Categoria: Grandi Opere?

  • Terzo Valico, Val Polcevera: il punto sui cantieri di Trasta e Bolzaneto

    Terzo Valico, Val Polcevera: il punto sui cantieri di Trasta e Bolzaneto

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 005 small

    Dopo il sopralluogo della commissione comunale in Val Polcevera (il 4 dicembre scorso) nelle zone interessate dai lavori per la realizzazione del Terzo Valico e la passeggiata al cantiere alle spalle di Trasta dei militanti No Tav un paio di settimane orsono (sabato 14 dicembre), rimangono vive tutte le perplessità di abitanti e cittadini in merito alla gestione della cantierizzazione da parte del consorzio Cociv (general contractor dell’opera) e degli enti locali.
    Nel frattempo qualcosa ha ripreso a muoversi: nel cantiere adiacente al cimitero della Biacca a Bolzaneto (sotto l’abitato di San Biagio) da alcuni giorni gli operai sono tornati a movimentare terra fin dalle prime luci dell’alba, mentre nell’area ferroviaria di Trasta, in via Polonio, è partita la costruzione degli alloggi che dovranno ospitare i lavoratori provenienti da fuori città. Stiamo parlando del campo base inizialmente previsto proprio nel sito della Biacca, oggi invece destinato a deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere.

     

    Bolzaneto, cantiere della Biacca

    «La visita della commissione comunale si è rivelata una vera delusione, ma purtroppo ce lo aspettavamo – racconta Marco Torretta del Comitato San Biagio-Serro – da parte del Comune non c’è stato neppure il tentativo di affrontare una seria discussione sulla pericolosità del cantiere. Abbiamo avuto la triste conferma che ognuno viaggia per la propria direzione. Noi parlavamo di “mele”, loro di “pere”. L’amministrazione si trincera dietro alla presunta regolarità delle autorizzazioni concesse al Cociv e non risponde alla domande sul rischio per la nostra salute e quella dei nostri figli. Infatti, il vicesindaco Stefano Bernini ha affermato che i 70 mila mq di terre di scavo, che dovrebbero servire da fondo alla soletta in cemento del cantiere della Biacca, saranno assolutamente privi di amianto, in quanto conterranno tufo». In precedenza, interpellato sulla questione da Era Superba, il vicesindaco aveva parlato di basalto. Tali affermazioni evidenziano che neppure il Comune ha le idee sufficientemente chiare.

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 small«Da alcuni giorni il cantiere della Biacca è nuovamente attivo – spiega Torretta – gli operai con benne e macchinari stanno movimentando la terra già a partire dalle ore 06:45 del mattino. Di conseguenza 500 famiglie di San Biagio si trovano a dover convivere con l’inquinamento acustico e ambientale». Ma in fin dei conti questo, forse, è il male minore. «Occorre ricordare alle istituzioni che l’area interessata dallo scavo è soggetta a frane, come confermano i relativi Piani di bacino sottolinea il portavoce del comitato – Infatti, nel 2007 parte del parcheggio di San Biagio “Il Colle” era sceso di mezzo metro verso il cimitero, richiedendo un urgente intervento di ripristino da parte di Coopsette, intervento durato quasi un anno. Siamo sicuri che andando a toccare questa parte di collina, disboscata di 3000 mq di alberi, non venga messa a rischio la stabilità della collina stessa, così come l’incolumità di 250 famiglie che risiedono nei residence sovrastanti denominati “Il Borgo” e “Il Colle”? Sono stati fatti tutti gli accertamenti del caso? ».

    Inoltre, ad oggi nessun cartello è stato affisso fuori dall’area su cui insistono i lavori «Pertanto ci chiediamo quanto sia in regola questo sito – continua Torretta – Abbiamo chiamato la Polizia Municipale lamentandoci dei rumori in orario mattutino ma ci è stato risposto che il cantiere è “privato” e quindi non servono autorizzazioni affisse all’esterno. Francamente, simili risposte sono un’offesa all’intelligenza delle persone. Noi per tutelarci stiamo pensando di agire anche per vie legali. Non siamo per nulla convinti che si possa costruire, seppure provvisoriamente, così vicino ad un cimitero. Giovedì scorso qui a San Biagio si è svolta una riunione tra il nostro comitato e quello di San Quirico, alla presenza di una cinquantina di persone. Stiamo cercando di veicolare ai cittadini un’informazione corretta. Al contrario, Cociv e istituzioni locali giocano proprio sul fatto di nascondere eventuali problematiche, senza mai essere del tutto trasparenti».

     

    Trasta, Rocca dei Corvi

    terzo valico trasta2Sabato 14 dicembre un centinaio di persone hanno sfilato in corteo dall’imbocco di via Trasta fino al cantiere di via Rocca Inferiore dei Corvi per mostrare ai “foresti” quali radicali trasformazioni sta subendo il paesaggio della Val Polcevera. Quello che un tempo era un bosco popolato da migliaia di alberi – tra cui roveri e pini anche secolari – adesso è diventato un arido deserto deprivato di ogni forma di vita. I manifestanti sono facilmente entrati nell’area di cantiere per piantare le bandiere No Tav, rivendicando di non riconoscere alcuna legittimità ai divieti imposti.

    Sulla sommità della collina resiste ancora una casa, destinata a trasformarsi in uffici a servizio del Cociv. Un’altra abitazione, già demolita, rientrava tra i primi espropri portati a termine. «Per la residenza rimasta in piedi, invece, il Cociv ha dovuto faticare prima di trovare un accordo con il proprietario – spiega Davide Ghiglione, consigliere (Fds) del Municipio Valpolcevera – Alla fine il compromesso è stato raggiunto ma l’indennizzo economico corrisposto al privato risulta decisamente alto. Come accaduto in altre occasioni, ad esempio a Pontedecimo, i rimborsi paiono assai superiori al reale valore delle abitazioni espropriate. Indennizzi pagati con soldi pubblici, quindi con risorse di tutti noi cittadini».

     

    Piano Utilizzo Terre e rocce di scavo e protocollo amianto

    Davide Ghiglione e Antonio Bruno (consigliere comunale Fds) hanno presentato due interpellanze (rispettivamente in Municipio Valpolcevera ed in Comune) con le quali sollevano forti dubbi – dal punto di vista strettamente procedurale – sulle modalità di gestione e trattamento della terra di scavo. «Non sappiamo ancora quando i documenti verranno discussi – precisa Ghiglione – Ma riteniamo doveroso fare chiarezza al più presto. Ci domandiamo: allo stato attuale la terra che gli operai del Cociv stanno movimentando, secondo quali procedure viene gestita?».

    Il permesso a costruire i piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati nell’area di cantiere “CLB 4 – Bolzaneto”, dietro il cimitero della Biacca prevede due distinte modalità di gestione dell’abbancamento di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo provenienti da cantieri del Terzo Valico, in particolare «come terre da scavo ai sensi del DM 161/2012, se ed in quanto approvato il Piano di Utilizzo ai sensi dell’art. 5 di tale D.M; come rifiuti (CER 170504) ai sensi dell’art. 214 e seguenti del Decreto Legislativo 152/2006 e s.i.m. secondo la procedura di cui alla D.G.R. 1567/2008, ove prima dell’inizio delle attività non sia approvato il suddetto Piano di Utilizzo», si legge nell’interpellanza del consigliere municipale.
    Invece, il provvedimento di approvazione del Piano Utilizzo Terre secondo il D.M. 161/12, recita testualmente al punto 2 «l’inizio delle attività che generano materiali da scavo riferiti ai lotti 1 e 2 “Terzo Valico dei Giovi” è condizionato all’approvazione, da parte delle Regioni e altre amministrazioni competenti, dei progetti relativi ai siti di destinazione, così come individuati nel PdU di cui trattasi».
    Il Piano di Utilizzo, secondo i firmatari delle interpellanze «dovrebbe valutare con attenzione la movimentazione di terre amiantifere presenti, secondo le carte regionali, su gran parte del tracciato ligure del Terzo Valico».

    Insomma, in altre parole, prima di procedere con le operazioni di cui sopra «La Regione Liguria è tenuta ad approvare il Piano di Utilizzo Terre e rocce di scavo, cosa che ancora non ha fatto – sottolinea Ghiglione – e non solo: occorre trovare anche un accordo con la Regione Piemonte sul Protocollo Amianto. Sono due documenti fondamentali e connessi. Anche a PdU approvato, infatti, è necessario aver già stabilito le precise procedure per trattare eventuali materiali amiantiferi».

    Per questo i consiglieri Fds di Municipio Valpolcevera e Comune interpellano rispettivamente Giunta municipale e comunale «per conoscere se non sia opportuno l’intervento da parte del Comune di Genova per adeguare puntualmente le prescrizioni della civica amministrazione alle normative dettate dal Ministero dell’Ambiente e, pertanto, a prevedere che non vengano movimentate terre di scavo del Terzo Valico prima che sia approvato il Piano di Utilizzo».

     

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico, Val Polcevera: uno sportello informativo sui lavori

    Terzo Valico, Val Polcevera: uno sportello informativo sui lavori

    terzo valico trasta3Dopo l’amara sorpresa del campo base di Bolzaneto, trasformatosi sotto silenzio in deposito di materiali inerti e il caso degli espropri minacciati ma immediatamente sospesi anche per l’intervento del Comune – nella persona del vicesindaco Stefano Bernini – sentitosi scavalcato, per l’ennesima volta, dalle modalità interventiste del Cociv (general contractor dell’opera), adesso il gruppo consiliare Movimento 5 Stelle Val Polcevera presenta una mozione per chiedere al Municipio di sollecitare l’apertura di uno sportello sul territorio, dedicato a fornire ai cittadini informazioni corrette e puntuali sui lavori del Terzo Valico.

    Intanto il 9 novembre scorso lungo le strade di Pontedecimo e San Quirico (con visita al cantiere dietro il Mercato dei Fiori), circa un migliaio di persone hanno manifestato il proprio dissenso alla realizzazione dell’opera, un evento che ha confermato ancora una volta, indipendentemente dalle opinioni, il ruolo determinante della cittadinanza della Val Polcevera nel cammino che porterà alla grande opera ferroviaria.

    «Considerato che i cittadini coinvolti direttamente o indirettamente nei lavori di quest’opera sono costretti a sopportare i disagi ad essi relativi – si legge nel documento presentato dal M5S – molto spesso non riescono neanche ad avere informazioni precise su lavori in esecuzione, modalità di realizzazione/tempistiche e questo può causare una degenerazione del dissenso ed avere effetti negativi sulla fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche».

    Il documento impegna il Presidente e la Giunta municipale «affinché si attivi a livello comunale per garantire l’apertura di uno sportello informativo in cui i cittadini possano ricevere, da parte della pubblica amministrazione comunale, con il supporto e la presenza di personale qualificato di Cociv, general contractor dell’opera, informazioni precise e chiare sull’opera e conoscere con congruo preavviso le tempistiche degli interventi previsti, specie quelli che potranno avere impatti sulle abitudini di vita dei cittadini (scavi, demolizioni, modifiche alla viabilità, ecc.)».

    Il punto informativo, secondo i consiglieri del M5S, dovrebbe essere realizzato al più presto, possibilmente in spazi comunali sul territorio della Val Polcevera, resi disponibili a tale scopo.

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: sabato 9 Novembre manifestazione in Val Polcevera

    Terzo Valico: sabato 9 Novembre manifestazione in Val Polcevera

    san quirico. terzo valico.4jpgIl Movimento No Tav – Terzo Valico serra le fila, ad un anno di distanza dalla grande manifestazione dell’autunno 2012 e si prepara ad una nuova mobilitazione di massa lungo le strade della Val Polcevera. Sabato 9 Novembre, infatti, si svolgerà un corteo con partenza da Pontedecimo (concentramento ore 14 in piazzale Ghiglione, dalle piscine) per ribadire la contrarietà alla grande infrastruttura ferroviaria.

