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  • Erasmus+, il progetto europeo per gli studenti si rinnova con la programmazione 2014/2020

    Erasmus+, il progetto europeo per gli studenti si rinnova con la programmazione 2014/2020

    voli-aereoporto-aereo-ryanair-DIQuando si pensa all’Europa, specialmente quando si è giovani, la prima parola che viene in mente è molto probabilmente Erasmus, intendendo quel periodo di studio e vita di qualche mese in un paese europeo, alle prese con i corsi universitari ed esperienze lavorative particolarmente importanti per la propria vita personale e professionale.

    Per gli addetti ai lavori invece, Erasmus era una singola parte del più complesso programma Lifelong Learning, che offriva anche azioni dedicate al mondo dell’istruzione, della formazione per adulti e per la formazione professionale.
    L’Unione Europea, in occasione della nuova programmazione 2014-2020, ha voluto sfruttare al meglio il brand rivoluzionando il programma e chiamandolo Erasmus+, dotandolo di priorità e, soprattutto di risorse finanziarie, che continuano sulla strada delle “mobilità” all’estero per studenti e lavoratori: tra il 2014 e il 2020 infatti, il programma avrà
    a disposizione quasi 15 miliardi di euro, con un aumento del 40% rispetto a quanto era stato concesso tra il 2007 e il 2013 permettendo di estendere l’offerta formativa ed aumentando i paesi di destinazione e gli stessi destinatari del progetto, che oggi possono essere anche insegnanti o neolaureati all’interno dell’Azione chiave 1: la mobilità ai fini di apprendimento individuale.

    Erasmus+ permette di scegliere, anche per esperienze di volontariato, destinazioni in tutto il mondo come la Turchia, fino ad oggi non compresa perché non facente parte dell’ Ue. Sarà possibile accedere a borsa di studio per gli studenti a secondo del proprio percorso di istruzione e per ciclo di formazione: laurea triennale, specialistica, dottorato o master.

    esame-maturita-scuolaErasmus+ non si rivolge più solamente agli studenti universitari: saranno coinvolte anche le scuole superiori, e i neolaureati fino a 12 mesi dopo la laurea potranno partecipare a programmi di stage o ricevere prestiti agevolati (dai 12mila ai 18mila euro) per master di uno o due anni all’estero. Questi prestiti costituiscono il 3,5 per cento dei finanziamenti complessivi, oltre mezzo miliardo destinato a circa 330mila studenti. Anche i docenti ed il personale degli enti di istruzione e di formazione (compresa quella professionale) possono fare domanda per esperienze formative all’estero.

    Erasmus+ come detto, racchiude al suo interno anche iniziative per l’istruzione (ex Comenius) la formazione professionale (il caro e vecchio Leonardo Da Vinci), per la formazione degli adulti (già Grundtvig) ma raccoglie anche l’eredità delle azioni mirate sulla Gioventù e sullo Sport, prefigurandosi quindi come polo di sviluppo dell’Unione Europea a tutto campo.
    La “mossa”dell’Unione Europea ha anche l’obiettivo non nascosto di rinforzare e di estendere la rete, vitale per l’economia e lo sviluppo dei paesi Membri tra scuola, università e mondo del lavoro: l’aspettativa è quella di creare nuovi posti di lavoro, ma anche di strutturare i processi di formazione e di definizione delle competenze trasmesse che saranno la chiave di volta del futuro.

    La nuova struttura, appare più razionale e semplice rispetto al passato sia in termini di progettazione sia in termini di gestione e di amministrazione dei progetti. In particolare, il programma, attraverso l’Azione chiave 2 – cooperazione per l’innovazione e le buone pratiche – prevedrà la cooperazione tra le istituzioni educative, le organizzazioni giovanili, le aziende, le autorità locali e regionali e le ONG al fine di sviluppare prassi innovative nel settore dell’istruzione, della formazione e delle attività giovanili. Ciò con il fine principale di promuovere l’occupabilità, la creatività e l’imprenditorialità. Tale azione prevede il lancio delle “knowledge alliances” e delle “sector Skills Alliances” – forme più complesse di cooperazione pluriennali tra istituti di istruzione
    superiore, aziende ed organizzazioni ma anche le “partnership strategiche” che su scala minore, avranno il compito di provare a definire nuove pratiche in tutti i campi della formazione e dell’istruzione, coprendo le tematiche più diverse – da nuovi metodi di studio per le scuole dell’obbligo all’applicazione di quadri di riferimento per i profili professionali dei lavoratori del settore ICT.

    Infine, L’Azione chiave 3 supporterà le riforme degli Stati membri e la cooperazione con i paesi non UE con un particolare focus sullo scambio di buone prassi nei livelli decisionali dalla formazione e nella istruzione. Altro elemento cardine dell’azione sarà la valorizzazione ed attuazione degli strumenti europei in tema di valutazione e riconoscimento delle competenze.
    Per accedere a questo “mondo” singoli studenti, giovani e docenti interessati devono contattare le singole università, enti o istituzioni entro i termini fissati dai diversi bandi di riferimento. Per quanto riguarda gli universitari di Genova, il bando scade ad Aprile (qui maggiori info) in linea con la maggior parte degli atenei. Inoltre, le università, scuole, istituzione ed enti possono candidarsi online per richiedere i finanziamenti sul portale dedicato al progetto Erasmus+ (http://www.erasmusplus.it/) a seconda delle azioni di riferimento.

    Daniele Garulla

  • Nuovo gestore della linea telefonica: cosa bisogna sapere, i diritti del consumatore

    Nuovo gestore della linea telefonica: cosa bisogna sapere, i diritti del consumatore

    TelefoniCerte volte temo di sembrare ripetitivo, ma il fatto è che, volente o nolente, si ripetono determinate situazioni cui affibbiare l’aggettivo rognose sembra quasi riduttivo. Ebbene sì, avete capito bene, ancora una volta mi tocca fare delle puntualizzazioni in materia di telefonia.

    Per la precisione, affronto due temi:

    1. Quando si cambia gestore, certamente allettati dalla bontà dell’offerta, capita sovente di rimanere alcuni giorni (mesi) senza linea telefonica. Poi, un bel giorno, arriva il tanto sospirato modem e la linea inizia a funzionare. Vorrei fare presente che il tempo in cui siete rimasti senza linea telefonica va risarcito, anzi, deve essere risarcito.
    Esiste una sorta di tariffario predisposto dall’Authority cui le compagnie telefoniche si debbono adeguare nel momento in cui viene corrisposto un risarcimento.

    2. Da tempo immemore vi parlo del diritto di recesso esercitabile entro 10 giorni lavorativi da quando sottoscrivete un contratto fuori dai locali commerciali.
    In altre parole, passati i fatidici 10 giorni, siete vincolati alla durata di un contratto, pena la penale! Anzi, no. Adesso la chiamano in mille altri modi (contributo cessazione linea è il più… gettonato), ma di penale trattasi.
    Ebbene, la maggior parte dei gestori, pur di accaparrarsi nuova clientela, promettono (e mantengono) di contribuire loro stessi a saldare il contributo di cessazione linea al vecchio gestore (guardate quanti bei giochi di parole si possono fare utilizzando i termini delle nostre deliranti normative).
    E quindi? Quindi, la normativa sul recesso (diritto di ripensamento) passa in secondo piano nonostante sia un bene il fatto che essa esista per tutelare i consumatori.

    Come dice il vecchio (neanche tanto) adagio: trovata la legge trovato l’inganno.
    E più che adagio direi velocemente.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Alberto Marubbi]

  • Terzo premier “non eletto”? Il vero deficit democratico è un altro: bentornata austerity

    Terzo premier “non eletto”? Il vero deficit democratico è un altro: bentornata austerity

    italia-europa-politicaSi sente dire qua e là che “Renzi è il terzo premier non eletto“, intendendo evidentemente con questa espressione “non eletto dai cittadini”. In effetti è evidente lo scarso rispetto mostrato per la democrazia al momento della formazione dei governi. Tuttavia bisogna fare attenzione, perché, messo in questi termini, il tormentone rischia di rivelarsi un messaggio subliminale funzionale alla propaganda dei soliti dogmi (ovvero quel “luogocomunismo” cui accennavo la settimana scorsa).

    Difatti, se davvero i fallimenti degli ultimi due governi fanno capo a Presidenti del Consiglio “non eletti” (nel senso che nessun elettore ha mai messo una croce sul nome di quel candidato ), allora  viene spontaneo pensare che il problema possa essere individuato nel sistema di selezione affidato ai “giochi di palazzo”; e che dunque, per invertire la rotta, occorra “far scegliere alla gente”. L’allusione è evidente: quello di cui avremmo bisogno è, in una parola, il presidenzialismo.

