Categoria: Grandi Opere?

  • Gronda di Genova, il punto sulla grande opera. Autostrade frena, Tursi prepara le larghe intese

    Gronda di Genova, il punto sulla grande opera. Autostrade frena, Tursi prepara le larghe intese

    autostrada-a-12Autostrade per l’Italia salva la maggioranza del Consiglio comunale. Almeno per il momento. Non si tratta della classica iperbole giornalistica ma di una sintesi, forse un po’ troppo stringata, di quanto è accaduto negli ultimi giorni attorno al tema Gronda. Come anticipato poco più di un mese fa, entro il 12 dicembre prossimo la Sala Rossa avrebbe dovuto approvare una delibera che desse parere positivo sul tracciato definitivo dell’infrastruttura in modo da consentire l’avvio ufficiale della procedura degli espropri e dei conseguenti indennizzi per i cittadini interferiti dal passaggio del nuovo nodo autostradale.

    Gronda di Genova, la grande opera >> Leggi l’approfondimento

    Rinvio della Conferenza dei servizi

    Il provvedimento si era reso necessario in seguito a una precisa richiesta della Conferenza dei servizi, riunita per la prima volta a Roma il 17 ottobre, come passaggio imprescindibile per giungere alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera. Un concetto che, com’è noto, fa storcere più di un naso nella variegata maggioranza che, almeno sulla carta, dovrebbe sostenere il sindaco Marco Doria. C’era, dunque, grande attesa per la discussione prima in Commissione e poi in aula del documento approvato dalla giunta. Ma se la discussione in Commissione dovrebbe comunque arrivare negli ultimi giorni della prossima settimana, non c’è più alcuna fretta per il passaggio nel plenum consiliare. Confermando ancora una volta le crescenti perplessità sulla realizzazione dell’opera, Autostrade per l’Italia ha chiesto e ottenuto dal Ministero delle Infrastrutture lo spostamento della prossima seduta della Conferenza dei servizi dal 12 dicembre al 23 gennaio. La motivazione ufficiale è il mancato accordo con Ilva per quanto riguarda l’attraversamento delle aree di Cornigliano necessario per portare lo smarino dai monti all’aeroporto. Una mossa che ha scatenato la rabbia di chi vuole spingere sull’acceleratore per la realizzazione della grande opera, come l’assessore regionale alle Infrastrutture, Lella Paita, che si è detta «sorpresa di una richiesta di rinvio presentata da Società Autostrade in modo unilaterale, e soprattutto mentre sono ancora in corso i contatti tra Autostrade, Ilva e Regione che avrebbero portato nel giro di poco a una soluzione». Secondo la candidata alla primarie per la presidenza della Regione c’erano le condizioni per procedere con i tempi previsti e valutare successivamente tutti gli elementi, «tanto più che il ministero dell’Ambiente, nella pronuncia di Valutazione di impatto ambientale, aveva chiaramente detto che ulteriori approfondimenti potevano essere effettuati dopo la conclusione dell’iter della conferenza dei servizi, in sede di progettazione esecutiva». Parole che confermano come le continue titubanze di chi dovrebbe farsi carico del finanziamento dell’opera, attraverso un aumento dei pedaggi su tutto il suolo nazionale, inizino a preoccupare chi invece non vede l’ora di poter dare il via libera ai cantieri.

    Peraltro, la stessa Società Autostrade ha fatto sapere che la decisione sugli interferiti e sui relativi indennizzi dovrebbe comunque attendere l’approvazione definitiva del progetto da parte del ministero delle Infrastrutture che non è detto assolutamente che tale nulla osta sia contestuale alla seconda convocazione della Conferenza dei Servizi.

    L’iter comunale

    Se, da un lato, la Regione freme, grazie a questo rinvio il Comune respira. I tempi strettissimi per l’approvazione della delibera avevano, infatti, scatenato il malcontento nei Municipi interessati dall’attraversamento dell’opera (Valpocevera, Ponente, Medio Ponente e Centro Ovest) e chiamati a pronunciarsi sulla variante al Puc introdotta dal documento di giunta per equiparare il piano urbanistico vigente con quello di prossima approvazione, in cui il tracciato della Gronda è già previsto.

    «Presentare una delibera che, con la scusa della tutela degli abitanti interferiti, dà mandato alla Giunta di approvare il progetto definitivo nella Conferenza dei Servizi dopo un mese in cui si sono verificate tre alluvioni – è il pensiero di Antonio Bruno, capogruppo FdS – è una provocazione. Molte sono le perplessità trasportistiche per un’opera pensata per dare una risposta all’attraversamento del nodo genovese (quando, invece, la maggior parte del traffico autostradale è interno al nodo stesso) che sottovaluta il rischio ambientale e sanitario indotto dallo scavo di rocce amiantifere».

    «La nostra posizione contraria all’opera resta ferma – ribadisce Enrico Pignone, capogruppo di Lista Doria – sia dal punto di vista economico che da quello funzionale. E le perplessità dimostrate anche da Società autostrade sembrano confermare la nostra riflessione: è evidente che tutte le obiezioni sollevate dal territorio e in parte contenute nelle prescrizioni della Valutazione d’impatto ambientale diventano ancora più cogenti in seguito alle continue emergenze idrogeologiche. Ma, d’altronde, se siamo tutti sconcertati da dover fare un buco in città per realizzare un garage, non vedo per quale motivo dovremmo farci andare bene un’opera che sventrerebbe delle montagne».

    Meno critica potrebbe essere la posizione della maggioranza, qualora dovesse prendere piede la realizzazione dell’opera per lotti funzionali: come abbiamo già raccontato, si tratterebbe di prevedere una cantierizzazione per compartimenti stagni, con un primo lotto che potrebbe riguardare solamente la separazione del flusso di traffico diretto al porto da quello diretto alla città attraverso i lavori nella zona di San Benigno, i lavori propedeutici all’accesso al tunnel subportuale e il rifacimento dell’attuale nodo autostradale con il potenziamento del tratto compreso tra Bolzaneto e Genova Ovest. A restare escluse sarebbero altre opere piuttosto invasive come la bretella Voltri-Bolzaneto o il nuovo ponte sul Polcevera. Dalla Gronda alla Grondina, dunque. Ma se Autostrade per l’Italia ha perplessità sull’intera opera, molto difficilmente vedrebbe di buon grado un intervento solo parziale e di difficile copertura finanziaria.

    Che cosa succederà, dunque, al momento del voto di questa delibera che il vicesindaco vorrebbe portare comunque entro la fine dell’anno ma che, molto più probabilmente, passerà nelle prime sedute dell’anno nuovo? Probabile che il provvedimento trovi comunque il parere positivo da parte del Consiglio comunale grazie alle cosiddette larghe intese. Il Pd, infatti, dovrebbe poter contare sull’appoggio di Udc, Pdl, Gruppo Misto e Lista Musso. Contrarie, invece, le sinistre (Fds, Sel e Lista Doria) e il Movimento 5 Stelle. Salvo assenze di massa, più o meno strategiche, o clamorosi franchi tiratori, il documento avrebbe dunque la maggioranza seppure di colore decisamente diverso da quella uscita dalla urne. Ma quali potrebbero essere le conseguenze per la costantemente chiacchierata giunta Doria? «Non credo che le votazioni sul tema Gronda possano provocare grossi sconvolgimenti – sostiene Pignone – anche perché che in questo caso la maggioranza politica fosse spaccata era chiaro fin dall’inizio: la distanza tra il Pd e gli altri partiti che sostengono la Giunta in questo caso è certa». Come certo e chiaro è anche che il dibattito in Sala Rossa si annuncia ancora una volta molto infuocato.

     

    Simone D’Ambrosio

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  • Gronda: la politica deve approvare il tracciato definitivo, poi via agli espropri. Autostrade fa gli scongiuri

    Gronda: la politica deve approvare il tracciato definitivo, poi via agli espropri. Autostrade fa gli scongiuri

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione di un lotto del progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    L’approvazione del progetto definitivo della Gronda autostradale di Ponente dovrà passare nelle prossime settimane nuovamente attraverso le forche caudine del Consiglio comunale. Lo ha affermato ieri pomeriggio il vicesindaco Stefano Bernini spiegando che entro il 12 dicembre, data della presunta chiusura della prima conferenza dei servizi dell’opera, la Sala Rossa dovrà approvare un parere sul tracciato definitivo per poter procedere ufficialmente con gli espropri.

    «Nessuno ci ha informato dell’incontro a Roma – ha tuonato il capogruppo di Sel Gianpiero Pastorino – avrei sperato che la giunta venisse in aula per confrontarsi con il Consiglio visto che si sta parlando dell’ennesima cementificazione del territorio che coinvolgerà la città da Vesima alle sponde del Bisagno».

    «Tutto il processo della Gronda – ha rincarato la dose Paolo Putti, capogruppo di M5S e punto di riferimento del movimento No Gronda – è circondato dalla totale mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni che si sono occupate solo di creare consenso attorno all’opera. Ma i vecchietti pensionati che passano il tempo guardando i lavori ci raccontano da decenni la fragilità del territorio che frana sempre più di frequente: e noi in questo territorio vogliamo di nuovo mettere mano con grandi infrastrutture?».

    «La conferenza dei servizi che si è riunita per la prima volta il 17 ottobre a Roma – ha risposto Bernini – ha chiesto a Regione, Comune, Autorità portuale, Aeroporto e Autostrade di completare un percorso che possa portare alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera necessario per fare gli espropri lungo il tracciato della Gronda. Per Autorità portuale, Aeroporto e Autostrade si tratta dell’accordo sulla pista di atterraggio che va allargata sul canale di calma, per la Regione si tratta di un’approvazione della Giunta sul tracciato, per il Comune si tratta di portare in Consiglio un parere sul tracciato che farebbe concludere il percorso di questa prima conferenza dei servizi». Approvando il tracciato definitivo si potrebbe arrivare alla pubblica utilità dell’opera e proseguire nell’acquisizione di aree ed edifici da parte di Autostrada con il conseguente indennizzo per i cittadini interferiti.
    Solo allora potrebbe aprirsi la seconda conferenza dei servizi che dovrà esaminare le ben più delicate questioni delle prescrizioni della Via, del progetto esecutivo e della sua eventuale suddivisioni in lotti funzionali.

    Ma, seppure esclusivamente a fini espropriativi, non è poi così scontato che questo nuovo parere richiesto al Consiglio comunale sia positivo. Le sinistre dovrebbero essere abbastanza compatte, almeno su questo tema, e alla giunta non resterebbe che puntare su qualche larga intesa tra Pd e opposizioni: «Annuncio fin d’ora il mio scontato voto contrario – commenta Antonio Bruno, Fds – e auspico che si attivi una ferma opposizione in città e in Consiglio comunale. L’intervento si sviluppa da est a ovest mentre il traffico delle merci del porto di Genova si sviluppa da Nord a Sud e impatta in un territorio delicatissimo dal punto di vista idrogeologico. Gli studi trasportistici dimostrano che il traffico gravante su Genova è prevalentemente interno al nodo autostradale».

    Perché la pratica deve passare nuovamente dalla Sala Rossa che sulla questione si era già espressa? «Il tracciato della Gronda – ha spiegato ancora il vicensindaco – è contenuto solamente nel nuovo Puc ma non in quello vigente, per questo la conferenza dei servizi ci ha chiesto di confermare un parere positivo. È anche abbastanza probabile che dopo questo passaggio non sia necessario che la decisione della conferenza dei servizi debba nuovamente tornare in Sala Rossa per un’ulteriore ratifica perché nel frattempo dovremmo essere giunti all’approvazione definitiva del Puc in cui, appunto, la Gronda è prevista».

    Prima di Natale, dunque, gli interferiti potrebbero avere una risposta definitiva sul proprio futuro. «Chiudiamo definitivamente questa partita – chiude Bernini – che potrebbe anche portare qualche vantaggio sia agli abitanti sia a chi ha attività produttive perché le valutazioni di appartamenti ed edifici sono stati fatti nel 2008 a margine del dibattito pubblico e a cifre più interessanti di quanto possa offrire attualmente il mercato immobiliare». Secondo il vicesindaco la questione con gli abitanti è già stata chiusa, ora si tratta di completare la stesso percorso anche con le aziende nelle prossime settimane: la quadra potrebbe essere trovata attraverso la Regione che si è detta disponibile ad aumentare l’indennizzo proposto da autostrade a patto che gli imprenditori rimangano sul territorio locale anche dopo la nuova collocazione.

    Viene da chiedersi, però, come mai Autostrade che sembra aver perso quasi tutto l’interesse per la realizzazione dell’opera, soprattutto a seguito di studi di traffico che non motiverebbero un investimento così ingente (si parla di 3 miliardi di euro), sia comunque disposta a sborsare le quote degli espropri per un’infrastruttura che chi sa se e quando mai sarà completata. Probabilmente la questione degli interferiti rappresenta un costo minore di cui vale comunque la pena farsi carico senza la necessità di dover metterci la faccia su un’opposizione definitiva all’infrastruttura.