    L’evento è preceduto da due assemblee pubbliche (la prima si è tenuta martedì scorso a Ceranesi, la seconda si tiene oggi alle 21 presso il salone municipale di Via Guido Poli 12 a Pontedecimo) che hanno l’obiettivo di informare la cittadinanza su quelle che sono le “ragioni del no” dei manifestanti, iniziativa lodevole se si considera la grande varietà di informazioni, spesso discordanti, che ruotano intorno alla grande opera (qui l’inchiesta di Era Superba che cercava un anno fa di illustrare l’opera nel dettaglio, riportando pareri autorevoli, sia favorevoli che contrari).

    In occasione della mobilitazione di sabato, abbiamo raccolto il punto di vista di un militante del Movimento No Tav Terzo Valico: «L’anno trascorso ha reso più evidente come contemporaneamente nel Paese scarseggino le risorse per soddisfare i bisogni fondamentali delle persone e si continui invece a parlare di grandi opere. In Val Polcevera abbiamo assistito, per mancanza di denaro, alla chiusura del reparto di cardiologia dell’Ospedale Gallino di Pontedecimo e in concomitanza all’apertura di cantieri per un’opera inutile e dannosa come il Terzo Valico».

    Cantieri che, va detto, al momento appaiono piuttosto effimeri visto che, appena concluse le operazioni di bonifica, pulizia e disboscamento delle aree, i lavori si sono già fermati.

    «Risorse dell’intera collettività sono state canalizzate in mano a pochi affaristi – continuano dal Movimento – mentre potrebbero e dovrebbero essere impiegate altrove, creando nuovi posti di lavoro finalizzati a soddisfare i reali bisogni della comunitàTra presidi, assemblee informative e blocchi degli espropri le persone si sono ribellate a questo sopruso e l’opposizione al Terzo Valico, da una parte all’altra dell’Appennino, ha posto radici sempre più profonde sul territorioIl Movimento ha anche subito la repressione: denunce, fogli di via e militarizzazione. Misure intimidatorie che non ci spaventano e che, al contrario, ci confermano di essere come bastoni tra le ruote dei poteri forti e quindi sulla strada giusta».

    A San Quirico, Trasta e Bolzaneto sono iniziati i lavori di cantierizzazione della Finestra Polcevera, del Cantiere Fegino e del Campo Base CLB 4 (oggi divenuto deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere, leggi l‘inchiesta di Era Superba).

    «Per ora semplici recinzioni, all’interno delle quali al posto di alberi, prati e orti hanno creato il deserto – concludono i militanti – Adesso la distruzione del territorio che comporta il Terzo Valico è sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti sono l’inutilità dell’opera e la connivenza tra imprese poco limpide e politica. Il 9 novembre 2013 torneremo di nuovo in strada, tutti insieme, uomini e donne, anziani e bambini, Liguri e Piemontesi».

     

    Matteo Quadrone

  • Bolzaneto, San Biagio: 70000 m3 di detriti dal Terzo Valico, rischio amianto

    Bolzaneto, San Biagio: 70000 m3 di detriti dal Terzo Valico, rischio amianto

    San BiagioIl campo base CLB 4, villaggio con dormitorio, mense e altri servizi logistici per gli operai del Terzo Valico – inizialmente previsto a Bolzaneto, in via Santuario di Nostra Signora della Guardia, sotto l’abitato di San Biagio (costruito a seguito della bonifica dei terreni della Erg) – cambia destinazione in corso d’opera e si trasforma in deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terre di scavo potenzialmente amiantifere. I lavori di disboscamento e pulizia dell’area Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 smalladiacente al cimitero della Biacca sono partiti da circa un mese (come documentato da Era Superba) ma solo grazie all’interessamento dei cittadini e del Comitato San Biagio-Serro è possibile fare luce sulla vicenda. Da parte delle istituzioni, infatti, si registra un silenzio assordante indice di un deficit di trasparenza, per noi alquanto significativo, riguardo alla gestione della grande opera ferroviaria a livello locale.

    In Val Polcevera l’avviata cantierizzazione del TAV nostrano finora ha portato soltanto disagi. L’esempio più eclatante è il sito di San Quirico, dietro al Mercato dei fiori, dove lo smembramento della collina – sommato alle intense piogge dei giorni scorsi – ha generato uno sversamento di fango sulla sottostante via Isocorte, problema che ha richiesto l’intervento di mezzi speciali per ripulire e rendere nuovamente agibile la strada. Adesso è il turno dell’area della Biacca (interamente di proprietà comunale) che, a fronte delle mutate esigenze del Consorzio Cociv (general contractor dell’opera) – probabilmente considerata l’eccessiva vicinanza del cantiere con il cimitero e il contestuale divieto di costruire nuovi edifici nella fascia di rispetto dell’impianto cimiteriale – verrà utilizzata esclusivamente per il deposito di semilavorati tramite l’esecuzione di due zone pianeggianti con l’impiego di terre di scavo (il cosiddetto “smarino”) provenienti dalla realizzazione del Terzo Valico. «Da anni si diceva che qui sarebbe sorto un campo base per gli operai – spiega Marco Torretta del Comitato San Biagio-Serro – Noi ci siamo mossi autonomamente per saperne qualcosa di più e, dopo aver chiesto e ottenuto dal Comune l’accesso agli atti, abbiamo scoperto la nuova soluzione progettuale. In pratica, l’intenzione del Cociv è quella di riempire con terre potenzialmente amiantifere l’avvallamento esistente e poi costruire due grandi piazzali sui quali depositare le attrezzature. Il problema è che, come al solito, è stato fatto tutto in sordina, mentre nessuno sembra preoccuparsi del rischio per la salute pubblica conseguente allo stoccaggio di simili materiali ad appena 100 metri di distanza in linea d’aria dalle abitazioni di San Biagio in cui vivono almeno 500 famiglie, molte delle quali con bambini piccoli».

    Con Provvedimento Dirigenziale n. 364 del 10 luglio 2013, il Comune ha rilasciato al Consorzio Cociv il “Permesso di Costruire inerente la realizzazione di piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature, nell’ambito dei lavori del “Terzo Valico dei Giovi” nell’area di cantiere “ CLB 4 – Bolzaneto”. Soluzione progettuale che «recependo raccomandazione espressamente formulata in sede di approvazione del progetto definitivo dell’opera pubblica (allegato 1 Delibera CIPE 80/2006 – parte seconda, lettera g), allo scopo di evitare il posizionamento di manufatti diretti ad assolvere esigenze logistiche, comportanti permanenza di persone in area prossima alla cinta del cimitero della Biacca, prevede l’utilizzo dell’area per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature, in luogo del posizionamento di dormitori ed altre strutture logistiche».

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 005 smallBolzaneto Biacca Terzo Valico 004 small

     

    «Stiamo parlando di 70 mila metri cubi di terre da scavo, così è scritto nero su bianco nei documenti ufficiali – racconta il Comitato – ciò equivale a diverse migliaia di camion. La nostra paura è che possano esserci anche rocce amiantifere, presenti senza ombra di dubbio lungo il tracciato dell’opera. Chi ci assicura i necessari controlli in questo senso? In particolare sullo stoccaggio del materiale di risulta? Inoltre, quale beffa ulteriore viene promesso che “a lavori terminati verrà ripristinata l’area”. Nessuno, però, parla del rischio amianto. Ad oggi siamo ancora in attesa di chiarimenti ufficiali da parte del Municipio Valpolcevera da noi interrogato a riguardo». Ma pure il gruppo consiliare Movimento 5 Stelle e la Federazione della Sinistra hanno posto la questione all’attenzione dell’ente municipale con due distinte interrogazioni che saranno discusse prossimamente.

    La collina di San Biagio, pubblicizzata dai costruttori come area finalmente riconsegnata alla natura “Vi addormenterete al suono delle cicale e vi sveglierete al canto degli uccellini”, così recitava un vivace slogan promozionale «Ha dovuto e forse dovrà confrontarsi con la Gronda – sottolinea Marco Torretta – poi con l’ecomostro Selom (la lavanderia industriale) e i capannoni di Via Albisola (alcuni dei quali attualmente vuoti), oggi con un’area di stoccaggio di materiali semilavorati. Gli abitanti auspicano che qualcuno (Municipio, Comune, Provincia, Regione) affronti il problema in modo serio e responsabile perché, fino a dimostrazione contraria, stoccare 70000 metri cubi di terre di scavo provenienti dalle montagne dei Giovi potrebbe significare far inalare ai residenti di San Biagio e non solo polveri potenzialmente inquinate da asbesto che se assimilato dal corpo umano, anche in una sola fibra, provoca tumori alla pleura (mesotelioma pleurico) così come il temibile carcinoma polmonare». Senza dimenticare che soltanto nel comprensorio detto “Il Colle” su 104 famiglie residenti si contano circa 50 bambini in età compresa tra 1 mese e 16 anni. «A Genova sfido chiunque a trovare un tale agglomerato di gioventù, per altro in una città tristemente famosa per l’alto numero di anziani residenti – conclude l’esponente del Comitato – Non vogliamo che tra vent’anni la Val Polcevera debba diventare famosa come oggi purtroppo sono Marghera, Caserta o Taranto».

    La posizione del Comune  e la ricostruzione del vicesindaco Stefano Bernini

    Non è dello stesso parere il vicesindaco Stefano Bernini, che scongiura il rischio amianto e ricostruisce così la vicenda: «L’area della Biacca rimane destinata a campo base. Lo stoccaggio delle terre di scavo è funzionale proprio alla realizzazione di alcuni capannoni con funzioni di dormitorio per gli operai. Qui finirà esclusivamente il materiale di risulta della galleria in via di escavazione sotto gli Erzelli. Si tratta di basalto, rocce effusive spesso impiegate nelle pavimentazioni stradali, che sicuramente non contengono fibre di amianto». Bernini, dunque, respinge al mittente ogni accusa. Eppure la presenza di rocce amiantifere lungo il tracciato del Terzo Valico è stata riscontrata anche in alcuni studi: nel versante ligure il documento di riferimento è quello redatto dal “Dipartimento Ambiente” della Regione Liguria e definito “Carta delle “pietre verdi” di cui alla DGR n. 859/2008 – “Criteri per la gestione e l’ utilizzo delle terre e rocce da scavo”, nel quale sono evidenziate in verde e in giallo le zone in cui è definita “probabile” la presenza di amianto (qui il pdf). «Tutti i carotaggi eseguiti all’interno del Comune di Genova hanno appurato una presenza di amianto entro i limiti di legge», risponde il vicesindaco. Dunque i materiali estratti privi – del tutto o quasi – della famigerata fibra killer, saranno gestiti secondo il PUT (Piano di utilizzo delle terre e rocce di scavo) approvato dal Ministero dell’Ambiente il 4 ottobre scorso e che per la Liguria prevede quali destinazioni, tra le altre, la discarica di Scarpino, il riempimento Ronco-Canepa, la discarica del colle di Uscio (mentre il riempimento legato al ribaltamento a mare di Fincantieri per ora rimane in standby).