    Tuttavia nella storia repubblicana, anche prima di Monti, nessun premier è mai stato votato direttamente dai cittadini. Viviamo ancora, infatti, – checché se ne dica – in una repubblica parlamentare: gli elettori votano i partiti o le coalizioni che siederanno in Parlamento; dopodiché spetta al Presidente della Repubblica nominare il Presidente del Consiglio, ossia colui che, sulla base delle consultazioni avviate, si suppone possa disporre di una maggioranza e dunque ottenere un voto di fiducia. La prassi è la stessa anche in caso di crisi di governo: il Presidente della Repubblica verifica se ci sono le condizioni per formare altre maggioranze; altrimenti si torna al voto. E’ sempre andata così.

    La questione del “premier eletto” è piuttosto un vecchio pallino di Berlusconi, che la sinistra ha dovuto rincorrere come sempre. Secondo il Cavaliere, il fatto di proporre in campagna elettorale una precisa leadership, dichiarata anzitempo agli elettori e plasticamente rappresentata dalla dicitura “Berlusconi Presidente” sul logo della coalizione, trasfigurerebbe il nostro sistema, de facto, in senso presidenziale. Di qui tutte le elucubrazioni sulla cosiddetta “costituzione materiale”: dato che i partiti hanno inaugurato una certa prassi (costituzione materiale), allora sarebbe necessario modificare di conseguenza le leggi (costituzione formale) – un po’ come dire che, siccome nessuno si ferma più col rosso, tanto vale abolire i semafori.

    Purtroppo per i suoi detrattori, però, fintanto che non viene modificata, la nostra Costituzione resta in vigore così com’è: e sulla base di questa Costituzione non c’è nulla di formalmente sbagliato nel fatto che Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi siano stati incaricati da Giorgio Napolitano e abbiano ottenuto la fiducia del Parlamento.

    Ma allora dove sta lo “scarso rispetto per la democrazia”? Il vero deficit democratico sta nella difformità tra quello che i partiti promettono prima del voto e quello che fanno dopo.

    Le logiche che portarono Monti a Palazzo Chigi furono scellerate; ma all’epoca la politica si trincerava dietro la supposta emergenza, l’incertezza delle elezioni e il consenso costruito attorno alla figura dell’ex-commissario europeo: con queste giustificazioni si poté adoperare la formula delle larghe intese per varare dolorose misure di austerità. Con la caduta di Monti, però, i partiti si presentarono in campagna elettorale col timore di venire bastonati dagli elettori, a causa degli effetti recessivi del rigore contabile. Il PD, ad esempio, cercò di recuperare giurando eterna inimicizia a Berlusconi e promettendo di coniugare rigore e crescita; ma questo non bastò a evitare che il responso delle urne fosse schiacciante: come venne riconosciuto da pressoché tutta la stampa internazionale, gli Italiani avevano punito le larghe intese e bocciato l’austerity. Lo scandalo è che questo inequivocabile verdetto viene da allora sistematicamente ignorato.

    Già con il governo Letta abbiamo avuto la riedizione delle larghe intese che lo stesso ex-premier aveva abiurato in campagna elettorale. Oggi il governo Renzi tira un secondo, sonoro ceffone alla sovranità del popolo, con la nomina – che è un’autentica provocazione – di Pier Carlo Padoan al dicastero dell’economia.

    Padoan, il cui curriculum e competenza di esperto non sono in discussione, è stato l’uomo forse più rappresentativo della filosofia dell’austerity. Lo dimostra anche il fatto che il premio Nobel Paul Krugman – probabilmente il più illustre esponente della critica all’austerità a livello mondiale – abbia fatto di Pier Carlo Padoan e dell’OCSE, che allora il nostro compatriota dirigeva, un vero e proprio idolo polemico.

    Krugman ha scritto (aprile 2013) che il parere dato dall’OCSE agli USA nel 2010 (alzare i tassi per frenare inesistenti aspettative inflattive) “potrebbe essere considerato il peggiore consiglio mai dato dalle maggiori organizzazioni internazionali – peggiore di quelli dati dalla Commissione Europea, peggiore di quelli dati dalla Banca Centrale Europea”. Ha poi commentato l’esortazione di Padoan a proseguire nel consolidamento fiscale, perché “la vittoria” sarebbe “a portata di mano”, con queste parole: “Credo che questa sia l’eurolingua per dire: il massacro continuerà finché il morale si risolleverà”. Più tardi (settembre 2013) ha aggiunto: “L’OCSE in generale, e in particolare Pier Carlo Padoan, in qualità di capo economista, sono stati tra i più grandi e tra i primi accaniti sostenitori [cheerleaders] dell’austerità; quindi è chiaro perché non vogliano ammettere che di fatto hanno spinto l’Europa in un disastro”.

    Insomma, indipendentemente da come si muoverà il governo Renzi e dalla valutazione che se ne darà, è evidente già ora che non si poteva trovare in tutto il mondo un ministro dell’economia più titolato a riprendere e proseguire l’opera di Monti; il che testimonia la pervicace volontà antidemocratica di questa classe politica, che continua a ignorare il voto degli Italiani per accontentare i diktat europei.

    Andrea Giannini

  • Acquistare un’auto vecchia di due anni come nuova di pacca. Occhio all’imbroglio

    Acquistare un’auto vecchia di due anni come nuova di pacca. Occhio all’imbroglio

    macchine-parcheggiCari lettori e care lettrici, vicini e lontani. Questa settimana vi voglio raccontare una storia, una storia vera, non una favola. Si tratta di un caso segnalato alla redazione. Il nostro lettore ha acquisto una autovettura di un certo valore (Mercedes) , ritenendo di ottenere un’agevolazione o, se vogliamo, una promozioneDai conteggi della finanziaria, ovviamente e normalmente collegata alla casa automobilistica, risulta però un prezzo ben diverso da quello pattuito, qui vi voglio mettere in guardia da un’insidia.

    Purtroppo, negli ultimi anni, le case automobilistiche hanno il meraviglioso vizio di mettere in produzione i cosiddetti “model year”; moda secondo la quale ogni anno cambia il modello di un’auto. Ah, potere del consumismo capitalistico!

    Questo fa sì che quasi tutte le vetture in vendita, di anno in anno differiscano, seppur per dettagli talvolta trascurabili, di un poco rispetto alle corrispondenti versioni dell’anno precedente. Si tratta di particolari per gli occhi più attenti, tanto che per soggetti non proprio intenditori di automobili l’inganno viene facilmente servito sul tavolo…

    Voi direte: compro una rivista specializzata in automobili, vado a verificare versioni e prezzi della vettura che voglio comprare e sono tranquillo. Assolutamente no, non basta. Le automobili possiedono un numero di telaio, che identifica ancor più precisamente l’anno di produzione del veicolo ed il modello. Certo, mica possiamo andare dal concessionario e coricarci sotto la macchina!

    Però il trucco c’è e talvolta si vede. Prima di ritirare la vostra nuova auto, verificate sul libretto di circolazione il numero di telaio, così potete fare in un tempo relativamente rapido le verifiche del caso. Il nostro lettore, che non l’ha fatto, nel 2013 ha acquistato un’auto che stazionava nei locali di vendita da… due anni! E glielo hanno venduto come nuovo di zecca.

    Sicuramente, costui potrà fare le sue ragioni, ma si sa, le vertenze sono lunghine. Ve l’avevo detto che non si trattava di una favola: in quel caso avremmo avuto un lieto fine.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Grillo vs Renzi, la sagra delle polemiche inutili e i veri limiti del Movimento 5 Stelle

    Grillo vs Renzi, la sagra delle polemiche inutili e i veri limiti del Movimento 5 Stelle

    Beppe GrilloQuasi ogni giorno arrivano conferme del fatto che il Movimento 5 Stelle è un progetto politico deficitario. Un episodio rivelatore è proprio quello recente della “non-consultazione” in streaming con Renzi: ma a questo riguardo occorre subito precisare per quali aspetti questa “scenetta” non è rilevante.

    La sagra delle polemiche inutili

    Ovviamente non ci interessa il “fascismo verbale” e le altre amenità che piacciono tanto alla maggioranza dei detrattori: quello è solo folklore. Neppure si può sostenere, come ho già avuto occasione di dire, che al M5S manchi coerenza

    Sappiamo già che i nuovi arrivati in Parlamento si propongono innanzitutto di mandare a casa la vecchia politica, identificata nella forma-partito tradizionale fatta di dirigenti autoreferenziali e accordi presi alle spalle degli elettori: e dunque era piuttosto prevedibile che non si potesse fare eccezione per un Renzi qualsiasi solo perché all’anagrafe conta 39 anni. Né si può dire che Grillo avesse ricevuto un mandato preciso per cercare il dialogo. La votazione on-line promossa tra gli iscritti doveva decidere sull’opportunità o meno di partecipare – cito letteralmente – a “una farsa”: per cui non si può concludere che la consultazione sia stata un’occasione sprecata, dato che l’utilità della cosa era evidentemente esclusa sin dal principio. E non si tratta certo di un’idea personale di Grillo calato dall’alto: al contrario, stiamo parlando di quella che da sempre è la linea ufficiale del movimento.

