Adeguare le infrastrutture portuali salverà la città dall’inquinamento. Il Comune di Genova, responsabile della salute dei cittadini, non può intervenire direttamente nelle scelte dell’Autorità Portuale ma l’approvazione del nuovo Piano regolatore portuale (Prp), presentato nel 2015 e attualmente in attesa della Valutazione ambientale strategica (Vas) da parte di Regione Liguria, è l’occasione per dare voce alle necessità della popolazione genovese.
Quando si discute di inquinamento, Palazzo San Giorgio ricopre sempre la parte del convitato di pietra: ente autonomo rispetto a Comune e Regione, con un presidente di nomina ministeriale (al momento sostituito da un commissario), gestisce e programma le attività e gli spazi portuali, incidendo direttamente sugli equilibri dell’area metropolitana e ligure in genere. Il Prp vigente risale al 2001 e solo nel marzo scorso il Comitato Portuale ha definito un nuovo testo che prevede interventi per oltre 2 miliardi di euro, con opere che cambieranno il volto dell’area portuale. È stato recepito in toto il Blueprint di Renzo Piano, “disegno” che ha rimescolato prepotentemente le carte, facendo cambiare alcune scelte strategiche. I dati sull’inquinamento che arrivano dalle banchine, però, ci ricordano quali debbano essere le priorità per il futuro della città e di chi la abita e la abiterà nei prossimi decenni. Il Porto è il motore economico e industriale di Genova, senza dubbio, ma è anche il centro geografico della città: il suo impatto ambientale ricade sulla pelle e sui polmoni di tutti i genovesi.
Quanto inquina il Porto
Negli ultimi anni, sono stati pubblicati documenti ufficiali che quantificano l’incidenza delle attività portuali sulla qualità dell’aria genovese. Già nel 2011, Regione Liguria pubblicava un report secondo il quale, sia per quanto riguarda la produzione degli ossidi di azoto (NOx) sia per i particolati (PM10 e PM2,5), le attività portuali risultano di gran lunga le principali fonti emissive, con una incidenza rispettivamente del 75% e 65% sui totali registrati in città.
Nel 2013 sono stati pubblicati i risultati del progetto Apice, uno studio europeo che ha messo a sistema i dati rilevati alle principali aree portuali del Mediterraneo (Genova, Venezia, Marsiglia, Barcellona e Salonicco), che ha permesso di avere un quadro di insieme dell’impatto, delle tendenze di sviluppo e delle criticità delle attività marittime sull’ambiente.
Nella nostra città i dati sono stati raccolti in tre postazioni: due vicine alle aree portuali (Multedo e corso Firenze) e una a Bolzaneto, distante circa 7 chilometri dalla costa. I numeri raccolti permettono di aggiungere una prospettiva importante per lo studio della qualità dell’aria a Genova. La ricerca ha studiato l’esposizione della città ai venti, seguendone la stagionalità: durante la primavera e l’estate, il vento sferza con maggior frequenza il territorio provenendo da sud e sud-est, spingendo così maggiormente le emissioni del porto verso la città. In questi periodi dell’anno, in corrispondenza dei momenti di maggior attività sulle banchine, quando cioè partono e arrivano navi e traghetti, sono stati registrati picchi di NOx e PM anche a Bolzaneto. L’attività portuale, quindi, ha ricadute dirette su tutta l’aria cittadina, e non solamente nei quartieri direttamente dislocati vicino al mare.
