Categoria: Grandi Opere?

  • Terzo Valico, botta e risposta tra Cociv e movimento No Tav. Dubbi anche per il cantiere di Gavi

    Terzo Valico, botta e risposta tra Cociv e movimento No Tav. Dubbi anche per il cantiere di Gavi

    terzo-valico-erzelli-borzoliLa bufera sul Terzo Valico sembra essere appena incominciata. Dopo gli arresti della mattinata di ieri, Cociv risponde attraverso un comunicato di ritenersi parte lesa in questa vicenda. Ma non solo: l’ufficio stampa del consorzio dichiara che non sussistono oneri aggiuntivi per l’opera «così come nessuna differente qualità delle opere». Dopo poche ore arriva la risposta del movimento No Tav, che da anni si oppone all’opera e che definisce la risposta di Cociv «senza vergogna».

    Dubbi sulla sicurezza, dopo Cravasco anche Gavi

    Le motivazioni sono diverse, documentate con stralci delle dichiarazioni del procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino, rilasciate alla stampa durante la presentazione dell’inchiesta. La contestazione principale riguarda la sicurezza delle opere realizzate: Cociv dichiara che non esistono criticità su quanto fatto fino ad oggi, ma i risultati delle indagini sembrerebbero affermare il contrario. Secondo quanto è emerso dalle intercettazioni, infatti, la qualità del cemento utilizzato durante i lavori di centinatura  della galleria di Cravasco (Campomorone) potrebbe essere scadente e inadatta; la rivelazione ha sollevato dubbi inquietanti sulla sicurezza del sito, tanto da spingere la consigliere comunale dell’Altra Capomorone Valentina Armirotti a chiedere la chiusura cautelativa di quel cantiere. Sul sito del movimento No Tav, però, il ragionamento non si ferma qui: gli attori coinvolti nell’inchiesta sono gli stessi che sono intervenuti a vario titolo per i cantieri, sempre legati al Terzo Valico, sul Neirone a Gavi: «Quel materiale scadente è stato usato per caso anche a Gavidomandano gli attivisti sul loro sito web.

    Soldi pubblici

    Nel comunicato stampa, Cociv, ha dichiarato che, in qualsiasi caso, «non sussistono oneri aggiuntivi a carico dello Stato» aggiungendo che «eventuale maggior costo ricade esclusivamente sul contraente generale, trattandosi per il pubblico committente di opera a prezzo fisso ed invariabile». Una dichiarazione che per gli attivisti suona particolarmente stonata: «Cociv ha ricevuto l’affidamento della realizzazione dell’opera senza gara, ha contribuito ad indicare i costi di realizzazione e ora sostiene che gonfiare le gare di appalto, fare turbativa per pilotarne l’aggiudicazione escludendo soluzioni più convenienti, utilizzare materiale scadente per lucrare, realizzare opere insicure e destinate a crollare, non comporta maggiori costi?». Una perplessità che trova il conforto dei numeri, visto che stando al primo progetto del 2003 il costo totale dell’opera doveva essere di 3,55 miliardi di euro, poi negli anni lievitato fino all’attuale previsione (datata 2011) di 6,2 miliardi. Tutti soldi pubblici, ovviamente.

    Parte lesa

    Parte lesa, dicevamo. Nel comunicato Cociv afferma che «Eventuali interferenze in corso di accertamento investigativo possono riguardare solo iniziative infedeli di funzionari venuti meno al dovere di lealtà verso l’azienda». «Surreale» è la risposta dei No Tav, che ricordano il fatto che ad essere finiti sotto inchiesta sono tutti i massimi vertici del consorzio, tra cui presidente, direttore generale, il responsabile unico del procedimento, il coordinatore del settore costruzioni, il responsabile degli affidamenti e degli approvvigionamenti, come a sottolineare che tutta la catena di comando può essere considerata in qualche modo coinvolta.

    La reazione della “politica” bipartisan è stata unanime: i lavori devono andare avanti. L’inchiesta, però, sembra aver scoperchiato un vaso di Pandora molto capiente. Non è la prima volta che i lavori del Terzo Valico sono coinvolti a diverso titolo in indagini che hanno come oggetto corruzione e appalti truccati. Oggi, però, è messa in discussione anche la sicurezza dei cantieri stessi e delle migliaia di persone che ci convivono, condividendone il territorio. In ballo c’è la salute e la vita di intere comunità, sacrificate in nome di un progetto sempre meno credibile; la priorità della “politica” e delle istituzioni dovrebbe essere quella di garantire la sicurezza delle persone, anche a costo di rallentare o addirittura fermare questi cantieri. Ma di che “politica” stiamo parlando?

    Nicola Giordanella

     

  • Terzo Valico, corruzione e appalti truccati. Galleria di Cravasco a rischio? Toti: «Avanti coi lavori»

    Terzo Valico, corruzione e appalti truccati. Galleria di Cravasco a rischio? Toti: «Avanti coi lavori»

    terzo-valico-cantiere-2015-2L’operazione di questa mattina della Guardia di Finanza ha portato all’esecuzione di diverse ordinanze di custodia cautelare su tutto il territorio italiano, a seguito delle indagini su alcune grandi opere in costruzione, come la Salerno-Reggio Calabria e il Terzo Valico dei Giovi. L’indagine nasce da uno stralcio di “Mafia Capitale” e si estende da nord a sud, dimostrando ancora una volta la permeabilità del sistema dei grandi cantieri alla corruzione. Dopo l’inchiesta di questa estate, quindi, i cantieri del Terzo Valico tornano nella bufera, con risvolti inquietanti: dalle prime notizie trapelate, infatti, pare che alcuni lavori siano stati eseguiti fuori dagli standard minimi richiesti, utilizzando cemento “povero” per risparmiare. Tra questi anche quelli relativi alla galleria di Cravasco, la cui realizzazione è stata più volte contestata dalla popolazione locale e non per l’alta percentuale di fibre di amianto presenti nella roccia.

    Arka di Noè

    «E’ stata accertata la turbativa d’asta riguardo ad appalti connessi ad alcuni tronconi, sono stati accertati alcuni episodi corruttivi che riguardano alcuni funzionari del Cociv (general contractor dell’opera, ndr) ed episodi di concussione consistiti nell’imporre una rete di imprese agli appaltatori principali che doveva scalzare altre ditte non gradite anche attraverso intimidazioni tipiche della criminalità organizzata e mafiosa». Queste le prime dichiarazioni, riportate dall’agenzia Dire, del procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, che ha illustrato alla stampa l’operazione “Arka di Noè”, un’operazione che ha portato all’esecuzione da parte della Guardia di Finanza di Genova di 14 ordinanze di custodia cautelare e 55 perquisizioni in diverse regioni d’Italia per presunte irregolarità nella concessione degli appalti nella realizzazione di 5 lotti del Terzo Valico ferroviario dei Giovi, la linea ad alta velocità Genova-Milano.

    terzo-valico-erzelli-borzoli04Le misure cautelari sono state eseguite perché, secondo il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova, Cinzia Perrone, sussite il rischio di reiterazione dei reati per i dirigenti del Cociv toccati dall’indagine: «In ragione dell’incarico attualmente ancora rivestito sussiste certamente l’esigenza cautelare correlata al rischio di reiterazione di delitti». Una reiterazione che, secondo il giudice, si sarebbe già concretizzata in diverse gare di appalto. Le misure di arresto domiciliare sono, inoltre, giustificate dal fatto che sono ancora in corso procedure per affidamenti per importi “rilevantissimi”, come quelle per il “lotto 4 Cravasco” e il “lotto 3 Val Lemme” rispettivamente da 295 e 293 milioni di euro. Ecco i nomi dei 14 indagati: l’ex direttore dei lavori Paolo Marcheselli, il responsabile degli appalti Maurizio Dionisi, l’attuale presidente di Cociv Michele Longo, il suo vice Ettore Pagani, i funzionari del Cociv Andrea Ottolin, Giuliano Lorenzi, Giulio Frulloni, Angelo Pelliccia, e gli imprenditori Antonio Parri, Giuseppe Petrellese, Marciano Ricci, Giovanni Giugliano, Antonio Giugliano, Puma Giuliano.

    Cravasco, galleria a rischio

    Tra gli episodi contestati la consegna di una tangente da 10.000 euro da parte di un imprenditore all’ex direttore dei lavori del Cociv, Pietro Marcheselli, e al responsabile degli appalti, Maurizio Dionisi. La bustarella sarebbe stata consegnata all’interno degli uffici del Cociv per l’appalto della galleria finestra di Cravasco, un’opera dall’importo complessivo di 1,7 milioni di euro assegnata all’impresa “Giuliano Costruzioni metalliche”. Secondo i primi accertamenti, la galleria in questione potrebbe anche presentare problemi di stabilità. Contestata anche l’assegnazione del “lotto Libarna” avvenuta attraverso una gara internazionale con base d’asta da oltre 67 milioni di euro e assegnata al massimo ribasso alla ditta “Oberosler” di Trento. L’accusa in questo caso è di collusione per i suggerimenti dati dai funzionari del Cociv all’azienda per correggere alcune anomalie dell’offerta. Per quanto riguarda, invece, il “lotto Serravalle”, appalto da 189 milioni di euro assegnato alla ditta “Grandi Lavori Fincosit”, l’accusa ai funzionari del Cociv è di aver indotto altre imprese a non presentare offerte. Al momento nessun cantiere risulta però bloccato, e la galleria di Cravasco non è stata sottoposta a sequestro.

    Mazzette e escort

    Passaggio di denaro ma non solo: nell’ordinanza del gip, come riporta l’agenzia Dire, sono riportati diversi episodi di incontri con escort utilizzati come pagamento per favori ottenuti nel corso delle assegnazione degli appalti: «Ricci Marciano nella qualità di amministratore di fatto della società ‘Europea 92 Spa’ organizzava e pagava un incontro tra Giulio Frulloni e una escort e successivamente gli prometteva l’organizzazione di un analogo incontro affinché Frulloni, in qualità di coordinatore costruzioni del consorzio Cociv, aiutasse la società Europea e CIPA Spa a vincere la gara ad inviti indetta dal Cociv per l’appalto dei lavori di costruzione della galleria Vecchie Fornaci”». Un sistema oliato, secondo gli inquirenti, che andava avanti da almeno un anno e mezzo. L’episodio della escort riguarderebbe la gara di appalto dei lavori per la galleria Vecchie Fornaci assegnata alle società “Europea 92” e “Cipa”

    La politica tira dritto

    In serata arriva il commento, riportato dall’agenzia Dire,  del presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti che prova a serrare le fila delle istituzioni: «C’è bisogno che la giustizia vada fino in fondo con grande serietà, efficacia, efficienza e soprattutto rapidità. Il nostro primo interesse – ribadisce il governatore – è che il cantiere continui come sta continuando il lavoro in queste ore. Per quanto ci è dato sapere, non ci sono provvedimenti dell’autorità giudiziaria che riguardino il blocco del cantiere né il sequestro parziale dello stesso. Ora il consorzio Cociv deve mettersi nella condizione al più presto, e ritengo possa farlo, di garantire la governance e l’operatività dello stesso per continuare le opere». Per quanto riguarda la richiesta di un commissario straordinario sul Terzo Valico emersa nelle ultime ore, Toti ritiene che «il tema competa ad Anac, di cui ci mettiamo a completa disposizione per qualsiasi interlocuzione ove questa servisse». Il presidente, infine, annuncia di aver già «avviato l’interlocuzione sia con Covic che con il ministro Delrio che ovviamente condivide la valutazione che l’opera debba essere salvaguardata e la giustizia debba essere salvaguardata al tempo stesso».
  • Val Varenna, un tavolo tra Comune, Regione e Cociv per la sicurezza della cava Pian di Carlo

    Val Varenna, un tavolo tra Comune, Regione e Cociv per la sicurezza della cava Pian di Carlo

    cava-pian-di-carlo-varenna-01La cava Pian di Carlo da qualche mese è diventata sede temporanea di conferimento dello smarino del Terzo Valico. Decine di mezzi pesanti ogni giorno attraversano Pegli e la Val Varenna per raggiungere il sito, tra la preoccupazione degli abitanti che chiedono chiarezza sulla sicurezza del sito e sulla tipologia di materiale scaricato. Il Comune di Genova prova a correre ai ripari, impegnandosi ad organizzare un tavolo di confronto con Regione Liguria, Municipio, Cociv e proprietà per mitigare rischi e disagi e, soprattutto, per rispondere ai comitati territoriali.

    Sicurezza

    val-varenna-cava-franeDa molto tempo i cittadini denunciano la pericolosità di questa cava, “cresciuta” negli anni mangiandosi parte dell’alveo del torrente Varenna: attiva già dal 1997, con la giunta regionale Biasotti diventa una delle discariche per le terre di scavo dei lavori pubblici e non, per un totale di 900 mila metri cubi di materiale. Nel 2015 è inserita nel “Piano Cave” per gli scavi del Terzo Valico, approvato da Regione Liguria: ad oggi si sono aggiunti circa 400 mila metri cubi di smarino proveniente dai cantieri della Val Polcevera. Un milione e 200 mila metri cubi di materiale, quindi, che incombono sul torrente: «Una bomba ad orologeria – denunciano alcuni cittadini ai consiglieri durante il sopralluogo della commissione Territorio del Consiglio Comunale di Genova – oggi non esistono certificazioni che il “piede” della cava Pian di Carlo, che insiste sull’alveo del Varenna, sia capace di reggere il nuovo carico durante una eventuale piena». Una eventualità non così remota: ancora vivi i ricordi dei danni dell’alluvione del 1993 (che provocarono in valle la morte di due persone), del 2011 e 2014: se la struttura cedesse, una montagna di fango e detriti si riverserebbe nel torrente, mettendo a rischio le abitazioni e tutta la delegazione di Pegli. «Ad oggi la cava è a norma – risponde il vice sindaco Stefano Berninisecondo l’autorizzazione regionale, ma la concessione scadrà a fine dicembre. Per rinnovarla dovranno essere fatte nuove perizie e nuove certificazioni da parte dei geologi».