    Ovviamente si può essere in disaccordo; e ci si può anche chiedere che senso abbia partecipare a una votazione in cui decidere, sostanzialmente, se insultare Renzi di persona o spedendogli una cartolina. Ma un iscritto al movimento non si può lamentare con Grillo perché fa quello che ha sempre sostenuto e praticato. La realtà è che probabilmente molti si sono avvicinati alla nuova forza politica senza capire bene di cosa si trattasse: e ora cominciano a rendersi conto di tutti quei limiti che forse si intuivano da subito e che ad oggi ancora non sono stati affrontati.

    Limiti strutturali

    Beppe GrilloSembra dimostrarsi corretto, ad esempio, quello che avevo scritto due anni fa: ossia che l’idea di sfruttare la verve comunicativa di Grillo, alla lunga, si sarebbe rivelata un’arma a doppio taglio; perché, se da un lato porta consensi, dall’altro impedisce la formazione di una leadership interna con una visione politica e un programma alternativo, e con ciò messa in grado di rispondere all’elettorato e di confrontarsi con le altre forze politiche.

    L’idea stessa che si possa rinunciare a una leadership e ad una visione politica semplicemente ricorrendo a consultazioni sulla rete (anche questo lo avevo scritto) alla prova dei fatti non sta funzionando. Ogni volta che c’è da decidere qualcosa Grillo deve trovare degli esperti fidati, metterli sul web, avviare una discussione e indire una votazione: il che è tutto molto bello, se non fosse che, nel mentre, le altre forze politiche hanno già trovato un accordo per votare quello che piace a loro. E non è solo un problema pratico: è anche un problema ideologico.

    Le votazioni on-line finiscono spesso in sostanziale parità, col risultato che pochi voti possono ribaltare completamente la linea di tutto il movimento. Cosa succederebbe se la votazione venisse ripetuta e il risultato fosse diverso? Di Maio e Di Battista si dovrebbero mettere a difendere di colpo la tesi contraria? È evidente, insomma, che una proposta politica si riconosce soprattutto dalle idee; che è con il merito dei contenuti, e non solo per un metodo, che si può chiedere il voto agli elettori; e infine che non si può rinunciare ad avere un’anima in cambio di un sondaggio su internet.

    Limiti di programma: occhio al luogocomunismo

    La scenetta del “colloquio” con Renzi dovrebbe far venire qualche perplessità anche per quello che riguarda il merito delle proposte. Ad esempio: com’è che il Partito Democratico (Grillo dixit) fa “copia e incolla di metà del programma” del movimento? Se da iscritto del M5S mi accorgo che quello che faccio viene replicato dal premier in pectore di un partito “morto”, che difende “banche, poteri forti e De Benedetti” e che non vale nemmeno la pena stare a sentire, come minimo devo cominciare a preoccuparmi. E forse dovrei anche chiedermi cosa ci sia nel mio programma che piace così tanto a quelle stesse “banche, poteri forti e industriali”.

    La risposta è che, purtroppo, anche il M5S, in mancanza di una visione ideologica di riferimento, può diventare preda del conformismo del ricettario politico pret-a-porter; vale a dire un miscuglio improbabile di tagli agli sprechi”, diminuzione delle tasse”, investimenti produttivi”, riforme strutturali”, “riduzione dei costi della politica”, “lotta alla corruzione”, “grinnecconomi”, “niutecnologgi” e “bisogna-sbattere-i-pugni-sul-tavolo-in-Europa” che l’economista Alberto Bagnai, con felice espressione, ha ribattezzato “luogocomunismo”.

    Questa definizione coglie bene il senso di una politica che trasversalmente è tutta dedita alla ripetizione di un mantra, cioè una formuletta che sta a metà tra la buona intenzione e l’inutile tautologia, che è svincolata da ogni seria riflessione scientifica e che chiunque può far sua per dare l’impressione di avere capito cosa vada fatto. Ma dietro al luogocomunismo, in realtà, si nasconde un pauroso vuoto culturale che è la cifra vera della inadeguatezza della nostra classe dirigente e che è invece funzionale agli interessi dell’establishment, ben contento del fatto che la gente non sappia più distinguere tra politiche di destra e politiche di sinistra.

    A fronte di questo scenario sconfortante la giovane età e la dimestichezza nell’uso di internet servono a poco, se non a buttare nello stesso calderone Renzi e Grillo.

    Il merito di fare opposizione

    Ciò non toglie che alcune intuizioni e alcuni esiti del M5S restino positivi: il problema sta nell’avere declinato coerenza e democrazia in senso ottusamente radicale. Pertanto senza un processo di rinnovamento interno che passi per la critica a certi capisaldi – sempre ammesso che sia possibile –, ad oggi il M5S può contare su un solo vero punto di forza: quello di continuare a fare opposizione. Checché se ne dica, infatti, non è l’accordo a tutti i costi, ma il confronto che fa la democrazia. E la virtù di Grillo è proprio quella di opporsi a partiti che, dal canto loro, continuano a sbagliare tutto.

    Andrea Giannini

  • La vite americana: rampicante dalle foglie verdi che si tingono di rosso scarlatto

    La vite americana: rampicante dalle foglie verdi che si tingono di rosso scarlatto

    1La vite americana (Parthenocissus tricuspidata) fa parte della famiglia delle Vitaceae, si tratta di una pianta rampicante a foglie caduche, originaria della Cina e della Regione himalayana. E’ una pianta vigorosa e rustica che cresce agevolmente in tutti i terreni ed in ogni ambiente. Essa forma rami che si abbarbicano, senza bisogno di sostegni, sui muri e che possono arrivare anche a quindici metri di lunghezza. Questo rampicante ha grandi foglie a tre lobi non molto incisi, in autunno il colore della parte aerea diventa rosso porpora accesso ed è, quindi, esteticamente molto interessante.

    2 In tarda primavera produce delle piccole infiorescenze poco appariscenti, da cui in autunno originano numerosi minuscoli frutti blu cobalto. Consigliamo l’impiego della varietà Veitchii Robusta. Si tratta di un innesto sulla Parthenocissus quinquefolia (c.d. “vite canadese”) che cresce molto velocemente, riuscendo a ricoprire, in soli quattro o cinque anni, intere pareti. Aspetto positivo è che, una volta esaurito lo spazio disponibile, la pianta cessa di svilupparsi e la vegetazione non si sovrappone mai su se stessa. Tale crescita permette di ottenere, in breve, una parete ricoperta da grandi foglie, tutte uguali dall’effetto ordinato ed armonico.

    3Le foglie della Veitchii Robusta sono più grandi della specie originaria, i colori autunnali sono più intensi e la produzione di bacche è straordinariamente abbondante. Infatti, in autunno, dopo la fase di intensa colorazione rossa, arancione e gialla delle foglie, queste ultime cadono, lasciando per diversi mesi il rampicante ricoperto di soli piccoli e suggestivi grappoli neri, disposti in modo regolare. Il Parthenocissus quinquefolia, chiamato comunemente vite canadese, è molto simile a quella americana: ha foglie caduche ma più grandi dell’altra varietà e formate da cinque foglioline ovali e dentate, anch’esse virano nelle sfumature del rosso in autunno.

    4La crescita è meno regolare, l’effetto globale è più disordinato e lo sviluppo non compatto come quello della c.d. “vite americana”. In generale, il Parthenocissus è sicuramente una pianta rustica molto diffusa, anche spontaneamente in natura ed impiegata, come essenza ornamentale, per coprire, senza rovinarli, muri. Questi rampicanti, per sostenersi, non usano, infatti, radici aeree ma solamente piccole ventose poste all’apice dei viticci. Durante l’estate tutte queste varietà mantengono le pareti degli edifici in ombra, così assorbendo completamente i forti raggi solari. In inverno, le foglie sono invece caduche e tale fenomeno permette così al sole di scaldare i muri, con conseguenti ottimi benefici in termini di consumi e di assenza di eventuale umidità.

