Era Superba magazine online dedicato alla città di Genova. Notizie, inchieste e interviste, video e rubriche di approfondimento

  • Home
  • Notizie
  • Approfondimenti
  • Ambiente
  • La città che cambia
  • Interviste
  • Editoriali
  • Seguici
    • Facebook
    • Twitter
    • RSS Feed
    • LinkedIn
    • Youtube

L’auto-razzismo del popolo e della classe dirigente italiana: la politica come il cabaret

L'auto-razzismo trabocca nelle parole della nostra classe dirigente. Gli altri sono sempre più virtuosi, un modello da seguire: noi siamo sempre al fondo delle classifiche internazionali, oggetto di ironia e riprovazione, zimbello del mondo. Non sfuggirà quanto questa retorica contribuisce a rafforzare nelle persone la percezione di appartenere ad un insieme sociale irrimediabilmente marcio, scoraggiando i volenterosi e incentivando a urlare “ognuno per sé”


18 Aprile 2015Rubriche > "Polis" Critica Politica

renzi-risataL’autoironia è una delle forme d’umorismo più apprezzata ai giorni nostri. Dimostrandomi autoironico appaio subito simpatico, genuino, estroverso, a posto con me stesso e con i miei difetti, e forse persino intelligente; ma soprattutto non faccio battute sulle altre persone, le quali  potrebbero anche non gradire.

È per questo meccanismo che il mondo della satira oggi investe moltissimo su questo filone. Dovendosi destreggiare tra il politically correct e i politici veri e propri, molto suscettibili e subito pronti a squalificare il comico di turno accusandolo di contiguità con il partito rivale, potrebbe avere il serio problema di non riuscire a trovare qualcuno o qualcosa su cui scherzare, se non esistesse una categoria che sicuramente non se la prende: gli italiani.

Ridere degli italiani piace, e ci piace. Quasi ci compiaciamo, in fondo, del fatto di essere quelli strani, quelli originali, quelli fuori dal coro. Inoltre questo genere ha una gloriosa tradizione alle spalle: da Fellini a Elio e Le Storie Tese, da Sordi a Fedez, gli italiani hanno sempre riso degli italiani, nei casi migliori addirittura riuscendo a dipingerne pregi e difetti con realismo e poesia.

Non può stupire, pertanto, che oggi questa tradizione sia ripresa non solo da comici come Maurizio Crozza, che addirittura a questo umorismo si è ispirato per il nome del suo programma, ma anche fuori dal cabaret, in contesti che dovrebbero essere decisamente più seri, da politici e giornalisti.

È ormai usanza diffusa e accettata riferirsi all’Italia e agli italiani come a qualcosa di eccezionale,  fuori dalla media, qualcosa di diverso dal resto del mondo. Gli italiani fanno, dicono e pensano cose che nel mondo civilizzato non si farebbero, non si penserebbero e non si direbbero. Basta far caso a quante volte compaiono nel linguaggio politico espressioni come: “solo qui da noi”, “adeguarsi”, “nel resto d’Europa”.

Ultimamente, per via delle difficoltà della crisi economica, questo vizio di vederci sempre come diversi e speciali tende a sconfinare nel pessimismo. Il vero problema dell’Italia sono gli italiani: siamo noi che non sappiamo o che non vogliamo cambiare. Siamo indisciplinati, pigri, corrotti, evasori e mafiosi. Siamo incorreggibili e nessuna ricetta ci renderà migliori. È così che si finisce, insomma, per dare ragione a Benito Mussolini e al suo famoso: “governare gli italiani non è difficile: è inutile”.

Ma è davvero così? È vero che il problema, in fondo in fondo, siamo noi stessi? Gli italiani sono davvero, innanzitutto, un fallimento come popolo?

Nonostante il suo indubbio “fascino”, la realtà è che questa non è un’argomentazione. Se dovessimo prenderla seriamente, infatti, dovremmo presupporre che esista qualcosa come lo “spirito di un popolo”, che esso sia definito e stabile, passando di generazione in generazione tramite il DNA o attraverso l’aria che si respira nella penisola, e che soprattutto esso sia talmente forte da essere causa di tutte le altre manifestazioni sociali. Leggi, guerre, istituzioni, scuola, cultura, arte e tutte le alterne fortune a cui una collettività può andare incontro non influenzerebbero in modo sostanziale la collettività stessa; bensì sarebbe il “carattere” della società, la sua anima profonda, a determinare tutte le altre cose.

Si tratta, come si vede, non solo di un’interpretazione alquanto problematica, perché nega l’influenza di aspetti importantissimi della vita sociale, direzionando arbitrariamente causa e effetto; ma si tratta anche di una concezione intrinsecamente razzista. Se si può dire che i problemi dell’Italia dipendono dagli italiani, allora si può dire anche che la schiavitù dei neri dipendeva dal “loro essere inferiori”: il livello basso dell’argomentazione è identico.

