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  • «Territorio fragile, forti pendenze e prevenzione insufficiente», ecco i perchè dietro all’allarme Liguria

    «Territorio fragile, forti pendenze e prevenzione insufficiente», ecco i perchè dietro all’allarme Liguria

    rivi_critici_liguria_abaMentre la Liguria sembra mettersi alle spalle l’ennesima emergenza maltempo, e i danni dei giorni scorsi vengono quantificati in almeno 100 milioni di euro, l’agenzia Aba News ha chiesto all’ingegnere Vincenzo Beneventano come mai la regione si ritrovi sempre sott’acqua quando ci sono forti piogge. La morfologia del territorio gioca la sua parte, ma anche una scarsa prevenzione, una distribuzione non ottimale dei fondi e alcune sciagurate scelte urbanistiche del passato.

    Laureato in Ingegneria Civile all’Università degli Studi di Genova nel 1991, Beneventano è stato Funzionario Direttivo dell’Ufficio Lavori Pubblici della Difesa del Suolo della Provincia di Genova dal 1994 al 2003 ed ha seguito la realizzazione di importanti opere di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua e di consolidamento di versanti in frana, a seguito dei danni alluvionali che hanno colpito la Liguria dopo il 1992. Dal 2003 esercita la libera professione. Esegue progettazione e direzione lavori di strutture in zona sismica nel settore civile ed industriale. Ha seguito e segue inoltre per Comunità Montane e per Comuni dell’entroterra la progettazione e direzione lavori di opere geotecniche ed idrauliche.

    Ingegnere Beneventano, potrebbe riassumere i punti di maggior criticità nella regione e spiegare quali caratteristiche li rendono tali?
    «I punti di criticità purtroppo non sono identificabili a priori. In linea di massima sono tutte le zone limitrofe ai grandi corsi d’acqua ma non soltanto perché, come spesso avviene, anche i ruscelletti minori che magari vengono dimenticati durante l’anno possono diventare vere bombe se il centro di scroscio, durante un fenomeno intenso, magari è concentrato sopra la testa di quel ruscelletto. Possiamo dire che le criticità sono ovunque, in tutta la Liguria. In questi giorni ad esempio, la geomorfologia del territorio, essendo così ripida e ormai fragile per quello che è già successo, rende potenzialmente vulnerabile qualsiasi minima superficie. I grossi corsi d’acqua poi fanno da collettori di tutti questi mini fenomeni, diventando dei problemi a loro volta. Possiamo parlare della foce del Polcevera così come di quella del tratto terminale del Bisagno o di qualsiasi altro corso d’acqua a seconda di dove avviene la massima precipitazione».

    Ci sono differenze tra i corsi d’acqua sulla costa e quelli nell’entroterra?
    «È soprattutto una questione di pendenza. L’Appennino in Liguria in certe zone dista dai 5 ai 10 chilometri dal mare con punte d’altezza anche oltre ai mille metri: pensiamo al Faiallo. Nel giro di 5 chilometri dal versante si abbassa di un chilometro, quindi parliamo di pendenze molto forti. Nel versante padano le pendenze sono minori anche se la geomorfologia localmente presenta versanti ripidi anche li, più in ombra e fragili dal punto di vista geologico. Per una banale questione di geometria, il versante che va a finire nel Mar Ligure è comunque più ripido e vulnerabile, perché con maggiori pendenze si generano maggiori velocità di scorrimento dell’acqua e di conseguenza maggiori capacità di erosione».

    Differenze che riguardano anche i problemi generati dall’attività umana…
    «Non è necessario essere ingegneri per vedere che i corsi d’acqua che sfociano nel mare si restringono molto man mano che scendono dai monti: magari partono larghi 20 metri e arrivano larghi 10, o addirittura tombati, chiusi o sacrificati in poco spazio, e quando vengono chiamati dalla natura a fare il loro dovere si riprendono violentemente quello che è stato loro tolto. Nei versanti padani, invece, si fa più notare l’abbandono delle campagne, soprattutto nei rivi minori delle fasce alte, che ormai ha portato a un degrado del letto dei ruscelletti. L’assenza di manutenzione, anche quella piccola del vecchio contadino che ogni giorno andava a lavorare la terra con la zappa, quando capitano eventi del genere si fa sentire».

    L’esempio più famoso a Genova è forse il Bisagno, ma si può dire sia un problema comune per tutta la regione…
    «Si, il Bisagno ha un bacino enorme, che nel tratto finale è fortemente urbanizzato. Tutti i suoi affluenti più importanti sono stati sacrificati con l’urbanizzazione dagli anni ’50 in poi».

    Dalle ultime due alluvioni in Liguria, nel 2011 e 2014, è cambiato qualcosa dal punto di vista idrogeologico sul territorio? Sono stati eseguiti interventi sostanziali?
    «Guardi, il numero di dicembre 2014 di “A&B”, il mensile della Federazione degli Ordini degli ingegneri della Liguria, nell’ambito di un’inchiesta proprio sul dissesto idrogeologico nella regione subito dopo l’alluvione di ottobre, mi ha chiesto di realizzare uno studio sull’argomento, che ha pubblicato in un supplemento, un “Block Notes”, il n. 4, ancora scaricabile dal sito della Federazione, dal titolo “Dissesto del territorio e criticità idrauliche dei corsi d’acqua in Liguria”, con una mappa che evidenziava i rivi a rischio in tutta la Liguria. Si tratta di un riassunto di strumenti di pianificazione molto più rigorosi e autorevoli. Senza volerla sminuire, proprio quella mappa la definirei appunto un riassunto, perché nello spazio di un foglio a3 mi era stato chiesto di disegnare tutte le criticità della Liguria. Ebbene, noi abbiamo un rapporto di scala elevato e l’impossibilità di descrivere nel dettaglio tutte le numerose criticità».

    beneventano3Ma a due anni di distanza, quella mappa è ancora attuale o è cambiato qualcosa?
    «Detto questo, le grosse criticità che sono disegnate nella mappa direi che ci sono ancora tutte, ma non perché le amministrazioni non stiano facendo nulla. Il Comune di Genova sta facendo moltissimo e si spera che tra qualche anno la macchia disegnata sul Bisagno-Ferregiano si rimpicciolisca, perché la direzione dell’ing. Pinasco del Comune di Genova sta facendo lavori importanti, con risultati daranno i loro frutti durante le future alluvioni. Certo, alle prossime forse sarà ancora presto, perché ci vorranno ancora degli anni per finire i lavori. Il Comune sta risagomando il tratto terminale del Bisagno, ma finché non sarà ultimato lo scolmatore verrà tolta solo una parte del pericolo. Ci sarà quindi una riduzione del rischio almeno per il centro di Genova. La Regione sta facendo dei bandi per risolvere problemi di rischio localizzati nell’entroterra, quindi qualcosa si sta facendo. Resta il fatto che su questo versante abbiamo problemi enormi, maggiori di tutte le altre regioni d’Italia».

    Ormai abbiamo imparato che il “rischio zero” non esiste, ma al termine di questi lavori possiamo dire che Genova sarà più sicura?
    «Certamente si. Non lo sarà al 100%, perché come giustamente ricordato il la sicurezza assoluta non può garantirla nessuno, per questo noi ingegneri parliamo di “riduzione del rischio”, dal momento che le opere si fanno sempre ragionando su tempi di ritorno in questo caso fissati per legge a 200 anni. Può succedere che nei due anni successivi alla realizzazione di un’opera vengano fuori portate duecentennali o che non succeda nulla per 400 anni. Mi sembra d’aver capito che l’alluvione del 2014 sia stata un po’ più potente di quella duecentennale. Inoltre, il problema non è soltanto l’acqua, ma anche il trasporto di materiale solido, in particolare dai terreni a monte. L’abbandono dei territori fa sì che si lascino degli oggetti, dei rami o della spazzatura che vengono trascinati dai corsi d’acqua e quando devono passare sotto un ponte diventano pericolosi. Anche se stiamo facendo molto dobbiamo fare qualcosa in più per sensibilizzare le persone quantomeno a non abbandonare rifiuti intorno ai corsi d’acqua. Per non parlare poi dei classici orti recintati con la rete del letto, o le vecchie baracche abbandonate 40 anni fa dei contadini che possono essere distrutte e trasportate dall’alluvione, per cui servirebbe un’opera di pulizia, oltre ai soliti motorini o automobili abbandonati. Il rischio si riduce anche con questi piccoli interventi».

    Quale tra i vari enti pubblici ha un peso specifico o una responsabilità maggiore?
    «I sindaci, in particolare quelli dell’entroterra, si trovano spesso con bilanci risicati con poche risorse da destinare alla difesa del suolo. Quelli dei grandi comuni magari hanno più possibilità di stipulare dei mutui, ma anche loro hanno grosse spese, mentre la Regione gira dei soldi che arrivano dallo Stato. Purtroppo è lo Stato che stanzia pochi soldi nella difesa preventiva del suolo, limitandosi a spenderli dopo che avvengono determinati fenomeni, come l’esondazione del Bisagno. Quasi mai vengono stanziati dei soldi per la prevenzione, purtroppo la politica è fatta così: lo Stato va dietro ad altre cose più urgenti, come magari i terremoti che hanno rischi maggiori. Va anche detto che la prevenzione nella difesa del suolo è materia particolarmente difficile, per cui servirebbe una bacchetta magica».