    5Da un punto di vista colturale e di manutenzione, la pianta richiede, in tutte le sue diverse varietà, solo interventi di potatura volti a limitarne lo sviluppo eccessivo, spesso persino esuberante. Il periodo consigliato per eseguire queste operazioni è l’inverno. Se necessario, questi rampicanti possono anche essere ridimensionati drasticamente fino a circa un metro dal terreno, senza che ciò ne comprometta la salute. Consigliamo senza dubbio di utilizzare le menzionate varietà, da sole o frammiste ad altre essenze, tanto in città quanto in campagna. I risultati che garantiscono sono ottimi: minime esigenze colturali, crescita rapida, ricca produzione di bacche blu elettrico e particolari colorazioni giallo e rosse accese delle foglie in autunno.

    6Va detto però, per completezza, che la vite non si caratterizza per i buoni risultati se viene coltivata in vaso, preferendo affondare le radici liberamente nel terreno. Nei contenitori l’effetto è generalmente stentato, con lo sviluppo di pochi rami e di piccole foglie. I rampicanti di questa famiglia sono, in piena terra, invece tutti utilissimi per attribuire, in poco tempo e facendoli crescere liberamente sulle superfici in pietra o di intonaco, specie se délabré o scolorite, un effetto storico, quasi neogotico ai vecchi edifici. Si possono inoltre anche impiegare per ricoprire, con costi contenuti e rapido effetto, alberi secchi o steccati. Questi ultimi si coloreranno, ai primi freddi e di colpo, di rossi scarlatti, gialli ocra ed arancioni accesi, creando inaspettate, stante il periodo dell’anno, estese e colorate cortine sui prati, già imbruniti per il freddo notturno.

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano

    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Staffetta Renzi Letta: mossa prevista, barricarsi a Palazzo Chigi senza successo politico

    Staffetta Renzi Letta: mossa prevista, barricarsi a Palazzo Chigi senza successo politico

    Matteo Renzi e Enrico LettaQuando due settimane fa ho provato a spiegare il piano di Renzi, non mi stavo ovviamente esercitando nelle arti divinatorie, né avevo accesso a documenti segreti o confidenze dei protagonisti. Mi sono semplicemente chiesto: se fossi al posto suo, cosa farei? Da qui ho ipotizzato quella che a me sembrava la soluzione più coerente all’interno del pensiero dell’ambizioso sindaco di Firenze: ossia approvare una legge elettorale maggioritaria e poi tornare alle urne, legittimandosi con il voto popolare nell’illusione, o nella speranza, che questo bastasse per restare barricato dentro Palazzo Chigi per tutto il prossimo quinquennio (un quinquennio che si prospetta tutt’altro che allegro).

    Al momento in cui scrivo, invece, pare certo che il nostro si siederà al posto di Letta con un semplice passaggio di testimone (la cosiddetta “staffetta Renzi Letta”), senza avere ancora intascato alcun vero successo politico e dovendosi rapportare con lo stesso identico Parlamento. Da una parte balleranno le poltrone dei ministeri (il cosiddetto “rimpasto”), mentre dall’altra parte balleranno le alleanze di governo (da Vendola a Berlusconi): insomma qualcosa – pare certo – cambierà. Ma non si vede come tutto questo possa influire sul successo del futuro governo.

    I motivi che hanno determinato il fallimento di Letta erano già perfettamente chiari tempo addietro e oggi non si può fare altro che prenderne atto. Renzi, dal canto suo, eredita la stessa situazione e non pare abbia strategie molto diverse. Il rischio assai concreto, dunque, è che il neo-segretario PD e futuro premier si consegni all’immobilismo, si “bruci” politicamente e mandi in fumo il capitale elettorale conquistato con fatica nei mesi passati. Ma allora cosa hanno in testa quelli del PD?

    Da Renzi a Friedman: strane cose succedono in Italia

    la “staffetta” non è la sola mossa inspiegabile nel panorama politico italiano. La vicenda dell’intervista a Alan Friedman rilasciata da Mario Monti (il quale afferma che nel 2011 Napolitano lo contattò per proporgli di fare il premier ben prima che la crisi dello spread tagliasse le gambe a Berlusconi) apre la strada a nuovi imprevedibili scenari. Quello che colpisce non è tanto il fatto in sé (che, se non proprio noto, era assolutamente intuibile già all’epoca), quanto piuttosto le polemiche particolari che ne sono seguite.

    In un’intervista a ilsussidiario.net il Prof. Giulio Sapelli esprime stupore per il fatto che il Corriere della Sera abbia attaccato Napolitano (il quale, infatti, ha dovuto subito replicare con una lettera al direttore De Bortoli). Secondo Sapelli l’establishment italiano si starebbe posizionando dal fronte filo-tedesco e filo-francese, rappresentato da Napolitano e Monti, a quello filo-americano, rappresentato da Prodi; il quale non per niente, secondo l’Espresso, raccoglierà le dimissioni di Napolitano e si farà eleggere Presidente della Repubblica.

    Difficile dire se queste voci siano attendibili: ma certo hanno un fondo di verità. È del tutto evidente, infatti, che il sistema si sta muovendo in modo non convenzionale, in risposta ad un contesto politico-economico intrinsecamente instabile e che per questo, come ampiamente preconizzato, nonostante fosse voluto dall’establishment, era destinato comunque a sfuggire ad ogni controllo.

    Renzi porterà in dote, dunque, un nuovo assetto di potere, e forse anche nuovi “atteggiamenti” in politica estera: ma se è solo questo, non servirà a evitare l’inevitabile.

     

    Andrea Giannini

  • San Valentino e Festival di Sanremo: febbraio floreale porta con sé piccole fregature

    San Valentino e Festival di Sanremo: febbraio floreale porta con sé piccole fregature

    brehat-fiore-DIFebbraio, il mese del festival della canzone italiana meglio conosciuto come Festival di Sanremo. Anzi, no. Febbraio, meglio identificato con San Valentino, patrono degli innamorati.
    Premesso che si può vivere senza festival e senza 14 febbraio, sento comunque il dovere morale di fare alcune osservazioni sul consumismo sfrenato che questi due eventi, giocoforza, generano.
    Partiamo da Valentino. Fioristi e ristoranti in prima linea con offerte strabilianti: peccato che raramente i fioristi espongano i prezzi dei fiori; fateci caso, le piante sono prezzate, i fiori raramente.
    A San Valentino mica regali una pianta alla tua donna, ma un mazzo di fiori. Quanto costa? Quanto decide il fiorista in quel momento, in genere…
    E le donne che cosa regalano agli uomini? Le cose più disparate e, già che ci siamo, i saldi ancora in corso in alcune città aiutano sicuramente all’acquisto. E – come sostengo da sempre – i saldi sono una enorme fregatura. Vi ricordo che la genesi dei saldi sta nel permettere ai negozianti di vendere stock di merci rimaste invendute ad un prezzo molto più concorrenziale, con il duplice scopo di fare risparmiare il consumatore e di svuotare i magazzini del negoziante; insomma, fare girare l’economia.
    Invece, come sappiamo, vi sono negozianti che acquistano a prezzi ridicoli della merce atta allo scopo, così ci guadagnano quattro volte tanto. E San Valentino casca a fagiolo.

    Teatro Ariston, Festival di SanremoPassando a Remo le considerazioni sono differenti.
    La kermesse canora vive di pubblicità, molta pubblicità, così tanta che essa rende ben di più dell’incostituzionale canone Rai che si è costretti a pagare. Per un’azienda, il costo di una spot pubblicitario durante le serate del festival è astronomico, per cui un’azienda deve fare fruttare al massimo quel breve messaggio che giunge sui nostri piccoli schermi a volume altissimo da triturare i timpani. Già, il volume, quello che non dovrebbe variare ed invece, guarda caso, sale vertiginosamente proprio durante la pubblicità, con conseguente altra violazione di legge.

    Orbene, questa settimana voglio affidare ai nostri affezionati lettori una sorta di compito a casa.
    In quelle serate, sforzatevi di guardare il festival ed osservate gli spot pubblicitari: quasi tutti sono in violazione delle norme sulla pubblicità ingannevole
    Offerte e promozioni non corrispondenti al vero, asterischi che richiamano scritte piccolissime che non ti danno il tempo di leggere e via discorrendo con le promozioni telefoniche.
    Anche perché, negli ultimi anni, pare che le due cose che contano in questo mondo siano automobili e telefonini, almeno stando agli spot.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Diego Arbore]

  • “Via da questo luna park in disuso”

    “Via da questo luna park in disuso”

    letteredallaluna-quaderno2Il sabato pomeriggio si contano poche anime, sarà che piove da giorni, mentre l’acqua sottile si insinua fra le pietre che calpesto e le pulisce. Sono ancora poche le serrande alzate, l’ora della merenda è silenziosa dalle nostre parti, nelle strade del centro come sull’autobus. Non è desolante, non è triste, se dietro le persiane ci sono i caloriferi e gli schermi accesi, gli anziani da accudire, i figli e i cani hanno bisogno di amore.

