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  • Diagnosi economiche e terapie politiche: austerità vs spesa pubblica

    Diagnosi economiche e terapie politiche: austerità vs spesa pubblica

    Libertà_stampaLa settimana scorsa ho scritto che i pochi mesi trascorsi non devono impedirci di tenere il fiato sul collo del governo. Sono vent’anni che ci teniamo questa classe politica con la scusa che “non bisogna fare del disfattismo” e che “lasciamoli lavorare prima di giudicare”: mi pare, a questo punto, che di tempo per lavorare ne abbiano avuto anche fin troppo. E quindi non si sente davvero l’esigenza di stare ad aspettare gli ulteriori disastri di un premier che, in quanto storico dirigente PD, nipote impenitente di un grand commis PDL e figlio putativo del candidato premier di centro, è la quintessenza di tutto quello che abbiamo già visto e patito.

    Al di là delle credenziali, tuttavia, quello che conta davvero è la strada che viene imboccata: e se è quella sbagliata, bisogna invertire subito la marcia, non aspettare che ci conduca a danni già largamente prevedibili. Anche perché non sempre al fondo c’è un errore di valutazione. Più spesso scelte apparentemente “sbagliate” sono in realtà deliberatamente perseguite attraverso una strategia che mira a metterci di fronte al fatto compiuto: cioè, all’inizio si invoca l’urgenza, chiedendo di aspettare i risultati prima di giudicare; poi quando i risultati si vedono, e sono disastrosi: “Oops, ci siamo sbagliati: ma ormai non si può più tornare indietro, bisogna andare avanti!”. E’ un ottimo trucchetto, già ampiamente sperimentato in passato, per far digerire riforme che altrimenti riuscirebbero indigeste alla maggior parte degli elettori: una ragione in più, dunque, per alzare il livello di attenzione e esercitare forme di controllo preventivo sulle manovre che si agitano, anche in questi mesi estivi, all’interno dei palazzi romani.

    Il tema della settimana: Corriere della Sera vs Beppe Grillo

    Questa settimana un dibattito che di solito tende a languire sullo sfondo si è arricchito di spunti nuovi: segno che l’inconcludenza delle strategie fin qui adottate traspare ormai in tutta la sua evidenza. Due giorni fa sul Corriere della Sera il direttore Ferruccio De Bortoli ha commentato la situazione attuale in occasione dei due anni trascorsi dall’arrivo dalla BCE della famosa lettera, scrivendo: «La strada imboccata è giusta, ci vorrebbe un po’ di coraggio nel tagliare le spese per abbassare le tasse». Ecco: se lo scrive De Bortoli, che non ne ha mai azzeccata una in vita sua, possiamo stare sicuri che è vero l’esatto contrario!

    Battute a parte, il direttore si avventura in una ricostruzione storica degli ultimi due anni a dir poco imprecisa, che sintetizza brillantemente i soliti luoghi comuni: “a causa del debito pubblico eravamo a un passo dal precipizio, ma Monti ci ha salvato”. Come abbiamo imparato insieme a poco a poco, però, la realtà è ben diversa: il nostro debito pubblico ha subito più che in altri paesi gli effetti della crisi del sistema finanziario globale privato perché a) non abbiamo una Banca Centrale e b) la nostra economia resta asfittica per gli squilibri generati dall’euro; lo spread è calato sensibilmente solo dopo che Draghi ha annunciato acquisti illimitati di titoli di Stato da parte della BCE, e senza che per altro ciò costituisca neppure lontanamente la soluzione definitiva ai nostri problemi.

    Per contestare nel merito le gravi lacune di questo esecutivo, e di chi lo sostiene, bisogna passare per forza da qui: dal fatto che diagnosi sbagliate conducono a cure sbagliate. Se il problema è l’alto debito pubblico, allora Monti ci ha salvato con la sua credibilità e con ricette giustamente tese, per l’appunto, a «tagliare le spese per abbassare le tasse». E dunque avanti così anche con Letta. Se però il problema non è l’alto debito pubblico, allora tagliare le spese (leggi: austerità) conduce solo a deprimere ulteriormente l’economia, aggravando la recessione e facendo ulteriormente salire verso l’alto il debito. E questo è esattamente quello che sta succedendo.

    In Grecia anni di tagli alla spesa e di periodici licenziamenti nella PA non sono serviti ad intercettare la ripresa: in compenso hanno contribuito ad aumentare il debito pubblico, la povertà e il tasso dei suicidi, oltre che a fomentare l’odio razziale. Anche da noi, l’altro giorno Standard and Poor’s ha smentito la possibilità di una ripresa nel 2014. A nulla vale prendersela con le agenzie di rating americane: è storia che tutte le previsioni di ripresa economica basate su ricette di austerità si siano rivelate totalmente sbagliate.

    Beppe Grillo

    La strategia dell’austerità, quella per cui si batte il nostro governo – anche se non ve lo dicono esplicitamente –, consiste nell’aumentare la competitività di un paese abbassando il costo della manodopera attraverso il lavoro precario e la disoccupazione. Ed è tecnicamente vero che, se ci adattiamo a prendere meno soldi e a rivendicare meno diritti, le nostre merci diventano più convenienti e si favorisce l’export. Il problema è che una ripresa basata sull’export ha bisogno, molto banalmente, di qualcuno che faccia import. Se noi vogliamo esportare, abbiamo bisogno di un paese che importi: ma se anche gli altri paesi cercano nel contempo di perseguire la nostra stessa strategia, il risultato è che non c’è nessuno che compra. Se in un contesto di recessione tutti puntano ad abbassare i salari, poi non c’è più nessuno che sostenga i consumi: viene a mancare un mercato di sbocco e nel complesso l’economia si deprime.

    Per evitare che la crisi di Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia trascini con sé tutto il resto dell’Europa, alla lunga non rimane che un’alternativa possibile: incrementare la spesa pubblica per sostenere i consumi. Un’ipotesi assolutamente praticabile, che tuttavia non è mai stata presa in considerazione, perché – qui sta il punto – nell’attuale assetto europeo la spesa pubblica può essere finanziata solo con i soldi dei paesi del nord. I quali però non sono disposti a pagare per noi. E questa verità, tanto banale quanto incontestabile, non può che suggerire un’unica ricetta: lo scioglimento, possibilmente graduale e concordato, della moneta unica.

    Se ne è reso conto anche Beppe Grillo, il quale due giorni fa, nel mentre in cui De Bortoli esprimeva per l’ennesima volta il suo sostegno all’esecutivo di turno, si decideva finalmente a indicare una strategia di uscita dall’euro. Attenzione: ciò non significa che Grillo abbia capito tutto su come si porta il paese fuori dalla crisi; senza contare che le sue esternazioni appaiono spesso orientate a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, più che a delineare una coerente strategia. Ma va rilevato che una terapia corretta è impossibile senza una diagnosi corretta: e Grillo si è deciso a fare, almeno per una volta, un’operazione di verità, oltre che un investimento politico sicuro e garantito.

     

    Andrea Giannini

  • Governo Letta, sciagurata alleanza destra-sinistra: guai a dirlo

    Governo Letta, sciagurata alleanza destra-sinistra: guai a dirlo

    enrico-lettaChi scrive – è noto – è un becero nazionalista che vorrebbe la fine dalla gloriosa moneta unica europea. Ed è pure un sordido complottista, convinto che stiamo facendo gli interessi del grande capitale finanziario e non quelli dei lavoratori. Mettiamo tra parentesi allora per una volta la crisi economica e l’Europa e dedichiamoci a quello di cui si occupano i giornali tutti giorni: vediamo se qui troviamo qualche giustificazione al governo Letta; se davvero i costi che l’alleanza destra-sinistra ci impone sono giustificati dai risultati che consegue.

    Forse qualcuno obbietterà che è impossibile fare una valutazione dopo tre mesi appena: ma non è così. Innanzitutto il governo Letta di fatto è un Monti-bis: stesso indirizzo, stesse ricette, stessa maggioranza bipartisan, stesso alto patrocinio presidenziale. Dunque, in quest’ottica, non sono tre mesi, ma quasi due anni che si commettono gli stessi errori. Secondariamente, se davvero la direzione presa è sin da subito quella sbagliata, allora non ha molto senso aspettare che la legislatura faccia tutto il suo corso: perché dopo si potrà solo piangere sul latte versato.

    Occorre dunque imprimersi bene in testa il dibattito in corso questa settimana: se non altro, quando un domani ci diranno che “occorreva provare”, che “non si poteva sapere”, che “sulla carta era la scelta più autorevole e credibile”, potremo allora ricordare quello che sta succedendo in questi giorni per obiettare che invece no: si vedeva e si sapeva benissimo.

     

    Calderoli: «Quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare alle sembianze di un orango».

    Roberto CalderoliChi non muore si rivede. Qualcuno ricorderà infatti che il simpatico esponente leghista, noto alle cronache anche per gli improbabili falò di “leggi inutili”, si era già dimesso nel 2006 a causa della vicenda della t-shirt con vignette satiriche su Maometto.

    In attesa di capire se Letta riuscirà a ottenere le sue dimissioni senza provocare la rivolta della Lega (che non è alleata di governo, ma ha sempre una certa influenza su Berlusconi), rimane da chiedersi: che governo è quello che porta uno così alla vicepresidenza del Senato? Ma lasciamo correre, per carità; non disturbiamo l’esecutivo: sarebbe una «ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze».

     

    Caso Ablyazov: la DIGOS rapisce moglie e figlia di sei anni dell’oppositore kazako esule a Londra e li riconsegna al dittatore Nazarbayev

    alfanoDopo il caso Abu Omar, un’altra extraordinary rendition, con l’aggravante che non siamo di fronte agli interessi dei potentissimi Stati Uniti, ma al più dimesso regime kazako. Tutto il mondo si indigna, l’Italia si domanda come facesse il ministro dell’interno a non saperne niente e Alfano si giustifica professando eterna ignoranza: lui non è mai informato, lui non sa mai niente.