    Nel caso del percorso della Gronda di Ponente, invece «Dove è stata confermata l’esistenza di amianto in misura superiore – continua Bernini – esiste un protocollo di comportamento che prevede maggiori tutele con l’immediato blocco dei cantieri, il successivo “impacchettamento” del materiale pericoloso e la spedizione dello stesso presso discariche speciali, ad esempio in Germania». Bernini implicitamente ammette come questo tema, riguardo al Terzo Valico, debba quantomeno essere approfondito: «Il comportamento sarà il medesimo, come sopracitato. Innanzitutto, per decisione dell’Osservatorio Ambientale, saranno eseguiti dei sondaggi preventivi e propedeutici rispetto all’escavazione, sotto il controllo dell’Arpal. E, se fosse riscontrata una presenza di amianto superiore alla soglia di legge, si attiveranno dei percorsi di stoccaggio differenti. È un argomento che recentemente abbiamo affrontato anche con il Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. Ma io ho visto i dati del territorio genovese e ripeto, escludo che ciò possa accadere nell’ambito del Comune di Genova. Discorso diverso riguarda il territorio del Piemonte in cui effettivamente esistono delle situazioni di superamento».

    La questione approderà nelle aule di palazzo Tursi la prossima settimana grazie al consigliere comunale Antonio Bruno (Fds) che due giorni orsono ha depositato un’interpellanza in merito. «Sottolineato che secondo il testo dell’art. 338 R.D. 27.7.1934 n. 1265 “I cimiteri devono essere collocati alla distanza di almeno 200 metri dal centro abitato. È vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale, quale risultante dagli strumenti urbanistici vigenti nel comune o, in difetto di essi,comunque quale esistente in fatto, salve le deroghe ed eccezioni previste dalla legge”. Rilevato che le “Norme Generali” del PUC Comune del Comune di Genova a pagina 16, prescrivono che “le fasce di rispetto delle nuove costruzioni dal perimetro degli impianti cimiteriali sono fissate in metri 200; tale distanza può essere ridotta fino al limite di metri 50 con deroga da parte del Consiglio Comunale, previo parere favorevole della ASL”. Interpello il Sindaco al fine di relazionare sull’effettiva rispondenza delle autorizzazioni alle succitate norme e sulle misure che si intendono adottare per lo stoccaggio di materiale amiantifero proveniente dagli scavi del collegamento ferroviario Fegino – Tortona».

    L’interpellanza «Ha proprio lo scopo di chiedere alla Giunta comunale se almeno si è posta il problema del rischio per la salute pubblica e quindi dei necessari controlli – spiega il consigliere Bruno – Mentre per la Gronda, seppure in maniera insufficiente, un minimo di attenzione riguardo al pericolo amianto c’è stata, per il Terzo Valico siamo ancora decisamente indietro. Le maggiori incognite riguardano il trasporto del materiale di risulta, la fase dello scarico e del conseguente stoccaggio. Occorrono dei controlli puntuali e specifici. Ma in questo senso a noi non risulta l’esistenza di piani dettagliati. Il problema è verosimilmente sottovalutato. Il cambio di destinazione del cantiere della Biacca è un fatto nuovo che francamente ci ha colto di sorpresa. Dal punto di vista politico, come minimo, siamo di fronte ad un deficit di comunicazione istituzioni-cittadini».

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    Incroci pericolosi

    Proprio dinanzi a via Santuario di Nostra Signora della Guardia, si trova il self-service all’ingrosso “Metro”. Coincidenza vuole che proprio in quest’area, a poca distanza dal cimitero della Biacca, se e quando mai sarà avviata la realizzazione della Gronda di Ponente, è prevista la costruzione del deposito di caratterizzazione delle rocce provenienti dallo “scavo più grande del mondo” (definizione di Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia). Parliamo di un mega deposito alto 30 metri – in cui arriveranno e partiranno continuamente camion – e che dovrà essere a tenuta stagna. «Il modo con cui riusciranno a far ciò non è spiegato nel dettaglio, ma appare difficilmente ipotizzabile una soluzione con un grado di sicurezza accettabile spiega il WWF sezione di Genova – Se a queste “difficoltà” aggiungiamo la procedura di monitoraggio non completamente affidabile, i cittadini farebbero bene a preoccuparsi e molto». Secondo il WWF, Bolzaneto potrebbe diventare la nuova Casale Monferrato: «Nel deposito lavoreranno le rocce amiantifere usando tecnologie che non forniscono adeguate garanzie di sicurezza. I materiali saranno suddivisi a seconda della quantità di amianto presente in essi. Quelli con una minima percentuale di amianto finiranno al canale di calma per ampliare l’attuale banchina aeroportuale. Quelli con una percentuale superiore, ma considerati di buona qualità, saranno utilizzati per realizzare gli archi rovesci delle gallerie. Occorre ricordare che il riutilizzo di rocce amiantifere previa miscelazione con cemento ed altri additivi, comporta la realizzazione di veri e propri manufatti contenenti amianto (MCA) la cui produzione è vietata dal 1992. Infine i materiali con la medesima percentuale di amianto, ma considerati di cattiva qualità, saranno destinati alla discarica (probabilmente in Germania)».

    Le opere compensative mai realizzate a favore del quartiere

    Infine, c’è da menzionare un’altra vicenda, secondaria ma emblematica delle promesse fatte e mai mantenute. I residenti della zona, infatti, ormai da anni attendono la partenza dei lavori – a carico dei costruttori del nuovo quartiere di San Biagio – per l’edificazione di una scuola materna e di un asilo nido, come previsto a titolo di oneri di urbanizzazione nella convenzione urbanistica del 2011, sottoscritta dal Comune e dalla San Biagio Nuova srl (società di Coopsette). Ma, come ricorda il Comitato, l’impresa e il Comune hanno deciso «Unilateralmente e senza fornire di fatto motivazione, di eliminare la scuola materna, vanificando così le aspettative di numerose famiglie del quartiere». Dopo uno scambio di corrispondenza tra Coopsette e amministrazione comunale, quest’ultima, senza interpellare Municipio Val Polcevera e cittadini, nell’ottobre 2011 ha approvato una “variante in corso d’opera” che «A parità di superficie agibile della struttura prevede la realizzazione del solo asilo nido». Successivamente – a seguito delle proteste dei cittadini – la società costruttrice ha fatto un passo indietro, promettendo nuovamente la costruzione di entrambe le strutture. Ma da allora nulla si è più mosso. Oggi, a distanza di due anni, non è stata posata neppure una pietra. Viste le attuali difficoltà economiche di Coopsette e i suo rapporti consolidati con il Comune, è davvero difficile ipotizzare che ci sia ancora la volontà di spingere a favore della soluzione inizialmente prospettata ai residenti. Per altro «Pensare di far coesistere un asilo e una scuola materna con dei cumuli di terre potenzialmente inquinati, non sembra essere un’idea geniale», sottolinea Torretta.

    «Noi ovviamente non pretendiamo di fermare la costruzione del Terzo Valico – conclude il rappresentante del Comitato San Biagio-Serro – Ma almeno pretendiamo chiarezza e trasparenza. Inoltre, pensiamo che un sito destinato allo stoccaggio di tali materiali non debba essere realizzato ad appena 100 metri di distanza in linea d’aria dalle abitazioni».

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico: lavori fermi a San Quirico, campo base a Bolzaneto

    Terzo Valico: lavori fermi a San Quirico, campo base a Bolzaneto

    terzo valico trasta4Mentre a San Quirico nulla si muove eppure il tutto è tenuto sotto controllo 24 ore su 24, a Trasta e Bolzaneto si disboscano colline e la zona di rispetto del cimitero comunale della Biacca. Sono i lavori “stop and go” per la realizzazione del Terzo Valico nella valle del Polcevera, continuamente annunciata come imminente ma nella realtà dei fatti ancora lontana.

    Partiamo da San Quirico, dietro al Mercato dei Fiori, dove il cantiere aperto in piena estate con un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, oggi è pressoché fermo. «Gli operai hanno terminato le operazioni di disboscamento e di bonifica da eventuali ordigni bellici, poi sono letteralmente spariti», racconta Davide Ghiglione, esponente del Movimento No Tav, residente in zona e consigliere Fds nel Municipio Valpolcevera.
    Da mesi, l’area recintata è illuminata a giorno con grande dispiego di energia, peraltro a carico dei contribuenti. Inoltre «Hanno praticamente “fortificato” la caserma della Guardia Forestale che si trova sul vicino ponte – continua Ghiglione – e sono comparse pure alcune telecamere». Una blindatura forse eccessiva per sorvegliare i dintorni di un’area di cantiere, manco fosse un caveau di una banca. «Francamente non comprendo il motivo di tali scelte – si domanda Ghiglione – così l’unico risultato che si ottiene è quello di creare inutili tensioni».

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    Nel mese di settembre, a Trasta, zona Rocca dei Corvi, in sordina gli operai incaricati dal Cociv «Hanno cominciato a disboscare, sventrando mezza collina – continua il consigliere del Municipio Valpolcevera – a differenza di San Quirico, in questo caso non c’è alcuna sorveglianza e soprattutto nessun cartello di autorizzazione. Ma ormai lo scempio è stato compiuto».
    Resta da salvare un abitante “particolare”, un magnifico pino secolare in difesa del quale si è mobilitato il Comitato Salviamo Villa Sanguineti. Senza dimenticare che nel cuore degli stessi boschi si trova il sacrario dedicato ai caduti partigiani di Rocca dei Corvi, ricordo indelebile della lotta per la Liberazione così sentita in Val Polcevera. «Anche qui la vegetazione è stata pesantemente tagliata – sottolinea Ghiglione – ma ci hanno assicurato che il monumento dei partigiani non sarà minimamente toccato».

    Infine, bisogna segnalare l’avvio dei lavori, durante il mese di ottobre, nell’area immediatamente contigua al cimitero della Biacca a Bolzaneto, in via al Santuario della Madonna della Guardia. Parliamo nuovamente di operazioni relative al disboscamento e alla bonifica da eventuali ordigni bellici. Qui sorgerà un campo base. «Il terreno, di proprietà dell’Aster, è attualmente destinato a deposito di materiali stradali», spiega Ghiglione, che intende presentare un’interpellanza «Per chiedere la verifica di tutte le autorizzazioni per costruire fabbricati nella fascia di rispetto del cimitero della Biacca».
    Stessa cosa ha fatto il gruppo consiliare del M5S in Municipio Valpolcevera con la presentazione di un’interrogazione che impegna la giunta municipale ad informarsi presso gli uffici preposti del Comune affinché «si verifichi l’effettivo adempimento ed osservanza da parte delle ditte appaltatrici del Cociv, (general contractor per la realizzazione del Terzo Valico dei Giovi), di tutti i permessi necessari per l’esecuzione dei lavori».

    «Insomma, sembra un bollettino di guerra – conclude Davide Ghiglione – A ben vedere, però, l’apertura di questi cantieri lascia il tempo che trova: sono cantieri effimeri che nascono e poi evaporano nel giro di pochi mesi. Dopo aver tagliato alberi e vegetazione gli operai spariscono, come è successo a San Quirico. E cosa rimane? Solo dei buchi neri nei nostri quartieri».
    Anche per questo motivo, il prossimo 9 novembre – a distanza di un anno dalla grande manifestazione del 2012 – la Val Polcevera scenderà nuovamente in strada per dire No al Terzo Valico.