    Simone D’Ambrosio

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  • Gronda, a ottobre si entra nel vivo. Quale sarà la posizione del Comune? Parla il sindaco

    Gronda, a ottobre si entra nel vivo. Quale sarà la posizione del Comune? Parla il sindaco

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    La Gronda di Ponente (qui l’approfondimento) è un tratto autostradale a due corsie per senso di marcia che rappresenta il raddoppio dell’esistente A10 nel tratto di attraversamento del Comune di Genova (dalla Val Polcevera fino all’abitato di Vesima) e che fa parte del più ampio progetto di potenziamento del Nodo Stradale ed Autostradale di Genova. In esso è incluso il potenziamento dell’A7 tra Genova Ovest e Bolzaneto e dell’A12 tra Genova Est e l’asse Nord–Sud rappresentato dall’A7 stessa. Inoltre è prevista la riconfigurazione del “Nodo di San Benigno” di connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest.

    Il Consiglio comunale torna a parlare di Gronda e non poteva essere altrimenti dopo il tweet di lunedì dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita, che ha annunciato l’avvio della Conferenza dei Servizi il prossimo 17 ottobre in seguito all’incontro a Roma, la scorsa settimana, tra le istituzioni locali, il ministro Lupi e l’a.d. di Autostrade (oltre alla Gronda sul tavolo anche il Terzo Valico, la linea ferroviaria di ponente, la prosecuzione della metropolitana verso San Fruttuoso e San Martino, il tunnel subportuale e quello della Valfontanabuona). A fare il punto della situazione in Sala Rossa è stato direttamente il sindaco che ha risposto a un articolo 54 del capogruppo del PD, Simone Farello.

    Nota la posizione favorevole del principale partito di maggioranza alla costruzione della grande opera, come note sono anche le titubanze del primo cittadino che, tuttavia, non ha mai preso una posizione chiara e inequivocabile a riguardo. Doria si è dunque limitato a illustrare lo status quo dell’opera dal punto di vista dell’iter amministrativo e dei finanziamenti.
    «La convocazione della Conferenza dei serviziha spiegato il sindaco ai consiglieri – è un atto dovuto in seguito al completamento del percorso di approvazione della Valutazione d’Impatto Ambientale. Adesso si dovrà procedere con l’esame di tutte le osservazioni contenute in quel documento e integrarle nel progetto del nodo autostradale. Lo scopo della Conferenza dei servizi è, infatti, arrivare a un progetto definitivo». Al progetto definitivo, naturalmente, dovrà fare seguito quello esecutivo da cui poi dipenderà l’avvio dei cantieri. «All’interno di questo percorso – ha proseguito Doria – l’Amministrazione comunale non farà mancare la propria presenza e terrà costantemente aggiornato l’Osservatorio sulla Gronda».

    Ma quale sarà la posizione che il Comune terrà ufficialmente al tavolo istituzionale? «Per quanto ci riguarda – ha detto Simone Farello capogruppo del PD – l’amministrazione non può che seguire il mandato ottenuto dalla votazione di un apposito ordine del giorno da parte del Consiglio comunale il 18 settembre 2012, approvato con 22 voti favorevoli e 18 contrari».

    «Si tratta di un testo fermo e cogente per l’Amministrazione comunale – ha risposto il primo cittadino – che segna la nostra linea guida delle questioni da porre all’attenzione della Conferenza dei servizi insieme con le richieste riguardanti le indispensabili opere compensative. Inoltre, quale che sia la futura modulazione dei lavori, il problema dei cosiddetti interferiti (ossia i cittadini che subiranno l’esproprio di abitazioni e terreni, ndr) dovrà essere affrontato con priorità assoluta».

    casello-genova-ovest-autostrada-dEd è proprio sulla modulazione dei lavori che si giocherà buona parte del futuro di questa contestata infrastruttura. Il ben nutrito partito dei contrari, che fa parte della stessa variegata maggioranza che appoggia la giunta Doria, punta molto sulla cosiddetta suddivisione in “lotti funzionali”. Contrariamente a quanto sta avvenendo per il Terzo Valico, in sostanza, se dovesse passare questa linea, i lavori sarebbero suddivisi in compartimenti stagni e una volta iniziato un lotto, prima di avviare i cantieri per il secondo si dovrebbe attendere la conclusione del primo. Il vantaggio di questo modo di procedere è inizialmente economico, dal momento che anche il finanziamento dell’opera (che deriva principalmente da un aumento dei pedaggi su tutta la rete autostradale italiana di competenza di Società Autostrade) andrebbe di pari passo con la suddivisione in lotti. Ma, naturalmente, dietro c’è una scelta strategica che punta a non avere una progettazione complessiva e soprattutto una cantierizzazione unica di tutta l’infrastruttura da est a ovest. Sarebbe, infatti, un po’ come dire: intanto facciamo questi lavori che stanno bene a tutti, poi il resto si vedrà, con la speranza che i soldi per completare tutta l’opera non arrivino mai.

    Wte di GenovaIl primo lotto funzionale a partire, infatti, potrebbe essere proprio quello su cui più o meno tutti sono d’accordo e che riguarda, ad esempio, la separazione del flusso di traffico diretto al porto da quello diretto alla città attraverso i lavori nella zona di San Benigno, i lavori propedeutici all’accesso al tunnel subportuale e il rifacimento dell’attuale nodo autostradale.

    «L’opera parte con un costo stimato di poco più di 3 miliardi di euro che verranno ricaricati dal soggetto che realizza l’opera sui pedaggi della rete autostradale nazionale con modalità di avanzamento dello stato dei lavori» ha confermato Doria. «Dentro questo tema – ha proseguito il sindaco – si inserisce la possibilità di finanziamento dell’opera per lotti a seconda dei determinati tempi in cui gli stessi vengono realizzati e a prescindere dalle valutazioni sull’iter progettuale o sul progetto dell’opera in sé».
    Ecco, dunque, che anche il primo cittadino manifesta seppur in maniera non troppo diretta una certa propensione per la strada sponsorizzata da chi l’opera proprio non la vorrebbe fare e che, oltre a far forza sulle difficoltà di reperimento delle risorse, si appoggia anche sull’irrealizzabilità di alcuni tratti del progetto complessivo.

    «La modalità di finanziamento dell’opera non è certo una scoperta odierna. La novità, invece, va registrata nel fatto che il nuovo leader dei comitati anti gronda si chiama Giovanni Castellucci» ha chiuso il cerchio in tono polemico Farello, facendo riferimento ai dubbi sulla realizzazione dell’opera che lo stesso amministratore delegato di Autostrade per l’Italia sembra avere.

    La partita, comunque, inizierà ufficialmente tra un mese: prima di allora, solo congetture o poco più.

     

    Simone D’Ambrosio

  • Nodo ferroviario di Genova, la grande opera. Stato dei lavori, obiettivi e scadenze

    Nodo ferroviario di Genova, la grande opera. Stato dei lavori, obiettivi e scadenze

    treno-ferrovia-stazione-pegliI lavori per la realizzazione del nodo ferroviario di Genova – unica grande opera infrastrutturale sulla cui utilità si registra un giudizio pressoché unanime (vedi precedente approfondimento di Era Superba) – procedono in questi mesi nel tentativo di recuperare, almeno parzialmente, i ritardi accumulati in precedenza, e rispettare la prevista conclusione dell’opera, già slittata dal 2016 a fine 2017. Ma restano alcune criticità da risolvere, in particolare la carenza di siti destinati al conferimento delle terre di scavo, oltre alle proteste dei residenti nei quartieri, quali il Campasso, interessati dalla cantierizzazione e dagli inevitabili disagi conseguenti. L’obiettivo principale del progetto è separare i flussi di traffico: passeggeri a lunga percorrenza e merci, da passeggeri regionali e metropolitani. Al termine degli interventi i binari tra Voltri e Sampierdarena diventeranno quattro, mentre quelli tra Piazza Principe e Brignole saranno sei. Consentendo così il potenziamento dell’offerta, lungo la fascia costiera e la Val Polcevera, grazie alla messa in esercizio, in ottica futura, della nuova metropolitana di superficie.

    Nodo Ferroviario Genova: il punto sui lavori

    «Stiamo operando dappertutto, un po’ rallentati perché la gestione del lavoro è complicata dalle limitazioni orarie stabilite per lo scavo delle gallerie – conferma Mauro Sciuto, direttore tecnico del Consorzio Stabile Eureca, soggetto che racchiude le imprese appaltarici dell’opera (i committenti, invece, sono Rfi ed Italfer, società del Gruppo Ferrovie dello Stato S.p.A) – Quindi, non possiamo lavorare a tempo pieno, 24 ore su 24 e sette giorni su sette, onde evitare l’eccessiva emissione di rumori notturni. In certe aree di cantiere, inoltre, dobbiamo confrontarci anche con i problemi di sopportazione della popolazione. Mi riferisco alle recenti proteste degli abitanti del Campasso, dove siamo impegnati nella ristrutturazione delle gallerie e del parco ferroviario a servizio del porto».

    ecoge-lavori-brignole-cantiere-ELa grande incognita, però, come sottolinea Sciuto «Riguarda lo smaltimento dei materiali di scavo. Non abbiamo certezze. Infatti, stiamo conferendo le terre nell’unico sito individuato per il nodo ferroviario, ovvero quello non certo agevole di Tortona, in parte a Scarpino, ed in porto. Nelle prossime settimane subiremo dei rallentamenti se non sarà trovata una soluzione. Per quanto riguarda gli interventi, nel tratto da Brignole verso Principe abbiamo accumulato qualche mese di ritardo. A Fegino ormai stiamo abbandonando la zona con presenza di abitazioni, quindi, superati i prossimi 30-40 metri di galleria non dovrebbero esserci più problemi. La costruzione della nuova caserma dei carabinieri (ubicata nel piazzale attiguo alla stazione ferroviaria di Rivarolo), invece, paga lo scotto di alcuni errori progettuali. Inoltre, il progetto impiantistico ci è stato consegnato soltanto di recente. Adesso credo che potremo dare un’accelerata ai lavori, e ci vorranno 8-9 mesi per terminare l’intervento. Il lato della finestra di Borzoli è l’unico punto in cui siamo sostanzialmente fermi, proprio perchè non sappiamo dove conferire i materiali di scavo».

    Il responsabile del Consorzio Eureca conferma «La fine dei lavori del nodo ferroviario è prevista a dicembre 2017. Noi auspichiamo che le limitazioni orarie possano essere superate contestualmente all’avanzamento dell’opera, sia da Brignole sia da Fegino. D’altronde, stiamo parlando di una tipologia di lavoro particolare e complesso. Il fronte di scavo, infatti, deve essere sempre presidiato, per questo di solito si opera 24 ore su 24, in modo tale da non dover ripristinare ogni volta la messa in sicurezza del fronte. Tuttavia, è evidente che il rispetto della tempistica è strettamente connesso alla difficoltà relativa al conferimento delle terre. Insomma, se i committenti dell’opera non risolveranno questa criticità, i lavori in galleria potrebbero anche fermarsi. Parliamo di una quantità di “smarino” (terre di scavo) decisamente inferiore rispetto a quella prevista, ad esempio, per il Terzo Valico. Ma per quest’ultima infrastruttura sono stati messi in preventivo molti più siti di conferimento. Per il nodo ferroviario, invece, è stato individuato soltanto il sito di Tortona. Quando avremo 4-5 imbocchi aperti sarà importantissimo poter contare sul trasporto quotidiano e programmato dei materiali di scavo. Finora non c’è stata sufficiente attenzione al problema».

    Il vicesindaco: «Un’opera fondamentale e condivisa»

    Ferrovia di Nervi«Il nodo è un’opera fondamentale e condivisa, che migliorerà il sistema di mobilità urbana – spiega il vicesindaco Stefano Bernini – A Fegino siamo quasi verso la conclusione della galleria. Al Campasso gli interventi renderanno possibile il trasferimento del traffico proveniente da Milano sulla linea Santa Limbania, oltre alla ristrutturazione del parco merci ferroviario, opera fondamentale richiesta dall’Autorità Portuale. In questi giorni abbiamo incontrato il comitato del Campasso per spiegare loro che era inevitabile far transitare i mezzi di lavoro per le vie del quartiere, dato che l’altezza delle betoniere rende impossibile il passaggio alternativo da Certosa, tramite il sottopasso di via Brin e poi via della Pietra. A Ponente, invece, l’area interessata dalla cantierizzazione è limitata. Qui verrà realizzata la nuova stazione ferroviaria di Voltri che, grazie alla futura “metropolizzazione” della linea, diventerà un importante nodo di interscambio, con annesso piazzale e parcheggio per facilitare l’utilizzo della nuova metropolitana di superficie. Per alcuni interventi direi che è confermata la fine nel 2017. Per altri, invece, penso che non sarà possibile terminarli prima del 2019. Teniamo conto che il Gruppo Fs ha centellinato le risorse, poi c’è stato un lungo contenzioso di natura economica tra committenti (Rfi e Italfer) e ditte appaltatrici (Consorzio Stabile Eureca), adesso i lavori sono in corso di svolgimento, ma scontiamo numerosi ritardi».