    In attesa di capire se Letta pensa di fare qualcosa oppure se preferisce anche lui far finta di niente in nome delle larghe intese, rimane da chiedersi: un ministro che fa rapire una donna e una bambina perché non riesce a seguire o controllare i suoi sottoposti è uno scandalo sufficiente, o bisogna aspettare il razzismo, la pedofilia e la negazione dell’olocausto? Ma lasciamo correre, per carità; non disturbiamo l’esecutivo: sarebbe una «ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze».

     

    Berlusconi concessionario pubblico: disegno di legge del PD per trasformare l’ineleggibilità in “incompatibilità” da sanare entro 12 mesi.

    silvio-berlusconi-2La proposta è stata avanzata dal capogruppo al Senato Zanda (lo stesso che fino a qualche mese fa proclamava la necessità di votare l’ineleggibilità del Cavaliere) e da Massimo Mucchetti (lo stesso che fino a qualche mese fa era ancora un giornalista quasi intelligente). Per giustificare l’obbrobrio lo stesso Mucchetti spiega: “non si può votare l’ineleggibilità di Berlusconi, se no quello fa cadere il governo, riporta l’Italia alle elezioni, vince e poi cancella la legge sull’ineleggibilità”.

    A parte la perfetta integrazione di Mucchetti nelle logica “vincente” del partito (difatti l’idea che, in caso di ritorno alle urne, il PD possa battere Berlusconi non lo sfiora neppure), il fine ragionamento è qualcosa di sublime: siccome Berlusconi un domani potrebbe fare in modo di non applicare una legge giusta, tanto vale risparmiargli la fatica e dargli noi stessi la possibilità di non applicarla. Meraviglioso!

    In attesa di capire se Letta ha qualcosa da dire a proposito dell’ennesima legge ad personam oppure se preferisce far finta di niente in nome delle larghe intese, rimane da chiedersi: qualcuno avrà capito che il punto non è se una cosa la faccia il PD o Berlusconi, ma il fatto che quella cosa nel complesso sia dannosa per il paese? Ma lasciamo correre, per carità; non disturbiamo l’esecutivo: sarebbe una «ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze».

     

    Votata la mozione della maggioranza sugli F35: il programma di acquisto non si arresta

    f35Si, è vero: non sono le spese militari che hanno mandato in rovina questo paese. E chissà, forse anche il ministro per la difesa Mario Mauro non ha tutti i torti quando, in risposta ai pacifisti, ricorda l’antico adagio latino: si vis pacem, para bellum, (se vuoi la pace, prepara la guerra). Ma a forza di ripetere “avete-vissuto-sopra-i-vostri-mezzi” poi la gente ci crede: e chi di disinformazione colpi di disinformazione perisce.

    Ammesso e non concesso, infatti, che acquistare i famosi F35 sia indispensabile, resta il fatto che – se possibile – è ancora più indispensabile trovare la copertura finanziaria per gli esodati, rinvenire risorse per la scuola, investire sulla ricerca, eccetera eccetera. Cioè se la spesa pubblica è buona perché genera redditi, allora si può temporaneamente anche fare un po’ di debito per pagarsi un po’ di tutto (compresi gli armamenti); ma se la spesa pubblica è uno spreco e la coperta è corta, allora finisce che la gente contrappone tra loro le varie voci di spesa, e le esigenze militari giustamente soccombono a fronte di quelle del welfare.

    Poi c’è un altro lievissimo dettaglio, un piccolissimo sospetto che aleggia su tutta la vicenda: il rischio tangenti. D’altra parte per vendere armi all’estero pagare una tangente è una necessità. Non lo dico io: lo disse Berlusconi, dopo che venne fuori che Finmeccanica pagava tangenti all’India per vendere i nostri elicotteri. Il Cavaliere però rassicurava: «da noi queste cose non succedono». Possono succedere invece «se si va trattare nei Paesi del terzo mondo o con qualche regime». Chissà se anche l’americana Lockheed Martin vede l’Italia come una potenza democratica di prim’ordine oppure come “un paese del terzo mondo”, un paese “con qualche regime”…

    In attesa di capire se Letta ha intenzione di far luce sulla vicenda oppure se preferisce far finta di niente, alimentando il sospetto che dietro le larghe intese ci siano anche larghi e inconfessabili accordi, rimane da chiedersi: ha senso dimezzare i canadair per comprare gli F-35? Ma lasciamo correre, per carità; non disturbiamo l’esecutivo: sarebbe una «ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze».

     

    PS. 

    Mentre in Italia Napolitano difendeva a spada tratta la necessità di preservare questo governo, dicendoci sostanzialmente che ci tocca trangugiare dichiarazioni razziste, rapimenti di donne e bambine in favore di dittatori asiatici, leggi ad personam e regali alle multinazionali americane che costruiscono armi, Letta è volato a Londra per parlare con la comunità finanziaria e fare la solita sceneggiata da piazzista: “venite in Italia”, “vi tratteremo bene”, “investite i vostri soldi qui”, eccetera eccetera. Il solito miraggio di qualche posto di lavoro per giustificare il fatto che ci sdraiamo a pelle di leopardo di fronte al mondo della finanza (avete presente la famigerata “speculazione finanziaria”? E’ proprio questa gente qua). E’ così che continuiamo a pagare un alto tasso di rendimento sui titoli di Stato e che il lavoro si fa sempre più precario per attirare le multinazionali: dal pacchetto Treu alla riforma Fornero il pluriennale obiettivo di abbattere le tutele per favorire il capitale sta quasi per arrivare a fondo.

     

    PPS.

    Alla fine la crisi economica ce l’ho infilata lo stesso. Ma d’altra parte c’era da aspettarselo: avevo ben  specificato che sono un sordido complottista.

     

    Andrea Giannini

  • Comune di Genova, bilancio previsionale 2013: entrate e uscite

    Comune di Genova, bilancio previsionale 2013: entrate e uscite

    Crisi-economica L’argomento non è certo dei più semplici, ma riguarda da vicino tutti noi genovesi e merita di essere approfondito.
    Qui di seguito trovate l’approfondimento relativo al bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013, dopo la presentazione avvenuta ieri  a Palazzo Tursi (clicca qui per leggere il documento). Ora il passaggio in commissione e poi la definitiva approvazione entro l’estate.

    Scriveteci, inviate le vostre domande a redazione@erasuperba.it, nei prossimi giorni prepareremo ulteriori approfondimenti e, con l’aiuto di professionisti, cercheremo di chiarire i vostri dubbi.

    Il bilancio previsionale

    Ci siamo. Sono ufficialmente iniziate le due settimane più lunghe e più calde per l’amministrazione civica della nostra città. Ieri pomeriggio, infatti, il sindaco Marco Doria e l’assessore al bilancio Francesco Miceli hanno illustrato in Sala rossa le linee guida del bilancio previsionale, approvato in mattinata dalla giunta.

    Confermando le previsioni, l’Imu per l’abitazione principale sale all’0,8 per mille. Ma a colpire è soprattutto il sostanzioso aumento dell’imposizione sui canoni concordati: l’aliquota per questa partita passa, infatti, dal 7,6 per mille al 9,5. Invariata, invece, l’incidenza sulle seconde case.

    «Non fa piacere aumentare l’imposizione fiscale, soprattutto in un paese che ha un’evasione così alta» ha detto il sindaco, Marco Doria. «Ma si tratta dell’unico modo che abbiamo a disposizione per non tagliare servizi essenziali. E la leva principale per i Comuni in questo campo è l’Imu. Una politica di tagli brutali, infatti, non favorisce il rilancio ma ne affossa la possibilità e uccide il sistema pubblico. Riteniamo che sia pesantissima e intollerabile l’imposizione fiscale su imprese e lavoro più che sui redditi, perché rende davvero difficile ipotizzare un rilancio dell’economia. Per questo abbiamo cercato di compiere una scelta evidente sia sulla Tares che sull’Imu. Non c’è un euro di quello che viene prelevato dai cittadini che rimarrà nelle tasche del Comnune».
    Così dalla tassa sugli immobili entreranno nei conti di Tursi 21,6 milioni di euro in più per quanto riguarda l’aumento sulle prime abitazioni e 3 milioni per quello sui canoni concordati.

    Oltre a questi 24,6 milioni di euro, altri 5 milioni giungeranno da varie azioni previste dall’amministrazione. Nel dettaglio: 1,7 milioni da una riserva di utili accumulata negli anni da Amiu; 1 milioni di euro dall’accelerazione di procedure per il rimborso dell’Iva; 0,9 milioni dal rientro del cosiddetto “prestito d’onore” attivato da Francesca Balzani, quando ricopriva l’incarico di assessore al Bilancio del Comune di Genova; 274 mila euro da una rimodulazione dei costi di iscrizioni alle materne comunali, che varieranno dai 25 a 100 euro all’anno a seconda del reddito. In questo settore, invece, non stati ritoccati i costi dei servizi di ristorazione.

    palazzo-tursi-aula-rossa-d23Si arriva così a quei famosi 30 milioni di euro di cui da tempo parla il sindaco Doria, per far salire l’ammontare del bilancio comunale al minimo indispensabile di 830 milioni, 50 in meno rispetto allo scorso anno, grazie a una serie di risparmi virtuosi messi in campo dall’amministrazione, tra cui: 13 milioni di euro recuperati dalla diminuzione di spesa per il personale; 14 milioni arrivati dalla riduzione dello stock di debito e dalla rinegoziazione di mutui; 18 milioni dal fondo svalutazione crediti (cifra accantonata per crediti che si prevedono insoluti) a causa delle minore necessità di accantonamento, dovuta alla riduzione delle entrate; 1,7 milioni arrivano da una generale riduzione delle spese secondo i criteri della spending review.