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore, Trasta, Rocca dei Corvi]

  • Terzo Valico: il primo cantiere a San Quirico e il punto sugli espropri

    Terzo Valico: il primo cantiere a San Quirico e il punto sugli espropri

    san quirico. terzo valicoSan Quirico, Lunedì 22 luglio: alle prime luci dell’alba, con un’eccezionale mobilitazione di forze dell’ordine e squadre di operai, è stato aperto il primo cantiere del Terzo Valico sul territorio genovese. Parliamo della “Finestra Polcevera”, ossia la galleria di servizio che dovrebbe sorgere proprio alle spalle del Mercato dei Fiori. Le operazioni – stoppate il 2 maggio scorso da una giornata di mobilitazione del movimento ligure e piemontese contrario all’alta velocità/capacità ferroviaria – sono riprese quattro giorni fa, circondate da un massiccio dispiegamento di polizia, carabinieri, corpo della Forestale e Digos.
    Ma questa volta i militanti No Tav si sono limitati ad osservare da lontano. «Avevamo ampie informazioni su quello che sarebbe successo – spiegano – e abbiamo deciso di non esserci. Il quando lo stabiliremo noi perché i tempi sono dalla nostra parte (oggi alle 17 è in programma una “visita”, ndr). Cantieri come questo dovranno restare aperti per almeno 10 anni e siamo curiosi di metterli alla prova di una opposizione popolare e duratura». Davide Ghiglione, consigliere Fds in Municipio Valpolcevera, aggiunge «Forse non così massiccia, ma comunque ci aspettavamo una mobilitazione consistente delle forze dell’ordine. D’altra parte c’erano già stati dei segnali in questo senso nella precedente giornata di lotta contro gli espropri il 10 luglio a Trasta. Certo, qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini perché è necessario impiegare contingenti di polizia e carabinieri soltanto per aprire un cantiere».

    Parliamo di 16 mila metri quadrati di terreno: la parte a valle – dove lunedì sono partiti i lavori – possedimento della società pubblico-privata Sviluppo Genova Spa (detenuta al 52% dal Comune di Genova mentre il restante 47,5% è suddiviso equamente tra istituti bancari e società a capitale misto); la porzione a monte proprietà della famiglia di residenti che fino all’ultimo ha provato a resistere all’esproprio, sostenendo di non aver mai ricevuto alcuna notifica da parte del Cociv (il general contractor incaricato della realizzazione del Terzo Valico). Alla fine, come era facile supporre, le carte hanno dato ragione al Cociv, a cui è stato sufficiente intavolare una trattativa con i proprietari e pattuire un congruo indennizzo economico, per sanare la situazione. In questa sede la famiglia è riuscita ad ottenere lo spostamento del cantiere, seppur di alcuni metri, in direzione monte.
    Lunedì gli operai hanno iniziato le operazioni di disboscamento nell’area di Sviluppo Genova dove realizzeranno la strada di accesso al cantiere vero e proprio. In seguito gli interventi interesseranno il terreno appena espropriato con trattativa privata. «Il cantiere sarà traslato verso monte in modo tale da causare minori disagi alla famiglia – racconta Ghiglione – Al di là dell’indennizzo economico, queste persone non sono soddisfatte dell’esito finale della vicenda. Per almeno 10 anni, infatti, si troveranno a convivere con i lavori a 100 metri dalla propria abitazione».
    Ma a suscitare maggiori perplessità è un aspetto apparentemente secondario, in realtà significativo dal punto di vista procedurale «Nutro forti dubbi sul fatto che una variante progettuale (lo spostamento del cantiere) sia stata concessa in così breve tempo – afferma Ghiglione – ricordo che l’anno scorso ci sono voluti mesi per ottenere le modifiche necessarie a mitigare l’impatto dei lavori nei pressi della scuola Villa Sanguineti a Trasta».

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    Amianto: confermata la presenza lungo il percorso del Terzo Valico

    Dunque il primo cantiere – almeno simbolicamente – ha aperto i battenti. Tuttavia, le notizie susseguitesi negli ultimi tempi non sono per nulla confortanti. Nella recente seduta dell’Osservatorio ambientale sul Terzo Valico, svoltasi il 16 luglio a Genova, all’organismo del Ministero dell’Ambiente è stato consegnato lo studio sull’amianto – prodotto dai tavoli tecnici regionali – dal quale emergerebbe che le rocce amiantifere sono presenti lungo il tracciato del Tav, soprattutto nella zona di Arquata.

    galleria-scavi«Il documento dovrà essere valutato dalla Commissione Valutazione di Impatto Ambientale (Via) del Ministero dell’Ambiente – “La Stampa”, edizione di Alessandria (17-07-2013) – Nelle intenzioni della Regione e degli enti piemontesi dovrà essere trasformato in prescrizioni alle quali il Cociv dovrà attenersi durante i lavori. Lo studio finora non è stato reso pubblico neppure tra i sindaci tanto che Paolo Spineto, primo cittadino di Arquata, ha fatto sapere che il suo Comune si riserva di pronunciarsi sul contenuto».

    Il Cociv, però, ha fretta ed intende avviare al più presto i lavori. Ma per l’apertura di alcuni cantieri a Genova Borzoli e nella val Chiaravagna – dove dovrebbero essere realizzate le strade di collegamento per trasportare i materiali inerti provenienti dallo scavo dell’opera e destinati a finire nelle cave della valle – è già stato diffidato dal Ministero dell’Ambiente, causa presenza di amianto.

     

    Il “fortino” di San Quirico: fogli di via per gli attivisti piemontesi

    Oggi i dintorni del Mercato dei Fiori di San Quirico sono diventati una zona militarizzata. Presidiata giorno e notte 24 ore su 24 dalle forze dell’ordine. Una scelta che non trova giustificazione negli eventi. «A parte i blocchi pacifici del 26 aprile e del 2 maggio a San Quirico si sono sempre svolte iniziative ludiche, pranzi, merende e giochi per bambini all’interno di terreni ancora di proprietà privata – continua Ghiglione – Non mi sembra il caso di alimentare inutili tensioni con delle dimostrazioni di forza. A maggior ragione se si tratta, come affermano le istituzioni, di un’opera condivisa da tutti. In realtà sappiamo bene che non è così».
    Un altro segnale, però, conferma il cambiamento di clima. Venerdì 19 Luglio – mentre il Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) decideva di concedere la proroga di due anni della dichiarazione di pubblica utilità per il Terzo Valico e di stanziare complessivamente 802 milioni di euro finalizzati al finanziamento parziale del secondo lotto costruttivo (circa 80 milioni di euro all’anno per ciascuno degli anni dal 2015 al 2024) – a dieci attivisti No Tav–Terzo Valico dei comitati di Arquata Scrivia, Novi Ligure e Alessandria venivano notificati fogli di via dai Comuni di Genova, Ceranesi, Campomorone e Ronco Scrivia.

    polizia«Il Questore di Genova ha stabilito arbitrariamente che i dieci attivisti sono da considerarsi soggetti socialmente pericolosi a causa della loro partecipazione alla lotta contro la costruzione del Terzo Valico e pertanto vieta loro di recarsi nei Comuni liguri interessati dal tracciato della grande opera inutile per un tempo di tre anni – si legge sul sito www.notavterzovalico.info – si tratta di provvedimenti restrittivi della libertà personale a discrezione del Questore senza che avvenga nessun processo in nessuna aula di tribunale, contro i quali verrà presentato collettivamente ricorso dai legali del movimento». Secondo i No Tav, la ragione scatenante di tali provvedimenti sarebbe la giornata di lotta contro gli espropri del 10 Luglio a Trasta «quando insieme ad altre duecento persone i dieci attivisti impedirono pacificamente, come avviene ormai regolarmente dall’estate dell’anno scorso, l’esecuzione degli espropri di alcuni terreni».

     

    Trasta e Fegino: il punto sugli espropri

    san quirico. terzo valico.2jpgNonostante i cattivi presagi e alcune sconfitte sul campo degli espropri, i contrari all’opera rimangono ben saldi sulle loro posizioni. «A prescindere dalle decisioni dei singoli – sottolinea Ghiglione – noi contestiamo l’opera sulla base del rapporto costi-benefici. Se mi metto nei panni degli espropriati, questa è una mia considerazione personale poi all’interno del movimento ci sono visioni differenti, capisco che qualcuno, magari messo alle strette, decida di scendere a compromessi. Perché poi di questo si tratta. Le persone a volte vengono “comprate”. In questi casi, soprattutto per le abitazioni, c’è sempre una lievitazione degli indennizzi economici rispetto alle previsioni iniziali. Parliamo di soldi pubblici e ciò dovrebbe suscitare almeno una riflessione».
    Le prossime iniziative contro gli espropri sono previste il 30 luglio a Trasta (in via Trasta dalle ore 06:00) e il 31 luglio a Fegino (in via dei Molinussi, dietro all’ex Centrale del Latte, dalle ore 06:00). «Qui i proprietari dei terreni non hanno mai risposto ai solleciti – conclude Ghiglione – bisogna ricordare che, finora, gli espropri di case o terreni sono stati portati a termine soltanto tramite trattative bonarie con il Cociv. A Trasta e Fegino, invece, i privati hanno sempre rifiutato qualsiasi trattativa».

     

    Matteo Quadrone

  • Primo Valico, ecco l’alternativa alla Tav Genova: il progetto

    Primo Valico, ecco l’alternativa alla Tav Genova: il progetto

    voltri-ferroviaPoco meno di 20 chilometri di tunnel alla base della catena dei Giovi per ridisegnare il Primo Valico – aperto nel 1852 per collegare Pontedecimo e Rigoroso (Arquata Scrivia) – evitando la ripida salita di Busalla, che raggiunge anche il 35‰ di pendenza. L’alternativa al tanto contestato Terzo Valico ha finalmente un volto, una proposta concreta. L’idea giunge dall’architetto Paolo Rigamonti, che si è ispirato alla filosofia svizzera di abbassamento dei trafori storici, “spostandoli” alla base delle asperità montuose, per diminuire la pendenza delle vie infrastrutturali. Un concetto che è stato fatto proprio anche dai rappresentati della Lista Doria, che hanno seminato un po’ di sconcerto in Consiglio comunale per essere andati almeno apparentemente contro le intenzioni del proprio sindaco, per il momento determinato a proseguire l’iter del Terzo Valico.

     

    Alla scoperta del Primo Valico: di che cosa si tratta?

    La proposta di Rigamonti e Lista Doria è molto semplice e punta al potenziamento dell’utilizzo di una linea già esistente e attualmente poco sfruttata a causa della sua tortuosità e della pendenza, che la rendono appetibile per i passeggeri solo nel tratto Pontedecimo-Busalla, mentre il percorso Rigoroso-Busalla è ottimizzato per le merci. Tutti ostacoli che, a detta dell’architetto, possono essere sormontati con interventi di gran lunga più semplici, economici e meno invasivi rispetto all’Alta Velocità Genova – Tortona – Milano. «Con un traforo lungo circa un terzo di tutte le gallerie previste per il Terzo Valico – spiega l’architetto – il Primo Valico potrebbe diventare una linea di ottima qualità, pur non potendosi definire linea veloce». Il percorso del tratto di montagna Pontedecimo – Rigoroso è di 35 km, a fronte di una distanza in linea d’aria di soli 18,5 km. Il dislivello tra i due punti estremi è di 170 m, con una pendenza media del 9,2‰ (contro il 12,5‰ del Terzo Valico), che lo rendono il passaggio appenninico più breve in assoluto.

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    Una soluzione alquanto simile a un vecchio progetto preliminare di “direttissima dei Giovi” del 1966, che prevedeva di passare sulla sponda sinistra del Polcevera, per imboccare poi la galleria di valico poco a monte della confluenza tra il rio Secca e il Polcevera (con un tratto allo scoperto all’altezza di Serra Riccò) e uscire a Rigoroso, con uno sviluppo di circa 20 km. Una via oggi improponibile per ragioni di impatto, ma che condivide con il nuovo Primo Valico l’uscita ad Arquata, anziché il prolungamento fino a Novi.