    La metropolitana di superficie

    binari-ferrovia-treni-voltriAffinché l’ipotizzata metropolitana di superfie possa essere davvero operativa, però, sono necessari determinati elementi: nuove stazioni urbane; nuovi treni simili a quelli della metro, particolarmente leggeri e dotati di forte accelerazione; inoltre occorre stabilire quale sarà il modello di gestione del servizio. «Noi nel piano urbanistico comunale abbiamo previsto diverse stazioni – risponde Bernini – Alcune sono già finanziate da Fs: Voltri, Teglia (perchè non bisogna dimenticare lo sviluppo anche sulla direttrice Val Polcevera), Cornigliano. Altre stazioni non sono ancora finanziate ma siamo in fase di progettazione in accordo con Fs. Ad esempio, a Multedo nel distretto di trasformazione, chi eseguirà la riqualificazione eseguirà anche i lavori propedeutici alla realizzazione della stazione. Stessa cosa vale per Pegli (Lido). Palmaro, invece, è in fase di studio. Importante sarà il collegamento, già finanziato, linea metropolitana-zona aeroporto Cristoforo Colombo. I tempi della messa in esercizio della nuova metropolitana dipendono dalla Regione Liguria che dovrà acquistare nuovi mezzi. Su alcuni tratti, probabilmente, una volta conclusi i lavori del nodo ferroviario, sarà possibile inserire più treni, ma serviranno locomotori adeguati agli spostamenti sulla linea metropolitana».

    In merito alle oggettive difficoltà riscontrate per conferire le terre di scavo, il vicesindaco Bernini sottolinea: «Mentre per Terzo valico c’è stato un piano di conferimento, la progettazione del nodo faceva riferimento ad una differente normativa. Era stata individuata una cava (probabilmente in zona Valvarenna, nda) ma successivamente tale opportunità è sfumata. Di conseguenza si stanno individuando siti di conferimento alternativi. Comunque, si tratta di una quantità limitata di terre. E parliamo di terre non contaminate. In effetti il conferimento dello smarino rappresenta una criticità nel nostro territorio. Senza un piano specifico le terre vengono considerate rifiuti speciali, quindi implicano maggiori problemi di smaltimento e costi più alti. Se esiste un adeguato sistema di controllo, e le terre sono “sane”, secondo me non dovrebbero sussistere simili lungaggini burocratiche».

    La situazione nei quartieri: Campasso, Voltri, Fegino

    Al Campasso la protesta dei residenti, con tanto di blocchi stradali, è scoppiata in piena estate, quando il Comune ha stabilito il passaggio nelle vie del quartiere di sette-otto betoniere al giorno – impegnate nel locale cantiere del nodo ferroviario – due volte a settimana, per complessivi otto mesi. Una decisione inaspettata, visto che il percorso ideato in origine prevedeva il transito da Certosa, per via Brin e via della Pietra. Ma in seguito ci si è resi conto che l’altezza dei mezzi impediva l’utilizzo del sottopasso di Brin. «Innanzitutto sappiamo che esistono anche delle betoniere più basse, come ci ha confermato una ditta che sta lavorando all’opera – spiega Matilde Gazzo, portavoce del comitato di quartiere Campasso – l’errore è stato fatto dal Comune, e adesso il disagio lo pagano i cittadini. Ma il manto stradale e le utenze sottostanti non possono reggere simili sollecitazioni per 8 lunghi mesi di lavoro. C’è un problema di sicurezza. Questo è un quartiere abitato da molti anziani. Così si rischia anche di ostruire il passaggio delle ambulanze. Il Comune ha preso una decisione senza interpellare i residenti. Il Municipio Centro Ovest ha manifestato la sua contrarietà con un odg negativo firmato da tutte le componenti politiche. È stato ignorato pure il parere negativo espresso dal distretto della polizia municipale. Lunedì 1 settembre tre membri del comitato hanno incontrato il vicesindaco Stefano Bernini. Noi, però, non capiamo perchè dobbiamo subire i disagi legati alla cantierizzazione, senza ricevere alcuna compensazione positiva per il quartiere. Abbiamo invitato Bernini a tornare per spiegare direttamente ai cittadini la situazione. Gli abitanti potrebbero accettare ulteriori sacrifici soltanto in cambio di una riqualificazione seria del quartiere. Siamo stufi di promesse non rispettate ed interventi aleatori. Il comitato ha proposto di utilizzare una parte degli enormi spazi presenti nel parco ferroviario da adibire a strada di collegamento con la fermata metropolitana di Certosa-Brin, agevolando così la mobilità urbana di studenti e lavoratori del Campasso. Adesso per una decina di giorni non passeranno più le betoniere. Poi ci sarà un nuovo incontro e vedremo cosa succederà. La partita si gioca nel rapporto tra Comune e Gruppo Fs. In altre parole, perchè il Comune non cerca di conquistare delle forme di vantaggio per i quartieri coinvolti dalle infrastrutture ferroviarie? Insomma, il Comune deve pretendere delle contropartite adeguate».

    A Ponente, invece, a destare preoccupazione sono i previsti espropri a danno di alcune famiglie e tre attività commerciali, ospitate in un edificio di via alla Stazione di Voltri. «I lavori del nodo nel nostro territorio sono cominciati da un po’ di tempo, e finora i disagi sono stati contenuti – racconta Mauro Avvenente, presidente del locale Municipio – Tuttavia, abbiamo sollecitato Fs affinché metta in condizione residenti e commercianti, che vivono e operano soprattutto in via alla Stazione di Voltri, di conoscere il loro destino. Fortunatamente si tratta di pochi nuclei familiari interessati dagli espropri. Grazie al vicesindaco Bernini a fine luglio siamo riusciti ad incontrare, in sede di consiglio del Municipio Ponente, i referenti di Rfi e Italfer (committenti dell’opera), per iniziare un confronto volto alla massima trasparenza. Ai cittadini è stato spiegato, e garantito loro, che nessuno sarà lasciato solo. Infatti, saranno messe in campo le compensazioni economiche previste, quelle attuate in Val Polcevera, ad esempio per la Gronda. Parliamo dello strumento dei Pris (Programmi regionali di intervento strategico), ovvero un surplus di emolumenti relativi al disagio causato alle persone».

    Avvenente sottolinea anche come sia importante aprire una discussione in merito alla sorte degli spazi “liberati” dallo spostamento a mare dei binari nel tratto tra Palmaro e Voltri. «Noi ripetiamo da tempo che è necessario raggiungere un equilibrio tra lo sviluppo del porto, e dunque delle sue infrastrutture, e la vivibilità dei centri abitati. Esiste un vecchio progetto dell’architetto Renzo Piano, poi ripreso da alcune associazioni, che prevede di restituire questi spazi alla città, realizzando la prosecuzione della passeggiata voltrese fino a Palmaro».

    Fegino. nodo ferroviarioDel cantiere di Fegino Era Superba aveva già parlato più di un anno fa, quando tutto era fermo, ma nei mesi precedenti i lavori avevano già causato disagi, in particolare relativi alla fuoriuscita di fango e terra in occasione di eventi piovosi. Criticità che pare si siano ripresentate puntualmente con il riavvio degli interventi. «Mercoledì 3 settembre abbiamo avuto incontro con Comune, Municipio Val Polcevera, Fs, e ditte appaltatrici – spiega Franco Traverso del comitato di quartiere Fegino – Dopo tanto tempo questo è stato il primo incontro per l’Osservatorio permanente sui lavori del nodo, organo che avrebbe dovuto viglilare sull’esecuzione dell’opera. Noi abbiamo ribadito il problema del fango che svivola fuori dall’area di cantiere in concomitanza delle piogge. Dalla parte della galleria gli operai accumulano mucchi di terra e di conseguenza, quando piove, inevitabilmente le fuoriuscite sono copiose, la terra mista a fango scende giù da via Fegino (strada chiusa che fiancheggia il cantiere) ed invade via Ferri. Così le nuove caditoie realizzate dal Comune non servono praticamente a nulla. Per fortuna, devo dire che l’amministrazione, sia comunale che municipale, ci sta dando una mano. C’è disponibilità all’ascolto da parte degli assessori Gianni Crivello e Stefano Bernini. Il 15 settembre è in programma un altro incontro. Per la fine dei lavori a Fegino si parla di gennaio 2015. Ma io dubito che tale scadenza, data la complessità dell’intervento, sarà rispettata. Inoltre, vorrei ricordare che nella fase di realizzazione del pilone del nuovo cavalcavia ferroviario bisognerà salvaguardare l’antica roggia (canale artificiale, proveniente generalmente da un corso d’acqua più ampio, per l’irrigazione o per altri usi, ndr), onde creare ulteriori problemi di allagamenti nel quartiere di Fegino».

    Matteo Quadrone

  • Porto e trasporto ferroviario: Piano del Ferro, il punto e le prospettive

    Porto e trasporto ferroviario: Piano del Ferro, il punto e le prospettive

    binari-ferroviaVedremo se dalle parole si passerà ai fatti, intanto sono in corso di definizione i progetti di riqualificazione delle infrastrutture ferroviarie portuali nei bacini di Sampierdarena e di Voltri, con le contestuali richieste di finanziamento al Ministero competente per complessivi 50 milioni di euro (sulla base dell’art.13 della Legge 9/2014 “interventi finalizzati al miglioramento della competitività dei porti italiani ed allo sviluppo del trasporto ferroviario con i paesi dell’Unione Europea”), quindi, se i diversi tasselli andranno tutti al loro posto – significativo, in tal senso, il lavoro in capo a Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. (R.F.I.) soprattutto nell’ambito di Voltri (con il raddoppio dell’accesso al terminal Vte, oggi a binario unico, ed il potenziamento della stazione di Genova Voltri Mare) – tra qualche anno sarà possibile aumentare in maniera considerevole la quota di merci trasportata su rotaia.
    Certo, resta da vedere se saranno rispettati i tempi – ad esempio per quanto concerne i lavori inseriti da R.F.I. nella progettazione del Nodo Ferroviario di Genova – e bisogna risolvere alcune evidenti criticità, quali l’emblematica situazione venutasi a creare nel terminal Messina a causa delle interferenze con la costruzione della Strada a mare di Cornigliano che ha complicato, non di poco, le operazioni di transito dei convogli (qui l’approfondimento).

    Attualmente – secondo i dati ufficiali dell’Autorità Portuale di Genova (A.P.) – viaggia su rotaia soltanto il 14% del traffico complessivo movimentato dallo scalo genovese, equivalente ad appena 37 treni al giorno (su strada, invece, si muove una quota pari all’86%, ovvero circa 4000 camion al giorno). Il 10 aprile scorso il Comitato portuale ha approvato il programma degli interventi contenuti nel cosiddetto “Piano del Ferro” che – se finanziati – dovrebbero consentire, nel prossimo futuro, di spostare circa il 40% del totale del traffico containerizzato su ferrovia. La progettazione definitiva vede l’impegno degli uffici dell’A.P., la collaborazione dei terminalisti interessati, e quella di R.F.I. con la quale, in ragione del ruolo di gestore unico della rete ferroviaria alla stessa attribuito dalla legge “si intende definire un rapporto convenzionale/contrattuale per l’indispensabile, e altrimenti impossibile, acquisizione della progettazione definitiva della parte relativa ai segnalamenti all’automazione di sicurezza ed alla rete elettrica – si legge nella delibera del Comitato Portuale del 10 aprile scorso – Il modello di rete ferroviaria portuale che verrà a configurarsi con la realizzazione degli interventi previsti si qualifica con l’estensione, ovunque risulti possibile, dei presidi di controllo di sicurezza centralizzati”.

    «Questi interventi sono tesi ad integrare quelli già rilevanti in corso con l’obiettivo finale di arrivare al 40% di traffico merci su rotaia, tenuto conto anche della capacità infrastrutturale che sarà espressa quando sarà realizzato il Terzo Valico – ha commentato il presidente dell’A.P. di Genova, Luigi Merlo – Nel contempo, con il Gruppo Ferrovie si sta lavorando concretamente anche per una forte integrazione dei sistemi informatici e di tracciabilità (vedi l’annunciata nuova procedura telematica “Corridoio doganale ferroviario”, che merita una trattazione a parte, ndr), dando vita ad un disegno logistico di altissimo profilo ancora non presente nel panorama italiano».

    Il Piano del Ferro

    san-benigno-sampierdarena-lungomare-canepa-terminal-wte-ponente-DIIl piano degli interventi, approvato dal Comitato Portuale, riguarda il bacino portuale di Sampierdarena e il bacino portuale di Voltri. Partendo dal bacino di Sampierdarena saranno realizzati interventi di infrastrutturazione ferroviaria nel terminal portuale contenitori Ronco Canepa, oltre al raddoppio del collegamento ferroviario tra il terminal stesso e la rete ferroviaria nazionale da/per Sampiardarena Forni, per un totale di circa 21 milioni di euro. L’intervento è già in fase di attuazione, e i lavori dovrebbero essere conclusi entro la fine del 2016.
    Sempre nell’ambito del “porto vecchio” verranno riqualificate le infrastrutture ferroviarie di collegamento al parco Campasso tramite la Galleria Molo Nuovo (con impianti automatizzati di segnalamento e controllo), e si procederà alla ristrutturazione dei parchi ferroviari del terminal Sanità–Bettolo (con elettrificazione e segnalamento), per un totale di 13,5 milioni di euro. In questo caso i lavori cominceranno a fine 2014, mentre la conclusione è prevista nel 2017.