Oggi siamo abituati a pensare che sia razzista chi se la prende con gli immigrati (che al più potrebbe essere definito “xenofobo”); quando in realtà “razzista” è semplicemente colui che crede debbano esistere differenze di valore tra le razze umane.

L’auto-razzismo trabocca letteralmente nelle parole della nostra classe dirigente. Gli altri sono sempre più virtuosi, un esempio da imitare, un modello da seguire: noi siamo sempre al fondo delle classifiche internazionali, oggetto di ironia e riprovazione, zimbello del mondo. Non sfuggirà quanto questa retorica contribuisce a rafforzare nelle persone la percezione di appartenere ad un insieme sociale irrimediabilmente marcio, scoraggiando i volenterosi e incentivando a urlare “ognuno per sé”.

Nessuno nega che gli italiani abbiano il loro carattere e i loro problemi specifici: ma è molto difficile dimostrare che sia il primo a generare i secondi, o che, banalmente, gli altri paesi non abbiano anch’essi i loro problemi. Manca totalmente, nelle continue denunce delle mille magagne di casa nostra, una sintesi equilibrata del reale peso relativo di queste criticità, che non sono tutte uguali. Scandalo scaccia scandalo: ma cosa davvero è prioritario? su cosa occorre concentrarsi? può un problema dipendere in realtà da un altro problema?

Nell’assoluta carenza di una spiegazione organica complessiva, non stupisce che ricette politiche basate su qualificazioni morali (l’onestà, il cambiamento, la sobrietà) o generiche “lotte alla povertà”, “lotte alla corruzione” e “lotte alle mafie” continuino a fare la fine delle grida manzoniane.

 

 Andrea Giannini


  • politica
  • tweet
Potrebbe interessarti anche
  • Prossima fermata Ventimiglia, la paura dell’Uomo Bianco arriva sul confine. La testimonianza di Progetto 20K
    Prossima fermata Ventimiglia, la paura dell’Uomo Bianco arriva sul confine. La testimonianza di Progetto 20K
  • Elezioni, la mutazione genetica dei genovesi, tra la “piccola” vittoria della Lega e il baratro del Centro-sinistra
    Elezioni, la mutazione genetica dei genovesi, tra la “piccola” vittoria della Lega e il baratro del Centro-sinistra
  • Il Ponente al voto tra voglia di autonomia e di riscatto. L’analisi sulle sfide dei prossimi 5 anni e le eredità del passato
    Il Ponente al voto tra voglia di autonomia e di riscatto. L’analisi sulle sfide dei prossimi 5 anni e le eredità del passato
  • L’ultimo giorno di “scuola Doria” finisce senza gavettoni, ma con l’ amaro in bocca per tutti
    L’ultimo giorno di “scuola Doria” finisce senza gavettoni, ma con l’ amaro in bocca per tutti
Altri articoli di questa categoria
  • Selene Gandini, dal sogno del circo alla realtà del cinema. L’attrice-autrice della Genova che sa uscire dal cerchio
    Selene Gandini, dal sogno del circo alla realtà del cinema. L’attrice-autrice della Genova che sa uscire dal cerchio
  • La paura di scivolare e finire chissà dove
    La paura di scivolare e finire chissà dove
  • Sgualdrine, mogli di Veneziani! Quando le rivalità sul mare (e sui santi) si risolvevano a colpi di pugnale e non di regata
    Sgualdrine, mogli di Veneziani! Quando le rivalità sul mare (e sui santi) si risolvevano a colpi di pugnale e non di regata
  • La bugia a cui non si può fare a meno di credere
    La bugia a cui non si può fare a meno di credere

Lascia un Commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Era Superba 62
Era Superba #62
Il "giro" della frutta, inchiesta | Mafia ed edilizia, situazione a Genova e in Liguria | Fablab, laboratorio delle idee | C'era una volta Banca Carige... | Auto e grandi opere: i numeri non mentono [...]

Archivio Articoli

Seguici su Twitter

Tweets von @"EraSuperba"

La Musica Nuova | Gianni Martini

  • La musica nuova morta per eccesso di novità: la colpa non è solo del mercato
    La musica nuova morta per eccesso di novità: la colpa non è solo del mercato
    Viviamo nel tempo della “Modernità liquida”, titolo di un bel saggio di Z. ...
  • La novità in musica? Una continua ricapitolazione degli anni 70
    La novità in musica? Una continua ricapitolazione degli anni 70
    I circuiti ufficiali internazionali continuano a promuovere la stessa musica ...
Vai alla Guida di Genova
  • Locali
  • Tempo Libero
  • Percorsi
  • Storia