    «Per contrastare sul nascere questa proposta – racconta Rigamonti – la Relazione di accompagnamento al progetto afferma la “imprescindibile necessità” di immettere su questa linea ben 138 treni/giorno già a partire dal 2006, a fronte dei 46 allora circolanti. Di qui la asserita necessità di realizzare una nuova linea. Un’evidente mistificazione, dato che i passaggi nel frattempo sono addirittura diminuiti». Tuttavia, la boutade di riservare una linea ai lavoratori che quotidianamente si spostano su quest’asse aveva fatto facilmente breccia nella politica della sinistra. «Peccato – commenta l’architetto – che poi ci si sia dimenticati di mettere in pratica questo potenziamento a vantaggio dei pendolari».

    «Certamente – prosegue Rigamonti – con il Primo Valico resta il problema di servire Voltri, che invece sarebbe ben collegato con il Terzo Valico. A questo fine, si deve prevedere una prosecuzione della bretella Voltri-Borzoli fino a San Quirico: una galleria pianeggiante di 6 km, che riprende in parte il tracciato del Terzo Valico e che uscirebbe all’altezza dell’isola ecologica, senza infastidire nessuno. Così si realizzerebbe una sorta di “Y” rovesciata dalle polarità portuali genovesi alla pianura padana, con una linea pianeggiante. Così il Primo Valico potrebbe essere prevalentemente a uso merci e traffico locale, mentre la Succursale potrebbe puntare prevalentemente sui passeggeri di più lunga percorrenza.».

    Geometricamente si tratta di lavori assolutamente fattibili e non dovrebbero esserci problemi neppure dal punto di vista geologico. «Certo – sostiene l’architetto – bisognerebbe scongiurare la dismissione dello scalo di Pontedecimo prevista dal Puc, da usare come base di cantiere, altrimenti tutto il discorso del nuovo Primo Valico rischierebbe di saltare». Resterebbe, poi, da verificarne la fattibilità tecnica. Ed è proprio qui che Rigamonti alza la voce: «Genova dovrebbe esigere che qualcuno super partes si facesse carico della valutazione complessiva di questo progetto. Non è corretto che l’arbitro della partita sia anche il giocatore di una delle squadre in campo». 

     

    Tutti i No al Terzo Valico

    confronto-primo-valico-terzo-valicoSecondo Rigamonti, alla base della concezione del Terzo Valico c’è una valutazione assolutamente errata o volutamente ingannevole: «Nel 2002 – spiega l’architetto – si disse che a partire dal 2006 il sistema ferroviario sull’asse Genova – Milano non sarebbe stato più in grado di assorbire la domanda crescente e che avremmo avuto un deficit complessivo tra merci e passeggeri di circa 130 treni. Peccato che, attualmente, pure senza il nuovo valico, il sistema ferroviario sia utilizzato solo al 60% delle sue possibilità e presenti un’offerta che supera di 150 convogli la domanda reale».

    Tuttavia, stando alle previsione dell’Autorità portuale, il traffico merci in direzione Genova potrebbe ben presto rischiare il collasso, soprattutto in ottica del nuovo Piano regolatore. Ma anche su questo punto l’architetto ha qualcosa da ridire: «Quando Merlo presenta gli otto scenari di sviluppo del nuovo porto, dà per scontato che a monte vengano realizzate la Tav e la Gronda. Peccato che entrambe, così come sono pensate, non siano assolutamente funzionali a uno sviluppo dell’area portuale in zona Sampierdarena e Sestri, ma solo per la direttiva di Voltri. Queste opere sono entrambe sbagliate perché non vanno della direzione dello sviluppo ma della marginalità».

    Il primo ostacolo, secondo Rigamonti, è di tipo prettamente tecnico. I lavori, infatti, non sono scomponibili in lotti interdipendenti e le infrastrutture non saranno utilizzabili neppure parzialmente finché non sarà montato l’ultimo bullone dell’ultima tratta. «Genova si condanna due volte: la prima per i tempi e la seconda perché le soluzioni non sono adeguate».

    A ciò vanno aggiunte alcune difficoltà più prettamente tecniche. «Ad esempio – spiega Rigamonti – quelle che si incontrano poco prima di Tortona, dove la linea ha un raggio di curvatura di 1200 metri, a fronte dei 5 mila previsti per l’alta velocità. Se, dunque, parlassimo di Tav Genova – Milano, questo inconveniente da solo basterebbe a rendere inefficace il progetto. Un rallentamento di questo tipo sarebbe concepibile solo in una situazione di arrivo dei treni e non di transito: ecco perché la denominazione reale del progetto è  “Linea A.V./A.C. Genova-Milano – tratta Genova-Tortona”, mentre del progetto preliminare dell’intera linea non c’è traccia». Qui interviene una grande opera di marketing: per distogliere i problemi dal nodo Genova-Milano, si parla dell’ormai mitico corridoio 24 Genova–Rotterdam: «Un bell’inganno – dice Rigamonti – dovuto al fatto che gli interessi che gravitano attorno al Terzo Valico sono meramente legati alla sua costruzione e non alla funzionalità della struttura stessa. Gli utenti non hanno mai avuto voce in capitolo».

    binari-trasporti-treniMa c’è un altro dettaglio tecnico che declassa l’intero progetto: «Il Terzo Valico giunge a Genova convergendo a Fegino nell’attuale linea “diretta” Genova-Milano, ovvero la cosiddetta Succursale dei Giovi. L’innesto sarebbe a raso, soluzione tecnica che determina un conflitto fra i treni da Genova verso Arquata via Succursale e i treni discendenti dal Terzo Valico diretti verso Genova, che qui si incrociano e dovrebbero diminuire sensibilmente la velocità. Un problema che si duplicherebbe anche a Tortona. Inoltre, il sistema presenta una serissima criticità anche all’altezza di Fegino, dove i sei binari provenienti da sud e i quattro binari da nord convergono in due soli binari, determinando un classico collo di bottiglia. Da cui dovrebbe passare tutto il traffico di Genova e tutto il traffico del porto in zona Sampierdarena. Piccolo particolare: da molti anni si propone alle Ferrovie dello Stato di fare un’operazione simile per la prosecuzione della bretella Voltri – Borzoli. La risposta è sempre stata negativa perché comprometterebbe la funzionalità della Succursale. Se adesso questo intervento viene accettato, significherebbe l’assurdità della convinzione che l’attuale linea dei Giovi non servirebbe più. Quindi si farebbe una linea nuova per buttare via quella vecchia, spendendo 7 miliardi per correre un po’ di più per 30 chilometri». Lo spreco più totale, di soldi pubblici. Per contro, il progetto del nuovo Primo Valico non avrebbe nessun problema di strozzature, dal momento che già in origine era stato pensato proprio come collegamento diretto per il porto in zona Sampierdarena. Un nodo cruciale potrebbe, comunque, presentarsi nella bretella per Voltri. Ma, a detta dell’architetto, sarebbero sondabili anche altre soluzioni tecniche.

    «Quando faccio un progetto – incalza Rigamonti – metto in conto che le previsioni che faccio abbiano un margine di errore. Nel caso del Terzo Valico abbiamo l’eccezionale possibilità di capire come e quanto siano sbagliate. Perché non teniamo conto? Facciamo finta di niente?»

     

    Primo Valico e Terzo Valico: progetti a confronto

    stazione-brignole-binari-neve-D2«Da un lato, dunque – sintetizza l’architetto – abbiamo il Terzo Valico con tutte le sue incongruenze.  Dall’altro la proposta del rifacimento del Primo Valico, che costerebbe un terzo, o la metà se vogliamo comprendere anche i costi del prolungamento verso Voltri».

    C’è, poi, un altro mito da sfatare. «Quando il Comune di Genova dice che grazie al Terzo Valico si andrà a Milano in 58 minuti, dice un’assurdità. Poiché da Tortona a Milano ci vogliono 55 minuti, vorrebbe dire che il Terzo Valico consentirebbe di fare Genova – Tortona in 3 minuti. Assurdo, appunto. Sarebbe, dunque, necessario intervenire anche sul tratto Tortona – Milano, ma allora perché non farlo prima di realizzare il Terzo Valico?».

    Infine, Rigamonti punta il dito contro l’inganno che si perpetrerebbe ai danni degli utenti. «Fra Milano e Brescia hanno fatto 20 chilometri di linea veloce che ha autorizzato le Ferrovie dello Stato a eliminare gli Intercity. Su quella tratta ora ci sono solo Frecce Bianche, più scomode, con un aumento del biglietto del 50% e nessuna riduzione sensibile del tempo di percorrenza. È abbastanza plausibile che la stessa cosa si verificherebbe anche a Genova. Per non parlare delle merci. Perché sarà tutto da vedere quanto costerà il nuovo passaggio sotto un tunnel da 7 miliardi. Senza dimenticare che le Ferrovie dello Stato si troveranno a gestire tre linee, di cui due molto sottoutilizzate, con costi notevoli. Per questo motivo, lo stesso Moretti (amministratore delegato di FS, NdR) si era detto inizialmente contrario al Terzo Valico, ma poi gli hanno fatto capire che politicamente sarebbe stato meglio non intralciare il progetto».

     

    Simone D’Ambrosio

  • Gronda: via libera del Ministero e dubbi sull’utilità dell’opera

    Gronda: via libera del Ministero e dubbi sull’utilità dell’opera

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    Il Ministero dell’Ambiente ha dato il suo via libera – con prescrizioni – alla Gronda di Ponente (qui l’opera nel dettaglio nello speciale di Era Superba). La Commissione Nazionale chiamata a valutare l’impatto ambientale dell’opera, riunitasi venerdì 28 giugno a Roma, ha espresso un parere positivo – anche se non ancora formalizzato nel decreto definitivo – che avvicina la convocazione della Conferenza dei Servizi e dunque, tra un paio d’anni, la possibile apertura dei cantieri. Le prescrizioni imposte dal Ministero riguardano: la tutela delle sorgenti, la sicurezza dal punto di vista idrogeologico, la protezione degli habitat prioritari, il rispetto di una serie di limiti per quanto concerne i rumori ed i cantieri. Inoltre, la Commissione Via indica una serie di rilievi in merito al trattamento delle rocce amiantifere.

    «Attendiamo di conoscere ed approfondire nel dettaglio i documenti di valutazione di impatto ambientale – questo il commento del Sindaco Marco Doria – Qualsiasi giudizio potrà essere espresso solo sulla base di un esame puntuale delle prescrizioni e delle condizioni contenute nella Via, sia sull’opera sia sulle modalità di realizzazione».
    «Confermo l’impegno dell’amministrazione comunale ad una corretta valutazione dell’opera nell’ambito della Conferenza dei Servizi – aggiunge Doria – anche alla luce di aggiornate previsioni di traffico su strada».
    Proprio in questo senso, alcuni studi in mano ad Autostrade per l’Italia confuterebbero l’utilità dell’opera, soprattutto se analizzata nell’ottica dei costi-benefici. Le previsioni di aumento del traffico autostradale alla base del progetto, infatti, non si sono verificate. Anzi, nell’ultimo anno si registra un calo tra il 7 e l’8%.

    La materia ora passerà al vaglio della Conferenza dei Servizi «E sarà quella la sede in cui il Comune farà valere gli interessi e le esigenze della città – continua il Sindaco – alcune delle quali erano già state chiaramente poste a condizione nelle deliberazioni a suo tempo assunte dal Consiglio comunale, in particolare la necessità di liberalizzare, contestualmente alla nuova opera, l’attuale tratto autostradale di ponente».

    Il percorso per giungere ad un’effettiva apertura dei cantieri durerà almeno due anni, senza contare i tempi necessariamente lunghi della successiva costruzione della Gronda. Quindi Doria richiama l’attenzione sulla necessità di «Non perdere di vista, nell’attesa, altri interventi di minore portata ma assolutamente indispensabili (e realizzabili in tempi più brevi) per il sistema autostradale in territorio urbano, come il nodo di San Benigno e la complanare di Prà. Tutto ciò non deve essere trascurato».