    “Uno dei tempi di più importante rilevanza è la ristrutturazione della parte di Galleria verso il Campasso, di esclusivo uso portuale, sino all’incrocio con la linea verso Santa Limbania, con la realizzazione di un binario di accesso al porto (e rimozione dei due esistenti) – spiega la convenzione tra R.F.I. e A.P. – intervento che consentirà ai treni di giungere dal parco esterno Campasso fino ai nuovi fasci di binari Rugna Bettolo senza cambio di locomotore e consentirà il transito di contenitori fuori sagoma (PC 45), in oggi possibile solo da Sampierdarena”.

    Il terzo gruppo di interventi su Sampierdarena riguarda l’adeguamento del parco Fuorimuro, con la ristrutturazione e la riqualificazione del parco stesso (con impianti automatizzati di segnalamento e controllo), il completamento della dorsale ferroviaria tra Ponte Libia e Ponte Etiopia, e la realizzazione del raccordo ferroviario con Ponte Eritrea. L’ammontare del finanziamento è di 15 milioni di euro e i lavori avranno inizio nel 2015.

    “Risulta strategico anticipare, dal punto di vista progettuale, alcuni interventi inseriti nella programmazione triennale dell’A.P., tra cui la ristrutturazione dello scalo merci Fuorimuro – sottolinea ancora la convenzione – che prevede l’allungamento binari e l’elettrificazione degli stessi, con l’obiettivo di rendere il parco del tutto simile ad una stazione ferroviaria”.

    Infine, per quanto riguarda l’ambito di Voltri, saranno realizzate le nuove comunicazioni tra i binari del parco operativo interno al terminal, per un valore di circa 600 mila euro.

    Vte, Porto ContainerDalla delibera del Comitato Portuale apprendiamo che “è stato completato il rilievo tecnico della galleria Passo Nuovo (da/per il parco esterno del Campasso)” ed “R.F.I. ha inserito nel programma di azioni l’ampliamento a 8 binari del parco Campasso, dei quali 5 dedicati al porto”, mentre, con riferimento all’ambito di Voltri “le maggiori esigenze di intervento sulla rete saranno realizzate da R.F.I. nel contesto della realizzazione del Nodo Ferroviario di Genova”.

    Gli obiettivi che l’A.P. intende conseguire sono i seguenti: “Nel polo di Voltri l’implementazione del sistema ferroviario interno in connessione con il parco ferroviario, inserito nel progetto Nodo di Genova a cura di R.F.I., che permetterà la formazione e la gestione di treni con caratteristiche in linea rispetto al modulo europeo (lunghezza superiore agli 800 metri); gli interventi previsti nel Nodo comprendono, tramite fasi intermedie, sia la realizzazione del nuovo parco interno (in capo all’Autorità Portuale), sia il raddoppio dell’accesso ferroviario da/per il terminal. Nel bacino di Sampierdarena la riduzione al minimo delle attività di manovra attraverso lo sviluppo dell’elettrificazione fino alla radice dei principali punti di adduzione ferroviaria; il miglioramento delle connessioni tra il parco Campasso ed il nuovo compendio Sanità-Bettolo (Galleria Molo Nuovo-parco Rugna ed elettrificazione); la massimizzazione della capacità del nuovo compendio Ronco-Canepa-Libia (lunghezza parchi ed interconnessione con rete), nonché dei terminali multiporpose, anche attraverso il parco Fuorimuro oggetto di una profonda ristrutturazione”.

    In seguito alla realizzazione dei sopracitati progetti si attendono significativi benefici per lo sviluppo del trasporto merci. In particolare, nel bacino di Voltri: capacità pari a 24 coppie di treni al giorno (rispetto alla potenzialità attuale di 11 coppie) per un volume complessivo di circa 800 mila TEU (unità di misura del container che si basa sulla lunghezza minima del contenitore da 20 piedi) all’anno. Nel bacino di Sampierdarena: Bettolo/Campasso capacità pari a circa 12 coppie di treni al giorno per un volume complessivo di circa 400 mila TEU all’anno; Ronco/Canepa/Libia-Fuorimuro capacità pari a circa 12 coppie di treni al giorno per un volume complessivo di circa 400 mila TEU all’anno.
    Il sistema così descritto garantirà un’operatività ferroviaria 24 ore su 24 per 300 giorni lavorativi all’anno. Inoltre, crescerà il dimensionamento dei treni che avranno un minimo di 24 carri (circa 500 metri di lunghezza treno), ed un coefficiente di carico medio di 56 TEU/treno.

    Reazioni e commenti

    L’ingegnere Guido Porta, presidente della società Fuorimuro che nello scalo genovese si occupa del servizio integrato di manovra ferroviaria (ovvero la composizione dei treni all’interno dello scalo), trasporto e navettamento dei convogli verso gli interporti oltre Appennino, giudica il “Piano del Ferro” un segnale positivo, tuttavia non si esime dal ribadire quali criticità devono essere ancora risolte.
    «L’Autorità Portuale ci chiede informazioni ma poi agisce con i suoi tecnici, mentre auspichiamo un nostro maggiore coinvolgimento nella definizione dei piani infrastrutturali – spiega Porta – I problemi restano sempre gli stessi. Innanzitutto la difficoltà di collegamento con il terminal Messina legata all’errata progettazione della Strada a mare, per cui ad oggi non abbiamo notizia di alcun miglioramento. Nell’ambito di Voltri, invece, scontiamo l’assenza di un numero sufficiente di binari. Inoltre, soprattutto per il “porto vecchio”, sarebbe necessario rendere sempre più indipendente la viabilità in sede ferroviaria dalla viabilità in sede stradale, visto che allo stato attuale esistono troppe intersezioni tra le due modalità di traffico».

    In merito all’intervento previsto sul compendio Sanità-Bettolo (terminal Sech), il presidente di Fuorimuro sottolinea: «Si tratta di un’opera indubbiamente importante, però, restano diversi aspetti da verificare. Noi abbiamo chiesto che il collegamento con il parco Campasso (attualmente in fase di ristrutturazione da parte di R.F.I.) tramite la Galleria Molo Nuovo sia realizzato su due binari e non su binario unico. R.F.I., infatti, intende ridurre il numero dei binari in modo tale da consentire il transito di contenitori fuori sagoma, ma per noi tutto ciò sarebbe penalizzante. Nel medesimo compendio occorre anche creare spazi sufficienti a contenere i treni che talvolta hanno necessità di sostare a lungo nel terminal. Per quanto riguarda la zona del Parco Fuorimuro è previsto un allungamento dei binari e la conseguenza, anche in questo caso, sarà una riduzione del loro numero. Infine, sussiste il problema relativo al collegamento tra Vte e stazione di Genova Voltri Mare, dato che gli interventi di potenziamento e raddoppio dell’accesso al terminal non saranno conclusi prima di almeno 2-3 anni. Nel frattempo, esiste un’area dell’A.P. sul lato nord del Vte (cioè sul lato del canale di calma) dove sarebbe opportuno collocare un nuovo fascio di binari, intervento non previsto nel piano».

    «Per noi la delibera del Comitato Portuale è un fatto positivo, è il primo atto concreto che dimostra l’intenzione di investire sul trasporto ferroviario – spiegano Enrico Ascheri ed Enrico Poggi della Cgil Filt – L’A.P. di Genova ha approvato il Piano del Ferro ma ricordiamo che questo dovrà raccordarsi, nella maniera migliore possibile, con il piano di interventi in capo ad R.F.I.».

    Secondo Bruno Marcenaro, ingegnere esperto di tematiche ferroviarie e convinto sostenitore dell’inutilità del Terzo Valico: «Ogni intervento all’interno del porto è sicuramente valido. Per aumentare il numero di treni merci, infatti, non sono necessarie nuove linee esterne. L’aspetto più importante è l’organizzazione delle “stazioni di origine dei treni”, dunque anche degli scali portuali. Occorre puntare sull’automatizzazione del porto e dei parchi merci per rendere più veloci, sicure ed economicamente sostenibili le operazioni di movimentazione. In particolare, se fossero realizzati dei punti di controllo centralizzato, dove concentrare tutte le manovre ferroviarie, questo permetterebbe un notevole passo avanti. Le risorse, a parer mio, dovrebbero essere indirizzate soprattutto in tal senso».

     

    Matteo Quadrone

  • Gronda, respinto il ricorso presentato da Autostrade. Ora la Conferenza dei servizi

    Gronda, respinto il ricorso presentato da Autostrade. Ora la Conferenza dei servizi

    autostrada-impatto-ambientale-grandi-opere“Oggi il Tar ha respinto l’istanza di sospensiva presentata dalla Società Autostrade per l’Italia contro il decreto del Ministero dell’Ambiente di pronuncia di compatibilità ambientale”, così si legge sulla nota stampa diffusa dalla Regione Liguria.

    Il ricorso era stato inoltrato da Società autostrade con lo scopo di dirimere i conflitti in essere tra le prescrizioni del Ministero (qui l’approfondimento) e le valutazioni di Regione Liguria.
    La decisione del Tar della Liguria potrebbe dunque scongiurare il rischio impasse e dare quindi nuovo slancio all’iter della grande opera per il traffico su gomma.
    I tanti nodi ancora da sciogliere verranno dunque affrontati in Conferenza dei servizi.

    L’approfondimento >> Gronda, i passi indietro di Autostrade

    Il progetto >> Gronda di Ponente, di che cosa si tratta?

  • Gronda, i passi indietro di Autostrade e le incongruenze fra Regione e Ministero. Impasse operativa?

    Gronda, i passi indietro di Autostrade e le incongruenze fra Regione e Ministero. Impasse operativa?

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    Il Consiglio comunale torna a parlare di Gronda. Lo spunto è fornito da un articolo 54 del capogruppo di Sel, Gian Piero Pastorino, che ha interrogato il vicesindaco Bernini in merito al ricorso al Tar della Liguria inoltrato da Società autostrade per dirimere i conflitti in essere tra le prescrizioni del Ministero (qui l’approfondimento) e le valutazioni di Regione Liguria.

    In realtà la domanda posta dal consigliere sembra non centrare pienamente i termini della questione: «Siamo di fronte a un paradosso – dice Pastoino – perché Autostrade facendo ricorso al Tar non intende rispettare le prescrizioni previste per la realizzazione dell’opera. Siamo di fronte a un monopolista che si rifiuta di adeguare il progetto ma si dimentica di essere un concessionario e non un padrone».

    «Probabilmente – spiega Bernini – il consigliere Pastorino non ha letto il testo del ricorso al Tar o non l’ha capito pienamente. Autostrade, infatti, non rifiuta le prescrizioni ma sottolinea che gli uffici della Regione e poi la Giunta hanno prodotto un testo che porta alcune incoerenze rispetto ai 43 punti previsti dal Ministero dell’Ambiente. Il problema nasce dal fatto che il documento licenziato dalla Regione viene acquisito e fatto proprio dal Ministero all’interno della stessa Valutazione di impatto ambientale».

    autostrada-cemento-impatto-ambientaleLe incongruenze riguardano soprattutto questioni verbali e temporali, che rischiano però di tradursi in una vera e propria impasse operativa. Entrando nel merito, una prima discordanza viene fornita riguardo le modalità di trattamento delle pietre: la Regione sostanzialmente vuole garanzie da parte di Autostrade prima della presentazione del progetto definitivo, mentre Autostrade, facendosi forza di quanto previsto dal Ministero, vorrebbe aspettare di entrare in possesso dell’area per poter fare analisi più attente e coerenti. In discussione c’è anche la questione del declassamento del tratto autostradale esistente: da un lato la Regione prevede una decisione immediata, dall’altro il Ministero ha dettagliato un percorso più complesso che prevede anche l’approvazione di Anas. «È la Regione che sbaglia – sostiene il vicesindacoperché solo il progetto definitivo consente di fare gli espropri e passare formalmente i terreni ad Autostrade. Ma il problema nasce perché le valutazioni regionali sono state fatte da tecnici ambientali che non conosco nulla della parte giuridica».

    Valutazioni che parrebbero errate, dunque, e che tuttavia il presidente Burlando e gli assessori hanno approvato. «La questione poteva essere risolta direttamente in Conferenza dei servizi – dice Bernini – facendo prevalere le prescrizioni del Ministero che sono di maggior buon senso. Tra l’altro, avevo già evidenziato queste incongruenze all’assessore Paita durante la redazione dei documenti regionali che avevo avuto modo di vedere: peccato che siano andati a modificare solo il dispositivo della relativa delibera e non l’impegnativa da cui nascono tutte le incoerenze».

    Incoerenze di cui Società Autostrade si fa forte per cercare di procrastinare il più possibile l’avvio dei lavori. Ancora Bernini: «È normale che il concessionario nicchi. Non dimentichiamoci che siamo di fronte a un soggetto che ha l’obbligo del potenziamento dell’impianto industriale a cui deve ottemperare attraverso i soldi incassati dai pedaggi. È naturale che gli convenga ritardare i lavori perché nel frattempo può investire la stessa liquidità come meglio crede, ovvero soprattutto all’estero e in America latina in particolare.  Inoltre, se si deve scegliere tra un lavoro o un altro, è altrettanto ovvio che si prediliga quello che va ad aumentare il tratto autostradale con pagamento di pedaggio perché, se si tratta solo di un’opera sostitutiva, non ha alcun guadagno né interesse a far partire i lavori. Però, questo adeguamento infrastrutturale fa parte del prezzo che il concessionario deve pagare per avere la concessione: non può fare giochini per tirarsi indietro, se no la concessione la diamo a un altro».

