunta e con la maggioranza per cercare di rivedere il bilancio entro l’autunno.

    Queste posizioni si sono tradotte in 22 voti a favore e 18 contrari per l’approvazione dell’aumento dell’IMU e in 20 voti a favore e 12 contrari per il bilancio preventivo del 2012. In entrambe le votazioni al centro-sinistra composto da Pd, Sel, Fds e Lista Doria si sono opposti Pdl, Lega, Lista Musso, Ucd e Idv. Il Movimento 5 Stelle ha votato contro l’aumento dell’IMU, mentre è uscito dall’aula in occasione del voto sul bilancio, sul quale aveva già annunciato la propria astensione.

    Risicati quindi i numeri a favore della maggioranza che è anche stata battuta in alcune votazioni su ordini del giorno ed emendamenti proposti dai partiti di opposizione. In particolare è stato approvato un emendamento presentato dall’Idv (emendamento 11) che chiede di ridurre il premio di risultato dei dirigenti comunali di 1.800.000 € da destinare al settore sociale. Sul caso è intervenuta anche la segreteria generale del Consiglio Comunale, osservandone l’illegittimità, perché non è consentito indicare con un emendamento la destinazione specifica di risorse del Comune.

    Inoltre sono stati approvati contro il parere della Giunta altri due ordini del giorno sempre dell’Italia dei Valori che riguardano il taglio dei dirigenti esterni del Comune.

    In parte si può giustificare questa situazione con l’inesperienza di molti consiglieri in Sala Rossa, costretti dopo poche sedute a confrontarsi con l’approvazione di uno dei documenti più complessi che il Consiglio deve approvare nel suo esercizio. Al tempo stesso si è evidenziata in più occasioni una certa debolezza della maggioranza, i cui singoli componenti hanno spesso assunto posizioni divergenti rispetto al proprio partito di riferimento. Proprio nel caso dell’emendamento 11 dell’Idv approvato contro il parere della Giunta sono stati fondamentali per questo risultato il voto a favore di Carattozzolo del Pd e l’astensione di Bruno della Fds.

    Si prospetta quindi un lungo lavoro per Doria e i suoi assessori per cercare di ricompattare la maggioranza con un attento riesame estivo del bilancio. Ma non basterà solo questo. Si dovrà cercare di coinvolgere maggiormente quelle forze politiche che, pur professandosi vicine alle posizioni del sindaco (Idv, Udc e M5S), hanno stentato a sentirsi del tutto coinvolte nel suo programma. Come ha detto il capogruppo del Pd Farello, la prima occasione per verificare chi vorrà appoggiare il progetto della nuova Giunta sarà a settembre, quando Marco Doria presenterà il suo Documento Programmatico di Legislatura. Allora si deciderà “chi sta dentro e chi sta fuori”. Insomma per usare ancora le parole di Farello: «Ci rivediamo a settembre».

    Federico Viotti

    Foto Daniele Orlandi

  • Italia – Germania: la vera sfida si gioca a Bruxelles

    Italia – Germania: la vera sfida si gioca a Bruxelles

    E’ Italia – Germania. E non riguarda (solo) il calcio. La partita più importante la stiamo giocando al vertice europeo di Bruxelles: ed anche questa è una partita da dentro o fuori.

    Le speranze di tutti si appuntano sul premier italiano: non è un mistero che sia Monti il leader europeo che ha il compito di persuadere Frau Merkel. L’obiettivo è trovare uno strumento che permetta di ridurre gli spread; in altri termini, una soluzione che consenta a Spagna e Italia di tornare a finanziarsi sul mercato senza pagare gli astronomici tassi di interesse attuali, mentre la Germania ne paga di bassissimi.

    E’ chiaro che le due cose sono collegate: più il nostro paese è percepito come a rischio, più gli investitori si sposteranno su paesi ritenuti più affidabili, come la Germania. Insomma la nostra difficoltà di finanziamento è il rovescio della medaglia della facilità tedesca: una cosa determina l’altra e viceversa. E questo fa sorgere la domanda: siamo noi che siamo particolarmente incapaci o sono i Tedeschi che sono particolarmente bravi? E’ così che a questioni economiche, monetarie e politiche si mischiano giudizi e pregiudizi che speravamo di non sentire più e che la rivalità calcistica di questi giorni alimenta ulteriormente.