    Manifesta maggiore entusiasmo il vicesindaco, Stefano Bernini «La Gronda è una grande occasione per Genova che la città non può sprecare. L’opera porterà sviluppo e opportunità occupazionali. Il progetto è già passato una volta con il voto favorevole del Consiglio comunale. Adesso comincerà la conferenza dei servizi, che durerà circa un anno e mezzo, durante il quale il lavoro dei tecnici comunali servirà a stimolare chi ha ancora dei dubbi sull’opera»
    Seguito a ruota dall’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita «La posizione della Regione Liguria è chiara: si tratta di un’infrastruttura essenziale per lo sviluppo e possiamo discutere e chiarire tutti i nodi critici ma ad un certo punto bisognerà anche decidere evitando di perdere anche un solo centesimo di quelli faticosamente conquistati per il territorio ligure».

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico, Pontedecimo: istituzioni-cittadini, il confronto è tardivo

    Terzo Valico, Pontedecimo: istituzioni-cittadini, il confronto è tardivo

    Valpolcevera_da_MurtaUn confronto a tratti surreale tra due mondi troppo distanti, nettamente separati da un’incomunicabilità di fondo che ha contraddistinto il tardo pomeriggio di ieri presso la società “La Fratellanza” di Pontedecimo. Nella sala gremita dagli abitanti della Val Polcevera era in programma la prima assemblea pubblica – convocata dalla istituzioni – sul tema del Terzo Valico. Troppo tardi verrebbe da dire, quando ormai gran parte della popolazione si è già formata la propria opinione sull’utilità o meno della nuova infrastruttura ferroviaria e – volente o nolente – ha avuto a che fare da vicino con gli inevitabili disagi che un tale intervento comporta. L’assemblea è stata richiesta dai consiglieri di opposizione del Municipio Valpolcevera (mentre per la maggioranza solo dal consigliere Fds).
    Da una parte i cittadini, molti dei quali non rassegnati all’ineluttabilità delle cose, testimoni di vicende paradossali (vedi San Quirico) e dunque pronti a contrastare con decisione la realizzazione del Terzo Valico, dall’altra il vicesindaco Stefano Bernini, l’assessore regionale Raffaella Paita (Infrastrutture), il dirigente della Regione Giovanni Battista Poggi, alcuni rappresentanti del Cociv (general contractor) per la prima volta presenti ad un incontro pubblico sul territorio genovese e questa è già di per sé una notizia.
    Ma il metodo scelto è parso errato, come hanno fatto notare alcuni cittadini. Questi ultimi per porre domande dovevano necessariamente prenotarsi prima dell’inizio dell’assemblea, ritirare un biglietto e poi attendere il loro turno nel momento dedicato ai quesiti. Nonostante ciò le prenotazioni sono state numerose, mentre il tempo a disposizione dei singoli interventi era assai limitato.
    Sarebbe stato più costruttivo un tavolo di confronto con i tecnici del Cociv da un lato e quelli del movimento No Terzo Valico a proporre le alternative all’opera dall’altro. Non è andata così perché – spiace dirlo – ancora una volta il ricorso alla tanto decantata democrazia partecipata è arrivato fuori tempo massimo, quando le scelte politiche sono già state compiute ed una simile iniziativa assume le sembianze della beffa.

    «È un momento di informazione per la cittadinanza – spiega in apertura Iole Murruni, Presidente del Municipio Valpolcevera – il Terzo Valico è un’opera che vede posizioni diverse e noi auspichiamo che tutte possano confrontarsi. I compiti del Municipio sono quelli di ascolto e vicinanza, per questo abbiamo organizzato incontri con gruppi di persone interessati dai lavori, seguendo la vicenda degli espropri affinché nessuna famiglia fosse lasciata sola».
    I tecnici del Cociv, dopo una lunga illustrazione dell’iter approvativo, sottolineano come l’impatto maggiore dell’opera sia dovuto alla realizzazione delle gallerie: quelle principali e soprattutto quelle di servizio (le cosiddette “finestre” Polcevera, Cravasco, Castagnola, Val Lemme). Seguono gli interventi relativi alla viabilità, ovvero le opere di compensazione che qualcuno semplicemente chiama la “merce di scambio”: l’opera principale, forse la più utile per la cittadinanza, sarà la galleria che collegherà via Borzoli con via Erzelli, risolvendo così l’annoso problema dei numerosi tir in transito a ridosso delle case di Borzoli. Infine le opere prettamente ferroviarie: l’imbocco di Fegino, dove sorgerà il cantiere operativo per scavare la galleria principale, la finestra Polcevera dietro il Mercato dei fiori di San Quirico e la finestra Cravasco, appena sopra al paese di Isoverde.
    Raffaele Ippoliti, responsabile ambientale del Cociv afferma «È stato istituito un osservatorio ambientale che avrà il dovere di monitorare tutte le fasi dei lavori affinché siano rispettate le condizioni di sicurezza. La presenza di Arpal e delle altre agenzie regionali per l’ambiente è una garanzia in questo senso. Inoltre ci saranno 6 gruppi specifici dedicati alle seguenti tematiche: amianto, atmosfera, rumori, biodiversità, acqua, fauna e flora».

    Al primo giro di domande gli animi cominciano a surriscaldarsi. Una signora “espropriata” lancia l’accusa «Io la vicinanza del Municipio non l’ho mai sentita. Ho risolto la trattativa con il Cociv ma nessuno potrà restituirmi il valore affettivo della mia casa». Poi, rivolta al vicesindaco Bernini «Il Comune, fin dal 2004, sapeva che la mia abitazione sarebbe stata interessata dai lavori per il Terzo Valico, eppure mi ha concesso i permessi per ristrutturarla».
    Angelo Spanò, ex consigliere provinciale dei Verdi, ricorda «Le nostre colline sono piene di rocce amiantifere, sono stati eseguiti i carotaggi necessari? E si possono vedere i risultati? Per quanto riguarda la Galleria Borzoli, l’unica opera indispensabile per il territorio, i lavori sono fermi da dicembre».
    L’ingegnere Mauro Solari, a metà anni ’90 membro della commissione ambientale della Regione Liguria, sottolinea «All’epoca il Terzo Valico era stato bocciato più volte perché ritenuto inutile. Il fatto che l’opera sia stata autorizzata non vuol dire che serva al territorio e alla cittadinanza. Il peccato originale del Terzo Valico è quello di essere stato affidato al Cociv senza gara nel 1991, appenda due anni prima dell’entrata in vigore delle norme europee che impediscono l’affidamento diretto. La domanda principale è perché non sono mai state prese in considerazione le alternative all’opera?».

    Tra applausi per gli interventi del pubblico e contestazioni ai rappresentati istituzionali, l’assemblea è proseguita. Il vicesindaco Bernini, non senza qualche difficoltà, ammette «È vero, in passato ci sono state delle carenze a livello informativo ed alcune persone hanno ristrutturato delle abitazioni destinate ad essere espropriate. Adesso stiamo cercando di porre rimedio a queste situazioni tramite adeguati indennizzi economici».
    In merito ai carotaggi, Bernini afferma «I risultati sono stati messi a disposizione dei consiglieri comunali». Infine per la galleria di Borzoli «Abbiamo avuto un problema legato al conferimento dello smarino che ha rallentato i lavori. Ora stiamo trattando per individuare i siti adatti».

     

    Matteo Quadrone

  • San Quirico, lavori per il Terzo Valico: i No Tav ristabiliscono la legalità

    San Quirico, lavori per il Terzo Valico: i No Tav ristabiliscono la legalità

    san quirico. terzo valicoA metà mattinata gli operai della Drafinsub – ditta incaricata della realizzazione di una pista di accesso all’area di cantiere e delle operazioni di bonifica dagli ordigni bellici – risalgono sul loro furgone e se ne vanno tra applausi e fischi della gente accorsa fin dall’alba per difendere il terreno di proprietà della famiglia Bruzzese.
    Siamo in località San Quirico, dietro al Mercato dei Fiori, dove ancora resiste uno splendido polmone verde a ridosso di case e capannoni. Uno spazio di oltre un ettaro e mezzo sopravvissuto all’edificazione selvaggia, in cui Davide Bruzzese e la sua famiglia vivono, coltivano la terra e allevano i propri animali, da quasi 40 anni, conservando con cura un raro esempio di campagna a pochi metri dalla città.
    san quirico. terzo valico.3jpgMa proprio qui è previsto l’imbocco della galleria Polcevera, una delle “finestre” (gallerie di servizio) del Terzo Valico. Alberi da frutto, orti e pascoli rischiano di scomparire per sempre, rimpiazzati da una colata di cemento.
    Alcuni giorni fa è spuntata una ruspa della ditta, dopo che una prima recinzione era stata installata all’insaputa dei proprietari. Oggi non è visibile neppure un cartello con l’indicazione dei lavori da eseguire e le autorizzazioni necessarie, tutto sembra esser stato predisposto in fretta e furia, onde evitare contestazioni.

     

    san quirico. terzo valico.4jpgIl paradosso è che la famiglia Bruzzese non ha mai ricevuto alcuna notifica di esproprio del terreno e dunque dal 25 aprile – con l’immancabile supporto di altri cittadini e militanti No Tav – presidia la sua proprietà per difenderla da eventuali abusi.
    I lavori, che sarebbero già dovuti partire, sono stati sospesi in attesa di accertamenti.
    Stamattina la Drafinsub è tornata alla carica ma si è trovata dinanzi l’ostinata resistenza di una cinquantina di persone, sotto l’occhio vigile della Digos.
    «Il Cociv (general contractor del Terzo Valico) sostiene di aver rispettato la procedura notificando l’esproprio due anni fa – spiega Francesco del Comitato No Tav No Terzo Valico di Pontedecimo e San Quirico – Peccato, però, che la notifica sia stata inviata al precedente proprietario. Il Cociv afferma che non esistono documenti ufficiali in grado di attestare l’attuale proprietà. Il nostro avvocato, invece, ha in mano una visura catastale risalente a gennaio 2011, dunque precedente all’errata notifica di esproprio, che sancisce la proprietà della famiglia Bruzzese».

    san quirico. terzo valico.2jpgDa un punto di vista procedurale, ancora una volta, il Cociv avrebbe calpestato ogni regola. «Prima di avviare i lavori devono notificare l’esproprio e comunicare il relativo indennizzo economico – continua Francesco – Niente di tutto ciò è stato fatto. Finora non hanno voluto prendere in considerazione la nostra documentazione. Ci troviamo di fronte a metodi illegali perpetrati da un gruppo di persone a danno dell’intera cittadinanza. Noi non ci stiamo. E continueremo a difendere la terra della famiglia Bruzzese».