    E il “giochino” in questo caso si chiama ricorso al Tar, con cui Società autostrade chiede la sospensiva della Via o il rimando al Ministero per fare chiarezza sulle contraddizioni. Sembra, dunque, che si sia creata un’alleanza, apparentemente involontaria, tra chi non vede di buon occhio l’infrastruttura e chi dovrebbe realizzarla. «Temo che la Gronda non sia l’unica situazione in cui la Regione abbia fatto passi falsi per danneggiare il Comune di Genova, o meglio, i cittadini genovesi» commenta Bernini con sorriso sibillino, facendo ovvio riferimento alle diatribe sollevate dalla Vas sul Puc. «A ciò dobbiamo aggiungere che, mentre cerca di rallentare il percorso, Autostrade non vuole assumersi la responsabilità di scelte clamorose per cui sta andando avanti nella produzione dei materiali per la Conferenza dei servizi, che dovrebbero essere pronti nel giro di una settimana».

    Ma che cosa succede finché il Tar non si pronuncerà? Fermi tutti? «Assolutamente no. Sto continuando a vedermi con Autostrade e ancora stamattina (ieri, ndr) abbiamo portato avanti le questioni che riguardano quantomeno gli interferiti» assicura il vicesindaco.

    [quote]«La Regione ha titolo per presentare le prescrizioni e non vedo perché il Comune non possa mettersi dalla parte della Regione e dei cittadini e non da quella del più forte, come spesso accade in queste situazioni. Il Comune deve impedire che Autostrade se la canti e se la suoni da sola». Gian Piero Pastorino non ci sta e replica così alla risposta del vicesindaco.  [/quote]

    Quindi, la posizione del Comune, resta “avanti tutta, senza alcuna esitazione”?

    «Noi non entriamo nel tecnico – risponde Bernini – altrimenti c’è il rischio di perdersi per strada. Semplicemente, il Comune ritiene opportuno che non venga concessa alcuna sospensiva ma che si convochi la Conferenza dei servizi e si faccia chiarezza in quella sede. E ho ragione di ritenere che il ricorso possa essere risolto proprio in questi termini. Nel dibattimento che ne scaturirà, toccherà poi al ministro Lupi far capire che prevalgono le prescrizioni ministeriali rispetto alle decisioni delle Regione».

     

    Simone D’Ambrosio

     

  • Terzo Valico: grande opera, poco lavoro. Quante sono le aziende genovesi?

    Terzo Valico: grande opera, poco lavoro. Quante sono le aziende genovesi?

    demolizione-palazzo-pontedecimo-via-pieve-di-cadore-terzo-valicoA Trasta, Val Polcevera, nell’ex sottostazione elettrica delle Ferrovie in via Polonio, prosegue la costruzione del villaggio con 400 casette prefabbricate che ospiteranno altrettanti operai “foresti” prossimamente impegnati nei cantieri per la realizzazione del Terzo Valico ferroviario, opera finanziata con soldi pubblici (6,2 miliardi di euro) della quale, tuttavia, è difficile conoscere i dati ufficiali in merito all’effettivo impiego di manodopera locale e non, ma anche i nomi e la provenienza delle ditte alle quali il consorzio di imprese Cociv (Consorzio collegamenti integrati veloci, oggi composto da gruppo Salini-Impregilo al 64%, Società Italiana per Condotte d’Acqua al 31% e Civ S.p.A al 5%) – general contractor, ovvero soggetto unico gestore degli appalti – ha affidato parte dei lavori, in corso di svolgimento, del primo lotto costruttivo (sei lotti complessivi) del Terzo Valico dei Giovi. Un campo base è previsto pure in località Maglietto (nel Comune di Campomorone in Val Verde), dove presumibilmente saranno ospitati circa 200 lavoratori fuori sede, mentre l’area della Biacca a Bolzaneto ha di recente cambiato destinazione trasformandosi da campo base a deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terra di scavo (qui l’approfondimento di Era Superba e il ricorso al Tar presentato dagli abitanti).

    Nonostante diversi tentativi, la società di comunicazione a servizio del Cociv (Chiappe Revello Associati s.r.l.) non ci ha ancora fornito il prospetto con l’elenco delle imprese appaltatrici trincerandosi dietro la mancanza delle autorizzazioni previste (da parte di RFI, società del gruppo Ferrovie dello Stato S.p.A., committente dell’opera, e dello stesso Cociv) a diffondere informazioni che a rigore di logica dovrebbero essere pubbliche già da un pezzo. Ricordiamo che il general contractor può dare in affidamento diretto in forma di subappalto il 40% delle opere, mentre per il 60% è prevista la procedura a evidenza pubblica con bando di gara internazionale. Per accorciare i tempi delle operazioni i lavori del primo lotto sono tutti compresi nel 40% di affidamento diretto: in pratica è il general contractor a decidere a chi affidare – tramite procedure negoziate – l’esecuzione dei lavori .

    Le presunte ricadute occupazionali – soprattutto sul territorio ligure e genovese – sono sempre state enfatizzate dai maggiori sponsor istituzionali della grande opera, in primis dall’assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaella Paita, che in questo senso, proprio una settimana fa, ha annunciato «I dipendenti di Metrogenova licenziati dopo l’ultimazione dei lavori della metropolitana (una trentina, ndr) sono stati chiamati dal Cociv per il Terzo Valico. L’attenzione al lavoro locale è doverosa – ha aggiunto Paita – Anche segnali come questo devono essere d’incentivo e di stimolo per continuare. Stiamo parlando di una grande infrastruttura in grado di dare risposte precise in termini di occupazione a un territorio particolarmente provato dalla crisi». A dire il vero, da quel che si riesce a comprendere, almeno finora tale affermazione pare essere smentita dai fatti. Secondo i sindacati, infatti, al momento sarebbero impegnati nei cantieri complessivamente circa 200-250 lavoratori nelle ipotesi più ottimistiche, tra personale amministrativo, tecnici ed operai (circa 50-60 unità), di cui pochissimi residenti a Genova. Le aziende appaltatrici locali dovrebbero contarsi sulle dita di una mano. D’altra parte l’unico intervento importante sul fronte genovese del valico sarebbe quello relativo all’esecuzione delle gallerie Borzoli-Erzelli e delle opere di completamento all’aperto della nuova viabilità tra via Borzoli-via Erzelli e via Chiaravagna, lavori affidati ad un raggruppamento di imprese composto dalla società napoletana Cipa S.p.A. (capogruppo) e dalla società genovese Pamoter s.r.l. Per altri interventi minori, come quello riguardante il cantiere di Fegino, alcune fonti riferiscono dell’avvenuto affidamento ad un paio di imprese genovesi ma, ad oggi, i lavori sarebbero pressoché fermi.

    I numeri sull’occupazione prevista

    terzo valico trasta2Ma inizialmente quali erano i numeri del possibile assorbimento occupazionale legato alla realizzazione della grande opera ferroviaria? Le stime più recenti le troviamo nell’edizione del “Giornale della Giunta” della Regione Liguria del 10 aprile 2013, dove a tal proposito si leggeva: “Il Terzo Valico porterà in dote lavoro per 4000 persone. È quanto emerso dalla riunione tecnica tra le istituzioni locali, il Cociv, e le organizzazioni sindacali e dei costruttori. Ma ci vorrà del tempo, circa tre-quattro anni, per arrivare a queste cifre: intanto si comincerà con circa 200 lavoratori entro fine anno (2013, ndr) per arrivare a 300 nel 2014 e giungere appunto al picco nel 2015 e 2016“. Ma visti i ritardi nei lavori non è detto che il traguardo venga raggiunto nei tempi.

    Sei mesi prima – precisamente l’11 ottobre 2012 – un protocollo d’intesa sottoscritto da Regione Liguria, Cociv e sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, stabiliva di “…prestare particolare attenzione al problema delle infiltrazioni mafiose, grazie all’osservatorio regionale sui contratti pubblici e al protocollo sulla legalità in via di sottoscrizione con la Prefettura di Genova; di assumere in via prioritaria manodopera locale; attivare un presidio sanitario nei pressi del cantiere per garantire la sicurezza sul lavoro; di istituire un servizio mensa ad opera di Cociv per i lavoratori e le imprese affidatarie, coinvolgendo i servizi di ristorazione locali”. Il protocollo – in merito all’occupazione – specificava la necessità di “…privilegiare, nel rispetto di tutte le norme di legge, di contratto e di accordo, aziende e manodopera del territorio attraverso la verifica delle professionalità richieste; le assunzioni saranno rivolte a lavoratori espulsi dal circuito lavorativo anche attraverso percorsi di riqualificazione professionale; prevedere nei contratti di appalto e subappalto l’integrale recepimento del presente protocollo”.

    Il j’accuse del presidente di Ance Genova

    Su circa 480 milioni di euro complessivi del primo lotto costruttivo del Terzo Valico, Cociv finora ha appaltato pochissime decine di milioni, soprattutto sul fronte piemontese. Eppure sono questi gli unici lavori appetibili per le imprese locali. «Ma finora la ricaduta sull’occupazione è stata davvero minima – spiega Federico Garaventa, presidente Ance Genova (Associazione nazionale dei costruttori edili) – Tutti a parole dicono che deve essere favorito l’incremento del lavoro sul territorio ma le procedure guarda caso vanno nella direzione opposta».

    Per la parte di opere propedeutiche affidate in via diretta con gare negoziate «Noi come Ance ci siamo prodigati a fornire una lista di aziende locali che sono tuttora all’attenzione del Cociv – continua Garaventa – Ad oggi, però, le imprese genovesi appaltatrici secondo le informazioni in nostro possesso sono soltanto 2-3. Ci auguriamo che anche altre realtà locali possano partecipare agli interventi del primo lotto che dovrebbero essere appaltati e poi avviati nei prossimi mesi». Per quanto riguarda, invece, la quota di opere (il 60%) da affidare necessariamente con procedure internazionali, probabilmente quelli relativi al secondo lotto costruttivo «Le imprese liguri e genovesi non sono adeguatamente attrezzate per concorrere – sottolinea Garaventa – Parliamo di lavori complessi in galleria a cui potranno ambire pochissime imprese italiane e nessuna locale».

    Ma il presidente di Ance Genova lancia un vero e proprio j’accuse all’odierna disciplina del general contractor in Italia «Un conto è affidare la gestione di una grande opera al general contractor, altro discorso è se lo Stato abdica completamente alla sua funzione di controllo lasciando mano libera a tale soggetto che così bada esclusivamente al proprio interesse di impresa». Ma non va dimenticato che lo stesso affidamento diretto – senza una gara a evidenza pubblica – ad un soggetto unico gestore degli appalti (general contractor), ha suscitato le critiche dell’Unione Europea all’Italia perché non ha garantito l’apertura al mercato e alla concorrenza. E sovente tale scelta ha comportato un risultato di non economicità: opere che dovevano essere già terminate sono ancora in corso di realizzazione e nel frattempo i costi sono ampiamente lievitati (vedi la nostra precedente inchiesta del 2012 sul Terzo Valico dei Giovi). Poi Garaventa rincara la dose «Vista l’esperienza di altri colleghi impegnati nella realizzazioni di simili grandi infrastrutture non so neppure quanto sia conveniente aggiudicarsi gli appalti, considerando che spesso le aziende appaltatrici finiscono con le gambe all’aria. La normativa attuale, infatti, prevede un pesante squilibrio a favore del general contractor. Con la scusa che il soggetto unico sta appaltando con soldi pubblici, in buona sostanza può decidere il prezzo che vuole. È evidente che se il general contractor appalta sotto costo le imprese rischiano di non stare dentro a quelle cifre». Quindi, piuttosto che rinunciare al lavoro in un periodo di crisi nera, partecipano lo stesso, cercando di risparmiare magari sulla manodopera e sulla qualità dei materiali, con conseguenze immaginabili quali ritardi nell’esecuzione degli interventi e contenziosi giudiziari, quando va bene, fallimento delle aziende quando va male.

    La posizione dei sindacati

    I sindacati all’unisono denunciano l’andamento troppo lento dei cantieri e chiedono al consorzio Cociv di rispettare il protocollo d’intesa a tutela della manodopera locale, sottoscritto nell’ottobre 2012. «Per il momento le notizie che abbiamo descrivono una realtà che vede, dal punto di vista temporale, i flussi di manodopera previsti traslati di almeno sei mesi – racconta Fabio Marante, segretario generale Cgil Fillea Genova – Non arriviamo neppure a 250 lavoratori attualmente impiegati in tutti i cantieri propedeutici del Terzo Valico. Si tratta di un campione non rappresentativo, per questo motivo ancora non c’è stato un grido d’allarme da parte dei sindacati». I prossimi bandi di gara internazionali ovviamente avranno un ampio respiro aprendo il campo ad imprese provenienti da fuori regione ma pure da fuori Italia. «Noi stiamo provando a sollecitare le istituzioni affinché sia garantita una ricaduta occupazionale anche sul territorio – continua Marante – Ma le imprese locali non sono sufficientemente strutturate per partecipare a questi lavori. Sono imprese mediamente piccole con pochi dipendenti: o si consorziano tra di loro, oppure non potranno competere con realtà aziendali ben più grandi». Se invece, come probabile, ad aggiudicarsi gli appalti saranno imprese foreste (come in gran parte è avvenuto finora) «Solleciteremo l’assunzione di manodopera disponibile in loco – conclude il segretario Cgil Fillea Genova – Ma considerando la crisi dell’edilizia anche queste ditte avranno del personale da ricollocare dunque non sarà per nulla semplice tutelare gli interessi dei lavoratori genovesi e liguri».