    Accesso e viabilità

    cava-pian-di-carlo-varenna-pontePer raggiungere la cava Pian di Carlo, i camion devono attraversare un guado sul Varenna, costruito in maniera provvisoria anni fa, non transitabile in caso di piena. Questa passerella, però, è anche l’unico accesso per alcune abitazioni sul versante ovest della vallata: «L’idea è quella di imporre a Cociv la costruzione, come onere, di un ponte vero e proprio che risolva per sempre la questione – dichiara Mauro Avvenente, presidente del Municipio VII – anche perché l’autorizzazione per utilizzare quel guado è in scadenza e questa opera può essere inserita come propedeutica per il rinnovo». La questione però principale rimane la viabilità della valle: da diversi mesi, infatti, ogni giorno decine di camion fanno spola tra cantieri e cava, appesantendo in maniera notevole il traffico e degradando la sede stradale: «Ad oggi non abbiamo una quantificazione precisa – spiega Avvenente – e le telecamere che il Comune aveva predisposto non si possono utilizzare perché secondo il ministero il luogo non è omologato. Dobbiamo capire quale è la misura massima di sopportazione e arrivare al tavolo con un dato certo e non trattabile». Un problema che riguarda anche Pegli: i “quattro assi”, infatti, passano attraverso l’abitato della delegazione, con non pochi disagi e rischi per le persone.

    Contaminazioni

    cava-pian-di-carlo-varenna-02Diversi cittadini in passato hanno denunciato viaggi notturni sospetti di camion diretti alla cava Pian di Carlo: alcuni abitanti della zona hanno più volte assistito al passaggio di mezzi che, a luci spende, andavano a scaricare a Pian di Carlo il contenuto del loro carico. Un atteggiamento decisamente sospetto che getta pensanti ombre sull’origine di alcuni materiali finiti in discarica, soprattutto se si pensa al rischio idrogeologico e al fatto che, stando ai progetti, la Gronda di Ponente passerà proprio in questa cava, la cui attività estrattiva fu fermata decenni fa poiché la roccia era, ed è, ricca di fibre di amianto. «Abbiamo chiesto che vengano fatti dei carotaggi per vedere cosa è stato interrato – spiegano alcuni abitanti – ma non abbiamo ancora avuto risposte». È lo stesso vicesindaco Stefano Bernini a replicare: «I carotaggi sono stati eseguiti e i risultati sono in fase di elaborazione da parte degli uffici tecnici, sicuramente le nuove autorizzazioni dovranno passare anche da questi risultati».

    Con la solita lentezza strutturale alla “cosa pubblica”, quindi, si sta lavorando per garantire la sicurezza della Val Varenna e di Pegli. Le questioni tecniche sul tavolo sono molte e decisamente impattanti, e si spera che i nodi vengano sciolti nel più breve tempo possibile, prima che sia troppo tardi. Rimane il dato politico: quando si tratta di grandi opere e grandi affari (e relativa grande fretta), le verifiche per la tutela dei territori e delle persone sono troppo spesso fatte “in corso d’opera” e mai ex ante, approfittando delle labirintiche pieghe della burocrazia italica. Non tutto, però, è reversibile e correggibile, e la Politica dovrebbe saperlo. Dovrebbe.

    Nicola Giordanella

     

  • Terzo Valico, terminate gallerie Erzelli – Borzoli. Pontedecimo, esposto contro il by-pass

    Terzo Valico, terminate gallerie Erzelli – Borzoli. Pontedecimo, esposto contro il by-pass

    terzo-valico-erzelli-borzoliCon l’abbattimento dell’ultimo diaframma di roccia, demolito oggi a favore di telecamere, viene completata la seconda tratta della galleria Borzoli-Erzelli, un’opera che diventerà operativa entro le prime settimane del 2017. I tunnel sono considerati propedeutici per i cantieri del Terzo Valico, poiché permetteranno ai mezzi da lavoro di raggiungere le cave per depositare la terra di risulta degli scavi, senza passare attraverso le strade urbane. Le gallerie serviranno inoltre a deviare il traffico pesante che oggi attraversa Sestri con i noti disagi e le criticità.

    Circa un anno di ritardo sulla tabella di marcia: 100 metri di tunnel, infatti, passano sopra la galleria autostradale Guanella, sulla A10 Genova-Ventimiglia, fatto per il quale, in itinere, si sono dovute rimodulare le operazioni di scavo, per evitare impatti strutturali dannosi. Con il completamento di quest’opera, che consiste nella realizzazione di due gallerie tra Borzoli ed Erzelli e tra Borzoli e via Chiaravagna, i mezzi pesanti non dovranno più transitare per l’angusta viabilità cittadina di via Chiaravagna e via Borzoli, dove hanno creato parecchi disagi non solo al traffico ma anche ai pedoni e agli abitanti. Questi tunnel rientrano nelle opere propedeutiche per la realizzazione del Terzo valico ferroviario, di cui Cociv è general contractor: le gallerie sono rientrate nei cosiddetti oneri di urbanizzazione della grande opera, e durante i lavori faciliteranno il passaggio dei mezzi diretti alle cave di Sestri ponente utilizzate come deposito per lo smarino estratto dagli scavi.

    terzo-valico-erzelli-borzoli02Viabilità urbana in sicurezza

    «Quest’opera consente di mantenere nella zona importanti funzioni produttive e industriali o legate al porto senza far pagare agli abitanti di Borzoli il peso in termini di criticità – spiega il vicesindaco di Genova ed ex presidente di Municipio VI Medio-Ponente, Stefano BerniniQui abbiamo una parte di attività legata al porto, i depositi di container ex Grimaldi e Derrick ma anche una serie di attività produttive meno conosciute che facevano con fatica i lavori di approvvigionamento, trasferimento dei materiali, e che finalmente potranno avere una piena logistica». Una volta aperta la nuova viabilità, secondo l’amministrazione comunale, sarà possibile intervenire anche con lavori di riqualificazione ambientale e messa in sicurezza idrogeologica grazie all’abbattimento degli ultimi due ponti critici per il torrente Chiaravagna. «Sarà una rivoluzione positiva – sottolinea l’assessore alla Mobilità, Anna Maria Dagninosia sul versante di Sestri ponente che di Fegino. Le due gallerie ci permetteranno di interdire il passaggio del traffico pesante sulla viabilità ordinaria, cosa che per legge non si può fare se non viene fornita un’alternativa, e di creare un collegamento diretto tra il casello autostradale di Genova Aeroporto e Borzoli, con positivi benefici anche per il traffico privato».

    terzo-valico-erzelli-borzoli04Pontedecimo e il rischio idrogeologico

    Con queste due gallerie anche i cantieri del Terzo valico potranno proseguire in maniera forse più spedita. Ma se da un lato si accelera, dall’altro lato si rischia lo stop: a Pontedecimo, infatti, le opere del cosiddetto “By-pass” sembrano essere state eseguite fuori norma, seguendo parametri di legge non aggiornati. Secondo una perizia, depositata presso la Procura di Genova in allegato ad un esposto sottoscritto da decine di cittadini, infatti, la strada in costruzione per permettere il passaggio dei mezzi di Cociv, e annoverata tra le varie opere di compensazione, sarebbe nata già “fuori legge”: «Il sospetto è che sia stato utilizzato un progetto vecchio – spiega uno dei sottoscriventi dell’esposto – visto che i riferimenti normativi  sono relativi a leggi superate». Un esempio: il calcolo della portata d’acqua del torrente non terrebbe conto dei nuovi parametri del 2012. Ma non solo: i pali per sostenere la struttura sono stati “piantati” nell’alveo del fiume, cosa in teoria non consentita dal Piano di Bacino vigente. La parziale copertura dell’alveo, secondo i rilievi della perizia, non rispetterebbe le distanze minime, in altezza, dal livello di piena calcolato, mettendo a rischio la struttura stessa della strada. Quello che più in generale viene contestato dagli abitanti di Pontedecimo è l’aggravarsi delle condizioni di sicurezza di un tratto della Val Polcevera già noto per la sua instabilità idrogeologica. In altre parole, stando a questo esposto, si sta verificando una situazione paradossale: se è vero che le amministrazioni (comunale, regionale e statale) stanno investendo parecchi milioni di euro per mettere in sicurezza il Bisagno, contemporaneamente si “mette in pericolo” un’altra parte della città con un’opera “fuori norma”, e peraltro poco “sentita” dal territorio stesso. Alla magistratura l’ultima parola.

    Ancora una volta, quindi, il “bollettino” dei grandi cantieri ci racconta lo schizofrenico rapporto che Genova e la Liguria hanno con il proprio territorio: l’apertura delle gallerie tra Erzelli e Borzoli, sicuramente avrà un impatto positivo sulla vita dei cittadini, portando più vivibilità e sicurezza per chi quelle strade le vive quotidianamente. Nello stesso tempo, però, quelle stesse gallerie permetteranno la costruzione di una opera notevolmente impattante, e che potrebbe mettere a rischio la sicurezza di molte persone, come purtroppo già successo in passato. Sbagliare è umano…

    Nicola Giordanella

  • Terzo Valico, tra l’ombra lunga della malavita e il riuso dello smarino. Ecco che cosa sta succedendo

    Terzo Valico, tra l’ombra lunga della malavita e il riuso dello smarino. Ecco che cosa sta succedendo

    notavUn’altra giornata cruciale per i destini del Terzo Valico. Mentre il Paese si fermava a ricordare la strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992, dove perse la vita il giudice Paolo Borsellino, l’operazione “Alchemia” condotta dalle squadre mobili di Genova, Reggio Calabria e Savona portava all’arresto di oltre 40 persone, indagate a vario titolo per concorso esterno in associazione mafiosa; tra queste, alcuni esponenti “liguri”, a capo di ditte che gravitavano attorno ai subappalti relativi alla movimentazione-terra dei cantieri del Valico dei Giovi. Nello stesso giorno, i tecnici di Cociv procedevano con le operazioni di esproprio per due terreni interessati dal tracciato, a Pozzolo Formigaro e a Fraconalto. Nel primo caso, però, alcune irregolarità procedurali potrebbero invalidare l’immissione in possesso, fermando di fatto i lavori, almeno momentaneamente.

    Tutto questo a pochi giorni dal via libera definitivo del governo, su proposta del presidente Matteo Renzi e del ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, al decreto del presidente della Repubblica che semplifica la disciplina di gestione delle terre e rocce da scavo, nella versione definitiva, dalla quale sono spariti i paletti per il riuso dello smarino prodotto dagli scavi.

    L’ombra lunga della mafia e la debolezza della politica

    Le indagini coordinate dalla procura di Reggio Calabria hanno accertato legami stabili tra le cosche calabresi e quelle liguri, impegnate nel business della movimentazione terra e dello smaltimento di rifiuti pericolosi. Il sistema, affinato negli anni, prevedeva un avvicendamento pianificato di ditte (create ex novo da prestanomi o famigliari, ma sempre a gestione e profitto delle cosche) per poter accedere alle assegnazioni dei sub-appalti dei grandi cantieri. I legami personali con alcuni esponenti politici locali, faceva il resto.
    Il Terzo Valico è un progetto da 6,2 miliardi di euro (per 53 chilometri di tracciato, cioè 116 milioni a chilometro, cifra da primato mondiale) cioè una montagna di soldi che cadono a cascata ai “fortunati” che prendono parte ai lavori. Da qui le infiltrazioni mafiose, finalizzate a far pressione sui politici locali per ottenere commesse sui subappalti già aggiudicati. Stando alle intercettazioni, si tratterebbe di qualcosa di più di semplici tentativi: nelle conversazioni, riportate da alcuni giornali nazionali, si parla apertamente di favori fatti per i quali si aspetta un ritorno, e il Terzo Valico è citato innumerevoli volte. Solo il rallentamento dei lavori pare abbia impedito l’inizio di queste joint venture.

    Questo, ancora una volta, apre un problema politico: se non ci fosse arrivata la magistratura, che cosa sarebbe successo? L’attuale sistema delle assegnazioni è così vulnerabile? «La politica non ha gli strumenti per prevenire questi casi – afferma a “Era Superba” Stefano Bernini, vicesindaco di Genova e assessore all’Urbanistica – dovendosi attenere alle certificazioni anti-mafia che sono a carico della prefettura durante le gare di appalto. Nel caso specifico, Cociv (general contractor dell’opera, ndr) è tenuto a fare gare di appalto, durante le quali ci si attiene alle carte e alle cose note fino a quel momento». Un sistema, quindi, che è strutturalmente vulnerabile, soprattutto se si tratta di grandi lavori, con centinaia di ditte coinvolte: «Il nostro sistema giudiziario ha qualche baco – ammette Bernini – ma va detto che la malavita ha fatto un salto di qualità manageriale non indifferente, per cui va rafforzata la funzione investigativa».

    Una funzione investigativa che però è regolata da leggi fatte dalla politica: come è noto, le interdittive anti-mafia valgono solamente nel territorio di competenza della prefettura che le ha firmate, lasciando le mani libere alle ditte “colluse” di spostarsi sul territorio nazionale senza preclusioni di sorta, come successo per la ditta Lande s.p.a (fino al 2015 s.r.l) che a inizio giugno ha ricevuto l’interdittiva dal prefetto di Napoli, ma che figura tra le ditte subappaltanti per alcuni cantieri del Terzo Valico. «Manca la volontà politica di cambiare il sistema degli appalti – commenta Paolo Putti, capogruppo M5S in Consiglio comunale a Genova e noto oppositore delle grandi opere – semplicemente perché conviene mantenerlo tale. Certe opere devono essere fatte per farle, non perché servono, come dimostra la storia del Terzo Valico. La notizia di questi arresti non ci stupisce, sono anni che i movimenti denunciano questa predisposizione del sistema delle grandi opere». A proposito di movimenti: dalle carte dell’inchiesta “Alchemia” è emerso come la malavita radicata nella nostra regione, attraverso prestanome, abbia finanziato e supportato i comitati “Sì Tav”, per cercare di spostare i consensi dell’opinione pubblica, al fine di accelerare i lavori, e quindi i possibili introiti.

    Riuso dello smarino: via libera dal governo

    Se i cantieri sono in una fase di potenziale stallo, da Roma arriva un assist importante: il 15 luglio scorso, infatti, è stato licenziato il testo definitivo del decreto che semplifica le procedure di gestione delle terre di scavo, in pendenza da mesi. Nel dispositivo definitivo sono saltati alcuni paletti che avevano sollevato aspre critiche da parte dei fautori dell’opera: nel testo originale, infatti, era previsto che, in presenza di fibre di amianto, lo smarino andasse trattato in loco e poi stoccato in siti dedicati. Con la nuova versione della legge, invece, potrà essere riutilizzato per riempimenti o altro. In questo modo, non sono più messi in discussione i progetti finanziari delle grandi opere, che potranno procedere con i lavori senza dover rivedere i vari piani per lo smaltimento.