     

     

    Matteo Quadrone

    [Foto dell’autore]

  • Terzo Valico: sabato 20 aprile manifestazione a Novi Ligure

    Terzo Valico: sabato 20 aprile manifestazione a Novi Ligure

    terzo valicoSarà una grande mareggiata che travolgerà ogni ipotesi di costruzione del Terzo Valico insieme a partiti, amministratori pubblici e politici complici di questa follia. Così i promotori dell’iniziativa si aspettano la marcia popolare No Tav da Novi Ligure a Pozzolo Formigaro, in programma Sabato 20 Aprile.
    In attesa di conoscere con quale Governo affrontare seriamente la più ampia tematica delle Grandi Opere e della loro effettiva utilità per il Paese, bisogna registrare che la discussione sulla realizzazione dell’alta velocità/alta capacità – complice il periodo di crisi economica e sociale che stiamo attraversando e grazie alla presenza di alcuni nuovi parlamentari contrari al Tav – è tornata al centro del dibattito.
    Il grande merito va attribuito senza dubbio alla resistenza ventennale del popolo No Tav della Valsusa «Capace di tenere aperto un varco praticando la strada tortuosa della resistenza – si legge sul sito web No Terzo Valico (www.notavterzovalico.info) – e qui in basso Piemonte ed in Liguria la determinazione di centinaia di persone è riuscita a far sì che un nuovo fronte di lotta contro il Tav tornasse ad essere aperto».
    E sabato a Novi Ligure arriveranno anche i valsusini, pronti a ricambiare il favore ai militanti No Terzo Valico presenti in massa alla manifestazione in Val di Susa il 23 marzo scorso.
    «Nessuna mediazione è possibile, l’alta velocità è un’assurdità in Valsusa come in Valle Scrivia, quando le comunità si riscoprono solidali vogliono tornare a decidere del futuro del proprio territorio – continuano gli organizzatori – E questo non contempla mai la distruzione delle montagne (Alpi o Appennino fa poca differenza), delle sorgenti e delle falde acquifere, non accetta che ditte in odore di mafia e ‘ndrangheta possano calare impunemente sul proprio territorio e muoversi con tutta l’arroganza di cui sono portatrici».

    Nel frattempo, in Senato c’è chi si muove in direzione opposta: 3 neo parlamentari Pd – Stefano Esposito, Daniele Borioli e Federico Fornaro – hanno presentato un’interpellanza sul Terzo Valico. «Questo blando documento, che non fa alcun accenno agli espropri in corso, alle frenetiche attività genovesi per partire al più presto, richiama continuamente come esempio da seguire la linea devastatrice della Val di Susa scrive Antonello Brunetti sulla piattaforma web dei No Terzo Valico – dove “si armonizza il processo di progettazione e realizzazione della nuova linea ferroviaria AC Torino-Lione con le esigenze di tutela e valorizzazione dell’ecosistema e delle comunità locali “».
    Secondo i firmatari dell’interpellanza, occorre puntare «all’attuazione di un analogo strumento di concertazione che accompagni il processo di completamento della progettazione e di realizzazione della linea ferroviaria AV/AC Genova-Milano, tratta denominata “Terzo Valico”, che presenta caratteristiche dimensionali, finanziarie e di complessità ambientale del tutto simili alla linea ferroviaria AC Torino-Lione». Il documento prosegue «Senza che mai appaiano parole come espropri, amianto, traffico, cave, spreco di miliardi, priorità, inutilità dell’opera, alternative, ecc.», sottolineano i No Terzo Valico.

    Per quanto riguarda Genova, proseguono febbrili i tentativi di iniziare i lavori ma, nella realtà dei fatti, finora è stato affidato un solo intervento, quello da 32 milioni di euro all’Ati (associazione temporanea di imprese) fra Cipa e Pamoter che riguarda la galleria di Borzoli. Nei prossimi mesi dovranno essere affidati anche 30 milioni di lavori in Val Polcevera ed altri 40 per l’imbocco della galleria di Campasso, ha spiegato il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, il 9 aprile scorso, in occasione della riunione tenutasi tra rappresentanti regionali, comunali, Cociv (general contractor del Terzo Valico) ed Ance (associazione dei costruttori edili), per fare il punto della situazione, soprattutto sulle prospettive occupazionali per il territorio.
    «Entro fine anno saranno impegnati nei lavori del Terzo Valico circa 200 lavoratori, per arrivare a 300 entro giugno 2014», questi i numeri emersi, che hanno lasciato perplesso il segretario di Fillea-Cgil, Silvano Chiantia «Sono 200 lavoratori in tutto ma non sappiamo quanti saranno quelli locali. Burlando ha spinto il Cociv a prendersi direttamente una parte di lavoratori per la quota di opere che non deve appaltare (il 40% del lotto genovese). Non siamo soddisfatti, oggi ci aspettavamo risposte perché la gente ormai è esasperata, nel settore edile in tre anni abbiamo perso circa 7000 posti di lavoro».

     

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico, mobilitazione No Tav: gestione degli espropri poco trasparente

    Terzo Valico, mobilitazione No Tav: gestione degli espropri poco trasparente

    notav2Nuovo presidio dei cittadini della Val Verde contrari all’alta velocità ferroviaria. Ieri in centinaia hanno manifestato in località Campora (tra Campomorone e Isoverde) al fine di impedire la notifica degli espropri dei terreni interessati dalla cantierizzazione. La mobilitazione segue quella del 27 febbraio a Cravasco (frazione di Campomorone) dove è prevista la realizzazione di una delle finestre di servizio del tunnel principale. In entrambi i casi la massiccia presenza di abitanti e No Tav ha spento sul nascere le intenzioni dei fautori della grande opera che, per l’ennesima volta, neppure si sono presentati all’appuntamento, nonostante un dispiegamento imponente di forze dell’ordine. Al loro posto, però, è comparso un camion con a bordo una trivella per l’esecuzione dei sondaggi. I manifestanti non si sono fatti cogliere impreparati e hanno bloccato il passaggio del mezzo pesante, rispedendolo al mittente.

    Ma è l’intera gestione delle operazioni – guidate dal Cociv, il consorzio di imprese incaricato della costruzione del Terzo Valico – a destare perplessità. «Alcuni espropri sono stati notificati convocando i cittadini presso il Comune – spiega Davide Ghiglione, militante No Tav e consigliere comunale (Fds) a Campomorone – è successo a Fraconalto (in Provincia di Alessandria) ma anche a Campomorone». Proprietari chiamati a firmare un foglio che, in pratica, equivale alla cessione dei loro terreni al Cociv.
    «A norma di legge, invece, l’esproprio dovrebbe essere eseguito sulla proprietà privata – sottolinea Ghiglione – e la firma del verbale deve avvenire in loco, non in Comune».

    Per evitare contestazioni – visto che la partecipazione popolare contro la Tav non ha perso vigore – il Cociv ha pensato a questo escamotage.
    «I nostri avvocati sostengono che tale modo di agire non sia del tutto legale – continua il consigliere – perché non è stata rispettata la consueta procedura».

    No Tav presidio Campora (Campomorone)Inoltre, all’inizio del mese di marzo, alcuni residenti di via Rapallo a Campomorone, hanno ricevuto delle lettere, tecnicamente chiamate “decreti di immissione in proprietà”, riguardanti terreni già adibiti a parcheggi «In quanto Cociv ha inserito nel progetto definitivo, prendendo spunto dal vecchio piano regolatore, opere che il Comune ha già realizzato – stigmatizza la Giunta comunale di Campomorone nella delibera n. 28 del 5 marzo  – Ribadiamo con tutta la forza necessaria che gli elenchi relativi agli espropri devono essere concordati preventivamente con questa amministrazione e che non è accettabile un inopportuno e improduttivo comportamento unilaterale da parte di Cociv».

    «Per le seguenti zone il Comune ha deciso lo stralcio di alcuni interventi, già realizzati o da realizzare, inseriti nel progetto definitivo del Terzo Valico – continua la delibera – A Campomorone: parcheggi Via Cavallieri (già eseguito); Via Circonvallazione-Via Spinola (già eseguito); Via Circonvallazione (già eseguito); Via Rapallo alta; Via Torino (già eseguito); Via De Gasperi (già eseguito). A Isoverde: parcheggi Rio Rizzolo alto; Pavian Cravasco. Inoltre, è da stralciare qualsiasi opera prevista a margine della Strada Provinciale n. 6 lato torrente Verde in località Maglietto e Campora (allargamenti, marciapiedi, nuovi spiazzi di parcheggio o manovra) che modifichi lo stato dei luoghi e comprometta la tutela delle alberature ad alto fusto presenti (Filari di Tigli, Gelsi e Platani, dal ponte Patrone Battagli al ponte per Santo Stefano S.P. n. 50)».

    L’atteggiamento del Comune di Campomorone, però, pare quanto meno ambiguo «L’amministrazione da una parte condanna l’atteggiamento del Cociv – sottolinea Ghiglione – dall’altra lo asseconda convocando gli espropriati».

    Poca trasparenza ed errori grossolani da dilettanti allo sbaraglio contraddistinguono anche altre iniziative in atto sul territorio genovese, in particolare in Val Polcevera.
    «In zona San Biagio hanno posizionato una trivella all’interno di un terreno comunale – racconta Ghiglione  – alcuni abitanti hanno chiamato i vigili urbani che hanno constatato la mancanza dei permessi necessari. Così i lavori sono stati fermati in attesa del rilascio delle autorizzazioni».

    A San Quirico, dietro il Mercato dei Fiori, dove dovrebbe sorgere un’altra finestra di servizio, il Cociv è riuscito a fare di peggio.
    «Gli operai sono entrati in un terreno privato ed hanno delimitato con dei paletti di legno la presunta area di cantiere – continua Ghiglione, consigliere anche presso il Municipio Valpolcevera – Il proprietario si è lamentato dell’inaspettata presenza e così è emerso che il terreno non è stato ancora espropriato. Anzi, il Cociv si è basato su carte datate, in cui addirittura non risulta l’attuale proprietario!».

    Per quanto riguarda gli espropri delle abitazioni, invece, procedono le trattative economiche private, impostate con ogni singolo proprietario. Facendo leva sull’offerta è più facile ottenere il consenso degli interessati ma, inevitabilmente, il percorso si rallenta.
    «E questo per noi è un fatto positivo», sottolinea Ghiglione. Anche perché ad agosto 2013 scadrà la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera. Ciò significa che il Cociv – se entro quella data non riuscirà a concludere tutti gli espropri – sarà costretto a rifare tutta la procedura. Sempre che il nuovo Governo confermi la medesima dichiarazione. «Quindi i tempi si allungheranno – conclude il consigliere – complicando i piani di questi signori».

     

    Matteo Quadrone

    [Foto tratte dal sito web www.notavterzovalico.info]

  • Grandi opere, Gronda e Terzo Valico: passi avanti in Consiglio Comunale

    Grandi opere, Gronda e Terzo Valico: passi avanti in Consiglio Comunale

    C’è voluta una lunga pausa natalizia per far approvare, non senza difficoltà, alcuni provvedimenti da tempo bloccati in Consiglio Comunale. La ripresa dei lavori avvenuta ieri ha finalmente decretato chi sarà il rappresentante del Consiglio all’interno dell’Osservatorio sulla Gronda di Ponente. Il provvedimento era stato portato in aula una prima volta ad ottobre, quando i dubbi sull’utilità di questo organismo sollevati dal M5S avevano portato ad una spaccatura all’interno della stessa maggioranza. Un secondo tentativo era avvenuto proprio prima della pausa natalizia, ma il M5S era riuscito nuovamente a far rimandare la decisione, richiedendo che la delibera passasse al vaglio della commissione competente per le nomine (Commissione Affari Istituzionali) prima di essere discussa in Consiglio.

     

     

    Le ragioni dell’opposizione del Movimento 5 Stelle sono risultate chiare anche nella seduta di ieri. «Noi crediamo che l’osservatorio non sia uno strumento di partecipazione o tutela – ha affermato il capogruppo Putti – ma di controllo del consenso». In altre parole questo organismo servirebbe solo ad evitare un reale dibattito con chi è contrario alla realizzazione della Gronda. E questo risulterebbe evidente anche dal fatto che le comunità colpite dai disagi per la costruzione dell’opera abbiano deciso di non parteciparvi.