    Sembra un bando andato deserto, questo sabato uggioso. E anche se non mi vedo, mi immagino con lo sguardo simile a quelli che incrocio, lo sguardo di chi durante la festa rimane da solo a guardare gli altri, scopre il trucco e non si diverte più.

    Intanto l’Imu cambia nome, i decreti del nostro governo vengono trasformati in slogan per poter essere apprezzati anche dai bambini e i titoli continuano a dettarli i più furbi che sanno sempre cosa dichiarare. Beati loro. Da un televisore in vetrina appare Scajola con il nodo in gola al cospetto di una massaia opinionista, accelero il passo.

    Sognare un giorno di portare via le palle da questo luna park in disuso non mi aiuta a vivere meglio il presente. L’attesa per qualcosa di migliore che verrà è una pastiglia capace di sedare la cronica disillusione. Ma è una bugia, l’ennesima.

     

    Gabriele Serpe

  • Londra, la capitale sognata. Quel giorno trovai lavoro in un ristorante italiano…

    Londra, la capitale sognata. Quel giorno trovai lavoro in un ristorante italiano…

    londra (4)A Londra una madida coperta di foglie ingiallite colorava Hyde Park, avvolto nella foschia di un freddo mattino autunnale, l’aura intorno ai lampioni modellava dense sfere luminose alternate da grossi aceri popolati da indaffarati scoiattoli e paperelle assopite tra i crespi arbusti ricoperti da brillanti tele di ragno, ricordavano addobbi natalizi abbandonati a sé stessi.
    La sagoma zoppicante di un uomo avanzava tra il grigiore della nebbia, si trascinava a fatica e senza una particolare voglia, sotto il braccio stringeva stretto una coperta di lana, in mano un sacchetto per la spesa con gli effetti personali e un cartone di vino, quella era casa sua. Camminava nella mia direzione, calzava vecchie e dure scarpe eleganti ridotte a malconce e sgualcite ciabatte, indossava una giacca, una qualunque, non aveva mai guardato il colore ma sapeva bene quanto era calda. Giunto davanti alla chiesa di St.James ha attraversato il cortile avvicinandosi sicuro verso l’ingresso, fece un cenno con la testa a qualcuno spingendo il pesante portone scomparendo nel buio.
    Sono riuscito a entrare prima che la porta si chiudesse, la chiesa era vuota, tuttavia avevo la sensazione di non essere da solo. Una tenue luce colorata filtrava dai rosoni disegnando figure religiose sul pavimento di marmo, l’aria era satura d’incenso e tra le navate il silenzio era disturbato da spettrali brusii.
    Il mio cuore si è sciolto quando ho visto il tappeto di corpi che dormivano distribuiti su tutta la pianta della chiesa, alcuni tenevano ancora una birra in mano, altri non avevano avuto nemmeno la forza di distendersi, c’erano anche coppie abbracciate tra gli inginocchiatoi e fedeli cagnolini rannicchiati vicino al padrone.
    Le notti senza tetto di queste persone invisibili sono guerre infinite contro il freddo e la fame, lunghe battaglie che trovano pace solo alle prime luci dell’alba quando le quattro mura di una chiesa offrono tutto ciò di cui hanno bisogno, un semplice gesto e non le parole disperse in aria di una preghiera.

    eros-piccadilly.londra-DIHo ripreso il cammino passando per Piccadilly Circus dove un flusso di energia ha rigenerato il mio umore attraverso luci e colori di un crocevia sempre vivo in ogni momento del giorno. Attraversando Leicester Square e New Road sono arrivato a Covent Garden, i primi saltimbanco preparavano i loro numeri da offrire agli spettatori, si sentiva anche l’eco di una chitarra acustica arpeggiare If dei Pink Floyd, uno di quei pezzi che si possono ascoltare solo a Londra. In cielo si allargavano chiazze azzurre come secchiate d’acqua su un pavimento di schiuma, un timido raggio di sole riflesso sulla strada ancora bagnata creava piccoli arcobaleni di luce, era un monito per proseguire a piedi fino alla successiva fermata della metro.

    Lungo le scale della fermata di Holborn un signore elegante, probabilmente un impiegato, scendendo velocemente mi ha scontrato con la sua valigetta, con molta educazione mi ha chiesto profondamente scusa, non curandosi del suo ritardo mi ha regalato un piccolo inchino per poi riprendere la sua corsa frettolosa contro il tempo. Il treno per King Cross St.Pancreas sarebbe arrivato entro pochi minuti ma avevo camminato abbastanza da sentirmi stanco e mi sono seduto su una panchina ad attendere, vicino a me una ragazza leggeva una rivista di moda, era distratta dai sorrisi di un giovane operaio che si asciugava la fronte arrossendo ad ogni suo sguardo.

    Lo strepitio delle rotaie annunciava l’arrivo del treno, un muro di vagoni frapposto tra loro li divideva, un’ultima occhiata dal finestrino le ha fatto perdere vivacità in volto, i suoi occhi brillavano speranzosi di rivederlo il giorno seguente. Quella mattina dovevo recuperare il mio amico Sergio, viveva in un monolocale nel retro di un pub di Seven Sisters, si era raccomandato di chiedere al barman la chiave per accedere alla sua stanza e come da indicazioni sono entrato fiducioso. Il pub era vuoto ad eccezione di pochi eletti, un uomo barbuto discuteva animatamente con un amico immaginario, il barman giocava a freccette tenendo con il piede il ritmo di “Yes sir, I can Boogie” dei Baccara cantata al karaoke da una donna grassa e sfatta, erano solo le nove del mattino. Il pavimento appiccicoso emanava un odore acre di birra stagnante, il barman era concentrato per il tiro, ho aspettato che la freccetta si conficcasse una decina di centimetri fuori dal cerchio per chiedere informazioni.

    londra-chinatown-DIDovevamo andare in cerca di lavoro ma Sergio era ancora a letto con i postumi della sera precedente, dormiva su un materassino gonfiabile, non ne voleva sapere di alzarsi, farneticava nel sonno di naufragi e barche affondate, dopo l’ennesimo e vano tentativo ho rinunciato lasciandolo in balia delle onde. Riconsegnato la chiave al barman e salutato il barbuto e i suoi amici immaginari, ho preso al volo il primo treno per Soho, forse il posto ideale per trovare un occupazione. A Tottenham Court Road sono passato per le vie di China Town, ho sempre amato passeggiare spensieratamente tra le luccicanti anatre glassate nelle vetrine dei ristoranti e i market di frutta sconosciuta. Una coppia di sposi usciva da uno di questi, finito il pranzo di nozze low cost si facevano fotografare ai margini della via principale, lei indossava un abito rosso, lui era felice ma alticcio, si doveva far sorreggere da un amico per restare qualche secondo in posa.

    Guardavo la scenografia di Singing in the rain fuori dal Palace Theatre proprio nel momento in cui un tuono ha scosso l’aria e una cascata d’acqua si rovesciava sui marciapiedi. Mi sono riparato in un ristorante e ho approfittato dell’ora di pranzo per mangiare una pizza aspettando che cessasse il maltempo. Il titolare era originario di Genova, si chiamava Alberto, abbiamo parlato a lungo della nostra terra e di come si era trasferito a Londra negli anni sessanta scommettendo sulla qualità del cibo italiano, in principio aprì Cappuccetto come una pasticceria, nel tempo è divenuto uno dei ristoranti italiani più buoni della città. Gli ho raccontato la mia breve vita, sembrava interessato e soprattutto gli ero simpatico, così ha deciso di assumermi per un breve periodo dandomi opportunità di lavorare servendo ai tavoli nell’ora di pranzo.

    Volevo festeggiare e vista l’occasione ho comprato degli spaghetti da Lina Store, un negozio di alimentari italiani nel cuore di Soho, la sera volevo cucinare per tutti ed ero sicuro che soprattutto Graham apprezzasse. Graham è un poliziotto, quelli che da queste parti chiamano Bobby, lo sguardo buono ma deciso di chi sa di servire la sua nazione e le grandi braccia per stringere forte le sue bambine. Il suo orgoglio si legge nei baffi come Peter Sellers e le camicie di Fred Perry, la birra al pub delle diciotto e la cura con cui mantiene verde il suo prato, la medesima che usa per accudire la famiglia. Ha sposato Maria, un insegnante genovese di lingue che negli anni ottanta ha trovato amore e lavoro lungo le sponde del Tamigi chiudendo nel cassetto dei ricordi le gite in vespa in riviera e quel pesto il cui profumo le bussa alla porta nelle tediose giornate del Surrey. Soggiornavo da loro per un tempo indefinito, dormivo nella calda mansarda della casa di Thames Ditton, un paesino a sud di Wimbledon raggiungibile solo con il treno, mi avevano accolto come un figlio ed io con loro mi sentivo a casa.