    «Noi con il Cociv siamo rimasti al protocollo firmato un anno e mezzo fa – spiega Roberto Botto, segretario provinciale Feneal Uil Genova – Dopo di che il Cociv si è reso invisibile, e non comunica neppure con noi». Allo stato attuale, secondo il rappresentante sindacale, non c’è nessun effetto positivo tangibile sul territorio. «Se parliamo di operai inquadrati con contratto edile oggi nei cantieri sono impegnate soltanto qualche decina di unità – sottolinea Botto – Mentre diversi lavoratori hanno altre tipologie contrattuali. Si prevede che per la tarda primavera, forse inizio estate, dovrebbe verificarsi un maggiore assorbimento occupazionale. Però, ad oggi, non c’è alcuna garanzia da parte di Cociv in merito al rispetto del protocollo d’intesa dell’ottobre 2012. E il consorzio Cociv rifiuta il confronto con le parti sociali».

    «Il discorso con Cociv è aperto – afferma Paola Bavoso, responsabile Filca Cisl Genova – adesso l’obiettivo è attivare un tavolo comune per cercare di trovare la maggior collocazione possibile almeno per determinati profili professionali disponibili sul territorio. Per Genova, se parliamo di lavori specializzati in galleria, dobbiamo ammettere di non avere aziende pronte ad operare in simili contesti. Tuttavia, insieme alle altre sigle sindacali, stiamo creando un elenco locale comprendente singole figure professionali con caratteristiche idonee dal quale attingere per la futura richiesta di manodopera».

      Matteo Quadrone

  • Terzo Valico, espropri a Trasta. Il caso: «Rivendico il diritto di oppormi a una scelta politica sbagliata»

    Terzo Valico, espropri a Trasta. Il caso: «Rivendico il diritto di oppormi a una scelta politica sbagliata»

    terzo valico trasta4Non è stato il primo e non sarà nemmeno l’ultimo. L’esproprio dei terreni del signor Vittorio Calvini per far spazio ai lavori del Terzo Valico in via Ceresole, a Trasta, ha occupato le pagine dei quotidiani locali la scorsa settimana ma è tornato a far parlare di sé ieri pomeriggio in Consiglio comunale, attraverso un articolo 54 del Movimento 5 Stelle che mirava a fare chiarezza sulle modalità con cui il Cociv si è introdotto con i propri mezzi su quello che fino alla sera prima era un terreno coltivato.

    «Ci sono quantomeno dei dubbi sulle modalità e la tempistica della consegna dell’atto espropriativo» ha detto il capogruppo grillino in Sala Rossa, Paolo Putti. «Non è possibile che l’esproprio avvenga il giorno successivo al recepimento della notifica, facendo sbaraccare i contadini senza neppure avvertirli. Immaginatevi un uomo di 70/75 anni con la moglie che si vede arrivare ruspe e quant’altro in un terreno in cui il giorno prima era lì a zappare. Sapete che cosa ha detto? “Potevate almeno lasciarmi raccogliere le fave”. Questa è la distanza che c’è tra la vita degli uomini e quella di chi sta nelle posizioni di comando e se ne frega».

    Dura la replica del vicesindaco Bernini che ha ricordato come dopo una prima fase non proprio ortodossa degli espropri, l’amministrazione comunale abbia avviato un percorso fruttuoso tra gli interferiti e il Cociv offrendo compensi per gli espropri di molto superiori al valore di mercato dei terreni. «Il Cociv– sostiene il vicensindaco – pagherebbe anche un indennizzo all’affittuario, come nel caso del signor Calvini e dell’usufruttuario del suo terreno, se il rapporto fosse dimostrato almeno da un comodato gratuito. Ma il signor Calvini – prosegue Bernini – ci ha scritto che non aveva nessuna intenzione di essere aiutato nel rapporto con Cociv e che avremmo dovuto cambiare mestiere perché il Terzo Valico è un’opera inutile. Invece, avrebbe forse avuto il tempo utile per avvisare l’affittuario di non piantare le fave»

    «La colpa è del Cociv è che non mi ha dato i dieci giorni di tempo prima dell’esproprio come previsto dalla legge» risponde indirettamente il proprietario del terreno. «Certo forse il giorno stesso avrei potuto avvertire il contadino ma per me, in quel momento, l’esproprio era un’operazione illegittima. Quello del Cociv è stato un atteggiamento molto arrogante: se uno si oppone non deve per forza essere trattato male».

    «La parte terribile di questa storia – prosegue il signor Calvini – è che loro si fanno forti di poter comprare la disperazione della gente sfruttando le enormi disponibilità economiche che queste grandi opere hanno dietro. Ma in realtà non esiste una cifra che potete darmi per ripagarmi di quello che vado a perdere».

    Il signor Calvini sembra avere ragione anche dal punto di vista legale, come ci spiega l’avvocato Alessandro Gorla che, seppur penalista, è diventato un punto di riferimento imprescindibile per il movimento no Tav, grazie a quella che lui stesso definisce “vicinanza politica e affettiva e anche perché se no non se ne sarebbe occupato nessuno”: «Formalmente – spiega l’avvocato – l’avviso è stato inviato da Cociv a febbraio, quindi nei termini corretti. Il problema riguarda però la notifica che è avvenuta il giorno prima della presa in possesso quando di legge dovrebbe esserci una settimana di tempo. L’altra mattina avevamo una rivendicazione giusta e legale. Tra l’altro il giorno prima avevamo diffidato il Cociv via fax dicendo che non c’erano i termini legali per l’esproprio ma non siamo stati ascoltati. Quando mi sono rivolto alle forze dell’ordine chiedendo spiegazioni, mi sarei aspettato che dicessero : “ok, impacchettiamo tutto e andiamo a casa”.  Invece, hanno risposto che non avevano competenza per decidere e che se mai avremmo potuto fare ricorso. Piccolo particolare: il ricorso costa solo che di bolli 2 mila euro. Avrebbero potuto sospendere in attesa di chiarimenti. Per carità uno il ricorso lo fa anche ma il terreno ormai è stato dissodato».

    Nei giorni scorsi lo stesso Calvini ci racconta di aver scritto una mail alle caselle istituzionali di sindaco e vicesindaco ma di non aver ricevuto ancora nessuna risposta: «Nel messaggio – spiega il proprietario del terreno espropriato – chiedevo al vicesindaco una spiegazione concreta sul perché si debba realizzare un’opera che consenta di potare su un treno dei camion che a loro volta trasportano container.  Non voglio una risposta generica tipo “l’ha deciso l’Europa” o “quando ci sarà l’opera senz’altro servirà”.  Voglio una valutazione costi benefici. Al sindaco, poi, ricordavo come lo stesso don Gallo  – che ha sostenuto la sua candidatura – avesse esplicitamente richiesto la presenza della No Tav sulla sua bara».

    Alla valutazione costi benefici fa riferimento anche il capogruppo del Movimento 5 stelle in Consiglio comunale, Paolo Putti: «È chiaro che più vanno avanti i giochi più è difficile che accada qualcosa di clamoroso, anche se siamo in Italia e abbiamo visto che tanti lavori partono giusto per far avviare i cantieri. Il problema è che nel frattempo il contesto è completamente mutato, con lo stesso Moretti (a.d. di Trenitalia, n.d.r.)  che ha più volte  ribadito come quest’opera non sia rilevante e che ci si renderà conto solo dopo di quanto in realtà non serva. Una situazione, peraltro, che si sta verificando a Genova su tutte le grandi opere che si vogliono “fare tanto per fare”. Ma questo “fare” non porta neppure lavoro in città, salvo qualche pasto in trattoria nelle zone di cantiere».

    È vero che probabilmente lo stesso Calvini, pur non avendo aderito alla trattativa privata con il Cociv attraverso la mediazione del Comune, riceverà l’indennizzo base previsto per la realizzazione dell’infrastruttura, ma la sua è più che altro un’opposizione all’opera in sé. «Io non sono di per sé contrario agli espropri per opere pubbliche che sono una cosa legale e sacrosanta. Ma sacrosanta è anche l’opposizione a scelte politiche sbagliate. Se mi viene dimostrato che l’opera è indispensabili allora non dovrebbe neanche esserci bisogno della mediazione del Comune per avere più soldi, a meno che non si presupponga che quelli del Cociv vogliano fregare la gente. Io rivendico il diritto di oppormi a una scelta politica sbagliata».

    C’è un altro elemento che nelle ultime ore va ad intricare la situazione di questo terreno espropriato e conteso. Secondo alcune testimonianze provenienti direttamente da Trasta, ma non confermate dal Cociv che nella serata di ieri si è negato al telefono, i cantieri sarebbero stati bloccati per il ritrovamento di un tubo dell’Iplom. «Il progettista della Cociv lo sapeva benissimo» sostiene Calvini. «Tra l’altro ce n’è pure un altro dell’Eni».

    «Non mi è ancora giunta questa notizia – diceva ieri pomeriggio in aula il vicesindaco Bernini – ma posso dire che la presenza di oleodotti o gasdotti nel sottosuolo deve essere appositamente segnalata da paletti. Se ciò non è avvenuto, la responsabilità è del proprietario della tubatura».

    Fin qui il problema degli espropriati. Ma c’è anche chi, durante i lavori e ad opera realizzata, resterà a vivere in queste zone interferite dal Terzo Valico. «Di fatto – spiega il proprietario dei terreni di Trasta – chi cede la proprietà esce da questa situazione. Alcuni vicini sono stati anche ben contenti di dare il terreno perché hanno case senza accesso diretto alla strada e hanno ottenuto in cambio la promessa di poter sfruttare in futuro quella costruita per il cantiere. Vedremo, per ora restano solo promesse».

    «D’altronde – chiosa l’avvocato Gorla – questi hanno pagato fantastiliardi per case diroccate solo per non avere problemi di opposizione e quant’altro». Ma c’è chi, come il signor Calvini, non è disposto ad ammainare la propria bandiera, seppure qualche euro in più farebbe molto comodo.

    Simone D’Ambrosio

  • Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto, Terzo Valico: ricorso al Tar promosso dagli abitanti di San Biagio contro il cantiere della Biacca

    Bolzaneto Biacca Terzo Valico 006 smallLa settimana scorsa l’avvocato Daniele Granara, tutore legale degli abitanti di San Biagio (Val Polcevera), ha ufficialmente depositato il ricorso al Tar contro il cantiere del Terzo Valico di Bolzaneto, nelle immediate vicinanze del cimitero comunale della Biacca, chiedendo l’annullamento – previa sospensione – del permesso di costruire (n. 364 del 10 luglio 2013) inerente “…la realizzazione di piazzali per lo stoccaggio di materiali semilavorati ed attrezzature nell’ambito dei lavori del terzo valico dei Giovi nell’area di cantiere CLB 4 – Bolzaneto” e del provvedimento (prot. n. 223395 in data 10/07/2013) avente ad oggetto l’autorizzazione ad effettuare movimenti di terra in zona soggetta a vincolo idrogeologico, entrambi rilasciati dal Comune di Genova.

    Vietato costruire vicino ai cimiteri

    Il ricorso innanzitutto sottolinea la violazione e la falsa applicazione dell’art. 338 del Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 recante “Testo unico delle leggi sanitarie”. Ai sensi dell’art. 338 del R.D. 1265/1934 “…è vietato costruire intorno ai cimiteri nuovi edifici entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’impianto cimiteriale… Per dare esecuzione ad un’opera pubblica o all’attuazione di un intervento urbanistico, purché non vi ostino ragioni igenico-sanitarie, il Consiglio comunale può consentire, previo parere favorevole della competente azienda sanitaria locale, la riduzione della zona di rispetto tenendo conto degli elementi ambientali di pregio dell’area, autorizzando l’ampliamento di edifici preesistenti o la costruzione di nuovi edifici…”.

    “Alla luce della disciplina sopra riportata – si legge nel ricorso presentato dall’avvocato Granara – la realizzazione di opere (da intendersi, in generale, quali trasformazioni del territorio) a distanza posta a meno di 200 metri dalla cinta cimiteriale, in assenza di espressa deroga da parte del Consiglio comunale, da assumersi previo parere favorevole dell’ASL competente, deve ritenersi vietata ex lege. Contrariamente, nel caso di specie, nessuna procedura finalizzata alla riduzione della fascia di rispetto cimiteriale è mai stata attivata, né tantomeno portata a termine dal Comune di Genova. E ciò, nonostante l’opera progettata e autorizzata si collochi ad una distanza ben inferiore ai 200 metri prescritti normativamente, giungendo addirittura a lambire la cinta cimiteriale”.

    Secondo i ricorrenti “Nessuna indicazione circa l’avvenuta procedura in deroga è contenuta nel titolo edilizio rilasciato che, occorre rilevarlo, prevede opere definite dallo stesso Comune come nuove costruzioni. Peraltro, non solo non risulta alcuna delibera del Consiglio comunale, ma nessuna riduzione nella fattispecie è possibile, essendo l’opera in oggetto proprio a ridosso del cimitero”.