    A queste accuse ha risposto lo stesso Sindaco Doria, il quale ha voluto difendere la correttezza dell’Osservatorio:  «Io ho partecipato ad una sua riunione e ho conoscenza diretta di cos’ha fatto – ha detto Doria – ed è stata un’occasione semplice di acquisizione di elementi di conoscenza». «La creazione del consenso o la limitazione del dissenso erano completamente fuori dall’incontro al quale ho partecipato» ha concluso il Sindaco.

     

     

    Il voto finale sulla delibera ha finalmente visto un ricompattamento maggioranza sul tema della Gronda (con la sola astensione del consigliere Pastorino di Sel)…almeno fino alla prossima votazione. Il Consiglio ha poi eletto Paolo Gozzi (Pd) come proprio rappresentante all’interno dell’Osservatorio.

     

     

    Il secondo punto all’ordine del giorno riguardava l’altra grande opera di Genova, il Terzo Valico. Proprio su questo punto si era interrotta l’ultima seduta di dicembre per mancanza del numero legale, con un M5S ancora una volta sul piede di guerra. In realtà la delibera della Giunta aveva in oggetto la realizzazione di nuove cave nel Monte Gazzo, dove verranno trasportati i detriti prodotti dai lavori per il Terzo Valico. L’opposizione del Movimento 5 Stelle – lo hanno sottolineato più volte gli stessi consiglieri – non era, in questo specifico caso, relativa alla realizzazione dell’opera, ma alla necessità di verificare con maggiore precisione la natura dello smarino che verrà trasportato nelle cave. Il consigliere Muscarà (M5S) ha sottolineato che le analisi effettuate sui terreni di scavo, che potrebbero contenere amianto, non sono sufficienti a fugare i pericoli per la salute della popolazione. Per questa ragione, in attesa di ulteriori modifiche, è stato chiesto di rimandare l’approvazione della delibera con la presentazione di una mozione sospensiva.

    Il M5S si è anche dichiarato contrario a tutte le opere compensative per l’area del Monte Gazzo presentate  dalla Lista Doria (un museo di archeologia industriale, sentieri e percorsi verdi, un sito di arrampicata). «Non ci sono compensazioni accolte dalla comunità scientifica  – ha affermato Putti – Ci aspettavamo dall’aula un po’ più di forza nel difendere la salute dei cittadini».

    Anche per Antonio Bruno (Fds) le opere compensative sono solo tentativi per rendere la delibera sul Terzo Valico più accettabile e, anzi, ha ricordato come nel libro Corruzione ad alta velocità del magistrato Ferdinando Imposimato si presenti quest’opera come frutto di una spartizione di tangenti.

     

     

    Al termine della seduta anche questa seconda delibera è stata approvata con il solo voto contrario di Bruno e l’astensione del capogruppo della Lista Doria Pignone, mentre il M5S abbandonava l’aula per protesta.

     

    Federico Viotti
    [foto di Daniele Orlandi]

  • Terzo Valico, Val Chiaravagna: via libera alle estrazioni nelle cave

    Terzo Valico, Val Chiaravagna: via libera alle estrazioni nelle cave

    La Giunta comunale dà il via libera all’accordo che consente lo sfruttamento di due cave della Val Chiaravagna, Giunchetto e Gneo, per l’estrazione dei materiali inerti necessari alla realizzazione del Terzo Valico ferroviario ed il successivo riempimento di esse e della cava dismessa Vecchie Fornaci con il materiale di scavo delle nuove gallerie (circa 1 milione di metri cubi di “smarino”).

    Il provvedimento – illustrato dal Vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Stefano Bernini – prevede un accordo di programma che coinvolge Regione Liguria, Cociv (il consorzio di imprese incaricato della costruzione del Terzo Valico) e proprietari della cave.
    Il via libera definitivo, però, dovrà arrivare la prossima settimana dal Consiglio comunale e già si preannunciano malumori nella maggioranza (in particolare nell’ala sinistra, Fds in primis ma anche all’interno della Lista Doria, il cui capogruppo, Enrico Pignone è vicino alle istanze dell’associazione Amici del Chiaravagna, da anni impegnata per una riqualificazione ambientale della zona che preveda il definitivo superamento delle attività estrattive).

    Il Vicesindaco Stefano Bernini ha spiegato che per il trasporto dei materiali su camion sarà realizzata una galleria nel Monte Gazzo e che l’impianto per la frammentazione delle rocce sarà inserito in una grotta del monte per attutire il rumore. Inoltre, una volta conclusa l’attività estrattiva nei due impianti «Tutte e tre le cave (Giunchetto, Gneo e Vecchie Fornaci) saranno rinaturalizzate – afferma Bernini – il progetto sarà affidato al professore Mauro Giorgio Mariotti (docente universitario di botanica ambientale e applicata) che ha fattto parte del comitato per Sestri e conosce il territorio. Il piazzale che sarà realizzato, una volta chiuse le cave, avrà una destinazione produttiva».

    Il provvedimento comunale dà seguito alla Delibera di Giunta regionale dell’agosto scorso, relativa al previsto accordo di programma e duramente contestata dagli Amici del Chiaravagna (vedi articolo di Era Superba) perchè in un colpo solo cancellerebbe decenni di aspettative di risanamento della zona.

    Adesso è arrivato il semaforo verde da parte del comune che, su richiesta del proprietario, ha deciso di inserire nel progetto anche un’altra cava (Conte). Accolta anche l’osservazione degli abitanti che hanno chiesto di realizzare la strada sulla sponda destra del Chiaravagna, anziché su quella sinistra. Mentre le osservazioni presentate dall’associazione Amici del Chiaravagna, contraria a qualsiasi intervento, sono state bocciate.

    Antonio Bruno, capogruppo di Fds, ricorda una sua interpellanza, presentata nel luglio scorso per chiedere al comune di dare parere negativo agli interventi sulle cave, ma purtroppo rimasta inascoltata e si domanda «La popolazione si ribellerà?».

     

    Nel frattempo contro il Terzo Valico, Sabato 15 dicembre a partire dalle ore 15:30 (ritrovo piazzale Piscine di Pontedecimo) gli abitanti di Val Polcevera e Val Verde sfileranno in fiaccolata da Pontedecimo a Campomorone.

    I manifestanti prendono in prestito un messaggio degli Irochesi al mondo occidentale «Il suolo è pieno delle ossa di migliaia dei nostri antenati, ciascuno di noi fu creato su queste terre, ed è nostro dovere averne cura, poichè da queste terre scaturiranno le future generazioni …CHE RISPLENDA LA VALLE!».

    «Sabato 15 dicembre ci sarà la fiaccolata contro il terzo valico che ci porterà da Pontedecimo a Campomorone ad attraversare i luoghi che saranno interessati dalle opere propedeutiche alla cantierizzazione per questa “grande” opera – scrive il Movimento No Tav–Terzo Valico Valpolcevera e Val Verde – Quegli stessi luoghi che la scorsa estate abbiamo presidiato e difeso, unitamente alla gente del posto, dagli espropri mandati da chi vuole sottrarci la nostra terra per devastarla in nome del profitto».

    «Sabato alcune di quelle persone non ci saranno, in quanto colpite da provvedimenti restrittivi della libertà personale da parte dell’autorità giudiziaria, per aver difeso lo scorso agosto la propria “Casa” in via dei Giustiniani, nel centro storico di Genova, da uno sgombero imposto con la forza– conclude il Movimento – Denunceremo ancora una voltà l’assurdità di questo progetto, ma soprattutto marceremo anche per loro, la lotta contro il terzo valico e la TAV non si arresta!».

     

    Sono previsti diversi autobus dal Piemonte per raggiungere la manifestazione:

    Alessandria ore 14 Piazza Garibaldi; Pozzolo Formigaro (anche per tortonesi e rivaltesi) ore 14 e 20 davanti centro commerciale ex Giovi Novi Ligure ore 14 e 30 Piazza della stazione FS; Serravalle Scrivia ore 14 e 50 Piazza Paolo Bosio (piazza del mercato); Arquata Scrivia (anche per vallemmini) ore 15 Piazza Caduti davanti all’edicola.

    Costo 10 Euro andata/ritorno – prenotazioni obbligatorie al 3393590806. Partenza tassativa all’orario indicato.

    Informazioni:

    www.noterzovalico.org – www.notavterzovalico.info
    info@noterzovalico.org – valverdenotav@libero.it – altraferrovia@libero.it

     

    Matteo Quadrone

     

  • Trasta, Terzo Valico: spunta una trivella, i No Tav la bloccano

    Trasta, Terzo Valico: spunta una trivella, i No Tav la bloccano

    Ferrovia di NerviUna trivella che effettuerà i carotaggi funzionali ai lavori di viabilità del primo lotto di costruzione del Tav-Terzo Valico è arrivata a Trasta – nascosta dal buio e scortata da Polizia, Carabinieri e Digos – nella notte di martedì 4 dicembre. Il giorno seguente è stata più volte spostata, onde evitare le contestazioni dei cittadini schierati contro la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria.

    «La sera del suo arrivo si sono inizialmente radunati sul posto una quindicina di No Tav che hanno provato, con i propri corpi, a contrastarne il passaggio, ma sono stati quasi subito spostati a spintoni dalla polizia – scrive il Movimento No Tav-No Terzo Valico – Nelle ore successive, sono accorse altre decine di attivisti che hanno deciso di darsi appuntamento per Giovedì 6 dicembre».

    Ieri pomeriggio, verso le ore 15.00, parte la caccia alla trivella che viene intravista aldilà di un cunicolo che passa sotto la linea ferroviaria esistente, in piena attività, con due operai al lavoro e la Digos a sorvegliarla a distanza.

    I manifestanti aggirano la Polizia trovando un passaggio nella zona del bosco retrostante e raggiungono la trivella attraverso un sentiero «Alcuni ci salgono sopra arrampicandosi in cima al braccio di trivellazione e imponendo di fatto il blocco dei lavori – continua il Movimento No Tav-No Terzo Valico – L’immediato passaparola fa sopraggiungere altri attivisti ed il blocco si infoltisce. Dopo una buona dose di ragioni contro l’alta velocità gli operai abbandonano la trivella e, vista l’impossibilità di lavorare, se ne vanno protetti dalla polizia».

    «Durante il blocco le carote di terra estratte in mattinata, ed essenziali alle indagine geotecniche, sono tornate a far parte della terra e del bosco cui appartengono da sempre – annunciano gli attivisti No Tav-No Terzo Valico – Le prime macchine di devastazione ad alta velocità hanno ricevuto la giusta e legittima accoglienza da chi non vuole che la propria terra, e i suoi luoghi di vita, vengano ulteriormente inquinati e saccheggiati».

    Il blocco della trivella si somma alle recenti giornate di resistenza contro gli espropri di Fraconalto.

    «Un blocco efficace, incisivo, un’azione semplice, diretta, spontanea, ma soprattutto di cuore – concludono gli attivisti – Adesso sulla trivella bloccata a Trasta, sventola la bandiera No Tav».

     

    Stasera a Pontedecimo, alle ore 21:00, presso la sala del palazzo municipale in via Guido Poli 12, si svolgerà un’assemblea popolare sul Terzo Valico; partecipano: Massimo Dallagiovana (RSU Ericsson Genova), l’avvocato Laura Tartarini, esponenti del Comitato per l’Ospedale Gallino. «C’è chi dice che grazie ai lavori del Terzo Valico ci sarà una caduta positiva sull’occupazione locale – spiegano gli organizzatori – quando invece è dimostrato che la stragrande maggioranza degli operai verranno da fuori e alloggeranno nei campi base previsti dal progetto».

    Venerdì 15 dicembre è prevista una fiaccolata – da Pontedecimo a Campomorone – per denunciare l’inutilità della grande opera.

     

    Matteo Quadrone

    Foto di Daniele Orlandi