    Ma anche a un livello, per così dire, “più alto”, cioè tra economisti e notisti politici sta spopolando il rimpallo delle responsabilità e il dibattito sulle colpe dell’uno e dell’altro popolo. Ieri il Corriere della Sera ha ospitato un intervento di Alberto Alesina, che se la prende decisamente con il “livore antitedesco” mostrato da alcuni commentatori e assolve decisamente la Germania con argomenti che ho già sentito ripetere da più parti. E forse, a questo punto, conviene discuterli un minimo.

    In Italia, ad esempio, il dibattito si è cristallizzato a partire da due pregiudizi opposti, che hanno entrambi un fondo di verità. Da una lato ci sono quelli, come appunto Alesina (ma anche Marco Travaglio), che vedono soprattutto l’inadeguatezza mostrata dalla società italiana e dalla sua classe politica, e per questo motivo, all’opposto, tendono ad assolvere da ogni responsabilità il modello tedesco improntato al rispetto delle regole e all’efficienza. Dall’altro lato ci sono quelli che pensano che non possa essere tutta colpa nostra: partendo dall’oggettivo fallimento della linea del rigore imposta dalla Germania all’Europa, rimpallano sui Tedeschi ogni addebito e chiamano sul banco degli imputati l’intero impianto dell’euro.

    Chi ha ragione? Innanzitutto chi certamente ha torto, sotto tutti i punti di vista, e non avrebbe quindi il diritto né di pontificare pubblicamente né di prendersela con la Germania e con l’euro, è questa classe politica: che aveva la possibilità di fare molte buone cose, al di là della valuta in uso e delle influenze teutoniche, ma è riuscita a governare malissimo, e anche a fare una cattiva opposizione. Per questo motivo non soltanto la banda Berlusconi, ma anche i dirigenti della sinistra avrebbero ottimi motivi di decenza per non cercare alibi, levare le tende e lasciare in silenzio il posto ad altri. Fatta questa premessa, bisogna poi distinguere bene i vari livelli di una discussione altrimenti sterile. Un certo insieme di considerazioni che si sentono in giro, ad esempio, guarda al passato: quali sono state le responsabilità dei singoli Stati? Che ruolo ha avuto l’euro in tutto questo? Sono domande difficili. Il giudizio più significativo lo darà la Storia e per definizione spetta ai posteri, non a noi.

    Tuttavia possiamo dire che è un dato di fatto che la Germania abbia sfruttato le opportunità date dell’euro molto meglio dell’Italia; ma è anche vero che le condizioni di partenza erano ben diverse. La Germania, ad esempio, ha risorse minerarie abbondanti e aveva già un poderoso sistema industriale, almeno nell’ovest. L’Italia invece per certi versi era da tempo in una fase di bassa crescita, di crisi identitaria sia economica che politica e contava molto sull’export agevolato da una lira debole. In questa situazione, con la complicità della diversa qualità delle rispettive classe dirigenti, l’euro è stato le ali del boom tedesco e contemporaneamente una sfida di competitività forse troppo grande per il fragile sistema italiano. Dire, come fa Alesina, che non è certo una colpa dei Tedeschi quella di «produrre Audi e Bmw che tutti vogliono» non coglie il punto. Tutti vogliono anche le Ferrari, se è per questo. Ma con l’euro è diventato molto più semplice vendere una BMW a un italiano che una Ferrari a un tedesco. E questo in Germania ha aumentato il fatturato delle aziende che esportavano, migliorato i salari e aumentato anche le entrate per lo Stato. E non si può neanche esagerare l’importanza nella crisi attuale delle fantomatiche «riforme». Indubbiamente i Tedeschi hanno fatto riforme strutturali importanti che hanno dato al paese equilibrio e stabilità, e sono state cruciali per l’affermazione economica e il riassorbimento della disoccupazione. In Italia invece non ci abbiamo nemmeno provato: e questa è una colpa. Ma nulla ci autorizza a pensare che le riforme di cui l’Italia aveva e ha bisogno siano le stesse che hanno fatto i Tedeschi, che non richiedessero sacrifici maggiori rispetto a quelli che hanno affrontato con successo i Tedeschi e che ci avrebbero restituito un paese forte come quello tedesco. Non si può fare un ragionamento simile in astratto prescindendo dal sistema di relazioni, dalla stabilità sociale, dalle risorse disponibili, dai problemi logistici, dalla qualità della classe dirigente e dal suo sistema di selezione: in una parola dall’eredità storica e dalle oggettive specificità del territorio. In ogni caso anche se così non fosse, – torno a ribadire – questo giudizio lo daranno gli storici. In questo momento il passato conta relativamente.