    Esproprio mancato

    Come dicevamo, mentre sui giornali usciva la notizia degli arresti, i tecnici di Cociv si presentavano presso un terreno collettivo a Pozzolo Formigaro (in provincia di Alessandria), per procedere con un esproprio: 180 metri quadrati posti esattamente lungo il tracciato dell’opera, acquistati anni fa da 101 attivisti No Tav, necessari per il proseguimento dei lavori. A difendere l’appezzamento, un nutrito numero di cittadini contrari all’opera, fronteggiati da un altrettanto nutrito reparto di Polizia in tenuta antisommossa. Nonostante lo stallo creatosi, con il decreto autorizzativo per l’immisione in possesso in scadenza, e non più rinnovabile, e scaduta la dichiarazione di pubblica utilità, i tecnici hanno dovuto fare un tentativo: senza entrare nella proprietà hanno fotografato da distante il terreno per poi ritirarsi. Una modalità utilizzata già in precedenza per i terreni di via Coni Zugna, a Pontedecimo, per il quale è stato depositato un ricorso e si è in attesa della decisione del Tar. Gli attivisti del movimento denunciano la nullità di questa procedura: oltre ad aver coperto il terreno con dei teli, per evitare le rilevazioni tecniche anche attraverso le fotografie, pare che la notifica dell’esproprio non sia stata consegnata a tutti i proprietari, come prescritto dalla legge, cosa che annullerebbe automaticamente il decreto. Se questo mancato esproprio sarà confermato, i lavori potrebbero fermarsi per molto tempo.

    Ancora una volta, quindi, la storia del Terzo Valico si è “arricchita” di nuovi elementi: è stata dimostrata la facilità di contatto della malavita con il microcosmo dei cantieri del Terzo Valico ed è stata confermata la vulnerabilità strutturale delle procedure di assegnazione e distribuzione degli appalti. La politica, però, tira dritto, e anzi, vuole accelerare, forzando le procedure e rischiando di soprassedere sui rischi che si possono correre bucando monti amiantiferi; mettendo insieme le due cose, il quadro non è dei più rassicuranti.


    Nicola Giordanella

  • Gronda, autostrade sempre meno congestionate. I dati sul traffico smentiscono la Camera di Commercio

    Gronda, autostrade sempre meno congestionate. I dati sul traffico smentiscono la Camera di Commercio

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    Lo scorso 26 aprile Autostrade S.p.A ha consegnato al ministero delle Infrastrutture il progetto definitivo sulla realizzazione della gronda autostradale di ponente: inizio dei cantieri previsto entro il novembre del 2017. Dalla Genova “che conta”, i favorevoli alla grande opera provano a fare quadrato, e hanno iniziato a farlo con un convegno dal titolo eloquente: “Liberiamo Genova dalla paralisi”, andato in scena lo scorso 9 giugno, e che ha visto risfoderati gli argomenti “cavallo di battaglia” finalizzati a convincere l’opinione pubblica sulla necessarietà dell’opera. Compito senza dubbio arduo visto che “più dell’onor, potè il denaro”, volendo parafrasare, storpiando, qualcuno di noto. Il conto, infatti, lo ha presentato Autostrade s.p.a., con previsioni di spesa importanti. I miliardi di euro necessari sono 3,26, e al momento l’unica soluzione sul piatto per racimolare tale cifra è un aumento dei pedaggi autostradali; due le opzioni: un aumento secco del 15% sulle tariffe di tutta la rete viaria di Autostrade s.p.a., o un allungamento delle concessioni fino al 2045 (ad oggi dovrebbero scadere nel 2038) con “solo” un piccolo ritocco in positivo dei costi al casello del 4%. In altre parole, la Gronda, la pagheranno i soliti cittadini, volenti o nolenti.

    Ma la Gronda “s’ha da fare”. L’appello è stato lanciato dalla Camera di Commercio di Genova e da diverse associazioni di categoria: Ance, Confitarma, Federagenti e Confesercenti. «Tutti quanti parlano della crisi dell’economia ligure, noi lo facciamo mostrando i motivi per cui siamo arrivati a questa fase di stallo e dichiariamo apertamente che il nostro territorio paga da anni il prezzo dell’isolamento stradale, ferroviario e aereo», ha dichiarato Paolo Odone, presidente della Camera di Commercio di Genova.

    I dati sulle autostrade liguri: traffico “negativo” su A7 e A10

    Secondo questa lettura, quindi, la Gronda potrebbe essere l’opera capace di risolvere tutti i problemi della nostra terra; ma i dati sull’utilizzo delle infrastrutture viarie dicono altro. Come Era Superba aveva già evidenziato in un precedente speciale, da anni ormai i tassi di crescita del traffico autostradale sono in forte contenimento: su base nazionale, dal 1970 al 1985, i numeri sono cresciuti per un +140%, mentre nel quindicennio successivo per un +94%, ma dal 2000 al 2014 l’incremento è precipitato ad un +18%. Una tendenza a decrescere confermata dagli ultimi dati forniti da Aiscat (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori), riferiti al primo semestre 2015. Se guardiamo al dettaglio della rete ligure, inoltre, i numeri in alcuni casi hanno addirittura un segno meno davanti: per la A7, nella tratta da Genova a Serravalle, nel primo trimestre 2015 si è verificato un calo di veicoli medi giornalieri dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno del 2014, per l’ A10 (Genova – Ventimiglia) un altro calo, dello 0,4%; timidi aumenti per le restanti tratte di casa nostra: +1,6% per l’ A12 (Genova – Livorno), +1,7% per l’ A6 (Savona – Torino) e +1,1% per l’A26 (nel tratto tra Voltri e Alessandria). In definitiva su due delle tre autostrade che saranno direttamente interessate dalla costruzione della Gronda, il traffico sta diminuendo.

    I dubbi dell’amministrazione

    no-gronda-consiglio-comunaleRecentemente, il sindaco di Genova, Marco Doria, ha espresso più di qualche perplessità sull’opera, tornando alle sue posizioni di campagna elettorale, derubricandola a infrastruttura inutile e già “vecchia”, probabilmente con una qualche ragione, visto che la prima idea di Gronda risale al 1984. Le parole di Doria, che si riferiscono direttamente all’opera benché la stessa non sia mai stata esplicitamente citata, ancora una volta rimescolano le carte a Tursi: «Un ulteriore slittamento nell’apertura dei cantieri sarebbe deleterio – precisa però Odone l’allora sindaco Vincenzi aveva firmato il progetto nel 2009. La Liguria ha bisogno di lavoro, le sue aziende devono rilanciarsi e ricominciare a creare occupazione, bisogna rispettare i tempi». Un altro punto su cui i “Sì Gronda” fanno leva è quello del turismo: «La nostra regione registra un aumento del numero di turisti e questo è un dato positivo – sottolinea il presidente della Camera di Commercio – ma il flusso turistico deve essere supportato da infrastrutture adeguate e da collegamenti che funzionano. Oggi la maggior parte dei transiti avvengono su Ponte Morandi, una struttura che comincia a mostrare la corda. Se non si agisce in fretta rischiamo la paralisi». Anche in questo caso, però, sorge un dubbio: probabilmente, il turista che arriverà a Genova in macchina non utilizzerà la Gronda, visto che questa serve proprio a “saltare” il nodo del capoluogo che, nei fatti, è il vero problema.

    Espropri e dintorni

    Al momento la palla è nelle mani del ministero delle Infrastrutture che, se approverà il progetto di questa opera, darà di fatto il via all’iter di inizio lavori con, al primo punto dell’ordine del giorno, la il delicato tema degli espropri, di cui è stato pubblicato l’elenco delle proprietà interessate«In questo periodo di globalizzazione i mercati sono in continua evoluzione, per essere competitivi bisogna dotarsi di infrastrutture adeguate. Non si può guardare esclusivamente al proprio orticello o alla propria casetta» ha detto Marco Novella, rappresentante di Confintarma nonché consigliere e componente di giunta della Camera di Commercio di Genova, rispondendo a chi solleva dubbi sul rapporto costi-benefici della Gronda. Certo, per chi, dalle dichiarazioni patrimoniali pubblicate sul sito della CCIAA, risulta possedere abitazioni in corso Italia e a Bogliasco, è più facile parlare con l’orticello decisamente più al sicuro.


    Andrea Carozzi
    Nicola Giordanella

  • Terzo Valico, amianto e tribunali fermano i cantieri. In arrivo la Primavera dei No Tav

    Terzo Valico, amianto e tribunali fermano i cantieri. In arrivo la Primavera dei No Tav

    demolizione-palazzo-pontedecimo-via-pieve-di-cadore-terzo-valicoLa notizia potenzialmente più impattante arriva direttamente da Roma: lo scorso 15 gennaio è stato licenziato il testo del decreto della presidenza del Consiglio dei ministri sulla disciplina del trattamento di terre e materiali rocciosi provenienti dagli scavi che, al fine di evitare una procedura di infrazione da parte della Comunità Europea, ha aggiornato le procedure per lo smaltimento dei rifiuti di scavo, cercando di armonizzare la normativa italiana con quella comunitaria. Tra le novità principali, l’abbassamento da 1000 a 100 millilitri su chilogrammo della soglia riguardante la presenza di fibre di amianto nella roccia, sopra la quale la terra di scavo dovrebbe essere considerata come rifiuto speciale e quindi da trattare come tale, stoccandola in siti dedicati, con procedure particolarmente complesse, finalizzate in primis alla tutela dei lavoratori ma necessarie anche per evitare un pericoloso rilascio ambientale in fase di lavorazione. Questo cambiamento comporterebbe un immediato innalzamento dei costi per le operazioni di estrazione, trasporto e stoccaggio dello smarino nella “grande opera” del Terzo Valico dei Giovi che, secondo alcune stime, potrebbero aumentare anche di 300 milioni di euro, cifra che andrebbe ad aggiungersi ai 6 miliardi e 200 milioni di spesa previsti dal progetto finale. Ma non solo. Oltre ai costi operativi, le tempistiche di cantiere potrebbero triplicare, diventando necessarie procedure più elaborate per mettere in sicurezza il materiale di risulta e il suo trasporto. I cantieri potrebbero quindi fermarsi nuovamente, dopo le diverse sospensioni avvenute nei mesi scorsi, come quella di luglio imposta dall’Asl 3 per quanto riguarda lo scavo della galleria di Cravasco, seguita al ritrovamento di ingenti quantità della temuta fibra cancerogena. Un cambiamento che ha messo in allarme anche il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, il quale, durante la visita a Genova dello scorso 17 febbraio del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti sui cantieri di messa in sicurezza idrogeologica della città, ha fatto pressione per arrivare ad una modifica del testo scatenando la polemica sulla priorità data dalla politica alla realizzazione ad ogni costo del manufatto, a discapito della salute dei cittadini. Il ministro, da parte sua, ha assicurato che il governo proverà a rivedere la norma, ma le direttive europee non lasciano margini a riguardo.

    Il cantiere di via Coni Zugna

    terzo valico3In attesa di notizie da Roma, Cociv, società di Impregilo general contractor di Rfi per i lavori del Terzo Valico, potrebbe essere costretta a fermare un altro cantiere, questa volta a seguito di una decisione del Tar della Liguria: stiamo parlando del sito di via Coni Zugna, a Pontedecimo, dove è in costruzione un by-pass i mezzi pesanti diretti in Val Verde. La vicenda ha inizio il 18 febbraio 2015, quando i tecnici del consorzio depositarono la documentazione dell’avvenuto accesso per l’esproprio di un giardino attiguo all’argine del Polcevera, nonostante le notifiche fossero indirizzate a persona defunta e, quindi, irricevibili. Questo esproprio ha permesso ai lavori di partire: il 9 giugno scorso, gli operai sono entrati nel terreno dell’attuale proprietario, avviando la cantierizzazione. Dopo pochi giorni, ecco arrivare il ricorso al Tar, che il 17 dicembre 2015 ha dichiarato nullo l’atto, con sentenza immediatamente esecutiva. Nonostante ciò, i lavori sono andati avanti a piè sospinto e al danno si è aggiunta anche la beffa. Oltre ai 34 metri quadrati previsti dalle carte, il cantiere ha “sforato” inglobando altri 42 metri quadrati. Per quest’ultimo fatto è stata intrapresa causa civile che dovrebbe arrivare a sentenza il prossimo di aprile e potrebbe essere decisiva per i destini di questo cantiere.

    La querela al vicesindaco Bernini

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 005 smallA questa vicenda è anche legato un ulteriore “fronte” più squisitamente politico: durante il consiglio comunale del 16 giugno 2015, infatti, interrogato sui fatti dal consigliere comunale Paolo Putti, capogruppo del Movimento 5 Stelle e noto attivista No Tav, il vice sindaco di Genova, Stefano Bernini, si espresse in Consiglio comunale definendo la difesa del terreno da parte del legittimo proprietario come un’occupazione “manu militari. La dichiarazione considerata diffamatoria da parte del diretto interessato è stata quindi oggetto di querela, sulla quale adesso il tribunale dovrà esprimersi.

    A riguardo, il vice sindaco risponde a “Era Superba” smorzando i toni e dichiarando di non aver ricevuto nessuna informativa o notifica: «Era evidentemente una battuta, battuta su una questione che vede un interesse privato, anzi, privatissimo, scontrarsi con l’interesse di una intera comunità. L’opera di cui stiamo parlando da anni viene richiesta dai cittadini di Pontedecimo e l’amministrazione l’ha fatta inserire come opera compensatoria, approfittando dei grandi lavori per il valico». Come proseguirà la vicenda è ancora da capire: senza dubbio, un’eventuale sentenza a favore del querelante, pur non cambiando direttamente le sorti della grande opera, potrebbe aggiungere una nota politica importante per saggiare la distanza tra il mondo politico – amministrativo, che appoggia l’opera, e la sempre più numerosa parte di cittadinanza che invece vi si oppone.

    In sintesi, nei prossimi mesi sono attese tre decisioni molto importanti che incideranno in maniera profonda sui già complicati destini del Valico dei Giovi, un’opera che, da anni, sta scavando, e non solo in senso figurato, una voragine sempre più profonda tra modelli diversi di sviluppo, di crescita del territorio e di approccio politico alla risoluzione dei conflitti. Una primavera calda, quindi, che potrebbe essere il preludio per un’estate torrida.


    Nicola Giordanella

  • Auto e grandi opere: la storia delle autostrade genovesi e i dati sul traffico dagli anni ’80 ad oggi

    Auto e grandi opere: la storia delle autostrade genovesi e i dati sul traffico dagli anni ’80 ad oggi

    autostrada-impatto-ambientale-grandi-opereStretta tra mare e appennini, la Liguria ha da sempre sviluppato una rete viaria tanto complessa quanto intricata; una peculiarità, quella orografica, che è stata, ed è tutt’oggi, croce e delizia per gli abitanti e per il suo territorio; inaccessibile o inevitabile, protetta o indifendibile, aspra o suggestiva: diverse sono le facce delle varie medaglie che potrebbero essere poste a descrizione di questa terra, a seconda della prospettiva di chi l’ha guardata e vissuta nel corso dei millenni.