    A tutte queste cifre vanno aggiunti anche i proventi derivati dalla Tares, la tassa rifiuti e servizi che nel 2013 colpirà i genovesi per un totale di poco superiore ai 121 milioni, ovvero 10 milioni in più rispetto alla Tia dello scorso anno. In soldoni, per le utenze domestiche di nuclei famigliari composti al massimo da tre elementi, si tratta di un aumento medio di 30 euro annui. Un ritocco necessario per la normativa nazionale che prevede che l’ammontare del tributo copra integralmente i costi del servizio di Amiu e soddisfi il criterio generale del “chi produce più spazzatura, più paga”.

    Non è stata toccata, infine, l’addizionale Irpef già ai massimi consentiti.

     

    Approvazione del bilancio prima della pausa estiva: al via il tour de force

    Ora la parola passa ai consiglieri chiamati a un vero e proprio tour de force per portare il documento alla votazione in aula prima della pausa estiva (che dovrebbe iniziare ufficialmente il 3 agosto). Un passaggio imprescindibile per il futuro della città perché alcune realtà come Amt, Carlo Felice e Fiera di Genova, oltre a molti operatori del terzo settore, hanno ormai raschiato il fondo del barile e necessitano di ossigeno vitale.

    «La precarietà del quadro politico nazionale a corredo della continua fase economica recessiva impedisce il via a quella serie di riforme imprescindibili per uscire da questo scenario» ha detto l’assessore al Bilancio del Comune di Genova, Francesco Miceli. È in questo quadro che, secondo il sindaco Marco Doria, «diventa imprescindibile dare delle certezze. Giungere all’approvazione del bilancio è dunque un atto dovuto nei confronti dei cittadini. La legge avrebbe consentito di procrastinare fino a settembre ma non potevamo tardare ulteriormente per garantire la sopravvivenza di realtà come Amt e Fiera, fondamentali per l’economia della nostra città».
    C’è di più. All’approvazione del bilancio, infatti, è vincolato anche l’ottenimento di 25 milioni di finanziamento ministeriale per lo scolmatore del Fereggiano, a cui dovranno affiancarsene altri 18 da parte del Comune che arriveranno tramite apposito mutuo, per la cui accensione è appunto indispensabile avere il bilancio approvato.

     

    Poco meno di 98,5 milioni di euro il limite massimo di spesa nel 2013

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    Degli oltre 98 milioni disponibili, 36,5 vanno alle politiche sociali e 30 milioni alle scuole e alle politiche giovanili

    Per quanto riguarda il 2013, dunque, le direzioni comunali potranno fare affidamento su un plafond (limite massimo di spesa) complessivo di 98 milioni e 487 mila euro. A goderne maggiormente saranno il settore delle Politiche sociali a cui andranno 36,5 milioni di euro (vedi grafico), e quello della Scuola, sport e politiche giovanili per cui sono previsti 30 milioni di stanziamenti. Per un totale di 66,5 milioni di euro.

    «È evidente – sottolinea l’assessore Miceli – che se non avessimo previsto la manovra fiscale che porterà nelle casse comunali quasi 25 milioni di euro, tutto il plafond a disposizione delle varie direzioni sarebbe stato assorbito quasi interamente da questi due settori».

     

    Il bilancio 2013 del Comune di Genova: entrate e uscite

    Nel suo complesso, il bilancio previsionale del Comune di Genova per il 2013 ammonta a 841 milioni e 750 mila euro. Raggiunti, dunque, e superati grazie all’aumento di gettito derivante dalla Tares, i più volte accennati 830 milioni.
    Dal punto di vista delle entrate, la fanno da padrone le voci tributarie, il cui ammontare previsto tocca i 588 milioni. Nel dettaglio, i fondi maggiori arrivano da Imu (279 milioni), Tares (121,7 milioni) e Fondo di solidarietà comunale (107,6 milioni). Solo 101 milioni, invece, i trasferimenti che il Comune riceverà dallo Stato.

    «Per il 2013 – ha spiegato l’assessore Miceli – i tagli imposti ai comuni dalla spendig review ammontano a 2 miliardi e 250 milioni. La quota che riguarda il Comune di Genova è di 32,7 milioni, anche se la cifra definitiva è affidata a un decreto ministeriale che si aspettava entro il 30 aprile ma che non è ancora arrivato. Ad ogni modo, dal 2011 le manovre statali hanno provocato una serie di tagli cumulativi che hanno gravato sul Comune di Genova all’incirca per 130 milioni. E si andrà avanti nei prossimi anni. Tutto ciò nonostante l’aumento del contributo finanziario che i Comuni hanno apportato alle casse statali, che dal 2007 ha raggiunto la somma di 14 miliardi, di cui il 40% per tagli alle risorse e il 60% per l’inasprimento del patto di stabilità a livello nazionale».

    Naturalmente più articolata la sezione che riguarda le spese correnti. Oltre ai già citati 98 milioni per i servizi comunali, le cifre più interessanti sono quelle che riguardano le società partecipate: 121,7 milioni vanno ad Amiu (l’esatto ammontare della Tares); 89,6 milioni è il salvagente stanziato per il contratto di servizio di Amt; 18,3 milioni, invece, toccano ad Aster. Ma la spesa maggiore, inutile dirlo, è quella che riguarda il personale: ben 222 milioni di euro per i poco meno di 6 mila dipendenti di Tursi. Da citare, infine, anche i 49,5 milioni di accontamento per il Fondo di svalutazione crediti, i 76 milioni di rimborso prestiti, i 37,7 di interessi e i quasi 54 per le spese generali.

     

    I passi da fare prima dell’approvazione

    palazzo-tursi-sindaco-doria-marco-D4Come ha più volte ripetuto il sindaco, Marco Doria, va sottolineato che quello presentato oggi è una sorta di primo tempo del bilancio. Non una manovra cristallizzata, dunque, ma un provvedimento che potrebbe essere ritoccato a settembre, alleviando la pressione fiscale sui cittadini. A partire proprio dalle aliquote Imu, con precedenza ai canoni concordati. Provvedimenti, tuttavia, totalmente subordinati alle decisioni di un governo centrale sempre più incerto. In proposito, l’assessore Miceli ha sostenuto che «il Paese non sia in grado di sostenere l’abolizione dell’Imu sulla prima casa perché in queste condizioni è praticamente impossibile trovare risorse alternative. Potrebbero, invece, nascere delle condizioni per rimodulare la tassazione sulla prima casa, attraverso detrazioni che introducano nuovi elementi perequativi».

    Tornando a Genova, invece, la prossima settimana, il bilancio affronterà un serrato passaggio in commissione. Dopo di ché, a cavallo di agosto e con le ferie alle porte, il plenum dei consiglieri tornerà ai riunirsi tutti i giorni, mattino, pomeriggio «e anche notte se fosse necessario», ha sottolineato il presidente Guerello, per giungere alla approvazione definitiva. Almeno fino a settembre.

    Nel frattempo, il sindaco lavorerà a una delibera di indirizzo che riveda radicalmente il sistema delle società partecipate del Comune di Genova. Facendo seguito alle voci sempre più incessanti in questi giorni, il primo cittadino ha specificato che «non c’è alcun atto amministrativo che preveda di privatizzare pezzi di Amt. Ed è anche per salvare l’azienda che stiamo spingendo per l’approvazione del bilancio. Certo è che è necessario giungere a un sistema più efficiente, analizzando caso per caso i provvedimenti da prendere».
    Sul tema hanno espresso la propria posizione anche i consiglieri di Lista Doria, Sel e FdS con un comunicato stampa nel quale si sottolinea con decisione la contrarietà alla privatizzazione dei servizi pubblici locali del Comune di Genova “in sintonia con la volontà espressa dalla maggioranza degli elettori e delle elettrici nell’accogliere i quesiti referendari del giugno 2011”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Work e Job, “lavoro”: le differenze fra le due parole inglesi

    Work e Job, “lavoro”: le differenze fra le due parole inglesi

    sicurezza-lavoro-edilizia-operai-DIGli studenti italiani alle prese con l’inglese commettono sovente l’errore di confondere l’uso delle parole work e job. È vero: entrambe significano “lavoro”, ma bisogna fare attenzione ai diversi contesti nei quali vengono usate.

    Partiamo prima di tutto da una distinzione morfologica: work può essere sia un sostantivo sia un verbo. Job, invece, è usato soltanto come sostantivo.

    Dal punto di vista del significato, con work s’intende “l’attività del lavorare”, non necessariamente collegata al fatto di ricevere uno stipendio. I have work to do today, “Oggi ho del lavoro da fare”, è un’affermazione che può essere fatta in ufficio, in magazzino o in fabbrica, ma anche a casa, con il significato di “faccende da sbrigare”. Al contrario, job si riferisce al lavoro inteso come “occupazione retribuita”. “What’s your job?” si può tradurre con: “Qual è la tua professione?”

    What a piece of work is man”, “L’uomo è una creatura suprema” è una delle innumerevoli espressioni introdotte da William Shakespeare nella lingua inglese; mentre work viene usato normalmente al singolare, è invece piuttosto frequente trovare il plurale jobs per indicare diversi tipi di professione o per parlare di “posti di lavoro”.

    “In Europa verranno persi 20 milioni di jobs nel settore industriale”, aveva predetto il filosofo ed economista belga Marc Luyckx Ghisi più di due decenni fa. Il suo appello cadde pressoché inascoltato perché si doveva fare business nell’immediato. Per colpa della scarsa lungimiranza di allora, ci troviamo oggi a fronteggiare la crisi della grande industria senza che si sia fatto alcunché per riconvertire la produzione e per preparare gli operai alla società della conoscenza, post-industriale, nella quale ci troviamo già in parte. D’altronde, vedendo casi come quello di ILVA Taranto, ci si chiede se valga davvero la pena avere un job che se da un lato dà la possibilità di portare a casa quanto serve per campare dall’altro mette a repentaglio quotidianamente la salute dei lavoratori. Credo che anche la gente di Sarroch avrebbe fatto volentieri a meno dei jobs e soprattutto dei veleni della Saras; i Moratti, proprietari dell’azienda, non commentano: le dichiarazioni si concentrano su ben altre questioni, il calciomercato dell’Inter su tutte … Una lista di priorità davvero ineccepibile!