    Da quando è scoppiata la crisi greca, come dice giustamente Alesina, tutti i leader europei «hanno fatto un gran pasticcio, creando poi contagio»: ma non si può negare che nel determinare questa strategia il ruolo guida della Germania non sia stato decisivo. La crisi finanziaria è nata negli Stati Uniti ed è sbarcata in Europa attraverso il porto di Atene: era ed è stata per lungo tempo essenzialmente una crisi di fiducia dei mercati finanziari relativamente gestibile. L’ostinazione tedesca a non volerla affrontare direttamente e anzi ad utilizzarla per costringere i partner europei a fare quelle riforme che avrebbero dovuto evitare alla Germania di intervenire finanziariamente in un modo o nell’altro, ha prodotto l’urgenza attuale.

    E’ indubbio che, rimanendo a noi, sia Berlusconi prima, che Monti poi, avrebbero potuto fare di più dal punto di vista delle riforme. Ma anche qui c’è stato un grosso errore di calcolo. Oltre ad aver fatto capire troppo tardi che Berlusconi era un problema, e anche senza voler cedere alla tesi che vede la mano della Troika dietro le manovre che portarono Monti a palazzo Chigi, è chiaro però che il suo insediamento a premier è stato salutato positivamente sia a Berlino che a Bruxelles. Peccato solo che non si sia tenuto in debito conto che cambiare il primo ministro e mandare al potere un governo tecnico esclude il ricambio del Parlamento: che infatti è sempre quello che sentenziò a maggioranza assoluta la discendenza egiziana della marocchina Ruby Rubacuori. Non si rendevano conto nell’UE che questo Parlamento di cooptati difficilmente avrebbe votato misure incisive contro la corruzione e l’evasione fiscale? Che difficilmente avrebbe ridotto i costi della pubblica amministrazione? Che difficilmente avrebbe sopportato di farsi logorare varando misure impopolari una dopo l’altra? Insomma, se proprio dobbiamo dare un giudizio su questa complessa fase storica, una linea equilibrata deve ammettere che, accanto a quelle pesanti di tutti gli altri, si possano individuare anche cruciali responsabilità tedesche.

    Ma ciò che più conta non è il passato: è il futuro. Anzi, il futuro prossimo; e l’Europa non ha più di uno o due mesi a disposizione. Ammesso e non concesso che esistano misure che l’Italia possa prendere da sola per salvarsi, è chiaro che oggi il paese avrebbe bisogno di tempo: che non c’è. Per questo il vertice europeo di questi giorni sarà fondamentale. Per questo oggi tutto è nelle mani dalla volontà tedesca di tenere insieme l’euro. La pressione internazionale è arrivata al punto tale che la Germania non può più nascondersi. Greci, Spagnoli e Italiani hanno sbagliato tutto, mentre i Tedeschi facevano tutto giusto? Può darsi. Ciò non toglie che ora la situazione è quella che è, e offre due sole alternative: o un’Unione Europea più solida o la fine dell’euro. Se la Merkel pensa davvero che l’euro sia stato per la Germania più un onere che un beneficio, oppure se pensa davvero che degli altri paesi non ci si possa più fidare, può prendersi la responsabilità storica di decretare la fine. Sarebbe una scelta dannosa per il resto dell’Europa e per l’economia mondiale. Per i Tedeschi, chissà: in ogni caso potrebbero poi giudicare loro stessi in breve tempo. E per il resto toccherebbe alla Storia assolverli o condannarli per questa decisione. Ma se la Germania deciderà di tenere in vita l’Unione Europea, potrà chiedere tutte le condizioni e le garanzie che vuole; ma non potrà sottrarsi all’obbligo di pagare, in qualche forma, anche per gli errori di altri. Nelle unioni politiche vere, queste cose succedono. Gli Stati Uniti non metterebbero in discussione il dollaro perché la Louisiana ha truccato i conti. Anzi, è proprio perché manca questa garanzia che la speculazione in Europa non si arresta. Se la Germania alla fine farà una qualche concessione in questo senso, dopo potrà chiedere molto: e scoprirà anche che molti in Italia saranno contenti di avere istituzioni europee forti, che possono ridare credibilità anche a quelle nostrane.