    Già per i Romani la rete stradale in Liguria fu un vero banco di prova: posta sulla direttiva che collegava Gallia e Iberia, senza vie adeguate era difficile portare e manovrare truppe, tenendole rifornite e al sicuro da imboscate. Nel 148 a.C., fu fatta costruire la via Postùmia, che collegava Genova con Aquileia, i due maggiori porti del nord italico; il tracciato vedeva il mare solamente nei pressi della città, seguendo poi la valle del Polcevera, inerpicandosi su per i Giovi, verso Tortona. Nel 109 a.C., visto che la via Aurelia (iniziata nel III secolo a.C.) si interrompeva nei pressi di Pisa, venne fatta costruire dal censore Marco Emilio Scauri la via omonima (AEmilia Scauri), che collegava Luni, appena sottomessa, a Vada Sabatia (Vado Ligure): il tracciato, secondo le ipotesi più accreditate, raggiungeva Piacenza, per poi passare da Tortona, Acqui Terme e Cadibona, aggirando tutto il bacino del Vara, il Tigullio e il genovesato. Sotto Augusto, fu costruita la Via Julia, che collegava Vada Sabatia con la Gallia meridionale. I sentieri, le mulattiere, le creuze e le strade che collegavano i vari villaggi, approdi e borghi costieri furono messi a sistema nei secoli successivi, in maniera sistematica, diventando la Via Aurelia che oggi conosciamo, inaugurata nel 1928.

    Genova – Serravalle: la “Camionale”

    La questione strade diventa pressante con lo sviluppo tecnologico dei mezzi di trasporto; l’avvento del motore a scoppio, e la sua diffusione cambiano il modo di pensare alle comunicazioni terrestri, in tutto il mondo, Italia compresa. Durante il periodo fascista sono realizzate quelle che saranno le prime autostrade del paese; in Liguria la primissima è la “Autocamionale Genova-Valle del Po”, inaugurata nel 1935: strada ad una sola carreggiata che collegava il porto del capoluogo ligure con Serravalle. La peculiarità di quest’opera fu che per la prima volta venne predisposta un’ampia area sosta (al casello di Genova) con bar, parcheggi e servizi. Ma è solo nel dopoguerra, con il “boom” economico degli anni ‘50, che arriva la mobilità di massa, e iniziano a cambiare i parametri per pensare e costruire le strade.

    In quegli anni, Genova e la Liguria, vertici del triangolo industriale che sta trascinando il paese, sono ancora incastonate tra il mare e le montagne, con linee ferroviarie a binario unico per molti chilometri, una via Aurelia sempre più congestionata, e decine di provinciali totalmente inadatte per trasportare persone e merci al ritmo che la modernità va dettando.

    Gli anni ’60, le autostrade: la Liguria cambia volto

    ponte-autostrada-valpolceveraGli anni ’60 sono anni di cantieri e inaugurazioni: con una velocità che oggi sembra impensabile, vengono scavati chilometri di gallerie e innalzati decine di viadotti, con uno sforzo ingegneristico inedito e con un inevitabile ingente impatto ambientale, ammortizzato però dalle ricadute sul indiscutibile benessere collettivo. Nel 1960 viene completata la Milano – Serravalle, mentre il tratto verso Genova è raddoppiato con una nuova carreggiata (che diventerà la carreggiata nord, più corta della storica Camionale); lo stesso anno è inaugurata la Savona – Torino (A6), inizialmente a carreggiata unica; nel 1965 viene tagliato il nastro del primo tratto di quella che sarà l’A12, Recco – Rapallo; anno dopo anno si aggiungeranno gli altri pezzi di questo puzzle: prima Nervi – Recco, poi il raccordo con l’A7, successivamente si allunga fino a Chiavari; nel frattempo è stato completato il tracciato che collega Lavagna con Sestri Levante, che sarà unito al resto nel dicembre del 1969. Si arriverà a Livorno nel 1975, avendo costruito in quindici anni oltre 35 chilometri di tunnel e altrettanti di viadotti. Tutto questo mentre nel 1967 le prime automobili sfrecciavano sulla Genova – Savona, completata fino al confine di Stato di Ventimiglia nel 1971, dopo aver scavato gallerie per 50 chilometri, sospeso asfalto su 43 chilometri di ponti, per un totale di 159 chilometri. Il traffico privato e merci però è in continua crescita, per cui i cantieri non si fermano: nel 1975 incominciano i lavori per il raddoppio della A6, che, visto l’elevatissimo numero di incidenti, spesso mortali, aveva conquistato il soprannome di “autostrada della morte” (il raddoppio totale sarà ultimato solamente nel 2001), mentre nel 1977 è inaugurata l’A26, che, collegando Voltri con Alessandria, e successivamente con Gravellona, assorbirà parte del traffico della A7.

    In poco più di un 25 anni, quindi, la Liguria è collegata al resto del paese, e all’Europa, con 510 chilometri di tracciati autostradali costruiti sul suo territorio.

    La Gronda e i dati sul traffico autostradale

    Se nel 1970 le autostrade del paese registrano la cifra totale di 15 miliardi di veicoli per chilometro, quindici anni più tardi i numeri sono più che raddoppiati, con 28 miliardi di veicoli leggeri e 8 miliardi di mezzi pesanti (nel 1970 questi erano 4); iniziano a evidenziarsi alcuni problemi per le infrastrutture liguri, soprattutto nella zona di interconnessione di Genova, dove in pochi chilometri si intersecano A7, A10 e A12. Nascono, quindi, alcune ipotesi risolutive: nel 1984, per la prima volta, si parla di Gronda di Genova, intendendo con questo termine una ulteriore infrastruttura viaria pensata per bypassare il nodo del capoluogo, grazie a bretelle che aggirano a nord il tracciato urbano delle autostrade. Il primo disegno, che prevedeva il collegamento diretto tra Voltri e Rivarolo, fu prima approvato, poi bocciato dal TAR, poi riammesso dal Consiglio di Stato, ma successivamente scartato. Solo dal 2001 il progetto è tornato al centro del dibattito pubblico e politico, con le alterne vicende che si sono trascinate fino ad oggi e che Era Superba ha documentato.

    Se guardiamo i numeri, però, possiamo focalizzare il contesto odierno in cui eventuali opere del genere andrebbero ad inserirsi.

    Come dicevamo, secondo i dati forniti da Aiscat (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori), per quanto riguarda i volumi di traffico, dagli anni settanta fino agli anni novanta, l’incremento è stato costante, quasi esponenziale. Nell’ultimo quindicennio del XX secolo i numeri aumentano, ma con un trend leggermente più contenuto, soprattutto per quanto riguarda il traffico privato. Dal 1985 al 2000, infatti, i miliardi di veicoli per chilometro passano da 28 a 53, che, aggregati ai dati del traffico pesante, segnano un passaggio da 36 a 70 miliardi. A fine 2014 le cifre parlano di 83 miliardi. Quindi, dal 1970 al 1985 è stato registrato un incremento del +140%, mentre nel quindicennio successivo del +94%, ma dal 2000 al 2014 l’incremento è precipitato ad un +18%. Nel frattempo è cresciuta ulteriormente la rete infrastrutturale, passando da 3369 chilometri di tracciati del 1970, ai 4967 del 1985, ai 5380 del 2000, fino al 5660 del 2014.

    Le autostrade genovesi hanno seguito l’andamento generale, vedendo un aumento di traffico costante fino a metà degli anni ’80, seguito da una leggera flessione fino al 2000, e successivamente un drastico abbassamento del tasso di crescita dei volumi. Anzi, in alcuni casi, la crescita si è quasi azzerata: se prendiamo la A26, nel tratto ligure tra Genova Voltri e Alessandria, nel 2001 la media giornaliera registrata è stata di 54234 veicoli al giorno; questa cifra sale di anno in anno fino al 2007, quando tocca le 64587 unità; ma negli anni successivi decresce fino ad arrivare ai 56507 veicoli al giorno nel 2014, meno del 2002. Uguale situazione per l’A10: nel 2001 sono 207 mila i veicoli giornalieri, che toccano l’apice nel 2007 con 232600 unità, per poi riassestarsi a 207700 nel 2014. Anche sull’A12 abbiamo un andamento simile: si passa dalle 203 mila unità del 2001, alle 241 mila del 2008, mentre nel 2014 la cifra scende 216 mila. Per quanto riguarda l’A7 addirittura abbiamo una diminuzione: nel 2001 le unità giornaliere sono state 131603, cresciute a 141258 nel 2007, mantenendosi costanti fino al 2010, per poi crollare a 128581 nel 2014.

    La crisi economica ed occupazionale, quindi, sta avendo i suoi effetti anche sull’utilizzo delle autostrade liguri, che sono al contempo vie di pendolari e vie di vacanzieri, oltre che strade di trasporto commerciale; ad oggi, quindi, pensare di aggiungere chilometri ad una rete che con le sue infrastrutture occupa circa 5422 chilometri quadrati, cioè lo 0,07% di tutto il territorio, che è il tasso più alto del paese, non sembra economicamente strategico: se la crisi ha avuto il suo effetto, ad oggi, non esistono concreti segnali di ripresa, e comunque, come abbiamo visto, il tasso di crescita del traffico autostradale è strutturalmente in continua diminuzione.

    In passato, quindi, è stato fronteggiato il problema connettivo della Liguria con il resto del paese e del continente costruendo infrastrutture progettate sulla base di uno sviluppo economico fortemente sbilanciato sul consumo privato del trasporto. Oggi quest’ultimo si è assestato, e pensare di risolvere i problemi di oggi con modelli di crescita legati ad un contesto non più in essere, potrebbe non essere la soluzione migliore.

    Mai come oggi Genova e la Liguria sono collegate con il resto del mondo; nei secoli si è affrontato il problema dei collegamenti terrestri attraverso un approccio quantitativo: più traffico, più strade. I numeri però ci dimostrano che questo oggi non basta e non serve più; la categoria qualitativa potrebbe essere una delle risposte, non solo per quanto riguarda chi viaggia, ma anche per chi quel territorio attraversato dalle autostrade lo vive e lo vivrà. Per evitare che le strade costruite non servano alle persone, in un prossimo futuro, solo per fuggire da una terra ormai devastata.

     

    Nicola Giordanella

  • Sicurezza idrogeologica, grandi opere e manutenzione dei torrenti: lo stato dei lavori

    Sicurezza idrogeologica, grandi opere e manutenzione dei torrenti: lo stato dei lavori

    alluvione3-DITorna di nuovo a suonare la campanella per il Consiglio comunale di Genova. Il primo giorno di lavori dopo la pausa estiva non presentava all’ordine del giorno discussioni particolarmente calde, in attesa delle patate ben più bollenti che giungeranno in Sala Rossa con l’arrivo dell’autunno (una su tutte: la ventilata ipotesi di privatizzazione di Amiu). Ma, a proposito di autunno, inizia a crescere l’attenzione su uno dei temi più cruciali per la fragilità del nostro territorio ovvero il suo assetto idrogeologico e la situazione dei grandi e piccoli lavori di manutenzione nelle zone critiche della città e negli alvei dei torrenti. La stagione delle grandi piogge è quasi alle porte e il timore dei genovesi è che, al di là degli annunci politici, ancora poco o nulla sia stato fatto per evitare il tragico ripetersi di eventi a cui, purtroppo, ci stiamo abituando. La ripresa dei lavori del Consiglio comunale ha così offerto l’opportunità all’assessore alla Protezione Civile, Gianni Crivello, per fare il punto della situazione sui cantieri aperti e i lavori pronti a partire, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata del consigliere Alberto Pandolfo (PD). «L’amministrazione – ha detto l’assessore – non ha alcun interesse a nascondere informazioni o eventuali criticità che dovessero sorgere rispetto agli interventi previsti. C’è la massima disponibilità, com’è già stato fatto in alcuni casi, a incontrare la cittadinanza per spigare i lavori e, qualora fosse possibile, anche ad accogliere qualche utile suggerimento».

    scolmatore-fereggiano-tracciatoPartiamo dallo Scolmatore del Fereggiano, un intervento di cui a lungo abbiamo parlato sulle pagine di Era Superba, voluto a suo tempo con grande forza dall’amministrazione genovese che temeva di vedere esclusivamente come una chimera l’arrivo dei finanziamenti statali per completare le opere di messa in sicurezza anche del Bisagno. Con il cantiere già allestito qualche settimana prima del previsto, l’area è stata formalmente consegnata nelle mani della ditta appaltatrice il 4 luglio. I lavori, dunque, dovranno terminare contrattualmente entro il 4 agosto 2018. «Sul Fereggiano – assicura Crivello – stiamo procedendo con regolarità: l’area di cantiere è stata approntata e al momento si stanno realizzando le strutture di sostegno per la costruzione dell’armatura dello scolmatore. Entro la prossima settimana inizierà anche lo spostamento della condotta fognaria». Tutti i lavori al momento sono in corso di esecuzione all’interno della galleria che passa sotto Corso Italia.

    Procedono anche i cantieri del secondo lotto/secondo stralcio sulla copertura del Bisagno. L’area era stata consegnata alla ditta appaltatrice lo scorso 14 aprile e i lavori dovrebbero concludersi entro agosto 2017. L’allestimento del cantiere ha creato qualche difficoltà di troppo agli esercizi commerciali, come abbiamo letto nelle scorse settimane. «Abbiamo incontrato alcuni commercianti – spiega l’assessore – e stiamo cercando di mitigare le difficoltà: certo, azzerarle sarà impossibile ma dobbiamo tenere conto che gli interventi che si stanno facendo, una volta portati a termine, azzereranno qualsiasi rischio di alluvione e allegamento nella zona». Attualmente sono in corso di realizzazione i lavori preliminari per lo spostamento di tutte le sottoutenze («Un lavoraccio» commenta Crivello) mentre la demolizione e la ricostruzione della copertura (così come avvenuto per il primo lotto, nella zona più prossima alla Foce) inizieranno nel 2016. In parallelo, è partita lunedì la Conferenza dei servizi per l’approvazione del progetto esecutivo del terzo stralcio del secondo lotto, quello in zona stazione Brignole e che comprenderà, tra le altre cose, anche l’abbattimento del Bruco. Entro la fine dell’anno dovrebbe essere tutto pronto per lanciare il bando («E sarebbe un gran bel risultato» chiosa Crivello).