    Certo, la distribuzione dei fondi statali tra le Regioni potrebbe seguire criteri diversi…
    «La Liguria è una regione con tanta popolazione, poca superficie e tantissime criticità dovute alla sua ripidità. Altre regioni d’Italia sono più estese, magari con una popolazione simile a quella ligure ed elementi a rischio in posizioni più tranquille. I nostri elementi a rischio (scuole, chiese ecc.) sono quasi sempre in punti vulnerabili quando viene un’alluvione, ai piedi di un monte. Nonostante questo, i finanziamenti statali vengono elargiti in rapporto superficie/popolazione. Va da sé che la Lombardia riceverà più finanziamenti della Liguria nonostante gli elementi a rischio della Lombardia non siano vulnerabili come quelli liguri».

    Quindi non cambierà mai nulla?
    «Dipende anche dai politici regionali, purtroppo, se sono benvisti o malvisti dal Governo e se hanno voce in capitolo per portare i soldi in Liguria piuttosto che farseli sottrarre da altre regioni con meno problemi di noi».

    Quindi anche l’orientamento politico delle regioni influisce sulla distribuzione dei fondi?
    «Non si sa, io sono un ingegnere e di politica me ne intendo veramente pochissimo. È possibile, ma non vuol dire che un Governatore di sinistra sia più bravo di una di destra o viceversa. Credo che per essere un buon amministratore si debba essere prima di tutto in grado di farsi sentire per portare qualcosa a casa, indipendentemente dal fatto che sia dello stesso colore del governo o meno. Non credo che, di fronte a un Governatore di destra, un Governo di sinistra non riconosca le problematiche che ci sono nella Liguria, come quelle del Bisagno, del Roja o di qualunque altro corso d’acqua del territorio».

    Un’ultima cosa. Erasmo D’Angelis, responsabile di #italiasicura, ha detto che ci sono risorse del governo per 9,8 miliardi nei prossimi 7 anni, però mancano molte progettazioni…
    «Non mi stupisce che manchino le progettazioni. Ma quanti sono i piccoli Comuni che hanno uffici tecnici retti da geometri magari che dividono con altre amministrazioni e non hanno nemmeno il tempo di coprire il lavoro ordinario. E quanti non hanno le risorse per pagare un consulente per elaborare un progetto perché hanno le casse vuote? Questo non vuol dire che questi Comuni non abbiano problemi di natura idrogeologica, fiumi o torrenti da tenere puliti, lavori urgenti da far eseguire, situazioni di potenziale pericolo da affrontare… Penso che questo problema della progettazione vada affrontato e discusso con i diretti interessati in un quadro più complessivo».

  • Allerta meteo, ARANCIONE dalle 6 di venerdì 25 novembre. A Genova tutte le scuole aperte

    Allerta meteo, ARANCIONE dalle 6 di venerdì 25 novembre. A Genova tutte le scuole aperte

    15107269_1243172422414676_7644527680710683722_nPermane fino alle ore 06,00 di domani venerdì 25 novembre l’allerta meteo rossa. Successivamente sarà declassata ad arancione. Come da Piano comunale di emergenza per la gestione del rischio meteo-idrogeologico, le scuole di ogni ordine e grado domani, venerdì 25 novembre, rimarranno aperte.

    Restano valide le disposizioni previste in allerta arancione, tra cui il presidio territoriale della Polizia municipale per il monitoraggio rivi e l’attivazione dei piani di emergenza delle direzioni del Comune di Genova, dei Municipi e delle Aziende (Aster, Amiu e Amt).

    «La Sala Emergenze della Protezione Civile del Comune di Genova – dichiara l’assessore alla Protezione civile Giovanni Crivello è in fase operativa da domenica 20 novembre alle ore 20 ed è ancora in funzione h.24. La Sala svolge un incessante monitoraggio strumentale della situazione meteo. Il contestuale monitoraggio territoriale, svolto dalle pattuglie della Polizia Municipale e dalle squadre dei Volontari del Gruppo Genova, completa il monitoraggio complessivo, rendendo possibile la gestione delle misure di mitigazione del rischio in caso di evento. Dall’inizio dell’allerta rossa – continua Crivello – non si sono verificati fenomeni che abbiano richiesto interventi di assistenza alla popolazione o di messa in sicurezza di strutture e infrastrutture. Gli interventi effettuati hanno interessato zone puntuali di criticità, già in essere a causa delle precipitazione dei giorni scorsi. Il monitoraggio – conclude l’assessore alla Protezione civile – prosegue con attenzione al fine di adottare le necessarie misure di sicurezza per la popolazione. Il contatto costante con la Sala Operativa di Regione Liguria permette un coordinamento costantemente aggiornato”.

    Il Comune di Genova ricorda che, durante il periodo di allerta meteo idrologica, i cittadini sono tenuti ad adottare, in tutta la città, i comportamenti di autoprotezione. Tutte le ordinanze e le norme di autoprotezione sono disponibili sul sito www.comune.genova.it

  • Allerta rossa, chiusi scuole, musei, cimiteri, parchi e cantieri. No manifestazioni all’aperto

    Allerta rossa, chiusi scuole, musei, cimiteri, parchi e cantieri. No manifestazioni all’aperto

    allertaIl Coc, Centro Operativo Comunale, si è riunito oggi alle ore 14 e, sulla base del bollettino meteo fornito da Arpal e della conseguente dichiarazione dello stato di allerta rossa idrogeologica / idraulica per piogge diffuse e temporali sul territorio del Comune di Genova dalle ore 6 di giovedì 24 alle ore 6 di venerdì 25 novembre, ha messo in atto le azioni previste dal Piano comunale di emergenza per la gestione del rischio meteo-idrogeologico.

    Il Coc ha assunto i seguenti provvedimenti validi sino a cessata allerta rossa:

    –     chiusura delle scuole di ogni ordine e grado

    –     chiusura dei musei civici

    –     chiusura delle biblioteche

    –     sospensione dei mercati rionali all’aperto

    –     chiusura degli impianti sportivi pubblici e privati

    –     chiusura dei parchi e dei giardini pubblici

    –     chiusura dei cimiteri. Verrà assicurata la ricezione dei servizi funebri

    –     sospensione di qualsiasi manifestazione ed evento all’aperto

    –     chiusura dei sottopassi pedonali di piazza Montano, via Borgo Incrociati, piazza Rizzolio/via Gattorno, piazza Porticciolo, piazzale Kennedy/viale Brigate Partigiane, piazza Massena

    –     chiusura dei centri socio – educativi, centri di aggregazione e attività educative territoriali per minori in città e di tutte le attività educative individuali e di gruppo comprese nei Centri Servizi Famiglie dei Municipi, fatti salvi casi eccezionali di intervento a domicilio valutati insospendibili dal Servizio Sociale pubblico.

    –     chiusura dei Centri di riabilitazione di persone disabili disposta dalla Asl 3 genovese.

    –     sospensione del trasporto individualizzato ai centri di riabilitazione di persone disabili. Rimane attivo il trasporto verso i luoghi di lavoro


    Sono state inoltre adottate misure che riguardano la
     mobilità:

    –       limitazione del servizio della Metropolitana sino a cessata allerta. Il servizio verrà assicurato nella tratta Brin-De Ferrari. Per tutta la durata dell’allerta rossa resterà chiusa la stazione metro di Brignole

    –       chiusura degli ascensori del sottopasso ferroviario di Sestri Ponente (via Puccini)

    –       chiusura dell’ascensore di Quezzi

    –       chiusura dell’esercizio ferroviario Genova-Casella. Verrà garantito un servizio sostitutivo compatibilmente con le condizioni viarie

    –       chiusura fino a cessata allerta della Galleria Pizzo sulla strada statale Aurelia

    –       divieto di sosta in via Pontetti

    –       Tutti i possessori di tagliandi Blu Area A, B, C, R e T, esclusivamente nei casi in cui tali zone siano state opzionate come prima scelta (es. AL – CF – CG ecc.), hanno diritto a parcheggiare gratuitamente in tutte le zone Blu Area, a partire da 3 ore prima della decorrenza dell’allerta e fino alle ore 12 del giorno successivo della cessata allerta.

    Quanto sopra è valido anche per i residenti di zona via Fereggiano / corso De Stefanis non in possesso di contrassegno Blu Area esponendo copia della carta di circolazione.

    È stato deciso il potenziamento del presidio territoriale della Polizia municipale con 4 pattuglie dedicate al monitoraggio dei rivi per ogni turno, che vanno ad aggiungersi al servizio ordinario. Dalle ore 6 di giovedì 24 novembre sono previste 4 pattuglie di monitoraggio rivi per ogni turno, 9 pattuglie di pronto impiego per ciascun turno e ulteriori 16 pattuglie per presidio della viabilità e pronto impiego in caso di necessità.

    Attivate inoltre 18 squadre di volontariato di protezione civile.

    Chiuso il guado di via Veilino, presidiate e monitorate via Pontetti e via Gallesi.

    Le direzioni del Comune di Genova, i Municipi e le Aziende (Aster, Amiu e Amt) hanno attivato i piani di emergenza previsti per lo stato di allerta rossa.

    È stata disposta la chiusura e la messa in sicurezza di tutti i cantieri.