    Tornando all’argomento con il quale abbiamo aperto, vi chiederete come possiamo definire il lavoro dello stagista: non sembra trattarsi di job visto che il malcapitato si reca in azienda pagando di tasca sua pranzo e trasporto e svolge le stesse mansioni di un normale impiegato senza ricevere un compenso. Il termine ancora non esiste, ma attendiamo fiduciosi la nascita di un nuovo Shakespeare che possa coniarlo … See you!

     

    Daniele Canepa

    [foto di Diego Arbore]

  • Gestori telefonici, costi disattivazione: l’inganno arriva dall’alto

    Gestori telefonici, costi disattivazione: l’inganno arriva dall’alto

    bollette-speseQuesta settimana la rubrica la faccio fare ad un lettore… Francesco mi ha scritto una mail per raccontarmi il suo caso e, considerato che l’argomento è molto sentito da tutti voi (sono tante le email che giungono in redazione sui servizi dei gestori telefonici), ho ritenuto fosse utile riportarla qui:

    Buongiorno Alberto,
    ho letto il suo articolo e sono d’accordo con lei. Sono cliente Fastweb da 6 anni ormai. Ai tempi ho pagato 70 euro di attivazione e ora, una volta data la disdetta della linea, mi appresto a doverne pagare 95 di disattivazione. Ho sottoscritto un contratto da 45euro/mese e di anno in anno ho comunque appurato sempre piccoli aumenti o piccole spese in addebito che col tempo, hanno fatto lievitare questa cifra fino a 50 o 55 euro mese (tipo spese per invio cartaceo o contributi vari…), spese che i nuovi clienti all’inizio del contratto non pagano!! (politiche di discriminatorie della clientela – hai lo stesso servizio che si chiama nello stesso modo ma chi è nuovo lo paga meno e non per frutto di scontistica particolare). Ho chiamato l’Agcom e per loro tutto ok, devo pagare all’operatore le spese che sostiene per la chiusura del servizio e garantisce AGCOM che la cifra sia congrua!!! (andiamo bene)

    Si dovrebbe fissare un costo fisso di chiusura del servizio per qualsiasi operatore e non ivandolo oppure togliere completamente questa voce di spesa lasciando che siano gli operatori a recuperarla dai consumi. Ad oggi ogni operatore telefonico può fissare la cifra che vuole giustificandola come crede e ivandola… Può anche aumentarla, per esempio delegando ad una società esterna più costosa (ad es. una controllata) tale incombenza, rientrerebbe comunque nei costi giustificabili da AGCOM.
    Insomma per AGCOM, se Fastweb usa per disattivare un servizio utilizzando cavi in oro massiccio 18 karati allora è giustificabile far pagare 8000 euro di disattivazione?? La parola “giustificabili” in giurisprudenza è troppo generica e si presta a raggiri di ogni genere.

    Nel contratto che ho firmato nel 2006 i costi di disattivazione sono scritti nero su bianco 49+21 = 70 … mi chiedo cosa sia cambiato da allora per arrivare a 95 euro! Sono stato inoltre minacciato dagli operatori Fastweb che se non pago mi fanno una segnalazione come cattivo pagatore (quindi se chiedo dopo un prestito o mutuo mi vengono negati).

    Francesco

    Difficile non concordare con Francesco.

    Mi permetto due precisazioni:
    1. In sede di conciliazione presso i Co.re.Com. la difesa degli avvocati e/o funzionari di Fastweb è, più o meno la seguente: “L’AGCOM ci dà ragione….”
    2. Il sig. Francesco avrebbe potuto contestare l’aumento ingiustificato, quello sì, e nessuno gli poteva dare torto.

    Per concludere, ribadisco (non l’avessi mai detto) che le Authority italiane destano – quanto meno – alcune perplessità in relazione al loro essere terzi tra utente e gestori vari…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

  • “C’è chi sostiene che non ci sia niente da fare. E c’è chi semplicemente fa”

    “C’è chi sostiene che non ci sia niente da fare. E c’è chi semplicemente fa”

    letteredallaluna-azzurroUn’idea, poi un desiderio di pancia. L’incoscienza è un concetto che non ho ancora imparato a definire, ne riconosco in parte l’accezione negativa ma allo stesso tempo vivo e godo del suo fascino, così focoso e bugiardo.

    Un desiderio di pancia, dicevo, e poi magari riesci a fare il primo passo. Il desiderio diventa iniziativa, reale, tangibile. Quindi l’entusiasmo, altro concetto che non riesco a definire… è come cavalcare la spinta dell’onda, che se afferri lo scoglio per tempo l’onda rincula senza di te.

    Questo mix di entusiasmo e incoscienza è la benzina che permette a ognuno di noi di agire, di commettere errori per raggiungere traguardi; è polvere da sparo.

    La costanza testarda e genuina completa il piatto e alimenta la vitale smania di rivalsa nei confronti di un tempo fatto di bugie, cattivi consigli e stupido intrattenimento.

    Guarda centinaia e centinaia di persone nella tua città intente ogni giorno a costruire, a progettare, a immaginare il futuro. Si informano, si riuniscono, propongono, organizzano.

    C’è chi sostiene che non ci sia niente da fare. E c’è chi semplicemente fa.

     

    Gabriele Serpe

  • Logica dell’eccezionalità: politica italiana, 20 anni di emergenze

    Logica dell’eccezionalità: politica italiana, 20 anni di emergenze

    emergenzaNon è del tutto vero che noi Italiani disprezziamo le regole. Sarebbe più giusto dire che ci annoiano; mentre le eccezioni ci affascinano tremendamente. Purtroppo per noi, però, seguire la “logica dell’eccezionalità” non ci ha portato molto lontano in questi ultimi anni.

    La tranquilla e normale gestione della vita politica, condotta nel rispetto, se non sostanziale, almeno formale delle istituzioni, della Costituzione e del decoro pubblico, è diventata un lusso già a partire da Tangentopoli (1992), quando si doveva affrontare l’inedito compito di ricostituire un’intera classe politica, perché quella della prima Repubblica si era ormai disgregata sotto il peso del sistema corruttivo scoperchiato dalla magistratura. Di lì in avanti è stato tutto un potpourri di “necessità straordinarie”, “situazioni eccezionali”, “emergenze”, “anomalie” e “deroghe”.

    Fu necessario “scendere in campo” (1994) per evitare che “i comunisti” rimanessero soli a governare portando “terrore, miseria, distruzione e morte”; poi è diventato indispensabile non criticare la sinistra “per non far vincere Berlusconi”; poi, all’opposto, tenersi il Cavaliere, in quanto indispensabile partner per le riforme costituzionali (la Costituzione – si sa – è vecchia e “oggi c’è la globalizzazione”).

    Altre supposte “emergenze”, che riscossero indubbio successo di pubblico e critica tra gli anni ’90 e i primi 2000, furono senza dubbio: “entrare in Europa”, il “terrorismo internazionale”, le “intercettazioni” e poi il fantomatico “uso politico della giustizia”. Al contrario la crisi economica succeduta alla bolla del mutui sub-prime (2006) non fu considerata un’emergenza, perché “i ristoranti sono pieni”.

    E venne la crisi dei debiti sovrani, che portò l’attacco speculativo sui BOT (estate 2011) che al mercato mio padre comprò. Da allora i “momenti di gravità” e le “situazioni eccezionali” sbocciano incontenibili. “La credibilità!”: via Berlusconi e dentro Monti, con annesso “inciucione” destra-sinistra. “Lo spread!!”: tagliare i servizi, aumentare le tasse, togliere i diritti e ritardare le pensioni. Gli Italiani non votano come dovrebbero? “La governabilità!!!”: rientri Napolitano, a casa Grillo e via libera al secondo “inciucione” destra-sinistra.

    Vent’anni di emergenze improrogabili, di dure responsabilità, di dolorose scelte obbligate; e tutto soltanto per tornare, con la giornata di ieri, esattamente al punto di partenza: Berlusconi rischia la condanna, il governo rischia di cadere, l’Italia rischia il default e l’intera vecchia classe politica rischia di venire spazzata via. Cioè ci hanno detto che “il fine giustifica i mezzi” e il risultato è stato che i mezzi ci hanno precluso il fine.

    Pure era ovvio che sarebbe andata così, per un motivo cui ho già accennato, tanto semplice e banale quanto sottovalutato: non ha senso aspettarsi di ottenere il buon governo derogando le regole, calpestando la Carta Costituzionale, tollerando le volgarità, prendendo in giro gli elettori, ignorando la volontà popolare e tradendo gli interessi nazionali. Ed invece per il nostro estroso spirito e la nostra incontenibile fantasia le cose semplici non sono poi così semplici; anzi, se ci venissero a predicare la castità con i film porno ci sembrerebbe quasi un’astuta mossa di genio.

     

    Andrea Giannini

  • Comune di Genova, bilancio 2013: i numeri del sindaco e il terzo settore

    Comune di Genova, bilancio 2013: i numeri del sindaco e il terzo settore

    welfare-terzo-settoreApprovata all’unanimità la tanto attesa delibera di indirizzo di iniziativa consigliare a sostegno del sistema del welfare e del terzo settore, 30 i voti favorevoli (più l’appoggio esterno di Paolo Putti, capogruppo M5S, uscito dall’aula al momento del voto per evitare conflitti di interesse con il suo lavoro di educatore). Un esito già ampiamente annunciato, dato il complesso iter preparatorio del documento, condiviso trasversalmente da tutti i gruppi politici presenti in Sala Rossa e dalla giunta stessa. «L’iniziativa consigliare – ha detto il sindaco, Marco Doria – fissa il principio dell’importanza del settore del welfare nella nostra idea di società che guarda ai più deboli».