    Torrente Bisagno

    Terzo grande intervento è quello che riguarda lo Scolmatore del Bisagno. La Regione sta ultimando le procedure per l’estensione dell’incarico di progettazione in seguito ai necessari adeguamenti per il progetto esecutivo. Intanto, rispondendo alle paure dei cittadini della zona che hanno scritto all’amministrazione di non essere disposti a sopportare il benché minimo disagio, i progettisti hanno mitigato la previsione di impatto dell’area di cantiere che sorgerà nel centro sportivo della Sciorba. Il quartiere generale sarà ospitato in un grande prefabbricato sulla cui copertura verranno ripristinati le attuali area verde e spiaggia con piscina per i bambini. Inoltre, si sta studiando la possibilità di lasciare il prefabbricato a servizio dei cittadini anche una volta terminati i lavori, ad esempio per adibirlo a posteggi o palestra. I progettisti, inoltre, escludono che gli interventi di scavo possano arrecare danni agli edifici limitrofi. Se tutto procede per il verso giusto, la Conferenza dei servizi potrebbe essere convocata tra la fine dell’anno e l’inizio del 2016.

    C’è poi una serie di interventi più periferici ma non per questo meno importanti. A iniziare dalla messa in sicurezza del torrente Chiaravagna. È in corso la gara di appalto per i lavori che riguardano il tratto d’acqua prospiciente lo stabilimento dell’Ilva mentre si attende da Roma l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di un passante sotto l’area Piaggio. Intanto, sono stati ultimati i lavori del primo stralcio sul ponte di via Manara e l’allargamento dell’alveo all’altezza dell’Elsag e sono state parzialmente consegnate le aree di cantiere per il secondo stralcio. Infine, l’assessore Crivello assicura che entro la fine del 2015 si riuscirà a lanciare l’appalto per il rifacimento del ponte stradale di via Giotto, dove è stato demolito il palazzo triste simbolo dell’alluvione dell’ottobre 2010.

    Per quanto riguarda Fegino, invece, è in corso la Conferenza dei servizi per il secondo lotto dei lavori, nel tratto tra la cabina dell’Enel e i giardini Montecucco: «Si tratta di un intervento complesso – spiega Crivello – perché il sedime stradale è molto limitato e si sta cercando di capire come mitigare l’impatto del cantiere per la viabilità della zona».

    A Levante, infine, procedono i lavori sullo Sturla. Appaltato ad agosto l’adeguamento idraulico del tratto tra l’edificio universitario e via Franchi, sono in corso le Conferenze di servizi per i lavori tra via Franchi e via Apparizione e per lo scolmatore del rio Chiappeto.

    Ci sono poi altri importanti lavori che l’amministrazione spera di poter iniziare a programmare in un futuro non troppo lontano. «Speriamo che il governo possa dare economicamente seguito anche alle promesse fatte in maniera più diffusa per la messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico della città. Non senza difficoltà, stiamo cercando di proseguire un lavoro di mappatura dei tantissimi rivi minori che non vanno assolutamente sottovalutati». Inoltre, l’assessore sta cercando di capire se esita la possibilità di intervenire con denaro pubblico per la messa in sicurezza di zone private ma abbandonate: «Molti frontisti (proprietari di zone limitrofe ai corsi d’acqua, ndr) spesso non sanno neppure che la manutenzione dell’alveo prospiciente alle proprietà è loro compito. Non sono rari i casi in cui mi dicono “faccia lei” magari perché si tratta di terreni abbandonati su cui non esiste alcun interesse: il problema è che se il Comune agisse potrebbe essere citato per danno erariale perché interverrebbe con fondi pubblici in area privata».

    Ad ogni modo, il Comune di Genova quest’anno ha investito 2 milioni di euro solo per la pulizia degli alvei, 1,2 milioni in più rispetto allo scorso anno. E qualcosa potrebbe arrivare anche dalla Regione viste le recenti aperture dell’assessore Giampedrone. Grazie a questi interventi, il rischio alluvione sarà mitigato anche se le grandi opere di messa in sicurezza idrogeologica sono ancora lontano dall’essere terminate. Non c’è forse il timore che i grandi cantieri creino ulteriori difficoltà dal punto di vista della sicurezza, almeno fino alla loro ultimazione? Sul tema l’assessore Crivello non ha esitazioni: «Naturalmente tutti i lavori vengono svolti in assoluta sicurezza e gli stessi progettisti prendono in considerazione queste situazioni limite. Per quanto riguarda l’incolumità dei lavoratori, poi, già oggi con allerta 2 sospendiamo tutti i cantieri e la situazione sarà ancora più restrittiva con il nuovo sistema di allertamento regionale in attesa della definitiva entrata in vigore».

    Simone D’Ambrosio

  • Puc, Piano Urbanistico: approvato il progetto definitivo che disegna il futuro della città

    Puc, Piano Urbanistico: approvato il progetto definitivo che disegna il futuro della città

    Consiglio Comunale a Palazzo Tursi aula RossaNon ci sono spumante e brindisi che nel dicembre 2011 avevano suggellato il primo via libera al nuovo Piano urbanistico comunale con la giunta Vincenzi ma la soddisfazione tra i banchi di sindaco e assessori è palpabile. Il Consiglio comunale ha, infatti, approvato il nuovo Puc con 21 voti a favore, 11 contrari e 5 astenuti. Affinché le norme inizino a “dettare legge”, però, si dovrà verosimilmente aspettare la fine dell’anno: «Ci saranno ancora 90 giorni di pubblicazione – ha spiegato il vicesindaco Stefano Bernini – per eventuali nuove osservazioni che potranno essere fatte solo su modifiche apportate al testo del progetto preliminare approvato dal ciclo amministrativo precedente. Successivamente si effettuerà un nuovo passaggio in Consiglio comunale ma la griglia di possibili modifiche diventa sempre più stretta». Nel frattempo il piano definitivo sarà inoltrato a Regione e Città Metropolitana a cui spetta l’ultimo parere circa la coerenza del Puc rispetto agli atti di pianificazione urbanistica sovraordinati. Tutti passaggi che dovranno essere espletati entro la fine di dicembre, quando scadrà il cosiddetto regime di salvaguardia che consente di prevedere già attualmente interventi coerenti con il testo del nuovo piano.

    «Sottolineo l’importanza del momento – aveva detto la settimana scorsa il sindaco, intervenendo in avvio di discussione – perché il piano urbanistico è un percorso segnato dal grandissimo lavoro degli uffici, una visione perché definisce l’idea precisa di città che ha l’amministrazione e uno strumento perché abbiamo l’esigenza di decidere a dare tempi certi ai cittadini, alle imprese e a tutti gli interlocutori». Dopo la votazione di ieri pomeriggio il sindaco è raggiante e ripete quasi come un mantra la propria grande soddisfazione: «Sono veramente lieto che il quarto Puc della storia di Genova repubblicana sia stato approvato in questo ciclo amministrativo. Abbiamo fatto nostri alcuni grandi temi già ben avviati dalla giunta precedente e abbiamo cercato di ottimizzarli. Ad esempio – ha proseguito il sindaco – non hanno trovato recepimento le numerose sollecitazioni che abbiamo ricevuto per la trasformazione in altro delle aree industriali della città che, invece, sono rimaste tali».

    Maggioranza ancora in difficoltà

    Se l’esito finale della votazione sulla delibera era scontato, lo stesso non si può dire per le valutazioni politiche che seguono l’approvazione del Puc. Confermando un quadro che aveva iniziato a delinearsi già durante la tanto discussa delibera sulla Gronda, la maggioranza uscita dalle urne sulle questioni delicate rischia di non essere autosufficiente. Incassati i voti contrari di Bruno (Fds) e Pastorino (Sel, favorevole invece il voto dell’altro consigliere Chessa), la giunta ha dovuto registrare anche le astensioni di Gozzi (Pd) e De Benedictis (Gruppo misto, ex Idv). Assenti invece Gibelli (Lista Doria) e Mazzei (Gruppo misto, ex Idv). Per raggiungere la maggioranza assoluta, non indispensabile ma comunque rilevante da un punto di vista politico, sono stati allora necessari i due voti positivi dei consiglieri di Udc, Gioia e Repetto che, almeno formalmente, non fanno parte della maggioranza. Da sottolineare anche che il consigliere Caratozzolo (PD), neo-presidente della commissione Territorio, pur essendosi allineato al partito nella votazione finale ha espresso il proprio voto contrario su tutti gli emendamenti proposti, compresi quelli che hanno riscontrato pieno accoglimento da parte della giunta (due dei quali proposti dallo stesso capogruppo del PD, Simone Farello).

    Nuovo Galliera e altri emendamenti

    Parco cittadino di Villa QuartaraIl tema più caldo, a conti fatti, è risultato quello relativo alla costruzione del nuovo ospedale Galliera. Ben tre gli emendamenti presentati per vincolare le aree a uso sanitario e non consentire l’operazione immobiliare che garantirebbe risorse economiche fondamentali per dare il via all’operazione. Le proposte sono arrivate dai consiglieri di Lista Doria, da quelli del Movimento 5 Stelle, da Antonio Bruno (Fds) e Gian Piero Pastorino (Sel) ma sono state tutte respinte dell’aula: significativo, ma non è la prima volta, che anche il sindaco abbia votato contro un emendamento proposto dalla sua stessa Lista.

    Dei 44 emendamenti presentati a inizio discussione, solo una manciata ha riscontrato il parere favorevole della giunta ed è stata votata positivamente dalla maggioranza dei consiglieri. Tra questi, il documento presentato da Lista Doria che blocca definitivamente il progetto di realizzazione del box auto nella zona di Bosco Pelato. Parere positivo e votazione favorevole anche per altri due emendamenti presentati da Lista Doria: il primo inserisce gli alloggi destinati all’inclusione sociale (ERS) tra le destinazioni d’uso previste come servizi pubblici, il secondo prevede che la ricostruzione di edifici consentita all’interno dello stesso Municipio per il superamento di criticità idrogeologiche possa essere realizzata su suolo precedentemente già urbanizzato.

    centrale-latte-genova-feginoAccolto e approvato anche un documento sulla normazione dei parchi storici che richiama in particolare le tutele previste dalla Carta di Firenze. Sì, infine, ai due emendamenti proposti dal capogruppo PD Simone Farello, uno puramente tecnico riferito a un errore materiale relativo a un’osservazione prodotta dai municipi, l’altro più delicato relativo al trattamento dei rifiuti speciali. L’ex assessore alla Mobilità, ha proposto una suddivisione della normativa a seconda della tipologia di rifiuti trattati con un alleggerimento delle prescrizioni per i rifiuti non invasivi dal punto di vista del trattamento industriale. Secondo indiscrezioni la questione riguarderebbe in particolare il futuro delle aree dell’ex centrale del Latte rimaste a vocazione industriale ma c’è chi non la pensa così: «Non vorrei – ha detto in Sala Rossa Paolo Putti, capogruppo M5S – che si aprissero le porte alle 14 società private che abbiamo letto vorrebbero mettere le amni su Amiu e che, in alcuni casi, trattano fanghi industriali derivanti dalla lavorazione del petrolio».

    Dall’ex mercato di corso Sardegna a Gronda e Tav: tutti i no della giunta

    Nessuno scossone, invece, dagli emendamenti che riguardavano le questioni più delicate e interessano il futuro di alcune aree urbane in attesa di riqualificazione o di cambio di destinazione d’uso. Resta inalterata, dunque, la destinazione d’uso dell’ex mercato di corso Sardegna, per cui invece è stata accolto e approvato un ordine del giorno che impegna la giunta a valutare i progetti dei cittadini una volta concluso l’accordo con la Rizzani De Eccher. Nulla da fare anche per l’emendamento riguardante la caserma Gavoglio che voleva far recepire nel Puc alcune indicazione arrivate dal comitato dei cittadini che da anni punta fortemente sulla riqualificazione della struttura: il progetto di dettaglio sarà discusso attraverso appositi tavoli partecipativi che saranno organizzati dal Municipio I – Centro Est. Confermate le destinazioni ferroviarie per tutte le aree di Terralba per cui qualsiasi modifica deve per forza di cose passare attraverso un accordo di programma sottoscritto dalle Ferrovie dello Stato. E, nonostante le proposte dei consiglieri grillini, confermate anche le attuali normative che prevedono la realizzazione di un distributore di carburante in Carignano all’altezza della rotonda di corso Aurelio Saffi e la realizzazione di parcheggi interrati in piazza Acquaverde (Stazione Principe).

    Respinti anche gli emendamenti che volevano stralciare dal Puc la centralità di Gronda e Terzo Valico dallo sviluppo della città e che hanno fatto registrare l’ennesima differenza di vedute tra il sindaco (che ha votato contro) e la sua Lista (che, le posizioni un po’ ambigue del passato, ha votato a favore, assieme a Pastorino, Bruno e M5S).

    Esaote e Oms Ratto: tutto rimandato

    Ritirato, invece, l’emendamento presentato da Bruno e Pastorino su Esaote dopo l’ennesimo confronto avvenuto nel pomeriggio tra i capigruppo e i rappresentati di Oms-Ratto. La questione è nota: i consiglieri vorrebbero ridestinare l’area di Sestri a uso industriale, cancellando la variante prevista nel precedente ciclo amministrato e confermata nel nuovo Puc che prevede la destinazione d’uso commerciale per alcune aree. Un provvedimento necessario a Esaote per poter vendere gli stabilimenti di Sestri e spostarsi sulla collina di Erzelli. Ma l’azienda avrebbe dovuto assicurare il mantenimento della piena occupazione, cosa che non sta avvenendo per i 54 lavoratori di Oms-Ratto, ditta dell’indotto di Esaote. La questione è molto delicata perché una retromarcia da parte del Comune potrebbe far saltare definitivamente il delicato tavolo di confronto e, a cascata, il trasferimento a Erzelli, la vendita delle aree e il futuro lavorativo di tutti i dipendenti Esaote. Il vicesindaco Bernini ha chiesto, dunque, di pazientare fino a fine mese: «Potremo approvare la variante che fa tornare le aree di Sestri a destinazione industriale solo dopo che la Città Metropolitana avrà chiuso la Conferenza dei Servizi. Stiamo aspettando la Valutazione ambientale strategica ma entro fine mese potremo tornare a parlare definitivamente della questione».

    Tante, dunque, le questioni che restano sospese, al di là dell’approvazione del piano urbanistico.«Ma non possiamo ridurre il grande lavoro fatto fin qui esclusivamente alla sostanza di qualche singolo provvedimento. Come amministratore mi augurerei 100 di questi giorni» ha sottolineato il sindaco. «Se c’è una cosa di cui possiamo andare fieri – ha aggiunto il vicesindaco Stefano Bernini – è che anche chi si è astenuto o ha votato contro la delibera ha comunque riconosciuto il grande lavoro di ascolto, di confronto e di trasparenza fatto dagli uffici. Poi è naturale che su alcune situazioni specifiche non possiamo pensarla tutti allo stesso modo». A testimonianza di ciò, in effetti, al di là delle dichiarazioni di voto dei vari capigruppo, va registrato anche il fatto che praticamente nessuna richiesta di modifica è arrivata sulle scelte generali a cui è improntato il nuovo Piano urbanistico e che riguardano lo sviluppo futuro della città. «Ciò – ha commentato il sindaco – è testimonianza del fatto che non esisteva una visione diversa della città neppure da parte delle opposizioni. Le differenze, invece, riguardano una serie di critiche su questioni di dettaglio che avremo di affrontare anche in seguito».