    Il Comune di Genova ricorda che, durante il periodo di allerta meteo idrologica, i cittadini sono tenuti ad adottare, in tutta la città, i comportamenti di autoprotezione. Tutte le ordinanze e le norme di autoprotezione sono disponibili sul sito www.comune.genova.it.

    Prima dell’entrata in vigore dell’allerta:

    • predisporre paratie a protezione dei locali al piano strada, chiudere le porte di cantine e seminterrati e salvaguardare i beni mobili che si trovano in locali allagabili;
    • porre al sicuro i propri veicoli in zone non raggiungibili dall’allagamento;

    Durante l’allerta:

    • limitare gli spostamenti a esigenze di effettiva necessità;
    • tenersi aggiornati sull’evolversi della situazione e prestare attenzione alle indicazioni fornite dalle Autorità, da radio, tv e tutte le altre fonti di informazione.

    Le informazioni e gli aggiornamenti ufficiali sono divulgati attraverso: pannelli luminosi stradali disposti lungo la viabilità principale e paline alle fermate Amt; sito del Centro Funzionale di Protezione Civile della Regione Liguria (www.allertaliguria.gov.it); sito del Comune di Genova (http://www.comune.genova.it/servizi/protezionecivile); servizio gratuito di allerta meteo via sms.

    Per iscriversi al servizio gratuito di allerta meteo inviare un sms dal proprio cellulare con il testo “allertameteo on” al numero 3399941051, oppure effettuare l’iscrizione on line su http://segnalazionisms.comune.genova.it.

    Per ottenere informazioni più dettagliate e ampie si consiglia anche di scaricare la APP gratuita “Io non rischio”. Per accedere all’applicazione via web digitare sul device iononrischio.comune.genova.it.

    Per tutta la durata dell’allerta sarà attiva la sala di emergenza della Protezione Civile del Comune di Genova e sarà attivo il numero verde della Protezione Civile del Comune di Genova 800177797.

    Intanto, la Regione Liguria fa sapere che domani la Sala della Trasparenza nella sede di piazza De Ferrari a Genova rimarrà aperta con un presidio fisso dell’ufficio stampa a disposizione dei giornalisti e dei cittadini a partire dalle 8 per dare tutte le informazioni utili. Nel corso della giornata, aggiornamenti in tempo reale delle condizioni meteo attraverso i profili social e il siti istituzionali dell’ente e e di Arpal. Infine, nella sede della Protezione civile regionale, presidiata dall’assessore Giacomo Giampedrone per tutta la durata dell’allerta, saranno organizzati incontri dedicati alla stampa per fornire aggiornamenti sull’andamento dell’allerta.

  • Allerta Rossa dalle 6 di giovedì per 24 ore. Scuole chiuse a Genova, Savona e Imperia

    Allerta Rossa dalle 6 di giovedì per 24 ore. Scuole chiuse a Genova, Savona e Imperia

    r_r_g_r_aAllerta rossa dalle 21 di questa sera sull’estremo ponente ligure dal confine con la Francia fino a Capo Noli, e su Savona e Genova dalle 6 di domani mattina, giovedì 24 novembre. Scuole certamente chiuse domani in tutti questi territori. Sullo spezzino, invece, allerta gialla dalle 12 di domani e arancione nell’entroterra dalle 21 di questa sera; allerta rossa nell’entroterra di savonese e imperiese dalle 9 di domani mattina. Sono i nuovi stati di allerta meteo sulla Liguria validi almeno fino alle 6 di venerdì 25 novembre. Leggera tregua, invece, per la giornata odierna. Dalle 12 di oggi, infatti, vige allerta gialla dal confine con la Francia a Portofino, verde sulla costa e nell’entroterra nello spezzino, arancione nell’entroterra dell’imperiese e savonese

    Le preoccupazioni di Arpal

    Nelle ultime 30 ore in alcune zone della Liguria è caduta più pioggia rispetto all’alluvione che ha colpito Genova il 4 novembre 2011 e agli eventi del 2010 e 2014. Dalle 19 di lunedì 21 novembre, infatti, nella centrale di Fiorino (frazione di Voltri, nell’entroterra genovese) sono stati registrati 605 millimetri di pioggia, quantità storicamente superata a Genova solo nell’alluvione del 1970. «In 12 ore – spiega Federico Grasso di Arpal all’agenzia Dire – è piovuto più ieri che nell’alluvione del 4 novembre 2011: tra Val Cerusa e Valle Stura, con acqua caduta in parte verso il mar Ligure e in parte verso il bacino padano, sono scesi 417 millimetri di pioggia. Se le piogge fossero cadute una decina di chilometri più vicino al centro di Genova, probabilmente staremmo parlando di uno scenario decisamente peggiore». Il peggioramento delle condizioni con i relativi stati di allerta rossa che scatteranno progressivamente a partire dalle 21 di questa sera sono dovuti alla previsione di piogge molto intense nell’imperiese; più moderate nel genovese e savonese dove però il terreno è già saturo.

    saturazione-terreno-0600Le previsioni meteo

    Secondo i dati raccolti da Arpal oggi continueranno le piogge persistenti nelle zone A e D, con probabili temporali e forte vento. Giovedì è previsto un peggioramento complessivo su tutto il territorio regionale, con quantitativi particolarmente elevati nell’imperiese. Anche nelle zone B e D sono previsti forti temporali, già abbondantemente colpite da forti piogge nelle scorse ore. La perturbazione durerà tutto la giornata di giovedì 24, con qualche prima tregua venerdi mattina, anche se nel pomeriggio potrebbero verificarsi ulteriori fenomeni intensi su Genova. Durante tutto la durata dell’allerta, sarà consultabile il monitoraggio della situazione sul sito web di Arpal

  • Declassato lo stato di allerta idrogeologica, partita la prima conta dei danni

    Declassato lo stato di allerta idrogeologica, partita la prima conta dei danni

    alberi-treni-nerviDopo la perturbazione del pomeriggio, declassato lo stato di allerta idrogeologica in Liguria a partire dalle 18. Allerta gialla su tutte le aree eccetto lo spezzino che rimane in arancione. Le allerte sono valide fino alle 21 nel levante, mentre fino alle 24 da Capo Noli (Savona) alla Spezia.

    Da una prima stima, il danno maggiore è stato determinato dai forti venti che hanno seguito i temporali nelle prime ore del pomeriggio e che si sono accaniti soprattutto nella zona del Tigullio: colpiti in particolare i comuni di Recco, Sori, Avegno, Uscio e Bargagli tutti nella città metropolitana di Genova. Interessante anche un centinaio di abitazioni con danni alle coperture che sono state divelte per il forte forte vento che ha raggiunto picchi di 166 chilometri all’ora che hanno provocato anche molte cadute sulle infrastrutture viarie. Inoltre, si sono verificate importante interruzioni della corrente elettrica: in particolare sono stati interessati tre convogli lungo la linea Genova – Sestri levante. Uno di questi, un intercity Milano – Livorno con sopra 350 passeggeri che sono rimasti bloccati a bordo alcune ore, fino all’intervento dei vigili del fuoco. Entro le 12 di domani la linea dovrebbe essere ripristinata.Tutti i viaggiatori dei treni fermi in linea sono stati fatti scendere e sono stati assistiti dal personale di Trenitalia e di RFI, con il supporto delle squadre di soccorso della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco. Trenitalia ha attivato, fra le stazioni di Genova Brignole e Sestri Levante, servizi sostitutivi con autobus. I treni a media e lunga percorrenza (InterCity e Frecciabianca) percorrono l’itinerario alternativo via Pisa – Firenze – Bologna – Piacenza-Voghera, con allungamento del tempo di viaggio fino a 2 ore e 30 minuti. Un collegamento InterCity è stato istradato dalla Spezia sulla linea Pontremolese, con un maggiore tempo di viaggio di 90 minuti. Le modifiche proseguiranno fino al ripristino della linea.

    In tutta la Liguria si sono verificati 3500 disalimentazioni di utenze elettriche, di cui 3000 sulla provincia di Genova e 500 in quella della Spezia. Inoltre, una decina di feriti per cause dovute al maltempo si sono recati al pronto soccorso e sono in codice giallo. In queste ore circa 300 volontari della Protezione regionale sono al lavoro per supportare i Comuni nelle attività di sgombero delle strade.

    tromba-aria-ferrovia-14-ottobreLe valutazioni della Regione Liguria

    «Al netto dei danni che ci sono stati – e non vanno sottovalutati perché ci sono famiglie che passeranno momenti complicati stasera, così come la brutta avventura dei passeggeri dei treni – possiamo tirare un sospiro di sollievo. L’intera macchina ha funzionato in ogni suo pezzo. Sono molto soddisfatto delle riforme che sono state fatte nell’esercizio di questo difficile mestiere. Tutto è andato secondo le previsioni che ci eravamo dati». Lo dice il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, come riportato dall’agenzia DIRE, nel corso della conferenza stampa di bilancio della prima giornata di allerta meteo rossa da quando è in vigore il nuovo sistema. Difficile che vi siano i margini per chiedere lo stato di calamità nazionale: «I danni sono in aree molto vaste – spiega il governatore – e di entità contenute soprattutto per quanto riguarda i privati. Tutt’al più potremmo valutare uno stato di calamità regionale. Se qualcuno non può dormire nelle case stanotte, paghiamo l’albergo poi passeremo a un esatto censimento dei danni e capire come aiutare nel medio periodo chi ha avuto danni importanti».