    L’intervento prevede la “modellazione del versante” (di fatto uno sbancamento del versante collinare ed il riversamento del materiale scavato nell’area posta “a valle”) finalizzata alla realizzazione di due piazzali dell’estensione di ben 3000 e 1000 metri quadrati che permetteranno l’abbancamento in loco di oltre 70 mila metri cubi di materiali di risulta, sopra ai quali saranno  realizzate strutture e manufatti prefabbricati, oltre alle opere di incanalamento e smaltimento delle acque superficiali connesse alla modifica del versante.

    I ricorrenti al Tar precisano che le opere in questione “saranno destinate a rimanere in loco per un periodo indefinito e comunque di lunga durata (l’intero periodo di durata del cantiere per la realizzazione del Terzo Valico). Del resto, l’attività di cantiere e la movimentazione del terreno comporterà la presenza, nell’area dei lavori, di personale, con conseguente aumento, per tutto il periodo di mantenimento in loco dell’opera, del carico antropico dell’area. Esattamente ciò che il vincolo mira ad evitare”.

    La giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che “il divieto è riferibile ad ogni tipo di fabbricato o costruzione rendendo del tutto inedificabile l’area colpita dal divieto medesimo” (Cons. di Stato, sez. II, n. 3031/1996, Cons. Stato 22 novembre 2013, n. 5544 Cons. Stato, sez. V, 22 giugno 1971, n. 606). Da quanto sopra emerge “la portata assoluta ed inderogabile del vincolo cimiteriale destinato ad impedire ogni trasformazione del territorio che si ritiene per legge comportare pericolo alla salubrità dei luoghi”.

    Le opere autorizzate, per rilevanza e caratteristiche “comporteranno una trasformazione permanente del territorio – si legge nel ricorso dell’avvocato Granara – Non solo. La temporaneità delle opere è smentita dallo stesso permesso di costruire impugnato che non prevede affatto la sistemazione dell’area nelle attuali condizioni al termine dei lavori”. Nel permesso di costruire, infatti, si precisa che “l’area dovrà essere sistemata secondo un apposito progetto da sottoporsi all’approvazione del Comune prima della conclusione dei lavori”.

    Dunque, secondo i ricorrenti “Il progetto approvato non prevede in alcun modo una trasformazione del territorio con conseguente ripristino al termine dei lavori, bensì una trasformazione permanente dei luoghi… ed in quanto tale deve ritenersi assolutamente vietata”.

    Il vincolo idrogeologico

    L’altra principale contestazione sollevata nel ricorso riguarda la violazione e la falsa applicazione della L.R. 22 gennaio 1999, n. 4. Come ricorda il ricorso “L’area oggetto dell’intervento è assoggettata, ai sensi della sopracitata L.R. n. 4/1999, a vincolo idrogeologico”.

    “L’autorizzazione alla movimentazione di terreno rilasciata dall’Ufficio geologico del Comune di Genova reca, tuttavia, una serie di prescrizioni connesse all’intervento, ad ogni evidenza contrastanti con l’intervento medesimo – scrive l’avvocato Granara – In particolare viene richiesto un piano di monitoraggio per la stabilità del versante e delle falde da proseguirsi anche oltre la fine dei lavori (circostanza che conferma i dubbi circa la stabilità del fronte e la realizzabilità dell’intervento), la necessità di un adeguamento della relazione geologica e geotecnica, la limitazione al minimo possibile delle movimentazioni di terra (circostanza evidentemente impossibile considerata l’entità dell’opera che prevede l’abbancamento di 70 mila metri cubi di terra), la realizzazione di tutti i possibili accorgimenti per garantire la stabilità del versante (circostanza che fa presumere che la stessa Amministrazione comunale dubiti della realizzabilità, in piena sicurezza, dell’intervento)”.

    Ma non è tutto. “Nell’autorizzazione viene prevista la realizzazione di prove geotecniche in cantiere per verificare la qualità geotecnica dei materiali abbancati – si legge ancora nel ricorso – Detta circostanza conferma le perplessità emerse e fatte proprie da molti residenti della zona in merito all’incertezza (manifestata dalla stessa Amministrazione comunale) circa le tipologie di materiali che verranno abbancati nell’area, con conseguente potenziale rischio per i cittadini della zona”.

    Insomma “Una tale serie di prescrizioni (ben 14), di tale portata e rilevanza, conferma l’assoluta irrealizzabilità dell’intervento […] che comporta grave pericolo per la stabilità dell’intero versante – conclude l’avvocato Granara – I ricorrenti che abitano nella zona subiscono grave danno dall’esecuzione di tali opere, venendo pregiudicata la loro vita dal continuo enorme movimento di mezzi e materiali, con conseguente produzione di intollerabile rumore, polveri ed emissioni di qualsiasi tipo… Si chiede, previa sospensione cautelare, l’annullamento dei provvedimenti impugnati e la condanna del Comune di Genova e della società contro-interessata (“Cociv”, Consorzio collegamenti integrati veloci) al risarcimento dei danni in favore dei ricorrenti, con la vittoria delle spese, competenze ed onorari di giudizio”.

    Matteo Quadrone

  • Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Pontedecimo, demolito il palazzo costruito sul fiume. Spazio ai mezzi del Terzo Valico nella “valle militarizzata”

    Demolizione Palazzo PontedecimoGiorni caldi in Val Polcevera per quanto riguarda l’avanzamento dei lavori nei cantieri del Terzo Valico. Dopo la demolizione del palazzo in via Pieve di Cadore, a Pontedecimo, effettuata lo scorso fine settimana in una valle letteralmente blindata dalle forze dell’ordine, si avvicina la giornata nazionale di mobilitazione – sabato 22 febbraio – organizzata dal Movimento No Tav No Terzo Valico in tutta Italia. Nel frattempo, questo pomeriggio, dalle ore 18:30, presso la S.O.C. di San Biagio, AperiNoTav per finanziare le spese legali del ricorso al Tar, promosso da comitati e residenti (che sarà presentato domani, rimandiamo a ulteriore approfondimento su questo pagine, ndr), contro il cantiere del Terzo Valico “CLB 4 – Bolzaneto” in zona cimitero della Biacca.

    Partiamo da Pontedecimo e da una “valle militarizzata”, come l’ha definita Davide Ghiglione, capogruppo Federazione Sinistra in Municipio Valpolcevera e militante No Tav «I blindati e i blocchi stradali presenti nel week end a Pontedecimo richiamavano gli ambienti del “Deserto dei Tartari”: decine di esponenti delle forze dell’ordine che, invece di contrastare la criminalità organizzata, aspettavano improbabili contestazioni. Nelle coscienze di tutti stanno i soldi sprecati che, invece, potrebbero essere utilizzati per il trasporto pubblico e l’ammodernamento delle linee ferroviarie».

    Il civico 1prima della demolizione
    Il civico 1prima della demolizione

    L’abbattimento del palazzo, costruito direttamente nell’alveo del torrente Verde che impazzì nell’alluvione del 1993 (qui un video amatoriale dell’epoca) distruggendo due ponti fra cui quello distante pochi passi dall’ormai ex civico 1, è funzionale alla realizzazione di un by-pass stradale per facilitare il passaggio di camion e mezzi pesanti diretti ai cantieri del Terzo Valico. Anche la strada di S. Marta sarà allargata in alcuni punti e verrà realizzato un nuovo tratto, tra i ponti ferroviari e le piscine di Pontedecimo, meno tortuoso rispetto a quello esistente. Difficile al momento essere precisi sui tempi di intervento, anche alla luce dei numerosi rimandi che hanno preceduto la demolizione dell’edificio di via Pieve di Cadore 1: «Interventi sicuramente utili per la popolazione –  sottolinea Ghiglione – peccato però che la stessa dovrà subire traffico e inquinamento per almeno una decina di anni».

    Le foto della demolizione

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    La giornata nazionale NoTav  a Genova

    Come detto in apertura, sabato 22 febbraio si svolgerà la giornata nazionale di mobilitazione contro l’alta velocità ferroviaria «A Genova saremo in presidio in piazza San Lorenzo a partire dalle ore 15 – ricorda Ghiglione – Ribadiremo le nostre posizioni contro lo spreco delle risorse pubbliche e contro la devastazione del territorio. Ma soprattutto vogliamo focalizzare l’attenzione sulla repressione del dissenso che vediamo allargarsi a macchia d’olio dal Piemonte fino in Liguria. Infatti, sono arrivate delle notifiche di avviso, ad alcuni militanti, per le giornate di lotta agli espropri, svoltesi nel luglio scorso a Trasta, in Val Polcevera. La giornata di sabato è un atto di solidarietà nei confronti di Chiara, Mattia, Claudio, Nico e di tutti quelli che, come loro, devono affrontare il giudizio della magistratura soltanto per aver difeso i beni comuni».

    Matteo Quadrone

  • Gronda, rinviata la riunione dell’Osservatorio del Comune. Società Autostrade prende tempo

    Gronda, rinviata la riunione dell’Osservatorio del Comune. Società Autostrade prende tempo

    Voltri, progetto Gronda di Ponente
    Simulazione progetto: nuovi viadotti Cerusa est e ovest

    La politica spinge, Autostrade temporeggia. Giovedì il sindaco aveva convocato la riunione dell’Osservatorio Gronda a cui avrebbe dovuto partecipare anche Autostrade, ma le 43 prescrizioni della Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero (qui l’approfondimento di Era Superba) non sono da sottovalutare e l’incontro è stato rinviato perché società Autostrade non ha ancora preparato le controdeduzioni o comunque le risposte alle 43 prescrizioni.

    >> Qui il documento integrale del Ministero con le 43 prescrizioni sul progetto Gronda

    La replica del vicesindaco Bernini è dura e non si fa attendere: «La motivazione fornita da Autostrade non sta in piedi, non è possibile che non abbiano avuto il tempo di leggersi quelle “poche paginette”. Che ci dicano chiaramente cosa vogliono fare. Noi ci eravamo anche resi disponibili a trattare solo le tematiche più urgenti».

    “La Spea autostrade ha comunicato che non potrà aderire all’invito alla riunione dell’Osservatorio “gronda” che il sindaco ha convocato per giovedì 13 febbraio – si legge nella nota stampa diffusa dal Comune – La società precisa di non aver “ancora ultimato l’istruttoria” sul decreto di Valutazione impatto ambientale riguardante l’opera. Poiché la presenza della società è indispensabile alla efficace trattazione degli argomenti all’ordine del giorno, in particolare per quanto attiene alle esigenze degli abitanti “interferiti” dal progetto, l’amministrazione comunale ha ritenuto di rinviare la riunione dell’Osservatorio in attesa di una auspicata, sollecita presenza di Spea.”

  • Valpolcevera, apertura punto informativo su lavori Terzo Valico: approvata mozione M5S

    Valpolcevera, apertura punto informativo su lavori Terzo Valico: approvata mozione M5S

    terzo valico trasta3Il Municipio Valpolcevera ha approvato una mozione del M5S che sollecita l’apertura di uno sportello sul territorio, dedicato a fornire ai cittadini informazioni corrette e puntuali sui lavori del Terzo Valico, tramite il supporto e la presenza in loco di personale qualificato delle istituzioni locali (Municipio e Comune) e del general contractor dell’opera (il consorzio Cociv). Il documento, passato con emendamenti di Pd, Sel e Idv, è stato votato dalla medesima maggioranza e dal gruppo misto, unico voto contrario quello di Davide Ghiglione, capogruppo di Fds.

    «Chiaramente immaginavamo che la maggioranza accogliesse con grande favore la nostra iniziativa – ammette Carlo Di Bernardo, capogruppo Movimento 5 Stelle in Municipio Valpolcevera – cogliendo l’occasione per trasformarla in un’azione di propaganda tesa a rivendicare un presunto ruolo informativo avuto finora dalle istituzioni locali. Sono stati molto bravi in questo, ma già lo sapevamo». Detto ciò, aggiunge Di Bernardo «Quello che ci ha spinto a presentare il documento è un problema reale. Noi, come è noto, siamo contrari al Terzo valico e ci siamo opposti più volte in consiglio sui temi degli espropri e della cantierizzazione. Ma oggi, in un’ottica di realismo politico, preso atto che questa maggioranza vuole quest’opera, dobbiamo ragionare per il bene dei cittadini. Gli abitanti delle zone interessate si pongono diverse domande, dai tempi di durata dei lavori al pericolo amianto, quindi l’idea è mitigare un disagio, comunque enorme, fornendo almeno un supporto informativo».
    Resta il fatto che «Dovremo vigilare affinché tale sportello informativo funzioni realmente, dando risposte precise e chiare sull’opera – sottolinea Di Bernardo – Noi abbiamo richiesto la presenza sia del Comune sia del general contractor Cociv. L’interfaccia deve essere unica. Sono entrambi soggetti corresponsabili di ciò che sta accadendo e accadrà sul territorio». Certo, ammette il consigliere M5S «Vedendo come sono andate precedenti esperienze, ad esempio l’osservatorio comunale sulla Gronda, siamo pure noi scettici sull’effettiva funzionalità del punto informativo. È evidente però che, se lo sportello sarà un’altra operazione di facciata, inutile ai fini della trasparenza, dal punto di vista politico la maggioranza sarà chiamata a renderne conto».
    Ma ormai non è troppo tardi per promuovere un’azione informativa? «Forse è vero – conclude Di Bernardo – ma è altrettanto vero che i lavori del Terzo Valico perdureranno molti anni, così come i conseguenti disagi per la popolazione».