    Il lungo percorso del provvedimento, come ha avuto modo di ricordare il presidente del Consiglio comunale, Giorgio Guerello, ha visto la convocazione di ben 45 sedute di commissione, con infinite audizioni. Processo infinito che è giunto a compimento dopo un’altrettanta approfondita discussione in aula, accompagnata dalla presenza di rumorosi e colorati manifestanti del terzo settore.

    Diverse le linee di indirizzo deliberate dall’assemblea che vincolano la redazione del bilancio preventivo da parte della giunta. Tra queste, sottolineiamo: la realizzazione di iniziative “volte a esercitare una forte pressione politica” affinché il governo nazionale garantisca “il mantenimento di politiche di welfare degne di un paese civile”; la costruzione di un patto cittadino per il welfare che “coinvolga tutti gli attori delle politiche sociali nella definizione di un progetto comune di in grado di coordinare, attorno ad una visione strategica condivisa, attori e sistemi”; la promozione di un grande evento cittadino che sensibilizzi i genovesi “sulle gravi conseguenze che un drastico disinvestimento sulle politiche di welfare può provocare sulla qualità della convivenza civile, sul grado di coesione sociale e, in definitiva, sulle politiche legate alla sicurezza ed alla prevenzione dei fenomeni di devianza, microcriminalità e delinquenza diffusa sul territorio”. Ma soprattutto, la già ampiamente annunciata “indicazione per la predisposizione del bilancio comunale 2013” di evitare “la contrazione delle risorse destinate al welfare, attraverso l’analisi di fattibilità di piani di riorientamento di risorse a favore dei servizi sociali”.

    A tale proposito, è stato anche approvato un ordine del giorno a firma Guido Grillo (Pdl) che, tra le altre cose, sollecita la giunta alla presentazione del bilancio previsionale in tempi rapidi. Hanno riscontrato l’approvazione dell’aula anche altri due ordini del giorno, tra loro piuttosto eterogenei, proposti dal consigliere Enrico Musso che impegnano sindaco e giunta a “promuovere in tutti i municipi servizi di distribuzione di pasti a domicilio” e a istituire un registro degli assistenti familiari (badanti).

     

    I conti in tasca al Comune di Genova: un “buco” di 30 milioni

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DPer sapere se verranno definitivamente scongiurati i tagli al terzo settore e quindi la conferma dei 40 milioni stanziati nel 2012, non resta che attendere la redazione del bilancio preventivo da parte della Giunta. Il termine ultimo previsto dallo Stato è la fine del mese di settembre, ma il sindaco Doria ha più volte annunciato la volontà di giungere alla discussione in aula prima della pausa estiva «per dare qualche elemento di certezza a un quadro di precarietà ormai insostenibile». La sensazione è che, non senza un’accelerata decisiva dei lavori della giunta, entro agosto il Comune di Genova possa finalmente avere il suo bilancio per il 2013. Il Consiglio, infatti, ha dato la propria disponibilità a discuterne fino al 2 agosto, dopodiché scatteranno le ferie.

    Il nodo cruciale ormai è chiaro da tempo. Nel 2013 il Comune di Genova può contare nel suo complesso su 82 milioni in meno di liquidità in parte corrente: 882 milioni di euro era stato l’ammontare per il 2012 (anche se la spesa in bilancio consuntivo è salita a 925 milioni), 800 milioni sarà la disponibilità totale per quest’anno. Una diminuzione di risorse del 10% circa che è dovuta a diversi provvedimenti statali: 33 milioni sono causati dai mancanti trasferimenti nazionali in seguito alle manovre finanziarie volute da Tremonti e Monti; altri 20 milioni in meno sono la conseguenza di una norma nazionale che vieta di inserire in parte corrente nell’anno successivo gli avanzi d’esercizio dell’anno precedente, che invece devono andare a finanziare il debito; infine, altra riduzione di 12 milioni deriva dall’impossibilità di inserire in conto capitale le plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili pubblici.

    «Ma alla nostra città per sopravvivere senza dover tagliare servizi essenziali – ha ribadito il sindaco, Marco Doria, ai consiglieri – servono 830 milioni di euro. Con grandi sforzi, abbiamo previsto un risparmio di spesa pubblica (rispetto agli 882 milioni del 2012 n.d.r.) per 50 milioni di euro, pari a circa il 6%. Abbiamo cercato di eliminare gli sprechi e ridurre l’indebitamento, come già successo nel ciclo amministrativo precedente. Ma sotto questa soglia dovremo per forza procedere con tagli dolorosi e, per me, insostenibili perché inciderebbero sulla qualità dei servizi».

    Per capire come verrà coperto questo buco non resta che aspettare la discussione sul bilancio. Senza dimenticare che tutti questi conti, tengono già presente l’aumento dell’Imu, ancora assolutamente in discussione. «Non voglio affrontare la discussione sul bilancio – ha proseguito Doria – giungendo a una contrapposizione tra settore e settore. Dobbiamo evitare la lotta del tutti contro tutti: io sono per una solidarietà tra lavoratori. È facile, infatti, essere solidali a parole ma non voler mollare un euro di ciò che si ha in più degli altri. Dobbiamo aver ben presente che in alcuni settori, come quello del welfare, tagliare i servizi significa anche mandare a casa dei lavoratori. In altre realtà, invece, i sacrifici possono essere affrontati da tutti i lavoratori con forme di solidarietà che consentono di mantenere il posto».

    capigruppo-consiglio-comunale-riunione-politica-tursiConcetti che il primo cittadino ha espresso direttamente anche ai rappresentati del Forum del Terzo settore, nel corso della temporanea sospensione della discussione in aula per consentire l’incontro con i capigruppo e la giunta. Un incontro che, in maniera piuttosto inconsueta ma sintomatica della crucialità del tema, è rimasto aperto anche ai giornalisti.

    E proprio in questa sede il primo cittadino ha anticipato alcuni provvedimenti allo studio da parte della giunta, per scongiurare tagli insostenibili: «Ad esempio, nel capitolo del terzo settore c’è una voce che riguarda il trasporto dei disabili per le cure mediche. Questo servizio in tutte le principali città italiane è garantito dalle Regioni, mentre a Genova per tradizione se ne è sempre fatto carico il Comune. Parliamo di cifre sull’ordine di grandezza dei 2 milioni di euro. Naturalmente non vogliamo tagliare queste spese, ma vorremmo poter destinare le somme ad altri interventi in campo sociale».

     

    Articoli 54: piscina di Multedo e materiale radioattivo nel porto di Voltri

    Come tutte le settimane, anche questa seduta del Consiglio comunale spostata straordinariamente al giovedì, è stata anticipata dai consueti articoli 54. Tra le interrogazioni a risposta immediata che i consiglieri hanno posto alla giunta, ve ne sono un paio di particolare interesse.

    multedo-2La prima, presentata dai consiglieri Paolo Gozzi (Pd) e Guido Grillo (Pdl), riguarda il futuro della piscina Sapio di Multedo, assegnata per bando al gruppo “Nuotatori genovesi” e che vissuto parecchie controversie a seguito del ricorso al Tar da parte degli altri concorrenti. Benché il tribunale amministrativo abbia confermato la bontà della graduatoria, i lavori di ristrutturazione da parte della società aggiudicatrice non sono mai cominciati. I ritardi pare siano dovuti alle cattive condizioni in cui è stata trovata la piscina, peggiori del previsto, come la presenza di amianto e la mancanza del sistema fognario. Per porre fine a questa infinita situazione, l’assessore allo Sport, Pino Boero, dopo aver dichiarato la disponibilità del Comune ad andare incontro alle richieste dei vincitori, per quanto di competenza amministrativa, ha annunciato che entro la prossima settimana, se il gruppo “Nuotatori genovesi” non inizierà i lavori si vedrà revocata la concessione.

    Quartiere di Prà

    La seconda interrogazione, invece, ha visto intervenire i consiglieri Enrico Pignone (Lista Doria) e Gian Piero Pastorino (Sel) per chiedere delucidazioni in merito alla presenza di materiale radioattivo al porto di Voltri. L’assessore all’Ambiente, Valeria Garotta, ha spiegato che è stato attivato in Prefettura un tavolo per mettere a punto le modalità restituzione del container al paese di provenienza: benché, infatti, i frammenti di radio trovati siano già innocui a 2 metri di distanza, è necessario seguire una serie di norme particolarmente restrittive a causa della pericolosità del materiale. Si tratta del secondo ritrovamento di questo tipo nel levante genovese, dopo la pastiglia di cobalto rivenuta in un container nel luglio 2010.

    Da segnalare, infine, l’approvazione all’unanimità di ordine del giorno presentato dal consigliere Antonio Bruno (FdS), anche questo già anticipato, che impegna il sindaco ad “attivarsi presso il Prefetto, affinché sia aperta una moratoria sugli sfratti per morosità incolpevole”.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Viaggi e vacanze, offerte last minute e agenzie: ecco le regole base

    Viaggi e vacanze, offerte last minute e agenzie: ecco le regole base

    voli-aereoporto-aereo-ryanair-DITempo di vacanze, per chi può permetterselo. Tempo di telegiornali che, per distogliervi da ciò che accade nel mondo, mandano in onda servizi sulle vacanze, live dal casello autostradale, arriva un’auto stracarica con canoe, gommoni, costumi ed il giornalista che chiede: “quest’anno mare, eh?”. Lungimirante.
    Dettagli a parte, in questa calda estate di crisi, le offerte di viaggio si moltiplicano… e quindi anche le truffe.
    Di solito sono i cosiddetti last minute a creare imbarazzi, vuoi per il poco tempo che si ha per decidere, vuoi perché i prezzi sono davvero (all’apparenza) allettanti.