Lo studio ha registrato i dati di 7488 diverse imbarcazioni e navi che nell’anno campione 2010 hanno attraccato sulle banchine della Superba; tra queste, 2581 traghetti, 435 porta container, 240 navi da crociera e 2528 generiche navi cargo. Di ogni tipologia di nave sono stati calcolati i tempi medi di manovra e di stazionamento: per i traghetti e le navi da crociera sono rispettivamente 50 e 720 minuti (12 ore), mentre per le porta container sono 75 minuti e 2349 minuti (39 ore). Su questi dati sono state poi calcolate le quantità di emissioni prodotte in queste due fasi: 6464 tonnellate di NOx e 386 tonnellate di PM ogni anno. A queste quantità, però, vanno aggiunti i dati relativi alle emissioni prodotte dagli altri mezzi motorizzati che lavorano in porto e che permettono di manovrare, rifornire, caricare e scaricare le merci e i passeggeri tra cui ralle, staker, gru, locomotive, navi rifornimento, tir che prendono e portano i container. Aggregando tutti i dati, si arriva a 9596 tonnellate di NOx e 1057,6 tonnellate di PM prodotte ogni anno dal porto.
Queste le misurazioni. I tecnici di Apice, inoltre, hanno sviluppato dei modelli per calcolare la crescita (o la decrescita) negli anni delle quantità di emissioni. Le stime per il 2015 vedono dati ancora più impattanti: 12374 tonnellate di NOx e 1316 tonnellate di PM all’anno. Che significano 14 kg di NOx e 1,5 kg di PM all’anno per ogni genovese. Confrontando questi risultati con i dati delle emissioni pro-capite del traffico urbano, le proporzioni sono immediatamente dirimenti: le attività portuali producono più di dieci volte la quantità di NOx che viene prodotta da tutte le auto e le moto circolanti (dagli Euro 0 agli Euro 6) e 27 volte la quantità di particolati.
Come intervenire
Secondo i tecnici, per mitigare l’impatto dei porti, sono pensabili diverse strategie: adeguare le infrastrutture e le tecnologie per velocizzare le manovre delle navi e delle operazioni di carico e scarico delle merci; aumentare il trasporto ferroviario in entrata e in uscita e, soprattutto, elettrificare le banchine permettendo così alle navi ancorate in porto di spegnere i generatori diesel. È calcolato che, “portando l’elettricità” al Terminal Traghetti e al VTE di Voltri-Prà, la quantità di emissioni prodotte in porto potrebbe calare del 38% per i NOx e del 35% per i PM, con un abbattimento sul totale cittadino rispettivamente del 28% e 22%. Un risultato che allontanerebbe la città dalle soglie-limite delle emissioni di determinati inquinanti che tanto spaventano amministrazione e cittadini.
La competenza di questi interventi, come dicevamo, è dell’Autorità Portuale di Genova: nell’ultimo Piano operativo triennale (2015-2017), documento quindi posteriore ad Apice, è stata prevista l’elettrificazione del VTE per un costo di 12 milioni, i cui lavori sono stati messi a bando il settembre scorso. Entro il 2017, inoltre, dovrebbe “spegnersi” l’ultima sezione dell’attuale centrale a carbone, liberando quello spazio nel cuore del porto e sotto la Lanterna che gli impianti occupano dal 1929 e di cui Enel ha concessione d’uso fino al 2020. Con questa operazione si dovrebbero eliminare oltre 600 tonnellate di NOx e quasi 10 tonnellate di polveri all’anno, cioè un abbattimento rispettivamente del 5% e del 1% sulla produzione cittadina.
Stando alle carte, la riduzione delle emissioni che seguirà gli adeguamenti previsti delle infrastrutture portuali e lo spegnimento stabilito della centrale elettrica dovrebbe incidere drasticamente sui problemi legati alla salute dell’aria genovese. Ma non può bastare: come abbiamo visto, questi due interventi sono solo una parte di quanto è necessario porre in essere per migliorare la salute di tutta la città.
Certezze e indecisioni
Gli intenti, oggi ancora e solamente tali, prevedono nei prossimi anni lavori che renderebbero al momento non urgenti, e se non superflui quantomeno marginali, gli interventi dell’amministrazione comunale sul traffico urbano privato. Il ruolo di Tursi su questo tema fondamentale deve essere altro: presidiare la salute dei genovesi, facendo pesare politicamente le oltre 800 mila persone che rappresenta, che vivono, lavorano e respirano intorno al proprio porto.
Nicola Giordanella
foto di Simone D’Ambrosio





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