    Federazione della Sinistra, con il capogruppo Davide Ghiglione (esponente del movimento No Tav-Terzo Valico), ha votato contro soprattutto perché la ritiene «Un’iniziativa tardiva che rischia di suonare come una beffa per i cittadini, mai interpellati sull’opportunità o meno di realizzare la grande opera ferroviaria. Io ritengo che una maggiore consapevolezza della popolazione in merito al Terzo Valico sia senza dubbio necessaria, infatti da circa due anni sono impegnato in assemblee informative, ma francamente affidare questo ruolo al Cociv mi sembra quanto meno pericoloso».
    Tra l’altro, la mozione approvata dal consiglio del Municipio Valpolcevera «È stata stravolta dagli emendamenti Pd, Sel e Idv, in cui sostanzialmente si rivendica il ruolo informativo, di presunto appoggio alle istanze della cittadinanza, svolto dalle istituzioni locali, e si ripropone la logica delle compensazioni e dei “tavoli di regia”», sottolinea Ghiglione. Dal punto di vista politico, conclude il consigliere Fds «È un atto che legittima i partiti che sostengono il Terzo Valico, i quali non hanno mai promosso reali azioni di informazione, soprattutto a tempo debito, cioè molti anni fa, quando si sarebbe potuta affrontare una discussione seria».

    Allo stesso modo l’esponente Fds giudica l’Osservatorio ambientale “partecipato” della Valverde, approvato una decina di giorni orsono dal consiglio comunale di Campomorone (nel quale siede anche lo stesso Davide Ghiglione). L’Osservatorio è un organismo creato insieme al Comune confinante, quello di Ceranesi, composto da rappresentanti amministrativi e cittadini volontari, il quale secondo statuto si occuperà del monitoraggio sui lavori del Terzo Valico, con particolare riferimento alla qualità ambientale. Sul territorio di Campomorone e Ceranesi, infatti, è prevista l’installazione di due cantieri collaterali ma non di piccole dimensioni: un grande campo base per l’alloggio degli operai in località Maglietto e soprattutto il cantiere per la finestra di servizio del tunnel vero e proprio, in località Cravasco nei pressi di un’ex cava di calcare.
    «Ritengo che tutto questo ormai sia tardivo per una popolazione che, da Fegino a Tortona, mai è stata interpellata in merito alla grande opera ferroviaria – conclude Ghiglione – Che senso ha creare un osservatorio dopo anni di silenzio sul Terzo Valico? Qualcuno sostiene che buona parte della popolazione è favorevole alla realizzazione del Terzo Valico. Ma se anche così fosse, qualcuno ha mai posto il quesito ai cittadini? Almeno per quanto riguarda la Gronda l’ex Sindaco di Genova, Marta Vincenzi, aveva promosso un dibattito pubblico, sebbene non si sia rivelato un vero strumento di partecipazione. Per il Terzo Valico, invece, non c’è stato neppure un tentativo di coinvolgere la popolazione sulle scelte fondamentali che delineeranno il futuro del territorio».

    Matteo Quadrone

  • Terzo Valico, cantiere Bolzaneto: ecco le prime terre di scavo, la protesta degli abitanti

    Terzo Valico, cantiere Bolzaneto: ecco le prime terre di scavo, la protesta degli abitanti

    Bolzaneto, cimitero della Biacca. Il cantiere del Terzo ValicoA Bolzaneto, per bloccare il cantiere del Terzo Valico nei pressi del cimitero della Biacca, sotto l’abitato di San Biagio, residenti e comitati sono pronti a ricorrere al Tar della Liguria. Nel frattempo, gli operai scavano e disboscano per preparare l’area, destinata a deposito di materiali semilavorati e attrezzature, previo stoccaggio di circa 70 mila metri cubi di terra di scavo, il cosiddetto “smarino” (qui l’inchiesta di Era Superba). Il cantiere, in questi mesi, è stato contestato dai cittadini in tutte le sedi opportune (a partire dalla seduta di Commissione comunale in loco) e tramite la diffusione di appelli indirizzati a tutte le istituzioni locali (Municipio Valpolcevera, Comune di Genova e Regione Liguria) al fine di segnalare quelli che sarebbero i pericoli per la salute pubblica e l’ambiente circostante, conseguenti ad un simile conferimento.

    Comunque sia i lavori proseguono, come racconta Marco Torretta, portavoce del Comitato San Biagio Serro «Da alcune settimane gli operai hanno iniziato a scaricare una parte dei 70 mila mq di terra di scavo, al ritmo di 4-5 camion ogni quarto d’ora. Diciamo che, grazie alle nostre lamentele, adesso il cantiere è in regola. È stata installata l’adeguata cartellonistica e gli orari di lavoro vengono rispettati». Ma gli abitanti continuano a non essere per nulla convinti che sia lecito costruire – seppur in maniera provvisoria – così vicino al cimitero della Biacca. Per questo hanno deciso di agire per vie legali. «Il ricorso al Tar che stiamo preparando verterà proprio sulla eccessiva vicinanza del cantiere al cimitero – sottolinea Torretta – La Legge, infatti, vieta nuove costruzioni intorno ai cimiteri entro il raggio di 200 metri dal perimetro dell’area cimiteriale. Nel caso di Bolzaneto stanno accatastando la terra di scavo a ridosso del muro del cimitero della Biacca».

    L’amministrazione comunale, invece, afferma che le autorizzazioni necessarie sono state rilasciate sulla base di elementi di consolidata giurisprudenza. «Si tratta soltanto di un’interpretazione di Legge – conclude Torretta – Basata su alcune sentenze che sanciscono la possibilità di costruire a minori distanze. Ma noi non ci diamo per vinti e proveremo a sollevare la questione davanti ai giudici per bloccare il cantiere».

    Matteo Quadrone

  • Gronda: il Pd spinge per la grande opera. Disinformazione sull’ok del Ministero

    Gronda: il Pd spinge per la grande opera. Disinformazione sull’ok del Ministero

    Bolzaneto, progetto Gronda di Ponente
    Galleria Monterosso, viadotto Bolzaneto (Mercato Ortofrutticolo/Babyfarma)

    La Gronda per il Pd non è più un tema politico. «Il percorso è già tracciato: la decisione è stata presa già da tempo ed è frutto di un dibattito condiviso, sul modello francese, a cui hanno avuto modo di partecipare tutti i cittadini. Ora che si hanno le necessarie autorizzazioni ministeriali, si tratta di convocare la Conferenza dei servizi, azione che spetta al Ministero delle Infrastrutture e a Società Autostrade». Chiaro e sintetico il messaggio lanciato ieri da Alessandro Terrile, segretario provinciale del Partito democratico.

    Destinatario ancora una volta, anche se mai direttamente esplicitato, il sindaco Marco Doria accusato di eccessivi tentennamenti e di una mancata presa di posizione chiara e definitiva su un’opera che al primo cittadino, e non solo, solleva in realtà grandi perplessità (qui l’inchiesta di Era Superba che precedeva la VIA del Ministero, ndr).

    «In Conferenza dei servizi – ha proseguito Terrile – Regione e Comune dovranno arrivare con una posizione unitaria che è quella di far partire i cantieri il prima possibile. Il problema allora non è più politico ma, tutt’al più tecnico: si dovrà, cioè, far capire al territorio quali saranno i disagi necessari e inevitabili e come contenerli al minimo negli anni di costruzione della Gronda».

    Secondo il Pd, dunque, i giochi sarebbero sostanzialmente fatti. Ma la realtà non è poi così semplice. Innanzitutto, bisognerebbe capire chi saranno i rappresentati del Comune che prenderanno attivamente parte alla Conferenza dei servizi. Se si trattasse di un’anima democratica, allora l’unità di intenti con la Regione, fortemente caldeggiata dai fautori dell’opera, potrebbe essere cosa semplice. Diverso, invece, il panorama che potrebbe aprirsi se i dubbi del sindaco Doria dovessero farsi “ufficiali”. In questo caso, al primo cittadino non mancherebbe il sostengo di tutte quelle associazioni e movimenti che, per buona parte, hanno contribuito al suo successo elettorale.

    Le autorizzazioni ministeriali, VIA (Valutazione Impatto Ambientale): facciamo chiarezza

    È proprio sulle prescrizioni del Ministero inserite all’interno della VIA che punta chi la Gronda non la vede proprio così di buon occhio: «Le prescrizioni sono osservazioni in gran parte già emerse nel corso del dibattito pubblico – dice Enrico Pignone, capogruppo Lista Doria e il tempo che è intercorso da allora non fatto altro che produrre un peggioramento di queste situazioni dal punto di vista idrogeologico. Insomma, se il Ministero dell’Ambiente ha imposto 43 prescrizioni, comprese alcune che riguardano la tutela monumentale e archeologica del paesaggio, non è vero che non c’è impatto ambientale, anzi. Poi – conclude Pignone – dal punto di vista ingegneristico, come gli ingegneri insegnano, tutto è possibile: infatti, è talmente tutto possibile che crollano ferrovie, vengono giù i monti e le persone perdono la vita a seguito delle alluvioni».

    >> Qui il documento integrale del Ministero con le 43 prescrizioni sul progetto Gronda

    Pignone è anche uno dei più noti “Amici del Chiaravagna” che sulle pagine del proprio sito sottolineano un aspetto per nulla secondario proprio rispetto alla Valutazione di Impatto Ambientale:

    [quote]A causa della “Legge Obiettivo” la VIA non può che concludersi positivamente, ovvero con un assenso eventualmente corredato da prescrizioni. Questo succede perché, sempre per legge, la commissione VIA non può valutare l’utilità di una opera quando questa è stata dichiarata strategica dal Governo, come nel caso della Gronda.[/quote]

    In sintesi, il fatto che la VIA sia stata positiva non va salutato come un grande successo né tantomeno vuole dire che l’opera sia utile quanto, tutt’al più, fattibile nel rispetto di una lunga serie di prescrizioni. Che, se davvero rispettate alla lettera, sembrerebbero poter mettere seriamente a rischio la realizzabilità dell’opera. Un esempio? «Ne citiamo solo una – si legge in una nota stampa rilasciata dal Coordinamento Comitati No Gronda che punta il dito contro lo spreco di risorse da investire piuttosto per la messa in sicurezza del territorio – viene richiesto che la velocità del vento non debba superare i 5 m/s, pena il blocco del cantiere. Per carità, ci dicono, sarà tutto a tenuta stagna, non esisterà nessun rischio “amianto” per la popolazione e per la verdura del mercato ortofrutticolo, vicino al quale sarà stoccato il materiale di scavo, ma allora perché il Ministero ha ritenuto necessaria questa gravosa condizione? Osservando i dati della stazione meteo di Genova-Rivarolo, nel 2013, la misurazione della velocità dei picchi del vento è rimasta al di sotto della soglia indicata dal Ministero solo per 45 giorni dell’intero anno».

    Verso la Conferenza dei servizi, il Pd vuole l’unione di intenti

    Secondo quanto spiegato dal capogruppo del Pd Simone Farello, in Consiglio comunale la partita Gronda potrebbe tornare solo per due motivi, ovvero qualora dalla Conferenza dei servizi uscissero modifiche sostanziali all’accordo di programma sottoscritto da tutti gli enti interessati o che incidessero sugli strumenti della pianificazione urbanistica del Comune di Genova. «La Gronda – ha proseguito Farello – è un’opera di interesse nazionale per cui ci aspettiamo che in Conferenza dei servizi ci sia un ruolo attivo e forte non solo di Regione Liguria e Comune di Genova ma anche di Società autostrade perché deve mettere in pratica alcune richieste del territorio votate dal Consiglio comunale il 18 settembre 2012, come il declassamento dell’attuale tratto autostradale A10».

    La chiave di tutto, secondo Farello, sta nella necessità di far tornare centrale il tema degli investimenti: «Poi Possiamo avere la legge elettorale più bella di questo mondo ma se la gente non ha il salario non andrà a votare, sosterrà i movimenti dei forconi o tutt’al più continuerà a votare M5S. Per questo spero che si concluda velocemente la discussione della legge elettorale perché il Parlamento deve dedicarsi all’obiettivo primario del governo Letta ovvero investire nella crescita di questo Paese». Come si collega questo alla questione Gronda? «Se non si fanno gli investimenti – ancora Farello – non esiste la possibilità dello sviluppo né tantomeno di uno sviluppo sostenibile. La linea del Partito democratico che alcuni con disprezzo chiamano “sviluppista” è in realtà puramente realista. Se un Paese non investe, chi avrà investito a un certo punto ti sostituirà: prima o poi tutti i nodi vengono al pettine e, in questo caso, i nodi sono quelli delle non scelte. Oggi, a fronte delle certezze della Valutazione d’Impatto Ambientale sarebbe sciagurato rimandare ulteriormente un investimento che poi saremmo costretti a rimpiangere».

    Simone D’Ambrosio