    Ricordiamo alcune regole basilari:
    1. La vacanza deve essere relax e distacco dallo stress quotidiano, non un ulteriore motivo di… sangue marcio: questo vi deve sempre guidare; l’istinto spesso ci becca, ma a volte vi fa deragliare;
    2. Se scegliete un’agenzia di viaggi, recatevi presso persone serie e preparate; tenete presente che l’agenzia di viaggio non risponde per i ritardi di aerei o per malservizi vari che vi possono capitare; in altre parole, l’agente di viaggio risponde del suo operato solo fino ad un attimo prima che partiate (salvo errori di prenotazione, ovviamente….)
    3. Se acquistate un viaggio on line, leggete con cura maniacale le condizioni di viaggio prima di pigiare i vari “OK” che vi portano di videata in videata ma forse non vi portano alla meta dei vostri sogni.
    4. Se desiderate recarvi all’estero, verificate tutte le normative in termini di bagagli, onde non avere rogne al momento del check in.
    5. Se qualcosa va storto durante la vacanza, i reclami o le richieste danni vanno fatti quanto prima, benchè la responsabilità civile da vacanza rovinata, essendo essa di tipo extracontrattuale, abbia una prescrizione di 5 anni.

    Cari lettori, come vedete, ho il vizio delle prescrizioni, ma putroppo quelle sono spesso il sale dell’immenso mare del diritto…

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.

     

    [foto di Diego Arbore]

  • Love, non solo amore: in inglese sportivo significa anche zero

    Love, non solo amore: in inglese sportivo significa anche zero

    bandiera-inglese-londra-DIL’articolo della scorsa settimana gli ha portato fortuna: ce l’ha fatta Andy Murray a riportare il trofeo di Wimbledon in Gran Bretagna. L’ultimo tennista britannico a trionfare sul prato verde del Centre Court era stato Fred Perry – sì proprio lui, quello delle t-shirt – nel lontano 1936.

    Il punteggio a favore dello scozzese al termine della finale contro il serbo Novak Djokovic, è eloquente: tre set a zero o, come si dice in inglese, three sets to love.

    Love? Ma come: non voleva dire “amore”? In effetti, quest’ultimo è generalmente il significato più comune, ma love è anche una delle tante traduzioni possibili del numero zero in inglese. Nel caso del tennis, l’origine della parola è nel francese l’oeuf, l’uovo, la cui forma ricorda quella dello zero.

    Il termine non è però applicabile a tutti gli sport. Se si parla di un match di calcio, per esempio, 1-0 si legge one nil. Chi ancora conserva qualche vago ricordo del liceo noterà l’assonanza nil / nihil: quest’ultima è una parola latina con il significato di “niente”.

    Apro una piccola parentesi amarcord che si lega a questo discorso. Una decina d’anni fa mi trovavo in un piccolo stadio inglese ad assistere a una partita di League Two, più o meno la nostra ex Serie C2, alla quale era presente come panchinaro nella squadra ospite Paul “Gazza” Gascoigne, noto per essere tanto un talentuoso calciatore in campo quanto uno sciagurato bevitore nei pub di tutto il mondo. La squadra di casa vinceva uno a zero e il pubblico, per punzecchiare Gascoigne, iniziò a cantare: “Gazza, Gazza what’s the score” (“Gazza Gazza qual è il punteggio”). Da burlone qual era, egli si alzò e rispose: “One nil”. Caspita, pure Gascoigne, che parla un inglese incomprensibile anche ai suoi parenti più stretti, dimostrò così di avere una qualche infarinatura di latino. Forse lo aveva studiato nelle nottate romane quando giocava nella Lazio; in fondo sembra che bere qualche bicchiere aiuti a imparare le lingue straniere…

    Spostandoci dallo sport al cinema, come leggere allora Agent 007? Né lovenil. In questo caso, così come quando si vuole comunicare un numero di telefono, 0 si legge oh (pronunciato all’incirca “ou”). James Bond è quindi double oh seven. A proposito: che la smettano di produrre ulteriori seguiti dei film sull’Agente 007. Ci provano in ogni modo, ma di attori che ne impersonino lo spirito come Sean Connery non si è mai trovato e non si troverà più nessuno: né l’attuale interprete Daniel Craig né Pierce Brosnan e nemmeno Roger Moore,  la cui espressività era così ricca che una volta fu definito “uomo capace di riassumere tutte le emozioni umane nel movimento di un sopracciglio”.

    Esiste anche il termine zero, usato in matematica e per indicare la temperatura. The temperature dropped to zero degrees, “la temperatura è scesa a zero gradi”.

    Per concludere, l’ultima traduzione nella quale potete incappare è nought – è possibile anche lo spelling naught. Plans that come to naught, “programmi che non raggiungono nessun risultato”, cantavano i Pink Floyd in una delle loro canzoni capolavoro, Time.

    Noughts sono anche gli zeri nei numeri milionari o miliardari. Si tratta di quei noughts che sono sempre numerosi nelle cifre dell’acquisto di cose inutili e dannose, come i cacciabombardieri in uno Stato la cui Costituzione ripudia la guerra. Riguardo a quanti siano gli zeri quando si parla invece di educazione, sanità e cultura, la risposta la dà Gazza Gascoigne in latino: nihil, in omaggio a Pompei che crolla insieme al livello culturale della nostra Italia … See you!

     

    Daniele Canepa

    [foto di Diego Arbore]

  • Welfare e Terzo Settore: il Comune prova a far tornare i conti

    Welfare e Terzo Settore: il Comune prova a far tornare i conti

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    Dopo la seduta monotematica della scorsa settimana dedicata alla sicurezza, anche la prossima convocazione in Consiglio comunale, secondo voci di corridoi spostata da martedì a giovedì pomeriggio per consentire la presenza dell’assessore Dameri, ha un solo, delicato tema all’ordine del giorno, ovvero il welfare e i fondi da destinare al variegato e vitale mondo del terzo settore, i cui rappresentanti presenzieranno in massa ai lavori dell’aula.

    Per la prima volta nell’attuale ciclo amministrativo, quello cioè che vede ai vertici di Palazzo Tursi Marco Doria, la discussione prenderà il via da una delibera di indirizzo di iniziativa consigliare, come previsto dall’art. 51 del Regolamento del Consiglio comunale di Genova. Una rarità per la Sala Rossa. Si tratta di un documento con cui i consiglieri, in questo caso bipartisan, mirano a porre dei paletti vincolati per la giunta circa la redazione del bilancio previsionale per il corrente anno che dovrebbe essere approvato prima della pausa estiva.
    Se, come probabile, la delibera di Consiglio dovesse ottenere la maggioranza, sindaco e assessori si troverebbero costretti a garantire al comparto del welfare, anche per il 2013, la stessa entità di fondi stanziati lo scorso anno, ovvero poco più di 40 milioni di euro. Una cifra che creerebbe non pochi problemi nella redazione definitiva del bilancio, considerato che rispetto al 2012 da Roma arriveranno 31 milioni in meno nelle casse di Tursi. Un buco che non sarebbe totalmente ripianato neppure con l’aumento di un punto percentuale sull’Imu. La giunta, dunque, si troverà di fronte a scelte molto delicate e, con ogni probabilità, sarà costretta a prendere provvedimenti poco popolari: ad esempio, il taglio degli extra per i dipendenti comunali che potrebbe garantire un tesoretto di circa 6 milioni di euro.«Si tratta – spiega Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria – dell’ennesimo tentativo di riportare il dibattito politico all’interno della Sala Rossa. Le maggioranze forti che si sono succedute nei cicli amministrativi precedenti hanno fatto perdere incisività alle discussioni in assemblea. Ma, soprattutto per questioni sociali in cui non esiste necessariamente una contrapposizione partitica, è giusto che i problemi vengano affrontati pubblicamente in Consiglio. La Sala Rossa non può essere solo la valvola di sfogo per le proteste di cittadini e associazioni che ogni settimana assiepano le tribune, non sempre in maniera opportuna. Anche perché se non arrivano i trasferimenti dal governo non si può sempre addossare la colpa al sindaco e al Comune».

    Trattandosi di un provvedimento trasversale, la delibera non dovrebbe trovare troppi ostacoli al suo passaggio. Tuttavia, la discussione di domani servirà ai consiglieri per manifestare i propri intendimenti circa le iniziative concrete da intraprendere e i settori su cui abbattere la scure dei tagli. E qui si attendono scintille, anche all’interno della maggioranza. Da un lato, infatti, la posizione di parte del Pd che vede di buon grado l’inserimento di una logica concorrenziale nel mondo delle cooperative sociali e del terzo settore più in generale; dall’altra, la posizione della Lista Doria contraria a un sistema che rischierebbe di favorire sempre i soliti soggetti, magari già avvantaggiati dal punto di vista fiscale. Nel mezzo, o meglio, all’esterno, la protesta dei sindacati e del Forum del Terzo Settore che manifesteranno il proprio malessere.

     

    Consiglio Comunale: quali strumenti a disposizione dei consiglieri?

    La delibera di Consiglio è solo uno dei molteplici strumenti con cui i rappresentati dei cittadini genovesi stanno esercitando i propri compiti di controllo sull’operato dell’amministrazione.

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    Nelle scorse settimane, infatti, abbiamo più volte fatto riferimento a termini tecnici come articoli 54, articoli 55, ordini del giorno, emendamenti, interpellanze e mozioni. Lo abbiamo già fatto in altre occasioni, ma in una giornata come quella di oggi che vede il Comune impegnato in una scelta importante per il futuro della nostra città, ci sembra utile cercare di fare nuovamente chiarezza sulle iniziative che i consiglieri possono intraprendere all’interno della Sala Rossa.