    Per il governatore questo è «un lavoro che rientra in quella cultura di protezione civile che la Liguria ha elaborato dopo due grandi disastri evidentemente sottovaluti come ha riconosciuto anche il premier Renzi. Se ci mettiamo anche la celerità con cui si sta procedendo sui grandi cantieri di messa in sicurezza idrogeologica, possiamo dire che, da un anno a questa parte, il terrore della pioggia e il dissesto idrogeologico sono stati aggrediti come mai fatto nel recente passato e anche nel passato più lontano».

    I sopralluoghi del Comune di Genova

    Durante la giornata l’assessore alla protezione Giovanni Crivello ha effettuato diversi sopralluoghi nei luoghi maggiormente colpiti dalla perturbazione come Sant’Ilario, dove la furia del vento ha abbattuto diversi alberi, alcuni letteralmente sradicati, altri pesantemente danneggiati. Moltissimi i rami caduti sulle strade, alcuni anche di portata significativa, che fortunatamente non hanno prodotto conseguenze per le persone. Danni anche alle abitazioni con tetti pesantemente danneggiati e tegole divelte. Situazione simile anche in piazza Duca degli Abruzzi e in Passeggiata Anita Garibaldi con diversi crolli sia di rami che di tegole e il tetto del Castelluccio scoperchiato. Lungo la strada statale Aurelia, in via Donato Somma, è crollata la gru di un cantiere privato rovinando sulle strutture di una serra.

    «I segni del passaggio della perturbazione sono molto pesanti, ma non abbiamo registrato feriti o danni alle persone – dichiara Crivello – Stiamo lavorando, insieme a tutti i soggetti coinvolti, perché la situazione torni alla normalità nel minor tempo possibile. Vorrei sottolineare la perfetta sinergia tra Protezione Civile del Comune, gruppi di volontari della protezione civile, Polizia Municipale, Municipi, Vigili del Fuoco e Prefettura».

    Il Comune di Genova ricorda che i Parchi Serra-Gropallo e Grimaldi, Villa Stalder, Giardini di via Bottini, Giardini di via Nullo sono chiusi fino ad avvenuta verifica delle condizioni dell’alberatura. Per motivi di sicurezza rimangono chiuse con transenne piazza Duca degli Abruzzi a Nervi e Giardini di piazza Rusca a Quinto.

    LA CRONACA DELLA GIORNATA

     

  • Genova, allerta meteo ROSSA venerdì 14 ottobre dalle 3 alle 24. SCUOLE CHIUSE

    Genova, allerta meteo ROSSA venerdì 14 ottobre dalle 3 alle 24. SCUOLE CHIUSE

    allerta-rossa-14-ottobreLa Protezione civile della Regione Liguria ha emanato lo stato di allerta meteo rossa (il più elevato) per piogge diffuse da Noli alla Spezia dalle 3 alle 24 di domani, venerdì 14 ottobre, con il rischio di gravi effetti al suolo. A Genova, chiuse tutte le scuole di ogni ordine e grado. Scuole e impianti sportivi chiusi anche a Savona, alla Spezia e nel Tigullio.
    Allerta arancione, invece, da Ventimiglia a Noli, dalle 3 alle 21 di domani.  Si tratta della prima allerta massima da quando è in vigore il nuovo sistema.


     Aggiornamenti di venerdì 14 ottobre

    17.45 – Dopo il passaggio della tromba d’aria Nervi e Sant’Ilario contano i danni: una gru in via Donato Somma si e’ abbattuta su una serra e sui fili elettrici, nella centrale piazza Duca degli Abruzzi, dove ha sede il commissariato di polizia, sono caduti molti alberi. Un albero di grosse dimensioni e numerosi rami sono crollati lungo i binari bloccando il traffico ferroviario a poca distanza della stazione di Nervi. A Sant’Ilario molte abitazioni hanno subito danni ai tetti, con conseguente cadute di tegole su strada e auto. Moltissimi gli alberi, fra cui piante secolari e pregiate, cadute nelle ville private e lungo i sentieri e le creuze di Sant’Ilario. A Quinto, sempre nel levante, dopo l’albero crollato su delle auto in via Roncallo, un palma di grandi dimensioni si e’ abbattuta su una cabina del telefono in via Murcarolo.

    17.15 – Mentre su Genova non piove più ormai da qualche ora, sono soprattutto i comuni dell’entroterra del Golfo Paradiso, del Golfo del Tigullio e dello spezzino a fare i conti con i pesanti danni provocati dalla tromba d’aria. Molti i tetti scoperchiati così come le frazioni rimaste senza elettricità a causa della cadute di pali e alberi. La via Aurelia fra Recco e Genova e’ percorribile solo ai residenti mentre rimasto chiuso a lungo il casello autostrade di Recco. Caduto anche lo storico pino secolare di Portofino cresciuto sul tetto di Castello Brown. C’è anche un lieve ferito: si tratta di un pensionato di Avegno colpito dal crollo del tetto della sua casa di Megli.

    16.50 – Il trenino di Casella resterà chiuso anche dopo la fine dell’allerta rossa. Questa mattina si è verificato un problema di mancanza di tensione alla linea ferroviaria nella tratta Genova – Vicomorasso, per la caduta di un albero sulla linea aerea in zona San Pantaleo. Per non pregiudicare la sicurezza degli addetti al ripristino, l’intervento avrà inizio terminata l’allerta. Per tutto il periodo di fermo della ferrovia, verrà garantito il servizio bus sostituivo da Genova a Casella.

    alberi-treni-nervi15.00 – Una tromba d’aria ha attraversato Genova da Voltri a Nervi lungo la costa per concentrarsi poi su Recco. Circolazione dei treni sospesa tra Genova Brignole e Sestri Levante, sulla tratta Genova – La Spezia, per la disconnessione della linea elettrica di alimentazione dei treni e la caduta di un albero che ingombra la sede ferroviaria coinvolgendo l’Intercity 35370 (Livorno-Milano) fermo in linea. Per mancanza di alimentazione elettrica sono fermi in linea anche i regionali 11245 e 11252. “I tecnici di Rete Ferroviaria Italiana sono sul posto – informa Rfi in una nota – per risolvere il guasto e ripristinare, appena le condizioni meteo lo consentiranno, la piena funzionalità degli impianti tecnici e per rimuovere l’albero”.

    14.30 – Bargagli e Davagna gli abitati più danneggiati, soprattutto dal forte vento: il sindaco di Bargagli, Sergio Aveto, ha ricevuto segnalazioni di diverse abitazioni con ingenti danni ai tetti, forse causati da una tromba d’aria. Problemi anche con le utenze elettriche. L’intensità delle precipitazioni a Genova attualmente in calo: a Nervi, un albero di grosse dimensioni è caduto in via Somma, all’altezza del bivio con Sant’Ilario, bloccando il traffico, attualmente in tilt.

    13.30 – Via libera all’accensione dei riscaldamenti a Genova. In considerazione delle condizioni climatiche che rendono critiche le temperature all’interno degli edifici a qualsiasi destinazione d’uso, è stata emessa ordinanza del sindaco che autorizza l’accensione degli impianti di riscaldamento da oggi a lunedì 31 ottobre compreso, per 10 ore giornaliere, a regime normale (temperature negli ambienti: 20° con 2° di tolleranza). Nell’accesso ai locali caldaia e nelle operazioni di accensione degli impianti, il Comune di Genova rammenta i comportamenti di autoprotezione che i cittadini sono tenuti ad adottare in caso di allerta meteo.

    allerta-rossa-14-ottobre-h1313.00 – «Siamo nella fase centrale dell’allerta, il bollettino appena emesso conferma il quadro previsto ieri sera con allerta rossa da Capo Noli (Savona) a La Spezia fino alle 23.59, e arancione da Ventimiglia a Capo Noli, fino alle 21». Lo dice l’assessore alla Protezione civile della Regione Liguria, Giacomo Giampedrone, facendo il punto della situazione sullo stato di allerta meteo che vige su tutto il territorio regionale, come riporta l’agenzia Dire. «L’attenzione è altissima su tutto il territorio in attesa di un possibile peggioramento – prosegue Giampedrone – da adesso al tardo pomeriggio ci attendono le ore centrali della perturbazione. Al momento si stanno verificando forti precipitazioni nel ponente ligure, mentre questa mattina a essere interessata è stata soprattutto la zona del Tigullio». A scongiurare forti piogge fino al momento «ci hanno pensato un po’ i venti di tramontata – spiega l’assessore – che hanno tenuto la perturbazione più sul mare che sulla terra: è un vento molto forte che ci ha fatto comodo ma ha causato qualche problema». Al momento, comunque, non ci sono particolari segnalazioni di disagi dal territorio regionale, fatta salva la momentanea chiusura di due strade nel Comune di Tribogna, in provincia di Genova. La criticità maggiore è rappresentata dal forte vento con picchi di 117 chilometri all’ora registrati nel comune di Framura (provincia della Spezia), ma anche 102 chilometri all’ora a Genova nell’area del Porto Antico. Per quanto riguarda la pioggia, invece, la zona più colpita in mattinata è stata il Tigullio con 40-50 millimetri di pioggia. «L’aspetto più temuto – dicono i previsori dell’Arpal – è quello dei temporali forti, stazionari e organizzati nelle zone di convergenza tra venti caldi e freddi, in particolare sulla parte centrale e sul levante della regione». Prossimo aggiornamento con la stampa previsto tra le 18 e le 18.30 alla presenza anche del governatore Giovanni Toti, nel quale sarà comunicata l’eventuale prosecuzione dell’allerta anche nella giornata di domani.