    Passavo le notti in sala imparando i primi accordi con la chitarra di Graham oppure ascoltando vecchi vinili sdraiato sul tappeto persiano ad aspettare l’alba nascosta dalle nubi delle prime ore del giorno. La mattina era facile trovarmi riverso a terra con le cuffie ancora nelle orecchie e il disco ormai fermo, la loro unica premura era di coprirmi con uno scialle di lana, poi sarebbero andati entrambi al lavoro, adesso toccava a me ricambiare con una bella spaghettata, mi sembrava un giusto ringraziamento.

    Seduto sui bordi della fontana di Trafalgar square sognavo un futuro a Londra, la città di cui mi ero innamorato da piccolo con i racconti di Sherlock Holmes, il canto di Natale di Dickens e le avventure di Oliver Twist. Sono arrivato a Victoria station percorrendo The Mall e assistendo al cambio della guardia di Buckingam Palace, non vedevo l’ora di raccontare a Maria del nuovo lavoro e sono salito sul primo treno per Thames Ditton. Le campane della chiesa suonavano puntuali, come ogni sera, le foglie degli alberi cadevano a ritmo di ogni rintocco e il loro suono solenne era trasportato in ogni direzione come un’onda del mare. Attraversavo il piccolo ponte in pietra sul Tamigi, dove il suo corso è calmo e l’acqua meno torbida.
    Alcuni bambini giocavano a calcio su un prato in attesa che le mamme li chiamassero per cena, li osservavo invidioso, avrei fatto volentieri qualche tiro ma volevo arrivare presto per cucinare.
    Seguendo con gli occhi l’azione di uno di questi, non mi sono accorto di un piccolo cespuglio che mi ha fatto inciampare, gli spaghetti sono rotolati nel fiume e si sono allontanati per poi sprofondare insieme alla cena.
    Le finestre illuminate si riflettevano sulla strada ancora bagnata, una colonna di fumo grigio saliva dal camino e la luna appena sorta si prendeva gioco di me con il suo malizioso sorriso.
    Mi sono lasciato alle spalle il cancello e dalla porta è apparso Graham con i folti baffi e i suoi occhi scuri come nocciole che mi osservavano curioso, avevo il viso stanco e sembravo preoccupato.
    Mi chiese se andava tutto bene, io sorrisi come se avessi vinto alla lotteria “Ho un lavoro caro Graham, stasera pizza per tutti, offro io!”

    Diego Arbore

  • Persona fisica e giuridica; residenza, domicilio e dimora; possesso e proprietà: le differenze

    Persona fisica e giuridica; residenza, domicilio e dimora; possesso e proprietà: le differenze

    FinestraQuesta settimana mi preme dare qualche indicazione lessical / letteraria ai nostri affezionati lettori. Già, perché se si conoscono bene i termini, si comprendono molte più cose. In questo periodo in cui gli slogan vanno così di moda, generando peraltro confusione e falsi miti, mettiamo un po’ d’ordine:

    – Iniziamo con due concetti che stanno alla base del diritto: persona fisica e persone giuridica. Alla prima categoria appartengono tutte le persone munite di codice fiscale; alla seconda categoria, appartengono quei soggetti formati da un insieme di persone fisiche e quindi società, associazioni e ditte individuali. Questa categoria si contraddistingue per il fatto di essere individuate non con un codice fiscale ma con una partita IVA. I condomini e le associazioni, per la verità, sono muniti di un codice fiscale solamente numerico, diverso da quello che tutti noi possediamo nel nostro tesserino sanitario.
    Questa distinzione si riverbera quando parliamo di consumatori: solo la prima categoria può appartenere alla “classe” dei consumatori, mentre la seconda contiene normalmente i cosiddetti professionisti. Con una eccezione: condomini e associazioni godono della qualifica di consumatori, proprio perché non sono professionisti……

    – Proseguiamo ora con un trittico: residenza, domicilio e dimora. La residenza può essere a tutti gli effetti considerato uno “stato” di diritto, rispetto agli altri due che oserei definire “stati” di fatto. Il motivo è semplice: le notifiche degli atti giudiziari e/o delle raccomandate vanno fatte sempre nel luogo di residenza, che viene certificato dal Comune ove, per l’appunto si risiede. Il domicilio può essere – ad esempio – il luogo di lavoro, laddove un soggetto più facilmente può essere reperito durante una giornata… lavorativa. La dimora può essere, invece, il luogo dove passiamo le vacanze per un tempo assolutamente limitato.

    – Concludiamo con un altro trittico: possesso, proprietà e detenzione. La proprietà, definita ampiamente dal codice civile (art. 832) consiste nel pieno godimento di una cosa; essa ha valore di diritto, al contrario del possesso, che è più un fatto. Ma con precise eccezioni. Un’espressione tipica del diritto è “possesso vale titolo”. Ossia, per quanto attiene ai beni mobili, (quindi escluse le case, i terreni e i beni mobili registrati come imbarcazioni ed automobili), la proprietà – che non può essere accertata con un documento formale – la si presume dal fatto che uno possieda la cosa, fino a prova contraria, ovviamente. Un esempio: un libro è di chi lo possiede materialmente; un’automobile è di chi risulta esserne proprietario presso il P.R.A. (pubblico Registro Automobilistico).
    Proprietà e possesso hanno in comune il cd. animus possidendi, ossia la consapevolezza del fatto che un oggetto ci appartenga. Al contrario della detenzione, che non possiede codesto requisito psicologico; ed è proprio per questo che la detenzione di un oggetto può – in determinati casi – può sfociare in una fattispecie di tipo penale: un reato punibile dalla legge.

    Sperando di avervi chiarito alcune cose, non mi resta che consigliarvi sempre di utilizzare i termini corretti, quando parlate e quando scrivete. Così quando ascolterete, sarete sicuri di aver capito bene i vostri interlocutori.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

    [foto di Alberto Marubbi]

  • Lettera per gli amici di sinistra: cari proletari, che fine avete fatto?

    Lettera per gli amici di sinistra: cari proletari, che fine avete fatto?

    Anni 70, proteste studentiCari amici di sinistra, una volta si sarebbe detto “compagni”: ma io sono troppo giovane per ricordarmi di quando si usava dire così. Mi ricordo però che una volta la parola “sinistra” si poteva ancora pronunciare.

    Erano i mitici anni 2000. Avevamo appena assistito ai funerali di De Andrè e di lì a poco sarebbe mancato anche Giorgio Gaber: ma avevamo ancora Manu Chao, gli Ska-P e i concertoni del 1° maggio. Al cinema usciva «La Stanza del Figlio» e in televisione si rideva con Corrado Guzzanti e il suo «L’Ottavo Nano». In Parlamento c’era ancora Rifondazione Comunista; Nanni Moretti partecipava ai girotondi; Umberto Eco, Gae Aulenti ed Enzo Biagi (solo per citarne alcuni) fondavano Libertà e Giustizia. Insomma, il mondo della cultura – inteso in senso lato, senza giudizi di merito – era quasi tutto schierato.

    Appartenere al  “popolo della sinistra” voleva dire ancora qualcosa; anche se – dobbiamo ammetterlo – cosa fosse questo “qualcosa” nessuno sapeva dirlo con esattezza. Si sentivano di sinistra non solo i vecchi simpatizzanti del PCI, gli intellettuali, gli insegnanti e i soliti ragazzi dei centri sociali, ma anche gli studenti Erasmus, diversi cattolici e – pensate un po’ – si sentiva di sinistra anche qualche lavoratore! Tutto questo in nome di pochi principi; o forse solo della presunzione di monopolizzare l’esercizio dell’altruismo e della tolleranza. Per lo meno era chiaro chi fossero i nemici: l’inquinamento, una certa globalizzazione, Bush, le sue guerre imperialiste, il capitalismo iper-liberista, e soprattutto, in Italia, l’odiatissimo Silvio Berlusconi. Tutto questo contribuiva a formare il collante che teneva insieme un universo variopinto.

    L’incantesimo ha cominciato a rompersi già molto prima che terminasse il decennio. I primi scricchiolii si avvertono con il secondo governo Prodi, poi con la scomparsa di Rifondazione dal Parlamento e infine con la nascita di un ibrido frankensteiniano chiamato “Partito Democratico” (come se ci fosse, dall’altra parte, un “partito anti-democratico”). Ma questi fallimenti politici intaccavano solo relativamente il mondo della sinistra. In fin dei conti quello che ci univa era proprio la predilezione per gli ultimi e i perdenti.