    Gli ordini del giorno e le discussioni dei prossimi mesi

    A contribuire a un clima quasi insolitamente disteso, nonostante la crucialità della delibera in discussione, è stata sicuramente la predisposizione della giunta ad accogliere molti dei 68 ordini del giorno presentati quasi interamente dalle opposizioni. Da sottolineare, in questo caso, il lavoro certosino del decano del Consiglio comunale, il consigliere Guido Grillo (Pdl – Forza Italia) che ha chiesto di convocare nei prossimi mesi apposite sedute di commissione per fare il punto sulle azioni intraprese dalla giunta per tenere fede agli impegni presi nel corso di tutto il mandato amministrativo su questioni urbanistiche di particolare interesse e rilevanza: si spazia dal polo ospedaliero del ponente alla riqualificazione di Vesima, dal porticciolo turistico di Pegli al restyling di via Burlando, dai progetti relativi alla potenziale nuova viabilità a Sant’Ilario alla valorizzazione della aree ferroviarie dismesse di Terralba tenendo conto anche del progetto dei cittadini richiamato dal Movimento 5 Stelle, dal punto della situazione sui lavori di Ponte Parodi a quello sui progetti dell’ex caserma Gavoglio. Interessante anche un gruppo di documenti presentati da Lista Doria per l’adozione di un Piano urbano della mobilità sostenibile, per l’approvazione definitiva del Piano del Verde, per la costituzione di un tavolo con la Città Metropolitana sulle misure di Protezione Civile e la gestione dei finanziamenti per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio, per la sensibilizzazione della Regione a un riequilibrio delle strutture sanitarie pubbliche sul territorio ad oggi fortemente penalizzato nelle periferie, per la subordinazione degli interventi di infrastrutture viarie a quelli necessari per un potenziamento dei trasporti pubblici e per la reale concretizzazione della pianificazione dei bambini per le aree pubbliche di loro interesse.

    Già detto dell’approvazione dell’ordine del giorno riguardante l’ex mercato di corso Sardegna, merita di essere citata, infine, la richiesta presentata dal M5S e approvata dal Consiglio di predisporre la fruibilità del nuovo Puc anche alle persone dislessiche o con disabilità cromatiche.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Terzo Valico, visita ai cantieri: le denunce di abitanti e attivisti e la difesa di Cociv

    Terzo Valico, visita ai cantieri: le denunce di abitanti e attivisti e la difesa di Cociv

    terzo-valico-cantiere-2015-2Il finanziamento del terzo lotto costruttivo del Terzo Valico Genova–Alessandria, per 607 milioni di euro, è stato definito il 9 gennaio scorso, con la sottoscrizione dell’atto siglato dal consorzio COCIV (General Contractor incaricato della progettazione e della realizzazione dell’opera, oggi composto da gruppo Salini Impregilo con il 64%, Società Italiana Condotte d’Acqua con il 31%, CIV con il 5%), e da RFI (Rete Ferroviaria Italiana). I relativi interventi – che comprendono il proseguimento dei lavori della Galleria di valico (già iniziati con il finanziamento del secondo lotto) e la realizzazione dell’intera galleria di Serravalle – verranno avviati entro il 30 giugno 2015. Il valore complessivo dell’opera Terzo Valico è di 6.200 milioni di euro, ed è suddiviso in 6 Lotti Costruttivi, si svilupperà per 53 km, di cui 37 km in galleria, coinvolgendo 12 comuni delle province di Genova e di Alessandria.

    Sicurezza del territorio, questa la parola d’ordine che tiene in apprensione le popolazioni delle valli Verde e Polcevera. Le poche informazioni che si leggono sugli organi di stampa in merito ai grandi cantieri della zona non aiutano a creare le condizioni per un clima disteso fra costruttori ed abitanti. Ma aldilà delle opinioni personali sulla bontà della grande opera ferroviaria, rimane il dato di fatto che buona parte delle osservazioni, delle testimonianze e dei dubbi ancora oggi rimangono aperti, senza risposte certe. Ogni accusa viene rispedita al mittente da Cociv.  A destare preoccupazione fra abitanti e attivisti è il pesante impatto ambientale connesso all’apertura di cantieri in aree densamente popolate, con inevitabili rischi per la salute: dall‘inquinamento acustico a quello atmosferico conseguente alla dispersione nell’aria di polveri inquinanti, dalla movimentazione di terre di scavo (“smarino”) potenzialmente pericolose alla regimentazione delle acque e relativi sistemi di scarico.

    L’inchiesta integrale è pubblicata sul numero 58 di Era Superba (dove trovare la rivista). Sostenendo Era Superba puoi ricevere ogni uscita direttamente a casa o sulla tua email (qui maggiori informazioni)

    Abbiamo visitato le zone di cantiere e ascoltato le osservazioni di abitanti e attivisti del Movimento No Tav, successivamente abbiamo interpellato direttamente Cociv per provare a chiarire i punti più critici. Siamo andati a vedere da vicino come procedono i lavori in Val Polcevera e Val Verde, soprattutto nelle zone di Fegino-Trasta, Maglietto, e Cravasco. Il “Cantiere Fegino” in via Castel Morrone è il più importante nell’area di Genova perchè consente l’attivazione degli scavi sia della galleria di Campasso sia della trincea di raccordo con le linee esistenti. Poco distante, in prossimità della fine di via Trasta direzione monte e del primo tratto di via Adda, confluisce la nuova viabilità che porta ai cantieri per la realizzazione degli imbocchi Campasso Nord e Valico Sud. Nel “Cantiere Polcevera” a San Quirico in via Tecci, dove sarà scavata la finestra Polcevera (galleria di servizio rispetto al tunnel principale), allo stato attuale  sono partite le attività di cantierizzazione dei piazzali, come nel “Cantiere Cravasco” (comune di Campomorone), dove sono al via anche le attività di scavo della finestra Cravasco (altra galleria di servizio). Infine, è ormai quasi completato il “Campo base Trasta” in via Polonio, con l’ultimazione di alloggi, mensa, uffici, e lavori di finitura della pavimentazione stradale, mentre il “Campo base Cravasco”, in realtà ubicato in località Maglietto (comune di Campomorone) è tuttora interessato dalla cantierizzazione.

    terzo-valico-cantiere-2015Proprio la costruzione di quest’ultimo, avrebbe peggiorato la già precaria condizione delle strade a causa dell’intenso passaggio di mezzi pesanti, passaggio non previsto almeno in tale misura. «Nel cantiere dovrebbero allestire solo il campo base – raccontano i residenti – in realtà in questi mesi al Maglietto stanno conferendo gran parte dello “smarino” proveniente dallo scavo della galleria di Cravasco. Cosa che riteniamo assolutamente illegittima visto che non compare in alcun progetto. Il transito dei mezzi ha aumentato la criticità di una zona già fragile, inoltre lo sbancamento di terra ha già provocato una piccola frana». I residenti ricordano ancora come nel primo lotto dei lavori fossero compresi gli interventi di adeguamento e miglioramento della viabilità esistente, tra cui il previsto l’allargamento della via di ingresso al campo base e di altri due tornanti attigui, eppure nulla di tutto ciò è finora stato realizzato. «Gli unici lavori avviati sono gli scavi delle gallerie, e le demolizioni di abitazioni alle Ferriere (Comune di Ceranesi) e a Pontedecimo, questo è il loro modo di rendere l’opera irreversibile. Approntando gli scavi, anche per brevi tratti, quando saranno esauriti i finanziamenti comunque nessuno avrà il coraggio di dire l’opera non si conclude, nell’attesa di risorse economiche che magari salteranno fuori dopo qualche anno».

    In merito alla gestione delle terre di scavo, il consigliere di opposizione nel Comune di Campomorone, Valentina Armirotti, aggiunge «Stanno facendo come per la costruzione del campo base, poi divenuto deposito di materiali, della Biacca a Bolzaneto (qui l’approfondimento). Lo smarino passa da un cantiere all’altro, Cociv assicura che le terre di scavo non sono pericolose, ma a noi non risulta alcun controllo su di esse da parte di soggetto esterni».
    I siti attualmente utilizzati per il conferimento dello smarino «Sono quelli autorizzati dal Piano di Utilizzo approvato dal Ministero dell’Ambiente – risponde il COCIV In particolare, per lo scavo di Cravasco il materiale viene inviato, come previsto dal progetto definitivo e dal Piano di Utilizzo approvato, alla ex cava Cementir Vallemme (Voltaggio)».

    In località Cravasco criticità principale è rappresentata dal rischio di impatto con le falde acquifere, in una zona riccha di sorgenti. «Quando ho percorso la galleria – spiega Valentina Armirotti consigliere del Comune di Campomorone – che allora raggiungeva una lunghezza di 150 metri (mentre oggi sarebbe arrivata a quota 300 metri, nda), erano presenti due perdite, una dinanzi all’altra. Poi hanno posizionato delle pompe per intercettare le fuoriuscite. Acqua comunque ne usano tantissima: per abbattere le polveri, lavare i mezzi, ecc. Dopo la prima alluvione di ottobre 2014 in galleria proprio non si poteva entrare, l’acqua fuoriusciva da tutte le parti. Francamente non sono a conoscenza di quante falde siano state intercettate. Il problema è che neanche il Cociv lo sa, e purtroppo neppure il Comune di Campomorone. Infatti, non esiste una mappatura aggiornata delle falde acquifere. Questa è una responsabilità anche dell’amministrazione locale. Comunque, il Cociv non ha approntato alcuno studio a riguardo».
    Il general contractor risponde così alle accuse «Per quanto riguarda Cravasco esisteva un’indicazione del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) sull’eventuale impatto dello scavo in galleria sulle falde. Sono stati eseguiti i dovuti accertamenti, ed i risultati sono stati inviati al Ministero. Il programma di cantierizzazione, approvato dal Ministero, prevede tutte le necessarie opere di regimentazione delle acque, e la realizzazione viene, di prassi, fatta contestualmente all’apertura del cantiere». Ricostruzione contestata dal movimento No Tav che sottolinea «Il cantiere è tuttora in fase di allestimento. A luglio-agosto 2014 hanno cominciato lo scavo, e soltanto da un mese (novembre 2014, nda) si sono preoccupati di regimentare le acque di scarico e di servizio per le lavorazioni. Liquidi che dovrebbero subire un processo di depurazione e successivamente, una volta ripuliti, finire nel sottostante torrente Verde. Fino ad un mese fa le acque uscivano dall’area di cantiere, attraversavano la strada, si incanalavano a lato della carreggiata, e poi lungo un tombino defluivano nel fiume. Adesso, invece, vengono raccolte da un’apposita tubatura che le indirizza nel torrente. Ultimamente, però, abbiamo visto che il corso d’acqua rilascia un limo strano, pesante, che potrebbe consistere in residui dei lavaggi di cantiere. Domenica 21 dicembre il torrente era di un colore bianco ed emanava un forte odore, di conseguenza qualcuno ha avvisato l’Arpal. I tecnici dell’agenzia regionale hanno eseguito i prelievi nel pozzetto fiscale del cantiere. Ma non si sono recati a fare prelievi nel fiume, perchè a dir loro mancavano le condizioni di sicurezza. Secondo noi si è persa un’occasione per controllare l’impatto ambientale dell’opera».

    Secondo il Cociv «I controlli vengono effettuati in tutti i cantieri in via prioritaria da Arpal Liguria. I dati delle attività richieste da soggetti esterni (Osservatorio, Arpal, ecc.) sono di proprietà di tali enti, pertanto devono essere richiesti a loro».

    Spostandoci via Inferiore Rocca dei Corvi, troviamo una porzione di cantiere in cui verrà installato un impianto di betonaggio che alimenterà i lavori del cantiere “Fegino”. Al termine dell’opera tale spazio rimarrà a servizio di RFI come area di triage con piazzola di atterraggio elicotteri. Curiosamente la strada, che prima della cantierizzazione conduceva direttamente in aperta campagna, è stata chiusa in occasione del deragliamento del treno Freccia Bianca, avvenuto sulla linea Milano-Genova il 9 ottobre 2014, proprio nelle immediate vicinanze di un’altra porzione di cantiere, quella di via Rocca dei Corvi (a neppure un kilometro di distanza in linea d’aria da via Inferiore Rocca dei Corvi).
    Come spiega un abitante «Prima almeno avevamo l’opportunità di accedere ai nostri terreni (in parte espropriati). Superato il voltino (in fondo alla via Inferiore Rocca Dei Corvi) sembrava di entrare in un altro mondo, c’erano soltanto boschi. La frana è venuta giù dal ponte dei martiri di via Rocca dei Corvi. Dopo la frana gli operai del Cociv hanno messo in sicurezza il tutto. Lavorando due giorni e due notti come formiche. In precedenza non avevamo mai visto così tanto movimento. Evidentemente sussiste una loro responsabilità relativa sia allo smottamento che ha causato il deragliamento del Freccia Bianca, sia ai ripetuti allagamenti di via Inferiore Rocca dei Corvi, che ormai si verificano puntualmente da quando, nel settembre 2014, hanno disboscato anche la parte a valle dell’attuale linea ferroviaria».
    Per quanto riguarda l’episodio del 9 ottobre il Cociv sottolinea «Ricordiamo è in corso un’indagine della Procura della Repubblica di Genova. Il deviamento del treno, comunque, non è avvenuto nell’area del cantiere».

    In merito ai ripetuti allagamenti, invece, la causa potrebbe essere da ricercare nell’eventuale deviazione di qualche rivo sotteraneo, evento plausibile considerando la numerosa presenza di rogge e rivi tombinati nell’area di Fegino-Trasta. Anche in questo caso il Cociv, chiamato in causa, nega con fermezza qualsiasi responsabilità.

     

    Matteo Quadrone

    L’inchiesta integrale su Era Superba #58

  • Via libera alla delibera sul progetto Gronda, ma la maggioranza a Tursi è ridotta ai minimi termini

    Via libera alla delibera sul progetto Gronda, ma la maggioranza a Tursi è ridotta ai minimi termini

    Marco Doria, sindaco di GenovaTira dritto il sindaco al termine della seduta di Consiglio comunale in cui è stato dato il via libera al tanto contestato provvedimento sulla Gronda. E ai cronisti che chiedevano un commento a caldo risponde con un secco «No. Ho altro da fare». Sintomo che il momento di fare i conti all’interno della multisfaccettata maggioranza che lo ha fin qui sostenuto non è più procrastinabile. Doria, infatti, ha sì portato a casa la delibera ma non ha certo ottenuto l’esito sperato. La maggioranza uscita dalle urne a metà 2012 si è fermata a quota 19 sì (compatti i 12 consiglieri del PD a cui si aggiungono i 3 consiglieri uomini di Lista Doria, Chessa di Sel, Anzalone e De Benedictis del Gruppo Misto e il sindaco) sui 21 necessari per essere autosufficienti, come richiesto a più riprese dal Partito democratico e augurato anche dallo stesso Doria. Gli altri 11 voti favorevoli sono arrivati dall’opposizione (4 Pdl, 3 Lista Musso, 2 Udc, Rixi di Lega Nord e Baroni del Gruppo Misto).