    10.30 – La situazione sul territorio regionale non presenta criticità di rilievo. Le maggiori difficoltà sono date dalle forte raffiche di vento che hanno provocato la caduta di alcuni alberi. Per quanto riguarda il Comune di Genova, la Protezione civile informa che si alternano momentanee precipitazioni sparse, al più moderate, e pause asciutte. Gli accumuli complessivi (dalle 00 odierne) restano su valori poco significativi, mediamente sotto i 10 mm. Su tutto il genovesato insiste una moderata ventilazione settentrionale, con raffiche sino a 30/40 km/h, che contribuisce a mantenere un substrato decisamente freddo e umido. Al momento la perturbazione distende il proprio fronte principale dalla costa Azzurra sino ai mari di Corsica e Sardegna dove è presente diffusa attività elettrica, situazione che potrebbe interessare il territorio nel corso del pomeriggio/sera.

    Sono 300 i volontari di protezione civile attivi in tutta la Regione.


     La situazione di giovedì 13 ottobre

    Permane lo stato di allerta gialla per temporali e piogge diffuse su tutta la Regione fino alle 2.59 di domani, venerdì 14 ottobre.

    L’allerta arancione per temporali forti, organizzati e persistenti è il massimo grado di allertamento per questo tipo di fenomeni, che possono essere molto intensi e produrre gravi effetti al suolo. L’allerta rossa per piogge diffuse segnala gravi effetti al suolo numerosi ed estesi sulle zone di allertamento.

    I previsori di Arpal parlano di un prossimo scontro tra venti di tramontana e scirocco che porteranno temporali forti, organizzati e persistenti, con raffiche di vento intorno ai 90 km/h, dapprima sul mare e successivamente verso la costa da Levante verso il Centro-Ponente.

    La Sala Operativa Regionale è già aperta e lo resterà per tutta la durata dell’allerta per monitorare in tempo reale l’evoluzione dei fenomeni più intensi e dare supporto ai comuni impegnati nella gestione delle rispettive fasi operative.

    I provvedimenti del Comune di Genova

    Chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, chiusura dei centri socio-educativi, di aggregazione e attività educative territoriali per i minori (appartenenti al Centro Servizi Famiglie), chiusura dei centri socio riabilitativi diurni per anziani e disabili, chiusura degli impianti sportivi pubblici e privati, chiusura dei musei civici, chiusura delle biblioteche, sospensione dei mercati rionali all’aperto, chiusura dei parchi e dei giardini pubblici, chiusura dei cimiteri (assicurata la ricezione dei servizi funebri), sospensione di qualsiasi manifestazione ed evento all’aperto, chiusura dei sottopassi pedonali di piazza Montano, via Borgo Incrociati, piazza Rizzolio/via Gattorno, piazza Porticciolo, piazzale Kennedy/viale Brigate Partigiane, piazza Massena. Sono le misure assunte dal centro operativo comunale, riunitosi oggi alle 15 in seguito all’emanazione dello stato di allerta rossa dalle ore 3 alle ore 23.59 di venerdì 14 ottobre, in applicazione del Piano comunale di emergenza per la gestione del rischio meteo-idrogeologico.

    È stata disposta la chiusura e la messa in sicurezza di tutti i cantieri, con particolare attenzione a quelli dello scolmatore del Fereggiano e del rifacimento della copertura del Bisagno.

    Sono state inoltre adottate misure che riguardano la mobilità: limitazione del servizio della Metropolitana alla tratta Brin-De Ferrari; chiusura degli ascensori del sottopasso ferroviario di Sestri Ponente (via Puccini); chiusura dell’esercizio ferroviario Genova-Casella e attivazione di un servizio sostitutivo compatibilmente con le condizioni viarie; chiusura fino a cessata allerta della Galleria Pizzo sulla strada statale Aurelia; divieto di sosta in via Pontetti. Tutti i possessori di tagliandi Blu Area A, B, C, R e T, esclusivamente nei casi in cui tali zone siano state opzionate come prima scelta (es. AL – CF – CG ecc.), hanno diritto a parcheggiare gratuitamente in tutte le zone Blu Area, a partire da 3 ore prima della decorrenza dell’allerta e fino alle ore 12 del giorno successivo della cessata allerta. Stesso provvedimento anche per i residenti nella zona via Fereggiano – corso De Stefanis non in possesso di contrassegno Blu Area esponendo copia della carta di circolazione. Interdetta la circolazione sulla sopraelevata Aldo Moro per motocicli e veicoli telonati dalle 00.00 alle 23.59 di venerdì 14 ottobre. Chiuso il guado di via Veilino, presidiate e monitorate via Shelley, via Pontetti, via Superiore Budulli, via Rio Fulle e via San Quirico.

    Inoltre, è stato deciso il potenziamento del presidio territoriale della Polizia municipale con 4 pattuglie dedicate al monitoraggio dei rivi per ogni turno, che vanno ad aggiungersi al servizio ordinario. Attivate anche 9 pattuglie di pronto impiego dalle ore 4.30 di venerdì 14 ottobre e, a partire dalle ore 6.30, ulteriori 16 pattuglie per presidio della viabilità e pronto impiego in caso di necessità. Attivate inoltre 16 squadre di volontariato di protezione civile.

    Le direzioni del Comune di Genova, i Municipi e le Aziende (Aster, Amiu e Amt) hanno attivato i piani di emergenza previsti per lo stato di allerta rossa. Il trasporto individualizzato ai centri di riabilitazione di persone disabili è sospeso a seguito della chiusura del centri stessi, disposta dalla Asl 3. Rimane attivo il trasporto verso i luoghi di lavoro.

    Il Comune di Genova ricorda, inoltre, di adottare i comportamenti di autoprotezione. In particolare, all’entrata in vigore dell’allerta: predisporre paratie a protezione dei locali al piano strada, chiudere le porte di cantine e seminterrati e salvaguardare i beni mobili che si trovano in locali allagabili; porre al sicuro i propri veicoli in zone non raggiungibili dall’allagamento; limitare gli spostamenti a esigenze di effettiva necessità; tenersi aggiornati sull’evolversi della situazione e prestare attenzione alle indicazioni fornite dalle Autorità, da radio, tv e tutte le altre fonti di informazione.

    Per tutta la durata dell’allerta sarà attiva la sala di emergenza della Protezione Civile del Comune di Genova e sarà attivo il numero verde della Protezione Civile del Comune di Genova 800177797.

  • Meteo pazzo, le stagioni arrivano un mese in ritardo. L’inquinamento ne risente? La parola a Limet

    Meteo pazzo, le stagioni arrivano un mese in ritardo. L’inquinamento ne risente? La parola a Limet

    Skyline-panoramica-città-nuvole-D2Guardare il cielo. Oltre il romanticismo, da sempre l’uomo ha cercato di prevedere il manifestarsi dei fenomeni atmosferici che ne condizionavano la vita. La necessità degli esseri umani preistorici che eravamo non è cambiata. È mutata, invece, la nostra responsabilità nei confronti del cielo, vista la relazione tra riscaldamento globale e inquinamento.

    Con riferimento specifico a Genova e alla Liguria, ne abbiamo parlato con l’Associazione Ligure di Meteorologia, meglio nota come Limet, che riunisce appassionati ed esperti e ha come obiettivo l’erogazione di servizi di pubblica utilità legati al meteo e alle manifestazioni atmosferiche. L’attività consiste nell’emanazione di un bollettino meteo quotidiano, nella divulgazione della meteorologia e nel monitoraggio in tempo reale delle condizioni meteo. Tutti strumenti che vengono realizzati attraverso la cosiddetta “rete osservativa”, che consiste di stazioni meteorologiche e webcam dislocate sul territorio. «Inoltre forniamo altri due servizi che crediamo molto utili – ci spiega il presidente Gianfranco Saffioti – la diretta meteo e il forum, due contenitori in cui è possibile rintracciare a ritroso tutte le segnalazioni e le analisi che hanno caratterizzato gli eventi di questi ultimi anni».

    Clima e qualità dell’aria

    Agli interrogativi sui fattori climatici si accompagnano quelli sulla qualità dell’aria a Genova, diventati attuali per tutti dopo il dibattito sull’ordinanza del Comune di Genova sull’emergenza smog.

    «Difficile collegare i cambiamenti climatici e gli spettri alluvionali con il global warming o con l’inquinamento – sottolinea Saffioti, coadiuvato dal previsore Jacopo Zannoni – certamente dobbiamo prendere atto del fatto che stiamo vivendo un periodo in cui tre elementi stanno procedendo apparentemente in simbiosi: eventi estremi, riscaldamento generale del pianeta Terra e aumento dell’inquinamento».