    Andiamo con ordine, partendo da uno degli strumenti più sfruttati e che più volte abbiamo avuto modo di citare nei nostri articoli da Palazzo Tursi. Stiamo parlando degli articoli 54, ovvero le interrogazioni a risposta immediata che contraddistinguono, di norma, l’ora (anche nota con il termine anglosassone di question time) precedente i lavori ordinari dell’assemblea. Si tratta di chiarimenti su argomenti di attualità e di competenza dell’amministrazione comunale, richiesti da uno o più consiglieri in forma scritta ma illustrati oralmente, a cui fanno seguito le risposte degli assessori competenti, con possibilità di replica per i proponenti.  Uno strumento che spesso viene sfruttato dai consiglieri solamente per avere un po’ di visibilità in più, ma che, in realtà, è anche uno dei metodi più efficaci con cui i cittadini, tramite i propri rappresentanti in Sala Rossa, possono chiedere conto agli assessori competenti e all’amministrazione più in generale, di determinate problematiche che li riguardano e che interessano la vita della città.

    All’inizio di ogni seduta, il presidente può prendere o concedere la parola per brevi dichiarazioni su fatti recenti di particolare importanza. Inoltre, secondo il quarto comma dell’articolo 55, in apertura dei lavori è “sempre consentito al sindaco fare dichiarazioni di particolare importanza per la Civica Amministrazione” per un tempo massimo di 10 minuti. L’intervento del primo cittadino può essere preceduto dalle dichiarazioni di un rappresentante per ciascun gruppo consigliare, per un massimo di 5 minuti a testa. Una situazione che abbiamo visto poche settimane fa, in occasione della discussione sul Terzo Valico.

    Tecnicamente organizzate come gli articoli 54, le interpellanze sono atti a carattere ispettivo, domande rivolte a sindaco o giunta per conoscere i motivi o gli intendimenti della loro condotta in merito a un provvedimento o a un comportamento amministrativo.

    Da non confondersi con l’ordine del giorno della seduta, che indica appunto l’elenco degli argomenti in discussione durante una determinata convocazione, l’ordine del giorno inteso come iniziativa di uno o più consiglieri è un atto di indirizzo con cui si impegna l’amministrazione a intraprendere un determinato comportamento o azione di governo su un provvedimento in esame. Non comporta effetti giuridici immediati ma va piuttosto considerato alla stregua di un documento accessorio alla discussione in corso.

    A metà strada tra la delibera di indirizzo e l’ordine del giorno, si collocano le mozioni. Si tratta di proposte di deliberazioni, con cui i membri della Sala Rossa esprimono la propria posizione su argomenti di particolare rilevanza per spronare la discussione e/o impegnano sindaco e giunta al compimento di atti e all’adozione di iniziative di propria competenza su questioni cogenti.

    Tra le altre azioni a disposizione dei consiglieri avrete sicuramente letto più volte i termini emendamento e dichiarazioni di voto, di comprensione molto più immediata rispetto agli altri. Nel primo caso, si tratta di proposte di modifica dei documenti da deliberare, su cui, prima della votazione in aula, la giunta è chiamata a manifestare il proprio orientamento. È uno degli strumenti più utilizzati, insieme con gli ordini del giorno, come pratica ostruzionistica. Le dichiarazioni di voto, invece, altro non sono che l’illustrazione delle motivazioni che porteranno un gruppo consigliare a votare a favore o contro un determinato provvedimento; a essi, possono aggiungersi gli interventi di consiglieri che si dissocino dall’orientamento del proprio gruppo di appartenenza.

    Per il momento ci fermiamo qua, senza alcuna pretesa di essere stati esaustivi ma con la speranza di aver aiuto qualche lettore a districarsi tra i tecnicismi che caratterizzeranno la lunga giornata di oggi in quel di Palazzo Tursi.

     

    Simone D’Ambrosio

    [foto di Daniele Orlandi]

  • Enrico Letta, il candido premier e i rassicuranti segnali di ripresa

    Enrico Letta, il candido premier e i rassicuranti segnali di ripresa

    enrico-letta-2E’ un luglio un po’ anomalo. Ci sono splendide giornate di aria tersa, il caldo non è afoso e il miraggio delle agognate vacanze estive ritorna un po’ pigramente ad occupare la testa degli Italiani. Qualcuno butta un occhio sul colpo di Stato in Egitto. Qualcun altro si distrae con l’avvincente tentativo di scalata alla vicepresidenza della Camera dell’onorevole Santanché, oppure con il solito M5S, al quale si può sempre rimproverare qualcosa, in mancanza di altro. Di crisi non c’è proprio voglia di parlare: e forse – chissà – gli Italiani preferirebbero credere che ci siano davvero quei segnali di ripresa visti da Saccomanni; che la decadenza del movimento di Grillo e i guai giudiziari di Berlusconi segnino il ritorno alla “normalità” della cara vecchia opposizione destra-sinistra; che il governo Letta, sotto l’alto patrocinio di Napolitano, stia davvero facendo quello che va fatto; che lo spread si sia acquietato e che l’Europa abbia, seppur faticosamente, imboccato compatta la strada della risalita.

    O forse no. Forse gli Italiani sono disillusi, non si aspettano più niente e vorrebbero solo pensare ad altro. E forse non hanno proprio battuto ciglio quando l’altro giorno Letta ha twittato festante “Ce l’abbiamo fatta!”, dopo che la Commissione Europea sembrava aver dato il via libera allo sforo del tetto di spesa. D’altronde gli Italiani a questi annunci hanno fatto il callo: chi crede più che cambierà davvero qualcosa? Beh, almeno uno c’è: il tenero Enrico.

    Tutto trafelato il simpatico premier affidava la portentosa novella alla rete, senza avere neppure il tempo di curare la punteggiatura e usando persino “X” al posto di “per”, come i veri “gggiovani”. E l’hastag “#serietàpaga”, messo in bella vista, non fa che acuire l’istintiva simpatia per il candore del povero ragazzo. Bisogna capirli i giovani d’oggi. Enrico, già fervente ammiratore di Andreotti («Quante volte da bambino ho sentito nominare Andreotti a casa di zio Gianni. Era la Presenza e basta, venerata da tutti. Io avevo una venerazione per questa Icona»), è cresciuto alla scuola del più navigato zio e si considera figlio putativo del più anziano compagno di Bilderberg Mario Monti, per il quale pure nutre una stima viscerale, testimoniata dal noto “pizzino” con cui ne salutò l’ascesa al governo («Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente […] sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!»).

    Insomma, Letta junior se lo sono allevato loro e oggi lui è fatto così: alle promesse dei grandi ci crede. Per il piccolo Enrico “rispettare i patti” e “dimostrare serietà” sono davvero i punti programmatici concreti di cui l’Italia ha bisogno, esattamente come per ogni bambino è concreta la minaccia dell’uomo nero che la mamma di tanto in tanto gli prospetta. Che le cose non stiano così, tuttavia, non c’è bisogno di un gran lavoro per dimostrarlo.

    Olli Rehn, commissario europeo, ha subito specificato: «La flessibilità concessa dall’Ue non può in alcun modo derogare dalla regola del debito scritta nel fiscal compact». Cioè non si può sforare il limite del 3% annuo nel rapporto deficit – prodotto interno lordo. Se eventualmente l’anno prossimo (2014) dovessimo restare al di sotto di tale soglia, allora sarebbe (forse) possibile utilizzare il margine accumulato (0,1? 0,2?) per investimenti produttivi. Che cosa siano esattamente questi “investimenti produttivi” nessuno lo sa: e in ogni caso non saremo noi a decidere, ma l’UE. Il ministro dei trasporti Lupi ha subito provato a prenotare l’eventuale tesoretto per le grandi opere. (Vuoi vedere che l’annuncio serve solo come una scusa per buttare altri soldi nella TAV?).

    L’associazione dei costruttori ha ipotizzato maggiori risorse per 7,5 miliardi l’anno: ma è una stima più che ottimistica. E in ogni caso è sempre troppo poco. E’ poco per rilanciare l’economia; poco per bilanciare il contributo dell’Italia all’Unione; poco per compensare il pesante tributo di tagli a cui siamo sottoposti. E soprattutto non è un passo verso quell’unità europea che potrebbe risolvere i veri problemi: perché ovviamente gli Stati Uniti d’Europa non ci saranno mai, dato che i paesi del centro non accetteranno mai di finanziare di tasca loro il divario con i paesi della periferia (l’8% del PIL tedesco, secondo Jacques Sapir). Solo il simpatico Letta può pensare davvero che i sacrifici siano stati ricompensati, e che ora si possa finalmente «mettere in campo investimenti per le infrastrutture», oppure porre «il tema del taglio delle tasse sul lavoro e dell’aiuto al lavoro giovanile». In realtà è il solito leitmotiv del “coniugare rigore e crescita”, cioè: il rigore non si tocca, di crescita ne parliamo un’altra volta.