    A differenza di quanto configurato alla vigilia, l’ago della bilancia non è stata solo la Lista Doria, su cui si sono concentrate le attenzioni politiche e mediatiche. Da giorni si diceva che sarebbero serviti 4 voti favorevoli da parte della lista del sindaco, a cui Doria aveva chiesto una sorta di fiducia: a votare sì sono stati solamente i tre rappresentanti maschili (Pignone – capogruppo, Padovani e Gibelli); 3 no, invece, sono arrivati dalle donne (Bartolini, Pederzolli e Nicolella). Ma un inaspettato (e di troppo) no è arrivato anche da Salvatore Mazzei, Gruppo Misto ex Idv.

    Maggioranza spaccata, gruppi e partiti di sinistra divisi al loro interno, Antonio Bruno che lascia la presidenza della Commissione Territorio e sancisce di fatto la sua uscita ufficiale dalla maggioranza… il caos a Tursi rischia di regnare sovrano.

    «Mi aspettavo che la maggioranza fosse autosufficiente all’interno del perimetro di chi ha sostenuto quest’amministrazione con il mando elettorale. Questo non è successo e la riflessione sulla tenuta dell’amministrazione stessa si fa più difficile. Ma è una riflessione che spetta solo al sindaco che di questa maggioranza è il leader» commenta Simone Farello, capogruppo PD. «Vorrei continuare questa esperienza amministrativa – ammette Farello – ma vorrei sapere con chi la continuo: non posso avere ogni giorno una maggioranza diversa. Non è una situazione sostenibile per la città. È necessario fare una riflessione che tenga conto della tenuta d’aula dell’Udc e della spaccatura di Lista Doria, ripartendo dal sacrificio politico di alcuni suoi consiglieri. Riflessione che aiuteremo cercando di ridare unità alla maggioranza ma riflessione che non è più rimandabile perché bisogna dire chiaramente a Genova se ha ancora un assetto di governo».

    Ancora più diretto il segretario provinciale dei democratici Alessandro Terrile: «Con la maggioranza allargata all’Udc i numeri tengono. Ne prendiamo atto e prossimamente dobbiamo prenderne atto anche formalmente. Stare nella maggioranza non è una questione ideale, ci si sta votando le delibere di giunta: non c’è solo la gronda, c’è da fare molto altro. Ora portiamo a casa il voto comunque favorevole, da domani penseremo alle questioni politiche».

    La parola, dunque, passa alle più o meno segrete stanze di Tursi dove, subito dopo il voto, il sindaco si è riunito con Enrico Pignone. «Il nostro voto differenziato – ha detto in dichiarazione di voto il capogruppo di Lista Doria – rappresenta, da una parte, le ragioni della nostra sensibilità ambientalista, per il risanamento del dissesto idrogeologico, per una mobilità e uno sviluppo economico sostenibili, e dall’altra la fiducia al sindaco». Una fiducia però che sembra non essere incondizionata. «La nostra battaglia non finisce qui – ha proseguito Pignone, nel tentativo di dare una risposta a chi questi giorni lo ha accusato di essere attaccato alla poltrona – perché noi componenti della Lista Doria, tutti, in pieno accordo, siamo fermamente contrari alla Gronda, la consideriamo un’opera tanto inutile quanto sbagliata e pericolosa, destinata non solo a ledere gli interessi diretti della popolazione interessata dal suo tracciato, ma a peggiorare la situazione di un territorio che il nostro sindaco ha definito, con espressione drammaticamente precisa, “fragile e malato”».

    A questo punto, salvo clamorosi e piuttosto improbabili scenari dimissionari, i consiglieri arancioni dichiarano lotta contro l’infrastruttura cercando di recuperare un po’ di quella credibilità perduta agli occhi dell’opinione pubblica. «Assieme all’aggiornamento di Chessa (il consigliere di Sel che ha votato a favore della delibera, NdR) – ha detto il capogruppo di M5S, Paolo Putti, riferendosi ai consiglieri di Lista Doria – state diventando un ossimoro: siete contrari all’opera ma votate sì alle delibere che danno il via libera alla sua costruzione. Ma non potete credere “a Dio e a mammona”, non potete credere cioè al benessere della popolazione e votare sì ai gruppi di potere». Tra questi ossimori viventi, secondo il capogruppo grillino, rientra a pieno titolo anche il sindaco Marco Doria che, fino a qualche tempo fa, era «uno dei più nobili attivisti no gronda, come è possibile ritrovare ad esempio in un intervento video sulla sua pagina YouTube, datato 24 gennaio 2012».

    Detto dell’imprevedibilità del futuro politico, che non dovrebbe comunque dare vite alle nefaste conseguenze adombrate qualche settimana fa, resta da ricordare che cosa succederà al progetto Gronda con l’approvazione di questa delibera, su cui pende la scure di un possibile ricorso al TAR annunciato dal Movimento 5 Stelle per non aver considerato tra le zone interferite dal passaggio dell’opera anche la Val Bisagno.

    La delibera non dà solamente mandato al sindaco di rappresentare il Comune di Genova nella Conferenza dei Servizi del prossimo 23 gennaio per decretare la pubblica utilità dell’opera e dare il via libera agli espropri e ai rimborsi per gli interferiti. La discussione sul progetto esecutivo, il cui tracciato definitivo era già stato approvato nel corso del precedente ciclo amministrativo e che sarà oggetto di una nuova Conferenza dei servizi che dovrà valutare anche tutte le prescrizioni ambientali e non solo contenute nel decreto di VIA, dovrà tenere conto di alcune riflessioni inserite nel documento attraverso un maxi emendamento di maggioranza, presentato e votato durante i quattro giorni di consiglio comunale monstre. Sindaco e giunta, infatti, dovranno farsi garanti affinché il progetto esecutivo sia elaborato dedicando attenzione prioritaria all’assetto idrogeologico del territorio, in risposta alle emergenze emerse nel corso delle ultime alluvioni, considerando anche la criticità dell’attuale rete autostradale genovese. Inoltre, nel documento si sottolinea l’imprescindibilità della presenza del Comune di Genova nel Comitato di controllo sulla realizzazione della Gronda e la necessità di costituire una struttura tecnica di concerto con Città Metropolitana e Regione Liguria che monitori e partecipi alla diverse fasi di studio e realizzazione delle grandi opere infrastrutturali che interessano il territorio genovese.

     

     Simone D’Ambrosio

  • Gronda, delibera in Consiglio comunale: l’ostruzionismo dei detrattori e le crepe nella maggioranza

    Gronda, delibera in Consiglio comunale: l’ostruzionismo dei detrattori e le crepe nella maggioranza

    palazzo-tursi-aula-dietro-D7843 ordini del giorno, 63 emendamenti e 111 emendamenti a ordini del giorno. Sono questi i numeri dell’ostruzionismo messo in campo dai consiglieri detrattori della Gronda. Numeri che raccontano i documenti presentati soprattutto da M5S, Federazione della Sinistra e parte di Sel per ritoccare, modificare e riorientare la delibera sugli interferenti dal passaggio della nuova infrastruttura autostradale, la cui approvazione darebbe la possibilità di dichiarare la pubblica utilità dell’opera nella Conferenza dei Servizi convocata il prossimo 23 gennaio.

    Un ostruzionismo largamente preannunciato e fortemente limitato dalla Conferenza dei Capigruppo, l’organo del Consiglio comunale sovrano sulla decisione dell’organizzazione dei lavori. «Il nostro obiettivo – ci raccontava il capogruppo M5S, Paolo Putti – è quello di protrarre la votazione finale sulla pratica fino al 23 gennaio. Oltre alla presentazione di ordini del giorno ed emendamenti, abbiamo in serbo qualche altra sorpresa. Siamo pronti a tanti giorni di durissimo lavoro». Un lavoro che ha costretto i consiglieri grillini agli extra fin da subito, dato che la Conferenza capigruppo, a maggioranza e non all’unanimità diversamente dalla consuetudine, ha deciso intorno alle 20 l’applicazione di una sorta di “ghigliottina” alla genovese: un’ora complessiva di interventi per ciascun gruppo consiliare per la presentazione dei documenti e le dichiarazioni di voto ma, soprattutto, la dead line delle 22.30 per la presentazione di ulteriori ordini del giorno ed emendamenti che, di norma, potrebbero essere presentati fino all’inizio delle operazioni di dichiarazione di voto. «Hanno provato a fregarci in questo modo – commenta a caldo Putti – e noi risponderemo con una valanga di documenti perché sul numero di ordini del giorno ed emendamenti presentabili non possono metterci ostacoli».

    Al momento della pubblicazione dell’articolo (pochi minuti dopo la mezzanotte, ndr), difficile immaginare quando si potrà arrivare alla votazione finale. Perché se è vero che i tempi sono stati contingentanti è altrettanto vero che ogni singolo documento sarà votato separatamente con operazioni di voto che, per quanto veloci, potrebbero aggirarsi attorno al minuto e mezzo per ogni documento ammissibile.
    Possibile, allora, che la seduta venga aggiornata e riconvocata nei giorni seguenti (Aggiornamento: la seduta si è chiusa all’1.30 e riprenderà giovedì 15 alle 9.30).

    Come ampiamente raccontato, l’esito della votazione con l’approvazione della delibera è piuttosto scontato dato il sostegno delle cosiddette larghe intese. Non scontata, invece, è la tenuta della maggioranza.
    È nota, infatti, la posizione del Partito democratico che ha minacciato la crisi di “governo” se per far approvare la delibera si dovesse ricorrere ai voti dell’opposizione (che a parte il M5S dovrebbe comunque votare a favore). Il capogruppo PD, Simone Farello, è apparso piuttosto fiducioso: «La maggioranza di centrosinistra ha dimostrato una maturità all’altezza della situazione, lavorando molto seriamente su una delibera tecnica di cui non tutti condividono l’oggetto di fondo. Mi auguro che la volontà di circoscrivere le discussioni sul merito dei documenti, come abbiamo fatto in questo caso, si possa verificare anche per le prossime sfide cruciali che affronteremo come Puc, bilancio e altre situazioni contingenti come il tema rifiuti. Se c’è la stessa volontà di lavorare nel merito dei problemi potremo dare alla città la risposta che merita». Per quanto riguarda la sopravvivenza della giunta, Farello ha commentato: «A volte non è necessaria l’unanimità ma l’autosufficienza è indispensabile».

    Quali sono, allora, questi voti necessari per l’autosufficienza della maggioranza?
    Data per acquisita la spaccatura di Sel, con il consigliere Chessa che dovrebbe votare a favore della delibera e il capogruppo Pastorino che conferma la propria posizione contraria (sconfessando i dirigenti locali del suo partito che gli chiedono quantomeno l’astensione per la buona tenuta della giunta), tutto ruota attorno al comportamento di Lista Doria.

    Ma non tutti i 6 consiglieri della lista civica legata direttamente al sindaco hanno definitivamente deciso che tasto schiacciare. A favore sicuramente il capogruppo Pignone, rischia di verificarsi una spaccatura di genere: alla fine potrebbero votare sì anche Padovani e Gibelli mentre più agguerrite appaiono le tre rappresentanti femminili, Nicolella, Bartolini e Pederzolli. Da non escludere neppure un più clamoroso 1 sì e 5 no. Secondo i nostri conti, comunque, sarebbero almeno 4 i voti favorevoli necessari da Lista Doria per l’autonomia della maggioranza: 12 i consiglieri del Pd, 1 il sindaco, 1 Chessa (Sel), 3 De Benedictis, Anzalone e Mazzei (Gruppo Misto ma eletti nella maggioranza e inizio ciclo) fa 17 e per arrivare ai 21 della maggioranza assoluta mancano, appunto, 4 consiglieri.

    Eppure, secondo quanto circolato nei corridoi di Tursi, il sindaco pare aver chiesto un voto di fiducia a propri consiglieri, minacciando addirittura le dimissioni se la maggioranza non dovesse risultare autosufficiente. Uno scenario, a nostro avviso, che difficilmente diventerà concreto ma che non è comunque possibile escludere a priori. Chi resterà al fianco del primo cittadino? In ballo c’è soprattutto una questione di immagine: se, infatti, è vero che la delibera in oggetto è soprattutto tecnica e non riguarda nel merito il tracciato dell’opera, già approvata dallo scorso ciclo amministrativo e su cui solo la Conferenza dei Servizi può pronunciarsi, è altrettanto vero che si tratta della prima vera votazione sul tema Gronda per questa amministrazione e votare sì alla per chi si è da sempre dichiarato contrario all’opera potrebbe essere alquanto indigesto. La notte porterà consiglio?

     

    Simone D’Ambrosio

  • Gronda, ore calde a Tursi. Proviamo a fare chiarezza: dati e posizioni a confronto

    Gronda, ore calde a Tursi. Proviamo a fare chiarezza: dati e posizioni a confronto

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    L’antipasto è servito. Come ampiamente annunciato, martedì prossimo il Consiglio comunale sarà chiamato a discutere sulla Gronda. Una delibera di per sé tecnica che dovrebbe risolvere, una volta per tutte, le problematiche degli interferiti, i cittadini genovesi (famiglie e attività produttive che siano) interessati dalla costruzione e dal passaggio del nuovo nodo autostradale. Una delibera chiesta al Comune di Genova dalla Conferenza dei Servizi che attende un parere positivo sul tracciato definitivo dell’opera per proclamarne la pubblica utilità e dare il via libera agli espropri. Il problema nasce dal fatto che il tracciato definitivo della Gronda (approvato nel ciclo amministrativo Vincenzi) è sì contenuto nel nuovo Puc, che dovrebbe essere approvato entro un mese, ma non nel Puc attualmente vigente, in cui invece è stato inserito un percorso ormai superato (che prevede il raddoppio della A7 e un passaggio sul Polcevera a fianco al ponte Morandi).