    Sebbene Limet non si occupi direttamente di monitorare lo stato di salute dell’aria a Genova e in Liguria, «possiamo cogliere alcuni elementi climatici che certamente incidono sulla qualità della stessa, a prescindere da fattori più o meno antropici che certamente influiscono sul nostro benessere». La permanenza dell’alta pressione ha come conseguenza una scarsa ventilazione, che porta alla stagnazione degli elementi inquinanti. La mancanza di piogge può peggiorare notevolmente il ricambio dell’atmosfera negli strati bassi anche se, come sottolinea Zannoni, va detto che «la Liguria, regione affacciata sul mare e soggetta, anche in tenaci condizioni di alta pressione, al fenomeno delle brezze costiere, risente in maniera minore del fenomeno della stagnazione dell’aria che invece colpisce gravemente tutte le grandi città della Pianura Padana».

    Quando, invece, le piogge arrivano, spesso lo fanno con un’intensità estrema molto più frequente rispetto a quanto ci racconta la storia. Anche in questo caso è possibile azzardare una “colpa” del cosiddetto riscaldamento globale? «La Liguria – ci spiega Limet – si trova a metà strada tra il continente africano e i corridoi naturali che uniscono l’Europa al vortice polare. È una zona in cui l’aria calda e l’aria fredda tendono a scontrarsi, liberando energia (e quindi pioggia e temporali, ndr). Negli ultimi anni, gli scambi meridiani di calore tra polo nord e zone temperate equatoriali sono diventati più intensi, meno progressivi e più traumatici». Ecco perché a noi semplici cittadini con il naso all’insù sembra che la pioggia cada sempre più forte. Il quadro poi è complicato ulteriormente dalla presenza del Mediterraneo che, essendo un ‘mare chiuso’, tende a scaldarsi velocemente diventando esso stesso serbatoio di energia. Sebbene questo nuovo modello atmosferico negli ultimi anni tenda a ripresentarsi costantemente, gli esperti di Limet ritengono che risulti «impossibile comprendere se quello che è divenuto appuntamento fisso di ogni fine estate, che in passato si presentava con cadenza quasi ventennale, in futuro andrà a rivelare una nuova tendenza del già bizzarro meteo ligure».

    Come cambiano le stagioni

    nuvoleSempre da genovesi qualsiasi che osservano il cielo sopra la Lanterna non possiamo non rimarcare il fatto che, negli stessi ultimi anni in cui si parla sempre più insistentemente di inquinamento urbano e di surriscaldamento globale, e in cui le grandi piogge sono sempre più l’abitudine, anche le stagioni (mezze o piene che siano) non siano più proprio quelle di una volta. Un esempio? Chiedete a chi ha provato a passare l’ultimo Capodanno sulla neve. Possibile che sia tutto collegato? Limet ci spiega che effettivamente stiamo assistendo a uno slittamento delle stagionalità, con un ritardo di circa un mese rispetto a quello che ci dice il calendario. Questo l’effetto in parole povere. Per spiegarne la causa, però, è necessario ricorrere a qualche “tecnicismo” in più. In autunno e in inverno, infatti, intervengono due realtà distinte ma in fondamentale comunicazione tra loro: la troposfera e la stratosfera, i primi due strati di quella comunemente conosciuta come atmosfera. «La fase di rigelo delle acque artiche libere dai ghiacci determina, nella stagione autunnale, un imponente rilascio del calore latente dovuto alla solidificazione. Questo interviene nel processo di maturazione del vortice polare della troposfera (strati bassi), mentre il vortice polare stratosferico (strati alti) procede indisturbato il suo raffreddamento». Il tempo necessario a mettere in fase i due vortici, ossia a raggiungere un assetto tipicamente invernale, è di qualche settimana. Da qui deriverebbe lo shift stagionale che stiamo sperimentando, che riguarda tutto l’emisfero boreale.

    Secondo i nostri interlocutori, le conseguenze di questo ritardo stagionale a livello locale sulla qualità dell’aria non sono predicibili: tutto dipenderà dal tipo di correnti che verranno ad instaurarsi in una determinata zona. «La nostra regione, comunque, grazie a una ventilazione sostenuta, non dovrebbe correre grossi rischi in questo senso». Volgendo lo sguardo al quadro d’insieme però «risulta corretto pensare che un notevole riscaldamento della fascia polare potrebbe portare ad una maggior invadenza da parte delle fasce altopressorie subtropicali verso le medie latitudini», ovvero le nostre. Autunno e inverno, quindi, potrebbero rischiare di diventare sempre più miti con un conseguente ristagno di aria e inquinanti negli strati bassi.

    Che cosa ci aspetta

    La situazione potrebbe però subire un’inversione come effetto del nuovo El Niño, un fenomeno che riguarda l’Oceano Pacifico e si verifica ogni cinque anni circa, tra dicembre e gennaio, a causa del surriscaldamento delle acque oceaniche superficiali. Questo modifica la circolazione dei venti all’Equatore e di conseguenza la distribuzione delle precipitazioni. Secondo Limet, e non solo, «l’avvento del nuovo “Big Niño”, il più intenso registrato fino a questo momento, ora in fase calante, potrebbe scombussolare nuovamente le cose. È un grandissimo regolatore climatico e spesso i suoi effetti si palesano una volta conclusa la sua azione. Sarà importante, quindi, valutare il comportamento dell’atmosfera nei prossimi anni per capire se andremo verso un’accentuazione di questo fenomeno o se ci sarà una controtendenza».

    Kamela Toska

  • Aria di Genova, il pericolo numero uno si chiama ozono. Ma occorre diminuire tutte le combustioni

    Aria di Genova, il pericolo numero uno si chiama ozono. Ma occorre diminuire tutte le combustioni

    Centralina di monitoraggio della qualità dell'aria a GenovaChe cosa respiriamo ogni giorno per le vie della nostra città? Di primo acchito a molti verrebbe da dire che l’inquinamento dell’aria di Genova, come d’altronde quello di tutti i grandi centri urbani, è dovuto principalmente al traffico. Ma quella cappa irrespirabile (e più o meno invisibile) di smog non è causata solo da vespe, auto e bus. Per una riflessione più fondata, bisogna differenziare le diverse origini dell’inquinamento facendo ricorso a studi scientifici come l’ultimo Rapporto di Legambiente “Mal’Aria 2015” che racconta il triste primato genovese per l’ozono, riporta le polveri sottili come osservate speciali e pone porto e industrie anch’essi tra i principali colpevoli della qualità cattiva dell’aria. Come si arriva a queste conclusioni? Quali sono i dati e gli strumenti che li producono? Proviamo a spiegarlo.

    Come si misura la qualità dell’aria

    Avevamo già affrontato il tema all’inizio del 2015: le centraline che si occupano di verificare che tipo di aria respiriamo nella Città metropolitana di Genova sono 10, sparse da levante a ponente: Quarto, corso Europa, Acquasola, via Buozzi, corso Firenze, via Pastorino, Multedo- Ronchi, Multedo – Villa Chiesa, piazza Masnada e corso Buenos Aires. Ogni centralina è predisposta per raccogliere dati relativi a una specifica serie di elementi inquinanti. In altre parole, ogni stazione misura a seconda della “filosofia” con cui è stata installata: per esempio, la centralina di Corso Europa fornisce dati legati alle emissioni del traffico. Ogni giorno le rilevazioni sono controllate dai responsabili della Città Metropolitana: dagli elementi raccolti possono scaturire alcuni provvedimenti emergenziali attuati dal Comune, come l’invito a limitare l’utilizzo dei mezzi privati per livelli alti di concentrazione di ozono.

    In generale, sono molteplici le fonti che concorrono a rendere l’aria non salutare: traffico, porto, riscaldamento delle abitazioni e industria. E, allora, come capire dove intervenire per limitare la crescita dello smog? L’unica risposta sensata ci pare sia quella di limitare più combustioni possibili, come suggerisce il chimico ambientale Federico Valerio: i biossidi di azoto sono agenti inquinanti generati da tutti i tipi di combustione ed è quindi chiaro che il traffico, così come il porto, le lavorazioni industriali e l’accensione delle caldaie sono dispensatori di queste sostanze. «Tutte queste quattro fonti – concorda Enrico Pignone, assessore delegato all’Ambienta della Città Metropolitana – concorrono all’inquinamento dell’aria. Sulla questione traffico, ad esempio, incide la velocità dei veicoli: limitare la velocità in alcune zone aiuterebbe». Una soluzione, questa, che da sola non è certo sufficiente a migliorare sensibilmente la qualità dell’aria e andrebbe, comunque, valutata con attenzione dato che i propulsori delle autovetture sono costruiti per garantire la maggior efficienza consumi/distanze percorse a determinati livelli di potenza erogata.
    Un altro elemento utile per capire dove intervenire è la distanza fra l’origine degli inquinanti e l’assorbimento umano: «Ciò che preoccupa – racconta Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria – è che nel caso del traffico la sorgente dell’elemento che inquina è vicinissima alle persone, ai passeggini, alle biciclette». Insomma, al di là dei numeri, pare chiaro che nel contesto genovese sia imprescindibile una serie di misure strutturali.

    Lo studio della qualità dell’aria è portato avanti anche dall’Autorità Portuale, che recependo le direttive comunitarie ha installato una propria stazione di monitoraggio, e da Regione Liguria, che attraverso Arpal e un sito web dedicato (www.ambienteinliguria.it), fornisce numeri dettagliati differenziandoli per fonti di produzione.