    I guai veri sono cominciati, paradossalmente, con il declino del Cavaliere. L’arrivo di Monti ha reso evidente per molti di noi che la lotta a Berlusconi era solo una parte piccolissima del lavoro che andava fatto. Ma la disgregazione finale, quello che oggi davvero ci divide, non è né Berlusconi né Monti: è Beppe Grillo.

    È il comico genovese il vero responsabile della diaspora del popolo della sinistra, perché è stato il primo in grado di conquistarsi una fetta consistente di delusi: e questa rottura ha creato due parti distinte, che col tempo hanno imparato ad odiarsi. Il risultato è che gli ex-appartenenti alla koiné di sinistra, quegli stessi a cui bastava una battuta su Berlusconi per intendersi subito, anche tra estranei, oggi si guardano in cagnesco e si scambiano insulti.

    Nostalgia del passato? Per carità! Non ho ripercorso tutta questa storia perché spero che un giorno potremo tornare tutti insieme. Anzi, è stato meglio così: probabilmente a tenerci uniti era solo una serie di equivoci, più che una visione realmente comune. Ho ripercorso questa storia perché oggi siamo tutti ugualmente impegnati, anche se in modi diversi, nella ricerca di una identità perduta e di uno spazio di rappresentanza politica: e forse può avere ancora un senso ricordarsi chi eravamo per capire dove vogliamo andare.

    Beppe GrilloCon gli sconvolgimenti imposti dalla difficile realtà politica ed economica, che qualcuno di noi abbia scelto di seguire Grillo e qualcun altro di rimanere dove era è una dinamica del tutto comprensibile. Capisco benissimo chi ha visto nel M5S la promessa di un cambiamento dal basso, dove il singolo può di nuovo partecipare direttamente; ma capisco anche chi, all’opposto, ha preso in antipatia le liturgie pentastellate e il rifiuto di vedere differenze tra un’ideologia di destra e una di sinistra. Capisco persino che si possa arrivare a vedersi come nemici. C’è solo una cosa che non capisco: quelli di sinistra che sono “rimasti a sinistra” cosa si aspettano dalla vita?

    Lo si può criticare quanto si vuole, ma a Grillo va riconosciuto il merito di aver fatto almeno il minimo sindacale, ossia di aver indicato una diagnosi e una terapia. Sappiamo, cioè, che per il M5S i rappresentanti eletti sono stati lasciati liberi di farsi corrompere e di pensare all’arricchimento personale, per cui ora è necessario che rinuncino alla loro autonomia e si facciano guidare della rete. È un presupposto che criticai radicalmente già a novembre di due anni fa: ma il mio parere personale conta relativamente e al movimento resta una ragione d’essere, un’idea, un’aspettativa che, se fosse davvero sbagliata, si potrà ancora correggere in futuro. Dall’altra parte, invece, mi spiegate cosa c’è?

    Dopo vent’anni pressapoco disastrosi – vent’anni in cui, lo ricordo, la sinistra ha governato e ha fatto opposizione; e dunque, evidentemente, a giudicare dai risultati, ha fatto male l’una e l’altra cosa – come si può oggi continuare senza uno straccio di autocritica, senza una spiegazione che renda conto del fallimento passato e che possa garantire che, per il futuro, non si ripeteranno gli stessi errori? Se le aspettative del M5S sono solo un’illusione, si può sapere almeno quali sarebbero le aspettative di PD e SEL? Quelli di voi che ancora votano da quella parte mi spiegano a quale speranza si affidano?

    A meno che la speranza non sia Renzi… Ma mi rifiuto di credere che persone che erano in Italia vent’anni fa oggi non vedano che il progetto di riforma di Renzi ricalca addirittura la Bicamerale di D’Alema: cioè ha lo stesso identico obiettivo di rafforzamento dell’esecutivo, che è da sempre storicamente un obiettivo delle destre. Mi rifiuto di credere che quegli stessi che criticavano la globalizzazione e le multinazionali oggi si accontentino di uno che è diverso solo perché più giovane, più cool e con il pollice opponibile per twittare. Mi rifiuto di pensare che una qualunque persona che ancora vede un senso nella parola “sinistra” sia a proprio agio con il fatto che il leader del suo partito si sia fatto pagare le spese elettorali da finanzieri con idee iperliberiste. A sinistra è rimasto ancora qualcosa di sinistra, che non sia la vecchia abitudine di dare del fascista a chi ci critica?

    Ecco, cari amici di sinistra che continuate a votare a sinistra: anziché distrarvi con Beppe Grillo e con le tante variazioni sul tema della reductio ad Hitlerum che piace a Repubblica, ditemi voi come conciliate quello che eravamo solo dieci anni fa con quello che siete adesso. Ditemi voi se esiste ancora un mondo a sinistra, e se il PD di Renzi o SEL di Vendola (lo stesso che sghignazzava al telefono con la dirigenza dell’ILVA) sono in grado di rappresentare quel mondo. E soprattutto ditemi come; perché fin qui di spiegazioni sensate non se ne vedono molte.

    Io questo dibattito ho provato ad avviarlo: ma voi potete continuare a pensare di essere, come al solito, dalla parte della Storia e della ragione. Solo che, se fossi in voi, farei attenzione: perché se poi siete dalla parte sbagliata, e Grillo è quel bastian contrario che dite, col vostro esempio finirete per insegnarli a fare la cosa giusta.

    Cordialmente.

    Andrea Giannini

  • Legge elettorale, Italicum: il piano di Renzi per riportare tutti al voto

    Legge elettorale, Italicum: il piano di Renzi per riportare tutti al voto

    Matteo RenziTorniamo sulla legge elettorale. Ora Renzi ha un accordo con Berlusconi. Se riesce a superare le resistenze interne al suo stesso partito (cosa, per altro, non scontata), la legge ha la strada spianata. A quel punto “Don Matteo” potrebbe benissimo far saltare il governo e riportare tutti al voto per capitalizzare al massimo il buon gradimento e i timidi accenni di ripresa economica.

    Se i sondaggi hanno ragione, infatti, con l’Italicum il PD potrebbe portarsi a casa, al secondo turno, la maggioranza assoluta dei seggi (327 su 630 alla Camera). Questo risultato, però, può essere incassato solo se Renzi vince la sua guerra, schiacciando quelli che gli si oppongono dentro il partito e disciplinando definitivamente le truppe, in nome di una nuova legislatura che possa finalmente “fare” (ma fare che? Boh…).

    La strategia è brutale ma semplice, e la chiave di tutto è la riforma elettorale: o il PD vota subito una legge all’insegna della “governabilità”, oppure si prende la responsabilità di mettere in discussione il neo-eletto segretario, consegnando il governo all’incertezza. E se il partito alla fine si piegherà, non solo darà al sindaco di Firenze la possibilità di blindarsi dentro Palazzo Chigi per cinque anni, ma rimarrà anche definitivamente impiccato a tutti i mantra della “responsabilità” e della “stabilità” che servono a giustificare questa riforma: e a quel punto ogni contestazione sarà di fatto impossibile. Si potrà sempre discutere, ma il premier saprà che nessuno si azzarderà a contraddirlo al momento del voto.

    È la “governabilità”, bellezza: niente più mal di pancia nel partito (decide Renzi per tutti); niente più intese, né larghe né strette; niente più finte prove di dialogo con il Movimento 5 Stelle. Il PD diventa maggioranza e governa: tutti gli altri vanno in minoranza e stanno a guardare. Fine della trasmissione: ci si aggiorna tra cinque anni.

    Tutto questo piano deve essere condotto e portato a termine a velocità di blitzkrieg, come una guerra lampo. Viceversa, se si attende troppo, l’immobilismo del governo Letta potrebbe offuscare l’immagine che Matteo Renzi si è dato di uomo forte e condottiero deciso che fa le “cose concrete” (ma quali cose? Boh…). Per di più a fine maggio ci sono le europee e cosa succederà dopo questa cruciale scadenza elettorale nessuno lo sa: per cui bisogna sigillare il governo del paese per tempo, nell’eventualità che una tempesta di euro-scetticismo renda incerto il percorso politico del vecchio continente, mettendo in crisi i vari esecutivi.