    «Nel momento in cui diamo il parere sugli interferiti e si arriva alla Conferenza dei servizi – sostiene il vicesindaco Stefano Bernini – la Conferenza stessa diventa pianificatrice dal punto di vista urbanistico, sovraordinata rispetto agli enti locali: può dare la pubblica utilità all’opera e procedere agli espropri. Per cui non è necessaria una variante al Puc vigente che, comunque, entro i primi di febbraio sarà sostituito dal nuovo Puc in cui il tracciato della gronda è aggiornato». Resta il fatto che il primo punto della parte esecutiva della delibera in esame chiama in causa l’espressione di “parere favorevole” per quanto attiene alla “compatibilità e agli effetti sul Puc del 2000 dell’inserimento del tracciato dell’infrastruttura autostradale Gronda di Ponente in coerenza con il progetto all’esame della Conferenza dei Servizi”.

    L’obiettivo della seduta odierna di Commissione (aggiornata a martedì mattina) era esclusivamente quello di ascoltare i comitati no Gronda, Società Autostrade, i rappresentanti dei cittadini interferiti e i Municipi interessati al passaggio del nuovo nodo autostradale.
    Il dibattito si è aperto tra le polemiche per la mancata audizione di Paolo Gozzi, rappresentante dei Consiglieri comunali nell’Osservatorio cittadino per la Gronda che ha tuttavia rassegnato le proprie dimissioni dall’organismo a metà dicembre, e l’assenza dei Municipi ad eccezione del Medio-Ponente.
    L’occasione è stata utile ai comitati “No Gronda” per ricordare l’impatto gravoso dell’opera sul territorio. In sintesi: 11 milioni di metri cubi di terre da scavo che verranno movimentati di cui 6 milioni contenti amianto in varie percentuali, 55 chilometri di scavo per realizzare le gallerie necessarie, 3,2 miliardi di euro di costo preventivato, almeno 8 anni di tempo per la costruzione, aumento del 15,11% del pedaggio autostradale su tutta le rete nazionale per finanziare l’opera, 1 milione di mezzi pesanti che complessivamente transiteranno sulla viabilità urbana genovese a cantieri aperti e 60 sorgenti acquifere a rischio.

    La risposta arriva direttamente da Società Autostrade, per bocca dell’ingegner Alberto Selleri: «Il progetto dal nostro punto di vista è definitivo ed è stato approvato anche dal Ministero dell’Ambiente, con una serie di ben note prescrizioni (poche rispetto a progetti di portata simile a questo come il San Gottardo o la Variante di Valico) su cui vorremmo fare chiarezza in sede di Conferenza dei Servizi possibilmente prima di arrivare alla fase esecutiva. Si tratta di un progetto studiato nel miglior modo possibile, limitando tutti gli impatti ambientali e cercando di validare le promesse fatte nel corso del dibatto pubblico. Ma si tratta di un progetto unico: non esiste la possibilità di spezzarlo in lotti perché funziona solo nella sua interezza».

    palazzo-tursi-bernini-doria-guerello-DUn’affermazione che apparentemente potrebbe far crollare tutti i tentativi di mediazione all’interno della maggioranza di Tursi. Ma, come ricorda il vicesindaco Bernini, la decisione ultima non è di Autostrade ma spetta al ministero delle Infrastrutture e quindi al governo: «Se Lupi decide che non è il caso di fare tutta la Gronda perché siamo in grado di sostenere economicamente solo il primo lotto, così si dovrà fare. Il ministro ha chiaramente detto che non è possibile dirottare per 10 anni tutti gli introiti nazionali degli aumenti di pedaggio solo per finanziare la Gronda e ha pure scartato la possibilità di incrementare tali aumenti. Una terza strada sarebbe quella di chiedere alla Comunità europea una proroga sui 10 anni di concessione del tratto autostradale a Società Autostrade per allungare i tempi di rientro dall’investimento economico. Ma è ancora tutto da vedere e il Comune deve essere parte attiva all’interno di questo confronto. Anche perché dal punto di vista della fattibilità in lotti tutto è possibile. La gronda di ponente da Bolzaneto a Voltri può essere fatta in unico lotto, come unico lotto è il collegamento Genova ovest – Bolzaneto (raddoppio a7): quindi, almeno due lotti sono possibili dal punto di vista tecnico».

    «Immaginare di far partire prima un lotto di un altro – replica Selleri di Autostrade – vuol dire allungare i tempi e generare un nuovo impatto ambientale. Se il ministero decidesse di abbandonare il vecchio progetto è ovvio che dovrebbe essere fatta tutta una serie di studi sulle eventuali nuove soluzioni».

    Le decisioni esecutive, comunque, spetteranno alla Conferenza dei servizi (un tavolo successivo a quello del 23 gennaio che, invece, sarà chiamato a esprimersi solamente sulla pubblica utilità dell’opera e sui conseguenti espropri) che, paradossalmente, vedendo la piega che stanno prendendo le cose e l’ormai nota perdita di interesse da parte di Società Autostrade per l’opera potrebbe anche portare a decisioni clamorose. Tutto, o quasi, dipenderà dalla volontà del governo.
    Anche perché la vera utilità dell’opera, secondo i suoi principali detrattori, è ancora tutta da verificare dato che si basa su studi trasportistici e di traffico veicolare ormai superati da anni. Sul tema anche il vicesindaco si lascia sfuggire una battuta: «L’attuale tracciato della Gronda non può risolvere tutti i problemi di mobilità generati soprattutto dal sovraccarico di traffico sul ponte Morandi e nel nodo di Genova Ovest. Anche con la nuova opera, se arrivo da Ventimiglia e devo andare al Porto, induco i camion comunque a uscire a Genova Ovest. Le cose sarebbero state diverse se avessimo avuto il braccio che portava verso Cornigliano, differenziando i traffici e decongestionando il centro città. Certo si potrebbe sempre intervenire con una riqualificazione strutturale del Morandi che però al momento non sembra essere all’orizzonte».

    Insomma, siamo vicini alla battaglia finale, in attesa di capire quanto la maggioranza riuscirà a essere ancora compatta. La mediazione per convincere i consiglieri di Lista Doria, Sel e Fds a votare con il Pd è però ancora in corso. In questi giorni, e sarà così fino a martedì prossimo, i telefoni sono bollenti. Gli uffici dell’Urbanistica stanno lavorando alacremente alla produzione di modifiche al testo della delibera già passata in giunta che possano accontentare i più: l’obiettivo degli esponenti più a sinistra all’interno della maggioranza è quello noto di ottenere la realizzazione del solo primo lotto dell’infrastruttura, ovvero il raddoppio della A7.
    «Visto che il tracciato è già stato deciso dall’amministrazione precedente – commenta il capogruppo di Lista Doria, Enrico Pignone – l’unica cosa che possiamo fare è sfruttare il ritorno della questione in Consiglio comunale, seppure per via traverse, per ottenere risultati utili alla città inserendo elementi finora mai considerati».
    Ecco allora che nella delibera spunterà la richiesta di inserire il Comune di Genova all’interno del Comitato nazionale di controllo e vigilanza sull’opera che al momento contempla solo Arpal, Regione Liguria e ministero dell’Ambiente. Ma l’aspetto più delicato e ancora in fase di discussione è un richiamo a una rivalutazione dell’opportunità dell’opera alla luce delle recenti alluvioni: certo, il Pd non potrebbe mai accettare una posizione così esplicita ma proprio qui si stanno giocando tutte le carte interne alla maggioranza. È lo stesso vicesindaco ad ammettere aperture: «L’accento va posto sul fatto che il Comune deve per forza di cose poter partecipare alla discussione sulla regolamentazione dei corsi d’acqua e verificare che i calcoli fatti in passato risultino corretti anche in funzione dei nuovi fenomeni atmosferici che, ahinoi, si verificano ormai con regolarità».
    Rispetto al passato, dunque, il vicesindaco sembra essere molto più conciliante verso i detrattori dell’opera, cercando di portare a casa da questo confronto qualche frutto positivo per il prosieguo della giunta Doria e della variegata maggioranza. «Capisco la posizione di chi vorrebbe concentrarsi esclusivamente sul raddoppio della A7 – dice il vicesindaco – sulla cui necessità siamo tutti convinti a prescindere dall’impatto ambientale che verrebbe mitigato dai notevoli vantaggi ottenuti dalla città. Ma per me è strategica tutta l’opera, anche dal punto di vista ambientale, perché toglierebbe traffico pesante dalla viabilità urbana e dalla parte più vicina alla case».

    Difficile, comunque, un voto unanime anche se dovessero essere accolte tutte le richieste delle sinistre. Il compromesso, comunque, sembra ancora possibile. Anche perché il Partito Democratico ha più volte annunciato che un’eventuale maggioranza sulla delibera diversa da quella uscita dalle urne potrebbe aprire una grave crisi di governo della città. «Ma si tratta soprattutto di una questione di immagine – chiosa Bernini – perché gran parte delle rivendicazioni di chi si oppone al progetto sono già state evidenziate dalle prescrizioni della VIA. Non posso essere tranquillo sull’esito della votazione di martedì perché sono molto sensibile ai voti secondo coscienza e posso capire che qualche consigliere che ha da sempre espresso contrarietà radicale all’opera non se la senta di votare neppure una delibera tecnica, pur con tutti gli adeguamenti del caso».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Gronda, i nodi vengono al pettine. Decisivo il primo Consiglio comunale del 2015?

    Gronda, i nodi vengono al pettine. Decisivo il primo Consiglio comunale del 2015?

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    La Gronda continua a far parlare di sé in attesa della delibera che dovrebbe porre soluzione definitiva alla delicata questione degli interferiti (gli abitanti che devono subire espropri per la realizzazione della nuova infrastruttura) e dare parere favorevole al tracciato definitivo dell’opera in modo che la Conferenza dei servizi possa decretarne la pubblica utilità. Il documento sarà discusso martedì 13 gennaio nella prima seduta di Consiglio comunale del nuovo anno.

    Nel frattempo, lunedì sera si è tenuta una riunione di maggioranza alquanto infuocata: non invitato Antonio Bruno capogruppo Fds, assente per scelta Gian Piero Pastorino capogruppo Sel, lo scontro è stato tutto tra Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria, e i vari rappresentanti Pd. Da un lato, i “consiglieri del sindaco” hanno confermato la decisione di votare contro la delibera sostenuta dallo stesso Doria; dall’altro, il Partito democratico ha chiesto senso di responsabilità a tutti i partiti di maggioranza per appoggiare la giunta ed evitare così l’approvazione della delibera solamente attraverso larghe intese che aprirebbero una crisi di governo della città di difficile soluzione. Anche perché i dirigenti genovesi del più forte partito di maggioranza sono stufi delle continue critiche in arrivo dalla Regione, e da Raffaella Paita in particolare, non solo sulla questione grandi opere ma, più in generale, su una presunta cattiva gestione amministrativa di Genova. Un punto che ultimamente sembra dare parecchio fastidio anche allo stesso sindaco Doria.

    «Nell’incontro di maggioranza – commenta il segretario provinciale del Pd, Alessandro Terrile – Doria si è comportato molto da sindaco, da uomo di governo ma è evidente che se lo scenario della Commissione venisse confermato e alcuni rappresentanti della maggioranza non votassero con senso di responsabilità, il rischio di andarsene tutti a casa sarebbe molto alto. È necessario che tutti i partiti richiamino all’ordine i propri consiglieri come noi abbiamo fatto su tematiche delicate e su cui non tutti i nostri rappresentanti avrebbero votato a favore come il registro delle unioni civili».

    La questione Gronda, in realtà, apre possibili scenari di contrasto anche per quanto riguarda il Puc. L’infrastruttura è, infatti, contenuta nel nuovo Piano urbanistico attualmente in discussione per gli ultimi passaggi nelle Commissioni competenti: «Se dovesse passare la delibera sulla Gronda – fa capire Antonio Bruno – potrebbero esserci ripercussioni negative sull’approvazione definitiva del Puc». E in questo caso le larghe intese potrebbero non essere sufficienti. Anche se il capogruppo di Lista Doria tende subito a sgombrare il campo da ogni dubbio: «L’inserimento dell’infrastruttura all’interno del Puc è un fatto puramente tecnico: il piano urbanistico deve prevedere il tracciato di un’opera su cui comunque si era già espresso il ciclo amministrativo precedente al nostro. Il punto, invece, è che con la nuova delibera andremmo a dire che la Gronda è un’opera fondamentale: cosa assolutamente non vera».

    La chiave di volta, come abbiamo più volte anticipato, resta quella dell’esecuzione della nuova bretella autostradale per lotti funzionali, partendo dal “raddrizzamento” della A7 su cui tutti i soggetti in campo, ministro Lupi compreso, si sono sempre detti concordi.

    Ora gli uffici del sindaco lavoreranno per limare il più possibile la delibera e non è escluso che vengano previsti ordini del giorno, emendamenti o mozioni che riguardino le opere compensative a carico di chi deve realizzare la Gronda e provino a mettere nero su bianco la proposta dei lotti funzionali.
    «È evidente – ammetta il vicesindaco Stefano Bernini – che i recenti eventi alluvionali rendano necessari maggiori approfondimenti sul livello esecutivo, che anche per le prescrizioni delle Via, deve essere affrontato in Conferenza dei servizi soprattutto per quanto riguarda le questioni relative alle terre e alle sorgenti d’acqua. Ma questo è il lavoro dei prossimi due anni». Secondo Bernini la palla è soprattutto nelle mani del governo: «Il ministro Lupi ha lanciato l’idea del primo lotto solo ma non ha più sciolto il nodo. Certamente è indispensabile realizzare tutto quanto possa servire a decongestionare i collegamenti su gomma con il porto di Genova: il primo lotto ha una sua innegabile funzione in questo senso. A mio avviso anche il resto dell’opera è importante per raggiungere l’obiettivo ma può essere che il governo decida di andare per lotti separati. Ora però è indispensabile trovare una soluzione per gli interferiti che sono in ballo da 5 anni».

    «Non è vero – replica Enrico Pignone – che dobbiamo per forza approvare il tracciato definitivo della Gronda per poter sistemare la questione degli interferiti. Scriviamo una delibera che risolve le problematiche di chi dovrà subire gli espropri, dichiariamoci tutti favorevoli al primo lotto e poi lasciamo che la questione del tracciato e della pubblica utilità dell’opera venga discussa in Conferenza dei servizi».

    Tutto si deciderà il 13 gennaio ma qualcosa potrebbe muoversi già mercoledì 7 in Commissione. Senza dimenticare che l’11 gennaio ci sono le primarie per le regionali: finita la campagna elettorale e ottenuto il nome del candidato vincitore per il Pd (benché sia Paita che Cofferati siano favorevoli alla realizzazione dell’infrastruttura, seppure con sfumature diverse) il quadro potrebbe decisamente mutare. E poi resta sempre da vedere quanto Autostrade per l’Italia abbia ancora voglia di investire tanto denaro su un’opera così discussa.

     

    Simone D’Ambrosio

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