    Gli inquinanti e i loro numeri

    Centralina di monitoraggio della qualità dell'aria a GenovaQuando parliamo di sostanze inquinanti occorre distinguere tra agenti di tipo primario e di tipo secondario: i primi sono quelli direttamente prodotti dalla fonte, come il monossido di carbonio, i diossidi di azoto, alcuni particolati. L’ozono, invece, è un esempio di inquinante secondario perché viene prodotto dalla reazione fotosintetica degli ossidi di azoto (NOx): ecco perché le giornate con più alta concentrazione di smog coincidono generalmente con assenze più o meno prolungate di pioggia.

    Sono proprio i numeri legati all’ozono che portano Genova tristemente in vetta alle classifiche: il livello di guardia è stato superato per ben 64 volte nel 2014 (con un limite massimo consentito dalle norme di 24 giorni), prima città italiana assieme a Rimini.

    Dal 2010, trend confermato anche dai dati più aggiornati, i biossidi di azoto sono stati registrati diverse volte sopra i limiti di legge. I dati regionali del 2011 (gli ultimi pubblicamente disponibili!), come ci racconta Federico Valerio «fotografano emissioni annuali per 12.859 tonnellate: il porto contribuisce per 3.176 tonnellate, gli autoveicoli per 634 tonnellate, i motocicli 41 tonnellate e gli autobus 877 tonnellate». Benché i valori puntuali saranno sicuramente cambiati nel corso degli ultimi 5 anni, c’è una buona probabilità che i rapporti di forza siano all’incirca rimasti sempre gli stessi.
    Tornando alle classifiche, Genova si piazza al 14° posto su 92 grandi città per concentrazione di biossido di azoto, anche se la media annua cittadina (38,6 microgrammi per metro cubo) rimane al di sotto dei limiti posti dalla legge (40 microgrammi/m3).

    Migliore, seppur sempre negativa, la situazione che riguarda gli sforamenti di polveri sottili PM10. Nel 2014 Genova è andata oltre il limite 37 volte, quando la norma nazionale consentirebbe solo 35 sforamenti. Va meglio, invece, con le polveri sottili PM 2,5 (quelle che per dimensione sono in grado di penetrare direttamente nei polmoni) in cui ci classifichiamo al 75° posto su 76, sempre nel 2014. La media annua genovese è di 9 microgrammi/metrocubo, a fronte di limite di legge di 25. «Significa – chiosa Grammatico – che in città sono presenti polveri che vanno continuamente monitorate ma che, finora, hanno fatto registrare valori nella norma».

    Ma, perché c’è sempre un ma, nell’ultima animata Commissione Territorio del Comune di Genova, i tecnici della Città Metropolitana hanno sottolineato che «i dati dell’inventario regionale sono quelli utilizzati per produrre le stime ufficiali dell’amministrazione, ma va tenuto conto che è differente parlare di emissione piuttosto che di concentrazione». È su quest’ultima, infatti, che incidono fattori climatici e atmosferici, come le reazioni chimiche e le condizioni meteorologiche. 

    Le possibili soluzioni

    Per rispettare con continuità i limiti di legge la strada è lunga: un’unica tipologia di intervento non può farci rientrare magicamente all’interno delle soglie comunitarie. C’è però tutta una serie di misure utili che potrebbero aiutarci a respirare con un po’ più di qualità, riducendo le tipologie di combustione che ogni giorno causiamo direttamente o no: pensare a una reintroduzione, in versione moderna, dei tram, come sta avvenendo in altre grandi città europee; potenziare il servizio Amt; incentivare l’uso di biciclette a discapito delle auto; elettrificare le banchine portuali. Alcuni di questi passi, a dire il vero, sono già in programma: «Nel 2017 sarà chiusa la centrale a carbone sotto la Lanterna – ricorda Enrico Pignone – ma molto è ancora da fare, concretamente. Le soluzioni ci sono, basterebbe metterle in pratica. In fretta».

    Claudia Dani
    foto di Nicola Giordanella

  • Smart RainFall, misurare le precipitazioni in tempo reale con le parabole satellitari

    Smart RainFall, misurare le precipitazioni in tempo reale con le parabole satellitari

    alluvione6-DITante volte, ahinoi, in questo funesto autunno ci siamo imbattuti nella ricerca di informazioni per quanto riguarda le precipitazioni. Previsioni d’ogni sorta, quelle “ufficiali” formulate dall’Arpal e quelle disponibili nei tanti siti e nelle tante applicazioni meteo. Tra un’allerta e l’altra, nelle scorse settimane Era Superba si è guardata intorno e ha scoperto che proprio un’azienda genovese, insieme all’Università di Genova, sta lavorando ad un progetto innovativo. Non una soluzione definitiva, certamente, ma qualcosa che parte da un punto di vista diverso da quelli conosciuti e che può integrare le strumentazioni attualmente a disposizione. Abbiamo chiesto di raccontarci la storia di Smart RainFall System ad Andrea Caridi di Darts Engineering srl e al Professor Daniele Caviglia dell’Università di Genova.

    Che cosa è Smart RainFall System?

    Uno strumento per il monitoraggio delle precipitazioni in tempo reale. «Ciò significa che ci collochiamo – spiega Caridi – in uno spazio ben preciso che non è quello della previsione ma del monitoraggio». Lo scopo non è prevedere che tempo farà domani ma monitorare con precisione quello che sta accadendo in quel preciso momento.
    Due gli elementi di innovazione del sistema rispetto agli strumenti che vengono utilizzati normalmente. Il primo è il fatto che la misurazione sia effettuata in real time, le strumentazioni utilizzate oggi, infatti, forniscono nuovi dati secondo scadenze, cioè ogni 10 minuti, ad esempio.
    Il secondo elemento è rappresentato dalla possibilità di poter localizzare in maniera fine, dettagliata l’evento atmosferico, cioè può fornire mappe pluviometriche (quelle che ci siamo ormai abituati a vedere sempre più spesso come immagine correlata alle notizie) ad alta risoluzione. Questo perché il sistema progettato utilizza dati provenienti dalle parabole satellitari, che permettono di raccogliere informazioni su ciò che sta accadendo intorno a loro in tempo reale nello spazio fra esse e il satellite – in media 36mila km separano parabola e satellite – «il fenomeno precipitativo avviene più vicino alla terra, tipicamente si tratta di 3/6 chilometri difronte alla parabola, questo permette di avere quei dati precisi e dettagliati» spiega Caridi.
    L’analisi del segnale satellitare fornisce il numero in millimetri orari di pioggia caduta in tempo reale. Il sistema funziona quanto più è fitto di parabole, «mettendo insieme i dati di diversi satelliti è possibile costruire una mappa pluviometrica il più possibile dettagliata», aggiunge il prof Caviglia.
    Le parabole già ci sono sui nostri tetti o balconi, basterebbe posizionare su di loro il sensore che raccoglie i dati e li mette in rete.
    Si tratterebbe di una soluzione poco costosa dato che l’infrastruttura esiste, manca il “raccoglitore, elaboratore e distributore” delle informazioni. Questo strumento, grosso come una scatola di caramelle, è al centro del lavoro di Darts e Università. Si tratta di inserire fra decoder e satellite il sensore che raccoglie i dati, elabora le mappe e le mette a disposizione su internet. «Il nostro dato può essere inserito nei sistemi attuali dei modelli idrologici per dare una previsione a brevissimo termine di quello che succederà al suolo – continua Caridi – non diventa uno strumento di previsione ma dà l’opportunità ad altri di esserlo, apre molte porte al sistema di previsione».
    Senza contare che avere i dati in tempo reale disponibili sul web, potrebbe aprire altre strade riguardo alla comunicazione durante le emergenze, i dati sarebbero certo nelle mani dei tecnici e studiosi, ma potrebbero essere destinate anche alle istituzioni per una tempestiva comunicazione e ai media, ad esempio, fino al singolo cittadino.

    Come avvengono oggi le previsioni meteo?

    Oggi non vediamo informazioni in tempo reale, sottolineano da Darts, le mappe che vediamo sono aggiornate normalmente con scadenza di una decina di minuti e non sono così dettagliate rispetto al territorio. Radar e pluviometri non possono da soli essere così precisi. Il Radar (in Liguria ne abbiamo uno che monitora l’intera regione) è uno “scanner” spaziale che ci racconta che succede in una zona con un raggio di circa un chilometro, e impiega del tempo a visionare tutta la regione. I pluviometri (circa 200 in Liguria) sono, in parole povere, dei “secchi” che informano su quanto sta piovendo in quella precisa zona nella quale si trovano.

    Pare proprio che Smart RainFall possa rappresentare un aiuto concreto nel monitoraggio delle precipitazioni. Nel frattempo è partita una sperimentazione sulle città di Genova e Firenze, che proseguirà almeno per 12 mesi ed è stato depositato un brevetto congiunto fra Darts e Università sia a livello italiano che europeo che è in attesa di esito.

    Smart RainFall è parte di un progetto più ampio co-finanziato dalla Regione il cui tema è la mobilità urbana. Ultima novità la fondazione di uno spin off universitario che si configurerà come una start up (Artýs – Advanced enviRonmental moniToring and analYsis Systems) orientata a fornire servizi innovativi nell’ambito del monitoraggio ambientale.
    L’obiettivo è quello di poter coinvolgere la cittadinanza che può diventare parte attiva nella complesso tema della sicurezza urbana, magari proprio offrendo la  parabola sul terrazzo per l’installazione del sistema.