     

    Andrea Giannini

  • Lagaccio, ex caserma Gavoglio: i cittadini chiedono di cambiare il Puc

    Lagaccio, ex caserma Gavoglio: i cittadini chiedono di cambiare il Puc

    Panoramica di LagaccioSono 450 le osservazioni al Puc presentate da associazioni e singoli cittadini che hanno dato vita a “Voglio la Gavoglio”, gruppo che rivendica l’importanza dei percorsi di partecipazione – in atto da alcuni mesi nel quartiere Lagaccio – allo scopo di condividere e progettare insieme il futuro di un territorio che nel corso degli anni si è sentito, in misura sempre maggiore, dimenticato dalle istituzioni locali.

    Oggi, con una lettera aperta indirizzata a Sindaco, Assessori comunali all’Urbanistica ed ai Lavori Pubblici, “Voglio la Gavoglio” sollecita delle risposte da parte di Palazzo Tursi in merito alla futura destinazione di una vasta area del Lagaccio (60 mila metri quadrati), quella occupata dall’ex caserma Gavoglio.
    Inoltre chiede a gran voce un incontro pubblico nella delegazione e sottolinea un pericolo ambientale finora, evidentemente sottovalutato «Occorre un’indagine sul rischio provocato dall’amianto presente nelle strutture dell’ex caserma e, da decenni, abbandonato a se stesso».

    «Già numerose realtà e comitati si erano occupati di questa parte del quartiere, fatiscente e colpevolmente inutilizzata – scrivono i residenti – “Voglio la Gavoglio” nasce in occasione del nuovo Piano Urbanistico Comunale, proposto dalla scorsa Giunta guidata da Marta Vincenzi sul finire del 2011. In particolare, per quanto riguarda la scheda relativa all’ex caserma Gavoglio (considerata Distretto di trasformazione locale n. 3.06), chiediamo, con le nostre osservazioni, di modificare il Puc, perché le previste nuove destinazioni d’uso cambierebbero radicalmente il disegno del precedente piano urbanistico, dando maggior peso all’edilizia abitativa e meno alla necessità di servizi e aree verdi per il quartiere».

    «La caserma Gavoglio è solo una delle tante questioni in città sulle quali, ci pare, i cittadini vogliono che la “cabina di regia” delle decisioni e pianificazioni future non sia esclusivamente negli uffici delle amministrazioni locali ma che sia spostata, metaforicamente e fisicamente, nei vari territori di Genova con modalità tali da permettere un’attivazione ed una rinascita delle comunità che vivono e lavorano nelle zone interessate dalle trasformazioni urbanistiche», si legge ancora nella lettera aperta.

    La contrarietà al Puc è ribadita con fermezza «“Voglio la Gavoglio” dice No al Puc in via di approvazione ed intende promuovere un percorso di coinvolgimento e progettazione condivisa con gli abitanti. Tutto il quartiere è stato coinvolto in numerose riunioni ed incontri pubblici, con i cittadini impegnati ad elaborare ipotesi progettuali per il futuro del territorio. Insieme abbiamo deciso le azioni da compiere, innanzitutto quella di consegnare le 450 osservazioni al Puc. Ci auguriamo che queste ultime possano servire da stimoli costruttivi in base ai quali modificare il Piano Urbanistico Comunale».

     

    Matteo Quadrone