     

    Andrea Giannini

  • Tropaeolum Majus (nasturzio): una pianta facile da coltivare

    Tropaeolum Majus (nasturzio): una pianta facile da coltivare

    nasturzio 1Il Tropaeolum Majus, più comunemente noto come nasturzio, è una pianta originaria del Sud America e principalmente del Perù. In Italia ed in Inghilterra, viene generalmente chiamato nasturzio, ingenerando spesso una certa confusione con il crescione d’acqua (Nasturtium officinale) che presenta piccolissimi fiori bianchi e belle foglioline commestibili. Anche il nasturzio è edibile, dal sapore vagamente simile a quello del crescione, in tutte le sue parti, con sentore agro-piccante. Fiori e foglie, molto ricche di vitamina C, possono essere aggiunti, sia come elemento decorativo che per il loro aroma, alle insalate. I semi non ancora maturi si possono invece utilizzare, in salamoia o sotto sale, come surrogati dei capperi.
    nasturzio 2La specie è perenne solo in Sud America. In Europa ne vengono coltivati (sebbene in questo periodo sia pianta un po’ trascurata e poco “di moda”) diversi ibridi. In questa area geografica si ottiene per lo più una coltivazione di tipo annuale o, talvolta, biennale: la pianta è infatti particolarmente sensibile al gelo invernale. I suoi fiori vengono apprezzati per il loro valore ornamentale e sono presenti in natura in diversi colori, dal crema al giallo, dall’arancione al rosso intenso. Il nasturzio cresce particolarmente bene in una posizione soleggiata ed in un terreno non troppo ricco. Viene utilizzato come pianta a cespuglio, pendente, strisciante (se ne vedono molte di questo tipo nei giardini spontanei, sulnasturzio 3 monte di Portofino) e persino rampicante. I nasturzi preferiscono posizioni luminose e soleggiate: all’ombra la pianta tende infatti a produrre grandi foglie ma pochi fiori. Esistono però varietà dal fogliame variegato che risaltano bene anche in aree del giardino poco illuminate. E’ una pianta assai semplice da coltivare, anche per il neofita. Per ottenere buoni risultati, è sufficiente annaffiarla regolarmente mantenendo il terreno leggermente umido. I nasturzi possono tuttavia agevolmente sopportare brevi periodi di siccità. Durante le giornate molto calde suggeriamo comunque di aumentare sensibilmente le annaffiature. Ogni nasturzio 4due o tre settimane è bene concimare le piantine con del fertilizzante liquido, da aggiungere all’acqua delle annaffiature. Durante le prime fasi di crescita si consiglia di usare un concime con un titolo leggermente più alto di azoto, mentre durante il periodo di fioritura, un fertilizzante con un più alto titolo di potassio.
    La moltiplicazione dei nasturzi avviene principalmente tramite i loro semi che verranno raccolti dopo la fioritura e lasciati essiccare bene. La semina può essere fatta in febbraio o marzo, tenendo le piantine in luogo riparato e facendole germinare in vasetti singoli, per un paio di mesi, prima di trapiantarli in giardino. Invece in maggio o giugno, si possono seminare direttamente i nasturzi in piena terra. Questa pianta si riproduce facilmente anche da talea ed ancora più semplicemente per propaggine, tecniche queste ultime più sofisticate e meno adatte al neofita.
    Come abbiamo accennato, generalmente i nasturzi sono coltivati, nel nord Italia, come piante annuali, che alla prima gelata muoiono. Se si abita in zone temperate o rivierasche, una bella pacciamatura sarà sufficiente per far loro superare l’inverno e per vederli rifiorire in primavera. Inasturzio 5 nasturzi adulti non sopportano il trapianto ma le piantine giovani possono essere maneggiate con tranquillità. Una particolarità botanica del nasturzio consiste nella capacità idrorepellente delle foglie. Questo fenomeno viene individuato con il nome di “effetto loto” (osservabile appunto anche sulle foglie dei fiori di loto).
    La pianta è, infine, particolarmente apprezzata nel Regno Unito dove viene spesso utilizzata, date le scarse esigenze colturali, tra le varietà presenti nei “mixed borders”, nei vasi e nei contenitori di giardini e strade cittadine. Per gli appassionati vi è poi un catalogo inglese di sementi (che spedisce anche in Italia) che raccoglie le varietà più disparate: nasturzi dalle foglie variegate, marmorizzate, chiare, scure e dalle fioriture più eleganti, dai pallidi toni del rosa, al bianco puro o crema, fino al rosso cardinalizio su foglie verde intenso

    Filippo Leone Roberti Maggiore e Emanuele Deplano
    Per informazioni: ema_v@msn.com

  • Championships di Wimbledon, prima di tutto le tradizioni inglesi

    Championships di Wimbledon, prima di tutto le tradizioni inglesi

    tennis

    E’ ormai la 127ma volta che nell’ultima settimana di giugno e nella prima di luglio si giocano i Championships di Wimbledon. Ci sono altri prestigiosi tornei di tennis, ma se chiedete a un ragazzo con la racchetta in mano qual è il suo sogno vi risponderà senza esitare: “Vincere a Wimbledon”. Per entrare davvero nella storia dello sport un giocatore deve calcare con successo l’erba-tappeto del Centre Court e uscire vittorioso dall’ambita finale del torneo.

    Che cos’hanno di così speciale i Championships?  Certo, su quei campi sono transitati e hanno vinto delle autentiche leggende del tennis: Martina Navratilova, William Renshaw, Pete Sampras e Roger Federer per citare soltanto i più titolati. Tuttavia, se i protagonisti vincono, invecchiano e passano, è il contorno che rimane e che ogni luglio si ripresenta a rendere Wimbledon il torneo. Tradizione è la parola d’ordine e non c’è paese che riesca al pari dell’Inghilterra a rendere la ripetizione di gesti ed eventi un punto di forza e non un elemento di mera e monotona abitudine.

    Se è piuttosto usuale vedere giocatori che indossano magliette di colori anche sgargianti sugli altri campi, a Wimbledon ci si veste rigorosamente di bianco. Addirittura il recordman di vittorie ai Championships, Federer, in più di un’occasione si è presentato sul Centre Court con indosso un elegantissimo blazer immacolato che poi ha tolto subito prima di iniziare a giocare.

    Il chair umpire, il giudice di sedia, si rivolge alle giocatrici facendo precedere al cognome gli appellativi di “Miss” opure “Mrs” e chiamando in alcune circostanze “Mr” anche gli uomini. Altro elemento rimasto immutato è quello dei colori ufficiali del torneo, verde e viola, ripresi anche nelle aiuole all’esterno dei campi da gioco.

    Fuori dal campo, le strawberries and cream, fragole e panna, rimangono un punto fermo oltre che un piacere per il palato, consumate in quantità luculliane durante le due settimane del torneo, così com’è immancabile un drink a base di Pimm’s: d’altra parte siamo nel sud dell’Inghilterra!

    Wimbledon è anche lo specchio del classismo strisciante Oltremanica. Il torneo è organizzato dall’All England Lawn Tennis and Croquet Club – noto semplicemente come All England Club un circolo di tennis non propriamente aperto al pubblico, dato che le affiliazioni non possono superare il numero di 375 e che i membri sono tutti iper-selezionati in base al lignaggio. A presiedere il club è il Duke of Kent, il Principe Edoardo, il quale consegna personalmente il trofeo al vincitore. Proprio Edward, una decina d’anni fa, decise di interrompere la consuetudine che voleva che i giocatori facessero un inchino davanti ai membri della famiglia reale: francamente era ora che davanti alla Royal Family ci si potesse comportare come davanti a un qualunque essere umano. A dire il vero fa ancora eccezione la Regina, di fronte alla quale l’inchino è ancora previsto… Un giorno o l’altro arriveremo a eliminare anche quello.

    L’Inghilterra d’altronde è così, ricca di contraddizioni. La terra della Magna Carta del 1215, il primo rudimento di riconoscimento dell’uguaglianza di tutti i cittadini, è anche il paese in cui più di ogni altro resiste un forte classismo.

    Se da un lato la distinzione tra upper e lower class è molto netta, per tradizione il pubblico di Wimbledon e quello inglese in generale parteggiano invece per l’underdog, ovvero il contendente che parte senza i favori del pronostico.

    Quest’anno, tuttavia, il pubblico del Centre Court farà un’eccezione e tiferà per uno dei favoriti, Andy Murray, nella speranza che un britannico trattenga finalmente sull’isola il trofeo che vola regolarmente verso altri lidi dal 1938. Poco importa se Murray è scozzese e non inglese e poco importa se prossimamente la Scozia potrebbe dire sì a un referendum per staccarsi definitivamente da Londra: l’importante è poter affermare che si è vinto … See you!

     

    Daniele Canepa

     

  • Iren mercato, contratti di doppia fornitura luce e gas: l’analisi

    Iren mercato, contratti di doppia fornitura luce e gas: l’analisi

    iren-gasGentili lettori, a costo di sembrare noiosi e pedanti, dobbiamo – ahimè – tornare su un argomento trito, ritrito e tristemente trattato….
    Stiamo parlando di Iren mercato, distributore gas per la Liguria e venditore nel mercato tutelato sia per la fornitura del gas che per quella dell’energia elettrica.
    Due settimane fa abbiamo stigmatizzato il comportamento nefasto di Enel biforcuta: Enel Serizio Elettrico ed Enel Energia
    Siccome il metodo Enel non trova ostacoli normativi, altre società hanno deciso di comportarsi alla stessa maniera. Iren Mercato S.p.A. è una di queste. Ma attenzione: c’è una piccola differenza.

    Le “due Enel” hanno ragione sociale differente, ma il logo e lo slogan pubblicitario (l’energia che ti ascolta) sono identici e fuorvianti; facile equivocare, ma relativamente semplice accorgersi del cambio gestore: le bollette diventano a colori. Sicuramente in molti all’inizio hanno pensato ad un’evoluzione digital-cromatica da parte di Enel ed invece trattaasi solo di bollette dal costo più elevato.

    Al contrario, Iren non si è sdoppiata, la società è la stessa e quindi un “normoutente” pensa ragionevolmente di mantenere lo stesso contratto che aveva in precedenza… ma si sbaglia.

    Gli addetti che si attaccano ai campanelli delle vostre porte sono venditori e vi vogliono appioppare un contratto di somministrazione doppio (luce/gas) millantando sconti inesistenti.
    Basti pensare che Iren – con con i contratti di mercato libero – vi fa pagare somme non meglio precisate (le cui voce in bolletta non troverete neanche con la miglior lente di ingrandimento di Sherlock Holmes).
    Un esempio? Il trasporto luce ad Enel… e magari voi avevate un contratto proprio con Enel. Alla faccia della trasparenza… E poco consola il fatto che la normativa attualmente in vigore consente tutto ciò; non ci resta che invocare la pratica commerciale scorretta: quella, almeno, ce l’abbiamo e viene punita severamente.

     

    Alberto Burrometo

    Per segnalazioni, domande e richieste di consulenza scrivere a progetto.up@gmail.com oppure redazione@erasuperba.it. La rubrica “Consulenza Online” vuole essere un filo diretto con i lettori, il presidente dell’ associazione Progetto Up Alberto Burrometo è a vostra disposizione.