    Vedremo, intanto aspettiamo i primi report sull’attività di sperimentazione.

    Claudia Dani

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  • Arpal: allerta2 a Genova, perturbazione cugina dell’uragano Sandy

    Arpal: allerta2 a Genova, perturbazione cugina dell’uragano Sandy

    Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa diramato da Arpal:

    «Piogge intense e persistenti per tutta la durata dell’evento interesseranno il ponente fin dalle prime ore di sabato 10 settembre. La probabilità che si verifichino temporali organizzati e persistenti è maggiore nella fascia oraria racchiusa fra la tarda mattinata e la serata di sabato.
    Lo scenario meteorologico è quello tipico delle alluvioni liguri, con grandi quantità di aria umida ricca di pioggia incanalate verso il mar ligure e rese stazionarie dal gioco dei venti, della pressione atmosferica e dalla presenza dei monti.

    La perturbazione si estenderà al levante a partire dal primo pomeriggio, e sebbene nella prima mattinata di domenica le precipitazioni dovrebbero attenuarsi, gli effetti al suolo prodotti dal rigonfiamento dei corsi d’acqua potranno manifestarsi ancora per alcune ore.

    A seguito di questo scenario la Protezione Civile regionale ha emanato lo stato di Allerta2 su tutta la regione dalle ore 09.00 di sabato 10 novembre alle ore 12.00 di domenica 11 novembre. A questo proposito è bene ricordare a tutti come l’Allerta tenga conto sia degli effetti meteorologici, relativi alla quantità e all’intensità dell’acqua, sia degli effetti idrologici, ossia la risposta dei bacini e dei corsi d’acqua. La perturbazione dello scorso weekend, pur avendo fatto piovere sul bacino del Magra meno acqua della tragica alluvione 2011 (40mm/6h contro 103mm/6h)  ha visto innalzamenti dei torrenti paragonabili o, in alcune situazioni, addirittura peggiori (a Carasco per l’Entella, a Bagnone per il Magra, e a Nasceto,in alto Vara, dove si è registrato uno dei massimi innalzamenti del livello delle acque), a causa delle condizioni di partenza del terreno già saturo.

    Per tutta la durata dell’evento verranno pubblicati sul sito www.arpal.gov.it aggiornamenti previsionali ed idrologici.»

  • Aprile va via col vento, registrate raffiche record in Liguria

    Aprile va via col vento, registrate raffiche record in Liguria

    Quarto dei mille, PriaruggiaNel mese di aprile il protagonista degli eventi meteorologici che si sono verificati in Liguria è stato il vento. Mercoledì 11, alle ore 9.37 a Spezia, le centraline di Arpal hanno misurato la velocità record di 35,1 m/s, pari a 126,36 km/h. Erano 18 anni che lungo la costa non si raggiungevano valori analoghi; per trovarne uno simile bisogna infatti risalire al 20 settembre 1994, quando a Genova si toccarono i 31,6 m/s (113,76 km/h); questo mese invece a Genova ci si è fermati a “soli” 17,2 m/s, poco più di 60 km/h, raggiunti nella giornata di martedì 24 aprile.

    Direttamente collegato al vento ecco il fenomeno delle mareggiate, che hanno colpito tre volte le coste liguri: la prima, un’intensa libecciata nella giornata di sabato 7, ha interessato il Levante, con un’altezza significativa di 4 m e un’onda massima di circa 6,5 m; la seconda domenica 21 aprile e la terza martedì 24, nuovamente libeccio con 4,5 m di altezza significativa e oltre 7 m di massima.

    È piovuto invece in 17 occasioni: la cumulata massima nelle 24 ore è stata misurata a Cabanne (GE) martedì 24 con 109 mm. A Genova la cumulata mensile è stata di 115 mm, con una anomalia climatologica di +30 mm.

    Pur in presenza di questi eventi, la temperatura è stata di 0,9°C sopra la media climatologica del mese, attestandosi a Genova sul valore medio di +14,9°C, (massima sabato 28 +26,3°C, minima mercoledì 11 +6,8°C).

    Foto di Daniele Orlandi

     

  • Energizair, il meteo delle fonti rinnovabili arriva in Italia

    Energizair, il meteo delle fonti rinnovabili arriva in Italia

     

    A novembre in Toscana, debutterà EnergizAir, il meteo delle fonti rinnovabili, attraverso il quale nei notiziari meteorologici degli organi d’informazione saranno fornite informazioni sulla produzione energetica da impianti solari e fotovoltaici.

    L’obiettivo di Energizair è aggiungere alle usuali previsioni metereologiche delle informazioni di qualità in campo energetico.

    Nato da un’idea dell’associazione Apere di Bruxelles sarà realizzato contemporaneamente dalle agenzie energetiche di Belgio, Francia, Slovenia, Portogallo e Italia. Per il nostro Paese EnergizAir sarà curata dall‘Ealp (Agenzia energetica provinciale di Livorno) che coordinerà le iniziative dei partner locali coinvolti.

    Nelle prossime settimane Raitre (a cura del consorzio Lamma), Telegranducato e Radio Toscana partiranno con la messa in onda di una rubrica innovativa all’interno delle consuete previsioni meteorologiche.

    «La finalità – ha detto l‘assessore all’Ambiente della Provincia livornese, Nicola Nista – è quella di affiancare alle normali notizie sulle previsioni meteorologiche, anche le informazioni relative all’energia effettivamente prodotta da impianti a fonti rinnovabili in un determinato giorno. L’obiettivo è quello di far arrivare al grande pubblico la percezione concreta di quanta energia elettrica possa fornire un impianto di questo tipo e, soprattutto, quanto una famiglia potrebbe risparmiare sulla bolletta».

    «Sulla base delle condizioni meteo, di sole e vento avute nell’arco di una settimana, verranno fornite informazioni sulla percentuale di acqua calda o energia elettrica prodotta da impianti a solare termico e fotovoltaici e il grado di copertura del fabbisogno energetico familiare o delle abitazioni di un’area geografica», ha spiegato Susanna Ceccanti dell’Ealp.

    Nel contesto del mondo odierno, segnato dal progressivo esaurimento delle fonti di energia convenzionale (gas, petrolio e carbone), dei danni ambientali da essi causati e dei cambiamenti climatici, le notizie sul clima e sulla potenziale producibilità di energia da fonti rinnovabili possono aprire la via ad un profondo cambiamento culturale.

    L’idea è di inserire ad ogni fonte energetica rinnovabile degli indicatori che rappresentino il fabbisogno energetico soddisfatto grazie alle condizioni climatiche (di sole o di vento) che si sono avute nei giorni passati.

    Tali indicatori evidenzieranno così il collegamento tra le previsioni meteo, le fonti di energia e consumo energetico, sottolineando la percentuale di energia che si potrebbe ottenere se ogni famiglia potesse approvvigionarsi dal punto di vista energetico (elettrico e termico) attraverso pannelli solari oppure una comunità potesse ottenere energia elettrica grazie a pale eoliche.

    Il principio è semplice: in questo meteo non si tratta di comunicare previsioni del tempo, bensì creare un collegamento tra le condizioni climatiche della settimana precedente e l’energia potenzialmente producibile grazie al sole e al vento.

    Basandosi su osservazioni metereologiche e sul monitoraggio di alcuni impianti ad energia rinnovabile esistenti sul territorio (a livello provinciale, regionale e nazionale), in base alla tecnologia impiegata, con EnergizAir verrà prodotto un report settimanale (ma per i media la frequenza potrà essere adattata) sulla produzione potenziale di energia solare termica, fotovoltaica ed eolica, dell’area climatica presa in considerazione.

    Per il solare termico il sistema stabilisce la percentuale di acqua calda prodotta da un impianto domestico standard (da 4 metri quadri) in un’abitazione media. Per il fotovoltaico si calcola la percentuale di energia elettrica prodotta da un impianto standard in un’abitazione media (la produzione di kWh può coprire parzialmente o totalmente i fabbisogni di energia elettrica di una famiglia).

    Per esempio il 5 agosto 2011 l’irraggiamento solare ha prodotto il 185% dei fabbisogno di una famiglia, mentre il 18 ottobre la produzione è calata al 116%. In entrambi i casi la percentuale di energia oltre il 100% è andata a incidere, con un risparmio reale, sulla bolletta.

    Stesso ragionamento sarà fatto per l’eolico, calcolando quante abitazioni sono alimentate grazie alla produzione di energia degli impianti della zona presa in considerazione.

    La chiave del progetto è la presenza degli indicatori sulla potenziale produzione di energia da fonti rinnovabili all’interno delle previsioni del tempo tradizionali.

    Lo scopo è fornire al pubblico un ordine di grandezza in termini di cosa e quanto possono produrre grazie agli impianti alimentati da fonti rinnovabili. In questo modo il concetto verrà diffuso nell’ambito della vita quotidiana delle famiglie italiane riunite di fronte alla televisione.

    Oltre alle previsioni del tempo in tv, altri media saranno coinvolti: giornali, radio e siti web. Tutti gli organi d’informazione potranno usufruire di questa possibilità e accogliere il meteo delle fonti rinnovabili in versione personalizzata.

    L’augurio è che una migliore conoscenza sulle opportunità offerte dalle rinnovabili porti il pubblico ad interrogarsi sui propri consumi e forse ad agire di conseguenza..

    Matteo Quadrone