    Rimangono da limare alcuni dettagli. Ad esempio, bisogna capire come la prenderà Napolitano. Teoricamente, stando a quello che lui stesso aveva dichiarato, se saltano le larghe intese e si va al voto, dovrebbe dimettersi. Ma forse, anche senza troppa fatica, potrebbe essere convinto a restare. È fatta dunque? Non proprio. Purtroppo per Renzi, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

    Innanzitutto, c’è Berlusconi. Davvero il Cavaliere vuole regalare al PD una maggioranza assoluta? E cosa ne ricaverebbe in cambio: forse una qualche forma di impunità o di “agibilità” politica? Ma qualora Renzi arrivasse a Palazzo Chigi con i seggi che vuole, potrebbe anche permettersi di non rispettare i patti (evitando tra l’altro le accuse di contiguità con il nemico). Davvero questa è la volta in cui Berlusconi si è rimbambito e soccombe di fronte a un avversario giovane e scaltro?

    Bisogna considerare la possibilità, allora, che Berlusconi abbia in serbo qualcosa. Magari punta ad arrivare al ballottaggio; e a quel punto, chissà, rimasto da solo contro Renzi, potrebbe anche cercare di accaparrarsi il voto degli elettori a cinque stelle con qualche proposta shock… In ogni caso è difficile immaginarselo fermo a guardare mentre lo fanno fuori: è più probabile pensare che si sia fatto i suoi conti.

    Poi c’è il partito di Grillo, del quale tutto si può dire tranne che non si sia rivelato “combattivo” (come dimostra la tormentata approvazione del decreto IMU-Bankitalia e la richiesta di impeachment a carico di Giorgio Napolitano). In un’ipotetica nuova legislatura a trazione PD integrale, quindi, c’è da aspettarsi che i parlamentari del M5S diventino, se possibile, ancora più agguerriti e ancora più motivati a rendere la vita difficile all’esecutivo, con ogni mezzo lecito e senza esclusione di colpi.

    Tuttavia, se quello che ho descritto fin qui è davvero il disegno di Renzi, allora esso non tiene in conto il punto più importante: che fuori dalla politica c’è tutto un mondo. Asserragliarsi dentro il Palazzo d’Inverno, ammesso che sia possibile farlo, non impedisce che al di fuori continui ad andare in scena una realtà del tutto diversa: e anche se questa classe dirigente si rifiuta di ammetterlo, non per questo potrà evitare che il mondo esterno, presto o tardi, faccia breccia. Quando questo accadrà – e accadrà sicuramente – allora quelli come Renzi si renderanno conto che il mondo non stava andando dove pensavano loro: ma in direzione ostinata e contraria.

    Andrea Giannini

  • Canone Rai, come richiedere l’esenzione al pagamento del balzello “incostituzionale”

    Canone Rai, come richiedere l’esenzione al pagamento del balzello “incostituzionale”

    televisioneGentili lettori, con il 2014 ritorna “Consulenza Online” la rubrica dedicata ai lettori e alle piccole grandi problematiche quotidiane che invadono la nostra vita. Se pensate che inizi con un “buon anno!”, beh, vi sbagliate…

    In questo periodo, tra i tanti balzelli statali, vi è quello del Canone Rai; esso si rifa ad un Regio Decreto del 21 febbraio 1938… In quanto regio decreto e non legge propriamente fascista (!!!) non è stato abolito dalla Costituzione e dal nuovo regime democratico. Qualcuno mi potrà obiettare: “regime democratico?” Avete letto bene: l’Italia della democrazia apparente in realtà è figlia di una dittatura mediatica senza confini; l’italia “dipende” dalla TV, sia essa network a pagamento, sia essa quella di stato.

    C’è però una situazione agevolante di cui nessuno (o quasi) parla: le esenzioni dal pagamento dell’incostituzionale canone Rai, che resta tale anche se la Suprema Corte lo ha dichiarato legittimo, in quanto viola palesemente il diritto all’informazione, checché se ne dica.

    Tornando a noi, chi può non pagare il canone Rai? Sono esonerati dal pagamento solo alcuni soggetti, ovvero gli anziani di età pari o superiore a 75 anni. A stabilirlo è l’art. 1, comma 132 della L. n. 248/2007. I requisiti specifici indicati dalla norma sono i seguenti:

    – avere compiuto 75 anni entro la scadenza del pagamento del canone (cioè al 31 gennaio dell’anno corrispondente);
    – conviventi solo con il coniuge e non con altri soggetti diversi da quest’ultimo;
    – essere titolari di un reddito complessivo (quindi sommato a quello del coniuge) non superiore ad € 6.713 annui (quindi essere percettori di assegno e/o pensione mensile non superiore ad € 516,00).

    Sono esclusi dalla somma complessiva del reddito familiare, i redditi esenti dal calcolo Irpef (ovvero indennità Inail, pensione di guerra, o assegni per invalidi civili); la rendita relativa alla prima abitazione; le somme percepite per il trattamento di fine rapporto (Tfr).

    L’esenzione può essere richiesta anche per gli anni precedenti (5 anni) purché già allora si possedessero i requisiti anagrafici e di reddito sopraelencati: quindi chi avesse corrisposto il pagamento negli anni precedenti può richiedere il rimborso rivolgendosi ad un ufficio dell’Agenzia delle Entrate o chiamando il seguente numero 848.800.444. La domanda può essere presentata inviando una raccomandata all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate sede di Torino, sportello S.A.T., oppure consegnata direttamente presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, sottoscrivendo una dichiarazione sostitutiva, che può essere scaricata dal sito dell’Agenzia delle Entrate o, sempre, richiesta presso uno sportello dell’Agenzia.

    Due osservazioni mi si consentano:

    1. Quanti di voi lettori erano informati di questa cosa?

    2. Un pensionato che abbia un reddito di € 520.00 deve pagare il canone, ossia a gennaio deve riuscire a vivere con € 415,00.

    Alla faccia dell’esistenza dignitosa di cui parla la Costituzione. Intanto nel 2016 scade la convenzione tra Stato e Rai: speriamo bene.

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • Sos Progetti Europei, al via la nuova rubrica di Era Superba: copertina e obiettivi

    Sos Progetti Europei, al via la nuova rubrica di Era Superba: copertina e obiettivi

    sos-progetti-europei-rossella-ibrahimVi è mai capitato, passeggiando per le strade di Genova, di imbattervi in un cartello con scritto “Progetto finanziato dall’Unione europea”? Una volta che inizierete a farci caso noterete che la nostra città, soprattutto in alcuni quartieri, è letteralmente tappezzata di cartelli di questo tipo. Li troviamo spesso accanto ai cantieri a indicare che quel lavoro di ristrutturazione o bonifica è finanziato, del tutto o in parte, dall’Ue. Ma le riconversioni di aree urbane sono solo una piccola parte dei progetti che l’Unione finanzia.

    Un altro importante esempio è l’Erasmus, il semestre all’estero di cui usufruiscono gran parte degli studenti universitari. Questi sono due esempi emblematici dell’enorme quantità e varietà di progetti finanziati dall’Unione europea.

    Una volta che si inizia a conoscere questo mondo, ci si accorge infatti della vastità di idee, progetti e lavori che si eseguono tramite questo canale. Anche la realtà produttiva del nostro territorio è molto attiva al riguardo, numerosi ed eterogenei sono infatti i progetti che vengono gestiti da enti pubblici, università o imprese del nostro territorio. Quella genovese è una realtà dinamica e innovativa e lo scopo di questa nuova rubrica “SOS Progetti Europei” è proprio questo: conoscere questa realtà, esplorare il nostro territorio sotto una lente diversa, quella dei progetti che in esso hanno luogo, appunto!

    Nelle prossime settimane ci occuperemo dei principali progetti finanziati dall’Unione che interessano il territorio genovese e incontreremo alcune aziende che li gestiscono. Questa panoramica sui principali progetti sarà intervallata da articoli che esploreranno principali criticità e punti di forza del sistema dei finanziamenti.

    Come in tutti i mondi infatti, anche questo non è privo di difficoltà e disfunzionalità. I fondi non sono sempre gestiti in maniera cristallina ed efficiente, il comune cittadino spesso non riesce a beneficiare delle numerose opportunità per mancanza di informazione. E questi sono solo alcuni dei punti deboli su cui ci sembra importante riflettere soprattutto perché, com’è ovvio, anche i finanziamenti europei sono soldi pubblici ed è quindi doveroso che l’intera comunità possa, anche se indirettamente, trarne il maggior beneficio possibile.
    Non ci soffermeremo soltanto sugli aspetti critici ma analizzeremo anche i numerosi punti di forza e innovatività che caratterizzano questo settore, approfondiremo inoltre la figura del progettista europeo, il ruolo delle istituzioni pubbliche e altri principali aspetti di questo settore, sperando di fornirvene una panoramica più completa possibile.

    Questa rubrica è scritta grazie alla collaborazione di Daniele Garulla e Beatrice Crippa Muti, con cui condividerò onori e (soprattutto) oneri. A loro i miei più sinceri ringraziamenti!

    Rossella Ibrahim